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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Cicolani, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Maraventano, Palma, Papania, Pera, Ramponi e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marino Ignazio Roberto Maria, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale; Compagna, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Dini e Malan per attività dell'Assemblea parlamentare della Nato.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Caruso Antonino, Cardiello Franco, Gentile Antonio, Pastore Andrea, Saltamartini Filippo, Sarro Carlo, Allegrini Laura, Ferarra Mario, Compagna Luigi, Baldini Massimo, Valentino Giuseppe. - Disposizioni in materia di trasparenza delle candidature nelle elezioni per il Senato della Repubblica, per la Camera dei deputati, per il Parlamento europeo, per i Consigli regionali, provinciali e comunali, nonché per la nomina di amministratori di enti e società pubbliche (2632)

(presentato in data 23/3/2011 ) .

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 23/03/2011 la 11ª Commissione permanente Lavoro ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per i disegni di legge:

Dep. Lo Presti Antonino ed altri

"Modifica all'articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, concernente la misura del contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero - professionale iscritti in albi ed elenchi" (2177)

C.1524 approvato dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 15 marzo 2011, ha dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 440, in merito alla deliberazione - su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri - del Consiglio stesso relativamente alla concessione dell'assegno straordinario vitalizio a favore dei signori Domenico Colantoni e Maria Parazzini.

Tale documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 14 marzo 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 26 maggio 1975, n. 184, la relazione sullo stato di avanzamento del progetto di collaborazione Alenia Aeronautica - Boeing, relativa al secondo semestre 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXIX, n. 6).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

E' pervenuto al Senato un voto del Consiglio provinciale della Provincia autonoma di Bolzano concernente la richiesta di modifica del Codice della Strada nella parte in cui, per determinate infrazioni, si prevede la confisca dell'automobile.

Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (n. 68).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 22 marzo 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM (2011) 121 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 maggio 2011.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 28 aprile 2011.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Soliani ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01689 della senatrice Sbarbati e all'interrogazione 3-01981 dei senatori Lusi ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00343, della senatrice Carlino ed altri, pubblicata il 10 novembre 2010, deve intendersi riformulata come segue:

CARLINO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

il Paese si è attardato per troppo tempo sul fronte della ricerca e dell'innovazione tecnologico-industriale in campo energetico. In luogo di investire efficacemente sulle fonti rinnovabili pulite indicate dalla normativa comunitaria si è in tal modo accumulata, nel corso dei decenni, una forte dipendenza dalle fonti fossili più altamente inquinanti, con pesanti conseguenze dal punto di vista sia ambientale che economico;

l'Unione europea ha fissato in modo vincolante il percorso da intraprendere, da oggi al 2020, per combattere i cambiamenti climatici e promuovere l'uso delle energie rinnovabili. Ciò consentirà all'Unione di ridurre del 20 per cento le emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990, di conseguire un risparmio energetico del 20 per cento e di aumentare al 20 per cento la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale di energia entro il 2020. Per l'Italia l'incremento finale, entro il 2020, dovrà essere non inferiore al 17 per cento, laddove gli ultimi dati disponibili attestano che le fonti rinnovabili di energia hanno contribuito complessivamente al consumo interno lordo italiano di energia per una percentuale inferiore al 10 per cento. È dunque necessario un significativo sforzo per il potenziamento e il miglioramento di tale produzione;

a partire dalla legge 23 luglio 2009, n. 99, e prima ancora dal decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il Governo italiano ha tuttavia deciso, in un periodo di grave crisi economica ed in sostanziale controtendenza, di impegnare ingentissime risorse e sforzi organizzativi a beneficio di una tecnologia, il nucleare di terza generazione, che risulta particolarmente costosa ed ormai arretrata. Tale tecnologia, senza eliminare la dipendenza dell'Italia dai Paesi esteri produttori di petrolio, comporterà anche una dipendenza dalle importazioni di uranio, il cui costo si avvia a crescere in relazione al ridursi dei giacimenti e la cui estrazione determina peraltro importanti immissioni di anidride carbonica in atmosfera. Inoltre, l'Italia dovrà importare anche la tecnologia dal Paese di riferimento per i reattori EPR, la Francia. Una confusa, tardiva e comunque giuridicamente non vincolante "dichiarazione di moratoria" sul nucleare a seguito dell'incidente nucleare di Fukushima, non ha peraltro bloccato, da parte dello stesso Governo l'adozione di norme procedurali che accelerano il programma nucleare. Impiegando le risorse in tal modo, si rischia quindi seriamente di paralizzare per i molti anni necessari all'entrata in funzione di impianti nucleari costosi e pericolosi, la politica energetica nazionale su un progetto imposto alle comunità locali e potenzialmente pericolosissimo, tale comunque da assorbire una quota di risorse ben altrimenti e più utilmente destinabili alle fonti rinnovabili;

la crescita dell'attenzione verso le energie rinnovabili, grazie all'impulso dato dalle politiche dell'Unione europea e delle Nazioni Unite, costituisce in verità un fenomeno relativamente recente nella legislazione nazionale, sia in termini di agevolazioni amministrative e procedurali che in termini di sostegno agli investimenti. Tale positiva tendenza potrebbe essere gravemente danneggiata dalla scelta di rilanciare una tecnologia nucleare che, anche a prescindere dai noti ed enormi rischi per la sicurezza degli impianti e delle stesse scorie radioattive prodotte, non appare né conveniente né realistica, per quegli stessi motivi economici che ne hanno finora limitato lo sviluppo su scala mondiale, come dimostra anche il fatto che nel mondo da circa 20 anni il numero di reattori non aumenta e da qui al 2015 dovrebbe anzi diminuire;

l'Italia ha l'interesse economico, prima ancora che ambientale, a perseguire gli obiettivi stabiliti dall'Unione europea per il 2020 con riferimento ad un modello energetico effettivamente sostenibile, moderno ed efficiente, nel quale il nucleare e il carbone non possono trovare posto, in quanto incentrato sulle fonti rinnovabili, come il solare termico e fotovoltaico, la geotermia e l'eolico. L'Italia è oggi uno dei Paesi europei con la maggior crescita delle fonti energetiche rinnovabili e le 389 operazioni - investimenti in nuovi impianti e attività di finanza straordinaria - rilevate nel biennio 2008-2009 dall'Irex annual report di Althesys ne sono una dimostrazione evidente. Facendo tesoro delle lezioni del passato, occorre indirizzare con decisione e coerenza gli investimenti su tali settori innovativi, superando la frammentazione delle norme, i ritardi nei tempi di allacciamento, la confusione delle competenze e delle procedure che, in taluni casi, hanno favorito una pianificazione caotica e poco coerente di progetti concernenti grandi impianti, spesso programmati senza quell'adeguato presidio di salvaguardia paesaggistica che l'articolo 9 della Costituzione imporrebbe;

considerato che:

con due distinti provvedimenti sono state recentemente individuate le procedure autorizzative, cui dovranno adeguarsi le Regioni, per l'installazione degli impianti che producono energia da fonte rinnovabile nonché le nuove condizioni per accedere al terzo "conto energia" per il fotovoltaico. I due decreti in questione del Ministro dello sviluppo economico (il decreto ministeriale 6 agosto 2010 relativo alla terza versione del "conto energia", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 agosto 2010, ed il decreto ministeriale 10 settembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 219 del 18 settembre 2010 sulle "Linee guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili") rappresentano in questo momento il punto di riferimento per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici;

il piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, notificato nel mese di luglio 2010 alla Commissione europea, delinea un percorso di crescita delle rinnovabili dai 40 ai 50 terawattora (TWh) dal 2010 al 2020, prevedendo quindi il raddoppio rispetto alla produzione attuale, in linea con la strategia comunitaria. In tale prospettiva, i meccanismi di sostegno devono rispondere anzitutto alla strategia di promozione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica nell'ambito della politica energetica del nostro Governo in sede di Unione europea. Ciò impone evidentemente di sgombrare il campo dalle troppe incertezze prodotte - soprattutto in queste ultime settimane - con il comportamento del Governo e poter ridare garanzie ai consumatori e, soprattutto, alle imprese;

il decreto legislativo attuativo della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, approvato definitivamente dal Governo e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha causato forti polemiche e contestazioni da parte degli stessi operatori delle rinnovabili a causa delle drastiche penalizzazioni che impone al settore, a cominciare dalla iniziale previsione di un tetto complessivo di 8.000 megawatt (Mw) di fotovoltaico e alla limitazione dei «premi» del terzo conto energia sul fotovoltaico al 31 maggio 2011, con grave incertezza per i progetti autorizzati, finanziati o in corso, che dovessero risultare allacciati dopo la suddetta scadenza del 31 maggio 2011. In altre parole, invece di provvedere alla correzione dei fenomeni patologici rilevati in alcuni momenti di gestione del sistema delle rinnovabili e di prevedere conseguentemente un sistema di regole più precise e trasparenti e una condivisa revisione complessiva dei sistemi di incentivazione, rafforzando opportunamente anche le linee guida per la realizzazione degli impianti in modo da rafforzare la tutela paesaggistica e prevenire gli abusi, il Governo ha inteso procedere, in coincidenza con l'avvio del programma nucleare, ad un'improvvisa e drastica opera di penalizzazione di tali fonti, in netta controtendenza rispetto alla politica comunitaria che prevede di portare dal 20 al 25 per cento il livello di riduzione delle emissioni di gas-serra nel 2020;

il Governo si è di recente impegnato, ma solo successivamente all'approvazione del suddetto decreto legislativo, ad emanare un decreto per stabilire regole certe e un nuovo quadro di incentivi in materia, confermando una linea di totale improvvisazione in un settore strategico e «anticiclico», quale è quello delle energie pulite, giudicato talmente importante da indurre la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) a provvedere al cofinanziamento per le energie rinnovabili;

un corretto e trasparente sistema di incentivi alle fonti energetiche rinnovabili consentirebbe all'Italia di attrarre investimenti con effetti concreti sia sul lato della produzione di energia senza impatto negativo sull'ambiente, sia sul lato occupazionale, con la creazione di nuovi posti di lavoro su tutto il territorio nazionale. Anche negli ultimi due anni, caratterizzati dalla più grave crisi economica e finanziaria globale del secondo dopoguerra, il settore delle fonti rinnovabili ha continuato ad attrarre investimenti, generare utili, occupazione, filiere industriali importanti;

la maggior parte degli oneri pagati in bolletta dai cittadini riguardano ancora gli incentivi CIP6 a favore delle fonti impropriamente "assimilate" alle fonti rinnovabili, le quali altro non sono che energie prodotte da impianti che utilizzano calore di risulta o fumi di scarico (termovalorizzatori, impianti di raffinazione del petrolio gassificato e bruciato nelle centrali elettriche, impianti che usano gli scarti di lavorazione o di processi, impianti di cogenerazione ed altro). Secondo i dati forniti dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas del 2009, a fronte di meno di un miliardo di euro derivante dalla componente tariffaria A3 per le fonti rinnovabili propriamente dette, oltre 1,4 miliardi sarebbe destinato alle fonti assimilate, gravando sui cittadini per oltre il 3 per cento della spesa complessiva, al netto delle tasse. Questo meccanismo di tipo parafiscale (ulteriormente appesantito dall'applicazione dell'Iva in bolletta) è palesemente distorsivo ma il Governo, in sede di adozione del decreto legislativo sulle rinnovabili, non ha inteso prevedere alcuna significativa riduzione della remunerazione complessiva riconosciuta alle fonti assimilate né garantire una più ragionevole ed equa ripartizione degli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili;

il recente decreto legislativo sulle rinnovabili, rendendo alcune procedure ancora più opache, imprevedibili e discrezionali di quelle attualmente vigenti, rischia paradossalmente di favorire, anziché disincentivare, quei fenomeni patologici che altri Paesi, come la Germania e la Danimarca, che investono e ottengono molto più dell'Italia sul fronte delle rinnovabili, non conoscono e non hanno mai conosciuto;

tutela paesaggistica, trasparenza delle procedure e difesa dei terreni fertili rappresentano quindi i fattori che, se correttamente ed uniformemente applicati, permettono all'impiantistica fotovoltaica, come all'eolica, di taglia non piccola, di coesistere ottimamente con il paesaggio e con il territorio agricolo, i quali notoriamente costituiscono un bene non illimitato. Pertanto numerose amministrazioni, regionali e locali, stanno considerando o procedendo a revisioni della normativa autorizzativa vigente. In particolare, la Giunta della Provincia autonoma di Bolzano ha recentemente adottato una regolamentazione che, con riferimento alle grandi installazioni fotovoltaiche a terra, preserva i siti vergini privilegiando invece una loro collocazione su superfici in copertura di edifici industriali e commerciali, ovvero in aree marginali ed ex aree industriali dismesse o degradate,

impegna il Governo:

