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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 507 del 23/02/2011


Seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 (per le parti non precluse)

PRESIDENTE. Comunica che sono state presentate le proposte di risoluzione: n. 1, dei senatori Gasparri e Bricolo, n. 2, della senatrice Finocchiaro ed altri, n. 3, dei senatori D'Ubaldo ed altri, n. 4, dei senatori Stradiotto ed altri, n. 5, dei senatori Morando ed altri, n. 6, dei senatori Barbolini ed altri, n. 7, dei senatori Legnini ed altri, n. 8, dei senatori Bianco ed altri, n. 9, dei senatori Baldassarri, D'Alia, Russo e Pistorio, n. 10, dei senatori Belisario ed altri.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Ribadisce che il Governo è contrario alla tassazione della prima casa: nel rispetto di questa scelta, il meccanismo delineato nel decreto garantisce agli enti locali il livello massimo di autonomia impositiva consentita. Esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1 e parere contrario sulle proposte di risoluzione nn. 2, 4, 5, 8 e 10. E' favorevole alla proposta n. 3, a condizione che siano soppresse le premesse e sia espunto il secondo punto del dispositivo, e alla proposta n. 9, a condizione che siano eliminate le premesse e siano soppressi il terzo e il quarto punto del dispositivo; invita a ritirare le proposte nn. 6 e 7, diversamente il parere è contrario.

PRESIDENTE.

BRUNO (Misto-ApI). Passa alle votazioni.Alleanza per l'Italia è contraria ad un provvedimento che non individua meccanismi di responsabilizzazione fiscale degli amministratori nei confronti degli amministrati; non semplifica l'organizzazione degli enti locali; non garantisce copertura finanziaria al fabbisogno dei Comuni ed è quindi destinato a provocare un aumento della pressione fiscale; colpisce le imprese con la stangata dell'IMU e più in generale prevede una redistribuzione del carico fiscale che penalizza le attività produttive e le famiglie e premia la rendita; non accompagna la cedolare secca con forme di sostegno agli inquilini; non definisce in modo chiaro la copertura finanziaria del meccanismo perequativo. Il testo presenta, infine, profili di incostituzionalità, che rendono incerto e precario l'intero sistema della finanza locale. Soltanto un'Italia unita può mantenere un ruolo nella scenario globale: più che una riforma il provvedimento è una bandiera politica.

PRESIDENTE. Dà il benvenuto al senatore Monaco. (Applausi).

BELISARIO (IdV). Ringrazia il Presidente della Repubblica che si è opposto al colpo di mano del Governo che voleva emanare per decreto quanto non aveva ottenuto il parere favorevole della bicamerale sul federalismo fiscale e ha sollecitato un confronto parlamentare necessario e chiarificatore. L'Italia dei Valori è favorevole al decentramento delle responsabilità e ad una riforma che avvicini l'amministrazione ai cittadini, ma il decreto legislativo sul federalismo municipale contrasta con i criteri direttivi della delega, negando i principi della responsabilizzazione e dell'autonomia impositiva. Per soddisfare gli interessi elettorali della Lega si definiscono meccanismi di federalismo fiscale senza aver proceduto alla premessa necessaria, la definizione dei fabbisogni standard. Né si conosce ancora una previsione dell'impatto finanziario del federalismo fiscale sui conti dello Stato: come sostenuto anche dalla Corte dei conti, probabilmente la spesa pubblica aumenterà, la pressione fiscale sarà più forte e si approfondiranno le disparità territoriali. Sono criticabili, infine, l'imposta di soggiorno, che avrà un effetto depressivo sul comparto turistico, e la cedolare secca, che viola il principio costituzionale della progressività delle imposte. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Il dibattito odierno è quanto mai opportuno perché i vizi procedimentali su una materia delicata, che riguarda la materia fiscale e i rapporti finanziari tra Stato e Comuni, possono provocare un contenzioso che rischia di mettere in gravi difficoltà i bilanci degli enti locali. Il Governo è tenuto infatti a rispettare principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega e non può scavalcare, con l'ennesima esibizione muscolare, la Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale che ha bocciato la proposta della maggioranza. Le ragioni per cui l'UDC ha votato contro la legge delega trovano oggi conferma: la mancata attuazione del federalismo fiscale non dipende da cattiva volontà politica, ma da ragioni oggettive. Il sistema istituzionale vigente, in assenza di una Carta delle autonomie che ridefinisca le funzioni fondamentali degli enti territoriali, la mancata definizione di criteri chiari di perequazione nella fase transitoria e la difficile situazione economica rendono infatti difficile l'attuazione coerente dell'articolo 119 della Costituzione. L'aspetto paradossale della vicenda è che, se questa riforma venisse approvata, l'autonomia finanziaria dei Comuni risulterebbe compressa e la pressione fiscale aumenterebbe. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto comprensivo "Giacomo Matteotti" di Maerne, in provincia di Venezia, presenti in tribuna. (Applausi).

