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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 523 del 22/03/2011


MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, non rinuncio neanche alla dichiarazione di voto su questo argomento perché si tratta di una questione cruciale, e mi spiace dover dire che a mio giudizio gli argomenti che sono stati portati anche in ultimo contro l'approvazione di questo emendamento semplicemente non sono fondati. Dice il relatore di maggioranza: una volta che saranno stati fissati gli obiettivi di medio termine, allora avrà un senso introdurre queste regole nella legge di contabilità, o addirittura, come fanno altri Paesi, nella Costituzione, ma questi obiettivi non sono ancora stati fissati, e quindi non è giusto fare subito questa scelta. Si dà il caso - insisto, signor relatore - che questi obiettivi siano già stati fissati. Infatti nel documento dei Capi di Stato e di Governo si dice chiaramente che le regole da introdurre nella legislazione nazionale sono quelle conseguenti all'applicazione del Patto di stabilità e crescita così com'è. E nel Patto di stabilità e crescita così com'è, è scritto che noi abbiamo un obiettivo di medio termine che è il pareggio di bilancio infrastrutturale e che, essendo un Paese che non ha ancora raggiunto questo obiettivo, dobbiamo migliorare ogni anno. Ecco perché abbiamo previsto la cifra dello 0,5 per cento: non l'abbiamo scritto noi, è scritto nel Patto di stabilità e crescita. Il Paese che non ha ancora raggiunto - e noi purtroppo siamo tra questi - l'obiettivo di medio termine deve migliorare l'indebitamento strutturale dello 0,5 per cento del PIL ogni anno rispetto all'anno precedente.

Dov'è allora la novità? La novità non consiste né nella determinazione del parametro né nell'esistenza stessa del parametro, ma nel fatto che, nella nuova governance economica europea, i Capi di Governo si sono impegnati ad introdurre nella legislazione nazionale regole volte al conseguimento di questi obiettivi.

Quindi, è chiaro di che cosa stiamo parlando: in questa proposta non c'è nessuna anticipazione di scelte che debbono ancora essere compiute e non c'è nemmeno una determinazione quantitativa di obiettivi che non sia già stata definita in sede europea. La prova è data, se ce ne fosse bisogno, dallo stesso comunicato dei Capi di Governo dell'11 marzo, i quali dicono esplicitamente: «Il Patto» - quello che qui è descritto - «sarà formalmente adottato in sede di Consiglio europeo del 24 marzo dagli Stati membri della zona euro» - e questa è una decisione presa - «e» - ecco la novità che si potrebbe introdurre nei giorni 24 e 25 marzo - «dagli Stati non euro che potranno decidere di aderirvi», e lo dovranno dire il 24 e il 25 marzo. Continua il documento: «Gli Stati membri in grado di farlo dovrebbero annunciare» - e noi vogliamo mettere il Governo in grado di ottemperare a questo impegno che si è preso - «già il 24 marzo gli impegni concreti da realizzare nei prossimi mesi».

Noi stiamo dicendo al Governo - ed è paradossale che il Governo, dopo avere firmato quel documento, rifiuti questo impegno - che l'orientamento dell'opposizione è che voi possiate andare il 24 e 25 marzo in Europa, assieme alla Germania e alla Francia, a dire che l'Italia, Stato fondatore dell'Unione, è in grado di precisare da subito che si sta dotando - come sta facendo la Francia e come purtroppo per noi ha già fatto la Germania, perché è arrivata di gran lunga prima di noi - delle regole necessarie per rendere più severo il Patto. Questa è la nostra proposta, e francamente non ci trova d'accordo né l'argomento relativo al fatto che la decisione sarà presa e non lo è ancora - perché è dimostrato per tabulas che non è fondato - né quello sulla determinazione quantitativa dell'obiettivo che sarebbe imprudente fissare nella legge di contabilità. Se è imprudente fissarlo nella legge di contabilità, quanto è imprudente averlo già fissato nel 2005, quell'obiettivo quantitativo, nel Patto di stabilità e crescita europeo? Sono argomenti che a mio modesto giudizio non stanno in piedi.

La verità, signor Presidente, signori della maggioranza, signori del Governo - me ne rendo conto - è questa: sapete cosa vuol dire prendere questa decisione a proposito del controllo della spesa corrente primaria, della spesa nominale? Prendere questo orientamento, a cui ci obbliga il Patto di stabilità e crescita così come definito nel 2005, significa che di qui al 2017 ogni anno dobbiamo migliorare dello 0,5 per cento l'indebitamento strutturale e significa che la spesa nominale delle amministrazioni non deve crescere rispetto all'anno precedente.

È chiaro che si tratta di un obiettivo estremamente ambizioso; ma d'altra parte, se non conseguiamo questo obiettivo e perdiamo i tre anni che ci separano dal 2014 sono proprio curioso di vedere come faremo nel 2014 - per miracolo - a recuperare tutta la strada che nel frattempo non avremo percorso. Se non conseguiamo questo obiettivo, che vogliamo fare? Vogliamo uscire dall'euro? Vogliamo mettere in discussione la presenza dell'Italia nell'Unione europea? Io credo che sia un fatto di assoluta responsabilità politica che ci si propone dinnanzi per una scelta. Noi questa scelta l'abbiamo compiuta, il Governo e la maggioranza, non perché la proposta non sia tecnicamente fondata, ma perché non reggono politicamente le conseguenze di questo provvedimento, si rifiutano di adottarla. (Applausi dal Gruppo PD).