Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (733 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537 (ore 18,13)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GAMBA, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno riferiti all'articolo 4.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1.

PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, lo sforzo complessivo sostenuto dalle Forze armate è attualmente rappresentato dalla condotta contemporanea di circa 28 missioni in differenti parti del mondo, per una presenza media di circa 8.537 militari impegnati quotidianamente a fronte degli 8.338 impegnati nel precedente semestre.

Il primo comma dell'articolo, che si intende con questo emendamento sopprimere, riguarda la missione in Afghanistan, iniziata nell'agosto del 2003 in ambito ISAF, dove l'Italia, anche per coprire errori di strategia altrui, partecipa con un numero considerevole di uomini e di mezzi.

Nel secondo semestre dell'anno, sarà operativo nel teatro afgano un contingente stimabile in 4.200 unità. Il precedente decreto-legge di proroga aveva previsto per le missioni un totale di 3.790 unità, con un'ulteriore aggiunta di 180 a partire dal 1° novembre 2010. Secondo quanto previsto dal decreto-legge in titolo, al comma 1 dell'articolo 4, è autorizzata, dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, la spesa di 380.770.000 euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan ISAF ed EUPOL Afghanistan.

Occorre ricordare che il Consiglio dell'Unione europea ha istituito, con l'azione comune 2007/369/PESC del 30 maggio 2007, una missione PESD denominata EUPOL Afghanistan alla quale l'Italia partecipa con il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza afgana sostenibile ed efficace, in conformità agli standard internazionali.

Sono trascorsi nove anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti, dando vita a sultanati indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli elettorali di ogni genere, come è stato certificato da organismi internazionali, le donne e i bambini sono in pericolo costante.

Appare acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace keeping o di peace enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente ha prodotto un fallimento, e ciò va ammesso, in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione; quello che richiamiamo sempre al ministro della difesa La Russa. Va segnalato in tal senso che per le sole missioni ISAF ed EUPOL Afghanistan, il nostro Governo ha stanziato, dal 2002 a oggi, oltre 3 miliardi di euro, dei quali circa il 90 per cento destinati per armamenti ed equipaggiamento, e solo il restante per interventi di carattere civile, per interventi di ricostruzione e aiuto alla popolazione.

Gli attentati, sempre più frequenti, ai danni non solo dei militari italiani impegnanti in Afghanistan, mostrano chiaramente che il livello della potenza devastante degli esplosivi utilizzati dai ribelli talebani si è elevato; parallelamente, le dotazioni in uso dei nostri militari risultano al momento non più adeguate.

Va infine ricordato che il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando i talebani sono stati cacciati con il contributo delle forze degli Stati Uniti e delle forze afgane, tant'è che è stato pagato un tributo in termini dì militari pari a 711 uomini e donne, di cui purtroppo 13 italiani (in nove anni sono ormai 36 i nostri militari deceduti).

Per questi motivi riteniamo che i nostri ragazzi, così come ci piace chiamarli, debbano tornare a casa (lo sottolineo, signor Presidente), perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace e sicuramente - come dico sempre al ministro La Russa che non riesce a leggere l'articolo 11 della nostra Costituzione, o a capirlo, purtroppo - in violazione di questo articolo.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, voto contro questo emendamento perché ci è stato descritto un contesto ingestibile che preoccupa sempre di più e dove addirittura sarebbero ormai arrivati ad essersi creati dei sultanati indipendenti nelle varie province dell'Afghanistan, e qual è la risposta dell'Italia dei Valori? Andiamo via! Direi proprio di no. Eventualmente uno resta, facendo una valutazione. Sono perfettamente d'accordo con quanto ha detto il senatore Pedica che negli ultimi otto anni non è stato guadagnato tutto quello che avremmo voluto guadagnare in termini di certezza del diritto, diritti umani, sviluppo e progresso per l'Afghanistan, ma sicuramente lo si fa mantenendo la nostra presenza militare in Afghanistan.

