Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Pedica nella discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri sui più recenti sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ironicamente ringraziare il ministro Frattini per la celerità con cui è venuto a riferire sulle tensioni che stanno interessando i Paesi del mediterraneo: è passato appena un mese e mezzo dalle prime rivolte in Tunisia, 30 giorni dall'abdicazione del Presidente Ben Ali e una settimana dalla deposizione di Mubarak, nel frattempo sono scoppiate rivolte in Algeria, Libano, Yemen, Nigeria, Marocco, Sudan, Turchia ed Albania, e più di 5.000 immigrati affollano le coste siciliane lei, Ministro, è presente qui in Aula al Senato a riferire per la seconda volta sugli intendimenti del Governo in materia! Certo, l'efficienza di cui ci ha dato sfoggio oggi non è paragonabile a quella dimostrata in altre occasioni, come quando è riuscito a rispondere ad una interrogazione sulle proprietà immobiliari di Montecarlo in meno di 24 ore. Lo ricorderà sicuramente: la sua celerità fu veramente qualcosa di esemplare, solo per quel problema; ma dovremo accontentarci che gli affari internazionali, per il nostro Governo, vengano subito dopo quelli immobiliari.
Vorrei ora affrontare solo alcuni passaggi del suo discorso, Ministro. Lei ha affermato che non può sottrarsi dall'affrontare i problemi della politica mediterranea, e vorrei ben vedere! Visto che fino ad oggi non l'abbiamo mai fatto, almeno un intendimento c'è. Vediamo poi quando dalle parole si passerà ai fatti. Lei parla di finanziare le piccole e medie imprese della Tunisia, di dare 5 milioni di euro - almeno sul giornale si parla di quello - e di favorire il turismo. Sono d'accordo con lei sul fatto di attuare queste iniziative, di finanziare le piccole e medie imprese in Tunisia. Vorrei però sapere che cosa ha fatto il Governo per le piccole e medie imprese italiane, in Italia; che cosa ha fatto il Governo per il turismo in Italia. Si tratta di «farsi bello» - come si dice a Roma - su situazioni che invece rischiano di far cadere una persona nel ridicolo. Allora qualche riflessione deve essere svolta, anche con i colleghi del centrosinistra. Dobbiamo pensare anche al nostro Paese - lo ripeto - e ricordare che le piccole e medie imprese - forse, signor Ministro, l'ha dimenticato - vivono una situazione drammatica in Italia. Mi ricorda tanto quel personaggio che dove andava diceva «A Fra' che te serve?». Quello non ci interessa. Ci interessano le cose vere, non gli spot pubblicitari, che siamo ormai abituati a vedere e sentire. Lei avanza sempre proposte meritorie e forse ha preso spunto dal Presidente del Consiglio; si tratta, però, sempre di proposte delle quali non ne passa neanche una, ossia non se ne realizza neanche una. Mi chiedo se le proposte che avanza in Europa vengono lasciate perdere, perché si dice che se parla il ministro Frattini passano in secondo piano, oppure perché in quella sede non ascoltano proprio la nostra politica estera.
Questo credo che sia invece il problema più serio: non ascoltano la nostra politica estera, perché non c'è una politica estera. C'è più una politica personale per gli affari del nostro - anzi, del vostro - Presidente del Consiglio.
Sarò franco: mi aspettavo che il Ministro non facesse una semplice ricostruzione degli eventi che hanno sconvolto il Nord Africa o delle iniziative governative già annunciate a mezzo stampa quanto piuttosto che tracciasse un quadro significativo della nostra politica estera, del ruolo l'Italia vuole ricoprire nel Mediterraneo, delle alleanze da perseguire e del progetto di sviluppo della comunità internazionale che proponiamo. Avremmo voluto, cioè, essere informati sulle strategie di lungo respiro, cosa ben diversa dalle iniziative immediate per fronteggiare l'emergenza degli sbarchi di clandestini o dei capovolgimenti politici della sponda sud del Mediterraneo.
Lei ci ha parlato infatti della richiesta fatta all'Europa di 100 milioni per gestire i flussi, del potenziamento dell'accordo italo-tunisino sull'immigrazione, dello sblocco di 5 milioni di euro in favore della Tunisia. Queste iniziative, che anche condividiamo, soffrono tuttavia del fatto di essere sostanzialmente bilaterali, quando è tuttavia evidente che l'Italia non è capace di gestire da sola una rivoluzione epocale come la guerra dei poveri, e soprattutto sono solo a brevissimo raggio.
L'unica iniziativa degna di una progettualità appare quella del cosiddetto Piano Marshall per il Mediterraneo, nel quale intende coinvolgere, a quanto ho capito, anche l'Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia mi permetta una riflessione: il Piano Marshall originale, di cui l'Italia beneficiò 60 anni fa, aveva un portato sì economico ma ancora di più politico. Sappiamo benissimo tutti che l'erogazione di finanziamenti da parte degli Stati Uniti era finalizzata, in una logica di Guerra fredda, a mantenere al governo dell'Italia un partito di centro ed evitare la vittoria della sinistra. Ebbene qual è il progetto politico che sta dietro questo nuovo Piano economico che lei propone per il Mediterraneo?
Perché, vede, sono un po' confuso: non ho capito infatti se l'erogazione di aiuti finanziari sarebbe subordinata all'instaurarsi di governi democratici, al riconoscimento dei diritti civili e politici, alla tutela della libertà di espressione e della parità fra uomini e donne, come chiede l'Europa e come pretendiamo dal Governo iraniano, o se invece saremmo disposti tranquillamente ad erogare i contributi anche a regimi illiberali, che chiudono gli immigrati in campi di concentramento nel deserto, che negano un pluralismo politico e che predicano un islamismo militante, come abbiamo fatto con la Libia. Ad accrescere la mia confusione sono stati anche gli elogi fatti dal Presidente Berlusconi a Mubarak proprio poche ore prima che fosse deposto da un popolo che anelava libertà.
A me pare che il progetto politico del Governo non esista, e che sino adesso l'unica seria preoccupazione che ci guida nella nostra politica estera sia quella di evitare lo sbarco dei clandestini erigendo muri sotto la Sicilia o di piazzare i nostri prodotti all'estero. Ma questa impostazione è fallimentare. Non credo sia un caso se la Tunisia ha avanzato la richiesta di 5 miliardi per riprendersi dalla crisi e bloccare la partenza dei barconi degli immigrati: 5 miliardi sono proprio quelli dati dal nostro Paese a Gheddafi! Adottando una politica bilaterale, fatta su meri accordi economici, il nostro Paese si sta rendendo, oltre che poco affidabile agli occhi dell'UE, anche ricattabile dai paesi mediterranei. Non bastava un Presidente del Consiglio a cui vengono chiesti in Italia 5 milioni per il silenzio che gli fa comodo, adesso abbiamo anche un Ministro degli interni a cui vengono chiesti 5 miliardi per i respingimenti. Dove andremo a finire? Vogliamo pubblicare un listino prezzi della nostra moralità ed etica, interna come estera?