a far propria ed attuare una strategia coerente, stabile ed organica di potenziamento ed incentivazione delle fonti rinnovabili pulite, che, in ossequio alla normativa comunitaria e procedendo secondo il metodo del confronto positivo con gli operatori del settore, le associazioni ambientaliste, le istituzioni e gli enti locali, provveda a rivedere i meccanismi di incentivazione nel senso di favorire l'innovazione tecnologica, la trasparenza delle procedure, la garanzia degli investimenti effettuati con adeguati tempi di transizione, la trasparenza dei costi e delle tariffe e la riduzione del carico sulla bolletta elettrica impropriamente destinato a beneficio delle cosiddette fonti assimilate di cui al provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi 29 aprile 1992, n. 6, in modo da assicurare il raggiungimento degli obiettivi comunitari e la certezza del quadro normativo-finanziario per gli operatori, confermando la definitiva cessazione, alla scadenza, delle convenzioni attualmente in essere stipulate tra i produttori e il gestore dei servizi elettrici (Gse), di ogni incentivazione per gli impianti funzionanti con fonti energetiche assimilate alle rinnovabili;

a prevedere un quadro regolatorio chiaro che non leda il principio della certezza del diritto, provvedendo ad assicurare che la rimodulazione progressiva degli incentivi sia compatibile con una valutazione dei tempi necessari a garantire stabilità economica per quelle imprese che hanno effettuato investimenti sulla base del sistema di incentivazione vigente, provvedendo ad emanare, nel più breve tempo possibile i provvedimenti correttivi in materia di definizione del quantitativo incentivabile, diversificazione degli incentivi e durata dell'incentivazione;

ad adottare prontamente ogni iniziativa al fine di porre rimedio alle conseguenze più gravi che si stanno generando rispetto alla previsione di una improvvisa e drastica riduzione degli incentivi, al fine di evitare la sospensione delle linee di credito da parte degli istituti di credito, il blocco degli impianti e la cancellazione di importanti commesse;

a prevedere, in ogni caso, l'allineamento degli incentivi per le fonti rinnovabili stabiliti nel nostro Paese a quelli applicati negli Stati membri dell'Unione europea;

a procedere conseguentemente con urgenza ad una revisione, condivisa e trasparente, delle strategie energetiche nazionali, nella direzione di accrescere il risparmio energetico, l'efficienza e la riqualificazione energetica nell'edilizia e l'innovazione e la ricerca nel settore delle rinnovabili, in particolare del solare termodinamico, abbandonando il programma nucleare sin qui privilegiato senza tener conto dei costi e degli insormontabili problemi di sicurezza che tale fonte energetica da sempre pone, anche in ragione della presenza di un quadro d'azione che non garantisce minimamente trasparenza e condivisione istituzionale nelle scelte di localizzazione;

a definire e coordinare con le Regioni, nella fase seguente all'approvazione delle citate linee guida nazionali ed in relazione agli incentivi di cui al decreto ministeriale 6 agosto 2010, criteri omogenei, precisi e trasparenti per la localizzazione dei grandi impianti fotovoltaici a terra, al fine di garantire l'ottimale difesa del paesaggio ed il necessario contrasto al consumo di suolo, assicurando comunque le migliori tecniche e le più adeguate modalità di integrazione tra la tecnologia fotovoltaica e l'agricoltura, ove occorra procedendo, a tal fine, ad ulteriori interventi normativi di salvaguardia e sul sistema delle incentivazioni;

ad adottare ogni iniziativa volta a promuovere la produzione di energia elettrica da fonte solare mediante cicli termodinamici per i possibili sviluppi di tale tecnologia sia a livello nazionale che internazionale, provvedendo alla definizione di ulteriori ed opportune forme di incentivazione, nonché all'implementazione di quelle già definite;

a favorire prioritariamente l'incentivazione e la diffusione degli impianti con minore impatto territoriale, dei piccoli fotovoltaici sui tetti degli edifici nonché la collocazione delle strutture non domestiche, ove possibile, in aree marginali, in modo da produrre energia in una misura più integrata al paesaggio ed alla specifica storia e tradizione locale, procedendo d'intesa con le Soprintendenze regionali e di settore e sempre secondo logiche di utilità pubblica;

ad assicurare, in fase attuativa, il coordinamento e l'integrazione tra il contenuto dei piani nazionali e regionali di sviluppo energetico, di tutela ambientale e dei piani paesaggistici, con l'obiettivo di perseguire l'equo contemperamento dei rilevanti interessi pubblici in questione nell'ambito dello svolgimento del procedimento unico per il rilascio dell'autorizzazione agli impianti di cui in premessa, con particolare riferimento ai casi di concentrazione di grandi impianti in aree agro-silvo-pastorali;

a favorire lo sviluppo delle bioenergie al fine di incrementare la produzione combinata di calore ed elettricità (co-tri-generazione) in moderni impianti di piccole dimensioni, secondo un concetto di filiera corta, sottoponendo preventivamente ogni singola iniziativa ad un accurato bilancio energetico, comprensivo di trasporto, e di emissioni relativo all'intera filiera (coltivazione, lavorazione dei prodotti, trasporto, uso finale) e garantendo il mantenimento delle funzionalità essenziali degli ecosistemi interessati;

a garantire una puntuale e concreta applicazione dei criteri progettuali volti ad ottenere il minor consumo possibile di territorio, il riutilizzo di aree già degradate (tra cui siti industriali, cave, discariche, siti contaminati) e il collegamento tra progettazione e specificità dell'area in cui viene realizzato l'intervento, ai fini della valutazione dell'impatto dei progetti e alla valutazione degli impianti di produzione di energia elettrica e delle rispettive connessioni, nonché una individuazione dei siti che sia coerente con le finalità di armonizzazione tra grandi impianti e corretta gestione del territorio;

a favorire la più ampia informazione e partecipazione della cittadinanza, degli agricoltori e degli enti locali alle scelte concernenti l'utilizzo corretto del territorio, in modo da preservare le aree aperte a vocazione agricola che conservano elementi paesaggistici di valenza originaria e da collegare ogni decisione sui singoli progetti di grandi impianti a terra ad una pianificazione più ampia e condivisa, in cui si privilegino le aree vocate a questo tipo di impianti secondo un contesto di unicità paesaggistica in cui agricoltura, aree protette e ambiti vasti non subiscano cesure poco rispettose dei fondamentali valori tutelati dall'articolo 9 della Costituzione.

(1-00343) (Testo 2)

La mozione 1-00387, della senatrice Finocchiaro ed altri, pubblicata il 15 marzo 2011, deve intendersi riformulata come segue:

FINOCCHIARO, ZANDA, FERRANTE, DELLA SETA, BUBBICO, AGOSTINI, CASSON, DELLA MONICA, FIORONI, GIARETTA, INCOSTANTE, MARINO Mauro Maria, PASSONI, PEGORER, PERTOLDI, PINOTTI, TOMASELLI, CARLONI, SANGALLI, CHITI, MARITATI, BOSONE, FONTANA, PORETTI, CHIURAZZI, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, DE LUCA, MAZZUCONI, ARMATO, GARRAFFA, GRANAIOLA, BARBOLINI, PINZGER, LEGNINI, MONGIELLO - Il Senato,

premesso che:

il Governo il 3 marzo 2011 ha approvato in via definitiva lo schema di decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili;

il settore delle fonti rinnovabili contribuisce in misura significativa all'obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, e, in particolare, ogni gigawatt di fotovoltaico implica 740.000 tonnellate in meno di anidride carbonica all'anno;

il decreto avrebbe dovuto riformare gli incentivi in modo da conseguire gli obiettivi europei che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020, come previsto anche dal Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili che il Governo italiano ha inviato a Bruxelles;

tale obiettivo va perseguito garantendo procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni e illegalità, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity con l'azzeramento del differenziale tra il costo dell'energia rinnovabile e quello dell'energia in rete;

il decreto legislativo approvato dal Governo non ha recepito le numerose e rilevanti condizioni poste nei pareri resi dalle Commissioni competenti della Camera dei deputati e del Senato;

in particolare il Governo non ha ritenuto di aderire alla richiesta di elevare la soglia di potenza - prevista nel testo iniziale a 5 megawatt - oltre la quale si prevede l'applicazione di un sistema di aste al ribasso; tutti gli operatori del settore considerano tale sistema farraginoso, poco comprensibile e con esito incerto; tale modalità non è stata, infatti, adottata con successo in nessun altro Paese e potrebbe, in concreto, determinare l'impossibilità di programmare gli investimenti, in particolare negli impianti eolici;

l'anticipazione al 31 maggio 2011 della scadenza, inizialmente prevista al 31 dicembre 2013, del terzo conto energia sul fotovoltaico, rinviando la definizione delle nuove tariffe incentivanti a un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 aprile, determina il blocco degli investimenti in essere e delle linee di credito per le nuove iniziative; rilevanti sono anche gli effetti sulle imprese dell'indotto; alcune imprese accusano perdite per la disdetta di commesse per centinaia di milioni di euro a seguito dell'emanazione delle nuove norme;

l'Associazione delle banche estere in Italia (AIBE), con una lettera al Governo italiano, prospetta il definanziamento non solo degli investimenti sugli impianti per energie rinnovabili ma di tutti gli investimenti esteri nelle infrastrutture: strade, autostrade, ospedali; l'AIBE sottolinea "un rischio di inaffidabilità del legislatore italiano già oggetto di attenzione da parte delle agenzie di rating"; il blocco dei finanziamenti nelle infrastrutture italiane - scrive l'AIBE - avrà "un sicuro impatto in termini di crescita economica ed occupazionale per l'Italia"; l'intervento dell'AIBE è giustificato dal fatto che le banche straniere in pool con altri istituti di credito italiani hanno sino ad oggi finanziato progetti - su base no-recourse (accentando il massimo livello di rischio e facendo affidamento sull'attuale regime incentivante) - per complessivi 5,6 miliardi di euro nel settore fotovoltaico e circa 6,8 miliardi nel settore eolico, per un totale di circa 12 miliardi;

il sistema bancario italiano ha annunciato la sospensione dei finanziamenti al settore e la decisione di convocare una riunione dell'Associazione bancaria italiana sull'argomento entro il 16 marzo 2011;

l'approvazione del decreto legislativo ha suscitato un diffuso ed elevatissimo allarme in tutte le imprese e nelle associazioni di settore (tra cui Anev, Aper, Anie-Gifi, Assosolare, Assoenergie Future): nelle ore precedenti all'approvazione del decreto, il Governo ha ricevuto oltre 14.000 e-mail di protesta;

il settore delle imprese che producono energie rinnovabili in questo periodo di crisi economica è stato tra i pochi che, in controtendenza, ha aumentato l'occupazione e ha un peso rilevante nella nostra economia; in particolare, nel fotovoltaico ci sono circa 1.000 aziende che occupano direttamente 15.000 lavoratori e oltre 100.000 lavoratori nell'indotto, con un volume d'affari stimato nel 2010 di circa 8 miliardi di euro;

Gifi-Anie, associata a Confindustria, ha denunciato che sono a rischio 40 miliardi di euro di investimenti programmati nei prossimi mesi nel fotovoltaico e che per almeno 10.000 persone si dovrà far ricorso immediato alla cassa integrazione; anche i nuovi investimenti nell'eolico sono attualmente a rischio a causa dell'incertezza dovuta al non chiaro funzionamento dei nuovi meccanismi basati sulle aste al ribasso;

di recente sono stati diffusi dati imprecisi e confusi sugli oneri in bolletta dovuti agli incentivi per le rinnovabili; se è vero che gli italiani dal 1992 ad oggi hanno pagato in bolletta anche gli oneri per le rinnovabili, in realtà tali risorse sono state quasi esclusivamente utilizzate, grazie ad un cavillo giuridico condannato dall'Unione europea, per finanziare le fonti fossili e la chiusura del ciclo del vecchio nucleare; quindi gli italiani hanno pagato impropriamente dal 1992 ad oggi più di 50 miliardi di euro per le fonti fossili che in realtà dovevano essere destinate esclusivamente alle fonti effettivamente rinnovabili; le risorse finalizzate esclusivamente alla promozione delle energie rinnovabili, negli anni, sono state utilizzate anche per il finanziamento di termovalorizzatori;

l'onere effettivamente sostenuto nel 2010 per incentivare le rinnovabili è stato pari a 2,7 miliardi di euro quando nello stesso anno cittadini e imprese hanno dovuto sostenere oneri ulteriori e impropri in bolletta per oltre 3 miliardi di euro;

gli oneri generali di sistema elettrico incidono per circa il 9,5 per cento sul costo totale lordo di un utente domestico tipo e includono costi associati a diverse voci tra cui la componente A3 che è pari al 68 per cento degli oneri generali;

all'interno della componente A3, con un peso di circa il 20 per cento sul totale, rientrano anche gli incentivi per il fotovoltaico, complessivamente pari a 800 milioni di euro per il 2010, che rappresentano l'1,6 per cento della bolletta, e si traducono in 0,60 euro al mese per il contribuente contro, ad esempio, i quasi 2 euro al mese della Germania;

il costo di una bolletta elettrica "tipo" è pari a circa 450 euro all'anno sui quali come precedentemente ricordato il fotovoltaico nel 2010 ha inciso per appena 7,2 euro annui;

la Germania, vero caso di successo in Europa nel settore, produce già oltre 40 terawatt all'ora di energia elettrica da eolico contro poco più di 6 terawatt all'ora in Italia e prevede di produrne 100 terawatt all'ora nel 2020, mentre ha già installati oltre 16.000 megawatt di fotovoltaico e prevede di arrivare a 52.000 megawatt nel 2020;

