in una inchiesta pubblicata su "Affari & Finanza" di "La Repubblica" del 21 febbraio 2011, dal titolo: "Tutti al ballo delle nomine, la Lega punta su Eni - Enel", Roberto Mania mette in luce gli accordi riservati che sarebbero stati raggiunti per la spartizione delle nomine in scadenza delle grandi aziende pubbliche, che vede il ministero dell'economia con l'ultima voce in capitolo nella sua qualità di azionista di riferimento;
si legge nel citato articolo: «nelle scorse settimane è stato il sottosegretario di Palazzo Chigi Letta a incontrare uno alla volta i grandi manager di Stato: Paolo Scaroni, Ad dell'Eni al secondo mandato (65 anni, 4,2 milioni di compenso nel 2009), Fulvio Conti, Ad dell'Enel al secondo mandato (64 anni, 2,6 milioni), Flavio Cattaneo, Ad di Terna (47 anni, 1,9 milioni), Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e Ad di Finmeccanica al terzo mandato (74 anni, 3,4 milioni). A tutti ha garantito che non ci saranno scossoni. Qualche cambio, semmai, ma con ricompense. È il "lettismo" con Tremonti consenziente, già in azione alle Fs (Lamberto Cardia alla presidenza proveniente direttamente dalla Consob, con la conferma dell'Ad Mauro Moretti) e alle Authority (Giuseppe Vegas alla presidenza della Consob proveniente direttamente dal governo, contestualmente a un nuovo commissario, Paolo Troiano, già consigliere di Stato). Intrecci e conflitti di interesse. Metodo che Silvio Berlusconi approva anche per le prossime nomine. Tremonti, non ostile, resta però zitto perché è lui l'azionista più importante, perché a lui spetta l'ultima parola, perché anche in questa partita punterà a consolidare la sua rete autonoma di potere.Le assemblee di tutte le quattro società quotate dovrebbero essere convocate il 28 aprile. Il 4 aprile saranno pronte le liste dei candidati del Tesoro e a metà marzo è prevista una riunione del Pdl proprio per definire il pacchetto nomine. Nove posti sono a disposizione della "politica", tre quelli a disposizione degli azionisti di minoranza. Tra questi sembra sia molto probabile la presentazione di una donna, indipendentemente dalla legge in discussione in Parlamento sulle cosiddette "quote rosa" nei consigli di amministrazione delle società quotate.Scaroni e Conti non dovrebbero essere in discussione. Il primo ha costruito rapporti stabili sia con l'amministrazione americana sia con gli uomini di Putin in Russia. A Palazzo Chigi, e anche al Tesoro, c'è qualche malumore per gli effetti negativi (1,2 miliardi di dollari l'anno) sulle casse statali della clausola take or pay nei contratti per la fornitura di gas. Ma nulla pare che possa compromettere il terzo mandato. A meno che non si immagini di spostare Scaroni alla Finmeccanica al posto di Guarguaglini. Ipotesi che per ora rimane sulla carta. Anche se è quella che potrebbe condurre a una "promozione" di Cattaneo: da Terna all'Eni. L'upgrading che avrebbero promesso all'unico "under 50" tra i top manager pubblici. Quello, tra l'altro, che ha portato i risultati migliori: + 11,5 per cento il valore in Borsa del titolo Terna nell'arco del mandato.Resta solida la posizione di Conti all'Enel, perché al di là delle performance finanziarie non proprio brillanti, è lui il manager ormai candidato a guidare l'opzione nucleare che il governo ha deciso di giocare anche in chiave propagandistica. Mentre per Piero Gnudi la conferma alla presidenza dell'Enel appare davvero difficile. Scaroni lo vorrebbe all'Eni al posto di Roberto Poli (presidente). Ma pesano su Gnudi i legami con Casini. A Palazzo Chigi viene considerato un uomo targato Udc. La presidenza dell'Enel, ora, dopo la ventennale e contraddittoria scalata al potere "romano", la vuole la Lega. E ha due candidati che non dispiacciono a Tremonti: sono Danilo Broggi, ad della Consip (anch'egli in scadenza), imprenditore milanese, già presidente della Confapi; e Gianfranco Tosi, ingegnere, ex sindaco di Busto Arsizio, al terzo mandato come consigliere dell'Enel. Per Broggi si profila anche un'alternativa: quella delle Poste in sostituzione di Massimo Sarmi, finiano in origine ma oggi molto vicino a Tremonti, arrivato al terzo mandato. E il nome di Sarmi gira anche come possibile successore di Franco Bernabé a Telecom dove, i rapporti tra l'amministratore delegato e alcuni soci forti non sarebbero in fase ascendente. La presidenza delle Poste, strumento decisivo nel progetto di Tremonti