Ecco perché colleghi, onorevole Ministro, signor Presidente, come Italia dei Valori chiediamo che la riflessione non parta dall'emergenza, ma dal futuro del Mediterraneo. Stabiliamo innanzitutto che il nostro ruolo non può essere altalenante: non possiamo essere per la libertà e l'uguaglianza ad intermittenza così come non possiamo essere europeisti ad intermittenza, pena di essere estromessi dall'Europa che decide. L'incidente diplomatico del ministro Maroni con Bruxelles, a cui ha lamentato l'assenza di aiuti per scoprire poco dopo che era stata proprio l'Italia a rifiutarli, è un danno di prestigio difficilmente recuperabile.
I tagli ai fondi per la cooperazione allo sviluppo apportati con le ultime leggi finanziarie sono ferite nei rapporti storici con il Maghreb. I tour di Gheddafi nel nostro Paese, con amazzoni e cavalli al seguito, rimangono la cartolina che fotografa lo stato di degrado della nostra politica estera. Il nostro Paese deve e può assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo, sia per la sua posizione geografica privilegiata, sia per le storiche relazioni di carattere politico e commerciale con i Paesi coinvolti, sia infine per l'intensa presenza di cittadini italiani nei paesi in tensione (14.000 solo in Egitto). Ma per ricostruire il biglietto da vista dell'Italia nel mondo dobbiamo ispirare ogni nostro intervento sul riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo.
Anche la questione immigrazione deve esser gestita alla radice, disincentivando i flussi migratori, perché anche qualora si riuscisse a gestire nel brevissimo tempo il flusso diretto verso l'Italia, approntando le strutture di prima accoglienza e monitorando le rotte grazie alla missione Frontex, è innegabile che la questione migratoria può avere solo una soluzione strutturale. Individuare Mineo come alternativa a Lampedusa non è una soluzione che possa durare. Affidare la politica di contrasto alla immigrazione clandestina al solo accordo di respingimento con la Libia si è rivelata una strategia non solo censurata da UE, ONU e Vaticano, ma anche miope dal punto di vista della sicurezza in quanto ci si è limitati a tappare il varco del Mediterraneo centrale, senza badare agli altri varchi che si andavano aprendo: primo, quello via terra, sulla direttrice Turchia-Grecia; secondo, quello ora in partenza dalla Tunisia; terzo, quello che nascerà dall'Egitto.
Il ministro Frattini ci aveva assicurato il 27 gennaio che in Egitto non sarebbe finita come in Tunisia, e invece è successo. Ieri alla Camera il Ministro ha offerto ulteriori rassicurazioni sulla tenuta della Libia, e oggi anche questo Paese è in fermento. Non è possibile continuare con un populismo demagogico e fallimentare, servono azioni concrete.
Come Italia dei Valori siamo convinti che si debba: agire in maniera propositiva e sostanziale in Europa, rivitalizzando la tanto screditata Unione per il Mediterraneo invece di sostituirla con nuovo patto di stabilità e sicurezza come ha annunciato il Ministro e riprendendo le fila del processo di Barcellona; ripianare i tagli fatti alla cooperazione allo sviluppo; incentivare una cooperazione europea con i Paesi d'origine delle migrazioni, aprendo veri e propri centri europei per l'impiego nei Paesi del Mediterraneo al fine di qualificare, sul fronte occupazionale e della formazione professionale, i migranti; rivedere l'impianto della legge Bossi-Fini adeguandola alle norme comunitarie; sostenere i movimenti popolari democratici dei Paesi interessati dalle tensioni; e infine e soprattutto abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato a Gheddafi, dopo le indiscrezioni dell'AISI per cui sarebbe stata proprio la Libia ad aprire ai clandestini le frontiere con la Tunisia per evitare un effetto domino delle contestazioni su Tripoli, dopo i 38 feriti negli scontri di questa notte a Bengasi, dopo l'appello all'ascolto delle rivendicazioni popolari arrivato dal principe Idris e dal Ministro degli esteri UE Ashton e dopo infine l'indizione del "giorno della collera" per domani.
Se l'Italia non rivede la sua politica estera ho paura che il pericolo prossimo non sia rappresentato dagli ottantamila immigrati che affolleranno le nostre coste, ma dal fatto che dovremo contare proprio su quegli immigrati, che hanno saputo lottare per la libertà nella loro patria, per "importare" la democrazia anche in Italia. Grazie.
Dichiarazione di voto del senatore Caforio sul disegno di legge n. 2537
Signor Presidente, colleghi, prima di entrare nel merito di questo provvedimento, recante la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali, vorrei porre una questione di forma.
Il Governo decreta d'urgenza per prorogare un impegno che ormai, almeno in Afghanistan, dura da ben nove anni e lo fa ben consapevole che tra sei mesi le Camere saranno chiamate a trattare, con urgenza, la stessa questione. Vorrei quindi che il centrodestra spiegasse al Paese il concetto di "urgenza" che più e più volte in tema di missioni internazionali è stato invocato, visto che il quadro politico-militare di riferimento è ormai invariato.
I provvedimenti di proroga attraverso i quali si procede semestralmente sicuramente ledono l'intelligenza di ciascuno di noi e mancano di rispetto agli 8.000 uomini e donne impegnati nei vari angoli del mondo, che per il nostro Paese operano in condizioni difficilissime e sono il fiore all'occhiello dell'Italia. Con questo modo di agire non si riesce a dare sostanza e continuità ad un impegno che, più di altri, avrebbe bisogno di traguardi da raggiungere e limiti da rispettare. Non sarebbe opportuno pensare ad una legge quadro che disciplini la nostra partecipazione alle missioni internazionali? Le ricadute positive non sarebbero visibili solo all'interno del nostro Paese. Con una legge quadro saremmo, infatti, in grado di offrire una maggiore tutela a quanti operano nelle missioni internazionali e di dare maggiore credibilità all'Italia all'interno della NATO e dell'ONU. L'Italia dei Valori da anni, ormai, denuncia questa inerzia governativa e si augura che presto si trovi una soluzione.
Entrando nel merito del provvedimento, vorrei innanzitutto chiarire la posizione del mio Gruppo. Nel chiedere il ritiro delle truppe dalla missione ISAF non intendiamo assolutamente mancare di rispetto a quanti hanno combattuto e ancora oggi operano in Afghanistan con particolare onore. La nostra richiesta nasce da tante altre motivazioni.
La realtà odierna afgana si allontana sempre più dagli obiettivi che nel 2001 ci eravamo preposti. In dieci anni la povertà, la corruzione e la produzione di oppio non sono stati scalfiti, con un Governo nato con imbrogli elettorali e con contiguità ai mercati della droga. La produzione di quest'ultima, anzi, nel 2010 è aumentata di ben 40 volte e i proventi derivanti da questa attività rappresentano il 60 per cento dell'economia del Paese.
