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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signora Presidente, onorevoli senatori, è certamente con piacere che torno oggi a informare il Senato sugli ultimi sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo, anche alla luce di una recente visita che ho compiuto in alcuni Paesi chiave nella sponda sud-mediterranea e dei contatti che ho tenuto nel corso delle due settimane che ci separano dall'ultimo incontro avvenuto qui, dinanzi a voi.

Certamente sapete le dimensioni del fenomeno migratorio che ha interessato l'Italia negli ultimi giorni e conoscete le caratteristiche del flusso e i dati che sono stati pubblicati dal Ministero dell'interno. È forse utile ricordare che nelle ultime ore, oltre al numero, ormai fortunatamente stabilizzato, da almeno 24 ore, di immigrati tunisini, le nostre forze di polizia hanno intercettato delle organizzazioni e dei gruppi di immigrati che stavano cercando di entrare clandestinamente nel territorio nazionale, in alcuni casi via terra: una cinquantina tra cittadini afgani e cittadini iracheni nascosti in alcuni TIR. Questo è quanto è avvenuto ieri. Ancora, c'è stato un tentativo a bordo di una barca a vela e sono stati arrestati due scafisti greci: nuovamente, clandestini afgani, iracheni e - in qualche caso - iraniani. Ancora: una pattugliatore della Guardia di finanza ha intercettato un gommone sul quale viaggiavano degli scafisti di origine albanese, che sono stati arrestati, e 48 tra afgani e iraniani che stavano cercando di approdare alle coste calabresi di Isola di Capo Rizzuto. Infine, un numero consistente, ma ancora non drammaticamente consistente, di egiziani arrivati in Sicilia: in quest'ultimo caso, non solo è stato arrestato uno scafista, che aveva anche ingaggiato un conflitto a fuoco con una motovedetta della Guardia di finanza, ma è stato accertato con grande chiarezza che a bordo di quel barcone vi erano altri tre organizzatori di una vera e propria spedizione dall'Egitto in Italia. Questi sono i dati a nostra disposizione.

Vorrei quindi offrirvi le mie riflessioni, partendo da un'indicazione di quanto è accaduto in Tunisia, anche alla luce dell'incontro che ho avuto l'altro ieri sera con il primo ministro della Tunisia Ghannouchi. La prima considerazione attiene all'impegno assunto dal Governo italiano - che ho confermato al primo ministro Ghannouchi - a sostenere e incoraggiare il Governo transitorio a proseguire sulla strada di questa che potremmo chiamare una rivoluzione pacifica, ossia sul cammino delle riforme, della democrazia e verso le elezioni che sono già state programmate e che si svolgeranno non oltre il prossimo mese di agosto.

Il Primo Ministro tunisino mi ha parlato di iniziative importanti, anche di tipo legislativo: la Tunisia sta aderendo con diverse decisioni, alcune delle quali già adottate ed altre che verranno assunte nelle prossime ore, alle principali Convenzioni internazionali sulla difesa e la protezione dei diritti umani, in particolare la Convenzione contro la tortura e quella che ha istituito la Corte penale internazionale. Sono tutti segnali della volontà del Governo transitorio tunisino, che sosteniamo fortemente, di entrare in un quadro normativo internazionale che garantisca il pieno riconoscimento dei diritti.

Abbiamo parlato a lungo anche delle caratteristiche del Governo transitorio tunisino che è composto in parte consistente da personalità di grande reputazione nella società civile, in alcuni casi legate a gruppi dell'opposizione moderata e in altri senza alcun precedente legame con la vita politica. È evidente che da parte del Governo tunisino sono arrivate alcune importanti dichiarazioni di impegno politico: la prima è il forte impegno del Governo Ghannouchi a contrastare con ogni strumento legale il traffico degli esseri umani. Era questo un impegno che ci attendevamo fortemente e che ha trovato nella risposta del Primo Ministro tunisino un segnale soddisfacente, a mio avviso, della volontà effettiva di contrastare questo fenomeno drammatico.

