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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 523 del 22/03/2011


FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, colleghi, credo di dover dedurre dalla lettura sia pur ellittica della...

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signor Presidente, avevo chiesto la parola un quarto d'ora fa sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Presidente Baldassarri, stiamo parlando del calendario dei lavori, quando interverrà farà la sua dichiarazione.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Lei aveva messo ai voti un emendamento ed eravamo in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Se eravamo in dichiarazione di voto, presidente Baldassarri, come può dire che l'ho messo ai voti? Non la capisco. Domani farà il suo intervento, che c'è di strano in tutto questo?

Prego, presidente Finocchiaro.

FINOCCHIARO (PD). Ricavo dalla lettura del suo speech che la richiesta che è stata avanzata dal Gruppo del Partito Democratico oggi in Conferenza dei Capigruppo, e cioè che a riferire in quest'Aula e ad assistere alla discussione che quest'Aula dovrà sostenere sulla missione in Libia sia il presidente Berlusconi, non è stata accolta. È così, signor Presidente?

PRESIDENTE. Non so rispondere a questa domanda.

FINOCCHIARO (PD). Come non sa rispondere, mi perdoni?

PRESIDENTE. Non ho notizie su questo.

FINOCCHIARO (PD). Allora perché su quel punto la Conferenza si è pronunciata a maggioranza?

PRESIDENTE. Non lo so, presidente Finocchiaro, non posso darle una risposta su qualcosa di cui non ho notizia. Non so cosa dirle.

FINOCCHIARO (PD). Le dico che noi non siamo in condizione di votare il calendario se non sappiamo che cosa stiamo votando. Poiché oggi in Conferenza dei Capigruppo la richiesta del Gruppo del Partito Democratico è stata che venisse a riferire sulla Libia il presidente Berlusconi e non uno dei Ministri interessati, e a questo abbiamo subordinato il nostro consenso al calendario, per noi è assolutamente dirimente sapere se la presenza del presidente Berlusconi in quest'Aula, che noi riteniamo doverosa su questo tema, ci sarà oppure no, altrimenti, come lei comprende, noi non siamo in grado di esprimere alcun tipo di consenso o di dissenso sul calendario.

PRESIDENTE. Mi è sembrato di capire, presidente Finocchiaro, che il calendario sia stato votato a maggioranza proprio perché c'era questo elemento di dissenso.

FINOCCHIARO (PD). Io non ho partecipato alla Conferenza dei Capigruppo, ma ne ho avuto un racconto molto preciso dal vice presidente Zanda; lei peraltro può rivolgersi agli Uffici. Il mio Gruppo ha sospeso ogni determinazione attendendo che da parte del Ministro per i rapporti con il Parlamento venisse la conferma o meno della presenza del presidente Berlusconi, annunciando che, qualora il presidente Berlusconi non potesse essere presente domani in Aula, il nostro Gruppo avrebbe avanzato altre ipotesi di calendario da porre in votazione e non avrebbe votato il calendario che è stato oggetto del suo speech. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Presidente Finocchiaro, mi comunicano che alla Presidenza è arrivata la notizia che verranno i ministri Frattini e La Russa.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come avrà capito, il nostro Gruppo, che si era già attivato con una lettera a firma mia e del presidente Franceschini per chiedere che la questione che riguarda la nostra partecipazione alla missione in Libia venisse discussa in Aula e non soltanto in Commissione, è fermo sul punto che a questa valutazione del Parlamento e a questa discussione, che sarà conclusa - come è normale che sia - da una risoluzione, sia presente il Presidente del Consiglio.

Lo richiede non soltanto la delicatezza e la qualità della questione ma anche - me lo lasci dire - una incertezza che si fa di ora in ora più vistosa e che ha molto a che fare con la credibilità del nostro Paese, con la qualità della nostra presenza sullo scenario internazionale, fra i Governi che partecipano e i Paesi che hanno deciso di partecipare a questa missione, motivata ogni giorno da continue fibrillazioni nella maggioranza.

La natura dell'intervento che sto facendo mi obbliga ad essere breve, ma non posso sottacere il fatto che abbiamo sentito un Ministro, il ministro Bossi, che, parlando del Ministro della difesa, che aveva espresso alcune valutazioni sulla partecipazione dell'Italia a questa missione, ha detto appunto del ministro La Russa che «parla a vanvera», mentre ieri sera, in diretta TV ,il vice ministro Castelli e il ministro La Russa hanno avuto uno scontro pubblico esattamente sulle modalità di partecipazione, sulle ragioni che hanno motivato la decisione, sui tempi della decisione e sulla stessa natura e validità della decisione di partecipare alla missione in Libia.

Forti come siamo dell'atteggiamento responsabile delle opposizioni, che abbiamo manifestato con nettezza e coerenza dal primo momento e peraltro in piena aderenza con la posizione che è stata più volte espressa e ripetuta dal Presidente della Repubblica, noi chiediamo che sia il Presidente del Consiglio qui in quest'Aula ad assumere la responsabilità e a definire la posizione dell'Italia, che sarà la posizione che varrà a definire il contributo e la posizione italiana nello scenario delle forze dei Paesi che partecipano alla missione in Libia.

Non dovrebbe essercene bisogno: il Governo italiano, nella persona del Presidente del Consiglio, ha partecipato al vertice di Parigi e, prima, ad una preriunione con gli Stati Uniti, con la Gran Bretagna e con la Francia. Il nostro Paese ha aderito alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, eppure ogni giorno, dall'interno della maggioranza e da una forza che costituisce un pezzo importante, definitivo di questa maggioranza e che conta moltissimi Ministri nella compagine governativa, giungono accenti che non sono in nessun modo coerenti con l'atteggiamento assunto in quelle sedi internazionali.

Qui non stiamo discutendo di politica interna alla maggioranza, ma - mi pare di poterlo dire - dell'onore e della credibilità dell'Italia sullo scenario internazionale, e in questa vicenda in particolare. Questa non è roba che si può nascondere sotto al tappeto, perché la divaricazione interna alla maggioranza che si tende a non mostrare purtroppo si mostra con ogni evidenza e in sedi che non sono quelle proprie, quelle istituzionali, dove dovremmo misurarci tutti (noi lo faremo con il nostro senso di responsabilità) su tale questione.

Io, pertanto, avanzo due proposte alternative alla sua proposta di calendario. La prima è che il presidente Berlusconi venga domani, nella data prevista per la discussione su questo tema. Nel caso invece non potesse intervenire, si potrebbe fissare la data di martedì 29, ma anche un'altra (quella di mercoledì 30 o di giovedì 31). Ritengo però sia indispensabile che il presidente Berlusconi venga dinnanzi al Parlamento. Lo ha fatto Zapatero, lo ha fatto Fillon, lo sta facendo Obama, lo ha fatto Cameron. Non vedo ragione alcuna perché su questo tema, e di fronte ad un atteggiamento delle opposizioni coerente e responsabile, il Presidente del Consiglio non debba onorare non il Parlamento, ma la funzione che esercita. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi, Peterlini e Ramponi).