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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


Comunicazioni del Governo sulla crisi libica

PROPOSTE DI RISOLUZIONE

(6-00071) n. 1 (23 marzo 2011)

V. testo 2

GASPARRI, BRICOLO, VIESPOLI, QUAGLIARIELLO.

Il Senato,

        premesso che:

            la risoluzione Onu 1973/2011 fornisce alla comunità internazionale un doppio orizzonte di intervento. Il primo, anche in ordine di importanza, riguarda la protezione dei civili; il secondo, è l'applicazione di una no fly zone, cioè una interdizione di tutti i voli nello spazio aereo libico, anche questa con lo scopo precipuo della protezione dei civili, obiettivo per il quale si autorizzano gli Stati membri a "prendere tutte le misure necessarie per imporre l'osservanza dell'interdizione sui voli";

            il Consiglio affari esteri dell'Unione europea (UE) del 21 marzo 2011 ai punti 6 e 7 del documento relativo alla situazione in Libia ha affermato il principio di solidarietà comunitaria nei confronti degli Stati membri più direttamente interessati dai movimenti migratori e assunto l'impegno a fornire il sostegno necessario in relazione all'evolversi della situazione, anche attraverso la pianificazione di un'apposita azione navale nel Mediterraneo;

        considerato che:

            la risoluzione è il frutto di un intenso lavoro diplomatico che ha portato all'astensione di due Paesi con diritto di veto - Cina e Russia - che in precedenza si erano detti contrari all'intervento ed è la diretta conseguenza di esplicite richieste che alla comunità internazionale sono giunte dall'Organizzazione della Lega Araba;

            l'azione militare è sostenuta dalla partecipazione di Paesi arabi quali il Qatar e gli Emirati arabi uniti, a cui potrebbero aggiungersi altri Paesi e la risoluzione ha il pieno sostegno dei nostri alleati a iniziare dagli Stati Uniti e dai principali partner europei;

            l'intervento internazionale si è reso inevitabile quando la rotta del fronte anti-Gheddafi, costretto ormai nella sola zona di Bengasi, rischiava di trasformarsi in una sanguinosa repressione delle fazioni ribelli e in azioni punitive "casa per casa" come aveva già minacciato il figlio del Rais, Saif Gheddafi, mentre già giungevano notizie di violenze contro la popolazione civile che il segretario di Stato americano ha definito "atrocità inenarrabili";

            in questo quadro la partecipazione dell'Italia all'intervento internazionale non poteva mancare. Essa è stata motivata dalla reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l'Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell'area mediterranea;

            vi sono comunque delle condizioni che occorre siano garantite affinché il Paese possa tener fede ai suoi impegni senza che siano messi in pericolo i suoi interessi nazionali;

        rilevato che:

            l'Italia riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia;

            l'Italia è il Paese più esposto ad eventuali ritorsioni militari o terroristiche da parte libica; ha quindi un interesse primario nel non valicare i confini dettati dalla risoluzione Onu che giustificano l'intervento con il solo criterio della protezione delle popolazioni civili. Ogni altra azione che possa essere intesa come ostile dalla popolazione della Libia e dalle opinioni pubbliche dei Paesi arabi metterebbe a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale;

            l'Italia è anche il Paese più esposto alle ondate migratorie dalle coste Nord africane che si annunciano di dimensioni difficilmente prevedibili. Tale flusso, se incontrollato, riveste anche profili di sicurezza nazionale poiché è noto che tra quanti potrebbero giungere si potrebbero inserire terroristi di varia provenienza;

            l'Italia sarà comunque esposta ad una fortissima pressione di rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalle zone di guerra e di instabilità della sponda sud del Mediterraneo,

        impegna il Governo:

            ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell'Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all'intervento internazionale;

            a garantire, nell'ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso opportune iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno stato di non conflittualità;

            a rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari, al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;

            ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni ONU e UE trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del regolamento UE 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l'entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;

            a riattivare, non appena le circostanze e le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall'Italia con la Libia;

            ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito NATO, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla risoluzione ONU 1973, l'embargo sulle armi nei confronti della Libia;

            ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio affari esteri dell'UE del 21 marzo 2011 richiamati in premessa, affinché l'UE renda immediatamente operativa un'azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonché in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;

            a ottenere dai partner europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l'onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell'11 marzo;

            ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l'Europa si doti al più presto di un "sistema unico di asilo", che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i Paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane.

(6-00071) n. 1 testo 2 (23 marzo 2011)

Approvata

GASPARRI, BRICOLO, VIESPOLI, QUAGLIARIELLO.

Il Senato,

        premesso che:

            la risoluzione Onu 1973/2011 fornisce alla comunità internazionale un doppio orizzonte di intervento. Il primo, anche in ordine di importanza, riguarda la protezione dei civili; il secondo, è l'applicazione di una no fly zone, cioè una interdizione di tutti i voli nello spazio aereo libico, anche questa con lo scopo precipuo della protezione dei civili, obiettivo per il quale si autorizzano gli Stati membri a "prendere tutte le misure necessarie per imporre l'osservanza dell'interdizione sui voli";

            il Consiglio affari esteri dell'Unione europea (UE) del 21 marzo 2011 ai punti 6 e 7 del documento relativo alla situazione in Libia ha affermato il principio di solidarietà comunitaria nei confronti degli Stati membri più direttamente interessati dai movimenti migratori e assunto l'impegno a fornire il sostegno necessario in relazione all'evolversi della situazione, anche attraverso la pianificazione di un'apposita azione navale nel Mediterraneo;

        considerato che:

            la risoluzione è il frutto di un intenso lavoro diplomatico che ha portato all'astensione di due Paesi con diritto di veto - Cina e Russia - che in precedenza si erano detti contrari all'intervento ed è la diretta conseguenza di esplicite richieste che alla comunità internazionale sono giunte dall'Organizzazione della Lega Araba;

            l'azione militare è sostenuta dalla partecipazione di Paesi arabi quali il Qatar e gli Emirati arabi uniti, a cui potrebbero aggiungersi altri Paesi e la risoluzione ha il pieno sostegno dei nostri alleati a iniziare dagli Stati Uniti e dai principali partner europei;

            l'intervento internazionale si è reso inevitabile quando la rotta del fronte anti-Gheddafi, costretto ormai nella sola zona di Bengasi, rischiava di trasformarsi in una sanguinosa repressione delle fazioni ribelli e in azioni punitive "casa per casa" come aveva già minacciato il figlio del Rais, Saif Gheddafi, mentre già giungevano notizie di violenze contro la popolazione civile che il segretario di Stato americano ha definito "atrocità inenarrabili";

            in questo quadro la partecipazione dell'Italia all'intervento internazionale non poteva mancare. Essa è stata motivata dalla reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l'Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell'area mediterranea;