Sapete che nei giorni della grande ondata migratoria dalla Tunisia (oltre 5.000 persone in pochi giorni) si erano verificate situazioni di vera e propria lista d'attesa, con pagamento di somme rilevanti per ciascuna di queste che sono in realtà vittime di un traffico orribile, e che pagavano dai 1.000 ai 1.500 dollari a testa, senza alcuna garanzia neanche di sopravvivere durante la traversata. È avvenuto in qualche caso il tragico naufragio, con la morte di immigrati che stavano arrivando verso le coste italiane.

Il punto vero è la consapevolezza politica che noi abbiamo colto nel Governo tunisino che il traffico degli esseri umani è qualcosa che non solo danneggia in modo orribile persone, che sono assolutamente delle vittime, ma danneggia fortemente il sistema Paese della Tunisia, il sistema economico, perché in molti casi quel flusso di traffico di esseri umani, ben organizzato - bisogna dirlo - priva il Paese di potenzialità, di risorse umane importanti. Tra gli immigrati arrivati in Italia ovviamente ci sono anche persone, in una percentuale che non siamo in grado di verificare ancora, ben istruite, ben educate, con un livello professionale importante, che quindi è sottratto al loro Paese.

Tunisi ha reagito, da subito, dopo la mia visita dell'altro ieri sera. Ha schierato le forze di sicurezza lungo la costa tunisina, proprio in prossimità dei porti da cui le partenze si erano verificate, i tre porti principali di Gabes, Sfax e di Zarzis,. Sono stati fermati ai porti di partenza almeno cinque barconi già carichi di persone pronte a prendere il largo.

Non ci facciamo illusioni, onorevoli senatori. Dobbiamo mantenere alta la guardia e quindi è ora il momento di attuare una collaborazione molto forte con la Tunisia, una collaborazione italiana e soprattutto europea. Vi sono delle iniziative bilaterali, di cui ovviamente abbiamo parlato. Esiste un accordo italo-tunisino in vigore da anni, che non era stato pienamente attuato e che - lo abbiamo saputo dalle agenzie ieri - il Consiglio dei ministri della Tunisia ha ripreso in mano per valutarne l'immediata messa in applicazione, secondo delle regole e dei principi che noi avremmo auspicato.

Ho espresso al primo ministro Mohamed Ghannouchi la volontà del Governo italiano di mettere a disposizione uomini e mezzi della missione Frontex, che l'Europa si è già detta disponibile a far partire con immediatezza. Ed ho fatto appello alle forze tunisine affinché, per quanto riguarda le loro acque territoriali, possano collaborare con la missione internazionale Frontex, in modo da costituire un sistema di prevenzione alla partenza dai porti tunisini, aiutando così il pattugliamento in acque internazionali che, come sempre, è compito di Frontex e dell'Unione europea.

Abbiamo chiesto di convocare con urgenza delle iniziative europee. La risposta è stata positiva. Domenica ci riuniremo come Ministri degli esteri per fare il punto non solamente sulla Tunisia, ma anche sulle politiche di partenariato e di vicinato dell'Europa con i Paesi del Mediterraneo. Il successivo mercoledì si riuniranno i Ministri dell'interno per le decisioni operative. Nella settimana vi sarà la decisione operativa della partenza della missione Frontex. Attendiamo che, anche su richiesta del Presidente del Consiglio europeo, si possa avere una sessione speciale dei Capi di Stato e di Governo dedicata al tema del Mediterraneo, affinché l'Europa ponga una visione strategica di medio e lungo termine, e non si limiti alla gestione dell'emergenza.

