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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 504 del 16/02/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

504a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 16 FEBBRAIO 2011

(Pomeridiana)

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Presidenza della vice presidente MAURO,

indi del vice presidente CHITI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 722 del 15 maggio 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-I Popolari d'Italia domani: Misto PID; Misto-Verso Nord: Misto-Verso Nord.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente MAURO

La seduta inizia alle ore 16,05.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,09 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Informativa del Ministro degli affari esteri sui più recenti sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo e conseguente discussione

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Come confermato in un incontro personale con il primo ministro Ghannouchi, l'Italia sostiene ed incoraggia il cammino riformatore verso la democrazia intrapreso dal Governo transitorio della Tunisia, che si è impegnato ad adottare le principali convenzioni internazionali in tema di difesa dei diritti umani e a contrastare con ogni strumento legale il traffico degli esseri umani, che dopo la caduta del precedente regime ha condotto ad una vera e propria ondata migratoria verso le coste italiane, nelle ultime ore fortunatamente arrestatasi. Al di là del rispetto degli accordi bilaterali e di iniziative mirate a finanziare il rilancio del tessuto produttivo tunisino, tuttavia, per una strategia di lungo periodo volta a contrastare l'immigrazione di massa (potenzialmente proveniente da tutto il bacino del Mediterraneo) è necessaria un'azione comune europea. Accanto all'avvio della missione Frontex ed al concorso al finanziamento delle misure di prevenzione, il Governo italiano ha chiesto una sessione speciale dei leader europei per discutere un patto per la stabilità, la sicurezza e la prosperità nel Mediterraneo, un nuovo piano Marshall, nel quale coinvolgere anche gli Stati Uniti, che favorisca lo sviluppo economico nei Paesi d'origine dei flussi migratori. Gli incontri con i Capi di Stato di Siria e Giordania hanno evidenziato la necessità di iniziative volte a garantire libertà politica e di informazione, uguaglianza e democrazia. In Egitto bisognerà verificare lo stato di avanzamento delle riforme costituzionali, previste in tempi rapidissimi, ed il rispetto dei trattati con Israele. Anche in Egitto la comunità internazionale deve sostenere economicamente il processo di democratizzazione, perché i recenti eventi hanno causato ingenti danni, in particolare nel settore turistico: previa verifica del venir meno delle condizioni di pericolo, il Governo italiano sta valutando le modalità della rimozione del consiglio di non recarsi in Egitto. L'Italia sostiene altresì le legittime aspirazioni delle masse popolari iraniane che chiedono diritti e libertà ed auspica che le manifestazioni non siano represse e che i capi dell'opposizione non siano minacciati o incarcerati. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Divina).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.

DIVINA (LNP). L'accordo tra l'Italia e la Libia, che ha ridotto notevolmente il numero degli sbarchi di clandestini sulle coste nazionali, dimostra che gli accordi bilaterali sono uno strumento utile che dovrebbe rappresentare il mezzo principale per risolvere il problema degli arrivi di clandestini attraverso il Mediterraneo, particolarmente preoccupante alla luce dei recenti avvenimenti nei Paesi del Nord Africa. Andrebbe inoltre posta attenzione al rischio che alcuni stabilimenti italiani per la produzione di armamenti presenti in Libia possano cadere nelle mani sbagliate a causa del proseguire dei rivolgimenti politici e sociali che stanno agitando l'area. (Applausi dal Gruppo LNP).

BONINO (PD). Ogni crisi politica produce rifugiati: questo non è un buon motivo per gridare all'emergenza, né tantomeno per polemizzare con le istituzioni dell'Unione europea, come hanno fatto alcuni esponenti del Governo; va peraltro rilevato come gli Stati membri abbiano sempre impedito l'avvio di una politica europea comune sull'immigrazione e come, durante l'esame dell'ultima legge comunitaria in Parlamento, sia stato inopportunamente eliminato il recepimento della direttiva europea sui rimpatri. È probabile che l'intera regione finirà per essere scossa dai sommovimenti, Libia compresa; pertanto, nell'elaborare una strategia a medio e lungo termine, è necessario comprendere quali sono le vere ragioni alla base degli eventi, cioè l'aspirazione alla libertà da parte dei popoli, ed è necessario convincersi che gli aiuti economici, per essere efficaci, devono essere accompagnati da un chiaro progetto politico, volto alla costruzione di istituzioni comuni. Gli accordi bilaterali non potranno mai sostituire la necessità di una politica europea sul tema, che al momento appare carente. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Serra).

MARAVENTANO (LNP). Il fenomeno degli sbarchi di clandestini a Lampedusa rischia di mettere in ginocchio la fragile economia dell'isola, basata in gran parte sul turismo; i suoi abitanti peraltro già vivono in una condizione di precarietà per la mancanza di scuole e di strutture ospedaliere e per l'aumento del costo dei carburanti, che danneggia l'altra fonte di ricchezza per l'isola, cioè la pesca. Per evitare che la situazione diventi insostenibile, è necessario continuare con i respingimenti e con i rimpatri ed è necessario che l'Unione europea si faccia carico del fenomeno. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Pinzger. Congratulazioni).

BETTAMIO (PdL). Le rivolte nei Paesi del Nord Africa sono sorte inizialmente per ragioni legate alle difficili condizioni di vita della popolazione e si sono via via trasformate in un ampio movimento per la libertà, che chiede la fine dei regimi non democratici e la loro sostituzione con governi democraticamente eletti. In un simile contesto, appare condivisibile la proposta del ministro Frattini di avviare una sorta piano Marshall per i Paesi attraversati dalla crisi, così come è auspicabile che l'Unione europea sia in grado di favorire ed accompagnare questo processo, senza paternalismi o interferenze. (Applausi dal Gruppo PdL).

PEDICA (IdV). La proposta del ministro Frattini di favorire il turismo e di finanziare le piccole e medie imprese in Tunisia è l'ennesima trovata propagandistica destinata a restare inattuata, visto quanto poco il Governo è stato finora in grado di fare per l'economia e per le imprese italiane. La politica estera italiana rimarrà inascoltata in ambito europeo perché è del tutto inconsistente e costituita principalmente dalla politica di affari personali portata avanti dal Presidente del Consiglio. Il Ministro degli esteri avrebbe dovuto indicare strategie di lungo respiro, ma l'azione del Governo sembra mossa unicamente dall'esigenza di evitare gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane mediante l'erogazione di contributi economici (un nuovo piano Marshall), senza alcuna idea o progetto politico e senza preoccuparsi della democraticità dei beneficiari, come nel caso della Libia; in questo modo l'Italia si pone in una condizione di ricattabilità. L'Italia dei Valori chiede al Governo un'azione concreta che muova da una visione sul futuro del Mediterraneo, chiede di agire in maniera propositiva e sostanziale in Europa, ricercando la massima collegialità, e di abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato al regime di Gheddafi. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL). Chiede che il testo integrale dell'intervento sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico commerciale «Blaise Pascal» di Foggia presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa
del Ministro degli affari esteri

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). L'ondata rivoluzionaria che sta sconvolgendo il Nord Africa e che potrebbe interessare tutto il mondo arabo rischia di avere degli effetti esplosivi per l'Italia, possibile meta di un massiccio sbarco di profughi provenienti dall'intera costa Sud del Mediterraneo. Il Ministro dell'interno ha fronteggiato in modo corretto l'emergenza connessa all'arrivo dei rifugiati tunisini, chiamando in causa l'Unione europea e riaprendo il centro di prima accoglienza di Lampedusa. Anche in questa occasione, però, sono emersi i limiti della politica del Governo sull'immigrazione, la cui componente clandestina è aumentata, come denunciato dalla Caritas. È dunque auspicabile che il ministro Maroni persegua d'ora in poi il coinvolgimento di tutte le forze politiche nell'affrontare un tema così rilevante e assicura la collaborazione costruttiva del Gruppo. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-Io Sud-MRE e del senatore Astore).

BODEGA (LNP). È inverosimile che i migranti giunti sulle coste italiane possano essere considerati rifugiati politici perseguitati dal regime tunisino, che si trova in via di dissoluzione. È dunque giustificata l'inquietudine dei tanti italiani che temono l'arrivo di evasi, di potenziali terroristi o di semplici profittatori, che sfruttano la situazione di confusione per sbarcare in Italia come profughi politici. Bene ha fatto dunque il ministro Maroni a chiedere il supporto dell'Unione europea, che però non deve essere utilizzato per consentire la permanenza dei clandestini in Italia, ma deve favorire il rimpatrio degli abusivi e finanziare attività di prevenzione dell'emigrazione dal Nord Africa. La Lega Nord continua dunque a sostenere un atteggiamento di fermezza, per evitare che l'Italia possa essere travolta dall'arrivo di un numero insostenibile di migranti. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

TONINI (PD). Il Governo ha finalmente compreso che la questione migratoria non può essere risolta in maniera autonoma dall'Italia, magari con l'aiuto della sola Libia, ma necessita la cooperazione degli altri partner europei e della comunità internazionale. Nel rapportarsi ai cambiamenti epocali che si stanno verificando nel Nord Africa, il Governo è chiamato ad adottare una dottrina chiara e una visione strategica, che faccia dell'Italia - forte della sua centralità geografica ed economica nel Mediterraneo - il Paese capofila nel sostegno ai popoli arabi che reclamano istituzioni democratiche. Sarebbe infatti un errore esiziale se i Paesi occidentali venissero percepiti come i difensori dei vecchi regimi e la potenza iraniana apparisse come la paladina dei popoli in rivolta. Occorre infine sostenere lo sviluppo delle economie della sponda Sud del Mediterraneo, attraverso misure concrete e non limitandosi all'annuncio di un nuovo piano Marshall. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

D'ALI' (PdL). L'Europa deve aiutare l'Italia ad affrontare l'emergenza migratoria - che il Governo sta gestendo con pragmatismo e acume - non soltanto attraverso i necessari aiuti economici, ma anche con il rafforzamento dei pattugliamenti e l'assistenza ai rimpatri, che verranno effettuati solo dopo aver vagliato con attenzione la sussistenza dello status di rifugiato. La politica italiana nei confronti dei Paesi del Nord Africa, con cui sono stati stipulati accordi bilaterali e con cui esiste una rilevante partnership economica, va salvaguardata in un momento di estrema delicatezza, tutelando gli operatori italiani presenti in quei territori. È bene dunque che l'Italia assuma un ruolo di guida nel contesto europeo e internazionale, favorendo le iniziative di stimolo allo sviluppo, promovendo la libertà e la democrazia e proponendo una più forte integrazione economica dei Paesi del Nord Africa. L'area del Mediterraneo è infatti destinata a svolgere ancora una volta un ruolo geopolitico di primaria importanza e l'Italia deve utilizzare al meglio la propria centralità geografica, culturale ed economica. (Applausi dal Gruppo PdL).

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2537) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Nella seduta antimeridiana hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del relatore, mentre il rappresentante del Governo ha rinunziato ad intervenire.

VICARI, segretario. Dà lettura del parere espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame e sui relativi emendamenti. (v. Resoconto stenografico).

BETTAMIO, relatore. Invita il Governo ad accogliere gli ordini del giorno G200 e G100, con modifiche di cui dà lettura, ed esprime parere contrario agli ordini del giorno G101 e G102.

TONINI (PD). Accoglie le modifiche proposte all'ordine del giorno G200 (v. testo 2 nell'Allegato A).

GAMBA, relatore. Invita ad accogliere l'ordine del giorno G103, previa riformulazione di cui dà lettura, ed esprime parere contrario agli ordini del giorno G104 e G105.

PERDUCA (PD). Accoglie le modifiche proposte all'ordine del giorno G103 (v. testo 2 nell'Allegato A).

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Accoglie gli ordini del giorno G200 (testo 2) e G103 (testo 2). È disposto ad accogliere l'ordine del giorno G100 con le riformulazioni proposte dal relatore e con ulteriori modifiche di cui dà lettura. Non accoglie i restanti ordini del giorno.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Accoglie le modifiche proposte all'ordine del giorno G100 (v. testo 2 nell'Allegato A).

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G200 (testo 2), G103 (testo 2) e G100 (testo 2) non sono posti in votazione.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Non insiste per la votazione degli ordini del giorno G101 e G102.

PERDUCA (PD). Anche a nome della senatrice Poretti, chiede di aggiungere la firma all'ordine del giorno G200 (testo 2). Invita ad accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno G104 e G105, che richiamano esigenze reali evidenziate dai militari che partecipano alle missioni di pace.

GAMBA, relatore. Esprime parere contrario all'accoglimento degli ordini del giorno G104 e 105 anche se trasformati in raccomandazione.

Il Senato respinge gli ordini del giorno G104 e G105.

PRESIDENTE.

CAFORIO (IdV). L'emendamento 1.1 stanzia per la cooperazione allo sviluppo in Afghanistan le stesse risorse previste nel precedente semestre, compensando tale incremento con una riduzione dello stanziamento aggiuntivo previsto in favore della Libia.

BETTAMIO, relatore. Chiede la trasformazione in ordini del giorno degli emendamenti 1.2 e 1.6 ed esprime parere contrario sulle restanti proposte di modifica.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Condivide il parere del relatore.

PRESIDENTE. L'emendamento 1.1 è improcedibile.

Il Senato respinge l'emendamento 1.5.

PERDUCA (PD). Considerata la penuria di risorse destinate alla cooperazione, è bene che le poche disponibili siano efficacemente impiegate .Per questo l'emendamento 1.4 sopprime il comma che destina risorse alla realizzazione della "Casa della società civile" a Kabul per la quale è stato approvato un anno fa analogo stanziamento, evidentemente senza che nulla sia stato realizzato.

Il Senato respinge l'emendamento 1.4.

PEDICA (IdV). Trasforma l'emendamento 1.2 nell'ordine del giorno G1.2 (v. Allegato A).

MARCENARO (PD). Trasforma l'emendamento 1.6 nell'ordine del giorno G1.6 (v. Allegato A).

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.2 e G1.6 non sono posti in votazione.

Il Senato respinge l'emendamento 1.3.

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge (Interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione), ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sull'emendamento 2.1.

BETTAMIO, relatore. Chiede la trasformazione in ordini del giorno degli emendamenti 2.2 e 2.8 ed esprime parere contrario sulle restanti proposte di modifica.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Si associa al parere del relatore.

Presidenza del vice presidente CHITI

Il Senato respinge l'emendamento 2.7.

PRESIDENTE. L'emendamento 2.1 è improcedibile.

PEDICA (IdV). Trasforma l'emendamento 2.2 nell'ordine del giorno G2.2 (v. Allegato A).

MARCENARO (PD). Concorda sulla trasformazione anche dell'emendamento 2.8 nell'ordine del giorno G2.2.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.2 non è posto in votazione.

Il Senato respinge gli emendamenti 2.3 e 2.4.

PERDUCA (PD). Dichiara voto favorevole all'emendamento 2.6 soppressivo del comma 11-bis, introdotto alla Camera dei deputati, che destina 250.000 euro ad un Comitato atlantico italiano, la cui attività è sconosciuta ma che è presieduto da un deputato, l'onorevole La Loggia. Ritiene che per ragioni di buon senso il Gruppo dovrebbe chiedere la votazione nominale elettronica dell'emendamento.

SCANU (PD). Il Gruppo è favorevole all'emendamento.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore D'AMBROSIO (PD), il Senato respinge l'emendamento 2.5, identico al 2.6.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, avvertendo che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati. Procede all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 (Iniziative in favore dell'Afghanistan), ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sull'emendamento 1.1.Saluta gli studenti dell'istituto di istruzione secondaria superiore tecnico commerciale e geometri "Pinto Anelli" di Castellana Grotte, in provincia di Bari, presenti in tribuna (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

PRESIDENTE. All'articolo 3 del decreto-legge (Regime degli interventi) non sono riferiti emendamenti. Passa all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge (Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia).

GAMBA, relatore. E' contrario agli emendamenti e all'ordine del giorno G4.100.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Si associa al parere del relatore.

PEDICA (IdV). Dichiara voto favorevole all'emendamento 4.1 soppressivo del comma che riguarda la missione ISAF. L'intervento militare in Afghanistan, deliberato in violazione dell'articolo 11 della Costituzione, per il quale l'Italia ha speso oltre tre miliardi di euro, si è rivelato fallimentare: i talebani sono minacciosi, le elezioni sono state inficiate da brogli, il Governo locale è corrotto, le condizioni della popolazione non sono migliorate.

PERDUCA (PD). Voterà contro l'emendamento 4.1 perché il ritiro delle truppe non è una risposta politica alla difficile situazione afgana. La missione è necessaria a diffondere la cultura dei diritti umani e ad affrontare la questione della coltura e della commercializzazione dell'oppio.

TONINI (PD). Il Gruppo è contrario all'emendamento 4.1 e chiede all'Italia dei Valori di ritirarlo.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PEDICA (IdV), il Senato respinge l'emendamento 4.1. E' quindi respinto l'emendamento 4.5.

PERDUCA (PD). L'emendamento 4.3 sopprime invece il comma che rifinanzia la missione a Cipro: si tratta di un intervento che risale al 1964, che impegna caschi blu dell'ONU in territorio europeo e che vede la partecipazione di quattro carabinieri italiani al controllo del cessate il fuoco.

TONINI (PD). Condivide le ragioni di merito dell'emendamento, ma chiede al senatore Perduca di ritirarlo per senso di responsabilità. Il Governo si è comunque impegnato a presentare al Parlamento una valutazione puntuale delle singole missioni. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Gamba).

PERDUCA (PD). Accoglie l'invito e ritira l'emendamento 4.3, ma ricorda che nella scorsa legislatura l'allora opposizione di centrodestra non manifestò analogo senso di responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD).

Il Senato respinge l'emendamento 4.2.

TORRI (LNP). Annuncia l'astensione della Lega Nord sull'emendamento 4.4 ritenendo che sia preferibile destinare a operazioni di intelligence le risorse ulteriori che il decreto-legge destina alla celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERDUCA (PD). Dichiara voto favorevole all'emendamento 4.4 ritenendo che le risorse destinate all'organizzazione di una parata per celebrare l'anniversario dell'unità d'Italia potrebbero essere spese più utilmente per risarcire le famiglie dei militari che si sono ammalati a causa dell'uranio impoverito o delle massicce vaccinazioni. (Applausi della senatrice Poretti).

Il Senato respinge l'emendamento 4.4.

CAFORIO (IdV). Nel dichiarare voto favorevole all'ordine del giorno G4.100, sottolinea la coerenza del Gruppo dell'Italia dei Valori che non ha mai chiesto di uscire dalla NATO ma ha sempre contestato la compatibilità costituzionale della missione in Afghanistan e sollecitato una strategia di uscita dal conflitto. Dopo nove anni dall'inizio di ISAF i talebani non sono stati sconfitti, la corruzione dilaga, la produzione di oppio è aumentata ed è cresciuto il numero di vittime civili.

TONINI (PD). Invita l'Italia dei Valori a ritirare l'ordine del giorno, diversamente il PD voterà contro. Il presidente Obama ha operato una distinzione tra la missione in Iraq, per la quale è stato programmato un ritiro del contingente, e la missione in Afghanistan che ha seguito l'attacco alle torri gemelle. La strategia di ISAF è quella di una progressiva messa in sicurezza del territorio: il ritiro unilaterale del contingente italiano è inconcepibile all'interno del sistema di alleanze in cui il Paese è inserito. (Applausi dal Gruppo PD).

BELISARIO (IdV). Il Gruppo, che non mette in questione il sistema di alleanze internazionali in cui l'Italia è collocata, non ritira l'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo IdV).

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CAFORIO (IdV), il Senato respinge l'ordine del giorno G4.100.

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 (Disposizioni in materia di personale) del decreto-legge, ricordando che sugli emendamenti 5.7, 5.2 e 5.5 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

GRANAIOLA (PD). L'emendamento 5.5 è volto a comprendere i soggetti esposti all'uranio impoverito e alle nanoparticelle di minerali pesanti provenienti dalle esplosioni di materiale bellico tra i soggetti interessati al riconoscimento delle cause di servizio e dei relativi indennizzi. (Applausi dal Gruppo PD).

GAMBA, relatore. Invita a ritirare l'emendamento 5.8 perché la Camera ha adottato una formulazione che già prevede forme più ampie di riconoscimento della causa di servizio e dei relativi indennizzi. È condivisibile l'intento dell'emendamento 5.6, ma non la copertura finanziaria individuata, pertanto ne propone la trasformazione in ordine del giorno. Esprime parere contrario sui restanti emendamenti.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo concorda con il relatore. In particolare, per quanto riguarda l'emendamento 5.8, il Governo si attiverà affinché gli atti discendenti dal decreto-legge in esame consentano di realizzare l'obiettivo proposto.

PERDUCA (PD). Ritira l'emendamento 5.5. Accoglie l'invito a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 5.6, pur invitando a prendere in considerazione l'opportunità di praticare ulteriori riduzioni selettive della spesa pubblica per far fronte a necessità connesse ad assicurare la presenza italiana nello scenario internazionale.

PRESIDENTE. Invita a formalizzare il testo dell'ordine del giorno.

Il Senato respinge gli emendamenti 5.4 e 5.3.

CASSON (PD). Sottoscrive l'emendamento 5.8. Le spiegazioni fornite dal relatore sono giuste, perché le modifiche apportate dalla Camera hanno ampliato la platea degli aventi diritto agli indennizzi, essendo venuta meno la necessità di dimostrare il nesso casuale tra l'esposizione all'uranio impoverito o alle nano-particelle prodotte dall'esplosione di materiale bellico e l'insorgere della patologia. Annuncia la trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 5.8.

GAMBA, relatore. Auspica l'accoglimento dell'ordine del giorno da parte del Governo.

GIARETTA (PD). Aggiunge la propria firma all'emendamento 5.8 ed al successivo ordine del giorno e ricorda che tra le patologie tumorali su cui si intende intervenire ci sono anche quelle legate all'esposizione al radon.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo condivide l'obiettivo di rendere possibile la corretta erogazione degli indennizzi; tuttavia, poiché la problematica investe considerazioni di ordine scientifico, oltre che giuridico e amministrativo, è disponibile ad accogliere un ordine del giorno formulato in termini ampi.

CAFORIO (IdV). Sottoscrive assieme al Gruppo IdV l'emendamento 5.8.

PRESIDENTE. Dispone l'accantonamento degli emendamenti 5.6 e 5.8 al fine di procedere alla predisposizione dei relativi ordini del giorno. Gli emendamenti 5.7 e 5.2 sono improcedibili.

Passa all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 6 (Disposizioni in materia penale) del decreto-legge.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Sulla base dell'impegno del relatore a procedere all'approvazione del provvedimento di riordino del codice penale militare, vi è la disponibilità a ritirare l'emendamento 6.1, volto ad ancorare le ipotesi di non punibilità dei militari non, come ora, alle regole d'ingaggio, ma ad un preciso quadro normativo, individuandolo all'interno del codice penale militare.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico commerciale "Macedonio Melloni" di Parma presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

GAMBA, relatore. La questione posta dall'emendamento 6.1 è affrontata da un disegno di legge di iniziativa governativa per la riforma del codice penale militare con particolare riferimento alle missioni internazionali, che è all'esame delle competenti Commissioni del Senato. Esprime parere contrario sull'ordine del giorno G6.100.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo concorda con il relatore.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Ritira l'emendamento 6.1 e annuncia la non partecipazione al voto finale.

PERDUCA (PD). La finalità dell'ordine del giorno G6.100 è quella di portare a termine l'adeguamento dell'ordinamento italiano allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Il Senato respinge l'ordine del giorno G6.100.

PRESIDENTE. Passa all'esame degli ordini del giorno precedentemente accantonati.

CASSON (PD). Dà lettura dell'ordine del giorno G5.8 (v. Allegato A), risultante dalla trasformazione dell'emendamento 5.8.

GAMBA, relatore. Invita il Governo ad accoglierlo.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G5.8.

PRESIDENTE. Dà lettura dell'ordine del giorno G5.6 (v. Allegato A) derivante dalla trasformazione dell'emendamento 5.6.

GAMBA, relatore. Esprime parere favorevole.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Accoglie l'ordine del giorno G5.6.

PRESIDENTE. Agli articoli 7 (Disposizioni in materia contabile), 8 (Copertura finanziaria) e 9 (Entrata in vigore) non sono riferiti emendamenti. Passa agli emendamenti al titolo, ricordando che l'emendamento Tit.2 è precluso dalla mancata approvazione di modifiche al testo del decreto-legge.

AMATI (PD). L'emendamento Tit.1 potrebbe essere trasformato in un ordine del giorno che impegni il Governo, per i futuri rifinanziamenti delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione internazionale, a definire un titolo in cui l'ordine dei termini corrisponda effettivamente alla prevalenza della spesa, nettamente sbilanciata a favore delle missioni e ridotta al solo 4 per cento per la cooperazione. Non parteciperà al voto finale.

VITA (PD). Si associa alle considerazioni della senatrice Amati e auspica una maggiore attenzione rispetto ai temi trattati dal provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

GAMBA, relatore. Sarebbe favorevole all'eventuale trasformazione dell'emendamento Tit.1 in ordine del giorno.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. L'importanza di un intervento non è solo connessa all'entità della spesa ad esso destinata. Tuttavia, il Governo può accogliere la raccomandazione a valutare in futuro una più corretta formulazione del titolo di analoghi provvedimenti di rifinanziamento tenendo in considerazione la prevalenza della spesa.

PRESIDENTE. L'emendamento Tit.1 si intende ritirato. Passa alla votazione finale.

CAFORIO (IdV). Annuncia il voto contrario del Gruppo e chiede che il testo della dichiarazione di voto finale sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

GALIOTO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Annuncia il voto favorevole del Gruppo e chiede che il testo della dichiarazione di voto sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B). Sollecita l'adozione di provvedimenti annuali di rifinanziamento.

TORRI (LNP). La Lega Nord, che voterà con convinzione a favore del provvedimento, esprime il massimo apprezzamento per i militari italiani che rappresentano con orgoglio il Paese nelle missioni internazionali ed esprime vicinanza ed affetto ai feriti e ai familiari delle vittime. La Lega Nord si è sempre impegnata affinché fosse garantita la massima sicurezza ai militari impegnati in missione e rileva con soddisfazione i risultati conseguiti su questo fronte, così come prende atto positivamente degli stanziamenti assicurati dal Governo al fine di permettere ai militari di operare nelle migliori condizioni. Particolarmente apprezzabili sono anche le risorse stanziate al fine di garantire l'accesso ai benefici previsti dalla legge per coloro che si sono ammalati a causa dell'esposizione a polveri o a nanoparticelle nei teatri di operazioni militari. Sarebbe infine auspicabile un maggiore interessamento da parte della politica al ruolo svolto dall'Italia all'interno della NATO, affinché tale ruolo sia riconosciuto all'altezza dell'attività svolta dal Paese in ambito internazionale. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Santini). Chiede che una integrazione all'intervento sia allegata ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

PINOTTI (PD). Il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame, che proroga e rimodula le importanti missioni militari svolte nei diversi contesti internazionali in cui il Paese è impegnato. Sarebbe tuttavia opportuno che gli aspetti militari e quelli relativi alla cooperazione venissero trattati in modo unitario, così come sarebbe auspicabile un maggiore impegno economico sul fronte della cooperazione, che ha subito rilevanti tagli di risorse negli ultimi anni; ciò sarebbe peraltro in linea con la nuova strategia statunitense in Afghanistan, volta ad aumentare l'impegno politico, diplomatico ed economico al fine di favorire la realizzazione di una exit strategy. Sarebbe inoltre necessaria una riflessione più approfondita sull'evolversi delle motivazioni che sono alla base delle missioni e quindi sull'opportunità di una loro diversa strutturazione, nonché sulla loro effettiva utilità nel perseguimento degli obiettivi di politica estera italiana; tutto ciò sarebbe facilitato dal varo di una cornice normativa certa e stabile sulle missioni internazionali. C'è altrimenti il rischio che tali riflessioni si svolgano solo ed unicamente sull'onda dell'emozione per le perdite subite dai contingenti militari all'estero e che il Parlamento e il Governo si rivelino non all'altezza di quei cittadini che servono il loro Paese con dedizione ed onore. (Applausi dal Gruppo PD).

CANTONI (PdL). Il Governo e la maggioranza hanno sempre rispettato ed onorato i militari caduti nelle missioni all'estero e rinnovano l'espressione della vicinanza alle loro famiglie. Grazie all'impegno e alla dedizione delle Forze armate italiane e dei loro vertici, l'Italia è in grado di fornire un contributo fondamentale per garantire la pace e la sicurezza nei teatri più instabili e per arginare il diffondersi del terrorismo. Con le missioni militari viene inoltre fornito un importantissimo aiuto alle popolazioni civili e si favorisce, dal punto di vista politico, il rafforzamento delle istituzioni democratiche. Lo scenario più difficile è senz'altro costituito dall'Afghanistan, dove è necessario un costante monitoraggio affinché si realizzino i presupposti necessari per l'attuazione del disimpegno militare programmato per il 2014. Alcuni fatti recenti hanno inoltre evidenziato la necessità di contrastare energicamente il fenomeno della pirateria sulle coste somale, mentre gli avvenimenti del Nord Africa rischiano di produrre degli sconvolgimenti geopolitici paragonabili alla caduta del muro di Berlino. In conclusione, nel ringraziare le Commissioni riunite 3a e 4a per il lavoro svolto, annuncia il convinto voto favorevole del Gruppo sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri). Chiede che un'integrazione all'intervento venga allegata ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

PERDUCA (PD). Annuncia, anche a nome della senatrice Poretti, che non parteciperà al voto, essendo in disaccordo con le modalità per mezzo delle quali vengono prorogate le missioni all'estero attraverso il provvedimento in esame.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore TONINI (PD), il Senato approva il disegno di legge n. 2537, composto del solo articolo 1.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Poiché l'esame dei disegni di legge nn. 2482 e connessi sulla parità di accesso nei consigli di amministrazione delle società quotate non si è ancora concluso in Commissione, la seduta antimeridiana di domani sarà dedicata esclusivamente allo svolgimento di atti di sindacato ispettivo.

Sul rinvio a giudizio con rito immediato del Presidente del Consiglio dei ministri

MUGNAI (PdL). Dà lettura delle motivazioni in base alle quali il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano ha disposto il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio, rilevando come, essendo espressamente riconosciuta una difformità di conclusioni tra le investigazioni dell'accusa e quelle della difesa, non sussista quell'evidenza della prova necessaria per disporre il giudizio immediato.

PRESIDENTE. Prende atto delle dichiarazioni del senatore Mugnai, sottolineando tuttavia l'opportunità che i processi si svolgano nelle aule dei tribunali.

Sulla grave crisi dell'Eutelia

NEROZZI (PD). Chiede alla Presidenza di sollecitare il Governo ad incontrare le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Eutelia, che sta attraversando una gravissima crisi.

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Governo in tal senso.

Sul livello di amplificazione sonora in Aula

MALAN (PdL). Pur comprendendo le difficoltà della Presidenza a contenere il forte brusio che a volte si determina in Aula, richiama l'attenzione sull'inopportunità di alzare eccessivamente il livello dell'amplificazione sonora in Aula, che rischia di superare i livelli massimi previsti dalla legge per la tutela della salute nei luoghi di lavoro.

PRESIDENTE. Il richiamo del senatore Malan è condivisibile. L'innalzamento del volume è dovuto a volte al cattivo funzionamento dei microfoni, su cui sarà opportuno svolgere una verifica tecnica.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 17 febbraio.

La seduta termina alle ore 19,55.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,05).

Si dia lettura del processo verbale.

VICARI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,09).

Informativa del Ministro degli affari esteri sui più recenti sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo e conseguente discussione (ore 16,09)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri sui più recenti sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione dieci minuti.

Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri, onorevole Frattini.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signora Presidente, onorevoli senatori, è certamente con piacere che torno oggi a informare il Senato sugli ultimi sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo, anche alla luce di una recente visita che ho compiuto in alcuni Paesi chiave nella sponda sud-mediterranea e dei contatti che ho tenuto nel corso delle due settimane che ci separano dall'ultimo incontro avvenuto qui, dinanzi a voi.

Certamente sapete le dimensioni del fenomeno migratorio che ha interessato l'Italia negli ultimi giorni e conoscete le caratteristiche del flusso e i dati che sono stati pubblicati dal Ministero dell'interno. È forse utile ricordare che nelle ultime ore, oltre al numero, ormai fortunatamente stabilizzato, da almeno 24 ore, di immigrati tunisini, le nostre forze di polizia hanno intercettato delle organizzazioni e dei gruppi di immigrati che stavano cercando di entrare clandestinamente nel territorio nazionale, in alcuni casi via terra: una cinquantina tra cittadini afgani e cittadini iracheni nascosti in alcuni TIR. Questo è quanto è avvenuto ieri. Ancora, c'è stato un tentativo a bordo di una barca a vela e sono stati arrestati due scafisti greci: nuovamente, clandestini afgani, iracheni e - in qualche caso - iraniani. Ancora: una pattugliatore della Guardia di finanza ha intercettato un gommone sul quale viaggiavano degli scafisti di origine albanese, che sono stati arrestati, e 48 tra afgani e iraniani che stavano cercando di approdare alle coste calabresi di Isola di Capo Rizzuto. Infine, un numero consistente, ma ancora non drammaticamente consistente, di egiziani arrivati in Sicilia: in quest'ultimo caso, non solo è stato arrestato uno scafista, che aveva anche ingaggiato un conflitto a fuoco con una motovedetta della Guardia di finanza, ma è stato accertato con grande chiarezza che a bordo di quel barcone vi erano altri tre organizzatori di una vera e propria spedizione dall'Egitto in Italia. Questi sono i dati a nostra disposizione.

Vorrei quindi offrirvi le mie riflessioni, partendo da un'indicazione di quanto è accaduto in Tunisia, anche alla luce dell'incontro che ho avuto l'altro ieri sera con il primo ministro della Tunisia Ghannouchi. La prima considerazione attiene all'impegno assunto dal Governo italiano - che ho confermato al primo ministro Ghannouchi - a sostenere e incoraggiare il Governo transitorio a proseguire sulla strada di questa che potremmo chiamare una rivoluzione pacifica, ossia sul cammino delle riforme, della democrazia e verso le elezioni che sono già state programmate e che si svolgeranno non oltre il prossimo mese di agosto.

Il Primo Ministro tunisino mi ha parlato di iniziative importanti, anche di tipo legislativo: la Tunisia sta aderendo con diverse decisioni, alcune delle quali già adottate ed altre che verranno assunte nelle prossime ore, alle principali Convenzioni internazionali sulla difesa e la protezione dei diritti umani, in particolare la Convenzione contro la tortura e quella che ha istituito la Corte penale internazionale. Sono tutti segnali della volontà del Governo transitorio tunisino, che sosteniamo fortemente, di entrare in un quadro normativo internazionale che garantisca il pieno riconoscimento dei diritti.