Come ho detto durante la discussione generale, più volte abbiamo posto all'ordine del giorno dell'Assemblea la questione dell'oppio afgano. Si può essere contrari a prescindere, a qualsiasi tipo di guerra, e pare che per motivi elettorali all'interno del Parlamento l'Italia dei Valori insista su questa posizione. Ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Occorrerebbe però allo stesso tempo dare una risposta per gestire una situazione che è sicuramente sotto il controllo di pochi con delle proposte politiche.

Quindi, essendo il ritiro non una risposta politica, voto contro l'emendamento dell'Italia dei Valori.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, noi siamo contrari a questo emendamento e chiediamo al Gruppo dell'Italia dei Valori di ritirarlo.

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, manteniamo l'emendamento e chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.5, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, diversa mi pare la questione della più longeva missione di pace del mondo (risale al 1964), cioè quella delle Nazioni Unite a Cipro, che ha l'ulteriore aggravante di essere una missione dei caschi blu nel territorio dell'Unione europea. L'Italia è presente con quattro carabinieri, la cui spesa annua è di 132.039 euro. Questa è la somma che si spende per questi nostri quattro carabinieri chiamati per mandato ad essere presenti, disarmati, per controllare un cessate il fuoco iniziato nel 1964. Questa situazione, secondo me, fa il paio con i soldi dati a La Loggia, con grande interesse da parte della maggioranza e del terzo polo, che si è astenuto, quindi in sostanza è a favore di questo modo di procedere.

Nelle discussioni che abbiamo avuto nelle scorse conversioni di analoghi decreti si è chiesto più volte al Governo se non altro di interessarsi, all'interno dell'Unione europea sicuramente, ma anche all'interno delle Nazioni Unite, per cercare di fare in modo che quella che rappresenta - lo ripeto - la più antica missione di pace delle Nazioni Unite, che si trova con i caschi blu sul territorio dell'Unione europea (per quanto la parte settentrionale dell'isola di Cipro non sia riconosciuta da Bruxelles, tutto il territorio dell'isola è invece territorio della nostra Unione), evolva da missione militare in una missione di polizia.

In questo modo si potrebbe ridurre i contingenti, poiché ora siamo intorno a 900 persone, facendo tornare in Italia questi quattro carabinieri, che godono di ottima salute e di una spettacolare veduta dalla loro caserma, ma che non fanno assolutamente niente dalla mattina alla sera.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, vorrei chiedere al collega Perduca di ritirare il suo emendamento sulla base di due considerazioni. La prima è di merito: abbiamo appena registrato l'accoglimento da parte del relatore e del Governo dell'ordine del giorno G200, che reca nel dispositivo, al secondo punto, l'impegno ad una valutazione puntuale, missione per missione, sull'opportunità di tenerle, comprese le missioni minori. Nella sostanza, tale ordine del giorno viene incontro alla richiesta del collega Perduca.

Contemporaneamente, mi permetto di ricordare a tutti i colleghi che stiamo esaminando un decreto in seconda lettura su un tema di grande delicatezza, quello delle missioni, e pertanto occorre quel necessario fair play che consenta all'opposizione di esprimere le sue posizioni di merito, ma anche un senso di responsabilità di fronte all'Assemblea e al Paese, in coerenza con l'importanza di questo provvedimento. Tutti siamo stati in maggioranza e all'opposizione a fasi alterne e sappiamo che ci sono dei momenti nei quali il senso di responsabilità deve fare premio.

Chiedo dunque al collega Perduca di ritirare l'emendamento 4.3. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Gamba).

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, accolgo volentieri l'invito del senatore Tonini (Applausi del senatore Zanda). Gli ricordo però che gli appelli al fair play, dopo che nella scorsa legislatura venivano portati in Aula dei centenari per votare il provvedimento sulle missioni, perché l'attuale maggioranza faceva opposizione anche sulla minima virgola, potrebbero essere limitati.

