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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ironicamente ringraziare il ministro Frattini per la celerità con la quale è venuto a riferire sulle tensioni che stanno interessando i Paesi del Mediterraneo. È passato circa un mese e mezzo dalle prime rivolte in Tunisia (non parliamo, appunto, di ieri): trenta giorni dalla abdicazione del presidente Ben Ali, una settimana dalla deposizione di Mubarak; nel frattempo, sono scoppiate rivolte in Algeria, Libano, Yemen, Nigeria, Marocco, Sudan, Turchia, Libia (l'abbiamo ascoltato ieri), Albania e più di 5.000 immigrati affollano le coste siciliane.

Lei, Ministro, giustamente è presente in Senato a riferire per la seconda volta sugli intendimenti del Governo in questa materia. Lo dico in modo ironico, perché giustamente non può sottrarsi oggi a ciò, come non si è sottratto intervenendo, in meno di 24 ore, alla seduta dedicata all'interrogazione sulle proprietà immobiliari di Montecarlo. Lo ricorderà sicuramente: la sua celerità fu veramente qualcosa di esemplare, solo per quel problema.

Vorrei ora affrontare solo alcuni passaggi del suo discorso, Ministro. Lei ha affermato che non può sottrarsi dall'affrontare i problemi della politica mediterranea, e vorrei ben vedere! Visto che fino ad oggi non l'abbiamo mai fatto, almeno un intendimento c'è. Vediamo poi quando dalle parole si passerà ai fatti.

Lei parla di finanziare le piccole e medie imprese della Tunisia, di dare 5 milioni di euro - almeno sul giornale si parla di quello - e di favorire il turismo. Sono d'accordo con lei sul fatto di attuare queste iniziative, di finanziare le piccole e medie imprese in Tunisia. Vorrei però sapere che cosa ha fatto il Governo per le piccole e medie imprese italiane in Italia; che cosa ha fatto il Governo per il turismo in Italia. Si tratta di «farsi bello» - come si dice a Roma - su situazioni che invece rischiano di far cadere una persona nel ridicolo.

Allora, qualche riflessione deve essere svolta, anche con i colleghi del centrosinistra. Dobbiamo pensare anche al nostro Paese - lo ripeto - e ricordare che le piccole e medie imprese - forse, signor Ministro, l'ha dimenticato - vivono una situazione drammatica, in Italia. Mi ricorda tanto quel personaggio che dove andava diceva «A Fra', che te serve?». Quello non ci interessa. Ci interessano le cose vere, non gli spot pubblicitari, che siamo ormai abituati a vedere e sentire. Lei avanza sempre proposte meritorie, e forse ha preso spunto dal Presidente del Consiglio: si tratta, però, sempre di proposte delle quali poi non ne passa neanche una, ossia non se ne realizza neanche una. Mi chiedo se le proposte che avanza in Europa vengono lasciate perdere perché si dice che, se parla il ministro Frattini, passano poi in secondo piano, oppure perché in quella sede non ascoltano proprio la nostra politica estera.

Questo, credo che sia invece il problema più serio: non ascoltano la nostra politica estera, perché non c'è una politica estera. C'è più una politica personale per gli affari del nostro - anzi, del vostro - Presidente del Consiglio.

Sarò franco. Mi aspettavo da lei, signor Ministro, che non facesse una semplice ricostruzione degli eventi, che sembra quella che si legge su settimanali tipo «Novella 2000». Non ho sentito parlare di un tema che è quello che più ci interessava: avremmo voluto essere informati sulle strategie di lungo respiro, che è cosa ben diversa dalle iniziative immediate per fronteggiare l'emergenza degli sbarchi di clandestini o dei capovolgimenti politici nella sponda Sud del Mediterraneo. Lei, infatti, ci ha parlato della richiesta fatta all'Europa di 100 milioni di euro per gestire i flussi del potenziamento dell'accordo italo-tunisino sull'immigrazione (mi riferisco allo sblocco di questi soldi). Ho ascoltato la senatrice Maraventano. Andrebbe data una risposta sul nostro Paese: il Paese Italia. Andrebbe fatta una riflessione su quello che ha detto una cittadina italiana, che è anche una senatrice, preoccupata per una non-politica governativa, anche in un'isola italiana.

L'unica iniziativa degna di una progettualità appare quella del cosiddetto piano Marshall per il Mediterraneo (ne ha parlato poco fa), in cui - per quanto ho capito - intende coinvolgere anche l'Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia, signor Ministro, mi permetta una riflessione. L'originale piano Marshall, di cui l'Italia beneficiò 60 anni fa, aveva un portato certamente economico, ma - ancora di più - politico. Sappiamo tutti benissimo che l'erogazione dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti era finalizzata, in una logica di guerra fredda, a mantenere al governo dell'Italia un partito di centro e ad evitare la vittoria della sinistra. Ebbene, qual è il progetto politico (ritorniamo sempre su questo tasto dolente) che sta dietro il nuovo piano economico che lei propone per il Mediterraneo? Ripeto: qual è? Ritorniamo di nuovo alle frasi, alle parole: io vado, io faccio. Poi, però, quando lei va lì, nessuno se lo fila! Questo è quello che abbiamo visto fino ad oggi.

