LA RUSSA, ministro della difesa. La straordinaria accelerazione dei tempi operativi dell'intervento internazionale nell'ambito della crisi libica è stata dovuta, non solo alla predisposizione delle misure organizzative necessarie a garantire la migliore esecuzione dell'intervento stesso, ma anche - e soprattutto - per fermare i combattimenti in atto all'interno del territorio libico, i quali dal 18 marzo registrano una riduzione del numero delle vittime. Di fronte alla crisi il Governo italiano si è mosso con celerità e decisione: l'Italia è stato il Paese più impegnato nell'evacuazione di cittadini stranieri e italiani e il primo a mandare aiuti a Bengasi e alla frontiera con la Tunisia, fornendo assistenza umanitaria e sanitaria. A seguito della risoluzione approvata dall'ONU, il Governo, forte dell'appoggio parlamentare che ha registrato la non partecipazione al voto di Lega Nord e Italia dei Valori, ha quindi fornito le proprie basi militari e aderito alla coalizione, dando un contributo concreto e attivo, ancorché limitato rispetto a quello di altri Paesi, con l'impiego di otto velivoli e alcuni mezzi navali. La coalizione riconosce il ruolo economico, sociale e diplomatico che l'Italia svolge e vorrà in futuro svolgere in Libia. Certamente l'Italia sta pagando le conseguenze della crisi in particolare per il rischio di immigrazioni sempre più vaste, nell'ambito delle quali bisogna però distinguere tra quelle di profughi e quelle di clandestini: a tal proposito, l'autorevolezza di cui gode l'Italia all'interno della coalizione le permetterà senz'altro di invocare una gestione condivisa e partecipata del problema dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa. (Applausi dai Gruppi PdL e CN e della senatrice Aderenti).