LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
è arrivata all'interrogante una segnalazione relativa ad una lettera che l'Università degli Studi Unicusano di Roma avrebbe inviato a tutti i docenti comunicando che, a decorrere dal mese di febbraio, tutti gli stipendi sarebbero stati pagati esclusivamente attraverso bonifico bancario sui conti correnti aperti dagli stessi presso l'Istituto Bancario Barclays;
all'interrogante risulta che in tale lettera si dichiari che l'iniziativa si rende necessaria e obbligatoria al fine di risparmiare sulle spese di gestione dell'università stessa;
la lettera, inoltre, avverte i professori che nessun'altra modalità di pagamento sarà possibile onde evitare costi aggiuntivi e inutili all'Università;
considerato che:
in base ad uno studio condotto dalla Commissione europea è emerso che le banche italiane sono le più care di tutta Europa, soprattutto per quanto riguarda i conti correnti per i quali l'Italia ha i costi di gestione in assoluto più elevati, superiori di due volte e mezzo rispetto alla media;
la Commissione europea, in particolare, ha sottolineato che gli elevati costi di gestione dei conti correnti offerti dalle banche italiane sono legati soprattutto a costi molto alti per le operazioni chiave. Le tariffe, inoltre, sono sotto la media in termini di trasparenza e hanno i punteggi più bassi in termini di semplicità; per avere maggiori dettagli sui prodotti già illustrati sui rispettivi siti Internet delle varie banche italiane, ha spiegato la Commissione, è stato indispensabile contattare direttamente oltre il 90 per cento delle banche prese in esame dallo studio;
risulta piuttosto difficile capire per il cliente, nello specifico, quali siano le spese che un determinato prodotto comporta e a quanto ammontino, ciò che di conseguenza rende difficile anche la comparazione tra i vari prodotti;
inoltre in Italia il costo di un mutuo è molto più alto rispetto alla media degli altri Paesi d'Europa;
milioni di italiani sono afflitti dalla crisi economica, ma soprattutto dal sistema bancario, un unico enorme sistema di usura legalizzata. La crisi economica, come ha dichiarato il ministro Tremonti, è partita dalle banche, che poi di fatto hanno goduto anche di miliardi di euro di aiuti di Stato, mentre i cittadini, i debitori, colpiti da tassi usurai, non hanno avuto alcun aiuto reale;
le pratiche che ad avviso dell'interrogante sono assimilabili a forme di usura seguite dalle banche negli ultimi cinque anni in danno di cittadini e imprese ammonta ad oltre 60 miliardi di euro. Nonostante la crisi e la moria delle imprese a causa dei sovente immotivati recessi dagli affidamenti creditizi, i maggiori gruppi bancari italiani, dopo avere implorato il Governo affinché fossero concessi interventi straordinari in favore delle banche per evitare il tracollo del sistema, hanno chiuso i rispettivi bilanci ognuno con utili pari a circa 600/700 milioni di euro netti,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se al Governo risulti che altre Università si siano adoperate per obbligare i propri dipendenti ad accendere conti correnti presso istituti bancari da queste indicate come unica condizione per ricevere lo stipendio;
se siano rispettati i profili di legittimità relativi all'obbligatorietà del professore universitario a prestare il proprio servizio come da contratto indipendentemente dall'avere il proprio conto corrente presso un istituto bancario piuttosto che un altro;
a quanto ammonti per il triennio 2011-2013 il contributo per le Università non statali;
considerato il potere dominante assunto dalle banche e il disagio di milioni di italiani loro clienti, quali iniziative idonee al ripristino della legalità il Governo intenda assumere.