il sistema di incentivazione tedesco ha consentito al Paese di conquistare la leadership europea e mondiale nelle rinnovabili e ha determinato uno sviluppo impetuoso delle imprese del settore; nessuno in Germania mette in discussione il sostegno in bolletta alle rinnovabili che, solo nel 2010, è stato di 9 miliardi di euro;

il decreto, nella sua versione approvata, di fatto rende molto difficile conseguire gli obiettivi europei che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020;

nell'intento di colpire abusi, speculazioni e infiltrazioni criminali, si colpisce di fatto l'intero mercato delle rinnovabili, senza considerare che gli abusi trovano spazio proprio nell'incertezza normativa e nella complessità e discrezionalità delle procedure;

il quadro regolatore in continua mutazione è una delle prime cause della difficoltà ad attrarre investimenti esteri;

la decisione del Governo di far cessare gli incentivi del conto energia il 31 maggio 2011, senza prevedere un periodo transitorio, di almeno 14 mesi come prima previsto, mette a rischio gli investimenti già avviati e determina possibili sospensioni dei finanziamenti bancari;

considerata la positiva esperienza del credito d'imposta al 55 per cento per spese finalizzate all'efficienza energetica,

impegna il Governo:

ad approvare, ai sensi dell'art. 1, comma 5, della legge comunitaria per il 2009, disposizioni correttive al decreto legislativo tenendo conto delle condizioni espresse nei pareri delle Commissioni parlamentari competenti e della Conferenza unificata;

a fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione, ristabilendo un orizzonte di certezza sull'ammontare degli incentivi di cui beneficiano le imprese e che assicurano il rimborso dei finanziamenti bancari;

a non lasciare nell'incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e, constatata la grave crisi di centinaia di aziende tra le più innovative del nostro sistema economico per effetto delle nuove disposizioni, ad anticipare l'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 24 del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE;

a rivedere, nel medesimo decreto ministeriale, i meccanismi dei tetti annuali e a prevedere un obiettivo in termini di potenza installata al 2020 che, in linea con le migliori performance in Europa, non limiti le potenzialità di sviluppo del settore, mantenendo e ampliando il ruolo delle energie rinnovabili quale componente attiva della crescita del nostro Paese;

a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio;

a favorire la microgenerazione distribuita da rinnovabili e l'efficienza energetica;

nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili.

(1-00387) (Testo 2)

La mozione 1-00390, del senatore Cagnin ed altri, pubblicata il 16 marzo 2011, deve intendersi riformulata come segue:

CAGNIN, MONTI, VALLARDI, MURA, MAZZATORTA, BODEGA, VALLI, PITTONI - Il Senato,

premesso che:

nel campo dell'energia elettrica ottenuta tramite fonti rinnovabili l'Unione europea ha da tempo provveduto a definire un ordinamento normativo chiaro ed esaustivo, allo scopo approvando specificatamente la direttiva n. 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità;

tale direttiva è stata successivamente sostituita dalla direttiva 2009/28/CE, in corso di recepimento dal nostro Paese, con un decreto legislativo il cui schema è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, previo parere delle Commissioni parlamentari;

l'Unione europea riconosce la necessità di promuovere in via prioritaria le fonti energetiche rinnovabili, attribuendo a tali fonti un'importanza strategica per la protezione dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile e la lotta ai cambiamenti climatici e anche ai fini del raggiungimento della sicurezza degli approvvigionamenti energetici nell'ambito del mercato interno dell'elettricità;

con il «pacchetto clima-energia, obiettivo: 20/20/20», finalizzato a ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra entro il 2020, lo Stato italiano è tenuto a ridurre, entro tale data, le emissioni di anidride carbonica del 20 per cento rispetto al 1990;

oltre a puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica, sia nei trasporti sia nei consumi di energia elettrica e calorica, l'obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti si può efficacemente conseguire soprattutto sfruttando l'energia solare, la fonte energetica rinnovabile più compatibile con le caratteristiche geografiche e paesaggistiche del nostro Paese;

infatti, il nostro Paese gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania, che puntano più dell'Italia sull'approvvigionamento energetico dal settore fotovoltaico;

lo sviluppo del settore delle fonti energetiche rinnovabili e l'indotto ad esso connesso, specialmente nell'attuale momento di crisi economica mondiale, creano occupazione locale e hanno un impatto positivo sulla coesione sociale;

uno degli esempi più virtuosi in questo campo è rappresentato proprio dal settore fotovoltaico, che nel nostro Paese è composto da circa 1.000 aziende, 15.000 posti di lavoro diretti ed oltre 100.000 indiretti, con una stima di volume d'affari nel 2010 compresa tra i 6 e gli 8 miliardi di euro;

soprattutto, il settore del fotovoltaico a concentrazione è oggi in forte fermento e si stanno sviluppando, anche nel nostro Paese, tecnologie innovative, interamente italiane, che, se supportate dagli atti necessari per promuoverne lo sviluppo, possono adeguatamente maturare e trovare un definitivo sbocco industriale e commerciale a tutto vantaggio del «sistema Paese»;

la direttiva 2001/77/CE è stata recepita nel nostro Paese con il decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387; in particolare, l'articolo 7 di tale decreto legislativo è specificatamente dedicato all'energia solare, demandando ad un apposito decreto ministeriale la disciplina e l'entità dell'incentivazione per l'elettricità prodotta mediante conversione fotovoltaica e prevedendo una specifica tariffa incentivante, di importo decrescente e di durata tale da garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio degli impianti («conto energia»);

con il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 6 agosto 2010, recante «Incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare», in attuazione dell'articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, sono stati ridefiniti i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, specificando che le relative tariffe incentivanti si applicano per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio nel 2012 e 2013;

il parere sullo «Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili - Atto n. 302», approvato dalla 10ª Commissione permanente del Senato, in particolar modo invita il Governo a posticipare dal 1o gennaio 2013 al 1o gennaio 2014 la decorrenza della soppressione dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 387 del 2003, concernente le tariffe incentivanti del «conto energia», allo scopo di rendere coerente tale soppressione con la parte dello stesso schema di decreto legislativo, inerente ai meccanismi di incentivazione (articolo 24, comma 5, lettera a)), che fa salve le decorrenze fissate ai sensi dei decreti attuativi previsti dal citato articolo 7, per gli impianti che entrano in esercizio nel 2012 e 2013;

lo scopo della Commissione è stato quello di garantire, con norme chiare, la continuità degli investimenti, la garanzia del credito bancario e la certezza del diritto, fermo restando l'obbiettivo del decrescere degli incentivi sancito dallo stesso decreto legislativo n. 387 del 2003;

infatti, anche la Commissione europea, in data 31 gennaio 2011, ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti;

lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, invece, all'articolo 25, blocca al 31 maggio 2011 le tariffe incentivanti già previste dal «conto energia», prevedendo l'emanazione di un ulteriore decreto ministeriale che dovrà ridefinire gli incentivi per gli impianti che entrano in esercizio a decorrere dal 1o giugno 2011 e fino al 31 dicembre 2012, lasciando ad altri decreti ministeriali la disciplina degli incentivi a regime, con doppia modalità di incentivazione, tariffa incentivante o asta pubblica; da questo contesto normativo sono esclusi gli impianti incentivati ai sensi dell'articolo 2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3 («decreto-legge Alcoa»), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 2010, n. 41, che entrano in esercizio entro il 30 giugno 2011, per i quali si applicano le tariffe incentivanti del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, cosiddetto «secondo conto energia»;

occorre evitare conseguenze gravi e non volute sugli investimenti programmati, assegnando tempi congrui per il completamento degli impianti e l'allaccio alla rete;

a tal fine occorre definire nell'immediato norme che possano porre rimedi al blocco degli incentivi del «conto energia» al 31 maggio 2011, attraverso una graduale diminuzione degli incentivi che in ogni caso garantisca la certezza degli investimenti ai soggetti - imprese o privati cittadini - che abbiano sottoscritto impegni sulla base di norme precedenti;

occorre garantire procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni nel settore delle fonti rinnovabili, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della coincidenza tra il costo del kilowattora da fonti rinnovabili con il costo del kilowattora prodotto da fonti convenzionali per tutte le categorie di utenti e per tutte le fasce orarie;

una disincentivazione rigida del settore delle energie da fonti rinnovabili potrebbe compromettere il raggiungimento della quota del 17 per cento stabilita ai fini del conseguimento degli impegni comunitari;

specialmente in questo periodo di crisi energetica, anche conseguente alla crisi libica, occorre sfruttare la posizione geografica italiana, non trascurando la sostenibilità delle nostre bellezze naturali, magari rivedendo le percentuali tra fotovoltaico ed eolico dichiarate alla Commissione europea per il raggiungimento degli obiettivi «post Kyoto»;

un buon punto di confronto potrebbe essere il modello tedesco, che, nonostante preveda meno incentivi di quelli italiani sull'energia prodotta, garantisce sostanziosi incentivi per la ricerca, lo sviluppo e il sostegno delle proprie aziende, strategia che è riuscita ad allargare la diffusione del mercato dei prodotti tedeschi all'estero;

nell'ambito della disciplina del decreto ministeriale di cui all'articolo 25, comma 10, del nuovo decreto legislativo, sarebbe comunque opportuno garantire l'applicazione delle tariffe incentivanti per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici, come previste dalle lettere a), b) e c) della tabella A del comma 2 dell'articolo 8 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2011, al fine di garantire gli investimenti già avviati;

il Governo ha dovuto comunque garantire che, dall'applicazione delle norme del nuovo decreto legislativo, non derivassero costi eccessivi a carico della bolletta elettrica che altrimenti avrebbero gravato oltre misura sui bilanci delle imprese e dei cittadini, prevedendo l'allineamento degli incentivi per le fonti rinnovabili stabiliti nel nostro Paese a quelli applicati negli Stati membri dell'Unione europea,

impegna il Governo:

a convocare immediatamente un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore delle fonti rinnovabili, per poter definire al più presto un nuovo sistema di incentivi, in attuazione dell'emanando decreto legislativo, basato sul raggiungimento graduale della nuova disciplina di incentivazione;

a fare salvi gli investimenti avviati sulla base del precedente quadro di incentivazione definendo un quadro normativo certo e garantendo stabilità economica per le imprese che investono nel settore del fotovoltaico e per le banche che finanziano tali interventi;

ad emanare in tempi strettissimi il decreto attuativo di cui all'articolo 25, comma 10, del nuovo decreto legislativo, inerente al settore del fotovoltaico, allo scopo di definire con certezza il quadro di incentivazione per i prossimi anni, permettendo a imprese e banche di pianificare lo sviluppo futuro del settore, con particolare riguardo alle imprese che abbiano già avviato propri investimenti sulla base del precedente quadro di incentivazione, ma non riescono a giungere alla messa in esercizio degli impianti entro il 31 maggio 2011;

nell'ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, a favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;

ad assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale dei prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;

a rivedere il piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, anche al fine di ridefinire gli obiettivi relativi al fotovoltaico e all'eolico, allo scopo di sfruttare la posizione geografica del nostro Paese che gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri Paesi europei, senza trascurare la tutela delle bellezze naturali italiane;

a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;

a far salva la possibilità di scambio sul posto fino a 200 kilowatt per i comuni fino a 20.000 abitanti così come previsto dalla legge n. 99 del 2009.

