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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 523 del 22/03/2011


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Considerato che:

il 16 marzo 2010 il ministro Maroni ha dichiarato nel corso dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata alla Camera dei deputati che era stato raggiunta la quota di 11.285 di immigrati tunisini fuggiti dal Nord Africa e sbarcati sulle coste italiane ritenendola una cifra enorme, considerando che in tutto il 2010 sono giunti in Italia 4.406 clandestini, grazie all'accordo fatto con la Libia e ora non più operativo. In quella stessa occasione il Ministro ha ribadito di temere che il flusso aumenterà ulteriormente puntualizzano che gli oltre 11.000 arrivi dell'ultimo mese riguardano sostanzialmente cittadini tunisini;

sempre per ammissione dello stesso Ministro, quello tunisino è il fronte "più significativo", mentre restano aperti anche "quello con Libia e Egitto". E ha spiegato che il Ministero dell'interno sta lavorando in collaborazione con quello degli affari esteri per "fermare questi flussi" lasciando intendere che vi siano "trattative in corso" con le autorità di Tunisi che il Ministro crede arriveranno presto a "una soluzione positiva";

già il 14 marzo si era avvicinata alle coste italiane una nave, la Mistral, con a bordo 1.800 persone, proveniente dalla Libia e diretta, secondo quanto riportato dalla stampa italiana, verso il Marocco, e che le uniche preoccupazioni del Viminale sembrarono essere le possibili infiltrazioni terroristiche a bordo dell'imbarcazione;

dopo un primo annuncio di ricerca di siti da destinarsi all'accoglienza di eventuali nuovi arrivati che potrebbero godere dello status di rifugiato non si è più avuta notizia certa circa la reale capacità ricettiva per far fronte all'emergenza in corso e a quella futura,

si chiede di sapere:

a quali attività siano stati destinati gli stanziamenti previsti dal decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, recante "Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2011, che prevedono all'articolo 2, comma 5, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di 12.827.451 euro per gli interventi a sostegno della stabilizzazione in Iraq e Yemen, per il contributo all'Unione per il Mediterraneo e la prosecuzione degli interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani nei territori bellici e ad alto rischio;

a quali attività siano stati destinati gli stanziamenti previsti all'articolo 4, comma 23, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di 8.297.164 euro per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della Guardia di finanza alla missione in Libia, di cui all'articolo 4, comma 24, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, e per garantire la manutenzione ordinaria e l'efficienza delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico, in esecuzione degli accordi di cooperazione sottoscritti tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani;

infine se non si ritenga necessario e urgente creare un coordinamento permanente tra il Ministero dell'interno e il Ministero degli affari esteri, a livello di Sottosegretari, per una pronta risposta alle emergenze previste per i prossimi giorni.

(4-04799)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro della difesa - Premesso che:

con l'accoglimento dell'ordine del giorno n. 9/2537/13 (mercoledì 16 febbraio 2011, seduta n. 504) a firma degli interroganti, il Governo si è impegnato «a valutare la possibilità di assicurare, anche in relazione alle esigenze connesse con le missioni internazionali, fino al definitivo riordino della disciplina concernente le bonifiche da ordigni esplosivi, ai sensi dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246, che il Ministero della difesa continui a emanare le prescrizioni tecniche e ad assicurare le funzioni di vigilanza sulle attività di ricerca e scoprimento di ordigni esplosivi residuali bellici svolte, su richiesta degli interessati, mediante ditte che impiegano personale specializzato, formato a cura del medesimo Ministero, la cui assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro continua ad essere a carico dello Stato»;

sono numerose le segnalazioni che pervengono agli interroganti in merito alle difficoltà che de vbvono superare quotidianamente le ditte che svolgono le attività di bonifica degli ordigni e residuati bellici a causa dell'incertezza della normativa in materia,

si chiede di sapere quali siano i tempi e le modalità di attuazione dell'impegno assunto.

(4-04800)

FONTANA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'art. 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010 prevede che "Le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, nei limiti del numero di 10.000 lavoratori beneficiari, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011, di cui al comma 6: a) ai lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223; b) ai lavoratori collocati in mobilità lunga ai sensi dell'articolo 7, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010; c) ai lavoratori che, all'entrata in vigore del presente decreto, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'art. 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662";

l'art. 1, comma 37, lettera b), della legge n. 220 del 2010 ha introdotto il seguente nuovo comma all'art. 12 citato: "5-bis. Con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da a) a c) del comma 5, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1º gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito di cui alle medesime lettere, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, può disporre, in deroga alla normativa vigente, in via alternativa a quanto previsto dal citato comma 5, la concessione del prolungamento dell'intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dal presente articolo e in ogni caso per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo",

si chiede di sapere entro quali termini il Ministro in indirizzo, di concerto con il Ministro dell'cconomia, intenda intervenire al fine di emanare al più presto il decreto interministeriale per la definizione della concessione del prolungamento dell'intervento di tutela del reddito ai lavoratori collocati in mobilità e che non rientrano nel contingente numerico delle 10.000 unità, così come disposto dall'art. 12, commi 5 e 5-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010.

(4-04801)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

l'isola di Lampedusa sta scoppiando: dopo gli ultimi sbarchi sono circa 2.700 i migranti presenti. I ponti aerei verso altre strutture di accoglienza in Italia vanno a rilento e pertanto la soluzione immediata è quella di allestire una tendopoli sull'isola. Questa assurda e incivile proposta sarebbe stata discussa al Viminale, nel corso di una riunione cui hanno partecipato - tra gli altri - il Ministro in indirizzo, il capo della Polizia e il commissario straordinario per l'emergenza immigrazione e prefetto di Palermo;

in altri termini, quello che il ministro Maroni aveva chiamato "piano B", cioè l'ipotesi di dover gestire nel giro di poche settimane un esodo massiccio di immigrati (50.000 nello scenario peggiore), non è altro che una tendopoli. Dall'inizio dell'anno sono sbarcati - prevalentemente a Lampedusa - 10.500 tunisini, molti dei quali, ha indicato l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), sembrano alla ricerca di un lavoro e di migliori opportunità economiche e di protezione internazionale. Dal 15 marzo 2011, si sono registrati una ventina di sbarchi a Lampedusa. Il Centro di accoglienza è così arrivato ad ospitare in serata 2.629 persone, a fronte di una capienza di 850;

una situazione insostenibile. 500 persone dovrebbero essere trasferite nelle prossime ore in altre strutture, per gli altri il Governo pensa di realizzare una tendopoli nell'area della ex base Loran dell'isola. Il prefetto Caruso avrebbe poi in mano un elenco con altre aree che potrebbero essere adibite a campi attrezzati o tendopoli nel caso gli arrivi di barconi dovessero proseguire con questo ritmo. I 31 centri del Viminale (tra centri di identificazione ed espulsione, centri per richiedenti asilo e centri d'accoglienza) hanno una capienza complessiva di circa 8.500 posti, praticamente tutti occupati;

tutto questo è assolutamente improponibile e di conseguenza è inaccettabile l'idea del progetto di realizzare a Lampedusa una tendopoli dove concentrare le migliaia di persone che sono giunte in questi giorni. Un'ipotesi gravemente lesiva dei diritti dei migranti, hanno denunciato le associazioni della società civile di Lampedusa e in particolare Legambiente, ed offensiva della dignità dell'isola, che da luogo di accoglienza e primo soccorso verrebbe trasformata in recinto per il "concentramento" a tempo indeterminato di migliaia e migliaia di migranti;

inoltre, l'interruzione dei ponti aerei per il trasferimento dei migranti sulla terraferma è inspiegabile e rischia di esasperare il clima finora civile ed accogliente garantito dalla popolazione locale e dai migranti stessi. Il disegno del Governo nazionale si fa sempre più chiaro: concentrare e trattenere a Lampedusa i migranti provenienti dal Nord Africa. Tale strategia, volta ad eludere la vera questione, già sintomo della totale incapacità di affrontare il problema sul piano politico, è tanto più criticabile quando riguarda esseri umani; ad avviso degli interroganti ciò non può che condurre ad una riprovazione morale, nei confronti di un tale disegno, unanime e assoluta,

si chiede di conoscere se tali notizie siano corrispondenti a vero e in caso affermativo, visto che non si riesce a comprendere come, a fronte delle allarmistiche previsioni, provenienti dal Ministro in indirizzo, di futuri arrivi di centinaia di migliaia di persone dal Nord Africa, quali siano i motivi che impediscono l'elaborazione di soluzioni di più ampio respiro e lungimiranti, quali, solo come esempio esplicativo, il recupero di caserme o di altre strutture in disuso, piuttosto che perseverare in atti che non rispettano i più elementari diritti umani e civili dei profughi, e scaricare ancora una volta sull'isola di Lampedusa il peso di una responsabilità insostenibile per questa piccola comunità.

(4-04802)

POLI BORTONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

già in data 17 febbraio 2010 il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali pro tempore, sen. Viespoli, rispondeva ad un atto di sindacato ispettivo dell'interrogante "assicurando" la massima attenzione del Governo e la più ampia disponibilità ad esaminare le situazioni di criticità venutasi a determinare per i lavoratori dell'azienda Adelchi (in provincia di Lecce);

nei giorni scorsi un'inchiesta giudiziaria per truffa ha travolto i vertici aziendali della ditta;

il 31 marzo 2011 scade la cassa integrazione per circa 600 lavoratori;

l'inchiesta riguarda, a quanto pare, anche l'accordo di programma stipulato il 1° aprile 2008, assolutamente iniquo per i lavoratori che devono pagare il fio per una truffa messa in atto dal loro datore di lavoro;

evidentemente, sono anche mancati i dovuti controlli sull'impiego reale delle somme erogate all'azienda Adelchi, circostanza di cui non si può far certo addebito ai lavoratori,

si chiede di sapere:

se e quale provvedimento il Ministro in indirizzo intenda immediatamente assumere per evitare che dal giorno 10 aprile 2011 finiscano sul lastrico ben 600 famiglie salentine, ree soltanto di avere provato con tutte le proprie forze di difendere il posto di lavoro;

se non ritenga di valutare l'ipotesi di rifinanziamento della cassa integrazione rivalendosi, eventualmente, sul patrimonio dei beni sequestrati alla ditta Adelchi.

(4-04803)

CASSON - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:

nel settembre 1973, subito dopo il golpe di Augusto Pinochet in Cile, fu arrestato e recluso nel carcere di Temuco Omar Roberto Venturelli, un sacerdote di origine italiana molto impegnato nelle lotte sociali a difesa degli indios senza terra, che si era volontariamente costituito alle autorità cilene su consiglio del padre, nato in provincia di Modena, sicuro dell'innocenza del figlio;

nell'ottobre dello stesso anno, l'allora procuratore militare cileno Alfonso Podlech Michaud firmò un "ordine di rilascio" di Omar Venturelli, che nel tragico clima della persecuzione politica equivaleva al via libera all'esecuzione del sacerdote;

una testimonianza relativa a quella vicenda conferma la consapevolezza dello stesso Omar Venturelli della sua imminente fine, annunciata dall'ordine di rilascio, e che in effetti seguì nel giro di pochi giorni nella consueta forma della "désaparicion";

Alfonso Podlech Michaud, divenuto intanto un noto avvocato del foro cileno, è stato arrestato in Spagna nel luglio 2008 con l'accusa di omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona, e successivamente estradato in Italia su richiesta dei giudici italiani per essere processato per la morte di Omar Venturelli;

il processo a Roma di fronte alla prima Corte d'assise ha avuto uno sviluppo normale, tanto che per il 5 aprile 2011 è stata fissata la requisitoria del pubblico ministero e che per la fine dello stesso mese è attesa la sentenza;

negli scorsi giorni, il Tribunale del riesame, disattendendo l'orientamento contrario dei giudici, ha disposto la libertà provvisoria per l'avvocato Podlech con la motivazione che non sussisterebbe il pericolo di fuga;

questo atto è stato assunto in coincidenza con la visita in Italia del nuovo Presidente cileno Sebastian Pinera, e in seguito al fatto che uno stretto parente dello stesso, all'epoca dei fatti vescovo di Temuco, all'età di 95 anni si è mosso dal suo Paese per venire a testimoniare in Italia in favore dell'avvocato Podlech;

Alfonso Podlech Michaud è stato arrestato alle tre di notte del 17 marzo 2011 presso un albergo romano e portato a Regina Coeli a causa di un pericolo di fuga imminente, su ordine, a quanto pare, della stessa Corte d'assise;

è stato dimostrato che il pericolo di fuga sussisteva, e che se si fosse concretizzato avrebbe vanificato l'accertamento della verità, attesa da oltre 35 anni, e la possibilità di eseguire un'eventuale condanna,

si chiede di sapere:

se il Ministro della giustizia non intenda verificare, per gli assetti di propria competenza, la regolarità degli atti compiuti dal Tribunale del riesame nel disporre la libertà provvisoria dell'imputato, dopo che dagli stessi giudici erano state formalmente manifestate ripetute e coerenti affermazioni in senso contrario;

se il Ministro degli affari esteri non intenda rappresentare alle autorità cilene l'esigenza di un'attiva collaborazione per fare in modo che l'imputato non sfugga alla valutazione di un tribunale italiano e non si vanifichi l'attesa di verità e giustizia che perdura da decenni sulle vicende relative alla persecuzione degli oppositori politici da parte dei golpisti cileni.

