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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Ministro, abbiamo constatato che gli accordi bilaterali forse sono l'unico strumento che dà qualche risultato concreto. Infatti l'ultimo Accordo Italia-Libia a noi sembra che abbia impedito tante partenze di clandestini, o meglio abbia fermato tanti clandestini, al punto che la problematica dell'immigrazione clandestina sembrava ormai cosa quasi del passato. Questa dovrebbe essere la formula da riprendere, e a noi è sembrato che il ministro Maroni, nelle sue affermazioni sulla cooperazione di polizia, abbia voluto ripercorrere sostanzialmente questo solco. L'alternativa l'abbiamo sotto gli occhi: ci siamo noi, la Spagna, la Grecia e Malta, che subiremmo sostanzialmente un'autentica invasione.

I problemi che si pongono ora, secondo noi, forse sono ancora più delicati, perché oggi dobbiamo pensare anche alle persone che arrivano sotto un ventaglio di ipotesi. Arriveranno clandestini, arriveranno persone che meriteranno lo status di rifugiato politico. Siamo preoccupati però per quei 10.000 criminali comuni evasi dalle carceri tunisine sotto la rivoluzione, che inevitabilmente arriveranno mescolati tra tanti altri. Questa è una sollecitazione ad essere estremamente accorti.

Vogliamo sottoporle, Ministro, una domanda e una preoccupazione. Questi sì sono problemi rilevanti, ma ne intravediamo uno che è all'orizzonte, e che già da oggi desta grandi dubbi e particolare preoccupazione. Nel 2006 abbiamo stretto forti rapporti commerciali con la Libia. Tra il 2009 e il 2010 sono stati realizzati in Libia stabilimenti per produrre armamenti destinati al continente africano. Non parliamo di armi di poco conto: si produrranno aerei ed elicotteri di una certa rilevanza. L'accordo è tra una società libica e la nostra Finmeccanica, e gli elicotteri di cui parlo sono gli AgustaWestland, gli A109, i Koala, i bimotori, strumentazioni che utilizziamo anche noi.

La domanda che le rivolgiamo con preoccupazione, signor Ministro, è la seguente: se l'instabilità nel Medio Oriente continua a dilagare - le mobilitazioni partono dall'Algeria e arrivano nello Yemen attraversando la stessa Libia - quali garanzie abbiamo che armi prodotte da fabbriche anche italiane non finiscano in mani sbagliate? (Applausi del senatore Perduca) Non vorremmo che le nostre Forze armate subissero perdite a causa di mezzi prodotti da fabbriche in parte anche italiane. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.