RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 16,34.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 16 febbraio.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 16,37 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Comunica che il senatore Umberto Veronesi ha rassegnato le proprie dimissioni in seguito alla nomina a presidente del Consiglio direttivo dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. Trattandosi di dimissioni originate da incompatibilità, l'Assemblea non può che prenderne atto: la Presidenza si rammarica che il Senato perda il contributo di un così autorevole uomo di scienza. (Applausi).
Occorrendo provvedere all'attribuzione del seggio resosi vacante nella regione Lombardia a seguito di queste dimissioni, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha riscontrato che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il senatore Veronesi è Francesco Monaco.
Proclama pertanto senatore Francesco Monaco. (Applausi). Avverte che da oggi decorre il termine per la presentazione di eventuali reclami.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 3 marzo (v. Resoconto stenografico).
Comunicazioni del Governo sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale e conseguente discussione
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Lo schema di decreto realizza il passaggio dalla finanza derivata ad un'autentica autonomia tributaria degli enti locali, decentrando la responsabilità impositiva e riformando un sistema tributario locale caotico, causa di contenziosi e di pesanti oneri burocratici. Viene superato il criterio della spesa storica nel trasferimento delle risorse statali e regionali, che ha premiato gli enti inefficienti e penalizzato le amministrazioni virtuose; si introduce il principio dei fabbisogni standard, che rafforzerà il legame tra responsabilità finanziaria e responsabilità politica. In una prima fase è infatti prevista la devoluzione ai Comuni del 30 per cento del gettito derivante dai trasferimenti immobiliari, del gettito IRPEF relativo ai redditi fondiari, di parte delle risorse derivanti dalla nuova imposta sulle locazioni e di una compartecipazione all'IVA. Nella seconda fase, che partirà dal 2014, saranno introdotte due nuove forme di tributi propri dei Comuni, in sostituzione di quelli esistenti: un'imposta municipale sugli immobili, che comprende l'attuale ICI e mantiene ferma l'esenzione per la prima casa, e un'imposta municipale sull'occupazione di beni demaniali, anche a fini pubblicitari. Dunque la riforma non determinerà un aumento delle tasse locali e nessuna ulteriore imposizione verrà introdotta per effetto del decreto: va infatti ricordato che l'addizionale comunale all'IRPEF - che viene sbloccata per i soli Comuni in cui l'aliquota sia inferiore alla media nazionale - l'imposta di scopo erano già previste da normative precedenti, mentre la possibilità di introdurre un'imposta di soggiorno è già consentita dall'ordinamento vigente. Inoltre, il decreto riduce l'imposizione sui redditi da locazione, avvantaggia gli inquilini che non dovranno più subire l'adeguamento ISTAT del canone e abbatte le imposte sui trasferimenti immobiliari. I Comuni saranno inoltre responsabilizzati nella lotta all'evasione fiscale, visto che potranno accedere all'anagrafe tributaria e al catasto elettronico e tratterranno la metà dell'extra-gettito prodotto. Il testo è caratterizzato dalla massima apertura nei confronti dell'ampio dibattito svoltosi in Parlamento e delle proposte dell'opposizione e degli enti locali, come testimoniato dalle numerose modifiche accolte. Inoltre il Governo, pur avendo la piena facoltà di procedere alla deliberazione finale, anche in assenza del parere della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale, ha deciso di soddisfare la richiesta di svolgere un supplemento di esame parlamentare. Occorre dunque evitare, o comunque limitare, ulteriori proroghe dell'entrata in vigore del federalismo fiscale municipale, che i Comuni attendono con impazienza, per avere certezza delle risorse disponibili e presentare i bilanci preventivi per il 2011. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL, dai banchi del Governo e dei senatori Fosson e Castiglione).