(4-04804)

BIONDELLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

le scuole italiane, secondo recenti rilevazioni dell'Istat, accolgono circa 130.000 studenti con disabilità, 73.000 iscritti alle scuole primarie, 59.000 alla scuole secondarie di primo grado;

per questi ragazzi sono previsti percorsi di apprendimento adatti alle loro capacità e finalizzati al loro inserimento nel tessuto non solo scolastico ma anche sociale, compresi programmi di carattere sportivo;

nel quadro di quanto esposto, si collocano i Giochi sportivi studenteschi che, nel 2011, anno del 150° dall'Unità di Italia, assumono ulteriore enfasi nel loro scopo di favorire l'unione e l'integrazione tra giovani provenienti da ogni regione e accomunati dalla passione sportiva;

nelle edizioni precedenti, alle prove destinate agli studenti normodotati sono state affiancate prove destinate a studenti disabili, cosa che non si è ripetuta quest'anno nell'edizione che si è svolta domenica 20 marzo 2011 a Nove, in provincia di Vicenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga profondamente ingiusta e discriminatoria l'esclusione di questi ragazzi dalla possibilità di partecipare, per le specialità a loro riservate, ai suddetti Giochi sportivi studenteschi;

se non ritenga perciò prioritario rivedere l'indirizzo del provvedimento al fine di consentire anche a questi giovani di partecipare, senza discriminazioni, a questi importanti eventi sportivi in futuro.

(4-04805)

D'ALIA - Ai Ministri per le riforme per il federalismo, per la semplificazione normativa e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il giornale "La Sicilia" ospitava in data 14 marzo 2011 un articolo nel quale venivano commentati i dati elaborati dalla Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale;

in esso si evidenziava come la Regione Siciliana fosse fortemente penalizzata dall'attuazione del cosiddetto federalismo municipale;

nell'articolo si metteva in evidenza come le risorse a favore dei Comuni della Sicilia si sarebbero drasticamente ridotte, costringendo gli amministratori locali a ricorrere ad un'aggravio delle addizionali, in particolare IRPEF;

si sottolineava, inoltre, come, a partire dal 2014, i maggiori centri dell'isola avrebbero ricevuto in meno 356 milioni di euro, al lordo della compartecipazione del gettito IVA ancora da determinare. Tale stima risultava peraltro ottimistica alla luce di un recupero di evasione fiscale pari al 55 per cento;

i Comuni più penalizzati, alla luce dell'esame, sarebbero Palermo con oltre 164 milioni di euro in meno, Messina con 77,5 milioni, Catania con 58 milioni;

ulteriormente penalizzante sarebbe, secondo lo studio, la scelta di concedere ai comuni la compartecipazione al gettito dell'IVA piuttosto che all'IRPEF;

dalla simulazione sul federalismo fiscale, ricavata da dati certi forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze alla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (COPAFF), emergerebbe che tutte le Regioni del Centro-Sud risultano penalizzate: dalle Marche alla Sicilia si subirebbe un taglio di circa 1.600 milioni di euro. Fra le Regioni a statuto speciale uniche ad essere penalizzate, invece, sarebbero la Sicilia (-32,1 per cento) e la Sardegna (-19,8 per cento), guadagnerebbero invece di molto tutte le altre Regioni a statuto speciale. Queste negli anni hanno ottenuto la codificazione delle norme di attuazione dei loro statuti, obiettivo mancato dalla Sicilia e dalla Sardegna;

con il fabbisogno dei costi standard della sanità che le Regioni devono autofinanziarsi inoltre esse dovranno inevitabilmente aumentare le addizionali;

a ciò si devono aggiungere i tagli effettuati dal Ministero dell'economia con la cosiddetta manovra estiva, ovvero il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;

crescerebbe quindi il divario tra Nord e Sud e l'Italia sarebbe sempre più duale;

la perequazione infrastrutturale è uno strumento per ridurre il gap, ma ancora manca la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto;

ai contenuti di questo studio pubblicato su "La Sicilia" replicava, sul medesimo organo di stampa, il Presidente della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale dichiarando che il decreto sul federalismo municipale non si applica alle regioni a statuto speciale e quindi alla Sicilia; l'art. 27 della legge n. 42 del 2009 prevede appositi tavoli di confronto tra lo Stato e le Regioni a statuto speciale ai fini di attuare la riforma secondo i rispettivi statuti. Infine lo stesso aggiungeva di aver personalmente promosso un tavolo tra la Regione Siciliana, il ministro Calderoli nonché il ministro Tremonti. Il Presidente concludeva inoltre che solo all'esito di questo confronto e tenendo conto del fondo di riequilibrio provvisorio e, a regime, del fondo perequativo che verranno incontro alle esigenze delle regioni del Sud, si potranno valutare gli effetti della riforma per la Sicilia;

tuttavia, rispetto a quanto dichiarato dall'on. La Loggia, il regolamento attuativo dello statuto siciliano ancora oggi non prevede né disciplina, in termini autonomistici, alcuna modalità per i tributi erariali oggetto della devoluzione/fiscalizzazione di cui alla riforma. Non a caso, sia nella relazione illustrativa del Governo sia nella connessa relazione tecnica che accompagna la riforma, quando si esplicitano i riferimenti all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 si fa soltanto un generico riferimento alle modalità attuative del federalismo municipale per i Comuni ricadenti nelle regioni a statuto speciale, rimandando alle modalità contenute nei rispettivi statuti l'eventuale compartecipazione al gettito delle entrate tributarie previste dalla riforma;

inoltre, da quanto chiaramente richiamato all'art. 13 del decreto sul federalismo municipale, è previsto che il fondo perequativo sarà alimentato dal gettito dei tributi "di cui all'art. 2 commi 1 e 2 e dalla compartecipazione prevista dall'art. 7 comma 2" e cioè esclusivamente da quelle risorse interamente fiscalizzate, senza, quindi, alcuna concreta possibilità di reperire risorse aggiuntive diverse da quelle oggetto della devoluzione,

si chiede di sapere:

se il Governo converrà con la Regione Sicilia la piena attuazione del suo statuto speciale attraverso l'emanazione di specifico regolamento sia per la finanza locale che per le entrate di cui agli articoli 36, 37 e 38 dello statuto della Regione Siciliana;

se i Ministri in indirizzo possano fornire ulteriori e più vantaggiose informazioni, non espresse nella relazione tecnica che ha accompagnato la proposta di riforma, dalle quali si possa ragionevolmente evincere una fonte certa di alimentazione del fondo perequativo ex art. 13 della legge n. 42 del 2009.

(4-04806)

CAMBER - Ai Ministri della giustizia e per i rapporti con il Parlamento - Premesso che:

in data 21 novembre 2003 è stato indetto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria un concorso pubblico per esami (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale n. 30 del 16 aprile 2004) per la copertura di 397 posti di educatore penitenziario (che recentemente ha cambiato la denominazione in quella di "funzionario giuridico-pedagogico"), che si è concluso il 13 giugno 2008;

questa professionalità è stata introdotta ufficialmente dalla legge di riforma del 1975 per promuovere un modello di giustizia riabilitativa, finalizzato alla progressiva reintegrazione sociale dei detenuti, i quali possono accedere ai benefici di legge loro applicabili da parte del Tribunale di sorveglianza grazie anche all'attività di osservazione e trattamento individualizzato da parte dell'educatore penitenziario, il quale risulta essere il punto di riferimento costante non solo del Direttore dell'istituto, ma anche delle altre figure professionali specialistiche dell'area rieducativa, quali gli psicologi, gli assistenti sociali, gli assistenti volontari, gli operatori dei SERT, i docenti dei corsi professionali, di quelli scolastici, eccetera, oltre che della magistratura di sorveglianza;

grazie al lavoro degli educatori risulta più agevole ricorrere alle misure alternative alla detenzione le quali rappresentano, probabilmente, l'unico vero strumento praticabile per consentire un effettivo, prudente e ragionato meccanismo sistematico di svuotamento delle carceri, che, come ampiamente noto, vivono una ormai cronica situazione di emergenza, tema sul quale l'interrogante è già intervenuto con diversi atti di sindacato ispettivo;

residuano in attesa di assunzione ancora 44 educatori, vincitori del concorso;

il Dipartimento, per poter procedere all'immissione in servizio dei 44 educatori, è in attesa del completamento dell'iter parlamentare del "Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia", quale approvato il 17 dicembre 2010 dal Consiglio dei ministri;

sullo stato di avanzamento di tale iter, peraltro, ad oggi non si ha notizia, non risultando trasmesso alle Camere;

è evidente come tale situazione sia altamente lesiva dei diritti di questi lavoratori, vincitori di un concorso bandito ben otto anni fa e terminato tre anni fa, tenuto conto che per loro il Dipartimento ha già provveduto ad individuare le sedi di assegnazione e che non esistono problemi di natura finanziaria che ostacolino il perfezionamento dell'assunzione poiché la relativa copertura economica è già stata stanziata,

si chiede di sapere in quali tempi si preveda di trasmettere lo schema del "Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia", quale approvato dal Consiglio dei ministri il 17 dicembre 2010, al Parlamento affinché le competenti Commissioni parlamentari possano esprimersi per l'acquisizione del prescritto parere indispensabile per l'entrata in vigore del provvedimento, e quali siano i motivi che ne hanno finora ritardato la trasmissione.

(4-04807)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Premesso che:

il 18 marzo 2011 l'Italia, in attuazione della risoluzione ONU n. 1973 sulla protezione dei civili libici e l'imposizione di una no fly zone sui cieli della Libia in risposta al protrarsi delle violazioni dei diritti umani da parte del regime di Gheddafi contro gli oppositori libici, chiudeva la propria ambasciata a Tripoli;

il 19 marzo 2011, il Governo italiano aderiva a Parigi ai piani previsti dalla coalizione internazionale per l'attuazione della risoluzione citata;

l'Italia, in virtù di tali accordi - formalizzati alle Nazioni Unite il giorno successivo - offre l'utilizzo di alcune basi militari nel Mediterraneo e la partecipazione dell'Aeronautica militare alle azioni previste dal piano;

la risposta che Gheddafi non ha fatto attendere è stata una dichiarazione di guerra nel Mediterraneo dove l'Italia è chiamata "traditrice", e la minaccia di azioni contro obiettivi militari e civili;

nelle prime ore della mattina del 20 marzo 2011 il rimorchiatore italiano "Asso 22", operante in Libia in collegamenti con la piattaforma petrolifera di Mellitah a circa 120 chilometri da Tripoli per conto di un cliente libico, appartenente alla compagnia Augusta offshore di Napoli, con a bordo un equipaggio di 11 persone di cui 2 cittadini indiani, un ucraino e 8 italiani, è sequestrato da uomini armati nel porto di Tripoli;

considerato che:

una situazione di estrema instabilità è perdurante in Libia, ed è certificata almeno dal 21 febbraio 2011;

a prescindere da chi siano i reali autori del sequestro e da quali siano le loro intenzioni e le ipotesi al vaglio del Governo italiano per una soluzione che si auspica rapida, sicura e efficace e che appare certamente complessa, le intenzioni bellicose da parte del regime libico nei confronti di ingerenze straniere sul perdurare dell'inaccettabile repressione dell'opposizione libica sono da tempo manifeste;

il sequestro delle 11 persone di equipaggio del rimorchiatore italiano nel porto di Tripoli suscita motivata apprensione per la loro incolumità e libertà, e pone in essere fin dal principio delle operazioni un'infausta situazione di grave rischio che il regime di Gheddafi non li tenga in ostaggio,

si chiede di sapere:

se il Governo fosse a conoscenza della posizione del rimorchiatore italiano "Asso 22" e se non si sia ritenuto opportuno, nelle more dell'adesione alla coalizione per l'attuazione della risoluzione ONU n. 1973, richiamare tutte le ditte italiane con personale in Libia al loro immediato rimpatrio, e procedere al contestuale accertamento dello stesso;

se all'equipaggio del rimorchiatore sia stato chiesto di lasciare nel minor tempo possibile le acque libiche;

se nel territorio libico sia al momento presente altro personale civile italiano.