Sicuramente daremo il buon esempio, poi vedremo come ci si comporterà nel voto finale. Auspico però che anche la missione di Cipro rientri tra le trenta analisi approfondite che si faranno di qui a quando ci verrà concessa la possibilità di discutere di questo nuovo quadro normativo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. L'emendamento 4.3 è pertanto ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 4.2, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.4.

TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signor Presidente, diciamo che ci siamo dati una regola per quanto riguarda questo provvedimento sulle missioni: abbiamo cercato di non presentare emendamenti e ordini del giorno, proprio per rendere fluida l'approvazione, anche perché non ci dobbiamo dimenticare che già il cosiddetto milleproroghe va alla Camera. Secondo noi non era molto corretto bloccare l'approvazione del decreto sulle missioni riportandolo alla Camera un'altra volta per varie motivazioni.

Nello specifico, diciamo che l'emendamento 4.4 del senatore Perduca è condivisibile, perché ci pone la questione dello stanziamento di ulteriori 2,5 milioni di euro per le celebrazioni dei 150 anni dall'Unità d'Italia. Questa non vuole essere una polemica su celebrazione sì o celebrazione no: ci sono già 5 milioni di euro messi a disposizione e aggiungiamo altri 2,5 milioni di euro per fare anche delle celebrazioni nei teatri di crisi. Noi riteniamo che forse sarebbe stato più corretto, visto che sono stati stanziati 5 milioni di euro per l'intelligence, stanziarne 7,5 per l'intelligence e non per le celebrazioni. Ritengo infatti che i nostri militari si sentano più sicuri con delle operazioni di intelligence sui teatri di crisi.

Non solo. Non credo che questo evento celebrato, non so, in Afghanistan, in Libano, in Pakistan o in altre zone dove siamo presenti possa riscontrare un qualche interesse da parte delle popolazioni locali o quantomeno da parte dei militari. Infatti, i militari non stanno via anni luce, ma qualche mese, e quindi, se vogliono poi celebrare lo possono fare anche in Italia. Avremmo chiesto, come abbiamo fatto al Ministro l'ultima volta che è venuto in Aula a riferire (e in quell'occasione si era mostrato disponibile, e lo ringraziamo, perché comunque i soldi erano stati previsti per l'intelligence) che questi soldi fossero stanziati soprattutto per tale prioritaria esigenza.

A nome del mio partito annuncio pertanto la nostra astensione dalla votazione di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, ringrazio il senatore Torri per avermi addirittura preceduto nella dichiarazione di voto. Quello che credo veramente non abbia né capo né coda in questo comma è che per le esigenze ivi previste anche inserite alle missioni internazionali è stabilito uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per l'anno 2011 per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ora, si può essere più o meno d'accordo sulla necessità di festeggiare l'Unità d'Italia lavorando o non lavorando, ma poi si stabilisce di dare 2,5 milioni di euro al Ministero della difesa per l'ennesima parata di cui sicuramente non si sente bisogno.

Credo che questi soldi avrebbero potuto essere spesi in modo migliore, magari rispondendo ad alcuni degli ordini del giorno posti in votazione poco fa o per prendere in cura alcuni militari che ancora oggi soffrono per ciò che è accaduto loro a seguito della contaminazione da uranio impoverito, o per ricordare la memoria non soltanto di chi ha perso la vita in guerra o comunque nei vari teatri in cui sono attive le nostre missioni, ma anche di altri militari morti negli anni scorsi a causa di qualcosa che ancora non è stato acclarato.

Voglio ricordare due casi, in particolare, che devono essere ancora chiariti, quelli di Francesco Rinaldelli di Potenza Picena, in provincia di Macerata, e quello di Francesco Finessi di Codigoro, in provincia di Ferrara, due giovani alpini uccisi da linfoma, le cui cause sembrano essere state provocate da una serie di vaccini a loro imposti da parte del Ministero della difesa. La nostra Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, mi è stato detto dalla senatrice Fontana, ascolterà all'inizio di marzo i genitori di queste due persone. Ecco, io credo che invece di andare a fare una marcia a metà marzo (probabilmente sotto la pioggia) per ricordare i 150 anni dall'Unità d'Italia ci siano da affrontare i molti problemi di chi oggi continua a far sventolare la bandiera tricolore nel mondo con orgoglio ed efficienza e che possono essere affrontati con i soldi del contribuente. (Applausi della senatrice Poretti).