La corruzione, poi, colleghi, rappresenta un'altra grande piaga e si ricollega alla grande questione degli aiuti internazionali. Tra il 2002 e il 2009, su un totale di 40 miliardi di dollari inviati in aiuto alla popolazione afgana, solo 6 miliardi sono stati effettivamente distribuiti e non trattenuti dal Governo centrale. Hamid Karzai, punto di riferimento per le forze internazionali, non è in grado di realizzare un programma di ricostruzione per il Paese. È, anzi, uno dei principali responsabili della pessima gestione degli aiuti ed è colui che nel 2014 sarà chiamato a guidare e difendere da solo l'Afghanistan.
Ogni anno l'Unione europea destina all'Afghanistan un miliardo di euro. Sono aiuti che i Paesi membri, noi in primis, sono ben lieti di dare, ma a condizione che vengano intensificati i controlli e che ci si assicuri che quanto speso non divenga merce di illeciti scambi.
Per portare la pace nel Paese occorre farlo crescere e questo non può significare altro che combattere la povertà e prevedere aiuti concreti anche di tipo non economico in favore della società civile, facendo capire alla popolazione che esiste un modus vivendi diverso da quello che hanno subito fino ad ora. Dovremmo far vedere loro i lati positivi della democrazia. Con l'intervento armato e continuando a gestire il conflitto in questo modo stiamo in realtà dando loro tutt'altro. Stiamo rispondendo alla violenza con altrettanta violenza, generando in loro la convinzione che solo le prove di forza possono portare a risultati concreti. Purtroppo i nostri bravi soldati, e non per colpa loro, non sono sempre percepiti come forza di pace, bensì come forza di occupazione. Il numero delle vittime civili del conflitto non è mai stato così alto come nel 2010.
Le forze militari internazionali non sempre mostrano la dovuta attenzione nel portare avanti operazioni di bombardamento aereo, colpendo obiettivi civili e nascondendo le proprie responsabilità.
L'anno appena concluso è senz'altro stato il peggiore dalla caduta del regime talebano ad oggi. Nonostante nove anni di conflitto, i talebani continuano ad attaccare con una violenza inaudita e il nostro Paese lo sa bene, avendo dovuto affrontare, in un solo anno, un numero di perdite superiore agli anni precedenti. Vorrei a tal proposito esprimere un augurio di pronta guarigione per il giovanissimo Luca Barisonzi, ferito nell'ultimo attacco e che, dopo il secondo intervento chirurgico, non presenta ancora una prognosi confortante.
Colleghi, innegabilmente siamo in guerra e lo siamo senza che questo Governo si assuma la responsabilità di ammetterlo. L'Esecutivo sta contravvenendo a quanto dispone l'articolo 11 della nostra Costituzione. Siamo un Paese che festeggerà i suoi 150 anni di unità con i nostri ragazzi in guerra.
Quello dell'Italia dei Valori non intende essere un no tout court all'intervento in
Afghanistan. Se si decidesse per il ritiro delle nostre truppe dalla missione ISAF, non negheremmo assolutamente il sostegno all'Afghanistan Peace and Reconciliation Program, né al Programma governativo per la costruzione di strade nella provincia di Herat né, tantomeno, al Programma nazionale per lo sviluppo delle imprese agricole, né ad intervenire nel settore sanitario. La popolazione civile va sostenuta ma non come stiamo facendo oggi.
A partire da luglio, gli americani inizieranno a far rientrare i propri contingenti. Noi, invece, rafforziamo la nostra presenza e non stabiliamo una data per il rientro. Sono le contraddizioni di questo Governo che, ormai ridicolizza il Paese in ogni campo.
Per mezzo di questa ennesima proroga, però, si rifinanziano anche altri impegni che l'Italia ha inteso assumere nei vari angoli del mondo e per i quali il mio Gruppo non esprime contrarietà.
Tuttavia, occorre precisare che per tali missioni, nonostante la complessità delle situazioni in cui versano tali aree di intervento, si registra un notevole ridimensionamento delle risorse, soprattutto per quanto riguarda la Somalia, dove si prevede uno stanziamento di 681.198 euro a fronte degli 810.944 euro previsti nella precedente proroga. Una riduzione di risorse ingiustificabile soprattutto alla luce della situazione esistente, notevolmente complicatasi, sia dal punto di vista politico che umanitario.
Complessità che troviamo, colleghi, anche nei Balcani dove, a quasi quindici anni dall'attacco NATO nella ex Jugoslavia, si è ancora lontani dalla completa pacificazione dell'area e dove, in passato, il nostro contingente ha agito in situazioni logistico-ambientali alquanto proibitive. È qui che i nostri ragazzi, avendo operato, come avvenuto in Somalia negli anni Novanta, in un contesto caratterizzato dall'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito, hanno contratto varie tipologie di tumore al sistema emo-linfatico. È doveroso ribadirlo: molti nostri soldati sono tornati a casa gravemente ammalati e hanno dovuto affrontare una battaglia ancora più diffìcile di quelle affrontate sul campo, quella per la vita. È da qui che l'esistenza di molti nostri ragazzi e quella delle loro famiglie è radicalmente cambiata tra infiniti intoppi burocratici e duri cicli di terapia, tra spese sanitarie e farmaceutiche, spesso non rimborsate, e ritardati o mai avvenuti riconoscimenti della causa di servizio. Proprio su questo aspetto non posso non sottolineare l'approvazione, avvenuta alla Camera dei deputati, dell'emendamento che, condiviso da tutte le forze politiche, introduce all'articolo 5 il comma 3-bis del presente decreto. Tale comma permette il superamento di tutte quelle difficoltà burocratiche, cui ho fatto precedentemente riferimento, relative proprio al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale che abbia contratto infermità e patologie tumorali per aver operato in particolari condizioni ambientali.
Allo stesso modo, drammatica è la situazione nello scenario congolese e in quello sudanese, sul fronte Darfur.
A fronte della riduzione delle risorse destinate ad alcuni degli scenari appena elencati, a fronte di una oggettiva inferiorità negli standard di equipaggiamento delle nostre truppe rispetto alle forze di altri Paesi, si procede, invece al finanziamento di alcuni enti e associazioni "fantasma". E' il caso, ad esempio, del segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), a favore del quale il comma 11, sempre dell'articolo 2, autorizza la spesa di 300.000 euro per attività di cui, a causa della totale assenza di sufficienti informazioni, è impossibile verificarne l'efficacia e l'utilità. Oppure dei Comitato atlantico italiano, un ente che potrà contare su un finanziamento di 250.000 euro da destinare all'organizzazione di attività di studio, formazione ed informazione relativi all'Alleanza Atlantica ma che da ben sei anni risulta, diciamo, in stand by nello svolgimento di tali eventi. Al vuoto legislativo e alla politica dei tagli trasversali, lineari e indiscriminati posta in essere dal Governo e da noi fortemente contestata si aggiunge, quindi, un non ottimale utilizzo, se non addirittura uno spreco, delle risorse. Tutti elementi che dimostrano, a mio modesto parere, la totale incapacità dell'Esecutivo di individuare e progettare un modello ideale di Difesa.
In conclusione, colleghi, alla luce di quanto appena affermato e in una situazione di perenne incapacità da parte del Governo di progettare una strategia di uscita, concordata con le forze internazionali, sentiamo il dovere di chiedere a gran voce il ritiro delle truppe dalla guerra afgana. Fin quando questo non avverrà, lo preannuncio, il nostro voto sarà contrario.
