MORANDO (PD). Signor Presidente, l'emendamento 2.4 (testo 2), di cui ho parlato indirettamente in sede di replica, è quello politicamente più rilevante.
Ho qui in mano il documento che ha per titolo: «Conclusioni dei Capi di Stato o di Governo della Zona euro» dell'11 marzo 2011. A pagina 10 di questo documento, che tutti i senatori hanno avuto, perché è stato diligentemente distribuito dagli Uffici del Senato, sta scritto quanto leggerò (scusatemi per la pedanteria, ma la situazione è veramente paradossale).
«Regole di bilancio nazionali» (questo è il titolo). «Gli Stati membri della zona euro si impegnano a recepire nella legislazione nazionale le regole di bilancio dell'UE fissate nel patto di stabilità e crescita. Gli Stati membri manterranno la facoltà di scegliere lo specifico strumento giuridico nazionale cui ricorrere ma faranno sì che abbia una natura vincolante e sostenibile sufficientemente forte (ad esempio costituzione o normativa quadro)». Sotto questo documento c'è la firma di Silvio Berlusconi.
Ora, signor Presidente, colleghi, cosa significa tale questione (se volete dedicargli un momento di attenzione), che è caratterizzata da una crucialità per il nostro futuro veramente molto grande? La frase: «si impegnano a recepire nella legislazione nazionale le regole di bilancio dell'UE fissate nel patto di stabilità e crescita» vuol dire una cosa precisa, non generica. Nel 2005, non ieri mattina, il Patto di stabilità e crescita era considerato troppo prociclico, cioè stupido, per usare l'espressione del presidente Prodi: un patto, cioè, che quando le cose vanno male le fa andare peggio, e quando vanno bene le fa andare un po' meglio. Un patto quindi assolutamente prociclico, incapace di organizzare una politica economica e di bilancio alla dimensione europea che reagisca in positivo all'andamento della crisi.
Cosa si diceva allora in merito a quel Patto del 2005? Per renderlo meno stupido si doveva passare dall'obiettivo fissato in termini di indebitamento nominale, il famoso 3 per cento nel rapporto tra indebitamento e prodotto interno lordo, ad un obiettivo espresso in termini di indebitamento strutturale. Cosa è l'indebitamento strutturale? È l'indebitamento corretto per l'andamento del ciclo, in maniera tale che la correzione sarà molto più grande da fare, se non si è raggiunto l'obiettivo di medio termine, cioè l'obiettivo del pareggio, se le cose vanno bene, perché i margini nell'economia ci sono per un miglioramento della finanza pubblica; fermo restando che, quando nell'economia le cose andranno male, si potrà fare una politica fiscale più espansiva. Qual è l'obiettivo di medio termine dell'Italia già fissato nel Patto del 2005? È il pareggio di bilancio strutturale entro dieci anni: 2005-2015.
Il Patto di stabilità e crescita non si limita a fissare questo obiettivo di medio termine a 10 anni, ma dice anche che se il Paese non ha già raggiunto l'obiettivo di medio termine deve migliorare ogni anno dello 0,5 per cento rispetto all'anno precedente il dato dell'indebitamento strutturale.
Quando i Capi di Governo mettono la loro firma sotto un documento che stabilisce di scrivere nella legislazione nazionale le regole del Patto di stabilità significa esattamente che bisogna inserire nelle regole nazionali una ridefinizione del Patto di stabilità e crescita. L'emendamento 2.4 (testo 2), se voi lo leggete per un attimo, prevede infatti che l'obiettivo di medio termine fissato nella legislazione è il pareggio di bilancio strutturale; ogni anno, siccome purtroppo non lo abbiamo raggiunto, l'indebitamento strutturale deve migliorare dello 0,5 per cento del PIL rispetto all'anno precedente. Questa scelta naturalmente è molto impegnativa ma non è nuova, colleghi: è semplicemente l'inserimento nelle regole della decisione di bilancio nazionale e di gestione della finanza pubblica nazionale di un'ulteriore regola già decisa. La novità è che l'Europa la renderà esigibile. Come? Con il passo che vi ho appena letto.