(4-04587)
DE TONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'interrogante è venuto a conoscenza della situazione di estremo disagio e pericolosità esistente all'interno della casa circondariale di Brescia;
a fronte di una capienza regolamentare di 206 posti, risultano esser detenuti ben 542 individui dei quali 201 in attesa di giudizio;
tra i suddetti detenuti 313 sono stranieri: gli stati di provenienza maggiormente rappresentati sono il Marocco con 95 detenuti, l'Albania con 48, la Tunisia con 56, la Romania con 28;
come appreso dalla stampa, alcuni avvocati penalisti avrebbero presentato un esposto in procura, e la Presidente della Corte d'appello di Brescia avrebbe definito la situazione della casa circondariale in questione allarmante;
considerato che:
il carcere necessita di urgentissimi ed importanti interventi di ristrutturazione, che dovrebbero interessare tutte le strutture interne, quali le celle di detenzione, i corridoi, le sale adibite ai servizi interni, gli spazi di passaggio;
nelle pressoché perenni condizioni di sovraffollamento della struttura carceraria, si riescono ad operare esclusivamente piccole ristrutturazioni d'emergenza;
in celle da 15 metri quadrati sono raccolti sino a 6 detenuti, con servizi igienici che misurano poche decine di centimetri, pertanto non sono garantite condizioni di vivibilità né ai reclusi né agli operatori;
gli operatori della casa circondariale protestano da tempo affinché siano eliminate, o quanto meno limitate, le ormai davvero insostenibili difficoltà lavorative vissute quotidianamente, quali il dover sopportare turni in condizioni di notevole stress psicofisico che finisce, peraltro, per determinare l'aumento della percentuale di assenza degli operatori stessi dal servizio;
risulta all'interrogante che sia stato interrotto anche il servizio di prestito dei libri;
considerato che:
il livello del degrado raggiunto all'interno della casa circondariale di Brescia offende la dignità umana, e la mancanza di spazi adeguati determina condizioni di inciviltà della detenzione;
le incredibili carenze denunciate comportano il mancato rispetto delle norme riguardanti le misure detentive e, più in generale, anche di quelle sulla sicurezza sul lavoro, rappresentando la negazione dei più elementari diritti del personale previsti dalle vigenti normative in materia e dai contratti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato nelle premesse e nei considerata;
quali iniziative intenda porre in essere al fine di riportare la legalità all'interno della casa circondariale di Brescia, con particolare riferimento ai casi di violazione dei più basilari diritti dei detenuti e delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro;
se le questioni evidenziate dall'interrogante - quali sovraffollamento, carenza di personale addetto alla sorveglianza, fatiscenza delle strutture - non siano pregiudizievoli del livello di sicurezza della struttura stessa.
(4-04588)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:
dalla lettura di un articolo pubblicato sul quotidiano "Terra" il 14 gennaio 2011 si apprende che il Vaticano utilizzerà la forza pubblica per cacciare dal parco dell'Acquafredda le prime quattro di dieci famiglie di contadini dalle abitazioni e dai terreni che coltivano da quattro generazioni circa 100 anni, con la conseguenza che gli stessi perderanno l'abitazione e la possibilità di coltivare la terra, per loro unica fonte di sostentamento;
tutta la tenuta dell'Acquafredda (a Roma, nel quartiere Aurelio-Boccea), di proprietà del Capitolo di San Pietro, è riserva naturale regionale dal 1997 ed ha destinazione e vocazione agricola;
il 25 gennaio scorso l'ufficiale giudiziario si è presentato in via Acquafredda 88 (poco dopo sono arrivati due agenti e un vice ispettore che esegue gli sfratti per il commissariato Aurelio) e ha informato gli sfrattati di una proroga fino al 15 febbraio 2011 facendo capire, alla presenza degli agenti, che il 15 avrebbe fatto eseguire lo sfratto con le buone o con le cattive;
i contadini sono disperati, in un colpo solo perdono tutto, casa e lavoro, a nulla vale che l'area della tenuta è agricola, è in un parco da loro fortemente voluto, ma forse pagano proprio questa loro presa di posizione contro la speculazione edilizia tentata negli anni passati su queste terre proprio dal Vaticano;
a riguardo, come si legge nel citato articolo, il 17 maggio 1984 la III Sezione della Suprema Corte di cassazione penale condanna monsignor Masci, legale rappresentante del Capitolo di San Pietro in Vaticano, proprietario del terreno, a tre mesi di reclusione e 3 milioni di lire di multa per aver predisposto ed attuato una lottizzazione abusiva interessante 145 ettari mediante frazionamento catastale, con la vendita di lotti previa costituzione di un consorzio con finalità abitative, in una zona di Roma con destinazione agricola da piano regolatore generale;