Dichiarazione di voto del senatore Galioto sul disegno di legge n. 2537
Signor Presidente, colleghi in un contesto sociale internazionale così variegato, contraddittorio e sempre più esplosivo, riteniamo che la partecipazione alle missioni di pace sia importante e da sostenere con convinzione e determinazione. Del resto, la nostra posizione è sempre stata a favore del sostegno delle missioni in quelle aree "calde" in cui la stabilità sociale e politica è fortemente a rischio, con ripercussioni profonde sulle popolazioni locali e conseguentemente sulla politica internazionale.
In questa sede, mi sembra inoltre necessario rivolgere un apprezzamento alla professionalità e alle doti umane, davvero eccezionali, con le quali i nostri militari, ma anche tutto il personale civile, anch'esso indispensabile in missioni di questo tipo, si cimentano in quei teatri così difficili. Territori devastati che richiedono un forte e costante contributo per la promozione dei diritti della persona, della pace e, mi permetto anche di dire, della cultura. Di quella cultura che sarà propria delle giovani generazioni e che forse è lo strumento chiave per far sì che il mondo riesca a ritrovare le ragioni della pace rispetto a quelle della guerra.
In tale contesto è doveroso anche richiamare alla nostra attenzione la memoria di quanti, fra i nostri militari, in quei territori hanno perso la vita, nel compiere, con onore e con coraggio, il loro dovere e la loro missione.
Pertanto, noi esprimiamo un parere favorevole sulla necessità della cooperazione fra i popoli, forti della professionalità che i nostri uomini e le nostre donne hanno e dei valori che continueranno a portare nei vari teatri dove sono presenti, nei quali, la presenza di una missione militare di pace, è l'unica alternativa a una vita di soprusi, illegalità e sofferenze, perpretati in nome di chissà quale ideologia politico/religiosa.
Detto ciò, Signor Presidente, non posso esimermi dall'invitare il Governo, a valutare opportune azioni legislative affinché il Parlamento non sia continuamente impegnato ad approvare questi rifinanziamenti. Per tali attività internazionali è infatti possibile, e preferibile, prevedere un finanziamento annuale, visto che il continuo impegno di tempi e risorse parlamentari, che si sottraggono ad altri provvedimenti, non è certo di alcuna utilità al Paese e al funzionamento delle istituzioni.
Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Torri sul disegno di legge n. 2537
Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, il provvedimento al nostro esame oggi concerne la proroga fino al prossimo 30 giugno di una moltitudine di interventi militari ed umanitari all'estero, ma di fatto la parte del leone la fa la missione in Afghanistan, che assorbe da sola la metà dei fondi stanziati: 380 milioni di euro per 4.350 uomini.
La Lega Nord assicura il suo leale sostegno al Governo anche in questa circostanza, stringendosi una volta di più intorno ai militari che rappresentano il nostro Paese in contesti tanto difficili, esponendosi ai gravi pericoli che tutti conosciamo.
A loro va tutta la nostra solidarietà ed il nostro convinto apprezzamento per il coraggio e l'abnegazione dimostrata e la professionalità del loro operato.
Alle famiglie dei caduti rinnoviamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza, a quelle dei feriti l'augurio di un pronto e pieno ristabilimento.
Colleghi, la Lega Nord è senza dubbio tra le forze politiche che maggiormente ha insistito, in questi anni di intensificata presenza militare nazionale all'estero, sulla necessità che i nostri soldati fossero messi nella condizione di difendersi e proteggersi al meglio.
Apprezziamo, quindi, che per accrescere la sicurezza dei nostri ragazzi, il decreto che stiamo convertendo in legge stanzi cinque milioni di euro per sostenere le attività della nostra intelligence sui teatri in cui i nostri militari si trovano. Così come riteniamo utili le risorse messe a disposizione dei nostri comandanti per procedere all'esecuzione di quei Quick Impact Projects che tanto aiutano a creare un clima di maggior serenità intorno ai nostri contingenti.
Abbiamo altresì gradito il fatto che siano stati reperiti 30 milioni di euro per coprire le esigenze collegate alle patologie emerse negli ultimi tre anni causate nell'esposizione di particolari situazioni di rischio.
Dei motivi di rammarico, tuttavia, ci sono. E non vogliamo nasconderli.
Non condividiamo, ad esempio, la scelta che è stata fatta anche questa volta di utilizzare un provvedimento importante, che concerne un aspetto essenziale della politica estera del nostro Paese, per inserire una quantità di disposizioni non attinenti, che salvaguardano questo o quell'interesse particolare. Avremmo anche noi potuto unirci al coro, magari esigendo l'inserimento di una norma sul riallineamento delle carriere dei marescialli, che tanto ci preme e sulla quale tanto insistiamo dall'inizio di questa legislatura. Ma non lo abbiamo fatto, reputandolo semplicemente non corretto. Vorremmo che in futuro anche gli altri si attenessero a questa regola di elementare buon senso politico, assumendo un contegno più austero.
Pensiamo anche sia opportuno dilatare l'ambito temporale di queste proroghe, anche se ci rendiamo perfettamente conto che la scelta dell'orizzonte semestrale compiuta anche questa volta riflette le obiettive difficoltà di bilancio.
C'è un ulteriore aspetto del provvedimento che non ci trova concordi, ma non metteremo per questo a rischio l'approvazione del decreto, che voteremo così com'è per senso di responsabilità.
Vogliamo che si sappia però che non ci trova affatto concordi la scelta che è stata fatta di stanziare 2,5 milioni di euro per finanziare le celebrazioni dell'Unità d'Italia anche sui teatri di crisi: a fronte dei cinque attribuiti all'intelligence, che servono a generare maggior sicurezza per i nostri soldati, ci sembra infatti che non ci sia proporzione.
Sarebbe stato di certo più opportuno stanziare a questo punto, se erano effettivamente disponibili solo 7,5 milioni di euro, la sola attività informativa e di sicurezza a favore dei contingenti militari.
Abbiamo anche dubbi circa il fatto che afgani, libanesi e pakistani e così via possano riscontrare un qualche interesse ad assistere alle celebrazioni fuori sede della nostra unificazione nazionale. I nostri soldati crediamo siano comunque di fatto coscienti di una loro unità, visto che approdano ai rispettivi reparti di impiego da tutte le Regioni del nostro Paese, e penso che siano molto più interessati al miglioramento delle condizioni di sicurezza in cui sono chiamati ad operare che non alle varie celebrazioni del 150°.
In conclusione, signor Presidente, signor Sottosegretario, il Gruppo della Lega Nord chiede al Governo di prendere in esame nei futuri provvedimenti le criticità espresse e vota comunque a favore della conversione in legge del decreto di proroga delle nostre missioni militari internazionali.
Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Cantoni sul disegno di legge n. 2537
Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi e colleghe, ci apprestiamo a votare un provvedimento che, lo ricordo, è stato approvato sostanzialmente all'unanimità presso l'altro ramo del Parlamento. Il provvedimento in titolo, esaminato in maniera approfondita dalle Commissioni riunite Esteri e Difesa, da me presiedute insieme al presidente Dini, rivela la sua estrema importanza nel prorogare le autorizzazioni di spesa relative alla partecipazione italiana alle missioni internazionali. Prima di illustrare i motivi a sostegno di tale votazione, sento la necessità di ringraziare tutti i componenti delle Commissioni e di congratularmi con loro per l'ottimo clima di partecipazione e coinvolgimento che ha regnato durante le sedute.
L'importanza e le finalità di pace delle nostre missioni emersa in sede di discussione parlamentare riconferma con voce forte la valenza del contributo che l'Italia vuole assicurare nei teatri più instabili del mondo. Un contributo fondamentale, plasmato sul lodevole obiettivo di circoscrivere quelle aree suscettibili di propagare il terrorismo. Ma non solo. Un contributo rivolto a garantire, la pace e la ricostruzione istituzionale e sociale in quei Paesi che sono riusciti, grazie all'intervento costante della Comunità Internazionale, a debellare i germi dell'autodistruzione.
I colleghi già intervenuti in dibattito hanno condotto un'ottima analisi delle singole disposizioni del decreto-legge, il cui testo dunque non richiede ulteriori approfondimenti. II mio intervento, pertanto, sarà fondato su una visione onnicomprensiva delle varie problematiche. Affinché, mi auguro, si abbia la consapevolezza non solo della bontà dei singoli articoli, quanto, soprattutto, del perché l'Italia debba proseguire in modo così convinto a finanziare l'attività dei propri soldati, specialmente in quei campi di battaglia in cui le elevate perdite hanno fatto dubitare a molti dell'opportunità di proseguire ulteriormente. Gli impegni presi a livello internazionale devono essere onorati; non lo dico per una questione di credibilità o affidabilità rispetto agli altri Paesi. Lo dico, invece, perché riconosco che dietro la spessa cortina di tentennamenti e diffidenza c'è la tutela di intere popolazioni e dei loro diritti, contro le sopraffazioni dei più forti. Non è una questione di Stati; è piuttosto, una questione di uomini, donne e bambini della democrazia e dignità di queste popolazioni.
Dobbiamo essere fieri delle nostre Forze Armate e dei loro vertici. E dobbiamo ringraziarli. Perché ci hanno sempre dato prova di dedicarsi ai compiti loro affidati con abnegazione, costanza, determinazione e grande professionalità. Non possiamo disconoscere il loro indispensabile ruolo, in assenza del quale l'Italia non si sarebbe potuta fregiare del fatto di essere chiamata a far parte dei più alti consessi internazionali. Si aggiunga, poi, che urge coerenza fra le iniziative politico-diplomatiche e l'azione militare, ai fini di un impiego efficiente delle risorse accordate e questo è un altro motivo per cui il Parlamento deve ribadire il suo sostegno ai processi di pacificazione e di cooperazione allo sviluppo nonché alle missioni di lotta al terrorismo.
La piena legittimazione giuridica è, infatti, la base imprescindibile di un operato che poggia sul consenso delle popolazioni interessate, sul coordinamento con le Forze armate degli altri Stati partecipanti, sulla necessaria sinergia con le organizzazioni umanitarie presenti e, infine, un operato che poggia sul costante rispetto dei principi e dei valori fondamentali della carta dell'ONU e del diritto umanitario. La buona riuscita delle missioni non può dipendere dai cambiamenti d'umore della politica. È questo il campo in cui le contese partitiche devono necessariamente mettersi da parte per lasciare spazio all'acume e ai ragionevoli suggerimenti dei tecnici.
Fra le varie missioni, ve n'è una che, per gravità della situazione e per consistenza dell'aiuto economico, richiede un costante monitoraggio. Si tratta dell'Afghanistan. È il teatro che si pone sul piano maggiormente preoccupante. La strategia predisposta dal generale Petraeus e mirante a un disimpegno militare per il 2014 richiede infatti il raggiungimento di un adeguato livello di autosufficienza delle forze di polizia e di sicurezza locali. Tuttavia, le recrudescenze degli ultimi mesi fanno escludere che tale transizione possa avvenire in modo pacifico. Si pensi, ad esempio, all'inarrestabile propagazione delle cellule terroristiche dal confine meridionale dell'Afghanistan verso il Pakistan, circostanza che ha reso più frequenti gli attacchi di droni statunitensi contro le postazioni di Al Qaeda e che ha causato la chiusura della frontiera fra i due Paesi da parte di Islamabad.
La provincia di Herat, inoltre, affidata alla protezione delle forze militari italiane, è diventata più sicura dopo l'elezione di Ahmad Nuristani a governatore, ma nei distretti meridionali l'attenzione è sempre elevata. Non dimentichiamo, in questo contesto, il grande valore dei nostri soldati che hanno perso la vita a causa di spietati agguati. Non smetteremo mai di ringraziare i loro servigi e di essere orgogliosi del loro coraggio, e della loro professionalità.
Ultimamente, poi, altri fenomeni terroristici hanno coinvolto direttamente cittadini italiani, come il recente abbordaggio della petroliera Savina Caylyn, nel golfo di Aden. L'alta concentrazione di attacchi da parte di pirati somali rende sempre più urgente la predisposizione di sforzi unanimi per il contrasto del fenomeno. Ecco perché dobbiamo confermare con netta convinzione la partecipazione dell'Italia alle missioni Ocean Shield e Atalanta.
Ma il supporto italiano non si esaurisce qui. Parlare del'Iraq, del Libano, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, del Congo, del Darfur o della Georgia finirebbe per essere una mera elencazione se non venisse contestualizzata. Solo capendo le radici dei vari conflitti è possibile giustificare il sostegno italiano e la volontà odierna di riaffermarlo.
Eppure, in un mondo globalizzato, da un lato esiste un forte rischio di perdere di vista le sfaccettature locali dei conflitti. Dall'altro lato, la stessa globalizzazione ha prodotto un fenomeno opposto: con la rivoluzione di Internet e dei social network, anche dai luoghi più remoti è possibile conoscere ciò che avviene nel resto del mondo. Le tecnologie mediatiche di trasmissione dei dati e la velocità con cui si propaga l'informazione digitale hanno reso effettiva la diffusione in tempo reale di messaggi di libertà. Questa breccia apre nuovi metodi per conquistare la democrazia. Gli attuali tumulti che dall'Africa del Nord si stanno diffondendo fino all'Iran ne sono la più ovvia testimonianza. Possiamo considerarli una caduta del muro di Berlino nel Medio Oriente.
Il nostro obiettivo, allora, deve ritornare ad essere luminoso e chiaro: che la pace diventi un valore realmente ecumenico, da condividere e tutelare in ogni angolo del mondo. E non è paradossale che si guadagni la pace combattendo contro chi vuole
a tutti i costi impedirlo: è invece fisiologico, poiché non esiste altro metodo valido. Le opportune rimodulazioni delle forze in campo previste nel provvedimento che ci apprestiamo a votare sono la testimonianza lampante dell'opportunità di proseguire nel solco del percorso già tracciato. Difatti, pur nell'attuale congiuntura economica, è per noi un atto politicamente nobile riuscire ad onorare il nostro impegno finanziario e mantenere gli stanziamenti in linea con quelli del secondo semestre del 2010.
