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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


Mozioni

MENARDI, VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, CASTIGLIONE, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI - Il Senato,

premesso che:

l'attuale sistema degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili ha consentito all'Italia di attrarre negli ultimi anni investimenti per miliardi di euro, con effetti concreti sia sul lato della produzione di energia sia sul lato occupazionale, con la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro sparsi su tutto il territorio nazionale;

anche negli ultimi due anni, caratterizzati dalla più grave crisi economica e finanziaria globale dal secondo dopoguerra, il settore delle fonti rinnovabili ha continuato ad attrarre investimenti, generare utili, occupazione, filiere industriali importanti;

la spina dorsale di tutto ciò è stato un sistema nazionale di incentivi modulato anche secondo le esperienze compiute da altri Paesi europei;

tuttavia, questo sistema di incentivi necessita oggi di una profonda revisione che consenta di eliminare alcune distorsioni interne e di rispondere in maniera efficace agli ambiziosi obiettivi europei al 2020 in tema di incidenza delle fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas serra;

allo stesso tempo, un processo di revisione generale non può generare equivoci sugli obiettivi, modificare parametri chiave che hanno spinto tanti soggetti a pianificare investimenti a lungo termine in settori chiave quali quello dell'energia eolica e solare fotovoltaica;

l'approvazione del Nuovo conto energia per il solare e delle Linee guida sulle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili, e il conseguente adattamento della normativa regionale, hanno avuto il fondamentale pregio di definire un orizzonte temporale di stabilità, condizione ideale per attrarre nuovi investimenti e per non fermare quelli incorso;

il decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2009/28/CE, anche se presenta indubbi meriti di chiarezza e di sistematicità della materia e contiene notevoli passi in avanti per quanto concerne l'incentivazione della generazione termica e della biomassa, include alcune soluzioni potenzialmente in grado di "inceppare" la macchina messa in moto negli ultimi tempi e di ostacolare lo sviluppo di settori chiave per il raggiungimento degli obiettivi al 2020. Dunque il testo, emanato con il proposito di sistematizzare la materia degli incentivi alle rinnovabili, rischia in realtà di bloccare alcune delle tecnologie più promettenti e in rapido sviluppo come l'eolico e il solare fotovoltaico;

la Commissione europea, in data 31 gennaio 2011, ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti;

il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, invece, all'articolo 25, blocca al 31 maggio 2011 le tariffe incentivanti già previste dal conto energia, prevedendo l'emanazione di un ulteriore decreto ministeriale che dovrà ridefinire gli incentivi per gli impianti che entrano in esercizio a decorrere dal 10 giugno 2011 e fino al 31 dicembre 2012, lasciando ad altri decreti ministeriali la disciplina degli incentivi a regime, con doppia modalità di incentivazione - tariffa incentivante o asta pubblica; da questo contesto normativo sono esclusi gli impianti incentivati ai sensi dell'articolo 2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 2010, n. 41, che entrano in esercizio entro il 30 giugno 2011, per i quali si applicano le tariffe incentivanti del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, cosiddetto secondo conto energia (decreto-legge Alcoa);

con l'obiettivo di colpire abusi e speculazioni nel settore fotovoltaico, il blocco previsto dal nuovo decreto legislativo rischia di colpire l'intero mercato del settore fotovoltaico;

l'obiettivo di evitare le speculazioni sui terreni agricoli è ampiamente soddisfatto dal testo del nuovo decreto legislativo che riconosce la possibilità dell'installazione degli impianti fotovoltaici ai soli proprietari dei terreni agricoli, nel contempo ponendo limiti rigorosi alla potenza degli impianti e alla superficie agricola occupata;

occorre dunque emanare nell'immediato norme che possano porre rimedi al blocco degli incentivi del «conto energia» al 31 maggio 2011, attraverso una graduale diminuzione degli incentivi che in ogni caso garantisca la certezza degli investimenti ai soggetti - imprese o privati cittadini - che abbiano sottoscritto impegni sulla base di norme precedenti;