L'Italia ha presentato un documento articolato: sono otto punti dettagliati di richiesta del nostro Paese alla Commissione europea. Tale documento riguarda l'azione di prevenzione, la reazione e i pattugliamenti, il finanziamento per venire incontro, almeno in parte, alle spese aggiuntive che l'Italia dovrà sopportare per questo. Ma, con una visione più ampia, sto preparando un documento strategico che presenteremo domenica ai Ministri degli esteri, che prefigura l'idea più ampia, di medio termine, di un nuovo patto mediterraneo per la stabilità, per la sicurezza e per la prosperità. Abbiamo registrato il sostanziale fallimento dell'Unione per il Mediterraneo - bisogna ammetterlo - ma è evidente che l'Europa non si può sottrarre al suo dovere di rilanciare la politica mediterranea, e l'Italia non si può e non si deve sottrarre al suo dovere di promuovere questa azione. Proprio per questo, preparerò un documento italiano come contributo al dibattito strategico che avvieremo sin da domenica.

Non vi è solo la Tunisia, ma esiste una situazione che può determinare l'esposizione dell'Italia. I piccoli segnali che vi ho descritto (arrivi di barche, di TIR, di barche a vela con piccoli gruppi di immigrati che vengono dai più diversi Paesi) dimostrano come tutto il bacino del Mediterraneo può essere il potenziale luogo di sviluppo di flussi enormi di immigrazione che, se non prevenuta e se non controllata nei Paesi di origine e di destinazione con una seria politica di sviluppo, vedrà l'Europa e l'Italia obbligate solamente ad una politica di reazione, di difesa, di sicurezza, di protezione, che non è la ricetta giusta, a mio avviso, per parlare di Mediterraneo.

Abbiamo avuto quindi delle risposte dall'Unione europea, ma credo che sia il momento - e ne ho parlato con alcuni degli interlocutori, di cui vi dirò tra un istante, durante una visita in Giordania e in Siria, l'altro ieri - di dare vita ad un vero e proprio piano Marshall europeo per venire incontro a Paesi le cui economie hanno subito danni gravissimi per effetto delle ultime rivoluzioni pacifiche. Credo che non sia inconciliabile - anzi, al contrario - parlare di democrazia e di diritti da un lato, e di sviluppo economico dall'altro: le due grandi missioni devono andare insieme.

Ecco perché, parlando di un piano Marshall, ritengo che si debba parlare dello sviluppo, della prosperità, del rilancio dell'economia; penso altresì che ciò debba farlo l'Europa insieme al suo alleato storico più importante, gli Stati Uniti d'America, per una volta guidando il processo e non essendo guidata. Sarebbe una grande occasione per l'Europa guidare un processo di transizione che ognuno dei Paesi interessati gestirà con le sue forze, senza interferenze, senza paternalismi, lasciando all'Europa il compito di promuovere lo sviluppo, la crescita economica, il rilancio dell'economia. Questo sì è un obbligo e un compito che sentiamo di volere assumere.

Onorevoli senatori, ho voluto subito dare alla Tunisia, nel momento dell'emergenza, un esempio di come si potrebbe realizzare un piano per la stabilità, per la crescita, per la prosperità: ho voluto fare un esempio con azioni bilaterali. L'Italia ha deciso immediatamente un aiuto d'emergenza alla Tunisia: 5 milioni di euro per fare fronte ad alcune emergenze drammatiche di un Paese che è stato attraversato dal blocco completo dell'economia per alcuni giorni. Si tratta soltanto di un simbolo, di una prima azione immediata di sostegno economico, a cui ho ritenuto di aggiungere un'altra proposta di breve termine, ma anche di medio termine: l'apertura di due linee di credito finanziario alla Tunisia, per un ammontare totale di 100 milioni di euro (una somma non insignificante), prevalentemente destinate a sostenere il settore privato delle piccole e medie imprese tunisine. In altri termini, si intende finanziare e promuovere, con una linea di credito ad hoc, che decideremo alla prossima riunione del comitato direzionale della cooperazione allo sviluppo, il rilancio del tessuto delle piccole e medie imprese dell'economia privata tunisina. Si tratta di 100 milioni di euro che saranno anche destinati ad un sistema di prevenzione dell'inquinamento del mare e per favorire la ripresa del turismo in Tunisia, uno dei settori chiave, come sapete, dell'economia tunisina.

