Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (733 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, lo sforzo complessivo sostenuto dalle Forze armate è attualmente rappresentato dalla condotta contemporanea di circa 28 missioni in differenti parti del mondo, per una presenza media di circa 8.537 militari impegnati quotidianamente a fronte degli 8.338 impegnati nel precedente semestre.

Il primo comma dell'articolo, che si intende con questo emendamento sopprimere, riguarda la missione in Afghanistan, iniziata nell'agosto del 2003 in ambito ISAF, dove l'Italia, anche per coprire errori di strategia altrui, partecipa con un numero considerevole di uomini e di mezzi.

Nel secondo semestre dell'anno, sarà operativo nel teatro afgano un contingente stimabile in 4.200 unità. Il precedente decreto-legge di proroga aveva previsto per le missioni un totale di 3.790 unità, con un'ulteriore aggiunta di 180 a partire dal 1° novembre 2010. Secondo quanto previsto dal decreto-legge in titolo, al comma 1 dell'articolo 4, è autorizzata, dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, la spesa di 380.770.000 euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan ISAF ed EUPOL Afghanistan.

Occorre ricordare che il Consiglio dell'Unione europea ha istituito, con l'azione comune 2007/369/PESC del 30 maggio 2007, una missione PESD denominata EUPOL Afghanistan alla quale l'Italia partecipa con il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza afgana sostenibile ed efficace, in conformità agli standard internazionali.

Sono trascorsi nove anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti, dando vita a sultanati indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli elettorali di ogni genere, come è stato certificato da organismi internazionali, le donne e i bambini sono in pericolo costante.

Appare acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace keeping o di peace enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente ha prodotto un fallimento, e ciò va ammesso, in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione; quello che richiamiamo sempre al ministro della difesa La Russa. Va segnalato in tal senso che per le sole missioni ISAF ed EUPOL Afghanistan, il nostro Governo ha stanziato, dal 2002 a oggi, oltre 3 miliardi di euro, dei quali circa il 90 per cento destinati per armamenti ed equipaggiamento, e solo il restante per interventi di carattere civile, per interventi di ricostruzione e aiuto alla popolazione.

Gli attentati, sempre più frequenti, ai danni non solo dei militari italiani impegnanti in Afghanistan, mostrano chiaramente che il livello della potenza devastante degli esplosivi utilizzati dai ribelli talebani si è elevato; parallelamente, le dotazioni in uso dei nostri militari risultano al momento non più adeguate.

Va infine ricordato che il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando i talebani sono stati cacciati con il contributo delle forze degli Stati Uniti e delle forze afgane, tant'è che è stato pagato un tributo in termini dì militari pari a 711 uomini e donne, di cui purtroppo 13 italiani (in nove anni sono ormai 36 i nostri militari deceduti).

Per questi motivi riteniamo che i nostri ragazzi, così come ci piace chiamarli, debbano tornare a casa (lo sottolineo, signor Presidente), perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace e sicuramente - come dico sempre al ministro La Russa che non riesce a leggere l'articolo 11 della nostra Costituzione, o a capirlo, purtroppo - in violazione di questo articolo.