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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 506 del 22/02/2011


Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Pastore nella discussione sulle comunicazioni del Governo sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale

La disciplina costituzionale in materia di delega legislativa al Governo è estremamente sobria e chiara (Articolo 76 della Costituzione): "L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti." I limiti posti dalla Costituzione attengono quindi alla delimitazione degli "oggetti" e di "un tempo limitato" nonché alla determinazione di principi e criteri direttivi; nessun altro precetto di natura costituzionale, nessuno in particolare sulle procedure o sulla partecipazione di altri soggetti alla formazione dei decreti legislativi; costituisce pertanto dato acquisito e consolidato che la responsabilità e la prerogativa di esercizio delle deleghe spettano tutte intere e solo al Governo, che deve certamente osservare eventuali prescrizioni procedurali interne al processo di definizione della volontà governativa contenute in leggi ordinarie o di portata generale, come la legge n. 400 del 1988 che disciplina l'attività di Governo, o di carattere speciale ma che, pena l'inosservanza del precetto costituzionale, non possono vincolare a tal punto il Governo da impedire l'esercizio del potere delegato o da determinare una sorta di "cogestione" della delega.

I vincoli procedurali previsti in materia di delega dalla legislazione ordinaria si atteggiano in modo molto articolato e vario, prevedendosi ora la necessità dì acquisire pareri da vari soggetti (ad esempio Consiglio di Stato, Autorità indipendenti, sindacati, ordini professionali a seconda del vario contenuto delle deleghe) o, è il caso più frequente, da Commissioni parlamentari, quelle permanenti competenti per materia o da Commissioni bicamerali istituite "ad hoc", o dalle une e dalle altre. La legislazione è molto diversificata, ma può affermarsi che tali pareri tendono da una parte ad acquisire elementi di valutazione di carattere tecnico-politico utili al Governo ed al Parlamento, dall'altra a realizzare una forma ancorché attenuata di partecipazione del Parlamento, più o meno intensa, alla determinazione che deve sorreggere la scelta del Governo. Nelle leggi di delega più rilevanti e complesse, per rendere più significativa tale partecipazione, si prevedono degli aggravi procedurali per il caso in cui il Governo, esaurito l'iter previsto, approvi un testo finale che non tenga conto di osservazioni particolarmente qualificate formulate dalle Commissioni parlamentari o da altri organi costituzionalmente rilevanti (ad esempio le Conferenze Stato/Regioni-autonomie locali) e quindi viene obbligato a sottoporre il testo stesso ad un nuovo esame da parte delle Commissioni, ovvero motivare formalmente le ragioni di una scelta non conforme ai pareri mediante la trasmissione di apposita comunicazione alle Camere.

Ad esempio la legge cosiddetta Bassanini (la n. 59 del 1997) in materia di conferimento di funzioni alle Regioni ed agli enti locali prevede il rilascio di pareri di una Commissione bicamerale appositamente costituita e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, nonché i pareri della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città e autonomie locali, da comunicare alle Commissioni parlamentari. La cosiddetta legge La Loggia (la n. 131 del 2003) in materia di legislazione statale concorrente stabilisce la necessità di acquisire il parere della Conferenza Stato-Regioni, oltre ai pareri delle Commissioni parlamentari e di quella per gli affari regionali, prevede che il Governo debba poi ritrasmettere i testi con le proprie osservazioni ed eventuali modificazioni, alla Conferenza Stato/Regioni ed alla sola Commissione per le questioni regionali; in caso di difformità da tali ultimi pareri, il Governo deve trasmettere alle Camere ed alla Commissione per le questioni regionali una relazione nella quale indicare le specifiche motivazioni delle difformità del testo dal parere parlamentare. Nella delega cosiddetta "taglialeggi" (legge n. 246 del 2005) è prevista invece la costituzione di una Commissione bicamerale per la semplificazione che può porre delle vere e proprie "condizioni" al Governo, che può o meno accoglierle ma che se non ritiene di accettarle deve ritrasmettere il testo alla Commissione per il parere definitivo.

In tema di federalismo fiscale, la legge n. 42 del 2009 pone una serie di vincoli procedurali, quali l'intesa cosiddetta debole in sede di Conferenza unificata, il parere di una Commissione bicamerale appositamente costituita e quello delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. In caso di mancata intesa in Conferenza, il Governo è tenuto solo a trasmettere una relazione alle Camere; nel caso di mancata adozione dei pareri parlamentari per decorso dei termini, il Governo ha piena libertà di azione, mentre in caso di pareri "condizionati" il Governo che non intenda adeguarvisi deve ritrasmettere i testi alle Camere con le sue osservazioni e modificazioni. Solo dopo 30 giorni dalla nuova trasmissione i decreti possono essere comunque adottati in via definitiva. E' prevista cioè una sorta di "sospensione" per un limitato numero di giorni, decorsi i quali i decreti potranno essere adottati definitivamente, emanati dal Presidente della Repubblica, pubblicati ed entrare in vigore.

Ebbene, qualora ricorresse tale ultima ipotesi, il presidente Napolitano non sarebbe stato certamente legittimato ad emanare il decreto sul federalismo municipale se non dopo decorso il periodo di "sospensione" sopra indicato, e quindi sarebbe da considerarsi del tutto ineccepibile, anzi doverosa la comunicazione del Capo dello Stato di irricevibilità del decreto. In realtà la decisione di Napolitano se può probabilmente ritenersi opportuna sul piano politico (un passaggio parlamentare soft come quello previsto dalla legge sul federalismo, da rendere magari più qualificato con il ricorso ad un vero e proprio voto delle Camere, eliminerebbe alla radice qualsiasi possibilità di strumentalizzazione circa la legittimità dell'esercizio della delega), sul piano giuridico non può essere condivisa né costituire un precedente. Essa infatti poggia su un assunto inconsistente e cioè l'assimilazione di un parere "non approvato" e quindi "respinto", quale è stata la conclusione della Commissione per il federalismo, ad un "parere contrario"; in verità l'esito del voto nella Commissione bicamerale ha prodotto un "non parere", da assimilare a tutti gli effetti alla mancanza di parere, il che autorizza pienamente il Governo ad agire senza ulteriori adempimenti o ritardi.

Sembra del tutto scontato, nonostante qualche opinione politicamente orientata, che in assenza di pareri per decorso del termine, come è avvenuto nel caso del federalismo municipale, il Governo non sia vincolato al testo originariamente trasmesso alle Camere, ma che nella redazione del testo definitivo possa tener conto di tutti gli elementi emersi durante l'iter parlamentare, si siano o meno tradotti in atti formali. Ove si ritenesse il contrario si vincolerebbe il Governo, in caso di rilascio di pareri formali comunque formulati, a tener conto solo delle relative conclusioni e non di altre valutazioni di diversa origine (pareri di altri soggetti, questioni emerse nel dibattito parlamentare eccetera) e in caso di mancanza di pareri a restare vincolato al testo originario nonostante qualsiasi diversa successiva valutazione. E si realizzerebbe in entrambi i casi quella "cogestione" della delega che la Costituzione esclude in modo netto e chiaro mentre il potere legislativo del Governo rimane integro sino allo spirare del termine della delega.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Carofiglio, Castelli, Chiti, Ciampi, Davico, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Adragna, dalle ore 17.30, per attività di rappresentanza del Senato; Mariapia Garavaglia e Spadoni, per partecipare ad un incontro internazionale; Bianco, Dini, Gamba e Marini, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Il senatore Claudio Molinari ha comunicato che cessa di far parte del Gruppo parlamentare del Partito Democratico e che aderisce al Gruppo Misto per la componente Alleanza per l'Italia.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 16 febbraio 2011, ha approvato una risoluzione - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle problematiche inerenti al comparto zootecnico, con particolare riguardo al settore dei suini e a quello dei bovini.

Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (Doc. XXIV, n. 16).

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 16 febbraio 2011, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 14 febbraio 2011 dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (CE) n. 378/2007 del Consiglio relativamente alle norme per l'applicazione della modulazione volontaria dei pagamenti diretti nell'ambito della politica agricola comune (COM (2010) 772 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 79).

In data 16 febbraio 2011, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 16 febbraio 2011 dalla 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (COM (2010) 781 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 80).

Commissioni permanenti, richieste di osservazioni su atti

Con riferimento allo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonchè di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario (n. 317), le Commissioni 1a e 6a potranno esprimere le proprie osservazioni alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale in tempo utile affinché quest'ultima possa esprimere il parere entro il termine assegnato dell'11 marzo 2011.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Lussana Carolina, Alessandri Angelo, Allasia Stefano, Bitonci Massimo, Bonino Guido, Bragantini Matteo, Brigandi' Matteo, Buonanno Gianluca, Callegari Corrado, Caparini Davide, Chiappori Giacomo, Comaroli Silvana Andreina, Consiglio Nunziante, Cota Roberto, Crosio Jonny, D'Amico Claudio, Dal Lago Manuela, Dozzo Gianpaolo, Dussin Guido, Dussin Luciano, Fava Giovanni, Fedriga Massimiliano, Fogliato Sebastiano, Follegot Fulvio, Forcolin Gianluca, Fugatti Maurizio, Gibelli Andrea, Gidoni Franco, Giorgetti Giancarlo, Goisis Paola, Grimoldi Paolo, Lanzarin Manuela, Maccanti Elena, Molteni Laura, Molteni Nicola, Montagnoli Alessandro, Munerato Emanuela, Negro Giovanna, Paolini Luca Rodolfo, Pastore Maria Piera, Pini Gianluca, Pirovano Ettore Pietro, Polledri Massimo, Rainieri Fabio, Reguzzoni Marco Giovanni, Rivolta Erica, Rondini Marco, Salvini Matteo, Simonetti Roberto, Stefani Stefano, Stucchi Giacomo, Togni Renato Walter, Torazzi Alberto, Vanalli Pierguido, Volpi Raffaele, Di Pietro Antonio, Napoli Angela

Modifiche agli articoli 438, 442 e 516 e introduzione dell'articolo 442-bis del codice di procedura penale.

Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo (2567)

(presentato in data 18/2/2011 ) ;

C.668 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.657);

Onn. Brugger Siegfried, Zeller Karl; Bernardini ed altri; Ferranti ed altri. - Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori (2568)

(presentato in data 18/2/2011 ).

C.52 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.1814, C.2011).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Gallone Maria Alessandra

Disposizioni in materia di rideterminazione dell'indennità di buonuscita per i dipendenti pubblici cessati dal servizio tra il 1° aprile 1974 e il 6 febbraio 1994 (2533)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 22/02/2011 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Poretti Donatella, Sen. Perduca Marco

Nuove norme sull'affidamento condiviso dei figli di genitori separati (2454)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 22/02/2011 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Cardiello Franco

Disposizioni in materia di personale addetto ai centri di prima accoglienza ed alle comunità per i minorenni (2471)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Lussana Carolina

Modifiche agli articoli 438, 442 e 516 e introduzione dell'articolo 442-bis del codice di procedura penale.

Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo (2567)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

C.668 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.657);

(assegnato in data 22/02/2011 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Brugger Siegfried, Dep. Zeller Karl

Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori (2568)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

C.52 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.1814, C.2011);

(assegnato in data 22/02/2011 );

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. De Eccher Cristano

Disposizioni in materia di sostegno delle associazioni combattentistiche e d'arma (2554)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

5ª Commissione permanente Bilancio

Dep. Giorgetti Giancarlo ed altri

Modifiche alla legge 31 dicembre 2009, n. 196, conseguenti alle nuove regole adottate dall'Unione europea in materia di coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri (2555)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3921 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 22/02/2011 );

5ª Commissione permanente Bilancio

Dep. Brugger Siegfried, Dep. Zeller Karl

Disposizioni in favore dei territori di montagna (2566)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.41 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.321, C.605, C.320, C.2007, C.2115,

C.2932);

(assegnato in data 22/02/2011 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Lannutti Elio

Modifiche all'articolo 50 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di revisione della disciplina sui decreti ingiuntivi (2546)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 22/02/2011 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Armato Teresa ed altri

Disposizioni per la promozione del commercio equo e solidale (2540)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Bianchi Dorina

Assistenza psico-fisica alla puerpera in ospedale e sul territorio (2064)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Tomassini Antonio

Norme per consentire il trapianto parziale di polmone tra persone viventi (2541)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 22/02/2011 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Lannutti Elio ed altri

Nuove norme in materia di utilizzo dei defibrillatori samiautomatici e automatici esterni sul territorio nazionale (2549)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Giaretta Paolo ed altri

Interventi a favore delle aree territoriali della regione Veneto colpite dagli eventi alluvionali nei giorni dal 31 ottobre al 2 novembre 2010 (2446)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 22/02/2011 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Sarro Carlo

Modifica al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, in materia di utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico (2510)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia)

(assegnato in data 22/02/2011 ).

Indagini conoscitive, annunzio

La 8a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla navigazione lacuale.

Affari assegnati

In data 22 febbraio 2011, è stato deferito alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo alla composizione del Consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) (Atto n. 572).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 15 febbraio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla VI Commissione permanente (Finanze) di quell'Assemblea nella seduta del 9 febbraio 2011, sul Libro verde - La politica in materia di revisione contabile: gli insegnamenti della crisi (COM(2010)561 definitivo).

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 571).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 22 febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 25, commi 1 e 5, della legge 23 luglio 2009, n. 99 - lo schema di decreto legislativo recante modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, concernente la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché delle misure compensative e delle campagne informative al pubblico (n. 333).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente nonchè - relativamente alle conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione, per l'espressione dei rispettivi pareri parlamentari.

Le Commissioni 1ª, 7ª, 8ª e 13ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 14 febbraio 2011, ha inviato il documento che espone il monitoraggio gestionale delle entrate e delle spese del bilancio dello Stato, realizzato secondo le regole di contabilità nazionale "Sec 95", aggiornato al mese di febbraio 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 570).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 11 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6-ter del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 553, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 652, la relazione - riferita al primo e secondo semestre 2010 - sullo stato di attuazione del programma di costruzione e adattamento di stabilimenti di sicurezza destinati a consentire il trattamento differenziato dei detenuti e sulle disponibilità del personale necessario all'utilizzazione di tali stabilimenti.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 8a Commissione permanente (Doc. CXVI-bis, n. 5).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 11 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190, la relazione sull'attuazione degli interventi volti a garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali, aggiornata al 30 giugno 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CCXXXI,n. 3).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 15 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 18 giugno 1998, n. 194, la relazione sull'andamento del processo di liberalizzazione e di privatizzazione del trasporto aereo, relativa al secondo semestre 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. LXXI, n. 4).

Con lettere in data 9 febbraio 2011, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Nogara (VR), Vocca (VC) e San Giovanni Rotondo (FG.

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 14 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 20 luglio 2004, n. 215, la relazione sullo stato delle attività di controllo e vigilanza in materia di conflitti di interesse, riferita al secondo semestre 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CLIII, n. 6).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 11 febbraio 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 46 del 7 febbraio 2011, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), nella parte in cui dispone che l'Amministrazione ed i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio postacelere. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. VII, n. 120).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 15 febbraio 2011, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità portuale di Venezia, per gli esercizi dal 2007 al 2009. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente.

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 283).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

Il Difensore civico della regione Emilia-Romagna, con lettera in data 7 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 28).

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Marcucci e Negri hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00371 dei senatori Della Seta ed altri.

Mozioni

TONINI, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, CABRAS, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, MICHELONI, ZAVOLI - Il Senato,

premesso che:

i moti popolari contro i regimi autoritari dei Paesi arabi, che, cominciati in Tunisia, si sono poi estesi all'Egitto e ora alla Libia, interessano ormai tutta la regione e hanno già provocato la caduta dei Governi tunisino ed egiziano e una gravissima crisi di quello libico;

le cause di questi rivolgimenti sono ad un tempo sociali, perché vedono protagoniste grandi masse soprattutto giovanili, scolarizzate ma sottoccupate; economiche, perché esprimono un crescente disagio di vasti strati delle popolazioni per la persistente esclusione dai frutti di uno sviluppo che pure negli ultimi anni ha manifestato segni positivi di dinamismo; e politiche, perché rivendicano il pieno rispetto dei diritti umani, civili e politici, la fine di regimi autoritari e corrotti e una rapida e piena transizione verso sistemi fondati sulla libertà e la democrazia;

la crisi in questo momento più grave è quella della Libia, dove si sono moltiplicate manifestazioni contro il regime del colonnello Gheddafi, che hanno visto una feroce reazione delle forze di sicurezza fedeli al Governo, con l'aiuto di milizie mercenarie provenienti da altri Paesi africani e l'impiego di armi anche pesanti, che ha provocato un bagno di sangue con centinaia di vittime;

la drammatica crisi in atto nel mondo arabo rappresenta una svolta storica, ricca di potenzialità positive per la pace, la democrazia e lo sviluppo di un'area strategica per il mondo, per l'Europa e per gli stessi nostri interessi nazionali, ma anche carica di rischi, qualora la transizione in atto dovesse prendere la via, già tristemente percorsa in altre circostanze, di regimi totalitari di stampo islamista, col loro carico di intolleranza illiberale e di aggressività esterna;

in particolare, la crisi della sponda meridionale del Mediterraneo sta già provocando e continuerà a provocare una crescita degli sbarchi verso le nostre coste, via naturale di accesso e di transito verso l'Europa;

rilevato che:

il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in coerenza con la posizione affermata nel discorso all'Università del Cairo del 4 giugno 2009, ha più volte espresso la vicinanza del suo Paese alle ragioni dei popoli e chiesto il rispetto dei diritti umani e una rapida transizione verso la democrazia;

l'Europa è parsa più incerta e reticente, anche se l'alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha ripetutamente manifestato preoccupazione per la situazione e ha chiesto la cessazione delle violenze e l'apertura di un dialogo;

il Governo italiano non solo non ha esercitato alcuna pressione, come Paese mediterraneo, per rendere più definita e assertiva la posizione europea, ma ha tardato ad esprimersi nel merito dei moti popolari e dei comportamenti dei regimi, in particolare di quello libico, proposto addirittura a modello per il mondo arabo e islamico. Non si può tollerare oltre che il Governo italiano non pronunci una condanna severa sulla violenza sanguinosa con cui il regime libico sta cercando di stroncare la rivolta popolare, colpendo in modo indistinto, perfino con l'inumana crudeltà dei raid aerei, i civili,

impegna il Governo:

ad esprimere una immediata, ferma condanna della repressione violenta e sanguinosa con la quale il Governo libico ha reagito alle manifestazioni di piazza;

a chiedere al regime libico di cessare le violenze affinché venga garantito il pieno rispetto dei diritti umani e civili e siano definiti, attraverso il dialogo tra le parti, tempi e modalità della transizione verso lo stato di diritto e la democrazia;

a promuovere, di concerto con l'Europa e con i Paesi alleati, analoghi passi verso tutti i paesi dell'area interessati dalla crisi;

a informare in modo continuativo il Senato degli sviluppi della situazione e delle iniziative assunte dall'Italia in sede europea e internazionale.