Mi auguro, pertanto, che, in armonia con le discussioni emerse alla Camera dei deputati anche qui in Senato sia possibile pervenire ad un assenso finale favorevole, nel rispetto della medesima compattezza e coerenza, vista l'importanza di tale votazione.
Per tutte queste ragioni, annuncio con molto piacere il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Ferrara, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Piccioni, Rizzotti, Vallardi, Viceconte e Zanoletti.
E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Maritati, per attività di rappresentanza del Senato.
Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, trasmissione di documenti
Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, con lettera in data 11 febbraio 2011, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera o), della legge 4 agosto 2008, n. 132 - la relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle Regioni dell'Italia meridionale, approvato dalla Commissione stessa nella seduta del 9 febbraio 2011 (Doc. XXIII, n. 5).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Lannutti Elio
Modifiche agli articoli 53, 97, 115, 116 e 142 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di circolazione e guida dei ciclomotori e dei quadricicli (2559)
(presentato in data 15/2/2011);
senatore Costa Rosario Giorgio
Modifiche ed integrazioni alla legge 29 marzo 1985, n. 113, in materia di "Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti" (2560)
(presentato in data 16/2/2011);
senatori Armato Teresa, Andria Alfonso, Carloni Anna Maria, Chiaromonte Franca, De Luca Vincenzo, Incostante Maria Fortuna
Nuove disposizioni in materia di concessioni demaniali marittime a scopo turistico-balneare e ricreativo (2561)
(presentato in data 16/2/2011).
Camera dei deputati, trasmissione di documenti
Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 10 febbraio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla II Commissione permanente (Giustizia) di quell'Assemblea nella seduta del 2 febbraio 2011, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la prevenzione e la repressione della tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime, che abroga la decisione quadro 2002/629/GAI (COM(2010)95 definitivo).
Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 569).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 1, lettera f) e 2, del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante il regolamento concernente criteri e modalità di riconoscimento, a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche, di forme organizzative speciali (n. 331).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 17 aprile 2011. Le Commissioni 1a e 5a potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 28 marzo 2011.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro della difesa, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del contrammiraglio (aus.) Pietro Vatteroni a Vice Presidente della Lega navale italiana (n. 108).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'8 marzo 2011.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, la relazione per l'anno 2009 sull'attività di gestione dei Fondi per il sostegno finanziario all'esportazione e all'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano gestiti da Simest SpA.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXV-bis, n. 3).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la relazione riguardante i risultati derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, aggiornata al 31 dicembre 2009.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. LXVIII, n. 2).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 10 e 11 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-ter, comma 1, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le relazioni sui flussi finanziari intercorsi tra l'Italia e l'Unione europea, riferite al primo, al secondo e al terzo trimestre 2010 .
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, nn. 5, 6 e 7).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190, la relazione sull'attuazione degli interventi volti a garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali, aggiornata al 31 marzo 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CCXXXI, n. 2).
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, ultimo comma, della legge 28 dicembre 1982, n. 948, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2009 dagli enti a carattere internazionalistico sottoposti alla vigilanza del Ministero degli affari esteri.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. CLXXII, n. 3).
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 11-bis, lettera g), del decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45, la relazione sulla situazione, i risultati raggiunti e le prospettive degli interventi a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione previsti dal citato articolo 2, relativi all'anno 2009 (Doc. CCXVII, n. 2).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze
La Corte costituzionale, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 41 del 7 febbraio 2011, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 4-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134 (Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010), aggiunto dalla legge di conversione 24 novembre 2009, n. 167. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 7a Commissione permanente (Doc. VII, n. 119).
Interrogazioni
MUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
sul numero del 27 gennaio 2011 del quotidiano "La Repubblica" è apparso un articolo che annunciava un finanziamento di 20 milioni di euro per "Geneticamente", un polo di ricerca privato sulle biotecnologie e contro gli organismi geneticamente modificati che avrà sede a Ladispoli;
su diversi quotidiani on line, di orientamento scientifico, sono apparsi commenti indignati riguardo a questa vicenda, da cui si evince che i fondi pubblici sono stati assegnati senza un preventivo parere di un commissione scientifica;
da più parti si denuncia la cronica mancanza di fondi destinati alla ricerca scientifica e pesanti tagli alla stessa,
si chiede di sapere se la notizia sia confermata, e sopratutto quale siano stati i criteri di attribuzione di questi fondi, i dati scientifici e le priorità.
(3-01919)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
è arrivata all'interrogante una segnalazione relativa ad una lettera che l'Università degli Studi Unicusano di Roma avrebbe inviato a tutti i docenti comunicando che, a decorrere dal mese di febbraio, tutti gli stipendi sarebbero stati pagati esclusivamente attraverso bonifico bancario sui conti correnti aperti dagli stessi presso l'Istituto Bancario Barclays;
all'interrogante risulta che in tale lettera si dichiari che l'iniziativa si rende necessaria e obbligatoria al fine di risparmiare sulle spese di gestione dell'università stessa;
la lettera, inoltre, avverte i professori che nessun'altra modalità di pagamento sarà possibile onde evitare costi aggiuntivi e inutili all'Università;
considerato che:
in base ad uno studio condotto dalla Commissione europea è emerso che le banche italiane sono le più care di tutta Europa, soprattutto per quanto riguarda i conti correnti per i quali l'Italia ha i costi di gestione in assoluto più elevati, superiori di due volte e mezzo rispetto alla media;
la Commissione europea, in particolare, ha sottolineato che gli elevati costi di gestione dei conti correnti offerti dalle banche italiane sono legati soprattutto a costi molto alti per le operazioni chiave. Le tariffe, inoltre, sono sotto la media in termini di trasparenza e hanno i punteggi più bassi in termini di semplicità; per avere maggiori dettagli sui prodotti già illustrati sui rispettivi siti Internet delle varie banche italiane, ha spiegato la Commissione, è stato indispensabile contattare direttamente oltre il 90 per cento delle banche prese in esame dallo studio;
risulta piuttosto difficile capire per il cliente, nello specifico, quali siano le spese che un determinato prodotto comporta e a quanto ammontino, ciò che di conseguenza rende difficile anche la comparazione tra i vari prodotti;
inoltre in Italia il costo di un mutuo è molto più alto rispetto alla media degli altri Paesi d'Europa;
milioni di italiani sono afflitti dalla crisi economica, ma soprattutto dal sistema bancario, un unico enorme sistema di usura legalizzata. La crisi economica, come ha dichiarato il ministro Tremonti, è partita dalle banche, che poi di fatto hanno goduto anche di miliardi di euro di aiuti di Stato, mentre i cittadini, i debitori, colpiti da tassi usurai, non hanno avuto alcun aiuto reale;
le pratiche che ad avviso dell'interrogante sono assimilabili a forme di usura seguite dalle banche negli ultimi cinque anni in danno di cittadini e imprese ammonta ad oltre 60 miliardi di euro. Nonostante la crisi e la moria delle imprese a causa dei sovente immotivati recessi dagli affidamenti creditizi, i maggiori gruppi bancari italiani, dopo avere implorato il Governo affinché fossero concessi interventi straordinari in favore delle banche per evitare il tracollo del sistema, hanno chiuso i rispettivi bilanci ognuno con utili pari a circa 600/700 milioni di euro netti,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se al Governo risulti che altre Università si siano adoperate per obbligare i propri dipendenti ad accendere conti correnti presso istituti bancari da queste indicate come unica condizione per ricevere lo stipendio;
se siano rispettati i profili di legittimità relativi all'obbligatorietà del professore universitario a prestare il proprio servizio come da contratto indipendentemente dall'avere il proprio conto corrente presso un istituto bancario piuttosto che un altro;
a quanto ammonti per il triennio 2011-2013 il contributo per le Università non statali;
considerato il potere dominante assunto dalle banche e il disagio di milioni di italiani loro clienti, quali iniziative idonee al ripristino della legalità il Governo intenda assumere.