(1-00390) (Testo 2)

La mozione 1-00392, del senatore Gasparri ed altri, pubblicata il 22 marzo 2011, deve intendersi riformulata come segue:

GASPARRI, QUAGLIARIELLO, VICARI, CURSI, PICCONE, PARAVIA, CARUSO, CASELLI, GHIGO, CASOLI, SPADONI URBANI, MESSINA, GIORDANO, SPEZIALI - Il Senato,

premesso che:

il decreto legislativo sulle fonti rinnovabili è stato adottato nella seduta del Consiglio dei Ministri del 3 marzo 2011 in attuazione della Direttiva 2009/28/CE e si inserisce nel quadro della politica energetica europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e le emissioni di CO2, definendo gli strumenti, i meccanismi, gli incentivi ed il quadro istituzionale, finanziario e giuridico necessari al raggiungimento degli obiettivi fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energie e di quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti;

la 10ª Commissione permanente del Senato (Industria, commercio, turismo), in occasione dell'esame dello schema di decreto legislativo sulle fonti rinnovabili, ha svolto un ampio ciclo di audizioni di tutti i soggetti interessati, dalle associazioni di categoria agli operatori del settore, al fine di acquisire tutti gli elementi informativi utili per l'espressione al Governo del prescritto parere, che è stato reso nella seduta della Commissione del 16 febbraio 2011, tenendo inoltre conto del parere inviato dalla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali);

secondo il World Energy Outlook 2010 la lotta ai cambiamenti climatici ed il loro contenimento è possibile, ma solo attraverso un profondo cambiamento del settore energetico e per questo le fonti rinnovabili avranno un ruolo di cruciale importanza nell'indirizzare il mondo verso un percorso energetico più sicuro, affidabile e sostenibile;

risulta evidente però che il solo impegno europeo in tale direzione, in mancanza di un analogo sforzo da parte delle principali economie mondiali, grandi produttrici di CO2, rischia di essere insufficiente;

in Italia, all'obiettivo definito in sede europea e finalizzato alla riduzione di CO2, si aggiungono altri due importanti obiettivi, la riduzione degli inquinanti chimico fisici prodotti dalla combustione delle fonti fossili, quali micro polveri, NOx ed altri, che pongono molte aree del nostro Paese tra le più inquinate d'Europa con conseguenti danni alla salute umana ed all'ambiente e l'aumento dell'indipendenza energetica reso ancora più strategico in considerazione delle turbolenze geopolitiche che stanno interessando i nostri principali fornitori di fonti fossili;

la rapidità con cui le energie rinnovabili contribuiranno a soddisfare la quota parte della domanda di energia dipende soprattutto dalla efficacia delle misure di supporto che attueranno i governi al fine di renderle competitive con altre fonti e tecnologie;

in questo contesto un ruolo centrale deve inoltre essere svolto dalla capacità di sostenere il nostro sistema produttivo ed i consumi domestici nel raggiungere un significativo aumento dell'efficienza nell'uso finale dell'energia riducendo conseguentemente i consumi finali di energia;

a livello comunitario la Commissione ha attuato diversi programmi pluriennali volti a promuovere politiche di efficienza energetica, basate sull'utilizzo più razionale dell'energia e sulla diffusione di fonti energetiche rinnovabili;

con l'adozione del cosiddetto pacchetto "clima-energia", l'Unione europea punta a ridurre, entro il 2020, del 20 per cento le emissioni di CO2, rispetto ai livelli del 1990, ad aumentare l'efficienza energetica del 20 per cento ed a raggiungere una quota di produzione di energia da fonti rinnovabili del 20 per cento;

con la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, si stabilisce un quadro comune finalizzato al raggiungimento di tali obiettivi;

ogni Stato membro deve assicurare che il raggiungimento degli obiettivi assegnati, calcolati conformemente ai criteri dettati dalla direttiva stessa, sia almeno pari al proprio obiettivo nazionale generale per quell'anno; a loro volta, questi obiettivi nazionali generali devono concorrere a raggiungere gli obiettivi della Comunità europea al 2020;

l'Italia, in relazione al raggiungimento degli obiettivi assegnati in sede europea nel settore energetico tra cui in particolare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ha recentemente approvato le linee guida nazionali ed il Piano d'azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili;

l'obiettivo fondamentale che emerge dal Piano di azione nazionale è il forte impegno che l'Italia intende affrontare per arrivare a soddisfare il 17 per cento dei consumi nazionali tramite lo sfruttamento delle energie rinnovabili entro il 2020, in sintonia con le linee guida europee;

l'Italia è interessata a porre lo sviluppo delle energie rinnovabili e la promozione dell'efficienza energetica tra le priorità della sua politica energetica, avendo, come obiettivi, la promozione di filiere tecnologiche ed industriali innovative, la riduzione dei costi dell'energia per cittadini e le imprese, la riduzione degli impatti ambientali determinati dal grande uso di fonti fossili, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la creazione delle condizioni per nuovi investimenti, il miglioramento del livello di sicurezza del sistema;

al fine di raggiungere gli obiettivi descritti risulta infine necessario assicurare una stabilità del quadro normativo che garantisca un contesto certo alle iniziative imprenditoriali ed una adeguata tutela per gli investimenti già avviati,

impegna il Governo:

a proseguire in tempi rapidi i lavori del tavolo istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, coinvolgendo i Ministeri interessati, le associazioni del settore e gli operatori, in modo da definire prima del 30 aprile 2011, così come previsto all'articolo 23, comma 9-ter, il decreto che disciplina in modo stabile l'incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici, favorendo le iniziative imprenditoriali e scoraggiando quelle speculative;

a definire un periodo transitorio con incentivi decrescenti, in modo da evitare una penalizzazione degli investimenti fino ad ora avviati dalle famiglie e dalle imprese;

a contenere i futuri aumenti del carico sulla bolletta elettrica della componente A3 relativa al finanziamento degli incentivi per le fonti rinnovabili, dato che l'entità complessiva di tale componente di prelievo obbligatorio sulla bolletta ha già raggiunto valori molto elevati, ben oltre la media europea;

a rendere ancor più trasparente e consapevole l'impatto di tutti i costi delle agevolazioni per la produzione di energia elettrica nelle bollette di famiglie ed imprese;

a determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali paesi dell'Unione europea;

ad assumere iniziative per definire un sistema di incentivazione che, evitando aggravi del costo complessivo dell'energia, garantisca una prospettiva di crescita per il settore fotovoltaico, in un contesto di misure incentivanti che deve sostenere le fonti rinnovabili maggiormente compatibili con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del nostro territorio, con lo sviluppo di possibili filiere industriali nazionali, con le opportunità di integrazione con il settore agricolo e con stabili ricadute occupazionali;

a favorire, nella definizione degli incentivi del decreto, cosiddetto "quarto conto energia", gli impianti fotovoltaici collocati in aree già compromesse e salvaguardando così i terreni agricoli di pregio, quelli realizzati in interventi di bonifica di coperture in Eternit di edifici industriali, nonché quelli installati sui tetti degli edifici in forma totalmente integrata. Sotto questo profilo si ribadisce quanto già segnalato nel parere della 10ª Commissione permanente del Senato finalizzato a sollecitare i Comuni affinché nei loro strumenti di pianificazione urbanistica e di regolamentazione edilizia privilegino le installazioni in aree già fabbricate con priorità per gli stabilimenti industriali artigianali e commerciali. Particolare attenzione si dovrebbe porre nell'incentivare gli impianti di piccola taglia connessi ad interventi di efficienza energetica promossa da enti locali su edifici pubblici;

in merito al sistema delle aste, introdotto con il sopracitato decreto legislativo 3 marzo 2011 a prevedere, come già richiesto dal parere della 10ª Commissione permanente del Senato, un floor minimo, al di sotto del quale le offerte al ribasso non potranno scendere;

a valutare la possibilità di adottare nei decreti attuativi, così come previsto dall'articolo 1, comma 5, della legge comunitaria per il 2009, le ulteriori osservazioni espresse dalle Commissioni parlamentari competenti in occasione dell'esame dello schema di decreto legislativo sulle fonti rinnovabili;

nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;

a prevedere adeguati strumenti di incentivazione dei biocarburanti, così come individuati nel parere reso dalla 10ª Commissione permanente;

a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all'autoconsumo;

a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico, delle biomasse, dei biocombustibili e di tutte le rinnovabili in generale;

ad adottare misure che responsabilizzino il gestore della rete elettrica al fine di assicurare tempi contenuti e certi per l'allaccio alla rete elettrica;

ad aggiornare, qualora necessario, il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili, anche al fine di meglio tarare gli obiettivi delle diverse fonti rinnovabili, sostenendo quelle maggiormente compatibili con le caratteristiche ambientali del nostro territorio, con le possibili filiere industriali nazionali, con le opportunità di integrazione con il settore agricolo e con stabili ricadute occupazionali;

tale scelta deve tener conto di un mix energetico complessivo in grado di dare un costo finale dell'energia in linea con i Paesi competitori europei e generare una legislazione stabile tale da incoraggiare investimenti imprenditoriali e non speculativi;

a valutare la possibilità di prevedere per le aree colpite da calamità naturale così come individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 10 marzo 2011, pubblicato nella G.U. n. 65 del 21 marzo 2011 che ha dichiarato lo stato di emergenza, una proroga al 31 dicembre 2011 del termine per la fruizione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 6 agosto 2010.

(1-00392) (Testo 2)

Mozioni

MENARDI, VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, CASTIGLIONE, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI - Il Senato,

premesso che:

l'attuale sistema degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili ha consentito all'Italia di attrarre negli ultimi anni investimenti per miliardi di euro, con effetti concreti sia sul lato della produzione di energia sia sul lato occupazionale, con la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro sparsi su tutto il territorio nazionale;

anche negli ultimi due anni, caratterizzati dalla più grave crisi economica e finanziaria globale dal secondo dopoguerra, il settore delle fonti rinnovabili ha continuato ad attrarre investimenti, generare utili, occupazione, filiere industriali importanti;

la spina dorsale di tutto ciò è stato un sistema nazionale di incentivi modulato anche secondo le esperienze compiute da altri Paesi europei;

tuttavia, questo sistema di incentivi necessita oggi di una profonda revisione che consenta di eliminare alcune distorsioni interne e di rispondere in maniera efficace agli ambiziosi obiettivi europei al 2020 in tema di incidenza delle fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas serra;

allo stesso tempo, un processo di revisione generale non può generare equivoci sugli obiettivi, modificare parametri chiave che hanno spinto tanti soggetti a pianificare investimenti a lungo termine in settori chiave quali quello dell'energia eolica e solare fotovoltaica;

l'approvazione del Nuovo conto energia per il solare e delle Linee guida sulle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili, e il conseguente adattamento della normativa regionale, hanno avuto il fondamentale pregio di definire un orizzonte temporale di stabilità, condizione ideale per attrarre nuovi investimenti e per non fermare quelli incorso;

il decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2009/28/CE, anche se presenta indubbi meriti di chiarezza e di sistematicità della materia e contiene notevoli passi in avanti per quanto concerne l'incentivazione della generazione termica e della biomassa, include alcune soluzioni potenzialmente in grado di "inceppare" la macchina messa in moto negli ultimi tempi e di ostacolare lo sviluppo di settori chiave per il raggiungimento degli obiettivi al 2020. Dunque il testo, emanato con il proposito di sistematizzare la materia degli incentivi alle rinnovabili, rischia in realtà di bloccare alcune delle tecnologie più promettenti e in rapido sviluppo come l'eolico e il solare fotovoltaico;

la Commissione europea, in data 31 gennaio 2011, ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti;

il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, invece, all'articolo 25, blocca al 31 maggio 2011 le tariffe incentivanti già previste dal conto energia, prevedendo l'emanazione di un ulteriore decreto ministeriale che dovrà ridefinire gli incentivi per gli impianti che entrano in esercizio a decorrere dal 10 giugno 2011 e fino al 31 dicembre 2012, lasciando ad altri decreti ministeriali la disciplina degli incentivi a regime, con doppia modalità di incentivazione - tariffa incentivante o asta pubblica; da questo contesto normativo sono esclusi gli impianti incentivati ai sensi dell'articolo 2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 2010, n. 41, che entrano in esercizio entro il 30 giugno 2011, per i quali si applicano le tariffe incentivanti del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, cosiddetto secondo conto energia (decreto-legge Alcoa);

con l'obiettivo di colpire abusi e speculazioni nel settore fotovoltaico, il blocco previsto dal nuovo decreto legislativo rischia di colpire l'intero mercato del settore fotovoltaico;

l'obiettivo di evitare le speculazioni sui terreni agricoli è ampiamente soddisfatto dal testo del nuovo decreto legislativo che riconosce la possibilità dell'installazione degli impianti fotovoltaici ai soli proprietari dei terreni agricoli, nel contempo ponendo limiti rigorosi alla potenza degli impianti e alla superficie agricola occupata;

occorre dunque emanare nell'immediato norme che possano porre rimedi al blocco degli incentivi del «conto energia» al 31 maggio 2011, attraverso una graduale diminuzione degli incentivi che in ogni caso garantisca la certezza degli investimenti ai soggetti - imprese o privati cittadini - che abbiano sottoscritto impegni sulla base di norme precedenti;

occorre garantire procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni nel settore delle fonti rinnovabili, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della coincidenza tra il costo del kilowattora da fonti rinnovabili con il costo del kilowattora prodotto da fonti convenzionali per tutte le categorie di utenti e per tutte le fasce orarie;

nell'ambito della disciplina del decreto ministeriale di cui all'articolo 25, comma 10, del nuovo decreto legislativo, sarebbe comunque opportuno garantire l'applicazione delle tariffe incentivanti per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici, come previste dalle lettere A), B) e C) della Tabella A del comma 2 dell'articolo 8 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2011, al fine di garantire gli investimenti già avviati,

impegna il Governo:

a convocare al più presto un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore delle fonti rinnovabili, per poter definire un nuovo sistema di incentivi basato sul raggiungimento graduale della nuova disciplina di incentivazione;

a non lasciare nell'incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e a fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione;

a contribuire alla riduzione del carico sulla bolletta elettrica della componente A3 relativa al finanziamento degli incentivi per le fonti rinnovabili e le energie assimilate e a rendere ancor più trasparente l'impatto di tutte le agevolazioni dei costi dell'energia elettrica di famiglie e imprese;

a determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali paesi dell'Unione europea;

nell'ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, a favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;

nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;

a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all'autoconsumo;

a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;

per quanto riguarda le fonti tradizionali, ad assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;

a valutare l'opportunità, in prospettiva, di ridurre la soglia di potenza degli impianti, oltre al quale può essere adottato il sistema delle aste a ribasso, fissata dal decreto legislativo in 5 Megawatt, ai fini di uno sviluppo del settore basato su meccanismi reali di mercato;

a rivedere il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili, anche al fine di ridefinire gli obiettivi relativi al fotovoltaico e all'eolico, allo scopo di sfruttare la posizione geografica del nostro Paese che gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri Paesi europei, senza trascurare la tutela delle bellezze naturali italiane, e a distribuire gli obiettivi del PAN annualmente senza tuttavia penalizzare gli investimenti;

a prevedere che i meccanismi di sostegno, laddove giustificati da maggiori costi rispetto alle tecnologie non rinnovabili, rispondano innanzitutto alla strategia di promozione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica nel quadro della politica energetica del Governo in sede europea;

ad eliminare, quindi, al più presto l'incertezza sul futuro per ridare certezza a consumatori e imprese, ma soprattutto credibilità alle politiche del Governo. La riforma deve rappresentare l'occasione per una visione politica allargata della materia, con un maggiore e più ampio riferimento alle esperienze internazionali, deve essere la premessa per una strategia di sviluppo delle energie e delle tecnologie rinnovabili che analizzi i costi e i benefici sociali dei possibili scenari di crescita.