Per essere ancora più concreto, ho formulato un invito al primo ministro Ghannouchi ad incontrarci domani, 17 febbraio, a Roma, ad un tavolo sulla Tunisia, insieme al loro Ministro della cooperazione e dello sviluppo, in rappresentanza del Governo (come sapete, il loro Ministro degli esteri è dimissionario, e quindi si è in attesa della sostituzione), e alle imprese e alle Regioni italiane. Le imprese, grandi e piccole, e le Regioni italiane si riuniranno domani con i rappresentanti del Governo tunisino alla Farnesina per identificare azioni immediate di sostegno all'economia di quel Paese. Ho proposto al primo ministro Ghannouchi che le Regioni italiane, come sapete, già sensibili ai programmi di cooperazione decentrata, possano adottare decisioni immediate, magari progetti piccoli ma visibili, per usare le parole del Governo tunisino, al fine di adottare qualche provincia tunisina più povera, portando lì, da subito, qualche progetto visibile e tangibile, in modo da dare una risposta proprio in quelle aree della Tunisia da cui è partita la rivoluzione pacifica.

La rivoluzione è infatti partita, non da Tunisi, ma dai luoghi dove una classe media tunisina, ben istruita ma consapevole della povertà e della disuguaglianza, ha reagito. In quelle province della Tunisia, quelle sud-occidentali, ad esempio, pensiamo allora che la collaborazione delle Regioni italiane con queste linee di credito possa essere l'apripista di un'azione internazionale che si esprimerà e si concretizzerà a marzo in una Conferenza internazionale a Cartagine, dove la comunità internazionale sarà chiamata, con il sostegno prioritario di Paesi come l'Italia, a dare un contributo alle riforme politiche, allo sviluppo economico e alla collaborazione culturale. La Conferenza di Cartagine di marzo sarà la traduzione di questo urgente esempio di azione bilaterale dell'Italia in un'azione di ampio respiro che riteniamo debba essere l'embrione di un vero e proprio piano Marshall.

Abbiamo bisogno di una visione di medio e di lungo termine per affrontare questo problema. Lo dico, perché il tema è fortemente sentito in altri Paesi che meno della Tunisia sono stati attraversati dalle rivoluzioni pacifiche di queste settimane. Ho incontrato il presidente della Siria Assad e il re di Giordania: entrambi mi hanno parlato in modo sincero di una frattura tra i vertici politici e le popolazioni. Questo, a loro avviso, è stato e può ancora essere alla radice dei movimenti di popolo che chiedono diritti, libertà e democrazia. Quindi, riconciliare la guida politica dei Governi con le popolazioni è stata, a mio avviso apprezzabilmente, la linea guida annunciata dal presidente Assad e dal re di Giordania, che mi hanno parlato di iniziative già decise, quali il riconoscimento dei partiti politici e l'adozione di leggi nazionali sulla libertà di riunione e di associazione anche in luoghi pubblici: quello che, in altri termini, serve per consentire l'espressione dei diritti di libertà, a cominciare dall'autorizzazione ad utilizzare tutti i mezzi di tecnologia delle comunicazioni più moderni, quali YouTube, Facebook e, ovviamente, l'accesso illimitato a Internet.