LEGNINI (PD). Chiede alla Presidenza di invitare il Governo a trasmettere al Parlamento le stime dell'impatto economico-finanziario del federalismo fiscale municipale sugli enti locali e sulla pressione fiscale complessiva, nel caso in cui tali previsioni siano già state elaborate e siano nella disponibilità del Governo. Queste informazioni vennero chieste al momento della discussione del disegno di legge delega al Ministro dell'economia, il quale rispose che la complessità e il numero delle variabili in gioco rendevano estremamente complessa l'elaborazione di tali dati. La loro assenza ora, in prossimità del varo del decreto legislativo, appare particolarmente grave e lesiva delle prerogative del Parlamento, soprattutto in considerazione delle rilevanti novità introdotte dal provvedimento, ad esempio dello spostamento di risorse determinato dal meccanismo di attribuzione della compartecipazione all'IVA. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Fa proprie le considerazioni svolte dal senatore Legnini ed invita il Governo a mettere il Parlamento in condizione di conoscere i dati informativi richiesti. Dichiara aperta la discussione.
VITALI (PD). Gran parte degli elementi qualificanti contenuti nella legge delega n. 42 del 2009 non hanno ancora trovato attuazione, soprattutto per quanto riguarda la ricognizione dei livelli essenziali delle prestazioni, il patto di convergenza verso gli stessi livelli essenziali, il sistema di perequazione di Regioni ed enti locali e l'approvazione della Carta delle autonomie. Se non si corregge la rotta, il federalismo fiscale si rivelerà un'operazione di pura facciata, che produrrà deresponsabilizzazione dei livelli locali e maggiore dipendenza dalla finanza centrale. Lo schema di decreto legislativo del Governo sul federalismo municipale non è basato sul principio in base al quale i contribuenti devono coincidere con i beneficiari dei servizi: l'imposta sugli immobili, gravando sui possessori di seconde e terze case, sarà pagata in prevalenza dai non residenti. La stessa IMU, le addizionali IRPEF e il contributo di soggiorno sono destinati inevitabilmente a far aumentare la pressione fiscale, perché con essi i Comuni dovranno compensare i tagli dei trasferimenti statali. L'introduzione della cedolare secca non ha la necessaria copertura finanziaria e non è accompagnata dalla previsione di detrazioni per gli inquilini. È pertanto auspicabile che il Governo si fermi, accolga le proposte di modifica avanzate e, attraverso il dialogo con l'opposizione, giunga alla definizione di un testo maggiormente rispondente ai principi contenuti nella legge delega. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
Presidenza della vice presidente BONINO
D'UBALDO (PD). Il federalismo rappresenta una deviazione dal percorso che ha accompagnato il dibattito sullo sviluppo delle autonomie locali in Italia, basato sul concetto di autonomismo come dimensione politica che viene prima delle relative configurazioni istituzionali ed incentrato sulla realtà vitale dei Comuni. È proprio su tale realtà che incide lo schema di decreto legislativo in discussione, basato sul superamento del concetto di spesa storica e del meccanismo dei trasferimenti statali; tutto ciò rappresenta non un progresso, ma un ritorno all'indietro, a prima del 1978, anno in cui, con una decisione storica, lo Stato si fece carico dei debiti accumulati dagli enti locali e consentì loro di creare dei sevizi sociali più estesi. Particolarmente criticabile è stata inoltre la decisione di procedere all'individuazione dei meccanismi di perequazione prima ancora di aver provveduto a definire i fabbisogni essenziali e, quindi, i costi standard. La perequazione, peraltro, viene attuata con criteri poco trasparenti e sulla base di una logica di redistribuzione delle risorse inaccettabile ed irrispettosa degli enti locali; molti Comuni saranno penalizzati e subiranno una consistente riduzione delle loro disponibilità economiche. È probabile che si assisterà ancora ad episodi di estenuante contrattazione tra Governo e Comuni al fine di ottenere un maggiore stanziamento di fondi ed è auspicabile che il Governo sarà in grado di far fronte alle conseguenze del proprio operato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti ed insegnanti dell'istituto di istruzione superiore tecnico-agrario «Giuseppe Cerabona» di Marconia di Pisticci, in provincia di Matera, presenti nelle tribune. (Applausi).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). La necessità di operare un consistente rientro del debito, nei termini che l'Unione europea definirà, impone di fare politica economica non solo con manovre finanziarie, ma anche e soprattutto con riforme strutturali, la più importante delle quali è il federalismo fiscale, principio essenziale di uno Stato snello ed efficiente. Nell'ottica federalista sarà possibile combattere il disavanzo pubblico, dal lato delle uscite, definendo i costi standard della spesa pubblica; dal lato delle entrate, contrastando l'evasione fiscale con un diretto coinvolgimento degli enti locali ed una loro maggiore responsabilizzazione anche nelle fasi di controllo. Sotto questo profilo, l'introduzione della cedolare secca sugli affitti si presenta come una riforma epocale, a lungo attesa anche dalla categoria degli inquilini, capace di garantire ingenti introiti ai Comuni. (Applausi dal Gruppo LNP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