(1-00395)

D'ALIA, SBARBATI, GERMONTANI, PISTORIO, BIANCHI, FISTAROL, GIAI, GUSTAVINO, GALIOTO, MUSSO, SERRA - Il Senato,

premesso che:

la ricerca e la promozione delle fonti energetiche rinnovabili e delle tecnologie tese alla riduzione delle emissioni inquinanti costituiscono, oltre che un impegno assunto dall'Italia in seno alla comunità internazionale e nell'ambito delle politiche energetiche comunitarie, una sfida strategica per il futuro del Paese;

la politica energetica nazionale va orientata alla creazione di un «paniere» ampio di fonti energetiche, che coniughi sicurezza dell'approvvigionamento, tutela dell'ambiente, efficienza e competitività del sistema economico, cogliendo le opportunità di sviluppo e innovazione della cosiddetta green economy;

la direttiva comunitaria 2009/28/CE stabilisce un quadro comune per la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e fissa al 20 per cento la quota minima di energia da fonti rinnovabili da consumare nell'Unione europea entro il 2020, assegnando a ciascuno Stato membro un obiettivo nazionale da raggiungere entro tale data. Al fine di consentire tale obiettivo, gli Stati membri sono autorizzati ad adottare, tra l'altro, regimi di sostegno atti a promuovere l'uso di tali forme di energia. Per quanto riguarda l'Italia, la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020 è fissata al 17 per cento;

la legge comunitaria n. 96 del 4 giugno 2010 ha stabilito, all'articolo 17, i principi e i criteri direttivi cui avrebbe dovuto attenersi il legislatore nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/28/CE. Tali principi includono, tra l'altro, la necessità di «adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e della efficienza e del risparmio energetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche mediante l'abrogazione totale o parziale delle vigenti disposizioni in materia, l'armonizzazione ed il riordino delle disposizioni di cui alla legge 23 luglio 2009, n. 99, e alla legge 24 dicembre 2007, n. 244»;

il 31 gennaio 2011 la Commissione europea ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, che sono causa di incertezze del mercato e di congelamento degli investimenti; in base a tali principi, gli Stati membri dovranno tenere conto e garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio, in modo da salvaguardare la convenienza dell'investimento complessivo nel tempo;

è ampiamente condivisa l'opportunità di intervenire in un sistema normativo - quale è quello relativo agli incentivi della produzione di energia da fonti rinnovabili - che, nonostante le recenti riforme, è ancora considerato farraginoso e distorsivo; le procedure autorizzative vigenti necessitano di uno snellimento, di una maggiore trasparenza e di tempi certi, mentre è opportuno riformare i meccanismi di sostegno agli investimenti privati, razionalizzandoli sulla base delle dinamiche di mercato e orientandoli all'innovazione di processo e al minor consumo di territorio;

considerato che:

nel nostro Paese, terra di conquista di multinazionali straniere, si è verificata un'opera selvaggia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che ha indotto alcune Regioni e enti locali ad adottare appositi provvedimenti di divieto di realizzare impianti fotovoltaici e altri impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili con moduli ubicati al suolo, qualora gli stessi non siano finalizzati alla produzione di energia per la conduzione dell'azienda agricola;

i recenti dati sul consumo di suolo nel territorio nazionale denunciano che negli ultimi 50 anni alla produzione agricola è stato sottratto un terzo del territorio con una perdita giornaliera attuale di 200.000 metri quadri di terreno;

il limite di un megawatt non sembra infatti contenere le spinte distorsive del sistema, per cui alcuni Paesi europei, come la Repubblica ceca, la Spagna, la Francia, hanno già adottato misure restrittive o veicolato gli impianti sui tanti capannoni inutilizzati o sulle aree industriali dismesse, oppure hanno chiesto ai proprietari dei terreni una variazione di destinazione d'uso (si veda il caso della Francia);

la corsa al pannello è stata così frenetica che quest'anno gli utenti dovranno pagare, fra maggior costo della bolletta ed altro, una sovratassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative, di cui 3 miliardi di euro per il solo fotovoltaico. Nel solo 2009 se l'elettricità prodotta con fonti rinnovabili è salita al 13 per cento e l'eolico è cresciuto del 35 per cento, mentre gli impianti solari hanno registrato un balzo clamoroso pari al 418 per cento in più;

il sistema incentivante "in conto energia", che ha consentito il decollo accelerato della filiera fotovoltaica, sta producendo risultati opposti agli obiettivi prefissati a causa dell'incremento di fenomeni speculativi legati all'installazione di vere e proprie centrali elettriche fotovoltaiche in aree agricole, formate da distese di pannelli, disposti in file parallele, sopraelevati rispetto al piano della campagna, installate su terreni di fatto sottratti alla produzione agricola;

la localizzazione spesso non adeguata e scarsamente controllata dei suddetti impianti, oltre ad incidere negativamente sulla produttività agricola, interrompe la continuità paesaggistica dei luoghi compromettendo il valore aggiunto dei prodotti agricoli che sono legati intimamente alla qualità del territorio;

rilevato che:

pur operando per il perseguimento degli obiettivi sopra richiamati, il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/28/CE (approvato dal Governo il 3 marzo 2011) - rimandando la disciplina puntuale dell'incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici ad un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 30 aprile 2011, e limitando l'efficacia delle attuali disposizioni in materia, previste dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 6 agosto 2010 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 24 agosto 2010), agli impianti che entrino in esercizio entro il 31 maggio 2011 - non fissa alcun parametro economico per la determinazione del futuro regime d'incentivazione, determinando in questo modo un'incertezza normativa per gli operatori, che, sulla base delle disposizioni vigenti, avevano impostato e realizzato i loro investimenti pluriennali nel settore;

tale incertezza investe, tra l'altro, quanti si trovano attualmente a implementare o a valutare l'opportunità di un investimento nel settore della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici e, più in generale, nell'economia italiana, come recentemente evidenziato dall'Associazione delle banche estere operanti nel nostro Paese;

sin dall'entrata in vigore del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, recante attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, gli operatori del settore della produzione di energia da impianti fotovoltaici hanno fatto legittimo affidamento sull'esistenza di una tariffa garantita, certa e prestabilita, idonea a garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio degli impianti;

stante l'assenza di una disciplina relativa al periodo successivo al 31 maggio 2011, quanti abbiano conseguito l'autorizzazione alla realizzazione e alla messa in funzione di impianti fotovoltaici dalla fine del 2010 in avanti, ma che non siano ancora operanti, rischiano di vedere seriamente compromesso il proprio investimento; a fortiori, considerato che la possibilità di realizzazione di impianti fotovoltaici è solitamente subordinata alla stipula, da parte dell'imprenditore, di un contratto di finanziamento con uno o più istituti di credito, che gli stessi concedono sulla base di un piano pluriennale di ritorno dell'investimento, gli imprenditori non ancora operanti rischiano di non poter accedere al mercato del credito o di poterlo fare solo a condizioni particolarmente onerose;

il decreto legislativo non supera alcune delle attuali contraddizioni in materia di semplificazione amministrativa: pur introducendo una cosiddetta «procedura semplificata» per gli impianti fino a 1 megawatt di potenza, resta irrisolto il nodo della tempistica per l'espletamento della procedura di autorizzazione, con la conseguente lievitazione dei costi per gli investitori,

impegna il Governo:

a provvedere in tempi rapidi all'adozione del decreto ministeriale che dovrà disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da pannelli solari fotovoltaici che sarà in vigore dopo il 31 maggio 2011, superando l'incertezza normativa ed evitando che la medesima, oltre a ridurre l'attrattività dell'Italia per gli investimenti esteri nel settore, danneggi quanti - sulla base di un legittimo affidamento alla stabilità della disciplina degli incentivi - hanno investito e stanno investendo nel settore;

a tenere conto delle condizioni ed osservazioni poste dalle competenti Commissioni parlamentari nella stesura del prossimo decreto ministeriale che dovrà disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare per il fotovoltaico;

a provvedere, nel quadro di un riordino della normativa settoriale, anche attraverso modifiche al decreto legislativo 3 marzo 2011 recentemente approvato:

a) ad estendere agli impianti fotovoltaici autorizzati entro il 31 maggio 2011, nonché agli impianti la cui richiesta di autorizzazione sia stata effettuata entro la data di emanazione del decreto legislativo 3 marzo 2011, la vigenza dell'attuale sistema d'incentivazione;

b) ad assicurare una maggiore semplificazione del quadro delle autorizzazioni degli impianti, al fine di ridurre i tempi di attesa - e i relativi costi per gli operatori - e rendere più trasparente l'iter amministrativo di approvazione;

c) ad adottare meccanismi d'incentivazione che premino l'innovazione di processo;

a procedere ad una riorganizzazione e rimodulazione del sistema di incentivi alle fonti rinnovabili, e a convocare un tavolo di concertazione con gli operatori di settore, le associazioni di categoria e gli enti locali, per la definizione della nuova disciplina;

ad adottare provvedimenti più incisivi volti al perseguimento degli obiettivi europei sull'energia prodotta dalle fonti rinnovabili;

a promuovere le attività di ricerca nel settore delle fonti rinnovabili;

a promuovere misure atte a disincentivare i comportamenti speculativi degli operatori, in particolare quelli orientati a realizzare investimenti esclusivamente orientati a logiche finanziarie;

ad intervenire su tutte le concessioni date nel momento del vuoto normativo e su quelle ancora da riconoscere, sia per fermare la speculazione, sia per evitare il rischio che installazioni progettate frettolosamente e altrettanto frettolosamente realizzate prima che scattino le tariffe del nuovo conto e le limitazioni delle linee guida non siano poi in grado di produrre il quantitativo di energia previsto, e di evitare altresì che i cittadini, che sulle bollette elettriche sopportano i relativi costi dei sussidi elargiti con denaro pubblico, al danno uniscono anche la beffa subita;

a provvedere ad integrare il quadro normativo e/o a modificarlo per fronteggiare la contraddizione che emerge dalla corretta applicazione delle disposizioni in materia, tenendo nella giusta considerazione la necessità e l'urgenza di assicurare velocemente un adeguato contemperamento dei diversi interessi in campo e contenere l'irreversibile trasformazione del paesaggio agrario, impedendo il consumo indiscriminato di suolo agricolo, fattore non rinnovabile di produzione, e salvaguardare altresì l'ambiente, il paesaggio, la biodiversità ed i beni culturali;

ad impegnarsi affinché gli operatori deputati all'allaccio degli impianti alla rete elettrica stabiliscano regole certe ed impegni sostanziali a beneficio degli operatori in regola con le autorizzazioni e pronti a far entrare in esercizio gli impianti entro il 31 maggio 2011.

(1-00396)

MOLINARI, RUTELLI, BAIO, BRUNO, MILANA, RUSSO, GUSTAVINO, FISTAROL - Il Senato,

premesso che:

il recente decreto legislativo, approvato dal Governo il 3 marzo 2011, in materia di fonti energetiche rinnovabili mentre persegue gli obiettivi indicati dalla direttiva europea 2009/28/CE, non sembra avere accolto in modo sistematico le osservazioni proposte dalle competenti Commissioni parlamentari;

la politica energetica nazionale deve valorizzare il maggior numero di fonti energetiche, avendo come obiettivo la diversificazione e, nello stesso tempo, la qualità dell'approvvigionamento, con particolare riguardo alla tutela ambientale e alla complessiva efficienza e competitività del nostro sistema;

l'obiettivo di potenziare la ricerca e di promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, anche al fine di ridurre le emissioni inquinanti, corrisponde ad un preciso obbligo internazionale e ad un impegno strategico per il Paese, anche con riferimento alle potenzialità di progresso e di innovazione connesse alla green economy;

occorre integrare i riferimenti normativi riguardanti, in particolare, il sistema di incentivi alla produzione di energie da fonti rinnovabili ed intervenire sia sulle procedure autorizzative attuali, che sulle modalità di sostegno agli investimenti con lo scopo di offrire sicurezza ai cittadini, agli imprenditori e al sistema bancario, tutelando inoltre in maniera significativa il territorio anche limitandone il consumo,

impegna il Governo:

a far proprie le condizioni e le osservazioni espresse dalle competenti Commissioni parlamentari, tendenti a disciplinare il sistema degli incentivi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare per il fotovoltaico, il solare termodinamico e l'idroelettrico;

ad adottare un decreto ministeriale integrativo che regolamenti, in via definitiva, gli incentivi per il settore fotovoltaico, dopo la scadenza del 31 maggio 2011, dando certezza agli investimenti nazionali ed esteri;

a concertare con gli operatori, le associazioni di categoria, le Regioni e gli enti locali una nuova disciplina normativa per riorganizzare il sistema di incentivi alle fonti rinnovabili, al fine di perseguire gli obiettivi europei condivisi;

ad investire in maniera significativa nel campo della ricerca, anche riguardo al fotovoltaico nanotecnologico che permette di innalzare di molto il rendimento;

ad adoperarsi presso i gestori della rete elettrica, per facilitare e favorire gli allacci degli impianti alla stessa;

ad attivare tutti i dispositivi possibili per contrastare le speculazioni nel settore, compresi quelli orientati a realizzare esclusivamente rendite finanziarie.

