BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, cercherò in pochi minuti di captare un concetto che lei ha espresso e che mi sembra meritevole di un minimo di approfondimento, anche perché quanto detto dalla collega Bonino ricalca quanto io penso sia una necessità, oltre che lo svolgimento naturale delle vicende che sono sotto i nostri occhi.
Signor Ministro, lei ha detto che è opportuno - e che anche per la spinta dell'Italia si farà - un piano Marshall europeo per lo sviluppo dei Paesi attraversati dalla crisi. Poi ha aggiunto anche che, oltre a questo, l'Europa si deve preoccupare di porsi alla guida di un processo di transizione senza paternalismi nè interferenze. Vorrei riprendere questo concetto perché credo che i fenomeni cui stiamo assistendo siano di due tipi. Innanzitutto, abbiamo assistito, partendo dalla Tunisia e passando per l'Egitto, ad un movimento di rivolta, non di rivoluzione. Le popolazioni si sono rivoltate contro i rispettivi Governi perché confinate e mantenute in una situazione di povertà e di miserie. Questa rivolta ha permesso all'Egitto di fare un primo passo e alla Tunisia di dare il calcio d'inizio a questo movimento, anche se, dopo questa prima rivolta, si assisterà ad una rivoluzione, perché una volta acquisito il diritto a non essere poveri, una volta compreso che la povertà non è un destino ma una congiuntura che si può modificare con alcune azioni, ma soprattutto sostituendo governi antidemocratici a governi che fanno crescere la democrazia e dunque la gente anche dal punto di vista culturale e politico oltre che economico, una volta compreso questo concetto dalle popolazioni locali, si determinerà un movimento che tenderà a sostituire governi autoritari con governi democratici. Del resto, le prime avvisaglie si sono avute in Egitto e in Tunisia.
Qualcuno che mi ha preceduto ha parlato di un'aspirazione alla libertà. Sì, è una aspirazione alla libertà, alla democrazia e alla costituzione di governi che finalmente si aprano al modello di borghesia e libertà da noi fortunatamente ben conosciuto da molti anni. È auspicabile che questo modello sia adottato anche in queste regioni.
Questo è il paradigma al quale probabilmente assisteremo, e allora ben venga l'azione dell'Europa e dell'Unione europea e la guida di tale processo da parte di qualcuno. Si tratta di un processo che non può essere spontaneo, ma deve essere guidato. La sua guida, però, non spetterà a nessuno dei Paesi singolarmente coinvolti, ma all'Unione europea, la quale ha già attraversato periodi storici che assomigliano - grazie a Dio da lontano - a quelli attuali che riguardano i Paesi di cui stiamo parlando. Signor Ministro, secondo me, questo è in un certo senso lo scenario che ci sta davanti e che bisogna capire. Ben venga, quindi, il piano Marshall, ma solo se accompagnato dalla guida di un processo politico, e non solo economico.
Volevo sottolineare proprio questo, perché mi sembra importante cominciare ad analizzare quanto stiamo vedendo tutti i giorni con una ottica più approfondita, e non solo con la gioia per il fatto che alcuni popoli si stanno svegliando e ribellando a forme antidemocratiche che non sono storicamente più plausibili. L'analisi è necessaria soprattutto perché ci avviamo verso una nuova epoca, una nuova era nella quale anche quei continenti tradizionalmente poveri ritroveranno quella democrazia e quella libertà dalle quali sono stati esclusi e alle quali, ancora indistintamente, aspirano. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.