INCOSTANTE (PD). Il Partito Democratico, rifuggendo da un atteggiamento pregiudizialmente contrario, ha fortemente contribuito alla riforma federalista, convinto della sua capacità di consentire la costruzione di uno Stato snello, di riqualificare la spesa pubblica e di ridurre la pressione fiscale. Tale riforma, però, avrebbe dovuto accompagnarsi ad una politica economica che affrontasse i nodi strutturali della spesa e non incentrarsi su tagli lineari che non incidono sulle distorsioni della finanza pubblica. Il nuovo patto fiscale, basato sui principi di autonomia, decentramento e responsabilità degli enti locali, si inserisce in un percorso normativo e regolamentare confuso e privo di un quadro generale definito. Non si può definire l'autonomia impositiva dei Comuni se non dopo aver approvato la Carta delle autonomie, dopo aver stabilito, cioè, ruoli e funzioni delle stesse. Né è pensabile prescindere dalle esigenze di perequazione, dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, dall'allineamento della contabilità delle autonomie territoriali a quella dello Stato. Tale riforma si presenta iniqua, centralista e antimeridionalista ed elude i principi cardine della legge delega cui il Partito Democratico, con la sua partecipazione costruttiva, è pronto a dare attuazione. (Applausi dal Gruppo PD).
LANNUTTI (IdV). L'Italia dei Valori ha votato convintamente a favore della legge n. 42, considerando il federalismo fiscale uno strumento in grado di aumentare la responsabilità degli amministratori; ma le forme di attuazione stabilite dall'Esecutivo per la parte relativa alla fiscalità municipale tradiscono i principi della legge delega. L'incentivo a forme di tassazione che colpiranno i non residenti (l'imposta municipale e la tassa di soggiorno) altera il rapporto di responsabilizzazione economico-gestionale tra amministratori e amministrati. Vi è inoltre incertezza totale circa la definizione di fabbisogni standard, che sono la premessa per l'individuazione dei metodi di finanziamento degli enti locali. Infine è evidente il rischio che il principio di invarianza fiscale della pressione fiscale, espressamente sancito dalla legge delega, non sia rispettato, con pesanti ricadute sull'economia: dovrebbero essere valutati con attenzione, per esempio, gli effetti dell'imposta di soggiorno sul comparto turistico. Riserve sono state espresse anche dalla Corte dei conti, il cui Presidente ha paventato un peggioramento degli squilibri territoriali ed un aumento della pressione fiscale ed espresso dubbi sulla reale fattibilità dei risultati attesi e sulla sostenibilità delle soluzioni individuate. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Vitali).
MORANDO (PD). Il decreto legislativo viola i principi di un assetto fiscale federale ordinato secondo i profili stabiliti dall'articolo 119 della Costituzione. Il principio di responsabilità cui devono attenersi gli amministratori nella gestione della spesa, già negato dall'attuale assetto della finanza locale, è infatti smentito anche dal federalismo municipale delineato dal Governo che ribadisce la scelta di non reintrodurre l'ICI sulla prima casa, limitando così l'autonomia impositiva dei Comuni. Anche l'introduzione dell'imposta municipale, che graverà sulle seconde case e quindi spesso su non residenti, scinde il legame indissolubile fra tassazione e rappresentanza, principio cardine dei sistemi democratici. Lo sblocco dell'addizionale comunale sull'IRPEF, poi, non incidendo sulla rendita, viola il fondamento di politica economica secondo cui il prelievo fiscale deve gravare meno sul lavoro e sull'impresa e più sulla rendita. Infine, lo strumento della cedolare secca sugli affitti, di per sé positivo, non è sufficiente per contrastare l'evasione fiscale se non si coniuga al principio della convergenza di interessi, da perseguire, per esempio, introducendo detrazioni a favore degli affittuari. Per motivi di merito, dunque, e non per pregiudiziale avversione al Governo, il giudizio del Partito Democratico sullo schema di federalismo municipale, contrariamente a quanto manifestato sulla legge delega, è negativo. (Applausi dal Gruppo PD).
