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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 506 del 22/02/2011


GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, signor Sottosegretario, in ogni buona discussione accademica (tale mi pare questa, anche per l'effetto che poi avrà domani sul voto), c'è sempre qualcuno che ha la testa più dura degli altri e resta sempre un passo indietro. Adesso tocca a me: abbiate pazienza, perché sono rimasto un passo indietro.

Federalismo fiscale: è vero che l'ottimo è nemico del bene, ma certo, a me pare, tentare di mettere insieme due riforme mancate per produrne una è qualcosa di più di un ottimo da ricercare. Perché il federalismo è una riforma mancata? Perché se ne parla in termini di federalismo fiscale quando mi sarei aspettato (è per quello che sono capoccione: perché non capisco l'abbecedario; poi, naturalmente, qualcuno con molta pazienza me lo spiegherà) che si ragionasse intorno al disegno federale dello Stato.

Ancorché si possa discutere sul processo storico (gli Stati federali nascono per mettere insieme pezzi che vogliono stare insieme e non stavano insieme prima, mentre per la nostra Repubblica mi sembrerebbe difficile immaginare quel percorso storico), mettiamo che occorra disegnare lo Stato veramente più moderno, più efficiente, più efficace, come ho sentito dire, più snello. Allora mi sarei aspettato una impostazione federalista e avrei incominciato a togliere degli elementi che rendono lo Stato così pesante. Quanti livelli decisionali e di spesa ci devono essere in uno Stato? Noi abbiamo lo Stato centrale, le Regioni, le Province, i Comuni, le comunità montane. Mi sarei aspettato davvero un gesto realmente coraggioso, ancorché coerente con cose che erano state dette da questo Governo in campagna elettorale, e condivise anche da tantissimi altri, anche dell'opposizione.

A proposito di allargamento della maggioranza, qualcuno mi spiega perché non si riesce a portare avanti quel disegno così interessante dell'abolizione delle Province? Signor Ministro, lei ha scritto autorevolmente che questo si può fare nell'invarianza della Costituzione: ha scritto un articolo, secondo me bellissimo, in cui spiegava come si poteva tranquillamente lasciare le Province senza il peso della politica. Perché non si può fare? Eppure, quanti siamo? Tutti a dire che vorremmo questo. Potreste verificare in effetti se la maggioranza in questo ambito è allargata. Ma non succede niente sotto questo profilo, anzi, mi pare addirittura vi sia qualche marcetta indietro!

Mi sembra che lo Stato non si snellisca, non vada verso lo Stato federalista, con le Regioni che, ad un certo punto, dovrebbero fare le veci degli Stati federali, dei pezzi di Stato che si uniscono insieme: che senso avrà mantenere ancora le Regioni a statuto speciale? Perché non si disegna quello?

«Fiscale»: ma non avrebbe avuto senso incominciare a ragionare finalmente di qualcosa di cui tanti, tutti parliamo da tempo, cioè della riforma del fisco in questo Paese? Perché anche questa è una riforma che manca.

Dunque, il «federalismo» non prevede il disegno di uno Stato federalista; il «fiscale» si arrabatta su temi fiscali in atto, quando ci sarebbe bisogno di ridisegnare il fisco sul piano delle famiglie e delle imprese. Mi sembra allora che mettere insieme queste due cose per tentare di farne una sia difficile. È evidente che sono io a non capire, perché se si dice che si può fare, si può, e sono io che sono indietro. Sono sicuro che poi qualcuno me lo spiegherà, ma a me parrebbe che questo abbia una sua logica: mi sembrerebbero musica e parole più comprensibili, più semplici, più orecchiabili, più spiegabili.

È difficile spiegarlo: vengo da un convegno sul federalismo che si è svolto ieri nella mia città e so quante parole è necessario dire per spiegare cose così complicate. Però, bisognerebbe riuscire anche a spiegare perché alcune cose che si è detto si sarebbero fatte non si fanno, eppure erano in quel segno: perché adesso se ne fa un'altra?

Non so, a me pare che, se l'ottimo è nemico del bene, forse ci sono parole e musica, a proposito di canzoni (siamo ancora in clima festivaliero), che sarebbero suonate meglio. Io avrei ricominciato da parole scritte nella Costituzione. La nostra Costituzione usa poche volte un verbo a mio avviso di straordinaria importanza: è il verbo riconoscere. Vuol dire che vede cose che ci sono già, prima che siano scritte. Lo usa per i diritti e lo usa poi per le autonomie: «La Repubblica (...) riconosce e promuove le autonomie locali». Io avrei cominciato da lì. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.