Queste sono idee e sviluppi che si dovrebbero tradurre in tempi estremamente rapidi in riforme, in modernizzazione di due Paesi (Siria e Giordania) che, come tutti comprendete, sono, per ragioni diverse, Paesi chiave per la stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Con i due leader abbiamo poi parlato del patto di stabilità, sicurezza e prosperità per il Mediterraneo. Entrambi hanno manifestato grande interesse anche per una proposta che ho avanzato, quella che l'Europa promuova una progetto euro- Mediterraneo per la circolazione dei giovani, degli studenti, dei giovani professionisti secondo il modello che l'Europa ha conosciuto con Erasmus per molto tempo e che è, invece, molto ostacolato dalla regolamentazione dei visti che è in vigore nell'area Schengen per gli spostamenti verso Paesi della riva Sud del Mediterraneo. Sono iniziative su cui dobbiamo lavorare, non dimenticando, evidentemente, l'urgenza assoluta presente in quell'area di riprendere i negoziati diretti di pace tra palestinesi e israeliani, una delle chiavi di volta per la stabilità.

Il Primo Ministro e il Re di Giordania hanno sollecitato, in modo particolare, l'azione dell'Italia e dell'Europa, questione di cui ho già informato ieri pomeriggio il senatore Mitchell (inviato del presidente Obama per il Medio Oriente) e che oggi affronterò con il Ministro degli esteri russo, in visita a Roma con il presidente Medvedev, che incontrerò più tardi presso il Ministero degli affari esteri. Questo perché dobbiamo preparare in tempi brevi una seconda riunione del "quartetto" sul Medio Oriente, per non dimenticare che la pace tra palestinesi e israeliani rimane una priorità nell'agenda internazionale. Non bisogna dunque dimenticarlo, perché queste situazioni di crisi rischiano di distogliere l'attenzione dal cuore vero della questione, che è la riconciliazione tra Israele e il mondo arabo.

Ho poi parlato dell'Egitto. I miei contatti con il vice presidente Souleiman e con il segretario generale della Lega araba Amr Moussa si sono intensificati negli scorsi giorni in preparazione di una mia visita al Cairo che stiamo organizzando a breve e che mi consentirà anche un incontro diretto con il ministro della difesa Tantaui per conoscere le loro valutazioni sui tempi e sulle modalità della riforma costituzionale. Il Segretario generale della Lega araba mi ha riferito che il comitato per le riforme costituzionali che, come sapete, è presieduto da un giurista di grande reputazione (l'ex Vice Presidente del Consiglio di Stato egiziano) ha ricevuto il mandato di completare gli emendamenti costituzionali in 13 giorni e di preparare il referendum popolare sulle modifiche costituzionali nei prossimi tre mesi. Tempi davvero rapidissimi.

Bisognerà seguire con grande attenzione questo passaggio e questa fase di transizione, che dovrà includere a mio avviso, come il ministro Tantaui ha già detto, il rispetto da parte dell'Egitto dei trattati internazionali e regionali di cui è firmatario, incluso, ovviamente, il trattato di pace con lo Stato di Israele. Sapete che questa era una delle domande che non avevano trovato chiara risposta; ora hanno trovato chiara risposta, e noi ne prendiamo atto con soddisfazione.

Stiamo seguendo il dialogo con le forze dell'opposizione. Cominciano ad emergere delle candidature per le future elezioni in Egitto, che si dovranno tenere, credo, alla luce della road map presentata, tra il mese di agosto e il mese di settembre. Anche con le autorità dell'Egitto ho parlato della necessità di un piano Marshall internazionale. Pensate che in queste settimane di rivoluzione pacifica l'Egitto ha subito nella sua economia un danno superiore ai sei miliardi di dollari, una cifra enorme che ha messo davvero in ginocchio la sua economia. Credo che un'azione internazionale urgente - lo abbiamo chiamato piano Marshall per dare l'idea della mobilitazione internazionale in aiuto alla transizione democratica - debba essere immediatamente messa in cantiere. Vi posso dire che nel mio ultimo colloquio di due giorni fa con la signora Clinton ho raccolto un grande interesse e un grande favore degli Stati Uniti d'America verso l'idea di un piano economico mediterraneo di sostegno alle economie di questi Paesi.