            vi sono comunque delle condizioni che occorre siano garantite affinché il Paese possa tener fede ai suoi impegni senza che siano messi in pericolo i suoi interessi nazionali;

        rilevato che:

            l'Italia riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia;

            l'Italia è il Paese più esposto ad eventuali ritorsioni militari o terroristiche da parte libica; ha quindi un interesse primario nel non valicare i confini dettati dalla risoluzione Onu che giustificano l'intervento con il solo criterio della protezione delle popolazioni civili. Ogni altra azione che possa essere intesa come ostile dalla popolazione della Libia e dalle opinioni pubbliche dei Paesi arabi metterebbe a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale;

            l'Italia è anche il Paese più esposto alle ondate migratorie dalle coste Nord africane che si annunciano di dimensioni difficilmente prevedibili. Tale flusso, se incontrollato, riveste anche profili di sicurezza nazionale poiché è noto che tra quanti potrebbero giungere si potrebbero inserire terroristi di varia provenienza;

            l'Italia sarà comunque esposta ad una fortissima pressione di rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalle zone di guerra e di instabilità della sponda sud del Mediterraneo;

        valutata positivamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1973 del 17 marzo 2011,

        impegna il Governo:

            ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell'Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all'intervento internazionale;

            a garantire, nell'ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso opportune iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno stato di non conflittualità;

            a rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari, al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;

            ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni ONU e UE trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del regolamento UE 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l'entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;

            a riattivare, non appena le circostanze e le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall'Italia con la Libia;

            ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito NATO, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla risoluzione ONU 1973, l'embargo sulle armi nei confronti della Libia;

            ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio affari esteri dell'UE del 21 marzo 2011 richiamati in premessa, affinché l'UE renda immediatamente operativa un'azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonché in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;

            a ottenere dai partner europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l'onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell'11 marzo;

            ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l'Europa si doti al più presto di un "sistema unico di asilo", che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i Paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane;

            ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni;

            ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri Paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena attuazione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale;

            a tenere costantemente informato il Parlamento.

(6-00072) n. 2 (23 marzo 2011)

Approvata

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, BONINO, LEGNINI, PEGORER, GASBARRI, CECCANTI, GIARETTA, INCOSTANTE, TONINI, CABRAS, SCANU, PINOTTI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, MICHELONI, AMATI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, NEGRI.

Il Senato,

        valutata positivamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1973 del 17 marzo 2011,

        impegna il Governo:

            ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni;

            ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri Paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena attuazione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale;

            a tenere costantemente informato il Parlamento.

(6-00073) n. 3 (23 marzo 2011)

Respinta

BELISARIO, GIAMBRONE, PEDICA, CAFORIO, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI.

Il Senato,

        premesso che:

            il primo trimestre del 2011 ha fatto registrare un grande fermento politico e sociale che ha attraversato il Maghreb ed il Medio Oriente;

            si è evidentemente in presenza di un'epocale svolta nel mondo arabo. Le cause di questi rivolgimenti sono certamente da individuare nel crescente disagio di vasti strati delle popolazioni, soprattutto giovani - scolarizzati ma sottoccupati - per la loro costante e prolungata esclusione sociale, economica e politica. Giovani che rivendicano il pieno rispetto dei diritti umani, civili e politici, la fine di regimi autoritari e corrotti e una rapida e piena transizione verso sistemi fondati sulla libertà e la democrazia;

            contro i regimi autoritari dei Paesi arabi, si sono verificati significativi moti popolari che, accesisi in Algeria, si sono tumultuosamente estesi in Tunisia, con conseguente caduta e fuga del presidente Ben Alì, in Egitto, con le inevitabili dimissioni del presidente Mubarak, in Bahrein e nello Yemen; contestualmente si sono verificate rivolte anche in Libia, dove purtroppo la crisi in questo momento risulta essere molto più grave;

            dopo una prima avanzata degli oppositori storici al regime di Gheddafi in Cirenaica - i quali avevano conquistato le città di Bengasi, al Zawiya, Misurata, Ras Lanuf, Tobruk, Brega, Zuara - si è dovuta registrare la feroce reazione delle forze di sicurezza fedeli al Governo, grazie anche all'aiuto di milizie mercenarie provenienti da altri Paesi africani, probabilmente ciadiani e ugandesi, e all'impiego di armi, con un pesante bilancio di vittime non ancora stimabile per la difficoltà di avere notizie attendibili;

            già il 27 febbraio 2011 il Consiglio di Sicurezza dell'Onu aveva approvato all'unanimità la risoluzione 1970/2011 che prevedeva l'adozione di misure contro Muammar Gheddafi e i suoi sodali quali: il blocco di tutti i loro beni all'estero, il divieto di viaggio e l'embargo di vendita di armi;

            numerosi Stati hanno prontamente annunciato il congelamento dei beni di Gheddafi e della sua famiglia e di tutte le transazioni finanziarie con il Governo e le altre istituzioni libiche, compresa la banca centrale, lanciando un appello al leader libico per porre fine al bagno di sangue con contestuali dimissioni;

            la situazione è comunque precipitata in quanto la violenta reazione militare delle forze governative libiche, attraverso ripetuti bombardamenti dell'aviazione sulla popolazione civile, ha scosso la comunità internazionale che, solo a questo punto, tra ritardi e indecisioni, si è mossa alla ricerca di una soluzione con la convocazione di una riunione dei Ministri degli esteri del G8 a Parigi, imperniata soprattutto sull'imposizione di una no fly zone sulla Libia;

            il 17 marzo 2011 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un'altra risoluzione, la 1973/2011, sulla Libia, con il voto favorevole di 10 Paesi (Francia, Gran Bretagna, Usa, Bosnia, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Portogallo, Colombia e Libano) e l'astensione di Russia, Cina, Germania, Brasile e India;             la risoluzione ha autorizzato l'applicazione di una no fly zone sulla Libia e l'impiego di "tutti i mezzi necessari" per proteggere i civili dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi; l'Unione europea, con un comunicato congiunto della Rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, e del Presidente permanente, Herman Van Rompuy, si è detta pronta ''a mettere in pratica'' la risoluzione dell'Onu sulla Libia;

            le Commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato il 18 marzo 2011 la risoluzione che dà mandato al Governo ad agire in base alla risoluzione dell'Onu sulla Libia; la suddetta risoluzione ha autorizzato il Governo a mettere in campo le misure necessarie a proteggere i civili e la concessione dell'uso delle basi militari in territorio italiano, in piena adesione alla risoluzione n. 1973 dell'Onu sulla Libia;