(1-00372)

CABRAS, CHITI, DEL VECCHIO, LIVI BACCI, MICHELONI, MORRI, PASSONI, SANNA - Il Senato,

premesso che:

gli avvenimenti in corso nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo richiedono all'Italia e all'Unione europea un'attenzione ed una tempestiva conseguente revisione delle priorità di azione finora codificate;

l'impreparazione manifestata nel prevedere l'evoluzione dei fenomeni in atto da parte di tutti i soggetti istituzionali preposti al monitoraggio di quanto accade nei Paesi lungo i nostri confini richiede una riflessione profonda sul grado di preparazione e di adeguatezza di uomini e mezzi destinati alla sicurezza;

un possibile prolungato periodo di instabilità può produrre fenomeni incontrollati di migrazione in grado di coinvolgere moltitudini di persone in cerca di pace e di migliori condizioni di vita. L'Italia è una prima meta di queste popolazioni come dimostra la pressione già in atto in questi giorni;

analoga ridefinizione occorre promuovere attuando adeguate iniziative nelle sedi istituzionali multilaterali: Onu, Nato, Osce;

è auspicabile che l'instabilità in atto prodotta dai movimenti spontanei di protesta possa evolvere verso forme di governo democratico e rappresentativo della volontà popolare, ma nulla oggi può escludere una reazione delle forze finora al potere tale da determinare una repressione violenta dei moti di protesta con conseguenze drammatiche per la vita delle popolazioni civili;

gli enormi interessi di natura economica collegati alla stabilità della vita dei Paesi mediterranei non possono in nessun caso giustificare atteggiamenti di tolleranza o contiguità con l'esercizio della forza per reprimere le manifestazioni popolari di piazza. C'è un limite oltre il quale non si può andare, pena la caduta dei valori civili di convivenza e il mancato rispetto dei diritti umani;

l'Italia, al fianco dei suoi alleati, deve assumere ogni iniziativa utile, capace di accompagnare la transizione verso la democrazia e l'autodeterminazione dei popoli mediterranei.

impegna il Governo:

a formulare una severa condanna in sede bilaterale e multilaterale di ogni forma di violenza nei confronti dei pacifici movimenti popolari di protesta;

ad assumere adeguate iniziative per assistere la transizione democratica nella stabilità e nella sicurezza in accordo con gli organismi dell'alleanza e delle istituzioni multilaterali delle quali l'Italia è parte;

a predisporre in accordo con l'Unione europea e le Nazioni Unite misure capaci di fronteggiare la possibile emergenza umanitaria conseguente ai fenomeni migratori già in atto e prevedibili nel breve medio periodo;

a denunciare gli accordi bilaterali con quei Paesi le cui autorità si rendessero responsabili di qualsiasi forma di repressione violenta delle proteste pacifiche dei cittadini inermi.

(1-00373)

Interpellanze

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

Noureddine Adnane, 27 anni, il venditore ambulante marocchino, che si era dato fuoco davanti ad una pattuglia della polizia municipale a Palermo in via Ernesto Basile, nei pressi della cittadella universitaria, dopo che gli era stata sequestrata la merce è morto nei giorni scorsi per un aggravamento delle condizioni respiratorie e cardiache;

venerdì 12 febbraio Noureddine Adnane, in seguito all'ennesimo controllo della polizia municipale, ha compiuto il drammatico gesto per protestare contro l'intervento persecutorio della polizia municipale. Più volte, nonostante fosse munito di permesso di soggiorno e di licenza di venditore ambulante, gli era stata sequestrata la merce senza nemmeno rilasciare il verbale di sequestro;

il giovane ambulante marocchino morto dopo 8 giorni di agonia, secondo di otto figli, con il suo carretto pieno di cappellini, giocattoli, torce, accendini, gingilli vari faceva vivere la moglie e la figlia di due anni rimaste in Marocco, nel villaggio non lontano da Casablanca, ma anche i fratelli minori;

la sua morte è il sogno spezzato di un'intera famiglia che sperava un giorno di trasferirsi in Italia e fare una vita meno povera;

Noureddine era arrivato circa 10 anni fa da clandestino. Poi col tempo tutti i passaggi per regolarizzarsi, permesso di soggiorno e licenza da ambulante. E sono inimmaginabili gli sforzi che un giovane extracomunitario deve affrontare per ottenere quei "pezzi di carta" che lo rendono un uomo libero, non ricattabile: dalle spese alla burocrazia. Così andava avanti per realizzare il suo progetto: lavorando dall'alba alla notte spingendo il suo carretto, dando valore anche a quelli che i palermitani considerano ormai degli spiccioli: 10, 20, 50 centesimi. Questi erano i suoi guadagni per ogni oggetto che vendeva e ogni monetina serviva a rendere sempre più reale il suo sogno. A Palermo dopo la tragedia le istituzioni, i sindacati, gli stessi vigili urbani, si chiedono quale rabbia impotente abbia potuto provare il giovane marocchino per dare fuoco a quel miraggio di "vita normale";

considerato che:

come si legge anche nell'articolo pubblicato su "La Repubblica" il 20 febbraio sulla morte del giovane marocchino è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani, chiedendo di fare chiarezza sull'accaduto;

il Sindaco di Palermo, Cammarata, ha dichiarato che il Comune farà una indagine rigorosa ed approfondita e sarà vicina non solo ai familiari di Noureddine Adnane, ma all'intera comunità marocchina;

come si legge nel citato articolo: «Le parole di Schifani hanno gelato il comandante dei vigili urbani Serafino Di Peri», che «ha scelto il silenzio (...) Nonostante il presidente del Senato abbia precisato che l'indagine "non vuole colpire la polizia municipale"»;

Di Peri - che ha annunciato al quotidiano "La Repubblica" un'indagine interna sui metodi utilizzati dagli agenti durante i controlli dicendosi pronto a cacciare "le mele marce" - ha sempre difeso i suoi uomini. Lo ha fatto con la stampa e lo ha fatto anche con il primo cittadino che gli ha chiesto chiarimenti;

Di Peri gli ha raccontato che Noureddine - sottoposto a una sfilza di controlli in pochi giorni - non è stato multato e che non gli è stata mai sequestrata la merce. Gli ha raccontato anche che in servizio - quel venerdì - c'erano due agenti noti per il loro carattere mite. E ancora che uno di loro, quando Noureddine si è dato fuoco, gli si è buttato addosso, ustionandosi le mani, nel tentativo di spegnere quella torcia umana. Lo stesso agente che - dicono - sia ancora sotto shock. Il sindaco ha annunciato che incontrerà la comunità marocchina;

nei giorni precedenti il tragico episodio erano stati segnalati decine di abusi da parte del nucleo che si occupa dei controlli sugli ambulanti con metodi così violenti da far ribattezzare un agente come "Bruce Lee" per i metodi spicci di dare calci alle bancarelle e di apostrofare gli ambulanti con parolacce. "Bruce Lee" sarebbe noto ai colleghi, che lo definiscono uno "spaccone", "uno che vuole fare il bullo", ma che non userebbe violenza;

sul sito www.operativionline.com, lo spazio web gestito direttamente dai vigili urbani che lavorano in strada, gli agenti hanno diffuso la propria autodifesa sollevando però qualche perplessità: "Non possiamo escludere per partito preso che qualche collega abbia inasprito i modi e i tempi dei controlli (ricordando che molti di loro sono sottoposti a stress psicologici notevoli), ma siamo convinti che l'impianto generale della polizia municipale sia. Ci dispiace che, anche in questo doloroso accadimento, la polizia municipale venga attaccata e additata come la più inutile e corrotta fra le polizie. Il comandante Di Peri ha risposto alle richieste politiche e alla comunità marocchina assicurando indagini interne per cacciare le (eventuali) mele marce",

si chiede di sapere:

se risponda al vero che nei giorni precedenti al drammatico episodio, che ha portato Noureddine Adnane a darsi fuoco per protesta davanti ad una pattuglia della polizia municipale, erano stati segnalati decine di abusi da parte del nucleo che si occupa dei controlli sugli ambulanti;

se i metodi adottati così violenti da far ribattezzare un agente come "Bruce Lee" siano compatibili con il rispetto delle norme legislative alle quali proprio i vigili ed i tutori dell'ordine devono sottostare;

se nel corpo dei vigili urbani di Palermo siano compatibili operatori alla "Bruce Lee" e se tali metodi siano conosciuti dai vertici perché già segnalati;

quali misure urgenti il Governo intenda assumere per prevenire comportamenti persecutori e violenti come quelli descritti in premessa e resi noti alla pubblica opinione solo perché in presenza di un gesto estremo probabilmente giustificato dalle quotidiane vessazioni subite ad opera dei vigili urbani, che avrebbero il dovere di vigilare sul rispetto delle norme e non di accanirsi verso gli immigrati con regolare permesso di soggiorno, che cercano di guadagnarsi da vivere ed integrarsi in Italia, potendo configurare anche latenti atteggiamenti di odio razziale.

(2-00309)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l 'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP) è un organo collegiale che vigila sul rispetto delle regole che disciplinano la materia dei contratti pubblici ed è dotata di indipendenza funzionale, di giudizio, di valutazione e di autonomia organizzativa. I sette membri del Consiglio sono nominati dai Presidenti della Camera e del Senato, scelti tra personalità che operano in settori tecnici, economici e giuridici con riconosciuta professionalità. Il Presidente è eletto tra i componenti. Il codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163) attribuisce all'Autorità le seguenti funzioni e competenze: vigila sui contratti pubblici, anche regionali, per garantire correttezza e trasparenza nella scelta del contraente, di economicità ed efficienza nell'esecuzione dei contratti e per garantire il rispetto della concorrenza nelle procedure di gara; vigila sull'osservanza della legislazione per verificare la regolarità degli affidamenti e l'economicità di esecuzione dei contratti, accertando che da questi non derivi pregiudizio per il pubblico erario; segnala al Governo e al Parlamento gravi inosservanze della normativa o la sua distorta applicazione; formula al Governo proposte di modifiche alla legislazione che disciplina i contratti pubblici e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti proposte per la revisione del regolamento applicativo del Codice; presenta al Governo e al Parlamento una relazione annuale nella quale si evidenziano le disfunzioni riscontrate nel settore dei contratti pubblici; vigila sul sistema di qualificazione delle imprese operanti nel settore dei lavori pubblici; formula pareri non vincolanti su questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara;

nell'ambito della propria attività l'Autorità ha, inoltre, poteri sanzionatori e ispettivi in relazione ai quali può: richiedere documenti, informazioni e chiarimenti alle stazioni appaltanti ed agli operatori economici; disporre ispezioni, anche su richiesta motivata con la eventuale collaborazione della Guardia di finanza e di altri organi dello Stato; disporre perizie, analisi economiche e statistiche nonché la consultazione di esperti in ordine a qualsiasi elemento rilevante ai fini dell'istruttoria; trasmettere gli atti e i propri rilievi agli organi di controllo e agli organi giurisdizionali competenti, in caso di irregolarità rilevanti; irrogare sanzioni pecuniarie per sanzionare: le inottemperanze agli obblighi di collaborazione da parte dei soggetti pubblici e privati, la trasmissione di informazioni e di documentazione false, la mancata trasmissione dei requisiti di partecipazione alle gare da parte delle imprese alle stazioni appaltanti e le società organismo di attestazione (SOA);

in un documento inviato a Governo e Parlamento, l'AVCP ha chiesto di "Qualificare le casse previdenziali privatizzate come organismi di diritto pubblico", poiché a causa della contribuzione obbligatoria, tali organismi dispongono forme di finanziamento statale, anche se indirette, e quindi dovrebbero essere assoggettati alla disciplina del codice dei contratti;

considerato che:

l'Adepp è l'associazione degli enti previdenziali privati, che raggruppa 20 Casse di previdenza e più precisamente: CF - Cassa Forense. CNPADC - Cassa Dottori commercialisti; CIPAG - Cassa Geometri; CNN - Cassa Notariato; CNPR - Cassa Ragionieri; ENPAB - Cassa Biologi; ENPACL - Cassa Consulenti del Lavoro; ENPAM - Cassa Medici; ENPAV - Cassa Veterinari; EPPI - Cassa Periti industriali; FASC - Fondo spedizionieri; INARCASSA - Cassa Ingegneri e Architetti; INPGI - Istituto previdenza giornalisti; ONAOSI Orfani sanitari; ENPAP - Ente Psicologi; ENPAPI - Ente infermieri; CASAGIT - Cassa assistenza integrativa giornalisti; ENPAF - Ente Farmacisti; EPAP - Ente Chimici, Attuari, Agronomi e Forestali, Geologi; ENPAIA - Ente addetti e impiegati Agricoltura, presieduto da Andrea Camporese, 41 anni, giornalista Rai, Presidente dell'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani;

il Presidente Adeep e Inpgi, Andrea Camporese, pur condividendo le premesse formulate dall'AVCP, tendente a sostenere una totale equiparazione del mondo della previdenza privata alle regole applicate in ambito pubblico, ha subito mostrato la contrarietà a tali richieste;

a riguardo Camporese, come si legge sul sito dell'Inpgi (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) ha dichiarato "Le premesse sono ovviamente condivisibili, perché contenute nei dettati delle leggi, le conclusioni, alle quali è giunta l'Adepp attraverso il confronto con i 20 Presidenti, sono esattamente opposte: siamo Casse privatizzate e dobbiamo essere esclusi dal codice degli appalti pubblici". Continua Camporese "Non si può risolvere la questione adducendo l'obbligatorietà della contribuzione previdenziale come elemento sufficiente e cogente nell'attrazione del sistema in ambito pubblico definendo le Casse addirittura organismi di diritto pubblico. La finalità pubblica questa sì evidente, è sottoposta al divieto a fruire di finanziamenti pubblici o altri ausili pubblici sancita, tra l'altro, dalle stesse leggi di privatizzazione e giustamente richiamata dall'Autorità";

riguardo la sentenza del Tar avversa ad Enpam e ricordata dall'Autorità, l'Adepp afferma che "va anche ricordato che la giurisprudenza in materia non appare univoca, altre sentenze sono di segno opposto. L'Ente dei Medici, affiancato dall'Adepp, ha già deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato il pronunciamento specifico." Continua l'associazione "Gli obblighi di vigilanza dei Ministeri dell'Economia e del Lavoro, la presenza dei loro designati all'interno degli organi statutari di ciascuna Cassa, compresa la presidenza dei collegi dei sindaci, le ulteriori verifiche della Corte dei Conti e l'esistenza di una specifica Commissione Parlamentare appaiono più che sufficienti, in alcuni casi ridondanti, a garantire un controllo sulla legittimità e sulla trasparenza delle procedure di appalto che comunque sono sottoposte al vincolo della pubblicità. Ci si prospettano ulteriori vincoli e ulteriori controlli? Non crediamo sia sostenibile ed, in ogni caso, la stessa Autorità pone la questione al Parlamento, essendo evidente un conflitto di interpretazione delle norme esistenti non risolvibile con semplici punti di vista giuridici.";

conclude l'Adepp "Anche noi chiediamo al Parlamento una soluzione della questione, in senso diametralmente opposto. Da anni sosteniamo un definitivo chiarimento sul nostro profilo di privatizzazione, sui controlli ai quali siamo sottoposti e sul nostro diritto, per il bene degli iscritti e nella massima trasparenza, a decidere in autonomia le procedure di gestione e gli impianti previdenziali e statutari";

una norma inserita nel decreto milleproroghe, in discussione alla Camera dei deputati (Atto Camera n. 4086) dopo essere stata approvata con il ricorso al voto di fiducia al Senato, ha sancito l'estensione a sette anni la durata in carica del presidente dell'Autorità, consentendo così a Giuseppe Brienza, nominato presidente dell'Avcp il 14 ottobre 2010, di restare in carica fino al 2017, anziché nell'agosto del 2011, allo scadere dei sette anni dalla nomina a consigliere, il 4 agosto 2010;

osservato che:

a quanto risulta all'interrogante, da presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese versa la somma di circa 80 milioni di euro alla Hines Italia s.g.r di Manfredi Catella ed alla Persitalia Real Estate di Luca Parnasi per la costruzione della "Città del Sole", un ambizioso progetto per la riqualificazione della superficie dell'ex autorimessa Atac, sita in Roma a Via della Lega Lombarda;

l'amministratore delegato dell'Atac è Adalberto Bertucci, ex assesssore al comune di Roma, presidente Cpo di Roma, vice presidente Enpacl (cassa di previdenza dei consulenti del lavoro), pesantemente coinvolto nello scandalo "Parentopoli", per le allegre assunzioni di parenti ed amici all'azienda di trasporto pubblico locale, al di fuori dei concorsi di pubblica evidenza, che proprio sotto la sua gestione, ha visto peggiorare e deteriorare la qualità dei servizi offerti all'utenza;