GALIOTO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). L'UDC è contraria ad un federalismo pericoloso e iniquo, che non garantisce a tutte le Regioni le stesse opportunità di sviluppo. Il federalismo fiscale presuppone, infatti, una più ampia e organica riforma istituzionale, che chiarisca le competenze dei livelli di governo e riconosca allo Stato un ruolo insostituibile di coordinamento nella perequazione e nelle politiche di sviluppo economico e coesione sociale. Nella preoccupante situazione economica del Paese, caratterizzata da elevato debito pubblico e mancanza di crescita, è fondamentale un'azione di modernizzazione dello Stato che punti sulla valorizzazione della libera iniziativa e sulla solidarietà. Non va in questa direzione un federalismo che non precisa le funzioni degli enti locali e non definisce i livelli essenziali delle prestazioni. Sono criticabili, in particolare, la compartecipazione all'IVA attribuita ai Comuni, una cedolare secca che premia i redditi alti, la mancanza di agevolazioni per le famiglie, l'imposta di soggiorno e l'imposta di scopo. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-Io Sud-MRE).
VACCARI (LNP). Un Paese diviso può trovare unità solo nel federalismo: i decreti attuativi della legge n. 42 del 2009 possono imprimere slancio alle forze produttive del Paese e rafforzare il suo ruolo internazionale. Il federalismo municipale realizza il passaggio dalla finanza derivata alla finanza autonoma e attribuisce ai Comuni compiti di lotta all'evasione: fondamentale da questo punto di vista sarà la compartecipazione all'IVA, che consentirà di far emergere ampie fasce di economia sommersa, specialmente nel Meridione, con effetti positivi per quanto riguarda il riequilibrio della pressione fiscale. L'opposizione, scarsamente comprensibile, del PD al decreto, nonostante le aperture del Governo e del ministro Calderoli, esprime una posizione conservatrice (Applausi dal Gruppo LNP).
Presidenza del vice presidente NANIA
MURA (LNP). Il decreto sul federalismo municipale rappresenta un passaggio ulteriore della riforma dello Stato ispirata ai principi della responsabilità, della trasparenza, dell'efficienza e della semplificazione delle imposte. Nel passaggio dalla finanza derivata a quella autonoma, infatti, il criterio dei trasferimenti basati sulla spesa storica è sostituito dalle compartecipazioni e dai tributi propri e il numero delle imposte viene ridotto, accorpando o eliminando ben 10 delle 18 attuali forme impositive. La cedolare secca determina una riduzione dell'imposizione sui redditi da affitto. L'addizionale comunale IRPEF, di cui viene autorizzato un graduale sblocco, è stata introdotta dai Governi Prodi. Molti sindaci di centrosinistra sono favorevoli al federalismo fiscale municipale: la contrarietà dell'opposizione non è dettata da motivi di merito, ma dalla volontà di creare difficoltà al Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
STRADIOTTO (PD). Proprio perché crede nel federalismo e ha approvato la riforma del titolo V della Costituzione, il PD non può essere favorevole ad un decreto che non istituisce una finanza realmente autonoma, non garantisce un legame effettivo tra risorse e territorio, non prevede strumenti efficaci di lotta all'evasione fiscale, agli sprechi e alle inefficienze. Invece di attribuire ai Comuni compiti di lotta all'evasione fiscale difficilmente realizzabili, nel concreto delle piccole realtà locali, sarebbe stato più efficace e remunerativo affidare loro la tassa di registro, strumento utile a vigilare sulle dichiarazioni relative al valore degli immobili. Non c'è rispetto del principio di autonomia nel definire a livello centrale l'aliquota dell'imposta municipale, né nel legare parte consistente delle entrate municipali all'addizionale IRPEF, che continuerà a colpire solo i cittadini che pagano le tasse. Il federalismo del centrodestra ha un sapore clientelare e produce disparità: penalizza ad esempio i Comuni periferici, che hanno difficoltà nel reperire le risorse necessarie a garantire servizi pubblici essenziali. E' firmatario di una proposta di risoluzione che chiede maggiore equità nella distribuzione delle risorse, maggiore responsabilizzazione degli amministratori locali e maggiore solidarietà attraverso la sostituzione dell'addizionale IRPEF con un canone comunale per i servizi. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