            a seguito di quanto sopra esposto è scattata l'operazione "Odissey Dawn" (odissea all'alba), cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Canada. Diverse centinaia di missili da crociera Tomahawk sono stati lanciati su degli "obiettivi sensibili" libici, batterie contraeree e depositi di carburante. Il nostro Paese, che in un primo momento stava fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione di ben sette basi militari, in questi ultimi giorni ha preso parte attivamente ai bombardamenti sul suolo libico, come dichiarato il 20 marzo 2011 dal colonnello Mauro Gabetta, comandante del 37esimo Stormo della base militare di Trapani Birgi. La Lega degli Stati arabi ha comunicato la propria contrarietà a questi attacchi ritenendoli eccessivi, anche se è rimasta favorevole ad una no fly zone;

            l'azione militare in corso, intrapresa dalla "coalizione di volenterosi" (coalition of the willing), qualora non dovesse mantenersi nei limiti consentiti dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu n. 1973, potrebbe risultare illegittima;

            il collasso del regime del colonnello Gheddafi potrebbe avere per il nostro Paese importanti riflessi: l'anno scorso, infatti, la Libia è stato il nostro primo fornitore di petrolio e il quarto di gas; investitori libici sono attivi in diversi settori strategici della nostra economia; l'Italia si è impegnata a versare alla Libia 5 miliardi di dollari in 20 anni, formalmente a titolo di risarcimento per le efferatezze del nostro colonialismo, di fatto a sostegno delle opere infrastrutturali che impegnano nostre imprese sul suolo libico (impegni che afferiscono al Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, entrato successivamente in vigore il 2 marzo 2009) e per il controllo dei flussi migratori;

            la crisi in questa parte del Mediterraneo sta già provocando e continuerà a provocare una crescita degli sbarchi verso le nostre coste, corridoio storico per l'accesso e il transito verso l'Europa, la quale è parsa balbettante e reticente, quando non indifferente al problema; non da meno si è comportato il Governo italiano che non ha esercitato alcuna pressione, come Paese mediterraneo, per rendere più definita e assertiva la posizione europea, e per di più, come è noto, ha ritardato a esprimersi su quanto di drammatico stava accadendo, in particolare sul versante libico, proposto addirittura a modello per il mondo arabo e islamico;

            l'Italia non solo è uno dei principali partner commerciali della Libia, ma è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi; i rapporti dell'Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari certificano che nel biennio 2008-2009 l'Italia ha autorizzato alle proprie ditte l'invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro che rappresentano più di un terzo (il 34,5 per cento) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'Unione europea (circa 595 milioni di euro);

            considerato che tra i principi supremi del nostro ordinamento, l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo",

        impegna il Governo:

            a prevedere la sospensione immediata del trattato bilaterale ratificato dall'Italia nel febbraio 2009;

            a sospendere l'esportazione di armi agli apparati militari libici sia in applicazione della risoluzione Onu n. 1970, sia del paragrafo 13 della risoluzione n. 1973, che ne ha rafforzato la portata;

            a chiedere al regime libico la cessazione immediata delle violenze e il pieno rispetto dei diritti umani e civili;

            a dare attuazione alla risoluzione Onu n. 1973, garantendo il rigoroso rispetto dei limiti di mandato ivi contenuti;

            a provvedere ad informare costantemente e tempestivamente il Parlamento;

            a farsi promotore dell'avvio di un dialogo tra le parti in conflitto per favorire, con tempi e modalità concordate, la transizione verso lo stato di diritto e la democrazia;

            analogamente, a promuovere, di concerto con i partner europei, con i nostri alleati e con il pieno appoggio della Lega degli Stati arabi, iniziative per una soluzione pacifica e diplomatica della drammatica situazione;

            a predisporre efficaci piani di intervento in relazione agli ingenti flussi migratori in corso e futuri, nel pieno rispetto dei diritti umani;

            a richiedere all'Unione europea ed ai singoli Stati membri, oltre al supporto economico, di farsi anch'essi carico dell'accoglienza degli immigrati, del loro soccorso in mare, nonché del successivo smistamento;

            a valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione, prevedendo tra l'altro - in applicazione delle determinazioni adottate dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009, in riferimento al cosiddetto Programma di Stoccolma 2010, relativamente agli aspetti riguardanti l'immigrazione ed il diritto d'asilo - un essenziale coordinamento tra le attività poste in essere nel nostro Paese e le attività svolte sia dall'Agenzia FRONTEX che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di offrire concreta protezione per le persone e i gruppi vulnerabili, con particolare riguardo all'accoglienza dei minori non accompagnati.

(6-00074) n. 4 (23 marzo 2011)

V. testo 2

RUTELLI, CONTINI, D'ALIA, PISTORIO.

Il Senato,

        premesso che:

            in Libia le manifestazioni di protesta nate in modo spontaneo contro il Governo di Muhammar Gheddafi sono state duramente soffocate dagli apparati di sicurezza del potere libico che non hanno esitato ad usare la forza contro i civili che partecipavano alle stesse per chiedere la fine del regime e l'avvio di riforme democratiche;

            la violenta repressione ha assunto dimensioni totalmente inaccettabili per la comunità internazionale;

            la stessa ha maturato una dura condanna per gli episodi di ferocia perpetrati ai danni della popolazione, esprimendo profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione, l'incremento della violenza e le numerose vittime civili;

            il Consiglio di sicurezza dell'ONU, il 27 febbraio 2011, approvando all'unanimità la risoluzione n. 1970, ha assunto, in virtù della violazione estesa e reiterata dei diritti umani, della repressione di pacifici dimostranti, dell'incitamento alla ostilità e alla violenza contro la popolazione civile, che configurano crimini contro l'umanità perseguibili ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale penale, delle sanzioni economiche nei confronti del leader libico Muhammar Gheddafi e dei suoi familiari e collaboratori: embargo sull'importazione e sull'esportazione di armi, nonché divieto di movimento dei membri della famiglia Gheddafi e di altri nominativi indicati, congelamento dei loro fondi e deferimento, per la prima volta all'unanimità, di un Capo di Stato, alla Corte Penale Internazionale;

            l'Unione europea ha adottato in data 2 marzo 2011 il regolamento 204/2011 per dare compiuta attuazione alla citata risoluzione n. 1970;

            il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in data 17 marzo 2011, deplorando il mancato rispetto della risoluzione n. 1970 da parte delle autorità libiche, ha adottato la risoluzione n. 1973;

            in essa si chiede, tra l'altro, l'immediata adozione di un cessate il fuoco e la completa interruzione di ogni violenza e di qualsiasi attacco o abuso a danno di civili; si sottolinea l'esigenza di intensificare gli sforzi per addivenire ad una soluzione della crisi che risponda alle legittime richieste del popolo libico e a facilitare il dialogo per approdare alle riforme politiche necessarie per trovare una soluzione pacifica e sostenibile; si esige che le autorità libiche ottemperino ai loro obblighi in base al diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale e la normativa sui diritti umani e sui profughi, e prendano tutti i provvedimenti necessari per proteggere i civili e soddisfare i loro bisogni essenziali, nonché per assicurare il passaggio rapido e senza ostacoli dell'assistenza umanitaria;