Catella Manfredi, rappresentante di una famiglia di costruttori edili della provincia di Caltanissetta, il cui patrimonio è stimato attorno a 2,5 miliardi di euro, aveva affermato nel 2008 che in Italia è rischioso costruire per il probabile scoppio di una bolla immobiliare con un calo dei prezzi degli immobili, tra il 2010 ed il 2011, attorno al 30-40 per cento del loro valore;

Catella Manfredi, proprietaria della Coima Srl ed altre società assieme alla Holding di partecipazione finanziaria Domo Media, tramite la Hines Italia s.g.r., opera su Milano per la costruzione e la riqualificazione di zone centrali, in piena sintonia con alcune società del gruppo Ligresti, dopo che l'ingegner Salvatore è diventato socio della Hines Italia Fund;

per la ribattezzata "Città della sola", nomignolo attribuito da un gruppo di architetti romani al progetto di "riqualificazione" dell'ex autorimessa Atac di Via della Lega Lombarda a Roma, i soldi ed i rischi dell'investimento sarebbero a carico dell'Inpgi, mentre i guadagni andrebbero certamente a Catella Manfredi ed al nuovo socio Ligresti, che nonostante negli ultimi tempi sembra abbia perso lo smalto di un tempo per via della crisi del mercato immobiliare e per quella ancor più evidente del "capitalismo di relazione", continua ad esercitare il potere per le consolidate relazioni politiche ed economiche derivanti dai "salotti buoni", da Mediobanaca a Generali,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese, abbia versato la somma di circa 80 milioni di euro alla Hines Italia sgr di Manfredi Catella ed alla Persitalia Real Estate di Luca Parnasi per la costruzione della "Città del Sole", un ambizioso progetto per la riqualificazione della superficie dell'ex autorimessa Atac, sita in Roma a Via della Lega Lombarda e se il Governo condivida, per gli aspetti di propria competenza, i contenuti della segnalazione che l'AVCP ha inoltrato al Parlamento;

se l'amministratore delegato dell'Atac, ex assessore al comune di Roma, presidente Cpo di Roma, vice presidente Enpacl (cassa di previdenza dei consulenti del lavoro), sia lo stesso Adalberto Balducci, pesantemente coinvolto nello scandalo "Parentopoli", per le allegre assunzioni di parenti ed amici all'azienda di trasporto pubblico locale, al di fuori dei concorsi di pubblica evidenza, che, proprio sotto la sua gestione, ha visto peggiorare e deteriorare la qualità dei servizi offerti all'utenza;

se Catella Manfredi, rappresentante di una famiglia di costruttori edili della provincia di Caltanissetta, il cui patrimonio è stimato attorno a 2,5 miliardi di euro, sia la stessa che in una intervista del 2008 aveva affermato che in Italia è rischioso costruire per il probabile scoppio di una bolla immobiliare con un calo dei prezzi degli immobili, tra il 2010 ed il 2011, attorno al 30-40 per cento del loro valore nonché proprietaria della Coima Srl ed altre società assieme alla Holding di partecipazione finanziaria Domo Media;

se la Hines Italia sgr, sia la stessa società di gestione del risparmio che opera su Milano per la costruzione e la riqualificazione di zone centrali, in piena sintonia con alcune società del gruppo Ligresti, e se risponda al vero che l'ingegner Salvatore Ligresti, noto immobiliarista milanese, proprietario di immobili importanti ed imprese di assicurazioni, sia diventato socio della Hines Italia Fund;

se risponda al vero che per la realizzazione della "Città del Sole" i soldi ed i rischi dell'investimento sarebbero a carico dell'Inpgi, mentre i guadagni andrebbero certamente a Catella Manfredi ed al nuovo socio Ligresti;

quali siano i rapporti, diretti e/o indiretti tra Camporese, Catella Manfredi, Ligresti, e se il Governo non ritenga che sia arrivato il momento di fare luce su un capitalismo di relazioni che pone sempre a carico dei cittadini-contribuenti-utenti-consumatori i rischi di investimenti spesso azzardati del risparmio previdenziale ed i guadagni ai soliti predestinati;

quali misure urgenti il Governo intenda assumere per evitare che l'eventuale non sostenibilità attuariale di alcune casse privatizzate, che hanno effettuato investimenti in titoli tossici ed in spericolate operazioni immobiliari, possa essere addossata alla generalità dei contribuenti, quindi alla fiscalità generale.

(2-00310)

BELISARIO - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

secondo una recente indagine realizzata dall'Istituto per gli affari sociali (Ias), in collaborazione con la Federazione italiana malattie rare Uniamo-Fimr onlus, Orphanet-Italia e Farmindustria, il costo medio mensile delle malattie rare, per le famiglie che si trovano a far fronte a queste patologie, supera i 500 euro, almeno nel caso di una famiglia su quattro, e può arrivare oltre i 2.000 euro;

dall'indagine emerge che le famiglie sotto la soglia di povertà sono più numerose della media italiana stimata dall'Istat nel 2009: se a queste si aggiungono le famiglie che possono essere considerate a forte rischio di povertà si arriva ad una percentuale del 35 per cento. Almeno il 20 per cento delle famiglie intervistate ha dovuto ricorrere ad un aiuto finanziario che, per più della metà dei casi, è stato offerto dai parenti;

i costi di assistenza e cura per le malattie rare, in termini di aiuto umano e tecnico, sono molto elevati, così come alti sono quelli dei pochi farmaci esistenti, in particolare dei farmaci orfani, così definiti perché le industrie farmaceutiche ne trascurano sviluppo e commercializzazione proprio in quanto prodotti destinati al trattamento di un ristretto numero di pazienti;

considerato che:

gran parte dei malati afflitti da queste patologie sono invisibili per il sistema sanitario nazionale, a causa del mancato inserimento di oltre un centinaio di malattie rare nell'allegato A del decreto ministeriale 279 del 2001, che contiene un elenco corrispondente comunque ad una piccola parte delle oltre 6.000 malattie rare ad oggi scoperte;

secondo una stima di Orphanet-Italia, nel 2004 il numero degli italiani affetti da malattie rare era pari a 1.500.000: ad oggi tale stima sarebbe ulteriormente salita, e si tratta di pazienti in gran parte sconosciuti alla sanità pubblica,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda predisporre ed avviare un programma nazionale triennale sulle malattie rare;

se abbia intenzione di istituire un fondo nazionale per le malattie rare, che garantisca la ricerca e lo sviluppo dei farmaci orfani e l'accesso ad essi per i pazienti, affidando compiti consuntivi e propositivi sulla gestione del fondo a un comitato nazionale per le malattie rare da insediare presso il Ministero della salute, che coinvolga rappresentanti dello stesso Ministero e dei Ministeri dell'istruzione, università e ricerca e del lavoro e politiche sociali, dell'Istituto superiore di sanità, delle Regioni e delle associazioni di tutela dei malati;

se si ritenga che la defiscalizzazione della ricerca sui farmaci orfani possa incentivare le case farmaceutiche alla loro produzione e quindi se si voglia considerarla come un'iniziativa utile e perseguibile;

se abbia intenzione di attivarsi al fine di ottenere la disponibilità e gratuità dei farmaci, dei dispositivi medici e di quanto sia utile per la cura sintomatica e il trattamento dei pazienti afflitti da malattie rare.

(2-00311)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:

la "Carta dei doveri del giornalista", sottoscritta dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa italiana l'8 luglio 1993, recita che: «Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d'informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall'articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963: "È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori". Il rapporto di fiducia tra gli organi d'informazione e i cittadini è la base del lavoro di ogni giornalista. Per promuovere e rendere più saldo tale rapporto i giornalisti italiani sottoscrivono la seguente Carta dei doveri»;

nel capitolo "Incompatibilità" viene sancito che: «Il giornalista non può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto comunque a conoscenza, non può turbare inoltre l'andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze riferibili al proprio tornaconto. Il giornalista non può scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario, né può vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando professionalmente o debba occuparsi a breve termine. Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l'attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale. Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo»;

in un articolo pubblicato sul quotidiano "la Repubblica", cronaca di Roma il 22 febbraio 2011, Giovanna Vitale aggiunge un nuovo capitolo allo scandalo "parentopoli" che ha interessato il Sindaco e la Giunta di Roma in merito alle consulenze d'oro di «Glisenti, Cisnetto, Togni». Glisenti, «L'ex braccio destro della Moratti aprirà la kermesse al Palazzo dei congressi», dopo aver «già incassato 350mila euro». Ad Enrico Cisnetto, «ideatore di Cortina-Incontra», un festival dell'informazione a misura di potenti e di potentati economici che si svolge d'estate a Cortina sponsorizzato dalle grandi aziende, quali banche, compagnie telefoniche ed elettriche, assicurazioni, eccetera, andranno «580mila euro in 3 anni»;

si legge infatti: «Non sarà né un grande uomo di cultura né un personaggio illustre di Roma ad aprire la kermesse pensata da Alemanno per rilanciare la sua immagine di sindaco incrinata da Parentopoli e da un'azione amministrativa a dir poco controversa. Ad inaugurare la due giorni dell'Eur sarà infatti uno dei consulenti d' oro del Campidoglio, quel Paolo Glisenti che dopo aver fatto fortuna a Milano, da dove tuttavia è stato costretto a fuggire travolto dalle polemiche sull'Expo 2015, da circa un anno è il jolly di tutti i grandi eventi che si celebrano nella capitale. Anche qui, ovviamente, dietro lauto compenso: incassato da Letizia Moratti più di un milione di euro per le sue prestazioni professionali, da quando si è trasferito in riva al Tevere ha già fatturato qualcosa come 350mila euro. Sono bastati una decina di mesi a questo manager non ancora 60enne - il cui padre Giuseppe fondò la Dc insieme a La Pira e Dossetti per poi assurgere al vertice delle grandi aziende di Stato (Iri, Finmeccanica, Rai), mentre lui da bambino giocava con Luca Cordero di Montezemolo e a 30 anni era già caporedattore del Corsera - per diventare uno dei consiglieri più pagati e più ascoltati di Alemanno. Un impegno intenso e ben retribuito. In almeno tre tranche": 120mila euro sono arrivati subito dall'Ufficio comunicazione del Comune (Dipartimento XVII) per il Progetto Millennium, di cui ha allestito il sito Internet; altri 120mila dalla società Risorse per Roma, anche per curare la presentazione della candidatura olimpica di Roma; gli ultimi 100mila, sempre dalla società strumentale del Campidoglio, nell'ambito del mezzo milione stanziato dal gabinetto del sindaco per la kermesse dell'Eur. Ma Glisenti non è l'unico giornalista in servizio permanente effettivo alla corte di Alemanno. Ad aver conquistato una posizione di assoluto rilievo ce n' è infatti almeno un altro: Enrico Cisnetto, animatore in quel di Cortina del salotto cultural-mondano più ambito dell'estate insieme alla moglie Jole, addirittura in predicato di diventare assessore nell'ultimo rimpasto di giunta e pure lei "omaggiata" di un incarico, non si sa se e quanto ricompensato. Fatto sta che è proprio da quel palco sulle Dolomiti - dove Gianni, Isabella e persino la sorella-cognata Gabriella si esibiscono ogni anno a pomeriggi alterni - che è partito il dividendo per i Cisnetto's, pronti ora a sbarcare all'Ara Pacis con un'inedita edizione primaverile di Roma-Incontra. Ebbene, l'ex vice-direttore di Panorama è uno degli uomini di punta della cabina di regia istituita da Alemanno per i grandi eventi. E siccome il Comune, in quanto ente pubblico, non era in grado di offrirgli un contratto all'altezza delle suo cachet, Cisnetto ne ha ottenuti due per complessivi 580mila euro in tre anni (2009-2011): uno di consulenza dalla Fiera di Roma, l'altro dalla controllante Investimenti spa (partecipata da Camera di Commercio, Comune e Regione). Eccolo il meccanismo ideato dal Campidoglio per "nascondere" le consulenze: caricarle e spalmarle sulle società satelliti, così da renderle meno visibili. Così all'Ama è stato assoldato il pubblicitario Alessandro Incecchi: 90 mila euro per curare le campagne e le attività istituzionali dell'azienda dei rifiuti. Dove figura anche, per 111mila euro lordi, l'ex direttore del Dipartimento Ambiente Paolo Togni. Mentre da Zetema sono pagati altri due amici del sindaco: Angelo Mellone e Marcello Veneziani, 40mila euro a testa»;

nella stessa "Cronaca di Roma" del 22 febbraio spicca un articolo dossier in merito ad una stangata del Comune sulle famiglie romane che, secondo i calcoli del Partito democratico, pagherebbero 2.000 euro in più all'anno;

considerato che:

in un articolo intitolato "I segreti di Banca Italease", pubblicato sul settimanale "Il Mondo", venerdì 10 novembre 2006, quando già si presumeva il gioco di azzardo dei derivati e degli swap di banca Italease per gonfiare gli utili e le masse intermediate, Enrico Cisnetto, noto giornalista economico organizzatore di "Cortina-Incontra" e "Roma-Incontra", festival naturalmente sponsorizzati dalle più grandi imprese, banche e multinazionali, parlando del sistema bancario, aveva tessuto gli elogi di Massimo Faenza;

si legge nell'articolo: «"Trasparenza e professionalità distinguono Massimo Faenza. Se si dovesse votare oggi la miglior performance finanziaria italiana, Massimo Faenza e la sua Banca Italease avrebbero serie chance di vittoria. Risultati da primato, il valore di Borsa quadruplicato e un quarto trimestre 2006 che promette di essere il migliore della sua storia. Eppure tutti si chiedono cosa ci sia dietro gli ottimi risultati dell'istituto di credito specializzato nel leasing e controllato da un patto di sindacato tra banche popolari, fondi e società di assicurazioni. Specialmente dopo che il titolo (...) ha ricominciato la sua corsa, in barba alle nere profezie di molti analisti. Convincendo anche gli investitori esteri che guardano spesso con sospetto Piazza Affari, visto che i grandi fondi di Londra e New York hanno pagato 105 milioni di euro per accaparrarsi la quota - 3,2% su un totale del 7,2% - custodita dentro Antonveneta e messa in vendita dagli olandesi di Abn Amro. Ebbene, credo che il segreto di Banca Italease sia proprio nel non avere alcun segreto, se non quello di possedere un management di valore, che finora ha azzeccato tutte le scelte strategiche, e un business model rivelatosi vincente. Certo, un'ulteriore crescita adesso passerà giocoforza attraverso il risiko bancario e le integrazioni con realtà simili. Ma perché ci si ostina sempre a fare della dietrologia, davanti a quello che è un palese caso di ottima gestione?»,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che "Cortina-Incontra", evento organizzato ogni estate dal giornalista economico Enrico Cisnetto, iscritto all'ordine dei giornalisti, e dalla moglie Jole nella nota città sulle Dolimiti, sia finanziato e sponsorizzato dalle più grandi aziende e multinazionali operanti in Italia;

se sia vero che il giornalista professionista ospiti ogni anno, in occasione della manifestazione "Cortina-Incontra", il Sindaco di Roma, la moglie Isabella e persino la sorella-cognata Gabriella garantendo loro nelle varie giornate una presenza continuativa sul palco;

se risponda al vero che la Giunta Alemanno abbia già finanziato un'inedita edizione di "Roma-Incontra" organizzata dai Cisnetto, all'Ara Pacis, assegnando all'ex vice-direttore di "Panorama" il ruolo di regista per i grandi eventi;

se sia vero che siccome il Comune, in quanto ente pubblico, non poteva offrirgli un contratto all'altezza delle suo cachet, Cisnetto ne ha ottenuti due per complessivi 580.000 euro in tre anni (2009-2011), rispettivamente dalla Fiera di Roma e dalla controllante Investimenti SpA;

se, alla luce di quanto previsto dalla "Carta dei doveri del giornalista" nel capitolo "Incompatibilità", il giornalista Cisnetto sia ancora iscritto all'ordine professionale o se sia stata aperta un'istruttoria a suo carico da parte dell'ordine professionale, specie dopo aver lodato un bancarottiere come Massimo Faenza della banca Italease;

se l'ordine dei giornalisti cui è iscritto Paolo Glisenti abbia aperto un'istruttoria per evidente violazione della carta dei doveri del giornalista;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda assumere per evitare che possano essere sperperati denari pubblici, con le "allegre" consulenze elargite dalle municipalizzate del Comune di Roma a giornalisti ed amici degli amici, alcune sull'orlo della bancarotta, e che dovranno essere ripianate a carico delle famiglie con maggiori tasse, valutate circa 2.000 euro in più per l'anno 2011.