SARO (PdL). Il ministro Calderoli ha cercato mediazioni in una materia delicata, su cui pesano vincoli politici e istituzionali. Il giudizio negativo dell'opposizione è dettato infatti dalla convinzione di poter provocare una frattura tra la Lega Nord e il PdL e la conseguente crisi del Governo Berlusconi. Il decreto risente di due limiti: la mancata reintroduzione, per motivi di consenso elettorale, dell'ICI sulla prima casa, che costituisce il presupposto di un reale federalismo municipale, e la mancata attribuzione alle Regioni di un ruolo di coordinamento, che non è menzionato dall'articolo 119 della Costituzione. Un fondo perequativo a livello regionale, ad esempio, sarebbe più facilmente gestibile. La mole del debito pubblico e il crollo del PIL restringono i margini della solidarietà: se si vuole preservare l'unità del Paese, in una delicata situazione economica, occorre avviare la sperimentazione del federalismo e migliorarne gradualmente l'efficacia, senza nutrire tuttavia illusioni sulla capacità delle amministrazioni comunali di combattere l'evasione fiscale. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Rivolge il saluto dell'Assemblea agli studenti dell'istituto tecnico commerciale "Carmelo Colamonico" di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, presenti in tribuna. (Applausi).
MASCITELLI (IdV). Malgrado il lungo iter parlamentare, il decreto si dimostra privo di reale contenuto riformatore e incapace di determinare con nettezza l'impatto finanziario che deriverà dalla sua applicazione, rappresentando comunque un passo indietro rispetto agli obiettivi indicati nella legge delega. Rinviando la definizione dei fabbisogni standard, il decreto si limita ad un modesto riassetto fiscale, con il mero spostamento di parte del carico fiscale dai proprietari immobiliari, che beneficeranno della cedolare secca a danno degli inquilini, sulle spalle invece di imprese, lavoratori autonomi e pensionati. Restano irrisolti i nodi dell'autonomia tributaria riconosciuta ai Comuni, ancora insufficiente, e dell'assenza di una regolamentazione certa e coordinata delle procedure di perequazione. Il Governo ha in realtà operato al solo scopo di conseguire un risultato spendibile agli occhi del proprio elettorato. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Il decreto in tema di federalismo fiscale municipale è un tentativo fallito di unire due riforme che pure sarebbero necessarie al Paese. Da una parte la riforma federalista dello Stato che andrebbe ridisegnato a partire dalla sua architettura istituzionale, possibilmente sopprimendo qualche livello decisionale e di spesa, in primo luogo le Province; dall'altra una vera riforma del fisco. Il Governo ha preferito una strada con la quale finirà per mancare entrambi gli obiettivi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore. Congratulazioni).
ASTORE (Misto-ParDem). Da convinto sostenitore dello Stato delle autonomie, non accetta una riforma meramente nominalistica che attribuisce ad una sola parte politica un patrimonio che invece appartiene alla cultura politica del Paese e che avrebbe meritato una più ampia condivisione tra le forze politiche così da definire un nuovo assetto statale i cui primi pilastri avrebbero dovuto essere la Carta delle Autonomie e il Senato federale. E' giusto abbandonare il criterio della spesa storica, ma occorrono meccanismi di perequazione di segno solidaristico; il rinvio della definizione di tali meccanismi dimostra il prevalere di egoismi territoriali che in alcuni passaggi del decreto finiscono addirittura per premiare i Comuni più ricchi a danno di quelli più poveri. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Gustavino).