            a tal fine la risoluzione autorizza gli Stati Membri a prendere tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le aree a popolazione civile minacciate di attacco nella Jamahiriya Araba di Libia attraverso, tra le altre cose, un'interdizione su tutti i voli nello spazio aereo della Jamahiriya Araba di Libia e un embargo sulle armi;

        premesso altresì che:

            le rivolte che stanno attraversando l'area del Nord Africa-Medio Oriente rappresentano un cambiamento di primaria importanza negli assetti geopolitici globali, in particolare perché, a fronte dello spostamento negli ultimi anni degli assi strategici verso Est, per quanto concerne l'Europa, e verso il Pacifico, per quanto attiene la dimensione transatlantica, il Mediterraneo torna oggi centrale anche nei maggiori equilibri planetari;

            dovremo attenderci, nel prossimo futuro, ulteriori rivolgimenti in tutta l'area, che risparmieranno quei governi e quelle istituzioni in grado di aprire opportunità concrete di mobilità sociale e di affrancamento dal bisogno;

            l'Italia, per la sua collocazione geopolitica, ha molto da perdere da tali rivolgimenti; salvo che non riesca a cogliere il senso profondo del vento del cambiamento e non intervenga per sostenerne la rapida affermazione e per promuovere una stagione del tutto nuova di relazioni politico-diplomatiche, di opportunità e progettualità di sviluppo e di stabilità politica;

            dopo i primi giorni di operazioni militari si è senz'altro sensibilmente danneggiata la capacità di Gheddafi e delle forze lealiste di commettere odiosi crimini contro le popolazioni. Se tali misure militari saranno sufficienti a condurre Gheddafi all'immediato cessate il fuoco, pienamente verificabile dalla comunità internazionale, e all'apertura di un negoziato, allora l'azione internazionale potrà proseguire verificando la piena rispondenza degli impegni del Governo di Tripoli rispetto alla missione di interdizione al volo nei cieli, così come richiesto dalla già citata Risoluzione n. 1973;

            se, viceversa, le truppe di Gheddafi persevereranno nell'attaccare sistematicamente le città controllate dai ribelli, la comunità internazionale dovrà assumere nuovi e più stringenti impegni per evitare il perpetuarsi di crimini contro le popolazioni e il possibile collasso dello Stato libico, come già drammaticamente accaduto in Afghanistan o in Somalia;

            il Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, Ammiraglio Mike Mullen, e il Ministro della Difesa Robert Gates, hanno annunciato l'intenzione degli USA di lasciare il comando delle operazioni militari e, pur partecipando alla missione internazionale, di trasferire le primarie competenze in tema di pianificazione, comando e controllo agli alleati europei e internazionali; il Consiglio atlantico dovrà decidere per un pieno utilizzo di asset NATO per la conduzione delle future operazioni militari;

            occorre ribadire che le atrocità commesse da Gheddafi e dai suoi uomini più fedeli rappresentano un punto di non ritorno, e che la restaurazione del controllo militare e politico del Colonnello libico sul Paese, così come la divisione in due della Libia, sono opzioni non contemplabili;

        considerato che:

            la Sicilia non è più solo terra di frontiera ma è ormai luogo di confine particolarmente esposto, per la sua collocazione geografica e la vicinanza all'area delle operazioni, alle conseguenze dirette e indirette dell'intervento militare in forza della Risoluzione dell'ONU n. 1973;

            in particolare, tra le scelte discutibili del Governo si segnala quella di aver voluto chiudere, inutilmente, ai voli civili l'aeroporto internazionale di Trapani Birgi causando gravissimi danni all'economia e al turismo di quell'area della Sicilia; l'ormai insostenibile situazione che si è creata a Lampedusa per una presenza di immigrati superiore agli abitanti dell'isola aggrava la già forte crisi economica di un'isola che vive dei soli proventi derivati dalla pesca e dal turismo;

            il centro di accoglienza di Mineo, economicamente dispendioso per l'erario, rischia di replicare la situazione emergenziale di Lampedusa,

        impegna il Governo:

            a dare piena e rigorosa attuazione alle disposizioni previste dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nn. 1970 e 1973;

            in particolare, ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni;

            ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri Paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena esecuzione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale;

            a promuovere al più presto una cabina di regia politica che accompagni le operazioni militari e faciliti la creazione di un largo consenso internazionale per esercitare la dovuta pressione sul Governo di Tripoli, affinché, come ribadito anche dal Presidente americano Obama, Gheddafi decida non solo di fermare le azioni militari, ma anche di lasciare il potere e di favorire l'apertura di una fase politica nuova;

            in particolare, ad adoperarsi affinché la partecipazione italiana alla completa attuazione della risoluzione n. 1973, ai fini della tutela della popolazione civile, avvenga nell'ambito e sotto l'egida della NATO e a concorrere a far sì che si trasferisca a tale organismo internazionale il comando e il coordinamento di tutte le operazioni da mettere in campo in esecuzione della citata risoluzione;

            a porsi, in tal senso, come capofila di un'iniziativa diplomatica con la Lega Araba, l'Unione Africana e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, il cui sostegno è quanto mai essenziale, nonché con il Governo turco quale cerniera strategica verso il mondo arabo;

            a sostenere, a partire dal pieno riconoscimento, il Consiglio Nazionale di Transizione insediato a Bengasi, fornendo allo stesso un concreto supporto sul campo, anche attraverso la nostra intelligence;

            a proporsi come capofila di un grande piano euro-atlantico di rilancio della cooperazione mediterranea, anche attraverso la costituzione di un Fondo per lo sviluppo economico e l'avvio di un processo di confidence-building nell'intera regione, sul modello di quanto accaduto con la CSCE. Tale iniziativa avrà gli obiettivi di sostenere lo sviluppo economico dell'area, anche con il supporto di adeguate istituzioni finanziarie (Banca del Mediterraneo) e con un adeguato finanziamento da parte dell'Italia e della comunità internazionale, anche reimpiegando risorse già investite presso la BEI e la BERS; nonché di diffondere e consolidare lo stato di diritto e le istituzioni democratiche in tutti i paesi dell'area mediterranea;