(2-00312)

Interrogazioni

MASCITELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante, il dottor Fausto Di Nisio, presidente del Collegio sindacale della Azienda sanitaria locale (ASL) Pescara, ha denunciato delle irregolarità contabili inerenti all'appalto della ristrutturazione del Reparto materno infantile del presidio ospedaliero (PO) di Pescara: l'esame dei documenti contabili ha evidenziato la presenza di alcune anomalie in relazione allo stato di avanzamento dei lavori di un contratto di fornitura effettuato dall'azienda capofila dell'Associazione temporanea di imprese (ATI) ed estraneo al contratto di appalto;

il Collegio, su sollecito del dottor Di Nisio, ha formulato precise richieste di chiarimenti, rispetto alle anomalie riscontrate, alla Direzione generale della ASL di Pescara, di cui è direttore il dottor Claudio D'Amario, invitandola a fornire in tempi brevissimi una relazione chiarificatrice su tutta la vicenda legata a questo specifico appalto; tuttavia, i riscontri formulati dalla Direzione generale della ASL di Pescara non sono apparsi esaustivi e sufficienti a superare le contraddizioni sollevate;

secondo Di Nisio, la contabilità dei lavori inerenti all'appalto della ristrutturazione del Reparto materno infantile del PO di Pescara non è stata sottoposta a totale verifica, come richiesto dal Collegio sindacale; in seguito a ciò, e quindi solo successivamente alle audizioni di tutti gli organi aziendali interessati, ivi compreso lo stesso D'Amario, e solo dopo che gli stessi organi auditi non hanno provveduto a fornire alcuna valida giustificazione e delucidazione alle osservazioni del Collegio, lo stesso Collegio sindacale della ASL di Pescara trasmise gli atti alla magistratura contabile. A seguito di detta richiesta è scaturita una inchiesta da parte della magistratura, dalla quale sono derivati alcuni provvedimenti di custodia cautelare emessi dal Gip di Pescara, su richiesta della Procura della Repubblica, e successivamente dei rinvii a giudizio, a conferma che le anomalie riscontrate dall'intero Collegio sindacale della ASL di Pescara (e non solo dal dottor Di Nisio) erano fondate;

sulla base di una intercettazione svolta dalla questura di Pescara, in data 29 marzo 2010, il Direttore generale della ASL di Pescara intratteneva presso il suo ufficio una lunga conversazione con l'avvocato Rulli Alessandra ed altri interlocutori non identificati, nel corso della quale si parlava di una strategia e di possibili alleanze politiche per allontanare dal collegio dei revisori dei conti il dottor Fausto Di Nisio, colpevole di aver rilasciato alla stampa dichiarazioni che nuocevano all'immagine dello stesso D'Amario, il quale, secondo Di Nisio, aveva cercato di ostacolare il Collegio sindacale nello svolgere la propria azione di verifica, impedendo l'acquisizione degli atti amministrativi riguardanti l'appalto inerente alla ristrutturazione del Reparto materno infantile del PO di Pescara; dalla conversazione emergeva che tutti i lavori svolti fino a quel momento erano stati eseguiti sulla base della perizia di variante che non era neanche stata sottoposta all'approvazione della CRTA (Commissione regionale tecnico amministrativa);

in data 14 settembre 2010, il dottor Claudio D'Amario, Direttore generale della ASL Pescara, ha inviato un "esposto" al Presidente del Comitato ristretto della Conferenza dei sindaci avvocato Luigi Arbore Mascia, al dottor Luigi Franciotti del Servizio assetto istituzionale ed organi collegiali della Direzione Sanità, al Ministero dell'economia e delle finanze, all'Istituto dei revisori contabili di Roma, alla Sezione dei revisori dei conti accreditati della Regione Abruzzo con sede in Pescara, con il quale accusa il dottor Fausto Di Nisio di gravi comportamenti contrari ai propri doveri, che sarebbero avvenuti in numerose occasioni;

dall'analisi delle accuse contenute nell'esposto del dottor D'Amario, sembrerebbe emergere il tentativo, malriuscito, di una campagna diffamatoria contro il dottor Di Nisio, in risposta alle denunce di irregolarità contabili inerenti all'appalto della ristrutturazione del Reparto materno infantile del PO di Pescara; tra le accuse più rilevanti mosse dal dottor D'Amario verso il dottor Di Nisio, ad esempio, vi è quella di non aver provveduto a segnalare agli organi aziendali competenti le anomalie presenti nella gestione contrattuale dell'affidamento dei lavori in questione, accusa che appare smentita da una vasta documentazione, reperibile ad esempio dai verbali di seduta del collegio sindacale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti su esposti e non ritengano opportuno intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di chiarire una vicenda che rischia di mettere in secondo piano le gravi irregolarità riscontrate nei lavori di ristrutturazione del Reparto materno infantile del PO di Pescara, mettendo alla berlina colui che le ha giustamente denunciate alle autorità giudiziarie.

(3-01921)

BIANCHI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP su lavoro a tempo determinato stabilisce, alla clausola 5, che gli Stati membri dell'Unione europea sono tenuti ad introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l'abuso nella successione di contratti di lavoro a tempo determinato;

l'Italia ha recepito la direttiva 1999/70/CE nella normativa nazionale con il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, recante "Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES";

l'articolo 4 del decreto legislativo n. 368 del 2001 recita testualmente "Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi la proroga è ammessa una sola volta e a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine non potrà essere superiore ai tre anni". L'art. 5, comma 4-bis, prevede che uno o più contratti di durata superiore ai tre anni siano considerati contratti a durata indeterminata;

i contratti a tempo determinato del personale della scuola sono regolamentati ancora dall'art. 4 della legge n. 124 del 1999. In riferimento al personale docente, la disposizione in questione, ai commi 1 e 2, prevede il conferimento di supplenze annuali e, quindi, la stipula di contratti dal 1° settembre al 31 agosto, per la copertura delle cattedre e dei posti che risultino vacanti e disponibili entro il 31 dicembre di ciascun anno, nonché il conferimento di supplenze sino al termine delle attività didattiche e quindi la stipula di contratti dal primo settembre al 30 giugno, per la copertura di cattedre e posti che si rendano di fatto disponibili entro il 31 dicembre di ciascun anno;

ai sensi del comma 11 del citato art. 4, della legge n. 124 del 1999, inoltre, analoghe tipologie di supplenze e quindi di contratti a tempo determinato sono previste in relazione agli assistenti amministrativi, agli assistenti tecnici e ai collaboratori scolastici: l'individuazione degli aventi diritto si effettua attingendo ad una graduatoria permanente provinciale che viene aggiornata e integrata annualmente sulla base di un concorso per soli titoli previsto dall'art. 554 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994;

la legge italiana consente una successione di contratti a tempo determinato per un numero indeterminato di volte e si pone, dunque, in aperto contrasto con le finalità perseguite dalla clausola 5 dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP su lavoro a tempo determinato, diretta alla prevenzione degli abusi nella reiterazione dei contratti a termine,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare per stabilizzare il personale docente e non docente precario, che svolge un'attività lavorativa continua con contratti a tempo determinato reiterati nel corso degli anni;

quali misure intendano adottare per evitare che le graduatorie ex permanenti oggi ad esaurimento, siano ancora ampliate dall'apertura e dall'inserimento di personale che, spostandosi da altra provincia, rischierebbero di riaprire le graduatorie, aumentando così le fila dei precari e ledendo i diritti già acquisiti dalle migliaia di lavoratori;

quali conseguenze possano derivare dalla disposizione contenuta nel comma 4-novies dell'articolo 2 del disegno di legge n. 2518 recentemente approvato dal Senato recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie" la quale stabilisce: "Sono fatti salvi gli adempimenti conseguenti alla sentenza della Corte costituzionale che dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 4-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167".

(3-01922)

SANNA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la stampa nazionale riferisce che si sono recentemente verificati alcuni pericolosi episodi presso i centri di addestramento al tiro della Polizia di Stato: durante le esercitazioni sono in più casi esplose le cartucce, verosimilmente a causa della scarsa qualità della polvere da sparo in esse contenuta;

con una circolare firmata dal Direttore logistico del Ministero dell'interno sarebbe stata disposta, in via cautelativa, la sospensione di otto lotti di cartucce, prodotte nel 2009 dalla ditta Sellier & Bellot nella Repubblica Ceca, e cinque lotti del 2008;

con la medesima circolare è stato comunicato che non potranno essere prese in considerazione nuove richieste di munizionamento fino al nuovo acquisto di cartucce - previsto per luglio 2011 -, dal momento che l'esigua disponibilità residua costituisce la scorta nazionale per le situazioni di emergenza;

considerato che:

l'utilizzo di cartucce di scarsa qualità può causare un grave pregiudizio per l'incolumità e la sicurezza degli agenti di polizia;

il mancato munizionamento comporta la sospensione per diversi mesi delle esercitazioni, che tuttavia sono indispensabili per l'efficacia degli interventi degli agenti di polizia,

si chiede di sapere:

quali siano stati i criteri, economici e qualitativi, adottati per la fornitura delle cartucce di fabbricazione estera risultate in seguito difettose;

quale sia attualmente la disponibilità effettiva di munizioni in dotazione alla Polizia di Stato;

se la sospensione della utilizzazione del lotto di munizioni comporterà la sospensione o la modifica delle attività di formazione e addestramento del personale in servizio nella Polizia di Stato.

(3-01923)

ASCIUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 15 febbraio 2011 è salita alla ribalta delle cronache locali la vicenda dell'insegnante di educazione artistica della scuola media "Dante Alighieri" di Spoleto (Perugia) la quale ha assegnato ai suoi studenti, quale compito da svolgere a casa, un disegno avente come tema centrale un carro allegorico sulla questione "Rubygate";

considerato che un consistente numero di genitori ha immediatamente palesato il proprio sdegno e la propria ira, per quello che considerano un vero e proprio abuso del ruolo di docente, alla dirigente scolastica Morena Castellani;

tenuto conto che la stessa dirigente scolastica Castellani ha attivato un provvedimento disciplinare interno nei confronti dell'insegnante di educazione artistica finalizzato alla esatta verifica dei fatti;

visto che, unitamente all'apertura del suddetto procedimento, la dirigente Castellani ha anche inviato una dettagliata relazione sull'accaduto all'Ufficio scolastico regionale per l'Umbria;

tenuto conto che i contenuti della vicenda fin qui emersi risultano di una gravità a dir poco inaccettabile visto che il compito precipuo di un'insegnante è quello di educare e non di farcire l'educazione scolastica di connotati politici; a maggior ragione poi se si tratta di giovani in età tanto delicata quale quella adolescenziale durante la quale si assiste alle prime, embrionali fasi di strutturazione della personalità;

visto anche che la scuola dell'obbligo è di per sé luogo di maturazione cognitiva e non di formazione della coscienza politica dell'individuo, né tanto meno luogo di affermazione - da parte dei docenti - del proprio ruolo attraverso l'abuso del medesimo indottrinando alla politica chi non ha ancora in sé un vissuto tale da porre in essere un eventuale contradditorio;

considerato anche che l'esempio in questo modo dato ai ragazzi è quello negativo, ora molto in uso, dei processi sommari svolti sui media e fuori dalle aule della giustizia preposte,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire in modo tempestivo per chiarire la degradante vicenda;

se non ritenga opportuno sanzionare adeguatamente la docente affinché si determini un esempio di ciò che nelle scuole non può e non deve essere fatto;

se non ritenga giusto intervenire in modo capillare ed energico al fine di controllare l'arbitrio degli insegnanti rispetto ai programmi ministeriali.

(3-01924)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DIVINA - Al Ministro della salute - Premesso che:

sugli energy drink si stanno leggendo cose contrastanti;

mettendo assieme la notevole presenza di caffeina ed il consumo notevole, si verificano effetti collaterali che vanno dalle palpitazioni cardiache all'epilessia, fino all'infarto ed alla morte improvvisa. Studiosi sostengono che nel 2007 gli energy drink abbiano causato 5.448 overdosi da caffeina, il 19 per cento riguardanti soggetti under 19;

gli energy drink devono essere assunti con consapevolezza e moderazione. E tali principi sono in casi particolari particolarmente validi: i consumatori più appassionati, ma anche i soggetti più vulnerabili alle dosi di caffeina delle bibite in questione sembrano essere proprio gli adolescenti;

al tema è dedicata una ricerca dell'Università di Miami e della Leonard M. Miller School of Medicine, (entrambe in Florida, USA) e pubblicata su "Pediatrics";

il team di ricercatori sostiene che gli energy drink siano bevande apprezzate dai giovani, consumate dal 30 al 50 per cento della fascia di mercato che comprende adolescenti e giovani adulti. Tuttavia tali prodotti contengono caffeina in quantità variabile e, causa l'assenza normativa, spesso in dosi elevate;

i ricercatori americani non hanno dubbi: essi scoraggiano l'uso di queste bevande da parte di bambini e adolescenti; inoltre dovrebbero essere messe in campo leggi più restrittive sul contenuto di caffeina e una più accurata sorveglianza tossicologica;

la ricerca ha suscitato il commento negativo di Assobibe, associazione di Confindustria che rappresenta, tutela e assiste le imprese italiane produttrici di bevande analcoliche;

un suo portavoce ha infatti criticato l'indagine americana accusandola di perpetuare cattiva informazione sugli energy drink e gli ingredienti che li compongono. Inoltre, il portavoce ha fatto presente come in Italia il livello di caffeina nella maggior parte degli energy drink in commercio confezionati in lattina da 250ml è simile a quella presente in una tazzina di caffè. In più, nel rispetto della legislazione nazionale ed europea, sulla confezione degli energy drink è riportata in etichetta la quantità di caffeina contenuta ed è presente una chiara indicazione del tenore elevato di caffeina;

la Food and drug administration (Fda) ha concluso che non esistono prove che l'uso di caffeina nelle bevande abbia effetti negativi sulla salute, e più di 140 Paesi ne consentono l'uso a differenti concentrazioni, nelle bibite. In generale, poi, come per il caffè, le bevande contenenti caffeina non sono consigliate a persone particolarmente sensibili, tra le quali i bambini;

vi sono pertanto notizie contrastanti circa gli effetti di tali bevande; è pertanto opportuno che i consumatori italiani abbiano delle rassicurazioni in merito,

si chiede di sapere:

se a quanto risulta al Ministro in indirizzo in Italia si siano o meno effettuate delle ricerche in merito agli effetti da assunzione di tali bevande;

in caso affermativo, quali siano i risultati ottenuti;

in caso contrario, se non si ritenga di attivare tempestivamente gli organismi preposti alle analisi e certificazioni alimentari, in modo da offrire la massima tutela ai consumatori di questo tipo di bevande.

(4-04596)

PETERLINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

negli ultimi cinque anni lo studio di soluzioni efficaci per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti e per limitare l'impatto dell'uomo e delle sue attività sull'ambiente ha portato a diversi riconoscimenti internazionali;

nella provincia di Bolzano si è arrivati a brevettare un particolare procedimento di essiccazione delle mele, che ha portato alla produzione della cosiddetta "cartamela". Gli scarti di mela, infatti, vengono sottoposti ad un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccarne decadimento e fermentazione e lasciare inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta;

dal processo si ottiene così una farina bianca, che contiene il 65 per cento di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo. Un'applicazione interessante e che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati "rifiuto speciale", una classificazione che ne rende lo smaltimento particolarmente costoso;

il progetto di cartamela acquista un valore maggiore se si pensa che l'Alto Adige è uno dei maggiori produttori europei di mele. Cartamela, i cui diritti sono detenuti dalla Frumat Srl, ha già riscosso importanti successi, tanto da aver rapidamente conquistato sia l'amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano che la diocesi altoatesina;

all'esperienza della cartamela ha fatto seguito, più di recente, un secondo progetto, sempre basato sul riciclo dei torsoli di mela. Si tratta di "pellemela", una pelle vegetale estremamente poliedrica, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall'arredamento alla moda, dalle scarpe alle borse, con il vantaggio di non essere il risultato dell'uccisione di un animale;

da queste soluzioni a base di farina di mele, che già molte aziende altoatesine hanno sviluppato, possono scaturire vari effetti positivi. Oltre a tutelare l'ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo, garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano promuovere una campagna volta a portare a conoscenza ad un numero maggiore di aziende, che operano anche nel resto d'Italia, questa innovativa esperienza;

se non intendano far proprie, in via sperimentale, per le proprie strutture amministrative, le esperienze maturate nel settore della cartamela.

(4-04597)

GIARETTA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

nel decreto-legge n. 225 del 2010 (cosiddetto "decreto milleproroghe") in corso di esame alla Camera (Atto Camera n. 4086) è stata introdotta una disposizione che prevede una sperimentazione per un uso diverso della social card, di cui si riconosce implicitamente il mancato raggiungimento degli obbiettivi previsti per la lotta alla povertà;

l'Italia si trova in una grave situazione per quanto riguarda le politiche di contrasto alla povertà, mancando tuttora di strumenti universali, infatti l'indicatore europeo per il rischio povertà ci colloca in una posizione imbarazzante al quart'ultimo posto prima solo di Lettonia, Bulgaria e Romania e quattro punti sopra la media europea;

le manovre finanziarie realizzate hanno fortemente indebolito le politiche di contrasto alla povertà con i tagli realizzati ai trasferimenti a regioni e Comuni, i tagli dei fondi esistenti ad esempio per le politiche sociali e gli affitti;

la sperimentazione prevista assegna un ruolo marginale alle autonomie locali, in opposizione ad un impianto federalista e sussidiario che potrebbe rendere più efficaci le politiche di contrasto alla povertà;

uno dei motivi della scarsa efficacia della social card è consistito nel fatto che l'incrocio dei requisiti previsti (reddito, età, eccetera) ha escluso dal possibile utilizzo fasce di autentica povertà,

l'interrogante chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno presentare un dettagliato e aggiornato rapporto sull'utilizzo della social card;

quali obiettivi il Governo intenda raggiungere con la soprarichiamata sperimentazione.

