la fondazione è un ente senza finalità di lucro costituito da un patrimonio preordinato al perseguimento di un determinato scopo. È creata dalla persona fisica o giuridica (fondatore) che destina il patrimonio allo scopo; i fondatori possono essere più d'uno. Può anche essere costituita attraverso una disposizione testamentaria: in tal caso sorge solo dopo la morte del fondatore e ha come patrimonio un suo lascito;
da qualche anno, in Italia, quasi ogni partito, e molti leader politici, Ministri, ex Presidenti del Consiglio dei ministri, nonché manager d'azienda hanno la propria fondazione, associazione, organizzazione, centro studi o think tank che dir si voglia. Tutte rivendicano una funzione culturale, più che politica in senso stretto, ergendosi a fucina di idee all'interno dei propri partiti di riferimento, ma con esiti spesso lontani dalle intenzioni;
un'inchiesta del 2009 de "l'Espresso", a firma del giornalista Primo di Nicola sulle fondazioni rileva che «Dietro al ruolo crescente delle fondazioni c'è il meglio dell'economia. Già, perché le idee non sono tutto. A fare la differenza è anche la forza degli sponsor. Oltre a uno scopo da perseguire deve dimostrare un adeguato patrimonio. Una cifra precisa non esiste, ma le prefetture che vigilano sulle fondazioni riconosciute, se non esercitano controlli sulla loro gestione finanziaria almeno su questo sono severe: la dote deve essere credibile. Di solito si parte dai 50 mila euro per arrivare anche oltre il milione. Soldi che vanno immobilizzati in investimenti sicuri e non possono essere utilizzati per le attività correnti. E qui si entra in una zona d'ombra, dove le nuove creature aggirano le vecchie leggi sul finanziamento dei partiti. E vanno a caccia di risorse per il loro stakanovismo di convegni, riviste e centri studi. A cominciare dai fondi ministeriali, surrogato delle sovvenzioni pubbliche ai movimenti politici. Vi ricorrono un po' tutte, da Magna Carta a Liberal che, insieme a Italianieuropei e Nuova Italia di Gianni Alemanno, da quest'anno si è anche attrezzata per incassare le donazioni Irpef del 5 per mille. Per il resto puntano sui contributi degli associati e sugli assegni dei grandi donatori. Ma tracciare un identikit degli sponsor, che mettano mano al portafogli per i patrimoni o per le spese, non è facile. Le fondazioni non hanno infatti alcun obbligo a rendere pubblici bilanci e fonti di finanziamento. "L'espresso" ha provato comunque a fare luce scandagliando sulle attività delle fondazioni più dinamiche: Italianieuropei, Fare futuro, Magna Carta, Liberal, Formiche, Nuova Italia e Medidea. Cominciamo da Italianieuropei, costituita nel 1999 da Giuliano Amato e da Massimo D'Alema, in quel momento a Palazzo Chigi, dal costruttore Alfio Marchini, dal presidente della Lega cooperative Ivano Barberini e dal consulente aziendale Leonello Giuseppe Clementi. Dotazione iniziale, un miliardo di lire fornito da una nutrita lista di sostenitori: 200 milioni di lire li offre la Cooperativa estense; 100 l'Associazione nazionale cooperative e la Lega coop di Modena; 50 milioni la Brown Boveri, la Lega coop di Imola, Ericsson e Pirelli. Tra i privati, con cifre intorno ai 50 milioni spiccano l'industriale Claudio Cavazza, gli stessi Clementi e Marchini, mentre 1 milione ciascuno versano Amato e Barberini. Con il ritorno di Amato al governo, presidente viene nominato D'Alema che, curiosamente, non ci mette una lira. A differenza di altri noti benefattori che rimpinguano successivamente la dotazione patrimoniale con offerte fino a 80 mila euro. Tra loro, la Romed di Carlo De Benedetti, Fiat Geva (Gianni Agnelli), Philip Morris, Waste management (discariche), e.Biscom, Glaxo Wellcome, Tosinvest (famiglia Angelucci) e altri imprenditori come Guidalberto Guidi, Francesco Micheli, Vittorio Merloni, Gianfranco Dioguardi e Paolo Marzotto. Fare futuro nasce invece nel 2007 grazie a Fini, Adolfo Urso e Ferruccio Ferranti, un manager