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, intervengo per fare una precisazione, dato che ciò che diciamo resta agli atti.

Mi pare di aver capito dalle sue parole, signor Presidente, che sull'emendamento 4.2 non risultavano voti favorevoli.

Voglio precisare che il Gruppo dell'Italia dei Valori ha votato a favore. Forse il braccio è stato alzato timidamente; la prossima volta terremo il braccio ben in alto affinché sia visibile.

Sono intervenuto perché resti agli atti, altrimenti risulta solo il suo commento rispetto al fatto che nessuno ha votato a favore dell'emendamento da noi presentato. Noi lo abbiamo votato convintamente, e vogliamo che ciò resti agli atti. La prossima volta solleveremo la mano più in alto. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È giusto mettere agli atti che l'Italia dei Valori ha votato a favore, ma le assicuro, senatore Pedica, che non occorre alzare molto la mano: basta alzare un dito. Ma non è stato alzato neanche quello. Forse sarà stata timidezza. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Marinaro).

Metto ai voti l'emendamento 4.4, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.100.

CAFORIO (IdV). Domando di parlare per dichiarare di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, in questa sede vorrei sottolineare la coerenza del mio Gruppo.

Sin dall'inizio di questa legislatura, infatti, siamo stati decisi nel chiedere al Governo di mettere a punto ed illustrare una convincente strategia d'uscita da quello che ormai possiamo tristemente definire un vero e proprio conflitto.

L'Esecutivo continua a prorogare il nostro impegno in Afghanistan senza alcun criterio programmatico, senza alcuna previsione di soluzione futura, anzi aumentando addirittura il contingente.

Dopo nove anni di nostra presenza in quelle regioni i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la forza talebana è sempre più minacciosa e in grado di sferrare attacchi più violenti; il Governo è in ginocchio ed anziché aiutare le forze ISAF a ricostruire e stabilizzare il Paese è il covo della corruzione; la produzione di oppio è aumentata di 40 volte; il numero delle vittime civili non è mai stato tanto alto come nel 2010.

Drammatiche evoluzioni a parte, chiediamo il ritiro immediato delle nostre truppe per un altro importante motivo. L'Italia dei Valori ha infatti seri dubbi sulla compatibilità del nostro impiego operativo in Afghanistan con quanto contenuto nel testo costituzionale, nello specifico con l'articolo 11 della Costituzione. Questo Governo non ripudia la guerra.

Si badi bene, colleghi, che l'Italia dei Valori con questo ordine del giorno non vuole in alcun modo sostenere la necessità per il nostro Paese di uscire dalla NATO. Siamo ben consapevoli, infatti, dell'importanza storica ed attuale che discende dalla partecipazione dell'Italia alla stessa. Poniamo però, al contempo, il quesito della compatibilità delle modalità operative e pratiche di svolgimento di questa missione con il dettato costituzionale testé citato.

Per questi motivi chiediamo nell'impegno al Governo che sia esso stesso a valutare, tramite iniziative diplomatiche a carattere internazionale, la compatibilità di detta missione all'articolo 11 della Costituzione.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, rinnovo la richiesta - come ho fatto prima su un emendamento - ai colleghi dell'Italia dei Valori di ritirare l'ordine del giorno G4.100.

Se mantengono l'ordine del giorno noi voteremo contro, perché il dispositivo è assolutamente non condivisibile.