(4-04598)

GIARETTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

da una ricerca pubblicata sul sito "Lavoce.info" risulta che per le 11 maggiori banche italiane il rapporto tra la remunerazione dell'amministratore delegato e il costo medio del personale è pari a 30 volte, cospicuo anche se inferiore a quello calcolato dallo stesso sito su un campione di aziende industriali (pari a 70 volte);

dalla stessa ricerca appare una pletorica consistenza numerica dei consigli di amministrazione, nel numero medio di 22, in crescita per gli istituti che hanno adottato il sistema duale;

il costo complessivo per la remunerazione degli organi di governo nelle 11 banche censite è pari a 68 milioni di euro, di cui circa 20 milioni di euro per gli amministratori delegati;

il 44 per cento degli emolumenti degli amministratori delegati sono coperti da una quota variabile, senza che appaiano sufficienti informazioni sulle modalità di calcolo della parte variabile della retribuzione,

l'interrogante chiede di conoscere quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo sui dati sopra richiamati per gli aspetti di propria competenza.

(4-04599)

MALAN - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

secondo quanto disposto dall'articolo 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 422 del 2010, per i lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti pensionistici entro il termine del periodo di mobilità, le nuove disposizioni riguardanti le finestre pensionistiche non verranno applicate nei limiti del numero di diecimila lavoratori beneficiari, il cui monitoraggio spetta all'Istituto nazionale della previdenza sociale;

purtroppo il numero di lavoratori interessati è assai superiore al numero di diecimila, dunque molti,

si chiede di sapere:

se vi siano da parte del Governo iniziative per venire incontro alle difficoltà di tali lavoratori, che si troveranno privi di stipendio, di pensione e di qualsiasi altro sostegno per periodi anche di un anno.

(4-04600)

CARLINO - Al Ministro della giustizia - Premesso che

con legge 27 maggio 1991, n. 176, l'Italia ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, stipulata a New York dai Paesi aderenti all'ONU il 20 novembre 1989;

la predetta Convenzione, all'articolo 3, comma 1, recita: "in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente";

risulta all'interrogante che in diverse regioni d'Italia, compreso il Trentino Alto Adige, siano stati denunciati, anche a mezzo stampa, possibili vizi di forma procedurali e metodologici alla base delle decisioni del Tribunale dei minori in provvedimenti di allontanamento di un bambino dalla propria famiglia, o da un genitore, per affidarlo ai servizi sociali, ad altre famiglie in affido condiviso, o con procedura di adottabilità;

in particolare sono stati segnalati all'interrogante diversi casi in Trentino nei quali alcuni consulenti tecnici del Tribunale o dei periti di parte, tra il 2009 e il 2010, abbiano prodotto perizie, aspramente criticate dai genitori interessati, che hanno comportato numerosi casi di allontanamento di minori dalle loro famiglie;

secondo quanto riportato da un'agenzia dell'Adnkronos del 20 luglio 2010, "In Trentino una giovane donna poco dopo il parto si è vista sottrarre il figlio appena nato, in esecuzione di una procedura di adottabilità, perché ha un reddito di 500 euro al mese. Il caso è stato reso noto dallo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Raspadori, consulente tecnico di parte del Tribunale di Trento, il quale, in una conferenza stampa, si è espresso in maniera molto critica nei confronti dei criteri con i quali i giudici dei minori applicano la sospensione della potestà genitoriale";

denunce analoghe sono state fatte, nel gennaio 2011, da Paolo Roat, Presidente del Comitato dei cittadini per i diritti umani che, portando a testimonianza altri casi, ha criticato pubblicamente le procedure attraverso le quali vengono decisi gli affidi;

tale quadro potrebbe indicare la sussistenza di un problema che oggi affligge numerosi genitori, i quali risulterebbero in qualche modo vittime di una controversa interpretazione della legge n. 54 dell'8 febbraio 2006 sull'affido condiviso, o di imperizia del collegio giudicante, poiché, nel perseguimento del principio della bigenitorialità del minore, ossia del diritto di un figlio ad un rapporto completo e stabile con entrambi i genitori, di fatto si addiverrebbe al risultato di rendere il minore "orfano" per decreto del giudice e con metodologie spesso contrarie ai più elementari principi di tutela e rispetto nei confronti dei minori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non ritenga opportuno verificare la sussistenza dei presupposti per assumere, nell'ambito delle proprie competenze, un'iniziativa di carattere ispettivo;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario verificare:

1) quanti siano all'anno i collocamenti in casa famiglia disposti dal Tribunale dei minori di Trento;

2) a quanto ammontino annualmente le spese relative ai collocamenti in comunità o case famiglia disposti dal Tribunale dei minori di Trento, considerando che il costo per lo Stato varia dai 70 ai 300 euro al giorno per ciascun minore;

3) quanti casi di collocamento in casa famiglia vengano effettuati annualmente in presenza di genitori idonei ma indigenti, anche alla luce del fatto che un contributo economico alla famiglia in difficoltà avrebbe costi molto inferiori rispetto al mantenimento dei figli minori in una comunità.

(4-04601)

PEDICA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'IPA, Istituto di previdenza ed assistenza per i dipendenti del Comune di Roma, è una struttura della Amministrazione comunale di Roma, anche se atipica, costituita con atto unilaterale del Governatorato di Roma, il 20 maggio 1940, con lo scopo dichiarato di svolgere attività assistenziali, attuare provvidenze economiche e trattare concessioni di prestiti a tutti gli iscritti;

la sua struttura organizzativa si basa su un consiglio di amministrazione, eletto dagli iscritti, unitamente al collegio dei sindaci, e da un presidente dell'istituto, un direttore ed un presidente del collegio, nominati direttamente dal Sindaco, che svolge così la sua funzione tutoria;

attualmente i settori di intervento dell'istituto sono quattro: previdenza, assistenza, credito, cultura e turismo e attività socializzanti;

l'istituto, offrendo servizi di carattere creditizio e sociale, assolve a livello locale alle medesime prestazioni sociali offerte, a livello nazionale, per la pubblica amministrazione dall'Inpdap, Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica;

rilevato che:

in data 15 febbraio 2010 il quotidiano "Il Messaggero" ha pubblicato un articolo in cui denunciava sprechi e consulenze costosissime da parte dell'istituto, che avrebbero indebolito talmente la struttura dello stesso, con spese correnti e assenza di investimenti, da produrre un disservizio che si traduce in lunghissimi tempi di attesa per gli iscritti prima di beneficiare delle prestazioni offerte;

l'articolo identifica tali tempi di attesa come "da 6 a 12 mesi per un check-up";

si legge sul quotidiano romano, in merito alle summenzionate spese correnti: "consulenti ottuagenari pagati 50 mila euro l'anno, l'ex presidente che diventa direttore generale dopo 21 anni di ininterrotto governo, revisori in carica per decenni";

in riferimento al nuovo presidente dell'IPA, Massimiliano Nardi, il quotidiano sostiene che "tutte le mattine arriva in ufficio con la (sua) auto blu. A guidarla è un ragioniere che ha un rapporto di consulenza con l'Ipa: 15 mila euro come responsabile della legge 626 sulla sicurezza. I maligni hanno pensato che il presidente onorevole volesse stipendiare con i soldi dell'istituto il suo autista personale";

dal sito ufficiale dell'Ipa, sul portale del Comune di Roma, all'indirizzo http://www.comune.roma.it/was/wps/portal/!ut/p/_s.7_0_A/7_0_21L? menuPage=/Area_di_navigazione/Sezioni_del_portale/Agenzie_e_aziende_del_Comune/I-9-P-9-A-9-/&flagSub=1, si apprende inoltre che il consiglio di amministrazione è composto da ben 12 membri, i quali, secondo quanto affermato dall'articolo sopra citato, percepiscono uno stipendio di "48 mila euro l'anno";

sempre da quanto si legge sul quotidiano, l'istituto avrebbe ridotto sul lastrico i dipendenti comunali che usufruiscono dei suoi servizi in quanto, offrendo costosi servizi turistici, "poiché è risaputo che chi lavora in Comune non guadagna stipendi da nababbo", l'Ipa ha trovato soluzione al problema "fornendo prestiti agevolati e credito fiduciario con le banche. In alcuni casi le due voci si sommano. E qualche volta può aggiungersi anche il "buono del sindaco" pari a 2500 euro" con l'effetto che "al 27 del mese al dipendente non resta molto da riscuotere (anche se il tetto da non superare sarebbe il quinto dello stipendio)";

in sintesi, tramite il concorso di diverse finanziarie che avrebbero offerto contemporaneamente più linee di credito, si sarebbe procurato un sovraindebitamento dei dipendenti pubblici che avrebbe pregiudicato il livello salariale degli stessi sotto il minimo della sussistenza;

l'istituto il medesimo giorno ha replicato con una nota ufficiale nella quale afferma che l'istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti di Roma Capitale, da un punto di vista giuridico si identifica con l'amministrazione comunale di Roma di cui costituisce struttura atipica. Questa atipicità è determinata dal fatto che si finanzia per la quasi totalità autonomamente, non è soggetto alle disposizioni del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, recante le norme sugli appalti pubblici ed ha un suo statuto ed un suo regolamento per l'amministrazione della contabilità. L'Ente soffre per carenza di organico di oltre il 50 per cento della forza lavoro. Può impiegare i dipendenti dell'amministrazione comunale al di fuori del loro orario ordinario, ma non dirigenti in servizio che non potrebbero comunque distaccarsi dall'amministrazione di appartenenza, senza creare nocumento alla stessa. Per gestire quindi i servizi che offre ai circa 32.000 iscritti l'IPA si avvale di alcuni consulenti con la necessaria esperienza e competenza e li utilizza per contribuire alle decisioni strategiche del Consiglio di amministrazione. Gli emolumenti di questi consulenti si differenziano a seconda dell'attività svolta e vanno da un minimo di euro 500 ad un massimo di euro 1.900 mensili netti e sono soggetti a rinnovo annuale. Un ipotetico allontanamento di questi consulenti senza un'adeguata sostituzione paralizzerebbe di fatto l'ente. Rispetto alle eventuali responsabilità dell'IPA su buste paga prossime allo zero, si rigetta ogni addebito in quanto l'Istituto ha sottoscritto una delibera antiusura e ha stabilito vincoli ben precisi di garanzia per evitare di far precipitare gli stipendi sotto la soglia di povertà. Pertanto eventuali sporadici casi che si sono venuti a determinare di retribuzioni vicino allo zero, sono riconducibili a conguagli da parte dell'Agenzia delle entrate e/o società di finanziarie intervenute successivamente all'erogazione del prestito IPA. Per i Consiglieri è stato fatto un adeguamento lordo rispetto agli indici ISTAT dopo oltre 10 anni e non certo di 6.000 euro lordi ma di circa 200 euro netti al mese. Per quanto riguarda le prestazioni assistenziali, l'IPA ha da poco inaugurato il nuovo Centro di medicina preventiva a Cinecittà con oltre 3.000 metri quadri di superficie ed attrezzature di ultima generazione. A tutti gli iscritti viene offerta la possibilità di fare un check up annuale gratuito (se ne fanno circa 10.000 l'anno) per il quale i tempi non sono lunghi ma ovviamente legati alla cadenza appunto annuale di questo servizio. E' appena il caso di sottolineare che eventuali richieste premature, ovviamente vengono disattese fino alla scadenza legittima. Questo per evitare intasamenti della struttura che ne pregiudicherebbero la funzionalità. Viceversa per le visite specialistiche urgenti che si rendessero eventualmente necessarie, a seguito del check up, i tempi di attesa sono di circa due settimane. Si fa presente infine che qualsiasi iscritto può essere eletto nel Consiglio di amministrazione se supportato dal numero di consensi necessari per il raggiungimento di questo obiettivo. Quindi ogni riferimento a lottizzazioni precostituite risulta essere privo di fondamento,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quali siano i criteri di erogazione delle prestazioni da parte dell'IPA, quale sia l'ammontare del costo e la durata di attesa delle prestazioni offerte, e quali siano i criteri applicati per concedere prestiti ai dipendenti comunali e ai loro familiari;

se i Ministri in indirizzo non ritengano che, stante la dichiarata atipicità dell'istituto e la sua identificazione giuridica con l'Amministrazione comunale di Roma, la gestione dell'amministrazione dell'Ipa, basata su un personale composto al 50 per cento da consulenti esterni, con 12 membri nel Consiglio di amministrazione, e con 5 consulenti esterni ex dipendenti dell'azienda, sia contraria al principio del buon andamento della pubblica amministrazione, espresso dall'art. 97 della Costituzione.

(4-04602)

PEDICA, BELISARIO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

sono imminenti le nomine del presidente e del consiglio d'amministrazione dell'Agenzia spaziale italiana (ASI), in accordo con il decreto legislativo n. 213 del 31 dicembre 2009 concernente il riordino degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca;

la situazione dell'ASI è molto critica dal punto di vista gestionale, amministrativo e contabile, e ciò è da ascriversi soprattutto al fatto che con la gestione dell'attuale presidente ingegner Enrico Saggese, già dipendente della Finmeccanica, l'ASI è diventata in pratica, ad avviso dell'interrogante, una succursale della Finmeccanica che risulta essere la principale destinataria dei finanziamenti governativi tramite l'ASI;

a comprova di ciò sta il fatto che è stata stipulata una convenzione tra ASI e Finmeccanica che garantisce supporto all'ASI in varie attività tra cui essenzialmente quelle strategiche. A fronte di tale convenzione è funzionante presso l'ASI uno staff del presidente, costituito da persone di Finmeccanica, che esautora di fatto il personale dell'ASI nell'esercizio delle funzioni che dovrebbero essere di sua esclusiva competenza;

sono copiose peraltro in ASI le consulenze che vengono assegnate a personale in quiescenza e ricadono in settori di competenza gia presenti in ASI, sia in ambito tecnico che giuridico. Il caso più rilevante riguarda l'avvocato dello Stato Pierluigi Di Palma, diventato da tempo consigliere giuridico del presidente Saggese. L'avvocato in questione, destinatario peraltro di numerose consulenze, come si rileva dal sito dell'avvocatura dello Stato, dall'agosto 2010 ha un incarico di collaborazione in ASI incentrato sul supporto al presidente dell'ASI nella "predisposizione e verifica dei provvedimenti d'urgenza di competenza del consiglio di amministrazione da sottoporre alla ratifica", il tutto per il corrispettivo annuo di 70.000 euro;

si rileva ancora dal sito dell'ASI che è consulente fino al 2014 per la somma di 50.000 euro il medico dottor Mariano Bizzarri, con l'incarico di supervisionare i non meglio precisati programmi di telemedicina. Questa funzione non è compatibile con il fatto che lo stesso sia membro del comitato scientifico dell'ASI;

le spese dell'ASI per eventi e convegni risultano eccessive: tra queste vanno annoverate quelle relative agli eventi connessi alla presenza dell'ASI a Farborough, a Praga, in Sudafrica e per ultimo al lancio del satellite cosmo.Skymed dalla base di Vanderberg in USA;

la fornitura per l'attività logistica di organizzazione degli eventi in questione è stata assegnata con procedure di gara discutibili, secondo quanto rilevato dal collegio dei revisori dei conti, alla società 9PM Srl di Milano. Il viaggio dei "vip" sarebbe stato organizzato peraltro da una persona, dipendente di Finmeccanica, distaccata presso l'ASI con un contratto di consulenza alle dirette dipendenze del presidente Saggese, con il compito di curare le iniziative promozionali dell'Agenzia;

come è stato riportato ampiamente dal giornale "Il Fatto Quotidiano" in un articolo dell'8 gennaio 2011, starebbero lievitando i costi di una faraonica nuova sede dell'ASI di cui si sarebbe interessato l'ingegner Balducci, molto noto alle recenti cronache giudiziarie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente della grave situazione di cui in premessa e se non intenda procedere agli accertamenti del caso e a eventuali iniziative di propria competenza, al fine di arginare lo spreco di denaro pubblico;

se, in considerazione dei fatti irregolari eventualmente accertati, non si intenda provvedere celermente a voltare pagina, designando per l'ASI un nuovo presidente che abbia le indispensabili competenze scientifiche, tecniche ed amministrative, e che sia affrancato da qualsivoglia sudditanza.

(4-04603)

BALBONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in data 8 febbraio 2011 a Vibo Valentia venivano arrestati 10 dipendenti, Servizio veterinario, dell'Azienda Sanitaria Provinciale fra i quali sette medici veterinari, nella presunta flagranza dei reati di falso ideologico e truffa in danno dell'Azienda, per essersi, secondo l'accusa, allontanati abusivamente dal loro ufficio;

il successivo 12 febbraio, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Vibo Valentia pronunziava ordinanza di "non convalida" degli arresti operati e rigettava la contestuale richiesta della locale Procura di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dei dieci indagati, applicando solo ai tre dipendenti amministrativi non medici la più lieve misura dell'obbligo di presentazione;

considerato che:

in data 18 dicembre 2010 il Comando dei Carabinieri di Vibo Valentia aveva richiesto alla Procura di Vibo Valentia l'autorizzazione all'installazione di microtelecamere nelle immediate vicinanze dell'apparecchiatura elettronica presso cui si effettua la strisciata con il badge sita all'interno dei locali dell'Azienda;

tale richiesta era stata autorizzata dalla citata Procura;

considerato, inoltre, che:

a parere dell'interrogante, la mancata convalida degli arresti prefigurerebbe la violazione, da parte degli inquirenti, dell'art. 13 della Costituzione, che salvaguarda il fondamentale diritto di libertà personale;

il Giudice per le indagini preliminari, valutando nel merito l'assenza del fumus di reati che consentissero non solo l'arresto in flagranza, ma anche l'applicazione di misure cautelari, avrebbe ritenuto l'insussistenza del delitto di falso ideologico contestato e l'assenza di gravità indiziaria per l'ipotesi di truffa,

si chiede di sapere:

se risultino compressioni, da parte degli inquirenti, dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti ai dieci arrestati;

se risulti che le operazioni di ripresa con microtelecamere siano utilizzabili e legittime;

se risultino i costi di dette iniziative.