(4-04808)

RANUCCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il maltempo delle ultime settimane ha creato notevoli disagi in Italia, in particolare nel Lazio dove i fiumi Liri, Velino e Aniene sono esondati creando allerta in Ciociaria, nel reatino e vicino a Roma; la situazione di emergenza è soprattutto a Cassino, dove il Liri e il Garigliano esondando hanno creato molti danni a persone e cose; è massima allerta anche per le dighe del reatino, visto che i livelli dei laghi avrebbero quasi raggiunto "livelli di guardia";

sempre nel Lazio, le esondazioni, oltre a causare allagamenti nelle campagne circostanti hanno provocato anche frane e smottamenti, crolli di muri e alberi con strade interrotte; le zone più colpite della provincia di Frosinone sono oltre a Cassino anche Ferentino, Sora, Anagni, Ripi, Sant'Elia Fiumerapido e Monte San Giovanni Campano;

il 18 marzo 2011 alle ore 5,00 una frana si è abbattuta sull'autostrada A1, Roma-Napoli, al chilometro 633 direzione nord, a Pofi, tra Ceprano e Frosinone; un costone di una collina si è sbriciolato, finendo sull'autostrada e travolgendo un furgone e un tir, causando la morte di una persona e il ferimento di almeno altre due;

considerato che:

dal Rapporto sullo stato del territorio italiano, realizzato dal Centro studi del Consiglio nazionale dei geologi (CNG), si evidenzia come 29.500 chilometri di territorio siano ad "elevato rischio idrogeologico", di cui 1.309 chilometri nel Lazio;

il Lazio necessita di adeguati e corretti interventi strutturali e servizi essenziali che tutelino il cittadino e costituiscano presupposti indispensabili per il controllo del territorio, molto spesso devastato dalla cattiva gestione e dall'incuria dell'uomo;

il persistere della grave situazione di dissesto idrogeologico dell'Italia è, a giudizio dell'interrogante, a totale responsabilità del Governo, visto che nel corso degli ultimi anni ha progressivamente ridotto le risorse per la prevenzione del rischio, sottovalutando le politiche relative alla salvaguardia dell'ambiente,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano accertare eventuali responsabilità della società Autostrade per l'Italia SpA, al fine di verificare se si sarebbe potuta prevenire ed evitare questa tragedia con adeguate misure di messa in sicurezza del tratto di autostrada in questione;

se non ritengano di dovere incaricare esperti di settore per redigere un articolato programma di prevenzione ambientale capace di far fronte alle continue emergenze di carattere idrogeologico che interessano l'A1;

se e quali strumenti intendano adottare per attivare un sistema di messa in sicurezza delle aree definite ad alto rischio idrogeologico al fine di scongiurare il ripetersi di simili tragedie.

(4-04809)

POLI BORTONE - Al Ministro della salute - Premesso che:

nei riguardi della Regione Puglia è stata dichiara dalla Corte costituzionale l'illegittimità, fra gli altri, dell'articolo 1 della legge regionale n. 45 del 2008;

a seguito di ciò, l'Azienda sanitaria locale di Lecce, con deliberazione n. 2688 del 13 settembre 2010 della Direzione generale, ha provveduto alla revoca di tutti i provvedimenti riguardanti la selezione pubblica per la stabilizzazione del personale precario del ruolo della dirigenza medica a 22 posti di dirigente medico di medicina e chirurgia di accettazione e d'urgenza, bandita con le deliberazioni n. 1481 del 1° gennaio 2008 e n. 949 del 13 marzo 2009;

quella di Lecce ha provveduto con ritardo alla stabilizzazione dei dirigenti, a differenza di altre Asl più sollecite della stessa regione;

per altro verso, alcuni dirigenti che già avevano firmato il contratto, dovrebbero considerarsi esclusi dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale;

la Asl di Lecce sta continuando a prorogare (fino al 31 maggio 2011) i contratti a tempo determinato per tutto il personale interessato dalla sentenza al fine di garantire i livelli minimi di assistenza ad evitare l'interruzione di pubblico servizio;

nella sola Asl di Lecce su 407 posti previsti di dirigenti sanitari ben 70 sono, ad oggi, completamente scoperti;

c'è da ritenere che la situazione leccese non sia dissimile da quella delle altre Asl della Puglia;

l'illegittimità della norma a giudizio dell'interrogante è da addebitare esclusivamente all'incapacità evidente di legiferare da parte della Regione secondo i dettami della Costituzione;

tale incapacità a legiferare e gestire complessivamente il sistema sanitario regionale sta procurando danni notevoli ai dirigenti, al sistema sanitario ed alla collettività pugliese che non vede garantito il suo diritto alla salute costituzionalmente protetto,

si chiede di sapere:

se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda immediatamente assumere a tutela dei diritti dei professionisti, così palesemente danneggiati nel loro percorso di vita professionale;

se non intenda assumere l'iniziativa di indicare un commissario ad acta per mettere ordine nella sanità in Puglia.

(4-04810)

GIAMBRONE, BELISARIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti e per il turismo - Premesso che:

nell'aeroporto militare di Trapani, dal 20 marzo 2011, sono in corso operazioni militari che vedono impegnati diversi assetti dell'Aeronautica militare italiana, oltre che di numerosi Forze armate di nazioni alleate dell'Italia;

dette operazioni rappresentano degli attacchi militari veri e propri posti in essere dal nostro Paese e dai suoi alleati, in attuazione della risoluzione 1973/2011 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, al fine di rendere inoffensivi obbiettivi strategici, quali postazioni antiaeree, siti in Libia;

nella giornata del 20 marzo le operazioni militari descritte si sono svolte mentre a distanza di poche centinaia di metri continuavano a decollare ed atterrare regolarmente gli aerei in transito presso l'aeroporto civile "Vincenzo Florio" di Trapani Birgi;

da notizie di stampa risulta agli interroganti che dalle ore 8.30 del 21 marzo, l'aeroporto civile citato sia stato chiuso a tempo indeterminato per permettere le operazioni della vicina base militare;

sempre il 21 marzo per alcune ore l'aeroporto citato è stato interdetto, anche al suo esterno, al transito dei civili ed in particolar modo dei giornalisti;

ben 30 voli sono stati dirottati sul vicino aeroporto di Palermo, non senza disagio per i passeggeri in arrivo in Sicilia e gli oltre 2.000 viaggiatori in partenza ogni giorno dal capoluogo trapanese;

considerato che nella sola giornata del 21 marzo risultano essere state effettuate numerose missioni aeree ed in particolare sono transitati per l'aeroporto trapanese un aereo C-130 per il trasporto di materiale logistico, diversi Tornado ed F-16 della nostra aviazione, alcuni F-18 dell'aviazione canadese ed un sofisticatissimo aereo Awacs;

ritenuto che:

la chiusura dell'aeroporto di Trapani Birgi sta provocando gravissimi disagi sia ai passeggeri in partenza che a quelli in arrivo nella regione, perché costretti a spostarsi in pullman da e per l'aeroporto di Palermo;

la chiusura a tempo indeterminato dell'aeroporto rappresenta una gravissima minaccia per la tenuta della già delicatissima economia della provincia, che non può permettersi l'interruzione del servizio aeroportuale per settimane o mesi;

il Sindaco di Trapani e le associazioni di categoria dei lavoratori interessati sono sul piede di guerra a causa della totale mancanza di informazioni che ha preceduto e seguito la decisione di chiudere lo scalo;

gli operatori del settore turistico-alberghiero e le loro famiglie, già provati da un periodo di forte crisi economica, oltre a rischiare il fallimento, non possono neppure programmare azioni di rilancio delle proprie attività, data l'assenza di indicazioni circa la tempistica del ritorno alla normalità della situazione sul territorio trapanese (arcipelago delle isole Egadi incluso),

si chiede di sapere:

quali specifiche motivazioni abbiano portato alla decisione di chiudere l'aeroporto civile di Trapani Birgi e per quale motivo la decisione sia stata presa solo dopo 24 ore dall'inizio effettivo delle operazioni militari;

quali siano i reali rischi per la popolazione civile che vive e lavora nell'aeroporto trapanese e nelle sue immediate vicinanze;

quali azioni, per le rispettive parti di competenza, il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano porre in essere per garantire la più celere riapertura dell'aeroporto e un supporto concreto agli operatori del settore turistico alberghiero e per far terminare, o quanto meno alleviare, i disagi recati alle migliaia di passeggeri in transito per gli aeroporti di Trapani e Palermo.

(4-04811)

CARDIELLO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

i quotidiani del 22 marzo 2011 riportano la notizia secondo la quale sarebbero stati sequestrati 36 ettari di bosco nel cuore del Parco nazionale del Cilento e vallo di Diano, nel territorio comprendente le gole del fiume Calore, e sarebbero stati denunciati due tecnici della Comunità montana Calore Salernitano;

detto sequestro, effettuato dal Corpo forestale dello Stato, riguarderebbe la superficie che rientrava nel "Progetto speciale interventi di forestazione nelle aree a rischio idrogeologico" della Regione Campania, finanziato dal Ministero delle politiche agricole alla Comunità montana;

tra gli illeciti individuati dal Corpo vi sarebbe "la cementificazione per centinaia di metri di una pista naturale che aveva creato un alto impatto visivo sul paesaggio e la realizzazione di gabbionate in pietra sulle sponde del fiume Calore";

dette gabbionate in pietra, travolte in poche ore dalla piena del fiume, erano state realizzate distruggendo parte della vegetazione che, invece, esercitava naturalmente un'efficace azione di protezione dall'erosione del flusso idrico;

gli agenti avrebbero inoltre riscontrato l'esistenza anche di altre opere abusive non previste nella progettazione approvata né contemplate in alcuna variante in corso d'opera susseguente;

le indagini avrebbero, infine, evidenziato che il progetto, in violazione delle norme vigenti, non sarebbe stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale;

considerato che se dette indiscrezioni di stampa dovessero trovare conferma nelle sedi giudiziarie, ci si troverebbe in presenza di un impiego improprio di fondi pubblici utilizzati per fini opposti a quelli per i quali erano stati destinati,

l'interrogante chiede di sapere:

se corrisponda a verità quanto narrato;

se e quali provvedimenti i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano porre in essere al fine di consentire che l'area interessata dagli abusi sia messa rapidamente in sicurezza;

se risultino altri abusi all'interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano;

se ritengano di prevedere più cogenti obblighi nei confronti di quanti, a vario titolo, sono impegnati nella salvaguardia dell'ambiente al fine di evitare il ripetersi di episodi simili a quello narrato.