Sono molto preoccupato per la situazione economica egiziana: c'è una nuova ondata di scioperi che sta paralizzando molte aziende egiziane; è stata rinviata la riapertura delle banche e della borsa; ogni giorno che passa le località turistiche dell'Egitto restano vuote. A fronte di decine di migliaia di posti per turisti nelle località egiziane di mare più famose, solo poche decine di turisti sono andati in questi giorni a passarvi un periodo di vacanza.

Vi è un altro problema, che è anche italiano, e di cui devo condividere con il Senato qualche brevissima preoccupazione. Abbiamo ricevuto un appello forte dalle autorità egiziane, ma soprattutto da quella rete di aziende, anche italiane, del turismo, che hanno parlato di 12.000 lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro, perché le località di Hurgada e di Sharm El Sheikh sono vuote da qualche settimana. Stiamo riflettendo seriamente su una iniziativa da prendere per chiedere garanzie adeguate come, ad esempio, un'assicurazione dei tour operator e, in cambio, rimuovere quelle indicazioni di allerta, di sconsiglio che hanno indotto il Ministero degli affari esteri a scrivere finora che non è consigliabile recarsi in Egitto. Credo che il popolo egiziano meriti un gesto d'amicizia. In quelle località, il nostro ambasciatore, le agenzie turistiche e le autorità del Governo ci dicono che non vi sono reali pericoli. Stiamo verificando con la massima cura se sia vero o meno. Ma se vi fosse un margine, credo che questo gesto di amicizia da parte dell'Italia sarebbe straordinariamente apprezzato, ma anche utile per aiutare la ripresa di un'economia egiziana che rischia davvero, con il turismo, di crollare.

Voglio fare una riflessione sull'azione dell'Italia a medio termine. La riunione del «5 più 5» è confermata, e la terremo a Napoli. Avremo l'occasione di riunire un forum mediterraneo più allargato: avremo anche l'Egitto, la Turchia e la Grecia, oltre al «5 più 5». Faremo il punto sulle iniziative non di emergenza ma di visione sul Mediterraneo, affinché questo patto mediterraneo possa veramente essere lanciato.

Un'ultima parola desidero dedicarla all'Iran, che è attraversato in queste ore da legittime aspirazioni di libertà di masse di popolo iraniano che chiedono di poter manifestare, che chiedono diritti, che chiedono, evidentemente, la garanzia di poter esprimere il loro pensiero. È evidente che noi sosteniamo le legittime aspirazioni di questo popolo iraniano che scende in piazza in modo pacifico. Abbiamo visto purtroppo la morte di una persona, ma la grandissima massa che si riversa nelle piazze e nelle strade sta manifestando in modo pacifico, chiedendo diritti e libertà, aspirazioni che credo dobbiamo assecondare, facendo presente ad un Paese che è uno Stato sovrano, l'Iran, che noi evidentemente ci attendiamo da parte del regime che il diritto di manifestare, che il diritto di esprimere il proprio pensiero sia garantito e che soprattutto mai vi siano repressioni della polizia nei confronti dei manifestanti.

Ecco allora il messaggio che ho trasmesso ad una delegazione parlamentare che ho incontrato questa mattina: un messaggio chiaro, che evidentemente mi è sembrato doveroso trasmettere direttamente. È una delegazione invitata dal Parlamento italiano, che ho ritenuto di incontrare per aggiungere al messaggio del Parlamento il messaggio del Governo. Parlamento e Governo insieme credo abbiano oggi espresso a questa delegazione iraniana l'auspicio che i manifestanti siano rispettati, che i leader dell'opposizione siano garantiti, che quelle orribili minacce di condannare a morte i capi dell'opposizione, eminenti personalità politiche dell'Iran, non si traducano, non dico in atto, ma neanche in azioni concrete dirette a minacciare la vita dei leader dell'opposizione iraniana. L'abbiamo detto con rispetto, ma l'abbiamo detto con chiarezza. Credo che questo fosse il dovere dell'Italia, e continuerà ad esserlo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Divina).