(4-04604)

LANNUTTI - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in data 17 febbraio 2011, nel processo in corso a Milano su Banca Italease nei confronti dell'ex amministratore delegato della medesima banca, Massimo Faenza, rispettivamente per il reato di aggiotaggio e per quello di ostacolo all'autorità di vigilanza, il presidente Piero Gamacchio e i giudici Concetta Locurto e Giuseppe Cernuto della terza sezione penale del tribunale di Milano hanno ammesso la costituzione di parti civili di Consob e della Banca d'Italia, escludendo la richiesta dell'associazione di utenti e consumatori Adusbef, che pur aveva denunciato nel 2007 la truffa;

i giudici hanno poi anche accolto la richiesta di costituzione di parte civile di circa un migliaio di azionisti dell'istituto, ma solo per il reato di aggiotaggio;

lo scandalo della banca guidata da Massimo Faenza, definito da alcuni giornalisti economico-finanziari come un genio della finanza, ebbe inizio nel 2007 quando Banca Italease, facente parte del gruppo delle banche popolari (oggi BPU), dopo aver piazzato rischiosissimi prodotti derivati per garantire gli utenti dal rischio dei tassi, a seguito dall'andamento negativo del mark-to-market, chiese l'immediato rientro ai propri clienti preannunciando il vincolo sulle somme a credito presenti sul conto corrente presenti e future e, conseguentemente, imputando tutti i pagamenti, ivi inclusi quelli relativi alle rate del finanziamento, a debito della presunta esposizione debitoria in swap;

i clienti erano in genere titolari o amministratori di piccole e medie imprese che avevano avuto la sfortuna di incontrare sulla loro strada Banca Italease alla quale avevano chiesto un mutuo o un leasing immobiliare (quindi strumentale alla propria attività imprenditoriale) e che per ottenere lo stesso erano stati costretti ad acquistare i famigerati swap. Al fine di indorare la pillola, la sceneggiatura della frode era stata congegnata, poiché l'imprenditore che chiedeva credito veniva assoggettato ad una complessa procedura di verifica e richiesta di documentazione con tempi molto lunghi, senza fare alcuna menzione degli swap; solo nel momento in cui la banca si accingeva a dare "il placet" all'erogazione del credito, spesso il giorno stesso della stipula davanti al notaio, il responsabile della banca sollevava il problema delle garanzie e segnatamente della necessità di tutelarsi dal rischio del mutevole andamento dei tassi d'interesse, imponendo così la sottoscrizione di strumenti derivati interest rate swap, che il malcapitato imprenditore era costretto a firmare; gli swap erano strutturati in modo da offrire guadagni certi alla banca, perdite sicure alla clientela tramite un meccanismo infernale di ingegneria finanziaria con il quale la prima era destinata a guadagnare sempre e tanto e, specularmente, l'imprenditore a rimetterci le penne. La garanzia non era il rischio tassi ma il lucro della banca. Si trattava dunque di una vera e propria truffa contrattuale (art. 640 del codice penale) per la quale i contratti potevano dichiararsi nulli in sede civile;

il 24 luglio 2007, solo a scandalo avvenuto, la Banca d'Italia impose l'azzeramento del consiglio d'amministrazione, l'esclusione del nuovo amministratore delegato Massimo Mazzega, il rinnovo del collegio sindacale, la ricapitalizzazione ed il divieto di effettuare operazioni in derivati a seguito del rapporto ispettivo sulla gestione del gruppo negli ultimi sei mesi della dirigenza targata Massimo Faenza e durante i quali era esplosa la "mina" dei derivati truffa;

i vertici della banca furono informati delle decisioni della Banca d'Italia, che non impose il temuto commissariamento, durante il consiglio d'amministrazione straordinario, sotto gli occhi del direttore della sede di Milano di Palazzo Koch, Salvatore Messina, dell'ispettore che ha condotto le indagini, Claudia Casini, e di altri funzionari della Banca Centrale guidata da Mario Draghi;

in particolare, via Nazionale, al fine di assicurare la sana e prudente gestione del gruppo, ha ordinato il rinnovo degli organi e la convocazione delle assemblee in sede ordinaria e straordinaria nonché la ricapitalizzazione dell'istituto. Per questo è stata richiesta una riunione ad hoc del consiglio d'amministrazione per deliberare in merito. Ancora, la Banca d'Italia, alla luce dei contratti in derivati intermediati da Banca Italease con 2.000 clienti e lievitati da gennaio a oggi da 275,5 a 730 milioni di euro (al 29 giugno), ha disposto il divieto di effettuare operazioni finanziarie di questo tipo;

in un articolo pubblicato sul settimanale "Il Mondo", venerdì 10 novembre 2006, titolato "I segreti di Banca Italease", quando già si presumeva il gioco di azzardo dei derivati e degli swap di Banca Italease per gonfiare gli utili e le masse intermediate, Enrico Cisnetto, noto giornalista economico organizzatore di Cortina Incontra e Roma Incontra, naturalmente sponsorizzati dalle più grandi imprese, banche e multinazionali, parlando del sistema bancario, aveva tessuto gli elogi di Massimo Faenza. Si legge nel citato articolo: "Trasparenza e professionalità distinguono Massimo Faenza. Se si dovesse votare oggi la miglior performance finanziaria italiana, Massimo Faenza e la sua Banca Italease avrebbero serie chance di vittoria. Risultati da primato, il valore di Borsa quadruplicato e un quarto trimestre 2006 che promette di essere il migliore della sua storia. Eppure tutti si chiedono cosa ci sia dietro gli ottimi risultati dell'istituto di credito specializzato nel leasing e controllato da un patto di sindacato tra banche popolari, fondi e società di assicurazioni. Specialmente dopo che il titolo ha ricominciato la sua corsa, in barba alle nere profezie di molti analisti. Convincendo anche gli investitori esteri che guardano spesso con sospetto Piazza Affari, visto che i grandi fondi di Londra e New York hanno pagato 105 milioni di euro per accaparrarsi la quota - 3,2% su un totale del 7,2% - custodita dentro Antonveneta e messa in vendita dagli olandesi di Abn Amro. Ebbene, credo che il segreto di Banca Italease sia proprio nel non avere alcun segreto, se non quello di possedere un management di valore, che finora ha azzeccato tutte le scelte strategiche, e un business model rivelatosi vincente. Certo, un'ulteriore crescita adesso passerà giocoforza attraverso il risiko bancario e le integrazioni con realtà simili. Ma perché ci si ostina sempre a fare della dietrologia, davanti a quello che è un palese caso di ottima gestione?". Il giornalista ha corredato la rubrica di una foto agiografica di Faenza sullo sfondo di un giardino principesco con aiuole perfettamente curate;

quella che il giornalista economico Enrico Cisnetto, laudatore del signor Faenza, definiva ottima gestione, assieme agli omessi controlli preventivi di Consob e Banca d'Italia, ha prodotto lo scandalo Italease con oltre 2.600 clienti coinvolti nei contratti derivati venduti dalla banca milanese;

per un valore nozionale di quasi 1 miliardo di euro dalla cui compravendita, la banca realizzava buona parte dei suoi ricavi, con Deutsche Bank, Société Générale, Bnp Paribas, Banca Aletti, Goldman Sachs, Lehman Brothers e Bear Stearns, le sette banche d'affari che studiavano i derivati che Italease distribuiva ai suoi clienti;

considerato che:

un lancio dell'agenzia di stampa Adnkronos/Ign del 23 gennaio 2008 così dette la notizia dell'arresto di Faenza: "La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato all'alba l'ex ad di Italease, Massimo Faenza, e gli ex dirigenti, Massimo Sarandrea e Roberto Fabbri. Agli arresti sono finiti anche due mediatori: Claudio Calza e Luca Di Filippo. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere, appropriazione indebita, ostacolo agli organismi di vigilanza. Le misure di custodia cautelare sono state richieste dal pm Roberto Pellicano, che dall'estate scorsa ha avviato un'indagine sui prodotti derivati legati alla Banca, e sono state firmate dal gip Cesare Tacconi";

oltre a eseguire le cinque ordinanze di custodia cautelare, i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno eseguito una ventina di perquisizioni e un centinaio di sequestri preventivi di conti correnti e dossier titoli. Dopo la notizia degli arresti il titolo è in calo in borsa, complice anche il calo generale dei mercati, e perde il 5,57 per cento. A causa degli scandali finanziari Banca Italease ha ceduto nell'ultimo anno l'85 per cento del suo valore;

in un dispaccio intitolato "Non hanno fatto il loro dovere", del 23 gennaio 2008, così "Il Sole 24 Ore Radiocor" diffuse il commento dell'Adusbef: «"Troppo il timore reverenziale della Magistratura, che pur Adusbef continua a ringraziare, verso Consob e Bankitalia, che come risulta anche stavolta, non hanno esercitato alcuna vigilanza preventiva verso gli swap d'azzardo commercializzati da Banca Italease". Così l'Adusbef commenta i cinque arresti effettuati su mandato della Procura di Milano. 'I vertici delle due istituzioni - secondo l'associazione - non hanno fatto il loro dovere per evitare l'ennesimo bidone ad azionisti, utenti e risparmiatori'»;

il 21 ottobre 2010, il Tribunale di Milano ha condannato Massimo Faenza a sette anni di carcere, un anno e mezzo in più rispetto alla richiesta avanzata dal pubblico ministero Roberto Pellicano, con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Si è concluso così, per l'ex amministratore delegato, il processo di primo grado per un filone dell'inchiesta milanese su banca Italease, e nel quale tutti gli imputati sono stati dichiarati colpevoli di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita di circa 30 milioni sottratti, attraverso la vendita dei derivati «esotici», all'istituto milanese. Tutti eccetto uno che si è visto contestare solo l'appropriazione indebita. Dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, i giudici della sesta sezione penale, presieduta da Teresa Ferrari e da Passano, oltre a Faenza hanno condannato Pino Arbia, ex responsabile delle relazioni esterne della banca, a 5 anni e 4 mesi di reclusione, i mediatori Leonardo Gresele, Claudio Calza e Luca De Filippo rispettivamente a 4 anni e 4 mesi, 3 anni e mezzo e 3 anni di carcere. Inoltre hanno inflitto a Maurizio Mian, ex direttore finanziario della Danieli (accusato solo di appropriazione indebita), una pena di 2 anni e 1.000 euro di multa e a Gianluca Montanari, altro mediatore, un anno e 10 mesi di reclusione. Infine, il risarcimento a Italease che in questo processo si è costituita parte civile: gli imputati dovranno versare una provvisionale di poco meno di 20 milioni a cui si aggiungono oltre 31 mila euro messi a disposizione tempo fa da Faenza";

alla stessa stregua di tutti gli scandali bancari, finanziari ed industriali, una lunga catena di crac avvenuti negli ultimi anni, le autorità preposte alla vigilanza, come Consob e Banca d'Italia, non sono mai riuscite a prevenire vasti fenomeni di saccheggio del sudato risparmio pari ad almeno 50 miliardi di euro, che ha coinvolto, riducendole sul lastrico, oltre 1 milione di famiglie;

negli esposti presentati da Adusbef alla Procura della Repubblica di Milano il 6 luglio 2007 contro Banca Italease, per l'abnorme esposizione della banca sul rischio derivati, che ha danneggiato i clienti dell'istituto, con gravissime perdite ai piccoli azionisti, con il titolo passato da 50 a 7 euro, mediante l'uso disinvolto e massivo del piazzamento oltre misura e senza limiti di strumenti finanziari tanto pericolosi quanto lucrosi per le banche, veniva chiesta l'apertura di un procedimento penale a carico degli amministratori pro tempore di Banca Italease, delle banche controllanti, dei componenti il Collegio sindacale per omesso controllo, della società di revisione, della Banca d'Italia e della Consob, per la mancata autorizzazione della Banca d'Italia e del Governatore Draghi a vendere tali rischiosissimi prodotti. La Banca d'Italia aveva mandato una ispezione durata sei mesi, durante la quale la banca aveva continuato a vendere gli swap e conclusasi il giorno dopo la denuncia relativa alla vendita dei contratti derivati. Pertanto, scriveva Adusbef, la banca non aveva la licenza per commercializzare prodotti pericolosi per i clienti quanto lucrosi perla stessa. Adusbef denuncia il caso di un istituto di credito che ha appioppato contratti su strumenti derivati, denominati Swap su tassi di interesse (IRS Swap), allo scopo di una presunta copertura degli interessi passivi su fidi e finanziamenti di cassa, che anziché difendere il sottoscrittore da un rialzo dei tassi di interesse, era diventato un onere aggiuntivo ed aggravante delle competenze corrisposte alle banche,

si chiede di sapere:

se risulti che, come ipotizzato dall'Adusbef negli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Milano il 6 luglio 2007 contro Banca Italease, per "l'abnorme" esposizione della banca sul rischio derivati, che ha danneggiato i clienti dell'istituto, la banca del signor Faenza non avesse alcuna autorizzazione della Banca d'Italia a commercializzare tali prodotti rischiosissimi per l'utenza e la clientela;

se sia vero che i metodi utilizzati dalla banca Italease per appioppare ai clienti i contratti su strumenti derivati, denominati IRS - Interest Rate Swap, fossero così coercitivi da negare il credito in caso di diniego-rifiuto;

se risultino le ragioni che hanno indotto la terza sezione del tribunale penale di Milano a respingere le richieste degli azionisti e degli utenti di costituirsi parte civile anche per i reati di truffa;

se risulti la ragione per la quale la terza sezione penale del Tribunale di Milano, mentre ha accolto la costituzione di parte civile di Consob e Banca d'Italia, autorità preposte ad evitare che crac finanziari ed industriali possano accadere anche con una puntuale attività di prevenzione, ha negato la richiesta di Adusbef di costituirsi come parte civile al processo in rappresentanza di azionisti ed utenti truffati;

se risponda al vero quanto riferito e corredato dal giornalista Enrico Cisnetto per il settimanale "Il Mondo" e per quale ragione l'Ordine nazionale o regionale dei giornalisti a cui è iscritto, non abbia ancora avviato alcun procedimento disciplinare per evidente violazione della deontologia professionale.

(4-04605)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'indagine conoscitiva sulla situazione economica e finanziaria delle Casse privatizzate svolta dalla Commissione parlamentare bicamerale di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, il cui corposo documento di ben 174 pagine è stato pubblicato in data 19 gennaio 2011, ha messo in luce un ricorso sfrenato ad investimenti a rischio, una vera e propria corsa ad inserire negli asset, pericolosi titoli tossici, quali Lehman Brothers ed Antrachite società, quest'ultima con sede sociale nel paradiso fiscale delle isole Cayman, da parte degli amministratori delle stesse, obbligati secondo le normative vigenti a gestire al meglio i risparmi previdenziali per poter sostenere il pagamento quando viene maturato il diritto futuro alle prestazioni pensionistiche;

da tale indagine, che scatta una fotografia impietosa degli asset, cassa per cassa, negli anni 2008 e 2009, picco massimo della crisi finanziaria e dell'emersione dei titoli cosiddetti "tossici" che hanno portato al tracollo di Lehman, la Commissione bicamerale composta da nove deputati e nove senatori, dopo un importante lavoro di indagine e di audizioni dei loro rappresentati, ha analizzato l'asset allocation delle Casse maggiormente esposte (circa i due terzi del totale) rilevando che il 35 per cento degli investimenti mobiliari negli anni 2008 e 2009 era in titoli strutturati, definiti dalla stessa commissione «poco trasparenti» e «ad alto rischio»;

particolare attenzione è stata posta sul Gruppo Lehman Brothers, la banca degli scatoloni fallita sotto il peso dei derivati e dell'azzardo morale il 14 settembre 2008, che alla data del 31 dicembre 2008 vantava un valore nominale dei titoli ad emissione diretta del gruppo americano presenti nei portafogli delle Casse, pari a circa 125 milioni di euro, ossia lo 0,83 per cento del patrimonio complessivo, una percentuale che sale al 3,42 per cento se si considera anche l'esposizione indiretta in titoli sottostanti o collegati, come appunto Antrachite;

le Casse di previdenza, invitate a comprimere i costi, elevare l'efficienza, promuovere sinergie, scambi di conoscenze, senza escludere possibilità di fusione, restano libere di scegliere gli asset sui quali investire, devono però evitare, per la sostenibilità delle future prestazioni, per contenere i rischi entro limiti accettabili di sicurezza, quei prodotti derivati ed obbligazioni strutturate acquistate con procedure poco trasparenti, probabilmente clientelari in questa misura;

l'Enasarco, la cassa che dovrebbe garantire le pensioni agli agenti di commercio, ha la maggiore esposizione indiretta in titoli Lehman Brothers per un valore di 780 milioni di euro;