(4-04587)
DE TONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'interrogante è venuto a conoscenza della situazione di estremo disagio e pericolosità esistente all'interno della casa circondariale di Brescia;
a fronte di una capienza regolamentare di 206 posti, risultano esser detenuti ben 542 individui dei quali 201 in attesa di giudizio;
tra i suddetti detenuti 313 sono stranieri: gli stati di provenienza maggiormente rappresentati sono il Marocco con 95 detenuti, l'Albania con 48, la Tunisia con 56, la Romania con 28;
come appreso dalla stampa, alcuni avvocati penalisti avrebbero presentato un esposto in procura, e la Presidente della Corte d'appello di Brescia avrebbe definito la situazione della casa circondariale in questione allarmante;
considerato che:
il carcere necessita di urgentissimi ed importanti interventi di ristrutturazione, che dovrebbero interessare tutte le strutture interne, quali le celle di detenzione, i corridoi, le sale adibite ai servizi interni, gli spazi di passaggio;
nelle pressoché perenni condizioni di sovraffollamento della struttura carceraria, si riescono ad operare esclusivamente piccole ristrutturazioni d'emergenza;
in celle da 15 metri quadrati sono raccolti sino a 6 detenuti, con servizi igienici che misurano poche decine di centimetri, pertanto non sono garantite condizioni di vivibilità né ai reclusi né agli operatori;
gli operatori della casa circondariale protestano da tempo affinché siano eliminate, o quanto meno limitate, le ormai davvero insostenibili difficoltà lavorative vissute quotidianamente, quali il dover sopportare turni in condizioni di notevole stress psicofisico che finisce, peraltro, per determinare l'aumento della percentuale di assenza degli operatori stessi dal servizio;
risulta all'interrogante che sia stato interrotto anche il servizio di prestito dei libri;
considerato che:
il livello del degrado raggiunto all'interno della casa circondariale di Brescia offende la dignità umana, e la mancanza di spazi adeguati determina condizioni di inciviltà della detenzione;
le incredibili carenze denunciate comportano il mancato rispetto delle norme riguardanti le misure detentive e, più in generale, anche di quelle sulla sicurezza sul lavoro, rappresentando la negazione dei più elementari diritti del personale previsti dalle vigenti normative in materia e dai contratti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato nelle premesse e nei considerata;
quali iniziative intenda porre in essere al fine di riportare la legalità all'interno della casa circondariale di Brescia, con particolare riferimento ai casi di violazione dei più basilari diritti dei detenuti e delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro;
se le questioni evidenziate dall'interrogante - quali sovraffollamento, carenza di personale addetto alla sorveglianza, fatiscenza delle strutture - non siano pregiudizievoli del livello di sicurezza della struttura stessa.
(4-04588)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:
dalla lettura di un articolo pubblicato sul quotidiano "Terra" il 14 gennaio 2011 si apprende che il Vaticano utilizzerà la forza pubblica per cacciare dal parco dell'Acquafredda le prime quattro di dieci famiglie di contadini dalle abitazioni e dai terreni che coltivano da quattro generazioni circa 100 anni, con la conseguenza che gli stessi perderanno l'abitazione e la possibilità di coltivare la terra, per loro unica fonte di sostentamento;
tutta la tenuta dell'Acquafredda (a Roma, nel quartiere Aurelio-Boccea), di proprietà del Capitolo di San Pietro, è riserva naturale regionale dal 1997 ed ha destinazione e vocazione agricola;
il 25 gennaio scorso l'ufficiale giudiziario si è presentato in via Acquafredda 88 (poco dopo sono arrivati due agenti e un vice ispettore che esegue gli sfratti per il commissariato Aurelio) e ha informato gli sfrattati di una proroga fino al 15 febbraio 2011 facendo capire, alla presenza degli agenti, che il 15 avrebbe fatto eseguire lo sfratto con le buone o con le cattive;
i contadini sono disperati, in un colpo solo perdono tutto, casa e lavoro, a nulla vale che l'area della tenuta è agricola, è in un parco da loro fortemente voluto, ma forse pagano proprio questa loro presa di posizione contro la speculazione edilizia tentata negli anni passati su queste terre proprio dal Vaticano;
a riguardo, come si legge nel citato articolo, il 17 maggio 1984 la III Sezione della Suprema Corte di cassazione penale condanna monsignor Masci, legale rappresentante del Capitolo di San Pietro in Vaticano, proprietario del terreno, a tre mesi di reclusione e 3 milioni di lire di multa per aver predisposto ed attuato una lottizzazione abusiva interessante 145 ettari mediante frazionamento catastale, con la vendita di lotti previa costituzione di un consorzio con finalità abitative, in una zona di Roma con destinazione agricola da piano regolatore generale;
alla fine del 1992, come è richiamato nel medesimo articolo, un noto costruttore romano, Domenico Bonifaci, consegna un assegno al cardinale Castillo Lara presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) da 10 miliardi di lire a titolo di anticipo per l'acquisto di tutta la tenuta (il prezzo pattuito era di 120 miliardi di lire), una cifra ad avviso dell'interrogante esorbitante per un'area agricola, e promette al cardinale anche 32 appartamenti in costruzione nella vicina zona di Val Cannuta. «L'operazione salta quando Bonifaci si ritrova coinvolto nel ciclone di Tangentopoli con altri noti "palazzinari" romani». Nell'articolo si legge che: «Nel 1993 il Capitolo di San Pietro aveva messo sotto sfratto altre 25 famiglie di agricoltori che vivevano nella Tenuta». Inoltre, «Nel 1996 viene emanata la legge che trasforma l'Acquafredda in un Parco regionale. Questo non la preserva però dalla creazione di discariche abusive al suo interno. Una di oltre duemila metri cubi di rifiuti speciali sparsi su una superficie di circa un ettaro, è stata sequestrata di recente dai carabinieri del Noe di Roma». Si trovava in un'area limitrofa alla zona oggetto degli sfratti di questi giorni;
grazie al presidio dei contadini questa porzione di agro romano si è salvata dalla speculazione;
da quanto si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato su "Liberazione" il 5 febbraio 2011, i contadini hanno aderito «"al progetto Mercato Interattivo (il primo mercato d'Europa: www.almercato.net) con vendita online e recapito gratuito per anziani over 70 e disabili. In più - a dimostrazione del valore sociale di queste terre e del suo lavoro - siamo noi contadini che curiamo i sentieri del percorso Roma Natura, che accompagniamo le scolaresche in gita a scoprire cosa cresce dalla terra a pochi passi dai loro quartieri, a far sì che a Roma nord non si perda la tradizione agricola"»;