Le sue parole hanno ingenerato in me un'ulteriore confusione. Non ho capito, infatti, se l'erogazione di aiuti finanziari sarebbe subordinata all'instaurarsi di governi democratici, al riconoscimento dei diritti civili e politici e alla tutela della libertà di espressione e della parità tra uomini e donne, come chiede l'Europa e come pretendiamo dal Governo iraniano. Oppure se, al contrario, saremmo disposti ad erogare tranquillamente i contributi anche a regimi illiberali che chiudono gli immigrati in campi di concentramento nel deserto, che negano un pluralismo politico e che predicano un islamismo militante (cosa che abbiamo fatto con la Libia). Ad accrescere ancora di più la confusione sono stati gli elogi fatti dal presidente Berlusconi a Mubarak, proprio poche ore prima che fosse deposto da un popolo che anelava alla libertà.

Mi pare che il progetto politico del Governo non esista: l'ho detto all'inizio e lo confermo, ne parlano gli altri; ne ha parlato anche l'Europa. Un commissario vi ha detto: «Ma che state dicendo che l'Europa non vi sta dando una mano, se siete voi che non l'avete voluta, mentre noi ve l'abbiamo data?». Leggendo queste cose, la confusione aumenta ancora di più. Il progetto politico del Governo non esiste, e fino ad adesso l'unica seria preoccupazione che ci guida nella nostra politica estera è quella di evitare lo sbarco di clandestini erigendo muri sotto la Sicilia, o di piazzare i nostri prodotti all'estero. Questo è quello che ci fa riflettere. Tuttavia, signor Ministro, questa impostazione è fallimentare. Non credo sia un caso se la Tunisia ha avanzato la richiesta di 5 miliardi per riprendersi dalla crisi e bloccare la partenza dei barconi degli immigrati, in quanto 5 miliardi sono proprio quelli dati dal nostro Paese a Gheddafi. Non so se ricorda anche questo, signor Ministro. Si tratta di un'altra tangente per non avere degli sbarchi in Calabria, Puglia, o Sicilia. Continuiamo noi a pagarla, non con la politica internazionale, non con le idee, ma con il denaro.

Adottando una politica bilaterale basata su meri accordi economici, il nostro Paese si sta rendendo, oltre che poco affidabile agli occhi dell'Unione europea, anche ricattabile dai Paesi del Mediterraneo, perché continuiamo a dare questa immagine dell'Italia, ossia di un Paese che blocca gli sbarchi pur continuando a dare contributi, anziché bloccare partecipando - come lei suggerisce - a summit per trovare la soluzione e risolvere il problema. Il problema viene risolto dal Governo italiano dando contributi e addirittura - lo ripeto per la seconda volta, perché mi fa accapponare la pelle - aiutando le piccole e medie imprese, non italiane, ma locali. Lo fa aiutando il nostro turismo? No, perché sono imprese delle coste tunisine. C'è qualcosa che non va nella politica del vostro Governo. Io penso anche al mio Paese. Ripeto: io darei i 5 miliardi di euro alla Tunisia, ma dopo il voto di fiducia di stamattina non li toglierei al nostro Paese. Magari darei questi contributi sia a loro che a noi (è anche giusto che sia così), ma non li negherei all'Italia. Vi invito a riflettere su questo punto.

Ecco perché, colleghi, onorevoli Ministri, signor Presidente, come Gruppo dell'Italia dei Valori chiediamo che la riflessione non si limiti all'emergenza attuale, ma si occupi del futuro del Mediterraneo. Stabiliamo innanzitutto che il nostro ruolo non possa essere altalenante. Non possiamo essere per la libertà e l'uguaglianza ad intermittenza, come non possiamo essere europeisti ad intermittenza, pena l'estromissione dall'Europa che decide.

Signor Presidente, consegnerò il testo integrale ed articolato del mio intervento, affinché sia allegato ai Resoconti della seduta, ma voglio richiamare alcune delle nostre proposte. Come Italia dei Valori siamo convinti che si debba: agire in maniera propositiva e sostanziale in Europa, rivitalizzando la tanto screditata Unione per il Mediterraneo invece di sostituirla con il nuovo patto di stabilità e sicurezza come ha annunciato il Ministro e riprendendo le fila del processo di Barcellona; ripristinare i fondi tagliati alla cooperazione allo sviluppo; incentivare una cooperazione europea con i Paesi d'origine dei flussi migratori, aprendo veri e propri centri europei per l'impiego dei Paesi del Mediterraneo al fine di qualificare sul fronte occupazionale e della formazione professionale i migranti; rivedere l'impianto della legge Bossi-Fini, adeguandola anche alle norme comunitarie; sostenere i movimenti popolari democratici dei Paesi interessati dalle tensioni. Soprattutto, però, noi riteniamo che si debba abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato a Gheddafi, dopo le indiscrezioni dell'AISI per cui sarebbe stata proprio la Libia ad aprire ai clandestini le frontiere con la Tunisia per evitare un effetto domino delle contestazioni su Tripoli, dopo i 38 feriti negli scontri di questa notte a Bengasi.

Se l'Italia non rivede la sua politica estera, ho paura che il pericolo prossimo non sia rappresentato dagli 80.000 immigrati che affolleranno le nostre coste e che porteranno anche la collega e amica Maraventano a lamentarsi ancora di più e a chiedere al Governo di fare e non di chiacchierare, ma dal fatto che dovremo contare proprio su quegli immigrati, che hanno saputo lottare per la libertà nella loro patria, per importare la democrazia anche in Italia.

Ascolti le persone che vivono questo malessere, signor Ministro: glielo dico con la passione che l'Italia dei Valori mette sempre su questi temi, mettendoci anche la faccia. Credo che, rispetto al tema del rapporto con questi Paesi, bisogna ragionare in modo collegiale e non personale: lei sta ragionando, purtroppo, come fa il suo Presidente del Consiglio, in modo personale, e dell'Italia non gliene frega niente. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.