(4-04812)

LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa ("Il Fatto Quotidiano", 15 marzo 2011, "Per scegliere l'università giusta tutti in processione al santuario") che 5.000 studenti romani hanno passato una giornata al «Divino Amore per l'appuntamento organizzato dall'ufficio scolastico regionale col vicariato per orientare i maturandi di tutte le scuole del Lazio (pubbliche e private) alla scelta universitaria»;

«Il luogo, aveva comunicato il ministero a tutti i dirigenti scolastici, non è scelto a caso, ma "sottolinea l'intento" del convegno. Perché "il santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte (…). Il pellegrinaggio, lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti". La circolare si concludeva prevedendo addirittura che "le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia", valutassero "l'opportunità di riconoscere la partecipazione degli studenti come credito formativo". (...) sul prato del santuario, i ragazzi più che a un pellegrinaggio sembravano in gita. Gli stand allestiti erano sei. Il primo, riservato all'accoglienza, dove i presenti potevano ritirare il loro pacco "dono": borsa, maglietta e cuscino. Infatti la struttura più grande, quella sotto cui si sono rifugiati appena ha cominciato a piovigginare, non aveva sedie. Poi quattro gazebo, divisi per settore, dove gli studenti trovavano informazioni sull'ambito scientifico-tecnologico, artistico-letterario, giuridico-economico e bio-antropologico. Insieme alle università pubbliche (anche se i cartoni di depliant della Sapienza erano quasi tutti chiusi) quelle private. In prima fila, naturalmente, la Luiss. Poi l'università lateranense, la Cattolica, la pontificia salesiana, la pontificia auxilium, il campus bio-medico. Private battevano pubbliche almeno 6 a 3. Vicino un'altra sola struttura, per la Pastorale universitaria. Nessuna informazione sull'ente per il diritto allo studio o su altre associazioni studentesche»;

«Le note che accompagnano la giornata» sono quelle «del musical della Star Rose Accademy, fondata dalle suore orsoline e» diretta dall'attrice «Claudia Koll. (...) Il tutto sotto l'occhio vigile di monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore della Pastorale universitaria». «Gli artisti dell'accademia (...) si sono esibiti nel pomeriggio, ed erano ormai solo poche centinaia di ragazzi attenti allo spettacolo. Gli altri, sparsi nelle poche parti asciutte del prato. "La mia vita ha senso? - cantava una ragazza dal palco - credo che Dio abbia un progetto sulla mia vita". Qualche gruppo si è allontanato. Subito dopo la celebrazione della messa, presieduta dal rettore dell'università lateranense, monsignor dal Covolo. Del resto, per romasette.it, giornale on-line della diocesi di Roma, l'evento è promosso "dall'Ufficio scuola cattolica, pastorale scolastica, pastorale universitaria e pastorale giovanile del Vicariato di Roma". Il ministero non è mai citato»;

si legge ancora: «Ecco che, senza vedere con i propri occhi lo sviluppo dell'evento, molti genitori dopo aver letto le informazioni sulla giornata si sono opposti all'obbligo di far seguire ai propri figli l'orientamento. E in molti licei, come il Plauto per esempio, chi non è andato al Divino Amore oggi dovrà giustificare l'assenza. "A mia figlia - spiega la madre di un'alunna - hanno negato anche il diritto allo studio, perché è dovuta restare a casa. E ora avrà solo altre due ore per l'orientamento in una unica facoltà. È incerta ma non potrà vederne due". Un nutrito gruppo di genitori del liceo Tasso ha definito l'iniziativa "una vergogna". "Ma vi rendete conto di quello che hanno avuto il coraggio di fare? - dice un genitore - si tratta di un evento con una forte impronta confessionale pagata con soldi pubblici. Esclude chi appartiene ad altre confessioni religiose o chi religioso non lo è. E vale anche come credito formativo. Uno scandalo". La Regione Lazio, con l'assessore alla Formazione e Lavoro, Mariella Zezza, ha messo il cappello all'iniziativa spiegando che "l'orientamento per noi è un aspetto fondamentale del sistema dell'istruzione che forma per il mondo del lavoro"»;

considerato che:

il Ministro in indirizzo in occasione di un intervento in una trasmissione televisiva ha affermato che gli insegnanti in Italia sono troppi e che il Governo si è limitato a contenere la pianta organica dei docenti; che ci sono più bidelli che carabinieri e le scuole restano sporche; che le manifestazioni di piazza a difesa della scuola pubblica sono poco credibili perché chi protesta poi manda i figli nelle paritarie;

in risposta, la Cgil ha commentato che i dati smentiscono quanto affermato dal Ministro per cui dal prossimo anno ci saranno 19.700 docenti e 14.500 amministrativi in meno, che si aggiungono ai clamorosi tagli degli ultimi due anni;

la partita riguarda anche i finanziamenti alle paritarie. Le scelte politiche del Governo hanno messo alle corde la scuola pubblica, impoverendola di fondi, insegnanti e personale ausiliario, tecnico e amministrativo: 130.000 posti in meno in tre anni. Mentre i fondi per le scuole paritarie sono passati dai 297 milioni di euro del 2000 ai 528 del 2011. Per le scuole statali gli stanziamenti per la legge n. 440 del 1997 per il miglioramento dell'offerta formativa sono crollati da 259 milioni, nel 2001, a quasi 88 nel 2011;

lo stesso discorso vale gli stanziamenti per il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole: 331 milioni nel 2011 e 122 quest'anno. I dati Ocse 2010 rilevano l'Italia investe meno nella scuola, il 4,5 per cento in rapporto al Pil contro una media del 5,7 per cento. E disinveste anche in ricerca e università pubblica. Le scuole sono in rosso e sono costrette a fare affidamento sui contributi volontari delle famiglie e mentre la scuola pubblica languiva, la scuola privata godeva dei finanziamenti statali pressoché inalterati,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui il Ministro in indirizzo, assieme alla Regione Lazio, abbia promosso una giornata di orientamento scolastico con un'impostazione quasi confessionale o senz'altro non caratterizzato dalla laicità che si deve esigere dall'istruzione pubblica;

a quanto ammonti la spesa per un evento di queste proporzioni e a quale capitolo di spesa essa sia stata imputata;

quali siano i motivi per cui si investe denaro pubblico per questi tipi di iniziative per cui si mandano i giovani delle superiori in un santuario per una giornata di orientamento universitario, nel momento delicato e personalissimo della scelta libera e individuale del percorso culturale da intraprendere, mentre non si trovano fondi per la scuola pubblica visto che essi sono crollati da 259 a 88 milioni di euro mentre quelli per le paritarie sono raddoppiati;

se il Governo non ritenga che proprio perché l'orientamento rappresenta un aspetto fondamentale del sistema dell'istruzione la sua organizzazione deve essere capace di accompagnare e sostenere gli individui nei processi di scelta e cambiamento, attraverso azioni di orientamento e informazione libera.

(4-04813)

FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la casa circondariale di Augusta (Siracusa) registra un ammanco nell'organico di circa 120 poliziotti e una rilevante precarietà strutturale da sempre denunciate all'amministrazione penitenziaria e alle autorità locali e territoriali competenti;

a dette carenze corrisponde un considerevole sovraffollamento dell'utenza carceraria;

entrambi i fattori, presenti ormai da troppi anni, contribuiscono a destabilizzare il regolare andamento della predetta casa di reclusione e, similarmente, delle altre strutture penitenziarie dislocate a Siracusa e a Noto (Siracusa);

considerato che:

il 4 marzo 2011 un detenuto è evaso dal carcere di Augusta;

tale episodio non può assolutamente, ad avviso dell'interrogante, essere imputato ad imperizia del personale o della direzione del carcere medesimo;

rilevato che:

per garantire un adeguato livello di trattamento ai detenuti e per garantire, similmente, la sicurezza negli istituti penitenziari è necessario dotare ciascuna struttura di un numero consono di poliziotti oltre ad una sufficiente disponibilità di mezzi e strumenti di controllo;

presso la casa circondariale predetta dovrebbero essere assunti circa 2.000 nuovi agenti,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda procedere con maggiore celerità alle assunzioni degli agenti necessari a coprire le carenze di organico sopra riportate.

(4-04814)

FLERES - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il "Quotidiano di Sicilia" del 15 marzo 2011 riporta i risultati di un'inchiesta sulla fragilità del suolo siciliano secondo la quale i Comuni siciliani dotati di strumenti urbanistici idonei a prevenire i dissesti di natura idrogeologica sarebbero pochissimi;

secondo la valutazione del Servizio rischi idrogeologici e ambientali, dal 1500 ad oggi in Sicilia sono state oltre 5.000 le persone che hanno perso al vita e 10 i miliardi di euro di danni per eventi meteorologici calamitosi;

la maggior parte dei Comuni siciliani, infatti, nonostante le promesse di prevenzione e di monitoraggio del territorio puntualmente declamate dopo ogni catastrofe, non avrebbe mai preso in seria considerazione i pericoli derivanti dagli eventi atmosferici e le ripercussioni sul territorio;

la Sicilia continua, secondo l'inchiesta, infatti, ad essere terra di piani regolatori non aggiornati, di abusivismo dilagante, di ecomostri, di piani per l'assetto idrogeologico inapplicati;

le inadempienze amministrative, in aggiunta, rendono lo stato del territorio ancora più precario e fragile;

secondo l'ultimo report del Ministro in indirizzo e dell'Unione province d'Italia sarebbero ben 272 i comuni siciliani esposti ai rischi di alluvioni e/o di frane;

secondo l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente il pericolo geomorfologico-idraulico costituisce il rischio più ricorrente e diffuso sul territorio regionale;

secondo l'ARPA le cause dei disastri ambientali in Sicilia vanno ricercate in una serie di fattori correlati: il 70 per cento della componente argillosa prevalente o significativa dei terreni affioranti, il regime pluviometrico, la riduzione della copertura vegetale, le attività antropiche inadeguatamente programmate;

rilevato che:

la legge quadro del settore urbanistico in Sicilia risale al 1978;

dal 1978, nonostante le successive modificazioni normative introdotte a detta legge, la gestione urbanistica del territorio siciliano è stata portata avanti quasi esclusivamente con l'applicazione di varianti;

l'approvazione del Piano regolatore regionale richiede un lasso di tempo lunghissimo;

anche l'inserimento, da parte delle amministrazioni locali, del Piano per l'assetto idrogeologico, indispensabile strumento di prevenzione, avviene assai raramente;

l'interrogante chiede al Ministro in indirizzo di sapere:

quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di salvaguardare l'intero territorio siciliano;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di promuovere l'approvazione di un nuovo Piano regolatore che tenga nel dovuto conto lo stato del suolo;

se, eventualmente, ritenga opportuno prevedere l'introduzione di adeguate sanzioni per le amministrazioni locali che si rendano inadempienti in materia di salvaguardia dell'ambiente.

(4-04815)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

come si legge in un articolo de "la Repubblica" dell'11 marzo 2011, a seguito dell'ordinanza emessa su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito, lo stesso giorno gli agenti della Squadra mobile hanno arrestato Giorgio Magliocca, sindaco del Popolo della libertà di Pignataro Maggiore (Caserta), con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per collusioni con il clan camorrista Ligato-Lubrano;

secondo gli inquirenti, Magliocca avrebbe consentito al clan camorrista Ligato-Lubrano, secondo gli investigatori contiguo al clan dei Casalesi ed attivo a Pignataro Maggiore e nei comuni limitrofi, di poter continuare a gestire beni confiscati allo stesso clan e dati in gestione all'amministrazione comunale, anziché destinarli a scopi di utilità sociale;

Giorgio Magliocca nel 2009 entra a far parte dell'entourage personale del Sindaco di Roma Alemanno, prima nella segreteria del suo Capo di Gabinetto e dopo con un ruolo di stretta collaborazione nella segreteria politica dello stesso Sindaco;

il Sindaco ha già dimostrato in altre occasioni, a giudizio dell'interrogante, quantomeno imprudenza nella scelta dei collaboratori e dei vertici delle aziende municipalizzate, coinvolte nello scandalo Parentopoli: infatti il Consigliere comunale di Roma capitale con delega al decoro urbano e all'Expo svoltosi a Shanghai nel 2010, Francesco Orsi, è stato raggiunto da un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute; don Ruggero Conti, ora garante del Sindaco per la famiglia e le periferie in campagna elettorale, è stato condannato per pedofilia a 15 anni di carcere per violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile aggravata; Stefano Andrini, nominato ai vertici dell'azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti Ama, ex militante dell'estrema destra di ispirazione nazista, è stato accusato di terrorismo nero e condannato per lesioni aggravate alla fine degli anni '80; le aziende municipalizzate di Ama e Atac sono state infarcite di personaggi dai trascorsi non cristallini, come Francesco Bianco, ex appartenente ai Nuclei armati rivoluzionari , in passato vicino al gruppo dei fratelli Fioravanti, e Gianluca Ponzio, ex militante di Terza Posizione;

l'arresto di Giorgio Magliocca, coinvolto nel processo per corruzione, voto di scambio e falso presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere è l'ultimo di una lunga serie, probabilmente destinata ad allungarsi per le inchieste giudiziarie che chiamano in causa le responsabilità del Sindaco di Roma;