Vorrei ricordare che nel famoso discorso, che ho avuto modo di citare anche alla presenza del ministro Frattini, del giugno 2009, il presidente Obama affermava due cose. Riguardo all'intervento in Iraq, ricordava che si era andati per scelta: una scelta che si era rivelata sbagliata e quindi era stato giusto programmare un disimpegno che, comunque, anche in quel caso doveva essere responsabile e prevedere tempi adeguati ad operazioni del genere.

In Afghanistan non siamo andati per scelta, ma per necessità. Dopo l'attentato alle torri gemelle, non era possibile evitare quell'intervento. Ora noi siamo in Afghanistan per garantire l'equilibrio possibile in quel Paese attraverso una strategia che non è di uscita immediata e banale. È invece una strategia che è stata definita dagli Stati Uniti d'America e dagli alleati della NATO, sempre con la piena autorizzazione delle Nazioni Unite che hanno fatto risoluzioni su risoluzioni, anno per anno, autorizzando la missione in Afghanistan, volta a procedere a una progressiva messa in sicurezza di aree crescenti del Paese dove trasferire la responsabilità della sicurezza e della difesa alle forze afgane, con il pieno consenso e con la piena collaborazione del Governo afgano, per poi iniziare gradualmente una forma di rientro che deve essere parallela alla presa di controllo da parte delle autorità afgane. Questo rientro dovrebbe cominciare gradualmente già questo anno nelle aree che già sono in qualche modo messe in sicurezza e si prevede che possa concludersi nel 2014.

Credo che un Paese come il nostro non possa permettersi, su una questione così seria e rilevante a livello internazionale, delle uscite estemporanee e, men che meno, degli atti unilaterali. Siamo dentro un sistema di alleanze storico per il nostro Paese, che è uno degli elementi costituivi della nostra politica estera. Per noi non è accettabile e pensabile che su materie di questo genere si possa agire in modo unilaterale e isolato rispetto ai nostri alleati europei e atlantici e nel contesto delle Nazioni Unite.

Il nostro voto non può che essere contrario, ma rinnovo l'invito ai colleghi dell'Italia dei Valori a ritirare l'ordine del giorno G4.100, per evitare anche una divisione politica che avrebbe caratteristiche non ordinarie, data la rilevanza della materia. (Applausi dal Gruppo PD).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, l'Italia dei Valori non ritira l'ordine del giorno G4.100, perché nessuno mette in discussione né le nostre alleanze né la nostra collocazione internazionale.

PARAVIA (PdL). Pensate che Governo fareste insieme!

BELISARIO (IdV). Riteniamo, tuttavia, che il nostro modo di intendere sia in conflitto con quanto invece sta accadendo nelle missioni internazionali. Non mi riferisco a tutte, ma a quella in Afghanistan in particolare. (Applausi dal Gruppo IdV).

CAFORIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4.100, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, mi è sembrato doveroso, al fine di pervenire al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale italiano che a seguito di missioni abbia contratto infermità o patologie tumorali per le particolari condizioni ambientali od operative, comprendere l'esposizione all'uranio impoverito e soprattutto alle nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico.

La convinzione dell'importanza di questa precisazione mi viene dalle numerose sollecitazioni pervenutami dai familiari dei ragazzi deceduti e soprattutto da una sentenza del TAR di Napoli e dalla relazione presentata in Commissione dalla dottoressa Gatti, ricercatrice dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che da oltre dieci anni sta studiando gli effetti delle polveri inorganiche di dimensioni da micrometriche ad ultrafini sull'organismo umano. La tecnica usata è l'unica in grado di identificare la chimica delle polveri trovate e di rintracciarle anche nelle matrici ambientali.

La dottoressa Gatti ha investigato anche i tessuti patologici di militari reduci dai Balcani, dall'Iraq e dall'Afghanistan. In quasi tutti i soldati indagati ammalati o deceduti si sono identificate polveri inorganiche di dimensioni nanometriche. Una spiegazione del tutto possibile è legata all'esplosione di bombe ad alta tecnologia e segnatamente quelle all'uranio impoverito, al tungsteno ed altre di nuova generazione che si caratterizzano per l'elevata temperatura generata (oltre 3.000 gradi). Il calore fonde il bersaglio e in parte lo vaporizza, generando così degli aerosol di polveri sottili ed ultrasottili.