(1-00397)

Interrogazioni

TOMASELLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 marzo 2011 nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco, località nei pressi di Brindisi, a seguito di disordini causati da alcuni immigrati tunisini, utilizzando accendini e liquido infiammabile, è stato appiccato un incendio che ha distrutto parte delle camerate e dei arredi della struttura;

per porre fine ai disordini è stato necessario l'intervento degli agenti di Polizia (Digos e Squadra mobile), dei militari in servizio nel centro e dei Vigili del fuoco;

nelle ore seguenti tali disordini una commissione della prefettura ha effettuato un sopralluogo per valutare la situazione e, pur in presenza di notevoli danni riportati dalla struttura, è stato deciso di non procedere alla chiusura del centro;

precisato che:

quello di Brindisi è l'unico caso in Italia di struttura al cui interno coesistono centri dalla funzione assolutamente diversa e lontana, come il CARA, Centro di accoglienza per i richiedenti asilo politico, e il CIE, Centro di identificazione ed espulsione;

la presenza di gruppi di immigrati con prospettive di vita così diverse (espulsione dall'Italia o riconoscimento di asilo politico) all'interno di un'unica struttura produce il rischio di promiscuità e crea oggettivi problemi di gestione, sia agli operatori sociali che alle stesse Forze dell'ordine preposte alla sicurezza del centro, a volte anch'esse stesse vittime di incidenti;

la rivolta dei giorni scorsi non è che l'ultimo episodio di disordini e violenza in pochi mesi, spesso sfociati in tentativi di fuga di diverse decine di immigrati, accompagnati da un conseguente ingente impiego di Forze dell'ordine, costrette, spesso a turni massacranti e a trascurare l'essenziale attività di controllo del territorio, come, peraltro, ripetutamente denunciato dalle organizzazioni sindacali di polizia;

considerato che:

l'interrogante ha avuto modo di visitare personalmente negli scorsi mesi Restinco in più occasioni, verificando con soddisfazione gli sforzi notevoli compiuti nella gestione del centro, sia dal punto di vista dei servizi che dell'accoglienza, grazie all'umanità e alla competenza degli operatori sociali nonché alla professionalità e alla disponibilità delle Forze dell'ordine che lo presidiano;

la casistica riscontrata conferma l'insostenibilità ambientale di tale situazione: persone da oltre 20 anni in Italia oggi rinchiusa nei CIE per scadenza di permessi di soggiorno; immigrati con famiglie in Italia impossibilitati al ricongiungimento; presenze nei CIE ben oltre i 30 giorni e fino al termine massimo di sei mesi per poter essere poi "nei fatti" lasciati liberi, per via della normativa che ha esteso da 60 a 180 giorni il termine massimo di permanenza per le necessarie identificazioni; sovraffollamento delle strutture: tutti elementi che producono tensioni che poi sfociano anche in tentativi di fuga o atti violenti,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo, anche alla luce di quanto rendicontato dalla stampa, intenda procedere per evitare il ripetersi di ogni episodio di violenza all'interno del CIE di Restinco;

se non si ritenga quantomai urgente e prioritario disporre il superamento della doppia funzione, non più tollerabile, del centro di Restinco, attraverso la chiusura del CIE e il potenziamento del CARA;

se, a tale scopo, non ritenga utile verificare i fatti e le condizioni richiamati anche per mezzo di un'ispezione ministeriale.

(3-01997)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della salute -

(3-01998)

(Già 4-03839)

ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la situazione della cantieristica nazionale è assolutamente preoccupante e vive ormai da molto tempo in uno stato di crisi che coinvolge numerosissimi stabilimenti e migliaia di lavoratori e rischia di precipitare senza un serio impegno del Governo ad adottare un progetto industriale;

nel corso del 2010, l'interrogante, insieme ad altri parlamentari del Partito democratico, ha più volte chiesto al Governo di adottare con urgenza misure, interventi e iniziative per far fronte alla grave crisi che investe la cantieristica navale, indirizzando l'attenzione soprattutto alla salvaguardia dei posti di lavoro e agli stabilimenti che versano in condizioni più critiche;

desta particolare preoccupazione lo stabilimento di Castellammare di Stabia (Napoli), già duramente colpito dalla crisi, e soprattutto creano apprensione le conseguenze cui sarebbero esposti i milioni di operai e le loro famiglie che rischiano di perdere il posto di lavoro senza commesse pubbliche;

di recente, il ministro Romani, durante lo svolgimento di un'interrogazione a risposta immediata alla Camera dei deputati (3-01463), si è impegnato a rilanciare i siti liguri di Fincantieri, ma nessuna attenzione è stata rivolta al sito di Castellammare di Stabia, generando malcontento e preoccupazione tra tutti gli addetti ai lavori;

il 22 marzo 2011, gli operai dello stabilimento stabiese hanno nuovamente protestato, occupando la strada statale sorrentina per chiedere alle istituzioni competenti risposte concrete sul futuro dello stabilimento di Castellammare, sulla necessità di mantenere gli attuali livelli occupazionali del cantiere e sull'urgenza di avviare il progettato ampliamento del bacino di carenaggio;

il 25 marzo, il Partito democratico parteciperà alla una nuova manifestazione organizzata dai lavoratori dello stabilimento di Castellammare di Stabia,

si chiede di sapere:

quali siano le prospettive per il cantiere di Castellammare di Stabia e per i suoi lavoratori;

quali iniziative si intendano adottare per garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali ed evitare il ricorso alla cassa integrazione;

se non si ritenga urgente ed improcrastinabile l'adozione di un serio progetto industriale;

se non si ritenga necessario convocare un tavolo di lavoro con la partecipazione della Regione Campania per avviare il progettato ampliamento del bacino di carenaggio e per garantire nuove commesse.

(3-01999)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE LUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella regione Campania la crisi relativa alla gestione del ciclo dei rifiuti potrebbe conoscere una nuova recrudescenza, con l'ormai prossimo esaurimento delle discariche attualmente in funzione sul territorio regionale e, in particolare, nel napoletano e nel casertano;

con il decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 gennaio 2011, n. 1 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 24 gennaio 2011), recante "Disposizioni relative al subentro delle amministrazioni territoriali della regione Campania nelle attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti", è stata cancellata la previsione di aprire nuove discariche nei siti individuati nel decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 luglio 2008, n. 123, e cioè Andretta (Avellino) - località Pero Spaccone, località Cava Vitiello - Terzigno (Napoli) e Serre (Salerno) - località Valle della Masseria;

nel suddetto decreto-legge è stata recepita (all'art. 1 comma 3, lettera b)) l'indicazione, di utilizzare per l'allocazione di alcune tipologie di rifiuti, previo trattamento preliminare, le cave abbandonate e dimesse presenti sul territorio regionale;

tale istanza è stata rappresentata dal Partito democratico, su proposta dell'interrogante, sin dal 2008 con un ordine del giorno presentato dal gruppo del Pd e approvato dal Senato all'unanimità il 9 luglio di quell'anno, che impegna il Governo ad utilizzare, per le suddette finalità, anche le cave abbandonate e dismesse presenti nella Regione Campania, così come individuate dal Piano regionale attività estrattive (PRAE), nonché dal Piano di recupero ambientale del territorio della Provincia di Caserta;

nel territorio della Campania risultano dislocati numerosi siti di cave abbandonate e/o dismesse, quindi non più in attività e privi di alcuna legittima titolarità o aspettativa privatistica nonché sprovvisti di vincoli amministrativi o obblighi per gli ex gestori o proprietari, sulla base di quanto risulta dal PRAE, approvato con ordinanza del Commissario ad acta n. 11 del 7 luglio 2006, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Campania n. 27 del 19 giugno 2006 e dal Piano di recupero ambientale del territorio della Provincia di Caserta;

da uno studio effettuato dai tecnici della Regione Campania nell'ambito della predisposizione del PRAE è emerso che in Campania su 1.501 cave 264 sono attive, mentre 1.237 sono abbandonate, abusive o dismesse;

considerato che:

come si è detto, le discariche attualmente in uso in Campania sono in esaurimento;

previo recupero ambientale, potrebbero essere utilizzate le cave abbandonate e/o dismesse che risultano compatibili allo scopo;

l'utilizzo di tali siti, previe le opportune verifiche e nel rispetto della normativa tecnica di settore nazionale e comunitaria, consentirebbe di eliminare tipologie di rifiuti compatibili con dette aree ed al contempo di realizzare un'azione di ripristino ambientale delle cave abbandonate e dismesse;

da molte inchieste della magistratura è emerso che nella gestione delle cave abbandonate e dismesse si riscontrano infiltrazioni della criminalità organizzata, a vari livelli, presente nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania;

utilizzare tali siti secondo i modi stabiliti dal decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196 avrebbe come conseguenza anche l'allontanamento della camorra da questo ambito del settore rifiuti;

sono trascorsi ormai due mesi da quando, il 20 gennaio 2011, il disegno di legge di convenzione del decreto-legge 26 novembre, n. 196, approvato il giorno precedente al Senato, ha ricevuto il via libera alla Camera;

come si evince dagli organi di stampa, nelle ultime settimane è tornata in auge l'ipotesi di individuare nuove discariche in alcune zone della Campania;

tale situazione ha già sollevato proteste da parte delle comunità che vivono sui territori ai quali si è fatto riferimento;

è giunto il momento di avviare un percorso definito che, sulla base di un disegno normativo preciso, porti la Campania fuori dalla crisi dei rifiuti nella quale ancora si dibatte;

il 18 novembre 2010 dieci senatori del Partito democratico hanno presentato un disegno di legge (AS n. 2463), recante "Norme per il superamento della gestione emergenziale e per il funzionamento ordinario del ciclo dei rifiuti, nonché interventi in materia ambientale nella regione Campania", che il Governo potrebbe prendere in considerazione per definire gli interventi da attuare in Campania,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo abbia promosso o abbia in programma di promuovere per dare attuazione alla disposizione recepita al comma 3, punto b), dell'articolo 1 del decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196.

(4-04836)

FLERES - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il tratto della variante dell'ex strada statale 288, Catania-Enna, ricadente nel territorio di Raddusa (Catania), è interrotto e chiuso al transito per una frana da almeno tre anni;

in particolare, la galleria presente nel tratto in oggetto è quasi completamente ostruito dalla fanghiglia;

nonostante le ripetute richieste, gli enti competenti, cioè Consorzio di bonifica 7 Caltagirone, Anas, Provincia di Catania e Protezione civile, non hanno ancora ripristinato la transitabilità;

considerato che:

la gestione del tratto di strada, affidato in precedenza al Consorzio di bonifica 7, è passato dal 1998 alla Provincia di Catania;

negli ultimi decenni, pur in presenza di un progetto finanziato per 500.000 euro, non sono mai stati realizzati i necessari interventi di manutenzione;

all'interrogante risulta che:

la Provincia di Catania non avrebbe approvato alcuna delibera riguardante il ripristino della ex strada statale 288;

secondo indiscrezioni di stampa, per il ripristino la Provincia di Catania necessiterebbe di 20 milioni di euro, allo stato indisponibili,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e, in caso affermativo, se e in quali modi ritenga di dover intervenire al fine di accelerare il ripristino della transitabilità della ex strada statale 288.