La dimostrazione che le cose stanno così, signor Presidente, è data dal fatto che la Germania ha già modificato la sua Costituzione, e precisamente gli articoli 115 e 109 della sua Legge fondamentale, introducendo il criterio dell'indebitamento strutturale e l'obiettivo del pareggio di bilancio strutturale, e si presenterà quindi - ecco cosa vuol dire l'egemonia politico-culturale prima ancora che economica di un Paese nell'area dell'euro - il 24 e il 25 marzo avendola già modificata. Scelta assolutamente anticiclica, ma con deroghe fissate dalla legge e con quorum, addirittura, di voto del Parlamento per derogare a quegli orientamenti. Ma si dice: la Germania è la Germania, è troppo forte, sta troppo bene... Ma la Francia non è affatto in condizioni di bilancio particolarmente diverse, per quello che riguarda l'indebitamento annuale, rispetto all'Italia; anzi, l'indebitamento 2010 è decisamente peggiore per la Francia di quanto non sia per l'Italia. Ebbene, ora leggo i passi fondamentali del comunicato di ieri, signor Presidente, del Primo Ministro francese, che recita: «Il Primo Ministro ha presentato un disegno di legge costituzionale relativo all'equilibrio delle finanze pubbliche. Si tratta di creare un nuovo strumento giuridico: le leggi quadro di equilibrio della finanza pubblica». Infatti, il comunicato dei Capi di Governo afferma che quella innovazione si può introdurre in due modi nelle regole nazionali: o nella Costituzione o nella legge quadro. Germania e Francia scelgono la Costituzione, ma io chiedo: la legge di contabilità cosa è se non classicamente una legge quadro attuativa dell'articolo 119, e ora anche degli articoli 117 e seguenti della Costituzione?
Prosegue il comunicato del Primo Ministro francese: «Si tratta di creare uno strumento giuridico: le leggi quadro di equilibrio della finanza pubblica». Queste leggi quadro pluriennali - almeno tre anni, ma meglio cinque - sono tali da determinare come conseguenza che una legge di bilancio annuale che non rispetti lo sforzo programmato dalla legge pluriennale come definita in Costituzione sarà annullata in quanto contraria alla Costituzione. In sostanza, i francesi introducono in Costituzione una norma che stabilisce che se il Parlamento adotta una legge di bilancio annuale contro lo sforzo di coordinamento e di risanamento fissato dalla legge pluriennale come da modifica costituzionale, quella legge di bilancio dovrà essere annullata. Signor Presidente, lei sa bene quanto sia cruciale il potere di bilancio di un Parlamento: si tratta quindi di una decisione di portata veramente straordinaria. Il documento conclude: «L'iscrizione di questo testo all'ordine del giorno del Parlamento permetterà a ciascuna delle Camere di pronunciarsi sulle modificazioni costituzionali entro l'estate».
Signor Presidente, in caso di approvazione di questo emendamento - poi, se la maggioranza, l'opposizione, il Governo riterranno di associare anche una riforma costituzionale sarà tanto di guadagnato, perché sarà naturalmente migliorativo - non faremo altro che scrivere ciò che ci siamo impegnati a fare nella legge di contabilità, potendo il 24 e il 25 marzo andare in Europa a dire che quello che dovevamo fare, come la Germania e come la Francia, lo abbiamo già fatto, perché il Senato ha approvato una legge che contiene queste nuove regole che abbiamo deciso, assieme, di adottare. Naturalmente, potremo ulteriormente sviluppare questa iniziativa, però, intanto vi chiediamo gli eurobond per le infrastrutture, la gestione di quote europee del debito se proporzionali alla dimensione del prodotto di ogni Paese. Cioè, vogliamo davvero una nuova governance economica europea, contro il conservatorismo della Germania. Ma contro il conservatorismo della Germania, non si può andare senza mettere a posto la nostra condizione di partenza, perché non siamo credibili. Sarebbe come un noto rapinatore che vuole proporre di ridurre le pene per le rapine in banca. Non funziona. Funzionerà soltanto se noi prima rendiamo credibile, attraverso quello che ci siamo impegnati a fare - voi vi siete impegnati a fare, il Governo si è impegnato a fare - niente di più e niente di meno, il nostro impegno, per rendere più forte la nostra iniziativa, per una svolta in sede di politica economica e di bilancio, alla dimensione europea. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).