alla fine del 1992, come è richiamato nel medesimo articolo, un noto costruttore romano, Domenico Bonifaci, consegna un assegno al cardinale Castillo Lara presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) da 10 miliardi di lire a titolo di anticipo per l'acquisto di tutta la tenuta (il prezzo pattuito era di 120 miliardi di lire), una cifra ad avviso dell'interrogante esorbitante per un'area agricola, e promette al cardinale anche 32 appartamenti in costruzione nella vicina zona di Val Cannuta. «L'operazione salta quando Bonifaci si ritrova coinvolto nel ciclone di Tangentopoli con altri noti "palazzinari" romani». Nell'articolo si legge che: «Nel 1993 il Capitolo di San Pietro aveva messo sotto sfratto altre 25 famiglie di agricoltori che vivevano nella Tenuta». Inoltre, «Nel 1996 viene emanata la legge che trasforma l'Acquafredda in un Parco regionale. Questo non la preserva però dalla creazione di discariche abusive al suo interno. Una di oltre duemila metri cubi di rifiuti speciali sparsi su una superficie di circa un ettaro, è stata sequestrata di recente dai carabinieri del Noe di Roma». Si trovava in un'area limitrofa alla zona oggetto degli sfratti di questi giorni;
grazie al presidio dei contadini questa porzione di agro romano si è salvata dalla speculazione;
da quanto si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato su "Liberazione" il 5 febbraio 2011, i contadini hanno aderito «"al progetto Mercato Interattivo (il primo mercato d'Europa: www.almercato.net) con vendita online e recapito gratuito per anziani over 70 e disabili. In più - a dimostrazione del valore sociale di queste terre e del suo lavoro - siamo noi contadini che curiamo i sentieri del percorso Roma Natura, che accompagniamo le scolaresche in gita a scoprire cosa cresce dalla terra a pochi passi dai loro quartieri, a far sì che a Roma nord non si perda la tradizione agricola"»;
si legge inoltre che i contadini hanno scritto al Papa per denunciare una storia che ha dell'incredibile: «Sua Santità, i contadini della tenuta di Acquafredda, in Roma, Le chiedono di intercedere presso il Capitolo di San Pietro, proprietario della tenuta, affinché non si abbia a perpetrare quella che secondo noi è una grande ingiustizia sia sotto il profilo umano che morale»;
l'area, circondata da una parte da nuove case e dall'altra dall'Holiday Inn e l'Aurelia Hospital con il centro commerciale Panorama a poche centinaia di metri e il Grande raccordo anulare a due minuti di automobile, lascia immaginare come potrebbe diventare questo terreno e del perché qualcuno "in alto" vuole rientrarne in possesso liberandosi dei contadini. Una «città tutta rendita del mattone come Roma» spiega il grande valore di queste aree;
considerato che:
a Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano: come diffuso anche dall'associazione degli inquilini "Adista", almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della città, appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio apostolico della sede apostolica guidata dal cardinale Attilio Nicora, sostenitore dell'8 per mille, che frutta alla Chiesa cattolica quasi 1.000 milioni di euro all'anno) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2.000 fra enti ecclesiastici controllati dalla Cei, istituti e congregazioni religiose, confraternite. Sul patrimonio immobiliare della Santa Sede oltre all'esenzione dal pagamento dell'Ici, che riguarda non la totalità ma buona parte degli edifici di proprietà ecclesiatica, c'è il 50 per cento di sconto dell'Ires, cioè l'imposta sul reddito derivante dai canoni di affitto;
come si legge sul sito dell'Unione inquilini dell'8 febbraio 2011 il Vaticano nel silenzio ha dato da tempo il via ad un'azione di sfratti su vasta scala, unicamente finalizzata ad ottimizzare i profitti, che non tiene conto delle situazioni concrete dei destinatari di tali sfratti e non offre loro soluzioni alternative: gli enti ecclesiastici e religiosi, ai quali spesso i beni sono stati donati con il vincolo dell'uso caritatevole, non hanno esitato a far eseguire sfratti conseguenti a fine locazione, per l'impossibilità degli inquilini di pagare canoni di affitto raddoppiati se non triplicati, a quanto risulta all'interrogante anche a danno di categorie tradizionalmente deboli quali malati terminali o nuclei con minori,
si chiede di sapere:
se il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, sia a conoscenza dei motivi per cui il Vaticano, con tanto accanimento, ha deciso di sfrattare i contadini del parco dell'Acquafredda per riavere nella propria disponibilità l'area che è ancora a destinazione agricola secondo il Piano regolatore di Roma e quindi non edificabile;
se non ritenga che, visti i precedenti storici, dietro detti sfratti non vi sia un chiaro intento speculativo sul parco al fine di trasformare questi oltre 100 ettari di campi in nuovi quartieri residenziali;
quali iniziative di specifica competenza intenda assumere il Governo per affrontare l'emergenza abitativa che si creerà in seguito ai numerosi ordini di sfratto esecutivo.
