il giornale "La Sicilia" ospitava in data 14 marzo 2011 un articolo nel quale venivano commentati i dati elaborati dalla Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale;
in esso si evidenziava come la Regione Siciliana fosse fortemente penalizzata dall'attuazione del cosiddetto federalismo municipale;
nell'articolo si metteva in evidenza come le risorse a favore dei Comuni della Sicilia si sarebbero drasticamente ridotte, costringendo gli amministratori locali a ricorrere ad un'aggravio delle addizionali, in particolare IRPEF;
si sottolineava, inoltre, come, a partire dal 2014, i maggiori centri dell'isola avrebbero ricevuto in meno 356 milioni di euro, al lordo della compartecipazione del gettito IVA ancora da determinare. Tale stima risultava peraltro ottimistica alla luce di un recupero di evasione fiscale pari al 55 per cento;
i Comuni più penalizzati, alla luce dell'esame, sarebbero Palermo con oltre 164 milioni di euro in meno, Messina con 77,5 milioni, Catania con 58 milioni;
ulteriormente penalizzante sarebbe, secondo lo studio, la scelta di concedere ai comuni la compartecipazione al gettito dell'IVA piuttosto che all'IRPEF;
dalla simulazione sul federalismo fiscale, ricavata da dati certi forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze alla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (COPAFF), emergerebbe che tutte le Regioni del Centro-Sud risultano penalizzate: dalle Marche alla Sicilia si subirebbe un taglio di circa 1.600 milioni di euro. Fra le Regioni a statuto speciale uniche ad essere penalizzate, invece, sarebbero la Sicilia (-32,1 per cento) e la Sardegna (-19,8 per cento), guadagnerebbero invece di molto tutte le altre Regioni a statuto speciale. Queste negli anni hanno ottenuto la codificazione delle norme di attuazione dei loro statuti, obiettivo mancato dalla Sicilia e dalla Sardegna;
con il fabbisogno dei costi standard della sanità che le Regioni devono autofinanziarsi inoltre esse dovranno inevitabilmente aumentare le addizionali;
a ciò si devono aggiungere i tagli effettuati dal Ministero dell'economia con la cosiddetta manovra estiva, ovvero il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;
crescerebbe quindi il divario tra Nord e Sud e l'Italia sarebbe sempre più duale;
la perequazione infrastrutturale è uno strumento per ridurre il gap, ma ancora manca la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto;
ai contenuti di questo studio pubblicato su "La Sicilia" replicava, sul medesimo organo di stampa, il Presidente della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale dichiarando che il decreto sul federalismo municipale non si applica alle regioni a statuto speciale e quindi alla Sicilia; l'art. 27 della legge n. 42 del 2009 prevede appositi tavoli di confronto tra lo Stato e le Regioni a statuto speciale ai fini di attuare la riforma secondo i rispettivi statuti. Infine lo stesso aggiungeva di aver personalmente promosso un tavolo tra la Regione Siciliana, il ministro Calderoli nonché il ministro Tremonti. Il Presidente concludeva inoltre che solo all'esito di questo confronto e tenendo conto del fondo di riequilibrio provvisorio e, a regime, del fondo perequativo che verranno incontro alle esigenze delle regioni del Sud, si potranno valutare gli effetti della riforma per la Sicilia;
tuttavia, rispetto a quanto dichiarato dall'on. La Loggia, il regolamento attuativo dello statuto siciliano ancora oggi non prevede né disciplina, in termini autonomistici, alcuna modalità per i tributi erariali oggetto della devoluzione/fiscalizzazione di cui alla riforma. Non a caso, sia nella relazione illustrativa del Governo sia nella connessa relazione tecnica che accompagna la riforma, quando si esplicitano i riferimenti all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 si fa soltanto un generico riferimento alle modalità attuative del federalismo municipale per i Comuni ricadenti nelle regioni a statuto speciale, rimandando alle modalità contenute nei rispettivi statuti l'eventuale compartecipazione al gettito delle entrate tributarie previste dalla riforma;
inoltre, da quanto chiaramente richiamato all'art. 13 del decreto sul federalismo municipale, è previsto che il fondo perequativo sarà alimentato dal gettito dei tributi "di cui all'art. 2 commi 1 e 2 e dalla compartecipazione prevista dall'art. 7 comma 2" e cioè esclusivamente da quelle risorse interamente fiscalizzate, senza, quindi, alcuna concreta possibilità di reperire risorse aggiuntive diverse da quelle oggetto della devoluzione,
si chiede di sapere:
se il Governo converrà con la Regione Sicilia la piena attuazione del suo statuto speciale attraverso l'emanazione di specifico regolamento sia per la finanza locale che per le entrate di cui agli articoli 36, 37 e 38 dello statuto della Regione Siciliana;
se i Ministri in indirizzo possano fornire ulteriori e più vantaggiose informazioni, non espresse nella relazione tecnica che ha accompagnato la proposta di riforma, dalle quali si possa ragionevolmente evincere una fonte certa di alimentazione del fondo perequativo ex art. 13 della legge n. 42 del 2009.
(4-04806)