considerato che in un articolo pubblicato sulla cronaca di Roma de "la Repubblica" in data 17 marzo 2011, dal titolo: "Parentopoli, tutto come prima promozioni per i dipendenti dello scandalo", Giovanna Vitale informa i lettori che restano ai vertici le compagne di politici ed assessori comunali. «Varata ieri la nuova macro-struttura di secondo livello che non tocca generi, mogli e militanti pdl. Come se lo scandalo Parentopoli non fosse mai accaduto. A dispetto del management assessment promesso da Maurizio Basile all'indomani del suo insediamento ai vertici di Atac, la nuova macrostruttura di secondo livello varata ieri non ha cambiato praticamente nulla. Altro che revisione "dei ruoli dirigenziali finalizzata alla valutazione dei livelli di professionalità in coerenza con gli incarichi assunti". Dopo lo stop arrivato dal sindaco Alemanno, le mogli, i generi e i militanti pdl arruolati o promossi nell'azienda dei trasporti dal 2008 in poi sono tutti rimasti, salvo rare eccezioni, al loro posto. Qualcuno, anzi, ha fatto pure carriera. È il caso di Stefania Fois (...), che ha sì ceduto la direzione Comunicazione ma ne ha guadagnate due: Relazioni Istituzionali e Progetti europei. Qualificata per di più col titolo di "dottoressa", sebbene fino a pochi mesi fa non risultasse in possesso di laurea. Molte le conferme. È ancora responsabile della "Manutenzione Opere Civili e Impianti" Patrizio Cristofari, genero dell'ex ad Adalberto Bertucci; lo stesso sponsor di Mauro Lombardo, vicesindaco di Guidonia (il paese di entrambi), dirigente alle "Politiche di Acquisto e Monitoraggio contratti"; di Francesca Romana Zadotti alla direzione "Conformità e rischio"; del consigliere pdl di Palombara Sabina Manolo Cipolla, capo degli "Acquisti in economia". (...) Per il consigliere berlusconiano di Tivoli Emanuele Di Lauro, capo della "Disciplina"; per il dirigente della struttura "Amministrazione Eventi Sanitari" Pietro Menicucci (nel 2008 candidato del Pdl nell'XI municipio), sotto cui sta il presidio "Gestione Eventi Sanitari" affidato a Barbara Pesimena, compagna del neo-assessore comunale all'Ambiente Marco Visconti. Intoccabili pure (...) il presidente del circolo autoferrotranvieri del Pdl, Fabio Moro, quello dei pellegrinaggi a Predappio insieme al segretario della Faisa-Cisal Camponeschi, è stato confermato ai "Servizi mobilità interna e gestione sinistri"; il capo del Personale Riccardo Di Luzio, in gioventù capolista di Alleanza universitaria alla Sapienza, ha addirittura conquistato una delle cinque direzioni centrali; sotto di lui, l'ex militante dell'estrema destra, Gianluca Ponzio, dirige la "Gestione del Personale e Relazioni Industriali" ottenendo, ad interim, pure l'area "Organizzazione e sviluppo". L'avvocato Gianfrancesco Regard, nonostante l'avviso di garanzia per le assunzioni in Ama, dove ricopriva lo stesso ruolo che ha ora in Atac, resta direttore degli Affari Legali, al cui interno due strutture (una delle quali creata ex novo) sono state affidate ad altrettante neo-assunte: "Contenzioso" all'ex consigliere pdl del IV municipio Adriana Iacovone e "Stragiudiziale" a Serena Santori. Pure l'ex magistrato 73enne già iscritto alla P2, Giuseppe Renato Croce, sebbene sia in età da pensione, conserva il suo posto: responsabile del "Servizio Protezione Ambiente". Parentopoli? tanto rumore per nulla"»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che Giorgio Magliocca, coinvolto nel processo per corruzione, voto di scambio e falso, abbia avuto in affidamento la gestione dei beni sequestrati alla camorra;

se risulti che la presenza di Magliocca in qualità di membro della segreteria politica del Sindaco di Roma capitale abbia eventualmente favorito eventuali infiltrazioni o legami con la camorra nella Giunta capitolina;

se risponda al vero che la macro-struttura di secondo livello varata da Maurizio Basile all'indomani del suo insediamento ai vertici di Atac non abbia determinato alcun cambiamento, che avrebbe invece dovuto sfavorire quelle persone che hanno ricevuto incarichi grazie a rapporti amicali, familiari e di partito, come se lo scandalo Parentopoli non fosse mai accaduto;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda promuovere per evitare che ruoli dirigenziali delicati abbiano livelli di professionalità e preparazione spesso poco adeguati perché "a misura" di parenti;

quali iniziative il Governo intenda assumere per impedire che un'azienda municipalizzata importante come l'Atac, che offre agli utenti servizi di mobilità scadenti e sempre più degradati, inversamente proporzionali alla diffusione dello scandalo "parentopoli", continui a difendere un sistema di relazioni familistiche, economiche e politiche a scapito di criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale.

(4-04816)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro della salute - Premesso che:

il Servizio sanitario nazionale, in applicazione dell'articolo 32 della Costituzione e delle leggi vigenti in materia, eroga ai cittadini affetti da malattie, i presidi diagnostico-terapeutici ed ogni altro presidio sanitario volto alla cura di patologie croniche e/o invalidanti o a compensare le disfunzioni di alcune parti dell'organismo;

per la patologia diabetica, ad esempio, il Servizio sanitario nazionale garantisce la somministrazione di tutti i presidi diagnostici necessari per la terapia vitale del paziente;

la Società italiana di diabetologia (SID) ha denunciato il rischio che le Aziende sanitarie locali, avendo tra gli obiettivi da perseguire quello del risparmio economico, possono indire gare per le forniture dei dispositivi medici basate sul prezzo più basso;

tale politica, se da un lato agevolerebbe i bilanci, dall'altro comporterebbe un aumento dei rischi relativi all'affidabilità dei dispositivi medici acquistati;

in particolare, i glucometri e le strisce di misurazione, strumenti essenziali per i malati di diabete, in caso di malfunzionamento produrrebbero valori alterati che indurrebbero i pazienti all'utilizzo di dosi nocive di insulina con rischio di crisi ipoglicemiche,

considerato che secondo quanto riferito dal responsabile delle comunicazioni della SID alcune Aziende sanitarie avevano indetto, e successivamente revocato, gare pubbliche per la fornitura di presidi diabetici adottando l'unico criterio del prezzo più basso senza considerare le indicazioni provenienti dai diabetologi e prescindendo dalla valutazione del quadro clinico e dello stile di vita di ogni singolo paziente,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle modalità in base alle quali le ASL procedono all'acquisto delle forniture dei presidi diabetici;

se risultino danni a pazienti in relazione al cattivo funzionamento di detti presidi medici;

se risulti l'esistenza di standard di sicurezza necessari per tutelare la salute dei cittadini a rischio di diabete e, in caso negativo, se e in quali modi intenda intervenire al fine di introdurre adeguate norme che garantiscano la qualità di suddetti presidi medici.

(4-04817)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la legge 29 luglio 2010, n. 120, ha introdotto numerose modifiche al codice della strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992) con l'obiettivo di aumentare la sicurezza stradale;

la predetta legge, all'articolo 37, rubricato "Modifiche agli articoli 202 e 207 del decreto legislativo n. 285 del 1992, in materia di pagamento in misura ridotta e di sanzioni per i veicoli immatricolati all'estero o muniti di targa EE", comma 1, prevede che, quando la violazione è commessa da un conducente titolare di patente di guida di categoria C, C+E, D o D+E nell'esercizio dell'attività di autotrasporto di persone o cose, "il conducente è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell'agente accertatore, il pagamento in misura ridotta";

considerato che:

il rispetto delle norme del codice della strada è fondamentale per rendere le strade italiane più sicure e meno a rischio incidenti;

tuttavia, nell'eventualità che taluni conducenti manchino di rispettare le previste norme, la fattispecie di pagamento ridotto e contestuale crea qualche apprensione riguardo alla necessità di disporre di una maggiore quantità di denaro contante, rispetto a quella ordinaria,

rilevato che in alcuni Paesi dell'Unione europea e in alcune regioni del Nord Italia, la Polizia stradale dispone di strumenti sicuri e agevoli che consentono il pagamento contestuale delle sanzioni con carta di credito e/o carta bancomat permettendo così ai trasgressori di non dover obbligatoriamente portare con sé una somma ingente di denaro contante,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire nel minor tempo possibile al fine di dotare gli agenti preposti alla sicurezza sulle strade di strumenti semplici, agevoli e sicuri - quali sistemi di pagamento con carta di credito e/o carta bancomat - al fine di agevolare anche quei trasgressori, ci si augura in numero sempre minore, tenuti al pagamento di sanzioni amministrative.

(4-04818)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che all'interrogante risulta che:

il signor P.A.V., di Bari, costretto su una sedia a rotelle, nell'approssimarsi del giorno stabilito per il controllo ortopedico, richiedeva informazioni all'ATM (azienda municipalizzata dei trasporti) di Bologna circa la possibilità di spostarsi, a mezzo trasporto pubblico, dall'aeroporto di Bologna presso il centro Inail di Budrio, punto di riferimento europeo nel settore delle protesi;

presi gli opportuni accordi con l'operatrice telefonica per poter usufruire di adeguata assistenza, il citato signor P.A.V. atterrava, lo scorso 9 marzo, presso l'aeroporto "G. Marconi" di Bologna ove attendeva l'arrivo del bus che avrebbe dovuto portarlo fino a Budrio;

nonostante i ripetuti tentativi fatti dall'autista del medesimo bus, la pedana sollevatrice non ha, però, funzionato, pare per mancata lubrificazione, e il signore P.A.V. è salito e sceso solo grazie all'aiuto dello stesso autista del bus e di altri passeggeri che hanno, di peso, sollevato la sedia rotelle;

al ritorno, presso la stazione di Budrio, il binario di partenza del treno per Bologna viene segnalato su uno schermo poco leggibile (a causa dei raggi del sole) solo con pochi minuti di scarto prima della partenza;

il signor P.A.V. è costretto, pertanto, a spostarsi con la carrozzella dai locali di attesa fino al binario medesimo di gran carriera e senza poter usufruire della scala mobile, che risulta perennemente ferma;

solo la cortesia del capotreno, avvisato da un'altra passeggera, ha consentito l'arrivo al treno del signor P.A.V.;

alla stazione di Bari, infine, mancava il carrello elevatore che avrebbe dovuto consentire la discesa dal treno e il medesimo signor P.A.V., dopo una serie di espedienti è riuscito, rischiando di cadere, a lasciare il treno;

sia alla stazione di Bologna che all'aeroporto di Bari e di Bologna, tuttavia, il signor P.A.V. è stato adeguatamente assistito dal personale della "Sala Blu",

l'interrogante chiede di sapere se e in quali modi il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire, di concerto con le istituzioni locali, le aziende di trasporto e le Ferrovie dello Stato, al fine di consentire un facile utilizzo dei mezzi di trasposto pubblico anche alle persone diversamente abili e costrette sulla sedia a rotelle.