si legge inoltre che i contadini hanno scritto al Papa per denunciare una storia che ha dell'incredibile: «Sua Santità, i contadini della tenuta di Acquafredda, in Roma, Le chiedono di intercedere presso il Capitolo di San Pietro, proprietario della tenuta, affinché non si abbia a perpetrare quella che secondo noi è una grande ingiustizia sia sotto il profilo umano che morale»;
l'area, circondata da una parte da nuove case e dall'altra dall'Holiday Inn e l'Aurelia Hospital con il centro commerciale Panorama a poche centinaia di metri e il Grande raccordo anulare a due minuti di automobile, lascia immaginare come potrebbe diventare questo terreno e del perché qualcuno "in alto" vuole rientrarne in possesso liberandosi dei contadini. Una «città tutta rendita del mattone come Roma» spiega il grande valore di queste aree;
considerato che:
a Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano: come diffuso anche dall'associazione degli inquilini "Adista", almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della città, appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio apostolico della sede apostolica guidata dal cardinale Attilio Nicora, sostenitore dell'8 per mille, che frutta alla Chiesa cattolica quasi 1.000 milioni di euro all'anno) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2.000 fra enti ecclesiastici controllati dalla Cei, istituti e congregazioni religiose, confraternite. Sul patrimonio immobiliare della Santa Sede oltre all'esenzione dal pagamento dell'Ici, che riguarda non la totalità ma buona parte degli edifici di proprietà ecclesiatica, c'è il 50 per cento di sconto dell'Ires, cioè l'imposta sul reddito derivante dai canoni di affitto;
come si legge sul sito dell'Unione inquilini dell'8 febbraio 2011 il Vaticano nel silenzio ha dato da tempo il via ad un'azione di sfratti su vasta scala, unicamente finalizzata ad ottimizzare i profitti, che non tiene conto delle situazioni concrete dei destinatari di tali sfratti e non offre loro soluzioni alternative: gli enti ecclesiastici e religiosi, ai quali spesso i beni sono stati donati con il vincolo dell'uso caritatevole, non hanno esitato a far eseguire sfratti conseguenti a fine locazione, per l'impossibilità degli inquilini di pagare canoni di affitto raddoppiati se non triplicati, a quanto risulta all'interrogante anche a danno di categorie tradizionalmente deboli quali malati terminali o nuclei con minori,
si chiede di sapere:
se il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, sia a conoscenza dei motivi per cui il Vaticano, con tanto accanimento, ha deciso di sfrattare i contadini del parco dell'Acquafredda per riavere nella propria disponibilità l'area che è ancora a destinazione agricola secondo il Piano regolatore di Roma e quindi non edificabile;
se non ritenga che, visti i precedenti storici, dietro detti sfratti non vi sia un chiaro intento speculativo sul parco al fine di trasformare questi oltre 100 ettari di campi in nuovi quartieri residenziali;
quali iniziative di specifica competenza intenda assumere il Governo per affrontare l'emergenza abitativa che si creerà in seguito ai numerosi ordini di sfratto esecutivo.
(4-04589)
PARDI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la Direzione regionale toscana dell'Inail ha emanato, in attuazione dell'art. 11 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (come modificato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106), un avviso pubblico per incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso il finanziamento di progetti d'investimento, formazione, responsabilità sociale e adozione di nuovi modelli organizzativi;
gli incentivi, costituiti da un contributo in conto capitale (variabile dai 5.000 ai 100.000 euro) destinato a coprire dal 50 per cento al 75 per cento dei costi del progetto, vengono concessi con procedura valutativa a sportello ai sensi di quanto disposto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123;
per la Direzione regionale toscana lo stanziamento era pari a complessivi 4.414.537 euro;
le domande di ammissione dovevano essere inviate telematicamente tramite apposito sito Internet-sportello elettronico e il sistema avrebbe registrato le domande in ordine di arrivo;
si specificava tuttavia che la chiusura dello sportello elettronico (prevista per il 14 febbraio 2011) avrebbe potuto essere anticipata in caso di esaurimento dei fondi stanziati;
considerato che:
risulta all'interrogante che moltissime aziende avrebbero segnalato l'impossibilità di accedere all'apposito sito Internet e che già 25 minuti circa dopo la sua apertura lo stesso sportello elettronico risultasse chiuso a causa dell'esaurimento dei fondi stanziati;
poiché le condizioni di ammissibilità delle domande di finanziamento presentate avrebbero dovuto essere verificate nei 15 giorni successivi, in base alla documentazione cartacea che ciascun soggetto richiedente è tenuto a produrre, restano numerosi dubbi in ordine all'opportunità ed alla correttezza di procedere alla chiusura dello sportello elettronico calcolando l'esaurimento dei fondi sulla base delle sole domande,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra illustrato;
quali azioni concrete si intendano porre in essere al fine di approntare un sistema più efficiente per l'erogazione di detti fondi, al fine di dissolvere i dubbi che le imprese avanzano e contribuire a stabilire un clima di reciproco rispetto fra aziende ed istituzioni.
(4-04590)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
risulta all'interrogante che è in corso la fusione della società Alenia Aeronautica con Alenia Aermacchi, entrambe società del gruppo Finmeccanica di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze;
risulta inoltre che in data 14 febbraio 2011 siano stati trasferiti tutti i dipendenti di Alenia Aermacchi nella sede di Alenia Aeronautica di via Bona, a Roma;
pertanto di fatto è stata realizzata, dopo anni che se ne parlava, la fusione tra le due società di Finmeccanica,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno ed urgente conoscere i motivi per cui, nonostante la fusione tra le due società, ancora esistano due consigli di amministrazione e se ciò non contrasti palesemente con la politica di risparmio voluta dall'attuale presidente ed amministratore delegato di Finmeccanica;
per quali motivi, nonostante si sia verificata de facto la fusione tra le due società di Finmeccanica, si sia ritenuto opportuno nominare un vice presidente quando finora non esisteva tale carica nell'organigramma di Alenia Aermacchi;
se il Governo non ritenga doveroso verificare, attraverso una ispezione da parte del collegio dei revisori dei conti di Finmeccanica, quanto costi ad Alenia Aermacchi in termini di spese l'attuale Vice Presidente, che è anche Presidente di SuperJet;
se ritenga ammissibile che nelle società del gruppo di Finmeccanica vengano ancora nominate persone ai vertici delle stesse in prossimità della soglia della pensione.
(4-04591)
LEGNINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -
(4-04592)
(Già 3-01885)