l'Enpaia, la cassa degli agricoltori, una esposizione per 45 milioni di euro; l'Enpav, quella che gestisce i veterinari, ha nel portafoglio 9 milioni di euro; l'Onaosi (Orfani sanitari),15 milioni; l'Enpam (medici) una esposizione su Lehman Brothers di 80 milioni di euro; l'Epap di 15,7 milioni, pari al 3,84 per cento del patrimonio; l'Enpap ha in carico 10 milioni di euro (2,57 del patrimonio); i farmacisti dell'Enpaf 5 milioni di euro; la cassa degli architetti ed ingegneri (Inarcassa) 13,8 milioni di euro; ciliegina sulla torta, l'Enpacl la cassa dei consulenti del lavoro, ben 58 milioni di euro tra esposizioni dirette (5 milioni Lehman) ed indirette, 28 milioni Antrachite, 25 milioni di euro Saphir);

considerato che:

non riuscendo a comprendere come mai la maggioranza delle stesse casse di previdenza, fosse stata infettata e contaminata dai titoli tossici Lehman Brothers ed Antrachite, l'interrogante ha indagato sulla genesi di tale andazzo che va a gravare sugli investimenti della casse, le quali avrebbero l'obbligo di garantire la sostenibilità futura delle prestazioni pensionistiche, scoprendo il piazzista di tali titoli avariati, nella persona di Fabio Liotti, rappresentante per l'Italia della Abn Amro negli anni 2004-2005;

a cavallo tra il 2007-2008 Fabio Liotti, nato a Valderice in Provincia di Trapani, lo stesso paese che ha dato i natali a Vincenzo Miceli, presidente dell'Enpacl, la cassa dei consulenti del lavoro, laureato all'Università di Palermo e trasferito successivamente all'estero per le proprie attività, si trasferisce alla Lehman Brothers ed assieme a due altri colleghi, riesce a piazzare alle casse di previdenza, strumenti finanziari per circa 2 miliardi di euro, con ripetute operazioni effettuate in prevalenza presso la filiale delle Isole Cayman;

l'uomo della Lehman Brothers, Liotti, sembra abbia venduto all'Enpacl titoli per 58 milioni di euro. Dopo il 14 settembre 2008 ed il default della banca di affari americana impressa nell'immaginario collettivo dei risparmiatori come la banca degli scatoloni riprese e rimandate nei servizi dei TG e delle televisioni di tutto il mondo, Liotti passa per un breve periodo nella Real Bank of Scotland, banca che intrattiene rapporti con l'Enpacl. Infine si sarebbero trovate tracce di Liotti nel Credit Suisse, la banca più accreditata a sostituire, in qualità di garante il derivato Antrachite sottostante alle Lehman, mentre alcune fonti lo darebbero in forza presso la J.P. Morgan;

nonostante le dichiarazioni rassicuranti di Andrea Camporese, il presidente dell'Adepp, l'associazione che rappresenta 20 enti privatizzati, secondo il quale i rischi del mercato finanziario possono e devono essere ridotti al minimo, ma non possono essere eliminati, perché la grande crisi del 2008 ha evidenziato una positiva tenuta delle Casse privatizzate, dato che quasi tutti gli istituti hanno recuperato larga parte delle perdite subite tra il 2009 e il 2010, la miniriforma sulle casse di previdenza approvata già dalla Camera dei deputati e in sede di esame alla 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato, prevede un consistente aumento del contributo integrativo per le Casse di previdenza professionali con un'aliquota del 5 per cento, destinata a gravare sugli "utilizzatori finali", ossia i consumatori ed utenti;

le Casse cioè, che applicano il sistema contributivo, potranno elevare l'aliquota di contributo integrativo sino al 5 per cento, dal 2 per cento di oggi, in modo tale da destinarne una quota all'arricchimento dei montanti individuali, aumento che finirà direttamente in parcella a carico del cliente, sul quale peserà l'aggravio finale,

si chiede di sapere:

per quali ragioni i Ministri vigilanti sulle casse di previdenza, infettate e contaminate dai titoli tossici Lehman Brothers ed Antrachite, che hanno messo a repentaglio la stabilità con perdite rilevanti, così come del resto anche i collegi sindacali delle Casse stesse, non abbiano assolto all'obbligo di una verifica preventiva sulla rischiosità dell'investimento e sui proponenti, che erano probabilmente ubicati presso il paradiso fiscale delle isole Cayman;

se al Governo risulti che gli investimenti in titoli "tossici" Lehman Brothers ed altri sottostanti strumenti finanziari per circa 2 miliardi di euro, con ripetute operazioni effettuate in prevalenza presso la filiale delle Isole Cayman, non siano avvenute a cavallo tra il 2007-2008, ad opera di Fabio Liotti, nato a Valderice in Provincia di Trapani, lo stesso paese che ha dato i natali a Vincenzo Miceli, presidente dell'Enpacl, la cassa dei consulenti del lavoro, laureato all'Università di Palermo e trasferito successivamente all'estero per le proprie attività;

se Fabio Liotti, piazzista di tali titoli "avariati", già rappresentante per l'Italia della Abn Amro negli anni 2004-2005, sia lo stesso che si è trasferito alla Lehman Brothers tra il 2007 ed il 2008, ossia l'analogo personaggio nativo dello stesso paese del presidente dell'Enpacl Miceli, che si è adoperato per far immettere nel portafoglio della cassa dei consulenti del lavoro titoli ad altissimo rischio per 58 milioni di euro;

quali siano state le commissioni pagate dalle casse di previdenza "infettate" dai titoli Lehman Brothers ai loro proponenti ed alle banche e se il Governo sia in grado di escludere che possano essere state liquidate commissioni extra contabili, per beneficare eventuali "facilitatori" che si sono adoperati per acquistare titoli non conformi ai fini previdenziali;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare, compresa l'istituzione di una specifica autorità che possa vigilare sulle casse di previdenza e sul risparmio conferito dai loro iscritti, per evitare di mettere a repentaglio, con operazioni ad alto rischio e basso rendimento, la previdenza di milioni di assicurati.

(4-04606)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

in un articolo uscito sul quotidiano "Libero" del 18 febbraio 2011, Alessandra Menzani si sofferma sul festival della canzone che vede dominus incontrastato il manager Lucio Presta, per osservare che davanti al Casinò di Sanremo è «parcheggiata la Ferrari blu che la sua compagna Paola Perego gli ha regalato per il suo compleanno lo scorso anno», mentre «nelle acque del porto di Sanremo galleggia il vero centro di potere della kermesse, "Villa sul mare", la barca dello stesso Lucio Presta, l'anima ruggente delle ultime fortunate edizioni di Sanremo, di Bonolis (due) ed Antonella Clerici, suoi assistiti. Quest'anno è riuscito a convincere i vertici Rai, ormai orientati sulla scelta di Manuela Arcuri, a prendere Belen, la sua pupilla per la quale ha progetti pazzeschi. Nello yacht di 43 metri, 15 stanze e 7 persone dell'equipaggio dormono lui, la Perego, i suoi figli e i fidati collaboratori, tra cui Massimiliano, suo cugino coi ricciolini rossi, al quale ha affidato il compito di diventare l'angelo custode di Belen. Qui fa riunioni di lavoro, cene di piacere, invita amici e artisti, tra cui Mara Venier che si è trasferita a Sanremo con la sua Vita in diretta. Belen spesso dorme sullo yacht, lo spazio c'è. Tante stanze, televisori ovunque. Il capitano frena la curiosità della cronista: "Non sono autorizzato a rilasciare dichiarazioni né a far entrare nessuno"»;

si legge ancora nel citato articolo: «Morandi, Luca e Paolo, Mazzi, sono tutti venuti da lui. Tutti tranne Elisabetta Canalis, non si sa se per scelta o mancanza di invito. Qui, in barca, è stato addirittura allestito il set di "A casa di Paola", il talk show della Perego, ma solo per pochi giorni: per motivi tecnici il programma è stato trasportato al Casinò. Presta ha occhi su tutto, dalle trattative con gli ospiti internazionali (come i Take That) a quelli italiani, dai neri pubblicitari alla promozione fino alle idee artistiche. I suoi personaggi si fidano ciecamente. È in grado di assicurare la presenza di un asso come Roberto Benigni: è il manager anche del premio Oscar. Simona Ercolani e Federico Moccia (che cura in particolare i testi di Belen) appartengono alla sua scuderia. È un ex, invece, Cesare Lanza, che ha firmato le kermesse di Bonolis e della Clerici, ma poi ha litigato con l'entourage "prestiano" tanto che i giornali l'hanno definito il "picconatore occulto" di Sanremo. "Villa sul mare" è il luogo in cui, tempo permettendo, Presta si concentra meglio. Infatti l'ha trasformata nel quartier generale della sua nutrita scuderia. Un vero centro direzionale pronto a risolvere problemi e trovare soluzioni. Belen a volte si ferma qui, come ha scritto "Tv Sorrisi e Canzoni", anche se il suo alloggio è al Grand Hotel del Mare della vicina Bordighera, lo stesso di Albano (suo figlio non smette un giorno di chiedere notizie sull'argentina), dove stasera dovrebbe arrivare anche l'amato Fabrizio Corona, ma lui smentisce. Il prezzo di una suite varia dai 520 euro della Senior agli 850 della Presidenziale. Belen ha voluto con sé tutta la famiglia, mamma, papà, fratello e sorellina, che però hanno affittato una casa in città. Mancano solo le prozie e l'albero genealogico è completo. Oltre a Massimiliano, Belen è seguita dalla manager ed ex modella Paola Benegas, colei che sette anni fa la scoprì. Ora le fa da assistente. Diversissima da Belen è Elisabetta Canalis. Schiva e solitaria, a Sanremo occupa un mini appartamento all'Hotel Europa (230 euro al giorno) e non la accompagna nessuno a parte l'amica Patrizia e l'assistente Monica, che lavora per Beppe Caschetto. I genitori, papà radiologo e professore e mamma insegnante, sono rimasti in Sardegna per stare vicino alla nonna malata, che purtroppo è mancata alla vigilia della kermesse. Non ci sono, stranamente, neppure gli adorati cagnolini di Ely, i pincher Piero e Mia, animaletti che si porta ovunque, in spiaggia, quando corre, a fare shopping nelle vie di Los Angeles. L'ex velina non si separa mai da loro, addirittura spiega nelle interviste che i due cagnolini appagano il suo istinto materno. La loro assenza ha stupito tutti. Più di quella del fidanzato George Clooney. Il patriottico Gianni Morandi si accontenta dell'Hotel tre stelle "Il Globo", lo stesso del direttore artistico Gianmarco Mazzi, ma ha voluto fare di più. Ha fatto costruire una stanza che lo colleghi direttamente con il teatro Ariston. Cosicché, per andare a condurre Sanremo, non deve nemmeno uscire dall'albergo"»;

considerato che:

nel momento di massimo ascolto assoluto, con 19 milioni di persone incollate a guardare Benigni al Festival di Sanremo, in una vetrina senza prezzo, andata in onda il 17 febbraio 2011, nel pieno del monologo dell'attore, un vero e proprio tonificante per gli ascolti tv, il regista Rai Duccio Forzano ha regalato due stacchi che hanno inquadrato la presentatrice Paola Perego, moglie del dominus del festival Lucio Presta, seduta tra il pubblico, mentre gli altri stacchi sul pubblico vip hanno beneficiato il direttore generale della Rai Mauro Masi, il direttore di Raiuno Mauro Mazza, il presidente Paolo Garimberti;

un altro colpo vincente della scuderia Lucio Presta è rappresentato da Paola Perego e Francesco Facchinetti che venerdì prossimo, una settimana dopo la kermesse sanremese, condurranno lo speciale Sanremo in prima serata, scelti in sostituzione dei "Raccomandati", programma che ha chiuso in anticipo i battenti, per via di un'inadeguata audience, che ha invece premiato il programma "Zelig" trasmesso dalla concorrenza;

gli stacchi delle telecamere hanno indugiato anche su un marchio di acqua minerale "Lete" per ripetute inquadrature senza che vi fossero le benché minime finalità narrative, ad esempio quando acqua "Lete" viene inquadrata assieme ad un paio di scarpe da donna, quasi certamente per mere finalità propagandistiche inerenti a pubblicità occulte o subliminali al di fuori dei contratti pubblicitari regolati dalla Sipra. Non si capiscono altrimenti le ragioni che hanno indotto la regia delle riprese del festival, diretta da Duccio Forzano, ad effettuare ripetute inquadrature della bottiglia di acqua minerale con il marchio "Lete", in almeno quattro contesti delle riprese, apparsa improvvisamente in mano ad uno dei presenti proprio nella serata clou del boom degli ascolti, che aveva come protagonista Roberto Benigni;

sono stati 12.136.000, pari a uno share del 52.12 per cento, gli spettatori della finale del festival vinto da Roberto Vecchioni con la canzone "Chiamami ancora amore". La media ponderata dell'ultima serata risulta di poco inferiore a quella del festival 2010 di Antonella Clerici (53.21 per cento) e a quella dell'edizione 2009 di Paolo Bonolis (54.24 per cento);

il 20 febbraio, Aldo Grasso, il critico del "Corriere della sera", ha formulato alcune pagelle ai protagonisti del festival di Sanremo: ha assegnato a Duccio Forzano l'appellativo di "regista di corte", poiché: «Con il suo gusto da grande illustratore, pur privo di un riconoscibile segno registico, ormai è diventato il regista di corte per eccellenza. Purtroppo si è perso la scena della vita. Avrebbe dovuto avere il coraggio di mostrare con più insistenza i volti dei papaveroni Rai e dei politici mentre si esibiva Benigni. Roba da George Grosz»; ha stigmatizzato l'esibizione della figlia di Antonella Clerici: «L'idea di aprire il Festival di Sanremo esibendo la figlioletta è da Telefono Azzurro. Tanto più che lo scorso anno, a proposito di Povia, le fu chiesto: "Manderebbe sua figlia sul palco a ballare su una canzone sull'eutanasia?" E lei: "Assolutamente no, ma io non la vorrei vedere in generale sul palco"»;

in un articolo pubblicato su "Il Secolo XIX" del 20 febbraio dal titolo: "Mezzo milione a Benigni, ecco i compensi alle Star", Paolo Crecchi aveva chiesto a Gianmarco Mazzi, direttore artistico del festival, se fosse vero che stava atterrando a Nizza Sylvester Stallone: «Surreale la replica: "Sì, ma sta andando in Europa per i fatti suoi". Se capitava faceva un salto all'Ariston, ecco, combinazione "non è stata raggiunta un'intesa economica". Il che è vero. E tuttavia l'intesa non è stata raggiunta perché la Rai ha sforato il budget, avendo corrisposto agli artisti dei giorni scorsi molto più di quanto preventivato. Prendiamo Roberto Benigni. Per sé ha preteso non 250 mila euro, come ufficialmente sostiene la Rai, ma il doppio. Per contratto, altri 250 mila euro vanno infatti alla società che gestisce l'immagine di Benigni, il cui agente è naturalmente Lucio Presta. La società, guidata dalla moglie di Roberto, Nicoletta Braschi, ha l'impagabile denominazione di Melampo, che in Pinocchio è l'appellativo del cane tangentaro: in cambio di una gallina a colpo, Melampo consente alle faine di razziare il pollaio. Ma non è stato strapagato solo l'esegeta dell'Inno di Mameli. Non doveva essere gratuita la comparsata di Monica Bellucci? No, il suo contratto con il produttore cinematografico Aurelio De Laurentis non prevedeva la promozione al festival: a lei 300 mila euro. E Robert De Niro, capace di rendere immortale la performance di Elisabetta Canalis (come si dice in inglese Taxi Driver, chiede Morandi, Taxi Driver, risponde lei) non è stato pagato perché doveva appunto pubblicizzare "Manuale d'amore 3", ma ha preteso l'aereo personale: 125 mila euro. Malumori, in Rai, che fanno passare in secondo piano un incidente diplomatico che ha coinvolto gli autori. All'attore Andy Garcia, evidentemente in omaggio alla destra al potere (sono ex missini sia Mazza sia Mazzi), dovevano essere fatte dodici domande mirate su di Cuba, del tipo: è vero che Castro è un farabutto? È vero che lì si muore di fame? Garcia, pur essendo un esule, si è rifiutato di infangare il suo Paese e se ne è andato offesissimo, anche perché nella performance con Gianni Morandi l'eterno ragazzo ha sbagliato le parole di una canzone: "Mai vista tanta improvvisazione". Garcia era irritato soprattutto per il tentativo di fargli parlar male di Cuba»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che la Rai abbia sforato il budget, avendo corrisposto agli artisti molto più di quanto preventivato, circa 500.000 euro a Roberto Benigni, 250.000 euro per la sua apprezzata apparizione ed altri 250.000 euro alla società che gestisce l'immagine di Benigni, il cui agente è Lucio Presta;

se il Governo sia a conoscenza di quali siano stati i compensi complessivi ed i costi iscritti a bilancio per il festival di Sanremo;

in base a quali considerazioni la Rai abbia appaltato a Lucio Presta le ultime edizioni di Sanremo, da Bonolis ad Antonella Clerici suoi assistiti, e per quale ragione i vertici Rai, già orientati sulla scelta di Manuela Arcuri, siano stati convinti a prendere Belen, sua pupilla per l'importante ruolo, che non sembra proprio rappresentare, dopo gli scandali di Fabrizio Corona e Lele Mora, un modello di comportamento virtuoso per le giovani generazioni;

se risponda al vero che l'abile regia del festival di Sanremo, trasmesso in esclusiva dalla Rai, abbia effettuato ripetuti stacchi su un marchio di acqua minerale "Lete", mandando in onda e propinando le immagini ai teleutenti al di fuori di qualsivoglia finalità narrativa e se tali episodi ciclici, nel servizio pubblico di informazione pagato con il canone dei cittadini, non abbiano configurato finalità di pubblicità occulte o subliminali, sottraendo in tal modo alla concessionaria Sipra risorse economiche dai contratti pubblicitari stipulati con gli sponsor o le imprese;

se il Governo ritenga che tali episodi di frequente sottrazione di contratti pubblicitari palesi alla concessionaria Rai Sipra non rischino di far sorgere il dubbio che tali forme di pubblicità occulta siano retribuite sottobanco dagli inserzionisti avvantaggiati, tanto più che non si comprenderebbero altrimenti le ragioni che hanno indotto la regia delle riprese del festival, diretta da Duccio Forzano, ad effettuare ripetute inquadrature della bottiglia di acqua minerale con il marchio "Lete", in almeno quattro contesti delle riprese nella serata clou del boom degli ascolti con protagonista Roberto Benigni;

con quali criteri, se non quelli di ordine familiare, la cosiddetta scuderia di Lucio Presta abbia scelto Paola Perego e Francesco Facchinetti per condurre in prima serata lo speciale Sanremo;

per quale motivo la Rai, foraggiata prevalentemente con i soldi del canone pagato dai cittadini e che dispone di propri talenti e di patrimonio di cultura ed intelligenza all'interno rappresentato dai suoi dipendenti, debba appaltare al "dominus incontrastato" Lucio Presta eventi culturali di grande rilevanza per i telespettatori e per la cultura ammannita dalla televisione;

se sia vero che l'attore Andy Garcia, come richiamato in premessa, si sia rifiutato di rispondere a domande mirate su Cuba, che secondo le intenzioni degli organizzatori vicini agli ambienti della destra ex missina, avrebbero dovuto mettere in cattiva luce Castro e richiamare la questione della fame a Cuba, sfiorando l'incidente diplomatico;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i soliti noti possano impossessarsi degli eventi televisivi di maggiore rilevanza, spesso scritturando personaggi chiacchierati, che non sembrano rappresentare modelli culturali rappresentativi degli utenti e delle famiglie e per impedire che si ripetano fenomeni di pubblicità occulte all'interno dei programmi Rai e televisivi.