(4-04819)

LANNUTTI - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che in un articolo su "il Fatto Quotidiano" del 10 marzo 2001, intitolato "Lo scippo ai ciechi - L'epopea del Sant'Alessio, che sfratta i non vedenti e accontenta i politici", scrive Eduardo Di Blasi: «L'ente regionale si chiama "Sant'Alessio e Margherita di Savoia per i ciechi", ma, dopo anni di gestione clientelare, potrebbe benissimo chiamarsi "Sant'Alessio e Margherita di Savoia per i ciechi, i dipendenti, gli amici, e gli amici degli amici". Con l'enorme patrimonio immobiliare che dal 1848 in poi è confluito ad ingrandirne i possedimenti, infatti l'Ipab (tecnicamente una Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza dipendente dalla Regione Lazio) sembra aver aiutato più gli "amici" che i non vedenti. E la citazione rimediata dalla reprimenda della Corte dei Conti del Lazio in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario poche settimane fa è solo l'esempio più visibile. Basta vedere la diversa collocazione degli "ospiti" all'interno della città per capire di cosa parliamo. I non vedenti sono collocati in stragrande maggioranza nei palazzoni della periferia: tra le quattro scale da sette piani di via Stilicone 186, negli stabili di via Tuscolana 875, via Vittorio Fiorini 15/a, via Emilio Lepido 38, via Nova-cella 5. Vengono spinti verso le propaggini esterne della città da affitti capestro di tremila, quattromila, cinquemila euro al mese. I ricchi, i dipendenti e alcuni fortunati amici (per lo più vicini all'ex ministro Mario Baccini), popolano invece alcuni degli stabili di lusso che si estendono nel cuore della Capitale, da via Margutta a piazza Campitelli 10. E spendono cifre lontane da quelle che il mercato detterebbe. La scorsa settimana la Guardia di Finanza ha sequestrato i registri degli affitti per indagare su alcuni contratti sottoscritti dall'Ente: tra questi quello dell'assessore alla Casa del Comune di Roma Alfredo Antoniozzi che, giusto in piazza Campitelli 10, ha in fitto uno studio di circa 100 metri quadri a poco più di 2000 euro al mese. L'assessore si difende, con qualche ragione: quell'ufficio lo ha in fitto dal '98 (prima dell'ingresso dell'euro) e la pigione, con il nuovo contratto, si è più che raddoppiata. Certo resta ancora meno della metà del prezzo di mercato, ma al quarto piano dello stesso stabile, con un contratto che scade nel lontano 2021, c'è una inquilina meno nota che per 88 metri quadri di casa, incastonata tra il Ghetto, il Campidoglio, e piazza Venezia, ha la ventura di pagare circa 550 euro al mese. Il contratto, rinnovato nel 2005, è intestato a Patrizia Pagliara, segretaria dell'allora commissario dell'ente Rodolfo Giannelli Savastano. Entrambi, nel 2005, provarono a sottrarre ai beni dell'ente dodici appartamenti di via Margutta 51/A per farli confluire in una fantomatica Fondazione "Alessio e Margherita onlus" volta a "promuovere e gestire iniziative, progetti e programmi per l'alta formazione e la ricerca universitaria". La fondazione, in cui comparivano sia Giannelli Savastano che Pagliara (il primo come presidente, la seconda come consigliera), legava mani e piedi al Sant'Alessio. La fondazione avrebbe "acquisito il diritto di servirsi dell'immobile", e "di concedere a terzi il godimento dell'immobile, sia a titolo gratuito che a titolo oneroso e di percepire i fitti". Insomma, un affare. Come quello che stava per andare in porto l'anno prima: lo stesso Commissario voluto da Storace ma vicino a Baccini (Savastano si sarebbe poi candidato con l'Udc, il partito dove allora militava l'ex ministro) concesse alla Clovis International srl di Vittorio Paoletti 820 ettari di terreni di Prisciano, nel senese. Paoletti, imprenditore vicino a Baccini, avrebbe ottenuto la concessione dell'area e dei 60 casali costruiti nella zona alla cifra ridicola di 250mila euro l'anno (il contratto scadeva nel 2044). Questa operazione fu bloccata prima dal nuovo presidente dell'Ente dell'epoca Marrazzo, Mario Dany De Luca, poi dalla magistratura amministrativa e contabile. Sembra una storia vecchia, ma le storie del Sant'Alessio non invecchiano mai. Finito nel ciclone di "affittopoli" con cadenza regolare, l'ente continua a tenere in fitto a prezzi fuori mercato alcuni dei gioielli di famiglia. Nel 2008, in un articolo del Tempo, si tiravano fuori i nomi di Antoniozzi in piazza Campitelli, di Flavio De Luca (già nella segreteria del ministro Baccini) che godeva di un bell'appartamento in via Vittoria 15 (tra via del Babuino e via del Corso, a un passo da piazza del Popolo), di Francesco Sanseverino (portavoce di Baccini) in via Urbana 20, a Monti, tra il Colosseo e l'Esquilino, di Luca di Giulio, già assessore ai Lavori Pubblici a Fiumicino (anche lui all'epoca uddiccino di rito "bacciniano"), di Enrico Carone, già segretario di Achille Occhetto in via Margutta come Michele Lo Foco, consigliere di Cinecittà Holding, lo scenografo Gaetano Castelli (che però pagava un po' di più)». Nell'articolo si fa anche il nome di Sandra Cecchini, una delle segretarie di un noto esponente politico del Partito democratico. Inoltre: «C'erano anche Bruno Lazzaro, ex senatore Dc, che per 1100 euro al mese risiedeva in via della Colonna Antonina 41, tra piazza Colonna e la Camera dei deputati. A tre anni di distanza nulla sembra cambiato. Gli ultimi dati messi in rete dal Sant'Alessio, aggiornati al giugno 2010, ci dicono che quelle persone abitano sempre lì: con contratti che scadono tra uno, due, cinque anni. Nessuno ha avuto l'idea di mollare il privilegio. Nessuno ha visto moltiplicarsi il canone d'affitto. Nemmeno i dipendenti (che possono ottenere in fitto gli appartamenti per statuto). Il direttore amministrativo Gianfranco Rinaldi, al civico 178 di via Lanza, zona Cavour, tra Termini e il Colosseo, occupa l'attico (intestato alla moglie): circa cento metri quadri: 1700 euro al mese. Un discreto affare»;

considerato che:

domenica 13 marzo 2011 la trasmissione "Presa diretta" di Riccardo Iacona, in onda alle 21.30 su Rai 3, ha trasmesso un servizio sulle case di proprietà dell'Ipab S. Alessio-Margherita di Savoia per i ciechi presieduto da Gianluca Lucignano. In particolare nell'ambito di un'inchiesta sulle case in affitto e vendite dal Comune di Roma, definiti dalle cronache giornalistiche con il termine "Affittopoli" e "Svendopoli", ha raccolto testimonianze dirette di ciechi sfrattati dalle loro abitazioni del centro storico ed in altre zone di pregio, probabilmente per liberare appartamenti che possono essere assegnati ad inquilini con maggiore disponibilità economiche o addirittura messi in vendita;

l'istituto Sant'Alessio ha accumulato negli anni un cospicuo patrimonio immobiliare frutto di generosi lasciti per offrire assistenza ed un tetto sulla testa agli ipovedenti;

tenute presenti le originarie disposizioni statutarie delle due predette istituzioni e la legge regionale 14 gennaio 1987, n. 8, così come modificata dalla legge regionale n. 40 del 1° dicembre 2003, il centro pone come sui fini statutari la realizzazione di interventi a favore dei non vedenti di ambo i sessi, riconosciuti ai sensi di legge, volti all'educazione, all'assistenza, alla formazione professionale, alla riabilitazione, al recupero ed integrazione sociale dei privi di vista. Le suddette finalità, ai sensi dell'art. 2 dello statuto, vengono perseguite mediante: l'organizzazione di forme di convittualità e residenzialità per i privi di vista che frequentino scuole o corsi fuori dall'abituale residenza; il coordinamento di tutte le attività di sostegno prescolastiche e post scolastiche non dipendenti dal Ministero dell'istruzione e delle attività integrative specifiche e necessarie alla piena autonomia ed integrazione dei non vedenti;

nel settembre 2010, a seguito di un breve commissariamento, viene nominato Gianluca Lucignano alla Presidenza del centro regionale S. Alessio-Margherita di Savoia il cui patrimonio immobiliare è composto da 520 unità immobiliari nel Lazio, comprese le unità immobiliari abitative e ad uso diverso;

sul "Corriere della Sera" del 3 marzo 2001 si legge: «Via Margutta 51: basta leggere l'elenco delle proprietà immobiliari dell'Ipab Sant'Alessio per i ciechi (santalessio.org) per accorgersi che anche quel palazzo - là dove girarono "Vacanze romane" - è di proprietà dell'ente regionale per i ciechi recentemente coinvolto nello scandalo di "Affittopoli". E basta andare sul posto per accorgersi dello stato nel quale versa il palazzo narrato dalla commedia di William Wyler del 1952: facciata sulla strada in pessime condizioni, ponteggi decennali e, all'interno, cavi elettrici e parti del comprensorio definite pericolanti. (...) All'interno, c'è un cieco: ma ha lo sfratto». Il Centro Regionale Sant'Alessio, infatti, sta attuando un processo di ristrutturazione, con la rinegoziazione di tutti i contratti, senza guardare i diritti dei non vedenti di poter vivere in appartamenti a loro destinati;

ad avviso dell'interrogante, tale miopia del presidente ha determinato una situazione di sfratti esecutivi per ipovedenti che potranno essere cacciati dalle loro abitazioni. Sarebbero centinaia le famiglie che hanno ricevuto la comunicazione di sfratto dagli avvocati che difendono gli interessi dell'Ipab S. Alessio-Margherita di Savoia. L'intimazione di sfratto è arrivata a inquilini ciechi e ipovedenti, invalidi che non hanno la possibilità economica di pagare canoni troppo esosi con condizioni di rinnovo capestro che prevedono doppia garanzia, caparra e fideiussione ed anche a parenti dei disabili a cui non è stata offerta la possibilità di effettuare la voltura di contratto intestata a familiari defunti o ricoverati presso case di cura o di riposo. Il rovescio della medaglia di affittopoli e svendopoli è rappresentato dagli sfratti dei ciechi e figli degli ipovedenti per un'istituzione di pubblica assistenza come il S. Alessio. Un gruppo di inquilini delle case dell'istituto per ciechi S. Alessio (come appare nel sito Internet all'indirizzo http://santalessio.blogspot.com/2011/03/richiesta-destituzione-presidente.html) sta raccogliendo adesioni per la destituzione di Lucignano dalla carica di Presidente del centro. Queste le motivazioni riportate: 1) la mancata conferma del personale specializzato e l'assunzione di personale perlopiù ospedaliero va a detrimento del percorso riabilitativo specifico degli utenti dell'ente (ciechi, ipovedenti e pluriminorati); 2) l'ostinazione nel non voler rinnovare i contratti di locazione, anzi, l'accanirsi con lettere di sfratto ai privi della vista, non morosi, che hanno i titoli per rimanere negli alloggi donati proprio ad uso dei ciechi; 3) l'inspiegabile rifiuto di ricevere utenti, inquilini, dipendenti e le associazioni di categoria che da mesi gli chiedono udienza; 4) l'adozione di decisioni senza prendere in considerazione il parere del comitato di programmazione e sorveglianza come sarebbe previsto dalla legge regionale sulle Ipab evitando, così, un doveroso confronto con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria e attuando una vera e propria autocrazia; 5) i comportamenti poco chiari e le decisioni discutibili adottate dal Presidente;

nel citato blog, nel promemoria informativo si può leggere: «Il Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia ha, tra le sue finalità statutarie, quella di occuparsi di formazione e riabilitazione dei ciechi laziali e non solo. Possiede anche un patrimonio ingente donato dai benefattori al fine di garantire un alloggio a condizioni di favore ai privi della vista. I vari documenti che vi presenteremo stanno a testimoniare come noi fruitori ed inquilini del Centro Regionale siamo insoddisfatti dei servizi erogati dall'ente e del trattamento riservatoci dai suoi dirigenti e da alcuni dipendenti. Porteremo a conoscenza della pubblica opinione le criticità degli uffici riscontrate in questi anni, ma in forte aumento in questo ultimo periodo, ed alcune testimonianze di casi abbastanza gravi occorsi a conduttori ed utenti. Tutto ciò per mettere in luce come la specificità del nostro centro sia in pericolo e come la struttura stessa sia preda di facili appetiti. Quanto riportato in questo documento è frutto di testimonianze raccolte e di alcune esperienze personali»;

ad avviso dell'interrogante, dopo lo scandalo "Affittopoli", che ha coinvolto il centro, che sta attuando un processo di ristrutturazione, con la rinegoziazione di tutti i contratti, senza tutelare i diritti dei non vedenti di poter vivere in appartamenti a loro destinati, è arrivato il momento di destituire dall'incarico con effetto immediato il presidente Lucignano, per la scandalosa gestione di un bene pubblico,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo, per quanto di propria competenza, che la gestione clientelare del S. Alessio-Margherita di Savoia per i ciechi, istituto dotato di un enorme patrimonio immobiliare che dal 1848 in poi è confluito ad ingrandirne i possedimenti, abbia aiutato più gli "amici" che i non vedenti, come certificato anche dalla Corte dei conti del Lazio;

se risulti altresì che i non vedenti siano collocati in stragrande maggioranza nei palazzoni della periferia come quelli di via Stilicone 186, negli stabili di via Tuscolana 875, via Vittorio Fiorini 15/a, via Emilio Lepido 38, via Nova-cella 5, spinti da affitti capestro di 3, 4, 5.000 euro al mese, al contrario di ricchi, dipendenti e alcuni fortunati amici che popolano alcuni degli stabili di lusso che si estendono nel cuore della capitale, da via Margutta a piazza Campitelli 10, con cifre irrisorie spesso lontane da quelle di mercato;

se risulti che, come documentato dalle testimonianze richiamate nella trasmissione "Presa diretta", il Presidente del S. Alessio abbia sfrattato dalle abitazioni in affitto inquilini ciechi per liberare appartamenti destinati ad inquilini più facoltosi;

se anche l'immobile sito in via Margutta 51 faccia parte delle proprietà immobiliari dell'Ipab S. Alessio per i ciechi;

se sia vero che il presidente Lucignano, oltre ad ostinarsi a non voler rinnovare i contratti di locazione intimando ai privi della vista non morosi che hanno i titoli per rimanere negli alloggi donati proprio ad uso dei ciechi, si rifiuti di ricevere utenti, inquilini, dipendenti ed associazioni di categoria che da mesi gli chiedono udienza, adottando decisioni senza il parere del comitato di programmazione e sorveglianza, così come previsto dalla legge regionale sulle Ipab per evitare un doveroso confronto con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria, attuando in tal modo una vera e propria autocrazia.