            ad intervenire nei confronti dell'Unione europea, in nome del principio di solidarietà europea e del principio del burden sharing tra tutti gli Stati membri, ai fini di una condivisione economica, umana e strumentale dell'eventuale fenomeno migratorio di massa frutto della situazione emergenziale nel Mediterraneo, e più in generale a sollecitare l'Unione europea ad elaborare una strategia mirata a trovare un'equa e soddisfacente soluzione di fronte al pericolo di forti ondate di migrazione irregolare nel Mediterraneo rispettosa dei diritti umani e a favorire un'omogenea distribuzione dei rifugiati per il tramite di un sistema comune europeo di asilo e un meccanismo di reinsediamento interno, anche con il supporto dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni;

            a sollecitare l'Unione europea alla piena attuazione del cosiddetto programma di Stoccolma per una gestione integrata delle frontiere esterne e l'attuazione di politiche comuni in materia di asilo e immigrazione e al rafforzamento dell'Agenzia Frontex, in vista della trasformazione della stessa da organo di puro coordinamento degli interventi a organo di gestione delle crisi legate ai fenomeni migratori, essendo l'Italia interessata da settemila chilometri di costa come nessun altro paese europeo nel mediterraneo;

            in particolare, alla costituzione di una reale politica nazionale dell'immigrazione mai avviata in Italia al contrario di tutti gli altri paesi europei;

            a monitorare con attenzione e costanza l'evolversi delle previsioni della Risoluzione n. 1970 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che, ai punti 4, 5, 6, 7, 8 demanda alla Corte Penale Internazionale di aprire un fascicolo di indagine su Gheddafi ed altri appartenenti al Governo libico, per verificare la sussistenza di eventuali crimini contro l'umanità perpetrati nel corso delle operazioni militari, e che invita il Prosecutor della Corte a riferire presso lo stesso organismo ONU entro il prossimo 26 aprile 2011;

            a fornire ogni utile sostegno all'attività della Corte Penale Internazionale e al Procuratore generale;

            a favorire la tempestiva approvazione dei disegni di legge pendenti in Parlamento di adeguamento della normativa interna allo Statuto della Corte Penale Internazionale ai fin di colmare una grave lacuna del nostro ordinamento;

            a sospendere, secondo le procedure previste dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, di cui poco e nulla sappiamo nei particolari, fra la Repubblica Italiana e la Grande Giamahiria libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008, in quanto i drammatici avvenimenti cui si sta assistendo e la realtà che si sta concretizzando sul terreno lo hanno reso ormai nella sostanza incompatibile con le pronunce dell'Unione europea e della comunità internazionale nonché con i nostri interessi nazionali e ad assumere ogni utile iniziativa che salvaguardi gli interessi economici e contrattuali delle imprese italiane che potrebbero essere compromessi dalla gravità e instabilità della situazione socio-politico-economica libica;

            a ripristinare immediatamente l'apertura ai voli civili dell'aeroporto di Trapani trasferendo tutte le operazioni militari presso la sola base di Sigonella, con il conseguente ristoro dei danni subiti dal territorio trapanese e dall'isola di Lampedusa;

            ad intervenire immediatamente per distribuire in maniera proporzionale ed equa i migrati e i richiedenti asilo su tutto il territorio nazionale;

            visto il livello del coinvolgimento del territorio della Regione siciliana connesso alla crisi dell'area del Mediterraneo, a garantire la partecipazione della Regione siciliana e tutte le fasi, anche decisionali, che coinvolgono le istituzioni e il territorio dell'Isola;

            a tenere costantemente informato il Parlamento sull'evoluzione dello scenario.

(6-00074) n. 4 testo 2 (23 marzo 2011)

Respinta

RUTELLI, CONTINI, D'ALIA, PISTORIO.

Il Senato,

        premesso che:

            in Libia le manifestazioni di protesta nate in modo spontaneo contro il Governo di Muhammar Gheddafi sono state duramente soffocate dagli apparati di sicurezza del potere libico che non hanno esitato ad usare la forza contro i civili che partecipavano alle stesse per chiedere la fine del regime e l'avvio di riforme democratiche;

            la violenta repressione ha assunto dimensioni totalmente inaccettabili per la comunità internazionale;

            la stessa ha maturato una dura condanna per gli episodi di ferocia perpetrati ai danni della popolazione, esprimendo profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione, l'incremento della violenza e le numerose vittime civili;

            il Consiglio di sicurezza dell'ONU, il 27 febbraio 2011, approvando all'unanimità la risoluzione n. 1970, ha assunto, in virtù della violazione estesa e reiterata dei diritti umani, della repressione di pacifici dimostranti, dell'incitamento alla ostilità e alla violenza contro la popolazione civile, che configurano crimini contro l'umanità perseguibili ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale penale, delle sanzioni economiche nei confronti del leader libico Muhammar Gheddafi e dei suoi familiari e collaboratori: embargo sull'importazione e sull'esportazione di armi, nonché divieto di movimento dei membri della famiglia Gheddafi e di altri nominativi indicati, congelamento dei loro fondi e deferimento, per la prima volta all'unanimità, di un Capo di Stato, alla Corte Penale Internazionale;

            l'Unione europea ha adottato in data 2 marzo 2011 il regolamento 204/2011 per dare compiuta attuazione alla citata risoluzione n. 1970;

            il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in data 17 marzo 2011, deplorando il mancato rispetto della risoluzione n. 1970 da parte delle autorità libiche, ha adottato la risoluzione n. 1973;

            in essa si chiede, tra l'altro, l'immediata adozione di un cessate il fuoco e la completa interruzione di ogni violenza e di qualsiasi attacco o abuso a danno di civili; si sottolinea l'esigenza di intensificare gli sforzi per addivenire ad una soluzione della crisi che risponda alle legittime richieste del popolo libico e a facilitare il dialogo per approdare alle riforme politiche necessarie per trovare una soluzione pacifica e sostenibile; si esige che le autorità libiche ottemperino ai loro obblighi in base al diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale e la normativa sui diritti umani e sui profughi, e prendano tutti i provvedimenti necessari per proteggere i civili e soddisfare i loro bisogni essenziali, nonché per assicurare il passaggio rapido e senza ostacoli dell'assistenza umanitaria;

            a tal fine la risoluzione autorizza gli Stati Membri a prendere tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le aree a popolazione civile minacciate di attacco nella Jamahiriya Araba di Libia attraverso, tra le altre cose, un'interdizione su tutti i voli nello spazio aereo della Jamahiriya Araba di Libia e un embargo sulle armi;

        premesso altresì che:

            le rivolte che stanno attraversando l'area del Nord Africa-Medio Oriente rappresentano un cambiamento di primaria importanza negli assetti geopolitici globali, in particolare perché, a fronte dello spostamento negli ultimi anni degli assi strategici verso Est, per quanto concerne l'Europa, e verso il Pacifico, per quanto attiene la dimensione transatlantica, il Mediterraneo torna oggi centrale anche nei maggiori equilibri planetari;

