STANCANELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il federalismo municipale, in fase di definizione, chiude (almeno per ciò che concerne i Comuni) l'anello di un processo di profonda trasformazione in senso federale della pubblica amministrazione e delle autonomie locali, che a partire dalla legge delega n. 42, attraverso i decreti sul federalismo demaniale e sui costi e fabbisogni standard, si è dipanato in questi due anni di lavoro. Un percorso normativo che colma un vuoto legislativo ormai ultradecennale, più volte deprecato dalla Corte costituzionale: un vuoto che ha, fino ad oggi, impedito il pieno dispiegamento degli effetti delle riforme costituzionali del 1999 e del 2001.
L'impellere della crisi economica mondiale, la crisi cronica della pubblica amministrazione italiana, impastoiata fra inefficienze, sprechi e il perdurare di fenomeni di corruzione, la conseguente crisi di consenso politico sono tutti fenomeni che hanno impresso una sensibile accelerazione al federalismo. È oggi più che mai evidente la necessità di riavvicinare la pubblica amministrazione al cittadino, di riunire i due capi del filo che corre dal prelievo tributario alla spesa pubblica, di perseguire il principio della responsabilità diretta nella gestione delle risorse. La stessa ANCI ha riconosciuto che il federalismo, declinato correttamente e autenticamente, (ossia garanzie di copertura finanziaria, con entrate autonome, del fabbisogno delle funzioni pubbliche assegnate sulla base di standard e integrate con le risorse perequative, accompagnato da piena e responsabile autonomia complessiva di spesa che consenta anche di sostenere la crescita dei territori) rappresenta la soluzione possibile e forse unica per risolvere i problemi del comparto delle autonomie locali.
Il processo federale ha indubbiamente il pregio di introdurre elementi aziendalistici nella gestione pubblica, attraverso meccanismi di tariffazione delle prestazioni erogate, non dissimilmente da quanto già accaduto nel campo della sanità. La riforma ha il pregio di affrontare in modo frontale il problema della ripartizione ottimale delle risorse, ma anche il tema delle inefficienze e degli sprechi della pubblica amministrazione. (Vivaci commenti del senatore Garraffa. Richiami del Presidente. Proteste dal Gruppo PdL). Si apre oggi la strada ad un processo di aziendalizzazione della cosa pubblica che ha mosso i suoi primi passi negli anni '90, con esiti non uniformi sul comparto pubblico. Il comparto degli enti locali, nonostante la pur forte accelerazione impressa al decreto legislativo n. 77 del 1995, ha segnato fino ad oggi il passo. La riforma poggia, senatore Garraffa, il percorso di ricerca dell'efficienza... (Brusìo).
PRESIDENTE. Un attimo, senatore Stancanelli; si interrompa, perché non vi sono le condizioni per poter parlare, né per ascoltare. Chi non è interessato ad ascoltare gli interventi può provvisoriamente lasciare l'Aula. Prego, senatore Stancanelli.
STANCANELLI (PdL). La riforma poggia il percorso di ricerca dell'efficienza sul cardine dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), da assicurare su tutto il territorio nazionale in analogia ai livelli essenziali di assistenza (LEA) che sono il cardine del Sistema sanitario nazionale ed il fulcro dei processi di federalismo sanitario. L'altro cardine della messa in efficienza del sistema è la rilevazione dei costi standard, un nuovo modello di finanziamento basato sui costi di produzione delle singole prestazioni. Di più, il legislatore introduce il concetto del «fabbisogno standard» quale «costo e fabbisogno che, valorizzando l'efficacia e l'efficienza costituisce l'indicatore rispetto al quale comparare e valutare l'azione pubblica».
Una rivoluzione copernicana del sistema in grado di assicurare, a regime, il definitivo abbandono del sistema della spesa storica, che fino ad oggi ha perpetuato inefficienze e sprechi, senza mai introdurre, se non residuali, elementi di premialità. È l'avvio di un sistema di analisi dei bisogni che imporrà ai Comuni uno sforzo di mappatura delle necessità espresse dalla collettività: un percorso che porterà a standardizzare i fabbisogni ed i costi dei servizi da erogare. D'altra parte, il sistema di perequazione introdotto dalla riforma assicura il rispetto del principio costituzionale di solidarietà di cui all'articolo 2 della Costituzione, declinando l'articolo 119 che fa esplicito riferimento ai «territori con minore capacità fiscale per abitante».