(4-04820)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:

migliaia di cittadini hanno lamentato, anche con denunce alla Polizia postale ed al Garante per la protezione dei dati personali, di subire valanghe di e-mail con le informazioni più disparate, senza aver dato alcun consenso preventivo e senza avere la possibilità di essere cancellati da tali messaggi molesti;

a riguardo all'interrogante sono giunte numerose segnalazioni di denuncia (trasmesse in allegato alla presente interrogazione e acquisite agli atti del Senato) di attività illecite, in quanto irrispettose del diritto alla riservatezza, poste in essere dalla società Meetic;

anche l'interrogante nella casella e-mail eliolannutti@adusbef.it., da circa un mese, seppur non avendo dato alcuna autorizzazione preventiva né essendo iscritto ad alcuna mailing-list di pendolari, riceve circa 80/90 e-mail moleste al giorno e, pur avendo chiesto la cancellazione ed inoltrato formale diffida, continua a ricevere tali messaggi indesiderati;

la Meetic sta violando la legge perché ha l'obbligo di cancellare, senza alcuna condizione, chi non vuole ricevere i suoi messaggi, come previsto dal codice di auto-regolamentazione;

è stata inoltrata dagli utenti una richiesta all'Ufficio legale del Codacons per citare in giudizio la Meetic;

considerato che:

cliccando sul sito www.meetic.it. si scopre che: "Meetic è il sito leader in Europa per gli incontri online con decine di milioni di profili registrati. Sin dall'ottobre del 2005, l'azienda è quotata nel comparto Euronext della Borsa di Parigi. Chat, email, funzionalità di ricerca: conoscere altri single online è più facile di quanto pensi! Vuoi fare incontri con gente nuova, trovare l'anima gemella o semplicemente stringere nuove amicizie? Meetic ti permette di entrare in contatto con uomini e donne single di tutta Italia (o perché no? anche all'estero!) nei modi e tempi che preferisci. Per chi ama il contatto diretto è possibile chiacchierare in chat, anche tramite webcam grazie alla funzione chat video. Se preferisci un approccio più graduale, puoi cercare tra i profili chi potrebbe essere la tua anima gemella e scambiare delle email con chi ti ha colpito con la sua foto o con il suo annuncio. Puoi cercare tra i single iscritti per età, regione e interessi o secondo tantissimi altri criteri e questo in tutta tranquillità, grazie alla funzione "non disponibile". A te decidere quando vuoi essere contattato/a tramite la chat. Meetic è disponibile anche sul tuo cellulare tramite principali operatori di telefonia mobile: questo per non farti perdere l'occasione di fare nuovi incontri, anche quando non sei connesso a internet. Non esitare a iscriverti, la tua anima gemella è a portata di clic! Meetic, incontri in totale sicurezza e tranquillità. Per permetterti di beneficiare di un servizio di qualità e darti il massimo delle possibilità di trovare l'anima gemella, Meetic mette a tua disposizione un servizio clienti composto da oltre 100 persone. Gli annunci e le foto sono verificate dal nostro team prima della pubblicazione, per fare in modo che tutti i contatti in chat siano con persone reali e desiderose di fare incontri seri. Iscriviti a Meetic, il sito numero uno per gli incontri online",

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in merito ad eventuali truffe poste in atto da Meetic a danno di numerosi consumatori;

se l'impossibilità di cancellarsi dai siti e da mailing-list, forum , chat non configuri violazione delle norme a tutela della privacy ;

se i gruppi dei pendolari, definiti "Italia pendolare", "Forza Pendolare", "Pendolo Italia", eccetera, che avrebbero dato mandato a Meetic di gestire le loro mailing-list, non abbiano configurato un abuso ai sensi della vigente normativa del Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003;

quali iniziative urgenti il Governo intenda attivare per evitare che Meetic possa effettuare prelievi non autorizzati dai loro abbonati, sia sulle carte di credito che mediante bollette telefoniche;

se risponda al vero che Meetic possa favorire l'immigrazione clandestina di donne orientali tramite falsi profili, che attraggono gli utenti ad effettuare costose telefonate ai numeri telefonici con prefisso "899", che è notoriamente il prefisso di costosissime telefonate spesso di origine truffaldine;

se risponda al vero che molti uomini in cerca di cuori solitari sarebbero stati contattati da ragazze dell'Est con messaggi in serie, dicendo di chiamare un numero con il prefisso "899";

quali misure urgenti il Governo intenda adottare, anche attivando la Polizia postale, per evitare che un sito di annunci, che si propaganda come leader in Europa per gli incontri on line con decine di milioni di profili registrati possa diventare veicolo di frodi, truffe, abusi ed appropriazione indebita a danno dei consumatori e dei cittadini.

(4-04821)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che nei giorni scorsi il SIBC, sindacato dei dipendenti della Banca d'Italia, ha inviato una newsletter e distribuito un comunicato sindacale intitolato: "Le Giunte dei Rabdomanti", che l'interrogante ritiene utile riportare integralmente: «"Quando lo scorso anno il SIBC fece alcune osservazioni critiche sul funzionamento delle giunte di scrutinio per la carriera direttiva, fummo subito sommersi da un'impensabile quantità di risposte. Erano tutti colleghi a metà fra il grato e l'incredulo, per il fatto che dopo qualche decennio di inspiegabile silenzio qualcuno avesse finalmente scoperchiato il pentolone, evidentemente maleodorante. Una simile reazione ci convinse che era necessario proseguire quella battaglia, che riguarda le giunte di scrutinio di tutte le carriere. Ottenemmo, dopo due nostre lettere ufficiali al Direttore Generale, che per la prima volta in 117 anni di vita della Banca d'Italia, venissero resi pubblici a tutti gli interessati i criteri con i quali la giunta di scrutinio determina l'attitudine dei candidati ad assolvere le funzioni del grado superiore. Ma si trattava solo di un primo passo. Ci sono altre due richieste da porre con forza, e di una banalità assoluta: 1) che i criteri - con i quali le giunte attribuiscono il punteggio di attitudine - siano fissati e resi pubblici prima che la giunta li applichi alla rosa dei candidati; 2) che gli stessi criteri devono essere chiari e verificabili, ossia devono essere formulati in maniera tale da permettere il concreto riscontro della loro corretta applicazione. Per dare attuazione alla prima richiesta (pubblicità dei criteri prima dello scrutinio dei candidati), sappiamo bene che l'ostacolo è costituito da una previsione del Regolamento vigente (art. 53: i criteri "sono portati a conoscenza dei dipendenti scrutinati dopo l'approvazione delle operazioni di scrutinio..."). Domanda facile facile: il Regolamento è l'unico ostacolo, o ce ne sono altri? Perché, se questo fosse l'unico ostacolo, basterebbe cambiarlo. Se anche gli altri sindacati, e in particolare quello maggioritario nella carriera direttiva, ritenessero utile un'operazione di trasparenza, come potrebbe la Banca motivare un proprio diniego? Già nei prossimi giorni, quindi, sottoporremo a tutti i sindacati una richiesta formale all'Amministrazione di modificare l'art. 53, cambiando la parola "dopo" con la parola "prima". Analoghe richiesta di trasparenza avanzeremo per le altre carriere. Per il secondo punto (criteri chiari e verificabili), invece, non c'è bisogno di nessuna modifica regolamentare: basta essere disposti a giocare a carte scoperte. I criteri dello scorso anno (ma anche quelli del 2009, del 2008 e nei secoli dei secoli) recitavano soavi: il punteggio di attitudine della carriera direttiva è attribuito in base a "complessità e difficoltà dei compiti svolti (...) capacità e competenze (...) rilevanza dei compiti (...) delicatezza o riservatezza delle funzioni (...) titolarità di unità operative o responsabilità attribuite nell'ambito delle stesse (...) incarichi ricevuti (...) diversificazione delle esperienze funzionali (...)". Nessun numero, nessuna specifica, nessuna graduazione fra questi indicatori pur genericamente richiamati. A noi una simile formulazione appare, con rispetto parlando, una presa in giro. È come scrivere: "assume rilievo che il candidato abbia due occhi, un naso, una bocca, ecc.". Tranne casi rarissimi, quei criteri ce li hanno tutti. Si torna quindi al punto di partenza: con quali criteri sceglie la Giunta? Su quali basi decide se l'attitudine di Tizio è maggiore o minore di quella di Caio? Negli scorsi anni, la differenza del punteggio attitudinale fra candidati è stata più volte decisiva per determinare promossi e no. Salvo che la Banca abbia dotato i commissari di appositi bastoni da rabdomante, è evidente che allo stato attuale mancano i presupposti minimi per condurre un'attività di verifica ex post dell'attività delle Giunte di scrutinio. Avendo presente questa situazione di oggettiva indeterminatezza, il fatto che i lavori della Giunta dei direttivi avvengano a porte chiuse e senza controlli da parte dei sindacati (presenti invece alla giunta della carriera operativa) aumenta il rischio che qualcuno "pensi male". Si può creare la futura classe dirigente dell'Istituto selezionandola in modo meno che trasparente? Non è quantomeno un modo perverso di tenere "sotto scacco" i molti meritevoli, che non dovrebbero ringraziare nessuno, se non se stessi, per la promozione ottenuta? Perciò, in assenza di una puntuale determinazione ex ante del punteggio dei parametri utili per dell'attitudine, siamo pronti a chiedere formalmente che la previsione dell'art. 66 del Reg.Pers. (parte II) in merito alle giunte delle altre carriere sia replicata anche per la Giunta della Carriera direttiva ("Ai lavori della Giunta possono assistere, in rappresentanza del personale, elementi designati dalle Organizzazioni Sindacali operanti nell'Istituto, in ragione di un elemento per ciascuna Organizzazione Sindacale al fine di verificare il regolare svolgimento delle operazioni di scrutinio"). Ovviamente, anche questa richiesta è aperta alla partecipazione e al supporto di tutte le altre sigle sindacali. O qualcuna di esse ha segretamente ricevuto un bastone da rabdomante?»;

considerato che:

tale informativa sindacale, che forse ha tenuto conto di qualche lamentela di dipendenti estromessi dal giro del potere in Banca d'Italia, prova a sollevare un problema di meritocrazia all'interno di un'istituzione simbolo per il Paese. Il problema è molto serio: se non si appartiene a cordate interne e potere relazionale a quanto risulta all'interrogante non si fa carriera anche se ai concorsi interni come a quelli esterni possono partecipare sostanzialmente e democraticamente tutti. Da alcuni documenti interni alla Banca di Italia di cui è venuto a conoscenza l'interrogante, si evince chiaramente come le informazioni sui temi per la prova, possono essere determinanti per selezionare la classe dirigente;

l'interrogante al riguardo riterrebbe indispensabile che venisse acclarata la veridicità di alcune informazioni di cui è entrato in possesso in ordine alle modalità di svolgimento di alcuni concorsi. Nello specifico, risulta che un Presidente di commissione avrebbe inviato le tracce dei temi a due persone sulle e-mail personali, tra cui uno sarebbe il responsabile della vigilanza di Brescia, il dottor Cannistraro, nominato all'interno della commissione per l'avanzamento al grado di condirettore nel 2007, per volere dell'attuale capo della Vigilanza in quanto suo fiduciario sulla piazza bresciana, visto che la medesima è stata direttore della sede dal 2002 al 2006. In sostanza prima dello svolgimento delle prove per la selezione, come quella avvenuta in data 2 novembre 2007, risulta che sarebbero circolate le tracce dei temi. Tali informazioni riservate sulle prove avrebbero potuto avvantaggiare taluni, ai danni di candidati più preparati. La questione è tanto più delicata in quanto si tratta di una procedura per la selezione per la classe dirigente della Banca d'Italia con appannaggi di 150.000 euro all'anno oltre alle diarie e ai trasferimenti pari ad ulteriori 150.000 euro. In sostanza se tali pratiche fossero confermate, significherebbe che sono stati avvantaggiati coloro che appartengono al sistema di potere e sono garanti della continuità del sistema, a detrimento del principio meritocratico all'interno della Banca d'Italia;