L'inalazione o l'ingestione di cibi contaminati da queste polveri immette nell'organismo processi flogistici che generano tumori, perché è ovvio che la circolazione porta queste polveri in tutto il corpo, compresi linfonodi, gonadi e cervello. Molti reduci hanno sviluppato tumori ai testicoli e le loro compagne sono state colpite dalla cosiddetta "malattia del seme urente".

Nel giugno scorso la dottoressa Gatti è stata invitata dalle autorità statunitensi competenti ad un workshop della NATO per presentare un seminario dal titolo «Nanoparticelle: una nuova forma di terrorismo?».

Vogliamo una volta tanto pensare seriamente a tutti quei ragazzi che hanno perso la vita e alle loro famiglie che ancora li piangono e non sono state minimamente indennizzate? (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.4 e 5.3.

Per quanto riguarda l'emendamento 5.8, quello che è stato appena illustrato dalla senatrice Granaiola, il relatore che parla già aveva fatto cenno, nell'ambito della relazione, al fatto che sia stata introdotta da parte dell'altro ramo del Parlamento, attraverso un emendamento che è recepito nel testo, una migliore formulazione dell'articolo del codice dell'ordinamento militare che fa riferimento al riconoscimento delle cause di servizio, prevedendo una forma più ampia, tale da consentire più facilmente il riconoscimento di questa causa di servizio e quindi dei relativi indennizzi anche per le situazioni cui esplicitamente fa riferimento la proposta di emendamento.

Non posso escludere che questa indicazione esplicita possa in qualche modo ulteriormente favorire l'obiettivo perseguito dai proponenti, anche se per la verità ho qualche dubbio, perché la formulazione, così com'è stata predisposta in sede di emendamento approvato dalla Camera, mi sembra già sufficientemente comprensiva, perché in realtà qui si vuole in qualche modo sottolineare quello che peraltro dovrebbe già essere compreso.

In ogni caso, atteso il fatto che anche un eventuale inserimento di questa dizione comporterebbe - com'è noto - il ritardo nell'entrata in vigore della legge di conversione, ritengo di poter formulare un invito al ritiro alla senatrice proponente dell'emendamento 5.8, proprio nel senso di condividere l'auspicio e l'obiettivo, ma non di far sì che alla fine, per qualche precisazione o maggiore inserimento di tipo lessicale, si finisca per non ottenere proprio il risultato voluto. Eventualmente penso possa essere esaminata la possibilità di inserire questo tipo di aggiunta in qualche altro veicolo legislativo che non metta in difficoltà l'approvazione definitiva del provvedimento e quindi anche l'entrata in vigore di quella norma che comunque è già indirizzata proprio a quanto si vuole da parte dei senatori proponenti.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.7 e 5.2. Sull'emendamento 5.5 il parere è contrario, ma l'emendamento risulta assorbito dall'ordine del giorno riformulato del senatore Perduca, già accolto dal Governo.

L'obiettivo cui fa riferimento l'emendamento 5.6 appare condivisibile nelle finalità, ma non lo è nella parte riferita alla copertura finanziaria, che verrebbe a creare problemi rispetto al raggiungimento dell'obiettivo vero. Inoltre, è in itinere un provvedimento nel cui ambito sono previste norme riguardanti tale questione. Invito pertanto il senatore Perduca a trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, dopo aver ascoltato il Governo sull'eventualità di un suo accoglimento.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore. In particolare, con riferimento a quanto detto dal relatore sull'emendamento 5.8, il Governo farà quanto possibile al fine di accertare, se necessario, negli atti discendenti e successivi all'approvazione di questo provvedimento che il disposto permetta l'erogazione dei contributi.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.4.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, a seguito dell'adozione dell'ordine del giorno avvenuta a inizio di seduta, ritiro l'emendamento 5.5 che non ha più motivo di essere e ringrazio il relatore non soltanto per aver ribadito l'impegno preso, ma anche per il suggerimento relativo all'emendamento 5.6, rispetto al quale spero si possa trovare una formulazione per trasformarlo in ordine del giorno.