(4-04837)

BIANCHI - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Corte di cassazione nella sentenza n. 8254 del 2011 della IV Sezione penale ha annullato l'assoluzione di un medico dall'accusa di omicidio colposo di un paziente dimesso, seguendo i criteri delle linee guida in uso nella struttura sanitaria, dopo 9 giorni, da un intervento cardiaco in quanto la volontà di contenere la spesa sanitaria non può prevalere sul diritto alla salute dei cittadini e le dimissioni dei pazienti dagli ospedali devono essere decise solo in base a valutazioni di ordine medico;

con questa decisione la IV Sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso della procura della Corte d'appello di Milano e dei familiari del paziente deceduto per essere stato dimesso troppo frettolosamente, contro l'assoluzione di Roberto G., medico dell'ospedale civile di Busto Arsizio (Varese) nel quale Romildo B. era stato ricoverato il 9 giugno 2004 per infarto al miocardio;

il paziente veniva dimesso dopo 9 giorni dal momento che risultava «asintomatico e stabilizzato». La notte del giorno in cui veniva dimesso, 18 giugno, Romildo B. aveva un nuovo scompenso e giungeva in ospedale già in arresto cardiocircolatorio. La perizia legale ha accertato che se il paziente non fosse stato dimesso sarebbe sopravvissuto per le rapide cure che avrebbe ricevuto in reparto;

in primo grado il medico che firmò le dimissioni venne condannato a 8 mesi di reclusione e a risarcire i danni morali ai familiari. In appello, invece, fu assolto «perché il fatto non costituisce reato» in quanto il medico aveva seguito le linee guida in tema di dimissioni;

secondo la Cassazione si deve verificare che le linee guida, «che legittimamente potrebbero essere ispirate anche a logiche di economicità di gestione, non siano (...) in contrasto con le conclamate esigenze di cura del paziente»;

le linee guida sono raccomandazioni sviluppate in modo sistematico per assistere medici e pazienti nelle decisioni sulla gestione appropriata di specifiche condizioni cliniche. Uno strumento fondamentale che ha senza dubbio contribuito a sviluppare la qualità della sanità attraverso la standardizzazione dei trattamenti medici; le logiche economiche, tuttavia, non possono prevalere sul diritto alla salute, costituzionalmente garantito e lo standard di comportamento stabiliti dalle linee guida non può azzerare il giudizio individuale del medico;

il processo di cura deve essere adeguato alle esigenze del paziente. La progressiva crescente crescita tecnologica e l'incremento dei costi sanitari (la cui quota maggiore è ascrivibile all'assistenza ospedaliera) ha determinato scelte di politica sanitaria che definiscono a priori le giornate di degenza per le singole patologie, i cosiddetti DRG (raggruppamenti per diagnosi). Pertanto, chi definisce la durata del ricovero è la patologia e non il paziente. Tuttavia, se ciò è coerente con i tempi di diagnosi e terapia per molti pazienti, soprattutto giovani, non lo è per le persone che presentano più patologie come gli anziani;

oggi circa un terzo dei letti ospedalieri è occupato da pazienti oltre i 65 anni. Considerato che oggi gli over 65 sono il 20 per cento e fra 40 anni saranno il 37 per cento e pertanto il Paese si troverà in un contesto in cui ci sarà aumento della popolazione anziana; aumento delle pluripatologie; riduzione del supporto familiare; insufficienza dell'offerta sociale di integrazione ai bisogni sanitari. Le conseguenze di tali prospettive sono: aumento dei ricoveri ripetuti (il paziente viene dimesso ed entra in altro ospedale); utilizzo improprio dei posti letto di riabilitazione (usati al solo scopo di completare la cura); costo sanitario in incremento;

il costo di degenza negli ospedali è pari a 800 euro al giorno per un posto letto per pazienti acuti, mentre un posto letto per assistenza intermedia costa 160 euro al giorno;

l'assistenza intermedia viene definita come un'area di servizi integrati, sanitari e socio-domiciliari, residenziali e semi-residenziali, finalizzata a garantire la continuità assistenziale dopo la dimissione ospedaliera e a favorire il rapido recupero funzionale e la massima autonomia dei pazienti. Il rafforzamento di questa area assistenziale può favorire, inoltre, la prevenzione dei ricoveri non necessari e/o impropri, accorciare le degenze in strutture per acuti ed evitare un'assegnazione precoce ai sistemi di lunga assistenza (riabilitativi, domiciliari o residenziali),

si chiede di sapere:

quali misure di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare, alla luce della sentenza della Corte di cassazione che sottolinea, da un lato, l'importanza della tutela della salute e le esigenze delle cure del paziente al di là delle logiche di economicità di gestione degli ospedali e, dall'altro, il problema dell'efficienza correlata all'utilizzo dei posti letto negli ospedali e alle scelte diagnostiche-terapeutiche dei medici;

se non ritenga utile valorizzare e potenziare l'assistenza intermedia. L'utilizzo dei posti letto ad assistenza intermedia è fondamentale per la stabilizzazione dei pazienti che, dimessi dal ricovero, medico o chirugico o cardiologico, se non hanno necessità riabilitative e non sono ancora trasferibili a domicilio, possono completare, in ambiente protetto ma con minori servizi assistenziali, la guarigione.

(4-04838)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la fondazione è un ente senza finalità di lucro costituito da un patrimonio preordinato al perseguimento di un determinato scopo. È creata dalla persona fisica o giuridica (fondatore) che destina il patrimonio allo scopo; i fondatori possono essere più d'uno. Può anche essere costituita attraverso una disposizione testamentaria: in tal caso sorge solo dopo la morte del fondatore e ha come patrimonio un suo lascito;

da qualche anno, in Italia, quasi ogni partito, e molti leader politici, Ministri, ex Presidenti del Consiglio dei ministri, nonché manager d'azienda hanno la propria fondazione, associazione, organizzazione, centro studi o think tank che dir si voglia. Tutte rivendicano una funzione culturale, più che politica in senso stretto, ergendosi a fucina di idee all'interno dei propri partiti di riferimento, ma con esiti spesso lontani dalle intenzioni;

un'inchiesta del 2009 de "l'Espresso", a firma del giornalista Primo di Nicola sulle fondazioni rileva che «Dietro al ruolo crescente delle fondazioni c'è il meglio dell'economia. Già, perché le idee non sono tutto. A fare la differenza è anche la forza degli sponsor. Oltre a uno scopo da perseguire deve dimostrare un adeguato patrimonio. Una cifra precisa non esiste, ma le prefetture che vigilano sulle fondazioni riconosciute, se non esercitano controlli sulla loro gestione finanziaria almeno su questo sono severe: la dote deve essere credibile. Di solito si parte dai 50 mila euro per arrivare anche oltre il milione. Soldi che vanno immobilizzati in investimenti sicuri e non possono essere utilizzati per le attività correnti. E qui si entra in una zona d'ombra, dove le nuove creature aggirano le vecchie leggi sul finanziamento dei partiti. E vanno a caccia di risorse per il loro stakanovismo di convegni, riviste e centri studi. A cominciare dai fondi ministeriali, surrogato delle sovvenzioni pubbliche ai movimenti politici. Vi ricorrono un po' tutte, da Magna Carta a Liberal che, insieme a Italianieuropei e Nuova Italia di Gianni Alemanno, da quest'anno si è anche attrezzata per incassare le donazioni Irpef del 5 per mille. Per il resto puntano sui contributi degli associati e sugli assegni dei grandi donatori. Ma tracciare un identikit degli sponsor, che mettano mano al portafogli per i patrimoni o per le spese, non è facile. Le fondazioni non hanno infatti alcun obbligo a rendere pubblici bilanci e fonti di finanziamento. "L'espresso" ha provato comunque a fare luce scandagliando sulle attività delle fondazioni più dinamiche: Italianieuropei, Fare futuro, Magna Carta, Liberal, Formiche, Nuova Italia e Medidea. Cominciamo da Italianieuropei, costituita nel 1999 da Giuliano Amato e da Massimo D'Alema, in quel momento a Palazzo Chigi, dal costruttore Alfio Marchini, dal presidente della Lega cooperative Ivano Barberini e dal consulente aziendale Leonello Giuseppe Clementi. Dotazione iniziale, un miliardo di lire fornito da una nutrita lista di sostenitori: 200 milioni di lire li offre la Cooperativa estense; 100 l'Associazione nazionale cooperative e la Lega coop di Modena; 50 milioni la Brown Boveri, la Lega coop di Imola, Ericsson e Pirelli. Tra i privati, con cifre intorno ai 50 milioni spiccano l'industriale Claudio Cavazza, gli stessi Clementi e Marchini, mentre 1 milione ciascuno versano Amato e Barberini. Con il ritorno di Amato al governo, presidente viene nominato D'Alema che, curiosamente, non ci mette una lira. A differenza di altri noti benefattori che rimpinguano successivamente la dotazione patrimoniale con offerte fino a 80 mila euro. Tra loro, la Romed di Carlo De Benedetti, Fiat Geva (Gianni Agnelli), Philip Morris, Waste management (discariche), e.Biscom, Glaxo Wellcome, Tosinvest (famiglia Angelucci) e altri imprenditori come Guidalberto Guidi, Francesco Micheli, Vittorio Merloni, Gianfranco Dioguardi e Paolo Marzotto. Fare futuro nasce invece nel 2007 grazie a Fini, Adolfo Urso e Ferruccio Ferranti, un manager ora indagato a Bari per una storia di appalti sanitari. Patrimonio iniziale: un milione di euro, 930 mila dei quali versati da un comitato. Tra i promotori, c'è chi continua a versare ogni anno fino a 20 mila euro: Emilio Cremona, presidente di Assofond, la federazione delle fonderie; Lia Viviani, titolare dell'omonima casa editrice; gli imprenditori metallurgici Michele Mazzucconi e Giancarlo Ongis e Sergio Vittadello, della Intercantieri. Seguono, oltre a Biondi Santi, personaggi come il sociologo Sabino Acquaviva, l'avvocato Nicolò Amato, l'attore e deputato Luca Barbareschi, la presentatrice Rita Dalla Chiesa, la cantante Cecilia Gasdia. Natali nobili anche per Magna Carta, varata nel 2004 su impulso di Marcello Pera, allora presidente del Senato. Motore operativo è da sempre Gaetano Quagliariello, che è stato anche il primo presidente. Tra i fondatori, Giuseppe Calderisi (parlamentare di Fi), Giuseppe Morbidelli (professore di diritto alla Sapienza) e soprattutto la Erg della famiglia Garrone, la Fondiaria di Ligresti e la Nuova editoriale, una srl di Firenze. Ciascuno versa 100 mila euro cui si aggiungono più tardi identiche cifre da Mediaset, Gianmarco Moratti con la Secofin holding, Acqua pia antica marcia di Francesco Bellavista Caltagirone e British american tobacco, il cui vecchio ad Francesco Valli è l'attuale presidente di Magna Carta. Non basta: nella lista dei donatori, oltre la Korus srl del senatore Pdl Filippo Piccone (nel mirino dei pm di Pescara per la compravendita di candidature), compaiono pure Finmeccanica, la telefonica H3G, Viaggi del ventaglio e Meliorbanca. Nasce bene (maggio 1996) anche Liberal di Adornato: 200 milioni di lire di patrimonio versati da Diego Della Valle, Alfio Marchini (sempre lui), Vittorio Merloni e Marco Tronchetti Provera. Ma il progetto piace anche a un altro illustre sponsor: Cesare Romiti. Come illustre è il promotore di Medidea, varata nel 2008 da Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno e ora presidente dell'Antimafia, con il figlio Angelo e a Massimo Pini, stretto collaboratore di Ligresti. Con tre assegni da 20 mila euro i tre hanno dato vita al think tank che a maggio ha visto entrare nel cda Tarak Ben Ammar, alleato storico di Berlusconi. Ad una svolta invece la vita di Formiche, costituita nel 2005 dopo le dimissioni di Marco Follini dalla segreteria dell'Udc. Per vararla radunò alcuni fedelissimi, tra i quali Alberto Brandani e Paolo Messa, capo ufficio stampa del partito, che con pochi altri versarono i 95 mila euro di dotazione iniziale. Con il passaggio al Pd di Follini il pensatoio ha però conosciuto qualche difficoltà. Chi non molla invece è il sindaco di Roma Alemanno saldamente alla guida della Nuova Italia. La fondò nel 2003 con 250 mila euro di patrimonio raggranellato con il contributo di Antonio Buonfiglio (sottosegretario alle Politiche agricole), Francesco Biava e Aldo Di Biagio (deputati Pdl), oltre a Franco Panzironi, un fedelissimo piazzato dal sindaco di Roma ai vertici dell'Ama, l'azienda rifiuti capitolina. Ma soprattutto il denaro arrivò dagli aderenti sparsi per l'Italia. Costituire il patrimonio iniziale è compito facilissimo rispetto a quello di finanziare le spese correnti. Prendiamo Italianieuropei: con il suo milione abbondante di fatturato, la sede romana da 7 mila euro mensili (altre due sono a Milano e Napoli, dove divide gli uffici con Mezzogiorno Europa, fondazione voluta da Giorgio Napolitano), la dozzina di dipendenti, il sito Internet, i libri, i quaderni e la rivista (distribuiti da Mondadori danno circa 50 mila euro di ricavi), oltre alla nutrita agenda di convegni, è ormai una macchina costosa. "E non riscuotiamo quote di aderenti", spiega il segretario Andrea Peruzy: "Per finanziarci ricorriamo al mercato". Come? Anzitutto con la pubblicità sulle riviste: pacchetti da 30 mila euro acquistati tra gli altri da Allianz, Sisal, Mps, Banca di Roma, Sky, Enel, Eni, Fastweb, Telecom, Rai, Unicredit, Aeroporti di Roma e Novartis. Oppure con le sponsorizzazioni per i gruppi di lavoro, come quello sulla sanità animato dal senatore Ignazio Marino. Poi ci sono i convegni su commissione: British tobacco, sborsando 20 mila euro, ne ha chiesto uno sui danni del fumo minorile. Infine, con i proventi della "capitalizzazione del marchio", così la definisce Peruzy, con cui la fondazione monetizza proponendosi come consulente per festival, ultimo quello della Salute di Viareggio che frutterà 100 mila euro»;