Abbiamo parlato a lungo anche delle caratteristiche del Governo transitorio tunisino che è composto in parte consistente da personalità di grande reputazione nella società civile, in alcuni casi legate a gruppi dell'opposizione moderata e in altri senza alcun precedente legame con la vita politica. È evidente che da parte del Governo tunisino sono arrivate alcune importanti dichiarazioni di impegno politico: la prima è il forte impegno del Governo Ghannouchi a contrastare con ogni strumento legale il traffico degli esseri umani. Era questo un impegno che ci attendevamo fortemente e che ha trovato nella risposta del Primo Ministro tunisino un segnale soddisfacente, a mio avviso, della volontà effettiva di contrastare questo fenomeno drammatico.

Sapete che nei giorni della grande ondata migratoria dalla Tunisia (oltre 5.000 persone in pochi giorni) si erano verificate situazioni di vera e propria lista d'attesa, con pagamento di somme rilevanti per ciascuna di queste che sono in realtà vittime di un traffico orribile, e che pagavano dai 1.000 ai 1.500 dollari a testa, senza alcuna garanzia neanche di sopravvivere durante la traversata. È avvenuto in qualche caso il tragico naufragio, con la morte di immigrati che stavano arrivando verso le coste italiane.

Il punto vero è la consapevolezza politica che noi abbiamo colto nel Governo tunisino che il traffico degli esseri umani è qualcosa che non solo danneggia in modo orribile persone, che sono assolutamente delle vittime, ma danneggia fortemente il sistema Paese della Tunisia, il sistema economico, perché in molti casi quel flusso di traffico di esseri umani, ben organizzato - bisogna dirlo - priva il Paese di potenzialità, di risorse umane importanti. Tra gli immigrati arrivati in Italia ovviamente ci sono anche persone, in una percentuale che non siamo in grado di verificare ancora, ben istruite, ben educate, con un livello professionale importante, che quindi è sottratto al loro Paese.

Tunisi ha reagito, da subito, dopo la mia visita dell'altro ieri sera. Ha schierato le forze di sicurezza lungo la costa tunisina, proprio in prossimità dei porti da cui le partenze si erano verificate, i tre porti principali di Gabes, Sfax e di Zarzis,. Sono stati fermati ai porti di partenza almeno cinque barconi già carichi di persone pronte a prendere il largo.

Non ci facciamo illusioni, onorevoli senatori. Dobbiamo mantenere alta la guardia e quindi è ora il momento di attuare una collaborazione molto forte con la Tunisia, una collaborazione italiana e soprattutto europea. Vi sono delle iniziative bilaterali, di cui ovviamente abbiamo parlato. Esiste un accordo italo-tunisino in vigore da anni, che non era stato pienamente attuato e che - lo abbiamo saputo dalle agenzie ieri - il Consiglio dei ministri della Tunisia ha ripreso in mano per valutarne l'immediata messa in applicazione, secondo delle regole e dei principi che noi avremmo auspicato.

Ho espresso al primo ministro Mohamed Ghannouchi la volontà del Governo italiano di mettere a disposizione uomini e mezzi della missione Frontex, che l'Europa si è già detta disponibile a far partire con immediatezza. Ed ho fatto appello alle forze tunisine affinché, per quanto riguarda le loro acque territoriali, possano collaborare con la missione internazionale Frontex, in modo da costituire un sistema di prevenzione alla partenza dai porti tunisini, aiutando così il pattugliamento in acque internazionali che, come sempre, è compito di Frontex e dell'Unione europea.

Abbiamo chiesto di convocare con urgenza delle iniziative europee. La risposta è stata positiva. Domenica ci riuniremo come Ministri degli esteri per fare il punto non solamente sulla Tunisia, ma anche sulle politiche di partenariato e di vicinato dell'Europa con i Paesi del Mediterraneo. Il successivo mercoledì si riuniranno i Ministri dell'interno per le decisioni operative. Nella settimana vi sarà la decisione operativa della partenza della missione Frontex. Attendiamo che, anche su richiesta del Presidente del Consiglio europeo, si possa avere una sessione speciale dei Capi di Stato e di Governo dedicata al tema del Mediterraneo, affinché l'Europa ponga una visione strategica di medio e lungo termine, e non si limiti alla gestione dell'emergenza.

L'Italia ha presentato un documento articolato: sono otto punti dettagliati di richiesta del nostro Paese alla Commissione europea. Tale documento riguarda l'azione di prevenzione, la reazione e i pattugliamenti, il finanziamento per venire incontro, almeno in parte, alle spese aggiuntive che l'Italia dovrà sopportare per questo. Ma, con una visione più ampia, sto preparando un documento strategico che presenteremo domenica ai Ministri degli esteri, che prefigura l'idea più ampia, di medio termine, di un nuovo patto mediterraneo per la stabilità, per la sicurezza e per la prosperità. Abbiamo registrato il sostanziale fallimento dell'Unione per il Mediterraneo - bisogna ammetterlo - ma è evidente che l'Europa non si può sottrarre al suo dovere di rilanciare la politica mediterranea, e l'Italia non si può e non si deve sottrarre al suo dovere di promuovere questa azione. Proprio per questo, preparerò un documento italiano come contributo al dibattito strategico che avvieremo sin da domenica.

Non vi è solo la Tunisia, ma esiste una situazione che può determinare l'esposizione dell'Italia. I piccoli segnali che vi ho descritto (arrivi di barche, di TIR, di barche a vela con piccoli gruppi di immigrati che vengono dai più diversi Paesi) dimostrano come tutto il bacino del Mediterraneo può essere il potenziale luogo di sviluppo di flussi enormi di immigrazione che, se non prevenuta e se non controllata nei Paesi di origine e di destinazione con una seria politica di sviluppo, vedrà l'Europa e l'Italia obbligate solamente ad una politica di reazione, di difesa, di sicurezza, di protezione, che non è la ricetta giusta, a mio avviso, per parlare di Mediterraneo.

Abbiamo avuto quindi delle risposte dall'Unione europea, ma credo che sia il momento - e ne ho parlato con alcuni degli interlocutori, di cui vi dirò tra un istante, durante una visita in Giordania e in Siria, l'altro ieri - di dare vita ad un vero e proprio piano Marshall europeo per venire incontro a Paesi le cui economie hanno subito danni gravissimi per effetto delle ultime rivoluzioni pacifiche. Credo che non sia inconciliabile - anzi, al contrario - parlare di democrazia e di diritti da un lato, e di sviluppo economico dall'altro: le due grandi missioni devono andare insieme.

Ecco perché, parlando di un piano Marshall, ritengo che si debba parlare dello sviluppo, della prosperità, del rilancio dell'economia; penso altresì che ciò debba farlo l'Europa insieme al suo alleato storico più importante, gli Stati Uniti d'America, per una volta guidando il processo e non essendo guidata. Sarebbe una grande occasione per l'Europa guidare un processo di transizione che ognuno dei Paesi interessati gestirà con le sue forze, senza interferenze, senza paternalismi, lasciando all'Europa il compito di promuovere lo sviluppo, la crescita economica, il rilancio dell'economia. Questo sì è un obbligo e un compito che sentiamo di volere assumere.

Onorevoli senatori, ho voluto subito dare alla Tunisia, nel momento dell'emergenza, un esempio di come si potrebbe realizzare un piano per la stabilità, per la crescita, per la prosperità: ho voluto fare un esempio con azioni bilaterali. L'Italia ha deciso immediatamente un aiuto d'emergenza alla Tunisia: 5 milioni di euro per fare fronte ad alcune emergenze drammatiche di un Paese che è stato attraversato dal blocco completo dell'economia per alcuni giorni. Si tratta soltanto di un simbolo, di una prima azione immediata di sostegno economico, a cui ho ritenuto di aggiungere un'altra proposta di breve termine, ma anche di medio termine: l'apertura di due linee di credito finanziario alla Tunisia, per un ammontare totale di 100 milioni di euro (una somma non insignificante), prevalentemente destinate a sostenere il settore privato delle piccole e medie imprese tunisine. In altri termini, si intende finanziare e promuovere, con una linea di credito ad hoc, che decideremo alla prossima riunione del comitato direzionale della cooperazione allo sviluppo, il rilancio del tessuto delle piccole e medie imprese dell'economia privata tunisina. Si tratta di 100 milioni di euro che saranno anche destinati ad un sistema di prevenzione dell'inquinamento del mare e per favorire la ripresa del turismo in Tunisia, uno dei settori chiave, come sapete, dell'economia tunisina.

Per essere ancora più concreto, ho formulato un invito al primo ministro Ghannouchi ad incontrarci domani, 17 febbraio, a Roma, ad un tavolo sulla Tunisia, insieme al loro Ministro della cooperazione e dello sviluppo, in rappresentanza del Governo (come sapete, il loro Ministro degli esteri è dimissionario, e quindi si è in attesa della sostituzione), e alle imprese e alle Regioni italiane. Le imprese, grandi e piccole, e le Regioni italiane si riuniranno domani con i rappresentanti del Governo tunisino alla Farnesina per identificare azioni immediate di sostegno all'economia di quel Paese. Ho proposto al primo ministro Ghannouchi che le Regioni italiane, come sapete, già sensibili ai programmi di cooperazione decentrata, possano adottare decisioni immediate, magari progetti piccoli ma visibili, per usare le parole del Governo tunisino, al fine di adottare qualche provincia tunisina più povera, portando lì, da subito, qualche progetto visibile e tangibile, in modo da dare una risposta proprio in quelle aree della Tunisia da cui è partita la rivoluzione pacifica.

La rivoluzione è infatti partita, non da Tunisi, ma dai luoghi dove una classe media tunisina, ben istruita ma consapevole della povertà e della disuguaglianza, ha reagito. In quelle province della Tunisia, quelle sud-occidentali, ad esempio, pensiamo allora che la collaborazione delle Regioni italiane con queste linee di credito possa essere l'apripista di un'azione internazionale che si esprimerà e si concretizzerà a marzo in una Conferenza internazionale a Cartagine, dove la comunità internazionale sarà chiamata, con il sostegno prioritario di Paesi come l'Italia, a dare un contributo alle riforme politiche, allo sviluppo economico e alla collaborazione culturale. La Conferenza di Cartagine di marzo sarà la traduzione di questo urgente esempio di azione bilaterale dell'Italia in un'azione di ampio respiro che riteniamo debba essere l'embrione di un vero e proprio piano Marshall.

Abbiamo bisogno di una visione di medio e di lungo termine per affrontare questo problema. Lo dico, perché il tema è fortemente sentito in altri Paesi che meno della Tunisia sono stati attraversati dalle rivoluzioni pacifiche di queste settimane. Ho incontrato il presidente della Siria Assad e il re di Giordania: entrambi mi hanno parlato in modo sincero di una frattura tra i vertici politici e le popolazioni. Questo, a loro avviso, è stato e può ancora essere alla radice dei movimenti di popolo che chiedono diritti, libertà e democrazia. Quindi, riconciliare la guida politica dei Governi con le popolazioni è stata, a mio avviso apprezzabilmente, la linea guida annunciata dal presidente Assad e dal re di Giordania, che mi hanno parlato di iniziative già decise, quali il riconoscimento dei partiti politici e l'adozione di leggi nazionali sulla libertà di riunione e di associazione anche in luoghi pubblici: quello che, in altri termini, serve per consentire l'espressione dei diritti di libertà, a cominciare dall'autorizzazione ad utilizzare tutti i mezzi di tecnologia delle comunicazioni più moderni, quali YouTube, Facebook e, ovviamente, l'accesso illimitato a Internet.

Queste sono idee e sviluppi che si dovrebbero tradurre in tempi estremamente rapidi in riforme, in modernizzazione di due Paesi (Siria e Giordania) che, come tutti comprendete, sono, per ragioni diverse, Paesi chiave per la stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Con i due leader abbiamo poi parlato del patto di stabilità, sicurezza e prosperità per il Mediterraneo. Entrambi hanno manifestato grande interesse anche per una proposta che ho avanzato, quella che l'Europa promuova una progetto euro- Mediterraneo per la circolazione dei giovani, degli studenti, dei giovani professionisti secondo il modello che l'Europa ha conosciuto con Erasmus per molto tempo e che è, invece, molto ostacolato dalla regolamentazione dei visti che è in vigore nell'area Schengen per gli spostamenti verso Paesi della riva Sud del Mediterraneo. Sono iniziative su cui dobbiamo lavorare, non dimenticando, evidentemente, l'urgenza assoluta presente in quell'area di riprendere i negoziati diretti di pace tra palestinesi e israeliani, una delle chiavi di volta per la stabilità.

Il Primo Ministro e il Re di Giordania hanno sollecitato, in modo particolare, l'azione dell'Italia e dell'Europa, questione di cui ho già informato ieri pomeriggio il senatore Mitchell (inviato del presidente Obama per il Medio Oriente) e che oggi affronterò con il Ministro degli esteri russo, in visita a Roma con il presidente Medvedev, che incontrerò più tardi presso il Ministero degli affari esteri. Questo perché dobbiamo preparare in tempi brevi una seconda riunione del "quartetto" sul Medio Oriente, per non dimenticare che la pace tra palestinesi e israeliani rimane una priorità nell'agenda internazionale. Non bisogna dunque dimenticarlo, perché queste situazioni di crisi rischiano di distogliere l'attenzione dal cuore vero della questione, che è la riconciliazione tra Israele e il mondo arabo.

Ho poi parlato dell'Egitto. I miei contatti con il vice presidente Souleiman e con il segretario generale della Lega araba Amr Moussa si sono intensificati negli scorsi giorni in preparazione di una mia visita al Cairo che stiamo organizzando a breve e che mi consentirà anche un incontro diretto con il ministro della difesa Tantaui per conoscere le loro valutazioni sui tempi e sulle modalità della riforma costituzionale. Il Segretario generale della Lega araba mi ha riferito che il comitato per le riforme costituzionali che, come sapete, è presieduto da un giurista di grande reputazione (l'ex Vice Presidente del Consiglio di Stato egiziano) ha ricevuto il mandato di completare gli emendamenti costituzionali in 13 giorni e di preparare il referendum popolare sulle modifiche costituzionali nei prossimi tre mesi. Tempi davvero rapidissimi.

Bisognerà seguire con grande attenzione questo passaggio e questa fase di transizione, che dovrà includere a mio avviso, come il ministro Tantaui ha già detto, il rispetto da parte dell'Egitto dei trattati internazionali e regionali di cui è firmatario, incluso, ovviamente, il trattato di pace con lo Stato di Israele. Sapete che questa era una delle domande che non avevano trovato chiara risposta; ora hanno trovato chiara risposta, e noi ne prendiamo atto con soddisfazione.

Stiamo seguendo il dialogo con le forze dell'opposizione. Cominciano ad emergere delle candidature per le future elezioni in Egitto, che si dovranno tenere, credo, alla luce della road map presentata, tra il mese di agosto e il mese di settembre. Anche con le autorità dell'Egitto ho parlato della necessità di un piano Marshall internazionale. Pensate che in queste settimane di rivoluzione pacifica l'Egitto ha subito nella sua economia un danno superiore ai sei miliardi di dollari, una cifra enorme che ha messo davvero in ginocchio la sua economia. Credo che un'azione internazionale urgente - lo abbiamo chiamato piano Marshall per dare l'idea della mobilitazione internazionale in aiuto alla transizione democratica - debba essere immediatamente messa in cantiere. Vi posso dire che nel mio ultimo colloquio di due giorni fa con la signora Clinton ho raccolto un grande interesse e un grande favore degli Stati Uniti d'America verso l'idea di un piano economico mediterraneo di sostegno alle economie di questi Paesi.

Sono molto preoccupato per la situazione economica egiziana: c'è una nuova ondata di scioperi che sta paralizzando molte aziende egiziane; è stata rinviata la riapertura delle banche e della borsa; ogni giorno che passa le località turistiche dell'Egitto restano vuote. A fronte di decine di migliaia di posti per turisti nelle località egiziane di mare più famose, solo poche decine di turisti sono andati in questi giorni a passarvi un periodo di vacanza.

Vi è un altro problema, che è anche italiano, e di cui devo condividere con il Senato qualche brevissima preoccupazione. Abbiamo ricevuto un appello forte dalle autorità egiziane, ma soprattutto da quella rete di aziende, anche italiane, del turismo, che hanno parlato di 12.000 lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro, perché le località di Hurgada e di Sharm El Sheikh sono vuote da qualche settimana. Stiamo riflettendo seriamente su una iniziativa da prendere per chiedere garanzie adeguate come, ad esempio, un'assicurazione dei tour operator e, in cambio, rimuovere quelle indicazioni di allerta, di sconsiglio che hanno indotto il Ministero degli affari esteri a scrivere finora che non è consigliabile recarsi in Egitto. Credo che il popolo egiziano meriti un gesto d'amicizia. In quelle località, il nostro ambasciatore, le agenzie turistiche e le autorità del Governo ci dicono che non vi sono reali pericoli. Stiamo verificando con la massima cura se sia vero o meno. Ma se vi fosse un margine, credo che questo gesto di amicizia da parte dell'Italia sarebbe straordinariamente apprezzato, ma anche utile per aiutare la ripresa di un'economia egiziana che rischia davvero, con il turismo, di crollare.

Voglio fare una riflessione sull'azione dell'Italia a medio termine. La riunione del «5 più 5» è confermata, e la terremo a Napoli. Avremo l'occasione di riunire un forum mediterraneo più allargato: avremo anche l'Egitto, la Turchia e la Grecia, oltre al «5 più 5». Faremo il punto sulle iniziative non di emergenza ma di visione sul Mediterraneo, affinché questo patto mediterraneo possa veramente essere lanciato.

Un'ultima parola desidero dedicarla all'Iran, che è attraversato in queste ore da legittime aspirazioni di libertà di masse di popolo iraniano che chiedono di poter manifestare, che chiedono diritti, che chiedono, evidentemente, la garanzia di poter esprimere il loro pensiero. È evidente che noi sosteniamo le legittime aspirazioni di questo popolo iraniano che scende in piazza in modo pacifico. Abbiamo visto purtroppo la morte di una persona, ma la grandissima massa che si riversa nelle piazze e nelle strade sta manifestando in modo pacifico, chiedendo diritti e libertà, aspirazioni che credo dobbiamo assecondare, facendo presente ad un Paese che è uno Stato sovrano, l'Iran, che noi evidentemente ci attendiamo da parte del regime che il diritto di manifestare, che il diritto di esprimere il proprio pensiero sia garantito e che soprattutto mai vi siano repressioni della polizia nei confronti dei manifestanti.

Ecco allora il messaggio che ho trasmesso ad una delegazione parlamentare che ho incontrato questa mattina: un messaggio chiaro, che evidentemente mi è sembrato doveroso trasmettere direttamente. È una delegazione invitata dal Parlamento italiano, che ho ritenuto di incontrare per aggiungere al messaggio del Parlamento il messaggio del Governo. Parlamento e Governo insieme credo abbiano oggi espresso a questa delegazione iraniana l'auspicio che i manifestanti siano rispettati, che i leader dell'opposizione siano garantiti, che quelle orribili minacce di condannare a morte i capi dell'opposizione, eminenti personalità politiche dell'Iran, non si traducano, non dico in atto, ma neanche in azioni concrete dirette a minacciare la vita dei leader dell'opposizione iraniana. L'abbiamo detto con rispetto, ma l'abbiamo detto con chiarezza. Credo che questo fosse il dovere dell'Italia, e continuerà ad esserlo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Divina).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Ministro, abbiamo constatato che gli accordi bilaterali forse sono l'unico strumento che dà qualche risultato concreto. Infatti l'ultimo Accordo Italia-Libia a noi sembra che abbia impedito tante partenze di clandestini, o meglio abbia fermato tanti clandestini, al punto che la problematica dell'immigrazione clandestina sembrava ormai cosa quasi del passato. Questa dovrebbe essere la formula da riprendere, e a noi è sembrato che il ministro Maroni, nelle sue affermazioni sulla cooperazione di polizia, abbia voluto ripercorrere sostanzialmente questo solco. L'alternativa l'abbiamo sotto gli occhi: ci siamo noi, la Spagna, la Grecia e Malta, che subiremmo sostanzialmente un'autentica invasione.

I problemi che si pongono ora, secondo noi, forse sono ancora più delicati, perché oggi dobbiamo pensare anche alle persone che arrivano sotto un ventaglio di ipotesi. Arriveranno clandestini, arriveranno persone che meriteranno lo status di rifugiato politico. Siamo preoccupati però per quei 10.000 criminali comuni evasi dalle carceri tunisine sotto la rivoluzione, che inevitabilmente arriveranno mescolati tra tanti altri. Questa è una sollecitazione ad essere estremamente accorti.

Vogliamo sottoporle, Ministro, una domanda e una preoccupazione. Questi sì sono problemi rilevanti, ma ne intravediamo uno che è all'orizzonte, e che già da oggi desta grandi dubbi e particolare preoccupazione. Nel 2006 abbiamo stretto forti rapporti commerciali con la Libia. Tra il 2009 e il 2010 sono stati realizzati in Libia stabilimenti per produrre armamenti destinati al continente africano. Non parliamo di armi di poco conto: si produrranno aerei ed elicotteri di una certa rilevanza. L'accordo è tra una società libica e la nostra Finmeccanica, e gli elicotteri di cui parlo sono gli AgustaWestland, gli A109, i Koala, i bimotori, strumentazioni che utilizziamo anche noi.

La domanda che le rivolgiamo con preoccupazione, signor Ministro, è la seguente: se l'instabilità nel Medio Oriente continua a dilagare - le mobilitazioni partono dall'Algeria e arrivano nello Yemen attraversando la stessa Libia - quali garanzie abbiamo che armi prodotte da fabbriche anche italiane non finiscano in mani sbagliate? (Applausi del senatore Perduca) Non vorremmo che le nostre Forze armate subissero perdite a causa di mezzi prodotti da fabbriche in parte anche italiane. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (PD). Signora Presidente, signor Ministro, per limiti di tempo affronterò solamente due questioni. La prima è quella relativa ai rifugiati. Ogni crisi internazionale produce sempre ondate di rifugiati, ma questo non è un buon motivo per gridare all'emergenza né per paventare 80.000 sbarchi; inoltre, ho trovato del tutto fuori luogo, nel merito, nei toni e nel contenuto, la polemica con l'Europa, un evergreen. (Commenti del ministro Frattini). Non mi riferisco a lei, signor Ministro, ma al Governo nella sua diversa composizione. Un evergreen che ho trovato davvero incomprensibile. Innanzi tutto non si può parlare di un'Europa assente, perché quest'ultima e la Commissione europea agiscono nell'ambito dei Trattati e delle competenze loro attribuite dagli stessi, grazie alla "saggezza" dei 27 Stati membri. È indubbio che sono proprio questi ultimi ad aver sempre negato la possibilità di una politica europea di immigrazione.

L'Europa non è un elastico che tiriamo da una parte o dall'altra a nostro piacimento. Peraltro, questa fantomatica Europa che sembra quasi un marziano, un qualcosa con cui non abbiamo nulla a che fare e a cui non abbiamo niente da dire, ma che ogni tanto invochiamo, è la stessa - signor Ministro devo sottolinearlo - di cui non recepiamo la direttiva sui rimpatri, per un blitz della maggioranza nella legge comunitaria votata la settimana scorsa. (Applausi dal Gruppo PD).E' un modo di procedere non solo privo di coerenza, ma che ci pone in una situazione, se possibile, di ulteriore inaffidabilità.

Ancora: non ho capito cosa si intende per Europa assente. Cosa stiamo chiedendo all'Europa? Finanziamenti? Una condivisione dei rifugiati? Proprio poco fa il Ministro tedesco e quello francese hanno detto che l'Italia provvederà da sé. L'Italia oggi ha 7000 rifugiati. Vi ricordo che La Germania ne ha 40.000, la Francia 40.000, la Svezia 30.000, il Belgio 20.000: quindi, è inutile percorrere questa strada, se non per demagogia.

Inoltre, una parola sulle prospettive di medio-lungo termine. A mio avviso è l'intera regione che sarà scossa, Libia compresa, da questo grande sommovimento, che non so dove andrà a parare, ma è certo che Paesi come l'Algeria, la stessa Giordania - l'Iran ha appena iniziato - ed altri saranno coinvolti. Io le voglio solo ricordare che il piano Marshall, sempre invocato, non so da chi sostenuto economicamente - vedremo - non era un puro finanziamento per lo sviluppo, l'economia, la crescita e la stabilità, ma accompagnava un grande progetto istituzionale europeo, senza il quale, secondo me, non c'è alcuna politica mediterranea che tenga, e credo che il fallimento, e di Barcellona e dell'Unione per il Mediterraneo, lo abbiano dimostrato.

Infine, chi è sceso in piazza e chi continuerà a farlo non chiede solamente, signor Ministro, un finanziamento per lo sviluppo, l'economia, la crescita e la stabilità. Ahimè, la stabilità l'avevano anche prima, esattamente quella che hanno tentato di rovesciare. Quel che ha mosso milioni di persone è l'aspirazione alla libertà. (Applausi dal Gruppo PD). E se non riconosciamo che questo è il valore universale che muove le genti (come muove noi, muove anche loro), che non c'è un'eccezione araba alla democrazia e alla libertà, le proposte che faremo, puramente economiche, non verranno incontro alle motivazioni di fondo delle proteste in Tunisia, in Egitto, in Iran e in Libia.

Nulla vieta, anzi, sono benvenute, le iniziative bilaterali. Però io credo che la dimensione della crisi che abbiamo di fronte necessiti per lo meno una politica europea. Quindi, le azioni bilaterali non sono sostitutive di una politica europea, che è, quella sì, effettivamente carente. Sicché, libertà, democrazia, Stato di diritto: o aiutiamo anche in questi ambiti e sosteniamo con forza certi principi, oppure credo che ogni altra scorciatoia puramente economicista non sia all'altezza della domanda che quei popoli ci hanno rivolto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Serra).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maraventano. Ne ha facoltà.

MARAVENTANO (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di parlare come vicesindaco di una piccola terra dove la precarietà sociale è all'ordine del giorno. Eppure questa piccola terra ha il cuore grande, un cuore che purtroppo fatica, perché non ha più la linfa vitale della sua economia, della sua vera economia, che, se continua così, verrà distrutta. Abbiamo un grande problema sociale. Mancano le scuole e i presidi ospedalieri. Per partorire bisogna prendere l'aereo e andare a Palermo. Il costo del gasolio sta mettendo sul lastrico i nostri pescatori. Ma io sono fiduciosa sull'operato di questo Governo e, soprattutto, del ministro Maroni, sostenuta dal mio Gruppo parlamentare e dai miei concittadini.

Purtroppo la situazione può degenerare. Sono ancora troppi gli immigrati sull'isola. Io sono una mamma, e sono molto preoccupata. Non capisco perché mia figlia, ancora piccola, debba restare chiusa in casa, mentre gli immigrati tunisini girano a centinaia per Lampedusa. Bisogna continuare con i respingimenti e i rimpatri! (Applausi dal Gruppo LNP). Non possiamo più sostenere questo falso buonismo. Basta, non se ne può più! (Commenti del Gruppo PD). Soprattutto le più giovani hanno paura di uscire, nel pomeriggio o la sera, per la presenza così numerosa degli extracomunitari.

Fino ad adesso per fortuna non è accaduto nulla (anche se hanno rotto tutti i plessi dove li abbiamo ospitati) ai nostri cittadini, ma non si sa mai cosa potrebbe accadere. Lampedusa sta per esplodere. Ci sono quasi 2.000 immigrati che entrano ed escono liberamente dal centro di accoglienza. Ecco perché rivolgo l'ennesimo appello a tutti e, soprattutto in questa occasione, all'Unione europea, che si deve fare carico di questo fenomeno. Per dare accoglienza agli extracomunitari ci vogliono risorse, senatrice Bonino.

Stiamo subendo un massacro. Quale immagine si sta dando della mia isola in questo momento? Sta arrivando l'estate, e non ci possiamo permettere disdette di turisti, perché la nostra economia si basa sul turismo e sulla pesca. Ma i lampedusani stiano tranquilli, perché io lavorerò e lotterò per combattere questo fenomeno. Non si può continuare a rimanere sull'isola a queste condizioni: gli immigrati clandestini sono ormai troppi. Basta! Noi vogliamo stare tranquilli, vogliamo stare tranquilli!

Si deve continuare nella politica dei rimpatri e non finirò mai di dirlo. In particolare, rivolgo un ringraziamento speciale a tutte le forze dell'ordine presenti sull'isola, in particolare al comandante De Tommaso e al capitano Asti, che stanno facendo un ottimo lavoro assicurando la presenza sull'isola 24 ore su 24. Non si può continuare ad andare avanti con questa politica buonista, perché il nostro Paese è in pericolo. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e del senatore Pinzger. Congratulazioni)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bettamio. Ne ha facoltà.

BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, cercherò in pochi minuti di captare un concetto che lei ha espresso e che mi sembra meritevole di un minimo di approfondimento, anche perché quanto detto dalla collega Bonino ricalca quanto io penso sia una necessità, oltre che lo svolgimento naturale delle vicende che sono sotto i nostri occhi.

Signor Ministro, lei ha detto che è opportuno - e che anche per la spinta dell'Italia si farà - un piano Marshall europeo per lo sviluppo dei Paesi attraversati dalla crisi. Poi ha aggiunto anche che, oltre a questo, l'Europa si deve preoccupare di porsi alla guida di un processo di transizione senza paternalismi nè interferenze. Vorrei riprendere questo concetto perché credo che i fenomeni cui stiamo assistendo siano di due tipi. Innanzitutto, abbiamo assistito, partendo dalla Tunisia e passando per l'Egitto, ad un movimento di rivolta, non di rivoluzione. Le popolazioni si sono rivoltate contro i rispettivi Governi perché confinate e mantenute in una situazione di povertà e di miserie. Questa rivolta ha permesso all'Egitto di fare un primo passo e alla Tunisia di dare il calcio d'inizio a questo movimento, anche se, dopo questa prima rivolta, si assisterà ad una rivoluzione, perché una volta acquisito il diritto a non essere poveri, una volta compreso che la povertà non è un destino ma una congiuntura che si può modificare con alcune azioni, ma soprattutto sostituendo governi antidemocratici a governi che fanno crescere la democrazia e dunque la gente anche dal punto di vista culturale e politico oltre che economico, una volta compreso questo concetto dalle popolazioni locali, si determinerà un movimento che tenderà a sostituire governi autoritari con governi democratici. Del resto, le prime avvisaglie si sono avute in Egitto e in Tunisia.

Qualcuno che mi ha preceduto ha parlato di un'aspirazione alla libertà. Sì, è una aspirazione alla libertà, alla democrazia e alla costituzione di governi che finalmente si aprano al modello di borghesia e libertà da noi fortunatamente ben conosciuto da molti anni. È auspicabile che questo modello sia adottato anche in queste regioni.

Questo è il paradigma al quale probabilmente assisteremo, e allora ben venga l'azione dell'Europa e dell'Unione europea e la guida di tale processo da parte di qualcuno. Si tratta di un processo che non può essere spontaneo, ma deve essere guidato. La sua guida, però, non spetterà a nessuno dei Paesi singolarmente coinvolti, ma all'Unione europea, la quale ha già attraversato periodi storici che assomigliano - grazie a Dio da lontano - a quelli attuali che riguardano i Paesi di cui stiamo parlando. Signor Ministro, secondo me, questo è in un certo senso lo scenario che ci sta davanti e che bisogna capire. Ben venga, quindi, il piano Marshall, ma solo se accompagnato dalla guida di un processo politico, e non solo economico.

Volevo sottolineare proprio questo, perché mi sembra importante cominciare ad analizzare quanto stiamo vedendo tutti i giorni con una ottica più approfondita, e non solo con la gioia per il fatto che alcuni popoli si stanno svegliando e ribellando a forme antidemocratiche che non sono storicamente più plausibili. L'analisi è necessaria soprattutto perché ci avviamo verso una nuova epoca, una nuova era nella quale anche quei continenti tradizionalmente poveri ritroveranno quella democrazia e quella libertà dalle quali sono stati esclusi e alle quali, ancora indistintamente, aspirano. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ironicamente ringraziare il ministro Frattini per la celerità con la quale è venuto a riferire sulle tensioni che stanno interessando i Paesi del Mediterraneo. È passato circa un mese e mezzo dalle prime rivolte in Tunisia (non parliamo, appunto, di ieri): trenta giorni dalla abdicazione del presidente Ben Ali, una settimana dalla deposizione di Mubarak; nel frattempo, sono scoppiate rivolte in Algeria, Libano, Yemen, Nigeria, Marocco, Sudan, Turchia, Libia (l'abbiamo ascoltato ieri), Albania e più di 5.000 immigrati affollano le coste siciliane.

Lei, Ministro, giustamente è presente in Senato a riferire per la seconda volta sugli intendimenti del Governo in questa materia. Lo dico in modo ironico, perché giustamente non può sottrarsi oggi a ciò, come non si è sottratto intervenendo, in meno di 24 ore, alla seduta dedicata all'interrogazione sulle proprietà immobiliari di Montecarlo. Lo ricorderà sicuramente: la sua celerità fu veramente qualcosa di esemplare, solo per quel problema.

Vorrei ora affrontare solo alcuni passaggi del suo discorso, Ministro. Lei ha affermato che non può sottrarsi dall'affrontare i problemi della politica mediterranea, e vorrei ben vedere! Visto che fino ad oggi non l'abbiamo mai fatto, almeno un intendimento c'è. Vediamo poi quando dalle parole si passerà ai fatti.

Lei parla di finanziare le piccole e medie imprese della Tunisia, di dare 5 milioni di euro - almeno sul giornale si parla di quello - e di favorire il turismo. Sono d'accordo con lei sul fatto di attuare queste iniziative, di finanziare le piccole e medie imprese in Tunisia. Vorrei però sapere che cosa ha fatto il Governo per le piccole e medie imprese italiane in Italia; che cosa ha fatto il Governo per il turismo in Italia. Si tratta di «farsi bello» - come si dice a Roma - su situazioni che invece rischiano di far cadere una persona nel ridicolo.

Allora, qualche riflessione deve essere svolta, anche con i colleghi del centrosinistra. Dobbiamo pensare anche al nostro Paese - lo ripeto - e ricordare che le piccole e medie imprese - forse, signor Ministro, l'ha dimenticato - vivono una situazione drammatica, in Italia. Mi ricorda tanto quel personaggio che dove andava diceva «A Fra', che te serve?». Quello non ci interessa. Ci interessano le cose vere, non gli spot pubblicitari, che siamo ormai abituati a vedere e sentire. Lei avanza sempre proposte meritorie, e forse ha preso spunto dal Presidente del Consiglio: si tratta, però, sempre di proposte delle quali poi non ne passa neanche una, ossia non se ne realizza neanche una. Mi chiedo se le proposte che avanza in Europa vengono lasciate perdere perché si dice che, se parla il ministro Frattini, passano poi in secondo piano, oppure perché in quella sede non ascoltano proprio la nostra politica estera.