Mi spiace però che sia stato espresso un parere negativo all'emendamento relativamente alla parte utilizzata per tutti gli emendamenti all'articolo 5, che inizia con la seguente frase: «conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1, inserire i seguenti: 1-bis». Secondo i nostri studi, infatti, si potrebbe arrivare a risparmiare fino a 30 milioni di euro eliminando alcuni privilegi che restano in capo a ex rappresentanti dell'Esercito o di altre istituzioni, ivi compresi i rappresentanti del Governo, relativamente alle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione.

Mantengo quindi gli altri emendamenti, che avrebbero voluto ampliare il riconoscimento dell'aspettativa a un'altra serie di categorie, ma mi permetto di insistere sulla necessità di prendere in considerazione, magari con tempi adeguati, il suggerimento di ulteriori tagli della spesa pubblica per far fronte a necessità che, in corso d'opera, potrebbero emergere da qui a giugno per il rinnovo del finanziamento della presenza italiana nel mondo.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, se accetta l'invito a trasformare l'emendamento 5.6 in un ordine del giorno, sarebbe opportuno formularlo rapidamente per sottoporlo all'esame del rappresentante del Governo e comunicarlo all'Aula.

Metto ai voti l'emendamento 5.4, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.3, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Sull'emendamento 5.8 è stato rivolto un invito al ritiro dal relatore e dal rappresentante del Governo.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, intanto chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento in questione.

Poi, debbo dare atto che le spiegazioni del relatore sono corrette, nel senso che le modificazioni proposte e approvate dalla Camera dei deputati all'articolo 603 del codice dell'ordinamento militare hanno ampliato la platea delle persone che, per causa di servizio, dovrebbero avere degli indennizzi adeguati. Questo riguarda il personale italiano. Dico che le spiegazioni sono corrette perché, con le formulazioni precedenti, era necessario arrivare alla prova di un nesso causale. In questo caso, invece, con la specificazione che è stata fatta, vengono riconosciuti indennizzi al personale che, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate entro e fuori i confini nazionali, abbia contratto infermità, allargando la platea degli aventi eventualmente diritto. Quindi, questa formulazione va bene. Credo che lo spirito dell'emendamento 5.8 possa essere accolto.

In questo senso, più che ritirare, intendiamo trasformare l'emendamento 5.8 in ordine del giorno, per confermare questa interpretazione per la quale le persone che possono avere diritto all'indennizzo, a seguito di missioni effettuate entro e fuori i confini nazionali, ci siano in particolare quelle colpite da uranio impoverito oppure da nanoparticelle. Mi auguro che possa essere accolto.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno annunciato dal senatore Casson.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, se il contenuto dell'ordine del giorno, il cui testo in questo momento ancora non c'è, va nel senso indicato dal senatore Casson, cioè di esplicitare che in questo novero sono da considerarsi i casi cui si riferiva l'emendamento, credo che anche il Governo non dovrebbe avere difficoltà ad accoglierlo, perché in effetti era quello lo scopo dell'intervento della Camera e anche della nostra eventuale approvazione.

GIARETTA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARETTA (PD). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento 5.8, che diventerà un ordine del giorno, e ricordo al Governo che tra le varie patologie tumorali sulle quali, opportunamente, si cerca di intervenire, vi è anche quella relativa all'esposizione al radon, che riguarda alcune basi militari in Italia. È vero che il Governo si era già impegnato ad intervenire e che sono in corso riunioni a livello tecnico, ma sarebbe bene ricordare anche nell'ordine del giorno la particolare patologia derivante dall'esposizione al radon.