occorre garantire procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni nel settore delle fonti rinnovabili, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della coincidenza tra il costo del kilowattora da fonti rinnovabili con il costo del kilowattora prodotto da fonti convenzionali per tutte le categorie di utenti e per tutte le fasce orarie;

nell'ambito della disciplina del decreto ministeriale di cui all'articolo 25, comma 10, del nuovo decreto legislativo, sarebbe comunque opportuno garantire l'applicazione delle tariffe incentivanti per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici, come previste dalle lettere A), B) e C) della Tabella A del comma 2 dell'articolo 8 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2011, al fine di garantire gli investimenti già avviati,

impegna il Governo:

a convocare al più presto un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore delle fonti rinnovabili, per poter definire un nuovo sistema di incentivi basato sul raggiungimento graduale della nuova disciplina di incentivazione;

a non lasciare nell'incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e a fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione;

a contribuire alla riduzione del carico sulla bolletta elettrica della componente A3 relativa al finanziamento degli incentivi per le fonti rinnovabili e le energie assimilate e a rendere ancor più trasparente l'impatto di tutte le agevolazioni dei costi dell'energia elettrica di famiglie e imprese;

a determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali paesi dell'Unione europea;

nell'ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, a favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;

nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;

a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all'autoconsumo;

a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;

per quanto riguarda le fonti tradizionali, ad assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;

a valutare l'opportunità, in prospettiva, di ridurre la soglia di potenza degli impianti, oltre al quale può essere adottato il sistema delle aste a ribasso, fissata dal decreto legislativo in 5 Megawatt, ai fini di uno sviluppo del settore basato su meccanismi reali di mercato;

a rivedere il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili, anche al fine di ridefinire gli obiettivi relativi al fotovoltaico e all'eolico, allo scopo di sfruttare la posizione geografica del nostro Paese che gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri Paesi europei, senza trascurare la tutela delle bellezze naturali italiane, e a distribuire gli obiettivi del PAN annualmente senza tuttavia penalizzare gli investimenti;

a prevedere che i meccanismi di sostegno, laddove giustificati da maggiori costi rispetto alle tecnologie non rinnovabili, rispondano innanzitutto alla strategia di promozione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica nel quadro della politica energetica del Governo in sede europea;

ad eliminare, quindi, al più presto l'incertezza sul futuro per ridare certezza a consumatori e imprese, ma soprattutto credibilità alle politiche del Governo. La riforma deve rappresentare l'occasione per una visione politica allargata della materia, con un maggiore e più ampio riferimento alle esperienze internazionali, deve essere la premessa per una strategia di sviluppo delle energie e delle tecnologie rinnovabili che analizzi i costi e i benefici sociali dei possibili scenari di crescita.

(1-00395)

D'ALIA, SBARBATI, GERMONTANI, PISTORIO, BIANCHI, FISTAROL, GIAI, GUSTAVINO, GALIOTO, MUSSO, SERRA - Il Senato,

premesso che:

la ricerca e la promozione delle fonti energetiche rinnovabili e delle tecnologie tese alla riduzione delle emissioni inquinanti costituiscono, oltre che un impegno assunto dall'Italia in seno alla comunità internazionale e nell'ambito delle politiche energetiche comunitarie, una sfida strategica per il futuro del Paese;

la politica energetica nazionale va orientata alla creazione di un «paniere» ampio di fonti energetiche, che coniughi sicurezza dell'approvvigionamento, tutela dell'ambiente, efficienza e competitività del sistema economico, cogliendo le opportunità di sviluppo e innovazione della cosiddetta green economy;

la direttiva comunitaria 2009/28/CE stabilisce un quadro comune per la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e fissa al 20 per cento la quota minima di energia da fonti rinnovabili da consumare nell'Unione europea entro il 2020, assegnando a ciascuno Stato membro un obiettivo nazionale da raggiungere entro tale data. Al fine di consentire tale obiettivo, gli Stati membri sono autorizzati ad adottare, tra l'altro, regimi di sostegno atti a promuovere l'uso di tali forme di energia. Per quanto riguarda l'Italia, la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020 è fissata al 17 per cento;