Questo, credo che sia invece il problema più serio: non ascoltano la nostra politica estera, perché non c'è una politica estera. C'è più una politica personale per gli affari del nostro - anzi, del vostro - Presidente del Consiglio.

Sarò franco. Mi aspettavo da lei, signor Ministro, che non facesse una semplice ricostruzione degli eventi, che sembra quella che si legge su settimanali tipo «Novella 2000». Non ho sentito parlare di un tema che è quello che più ci interessava: avremmo voluto essere informati sulle strategie di lungo respiro, che è cosa ben diversa dalle iniziative immediate per fronteggiare l'emergenza degli sbarchi di clandestini o dei capovolgimenti politici nella sponda Sud del Mediterraneo. Lei, infatti, ci ha parlato della richiesta fatta all'Europa di 100 milioni di euro per gestire i flussi del potenziamento dell'accordo italo-tunisino sull'immigrazione (mi riferisco allo sblocco di questi soldi). Ho ascoltato la senatrice Maraventano. Andrebbe data una risposta sul nostro Paese: il Paese Italia. Andrebbe fatta una riflessione su quello che ha detto una cittadina italiana, che è anche una senatrice, preoccupata per una non-politica governativa, anche in un'isola italiana.

L'unica iniziativa degna di una progettualità appare quella del cosiddetto piano Marshall per il Mediterraneo (ne ha parlato poco fa), in cui - per quanto ho capito - intende coinvolgere anche l'Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia, signor Ministro, mi permetta una riflessione. L'originale piano Marshall, di cui l'Italia beneficiò 60 anni fa, aveva un portato certamente economico, ma - ancora di più - politico. Sappiamo tutti benissimo che l'erogazione dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti era finalizzata, in una logica di guerra fredda, a mantenere al governo dell'Italia un partito di centro e ad evitare la vittoria della sinistra. Ebbene, qual è il progetto politico (ritorniamo sempre su questo tasto dolente) che sta dietro il nuovo piano economico che lei propone per il Mediterraneo? Ripeto: qual è? Ritorniamo di nuovo alle frasi, alle parole: io vado, io faccio. Poi, però, quando lei va lì, nessuno se lo fila! Questo è quello che abbiamo visto fino ad oggi.

Le sue parole hanno ingenerato in me un'ulteriore confusione. Non ho capito, infatti, se l'erogazione di aiuti finanziari sarebbe subordinata all'instaurarsi di governi democratici, al riconoscimento dei diritti civili e politici e alla tutela della libertà di espressione e della parità tra uomini e donne, come chiede l'Europa e come pretendiamo dal Governo iraniano. Oppure se, al contrario, saremmo disposti ad erogare tranquillamente i contributi anche a regimi illiberali che chiudono gli immigrati in campi di concentramento nel deserto, che negano un pluralismo politico e che predicano un islamismo militante (cosa che abbiamo fatto con la Libia). Ad accrescere ancora di più la confusione sono stati gli elogi fatti dal presidente Berlusconi a Mubarak, proprio poche ore prima che fosse deposto da un popolo che anelava alla libertà.

Mi pare che il progetto politico del Governo non esista: l'ho detto all'inizio e lo confermo, ne parlano gli altri; ne ha parlato anche l'Europa. Un commissario vi ha detto: «Ma che state dicendo che l'Europa non vi sta dando una mano, se siete voi che non l'avete voluta, mentre noi ve l'abbiamo data?». Leggendo queste cose, la confusione aumenta ancora di più. Il progetto politico del Governo non esiste, e fino ad adesso l'unica seria preoccupazione che ci guida nella nostra politica estera è quella di evitare lo sbarco di clandestini erigendo muri sotto la Sicilia, o di piazzare i nostri prodotti all'estero. Questo è quello che ci fa riflettere. Tuttavia, signor Ministro, questa impostazione è fallimentare. Non credo sia un caso se la Tunisia ha avanzato la richiesta di 5 miliardi per riprendersi dalla crisi e bloccare la partenza dei barconi degli immigrati, in quanto 5 miliardi sono proprio quelli dati dal nostro Paese a Gheddafi. Non so se ricorda anche questo, signor Ministro. Si tratta di un'altra tangente per non avere degli sbarchi in Calabria, Puglia, o Sicilia. Continuiamo noi a pagarla, non con la politica internazionale, non con le idee, ma con il denaro.

Adottando una politica bilaterale basata su meri accordi economici, il nostro Paese si sta rendendo, oltre che poco affidabile agli occhi dell'Unione europea, anche ricattabile dai Paesi del Mediterraneo, perché continuiamo a dare questa immagine dell'Italia, ossia di un Paese che blocca gli sbarchi pur continuando a dare contributi, anziché bloccare partecipando - come lei suggerisce - a summit per trovare la soluzione e risolvere il problema. Il problema viene risolto dal Governo italiano dando contributi e addirittura - lo ripeto per la seconda volta, perché mi fa accapponare la pelle - aiutando le piccole e medie imprese, non italiane, ma locali. Lo fa aiutando il nostro turismo? No, perché sono imprese delle coste tunisine. C'è qualcosa che non va nella politica del vostro Governo. Io penso anche al mio Paese. Ripeto: io darei i 5 miliardi di euro alla Tunisia, ma dopo il voto di fiducia di stamattina non li toglierei al nostro Paese. Magari darei questi contributi sia a loro che a noi (è anche giusto che sia così), ma non li negherei all'Italia. Vi invito a riflettere su questo punto.

Ecco perché, colleghi, onorevoli Ministri, signor Presidente, come Gruppo dell'Italia dei Valori chiediamo che la riflessione non si limiti all'emergenza attuale, ma si occupi del futuro del Mediterraneo. Stabiliamo innanzitutto che il nostro ruolo non possa essere altalenante. Non possiamo essere per la libertà e l'uguaglianza ad intermittenza, come non possiamo essere europeisti ad intermittenza, pena l'estromissione dall'Europa che decide.

Signor Presidente, consegnerò il testo integrale ed articolato del mio intervento, affinché sia allegato ai Resoconti della seduta, ma voglio richiamare alcune delle nostre proposte. Come Italia dei Valori siamo convinti che si debba: agire in maniera propositiva e sostanziale in Europa, rivitalizzando la tanto screditata Unione per il Mediterraneo invece di sostituirla con il nuovo patto di stabilità e sicurezza come ha annunciato il Ministro e riprendendo le fila del processo di Barcellona; ripristinare i fondi tagliati alla cooperazione allo sviluppo; incentivare una cooperazione europea con i Paesi d'origine dei flussi migratori, aprendo veri e propri centri europei per l'impiego dei Paesi del Mediterraneo al fine di qualificare sul fronte occupazionale e della formazione professionale i migranti; rivedere l'impianto della legge Bossi-Fini, adeguandola anche alle norme comunitarie; sostenere i movimenti popolari democratici dei Paesi interessati dalle tensioni. Soprattutto, però, noi riteniamo che si debba abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato a Gheddafi, dopo le indiscrezioni dell'AISI per cui sarebbe stata proprio la Libia ad aprire ai clandestini le frontiere con la Tunisia per evitare un effetto domino delle contestazioni su Tripoli, dopo i 38 feriti negli scontri di questa notte a Bengasi.

Se l'Italia non rivede la sua politica estera, ho paura che il pericolo prossimo non sia rappresentato dagli 80.000 immigrati che affolleranno le nostre coste e che porteranno anche la collega e amica Maraventano a lamentarsi ancora di più e a chiedere al Governo di fare e non di chiacchierare, ma dal fatto che dovremo contare proprio su quegli immigrati, che hanno saputo lottare per la libertà nella loro patria, per importare la democrazia anche in Italia.

Ascolti le persone che vivono questo malessere, signor Ministro: glielo dico con la passione che l'Italia dei Valori mette sempre su questi temi, mettendoci anche la faccia. Credo che, rispetto al tema del rapporto con questi Paesi, bisogna ragionare in modo collegiale e non personale: lei sta ragionando, purtroppo, come fa il suo Presidente del Consiglio, in modo personale, e dell'Italia non gliene frega niente. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Avverto che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Blaise Pascal» di Foggia, ai quali diamo il benvenuto. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri

(ore 17.15)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signora Presidente, credo che si possa condividere l'affermazione secondo cui la situazione in atto nei Paesi del Mediterraneo sia drammatica. Sono ancora più pessimista e dico - lo sostenevo già quando svolgevo un altro lavoro - che questa è solo la punta dell'iceberg. Ancora dobbiamo vedere che cosa deve succedere.

Credo che la situazione nel Nord-Africa sia addirittura esplosiva. Arriveranno di qui a poco i fuoriusciti dall'Egitto - lei ne ha già annunciati alcuni - dove la dura rivolta della piazza ha stravolto completamente gli equilibri politici in atto da ben 30 anni, con la cacciata di Mubarak e il passaggio di poteri alle Forze armate. Quindi, arriveranno dall'Algeria, anch'essa attraversata da un fortissimo malcontento, che con oltre 35 milioni di abitanti registra oggi un tasso di disoccupazione pari al 10 per cento.

Poi sarà la volta della Libia, checché se ne dica dei patti bilaterali dove alcuni gruppi di opposizione hanno proclamato per domani la cosiddetta giornata della collera, destando forti preoccupazioni in Gheddafi; senza contare i Paesi come il Marocco, finora l'unico dell'area risparmiato dall'ondata di proteste, ma che, come la Tunisia, sta vivendo un momento difficile sotto il profilo economico, dove sono state annunciate manifestazioni per la prossima settimana. Ci sono infine il Senegal, la Nigeria. In questi Paesi, il potenziale migratorio - non lo dimentichiamo - è molto forte perché è elevata la presenza di giovani pronti a partire se le condizioni di vita nel loro Paese non miglioreranno.

Tutto ciò allora produrrà ulteriori e gravi problemi di accoglienza, soprattutto, oltre ad avere pesanti conseguenze sull'economia. Lei parla di piano Marshall, che io condivido, però, mi chiedo come si potrà superare l'egoismo di Paesi come l'Algeria, per esempio, che sta accumulando - certo a lei non sfugge - materie prime e cereali rivolgendosi al mercato cinese piuttosto che a quello europeo e americano. Questo non potrà che far aumentare a dismisura i prezzi nel nostro Paese, perché non può sfuggire l'utilità di materie prime come il rame e il petrolio, e di cereali, come la soia, i cui prezzi, che già oggi hanno raggiunto nuovi record sono addirittura destinati a salire.

Forse non abbiamo bene vigilato sui patti bilaterali, forse non abbiamo vigilato a sufficienza su quell'Unione dei Paesi del Mediterraneo, forse non ci siamo fatti sentire a sufficienza. Certo è che l'economia globale deve prepararsi a fare i conti, nel bene e nel male, con l'onda rivoluzionaria che sta attraversando il Nord Africa e che potrebbe ora diffondersi in tutto il mondo arabo. Al problema migratorio si sommeranno forti rischi economici, rischi che in un momento di crisi economico-finanziaria come quello attuale non possiamo permetterci di correre.

Quanto all'invasione tunisina, voglio dare all'atto al ministro Maroni di essersi mosso nella maniera corretta al verificarsi dell'emergenza, battendo i pugni sul tavolo dell'Europa, che è ancora una volta la grande assente.

Il Ministro si è attivato mediante l'invio di uomini e mezzi, riaprendo anche il centro di prima accoglienza di Lampedusa e proponendo l'invio di agenti in ausilio. Ma se questo è vero, non posso non rilevare quanta poca credibilità ed autorevolezza abbia oggi il nostro Paese, sia agli occhi della Comunità europea, sia rispetto alla Tunisia, che rifiuta addirittura l'aiuto di uomini e mezzi. Lei parlava prima di una sorta di feeling con il Primo ministro tunisino. C'è però un fatto che appare contraddire questo, ed è la constatazione che il Primo ministro, il Governo tunisino, hanno consentito questo esodo in massa ed hanno consentito addirittura che ci fossero le liste d'attesa per partire.

Mi chiedo allora che fine ha fatto il patto bilaterale stilato nel 1997, che lei oggi dice giustamente di voler rinverdire, che prevedeva, tra l'altro, un dialogo permanente su queste e su altre questioni, relativamente ad una politica comune sul fronte economico, ma anche socio-culturale.

Oggi lei annuncia un tavolo di confronto tra imprenditoria ed esponenti del Governo tunisino. Ben fatto. Questo tavolo è in programma per domani, ma non c'è dubbio che l'imponente esodo che ora definiamo emergenza umanitaria ci abbia colto alla sprovvista, proprio per la mancanza del dialogo previsto dal patto bilaterale. Non abbiamo vigilato, ma certamente non è stato corretto il Governo tunisino. Il confronto, che doveva essere costante e prolifico, se fosse stato mantenuto davvero vivo, avrebbe certamente aiutato a prevenire, o almeno a pianificare la gestione di questi eventi in modo adeguato.

Come non condividere quanto affermato dall'ex ministro dell'interno Pisanu, che sottolinea come ci siamo lasciati prendere troppo dall'ossessione della sicurezza rispetto all'immigrazione clandestina ed abbiamo perso di vista il rischio gravissimo di un vero e proprio «straripamento demografico» delle coste nordafricane? Lo stesso Pisanu rileva inoltre come il centro di accoglienza di Lampedusa sia un'ottima struttura, un centro che andava aperto subito, senza esitazioni. Chi ha pensato di tenerlo chiuso, per scoraggiare in questo modo le partenze dalla Tunisia, rendendo sgradevoli gli arrivi, ha capito ben poco - così sostiene Pisanu, ed io condivido - di ciò che stava accadendo, e forse ha dato prova di inutile insensibilità.

Ha ragione la collega Maraventano quando afferma che l'isola di Lampedusa è stracolma di gente e non può continuare ad andare avanti così. Sono invece le soluzioni che propone a non essere condivisibili: in primis, parla di una politica buonista, quando al Governo mi pare che ci siano proprio componenti della Lega e, comunque, è questa maggioranza che sostiene il Governo. Inoltre, bisogna prendere atto che è stata sbagliata negli ultimi anni la politica dell'immigrazione in questo Paese: ci si è lodati per avere fermato l'immigrazione clandestina e per avere annientato gli sbarchi, sottovalutando in modo clamoroso il problema reale. La realtà è decisamente un'altra: l'immigrazione clandestina, stando ai dati della recentissima indagine della Caritas, è perfino aumentata nel nostro Paese, e la mole di sbarchi sotto le nostre coste è oggi sotto gli occhi di tutti.

Concludendo, mi auguro che quanto proposto dal ministro Maroni circa il coinvolgimento di tutte le parti politiche su questo tema di fondamentale importanza venga concretamente realizzato e portato avanti. Per quanto ci riguarda, siamo consapevoli della gravità del problema, che non conosce e non deve conoscere colore politico, purché si tenga come obiettivo primario il fattore uomo, il fattore umano. In questo caso, siamo disponibili ad avviare fin d'ora una collaborazione costruttiva e permanente. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MREe del senatore Astore).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signora Presidente, in primo luogo vorrei rivolgere un ringraziamento da parte di tutto il Gruppo della Lega Nord al ministro Frattini per la sua informativa. Siamo chiamati ad affrontare un'emergenza che nell'opinione pubblica suscita smarrimento ed inquietudine: sentimenti naturali per qualunque popolo che avverte la precarietà o, per meglio dire, la virtualità dei confini del proprio Paese.

In simili frangenti, le istituzioni dovrebbero provvedere ad acquietare i cittadini, ristabilendo la legalità con scelte ispirate a realismo e determinazione. Al contrario, parte della cosiddetta classe politica in questi giorni ha dato vita a contese verbali, a volte surreali ed inopportune. Ma i colleghi senatori del Partito Democratico credono seriamente che la gente si attenda da loro la minacciata e fantasiosa denuncia nei confronti del Ministro dell'interno per omissione di soccorso? Davvero pensano che il popolo sia turbato perché il Governo non si industria a sufficienza nell'agevolare, incoraggiare e patrocinare gli approdi delle masse clandestine?

È ben altro che i cittadini chiedono. La gente vuole sapere chi sta arrivando a casa nostra, e con quale diritto. Noi stiamo a disquisire di profughi e rifugiati politici dai Paesi del Maghreb in tumulto, ma il buon senso, che ancora abbonda tra la nostra gente, dice chiaramente il contrario. I perseguitati politici, signor Ministro e colleghi senatori, fuggono dai regimi che opprimono, non dai regimi che si dissolvono; e allora, chi ci entra in casa sotto le mentite spoglie del rifugiato? Evasi, potenziali guerrieri di Allah o volgari profittatori, che mirano a lucrare il trattamento e l'assistenza spettante ai veri rifugiati? (Applausi dal Gruppo LNP). È questo che dovrebbero spiegare i fondamentalisti dell'accoglienza indiscriminata: lo si spieghi ai lavoratori disoccupati, a cominciare dai circa 200.000 stranieri senza lavoro già presenti nel nostro Paese, categoria in crescita esponenziale.

Nessuno nega l'emergenza umanitaria legata alle condizioni in cui vengono a trovarsi quanti sbarcano illegalmente. Opportunamente, il nostro Governo ha sollecitato il concorso dell'Unione europea, e opportunamente il ministro Frattini ci ha illustrato quello che intende fare oggi nello sforzo della ricezione. Sia ben chiaro tuttavia che tale contributo, anche economico, non può costituire un avallo all'immigrazione clandestina, finanziandone la stabilizzazione. Al contrario, chiediamo che questi mezzi comunitari vengano impiegati anche nel rimpatrio degli abusivi e vengano sollecitati a tale scopo, e che tutte le strategie di contrasto fin qui applicate vengano adottate con i Paesi del Maghreb, a cominciare dalle attività di prevenzione in loco.

In conclusione, signora Presidente, non possiamo che riscontrare la fondatezza dei moniti lanciati dal nostro movimento, la Lega Nord, che ha sempre rilevato come, in difetto di un'attitudine di fermezza, questo Paese rischia di venir sommerso da oceaniche ondate migratorie (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, i tempi così ristretti di cui dispongo impongono di proporre al Ministro solo due considerazioni telegrafiche. La prima riguarda la questione degli sbarchi e dell'immigrazione. Il senatore Bodega ha detto ora che è colpa del Partito Democratico se siamo di nuovo di fronte ad un'emergenza sbarchi. Lasciamo perdere la propaganda, senatore Bodega, la realtà è un'altra: il Governo ha finalmente capito che la questione dell'immigrazione, in particolare quella dalla costa Sud del Mediterraneo, non si risolve in solitudine ma soltanto in un contesto di forte cooperazione internazionale, innanzitutto europea.

Come ha detto prima la senatrice Bonino, l'Europa non si può invocare a giorni alterni: o si crede nell'Europa e si scommette su una gestione europea con diritti e doveri, con oneri e onori, altrimenti si decide di fare da soli, magari con l'aiuto della Libia. Ci stiamo accorgendo oggi però che aver scommesso tutte le nostre carte sulla sola Libia forse non è stato - mi rivolgo in particolare ai colleghi leghisti - un affare dal punto di vista dell'interesse del Paese. Si deve allora scommettere sull'Europa e sulla cooperazione internazionale, per esempio anche quella con l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, che più volte ha detto all'Italia che la strada solitaria che stava seguendo con la sola Libia era sbagliata e non avrebbe portato il bene per il nostro Paese, come si sta puntualmente verificando.

Vi è poi la seconda questione, quella ancora più importante.

Signor Ministro, noi la sollecitiamo ad un salto di qualità politica nella nostra riflessione, nella posizione dell'Italia di fronte a questa fase di cambiamento così profondo che si sta verificando nel Mediterraneo. Questa non è una crisi locale o anche solo regionale: siamo in presenza di un passaggio storico. Si usa, e spesso se ne abusa, questa espressione, ma nel caso specifico credo che questa sia la realtà.

La sponda Sud del Mediterraneo, il Maghreb, i Paesi arabi nel loro insieme, stanno entrando in una fase di elevata turbolenza, di profonda trasformazione, che non può essere affrontata da un Paese come l'Italia, che è confinante con questa area strategica del mondo, a «spizzichi e bocconi», con piccole politiche, piccole decisioni del giorno per giorno, senza una dottrina, senza una visione d'insieme.

Noi chiediamo al Governo di fornire al Paese una visione d'insieme della questione (abbiamo ascoltato dalle sue parole che sta predisponendo un documento, che saremo lieti di leggere e di poterlo discutere anche insieme in Parlamento) che, dal nostro punto di vista, non può non avere due pilastri fondamentali.

Il primo, essenziale, è una chiara posizione dell'Italia a favore della libertà dei popoli della sponda Sud del Mediterraneo.

Oggi, il Presidente della Commissione esteri del Senato iraniano, che abbiamo incontrato, noi come lei, su tale questione ha detto che scommettono sulla democrazia del mondo arabo.

Naturalmente non possiamo ricevere lezioni di democrazia dall'Iran; tuttavia, questo è un dato politico. Una grande potenza come l'Iran, così influente in quell'area, sta scommettendo sui popoli contro i regimi. Guai a noi se venissimo percepiti come quelli che stanno con i regimi contro i popoli! Questo deve essere il primo fondamentale asse della nostra politica estera.

Il presidente Obama ha schierato gli Stati Uniti in maniera forte, ferma, convinta con il suo discorso storico pronunciato al Cairo nel giugno del 2009, e l'Europa deve assestarsi su questa linea. Ma l'Europa potrà farlo se l'Italia su tale questione definisce una posizione, una linea chiara. Non possiamo chiedere all'Europa di darsi una politica sul Mediterraneo, senza che l'Italia assuma un'iniziativa al riguardo. Sarebbe come se qualcuno dei Paesi del Nord Europa chiedesse all'Italia una politica sul mare del Nord.

Noi siamo nel cuore del Mediterraneo, dobbiamo essere capofila di una politica europea per il Mediterraneo e sul Mediterraneo.

L'altro asse fondamentale, l'altro pilastro è certamente la questione dello sviluppo, ma anche qui ci vuole una visione, ci vuole concretezza. Stiamo attenti a promettere l'ennesimo piano Marshall.

Mi consenta una battuta quasi ovvia. Il ministro Tremonti è al corrente che stiamo promettendo piani Marshall a destra e a manca? Non vorrei che poi ci trovassimo a fare i conti con i conti del nostro Stato, come è successo in altre circostanze recenti.

Su queste cose non si può scherzare. È cruciale, è strategico un progetto per lo sviluppo euromediterraneo, e l'Italia deve farlo, deve essere capofila anche su questo, deve farlo con concretezza e con visione. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, il Gruppo del Popolo della Libertà è profondamente grato a lei e all'intero Governo per la straordinaria attenzione con la quale sta affrontando le difficili implicazioni della crisi mediterranea, soprattutto, della sponda africana del Mediterraneo.

La ringraziamo perché lei ha avuto la sensibilità, in 20 giorni, di venire ben sette volte in Parlamento: due volte in Senato, due volte alla Camera e tre volte innanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato.

La ringraziamo soprattutto per il pragmatismo e l'acume con cui l'intero Governo sta affrontando la crisi mediterranea, in questo supportato certamente dai sentimenti più nobili del popolo italiano e, soprattutto, di popolazioni - me lo lasci dire - come quella siciliana, che in questi giorni stanno mettendo a disposizione, con grande slancio e con la millenaria, consapevole coscienza dei loro rapporti con il Mediterraneo, strutture, uomini, volontariato ed enti locali; tutti si stanno prodigando per aiutare il Governo ad affrontare questa difficile emergenza.

La ringraziamo perché lei puntualmente ci ha detto con quanta attenzione si stanno affrontando i singoli problemi, sia quelli dell'economia dei Paesi del Mediterraneo - non si può pretendere che in questo momento di confusione istituzionale si possa ragionare con degli interlocutori certi, ma si fa molto bene a cercare interlocutori affidabili - che quelli delle tantissime imprese italiane che lavorano in quei Paesi del Mediterraneo. Si tratta di imprese italiane che negli ultimi anni sono cresciute negli investimenti e nel numero grazie all'azione di questo Governo. Non per nulla nell'ultimo biennio siamo diventati il primo partner commerciale dell'Egitto e non per nulla migliaia e migliaia di piccole e medie imprese, meridionali soprattutto, sono impegnate con investimenti in Tunisia e nei Paesi limitrofi.

Credo che, al di là del becero e consueto disfattismo qualunquista che ha contraddistinto alcuni interventi dell'opposizione, si debba ringraziare il Governo per questa puntuale attenzione, che non è solamente all'emergenza, che è pur tuttavia improrogabile. Quando parliamo di rifugiati non possiamo parlare del dato dei rifugiati che stabilmente vengono ospitati nei nostri Paesi: 40.000 in Germania e 7.000 in Italia rappresentano il dato a regime. La senatrice Bonino ha omesso di dire che abbiamo alcune decine di migliaia di possibili rifugiati che premono sulle nostre coste e, proprio perché siamo i più prossimi, abbiamo il dovere di affrontare l'emergenza. Analogamente l'Europa ha il dovere di affrontare questa emergenza, assieme a noi naturalmente, in termini di aiuti economici, perché anche di questo vi è necessità, in termini di rafforzamento dei pattugliamenti, in termini di assistenza ai rimpatri, non prima però di aver esaminato con la nostra consueta attenzione e disponibilità umanitaria tutte quelle situazioni che effettivamente meritano il grado e l'attribuzione della qualifica di rifugiato a coloro che fuggono oggi da quei Paesi.

Da parte dell'opposizione si è veramente sentito di tutto. È da molti anni che sono in questa Aula e sui temi dell'immigrazione ho svolto parecchi dibattiti. Ho ascoltato molto spesso quell'opposizione chiedere le cose che oggi il Governo fa, oggi si permette anche di contraddire rispetto alla necessità di interventi economici in favore di quelle popolazioni, interventi che tutti abbiamo sempre detto essere il vero punto per poter ottenere una diminuzione dei flussi migratori. È importante dare sviluppo economico, sostegno e qualità della vita a quei Paesi, chiedere accordi bilaterali, cosa in cui questo Governo si è veramente espresso al meglio in questi ultimi anni. Se l'ultimo trattato è stato con la Libia, credo sia giusto così, perché la Libia costituiva ancora il buco nero nell'ambito dei rapporti internazionali dell'Italia con la sponda africana del Mediterraneo.

Signor Ministro, proseguiamo in questa politica. La invitiamo a proseguire e in questo senso mi sento di poter condividere anche quanto ha detto il senatore Tonini. Proseguiamo nella leadership di un'iniziativa mediterranea che ci compete per posizione geografica, per cultura, per storia e per interessi futuri. Ci compete guidare un'Europa distratta, molto spesso strabica nella valutazione della politica estera, perché noi ne abbiamo tutti i titoli. Lo abbiamo fatto in questi ultimi due anni. Il Popolo della Libertà le è grato per l'attenzione dedicata proprio a questo flusso di interessi verso il Mediterraneo e, soprattutto, il Mezzogiorno d'Italia.

Continuiamo ad essere protagonisti perché non ci si faccia illusioni. Lo abbiamo visto; da due anni a questa parte lo strabismo americano è tutto dedicato all'area del Pacifico, ad altre aree certamente importanti del pianeta, e non è escluso che anche queste turbolenze di oggi siano a causa di una disattenzione di qualcuno che, forse, negli ultimi anni, noi avevamo troppo delegato agli equilibri politici nel Nord-Africa e in tutto il Medio Oriente.

Riassumiamo quindi questa leadership come abbiamo già fatto, continuiamo su questa strada, facciamoci promotori di quelle iniziative internazionali cui lei ha fatto cenno, dall'Unione per il Mediterraneo, che dovrebbe essere più iniziativa italiana che non francese, all'APEM, che si riunirà il 4 e il 5 marzo a Roma con la sua Assemblea internazionale, sperando che le condizioni dei Paesi aderenti possano assicurare una presenza massiccia, al «5 più 5», al CIMO, a tutte le organizzazioni che lei ha citato, ma soprattutto continuiamo nella linea politica che lei ha citato, che non è solamente di stampo economico, ma è proprio linea politica di condivisione delle politiche di sviluppo, della libertà, della democrazia e quindi dell'economia in quei Paesi, così come veramente in questi anni vi siete sforzati di fare. Noi ve ne siamo grati e ve ne diamo ampiamente atto, così come crediamo agli interventi urgenti nei confronti della nostra economia, impegnata in Egitto, come lei ha citato: soprattutto gliene siamo grati per quanto riguarda l'attività turistica e l'attività imprenditoriale che oggi - ripeto - fa dell'Italia il primo partner commerciale con quei Paesi.

Non è pensabile che il pericolo di mutamenti istituzionali in quei Paesi possa farci allentare la tensione verso l'espansione economica e verso l'integrazione economica con quei Paesi. Checché se ne voglia dire, checché se ne possa pensare, il Mediterraneo è destinato ancora una volta nella storia del mondo a svolgere un ruolo essenziale, e noi vi siamo al centro, sia - come dicevo poco fa - geograficamente che culturalmente. Noi quindi dobbiamo assumere, così come voi state facendo, la leadership in quella politica. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri, che ringrazio per la disponibilità.

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2537) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2537, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta antimeridiana i relatori hanno svolto le relazioni orali, hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del relatore, mentre il rappresentante del Governo ha rinunziato ad intervenire.

Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

VICARI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo, ad eccezione dei commi 5-ter e 5-quater dell'articolo 3 e del comma 3-bis dell'articolo 5, sui quali il parere è di semplice contrarietà.

Il parere non ostativo sull'ultimo periodo del comma 5 dell'articolo 2 è reso nel presupposto che la deroga ai vincoli alle spese per l'acquisto, la manutenzione ed il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi previsti dal decreto-legge n. 78 del 2010, operi comunque entro i limiti della spesa complessivamente autorizzata dal comma 5 citato.

In merito agli emendamenti, esprime parere non ostativo ad eccezione delle proposte 1.1, 2.1, 5.2, 5.5 e 5.7, sulle quali il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, nonché degli emendamenti 2.4, 4.2 e 5.8, sui quali il parere è di semplice contrarietà».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BETTAMIO, relatore. Sull'ordine del giorno G200 esprimo parere favorevole. Chiedo però ai presentatori se sono d'accordo ad eliminare, nel terzo capoverso della premessa, la frase «il nostro Paese non si è ancora dotato di un sistema e una procedura definita per la deliberazione e l'autorizzazione delle missioni internazionali».

PRESIDENTE. Senatore Tonini, è d'accordo con questa modifica?

TONINI (PD). Sì, signora Presidente.

BETTAMIO, relatore. Sull'ordine del giorno G100 il parere è favorevole, a condizione che i presentatori siano disponibili ad eliminare la parte dell'ordine del giorno che va dall'inizio del paragrafo della premessa che inizia con le parole «per quanto riguarda la PESC» fino alle parole «ai fini del finanziamento delle missioni militari;», passando direttamente all'impegno del Governo.

PRESIDENTE. Senatore Di Giovan Paolo accetta la modifica?

DI GIOVAN PAOLO (PD). Sì, sono d'accordo.

BETTAMIO, relatore. Esprimo invece parere contrario sugli ordini del giorno G101, perché il Governo a più riprese si è dichiarato disponibile ad intervenire in Aula o in Commissione per fare esattamente quanto chiedono i presentatori, e G102.

GAMBA, relatore. Sull'ordine del giorno G103, come già chiesto in sede di Commissione, proponiamo al senatore Perduca una riformulazione della parte dispositiva dell'ordine del giorno. Invece dell'espressione «a porre in essere ogni utile azione volta a sanare» proponiamo la seguente formulazione: «a valutare eventuali iniziative volte a sanare».

PRESIDENTE. Senatore Perduca, accetta la modifica?

PERDUCA (PD). Accetto la riformulazione.

GAMBA, relatore. Esprimo infine parere contrario sugli ordini del giorno G104 e G105.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, per quanto riguarda l'ordine del giorno G200, sulla base delle riformulazioni proposte dal relatore, il Governo accetta la parte impegnativa, facendo solo due osservazioni. Il provvedimento di riordino sulle missioni è alla Camera dei deputati, quindi il Governo si impegna a concorrere, per quanto di sua competenza, in quella sede, senza adottare iniziative specifiche. Quanto a riferire in Senato, parlerei di «continuare a riferire in Parlamento», come il Governo sta facendo. Con queste precisazioni\, può essere accolto.

Sull'ordine del giorno G100, il Governo può accettare l'impegno a continuare a seguire l'attività parlamentare e non a promuoverla, perché il provvedimento è già incardinato alla Camera dei deputati.

Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G101 e G102.

Il Governo accoglie l'ordine del giorno G103, con le modifiche proposte dal relatore.

Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G104 e G105.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G200 (testo 2) e G100 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Senatore Di Giovan Paolo, sugli ordini del giorno G101 e G102 è stato espresso parere contrario. Insiste per la votazione?

DI GIOVAN PAOLO (PD). No, signora Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G103 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno G104.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, intanto volevo chiedere di poter aggiungere, insieme alla senatrice Poretti, la firma all'ordine del giorno G200 (testo 2).

Poi, ringraziando dell'accoglimento dell'ordine del giorno G103, mi domandavo se non fosse possibile accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno G104 e G105, visto e considerato che trattano problemi esistenti; in Commissione peraltro abbiamo svolto anche un dibattito, almeno nelle occasioni in cui ho potuto essere presente, relativamente ad alcuni di essi. Ciò sicuramente diminuirebbe il tipo di impegno che il Governo andrebbe ad assumere, ma essendo qualcosa che è stato portato alla nostra attenzione dai diretti interessati, potrebbe dare un segnale di interesse, sia per le questioni qui sollevate sia per altre questioni che, purtroppo, non sono state incluse all'interno dei documenti presentati. Peraltro, so che anche la Lega Nord aveva altre situazioni da rappresentare.

Comunque, in questo modo si mostrerebbe attenzione ai diritti, sia di rappresentanza sindacale che, in certi casi, di chiarezza relativamente a fattori che possono avere ripercussioni economiche e finanziarie nei confronti dei militari che partecipano alle nostre missioni internazionali.

GAMBA, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAMBA, relatore. Signora Presidente, continuo a rimanere contrario, perché su queste due questioni, a differenza della prima, sulla quale eventualmente c'era la possibilità di esaminare nel merito i problemi sollevati, non condivido il contenuto dei due ordini del giorno. È un problema diverso rispetto a quello che è stato posto con l'ordine del giorno G103.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G104 e dell'ordine giorno G105?

PERDUCA (PD). Sì, Signora Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G104, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Metto ai voti l'ordine del giorno G105, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

CAFORIO (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 1.1 si rende necessario per ripristinare quanto meno l'importo erogato nel precedente semestre con il decreto-legge n. 1 del 2010 per le iniziative e gli interventi di cooperazione a favore dell'Afghanistan, sottraendo risorse al significativo incremento di spesa a favore della Libia per l'azione di contrasto alla tratta di esseri umani, dal momento che non siamo ancora venuti a conoscenza né dell'impatto di tale impegno, inaugurato lo scorso semestre, né di una valutazione di prospettiva dello stesso.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

BETTAMIO, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1, 1.5, 1.4 e 1.3. Chiedo ai presentatori degli emendamenti 1.2 e 1.6 se sono disponibili a ritirarli e a trasformarli in ordini del giorno, sui quali esprimerei parere favorevole.