            dovremo attenderci, nel prossimo futuro, ulteriori rivolgimenti in tutta l'area, che risparmieranno quei governi e quelle istituzioni in grado di aprire opportunità concrete di mobilità sociale e di affrancamento dal bisogno;

            l'Italia, per la sua collocazione geopolitica, ha molto da perdere da tali rivolgimenti; salvo che non riesca a cogliere il senso profondo del vento del cambiamento e non intervenga per sostenerne la rapida affermazione e per promuovere una stagione del tutto nuova di relazioni politico-diplomatiche, di opportunità e progettualità di sviluppo e di stabilità politica;

            dopo i primi giorni di operazioni militari si è senz'altro sensibilmente danneggiata la capacità di Gheddafi e delle forze lealiste di commettere odiosi crimini contro le popolazioni. Se tali misure militari saranno sufficienti a condurre Gheddafi all'immediato cessate il fuoco, pienamente verificabile dalla comunità internazionale, e all'apertura di un negoziato, allora l'azione internazionale potrà proseguire verificando la piena rispondenza degli impegni del Governo di Tripoli rispetto alla missione di interdizione al volo nei cieli, così come richiesto dalla già citata Risoluzione n. 1973;

            se, viceversa, le truppe di Gheddafi persevereranno nell'attaccare sistematicamente le città controllate dai ribelli, la comunità internazionale dovrà assumere nuovi e più stringenti impegni per evitare il perpetuarsi di crimini contro le popolazioni e il possibile collasso dello Stato libico, come già drammaticamente accaduto in Afghanistan o in Somalia;

            il Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, Ammiraglio Mike Mullen, e il Ministro della Difesa Robert Gates, hanno annunciato l'intenzione degli USA di lasciare il comando delle operazioni militari e, pur partecipando alla missione internazionale, di trasferire le primarie competenze in tema di pianificazione, comando e controllo agli alleati europei e internazionali; il Consiglio atlantico dovrà decidere per un pieno utilizzo di asset NATO per la conduzione delle future operazioni militari;

            occorre ribadire che le atrocità commesse da Gheddafi e dai suoi uomini più fedeli rappresentano un punto di non ritorno, e che la restaurazione del controllo militare e politico del Colonnello libico sul Paese, così come la divisione in due della Libia, sono opzioni non contemplabili;

        considerato che:

            la Sicilia non è più solo terra di frontiera ma è ormai luogo di confine particolarmente esposto, per la sua collocazione geografica e la vicinanza all'area delle operazioni, alle conseguenze dirette e indirette dell'intervento militare in forza della Risoluzione dell'ONU n. 1973;

            in particolare, tra le scelte discutibili del Governo si segnala quella di aver voluto chiudere ai voli civili l'aeroporto internazionale di Trapani Birgi causando gravissimi danni all'economia e al turismo di quell'area della Sicilia; l'ormai insostenibile situazione che si è creata a Lampedusa per una presenza di immigrati superiore agli abitanti dell'isola aggrava la già forte crisi economica di un'isola che vive dei soli proventi derivati dalla pesca e dal turismo;

            il centro di accoglienza di Mineo, economicamente dispendioso per l'erario, rischia di replicare la situazione emergenziale di Lampedusa,

        impegna il Governo:

            a dare piena e rigorosa attuazione alle disposizioni previste dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nn. 1970 e 1973;

            in particolare, ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni;

            ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri Paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena esecuzione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale;

            a promuovere al più presto una cabina di regia politica che accompagni le operazioni militari e faciliti la creazione di un largo consenso internazionale per esercitare la dovuta pressione sul Governo di Tripoli, affinché, come ribadito anche dal Presidente americano Obama, Gheddafi decida non solo di fermare le azioni militari, ma anche di lasciare il potere e di favorire l'apertura di una fase politica nuova;

            in particolare, ad adoperarsi affinché la partecipazione italiana alla completa attuazione della risoluzione n. 1973, ai fini della tutela della popolazione civile, avvenga nell'ambito e sotto l'egida della NATO e a concorrere a far sì che si trasferisca a tale organismo internazionale il comando e il coordinamento di tutte le operazioni da mettere in campo in esecuzione della citata risoluzione;

            a porsi, in tal senso, come capofila di un'iniziativa diplomatica con la Lega Araba, l'Unione Africana e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, il cui sostegno è quanto mai essenziale, nonché con il Governo turco quale cerniera strategica verso il mondo arabo;

            a sostenere il Consiglio Nazionale di Transizione insediato a Bengasi, fornendo allo stesso un concreto supporto sul campo, anche attraverso la nostra intelligence;

            a proporsi come capofila di un grande piano euro-atlantico di rilancio della cooperazione mediterranea, anche attraverso la costituzione di un Fondo per lo sviluppo economico e l'avvio di un processo di confidence-building nell'intera regione, sul modello di quanto accaduto con la CSCE. Tale iniziativa avrà gli obiettivi di sostenere lo sviluppo economico dell'area, anche con il supporto di adeguate istituzioni finanziarie (Banca del Mediterraneo) e con un adeguato finanziamento da parte dell'Italia e della comunità internazionale, anche reimpiegando risorse già investite presso la BEI e la BERS; nonché di diffondere e consolidare lo stato di diritto e le istituzioni democratiche in tutti i paesi dell'area mediterranea;

            ad intervenire nei confronti dell'Unione europea, in nome del principio di solidarietà europea e del principio del burden sharing tra tutti gli Stati membri, ai fini di una condivisione economica, umana e strumentale dell'eventuale fenomeno migratorio di massa frutto della situazione emergenziale nel Mediterraneo, e più in generale a sollecitare l'Unione europea ad elaborare una strategia mirata a trovare un'equa e soddisfacente soluzione di fronte al pericolo di forti ondate di migrazione irregolare nel Mediterraneo rispettosa dei diritti umani e a favorire un'omogenea distribuzione dei rifugiati per il tramite di un sistema comune europeo di asilo e un meccanismo di reinsediamento interno, anche con il supporto dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni;

            a sollecitare l'Unione europea alla piena attuazione del cosiddetto programma di Stoccolma per una gestione integrata delle frontiere esterne e l'attuazione di politiche comuni in materia di asilo e immigrazione e al rafforzamento dell'Agenzia Frontex, in vista della trasformazione della stessa da organo di puro coordinamento degli interventi a organo di gestione delle crisi legate ai fenomeni migratori, essendo l'Italia interessata da settemila chilometri di costa come nessun altro paese europeo nel mediterraneo;

            in particolare, alla costituzione di una reale politica nazionale dell'immigrazione mai avviata in Italia al contrario di tutti gli altri paesi europei;

