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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 506 del 22/02/2011


BARBOLINI (PD). Il federalismo delineato dal decreto sulla fiscalità municipale non è la riforma epocale demagogicamente annunciata dalla Lega, né il profondo rinnovamento istituzionale delineato, con il consenso del Partito Democratico, dalla legge n. 42 del 2009. E' un pasticcio, che merita un serio approfondimento cui il Governo dovrebbe apprestarsi con un atteggiamento più aperto alle proposte dell'opposizione. Nella fase transitoria si accentuano i vincoli per i Comuni; non sono indicate le modalità di riparto del fondo di riequilibrio e c'è incertezza sulla programmabilità delle risorse, in particolare per il 2013, l'anno che precede l'inizio della fase a regime. La cedolare secca è delineata in modo socialmente iniquo perché premia i proprietari con redditi e patrimoni elevati e penalizza l'istituto dei canoni concordati nelle aree ad elevata emergenza abitativa; inoltre, se non accompagnata da deduzioni per gli inquilini, non produrrà un'emersione di gettito. I Comuni saranno costretti ad applicare l'addizionale IRPEF o dovranno diminuire i servizi. L'aliquota IMU è stata computata estendendo al massimo la base imponibile, per cui si determinerà un'ulteriore pressione soprattutto sulle seconde e terze abitazioni ed, in particolare, sulle attività artigianali, commerciali e autonome. Peraltro, elemento paradossale in un quadro federalista, questa imposta non verrà pagata dal 70-80 per cento dei cittadini, che sono proprietari di prima casa, facendo venir meno il rapporto di responsabilità e di controllo tra amministratori e amministrati (a differenza dell'ICS proposta dal PD, che peraltro avrebbe comportato il taglio dell'addizionale IRPEF e della TIA-TARSU). Infine, non c'è alcuna garanzia che i Comuni godranno della copertura dei loro fabbisogni: è un problema che non riguarda solo il Sud, perché in ogni Provincia ci sono Comuni che, in forza della spesa storica, devono scontare penalizzazioni. (Applausi dal Gruppo PD).