PRESIDENTE. Chiedo ai senatori presentatori degli emendamenti in questione se accettano l'invito del relatore.

MARCENARO (PD). Sono d'accordo.

PEDICA (IdV). Anch'io sono d'accordo.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2 e 1.6 sono pertanto ritirati e trasformati negli ordini del giorno G1.2 e G1.6.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore sugli emendamenti e accolgo gli ordini del giorno G1.2 e G1.6

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.1 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dal senatore Tonini e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, voglio spiegare brevemente il senso degli emendamenti presentati (pochi, per la verità), tenuto conto che il provvedimento in esame è diventato una sorta di decreto-legge milleproroghe-bis. Vengono distribuiti finanziamenti a destra e a manca per progetti che, alle volte, come per esempio nel caso del comma 4 dell'articolo 1, hanno a che fare con l'argomento in questione, altre volte vanno a finanziare iniziative totalmente al di fuori delle missioni internazionali (ma è questione su cui tornerò).

In particolare, il comma 4 originario dell'articolo 1 recitava: «Nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1, relativo alle iniziative di cooperazione allo sviluppo, si provvede all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile per l'Afghanistan, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative Afgane», mentre nella versione approvata dalla Camera si va a finanziare la «realizzazione di una "Casa della società civile" a Kabul, quale centro culturale per lo sviluppo di rapporti tra l'Italia e l'Afghanistan, anche al fine di sviluppare gli esiti della conferenza regionale di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30». Ma lo stanziamento già figurava nel decreto del 1° gennaio dello scorso anno. In quella data abbiamo già deciso di creare questa Casa del popolo afgano. Poi però non è successo più nulla e, dal momento che nel corso della discussione non è stata data risposta a questa domanda oltre che dal modo con cui è stato formulato questo comma, desumo che questa «Casa della società civile» a Kabul non è stata realizzata, pur prevedendosi uno stanziamento a questo scopo. Siccome già in diversi, sia del centrodestra, del centrosinistra e del centro, abbiamo notato che solo il 4 per cento dello stanziamento per questo provvedimento viene destinato ad iniziative di carattere civile, occorre che almeno i pochissimi soldi previsti vengano effettivamente spesi per i motivi per i quali si ritiene debbano essere spesi.

Pertanto, mantengo il mio emendamento e conseguentemente chiedo di porlo in votazione.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.4, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.2 e G1.6 non verranno posti ai voti.

Metto ai voti l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BETTAMIO, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.7. L'emendamento 2.1 è improcedibile.

Sugli emendamenti 2.2 e 2.8, che sono sostanzialmente identici, esprimerei parere favorevole qualora venissero trasformati dai presentatori in ordini del giorno.

Infine, il parere è contrario sugli emendamenti 2.3, 2.4, nonché sugli emendamenti 2.5 e 2.6, che sono identici.

PRESIDENTE. Chiedo ai senatori Pedica e Marcenaro se accettano l'invito del relatore a trasformare gli emendamenti 2.2 e 2.8 in un ordine del giorno.

PEDICA (IdV). Accetto l'invito.

MARCENARO (PD). Anch'io accetto l'invito.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.2 e 2.8 sono pertanto ritirati e trasformati nell'ordine del giorno G2.2.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore e accolgo l'ordine del giorno G2.2.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,04)

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.7, presentato dal senatore Tonini e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.1 è improcedibile.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.2 non verrà posto ai voti.

Metto ai voti l'emendamento 2.3, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5, identico all'emendamento 2.6.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, il comma 11 stanziava 1.300.000 euro per garantire il contributo italiano al rafforzamento della cooperazione regionale nella area dei Balcani, dandone 300.000 al Fondo di Iniziativa adriatico-ionica che finanziamo ogni sei mesi, ma le cui attività restano abbastanza sconosciute ai più, e 1.000.000 invece per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario InCE, istituito presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che magari è una iniziativa meritoria. Con il comma 11-bis ritorniamo a quanto dicevo poco fa, e cioè al fatto che, con la trasformazione di questo provvedimento in una sorta di milleproroghe, ci siamo dimenticati di non aver dato 250.000 euro al Comitato atlantico italiano.

Il senatore Caforio ha ampiamente illustrato, durante la discussione generale, che cosa sia detto Comitato, ossia un qualcosa che nessuno può sapere. Se infatti si va a visitare la pagina Internet del Comitato stesso, si vedrà che le attività sono aggiornate al 2009 e che si tratta per lo più di incontri o addirittura assegnazioni di premi, onorificenze, benemerenze a questo e quello.

La cosa che però ritengo essere scandalosa è che il presidente del Comitato atlantico italiano è un parlamentare della Repubblica, il deputato La Loggia. Il comma 11-bis è stato inserito alla Camera. Va bene?

Oggi, parlando di promozione di pace nel mondo, ci troviamo a regalare 250.000 euro a un ente che non esiste, gestito da qualcuno che magari è il primo firmatario dell'emendamento che ha introdotto il comma 11-bis. Vorrei consegnare alla memoria del nostro dibattito tutto quanto, perché poi ci si meraviglia, per esempio, se la piazza tunisina o la piazza egiziana si rivoltano contro i propri tiranni, perché i soldi che si dovrebbero dedicare allo studio delle situazioni sul campo vengono usati per fare dei piaceri agli amici, i quali neanche si preoccupano di certificare il modo con cui vengono spesi.

Lascio al buon senso la richiesta, che non verrà dalla mia mano, del voto elettronico su questo emendamento. Se la richiesta del voto elettronico non verrà, allora vuol dire che il buon senso sta abbandonando anche quest'Aula.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, mi faccia capire. Lei chiede il voto elettronico (e quindi dispongo la verifica del sostegno), oppure non lo chiede, ma lo auspica?

PERDUCA (PD). Ricordo che abbiamo adottato un decreto milleproroghe con la fiducia su un maxiemendamento all'interno del quale è rientrato tutto tranne qualche briciola che stiamo recuperando con questo provvedimento. Ricordo altresì che in molti continuano a stracciarsi le vesti perché questo Parlamento è ormai esautorato delle proprie prerogative. Inoltre, quando si fanno dibattiti di politica estera partecipano esclusivamente gli appartenenti alle opposizioni, all'interno delle quali le posizioni non sono uguali.

Per tutte queste ragioni io, che ho partecipato a tutto ciò a cui si doveva prendere parte contro il Governo Berlusconi (malgrado la stampa scriva che i voti dei radicali sono ormai stati comprati dal Presidente del Consiglio), auspico che emerga il buon senso dalla parte di chi invece ritiene che alcune affermazioni stampa siano vere e - quindi - che venga fatta la richiesta di voto elettronico.

SCANU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCANU (PD). Signor Presidente, se l'intervento del collega Perduca era finalizzato a sollecitare il Partito Democratico per una aperta, evidente espressione di voto, egli sarà accontentato. Il Gruppo del Partito Democratico è favorevole alla sottoscrizione di questo emendamento. Si vede che devo fare il maestrino. Essendo favorevole, e se è vero che il collega Perduca aveva bisogno di conoscere il nostro orientamento, per coerenza non dovrebbe essere necessario il voto elettronico.

D'AMBROSIO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. (Applausi delle senatrici Poretti e Sbarbati).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Ambrosio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori, identico all'emendamento 2.6, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Pinto Anelli» di Castellana Grotte, in provincia di Bari, cui rivolgiamo il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studi. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537 (ore 18,13)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GAMBA, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno riferiti all'articolo 4.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1.

PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, lo sforzo complessivo sostenuto dalle Forze armate è attualmente rappresentato dalla condotta contemporanea di circa 28 missioni in differenti parti del mondo, per una presenza media di circa 8.537 militari impegnati quotidianamente a fronte degli 8.338 impegnati nel precedente semestre.

Il primo comma dell'articolo, che si intende con questo emendamento sopprimere, riguarda la missione in Afghanistan, iniziata nell'agosto del 2003 in ambito ISAF, dove l'Italia, anche per coprire errori di strategia altrui, partecipa con un numero considerevole di uomini e di mezzi.

Nel secondo semestre dell'anno, sarà operativo nel teatro afgano un contingente stimabile in 4.200 unità. Il precedente decreto-legge di proroga aveva previsto per le missioni un totale di 3.790 unità, con un'ulteriore aggiunta di 180 a partire dal 1° novembre 2010. Secondo quanto previsto dal decreto-legge in titolo, al comma 1 dell'articolo 4, è autorizzata, dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, la spesa di 380.770.000 euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan ISAF ed EUPOL Afghanistan.

Occorre ricordare che il Consiglio dell'Unione europea ha istituito, con l'azione comune 2007/369/PESC del 30 maggio 2007, una missione PESD denominata EUPOL Afghanistan alla quale l'Italia partecipa con il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza afgana sostenibile ed efficace, in conformità agli standard internazionali.

Sono trascorsi nove anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti, dando vita a sultanati indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli elettorali di ogni genere, come è stato certificato da organismi internazionali, le donne e i bambini sono in pericolo costante.

Appare acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace keeping o di peace enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente ha prodotto un fallimento, e ciò va ammesso, in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione; quello che richiamiamo sempre al ministro della difesa La Russa. Va segnalato in tal senso che per le sole missioni ISAF ed EUPOL Afghanistan, il nostro Governo ha stanziato, dal 2002 a oggi, oltre 3 miliardi di euro, dei quali circa il 90 per cento destinati per armamenti ed equipaggiamento, e solo il restante per interventi di carattere civile, per interventi di ricostruzione e aiuto alla popolazione.

Gli attentati, sempre più frequenti, ai danni non solo dei militari italiani impegnanti in Afghanistan, mostrano chiaramente che il livello della potenza devastante degli esplosivi utilizzati dai ribelli talebani si è elevato; parallelamente, le dotazioni in uso dei nostri militari risultano al momento non più adeguate.

Va infine ricordato che il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando i talebani sono stati cacciati con il contributo delle forze degli Stati Uniti e delle forze afgane, tant'è che è stato pagato un tributo in termini dì militari pari a 711 uomini e donne, di cui purtroppo 13 italiani (in nove anni sono ormai 36 i nostri militari deceduti).

Per questi motivi riteniamo che i nostri ragazzi, così come ci piace chiamarli, debbano tornare a casa (lo sottolineo, signor Presidente), perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace e sicuramente - come dico sempre al ministro La Russa che non riesce a leggere l'articolo 11 della nostra Costituzione, o a capirlo, purtroppo - in violazione di questo articolo.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, voto contro questo emendamento perché ci è stato descritto un contesto ingestibile che preoccupa sempre di più e dove addirittura sarebbero ormai arrivati ad essersi creati dei sultanati indipendenti nelle varie province dell'Afghanistan, e qual è la risposta dell'Italia dei Valori? Andiamo via! Direi proprio di no. Eventualmente uno resta, facendo una valutazione. Sono perfettamente d'accordo con quanto ha detto il senatore Pedica che negli ultimi otto anni non è stato guadagnato tutto quello che avremmo voluto guadagnare in termini di certezza del diritto, diritti umani, sviluppo e progresso per l'Afghanistan, ma sicuramente lo si fa mantenendo la nostra presenza militare in Afghanistan.

Come ho detto durante la discussione generale, più volte abbiamo posto all'ordine del giorno dell'Assemblea la questione dell'oppio afgano. Si può essere contrari a prescindere, a qualsiasi tipo di guerra, e pare che per motivi elettorali all'interno del Parlamento l'Italia dei Valori insista su questa posizione. Ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Occorrerebbe però allo stesso tempo dare una risposta per gestire una situazione che è sicuramente sotto il controllo di pochi con delle proposte politiche.

Quindi, essendo il ritiro non una risposta politica, voto contro l'emendamento dell'Italia dei Valori.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, noi siamo contrari a questo emendamento e chiediamo al Gruppo dell'Italia dei Valori di ritirarlo.

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, manteniamo l'emendamento e chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.5, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, diversa mi pare la questione della più longeva missione di pace del mondo (risale al 1964), cioè quella delle Nazioni Unite a Cipro, che ha l'ulteriore aggravante di essere una missione dei caschi blu nel territorio dell'Unione europea. L'Italia è presente con quattro carabinieri, la cui spesa annua è di 132.039 euro. Questa è la somma che si spende per questi nostri quattro carabinieri chiamati per mandato ad essere presenti, disarmati, per controllare un cessate il fuoco iniziato nel 1964. Questa situazione, secondo me, fa il paio con i soldi dati a La Loggia, con grande interesse da parte della maggioranza e del terzo polo, che si è astenuto, quindi in sostanza è a favore di questo modo di procedere.

Nelle discussioni che abbiamo avuto nelle scorse conversioni di analoghi decreti si è chiesto più volte al Governo se non altro di interessarsi, all'interno dell'Unione europea sicuramente, ma anche all'interno delle Nazioni Unite, per cercare di fare in modo che quella che rappresenta - lo ripeto - la più antica missione di pace delle Nazioni Unite, che si trova con i caschi blu sul territorio dell'Unione europea (per quanto la parte settentrionale dell'isola di Cipro non sia riconosciuta da Bruxelles, tutto il territorio dell'isola è invece territorio della nostra Unione), evolva da missione militare in una missione di polizia.

In questo modo si potrebbe ridurre i contingenti, poiché ora siamo intorno a 900 persone, facendo tornare in Italia questi quattro carabinieri, che godono di ottima salute e di una spettacolare veduta dalla loro caserma, ma che non fanno assolutamente niente dalla mattina alla sera.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, vorrei chiedere al collega Perduca di ritirare il suo emendamento sulla base di due considerazioni. La prima è di merito: abbiamo appena registrato l'accoglimento da parte del relatore e del Governo dell'ordine del giorno G200, che reca nel dispositivo, al secondo punto, l'impegno ad una valutazione puntuale, missione per missione, sull'opportunità di tenerle, comprese le missioni minori. Nella sostanza, tale ordine del giorno viene incontro alla richiesta del collega Perduca.

Contemporaneamente, mi permetto di ricordare a tutti i colleghi che stiamo esaminando un decreto in seconda lettura su un tema di grande delicatezza, quello delle missioni, e pertanto occorre quel necessario fair play che consenta all'opposizione di esprimere le sue posizioni di merito, ma anche un senso di responsabilità di fronte all'Assemblea e al Paese, in coerenza con l'importanza di questo provvedimento. Tutti siamo stati in maggioranza e all'opposizione a fasi alterne e sappiamo che ci sono dei momenti nei quali il senso di responsabilità deve fare premio.

Chiedo dunque al collega Perduca di ritirare l'emendamento 4.3. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Gamba).

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, accolgo volentieri l'invito del senatore Tonini (Applausi del senatore Zanda). Gli ricordo però che gli appelli al fair play, dopo che nella scorsa legislatura venivano portati in Aula dei centenari per votare il provvedimento sulle missioni, perché l'attuale maggioranza faceva opposizione anche sulla minima virgola, potrebbero essere limitati.

Sicuramente daremo il buon esempio, poi vedremo come ci si comporterà nel voto finale. Auspico però che anche la missione di Cipro rientri tra le trenta analisi approfondite che si faranno di qui a quando ci verrà concessa la possibilità di discutere di questo nuovo quadro normativo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. L'emendamento 4.3 è pertanto ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 4.2, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.4.

TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signor Presidente, diciamo che ci siamo dati una regola per quanto riguarda questo provvedimento sulle missioni: abbiamo cercato di non presentare emendamenti e ordini del giorno, proprio per rendere fluida l'approvazione, anche perché non ci dobbiamo dimenticare che già il cosiddetto milleproroghe va alla Camera. Secondo noi non era molto corretto bloccare l'approvazione del decreto sulle missioni riportandolo alla Camera un'altra volta per varie motivazioni.

Nello specifico, diciamo che l'emendamento 4.4 del senatore Perduca è condivisibile, perché ci pone la questione dello stanziamento di ulteriori 2,5 milioni di euro per le celebrazioni dei 150 anni dall'Unità d'Italia. Questa non vuole essere una polemica su celebrazione sì o celebrazione no: ci sono già 5 milioni di euro messi a disposizione e aggiungiamo altri 2,5 milioni di euro per fare anche delle celebrazioni nei teatri di crisi. Noi riteniamo che forse sarebbe stato più corretto, visto che sono stati stanziati 5 milioni di euro per l'intelligence, stanziarne 7,5 per l'intelligence e non per le celebrazioni. Ritengo infatti che i nostri militari si sentano più sicuri con delle operazioni di intelligence sui teatri di crisi.

Non solo. Non credo che questo evento celebrato, non so, in Afghanistan, in Libano, in Pakistan o in altre zone dove siamo presenti possa riscontrare un qualche interesse da parte delle popolazioni locali o quantomeno da parte dei militari. Infatti, i militari non stanno via anni luce, ma qualche mese, e quindi, se vogliono poi celebrare lo possono fare anche in Italia. Avremmo chiesto, come abbiamo fatto al Ministro l'ultima volta che è venuto in Aula a riferire (e in quell'occasione si era mostrato disponibile, e lo ringraziamo, perché comunque i soldi erano stati previsti per l'intelligence) che questi soldi fossero stanziati soprattutto per tale prioritaria esigenza.

A nome del mio partito annuncio pertanto la nostra astensione dalla votazione di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, ringrazio il senatore Torri per avermi addirittura preceduto nella dichiarazione di voto. Quello che credo veramente non abbia né capo né coda in questo comma è che per le esigenze ivi previste anche inserite alle missioni internazionali è stabilito uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per l'anno 2011 per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ora, si può essere più o meno d'accordo sulla necessità di festeggiare l'Unità d'Italia lavorando o non lavorando, ma poi si stabilisce di dare 2,5 milioni di euro al Ministero della difesa per l'ennesima parata di cui sicuramente non si sente bisogno.

Credo che questi soldi avrebbero potuto essere spesi in modo migliore, magari rispondendo ad alcuni degli ordini del giorno posti in votazione poco fa o per prendere in cura alcuni militari che ancora oggi soffrono per ciò che è accaduto loro a seguito della contaminazione da uranio impoverito, o per ricordare la memoria non soltanto di chi ha perso la vita in guerra o comunque nei vari teatri in cui sono attive le nostre missioni, ma anche di altri militari morti negli anni scorsi a causa di qualcosa che ancora non è stato acclarato.

Voglio ricordare due casi, in particolare, che devono essere ancora chiariti, quelli di Francesco Rinaldelli di Potenza Picena, in provincia di Macerata, e quello di Francesco Finessi di Codigoro, in provincia di Ferrara, due giovani alpini uccisi da linfoma, le cui cause sembrano essere state provocate da una serie di vaccini a loro imposti da parte del Ministero della difesa. La nostra Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, mi è stato detto dalla senatrice Fontana, ascolterà all'inizio di marzo i genitori di queste due persone. Ecco, io credo che invece di andare a fare una marcia a metà marzo (probabilmente sotto la pioggia) per ricordare i 150 anni dall'Unità d'Italia ci siano da affrontare i molti problemi di chi oggi continua a far sventolare la bandiera tricolore nel mondo con orgoglio ed efficienza e che possono essere affrontati con i soldi del contribuente. (Applausi della senatrice Poretti).

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, intervengo per fare una precisazione, dato che ciò che diciamo resta agli atti.

Mi pare di aver capito dalle sue parole, signor Presidente, che sull'emendamento 4.2 non risultavano voti favorevoli.

Voglio precisare che il Gruppo dell'Italia dei Valori ha votato a favore. Forse il braccio è stato alzato timidamente; la prossima volta terremo il braccio ben in alto affinché sia visibile.

Sono intervenuto perché resti agli atti, altrimenti risulta solo il suo commento rispetto al fatto che nessuno ha votato a favore dell'emendamento da noi presentato. Noi lo abbiamo votato convintamente, e vogliamo che ciò resti agli atti. La prossima volta solleveremo la mano più in alto. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È giusto mettere agli atti che l'Italia dei Valori ha votato a favore, ma le assicuro, senatore Pedica, che non occorre alzare molto la mano: basta alzare un dito. Ma non è stato alzato neanche quello. Forse sarà stata timidezza. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Marinaro).

Metto ai voti l'emendamento 4.4, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.100.

CAFORIO (IdV). Domando di parlare per dichiarare di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, in questa sede vorrei sottolineare la coerenza del mio Gruppo.

Sin dall'inizio di questa legislatura, infatti, siamo stati decisi nel chiedere al Governo di mettere a punto ed illustrare una convincente strategia d'uscita da quello che ormai possiamo tristemente definire un vero e proprio conflitto.

L'Esecutivo continua a prorogare il nostro impegno in Afghanistan senza alcun criterio programmatico, senza alcuna previsione di soluzione futura, anzi aumentando addirittura il contingente.

Dopo nove anni di nostra presenza in quelle regioni i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la forza talebana è sempre più minacciosa e in grado di sferrare attacchi più violenti; il Governo è in ginocchio ed anziché aiutare le forze ISAF a ricostruire e stabilizzare il Paese è il covo della corruzione; la produzione di oppio è aumentata di 40 volte; il numero delle vittime civili non è mai stato tanto alto come nel 2010.

Drammatiche evoluzioni a parte, chiediamo il ritiro immediato delle nostre truppe per un altro importante motivo. L'Italia dei Valori ha infatti seri dubbi sulla compatibilità del nostro impiego operativo in Afghanistan con quanto contenuto nel testo costituzionale, nello specifico con l'articolo 11 della Costituzione. Questo Governo non ripudia la guerra.

Si badi bene, colleghi, che l'Italia dei Valori con questo ordine del giorno non vuole in alcun modo sostenere la necessità per il nostro Paese di uscire dalla NATO. Siamo ben consapevoli, infatti, dell'importanza storica ed attuale che discende dalla partecipazione dell'Italia alla stessa. Poniamo però, al contempo, il quesito della compatibilità delle modalità operative e pratiche di svolgimento di questa missione con il dettato costituzionale testé citato.

Per questi motivi chiediamo nell'impegno al Governo che sia esso stesso a valutare, tramite iniziative diplomatiche a carattere internazionale, la compatibilità di detta missione all'articolo 11 della Costituzione.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, rinnovo la richiesta - come ho fatto prima su un emendamento - ai colleghi dell'Italia dei Valori di ritirare l'ordine del giorno G4.100.

Se mantengono l'ordine del giorno noi voteremo contro, perché il dispositivo è assolutamente non condivisibile.

Vorrei ricordare che nel famoso discorso, che ho avuto modo di citare anche alla presenza del ministro Frattini, del giugno 2009, il presidente Obama affermava due cose. Riguardo all'intervento in Iraq, ricordava che si era andati per scelta: una scelta che si era rivelata sbagliata e quindi era stato giusto programmare un disimpegno che, comunque, anche in quel caso doveva essere responsabile e prevedere tempi adeguati ad operazioni del genere.

In Afghanistan non siamo andati per scelta, ma per necessità. Dopo l'attentato alle torri gemelle, non era possibile evitare quell'intervento. Ora noi siamo in Afghanistan per garantire l'equilibrio possibile in quel Paese attraverso una strategia che non è di uscita immediata e banale. È invece una strategia che è stata definita dagli Stati Uniti d'America e dagli alleati della NATO, sempre con la piena autorizzazione delle Nazioni Unite che hanno fatto risoluzioni su risoluzioni, anno per anno, autorizzando la missione in Afghanistan, volta a procedere a una progressiva messa in sicurezza di aree crescenti del Paese dove trasferire la responsabilità della sicurezza e della difesa alle forze afgane, con il pieno consenso e con la piena collaborazione del Governo afgano, per poi iniziare gradualmente una forma di rientro che deve essere parallela alla presa di controllo da parte delle autorità afgane. Questo rientro dovrebbe cominciare gradualmente già questo anno nelle aree che già sono in qualche modo messe in sicurezza e si prevede che possa concludersi nel 2014.

Credo che un Paese come il nostro non possa permettersi, su una questione così seria e rilevante a livello internazionale, delle uscite estemporanee e, men che meno, degli atti unilaterali. Siamo dentro un sistema di alleanze storico per il nostro Paese, che è uno degli elementi costituivi della nostra politica estera. Per noi non è accettabile e pensabile che su materie di questo genere si possa agire in modo unilaterale e isolato rispetto ai nostri alleati europei e atlantici e nel contesto delle Nazioni Unite.

Il nostro voto non può che essere contrario, ma rinnovo l'invito ai colleghi dell'Italia dei Valori a ritirare l'ordine del giorno G4.100, per evitare anche una divisione politica che avrebbe caratteristiche non ordinarie, data la rilevanza della materia. (Applausi dal Gruppo PD).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, l'Italia dei Valori non ritira l'ordine del giorno G4.100, perché nessuno mette in discussione né le nostre alleanze né la nostra collocazione internazionale.

PARAVIA (PdL). Pensate che Governo fareste insieme!

BELISARIO (IdV). Riteniamo, tuttavia, che il nostro modo di intendere sia in conflitto con quanto invece sta accadendo nelle missioni internazionali. Non mi riferisco a tutte, ma a quella in Afghanistan in particolare. (Applausi dal Gruppo IdV).

CAFORIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4.100, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, mi è sembrato doveroso, al fine di pervenire al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale italiano che a seguito di missioni abbia contratto infermità o patologie tumorali per le particolari condizioni ambientali od operative, comprendere l'esposizione all'uranio impoverito e soprattutto alle nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico.

La convinzione dell'importanza di questa precisazione mi viene dalle numerose sollecitazioni pervenutami dai familiari dei ragazzi deceduti e soprattutto da una sentenza del TAR di Napoli e dalla relazione presentata in Commissione dalla dottoressa Gatti, ricercatrice dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che da oltre dieci anni sta studiando gli effetti delle polveri inorganiche di dimensioni da micrometriche ad ultrafini sull'organismo umano. La tecnica usata è l'unica in grado di identificare la chimica delle polveri trovate e di rintracciarle anche nelle matrici ambientali.

La dottoressa Gatti ha investigato anche i tessuti patologici di militari reduci dai Balcani, dall'Iraq e dall'Afghanistan. In quasi tutti i soldati indagati ammalati o deceduti si sono identificate polveri inorganiche di dimensioni nanometriche. Una spiegazione del tutto possibile è legata all'esplosione di bombe ad alta tecnologia e segnatamente quelle all'uranio impoverito, al tungsteno ed altre di nuova generazione che si caratterizzano per l'elevata temperatura generata (oltre 3.000 gradi). Il calore fonde il bersaglio e in parte lo vaporizza, generando così degli aerosol di polveri sottili ed ultrasottili.

L'inalazione o l'ingestione di cibi contaminati da queste polveri immette nell'organismo processi flogistici che generano tumori, perché è ovvio che la circolazione porta queste polveri in tutto il corpo, compresi linfonodi, gonadi e cervello. Molti reduci hanno sviluppato tumori ai testicoli e le loro compagne sono state colpite dalla cosiddetta "malattia del seme urente".

Nel giugno scorso la dottoressa Gatti è stata invitata dalle autorità statunitensi competenti ad un workshop della NATO per presentare un seminario dal titolo «Nanoparticelle: una nuova forma di terrorismo?».

Vogliamo una volta tanto pensare seriamente a tutti quei ragazzi che hanno perso la vita e alle loro famiglie che ancora li piangono e non sono state minimamente indennizzate? (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.4 e 5.3.

Per quanto riguarda l'emendamento 5.8, quello che è stato appena illustrato dalla senatrice Granaiola, il relatore che parla già aveva fatto cenno, nell'ambito della relazione, al fatto che sia stata introdotta da parte dell'altro ramo del Parlamento, attraverso un emendamento che è recepito nel testo, una migliore formulazione dell'articolo del codice dell'ordinamento militare che fa riferimento al riconoscimento delle cause di servizio, prevedendo una forma più ampia, tale da consentire più facilmente il riconoscimento di questa causa di servizio e quindi dei relativi indennizzi anche per le situazioni cui esplicitamente fa riferimento la proposta di emendamento.

Non posso escludere che questa indicazione esplicita possa in qualche modo ulteriormente favorire l'obiettivo perseguito dai proponenti, anche se per la verità ho qualche dubbio, perché la formulazione, così com'è stata predisposta in sede di emendamento approvato dalla Camera, mi sembra già sufficientemente comprensiva, perché in realtà qui si vuole in qualche modo sottolineare quello che peraltro dovrebbe già essere compreso.

In ogni caso, atteso il fatto che anche un eventuale inserimento di questa dizione comporterebbe - com'è noto - il ritardo nell'entrata in vigore della legge di conversione, ritengo di poter formulare un invito al ritiro alla senatrice proponente dell'emendamento 5.8, proprio nel senso di condividere l'auspicio e l'obiettivo, ma non di far sì che alla fine, per qualche precisazione o maggiore inserimento di tipo lessicale, si finisca per non ottenere proprio il risultato voluto. Eventualmente penso possa essere esaminata la possibilità di inserire questo tipo di aggiunta in qualche altro veicolo legislativo che non metta in difficoltà l'approvazione definitiva del provvedimento e quindi anche l'entrata in vigore di quella norma che comunque è già indirizzata proprio a quanto si vuole da parte dei senatori proponenti.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.7 e 5.2. Sull'emendamento 5.5 il parere è contrario, ma l'emendamento risulta assorbito dall'ordine del giorno riformulato del senatore Perduca, già accolto dal Governo.

L'obiettivo cui fa riferimento l'emendamento 5.6 appare condivisibile nelle finalità, ma non lo è nella parte riferita alla copertura finanziaria, che verrebbe a creare problemi rispetto al raggiungimento dell'obiettivo vero. Inoltre, è in itinere un provvedimento nel cui ambito sono previste norme riguardanti tale questione. Invito pertanto il senatore Perduca a trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, dopo aver ascoltato il Governo sull'eventualità di un suo accoglimento.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore. In particolare, con riferimento a quanto detto dal relatore sull'emendamento 5.8, il Governo farà quanto possibile al fine di accertare, se necessario, negli atti discendenti e successivi all'approvazione di questo provvedimento che il disposto permetta l'erogazione dei contributi.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.4.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, a seguito dell'adozione dell'ordine del giorno avvenuta a inizio di seduta, ritiro l'emendamento 5.5 che non ha più motivo di essere e ringrazio il relatore non soltanto per aver ribadito l'impegno preso, ma anche per il suggerimento relativo all'emendamento 5.6, rispetto al quale spero si possa trovare una formulazione per trasformarlo in ordine del giorno.

Mi spiace però che sia stato espresso un parere negativo all'emendamento relativamente alla parte utilizzata per tutti gli emendamenti all'articolo 5, che inizia con la seguente frase: «conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1, inserire i seguenti: 1-bis». Secondo i nostri studi, infatti, si potrebbe arrivare a risparmiare fino a 30 milioni di euro eliminando alcuni privilegi che restano in capo a ex rappresentanti dell'Esercito o di altre istituzioni, ivi compresi i rappresentanti del Governo, relativamente alle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione.

Mantengo quindi gli altri emendamenti, che avrebbero voluto ampliare il riconoscimento dell'aspettativa a un'altra serie di categorie, ma mi permetto di insistere sulla necessità di prendere in considerazione, magari con tempi adeguati, il suggerimento di ulteriori tagli della spesa pubblica per far fronte a necessità che, in corso d'opera, potrebbero emergere da qui a giugno per il rinnovo del finanziamento della presenza italiana nel mondo.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, se accetta l'invito a trasformare l'emendamento 5.6 in un ordine del giorno, sarebbe opportuno formularlo rapidamente per sottoporlo all'esame del rappresentante del Governo e comunicarlo all'Aula.

Metto ai voti l'emendamento 5.4, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.3, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Sull'emendamento 5.8 è stato rivolto un invito al ritiro dal relatore e dal rappresentante del Governo.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, intanto chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento in questione.

Poi, debbo dare atto che le spiegazioni del relatore sono corrette, nel senso che le modificazioni proposte e approvate dalla Camera dei deputati all'articolo 603 del codice dell'ordinamento militare hanno ampliato la platea delle persone che, per causa di servizio, dovrebbero avere degli indennizzi adeguati. Questo riguarda il personale italiano. Dico che le spiegazioni sono corrette perché, con le formulazioni precedenti, era necessario arrivare alla prova di un nesso causale. In questo caso, invece, con la specificazione che è stata fatta, vengono riconosciuti indennizzi al personale che, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate entro e fuori i confini nazionali, abbia contratto infermità, allargando la platea degli aventi eventualmente diritto. Quindi, questa formulazione va bene. Credo che lo spirito dell'emendamento 5.8 possa essere accolto.

In questo senso, più che ritirare, intendiamo trasformare l'emendamento 5.8 in ordine del giorno, per confermare questa interpretazione per la quale le persone che possono avere diritto all'indennizzo, a seguito di missioni effettuate entro e fuori i confini nazionali, ci siano in particolare quelle colpite da uranio impoverito oppure da nanoparticelle. Mi auguro che possa essere accolto.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno annunciato dal senatore Casson.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, se il contenuto dell'ordine del giorno, il cui testo in questo momento ancora non c'è, va nel senso indicato dal senatore Casson, cioè di esplicitare che in questo novero sono da considerarsi i casi cui si riferiva l'emendamento, credo che anche il Governo non dovrebbe avere difficoltà ad accoglierlo, perché in effetti era quello lo scopo dell'intervento della Camera e anche della nostra eventuale approvazione.

GIARETTA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARETTA (PD). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento 5.8, che diventerà un ordine del giorno, e ricordo al Governo che tra le varie patologie tumorali sulle quali, opportunamente, si cerca di intervenire, vi è anche quella relativa all'esposizione al radon, che riguarda alcune basi militari in Italia. È vero che il Governo si era già impegnato ad intervenire e che sono in corso riunioni a livello tecnico, ma sarebbe bene ricordare anche nell'ordine del giorno la particolare patologia derivante dall'esposizione al radon.

Approfitto dell'occasione per dire che è meritoria l'iniziativa di ogni parlamentare per dare una migliore definizione dei danni biologici gravissimi, che arrivano fino al decesso, che riguardano personale militare e civile, però è compito anche del Parlamento prevedere una idonea copertura, perché estendere molto la categoria senza un'idonea dotazione finanziaria porterebbe gli interessati, quando finalmente arriveremo al punto, a prendere cifre incomprensibili rispetto alla gravità dei danni che hanno subito.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il principio alla base di tutto ciò che si sta facendo oggi e si è fatto alla Camera, che poi è l'obiettivo anche di questo ordine del giorno, è di rendere possibile una corretta erogazione, ed è sicuramente condiviso dal Governo.

La tematica specifica, che ha natura scientifica oltre che legislativa ed amministrativa, esula dalla discussione odierna. Dunque, il Governo è disponibile ad accogliere un ordine del giorno e si impegna a valutarne l'inserimento in atti discendenti amministrativi, a seguito dell'approvazione di questo provvedimento, al fine di valutare correttamente sia l'esposizione all'uranio impoverito che, per quanto è stato ricordato, al radon. Dal momento che la formulazione esatta dovrebbe essere affidata ad un processo valutativo più complesso, gradirei che fosse formulato un ordine del giorno sufficientemente ampio in termini di impegno, anche se il senso è pienamente condivisibile.

CAFORIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, a nome del Gruppo Italia dei Valori, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'ordine del giorno derivante dalla trasformazione dell'emendamento 5.8.

PRESIDENTE. Chiedo dunque ai proponenti di formulare in tempi celeri gli ordini del giorno derivanti dagli emendamenti 5.8 e 5.6, in modo da poterne valutare la portata prima del passaggio alle dichiarazioni di voto finali.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.7 e 5.2 sono improcedibili, mentre l'emendamento 5.5 è stato ritirato.

In attesa della formulazione dei due ordini del giorno all'articolo 5, passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, l'intervento del collega Tonini ha ulteriormente, come altre volte, nobilitato la discussione odierna sulle missioni internazionali, che molto spesso si riduce ad indicare una mera proroga, come dianzi ricordato.

La posizione attiva di alcuni di noi, che non hanno partecipato alla votazione nelle scorse occasioni, ha permesso di presentare un ordine del giorno che fino alla volta scorsa non sarebbe stato possibile proporre. Mi riferisco alla coscienza, anche da parte della maggioranza, che sulle missioni e sulle questioni che riguardano le modalità di svolgimento delle stesse bisogna prevedere un quadro normativo certo. Questo è esattamente uno di quei casi.

Presidente, colleghi, ad agosto 2010, su un ennesimo emendamento identico, che riguardava l'esimente per i nostri militari, abbiamo chiesto che venisse indicata con chiarezza la catena di comando e venisse incardinata la questione nel codice penale militare. Il motivo è molto semplice ed è legato al fatto che la grande professionalità dei nostri militari è dovuta anche alle responsabilità che esercitano i comandi. Pertanto, non è possibile affidare un'esimente semplicemente alle regole di ingaggio. Vanno piuttosto legate ed incardinate all'interno del codice penale militare.

Presidente, colleghi,ad agosto 2010 il Governo e questo ramo del Parlamento si erano impegnati ad approvare un provvedimento di questo genere. Non è accaduto. Siccome nell'intervento del relatore, che pure non condivido per molte cose, è stato espresso un impegno su questo tema, tenuto conto anche del ragionamento del collega Tonini e certamente della fiducia parlamentare che ho nei confronti degli avversari politici, credo sia possibile procedere al ritiro del suddetto emendamento 6.1, se è vero che all'interno della Commissione si fa questo ragionamento sull'esimente rispetto al codice penale militare. È altresì chiaro che io e i colleghi che hanno sottoscritto l'emendamento 6.1 abbiamo ottenuto il risultato odierno grazie alla non partecipazione al voto: preannuncio sin d'ora che manterremo questa vigilanza democratica anche nella votazione finale sul provvedimento in esame.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale statale «Macedonio Melloni» di Parma, che sono in visita al Senato. A loro va, oltre il nostro saluto, gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2537 (ore 19,02)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G6.100 si intende illustrato.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento e sull'ordine del giorno in esame.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, certamente devo dare una risposta e fare una maggiore puntualizzazione al senatore Di Giovan Paolo, nonostante abbia in qualche modo preannunciato la possibilità di ritirare il suo emendamento.

L'emendamento 6.1 si riferisce ad una materia molto delicata, che è la disciplina penale militare la quale, nel caso specifico, è riferita alle missioni. Come ricorderanno i colleghi e come lo stesso senatore Di Giovan Paolo ha ricordato a sua volta nell'intervento che ha testé concluso, due specifiche norme di questa natura sono state introdotte proprio dall'Aula del Senato, in occasione della conversione di un precedente decreto dello stesso tipo, e poi reiterate attraverso la ripetizione dei testi dei decreti di proroga delle missioni stesse.

L'esigenza di una definizione delle normative penali militari è stata condivisa trasversalmente dal Parlamento, e quindi da entrambi i rami dello stesso, almeno da tre se non da quattro legislature. Sono stati compiuti diversi tentativi per portare avanti la riforma complessiva del diritto penale militare, tentativi che, per varie ragioni, non sono arrivati a conclusione nei tempi di esaurimento delle rispettive legislature.

Certo, l'esigenza più sentita è ovviamente quella della definizione delle norme penali militari che concernono gli attuali impieghi nell'ambito delle missioni internazionali, che sono di maggiore delicatezza perché, per semplificare, non possono essere riferiti con tranquillità né al codice penale militare di pace, attualmente in vigore, né al codice penale militare di guerra. Si tratta di normative molto innovative e di grande rilievo per l'epoca nella quale furono emanate, ma che certamente non si attagliano perfettamente alla situazione attuale.

Il Parlamento e il Governo hanno comunque già operato in questo senso. Rispetto agli impegni precedenti, è stato presentato un disegno di legge da parte del Governo sulla predisposizione di un nuovo codice penale militare riferito alle missioni internazionali, il quale al suo interno vede, tra le principali questioni, quella a cui fa riferimento il senatore Di Giovan Paolo. L'esame del disegno di legge in questione sta procedendo abbastanza speditamente nelle Commissioni riunite difesa e giustizia di questo ramo del Parlamento, e chi vi parla ne è anche relatore. Non si può che assicurare al senatore Di Giovan Paolo che l'impegno delle due Commissioni continuerà ad essere più solerte possibile, per arrivare all'approvazione di questo testo e quindi al passaggio nell'altro ramo del Parlamento. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

Nella stessa direzione va la parte dell'ordine del giorno del senatore Perduca, sul quale mi sento di esprimere un parere contrario, più che altro perché formulato in maniera non molto comprensibile e perché comunque una parte delle richieste in esso contenute trovano sede nello stesso provvedimento a cui facevo testé riferimento.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Sulla base delle affermazioni del collega Gamba e soprattutto di quelle del collega Tonini, ritiro l'emendamento 6.1. Questo, però, comporta, da parte mia e degli altri firmatari, una posizione di vigilanza democratica fino al prossimo decreto e la non partecipazione al voto.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G6.100.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Vorrei creare la Commissione bicamerale di vigilanza democratica, però la questione posta all'attenzione con l'ordine del giorno G6.100 (che non capisco come possa non essere chiara: a me pare abbastanza chiara) è di arrivare alla vigilia del dodicesimo anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale portando a termine il processo legislativo già incardinato alla Camera dei deputati (se vogliamo, lo possiamo fare anche in Senato).

Che succede? Il Governo non dà attenzione a questa misura. Il problema non è ultroneo. Se noi implementassimo (uso un pessimo anglicismo) o adeguassimo il nostro codice penale alle norme contenute in quello Statuto, molti dei problemi che ci portiamo avanti relativamente alle responsabilità penali dei militari nostri e altrui ogni qualvolta ci si trova ad agire in un teatro internazionale, sarebbero già presi in considerazione (così ci è stato detto dagli esperti e dai militari che sono stati auditi dalle Commissioni 2a e 4a). Si chiede soltanto di fare uno sforzo - dopo 12 anni credo possa essere consentito - per portare a breve a conclusione questo iter legislativo. L'ordine del giorno mi pare chiaro e lo mantengo, chiedendo un voto favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G6.100, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Do lettura del sintetico ordine del giorno che ho già mostrato al rappresentante del Governo e al relatore, e che deriva dall'emendamento 5.8: «Il Senato della Repubblica, in sede di esame dell'Atto Senato n. 2537, impegna il Governo ad adoperarsi, nei limiti di competenza, affinché l'interpretazione del comma 3‑bis, lettera a), comma 1, ivi sostituito, possa ricomprendere l'esposizione all'uranio impoverito e alle nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, nonché l'esposizione al radon».

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

GAMBA, relatore. Il parere è favorevole.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.8 non verrà posto ai voti.

Do ora lettura dell'ordine del giorno G5.6: «Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2537, impegna il Governo a valutare la possibilità di assicurare, anche in relazione alle esigenze connesse con le missioni internazionali, fino al definitivo riordino della disciplina concernente le bonifiche da ordigni esplosivi, ai sensi dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246, che il Ministero della difesa continui a emanare le prescrizioni tecniche e ad assicurare le funzioni di vigilanza sulle attività di ricerca e scoprimento di ordigni esplosivi residuali bellici svolte, su richiesta degli interessati, mediante ditte che impiegano personale specializzato, formato a cura del medesimo Ministero, la cui assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro continua ad essere a carico dello Stato».

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

GAMBA, relatore. Il parere è favorevole.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.6 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'emendamento Tit.1, che invito i presentatori ad illustrare. Ricordo che l'emendamento Tit. 2 è precluso.

AMATI (PD). Questo emendamento merita grande attenzione perché noi tutti sappiamo che negli anni la competenza dal punto di vista economico della cooperazione internazionale è sempre stata parte minima, al massimo il 17 per cento degli impegni di spesa. Oggi è ridotta al 4 per cento. Quindi, mettere al primo punto la cooperazione e successivamente il rifinanziamento delle missioni non corrisponde al vero.

Tuttavia, ci rendiamo conto di molte delle cose che qui sono state dette. Con lo spirito che poco fa animava il senatore Di Giovan Paolo, mantenendo la sua posizione rispetto agli impegni che abbiamo fin qui assunto, anche rispetto a questa da lui definita vigilanza democratica, penso che potremmo proporre la trasformazione dell'emendamento Tit.1 in un ordine del giorno che impegni il Governo a definire, per l'atto di proroga futuro del rifinanziamento delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione internazionale, un titolo nell'ordine dei termini effettivamente corrispondente alla prevalenza della spesa.

Se il Governo accoglierà questo ordine del giorno di impegno futuro, accetto di ritirare l'emendamento così come lo avevo formalizzato. Chiaramente non mutiamo il nostro intento di non partecipare al voto finale.

VITA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITA (PD). Signor Presidente, vorrei esprimere poche considerazioni sull'emendamento Tit.2. Capisco che questo emendamento che chiedeva chiarezza sia stato precluso, ma il titolo in un testo significa molto e - com'è noto - non è irrilevante.

Aderisco a quello che ha detto la collega Amati, nella speranza, signor Presidente, colleghi e colleghe, signor Sottosegretario, signori relatori, che questa materia - e l'elemento che riguarda il titolo lo disvela - sia finalmente oggetto di attenzione maggiore da parte della nostra Aula: questo valga per il futuro. Mi ha molto colpito in questo pomeriggio che una materia incandescente, come quella sottesa a questo provvedimento, sia stata discussa ‑ ahinoi! ‑ tra le «varie ed eventuali». (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di pronunziarsi sulla proposta avanzata dalla senatrice Amati.

GAMBA, relatore. Signor Presidente, sull'emendamento Tit.1 il parere sarebbe stato contrario per evidenti ragioni. Personalmente, sarei anche d'accordo sulla proposta della senatrice Amati di trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, ma ovviamente è una questione su cui deve esprimersi il Governo, e comunque se ne riparlerà alla prossima occasione.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. A me sembra un emendamento, così come l'ordine del giorno, un po' mercatistico: l'importanza di questo provvedimento non è quanto si spende per fare una cosa o quanto non si spende per farne un'altra. L'importanza di quello che si fa non è solamente legata a quanto si spende: ci sono cose molto importanti per cui si spende di meno e - ahimè - cose che possono anche apparire meno importanti per cui si spende di più.

Sinceramente ritengo però che il Governo possa accogliere la raccomandazione a valutare, in sede di redazione del titolo di futuri e analoghi provvedimenti di rifinanziamento, la prevalenza del quantum di spesa per ciascuna delle operazioni di volta in volta da rifinanziare nell'ambito del provvedimento stesso.

PRESIDENTE. L'emendamento Tit.1 si intende quindi ritirato.

Passiamo alla votazione finale.

CAFORIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, vorrei dichiarare il voto contrario del Gruppo dell'Italia dei Valori al decreto legge in esame. Per opportunità, consegno il testo della mia dichiarazione di voto affinché sia allegato ai Resoconti della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

GALIOTO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALIOTO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo e anch'io consegno il testo alla Presidenza. Vorrei soltanto sollecitare il Governo a valutare se possibile le opportune azioni legislative affinché il Parlamento non sia continuamente impegnato ad approvare questi rifinanziamenti. Per queste attività internazionali sarebbe possibile ed auspicabile prevedere un finanziamento annuale, visto il continuo impegno di tempi e risorse parlamentari che si sottraggono ad altri provvedimenti non è di alcuna utilità, sia al Paese che al funzionamento delle istituzioni.

TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Presidente, consegnerò il testo, però vorrei velocemente segnalare alcuni passaggi del provvedimento. (Brusìo). Ragazzi, so che volete andare via, ma i nostri militari credo abbiano bisogno del giusto rispetto! (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione!

TORRI (LNP). Se volete uscire dall'Aula, fatelo.

PRESIDENTE. La regola è che gli interventi si svolgono. Chi sceglie di consegnare il testo è autorizzato dagli Uffici della Presidenza a farlo.

TORRI (LNP). Leggerò l'intervento per ripicca. Se volete la polemica, ho la patente per questo. Siccome non li rispettiamo tanto neanche quando arrivano nelle bare, facciamolo almeno in Aula in occasione dei provvedimenti. Per ripicca, Presidente, lo leggerò per intero.

PRESIDENTE. Lei ha tutto il diritto ed il tempo per fare la sua dichiarazione di voto. Non sta conquistando un diritto: lo ha.

TORRI (LNP). Presidente, uso anche una punta polemica. Mi dispiace pure che questa reazione venga anche dai banchi della maggioranza. Posso capire che possa venire da altri ma non la accetto dai banchi della maggioranza (Commenti dal Gruppo PdL).

SANGALLI (PD). Solo dai banchi della maggioranza.

TORRI (LNP). Presidente, Sottosegretario, colleghi, il provvedimento all'esame oggi concerne la proroga fino al 30 giugno di una moltitudine di interventi militari ed umanitari all'estero, ma di fatto la parte del leone la fa la missione in Afghanistan, dove sono 4.350 gli uomini dispiegati, con un impegno di 380 milioni ed oltre di euro.

La Lega assicura certamente per lealtà il sostegno al Governo anche in questa circostanza e si stringe, una volta di più, intorno ai militari che rappresentano per il nostro Paese un grande orgoglio in un contesto tanto difficile, esponendosi a gravi pericoli che tutti conosciamo. A loro va tutta la nostra solidarietà e tutto il nostro convinto apprezzamento, per il coraggio e l'abnegazione dimostrata e la professionalità nel loro operato. Alle famiglie dei caduti rinnoviamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ed a quelli dei feriti auguriamo un pronto e pieno ristabilimento.

Colleghi, la Lega Nord è stata senza dubbio una delle forze politiche che da sempre ha insistito sulla necessità che i nostri soldati fossero messi in una ottima condizione di difesa e di potersi proteggere al meglio. Apprezziamo che durante l'ultimo intervento del Ministro si sia parlato di stanziare i fondi per mettere in condizioni l'intelligence di dare una mano ai contingenti; questo è stato fatto. Prima ne ho parlato in tono polemico dicendo che secondo noi 5 milioni erano pochi rispetto ai 7 milioni e mezzo per le celebrazioni; però, è stato fatto questo e pertanto onoriamo il fatto che il Ministro abbia mantenuto l'impegno. Non possiamo esimerci dal ricordare che durante l'approvazione di questo decreto sono stati infilati all'interno dello stesso delle materie che poco avevano a che fare, secondo noi, con l'operato delle missioni. Ci eravamo ripromessi di non porre ordini del giorno né tanto meno emendamenti; d'altra parte devo fare le congratulazioni al senatore Perduca che ha fatto approvare un ordine del giorno per un minimo concetto di riallineamento per quanto riguarda alcuni carabinieri. Gli fa onore e e forse anche al Governo averlo accettato.

Spero che il Governo tenga fede anche ad altri proposto che abbiamo portato noi all'ordine del giorno, non in questo provvedimento perché ritenevamo che non fosse corretto chiedere in questa sede il riallineamento delle carriere, quella dei marescialli, per esempio, che a noi sta a cuore. Non l'abbiamo fatto per ragioni di logica politica, di buon senso politico, poiché secondo noi non andavano messi esaminati in questo provvedimento.

Apprezziamo però il fatto che sono stati stanziati ulteriori 8 milioni di euro in capo ai comandanti presenti sui teatri operativi, per i cosiddetti quick impact projects, che servono per dare un contributo di assoluto buon senso nei rapporti con i capi delle tribù presenti nei vari territori. Apprezziamo anche il fatto che siano stati stanziati i famosi 30 milioni di euro per i riconoscimenti delle cause di servizio verificatesi negli ultimi anni, dovute all'esposizione alle polveri da uranio impoverito. Abbiamo tuttavia - lo ripeto anche se è già stato citato prima - un motivo di rammarico. Mi riferisco al fatto di voler stanziare in alcuni casi delle risorse che, secondo noi, non avevano nulla a che fare con le missioni. I soldi sono pochi e vorremmo che venissero impiegati bene. (Applausi del senatore Perduca).

Vorrei aggiungere un'altra considerazione. È corretta la posizione espressa da alcuni Gruppi politici, secondo la quale bisognerebbe prolungare i provvedimenti sulle missioni di oltre sei mesi rispetto al metodo utilizzato finora, però capiamo che per motivi di contabilità non si riesca a realizzare una legge che ci possa mettere in condizioni di sicurezza nell'approvazione dei decreti.

Riteniamo inoltre che occorre avere un grande rispetto per i nostri militari dispiegati nei teatri di crisi. Come Lega, avevamo chiesto un impegno importante da parte del nostro Governo anche sulle condizioni di sicurezza, poiché abbiamo visto che negli ultimi attentati che abbiamo subito il livello di pericolo era salito. I «Lince» hanno dimostrato che parecchi militari sono riusciti a portare a casa la pelle proprio perché il Governo ha messo tutti i mezzi a disposizione.

Condivido poi quanto dichiarato dal collega Cabras, quando ha affermato che l'Italia, a livello politico, a volte ha una posizione sottostimata in alcune assemblee. Io vorrei fare riferimento al caso della NATO. Tutti coloro che con me sono presenti nell'Assemblea della NATO sanno che sono stato molto critico. Purtroppo, in Italia ci occupiamo troppo poco dell'importanza del ruolo che dovremmo avere all'interno dell'Assemblea della NATO. Noi siamo assolutamente sottostimati, nonostante la nostra lealtà nei teatri di crisi, visto che abbiamo messo i militari a disposizione: ne abbiamo tanti, oltre 4.000. Ripeto - e il presidente De Gregorio che mi sta ascoltando lo sa bene - sono stato molto critico, poiché non abbiamo messo a frutto le rendite che avremmo dovuto avere all'interno della NATO. In conclusione, mi sento di sottolineare che siamo a favore del decreto-legge sulle missioni internazionali, ed esprimiamo la nostra fiducia in modo assoluto.

Signor Presidente, chiedo di allegare la restante parte del mio intervento scritto ai Resoconti della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Santini).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

PINOTTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, il decreto-legge in conversione è un rinnovo semestrale, lo abbiamo già fatto altre volte, ma è un provvedimento molto importante per quantità, per qualità e per materia. Stiamo infatti decidendo di far permanere 8.537 soldati, uomini e donne, nelle nostre missioni internazionali; stiamo decidendo una spesa di 754.300.000 euro. Lo vorrei ribadire, perché c'è stato un momento nel quale forse sembrava dominare più la fretta di concludere che non il senso delle decisioni importanti che stiamo assumendo.

Con questo decreto-legge si intensifica la missione in Afghanistan: di fatto, tale missione impegna a questo punto circa metà delle risorse umane e finanziarie; si dimezza la missione nei Balcani, con una decisione concordata con gli alleati; va verso la conclusione la missione «Althea» in Bosnia; abbiamo una lieve riduzione in Libano (tra l'altro, quella sul Libano e sulla Palestina è una discussione che dovremo fare assieme); continuiamo l'azione in Libia; prosegue l'azione di contrasto alla pirateria in Somalia; abbiamo poi stabili i presidi in Africa: Somalia, Darfur e Congo, anche se molto contenuti.

Penso sia importante, tutte le volte che c'è questo tipo di passaggio parlamentare, non fare una discussione distratta o burocratica, anche se purtroppo, l'impianto del decreto in qualche modo un po' la induce. È un impianto che ancora tiene distinte la parte della cooperazione dalla parte militare, mentre si tratta di interventi che già nella loro predisposizione andrebbero trattati per aree geopolitiche e in modo molto più unitario. Così come avremmo bisogno di decreti più fluidi dal punto di vista della normativa. Non dovrebbero esserci norme giuridiche sul trattamento del personale, proprio per poterci concentrare sul senso delle missioni che continuiamo ad approvare e che dobbiamo decidere di rivedere.

Avete visto che gli emendamenti che abbiamo presentato chiedevano soprattutto di aumentare i fondi per la cooperazione. L'entità di detti fondi è complessivamente pari al 3,4 per cento delle risorse complessive; è un 10 per cento in meno rispetto a quanto abbiamo deciso nell'ultimo semestre, ma rispetto al 2008, dove i fondi per la cooperazione erano pari al 9,4 per cento, la riduzione è significativa. Perché abbiamo posto questo accento? C'è anche un significato politico importante, oltre che di merito. Il senatore Tonini ricordava l'importante discorso del presidente Obama e la revisione della strategia rispetto all'Afghanistan. Il presidente Obama dichiara che la missione in Iraq, a suo giudizio, è stata una scelta sbagliata e che quella in Afghanistan è stata invece una necessità e ridefinisce anche in questo suo discorso una strategia. Egli afferma che gli Stati Uniti hanno ora bisogno di inviare anche più soldati, perché hanno bisogno di avere un controllo del territorio, ma che occorre soprattutto intensificare l'azione politica, diplomatica ed economica perché dobbiamo dare il messaggio che si intende lasciare l'Afghanistan agli afgani; e su questo aspetto noi abbiamo molto rallentato. È allora chiaro che rispetto a questi orientamenti un'Italia che invece riduce la parte relativa alla cooperazione (mantenendo la parte militare, su cui siamo d'accordo) dà in realtà un messaggio abbastanza opposto rispetto all'indicazione del presidente Obama, che ci ha ricordato anche che è molto importante non avere morti civili. Penso sia stato saggio decidere in Parlamento di non dare un segnale come quello di armare i nostri caccia, come peraltro ci era stato chiesto quando abbiamo audito il Ministro degli esteri afgano. Questa strategia definita dal Presidente americano è stata ovviamente discussa e valutata nel vertice NATO di Lisbona e lì è stata accolta, e si è cominciato a definire una possibile exit strategy prevedendo la data del 2014.

In molti interventi in discussione generale si è ricordato che l'Italia contribuisce molto in termini di personale e truppe per quanto riguarda le missioni internazionali: siamo appunto il quarto Paese dal punto di vista della contribuzione. Però la domanda rispetto a questo impegno così importante è: quale politica estera? Come mettiamo a frutto il fatto di essere un Paese così impegnato? Prima di discutere di questo decreto abbiamo avuto una relazione del ministro Frattini e abbiamo svolto una breve discussione rispetto a ciò che sta avvenendo: anche in quella discussione abbiamo avuto informazioni e fatto delle osservazioni, però sono mancate valutazioni e previsioni per capire se, rispetto a quanto sta accadendo, cambiano le strategie. Francamente non le abbiamo intese, e lo stesso è accaduto con questo decreto. Abbiamo una missione in Libia, ma anche una in Palestina: stiamo parlando del Medioriente. Sono aree vicine a quelle di cui abbiamo parlato nella comunicazione precedente. È stata fatta una riflessione su come in tale scenario le missioni devono operare?

Nei Balcani, come dicevo, la riduzione è concordata. Diminuire in modo consistente il numero dei militari impiegati potrebbe provocare dei problemi. Abbiamo valutato la necessità di ricorrere ad aiuti di altro genere, ad esempio, diplomatici o di sostegno? E anche sulla missione in Afghanistan, quella più complicata, più difficile e più dolorosa (perché, purtroppo, è quella in cui sono caduti dei nostri soldati), è stata fatta una valutazione su quali progressi siano stati compiuti con il processo politico e negoziale, rispetto ad una soluzione politica della crisi afgana? Francamente, questi elementi sono mancati nella nostra discussione. Sono stati molto limitati rispetto a ciò che sarebbe stato necessario.

Come dicevo, si tratta di un atto molto importante (ricordavo il numero dei militari che inviamo perché di questo dobbiamo sentire la responsabilità), però ricordiamo anche - mi rivolgo ai rappresentanti del Parlamento - che siamo in deficit rispetto a questi militari. Tutte le volte che ridiscutiamo delle missioni ci ricordiamo che manca una legge quadro relativa alle missioni internazionali che ci consentirebbe di avere una normativa valida per tutte le situazioni e di svolgere una discussione di altro tipo. Ce lo diciamo tutte le volte, ma non lo abbiamo ancora fatto. Tutte le volte diciamo che è improprio inserire in questi provvedimenti norme giuridiche per missioni che hanno cambiato la natura di guerra o di pace descritta nei codici del 1941, diciamo che dobbiamo lavorare per avere un nuovo codice che riguardi le missioni internazionali, ne stiamo discutendo ma ancora non abbiamo approvato nulla al riguardo. Ma i militari possono avere altre attese, come la revisione della legge sulla rappresentanza. Rimane tutto appeso, mentre ogni sei mesi approviamo la proroga delle missioni. Il momento in cui ci occupiamo con più emozione, e forse anche con più attenzione (anche se non sempre), di quello che avviene nel mondo militare, almeno in Aula, è quando si registrano delle morti.

Voglio ricordare che le missioni dei nostri militari all'estero sono al servizio del buon nome e dell'immagine del nostro Paese. Non so se la politica, il Parlamento, il Governo sono sempre all'altezza di questi nostri concittadini che servono la Nazione con disciplina ed onore al di fuori dei confini del nostro Stato. Spesso ci diciamo che i nostri militari servono a tenere alto l'onore dell'Italia nel mondo, e in realtà svolgono il loro compito in modo egregio. Resto perplessa però quando la politica in occasione di morti di nostri militari si domanda, proprio in quel momento, se sia opportuno tornare o no. Credo che ciò sia poco rispettoso in generale e, nello specifico, credo sia poco rispettoso dei soldati che rimangono lì e delle famiglie che hanno avuto un lutto. Ed è ancora meno rispettoso se viene dichiarato da un rappresentante del Governo a cui sono affidate le massime responsabilità, come è accaduto in occasione dell'ultimo lutto, quando il Presidente del Consiglio, dopo la morte del caporalmaggiore Sanna, ha detto che forse aveva qualche dubbio.

È giusto che i cittadini si pongano dei dubbi, come è giusto porseli durante la discussione sul rinnovo delle missioni; dovremmo invece smetterla di esprimerli in occasione di un lutto, proprio per rispetto non solo di chi è rimasto in missione, ma anche di chi è mancato. Non dobbiamo dare l'idea che ... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Pinotti.

PINOTTI (PD). Concludo, signor Presidente, dicendo che noi voteremo a favore di questo provvedimento.

Rispettiamo questa vocazione multilaterale, e ci auguriamo che lo iato fra le due Italie, quella politica che vediamo rappresentata oggi e quella dei nostri militari all'estero, possa in futuro ridursi. (Applausi dal Gruppo PD).

CANTONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANTONI (PdL). Signor Presidente, preliminarmente vorrei rispondere alla collega Pinotti che mi ha sorpreso perché ha fatto una polemica, in relazione all'ultimo drammatico lutto registrato, nei confronti del Presidente del Consiglio e del Governo assolutamente non meritata. Questo Governo, questo Presidente del Consiglio e noi tutti, per la dignità del nostro agire (Applausi dal Gruppo PdL), abbiamo sempre rispettato ed onorato, non solo i caduti, ma soprattutto la grande levatura delle nostre presenze militari, abbiamo creato grande consenso attorno alla loro dignità e assicurato grande sostegno alle famiglie, alle quali noi virtualmente e idealmente ci associamo e che abbracciamo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri).

Consegnerò il mio intervento, ma prima tengo a dire che il provvedimento sulle missioni internazionali è uno degli aspetti fondamentali del nostro Governo e del nostro agire. Ringrazio innanzitutto le Commissioni riunite esteri e difesa, da me presiedute insieme al presidente Dini, che hanno rilevato l'estrema importanza della proroga delle autorizzazioni di spesa relative alla partecipazione italiana alle missioni internazionali. Ringrazio anche tutti i colleghi e i relatori, senatori Bettamio e Gamba, che hanno portato avanti delle discussioni di grande professionalità. La concordia emersa in sede di discussione parlamentare riconferma con voce forte la valenza del contributo che l'Italia vuole assicurare nei teatri più instabili nel mondo, un contributo fondamentale, plasmato sul lodevole obiettivo di circoscrivere quelle aree suscettibili di propagare il terrorismo. Si tratta anche di un contributo volto a garantire la pace, la ricostruzione istituzionale e sociale in quei Paesi che sono riusciti, grazie all'intervento costante della comunità internazionale, a debellare il loro germe di autodistruzione. Questo è avvenuto grazie alla nostra missione, al nostro Governo, al vostro appoggio e all'appoggio di tutti i presenti. Desidero ringraziare i colleghi intervenuti nel dibattito, da cui è emersa un'ottima analisi. Quindi non ritornerò sulle discussioni che abbiamo svolto.

È anche vero che, dietro la spessa cortina di tentennamenti e diffidenza, mettiamo come punto principale la tutela di intere popolazioni e dei loro diritti contro le sopraffazioni dei più forti. Non è più una questione di Stati; è piuttosto una questione di uomini, donne e bambini ai quali noi dobbiamo dare democrazia e dignità. Dobbiamo, quindi, essere fieri delle nostre Forze armate e dei loro vertici. (Applausi dal Gruppo PdL). Diciamo forte e chiaro: non vogliamo e non possiamo accettare lezioni da nessuno, tanto meno da voi! Dobbiamo ringraziarli perché ci hanno sempre dato grandi prove dedicandosi ai compiti loro affidati con abnegazione, costanza, determinazione e grande professionalità. Non possiamo disconoscere il loro indispensabile ruolo, in assenza del quale l'Italia non si sarebbe potuta fregiare del fatto di essere stata chiamata a far parte dei più alti consessi internazionali. Si aggiunga, inoltre, che urge coerenza tra le iniziative politiche e diplomatiche e l'azione militare, ai fini di un impiego efficiente delle risorse accordate, un altro motivo per cui il Parlamento deve ribadire il suo sostegno ai processi di pacificazione e di cooperazione allo sviluppo nonché alle missioni di lotta del terrorismo.

Noi possiamo quindi dire che la piena legittimazione giuridica è la base imprescindibile di un operato che poggia sul consenso delle popolazioni. Infatti, uno degli aspetti fondamentali delle nostre missioni è la grande stima e ammirazione della popolazione per il comportamento dei nostri militari. Il generale Biagio Abrate, nuovo Capo di Stato maggiore, è in questo momento a Herat, unitamente ad altri altissimi ufficiali, il Ministro e i Sottosegretari che sono costantemente presenti in questo scenario strategico. La buona riuscita delle missioni non può dipendere dai cambiamenti di umore della politica. È questo il campo in cui le contese partitiche devono mettersi da parte per lasciare spazio all'acume e ai ragionevoli suggerimenti dei tecnici e dei militari.

Tra le varie missioni ve n'è una che è emersa stasera più volte per la gravità della situazione e per la consistenza dell'aiuto economico; essa richiede, infatti, un costante monitoraggio. Si tratta dell'Afghanistan; è il teatro che si pone sul piano maggiormente preoccupante. La strategia predisposta dal generale Petraeus e mirante a un disimpegno militare per il 2014 richiede infatti il raggiungimento di un adeguato livello di autosufficienza delle forze di polizia e di sicurezza locali. Non dimentichiamo in questo contesto il grande valore dei nostri soldati e - lo ripeto - soprattutto dobbiamo essere deferenti per coloro che hanno perso la vita. Ultimamente altri fenomeni terroristici hanno coinvolto direttamente cittadini italiani, come il recente abbordaggio della petroliera «Savina Caylyn», nel golfo di Aden. L'alta concentrazione di attacchi da parte di pirati somali rende sempre più urgente la predisposizione di sforzi unanimi per il contrasto del fenomeno. Ovviamente non siamo soltanto in Afghanistan, ma dovremmo parlare dell'Iraq, del Libano, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, del Congo, del Darfur e della Georgia.

È anche vero che stiamo assistendo ad un aspetto molto importante, quello della globalizzazione, che ha prodotto un fenomeno opposto, che dovrà essere oggetto di una nostra attenta analisi, perché stiamo assistendo alla rivoluzione di Internet, di Facebook e dei social network. Oggi anche dai luoghi più remoti è possibile conoscere ciò che avviene nel resto del mondo. Le tecnologie mediatiche di trasmissione dei dati e la velocità con cui si propaga l'informazione digitale hanno reso effettiva la diffusione in tempo reale di messaggi di libertà. Questo è uno degli aspetti fondamentali. Quindi assisteremo, nelle situazioni che si stanno evidenziando in Medio Oriente, a scenari che possiamo considerare come la caduta del Muro di Berlino del 1989.

Termino il mio intervento, perché capisco che vi è una particolare attenzione all'orario, dicendo con grande franchezza che il partito che ho l'onore di rappresentare in questa dichiarazione di voto dà ovviamente il suo massimo apporto e voterà a favore del provvedimento per rispetto della democrazia, di coloro che operano, dei nostri militari e dei nostri caduti. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri).

PRESIDENTE. Senatori Cantoni, la Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, anche a nome della senatrice Poretti annuncio che non parteciperò al voto. Siamo d'accordo a che esista la presenza italiana nel mondo, ma non siamo d'accordo sul modo con cui essa viene prorogata attraverso questa misura.

Speriamo che l'ordine del giorno, il primo che abbiamo discusso oggi e che è stato fatto proprio dal Governo, possa segnare per la prossima volta un salto di qualità e finalmente si possa parlare di politica sulla base anche della valutazione della nostra presenza nel mondo.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Tonini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, si è concluso l'esame degli argomenti all'ordine del giorno. Poiché l'esame dei disegni di legge nn. 2482 e connessi sulla parità di accesso nei consigli di amministrazione delle società quotate non si è ancora concluso in Commissione, la seduta antimeridiana di domani sarà dedicata esclusivamente allo svolgimento di atti di sindacato ispettivo.

Sul rinvio a giudizio con rito immediato
del Presidente del Consiglio dei ministri

MUGNAI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signor Presidente, si è soliti, a fine seduta, effettuare brevi interventi che hanno lo scopo di far restare agli atti una traccia di questioni considerate di interesse generale e, al tempo stesso, utili a costituire spunti di riflessione per i colleghi in attesa della ripresa dei nostri lavori.