Quali sono i punti di forza di questo progetto? Si introducono principi di responsabilizzazione degli amministratori; e Dio sa quanto c'è bisogno di responsabilizzare gli amministratori, che negli anni scorsi hanno utilizzato le risorse pubbliche soltanto per eventi di natura ludica e non per pensare agli effetti sul territorio! È avvenuto anche nella nostra Sicilia, senatore Garraffa. Si tende all'aumento dell'autonomia impositiva degli enti territoriali, vera chiave di volta del federalismo. E in questa riforma vi è l'autonomia impositiva da parte dei Comuni, come è stato abbondantemente dimostrato dal Ministro e dagli interventi dei senatori della maggioranza. La semplificazione normativa, attraverso l'accorpamento di oltre 45 tributi stratificatisi ed a vario titolo gravanti sulle medesime fattispecie implementa il divieto di doppia imposizione sulla medesima fattispecie imponibile, declamato dalla legge delega, al fine di evitare che moltiplicando i soggetti impositori aumenti anche il peso fiscale sul medesimo bene.
In particolare, le modifiche apportale all'originario schema di decreto, introducono diverse innovazioni di pregio. Per quanto riguarda le compartecipazioni, oltre a quelle già individuate, di cui viene quantificata la quota di spettanza dei Comuni: il 30 per cento dei proventi dei tributi immobiliari e quella relativa alla cedolare secca, ora fissata al 21,7 per cento e per il 2012 al 21,6 per cento, viene adottata anche la compartecipazione all'IVA prodotta nel territorio. La novità è introdotta sulla base dell'esperienza empirica e dei dati analitici i quali confermano che la distribuzione dell'imposta sui consumi è meno sperequata fra Nord e Sud di quanto non lo sia quella sui redditi. In questo modo si tende a garantire una forma di perequazione alle aree più svantaggiate del Paese. Ancora, viene data centralità al fondo sperimentale di riequilibrio, che per tre anni garantirà gli equilibri finanziari dei Comuni. Si introduce il criterio demografico per una quota parte pari al 30 per cento della dotazione del fondo sperimentale di riequilibrio. Si introduce una norma in favore degli inquilini attraverso il blocco per l'intera durata dell'affitto dell'adeguamento automatico del canone, anche quello relativo all'aggiornamento ISTAT, in ipotesi di esercizio della facoltà di applicazione della cedolare secca sugli affitti, che dovrà essere comunicata con lettera raccomandata agli inquilini stessi.
Si introduce la facoltà per i Comuni di istituire l'imposta di soggiorno, variabile fino ad un massimo di 5 euro per ogni notte trascorsa in una struttura ricettiva e di riutilizzare le risorse per interventi in materia turistica, nonché di potenziamento del trasporto pubblico locale: norma che se sapientemente e prudentemente usata, non essendo per l'esiguità degli importi tale da turbare gli equilibri dei flussi turistici, può contribuire ad indirizzare risorse nuove verso lo sviluppo turistico dei territori.
Di capitale rilevanza è la questione relativa alla lotta all'evasione fiscale, attraverso il potenziamento del ruolo dei Comuni, poiché il decreto, oltre a mettere a disposizione dei Comuni l'anagrafe tributaria, stabilisce che il 50 per cento (prima era il 33 per cento) dei tributi recuperati verrà devoluto ai Comuni e, allo stesso tempo, che le sanzioni per chi non abbia dichiarato le abitazioni fantasma verranno quadruplicate. Il 75 per cento delle entrate derivanti dall'applicazione di tali ammende andrà ai Comuni. A proposito di lotta all'evasione fiscale, con la giunta e l'anagrafe tributaria si può continuare quel lavoro, senatore Stradiotto, che stiamo facendo a Catania, dove attraverso una vera lotta all'evasione ed alla elusione tributaria siamo riusciti a rimettere in sesto i conti della nostra città! (Applausi dal Gruppo PdL). Un apparato normativo, quindi, che a regime dovrebbe comportare una riduzione del livello di spesa, conseguente ad un miglioramento dell'efficienza per effetto dell'applicazione dei fabbisogni standard e di una migliore riallocazione delle funzioni tra i livelli di governo, e che è esplicitamente previsto operi in regime di invarianza della pressione fiscale.
Alla luce di tutte le superiori considerazioni che trovano puntuale riscontro nel decreto legislativo - che è stato anche apprezzato da tutti i sindaci dei Comuni riuniti nell'associazione nazionale dei Comuni d'Italia - lo stesso chiaramente rappresenta un primo e importante passo in un percorso virtuoso, se pur difficile, di rifondazione del sistema delle autonomie locali.
Ecco perché il Popolo della Libertà, tramite me, annuncia il voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Gasparri e Bricolo. (Applausi dal Gruppo PdL).