considerato altresì che l'interrogante riterrebbe indispensabile che venisse fatta chiarezza in ordine alle richiamate questioni, e in particolare:

alle garanzie sull'imparzialità e la meritocrazia per svolgimento dei concorsi della Banca di Italia;

alla possibilità che un Presidente di commissione di esame - peraltro amico della dottoressa Anna Maria Tarantola, capo della Vigilanza - possa avere inviato su e-mail personali le tracce dei temi a due persone, tra i quali uno è il responsabile della vigilanza di Brescia, dottor Cannistraro;

alla veridicità o meno di quanto richiamato in ordine allo svolgimento delle prove effettuate il 2 novembre 2007 a Perugia, ovvero alla circostanza che sarebbero circolate le tracce dei temi ed informazioni riservate sulle prove, ad esclusivo appannaggio di raccomandati, mentre altri candidati che si erano preparati non sono riusciti a superare le prove di esame;

all'ipotesi che alcune organizzazioni sindacali all'interno della Banca d'Italia concorrerebbero alla spartizione delle promozioni e/o dei concorsi e degli avanzamenti di carriera, così come dei trasferimenti e alla designazione delle missioni, che seppur rappresentino atti interni all'Istituto, continuano ad prevedere procedure ad evidenza pubblica;

alla circostanza che, come lascia trasparire il SIBC, la differenza del punteggio attitudinale fra candidati sia stata effettivamente più volte decisiva per determinare promozioni e bocciare, e che attualmente manchino i presupposti minimi per condurre verifiche ex post dell'attività delle giunte di scrutinio, i cui lavori si svolgessero senza alcun controllo da parte dei sindacati, che invece sono presenti alla giunta della carriera operativa;

alla fondatezza dei sospetti del sindacato SIBC relativamente alle modalità non trasparenti e tanto meno meritocratiche di selezione della futura classe dirigente dell'Istituto;

all'opportunità che l'art. 66 del regolamento del personale (parte seconda), che si applica alle giunte delle altre carriere, sia applicato con riferimento alla giunta della carriera direttiva, ovvero che esso si applichi in futuro a tutti i concorsi interni,

si chiede di sapere quali misure urgenti, anche di carattere normativo, il Governo intenda attivare, nel rispetto dell'autonomia dell'Istituto, per rafforzare la trasparenza ed il rispetto del principio meritocratico; ciò a giudizio dell'interrogante anche al fine di evitare che anche i candidati preparati e meritevoli, ma non appartenenti ad un consolidato sistema di potere, che prevedrebbe omertà, affiliazione, fedeltà e garanzia della continuità, possano prevalere sulle consolidate "cricche" di potere.

(4-04822)

LANNUTTI - Al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

un articolo pubblicato il 16 marzo 2011 dalla rivista "L'espresso" parte dalle dichiarazioni del Presidente della Rregione Lazio che si scandalizzava per la vicenda "Affittopoli" della capitale e «delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai soliti potenti». In particolare «"L'era dei privilegi è giunta al capolinea", ha detto in un'intervista pochi giorni fa: "Sono contratti assolutamente fuori dai valori di mercato" (...) Sotto il fuoco di fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra, da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Accusate di aver girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci, per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in aste pubbliche. L'indignazione del presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla Casa, (...) che ha ordinato di bloccare all'istante la vendita dei gioiellini dell'Ater, l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica. "Non ci saranno sconti per chi ha violato la legge. Ecco perché ho voluto una commissione straordinaria che faccia chiarezza". Gianni Alemanno s'è subito accodato allo sconcerto generale, varando un'altra commissione ad hoc. Stavolta al Campidoglio: "Non voglio fare né allarmismo né dossieraggio, solo appurare la verità"»;

«A "l'Espresso" risulta che nell'appartamento» di proprietà dell'Ater «(quattro vani più bagno e cucina)», nel cuore di San Saba, «risieda proprio il marito della Polverini. Ma non è tutto: i documenti dell'Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni nella casa popolare di via Bramante. Per la precisione, dal giorno del matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004. Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell'Ugl, poi - dal 1999 - vice segretario della Confederazione sindacale di destra»;

San Saba è «Uno dei quartieri più belli della capitale, a pochi passi dall'Aventino, dove chi vuole acquistare una casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro quadrato». Il condominio in questione, «degli inizi del Novecento,» conta «in tutto una novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che non possono permettersi i canoni d'affitto imposti dal mercato. Entrando nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c'è l'edificio B. Scorrendo i cognomi» si legge «"Cavicchioli-Polverini-Berardi"»;

nell'articolo si legge inoltre che: «Non si sa quanto la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader dell'Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli appartamenti dell'ex Istituto autonomo case popolari. "Se il reddito del nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro lordi annui, l'assegnazione decade automaticamente.Chi ci resta diventa un occupante abusivo non sanabile", ragionano dall'Ater. Forse le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non doveva passarsela male, visto che la Polverini - restando ferma a San Saba - chiedeva mutui e comprava altri immobili. Per centinaia di migliaia di euro» (...) «Il governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande fiuto per gli affari. Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo. Andiamo con ordine. Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à-terre nel piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia. Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì. Firma l'atto di compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo meno di una settimana per formalizzare l'acquisto di un'altra casa romana, quartiere Monteverde. Cinque stanze, bagni e cucina a due passi da Villa Doria Pamphilj. La casa forse non le piace (in effetti San Saba è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna. L'atto di donazione è del 19 marzo 2002. Dieci giorni dopo, il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro appartamento, stavolta al Torrino. La zona è semicentrale, vicino all'Eur, ma l'abitazione è molto grande, sette vani più box. Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha scritto Marco Lillo su "Il Fatto", la Polverini se lo prende sborsando appena 148 mila euro. È la cifra chiesta a tutti gli inquilini del palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva con forti sconti. Sui documenti dell'Anagrafe consultati da "l'Espresso" risulta però che la Polverini al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a condurre in porto l'operazione. Anche stavolta l'appartamento non deve essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto (234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari dell'Ugl. Lo slalom tra gli acquisti di Renata non è finito. Perché sette mesi dopo, a dicembre del 2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella casa con nove stanze, due box e tre balconi sull'Aventino. Un posto da sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro. Dopo due anni, il 20 settembre del 2004, l'ex leader dell'Ugl si allarga comprando l'appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che rimandano fino a Montevideo, in Uruguay. Renata spende altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta. Una settimana dopo il rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali come recordman dell'evasione nazionale) cambia finalmente la sua residenza e dà l'addio alla casa dell'Ater, a soli 850 metri di distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle Pagine Bianche anche lui risulti all'indirizzo della moglie). L'ultimo acquisto sull'Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?) nel condominio in cui abita da sola"»;

secondo «le valutazioni del Cerved su dati dell'Agenzia del Territorio» solo l'appartamento di proprietà del presidente Polverini «può valere 1,8 milioni di euro»;

ad avviso dell'interrogante, alla luce dei fatti esposti, i proclami del Presidente della Regione Lazio, quando si dichiarava scandalizzata per la vicenda Affittopoli annunciando che l'era dei privilegi "è finita", costituiscono una miscela di populismo e di personalismo,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritenga necessario adottare le opportune iniziative di competenza al fine di fare chiarezza e garantire la massima trasparenza su quanto riportato in premessa, anche al fine di scongiurare che, nell'assegnazione di tale patrimonio pubblico, ci siano stati, realmente, trattamenti di favore illegittimi, ed eventualmente verificare le relative responsabilità;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per evitare che il patrimonio immobiliare pubblico, direttamente o indirettamente controllato, possa essere gestito con criteri affaristico-clientelari, a danno della collettività e degli interessi generali della finanza pubblica, o anche degli enti locali.

(4-04823)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

GRTN, Gestore della rete di trasporto dell'energia elettrica nazionale, che distribuisce l'energia elettrica sugli elettrodotti, acquista l'energia dai francesi. GRTN è infatti una delle tre parti in cui è stata divisa Enel dallo "spezzatino" che ne hanno fatto i precedenti Governi: GRTN a capitale pubblico; Enel - distinto in Enel Power, che gestisce le centrali, e Enel Distribuzione che gestisce l'ultimo miglio in qualche posto d'Italia (dove non ci sono altre aziende elettriche come ad esempio A2A, Acea, Trentino Energia, eccetera) - e Terna, che gestisce gli elettrodotti in alta tensione (per il trasporto elettrico). L'acquisto dell'energia avviene in questo modo: la centrale di dispacciamento di GRTN, che distribuisce l'energia sugli elettrodotti, asseconda le richieste in base alla domanda: via via che la domanda cresce, entrano in rete i pacchetti di energia prodotti dai diversi fornitori, e per ciascun fornitore, le diverse centrali;

risulta all'interrogante che Enel aveva centrali per 60 Gigawatt, 15 delle quali sono state vendute ad alcuni imprenditori italiani che hanno provveduto a formare compagnie elettriche alternative con joint venture straniere come Nuovo Pignone ceduto a General Electric, per continuare con la chimica venduta a Dowe Chemical, ex Union Carbide, e con la siderurgia a Tyssen Krupp;

ai capitalisti italiani sono state cedute le cosiddette utility - autostrade, elettricità e acqua - così, invece di fare fattura, possono fare tariffa, introitando così cash flow immediato dalla generalità degli utenti consumatori. Normalmente nel dispacciamento entrano subito le centrali svendute e sono 15 GW; poi entrano le nuove centrali e le fonti alternative (sono in crescita: 2-5 GW), poi entrano le centrali Enel a carbone e a olio combustibile il cui costo di produzione è basso e possono vendere elettricità (inquinante) a basso prezzo, poi entrano i francesi, che svendono la loro energia perché il nucleare costa poco solo se si possono ammortizzare le centrali per 50-60 anni e nel frattempo si vende tutta la produzione (per questo, come è stato affermato da un economista in una recente trasmissione di "Ballarò", e vanno "a tavoletta"; così si abbassa il prezzo unitario di produzione del nucleare e si possono convincere gli "allocchi", come gli italiani, a comprare centrali nucleari dai francesi, e lì sta il loro business), infine entra l'energia prodotta con il turbogas e con i cicli combinati (questa la più costosa) di Enel. Il risultato è che gli ultimi dati dal dispacciamento dicono che solo 5 GW su 45 GW (residui, cioè l'11,1 per cento) Enel sono mediamente immessi in rete. Ciò vuol dire che non è vero che il fabbisogno italiano deve essere coperto per il 19 per cento dal nucleare francese, ma che si lasciano spente le centrali elettriche italiane per importare l'energia nucleare francese, senza la cui importazione i francesi avrebbero energia invenduta e il loro nucleare non risulterebbe più conveniente,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che dagli ultimi dati del dispacciamento di Grtn, solo 5 GW su 45 (residui), ossia l'11,1 per cento, di Enel siano mediamente immessi in rete;

se sia vero che vengono lasciate spente le centrali elettriche italiane per importare l'energia nucleare francese, senza la quale i transalpini avrebbero energia invenduta e il loro nucleare non risulterebbe più conveniente;

se tale politica energetica, ad avviso dell'interrogante suicida, di utilizzare soltanto 5 GW sul potenziale di 45 prodotti da Enel, che può arrivare ad una potenza totale di 62 GW, sia conosciuta e condivisa dal Governo e quali iniziative urgenti intenda attivare per evitare una concorrenza controproducente all'interno di Enel stessa;

se tali dati non siano la dimostrazione più tangibile della totale inutilità di nuovi impianti di energia di matrice nucleare in Italia, che potrà anche soddisfare gli interessi delle lobby e degli affaristi, ma che, dopo l'immane tragedia recentemente accaduta in Giappone, rischia di creare pericoli irreparabili a sicurezza e salubrità dei cittadini.

(4-04824)