Approfitto dell'occasione per dire che è meritoria l'iniziativa di ogni parlamentare per dare una migliore definizione dei danni biologici gravissimi, che arrivano fino al decesso, che riguardano personale militare e civile, però è compito anche del Parlamento prevedere una idonea copertura, perché estendere molto la categoria senza un'idonea dotazione finanziaria porterebbe gli interessati, quando finalmente arriveremo al punto, a prendere cifre incomprensibili rispetto alla gravità dei danni che hanno subito.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il principio alla base di tutto ciò che si sta facendo oggi e si è fatto alla Camera, che poi è l'obiettivo anche di questo ordine del giorno, è di rendere possibile una corretta erogazione, ed è sicuramente condiviso dal Governo.

La tematica specifica, che ha natura scientifica oltre che legislativa ed amministrativa, esula dalla discussione odierna. Dunque, il Governo è disponibile ad accogliere un ordine del giorno e si impegna a valutarne l'inserimento in atti discendenti amministrativi, a seguito dell'approvazione di questo provvedimento, al fine di valutare correttamente sia l'esposizione all'uranio impoverito che, per quanto è stato ricordato, al radon. Dal momento che la formulazione esatta dovrebbe essere affidata ad un processo valutativo più complesso, gradirei che fosse formulato un ordine del giorno sufficientemente ampio in termini di impegno, anche se il senso è pienamente condivisibile.

CAFORIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, a nome del Gruppo Italia dei Valori, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'ordine del giorno derivante dalla trasformazione dell'emendamento 5.8.

PRESIDENTE. Chiedo dunque ai proponenti di formulare in tempi celeri gli ordini del giorno derivanti dagli emendamenti 5.8 e 5.6, in modo da poterne valutare la portata prima del passaggio alle dichiarazioni di voto finali.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.7 e 5.2 sono improcedibili, mentre l'emendamento 5.5 è stato ritirato.

In attesa della formulazione dei due ordini del giorno all'articolo 5, passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, l'intervento del collega Tonini ha ulteriormente, come altre volte, nobilitato la discussione odierna sulle missioni internazionali, che molto spesso si riduce ad indicare una mera proroga, come dianzi ricordato.

La posizione attiva di alcuni di noi, che non hanno partecipato alla votazione nelle scorse occasioni, ha permesso di presentare un ordine del giorno che fino alla volta scorsa non sarebbe stato possibile proporre. Mi riferisco alla coscienza, anche da parte della maggioranza, che sulle missioni e sulle questioni che riguardano le modalità di svolgimento delle stesse bisogna prevedere un quadro normativo certo. Questo è esattamente uno di quei casi.

Presidente, colleghi, ad agosto 2010, su un ennesimo emendamento identico, che riguardava l'esimente per i nostri militari, abbiamo chiesto che venisse indicata con chiarezza la catena di comando e venisse incardinata la questione nel codice penale militare. Il motivo è molto semplice ed è legato al fatto che la grande professionalità dei nostri militari è dovuta anche alle responsabilità che esercitano i comandi. Pertanto, non è possibile affidare un'esimente semplicemente alle regole di ingaggio. Vanno piuttosto legate ed incardinate all'interno del codice penale militare.

Presidente, colleghi,ad agosto 2010 il Governo e questo ramo del Parlamento si erano impegnati ad approvare un provvedimento di questo genere. Non è accaduto. Siccome nell'intervento del relatore, che pure non condivido per molte cose, è stato espresso un impegno su questo tema, tenuto conto anche del ragionamento del collega Tonini e certamente della fiducia parlamentare che ho nei confronti degli avversari politici, credo sia possibile procedere al ritiro del suddetto emendamento 6.1, se è vero che all'interno della Commissione si fa questo ragionamento sull'esimente rispetto al codice penale militare. È altresì chiaro che io e i colleghi che hanno sottoscritto l'emendamento 6.1 abbiamo ottenuto il risultato odierno grazie alla non partecipazione al voto: preannuncio sin d'ora che manterremo questa vigilanza democratica anche nella votazione finale sul provvedimento in esame.