            a monitorare con attenzione e costanza l'evolversi delle previsioni della Risoluzione n. 1970 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che, ai punti 4, 5, 6, 7, 8 demanda alla Corte Penale Internazionale di aprire un fascicolo di indagine su Gheddafi ed altri appartenenti al Governo libico, per verificare la sussistenza di eventuali crimini contro l'umanità perpetrati nel corso delle operazioni militari, e che invita il Prosecutor della Corte a riferire presso lo stesso organismo ONU entro il prossimo 26 aprile 2011;

            a fornire ogni utile sostegno all'attività della Corte Penale Internazionale e al Procuratore generale;

            a favorire la tempestiva approvazione dei disegni di legge pendenti in Parlamento di adeguamento della normativa interna allo Statuto della Corte Penale Internazionale ai fin di colmare una grave lacuna del nostro ordinamento;

            a sospendere, secondo le procedure previste dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, di cui poco e nulla sappiamo nei particolari, fra la Repubblica Italiana e la Grande Giamahiria libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008, in quanto i drammatici avvenimenti cui si sta assistendo e la realtà che si sta concretizzando sul terreno lo hanno reso ormai nella sostanza incompatibile con le pronunce dell'Unione europea e della comunità internazionale nonché con i nostri interessi nazionali e ad assumere ogni utile iniziativa che salvaguardi gli interessi economici e contrattuali delle imprese italiane che potrebbero essere compromessi dalla gravità e instabilità della situazione socio-politico-economica libica;

            a ripristinare al più presto possibile l'apertura ai voli civili dell'aeroporto di Trapani trasferendo tutte le operazioni militari presso la sola base di Sigonella, con il conseguente ristoro dei danni subiti dal territorio trapanese e dall'isola di Lampedusa;

            ad intervenire immediatamente per distribuire in maniera proporzionale ed equa i migrati e i richiedenti asilo su tutto il territorio nazionale;

            visto il livello del coinvolgimento del territorio della Regione siciliana connesso alla crisi dell'area del Mediterraneo, a garantire la partecipazione della Regione siciliana e tutte le fasi, anche decisionali, che coinvolgono le istituzioni e il territorio dell'Isola;

            a tenere costantemente informato il Parlamento sull'evoluzione dello scenario.

(6-00075) n. 5 testo corretto (23 marzo 2011)

V. testo 2

BONINO, FERRANTE, CAROFIGLIO, MUSSO, CARLONI, PERDUCA, PORETTI, DELLA SETA, MARCUCCI, SIRCANA, SANGALLI, DELLA MONICA, MARITATI, BIANCO, VITA (*), MAZZUCONI (*).

Il Senato, udite le comunicazioni del Governo,

        premesso che:

            il 30 agosto 2008 a Bengasi, l'Italia e la Libia hanno firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, che tra le altre cose afferma che entrambi i paesi sono impegnati a "operare per il rafforzamento della pace, della sicurezza e della stabilità, in particolare nella regione del Mediterraneo";

            l'articolo 6 di detto Trattato intitolato "Rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali" stipula che le Parti, di comune accordo, agiscono conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta della Nazioni unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo;

        considerato che:

            dal 15 febbraio 2011 si sono verificati in Libia rivolte esplose sull'onda delle proteste verificatesi in Tunisia, Egitto, Algeria, Bahrein, Yemen, Giordania e altri Stati mediorientali, mosse dal desiderio di rinnovamento politico contro il regime quarantennale del presidente della Jamāhīriyya Muammar Gheddafi, salito al potere il 1º settembre 1969 dopo un colpo di Stato che condusse alla caduta della monarchia filo-occidentale del re Idris;

            che in più occasioni osservatori internazionali indipendenti hanno confermato l'uso sproporzionato di forza contro la popolazione civile con attacchi militari contro gli insorti;

            nella seduta plenaria del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite del 25 febbraio 2011 l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Navy Pillay ha sostenuto che il Consiglio non avrebbe dovuto "allentare la sua vigilanza in Libia perché la minaccia di rappresaglie violente sui civili è ancora presente'', ricordando che ''la repressione della pacifica espressione di dissenso è intollerabile'' e che ''gli attacchi diffusi contro la popolazione civile possono ammontare a crimini di diritto internazionale'';

            si trattava della prima volta dalla sua fondazione che il Consiglio si riuniva per discutere di possibili violazioni dei diritti fondamentali di uno dei suoi 47 membri;

            a seguito del dibattito il Consiglio ha votato per sospendere la Libia dal Consiglio stesso decidendo anche di creare una commissione indipendente per accertare quanto paventato dall'Alto Commissario per i diritti umani;

            il 26 febbraio 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha adottato la risoluzione n. 1970 che impone sanzioni politiche ed economiche alla Libia, riferendo la situazione di quel paese all'ufficio del Procuratore generale della Corte penale internazionale;

            il 17 marzo 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha adottato la risoluzione n. 1973 con cui ha accertato che il Governo libico si è reso responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, incluso detenzioni arbitrarie, di sparizioni forzate, tortura ed esecuzioni sommarie e che i suoi diffusi e sistematici attacchi contro la popolazione civile costituiscono gravi crimini contro l'umanità;

            la stessa risoluzione n. 1973 ha pertanto rafforzato le misure adottate in precedenza ed in particolare ha autorizzato gli Stati membri ad adottare "tutte le misure necessarie" per proteggere la popolazione civile. La risoluzione inoltre stabilisce il divieto di sorvolo dello spazio aereo libico al fine di proteggere i civili (c.d. "no-fly zone") istituendo de facto un bando ai voli di aerei libici fuori dallo spazio aereo libico; rafforza il bando al traffico di armi con la Libia e ribadisce le sanzioni individuali;

            che l'articolo 103 prevede che "In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto";

            inoltre che l'articolo 60 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, ratificata dall'Italia il 12 febbraio 1974 relativo alla "Estinzione di un trattato o sospensione della sua applicazione come conseguenza della sua violazione" stipula che, tra le altre cose, "Una violazione sostanziale di un trattato bilaterale ad opera di una delle parti legittima l'altra ad invocare la violazione come motivo di estinzione del trattato o di sospensione totale o parziale della sua applicazione";

        considerato infine che l'Italia non ha ancora incorporato tutte le norme contenute nello Statuto di Roma della Corte penale internazionale entrato in vigore nel 2002,

        impegna il Governo:

            ad intraprendere le iniziative necessarie per sospendere formalmente il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 anche per dare un chiaro messaggio di dissociazione da un regime messo sotto tutela dalle Nazioni unite attraverso una serie di gravi sanzioni imposte dal mese di febbraio 2011 dalla Comunità internazionale;

            ad applicare in tutti i suoi aspetti senza ritardo alcuno le sanzioni derivanti dalle risoluzioni n. 1970 del 26 febbraio e n. 1973 del 17 marzo 2011 adottate dal Consiglio di sicurezza tenendo informato costantemente il Parlamento dello stato di aderenza a tali dettami da parte dei vari soggetti imprenditoriali coinvolti;