la legge comunitaria n. 96 del 4 giugno 2010 ha stabilito, all'articolo 17, i principi e i criteri direttivi cui avrebbe dovuto attenersi il legislatore nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/28/CE. Tali principi includono, tra l'altro, la necessità di «adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e della efficienza e del risparmio energetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche mediante l'abrogazione totale o parziale delle vigenti disposizioni in materia, l'armonizzazione ed il riordino delle disposizioni di cui alla legge 23 luglio 2009, n. 99, e alla legge 24 dicembre 2007, n. 244»;

il 31 gennaio 2011 la Commissione europea ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, che sono causa di incertezze del mercato e di congelamento degli investimenti; in base a tali principi, gli Stati membri dovranno tenere conto e garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio, in modo da salvaguardare la convenienza dell'investimento complessivo nel tempo;

è ampiamente condivisa l'opportunità di intervenire in un sistema normativo - quale è quello relativo agli incentivi della produzione di energia da fonti rinnovabili - che, nonostante le recenti riforme, è ancora considerato farraginoso e distorsivo; le procedure autorizzative vigenti necessitano di uno snellimento, di una maggiore trasparenza e di tempi certi, mentre è opportuno riformare i meccanismi di sostegno agli investimenti privati, razionalizzandoli sulla base delle dinamiche di mercato e orientandoli all'innovazione di processo e al minor consumo di territorio;

considerato che:

nel nostro Paese, terra di conquista di multinazionali straniere, si è verificata un'opera selvaggia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che ha indotto alcune Regioni e enti locali ad adottare appositi provvedimenti di divieto di realizzare impianti fotovoltaici e altri impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili con moduli ubicati al suolo, qualora gli stessi non siano finalizzati alla produzione di energia per la conduzione dell'azienda agricola;

i recenti dati sul consumo di suolo nel territorio nazionale denunciano che negli ultimi 50 anni alla produzione agricola è stato sottratto un terzo del territorio con una perdita giornaliera attuale di 200.000 metri quadri di terreno;

il limite di un megawatt non sembra infatti contenere le spinte distorsive del sistema, per cui alcuni Paesi europei, come la Repubblica ceca, la Spagna, la Francia, hanno già adottato misure restrittive o veicolato gli impianti sui tanti capannoni inutilizzati o sulle aree industriali dismesse, oppure hanno chiesto ai proprietari dei terreni una variazione di destinazione d'uso (si veda il caso della Francia);

la corsa al pannello è stata così frenetica che quest'anno gli utenti dovranno pagare, fra maggior costo della bolletta ed altro, una sovratassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative, di cui 3 miliardi di euro per il solo fotovoltaico. Nel solo 2009 se l'elettricità prodotta con fonti rinnovabili è salita al 13 per cento e l'eolico è cresciuto del 35 per cento, mentre gli impianti solari hanno registrato un balzo clamoroso pari al 418 per cento in più;

il sistema incentivante "in conto energia", che ha consentito il decollo accelerato della filiera fotovoltaica, sta producendo risultati opposti agli obiettivi prefissati a causa dell'incremento di fenomeni speculativi legati all'installazione di vere e proprie centrali elettriche fotovoltaiche in aree agricole, formate da distese di pannelli, disposti in file parallele, sopraelevati rispetto al piano della campagna, installate su terreni di fatto sottratti alla produzione agricola;

la localizzazione spesso non adeguata e scarsamente controllata dei suddetti impianti, oltre ad incidere negativamente sulla produttività agricola, interrompe la continuità paesaggistica dei luoghi compromettendo il valore aggiunto dei prodotti agricoli che sono legati intimamente alla qualità del territorio;

rilevato che:

pur operando per il perseguimento degli obiettivi sopra richiamati, il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/28/CE (approvato dal Governo il 3 marzo 2011) - rimandando la disciplina puntuale dell'incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici ad un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 30 aprile 2011, e limitando l'efficacia delle attuali disposizioni in materia, previste dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 6 agosto 2010 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 24 agosto 2010), agli impianti che entrino in esercizio entro il 31 maggio 2011 - non fissa alcun parametro economico per la determinazione del futuro regime d'incentivazione, determinando in questo modo un'incertezza normativa per gli operatori, che, sulla base delle disposizioni vigenti, avevano impostato e realizzato i loro investimenti pluriennali nel settore;

tale incertezza investe, tra l'altro, quanti si trovano attualmente a implementare o a valutare l'opportunità di un investimento nel settore della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici e, più in generale, nell'economia italiana, come recentemente evidenziato dall'Associazione delle banche estere operanti nel nostro Paese;

sin dall'entrata in vigore del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, recante attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, gli operatori del settore della produzione di energia da impianti fotovoltaici hanno fatto legittimo affidamento sull'esistenza di una tariffa garantita, certa e prestabilita, idonea a garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio degli impianti;

stante l'assenza di una disciplina relativa al periodo successivo al 31 maggio 2011, quanti abbiano conseguito l'autorizzazione alla realizzazione e alla messa in funzione di impianti fotovoltaici dalla fine del 2010 in avanti, ma che non siano ancora operanti, rischiano di vedere seriamente compromesso il proprio investimento; a fortiori, considerato che la possibilità di realizzazione di impianti fotovoltaici è solitamente subordinata alla stipula, da parte dell'imprenditore, di un contratto di finanziamento con uno o più istituti di credito, che gli stessi concedono sulla base di un piano pluriennale di ritorno dell'investimento, gli imprenditori non ancora operanti rischiano di non poter accedere al mercato del credito o di poterlo fare solo a condizioni particolarmente onerose;

il decreto legislativo non supera alcune delle attuali contraddizioni in materia di semplificazione amministrativa: pur introducendo una cosiddetta «procedura semplificata» per gli impianti fino a 1 megawatt di potenza, resta irrisolto il nodo della tempistica per l'espletamento della procedura di autorizzazione, con la conseguente lievitazione dei costi per gli investitori,

impegna il Governo:

a provvedere in tempi rapidi all'adozione del decreto ministeriale che dovrà disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da pannelli solari fotovoltaici che sarà in vigore dopo il 31 maggio 2011, superando l'incertezza normativa ed evitando che la medesima, oltre a ridurre l'attrattività dell'Italia per gli investimenti esteri nel settore, danneggi quanti - sulla base di un legittimo affidamento alla stabilità della disciplina degli incentivi - hanno investito e stanno investendo nel settore;

a tenere conto delle condizioni ed osservazioni poste dalle competenti Commissioni parlamentari nella stesura del prossimo decreto ministeriale che dovrà disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare per il fotovoltaico;

a provvedere, nel quadro di un riordino della normativa settoriale, anche attraverso modifiche al decreto legislativo 3 marzo 2011 recentemente approvato:

a) ad estendere agli impianti fotovoltaici autorizzati entro il 31 maggio 2011, nonché agli impianti la cui richiesta di autorizzazione sia stata effettuata entro la data di emanazione del decreto legislativo 3 marzo 2011, la vigenza dell'attuale sistema d'incentivazione;

b) ad assicurare una maggiore semplificazione del quadro delle autorizzazioni degli impianti, al fine di ridurre i tempi di attesa - e i relativi costi per gli operatori - e rendere più trasparente l'iter amministrativo di approvazione;

c) ad adottare meccanismi d'incentivazione che premino l'innovazione di processo;

a procedere ad una riorganizzazione e rimodulazione del sistema di incentivi alle fonti rinnovabili, e a convocare un tavolo di concertazione con gli operatori di settore, le associazioni di categoria e gli enti locali, per la definizione della nuova disciplina;

ad adottare provvedimenti più incisivi volti al perseguimento degli obiettivi europei sull'energia prodotta dalle fonti rinnovabili;

a promuovere le attività di ricerca nel settore delle fonti rinnovabili;

a promuovere misure atte a disincentivare i comportamenti speculativi degli operatori, in particolare quelli orientati a realizzare investimenti esclusivamente orientati a logiche finanziarie;

