il "Quotidiano di Sicilia" del 15 marzo 2011 riporta i risultati di un'inchiesta sulla fragilità del suolo siciliano secondo la quale i Comuni siciliani dotati di strumenti urbanistici idonei a prevenire i dissesti di natura idrogeologica sarebbero pochissimi;
secondo la valutazione del Servizio rischi idrogeologici e ambientali, dal 1500 ad oggi in Sicilia sono state oltre 5.000 le persone che hanno perso al vita e 10 i miliardi di euro di danni per eventi meteorologici calamitosi;
la maggior parte dei Comuni siciliani, infatti, nonostante le promesse di prevenzione e di monitoraggio del territorio puntualmente declamate dopo ogni catastrofe, non avrebbe mai preso in seria considerazione i pericoli derivanti dagli eventi atmosferici e le ripercussioni sul territorio;
la Sicilia continua, secondo l'inchiesta, infatti, ad essere terra di piani regolatori non aggiornati, di abusivismo dilagante, di ecomostri, di piani per l'assetto idrogeologico inapplicati;
le inadempienze amministrative, in aggiunta, rendono lo stato del territorio ancora più precario e fragile;
secondo l'ultimo report del Ministro in indirizzo e dell'Unione province d'Italia sarebbero ben 272 i comuni siciliani esposti ai rischi di alluvioni e/o di frane;
secondo l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente il pericolo geomorfologico-idraulico costituisce il rischio più ricorrente e diffuso sul territorio regionale;
secondo l'ARPA le cause dei disastri ambientali in Sicilia vanno ricercate in una serie di fattori correlati: il 70 per cento della componente argillosa prevalente o significativa dei terreni affioranti, il regime pluviometrico, la riduzione della copertura vegetale, le attività antropiche inadeguatamente programmate;
rilevato che:
la legge quadro del settore urbanistico in Sicilia risale al 1978;
dal 1978, nonostante le successive modificazioni normative introdotte a detta legge, la gestione urbanistica del territorio siciliano è stata portata avanti quasi esclusivamente con l'applicazione di varianti;
l'approvazione del Piano regolatore regionale richiede un lasso di tempo lunghissimo;
anche l'inserimento, da parte delle amministrazioni locali, del Piano per l'assetto idrogeologico, indispensabile strumento di prevenzione, avviene assai raramente;
l'interrogante chiede al Ministro in indirizzo di sapere:
quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di salvaguardare l'intero territorio siciliano;
quali iniziative intenda porre in essere al fine di promuovere l'approvazione di un nuovo Piano regolatore che tenga nel dovuto conto lo stato del suolo;
se, eventualmente, ritenga opportuno prevedere l'introduzione di adeguate sanzioni per le amministrazioni locali che si rendano inadempienti in materia di salvaguardia dell'ambiente.
(4-04815)