ora indagato a Bari per una storia di appalti sanitari. Patrimonio iniziale: un milione di euro, 930 mila dei quali versati da un comitato. Tra i promotori, c'è chi continua a versare ogni anno fino a 20 mila euro: Emilio Cremona, presidente di Assofond, la federazione delle fonderie; Lia Viviani, titolare dell'omonima casa editrice; gli imprenditori metallurgici Michele Mazzucconi e Giancarlo Ongis e Sergio Vittadello, della Intercantieri. Seguono, oltre a Biondi Santi, personaggi come il sociologo Sabino Acquaviva, l'avvocato Nicolò Amato, l'attore e deputato Luca Barbareschi, la presentatrice Rita Dalla Chiesa, la cantante Cecilia Gasdia. Natali nobili anche per Magna Carta, varata nel 2004 su impulso di Marcello Pera, allora presidente del Senato. Motore operativo è da sempre Gaetano Quagliariello, che è stato anche il primo presidente. Tra i fondatori, Giuseppe Calderisi (parlamentare di Fi), Giuseppe Morbidelli (professore di diritto alla Sapienza) e soprattutto la Erg della famiglia Garrone, la Fondiaria di Ligresti e la Nuova editoriale, una srl di Firenze. Ciascuno versa 100 mila euro cui si aggiungono più tardi identiche cifre da Mediaset, Gianmarco Moratti con la Secofin holding, Acqua pia antica marcia di Francesco Bellavista Caltagirone e British american tobacco, il cui vecchio ad Francesco Valli è l'attuale presidente di Magna Carta. Non basta: nella lista dei donatori, oltre la Korus srl del senatore Pdl Filippo Piccone (nel mirino dei pm di Pescara per la compravendita di candidature), compaiono pure Finmeccanica, la telefonica H3G, Viaggi del ventaglio e Meliorbanca. Nasce bene (maggio 1996) anche Liberal di Adornato: 200 milioni di lire di patrimonio versati da Diego Della Valle, Alfio Marchini (sempre lui), Vittorio Merloni e Marco Tronchetti Provera. Ma il progetto piace anche a un altro illustre sponsor: Cesare Romiti. Come illustre è il promotore di Medidea, varata nel 2008 da Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno e ora presidente dell'Antimafia, con il figlio Angelo e a Massimo Pini, stretto collaboratore di Ligresti. Con tre assegni da 20 mila euro i tre hanno dato vita al think tank che a maggio ha visto entrare nel cda Tarak Ben Ammar, alleato storico di Berlusconi. Ad una svolta invece la vita di Formiche, costituita nel 2005 dopo le dimissioni di Marco Follini dalla segreteria dell'Udc. Per vararla radunò alcuni fedelissimi, tra i quali Alberto Brandani e Paolo Messa, capo ufficio stampa del partito, che con pochi altri versarono i 95 mila euro di dotazione iniziale. Con il passaggio al Pd di Follini il pensatoio ha però conosciuto qualche difficoltà. Chi non molla invece è il sindaco di Roma Alemanno saldamente alla guida della Nuova Italia. La fondò nel 2003 con 250 mila euro di patrimonio raggranellato con il contributo di Antonio Buonfiglio (sottosegretario alle Politiche agricole), Francesco Biava e Aldo Di Biagio (deputati Pdl), oltre a Franco Panzironi, un fedelissimo piazzato dal sindaco di Roma ai vertici dell'Ama, l'azienda rifiuti capitolina. Ma soprattutto il denaro arrivò dagli aderenti sparsi per l'Italia. Costituire il patrimonio iniziale è compito facilissimo rispetto a quello di finanziare le spese correnti. Prendiamo Italianieuropei: con il suo milione abbondante di fatturato, la sede romana da 7 mila euro mensili (altre due sono a Milano e Napoli, dove divide gli uffici con Mezzogiorno Europa, fondazione voluta da Giorgio Napolitano), la dozzina di dipendenti, il sito Internet, i libri, i quaderni e la rivista (distribuiti da Mondadori danno circa 50 mila euro di ricavi), oltre alla nutrita agenda di convegni, è ormai una macchina costosa. "E non riscuotiamo quote di aderenti", spiega il segretario Andrea Peruzy: "Per finanziarci ricorriamo al mercato". Come? Anzitutto con la pubblicità sulle riviste: pacchetti da 30 mila euro acquistati tra gli altri da Allianz, Sisal, Mps, Banca di Roma, Sky, Enel, Eni, Fastweb, Telecom, Rai, Unicredit, Aeroporti di Roma e Novartis. Oppure con le sponsorizzazioni per i gruppi di lavoro, come quello sulla sanità animato dal senatore Ignazio Marino. Poi ci sono i convegni su commissione: British tobacco, sborsando 20 mila euro, ne ha chiesto uno sui danni del fumo minorile. Infine, con i proventi della "capitalizzazione del marchio", così la definisce Peruzy, con cui la fondazione monetizza proponendosi come consulente per festival, ultimo quello della Salute di Viareggio che frutterà 100 mila euro»;
