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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 523 del 22/03/2011


MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto per aggiungere un'osservazione particolare a proposito dell'emendamento 3.3. Quest'ultimo riguarda le modalità di copertura delle leggi che rechino oneri, cioè o determinino un minore gettito o determinino un aumento della spesa. Tale emendamento prevede che la copertura finanziaria di leggi che hanno queste caratteristiche, cioè determinano oneri, deve avvenire (lettera a)) «mediante utilizzo degli accantonamenti iscritti nei fondi speciali previsti dall'articolo 18» della legge di contabilità.

Cosa vuol dire, colleghi (perché sembra che parliamo un linguaggio per iniziati)? Vuol dire che il Governo e il Parlamento, a inizio d'anno, prendono la decisione di bilancio; nell'assumere la decisione di bilancio appostano nello stesso, nei cosiddetti fondi speciali, le risorse necessarie per realizzare quelle nuove spese che ritengono coerenti con la loro programmazione economica e finanziaria. I fondi speciali, dunque, sono il mezzo di finanziamento di leggi di spesa (che determinino oneri: possono essere anche leggi di riduzione del gettito) che sono coerenti con l'indirizzo di politica economica e di bilancio del Governo e della maggioranza.

A questo proposito, signor Presidente, cosa sta accadendo? Sta accadendo quello che dice la Corte dei conti in una relazione (i colleghi ne possono prendere visione; domani pomeriggio ci sarà un convegno a cui parteciperà il presidente della Corte dei conti proprio qui al Senato in proposito). La Corte dei conti, com'è noto, ogni quattro mesi stila una relazione sulla tipologia delle coperture adottate nei quattro mesi precedenti. Nella relazione sulla copertura e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativi alle leggi del quadrimestre maggio-agosto 2010, la Corte dei conti scrive - non dico "denuncia", che è già un giudizio - la seguente frase: «come risulta dal quadro riassuntivo dei mezzi di copertura - tavola 3 in allegato - anche nel periodo in esame l'incidenza delle coperture a carico dei fondi speciali è stata pressoché nulla e pertanto i nuovi oneri non rientrano in un quadro programmatorio predefinito». Ci facciamo dire, cioè, dalla Corte dei conti: guardate che fate innovazioni legislative che determinano maggiore spesa, non usate mai i fondi speciali per coprire, e questo significa quindi che spendete (si rivolge a tutti, al Parlamento nel suo complesso, perché è il Parlamento che delibera) senza alcun riferimento programmatorio, in un regime di risorse scarse. Ma riflettiamoci un attimo, a questo punto! In un regime in cui le risorse pubbliche sono estremamente scarse, e quindi dovremmo farne un uso oculatissimo, ci facciamo dire dalla Corte dei conti: fate delle leggi che determinano oneri di nuova spesa, ma non le coprite mai con i fondi speciali, cioè con le risorse che avete appostato in coerenza con la vostra programmazione.

Ma è possibile che la politica (la politica nel suo insieme, maggioranza, Governo e opposizione) non abbia un sussulto di dignità, e di fronte ad affermazioni così esplicite di un organo di controllo, non dica: «ma no, io torno alla buona pratica»? Le nuove spese, in capo d'anno e via via nel corso dell'anno, si coprono sui fondi speciali. Per quale motivo? Perché così dice il buon senso, così prescrive la buona programmazione economica e così prescrive la condizione di un Paese che non può permettersi più di sperperare, senza un disegno di programmazione chiaro, nemmeno un euro.

Questo dice l'emendamento 3.3. Voi lo respingerete, ma state respingendo soluzioni che sono vitali per un salto di qualità nel governo della cosa pubblica in Italia e nel risanamento della finanza pubblica. (Applausi dal Gruppo PD).