ad intervenire su tutte le concessioni date nel momento del vuoto normativo e su quelle ancora da riconoscere, sia per fermare la speculazione, sia per evitare il rischio che installazioni progettate frettolosamente e altrettanto frettolosamente realizzate prima che scattino le tariffe del nuovo conto e le limitazioni delle linee guida non siano poi in grado di produrre il quantitativo di energia previsto, e di evitare altresì che i cittadini, che sulle bollette elettriche sopportano i relativi costi dei sussidi elargiti con denaro pubblico, al danno uniscono anche la beffa subita;

a provvedere ad integrare il quadro normativo e/o a modificarlo per fronteggiare la contraddizione che emerge dalla corretta applicazione delle disposizioni in materia, tenendo nella giusta considerazione la necessità e l'urgenza di assicurare velocemente un adeguato contemperamento dei diversi interessi in campo e contenere l'irreversibile trasformazione del paesaggio agrario, impedendo il consumo indiscriminato di suolo agricolo, fattore non rinnovabile di produzione, e salvaguardare altresì l'ambiente, il paesaggio, la biodiversità ed i beni culturali;

ad impegnarsi affinché gli operatori deputati all'allaccio degli impianti alla rete elettrica stabiliscano regole certe ed impegni sostanziali a beneficio degli operatori in regola con le autorizzazioni e pronti a far entrare in esercizio gli impianti entro il 31 maggio 2011.

(1-00396)

MOLINARI, RUTELLI, BAIO, BRUNO, MILANA, RUSSO, GUSTAVINO, FISTAROL - Il Senato,

premesso che:

il recente decreto legislativo, approvato dal Governo il 3 marzo 2011, in materia di fonti energetiche rinnovabili mentre persegue gli obiettivi indicati dalla direttiva europea 2009/28/CE, non sembra avere accolto in modo sistematico le osservazioni proposte dalle competenti Commissioni parlamentari;

la politica energetica nazionale deve valorizzare il maggior numero di fonti energetiche, avendo come obiettivo la diversificazione e, nello stesso tempo, la qualità dell'approvvigionamento, con particolare riguardo alla tutela ambientale e alla complessiva efficienza e competitività del nostro sistema;

l'obiettivo di potenziare la ricerca e di promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, anche al fine di ridurre le emissioni inquinanti, corrisponde ad un preciso obbligo internazionale e ad un impegno strategico per il Paese, anche con riferimento alle potenzialità di progresso e di innovazione connesse alla green economy;

occorre integrare i riferimenti normativi riguardanti, in particolare, il sistema di incentivi alla produzione di energie da fonti rinnovabili ed intervenire sia sulle procedure autorizzative attuali, che sulle modalità di sostegno agli investimenti con lo scopo di offrire sicurezza ai cittadini, agli imprenditori e al sistema bancario, tutelando inoltre in maniera significativa il territorio anche limitandone il consumo,

impegna il Governo:

a far proprie le condizioni e le osservazioni espresse dalle competenti Commissioni parlamentari, tendenti a disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare per il fotovoltaico, il solare termodinamico e l'idroelettrico;

ad adottare un decreto ministeriale integrativo che regolamenti, in via definitiva, gli incentivi per il settore fotovoltaico, dopo la scadenza del 31 maggio 2011, dando certezza agli investimenti nazionali ed esteri;

a concertare con gli operatori, le associazioni di categoria, le Regioni e gli enti locali una nuova disciplina normativa per riorganizzare il sistema di incentivi alle fonti rinnovabili, al fine di perseguire gli obiettivi europei condivisi;

ad investire in maniera significativa nel campo della ricerca, anche riguardo al fotovoltaico nanotecnologico che permette di innalzare di molto il rendimento;

ad adoperarsi presso i gestori della rete elettrica, per facilitare e favorire gli allacci degli impianti alla stessa;

ad attivare tutti i dispositivi possibili per contrastare le speculazioni nel settore, compresi quelli orientati a realizzare esclusivamente rendite finanziarie.

(1-00397)