BALDASSARRI (FLI). Nel corso dell'esame dello schema di decreto legislativo presso la Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale è stata opportunamente accolta la proposta di passare dalla compartecipazione dei Comuni al gettito IRPEF alla compartecipazione al gettito IVA; non sono state invece accolte altre proposte di modifica, assolutamente necessarie per rendere accettabile il provvedimento e nuovamente avanzate nella proposta di risoluzione n. 9. È il caso, in particolare, dell'introduzione di un'imposta comunale sulla prima casa, che dovrebbe essere resa interamente deducibile dall'IRPEF, generando così un trasferimento di potestà tributaria senza alcun costo per il contribuente; è il caso inoltre della previsione di detrazioni fiscali per gli inquilini in affitto, una misura che deve necessariamente accompagnarsi alla cedolare secca per favorire un'effettiva emersione del sommerso. Così com'è, il provvedimento conferma molti dei difetti già presenti nella sua impalcatura iniziale ed è destinato a produrre un aumento della pressione fiscale e una riduzione dell'autonomia economico-finanziaria dei Comuni, facendo venir meno il principio federalista del controllo diretto del cittadino-contribuente sugli amministratori locali. (Applausi dei senatori D'Alia, Pardi e Vitali).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Il provvedimento in discussione, che per la Lega Nord ha un altissimo valore simbolico al di là del merito specifico, è stato oggetto di una forzatura politico-istituzionale da parte del Governo ed è stato per questo ritenuto irricevibile dal Presidente della Repubblica, che già più volte ha richiamato l'Esecutivo ad una gestione meno anomala dei rapporti con il Parlamento. Una volta emanato, il decreto legislativo sul federalismo municipale produrrà sicuramente un aggravio della pressione fiscale, mentre è ancora del tutto aperta una questione di fondamentale importanza quale la definizione dei fabbisogni e dei costi standard; inoltre il meccanismo della compartecipazione, pur essendo apprezzabile il passaggio dall'IRPEF all'IVA, andrebbe meglio precisato, mentre l'introduzione della cedolare secca sugli affitti, senza la previsione di una progressività dell'imposta in base al reddito, si configura come l'ennesimo favore ai ceti abbienti. Le Regioni a statuto speciale hanno sottolineato in una nota unitaria la necessità di apportare alcune modifiche al testo; il Governo dovrebbe rivolgere maggiore attenzione a tali richieste, non solo a parole. Annuncia infine il voto favorevole sulla proposta di risoluzione n. 9 e contrario sulla proposta di risoluzione n. 1. (Applausi del senatore Vitali).

FRANCO Paolo (LNP). L'emanazione del decreto legislativo sul federalismo municipale rappresenta la conclusione di un percorso che tutto il Paese attende e da cui tutto il Paese trarrà beneficio. La riforma federalista è interesse della collettività e non di una sola parte politica. Dietro ai distinguo e alle critiche dell'opposizione si cela in realtà la volontà conservatrice di mantenere l'impostazione centralista dello Stato e di far cadere l'attuale Esecutivo. Il centrosinistra dovrebbe ricordare che gli interventi dei suoi Governi in materia sono stati quasi tutti volti all'aumento della pressione fiscale e che gli stessi emendamenti presentati dall'opposizione allo schema di decreto legislativo, se accolti, avrebbero determinato uno spaventoso aumento del prelievo fiscale dei Comuni, addirittura triplicandolo. Il provvedimento in discussione garantirà invece maggiore autonomia impositiva e maggiori risorse proprie agli enti locali, senza alcun aumento della pressione fiscale; la Lega Nord voterà pertanto a favore della proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dal Gruppo LNP e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni).

STRADIOTTO (PD). Il Governo si ostina a non voler accogliere le numerose proposte di modifica avanzate dall'opposizione in diverse sedi, che consentirebbero di rendere più accettabile il testo in esame. Così com'è formulato, il federalismo municipale non garantisce agli enti locali una reale autonomia finanziaria di entrata e di spesa, essendo fondamentalmente basato su meccanismi di finanza derivata decisi dall'alto, e soprattutto non favorisce l'instaurarsi del principio in base al quale il contribuente giudica l'amministratore in rapporto al prelievo fiscale ed ai servizi erogati, principio, che consentirebbe di contrastare le piaghe della spesa pubblica improduttiva e dell'evasione fiscale. L'aumento dell'addizionale IRPEF, di cui i Comuni saranno necessariamente costretti ad avvalersi a seguito dei tagli ai trasferimenti e dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa, comporterà un aumento della pressione fiscale che andrà a gravare sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, cioè sui contribuenti onesti. La riforma che si vuole attuare è basata in realtà su calcoli clientelari, destinata a rafforzare la centralità dello Stato nella gestione della finanza pubblica ed a produrre un aumento della sperequazione tra i Comuni avvantaggiati, quelli a vocazione turistica, e i molti altri svantaggiati, che di solito sono quelli i cui cittadini hanno maggiore bisogno di servizi pubblici. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE. Congratulazioni).

