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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signora Presidente, credo che si possa condividere l'affermazione secondo cui la situazione in atto nei Paesi del Mediterraneo sia drammatica. Sono ancora più pessimista e dico - lo sostenevo già quando svolgevo un altro lavoro - che questa è solo la punta dell'iceberg. Ancora dobbiamo vedere che cosa deve succedere.

Credo che la situazione nel Nord-Africa sia addirittura esplosiva. Arriveranno di qui a poco i fuoriusciti dall'Egitto - lei ne ha già annunciati alcuni - dove la dura rivolta della piazza ha stravolto completamente gli equilibri politici in atto da ben 30 anni, con la cacciata di Mubarak e il passaggio di poteri alle Forze armate. Quindi, arriveranno dall'Algeria, anch'essa attraversata da un fortissimo malcontento, che con oltre 35 milioni di abitanti registra oggi un tasso di disoccupazione pari al 10 per cento.

Poi sarà la volta della Libia, checché se ne dica dei patti bilaterali dove alcuni gruppi di opposizione hanno proclamato per domani la cosiddetta giornata della collera, destando forti preoccupazioni in Gheddafi; senza contare i Paesi come il Marocco, finora l'unico dell'area risparmiato dall'ondata di proteste, ma che, come la Tunisia, sta vivendo un momento difficile sotto il profilo economico, dove sono state annunciate manifestazioni per la prossima settimana. Ci sono infine il Senegal, la Nigeria. In questi Paesi, il potenziale migratorio - non lo dimentichiamo - è molto forte perché è elevata la presenza di giovani pronti a partire se le condizioni di vita nel loro Paese non miglioreranno.

Tutto ciò allora produrrà ulteriori e gravi problemi di accoglienza, soprattutto, oltre ad avere pesanti conseguenze sull'economia. Lei parla di piano Marshall, che io condivido, però, mi chiedo come si potrà superare l'egoismo di Paesi come l'Algeria, per esempio, che sta accumulando - certo a lei non sfugge - materie prime e cereali rivolgendosi al mercato cinese piuttosto che a quello europeo e americano. Questo non potrà che far aumentare a dismisura i prezzi nel nostro Paese, perché non può sfuggire l'utilità di materie prime come il rame e il petrolio, e di cereali, come la soia, i cui prezzi, che già oggi hanno raggiunto nuovi record sono addirittura destinati a salire.

Forse non abbiamo bene vigilato sui patti bilaterali, forse non abbiamo vigilato a sufficienza su quell'Unione dei Paesi del Mediterraneo, forse non ci siamo fatti sentire a sufficienza. Certo è che l'economia globale deve prepararsi a fare i conti, nel bene e nel male, con l'onda rivoluzionaria che sta attraversando il Nord Africa e che potrebbe ora diffondersi in tutto il mondo arabo. Al problema migratorio si sommeranno forti rischi economici, rischi che in un momento di crisi economico-finanziaria come quello attuale non possiamo permetterci di correre.

Quanto all'invasione tunisina, voglio dare all'atto al ministro Maroni di essersi mosso nella maniera corretta al verificarsi dell'emergenza, battendo i pugni sul tavolo dell'Europa, che è ancora una volta la grande assente.

Il Ministro si è attivato mediante l'invio di uomini e mezzi, riaprendo anche il centro di prima accoglienza di Lampedusa e proponendo l'invio di agenti in ausilio. Ma se questo è vero, non posso non rilevare quanta poca credibilità ed autorevolezza abbia oggi il nostro Paese, sia agli occhi della Comunità europea, sia rispetto alla Tunisia, che rifiuta addirittura l'aiuto di uomini e mezzi. Lei parlava prima di una sorta di feeling con il Primo ministro tunisino. C'è però un fatto che appare contraddire questo, ed è la constatazione che il Primo ministro, il Governo tunisino, hanno consentito questo esodo in massa ed hanno consentito addirittura che ci fossero le liste d'attesa per partire.

Mi chiedo allora che fine ha fatto il patto bilaterale stilato nel 1997, che lei oggi dice giustamente di voler rinverdire, che prevedeva, tra l'altro, un dialogo permanente su queste e su altre questioni, relativamente ad una politica comune sul fronte economico, ma anche socio-culturale.

Oggi lei annuncia un tavolo di confronto tra imprenditoria ed esponenti del Governo tunisino. Ben fatto. Questo tavolo è in programma per domani, ma non c'è dubbio che l'imponente esodo che ora definiamo emergenza umanitaria ci abbia colto alla sprovvista, proprio per la mancanza del dialogo previsto dal patto bilaterale. Non abbiamo vigilato, ma certamente non è stato corretto il Governo tunisino. Il confronto, che doveva essere costante e prolifico, se fosse stato mantenuto davvero vivo, avrebbe certamente aiutato a prevenire, o almeno a pianificare la gestione di questi eventi in modo adeguato.

Come non condividere quanto affermato dall'ex ministro dell'interno Pisanu, che sottolinea come ci siamo lasciati prendere troppo dall'ossessione della sicurezza rispetto all'immigrazione clandestina ed abbiamo perso di vista il rischio gravissimo di un vero e proprio «straripamento demografico» delle coste nordafricane? Lo stesso Pisanu rileva inoltre come il centro di accoglienza di Lampedusa sia un'ottima struttura, un centro che andava aperto subito, senza esitazioni. Chi ha pensato di tenerlo chiuso, per scoraggiare in questo modo le partenze dalla Tunisia, rendendo sgradevoli gli arrivi, ha capito ben poco - così sostiene Pisanu, ed io condivido - di ciò che stava accadendo, e forse ha dato prova di inutile insensibilità.

Ha ragione la collega Maraventano quando afferma che l'isola di Lampedusa è stracolma di gente e non può continuare ad andare avanti così. Sono invece le soluzioni che propone a non essere condivisibili: in primis, parla di una politica buonista, quando al Governo mi pare che ci siano proprio componenti della Lega e, comunque, è questa maggioranza che sostiene il Governo. Inoltre, bisogna prendere atto che è stata sbagliata negli ultimi anni la politica dell'immigrazione in questo Paese: ci si è lodati per avere fermato l'immigrazione clandestina e per avere annientato gli sbarchi, sottovalutando in modo clamoroso il problema reale. La realtà è decisamente un'altra: l'immigrazione clandestina, stando ai dati della recentissima indagine della Caritas, è perfino aumentata nel nostro Paese, e la mole di sbarchi sotto le nostre coste è oggi sotto gli occhi di tutti.

Concludendo, mi auguro che quanto proposto dal ministro Maroni circa il coinvolgimento di tutte le parti politiche su questo tema di fondamentale importanza venga concretamente realizzato e portato avanti. Per quanto ci riguarda, siamo consapevoli della gravità del problema, che non conosce e non deve conoscere colore politico, purché si tenga come obiettivo primario il fattore uomo, il fattore umano. In questo caso, siamo disponibili ad avviare fin d'ora una collaborazione costruttiva e permanente. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MREe del senatore Astore).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.