Chi vi parla, che normalmente è solito occuparsi di giustizia, vorrebbe offrire un piccolo contributo conoscitivo ai colleghi per aiutarli a orientarsi in questa tempesta mediatica relativa al provvedimento giudiziario che oggi più di ogni altro è agli onori delle cronache. Mi accingo quindi a leggere, nella sua integralità, la motivazione posta a fondamento della decisione del GIP di Milano di disporre il giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi. Voglio rassicurare i colleghi che si tratta di una questione brevissima, che illustrerò ricordando anche come il presupposto del giudizio immediato sia l'assoluta evidenza della prova.

"Quanto al delitto contestato al capo b), le molteplici fonti di prove acquisite, di natura dichiarativa, documentale, intercettativa e investigativa pura, convergono nel senso della ricostruzione delittuosa prospettata dall'accusa, né, allo stato degli atti, tali esiti probatori paiono efficacemente contrastati dai contenuti delle investigazioni difensive, che in più punti stridono in termini netti con le acquisizioni della indagine pubblica, in modo tale che la sede naturale della dialettica probatoria che già si profila è a maggiore ragione quella processuale richiesta dal pubblico ministero".

In un processo di parti, quale è quello che caratterizza il nostro sistema processuale, le investigazioni difensive della difesa equivalgono alle investigazioni dell'accusa. Quindi, se gli elementi di prova raccolti dall'accusa stridono in termini netti con le investigazioni difensive, dov'è, onorevoli colleghi, quell'evidenza della prova che legittima il giudizio immediato? Lascio all'Assemblea questa riflessione.

PRESIDENTE. Senatore Mugnai, prendo atto del suo intervento. Sinceramente, però, desidero affermare la mia convinzione che i processi, tutti i processi e chiunque riguardino, vadano fatti nelle aule dei tribunali e non nelle piazze o nelle Aule del Parlamento.

Sulla grave crisi dell'Eutelia

NEROZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEROZZI (PD). Signor Presidente, proprio in questi giorni la situazione dell'Eutelia sta peggiorando. In questi mesi non si stanno pagando gli stipendi, e la situazione di chi è fuori dalla fabbrica si sta aggravando. Venerdì è prevista anche una seduta del tribunale in cui si minaccia da parte della proprietà la dichiarazione di fallimento definitivo. Chiedo pertanto alla Presidenza di invitare il Governo a ricevere le rappresentanze sindacali di questi lavoratori. È indecente ciò che sta avvenendo in una situazione pesantissima di crisi, a meno che dietro la stessa crisi non vi siano interessi a noi ignoti. Vorrei si invitasse quindi la Presidenza del Consiglio a fare questo benedetto incontro, richiesto da molto tempo e a occuparsi dei problemi reali di questo Paese.

PRESIDENTE. Senatore Nerozzi, la Presidenza ancora una volta si farà carico di sollecitare questo tema che, sappiamo, ha un grande rilievo.

Sul livello di amplificazione sonora in Aula

MALAN (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Signor Presidente, manifesto a lei e a tutti coloro che hanno il compito di condurre i lavori dell'Aula la solidarietà per la difficoltà costituita dal noto fenomeno del rumoreggiare, più o meno voce alta, dei senatori. Ciò però è dettato da esigenze inevitabili di comunicazione, che a volte potrebbero essere soddisfatte in modo più sobrio e contenuto ma, altre volte, sono caratterizzate da un livello di voce normale. Il rimedio che però spesso viene utilizzato consiste nell'alzare il volume dell'amplificazione ben oltre, l'ho rilevato ormai da mesi, il livello massimo di rumore previsto dalla normativa, approvata anche in questa nobile Aula, per la tutela della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro. Credo dunque che bisognerà trovare una soluzione diversa.

Do perfettamente ragione, in particolare a lei, che è sempre solerte su questo punto, nel richiamare noi tutti, può succedere anche a me, a parlare a voce più bassa possibile quando non si ha la parola. Tuttavia, il fatto di alzare oltre ogni limite, anche di salute, il volume dell'amplificazione, ottiene solo l'effetto discoteca, luogo nel quale, quando si vuole parlare con una persona vicina, bisogna urlare. È solo un'escalation che non dà beneficio, né al decoro né alla salubrità di questa Aula.

PRESIDENTE. Senatore Malan, ha ragione sul punto, e dico chiaramente che, a volte, anch'io ho fatto adottare questo rimedio, ma le assicuro che non è il caso di quanto avvenuto quest'oggi. Infatti, visto che alcuni microfoni, in particolare quelli della senatrice Granaiola e dei senatori Nerozzi e Vita, non funzionavano, l'amplificazione è stata alzata, ma non, come le altre volte, perché c'era brusio, ma solo perché si cercava di farli ascoltare. E quando la voce è tornata c'è stato un eccesso di tonalità.

Comunque, bisogna che sia fatta una verifica dei microfoni, perché quando, come oggi, l'Aula è piena i colleghi non si possono spostare in un altro banco.

Tuttavia, concordo con lei sul fatto che ci siano altri modi per far ascoltare il dibattito.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 17 febbraio 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 17 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,55).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228 recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia (2537)

ORDINI DEL GIORNO

G200

TONINI, SCANU, CABRAS, MICHELONI, BONINO, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, ZAVOLI, PINOTTI, NEGRI, AMATI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, PEGORER, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, NEROZZI, VITA, PORETTI, PERDUCA (*)

V. testo 2

Il Senato,

            nel corso dell'esame del disegno di legge «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228 recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia»;

        premesso che:

            le missioni internazionali delle Forze armate costituiscono una componente fondamentale della politica estera e di difesa italiana;

            lo stesso Consiglio supremo di difesa ha più volte rilevato come la missione primaria delle Forze armate sia oggi sempre più concretamente indirizzata alla prevenzione, al controllo ed alla stabilizzazione delle crisi che mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionale e la stessa difesa nazionale;

            a fronte della rilevanza di tale impegno, che coinvolge consistenti risorse finanziarie e, soprattutto lo sforzo degli uomini e le donne delle Forze armate italiane, il nostro Paese non si è ancora dotato di un sistema e una procedura definita per la deliberazione e l'autorizzazione delle missioni internazionali;

            risulta indifferibile l'esigenza di dotarsi di una specifica normativa riguardante le missioni internazionali delle Forze armate, al fine di permettere al Parlamento una valutazione approfondita ed esauriente della situazione politica e diplomatica del paese in cui operano i nostri militari, nonché di prevedere, con tempi e risorse certe, le modalità ed i compiti con i quali i nostri soldati dovranno svolgere le loro funzioni;

        impegna il governo a:

            adottare ogni iniziativa utile a consentire, in tempi rapidi, la definizione di un quadro normativo di riordino che assicuri una disciplina organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo;

            riferire al Senato in apposita seduta, sugli obbiettivi, sui risultati conseguiti e l'ipotesi di durata, di ciascuna delle oltre 30 missioni attualmente in essere.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta la senatrice Poretti e il senatore Perduca

G200 (testo 2)

TONINI, SCANU, CABRAS, MICHELONI, BONINO, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, ZAVOLI, PINOTTI, NEGRI, AMATI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, PEGORER, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, NEROZZI, VITA, PORETTI, PERDUCA

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            nel corso dell'esame del disegno di legge «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228 recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia»;

        premesso che:

            le missioni internazionali delle Forze armate costituiscono una componente fondamentale della politica estera e di difesa italiana;

            lo stesso Consiglio supremo di difesa ha più volte rilevato come la missione primaria delle Forze armate sia oggi sempre più concretamente indirizzata alla prevenzione, al controllo ed alla stabilizzazione delle crisi che mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionale e la stessa difesa nazionale;

            a fronte della rilevanza di tale impegno, che coinvolge consistenti risorse finanziarie e, soprattutto lo sforzo degli uomini e le donne delle Forze armate italiane,

risulta indifferibile l'esigenza di dotarsi di una specifica normativa riguardante le missioni internazionali delle Forze armate, al fine di permettere al Parlamento una valutazione approfondita ed esauriente della situazione politica e diplomatica del paese in cui operano i nostri militari, nonché di prevedere, con tempi e risorse certe, le modalità ed i compiti con i quali i nostri soldati dovranno svolgere le loro funzioni;

        impegna il governo a:

            adottare ogni iniziativa utile a consentire, in tempi rapidi, la definizione di un quadro normativo di riordino che assicuri una disciplina organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo;

            riferire al Senato in apposita seduta, sugli obbiettivi, sui risultati conseguiti e l'ipotesi di durata, di ciascuna delle oltre 30 missioni attualmente in essere.

________________

(*) Accolto dal Governo

G100

DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, VITA, NEROZZI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, FOLLINI, NEGRI, PEGORER, SCANU, BONINO, CABRAS, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, MICHELONI, TONINI, ZAVOLI, PERDUCA

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            come si apprende dalle ultime relazioni presentate al Parlamento dal Ministero della Difesa (Nota aggiuntiva allo Stato di previsione per la Difesa), il complessivo impegno di Forze fornito alle missioni ONU fa collocare l'Italia al 9º posto e, per quanto attiene alle operazioni a guida UE, l'Italia risulta al 4º posto tra le nazioni contributrici, così come è il 4º paese contributore alle operazioni NATO di mantenimento alla pace, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania;

            tale relazione segnala che «le Forze armate devono essere considerate con una nuova ottica, in cui la difesa del territorio e degli interessi nazionali richieda la capacità di condurre operazioni multinazionali, di proiezione, presenza e sorveglianza [...] è proprio in relazione a tali ultimi elementi che sotto il profilo squisitamente tecnico-militare, vengono quantificati, qualificati ed aggiornati i livelli di output operativo che le forze armate devono essere in grado di assicurare: ciascuna delle componenti dello strumento militare deve rispondere a ben precisi requisiti, imposti dalla normativa standard NATO e nazionale, utilizzati anche per l'impegno in ambito UE, per l'implementazione della Politica Europea di Difesa e Sicurezza (PESD)»;

            la Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituisce un fattore determinante per la credibilità dell'Unione Europea come attore promotore di sicurezza, stabilità e sviluppo delle aree coinvolte in situazioni di crisi, ma l'impegno delle Forze Armate non ha ancora ad oggi una indicazione di quadro legislativo, il che rende l'iniziativa italiana debole, lacunosa e fondata su politiche contingenti;

            per quanto riguarda la PESC, come si apprende dalla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione Europea (Doc. LXXXVII, n. 3), nel corso del 2009 l'UE ha contribuito a svolgere un ruolo importante nel processo di stabilizzazione dei Balcani;

            tra i ruoli di particolare rilievo, si ricordano la gestione della delicata situazione in Bosnia Erzegovina e l'impegno per quanto concerne la questione nucleare iraniana, dove l'UE si è adoperata per la prosecuzione degli sforzi della comunità internazionale per assicurare che il programma sia limitato a scopi pacifici;

            l'Unione Europea è stata anche coinvolta relativamente al processo elettorale in Afghanistan contribuendo, con la missione di osservazione, con un numero considerevole di militari degli Stati membri;

            le missioni in cui è presente l'Italia non hanno tuttavia al momento una copertura legislativa costituzionale e non sono disciplinate da una legge quadro; inoltre, la loro copertura economica è assicurata dal Parlamento sulla base di un mero decreto governativo;

        considerato inoltre che:

            l'Italia partecipa alle missioni civili PESD con personale specializzato proveniente da forze di polizia, dalle Forze Armate, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Giustizia, e che dunque l'Italia dispone di una forte componente civile;

            un ordinamento democratico non può consentire che le decisioni più significative, tra le quali rientrano quelle concernenti la politica estera, possano essere adottate al di fuori delle assemblee rappresentative, come risulta anche da una lettura degli articoli 80 e 87 della Costituzione;

            in Italia, le situazioni di emergenza, oggi prevalentemente di carattere internazionale, vengono disciplinate attraverso una normazione subcostituzionale e attraverso prassi e convenzioni parlamentari mutevoli nel tempo, quali l'approvazione di un atto di indirizzo, o mediante mozioni, o per mezzo di risoluzioni in Assemblea, o mediante risoluzioni in Commissione, o ricorrendo allo strumento del decreto legge, soprattutto ai fini del finanziamento delle missioni militari;

        impegna il Governo:

            a promuovere e seguire con la massima attenzione l'attività parlamentare per la definizione di un quadro normativo unitario di riordino che assicuri una disciplina più organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo.

G100 (testo 2)

DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, VITA, NEROZZI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, FOLLINI, NEGRI, PEGORER, SCANU, BONINO, CABRAS, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, MICHELONI, TONINI, ZAVOLI, PERDUCA

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            come si apprende dalle ultime relazioni presentate al Parlamento dal Ministero della Difesa (Nota aggiuntiva allo Stato di previsione per la Difesa), il complessivo impegno di Forze fornito alle missioni ONU fa collocare l'Italia al 9º posto e, per quanto attiene alle operazioni a guida UE, l'Italia risulta al 4º posto tra le nazioni contributrici, così come è il 4º paese contributore alle operazioni NATO di mantenimento alla pace, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania;

            tale relazione segnala che «le Forze armate devono essere considerate con una nuova ottica, in cui la difesa del territorio e degli interessi nazionali richieda la capacità di condurre operazioni multinazionali, di proiezione, presenza e sorveglianza [...] è proprio in relazione a tali ultimi elementi che sotto il profilo squisitamente tecnico-militare, vengono quantificati, qualificati ed aggiornati i livelli di output operativo che le forze armate devono essere in grado di assicurare: ciascuna delle componenti dello strumento militare deve rispondere a ben precisi requisiti, imposti dalla normativa standard NATO e nazionale, utilizzati anche per l'impegno in ambito UE, per l'implementazione della Politica Europea di Difesa e Sicurezza (PESD)»;

            la Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituisce un fattore determinante per la credibilità dell'Unione Europea come attore promotore di sicurezza, stabilità e sviluppo delle aree coinvolte in situazioni di crisi, ma l'impegno delle Forze Armate non ha ancora ad oggi una indicazione di quadro legislativo, il che rende l'iniziativa italiana debole, lacunosa e fondata su politiche contingenti;

                    impegna il Governo:

            a continuare a seguire con la massima attenzione l'attività parlamentare per la definizione di un quadro normativo unitario di riordino che assicuri una disciplina più organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo.

________________

(*) Accolto dal Governo

G101

DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, VITA, NEROZZI

Non posto in votazione.(*)

Il Senato,

        premesso che:

            come si apprende dalle ultime relazioni presentate al Parlamento dal Ministero della Difesa (Nota aggiuntiva allo Stato di previsione per la Difesa), il complessivo impegno di Forze fornito alle missioni ONU fa collocare l'Italia al 9º posto e, per quanto attiene alle operazioni a guida UE, l'Italia risulta al 4º posto tra le nazioni contributrici, così come è il 4º paese contributore alle operazioni NATO di mantenimento alla pace, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania;

            tale relazione segnala che «le Forze armate devono essere considerate con una nuova ottica, in cui la difesa del territorio e degli interessi nazionali richieda la capacità di condurre operazioni multinazionali, di proiezione, presenza e sorveglianza [...] è proprio in relazione a tali ultimi elementi che sotto il profilo squisitamente tecnico-militare, vengono quantificati, qualificati ed aggiornati i livelli di output operativo che le forze armate devono essere in grado di assicurare: ciascuna delle componenti dello strumento militare deve rispondere a ben precisi requisiti, imposti dalla normativa standard NATO e nazionale, utilizzati anche per l'impegno in ambito UE, per l'implementazione della Politica Europea di Difesa e Sicurezza (PESD)»;

            la Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituisce un fattore determinante per la credibilità dell'Unione Europea come attore promotore di sicurezza, stabilità e sviluppo delle aree coinvolte in situazioni di crisi, ma l'impegno delle Forze Armate non ha ancora ad oggi una indicazione di quadro legislativo, il che rende l'iniziativa italiana debole, lacunosa e fondata su politiche contingenti;

            per quanto riguarda la PESC, come si apprende dalla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione Europea (Doc. LXXXVII, n. 3), nel corso del 2009 l'UE ha contribuito a svolgere un ruolo importante nel processo di stabilizzazione dei Balcani;

            tra i ruoli di particolare rilievo, si ricordano la gestione della delicata situazione in Bosnia Erzegovina e l'impegno per quanto concerne la questione nucleare iraniana, dove l'UE si è adoperata per la prosecuzione degli sforzi della comunità internazionale per assicurare che il programma sia limitato a scopi pacifici;

            l'Unione Europea è stata anche coinvolta relativamente al processo elettorale in Afghanistan contribuendo, con la missione di osservazione, con un numero considerevole di militari degli Stati membri;

            le missioni in cui è presente l'Italia non hanno tuttavia al momento una copertura legislativa costituzionale e non sono disciplinate da una legge quadro; inoltre, la loro copertura economica è assicurata dal Parlamento sulla base di un mero decreto governativo;

        considerato inoltre che:

            l'Italia partecipa alle missioni civili PESD con personale specializzato proveniente da forze di polizia, dalle Forze Armate, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Giustizia, e che dunque l'Italia dispone di una forte componente civile;

            un ordinamento democratico non può consentire che le decisioni più significative, tra le quali rientrano quelle concernenti la politica estera, possano essere adottate al di fuori delle assemblee rappresentative, come risulta anche da una lettura degli articoli 80 e 87 della Costituzione;

            in Italia, le situazioni di emergenza, oggi prevalentemente di carattere internazionale, vengono disciplinate attraverso una normazione subcostituzionale e attraverso prassi e convenzioni parlamentari mutevoli nel tempo, quali l'approvazione di un atto di indirizzo, o mediante mozioni, o per mezzo di risoluzioni in Assemblea, o mediante risoluzioni in Commissione, o ricorrendo allo strumento del decreto legge, soprattutto ai fini del finanziamento delle missioni militari;

        impegna il Governo:

            a promuovere e seguire con la massima attenzione l'attività parlamentare per la definizione di un quadro normativo unitario di riordino che assicuri una disciplina più organica e stabile per le missioni internazionali, tenendo in considerazione le proposte di legge presentate sulla questione missioni e sulla partecipazione ad un sistema integrato europeo e a riferire sugli scopi, l'ipotesi di durata, la «exit strategy» di ciascuna delle oltre 30 missioni attualmente in essere, in una apposita seduta del Senato.

________________

(*) Non accolto dal Governo

G102

DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, VITA, NEROZZI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

         premesso che:

            come si apprende dalle ultime relazioni presentate al Parlamento dal Ministero della Difesa (Nota aggiuntiva allo Stato di previsione per la Difesa), il complessivo impegno di Forze fornito alle missioni ONU fa collocare l'Italia al 9º posto e, per quanto attiene alle operazioni a guida UE, l'Italia risulta al 4º posto tra le nazioni contributrici, così come è il 4º paese contributore alle operazioni NATO di mantenimento alla pace, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania;

            tale relazione segnala che «le Forze armate devono essere considerate con una nuova ottica, in cui la difesa del territorio e degli interessi nazionali richieda la capacità di condurre operazioni multinazionali, di proiezione, presenza e sorveglianza [...] è proprio in relazione a tali ultimi elementi che sotto il profilo squisitamente tecnico-militare, vengono quantificati, qualificati ed aggiornati i livelli di output operativo che le forze armate devono essere in grado di assicurare: ciascuna delle componenti dello strumento militare deve rispondere a ben precisi requisiti, imposti dalla normativa standard NATO e nazionale, utilizzati anche per l'impegno in ambito UE, per l'implementazione della Politica Europea di Difesa e Sicurezza (PESD)»;

            la Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituisce un fattore determinante per la credibilità dell'Unione Europea come attore promotore di sicurezza, stabilità e sviluppo delle aree coinvolte in situazioni di crisi, ma l'impegno delle Forze Armate non ha ancora ad oggi una indicazione di quadro legislativo, il che rende l'iniziativa italiana debole, lacunosa e fondata su politiche contingenti;

            per quanto riguarda la PESC, come si apprende dalla Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione Europea (Doc. LXXXVII, n. 3), nel corso del 2009 l'UE ha contribuito a svolgere un ruolo importante nel processo di stabilizzazione dei Balcani;

            tra i ruoli di particolare rilievo, si ricordano la gestione della delicata situazione in Bosnia Erzegovina e l'impegno per quanto concerne la questione nucleare iraniana, dove l'UE si è adoperata per la prosecuzione degli sforzi della comunità internazionale per assicurare che il programma sia limitato a scopi pacifici;

            l'Unione Europea è stata anche coinvolta relativamente al processo elettorale in Afghanistan contribuendo, con la missione di osservazione, con un numero considerevole di militari degli Stati membri;

            le missioni in cui è presente l'Italia non hanno tuttavia al momento una copertura legislativa costituzionale e non sono disciplinate da una legge quadro; inoltre, la loro copertura economica è assicurata dal Parlamento sulla base di un mero decreto governativo;

        considerato inoltre che:

            l'Italia partecipa alle missioni civili PESD con personale specializzato proveniente da forze di polizia, dalle Forze Armate, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Giustizia, e che dunque l'Italia dispone di una forte componente civile;

            un ordinamento democratico non può consentire che le decisioni più significative, tra le quali rientrano quelle concernenti la politica estera, possano essere adottate al di fuori delle assemblee rappresentative, come risulta anche da una lettura degli articoli 80 e 87 della Costituzione;

            in Italia, le situazioni di emergenza, oggi prevalentemente di carattere internazionale, vengono disciplinate attraverso una normazione subcostituzionale e attraverso prassi e convenzioni parlamentari mutevoli nel tempo, quali l'approvazione di un atto di indirizzo, o mediante mozioni, o per mezzo di risoluzioni in Assemblea, o mediante risoluzioni in Commissione, o ricorrendo allo strumento del decreto legge, soprattutto ai fini del finanziamento delle missioni militari;

        impegna il Governo:

            a promuovere un confronto con i paesi alleati (Ue e Nato) presenti in Afghanistan per valutare le condizioni politiche e militari e stabilire una «exit strategy» della missione, da sottoporre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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(*) Non accolto dal Governo

G103

PERDUCA, PORETTI

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il personale dell'Arma dei carabinieri rappresenta una componente fondamentale delle missioni contemplate dal decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228; tra questo personale sono inclusi gli ufficiali del ruolo tecnico logistico;

            detti ufficiali da molti anni lamentano di essere stati scavalcati nella progressione di carriera da ufficiali provenienti da altre Armi e Forze di Polizia, nonché da altri ufficiali dell'Arma immessi in ruolo a seguito di concorso; ciò ha provocato una situazione di disagio a tutt'oggi non risolta, in particolare tra i circa 15 ufficiali del ruolo normale dell'Arma dei carabinieri, transitati a domanda nel ruolo tecnico in virtù del decreto legislativo 24 marzo 1993, n. 117, e successivamente transitati nel ruolo tecnico logistico con provvedimento d'autorità;

            le ritenute disparità di progressione di carriera sono state oggetto di pronunce da parte del Consiglio di Stato, in senso favorevole ai ricorrenti, che tuttavia continuano a lamentarne la mancata ottemperanza da parte dell'Amministrazione della Difesa;

            sarebbe conseguentemente necessario provvedere a sanare tali disparità, al fine di garantire in ogni contesto la massima motivazione e dedizione al servizio del personale in argomento;

        impegna il Governo:

            a porre in essere ogni utile azione volta a sanare le disparità di carriera di cui in premessa, così da garantire che, ai fini della rideterminazione dell'anzianità di grado degli ufficiali in servizio permanente effettivo del ruolo tecnico logistico dell'Arma dei carabinieri, già appartenenti al disciolto ruolo unico, il grado e la relativa anzianità siano rideterminati in base agli anni di anzianità minima richiesti per le promozioni ad anzianità stabilite nell'art. 1238 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66, calcolati a partire dalla data di immissione nel servizio permanente effettivo.

G103 (testo 2)

PERDUCA, PORETTI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il personale dell'Arma dei carabinieri rappresenta una componente fondamentale delle missioni contemplate dal decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228; tra questo personale sono inclusi gli ufficiali del ruolo tecnico logistico;

            detti ufficiali da molti anni lamentano di essere stati scavalcati nella progressione di carriera da ufficiali provenienti da altre Armi e Forze di Polizia, nonché da altri ufficiali dell'Arma immessi in ruolo a seguito di concorso; ciò ha provocato una situazione di disagio a tutt'oggi non risolta, in particolare tra i circa 15 ufficiali del ruolo normale dell'Arma dei carabinieri, transitati a domanda nel ruolo tecnico in virtù del decreto legislativo 24 marzo 1993, n. 117, e successivamente transitati nel ruolo tecnico logistico con provvedimento d'autorità;

            le ritenute disparità di progressione di carriera sono state oggetto di pronunce da parte del Consiglio di Stato, in senso favorevole ai ricorrenti, che tuttavia continuano a lamentarne la mancata ottemperanza da parte dell'Amministrazione della Difesa;

            sarebbe conseguentemente necessario provvedere a sanare tali disparità, al fine di garantire in ogni contesto la massima motivazione e dedizione al servizio del personale in argomento;

        impegna il Governo:

            a valutare eventuali iniziative volte a sanare le disparità di carriera di cui in premessa, così da garantire che, ai fini della rideterminazione dell'anzianità di grado degli ufficiali in servizio permanente effettivo del ruolo tecnico logistico dell'Arma dei carabinieri, già appartenenti al disciolto ruolo unico, il grado e la relativa anzianità siano rideterminati in base agli anni di anzianità minima richiesti per le promozioni ad anzianità stabilite nell'art. 1238 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66, calcolati a partire dalla data di immissione nel servizio permanente effettivo.

________________

(*) Accolto dal Governo

G104

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Il Senato,

        premesso che:

            l'articolo 1 e seguenti della legge 18 dicembre 1973, n. 836, e l'articolo 1 e seguenti della legge 26 luglio 1978, n. 417, e successive modificazioni, riconoscono un trattamento economico ai militari comandati a prestare temporaneamente servizio fuori dalla ordinaria sede di servizio, a compensazione degli oneri e dei disagi che ne derivano; tale posizione assume il nome giuridico di «missione»;

            l'articolo 17 e seguenti della legge 18 dicembre 1973, n. 836, l'articolo 11 e seguenti della legge 26 luglio 1978, n. 417, e l'articolo 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86, e successive modificazioni, riconoscono un trattamento economico, a compensazione degli oneri e dei disagi, ai militari trasferiti da una ad altra sede di servizio permanente; tale posizione assume il nome giuridico di «trasferimento»;

            nei confronti del personale della Marina militare, con specifici messaggi telegrafici sono disposti d'autorità provvedimenti di imbarco temporaneo su unità navali, anche per periodi di lunga durata;

            detti messaggi non recano alcuna dicitura di «missione» o di «trasferimento», ma quella del tutto neutra ed atecnica di «temporaneo imbarco». A fronte di tali disposizioni di servizio non viene corrisposta al personale destinatario alcun tipo di emolumento per il disagio dovuto al mutamento della sede di servizio;

            con il Decreto del Ministero della difesa, Direzione Generale per il personale militare del 1º febbraio 2005, è stato affermato che «il temporaneo imbarco si configura quale trasferimento temporaneo»;

            la giurisprudenza dei tribunali amministrativi ha da tempo precisato che il trasferimento provvisorio/temporaneo è una posizione giuridica inesistente e che il mutamento dalla sede di servizio deve essere inquadrato nelle posizioni giuridiche espressamente previste dall'ordinamento e che pertanto si rendono necessari immediati interventi normativi volti a qualificare il «temporaneo imbarco» come una «missione fuori sede», ovvero di un «trasferimento ad altra sede di servizio»;

        impegna il Governo:

            a porre in essere ogni possibile iniziativa normativa volta a dare completa attuazione a quanto auspicato, in particolare, nell'ultimo capoverso delle premesse.

G105

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Il Senato,

        premesso che:

            il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 rimette al Governo la possibilità fino al 31 dicembre 2011 il termine di scadenza dei termini e dei regimi giuridici relativi a tutti i provvedimenti elencati nella Tabella 1;

            tra detti provvedimenti vi è quello relativo al mandato dei componenti in carica del Consiglio centrale interforze della rappresentanza militare, nonché dei consigli centrali, intermedi e di base dell'Esercito italiano, della Marina militare, dell'Aeronautica militare, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, eletti nelle categorie del personale militare in servizio permanente e volontario, che è stato prorogato fino al 30 luglio 2011 dall'articolo 2257 del Codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;

            la circostanza che il decreto-legge in esame abbia un effetto solo facoltizzante e comunque non immediato assume rilevanza ai fini della valutazione circa la sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza;

            la modalità individuata per la proroga, nel caso suddetto, è un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare ai sensi dell'articolo 17 comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La disposizione richiamata prevede che, con decreto ministeriale, possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione;

            il comma in esame autorizza il Governo a modificare con una fonte secondaria il termine di vigenza eli normative contenute in fonti di rango primario, al di fuori delle procedure e delle garanzie previste per i regolamenti di delegificazione dal comma 2 dell'articolo 17 della legge n. 400 del 1988;

            tale soluzione si pone nettamente in contrasto con il sistema delle fonti;

            mercoledi 24 febbraio 2010, nel corso della seduta n. 289 della Camera dei deputati il Governo ha accolto come raccomandazione l'Ordine del Giorno n. 9/3210/3 a firma dei deputati radicali Farina Coscioni, Beltrandi, Bernardini, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti, nel corso della seduta n. 9 del 8 febbraio 2011 delle Commissioni riunite 1ª e 5ª il Governo ha accolto come raccomandazione l'Ordine del Giorno n. G/2518/1 e 5/23 a firma dei senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, presentati su iniziativa del Partito per la tutela dei diritti dei militari e forze di polizia (Pdm), finalizzati ad evitare ulteriori provvedimenti di proroga del mandato dei componenti dei Consigli della rappresentanza militare e sulla possibilità di estendere anche al personale delle Forze armate i pieni diritti sindacali al pari della Polizia di Stato;

            è necessario prendere atto delle molteplici manifestazioni di dissenso e contrarietà verso una eventuale proroga dei Consigli delle rappresentanze militari che si sono sollevate nell'ambito delle caserme e degli enti delle Forze armate, nonché della preoccupazione espressa in sede di formulazione del parere della 4ª Commissione permanente circa l'inopportunità di un ulteriore simile provvedimento;

            tale eventualità se esercitata rappresenterebbe un pericoloso vulnus all'esercizio di un diritto costituzionalmente protetto e un deprecabile atto di costrizione delle libertà fondamentali di espressione e opinione, considerate elementi essenziali di una solida democrazia alla quale si uniformano le Forze armate;

            da numerosi atti di sindacato ispettivo, e da fonti di stampa si apprende che gli organismi della rappresentanza militare hanno un costo di 40 milioni di euro all'anno e che tale somma è insostenibile per le casse della difesa che è costretta a fare i conti con i pesantissimi tagli alle spese riguardanti il trattamento economico del personale in vigore dal 1º gennaio 2011 per effetto della manovra finanziaria licenziata lo scorso mese di luglio;

            le organizzazioni sindacali delle Forze di polizia a ordinamento civile di cui alla legge n. 121 del 1981 hanno sempre rappresentato il giusto equilibrio fra le esigenze dell'amministrazione datoriale e quelle del personale rappresentato, ponendosi come insostituibile organizzazione di stimolo e tutela a collaborazione,

        impegna il Governo:

            a porre in essere ogni utile azione al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionali di cui deve poter godere indistintamente tutto il personale militare delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, con particolare riferimento alle libertà di opinione ed espressione, e conseguentemente porre in essere ogni utile azione che consenta di procedere al rinnovo degli organismi della rappresentanza militare complessivamente entro e non oltre il 30 luglio 2011;

            a valutare ogni possibile iniziativa che consenta la completa estensione dei diritti di associazione e sindacali al personale delle Forze armate come lo è fin dal 1981 per il personale delle Forze di polizia a ordinamento civile e nel frattempo adottare ogni utile provvedimento che consenta di ridurre i costi sostenuti per il funzionamento del Consiglio centrale interforze della rappresentanza militare, nonché dei consigli centrali, intermedi e di base dell'Esercito italiano della Marina militare, dell'Aeronautica militare, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, eletti nelle categorie del personale militare in servizio permanente e volontario, ricorrendo anche all'aggregazione per vitto e alloggio dei membri dei Consigli presso le sedi dei medesimi organismi di rappresentanza o in altre strutture del Ministero della difesa.

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (*)

Art. 1.

    1. Il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

(*) Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.

Allegato

MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 29 DICEMBRE 2010, N.  228

        All'articolo 1:

            al comma 3:

                all'alinea, le parole: «il Governo» sono sostituite dalle seguenti: «i Governi»;

                alla lettera a) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ed educativo»;

            al comma 4, le parole: «all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile per l'Afghanistan, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative ''Afghana''» sono sostituite dalle seguenti: «alla realizzazione di una ''Casa della società civile'' a Kabul, quale centro culturale per lo sviluppo di rapporti tra l'Italia e l'Afghanistan, anche al fine di sviluppare gli esiti della conferenza regionale di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30».

        All'articolo 2:

            al comma 1:

                al secondo periodo, le parole: «del predetto stanziamento» sono sostituite dalle seguenti: «dello stanziamento di euro 10.500.000 di cui al primo periodo» e le parole: «nel periodo di vigenza del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2011 e il 30 giugno 2011»;

                è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «È altresì autorizzata la spesa di euro 500.000 per il sostegno alla realizzazione di iniziative dirette ad eliminare le mutilazioni genitali femminili»;

            al comma 5, la cifra «14.327.451» è sostituita dalla seguente: «12.827.451», le parole: «nei territori bellici e ad alto rischio» sono sostituite dalle seguenti: «in territori interessati da eventi bellici o ad alto rischio» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai predetti interventi non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»;

            al comma 6, dopo le parole: «legge 24 dicembre 2003, n. 350» sono inserite le seguenti: «, e successive modificazioni» e sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Al fine di garantire anche la sicurezza informatica della rete diplomatico-consolare, al personale inviato in missione nel periodo dal 1º gennaio 2011 al 30 giugno 2011 per gli interventi tecnici a tutela della funzionalità dei sistemi informatici e degli apparati di comunicazione spetta l'indennità di missione di cui al regio decreto 3 giugno 1926, n. 941. All'onere derivante dal secondo periodo del presente comma, pari a euro 30.000 per l'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3 della legge 4 giugno 1997, n. 170»;

            al comma 9, al quarto e al sesto periodo, dopo le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18» sono inserite le seguenti: «, e successive modificazioni»;

            al comma 10, al quarto periodo, le parole: «e successive modificazioni,» sono soppresse;

            il comma 11 è sostituito dal seguente:

        «11. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 1.300.000 per garantire il contributo italiano al rafforzamento della cooperazione regionale nell'area dei Balcani e l'adesione italiana a progetti e iniziative di ricostruzione nel sud-est europeo, così ripartita: euro 300.000 per assicurare la partecipazione italiana alla Fondazione Iniziativa adriatico-ionica ed euro 1.000.000 per assicurare la partecipazione italiana al Fondo fiduciario InCE istituito presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo»;

            dopo il comma 11 è aggiunto il seguente:

        «11-bis. Al fine di assicurare la funzionalità del Comitato atlantico italiano, incluso nella tabella degli enti a carattere internazionalistico di cui alla legge 28 dicembre 1982, n. 948, e successive modifiche e integrazioni, è assegnato a favore dello stesso un contributo straordinario di 250.000 euro per l'anno 2011. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

        All'articolo 3:

            al comma 4, dopo le parole: «legge 26 febbraio 1987, n. 49» sono inserite le seguenti: «, e successive modificazioni», dopo le parole: «all'articolo 4, comma 2, del» sono inserite le seguenti: «regolamento di cui al» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Alle spese per il funzionamento delle medesime strutture site nei Paesi di cui agli articoli 1, comma 1, e 2, comma 1, del presente decreto non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 6, comma 14, e 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»;

            al comma 5, le parole: «e successive modificazioni,» sono soppresse;

            dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

        «5-bis. Per le finalità, nei limiti temporali e nell'ambito delle risorse di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, il Ministero degli affari esteri può conferire incarichi temporanei di consulenza anche ad enti e organismi specializzati, nonché a personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso di specifiche professionalità, e stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 6, comma 7, e all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'articolo 1, comma 56, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e all'articolo 61, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 7 e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Gli incarichi sono affidati, nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomo e donna, a persone di nazionalità locale, ovvero di nazionalità italiana o di altri Paesi, a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistano le professionalità richieste.