(4-04607)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che il Ministero in indirizzo gestisce il portale www.esteri.it nel quale sono fornite informazioni, anche in arabo e inglese;

considerato che:

i drammatici eventi di queste settimane subiscono drastici cambiamenti nel giro di ore e tutto ciò viene reso noto alla comunità internazionale attraverso i siti Internet più svariati;

nel 2007 fu lanciato un consolato virtuale su "second life", esperienza di per sé discutibile che oggi, alla luce del fallimento di quel sistema comunicativo e interattivo, risulta essere del tutto inutilizzabile oltre che inutilmente costosa;

la comunicazione istantanea, sia istituzionale che emergenziale, avviene attraverso i cosiddetti social network come "Facebook" e "Twitter", oltre a siti come "Youtube" e "Flickr";

il Ministero non ha un account in nessuno di essi;

in un momento di sconvolgimenti epocali in Paesi vicini all'Italia il settore dei comunicati all'interno del portale al 22 febbraio 2011 è aggiornato all'11 febbraio,

si chiede di sapere:

quali siano le risorse umane e finanziarie destinate alla gestione del sito www.esteri.it;

perché non esistano account della Farnesina registrati in tutti i social network;

che ne sia stato della realtà virtuale di "second life".

(4-04608)

TOTARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

dalla stampa locale degli ultimi tempi si è appreso dell'intenzione di rimodulare, a partire dal prossimo 28 febbraio, il servizio che collega Pistoia all'Emilia Romagna attraverso la "Porrettana", eliminando 12 corse ferroviarie e sostituendole con un servizio su gomma affidato a 24 pullman;

contro tale decisione si sono espressi, oltre a centinaia di cittadini e pendolari, anche numerosi amministratori locali delle zone interessate dalla tratta;

dal 1996 la competenza sulla tratta, così come le scelte che la riguardano, sono direttamente appannaggio della Regione;

tale decisione pare essere stata assunta, a detta degli stessi amministratori locali, senza passare attraverso un processo concertativo, bensì in modo unilaterale e perentorio (nei tempi oltre che nei modi);

la linea ferroviaria "Porrettana", oltre che tratta strategica per l'intero comprensorio, è, a ragion veduta, considerata anche patrimonio storico per il quale da tempo si chiedono investimenti da parte della Provincia;

da più parti si teme che questa rimodulazione sia prodromo di un definitivo e totale smantellamento della linea ferroviaria in questione;

la linea ferroviaria è ritenuta strategica non solo per i pendolari, ma anche per il flusso clientelare degli esercizi commerciali ed alberghieri del territorio interessato,

si chiede di sapere:

se risultino i criteri in base ai quali sarebbe stato approvato il citato piano di rimodulazione;

se e quali siano, in una prospettiva di lunga durata, gli eventuali progetti per la tratta ferroviaria "Porrettana".

(4-04609)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

si apprende dalla stampa nazionale del 19 febbraio 2011 la notizia secondo cui due ragazzi di 15 e 16 anni di Bassano del Grappa (Vicenza) accusati di rapina ed estorsione nei confronti di alcuni coetanei sono stati condannati dal Tribunale dei minori di Mestre a fare volontariato, ad andare a messa tutte le domeniche e ad ottenere ottimi voti a scuola;

il percorso espiativo dei giovani, il cui termine giuridico è messa in prova, durerà un anno, al termine del quale il giudice deciderà se considerare la vicenda chiusa o riprendere con il processo;

considerato che nessuna norma giuridica prevede la costrizione religiosa della frequentazione delle messe, e altrettanto singolare risulta il dover ottenere ottimi voti a scuola;

ad avviso degli interroganti si tratta di una sentenza di dubbia regolarità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivare un'ispezione al fine di verificare se vi siano i presupposti per attivare un'eventuale azione disciplinare.

(4-04610)

PEDICA - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

il giornale il "Redattore Sociale", in data 17 febbraio 2011, ha pubblicato un articolo in cui vengono riportati dati allarmanti, ripresi dal dossier di Fp Cgil, sullo stato della detenzione carceraria in Italia, dove i detenuti sono 67.437, contro una capienza regolamentare di 45.281;

nel Lazio, in particolare, viene denunciato un meccanismo per il quale in sei anni "i detenuti sono aumentati del 70%, ma il personale che se ne occupa è sempre di meno, così come le risorse messe a disposizione per gestirli calano costantemente, tanto da risultare dimezzate negli ultimi dieci anni";

l'articolo evidenzia una situazione insostenibile dal punto di vista del sovraffollamento della popolazione carceraria e del sotto organico degli agenti penitenziari: "i 14 istituti di pena laziali ospitano il 137% in più di detenuti rispetto alla loro capienza, mentre il personale di Polizia penitenziaria in servizio è inferiore del 20% rispetto alla pianta organica, ma all'interno degli istituti la carenza sale ad oltre il 35%, perché sono tantissime le unità di personale "distolte" dall'attività all'interno delle strutture carcerarie per svolgere altre mansioni. Sottodimensionati anche gli organici operatori che svolgono il cosiddetto lavoro trattamentale (educatori, assistenti sociali, psicologi): il rapporto tra educatori e detenuti è oggi 1 a 76 contro il rapporto di 1 a 25 previsto dalle piante organiche";

il dossier citato dal quotidiano analizza, quindi, la situazione a livello provinciale: "a Viterbo questo rapporto arriva addirittura a un educatore ogni 143 detenuti. Non stanno meglio gli assistenti sociali, con un organico del 40% inferiore rispetto alle disposizioni di legge. Drammatica anche la situazione degli psicologi, che hanno visto ridurre le ore di servizio del 30% solo nell'ultimo anno";

l'articolo evidenzia, inoltre, una disomogeneità nella distribuzione della popolazione carceraria fra i vari istituti penitenziari del Lazio: "mentre alcuni istituti letteralmente scoppiano, come quello di Cassino, dove il sovraffollamento arriva quasi all'82%, altri sono sottoutilizzati per carenza di personale, come quello di Rieti (- 66% di utilizzo a fronte di un - 97% di scarto tra il personale previsto e quello effettivamente presente)";

nello specifico, per quanto riguarda il personale nei vari istituti penitenziari del Lazio, "il personale penitenziario previsto è di 4.136 unità, in realtà ce ne sono 3505. Gli assistenti sociali dovrebbero essere 117, ma in realtà sono 66. Gli educatori previsti sono 181, ma in realtà sono 88, con gli istituti di Rebibbia e Viterbo segnalati in emergenza con rispettivamente 1 educatore ogni 105 detenuti, e 1 ogni 143. Rebibbia, Latina e Civitavecchia gli istituti maggiormente in difficoltà a causa dell'aumento del numero di detenuti e la carenza di personale, mentre quelli con maggiore carenza di personale sono Viterbo e Civitavecchia, oltre alla paradossale situazione di Rieti. 800 le unità di personale in meno nel solo carcere di Rebibbia, considerando il personale impiegato all'esterno pur risultando formalmente presente nell'istituto";

il rapporto sottodimensionato fra popolazione carceraria e personale della polizia peniteniziaria porta a casi limite come nel carcere di Rebibbia, a Roma, dove "a causa del sovraffollamento, di notte spesso un solo agente si trova a gestire almeno 200 detenuti, quando dovrebbero essere almeno in tre";

tale situazione appare particolarmente lesiva dei diritti dei detenuti se si pensa che "nelle carceri laziali, il 46% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio", e dei diritti degli agenti di polizia penitenziaria considerando che "solo nel Lazio, nel 2010 sono state 21 le aggressioni da parte di detenuti a personale della polizia penitenziaria";

il quadro drammatico testé delineato pregiudica fortemente, a opinione dell'interrogante, i diritti dei detenuti, che non possono usufruire correttamente dei servizi medico-sanitari, dei programmi di riabilitazione (lavoro interno, istruzione), delle visite familiari e dei momenti di socializzazione, nonché lede le garanzie lavorative del personale penitenziario, costretto a turni di lavoro straordinario non retribuiti e sottoposti a costanti pericoli per la propria incolumità,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto scritto in premessa;

in che modo il Ministro della giustizia intenda attivarsi, e in quali tempi, per superare i problemi di sovraffollamento nelle carceri laziali, nonché in che tempi verrà ripristinato l'organico degli agenti di polizia penitenziaria e, più in generale, del personale che lavora nelle strutture detentive;

quali iniziative il Ministro della salute intenda intraprendere al fine di assicurare che venga garantito il diritto alla salute dei detenuti, considerata la presenza del 20 per cento di tossicodipendenti sul totale della popolazione carceraria e di numerosissimi casi psichiatrici.

(4-04611)

PEDICA, BELISARIO - Ai Ministri della salute e per le politiche europee - Premesso che:

dal 1° giugno 2007 è entrato in vigore nell'Unione europea il regolamento Reach, registration, evaluation, authorisation and restriction of chemical substances, sulla cui base normativa viene portata avanti dalla Commissione europea l'analisi della pericolosità delle sostanze chimiche utilizzate nella produzione industriale e agricola;

uno dei primi effetti di "Reach" è stata la decisione di mettere al bando entro il 2015 alcune sostanze rintracciabili in moltissimi prodotti di uso quotidiano, con le quali i cittadini hanno a che fare senza sapere che potrebbero rivelarsi dannose per l'organismo e per l'ambiente;

come riportato dall'agenzia di stampa Ansa, in data 17 febbraio 2011, "sei sostanze chimiche dannose per la salute e per l'ambiente - presenti in vernici, detergenti, tessuti, copertine di libri e interni delle automobili - sono state messe al bando in Europa e dovranno essere ritirate dal mercato nel giro di tre-cinque anni nei 27 Stati membri (a meno che non sia stata concessa un'autorizzazione per un uso specifico)";

le sostanze individuate dalla Commissione europea, Musk xylene, MDA, HBCDD, DEHP, BBP, DBP, sono state accertate essere "cancerogene, tossiche per la riproduzione o persistono nell'ambiente e si accumulano negli organismi viventi";

in particolare i possibili impieghi di queste sostanze, vengono riassunti come "Musk xylene: ingrediente di detergenti, ammorbidenti, agenti smacchianti, deodoranti per la casa e altri prodotti di uso domestico; MDA (diamminodifenilmetano): agente indurente nelle resine per rivestimenti e nella fabbricazione di alcuni tipi di tubazioni; HBCDD (esabromociclododecano): ritardante di fiamma in pannelli isolanti nel settore delle costruzioni e nei veicoli a motore, applicato nei tessili come ignifugo in mobili imbottiti, interni e tessuti delle automobili; DEHP (etilesil ftalato): plastificante che migliora la flessibilità in materiali utilizzati per molti prodotti per interni ed esterni, come pavimenti, coperture, fili, cavi, tubi, profili, tessuti resinati (per esempio in pelle artificiale per sacchetti o copertine di libri) ed utilizzato in adesivi, sigillanti, gomma, vernici e inchiostri da stampa; BBP (ftalato benzilico butilico): plastificante nei materiali utilizzati per la pavimentazione, per il rivestimento di pelle e tessuti, ma anche in adesivi, sigillanti, vernici e inchiostri per stampanti; DBP (ftalato dibutilico): si trova in plastificanti utilizzati nelle applicazioni dei polimeri interni ed esterni (come i pavimenti) e prodotti tessili avanzati";

la decisione della Commissione europea di vietare l'immissione sul mercato delle sostanze indicate sopra a meno che non sia stata concessa un'autorizzazione per un uso specifico, è stata plaudita anche dal Commissario italiano all'industria, Antonio Tajani, per il quale la decisione "incoraggerà l'industria a sviluppare alternative e a promuovere l'innovazione", e dal Commissario all'ambiente, Janez Potcnik, secondo il quale "questa decisione segna un passo importante verso una migliore protezione della nostra salute e dell'ambiente";

si evidenzia come la decisione avrà un impatto su diversi settori: dalla cosmetica all'edilizia e all'industria dell'auto, fino al tessile e al cuoio;

risulta rilevante il fatto che sia stata segnalata la presenza delle materie tossiche, in particolare lo etilesil ftalato e il ftalato benzilico butilico, nella produzione dei testi scolastici, essendo i fruitori degli stessi, gli alunni, soggetti particolarmente vulnerabili;

considerato che:

nonostante le sostanze di cui sopra siano state etichettate come pericolose, addirittura cancerogene, la loro messa al bando risulta, a opinione dell'interrogante, piuttosto "soft", visto che l'Unione europea ha concesso dai 3 ai 5 anni perché vengano eliminate dalla circolazione;

è innegabile che l'impatto su settori come auto, tessile, cosmesi ed edilizia sarà notevole, ma sarebbe apparso più indicato, a opinione dell'interrogante, che la Commissione europea avesse imposto tempi più rapidi per il ritiro dal commercio delle stesse, stante che la tutela della salute dei cittadini, e dei minori in particolar modo, dovrebbe prevalere su qualsiasi altra ragione o interesse economico,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano intervenire sulla questione e quali provvedimenti intendano adottare per scongiurare i rischi determinati dall'uso di tali sostanze;

quali iniziative urgenti si intendano in particolare promuovere o adottare per tutelare e garantire la salute degli alunni e del personale delle scuole;

se i Ministri in indirizzo intendano avvalersi di tutto il tempo concesso dalla Comunità europea, 5 anni, prima di disporre il ritiro dal mercato delle suddette sostanze o se sia loro intenzione attivarsi in tempi più ristretti e se, in tale caso, intendano farsi portatori dell'istanza di procedure più rapide, nell'ambito del meccanismo Reach, per il bando delle sostanze in sede comunitaria.

(4-04612)

ARMATO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la situazione della cantieristica nazionale è assolutamente preoccupante e vive ormai da molto tempo in uno stato di crisi che coinvolge numerosissimi stabilimenti e migliaia di lavoratori e rischia di precipitare senza un serio impegno del Governo ad adottare un progetto industriale;

nel corso del 2010, l'interrogante, insieme ad altri parlamentari del Partito democratico, ha più volte chiesto al Governo di adottare con urgenza misure, interventi e iniziative per far fronte alla grave crisi che investe la cantieristica navale, indirizzando l'attenzione soprattutto alla salvaguardia dei posti di lavoro e agli stabilimenti che versano in condizioni più critiche;

desta particolare preoccupazione lo stabilimento di Castellammare di Stabia (Napoli), già duramente colpito dalla crisi, e soprattutto creano apprensione le conseguenze cui sarebbero esposti i milioni di operai e le loro famiglie che rischiano di perdere il posto di lavoro senza commesse pubbliche;

di recente, il ministro Romani, durante lo svolgimento di un'interrogazione a risposta immediata alla Camera dei deputati (3-01463), si è impegnato a rilanciare i siti liguri di Fincantieri, ma nessuna attenzione è stata rivolta al sito di Castellammare di Stabia, generando malcontento e preoccupazione tra tutti gli addetti ai lavori,

si chiede di sapere:

quali siano le prospettive per il cantiere di Castellammare di Stabia e per i suoi lavoratori;

quali iniziative si intendano adottare per garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali ed evitare il ricorso alla cassa integrazione;

se non si ritenga urgente ed improcrastinabile l'adozione di un serio progetto industriale.

(4-04613)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-01923, del senatore Sanna, su una fornitura di munizioni difettose di produzione ceca utilizzate dalla Polizia di Stato;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01924, del senatore Asciutti, sulla scelta di un tema di attualità politico-giudiziaria come oggetto di un compito scolastico da svolgere.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-04523, del senatore Peterlini.