si legge ancora: «Diverso il caso di Fare futuro (una decina di dipendenti), anch'essa attiva con libri e riviste ("Fare futuroweb magazine" e "Charta minuta"), summer school, convegni e sito. Un dinamismo che richiede un budget di oltre 800 mila euro, per il 70 per cento garantito dai soci e per il resto da sponsor. Oltre ai cento promotori vanta 700 affiliati che versano 500 euro e una trentina di benemeriti che ne offrono 10 mila l'anno. Entrate alle quali si sommano le sponsorizzazioni: Unicredit e Finmeccanica hanno dato 50 mila euro per il rapporto "Fare Italia nel mondo". Mentre 30 mila euro sono stati donati per lo studio 'Pacchetto clima' da Eni, Unicredit, Enel, E.on energia, Pirelli ambiente e A2A, la multiutility lombarda. Poi c'è la pubblicità pagata con decine di migliaia di euro da sponsor come Cremonini, Todini, Alenia Aermacchi e Condotte d'acqua, per non parlare di Mps, con Finmeccanica ed Elt Elettronica (sistemi di difesa) tra i finanziatori più fedeli dei convegni di Liberal (Siena e Venezia), che a sua volta ha un budget di 500 mila euro accumulati anche con il sostegno di Esteri e Beni culturali. Esigenze più modeste a Nuova Italia di Alemanno, organizzata come una corrente di partito con circoli sparsi per la penisola e budget di 300 mila euro che se ne vanno per la sede romana, il sito e attività come il "Master di decisione" e il "Progetto salvamamma" contro l'infanticidio. Nessuna grossa impresa: le risorse vengono dalle quote da 500 euro dei 600 iscritti. Esattamente il contrario di quello che capita a Formiche, che sforna l'omonima rivista e vive grazie alla pubblicità: un milione l'anno, pagati tra gli altri da Mediaset, Sorgenia, Bat, Generali e da vari ministeri, tra cui Infrastrutture e Pari opportunità. Infine Magna Carta, budget intorno ai 900 mila euro con i quali finanzia sito Web, libri, convegni, summer school e il tradizionale meeting di Norcia. Soldi che arrivano dai fondi statali (nel 2005 33 mila euro dagli Esteri), dalle pubblicazioni e soprattutto dalle quote degli affiliati, una trentina tra fondatori e aderenti, che pagano ciascuno 15-20 mila euro l'anno. In questo modo mettono insieme almeno 400 mila euro, cui si aggiungono i proventi delle collette durante gli eventi. "Tutte iniziative autofinanziate", assicura il direttore Giuseppe Lanzillotta. Come il meeting sulle relazioni transatlantiche realizzato a New York con Westinghouse e American Enterprise che hanno provveduto agli alloggi. Tariffa agevolata invece per i biglietti aerei della United, mentre il resto è arrivato da Mediaset (30 mila euro) e dagli Esteri. Ciononostante, il momento non è dei migliori per Quagliariello e soci. Uno dei fondatori, il gruppo Ligresti, ha mollato per andare a foraggiare Medidea di Pisanu. La quale è generosa di informazioni sulle proprie attività, la rivista trimestrale da 4 mila copie o i convegni organizzati con Berlusconi, ma si rifiuta di fornire dati sui finanziatori»;
considerato che:
un articolo di "Italia Oggi" del 3 marzo 2011 ha evidenziato che nelle recenti scelte effettuate dai contribuenti «nella destinazione del 5 per mille del loro reddito Irpef 2009» le fondazioni dei parlamentari sono presenti in maniera irrisoria;