Presidenza del presidente SCHIFANI

STANCANELLI (PdL). Il federalismo municipale colma un vuoto legislativo ultradecennale, che ha finora impedito la piena attuazione delle riforme costituzionali del 1999 e del 2001; esso consentirà di riavvicinare il cittadino alla pubblica amministrazione e di introdurre elementi aziendalistici nella gestione pubblica, affrontando i nodi cruciali della ripartizione delle risorse e dell'eliminazione di inefficienze e sprechi. La riforma si basa sui concetti di livello essenziale della prestazione e di costo standard, volti a definire le reali esigenze finanziarie dei Comuni e a superare il criterio della spesa storica; determinerà una maggiore responsabilizzazione degli amministratori, un aumento dell'autonomia impositiva degli enti locali e una non trascurabile semplificazione normativa, mentre un sistema di perequazione assicurerà il rispetto del principio costituzionale di solidarietà. Tra le misure di rilievo contenute nel provvedimento vi è la compartecipazione dei Comuni all'IVA prodotta nel territorio, l'introduzione della cedolare secca, la previsione di un'imposta di soggiorno facoltativa, una nuova disciplina del tributo comunale di scopo e, soprattutto, il potenziamento del ruolo dei Comuni nella lotta all'evasione fiscale e l'aumento della quota a loro destinata dei tributi recuperati. Tale apparato normativo comporterà una riduzione del livello di spesa in un regime di invarianza della pressione fiscale; il Gruppo Il Popolo della Libertà voterà pertanto a favore della proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dal Gruppo PdL).

Con votazione, seguita da controprova mediante procedimento elettronico, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva la proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. La proposta di risoluzione n. 2 è preclusa dalla precedente votazione.

D'UBALDO (PD). Risultando evidente che nei prossimi mesi diversi enti locali non riusciranno a chiudere i propri bilanci per la mancata definizione di un serio meccanismo di perequazione, chiede che la proposta di risoluzione venga votata nella sua interezza.

La proposta di risoluzione n. 3 risulta respinta.

STRADIOTTO (PD). La proposta di risoluzione n. 4 ha l'obiettivo di dare più autonomia e responsabilità agli amministratori locali, eliminando però l'iniqua addizionale IRPEF.

La proposta di risoluzione n. 4 risulta respinta.

LEGNINI (PD). La proposta di risoluzione n. 5 chiede il dimezzamento dell'imposta municipale, una tassa patrimoniale che colpirà soprattutto le imprese e le professioni.

RUTELLI (Misto-ApI). La proposta di risoluzione n. 5 è condivisibile. I punti focali dello schema di decreto legislativo comportano un'ulteriore complicazione burocratica, un aumento delle tasse ed un mancato miglioramento dei servizi. La votazione di questa proposta di risoluzione renderà inoltre più chiara la posizione dei Gruppi autonomisti del Senato. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI e PD. Commenti del senatore Gramazio).

La proposta di risoluzione n. 5 risulta respinta.

BARBOLINI (PD). Senza deduzioni a favore degli inquilini, la cedolare secca non farà emergere l'evasione sugli affitti. Occorre inoltre introdurre un meccanismo di salvaguardia dei canoni concordati per le aree ad alta densità abitativa. Non accoglie l'invito al ritiro della proposta di risoluzione n. 6. (Applausi dal Gruppo PD).

La proposta di risoluzione n. 6 risulta respinta.

LEGNINI (PD). Nella convinzione che lo schema di decreto legislativo aumenterà la pressione fiscale, la proposta di risoluzione n. 7 prevede presidi atti ad evitare che ciò accada. Non accoglie pertanto l'invito al ritiro. (Applausi dal Gruppo PD).

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. L'invito al ritiro della proposta di risoluzione n. 7 non dipende da una mancata condivisione dell'impegno di invarianza fiscale complessiva, ma dal fatto che esso è già ricompreso nello schema di decreto legislativo.

La proposta di risoluzione n. 7 risulta respinta.