        5-ter. Nei limiti delle risorse di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto nonché dei residui non impegnati degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, e agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, sono convalidati gli atti adottati, le attività svolte e le prestazioni effettuate dal 1º gennaio 2011 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, conformi alla disciplina contenuta nel presente articolo.

        5-quater. Le somme di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, se non impegnate nell'esercizio di competenza, possono essere impegnate nel corso dell'intero esercizio finanziario 2011 e in quello successivo. I residui non impegnati degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, e agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, possono essere impegnati nel corso dell'intero esercizio finanziario 2011.

        5-quinquies. Il Ministero degli affari esteri è autorizzato a proseguire le azioni di cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, nell'ambito delle risorse ivi previste, anche avvalendosi di organizzazioni non governative idonee o di enti pubblici e privati di formazione»;

            al comma 6 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Fermo restando il divieto di artificioso frazionamento, in presenza di difficoltà oggettive di utilizzo del sistema bancario locale attestate dal capo missione, ai pagamenti di importo non superiore a 10.000 euro, effettuati dalle rappresentanze diplomatiche, a valere sui fondi di cui all'articolo 1, comma 1, e all'articolo 2, comma 1, loro accreditati, non si applica l'articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e successive modificazioni»;

            al comma 7, all'alinea, le parole: «con il quale» sono sostituite dalle seguenti: «in cui»;

            dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:

        «7-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 12 e 13, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, in materia di esperti addetti alla cooperazione allo sviluppo, al fine di migliorare l'efficacia della gestione degli interventi di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, assicurando la flessibilità e la funzionalità del personale impiegato, alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 12, comma 3, primo periodo, dopo le parole: ''centoventi unità'' sono inserite le seguenti: '', da esperti tratti dalla categoria di cui all'articolo 16, comma 1, lettera e),'';

            b) all'articolo 13:

                1) al comma 2, le parole: ''esecutivo ed ausiliario'' sono soppresse;

                2) ai commi 2 e 4, le parole: ''dell'unità tecnica centrale di cui all'articolo 12'' sono sostituite dalle seguenti: ''di cui all'articolo 16, comma 1, lettere c) ed e),''».

        All'articolo 4:

            il comma 31 è sostituito dal seguente:

        «31. Per le esigenze di cui all'articolo 55, comma 5-septies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, connesse alla celebrazione del 150º anniversario dell'unità d'Italia, anche riferite alle missioni internazionali, la dotazione del fondo di cui all'articolo 620 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è stabilita in euro 2.500.000 per l'anno 2011. Per la finalità di cui al presente comma è autorizzata, per l'anno 2011, la spesa di euro 2.500.000».

        All'articolo 5:

            al comma 1, dopo le parole: «legge 3 agosto 2009, n. 108» sono inserite le seguenti: «, e successive modificazioni»;

            dopo il comma 1 è inserito il seguente:

        «1-bis. L'aspettativa di cui all'articolo 884, comma 2, lettera a), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è riconosciuta anche per eventi antecedenti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo n. 66 del 2010, verificatisi a decorrere dal 1º gennaio 1982»;

            al comma 3, all'alinea, alle parole: «Al decreto legislativo» sono premesse le seguenti: «Nella sezione III del capo III del titolo II del libro secondo del codice dell'ordinamento militare, di cui» e la parola: «inserito» è sostituita dalla seguente: «aggiunto»;

            dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

        «3-bis. Nell'ambito delle misure finalizzate al sostegno e alla tutela anche del personale impiegato nelle missioni internazionali, al codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 603, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:

        ''1. Al fine di pervenire al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale italiano che, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura effettuate entro e fuori i confini nazionali, abbia contratto infermità o patologie tumorali per le particolari condizioni ambientali od operative, al personale impiegato nei poligoni di tiro e nei siti dove vengono stoccati munizionamenti, nonché al personale civile italiano nei teatri operativi all'estero e nelle zone adiacenti alle basi militari sul territorio nazionale, che abbia contratto le stesse infermità o patologie tumorali connesse alle medesime condizioni ambientali, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2008-2010. In caso di decesso a seguito delle citate infermità o patologie tumorali, l'indennizzo è corrisposto al coniuge, al convivente, ai figli superstiti, ai genitori, nonché ai fratelli conviventi e a carico qualora siano gli unici superstiti.

        2. I termini e le modalità per la corresponsione, ai soggetti di cui al comma 1 ed entro il limite massimo di spesa ivi stabilito, delle misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e 3 agosto 2004, n. 206, sono disciplinati dal libro VII del regolamento, fermo restando quanto disposto dall'articolo 7, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126'';

            b) l'articolo 1907 è sostituito dal seguente:

        ''Art. 1907. - (Personale esposto a particolari fattori di rischio). - 1. I termini e le modalità per il riconoscimento della causa di servizio e per la corresponsione di adeguati indennizzi per il personale che a causa dell'esposizione a particolari fattori di rischio ha contratto infermità o patologie tumorali sono disciplinati dall'articolo 603, che detta altresì il relativo limite massimo di spesa, e dal regolamento''.

        3-ter. Fino all'espletamento delle procedure di cui al comma 5 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, le Forze armate possono continuare ad avvalersi, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, dei lavoratori assunti ai sensi dell'articolo 184, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile 2005, n. 170, nei limiti delle risorse destinate all'esecuzione dei lavori in amministrazione diretta a mezzo dei reparti del Genio militare e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato».

        All'articolo 8:

            al comma 1, dopo le parole: «presente decreto» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione delle spese di cui all'articolo 2, comma 6, secondo periodo, e comma 11-bis».

ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Capo I

INTERVENTI DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E A SOSTEGNO DEI PROCESSI DI PACE E DI STABILIZZAZIONE

Articolo 1.

(Iniziative in favore dell'Afghanistan)

        1. Per iniziative di cooperazione in favore dell'Afghanistan è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 16.500.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, e di euro 1.500.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della NATO destinato al sostegno dell'esercito nazionale afghano.

        2. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la partecipazione dell'Italia ad una missione di stabilizzazione economica, sociale e umanitaria in Afghanistan e Pakistan al fine di fornire sostegno al Governo afghano e al Governo pakistano nello svolgimento delle attività prioritarie nell'ambito del processo di sviluppo e consolidamento delle istituzioni locali e nell'assistenza alla popolazione. Per l'organizzazione della missione si provvede a valere sull'autorizzazione di spesa di cui al comma 1, relativa alle iniziative di cooperazione.

        3. Nell'ambito degli obiettivi e delle finalità individuate nel corso dei colloqui internazionali e in particolare nella Conferenza dei donatori dell'area, le attività operative della missione sono finalizzate alla realizzazione di iniziative concordate con i Governi pakistano ed afgano e destinate, tra l'altro:

            a) al sostegno al settore sanitario ed educativo;

            b) al sostegno istituzionale e tecnico;

            c) al sostegno della piccola e media impresa, con particolare riguardo all'area di frontiera tra il Pakistan e l'Afghanistan;

            d) al sostegno dei mezzi di comunicazione locali.

        4. Nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1, relativo alle iniziative di cooperazione allo sviluppo, si provvede alla realizzazione di una «Casa della società civile» a Kabul, quale centro culturale per lo sviluppo di rapporti tra l'Italia e l'Afghanistan, anche al fine di sviluppare gli esiti della conferenza regionale di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30.

        5. Il Ministero degli affari esteri identifica le misure volte ad agevolare l'intervento di organizzazioni non governative che intendano operare in Pakistan e in Afghanistan per fini umanitari.

        6. Nell'ambito delle operazioni internazionali di gestione delle crisi, per le esigenze operative e di funzionamento della componente civile del Provincial Reconstruction Team in Herat, è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 24.244.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.1

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Improcedibile

Al comma 1, sostituire le parole: «la spesa di euro 16.500.000» con le seguenti: «la spesa di euro 22.300.000».

        Conseguentemente, all'art. 4, comma 23, sostituire le parole «la spesa di euro 8.297.164» con «la spesa di euro di 2.497.764».

1.5

TONINI, SCANU, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, FOLLINI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PERDUCA, PINOTTI

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «euro 16.500.000» con le seguenti: «euro 22.300.000».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1, inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli ulteriori oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 1, pari a 5.800.000 euro per l'anno 2011, si provvede mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. Al fine di razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri, con regolamenti da emanare entro il 31 dicembre 2011, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede alla rideterminazione delle strutture periferiche, prevedendo la loro riduzione e la loro ridefinizione, ove possibile, su base regionale o la riorganizzazione presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, ove risulti sostenibile e maggiormente funzionale sulla base dei princìpi di efficienza ed economicità a seguito di valutazione congiunta tra il Ministro competente, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione ed il Ministro dell'Interno, attraverso la realizzazione dell'esercizio unitario delle funzioni logistiche e strumentali, l'istituzione dei servizi comuni e l'utilizzazione in via prioritaria dei beni immobili di proprietà pubblica, in modo da assicurare la continuità dell'esercizio delle funzioni statali sul territorio. Dalle disposizioni di cui al presente  comma devono derivare risparmi non inferiori a 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

1.4

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Sopprimere il comma 4.

1.2

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Ritirato e trasformato nell'odg G1.2

Al comma 5 dopo le parole «per fini umanitari» aggiungere le seguenti «coinvolgendole nelle attività di cui ai precedenti commi 2 e 3».

G1.2 (già em. 1.2)

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2537,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.2

________________

(*) Accolto dal Governo

1.6

MARCENARO, PERDUCA, SCANU

Ritirato e trasformato nell'odg G1.6

Al comma 5, dopo le parole «per fini umanitari» aggiungere le seguenti: «coinvolgendole nelle attività di cui ai precedenti commi 2 e 3».

G1.6 (già em. 1.6)

MARCENARO, PERDUCA, SCANU

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2537,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.6

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 2.

(Interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione)

        1. Per iniziative di cooperazione in favore di Iraq, Libano, Myanmar, Pakistan, Sudan e Somalia volte ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati nei Paesi limitrofi, nonché il sostegno alla ricostruzione civile, è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 10.500.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, nonché la spesa di euro 1.000.000 per gli interventi previsti dalla legge 7 marzo 2001, n. 58, anche in altre aree e territori. Nell'ambito dello stanziamento di euro 10.500.000 di cui al primo periodo il Ministro degli affari esteri, con proprio decreto, può destinare risorse, fino ad un massimo del 15 per cento, per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi, per le quali emergano urgenti necessità di intervento, nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2011 e il 30 giugno 2011. È altresì autorizzata la spesa di euro 500.000 per il sostegno alla realizzazione di iniziative dirette ad eliminare le mutilazioni genitali femminili.

        2. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 1.000.000 per la partecipazione italiana ai Fondi fiduciari della NATO destinati all'addestramento della polizia federale irachena e delle forze di sicurezza kosovare, al reinserimento nella vita civile del personale militare serbo in esubero e alla distruzione di munizioni obsolete in Albania.

        3. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 800.000 per l'erogazione del contributo italiano al Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano.

        4. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 617.951 per assicurare la partecipazione dell'Italia alle operazioni civili di mantenimento della pace e di diplomazia preventiva, nonché ai progetti di cooperazione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).

        5. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 12.827.451 per gli interventi a sostegno della stabilizzazione in Iraq e Yemen, per il contributo all'Unione per il Mediterraneo e la prosecuzione degli interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani in territori interessati da eventi bellici o ad alto rischio. Ai predetti interventi non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

        6. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 10.000.000 per il finanziamento del fondo di cui all'articolo 3, comma 159, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, destinato al rafforzamento delle misure di sicurezza attiva e passiva delle rappresentanze diplomatiche, degli uffici consolari, degli istituti italiani di cultura e delle istituzioni scolastiche all'estero. Al fine di garantire anche la sicurezza informatica della rete diplomatico-consolare, al personale inviato in missione nel periodo dal 1º gennaio 2011 al 30 giugno 2011 per gli interventi tecnici a tutela della funzionalità dei sistemi informatici e degli apparati di comunicazione spetta l'indennità di missione di cui al regio decreto 3 giugno 1926, n. 941. All'onere derivante dal secondo periodo del presente comma, pari a euro 30.000 per l'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3 della legge 4 giugno 1997, n. 170.

        7. Per la realizzazione degli interventi e delle iniziative a sostegno dei processi di pace e di rafforzamento della sicurezza nell'Africa sub-sahariana è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 2.750.000 ad integrazione degli stanziamenti già assegnati per l'anno 2011 per l'attuazione della legge 6 febbraio 1992, n. 180.

        8. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 1.583.328 per assicurare la partecipazione italiana alle iniziative PESC-PSDC e a quelle di altre organizzazioni internazionali.

        9. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 454.050 per l'invio in missione di personale di ruolo presso le sedi in Afghanistan, Iraq e Pakistan. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, senza assegno di rappresentanza, pari all'80 per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 61.971 per il parziale pagamento delle spese di viaggio per congedo in Italia del personale in servizio presso le sedi in Afghanistan, Iraq e Pakistan e per i familiari a carico. Il relativo diritto, in deroga all'articolo 181, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, spetta ogni 6 mesi ed è acquisito dopo 4 mesi ancorché i viaggi siano stati effettuati precedentemente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 180.436 per l'invio in missione di un funzionario diplomatico con l'incarico di assistere la presenza italiana in Kurdistan. Al predetto funzionario è corrisposta un'indennità pari all'80 per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, ed il rimborso forfettario degli oneri derivanti dalle attività in Kurdistan, commisurato alla diaria per i viaggi di servizio all'interno dell'Iraq. Per l'espletamento delle sue attività, il predetto funzionario può avvalersi del supporto di due unità da reperire in loco, con contratto a tempo determinato, di durata comunque inferiore alla scadenza del presente decreto.

        10. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 318.700 per la partecipazione di personale del Ministero degli affari esteri alle operazioni internazionali di gestione delle crisi, le missioni PESD e gli Uffici dei Rappresentanti Speciali dell'Unione europea. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, detratta quella eventualmente concessa dall'organizzazione internazionale di riferimento e senza assegno di rappresentanza, pari all'80 per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. Per incarichi presso il contingente italiano in missioni internazionali, l'indennità non può comunque superare il trattamento attribuito per la stessa missione all'organo di vertice del predetto contingente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 36.000 per i viaggi di servizio, ai sensi dell'articolo 186 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, del personale del Ministero degli affari esteri in servizio presso gli uffici situati in Afghanistan, Iraq e Pakistan.

        11. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 1.300.000 per garantire il contributo italiano al rafforzamento della cooperazione regionale nell'area dei Balcani e l'adesione italiana a progetti e iniziative di ricostruzione nel sud-est europeo, così ripartita: euro 300.000 per assicurare la partecipazione italiana alla Fondazione Iniziativa adriatico-ionica ed euro 1.000.000 per assicurare la partecipazione italiana al Fondo Fiduciario InCE istituito presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

        11-bis. Al fine di assicurare la funzionalità del Comitato atlantico italiano, incluso nella tabella degli enti a carattere internazionalistico di cui alla legge 28 dicembre 1982, n. 948, e successive modifiche e integrazioni, è assegnato a favore dello stesso un contributo straordinario di 250.000 euro per l'anno 2011. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

2.7

TONINI, SCANU, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, FOLLINI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PERDUCA, PINOTTI

Respinto

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «euro 10.500.000» con le seguenti: «euro 22.700.000».

        Conseguentemente: al medesimo comma, secondo periodo, sostituire le parole: «euro 10.500.000» con le seguenti: «euro 22.700.000».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1, inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli ulteriori oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, pari a 12.200.000 euro per l'anno 2011, si provvede mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. Al fine di razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri, con regolamenti da emanare entro il 31 dicembre 2011, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede alla rideterminazione delle strutture periferiche, prevedendo la loro riduzione e la loro ridefinizione, ove possibile, su base regionale o la riorganizzazione presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, ove risulti sostenibile e maggiormente funzionale sulla base dei princìpi di efficienza ed economicità a seguito di valutazione congiunta tra il Ministro competente, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione ed il Ministro dell'Interno, attraverso la realizzazione dell'esercizio unitario delle funzioni logistiche e strumentali, l'istituzione dei servizi comuni e l'utilizzazione in via prioritaria dei beni immobili di proprietà pubblica, in modo da assicurare la continuità dell'esercizio delle funzioni statali sul territorio. Dalle disposizioni di cui al presente  comma devono derivare risparmi non inferiori a 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

2.1

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Improcedibile

Al comma 1, sostituire le parole: «la spesa di euro 10.500.000» con le seguenti: «la spesa di euro 16.300.000».

        Conseguentemente, all'art. 4, comma 23, sostituire le parole «la spesa di euro 8.297.164» con «la spesa di euro di 2.497.164».

2.2

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'emendamento 2.8, nell'odg G2.2

Dopo il comma 1, inserire il seguente comma:

        «1-bis. Nell'ambito dello stanziamento per la cooperazione, di cui al comma 1, si provvede all'organizzazione di una Conferenza regionale della società civile della Somalia e dei paesi confinanti, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane operanti in Somalia, al fine di individuare iniziative efficaci a rafforzamento dei  processi di pace».

2.8

MARCENARO, PERDUCA, SCANU

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'emendamento 2.2, nell'odg G2.2

All'articolo 2, dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. Nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1, relativo alle iniziative per la cooperazione, si provvede all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile della Somalia e dei paesi del Corno d'Africa, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane operanti in Somalia, al fine di individuare iniziative sussidiarie a rafforzamento dei processi di pace».

G2.2 (già emm. 2.2 e 2.8)

MARCENARO, PERDUCA, SCANU

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2537,

        impegna il Governo a provvedere per quanto di competenza all'organizzazione di una Conferenza regionale della società civile della Somalia e dei paesi confinanti, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane, operanti in Somalia, al fine di individuare iniziative volte al rafforzamento di processi di pace.

________________

(*) Accolto dal Governo

2.3

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Respinto

Sopprimere il comma 11.

2.4

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Respinto

All'articolo 2, comma 11, sostituire le parole: «la spesa di euro 300.000» con le seguenti: «la spesa di euro 170.254»,

        Conseguentemente all'articolo 4, comma 16 sostituire le parole «la spesa di euro 681.198» con le seguenti: «la spesa di euro 810.994».

2.5

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Respinto

Sopprimere il comma 11-bis.

2.6

PERDUCA, PORETTI

Id. em. 2.5

Sopprimere il comma 11-bis.

ARTICOLI 3 E 4 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 3.

(Regime degli interventi)

        1. Per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente Capo, il Ministro degli affari esteri, con propri decreti di natura non regolamentare, provvede alla costituzione di strutture operative temporanee nell'ambito degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2.

        2. Per le finalità e nei limiti temporali di cui agli articoli 1 e 2, il Ministero degli affari esteri è autorizzato, nei casi di necessità e urgenza, a ricorrere ad acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, ricorrendo preferibilmente all'impiego di risorse locali sia umane che materiali.

        3. Nell'ambito degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2, al personale inviato in breve missione per le attività e le iniziative di cui agli articoli 1 e 2, incluso quello di cui all'articolo 16 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, è corrisposta l'indennità di missione di cui al regio decreto 3 giugno 1926, n. 941, nella misura intera incrementata del 30 per cento, calcolata sulla diaria prevista con riferimento ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman. 

        4. Il Ministero degli affari esteri, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio per il funzionamento delle Unità tecniche, di cui all'articolo 13 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, e delle Sezioni distaccate, di cui all'articolo 4, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988, n. 177, è autorizzato a sostenere le spese di vitto ed alloggio strettamente indispensabili per il personale inviato in missione nei Paesi di cui agli articoli 1, comma 1, e 2, comma 1, che per motivi di sicurezza debba essere alloggiato in locali comunque a disposizione dell'Amministrazione. Alle spese per il funzionamento delle medesime strutture site nei Paesi di cui agli articoli 1, comma 1, e 2, comma 1, del presente decreto non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 6, comma 14, e 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

        5. Per quanto non diversamente previsto, alle attività e alle iniziative di cui al presente Capo si applicano l'articolo 57, commi 6 e 7, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché l'articolo 3, commi 1 e 5, e l'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2003, n. 219.

        5-bis. Per le finalità, nei limiti temporali e nell'ambito delle risorse di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, il Ministero degli affari esteri può conferire incarichi temporanei di consulenza anche ad enti e organismi specializzati, nonché a personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso di specifiche professionalità, e stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 6, comma 7, e all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'articolo 1, comma 56, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e all'articolo 61, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 7 e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Gli incarichi sono affidati, nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomo e donna, a persone di nazionalità locale, ovvero di nazionalità italiana o di altri Paesi, a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistano le professionalità richieste.

        5-ter. Nei limiti delle risorse di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto nonché dei residui non impegnati degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, e agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, sono convalidati gli atti adottati, le attività svolte e le prestazioni effettuate dal 1º gennaio 2011 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, conformi alla disciplina contenuta nel presente articolo.

        5-quater. Le somme di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, se non impegnate nell'esercizio di competenza, possono essere impegnate nel corso dell'intero esercizio finanziario 2011 e in quello successivo. I residui non impegnati degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, e agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, possono essere impegnati nel corso dell'intero esercizio finanziario 2011.

        5-quinquies. Il Ministero degli affari esteri è autorizzato a proseguire le azioni di cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, nell'ambito delle risorse ivi previste, anche avvalendosi di organizzazioni non governative idonee o di enti pubblici e privati di formazione.

        6. Alle spese previste dagli articoli 1 e 2 non si applica l'articolo 60, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Fermo restando il divieto di artificioso frazionamento, in presenza di difficoltà oggettive di utilizzo del sistema bancario locale attestate dal capo missione, ai pagamenti di importo non superiore a 10.000 euro, effettuati dalle rappresentanze diplomatiche, a valere sui fondi di cui all'articolo 1, comma 1, e all'articolo 2, comma 1, loro accreditati, non si applica l'articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e successive modificazioni.

        7. L'organizzazione delle attività di coordinamento degli interventi di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, è definita con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro degli affari esteri, in cui sono stabilite:

            a) le modalità di organizzazione e svolgimento della missione e di raccordo con le autorità e le strutture amministrative locali e di Governo;

            b) l'istituzione e la composizione, presso il Ministero degli affari esteri, di una apposita struttura («Task Force»), con il compito di individuare, gestire e coordinare gli interventi;

            c) l'istituzione di un comitato di controllo degli interventi.

        7-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 12 e 13, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, in materia di esperti addetti alla cooperazione allo sviluppo, al fine di migliorare l'efficacia della gestione degli interventi di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, assicurando la flessibilità e la funzionalità del personale impiegato, alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 12, comma 3, primo periodo, dopo le parole: «centoventi unità» sono inserite le seguenti: «, da esperti tratti dalla categoria di cui all'articolo 16, comma 1, lettera e),»;

            b) all'articolo 13:

                1) al comma 2, le parole: «esecutivo ed ausiliario» sono soppresse;

                2) ai commi 2 e 4, le parole: «dell'unità tecnica centrale di cui all'articolo 12» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 16, comma 1, lettere c) ed e),».

Capo II

MISSIONI INTERNAZIONALI DELLE FORZE ARMATE E DI POLIZIA

Articolo 4.

(Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia)

        1. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 380.770.000 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL AFGHANISTAN, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        2. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 106.240.346 per la proroga della partecipazione del contingente militare italiano alla missione delle Nazioni Unite in Libano, denominata United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), compreso l'impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        3. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 35.770.354 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni nei Balcani, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, di seguito elencate:

            a) Multinational Specialized Unit (MSU), European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), Security Force Training Plan in Kosovo;

            b) Joint Enterprise.

        4. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 147.799 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata ALTHEA, nel cui ambito opera la missione denominata Integrated Police Unit (IPU), di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        5. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 12.935.084 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour, di cui all'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        6. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 594.139 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione denominata Temporary International Presence in Hebron (TIPH2), di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        7. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 60.346 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, denominata European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah), di cui all'articolo 4, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        8. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 126.459 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Sudan, denominata United Nations/African Union Mission in Darfur (UNAMID), di cui all'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        9. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 206.026 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea nella Repubblica democratica del Congo denominata EUPOL RD CONGO, di cui all'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        10. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 132.039 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Peacekeeping Force in Cipro (UNFICYP), di cui all'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        11. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 653.993 per la prosecuzione delle attività di assistenza alle Forze armate albanesi, di cui all'articolo 4, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        12. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 694.810 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia, denominata EUMM Georgia, di cui all'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        13. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 25.112.656 per la proroga della partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione europea denominata Atalanta e all'operazione della NATO per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        14. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 4.107.115 per la proroga della partecipazione di personale militare impiegato in Iraq in attività di consulenza, formazione e addestramento delle Forze armate e di polizia irachene, di cui all'articolo 4, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        15. È autorizzata, dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 12.169.041 per la proroga dell'impiego di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan e in Iraq, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        16. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 681.198 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione militare dell'Unione europea denominata EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 17, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        17. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 80.506.000 per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni di cui al presente decreto.

        18. Al fine di sopperire a esigenze di prima necessità della popolazione locale, compreso il ripristino dei servizi essenziali, è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa complessiva di euro 7.988.794 per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, disposti nei casi di necessità e urgenza dai comandanti dei contingenti militari che partecipano alle missioni internazionali di cui al presente decreto, entro il limite di euro 6.378.204 in Afghanistan, euro 1.200.000 in Libano, euro 410.590 nei Balcani.

        19. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 3.497.465 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell'area balcanica, di cui all'articolo 4, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        20. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 853.940 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) e di euro 30.700 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        21. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 64.040 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 22, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        22. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 269.002 per la proroga della partecipazione di personale dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 23, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        23. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 8.297.164 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione in Libia, di cui all'articolo 4, comma 24, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, e per garantire la manutenzione ordinaria e l'efficienza delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico, in esecuzione degli accordi di cooperazione sottoscritti tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani.

        24. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 1.471.724 e di euro 368.141 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL Afghanistan, di cui all'articolo 4, comma 25, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        25. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 411.201 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 26, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        26. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 309.077 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alle unità di coordinamento interforze denominate Joint Multimodal Operational Units (JMOUs) costituite in Afghanistan, Emirati Arabi Uniti e Kosovo, di cui all'articolo 4, comma 28, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        27. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 260.991 per la proroga della partecipazione di sei magistrati collocati fuori ruolo, personale del Corpo della polizia penitenziaria e personale amministrativo del Ministero della giustizia alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 29, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        28. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 19.254 per la partecipazione di un magistrato collocato fuori ruolo alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 30, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        29. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 96.971 per la partecipazione di due magistrati collocati fuori ruolo alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 31, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        30. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011, la spesa di euro 5.000.000 per il mantenimento del dispositivo info-operativo dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali, in attuazione delle missioni affidate all'AISE dall'articolo 6, comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124.

        31. Per le esigenze di cui all'articolo 55, comma 5-septies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, connesse alla celebrazione del 150º anniversario dell'unità d'Italia, anche riferite alle missioni internazionali, la dotazione del fondo di cui all'articolo 620 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è stabilita in euro 2.500.000 per l'anno 2011. Per la finalità di cui al presente comma è autorizzata, per l'anno 2011, la spesa di euro 2.500.000.

        32. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in attuazione del memorandum di intesa di cooperazione tecnica nel settore della sicurezza tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Panama, stipulato il 30 giugno 2010, è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, al Governo della Repubblica di Panama quattro unità navali «classe 200/s» in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

4.5

SCANU, TONINI, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, FOLLINI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI

Respinto

Al comma 8, sostituire le parole: «euro 126.459» con le seguenti «euro 5.569.609».

        Conseguentemente, all'articolo 8 apportare le seguenti modificazioni:

            dopo le parole «e comma 11-bis» aggiungere le seguenti: «nonché di quelle di cui all'articolo 4, comma 8»;

            sostituire le parole: «euro 754.300.000» con le seguenti: «euro 754.173.541»;

            dopo il comma 1, inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 8, pari a euro 5.569.609 per l'anno 2011, si provvede mediante l'utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. Al fine di razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri, con regolamenti da emanare entro il 31 dicembre 2011, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede alla rideterminazione delle strutture periferiche, prevedendo la loro riduzione e la loro ridefinizione, ove possibile, su base regionale o la riorganizzazione presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, ove risulti sostenibile e maggiormente funzionale sulla base dei princìpi di efficienza ed economicità a seguito di valutazione congiunta tra il Ministro competente, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione ed il Ministro dell'Interno, attraverso la realizzazione dell'esercizio unitario delle funzioni logistiche e strumentali, l'istituzione dei servizi comuni e l'utilizzazione in via prioritaria dei beni immobili di proprietà pubblica, in modo da assicurare la continuità dell'esercizio delle funzioni statali sul territorio. Dalle disposizioni di cui al presente comma devono derivare risparmi non inferiori a 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato.

4.3

PERDUCA, PORETTI

Ritirato

Sopprimere il comma 10.

4.2

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Respinto

Al comma 11 dell'articolo 4 sostituire le parole «la spesa di euro 653.993» con le seguenti «la spesa di euro 524.197».

        Conseguentemente, al comma 16 sostituire le parole «la spesa di euro 681.198» con le seguenti: «la spesa di euro 810.994».

4.4

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Sopprimere il comma 31.

G4.100

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Respinto

Il Senato,

        premesso che:

            l'articolo 4 del presente provvedimento riguarda le missioni internazionali delle forze armate e di polizia;

            lo sforzo complessivo sostenuto è attualmente rappresentato dalla condotta contemporanea di 28 missioni in differenti parti del mondo, per una presenza media di circa 8.537 militari impegnati quotidianamente a fronte degli 8.338 impegnati nel precedente semestre;

            secondo quanto previsto dal decreto-legge in esame, al comma 1 dell'articolo 4, è autorizzata, dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, la spesa di 380.770.000 euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan ISAF (International Security Assistance Force) ed EUPOL Afghanistan;

            in Afghanistan nel secondo semestre dell'anno, sarà operativo nel teatro afghano un contingente stimabile in 4.200 unità. Il precedente decreto-legge di proroga del 6 luglio 2010, n.102, convertito in legge con modificazioni dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, aveva previsto per le missioni un totale di 3.790 unità, con un'ulteriore aggiunta di 180 a partire dal 1° novembre 2010;

        premesso inoltre che:

            il nostro Paese è da lungo tempo impegnato in missioni internazionali di stabilizzazione e di mantenimento della pace a seguito di decisioni dell'ONU, della UE e della NATO. Le più impegnative si svolgono in Libano, dove siamo operativi dal 1982 e in Afghanistan, la cui missione è iniziata nell'agosto del 2003 in ambito Isaf (Nato), dove l'Italia, anche per coprire errori di strategia altrui, partecipa con un numero considerevole di uomini e di mezzi;

            il Consiglio dell'Unione europea ha istituito, con l'azione comune 2007/369/PESC del 30 maggio 2007, una missione PESD denominata European Police Afghanistan (EUPOL Afghanistan) alla quale l'Italia partecipa con il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza afgana sostenibile ed efficace, in conformità agli standard internazionali;

            sono trascorsi nove anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti diventando sultani indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli elettorali di ogni genere come è stato certificato da organismi internazionali e le donne e i bambini continuano ad essere in pericolo costante;

            appare acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di keeping o di enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente, ha prodotto un fallimento e ciò va ammesso in ragione del fatto che tale missione ha, in maniera evidente, cambiato la propria natura nel corso del tempo trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione; va segnalato, in tal senso, che, per le sole missioni Isaf e Eupol, il nostro Governo ha stanziato dal 2002 a oggi, oltre 3 miliardi di euro dei quali circa il 90 per cento destinati per armamenti e equipaggiamento e solo il restante 10 per cento per interventi di carattere civile, per interventi di ricostruzione e aiuto alla popolazione;

            gli attentati, sempre più frequenti, ai danni non solo dei militari italiani impegnati in Afghanistan, mostrano chiaramente che il livello della potenza devastante degli esplosivi utilizzati dai ribelli talebani si è elevato; parallelamente, le dotazioni in uso dei nostri militari risultano al momento non più adeguate;

            l'insieme delle dotazioni e degli equipaggiamenti in uso nei vari reparti del nostro contingente necessita di mantenere un alto livello tecnico e qualitativo;

            va ricordato che il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando - con il contributo delle forze degli Stati Uniti e delle forze afghane - i talebani non sono più alla guida del Paese. Infatti è stato pagato un tributo in termini di vite pari a 711 uomini e donne, di cui 13 italiani (in nove anni sono ormai 36 i nostri militari deceduti);

        considerato che:

            l'impegno italiano in Afghanistan deve caratterizzarsi principalmente nel porre in essere efficaci azioni diplomatiche, utili operazioni di intelligence, fondamentali azioni di soccorso della popolazione civile, al fine di sostenere le locali forze politiche democratiche che possano garantire, per il futuro, un reale impegno di costruzione della pace;

            risulta indifferibile l'esigenza di dotarsi di una dettagliata normativa riguardante dette importanti missioni internazionali, al fine di permettere una riflessione attenta e puntuale sulla situazione politica e diplomatica relativa ai Paesi in cui i nostri militari operano, nonché di prevedere, con tempi e risorse certe, le modalità ed i compiti con i quali i nostri soldati dovranno svolgere le loro funzioni, evitando l'ormai usuale ricorso alla decretazione semestrale di rifinanziamento delle missioni stesse;

        considerato inoltre che:

            in data 20 novembre 2010 si è concluso a Lisbona uno dei più importanti vertici della Nato durante il quale è stata confermata l'indissolubilità dell'Alleanza, nonché l'importanza della salvaguardia della libertà e sicurezza dei Paesi ed è stato adottato un nuovo «Concetto strategico» per il decennio a venire;

        ritenuto che:

            il bilancio della difesa abbia subito negli ultimi due anni - soprattutto ad opera del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 - una considerevole riduzione degli stanziamenti che si ripercuote negativamente sul funzionamento dell'intera macchina operativa della funzione difesa, determinando situazioni di fortissima criticità che riguardano indistintamente i settori del personale, dell'esercizio e degli investimenti;

            il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, convertito dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, introducendo un complessivo programma di contenimento delle spese in materia di pubblico impiego, ha previsto un ulteriore taglio delle dotazioni finanziarie del Ministero della difesa di oltre 600 milioni di euro nel triennio che ci attende: più precisamente 255 milioni per l'anno 2011, 304 milioni per il 2012 e 104 milioni per il 2013;

            a seguito dell'approvazione delle sopracitate norme si è registrata una drammatica riduzione dei livelli di addestramento e di prontezza dello strumento militare ed in particolare:

              a) una riduzione del livello di efficienza e della disponibilità operativa di mezzi e sistemi;

                b) una forte riduzione dei livelli di scorte di materiali, combustibili e dotazioni;

              c) un incremento della situazione debitoria delle spese obbligatorie;

              d) una riduzione delle capacità operative delle Forze armate al di sotto degli standard NATO;

        impegna il Governo a voler predisporre ogni opportuna iniziativa - di carattere internazionale diplomatico, oltre che normativo ed amministrativo - volta al ritiro immediato del contingente italiano dal territorio Afghano, in considerazione del ripudio del nostro ordinamento costituzionale nei confronti della guerra, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 5.