            a portare a termine entro il nono anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto di Roma del 2 luglio 2011 l'adeguamento alle norme contenute nella carta fondativa della Corte penale internazionale al fine di esser pronta a collaborare pienamente con l'Ufficio del procuratore generale qualora la leadership libica venisse incriminata per crimini contro l'umanità;

            a continuare la propria opera in soccorso delle persone che fuggono dalla Libia verso i paesi vicini sia attraverso azioni dirette, sia sostenendo gli sforzi delle varie agenzie internazionali presenti: dall'Alto Commissario per i diritti umani, il Fondo Mondiale per l'Alimentazione e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni;

            a mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di fornire assistenza a tutti coloro che fuggono via mare verso l'Italia coordinando coi partner europei eventuali distribuzioni straordinarie anche in altri Stati membri dell'Unione europea in deroga alla Convenzione di Dublino del 1990;

            a avviare un'iniziativa che possa espellere la Libia dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta.

(6-00075) n. 5 testo 2 (23 marzo 2011)

Respinta

BONINO, FERRANTE, CAROFIGLIO, MUSSO, CARLONI, PERDUCA, PORETTI, DELLA SETA, MARCUCCI, SIRCANA, SANGALLI, DELLA MONICA, MARITATI, BIANCO, VITA, MAZZUCONI.

Il Senato, udite le comunicazioni del Governo,

        premesso che:

            il 30 agosto 2008 a Bengasi, l'Italia e la Libia hanno firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, che tra le altre cose afferma che entrambi i paesi sono impegnati a "operare per il rafforzamento della pace, della sicurezza e della stabilità, in particolare nella regione del Mediterraneo";

            l'articolo 6 di detto Trattato intitolato "Rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali" stipula che le Parti, di comune accordo, agiscono conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta della Nazioni unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo;

        considerato che:

            dal 15 febbraio 2011 si sono verificati in Libia rivolte esplose sull'onda delle proteste verificatesi in Tunisia, Egitto, Algeria, Bahrein, Yemen, Giordania e altri Stati mediorientali, mosse dal desiderio di rinnovamento politico contro il regime quarantennale del presidente della Jamāhīriyya Muammar Gheddafi, salito al potere il 1º settembre 1969 dopo un colpo di Stato che condusse alla caduta della monarchia filo-occidentale del re Idris;

            che in più occasioni osservatori internazionali indipendenti hanno confermato l'uso sproporzionato di forza contro la popolazione civile con attacchi militari contro gli insorti;

            nella seduta plenaria del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite del 25 febbraio 2011 l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Navy Pillay ha sostenuto che il Consiglio non avrebbe dovuto "allentare la sua vigilanza in Libia perché la minaccia di rappresaglie violente sui civili è ancora presente'', ricordando che ''la repressione della pacifica espressione di dissenso è intollerabile'' e che ''gli attacchi diffusi contro la popolazione civile possono ammontare a crimini di diritto internazionale'';

            si trattava della prima volta dalla sua fondazione che il Consiglio si riuniva per discutere di possibili violazioni dei diritti fondamentali di uno dei suoi 47 membri;

            a seguito del dibattito il Consiglio ha votato per sospendere la Libia dal Consiglio stesso decidendo anche di creare una commissione indipendente per accertare quanto paventato dall'Alto Commissario per i diritti umani;

            il 26 febbraio 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha adottato la risoluzione n. 1970 che impone sanzioni politiche ed economiche alla Libia, riferendo la situazione di quel paese all'ufficio del Procuratore generale della Corte penale internazionale;

            il 17 marzo 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha adottato la risoluzione n. 1973 con cui ha accertato che il Governo libico si è reso responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, incluso detenzioni arbitrarie, di sparizioni forzate, tortura ed esecuzioni sommarie e che i suoi diffusi e sistematici attacchi contro la popolazione civile costituiscono gravi crimini contro l'umanità;

            la stessa risoluzione n. 1973 ha pertanto rafforzato le misure adottate in precedenza ed in particolare ha autorizzato gli Stati membri ad adottare "tutte le misure necessarie" per proteggere la popolazione civile. La risoluzione inoltre stabilisce il divieto di sorvolo dello spazio aereo libico al fine di proteggere i civili (c.d. "no-fly zone") istituendo de facto un bando ai voli di aerei libici fuori dallo spazio aereo libico; rafforza il bando al traffico di armi con la Libia e ribadisce le sanzioni individuali;

            che l'articolo 103 prevede che "In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto";

            inoltre che l'articolo 60 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, ratificata dall'Italia il 12 febbraio 1974 relativo alla "Estinzione di un trattato o sospensione della sua applicazione come conseguenza della sua violazione" stipula che, tra le altre cose, "Una violazione sostanziale di un trattato bilaterale ad opera di una delle parti legittima l'altra ad invocare la violazione come motivo di estinzione del trattato o di sospensione totale o parziale della sua applicazione";

        considerato infine che l'Italia non ha ancora incorporato tutte le norme contenute nello Statuto di Roma della Corte penale internazionale entrato in vigore nel 2002,

        impegna il Governo:

            ad intraprendere le iniziative necessarie per sospendere formalmente il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 anche per dare un chiaro messaggio di dissociazione da un regime messo sotto tutela dalle Nazioni unite attraverso una serie di gravi sanzioni imposte dal mese di febbraio 2011 dalla Comunità internazionale;

            ad applicare in tutti i suoi aspetti senza ritardo alcuno le sanzioni derivanti dalle risoluzioni n. 1970 del 26 febbraio e n. 1973 del 17 marzo 2011 adottate dal Consiglio di sicurezza tenendo informato costantemente il Parlamento dello stato di aderenza a tali dettami da parte dei vari soggetti imprenditoriali coinvolti;

            a portare a termine entro il nono anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto di Roma del 2 luglio 2011 l'adeguamento alle norme contenute nella carta fondativa della Corte penale internazionale al fine di esser pronta a collaborare pienamente con l'Ufficio del procuratore generale qualora la leadership libica venisse incriminata per crimini contro l'umanità;

            a continuare la propria opera in soccorso delle persone che fuggono dalla Libia verso i paesi vicini sia attraverso azioni dirette, sia sostenendo gli sforzi delle varie agenzie internazionali presenti: dall'Alto Commissario per i diritti umani, il Fondo Mondiale per l'Alimentazione e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni;

            a mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di fornire assistenza a tutti coloro che fuggono via mare verso l'Italia coordinando coi partner europei eventuali distribuzioni straordinarie anche in altri Stati membri dell'Unione europea in deroga alla Convenzione di Dublino del 1990 .