si legge ancora: «Diverso il caso di Fare futuro (una decina di dipendenti), anch'essa attiva con libri e riviste ("Fare futuroweb magazine" e "Charta minuta"), summer school, convegni e sito. Un dinamismo che richiede un budget di oltre 800 mila euro, per il 70 per cento garantito dai soci e per il resto da sponsor. Oltre ai cento promotori vanta 700 affiliati che versano 500 euro e una trentina di benemeriti che ne offrono 10 mila l'anno. Entrate alle quali si sommano le sponsorizzazioni: Unicredit e Finmeccanica hanno dato 50 mila euro per il rapporto "Fare Italia nel mondo". Mentre 30 mila euro sono stati donati per lo studio 'Pacchetto clima' da Eni, Unicredit, Enel, E.on energia, Pirelli ambiente e A2A, la multiutility lombarda. Poi c'è la pubblicità pagata con decine di migliaia di euro da sponsor come Cremonini, Todini, Alenia Aermacchi e Condotte d'acqua, per non parlare di Mps, con Finmeccanica ed Elt Elettronica (sistemi di difesa) tra i finanziatori più fedeli dei convegni di Liberal (Siena e Venezia), che a sua volta ha un budget di 500 mila euro accumulati anche con il sostegno di Esteri e Beni culturali. Esigenze più modeste a Nuova Italia di Alemanno, organizzata come una corrente di partito con circoli sparsi per la penisola e budget di 300 mila euro che se ne vanno per la sede romana, il sito e attività come il "Master di decisione" e il "Progetto salvamamma" contro l'infanticidio. Nessuna grossa impresa: le risorse vengono dalle quote da 500 euro dei 600 iscritti. Esattamente il contrario di quello che capita a Formiche, che sforna l'omonima rivista e vive grazie alla pubblicità: un milione l'anno, pagati tra gli altri da Mediaset, Sorgenia, Bat, Generali e da vari ministeri, tra cui Infrastrutture e Pari opportunità. Infine Magna Carta, budget intorno ai 900 mila euro con i quali finanzia sito Web, libri, convegni, summer school e il tradizionale meeting di Norcia. Soldi che arrivano dai fondi statali (nel 2005 33 mila euro dagli Esteri), dalle pubblicazioni e soprattutto dalle quote degli affiliati, una trentina tra fondatori e aderenti, che pagano ciascuno 15-20 mila euro l'anno. In questo modo mettono insieme almeno 400 mila euro, cui si aggiungono i proventi delle collette durante gli eventi. "Tutte iniziative autofinanziate", assicura il direttore Giuseppe Lanzillotta. Come il meeting sulle relazioni transatlantiche realizzato a New York con Westinghouse e American Enterprise che hanno provveduto agli alloggi. Tariffa agevolata invece per i biglietti aerei della United, mentre il resto è arrivato da Mediaset (30 mila euro) e dagli Esteri. Ciononostante, il momento non è dei migliori per Quagliariello e soci. Uno dei fondatori, il gruppo Ligresti, ha mollato per andare a foraggiare Medidea di Pisanu. La quale è generosa di informazioni sulle proprie attività, la rivista trimestrale da 4 mila copie o i convegni organizzati con Berlusconi, ma si rifiuta di fornire dati sui finanziatori»;

considerato che:

un articolo di "Italia Oggi" del 3 marzo 2011 ha evidenziato che nelle recenti scelte effettuate dai contribuenti «nella destinazione del 5 per mille del loro reddito Irpef 2009» le fondazioni dei parlamentari sono presenti in maniera irrisoria;

riferisce l'articolo che «Del resto, in un periodo di vacche magre per le casse dello stato, dove si fa fatica a finanziare anche servizi fondamentali, non è che fondazioni o altri organismi politici, spesso di dubbia utilità, possano pretendere di ricevere altri soldi pubblici. In ogni caso la politica, come ogni anno, ha provato ad accedere anche a questa forma di finanziamento delle onlus. Ma è stata sonoramente bocciata dai contribuenti italiani. Si prenda la fondazione Italianieuropei che non è stata in grado di andare oltre le 93 preferenze, incassando 14.955 euro. Oppure la fondazione Nuova Italia presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a cui solo 104 contribuenti hanno destinato il loro 5 per mille Irpef, per un totale di 7.292 euro. Non deve sorprendere, peraltro, il fatto che spesso un maggior numero di preferenze, come avviene nel caso della Nuova Italia rispetto alla fondazione Italianieuropei, si traduca in un minore incasso. La cifra finale, infatti, dipende dall'entità della dichiarazione Irpef presentata, sulla quale si applica appunto il 5 per mille. In più, sempre per arrivare al gettone finale, incide anche la ripartizione proporzionale che viene effettuata in base alle scelte generiche fatte dai contribuenti. Tali sono, tanto per essere chiari, le scelte che vanno appannaggio di un settore, come può essere quello delle onlus o della ricerca scientifica, senza l'indicazione di un organismo in particolare. Meccanismo a parte, ciò che emerge dalle griglie recentemente pubblicate dall'Agenzia delle entrate, fanno proprio emergere un grande disinteresse nei confronti delle fondazioni «politiche». Fino ad arrivare al caso forse più umiliante, quello della fondazione Amintore Fanfani, che è risultata destinataria di una sola preferenza, incassando appena 4,99 euro. Quasi uno smacco, per la fondazione che si richiama all'ex esponente di punta della Dc che fu, se solo si pensa che l'ente è presieduto dall'ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, e nel suo consiglio figurano personaggi come l'ex ragioniere generale dello stato, Andrea Monorchio, il presidente di Generali, Cesare Geronzi, il presidente di Fintecna, Maurizio Prato, e un alto prelato come il cardinale Achille Silvestrini. Insomma, nemmeno i suoi consiglieri hanno destinato qualcosa alla fondazione Fanfani. Briciole sono andate anche alla fondazione Rosselli, nel cui international advisory board spiccano ancora Amato e all'ex ministro forzista Giuliano Urbani. L'organismo, infatti, ha ottenuto appena 9 preferenze, che hanno fruttato 2.591 euro, a dimostrazione del fatto che, se non altro, le nove dichiarazioni Irpef in questione sono di un certo rilievo economico. Poca roba è arrivata anche alla fondazione Craxi, animata da Stefania Craxi, sottosegretario agli esteri e figlia dell'ex premier socialista Bettino Craxi: 16 scelte e 2.296 euro incassati. C'è però da segnalare che tale cifra è stata assegnata alla fondazione Craxi nella "categoria" degli enti di ricerca. L'ente, per non farsi mancare niente, si era infatti candidato a ottenere il 5 per mille anche nella categoria delle onlus. Qui le preferenze sono state 306, il numero più consistente, per un totale di 19.344 euro. L'Agenzia delle entrate, però, ha escluso la fondazione da quest'ultima assegnazione. Più in generale, troviamo anche la fondazione Ugo La Malfa, che ha ottenuto 135 preferenze per 14.924 euro, la fondazione Basso, che tra categoria "onlus" ed "enti di ricerca" ha ottenuto 177 scelte per 19.023 euro, e la fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, con 72 scelte per 6.233 euro»,

si chiede di sapere:

quali iniziative, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda assumere al fine di garantire la trasparenza nella gestione patrimoniale delle fondazioni obbligando le stesse a rendere pubblici i propri bilanci e fonti di finanziamento considerate le ingenti somme di danaro pubblico e privato, a partire da petrolieri e colossi del tabacco, di cui beneficiano;

se risulti in quale modo tali fondazioni si comportino per difendere i desiderata delle società investitrici.

(4-04839)

GRAMAZIO - Ai Ministri della salute e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

l'Associazione laziale motulesi Onlus (ALM) di Roma risulta tra le strutture socio-sanitarie private accreditate presso la Regione Lazio per l'erogazione di attività riabilitativa estensiva e/o di mantenimento (art. 26 della legge n. 833 del 1978);

con un ampio servizio dal titolo "Truffavano sui disabili", a firma Fabiana Ferri, giovedì 13 gennaio 2011 il quotidiano "Libero" riportava la storia della truffa ai danni della Regione Lazio da parte dell'ALM, delle modalità con cui avveniva la falsificazione delle cartelle cliniche, e delle vessazioni, fino a giungere al licenziamento, subite da quei dipendenti, fra i quali il signor Andrea Paliani, che si rifiutavano di sottoscrivere le false dichiarazioni;

considerato che:

da riscontri effettuati nei primi mesi del 2009 sono state evidenziate difformità nell'attività erogata dal centro, sia per numero di trattamenti non residenziali effettuati che per lo standard del personale (carenza di personale infermieristico e del dirigente assistenza infermieristica);

a seguito dell'ispezione dell'11 febbraio 2010 del comando Carabinieri per la tutela del lavoro presso l'ALM, sono state riscontrate delle irregolarità di gestione amministrativa e funzionale della struttura medesima;

a seguito dell'ispezione del 18 febbraio 2010 della Asl Roma C presso la stessa associazione, è stato riscontrato l'utilizzo di locali non autorizzati;

con verbale n. 5/14 del 12 maggio 2010 i Carabinieri del comando per la tutela del lavoro hanno richiesto al Dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale assetto istituzionale, prevenzione e assistenza territoriale, di sospendere in via cautelativa o di interrompere definitivamente l'attività dell'ALM, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei disabili presenti nella struttura, ravvisata la mancanza dei requisiti di legge previsti per una struttura socio-sanitaria accreditata,

l'interrogante chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, se quanto sopra esposto corrisponda a verità, ed in caso affermativo quali siano le azioni finora intraprese per tutelare i pazienti, i lavoratori e coloro che sono stati ingiustamente licenziati dell'ALM e se risulti quali azioni intenda intraprendere la Regione Lazio nei confronti di detta associazione e dei suoi responsabili.

(4-04840)

CASTIGLIONE - Ai Ministri della difesa e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la comunità trapanese vive in queste ore drammatiche, a causa della grave crisi libica, momenti di grande angoscia per le popolazioni coinvolte in questo confronto armato fra genti che si bagnano sullo stesso mare;

allo sconforto per le vite umane messe a repentaglio in un assurdo quanto incomprensibile scontro, si aggiunge la notizia che la nostra comunità ha davanti a sé giorni, se non settimane, di chiusura dell'aeroporto civile di Trapani Birgi;

lo scalo aereo civile in questi ultimi anni è diventato il motore di tutta l'economia trapanese. L'aeroporto civile, infatti, è cresciuto, poco alla volta, fino a raggiungere 1.800.000 passeggeri;

all'aeroporto sono legate le sorti di centinaia di lavoratori che finalmente avevano trovato una risposta alla domanda di lavoro, visto che allo scalo di Birgi sono svolte tutte le attività legate all'accoglienza e alla ristorazione;

con la chiusura, decisa per garantire le operazioni militari, si è colpita l'economia trapanese e in maniera pesantissima il turismo;

a questo motore di sviluppo i trapanesi hanno creduto e per questo hanno investito tutto ciò che era nelle loro possibilità per creare occupazione e lavoro buono per tutta la comunità;

Trapani non può continuare ad avere il suo scalo aereo chiuso solo perché attiguo all'aeroporto militare,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano mettere in atto tutte quelle azioni che possano portare alla riapertura dello scalo aereo di Trapani Birgi, evitando così che siano ancora una volta i trapanesi a pagare il conto più salato dello scontro armato.

(4-04841)

DE ECCHER - Ai Ministri degli affari esteri e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che la legge 15 febbraio 1989, n. 54, "Norme sulla compilazione di documenti rilasciati a cittadini italiani nati in comuni ceduti dall'Italia ad altri Stati in base al trattato di pace", all'articolo 1, comma 1, recita che "tutte le amministrazioni (...) hanno l'obbligo di riportare unicamente il nome italiano del comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene";

all'interrogante risulta che:

sono numerosissimi i cittadini che lamentano l'inefficienza da parte degli impiegati degli uffici pubblici, nei più disparati comuni italiani, che non applicano e/o non conoscono la norma sopra riportata;

in alcuni casi, in particolare, sono gli stessi sistemi informatizzati che non accettano l'inserimento dell'indicazione della Provincia originaria accanto al nome del Comune - per esempio Rovigno, provincia di Pola - ma indicano automaticamente la sigla del nuovo Stato di appartenenza - nella fattispecie Rovigno "Ju" ovvero Jugoslavia;

l'interrogante chiede ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, di sapere se siano a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e in quali modi intendano intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di garantire l'applicazione della norma citata su tutto il territorio italiano e consentire, in conseguenza, ai cittadini provenienti da comuni oggi appartenenti ad altri Stati di vedere correttamente indicata la loro nascita.

(4-04842)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-01999, della senatrice Armato ed altri, sulle misure per la cantieristica, specie a Castellammare di Stabia (Napoli).