(4-04589)
PARDI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la Direzione regionale toscana dell'Inail ha emanato, in attuazione dell'art. 11 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (come modificato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106), un avviso pubblico per incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso il finanziamento di progetti d'investimento, formazione, responsabilità sociale e adozione di nuovi modelli organizzativi;
gli incentivi, costituiti da un contributo in conto capitale (variabile dai 5.000 ai 100.000 euro) destinato a coprire dal 50 per cento al 75 per cento dei costi del progetto, vengono concessi con procedura valutativa a sportello ai sensi di quanto disposto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123;
per la Direzione regionale toscana lo stanziamento era pari a complessivi 4.414.537 euro;
le domande di ammissione dovevano essere inviate telematicamente tramite apposito sito Internet-sportello elettronico e il sistema avrebbe registrato le domande in ordine di arrivo;
si specificava tuttavia che la chiusura dello sportello elettronico (prevista per il 14 febbraio 2011) avrebbe potuto essere anticipata in caso di esaurimento dei fondi stanziati;
considerato che:
risulta all'interrogante che moltissime aziende avrebbero segnalato l'impossibilità di accedere all'apposito sito Internet e che già 25 minuti circa dopo la sua apertura lo stesso sportello elettronico risultasse chiuso a causa dell'esaurimento dei fondi stanziati;
poiché le condizioni di ammissibilità delle domande di finanziamento presentate avrebbero dovuto essere verificate nei 15 giorni successivi, in base alla documentazione cartacea che ciascun soggetto richiedente è tenuto a produrre, restano numerosi dubbi in ordine all'opportunità ed alla correttezza di procedere alla chiusura dello sportello elettronico calcolando l'esaurimento dei fondi sulla base delle sole domande,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra illustrato;
quali azioni concrete si intendano porre in essere al fine di approntare un sistema più efficiente per l'erogazione di detti fondi, al fine di dissolvere i dubbi che le imprese avanzano e contribuire a stabilire un clima di reciproco rispetto fra aziende ed istituzioni.
(4-04590)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
risulta all'interrogante che è in corso la fusione della società Alenia Aeronautica con Alenia Aermacchi, entrambe società del gruppo Finmeccanica di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze;
risulta inoltre che in data 14 febbraio 2011 siano stati trasferiti tutti i dipendenti di Alenia Aermacchi nella sede di Alenia Aeronautica di via Bona, a Roma;
pertanto di fatto è stata realizzata, dopo anni che se ne parlava, la fusione tra le due società di Finmeccanica,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno ed urgente conoscere i motivi per cui, nonostante la fusione tra le due società, ancora esistano due consigli di amministrazione e se ciò non contrasti palesemente con la politica di risparmio voluta dall'attuale presidente ed amministratore delegato di Finmeccanica;
per quali motivi, nonostante si sia verificata de facto la fusione tra le due società di Finmeccanica, si sia ritenuto opportuno nominare un vice presidente quando finora non esisteva tale carica nell'organigramma di Alenia Aermacchi;
se il Governo non ritenga doveroso verificare, attraverso una ispezione da parte del collegio dei revisori dei conti di Finmeccanica, quanto costi ad Alenia Aermacchi in termini di spese l'attuale Vice Presidente, che è anche Presidente di SuperJet;
se ritenga ammissibile che nelle società del gruppo di Finmeccanica vengano ancora nominate persone ai vertici delle stesse in prossimità della soglia della pensione.
(4-04591)
LEGNINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -
(4-04592)
(Già 3-01885)