della Banca del Sud, resterà di area cislina. L'attuale presidente, Giovanni Ialongo, è dato in uscita ma la scelta del sostituto viene sostanzialmente affidata al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, con la "protezione" del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. L'altro candidato per le Poste, oltre che a tante altre cose, è il bolognese Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo e della Popolare di Milano, già nei cda di Alitalia e Finmeccanica; e poi in Patrimonio SpA e Ad del Poligrafico dello Stato. Ponzellini, nel caso, finirebbe alle Poste in "quota Tremonti" e non in quella della Lega pur essendo vicinissimo alle posizioni del Carroccio. Ha partecipato alla "cena degli ossi" di Calalzo di Cadore. E tanto basta perché si ipotizzi una sua nomina pure alla presidenza dell'Eni, o a quella di Terna al posto di Luigi Roth che potrebbe essere dirottato alla Finmeccanica nel caso Guarguaglini decidesse di mollare. Un gioco dell'oca. Che, tra l'altro, potrebbe portare anche Mario Masi, attuale direttore generale della Rai, a una vicepresidenza dell'Eni, lasciando spazio libero al Lorenza Lei (ora sua vice) per la direzione di Viale Mazzini.Quella di Finmeccanica è una situazione a parte. L'inchiesta giudiziaria non ha per ora coinvolto direttamente Guarguaglini, ma interessa molto la moglie Marina Grossi, Ad di Selex. In un primo tempo sembrava che l'anziano manager toscano fosse disposto a farsi da parte, restando presidente ma cedendo a un nuovo amministratore delegato quasi tutte le deleghe. Questo prevedeva un "patto a tre" Tremonti, Guarguaglini, Letta. Non è più certo che sia così. In ogni caso appare molto probabile che sarà lui a scegliere da chi farsi affiancare, prendendo dall'interno (per esempio Alessando Pansa, attuale condirettore generale) oppure da società controllate (per esempio Giuseppe Orsi, Ad dell'Agusta). A meno che non si opti per un cambio di rotta: Scaroni oppure Cattaneo. O ancora l'ambasciatore Gianni Castellaneta e il prefetto Gianni De Gennaro, ben visti dall'altra parte dell'Atlantico. Qui davvero deciderà Tremonti che non ha mai speso una parola sui guai giudiziari che hanno colpito il gruppo di Piazza Monte Grappa. Il superministro dell'Economia tace, allarga la rete e prepara "gli armamenti" per la sua prossima stagione politica»,
si chiede di sapere
se risponda al vero che, in vista delle scadenze di nomine importanti per la gestione delle imprese in alcuni settori dominanti per l'economia, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri avesse già ipotizzato la gran parte delle nomine pubbliche, le cui designazioni ufficiali e relative formulazioni spetterebbero agli azionisti nelle sedi più appropriate, ossia nelle rispettive liste depositate nei termini previsti in occasione delle assemblee societarie e se tali forme irrituali nel diritto societario, non abbiano lo scopo di influenzare i corsi azionari di società quotate nelle borse valori;
se il Governo non ritenga che la presenza di alcuni candidati in numerosi consigli di amministrazione di banche ed imprese senza soluzione di continuità non possa rappresentare un palese conflitto di interessi nelle delicata gestione del credito e del risparmio;
se i designati in quota ai partiti abbiano i requisiti di indipendenza e professionalità considerato che nel gioco che prevederebbe di dirottare Luigi Roth in Finmeccanica nel caso in cui Guarguaglini decidesse di mollare, con Mauro Masi, attuale direttore generale della Rai, candidato ad una vicepresidenza dell'Eni, per lasciare spazio libero al Lorenza Lei per la direzione della RAI, ad avviso dell'interrogante gli stessi, invece di perseguire gli interessi delle aziende quotate, potrebbero, al contrario, essere indotti ad obbedire ai desiderata dei loro referenti politici, mortificando l'autonomia e l'indipendenza di pubblici amministratori;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che vengano spartite nomine pubbliche con il manuale "Cencelli", come risulterebbe dal "patto a tre" Tremonti, Guarguaglini, Letta, per consolidare il management di Finmeccanica, oggetto di una inchiesta giudiziaria, che ha sfiorato Guarguaglini, ma interessato molto la moglie Marina Grossi, amministratore delegato di Selex, procurando danni enormi agli azionisti minori, ai consumatori ed alle famiglie, spesso danneggiate dalle loro decisioni.
(3-01928)