BODEGA (LNP). Il decreto legislativo sul federalismo fiscale municipale costituisce le fondamenta della rivoluzione federalista, con la quale lo Stato, nel 150° dell'Unità, adempie al mandato morale ricevuto dagli artefici risorgimentali e mai ottemperato: l'unificazione federale degli Stati sovrani preunitari annessi dal Regno centralista. Tale processo parte, correttamente, dall'ente locale fondamentale, il Comune, sostituendo la finanza derivata con quella autonoma, facendo cessare l'assuefazione della finanza locale al sistema drogato dei finanziamenti a perdere, in larga parte provenienti dal Nord. Si affermano così una spesa pubblica basata su valutazioni di efficienza, la responsabilità di chi amministra il territorio, il rispetto della dignità di tutti i cittadini. Se questo principio fondamentale non viene affermato, non sarà possibile il rinnovamento istituzionale e morale di cui il Paese ha necessità. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
BARBOLINI (PD). Il federalismo delineato dal decreto sulla fiscalità municipale non è la riforma epocale demagogicamente annunciata dalla Lega, né il profondo rinnovamento istituzionale delineato, con il consenso del Partito Democratico, dalla legge n. 42 del 2009. E' un pasticcio, che merita un serio approfondimento cui il Governo dovrebbe apprestarsi con un atteggiamento più aperto alle proposte dell'opposizione. Nella fase transitoria si accentuano i vincoli per i Comuni; non sono indicate le modalità di riparto del fondo di riequilibrio e c'è incertezza sulla programmabilità delle risorse, in particolare per il 2013, l'anno che precede l'inizio della fase a regime. La cedolare secca è delineata in modo socialmente iniquo perché premia i proprietari con redditi e patrimoni elevati e penalizza l'istituto dei canoni concordati nelle aree ad elevata emergenza abitativa; inoltre, se non accompagnata da deduzioni per gli inquilini, non produrrà un'emersione di gettito. I Comuni saranno costretti ad applicare l'addizionale IRPEF o dovranno diminuire i servizi. L'aliquota IMU è stata computata estendendo al massimo la base imponibile, per cui si determinerà un'ulteriore pressione soprattutto sulle seconde e terze abitazioni ed, in particolare, sulle attività artigianali, commerciali e autonome. Peraltro, elemento paradossale in un quadro federalista, questa imposta non verrà pagata dal 70-80 per cento dei cittadini, che sono proprietari di prima casa, facendo venir meno il rapporto di responsabilità e di controllo tra amministratori e amministrati (a differenza dell'ICS proposta dal PD, che peraltro avrebbe comportato il taglio dell'addizionale IRPEF e della TIA-TARSU). Infine, non c'è alcuna garanzia che i Comuni godranno della copertura dei loro fabbisogni: è un problema che non riguarda solo il Sud, perché in ogni Provincia ci sono Comuni che, in forza della spesa storica, devono scontare penalizzazioni. (Applausi dal Gruppo PD).
PASTORE (PdL). Il dibattito in Assemblea su un decreto di attuazione del federalismo fiscale, seppure dettato da una comprensibile scelta politica, rappresenta una procedura eccezionale, che non dovrebbe ripetersi. Con la legge n. 42 del 2009, infatti, il Parlamento ha conferito una delega al Governo e la mancata espressione del parere nella Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale su un decreto non può equivalere ad un voto contrario. Il decreto attuativo ha risentito di tensioni politiche estranee alla materia: si augura quindi che si possa recuperare al più presto un clima di serenità nel confronto sui temi del federalismo. (Applausi del senatore Saro). Consegna il testo integrale dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato al Resoconto della seduta (v. Allegato B).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione. La replica del Ministro avrà luogo nella seduta antimeridiana di domani.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. In relazione all'andamento dei lavori la seduta antimeridiana di domani avrà inizio alle ore 9,30.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle seduta del 23 febbraio.
La seduta termina alle ore 20,15.