BIANCO (PD). Nonostante il Governo si ostini a definire federalismo il processo avviato con i provvedimenti delegati, il varo del decreto legislativo in esame distrugge il sistema delle autonomie. Occorre garantire ai Comuni risorse anche per il 2013 e ridurre i tagli previsti dalla legge n. 78 del 2010. (Applausi dal Gruppo PD).

La proposta di risoluzione n. 8 risulta respinta.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. L'orientamento favorevole del Governo sulla proposta di risoluzione n. 9 è subordinato alla espunzione delle premesse ed alla modifica del dispositivo.

BALDASSARRI (FLI). Apprezzando la disponibilità del Ministro ad accogliere la sostanza del dispositivo, ma intendendo mantenere le premesse della proposta di risoluzione, ne chiede la votazione per parti separate.

PRESIDENTE. In attesa della formalizzazione della proposta del Ministro, sospende la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 11,19, è ripresa alle ore 11,53.

PRESIDENTE. Dà lettura della riformulazione della risoluzione n. 9, proposta dal Governo, che elimina la premessa e modifica la parte dispositiva (v. Resoconto stenografico).

BALDASSARRI (FLI). È disposto ad accogliere la riformulazione degli impegni proposta dal Governo, apprezzandone la disponibilità e auspicando un'ampia convergenza dell'Assemblea. Propone però di votare per parti separate anche la premessa e un passaggio del dispositivo espunto dalla riformulazione.

FERRARA (PdL). Il Gruppo è contrario alla votazione per parti separate, ritenendo preferibile la votazione del testo originario nella sua interezza. (Commenti dai banchi dell'opposizione).

LEGNINI (PD). Se il Popolo della libertà è contrario alla riformulazione, dovrebbe chiedere al rappresentante dell'Esecutivo di ritirarla. Ritiene invece condivisibile la proposta del senatore Baldassarri ed è dunque favorevole alla votazione per parti separate.

PRESIDENTE. Non essendoci condivisione unanime dell'Assemblea, la proposta del senatore Baldassarri dovrà essere messa in votazione.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Chiedendo di votare il testo originario della risoluzione, il Popolo della libertà si mostra contrario alla riformulazione del Governo, che dovrebbe quindi comunicare se intende tener ferma tale proposta.

PRESIDENTE. Il Governo si è dichiarato contrario alle premesse e favorevole alla riformulazione della parte dispositiva.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il Governo, senza entrare nel merito sull'opportunità di procedere ad una votazione per parti separate, conferma il parere favorevole alla riformulazione proposta e parere contrario ad un testo che contenga la premessa e i passaggi del dispositivo espunti dalla riformulazione.

PRESIDENTE. Se il senatore Baldassarri accettasse la riformulazione del dispositivo e ritirasse la premessa, prendendo atto del parere contrario del Governo, si potrebbe addivenire ad una soluzione condivisa.

BALDASSARRI (FLI). La votazione per parti separate consentirebbe all'Assemblea di pronunciarsi sia sulla riformulazione del Governo, su cui c'è un ampio consenso, sia sulle parti del testo originario su cui tale consenso manca. Il Popolo della libertà chiede invece di votare per intero il testo originario della risoluzione.

QUAGLIARIELLO (PdL). Il PdL, in piena sintonia con il Governo, voterà a favore della riformulazione del dispositivo, se verrà ritirata la premessa. Se la premessa non verrà ritirata, voterà contro la proposta di procedere alla votazione per parti separate. (Applausi dal Gruppo PdL).

BALDASSARRI (FLI). Il senatore Ferrara ha espresso una posizione differente, proponendo di votare il testo originario. Mantiene quindi la proposta di votare il testo per parti separate.

Risulta respinta la proposta di votazione per parti separate. Risulta quindi respinta la proposta di risoluzione n. 9.

PRESIDENTE. In seguito all'approvazione della risoluzione n. 1, risultano precluse alcune parti della proposta di risoluzione n. 10.

INCOSTANTE (PD). Auspica che l'intera Assemblea voti a favore della proposta di risoluzione n. 10, che chiede di riconoscere la bandiera tricolore, l'inno nazionale e Roma capitale come simboli fondamentali dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore D'Alia).

QUAGLIARIELLO (PdL). Chiedendo al Governo di rispettare la Costituzione, la legge e i simboli dell'unità nazionale, la proposta di risoluzione rappresenta una mera provocazione e pertanto esprime il voto contrario del Gruppo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

BELISARIO (IdV). La proposta di risoluzione non è affatto una provocazione, come dimostra il fatto che anche di recente, in occasione del decreto mille proroghe, il Governo ha presentato alle Camere atti non conformi al dettato costituzionale. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

Risulta respinta la proposta di risoluzione n. 10, per le parti non precluse.