riferisce l'articolo che «Del resto, in un periodo di vacche magre per le casse dello stato, dove si fa fatica a finanziare anche servizi fondamentali, non è che fondazioni o altri organismi politici, spesso di dubbia utilità, possano pretendere di ricevere altri soldi pubblici. In ogni caso la politica, come ogni anno, ha provato ad accedere anche a questa forma di finanziamento delle onlus. Ma è stata sonoramente bocciata dai contribuenti italiani. Si prenda la fondazione Italianieuropei che non è stata in grado di andare oltre le 93 preferenze, incassando 14.955 euro. Oppure la fondazione Nuova Italia presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a cui solo 104 contribuenti hanno destinato il loro 5 per mille Irpef, per un totale di 7.292 euro. Non deve sorprendere, peraltro, il fatto che spesso un maggior numero di preferenze, come avviene nel caso della Nuova Italia rispetto alla fondazione Italianieuropei, si traduca in un minore incasso. La cifra finale, infatti, dipende dall'entità della dichiarazione Irpef presentata, sulla quale si applica appunto il 5 per mille. In più, sempre per arrivare al gettone finale, incide anche la ripartizione proporzionale che viene effettuata in base alle scelte generiche fatte dai contribuenti. Tali sono, tanto per essere chiari, le scelte che vanno appannaggio di un settore, come può essere quello delle onlus o della ricerca scientifica, senza l'indicazione di un organismo in particolare. Meccanismo a parte, ciò che emerge dalle griglie recentemente pubblicate dall'Agenzia delle entrate, fanno proprio emergere un grande disinteresse nei confronti delle fondazioni «politiche». Fino ad arrivare al caso forse più umiliante, quello della fondazione Amintore Fanfani, che è risultata destinataria di una sola preferenza, incassando appena 4,99 euro. Quasi uno smacco, per la fondazione che si richiama all'ex esponente di punta della Dc che fu, se solo si pensa che l'ente è presieduto dall'ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, e nel suo consiglio figurano personaggi come l'ex ragioniere generale dello stato, Andrea Monorchio, il presidente di Generali, Cesare Geronzi, il presidente di Fintecna, Maurizio Prato, e un alto prelato come il cardinale Achille Silvestrini. Insomma, nemmeno i suoi consiglieri hanno destinato qualcosa alla fondazione Fanfani. Briciole sono andate anche alla fondazione Rosselli, nel cui international advisory board spiccano ancora Amato e all'ex ministro forzista Giuliano Urbani. L'organismo, infatti, ha ottenuto appena 9 preferenze, che hanno fruttato 2.591 euro, a dimostrazione del fatto che, se non altro, le nove dichiarazioni Irpef in questione sono di un certo rilievo economico. Poca roba è arrivata anche alla fondazione Craxi, animata da Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri e figlia dell'ex premier socialista Bettino Craxi: 16 scelte e 2.296 euro incassati. C'è però da segnalare che tale cifra è stata assegnata alla fondazione Craxi nella "categoria" degli enti di ricerca. L'ente, per non farsi mancare niente, si era infatti candidato a ottenere il 5 per mille anche nella categoria delle onlus. Qui le preferenze sono state 306, il numero più consistente, per un totale di 19.344 euro. L'Agenzia delle entrate, però, ha escluso la fondazione da quest'ultima assegnazione. Più in generale, troviamo anche la fondazione Ugo La Malfa, che ha ottenuto 135 preferenze per 14.924 euro, la fondazione Basso, che tra categoria "onlus" ed "enti di ricerca" ha ottenuto 177 scelte per 19.023 euro, e la fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, con 72 scelte per 6.233 euro»,
si chiede di sapere:
quali iniziative, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda assumere al fine di garantire la trasparenza nella gestione patrimoniale delle fondazioni obbligando le stesse a rendere pubblici i propri bilanci e fonti di finanziamento considerate le ingenti somme di danaro pubblico e privato, a partire da petrolieri e colossi del tabacco, di cui beneficiano;
se risulti in quale modo tali fondazioni si comportino per difendere i desiderata delle società investitrici.
(4-04839)