(Disposizioni in materia di personale)

        1. Al personale che partecipa alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano l'articolo 3, commi da 1 a 9, della legge 3 agosto 2009, n. 108, e successive modificazioni, l'articolo 3, comma 6, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197, e l'articolo 5, comma 2-bis, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.

        1-bis. L'aspettativa di cui all'articolo 884, comma 2, lettera a), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è riconosciuta anche per eventi antecedenti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo n. 66 del 2010, verificatisi a decorrere dal 1º gennaio 1982.

        2. L'indennità di missione, di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, è corrisposta:

            a) nella misura del 98 per cento, al personale impiegato nelle missioni UNAMID, se usufruisce di vitto e alloggio gratuiti, ed EUPM e nella unità di coordinamento interforze JMOUs in Kosovo, di cui all'articolo 4, commi 8, 22 e 26;

            b) nella misura del 98 per cento calcolata sulla diaria prevista con riferimento alla Repubblica democratica del Congo, al personale impiegato nella missione EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 16;

            c) nella misura intera incrementata del 30 per cento, se non usufruisce, a qualsiasi titolo, di vitto e alloggio gratuiti, al personale impiegato presso il NATO HQ Skopje, di cui all'articolo 4, comma 3.

        3. Nella sezione III del capo III del titolo II del libro secondo del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, dopo l'articolo 248, è aggiunto il seguente:

        «Art. 248-bis. - (APR di peso inferiore a 20 chilogrammi). - 1. La conduzione degli APR di peso inferiore a 20 chilogrammi, ammessi alla navigazione e certificati dalla competente struttura del Ministero della difesa e dalla stessa iscritti in apposito registro, impiegati dalle Forze armate entro aree identificate e sottoposte al divieto temporaneo di sorvolo ovvero al di fuori di tali aree nei casi di cui all'articolo 247, comma 4, è affidata a personale militare in possesso di idonea qualifica e non comporta la corresponsione di specifici emolumenti. I criteri d'impiego dei medesimi APR e le modalità per il conseguimento della qualifica per la conduzione degli stessi sono disciplinati dal regolamento.».

        3-bis. Nell'ambito delle misure finalizzate al sostegno e alla tutela anche del personale impiegato nelle missioni internazionali, al codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 603, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:

        «1. Al fine di pervenire al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale italiano che, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura effettuate entro e fuori i confini nazionali, abbia contratto infermità o patologie tumorali per le particolari condizioni ambientali od operative, al personale impiegato nei poligoni di tiro e nei siti dove vengono stoccati munizionamenti, nonché al personale civile italiano nei teatri operativi all'estero e nelle zone adiacenti alle basi militari sul territorio nazionale, che abbia contratto le stesse infermità o patologie tumorali connesse alle medesime condizioni ambientali, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2008-2010. In caso di decesso a seguito delle citate infermità o patologie tumorali, l'indennizzo è corrisposto al coniuge, al convivente, ai figli superstiti, ai genitori, nonché ai fratelli conviventi e a carico qualora siano gli unici superstiti.

        2. I termini e le modalità per la corresponsione, ai soggetti di cui al comma 1 ed entro il limite massimo di spesa ivi stabilito, delle misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e 3 agosto 2004, n. 206, sono disciplinati dal libro VII del regolamento, fermo restando quanto disposto dall'articolo 7, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126»;

            b) l'articolo 1907 è sostituito dal seguente:

        «Art. 1907. - (Personale esposto a particolari fattori di rischio). - 1. I termini e le modalità per il riconoscimento della causa di servizio e per la corresponsione di adeguati indennizzi per il personale che a causa dell'esposizione a particolari fattori di rischio ha contratto infermità o patologie tumorali sono disciplinati dall'articolo 603, che detta altresì il relativo limite massimo di spesa, e dal regolamento».

        3-ter. Fino all'espletamento delle procedure di cui al comma 5 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, le Forze armate possono continuare ad avvalersi, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, dei lavoratori assunti ai sensi dell'articolo 184, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile 2005, n. 170, nei limiti delle risorse destinate all'esecuzione dei lavori in amministrazione diretta a mezzo dei reparti del Genio militare e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

5.4

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Dopo il comma 1-bis aggiungere il seguente:

        «1-ter. All'articolo 3, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, dopo le parole "dei Paesi interessati" sono aggiunte le seguenti ", ovvero nelle zone di intervento stabilite ai sensi della legge 11 dicembre 1962, n. 1746,"».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 5, comma 1-bis, si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. A decorrere dall'anno 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche: a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; b) Ministri e Vice Ministri; c) Sottosegretari di Stato; d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana; e) Presidenti di Autorità indipendenti. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 30 giugno 2011. Dalle disposizioni di cui al presente articolo devono derivare risparmi non inferiori a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

5.3

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Dopo il comma 1-bis aggiungere il seguente:

        «1-ter. All'art. 3, comma 1, lettera b), della legge 3 agosto 2009, n. 108, dopo la parola "ISAF" sono aggiunte le parole "ACTIVE ENDEAVOUR, ATALANTA"».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 5, comma 1-bis, si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. A decorrere dall'anno 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche: a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; b) Ministri e Vice Ministri; c) Sottosegretari di Stato; d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana; e) Presidenti di Autorità indipendenti. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 30 giugno 2011. Dalle disposizioni di cui al presente articolo devono derivare risparmi non inferiori a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

5.8

GRANAIOLA, SCANU, TONINI, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, FOLLINI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI (*)

Ritirato e trasformato nell'odg G5.8

Al comma 3-bis, lettera a), al comma 1 ivi sostituito, dopo le parole «ambientali od operative» inserire le seguenti «, ivi compresa l'esposizione all'uranio impoverito e alle nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico,».

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Casson e Giaretta

G5.8 (già em. 5.8)

GRANAIOLA, SCANU, TONINI, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, FOLLINI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, CASSON, GIARETTA (*)

Non posto in votazione (**)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2537,

        impegna il Governo ad adoperarsi, nei limiti di competenza, affinché l'interpretazione del comma 3- bis, lettera a), comma 1 ivi sostituito possa ricomprendere l'esposizione all'uranio impoverito e alle nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, nonché l'esposizione al Radon.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta la senatrice Biondelli e i senatori del Gruppo Italia dei Valori

(**) Accolto dal Governo

5.7

PERDUCA, PORETTI

Improcedibile

Al comma 3-bis, è aggiunta infine la seguente lettera:

            b-bis) all'articolo 1878 è aggiunto il seguente comma:

        «1-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti commi:

        "2-bis. Il superamento del computo massimo dei termini procedimentali previsti dal comma precedente senza che sia stato emesso il provvedimento finale determina l'accoglimento della domanda di cui all'articolo 2 e il conseguente riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, anche nei casi previsti dall'articolo 3.

        2-ter. I termini procedimentali per il compimento degli atti di competenza dell'amministrazione previsti dal presente regolamento sono perentori. Il superamento di detti termini costituisce fatto illecito sanzionabile a norma dell'articolo 328, comma primo, del codice penale. Il responsabile che abbia provocato col proprio fatto illecito, colposo o doloso, un danno ingiusto è obbligato a risarcire il danneggiato"».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 5, comma 3-bis, lettera b-bis), si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. A decorrere dall'anno 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche: a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; b) Ministri e Vice Ministri; c) Sottosegretari di Stato; d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana; e) Presidenti di Autorità indipendenti. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 30 giugno 2011. Dalle disposizioni di cui al presente articolo devono derivare risparmi non inferiori a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

5.2

PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

Improcedibile

Dopo il comma 3-ter, aggiungere il seguente comma:

        «3-quater. Per le esigenze connesse alla partecipazione alle missioni internazionali, ovvero con le attività di concorso in circostanze di pubblica calamità, fino all'espletamento delle procedure di cui al comma 2 dell'articolo 5 del Decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito il legge con modificazioni dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, e comunque non oltre il 30 giugno 2011, le Forze Armate possono continuare a avvalersi, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 49, comma 3, del Dl 25 giugno 2008, n. 112, dei lavoratori assunti ai sensi dell'art. 184, comma 2, del regolamento di cui al DPR 19 aprile 2005, n. 170, nei limiti delle risorse destinate per il medesimo periodo all'esecuzione dei lavori a carico del bilancio dello Stato».

        Conseguentemente, aggiungere in fine il seguente periodo:

        «3-quinquies. All'articolo 184, comma 2, del regolamento di cui al DPR 19 aprile 2005, n. 170, sostituire il secondo periodo con il seguente "È altresì possibile assumere personale a tempo indeterminato secondo le disposizioni che regolano il rapporto di lavoro nel settore dell'edilizia"».

5.5

PERDUCA, PORETTI

Ritirato

Aggiungere infine il seguente comma:

        «3-quater. All'articolo 3 del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197, è aggiunto infine il seguente comma: "Ai fini della rideterminazione dell'anzianità di grado degli ufficiali in servizio permanente effettivo del ruolo tecnico logistico dell'Arma dei carabinieri, già appartenenti al disciolto ruolo unico, il grado e la relativa anzianità sono rideterminati in base agli anni di anzianità minima richiesti per le promozioni ad anzianità stabilite nell'art. 1238 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66, calcolati a partire dalla data di immissione nel servizio permanente effettivo. Il personale di cui al precedente periodo, effettuate le rideterminazioni  di cui allo stesso, è iscritto in ruolo dopo i pari grado con uguale anzianità assoluta, secondo l'ordine di anzianità relativa pregressa. Le rideterminazioni effettuate ai sensi del presente comma non danno titolo all'inclusione in aliquota per l'avanzamento a scelta per gli anni antecedenti alla data di inizio del medesimo procedimento amministrativo"».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 5, comma 1-bis, si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. A decorrere dall'anno 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche: a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; b) Ministri e Vice Ministri; c) Sottosegretari di Stato; d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana; e) Presidenti di Autorità indipendenti. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 30 giugno 2011. Dalle disposizioni di cui al presente articolo devono derivare risparmi non inferiori a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

5.6

PERDUCA, PORETTI

Ritirato e trasformato nell'odg G5.6

Aggiungere infine il seguente comma:

        «3-quater. Anche in relazione alle esigenze connesse con le missioni internazionali, fino al definitivo riordino della disciplina concernente le bonifiche da ordigni esplosivi, ai sensi dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246, il Ministero della difesa continua a emanare le prescrizioni tecniche e ad assicurare le funzioni di vigilanza sulle attività di ricerca e scoprimento di ordigni esplosivi residuali bellici svolte, su richiesta degli interessati, mediante ditte che impiegano personale specializzato, formato a cura del medesimo Ministero, la cui assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro continua ad essere a carico dello Stato».

        Conseguentemente, all'articolo 8, dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 5, comma 3-quater, si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 1-ter.

        1-ter. A decorrere dall'anno 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche: a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; b) Ministri e Vice Ministri; c) Sottosegretari di Stato; d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana; e) Presidenti di Autorità indipendenti. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 30 giugno 2011. Dalle disposizioni di cui al presente articolo devono derivare risparmi non inferiori a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

G5.6 (già em. 5.6)

PERDUCA, PORETTI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2537,

        impegna il Governo a valutare la possibilità di assicurare, anche in relazione alle esigenze connesse con le missioni internazionali, fino al definitivo riordino della disciplina concernente le bonifiche da ordigni esplosivi, ai sensi dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246, che il Ministero della difesa continui a emanare le prescrizioni tecniche e ad assicurare le funzioni di vigilanza sulle attività di ricerca e scoprimento di ordigni esplosivi residuali bellici svolte, su richiesta degli interessati, mediante ditte che impiegano personale specializzato, formato a cura del medesimo Ministero, la cui assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro continua ad essere a carico dello Stato.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 6.

(Disposizioni in materia penale)

        1. Alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12, e successive modificazioni, e all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.

EMENDAMENTO E ORDINE DEL GIORNO

6.1

DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, VITA, NEROZZI, CASSON

Ritirato

Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «, e all'articolo 4, commi 1-sexiese 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197».

G6.100

PERDUCA, PORETTI

Respinto

Il Senato,

            in sede di esame della legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia,

        premesso che:

            il 26 luglio 1999 l'Italia ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale entrato definitivamente in vigore il 1º luglio 2002;

        considerato che:

            malgrado abbia ospitato la Conferenza diplomatica a Roma nel 1998 e per due volte abbia eletto un giudice l'Italia non ha ancora apportato tutte le modifiche legislative necessarie ad adeguare i propri Codici alle nuove norme contenute nello Statuto di Roma;

            sono state presentate proposte di legge per tale adeguamento tanto alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica;

            sono in corso presso le Commissioni Giustizia e Difesa del Senato una serie di audizioni, al fine di arrivare a una riforma organica del codice penale militare di pace;

            negli ultimi anni sono state parzialmente recepite alcune delle modifiche del codice penale militare riguardanti le attività delle Forze Armate nella condotta della difesa nazionale e delle operazioni in supporto della pace;

        impegna il Governo:

            a creare una corsia privilegiata per la completa implementazione dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale entro il mese di giugno 2011.

ARTICOLI 7, 8 E 9 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 7.

(Disposizioni in materia contabile)

        1. Alle missioni internazionali delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della guardia di finanza di cui al presente decreto si applicano le disposizioni in materia contabile previste dall'articolo 5, commi 1 e 2, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.

        2. Per assicurare la prosecuzione delle missioni internazionali senza soluzione di continuità, entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta delle Amministrazioni interessate, dispone l'anticipazione di una somma non superiore alla metà delle spese autorizzate dal presente decreto e comunque, per il Ministero della difesa, pari a euro 345.000.000 a valere sullo stanziamento di cui all'articolo 8.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 8.

(Copertura finanziaria)

        1. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni del presente decreto, ad esclusione delle spese di cui all'articolo 2, comma 6, secondo periodo, e comma 11-bis, pari complessivamente a euro 754.300.000 per l'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni e integrazioni.

        2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 9.

(Entrata in vigore)

        1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

EMENDAMENTI AL TITOLO DEL DISEGNO DI LEGGE

Tit.1

AMATI, SCANU, DI GIOVAN PAOLO

Ritirato

Sostituire le parole nel titolo: «degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia» con le seguenti: «delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia nonché degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione».

Tit.2

VITA, DI GIOVAN PAOLO, AMATI, DELLA SETA, FERRANTE, NEROZZI

Precluso

Sopprimere le parole: «di cooperazione allo sviluppo e»

.

Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Pedica nella discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri sui più recenti sviluppi della situazione nei Paesi del Mediterraneo

Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ironicamente ringraziare il ministro Frattini per la celerità con cui è venuto a riferire sulle tensioni che stanno interessando i Paesi del mediterraneo: è passato appena un mese e mezzo dalle prime rivolte in Tunisia, 30 giorni dall'abdicazione del Presidente Ben Ali e una settimana dalla deposizione di Mubarak, nel frattempo sono scoppiate rivolte in Algeria, Libano, Yemen, Nigeria, Marocco, Sudan, Turchia ed Albania, e più di 5.000 immigrati affollano le coste siciliane lei, Ministro, è presente qui in Aula al Senato a riferire per la seconda volta sugli intendimenti del Governo in materia! Certo, l'efficienza di cui ci ha dato sfoggio oggi non è paragonabile a quella dimostrata in altre occasioni, come quando è riuscito a rispondere ad una interrogazione sulle proprietà immobiliari di Montecarlo in meno di 24 ore. Lo ricorderà sicuramente: la sua celerità fu veramente qualcosa di esemplare, solo per quel problema; ma dovremo accontentarci che gli affari internazionali, per il nostro Governo, vengano subito dopo quelli immobiliari.

Vorrei ora affrontare solo alcuni passaggi del suo discorso, Ministro. Lei ha affermato che non può sottrarsi dall'affrontare i problemi della politica mediterranea, e vorrei ben vedere! Visto che fino ad oggi non l'abbiamo mai fatto, almeno un intendimento c'è. Vediamo poi quando dalle parole si passerà ai fatti. Lei parla di finanziare le piccole e medie imprese della Tunisia, di dare 5 milioni di euro - almeno sul giornale si parla di quello - e di favorire il turismo. Sono d'accordo con lei sul fatto di attuare queste iniziative, di finanziare le piccole e medie imprese in Tunisia. Vorrei però sapere che cosa ha fatto il Governo per le piccole e medie imprese italiane, in Italia; che cosa ha fatto il Governo per il turismo in Italia. Si tratta di «farsi bello» - come si dice a Roma - su situazioni che invece rischiano di far cadere una persona nel ridicolo. Allora qualche riflessione deve essere svolta, anche con i colleghi del centrosinistra. Dobbiamo pensare anche al nostro Paese - lo ripeto - e ricordare che le piccole e medie imprese - forse, signor Ministro, l'ha dimenticato - vivono una situazione drammatica in Italia. Mi ricorda tanto quel personaggio che dove andava diceva «A Fra' che te serve?». Quello non ci interessa. Ci interessano le cose vere, non gli spot pubblicitari, che siamo ormai abituati a vedere e sentire. Lei avanza sempre proposte meritorie e forse ha preso spunto dal Presidente del Consiglio; si tratta, però, sempre di proposte delle quali non ne passa neanche una, ossia non se ne realizza neanche una. Mi chiedo se le proposte che avanza in Europa vengono lasciate perdere, perché si dice che se parla il ministro Frattini passano in secondo piano, oppure perché in quella sede non ascoltano proprio la nostra politica estera.

Questo credo che sia invece il problema più serio: non ascoltano la nostra politica estera, perché non c'è una politica estera. C'è più una politica personale per gli affari del nostro - anzi, del vostro - Presidente del Consiglio.

Sarò franco: mi aspettavo che il Ministro non facesse una semplice ricostruzione degli eventi che hanno sconvolto il Nord Africa o delle iniziative governative già annunciate a mezzo stampa quanto piuttosto che tracciasse un quadro significativo della nostra politica estera, del ruolo l'Italia vuole ricoprire nel Mediterraneo, delle alleanze da perseguire e del progetto di sviluppo della comunità internazionale che proponiamo. Avremmo voluto, cioè, essere informati sulle strategie di lungo respiro, cosa ben diversa dalle iniziative immediate per fronteggiare l'emergenza degli sbarchi di clandestini o dei capovolgimenti politici della sponda sud del Mediterraneo.

Lei ci ha parlato infatti della richiesta fatta all'Europa di 100 milioni per gestire i flussi, del potenziamento dell'accordo italo-tunisino sull'immigrazione, dello sblocco di 5 milioni di euro in favore della Tunisia. Queste iniziative, che anche condividiamo, soffrono tuttavia del fatto di essere sostanzialmente bilaterali, quando è tuttavia evidente che l'Italia non è capace di gestire da sola una rivoluzione epocale come la guerra dei poveri, e soprattutto sono solo a brevissimo raggio.

L'unica iniziativa degna di una progettualità appare quella del cosiddetto Piano Marshall per il Mediterraneo, nel quale intende coinvolgere, a quanto ho capito, anche l'Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia mi permetta una riflessione: il Piano Marshall originale, di cui l'Italia beneficiò 60 anni fa, aveva un portato sì economico ma ancora di più politico. Sappiamo benissimo tutti che l'erogazione di finanziamenti da parte degli Stati Uniti era finalizzata, in una logica di Guerra fredda, a mantenere al governo dell'Italia un partito di centro ed evitare la vittoria della sinistra. Ebbene qual è il progetto politico che sta dietro questo nuovo Piano economico che lei propone per il Mediterraneo?

Perché, vede, sono un po' confuso: non ho capito infatti se l'erogazione di aiuti finanziari sarebbe subordinata all'instaurarsi di governi democratici, al riconoscimento dei diritti civili e politici, alla tutela della libertà di espressione e della parità fra uomini e donne, come chiede l'Europa e come pretendiamo dal Governo iraniano, o se invece saremmo disposti tranquillamente ad erogare i contributi anche a regimi illiberali, che chiudono gli immigrati in campi di concentramento nel deserto, che negano un pluralismo politico e che predicano un islamismo militante, come abbiamo fatto con la Libia. Ad accrescere la mia confusione sono stati anche gli elogi fatti dal Presidente Berlusconi a Mubarak proprio poche ore prima che fosse deposto da un popolo che anelava libertà.

A me pare che il progetto politico del Governo non esista, e che sino adesso l'unica seria preoccupazione che ci guida nella nostra politica estera sia quella di evitare lo sbarco dei clandestini erigendo muri sotto la Sicilia o di piazzare i nostri prodotti all'estero. Ma questa impostazione è fallimentare. Non credo sia un caso se la Tunisia ha avanzato la richiesta di 5 miliardi per riprendersi dalla crisi e bloccare la partenza dei barconi degli immigrati: 5 miliardi sono proprio quelli dati dal nostro Paese a Gheddafi! Adottando una politica bilaterale, fatta su meri accordi economici, il nostro Paese si sta rendendo, oltre che poco affidabile agli occhi dell'UE, anche ricattabile dai paesi mediterranei. Non bastava un Presidente del Consiglio a cui vengono chiesti in Italia 5 milioni per il silenzio che gli fa comodo, adesso abbiamo anche un Ministro degli interni a cui vengono chiesti 5 miliardi per i respingimenti. Dove andremo a finire? Vogliamo pubblicare un listino prezzi della nostra moralità ed etica, interna come estera?

Ecco perché colleghi, onorevole Ministro, signor Presidente, come Italia dei Valori chiediamo che la riflessione non parta dall'emergenza, ma dal futuro del Mediterraneo. Stabiliamo innanzitutto che il nostro ruolo non può essere altalenante: non possiamo essere per la libertà e l'uguaglianza ad intermittenza così come non possiamo essere europeisti ad intermittenza, pena di essere estromessi dall'Europa che decide. L'incidente diplomatico del ministro Maroni con Bruxelles, a cui ha lamentato l'assenza di aiuti per scoprire poco dopo che era stata proprio l'Italia a rifiutarli, è un danno di prestigio difficilmente recuperabile.

I tagli ai fondi per la cooperazione allo sviluppo apportati con le ultime leggi finanziarie sono ferite nei rapporti storici con il Maghreb. I tour di Gheddafi nel nostro Paese, con amazzoni e cavalli al seguito, rimangono la cartolina che fotografa lo stato di degrado della nostra politica estera. Il nostro Paese deve e può assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo, sia per la sua posizione geografica privilegiata, sia per le storiche relazioni di carattere politico e commerciale con i Paesi coinvolti, sia infine per l'intensa presenza di cittadini italiani nei paesi in tensione (14.000 solo in Egitto). Ma per ricostruire il biglietto da vista dell'Italia nel mondo dobbiamo ispirare ogni nostro intervento sul riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo.

Anche la questione immigrazione deve esser gestita alla radice, disincentivando i flussi migratori, perché anche qualora si riuscisse a gestire nel brevissimo tempo il flusso diretto verso l'Italia, approntando le strutture di prima accoglienza e monitorando le rotte grazie alla missione Frontex, è innegabile che la questione migratoria può avere solo una soluzione strutturale. Individuare Mineo come alternativa a Lampedusa non è una soluzione che possa durare. Affidare la politica di contrasto alla immigrazione clandestina al solo accordo di respingimento con la Libia si è rivelata una strategia non solo censurata da UE, ONU e Vaticano, ma anche miope dal punto di vista della sicurezza in quanto ci si è limitati a tappare il varco del Mediterraneo centrale, senza badare agli altri varchi che si andavano aprendo: primo, quello via terra, sulla direttrice Turchia-Grecia; secondo, quello ora in partenza dalla Tunisia; terzo, quello che nascerà dall'Egitto.

Il ministro Frattini ci aveva assicurato il 27 gennaio che in Egitto non sarebbe finita come in Tunisia, e invece è successo. Ieri alla Camera il Ministro ha offerto ulteriori rassicurazioni sulla tenuta della Libia, e oggi anche questo Paese è in fermento. Non è possibile continuare con un populismo demagogico e fallimentare, servono azioni concrete.

Come Italia dei Valori siamo convinti che si debba: agire in maniera propositiva e sostanziale in Europa, rivitalizzando la tanto screditata Unione per il Mediterraneo invece di sostituirla con nuovo patto di stabilità e sicurezza come ha annunciato il Ministro e riprendendo le fila del processo di Barcellona; ripianare i tagli fatti alla cooperazione allo sviluppo; incentivare una cooperazione europea con i Paesi d'origine delle migrazioni, aprendo veri e propri centri europei per l'impiego nei Paesi del Mediterraneo al fine di qualificare, sul fronte occupazionale e della formazione professionale, i migranti; rivedere l'impianto della legge Bossi-Fini adeguandola alle norme comunitarie; sostenere i movimenti popolari democratici dei Paesi interessati dalle tensioni; e infine e soprattutto abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato a Gheddafi, dopo le indiscrezioni dell'AISI per cui sarebbe stata proprio la Libia ad aprire ai clandestini le frontiere con la Tunisia per evitare un effetto domino delle contestazioni su Tripoli, dopo i 38 feriti negli scontri di questa notte a Bengasi, dopo l'appello all'ascolto delle rivendicazioni popolari arrivato dal principe Idris e dal Ministro degli esteri UE Ashton e dopo infine l'indizione del "giorno della collera" per domani.

Se l'Italia non rivede la sua politica estera ho paura che il pericolo prossimo non sia rappresentato dagli ottantamila immigrati che affolleranno le nostre coste, ma dal fatto che dovremo contare proprio su quegli immigrati, che hanno saputo lottare per la libertà nella loro patria, per "importare" la democrazia anche in Italia. Grazie.

Dichiarazione di voto del senatore Caforio sul disegno di legge n. 2537

Signor Presidente, colleghi, prima di entrare nel merito di questo provvedimento, recante la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali, vorrei porre una questione di forma.

Il Governo decreta d'urgenza per prorogare un impegno che ormai, almeno in Afghanistan, dura da ben nove anni e lo fa ben consapevole che tra sei mesi le Camere saranno chiamate a trattare, con urgenza, la stessa questione. Vorrei quindi che il centrodestra spiegasse al Paese il concetto di "urgenza" che più e più volte in tema di missioni internazionali è stato invocato, visto che il quadro politico-militare di riferimento è ormai invariato.

I provvedimenti di proroga attraverso i quali si procede semestralmente sicuramente ledono l'intelligenza di ciascuno di noi e mancano di rispetto agli 8.000 uomini e donne impegnati nei vari angoli del mondo, che per il nostro Paese operano in condizioni difficilissime e sono il fiore all'occhiello dell'Italia. Con questo modo di agire non si riesce a dare sostanza e continuità ad un impegno che, più di altri, avrebbe bisogno di traguardi da raggiungere e limiti da rispettare. Non sarebbe opportuno pensare ad una legge quadro che disciplini la nostra partecipazione alle missioni internazionali? Le ricadute positive non sarebbero visibili solo all'interno del nostro Paese. Con una legge quadro saremmo, infatti, in grado di offrire una maggiore tutela a quanti operano nelle missioni internazionali e di dare maggiore credibilità all'Italia all'interno della NATO e dell'ONU. L'Italia dei Valori da anni, ormai, denuncia questa inerzia governativa e si augura che presto si trovi una soluzione.

Entrando nel merito del provvedimento, vorrei innanzitutto chiarire la posizione del mio Gruppo. Nel chiedere il ritiro delle truppe dalla missione ISAF non intendiamo assolutamente mancare di rispetto a quanti hanno combattuto e ancora oggi operano in Afghanistan con particolare onore. La nostra richiesta nasce da tante altre motivazioni.

La realtà odierna afgana si allontana sempre più dagli obiettivi che nel 2001 ci eravamo preposti. In dieci anni la povertà, la corruzione e la produzione di oppio non sono stati scalfiti, con un Governo nato con imbrogli elettorali e con contiguità ai mercati della droga. La produzione di quest'ultima, anzi, nel 2010 è aumentata di ben 40 volte e i proventi derivanti da questa attività rappresentano il 60 per cento dell'economia del Paese.

La corruzione, poi, colleghi, rappresenta un'altra grande piaga e si ricollega alla grande questione degli aiuti internazionali. Tra il 2002 e il 2009, su un totale di 40 miliardi di dollari inviati in aiuto alla popolazione afgana, solo 6 miliardi sono stati effettivamente distribuiti e non trattenuti dal Governo centrale. Hamid Karzai, punto di riferimento per le forze internazionali, non è in grado di realizzare un programma di ricostruzione per il Paese. È, anzi, uno dei principali responsabili della pessima gestione degli aiuti ed è colui che nel 2014 sarà chiamato a guidare e difendere da solo l'Afghanistan.

Ogni anno l'Unione europea destina all'Afghanistan un miliardo di euro. Sono aiuti che i Paesi membri, noi in primis, sono ben lieti di dare, ma a condizione che vengano intensificati i controlli e che ci si assicuri che quanto speso non divenga merce di illeciti scambi.

Per portare la pace nel Paese occorre farlo crescere e questo non può significare altro che combattere la povertà e prevedere aiuti concreti anche di tipo non economico in favore della società civile, facendo capire alla popolazione che esiste un modus vivendi diverso da quello che hanno subito fino ad ora. Dovremmo far vedere loro i lati positivi della democrazia. Con l'intervento armato e continuando a gestire il conflitto in questo modo stiamo in realtà dando loro tutt'altro. Stiamo rispondendo alla violenza con altrettanta violenza, generando in loro la convinzione che solo le prove di forza possono portare a risultati concreti. Purtroppo i nostri bravi soldati, e non per colpa loro, non sono sempre percepiti come forza di pace, bensì come forza di occupazione. Il numero delle vittime civili del conflitto non è mai stato così alto come nel 2010.

Le forze militari internazionali non sempre mostrano la dovuta attenzione nel portare avanti operazioni di bombardamento aereo, colpendo obiettivi civili e nascondendo le proprie responsabilità.

L'anno appena concluso è senz'altro stato il peggiore dalla caduta del regime talebano ad oggi. Nonostante nove anni di conflitto, i talebani continuano ad attaccare con una violenza inaudita e il nostro Paese lo sa bene, avendo dovuto affrontare, in un solo anno, un numero di perdite superiore agli anni precedenti. Vorrei a tal proposito esprimere un augurio di pronta guarigione per il giovanissimo Luca Barisonzi, ferito nell'ultimo attacco e che, dopo il secondo intervento chirurgico, non presenta ancora una prognosi confortante.

Colleghi, innegabilmente siamo in guerra e lo siamo senza che questo Governo si assuma la responsabilità di ammetterlo. L'Esecutivo sta contravvenendo a quanto dispone l'articolo 11 della nostra Costituzione. Siamo un Paese che festeggerà i suoi 150 anni di unità con i nostri ragazzi in guerra.

Quello dell'Italia dei Valori non intende essere un no tout court all'intervento in

Afghanistan. Se si decidesse per il ritiro delle nostre truppe dalla missione ISAF, non negheremmo assolutamente il sostegno all'Afghanistan Peace and Reconciliation Program, né al Programma governativo per la costruzione di strade nella provincia di Herat né, tantomeno, al Programma nazionale per lo sviluppo delle imprese agricole, né ad intervenire nel settore sanitario. La popolazione civile va sostenuta ma non come stiamo facendo oggi.

A partire da luglio, gli americani inizieranno a far rientrare i propri contingenti. Noi, invece, rafforziamo la nostra presenza e non stabiliamo una data per il rientro. Sono le contraddizioni di questo Governo che, ormai ridicolizza il Paese in ogni campo.

Per mezzo di questa ennesima proroga, però, si rifinanziano anche altri impegni che l'Italia ha inteso assumere nei vari angoli del mondo e per i quali il mio Gruppo non esprime contrarietà.

Tuttavia, occorre precisare che per tali missioni, nonostante la complessità delle situazioni in cui versano tali aree di intervento, si registra un notevole ridimensionamento delle risorse, soprattutto per quanto riguarda la Somalia, dove si prevede uno stanziamento di 681.198 euro a fronte degli 810.944 euro previsti nella precedente proroga. Una riduzione di risorse ingiustificabile soprattutto alla luce della situazione esistente, notevolmente complicatasi, sia dal punto di vista politico che umanitario.

Complessità che troviamo, colleghi, anche nei Balcani dove, a quasi quindici anni dall'attacco NATO nella ex Jugoslavia, si è ancora lontani dalla completa pacificazione dell'area e dove, in passato, il nostro contingente ha agito in situazioni logistico-ambientali alquanto proibitive. È qui che i nostri ragazzi, avendo operato, come avvenuto in Somalia negli anni Novanta, in un contesto caratterizzato dall'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito, hanno contratto varie tipologie di tumore al sistema emo-linfatico. È doveroso ribadirlo: molti nostri soldati sono tornati a casa gravemente ammalati e hanno dovuto affrontare una battaglia ancora più diffìcile di quelle affrontate sul campo, quella per la vita. È da qui che l'esistenza di molti nostri ragazzi e quella delle loro famiglie è radicalmente cambiata tra infiniti intoppi burocratici e duri cicli di terapia, tra spese sanitarie e farmaceutiche, spesso non rimborsate, e ritardati o mai avvenuti riconoscimenti della causa di servizio. Proprio su questo aspetto non posso non sottolineare l'approvazione, avvenuta alla Camera dei deputati, dell'emendamento che, condiviso da tutte le forze politiche, introduce all'articolo 5 il comma 3-bis del presente decreto. Tale comma permette il superamento di tutte quelle difficoltà burocratiche, cui ho fatto precedentemente riferimento, relative proprio al riconoscimento della causa di servizio e di adeguati indennizzi al personale che abbia contratto infermità e patologie tumorali per aver operato in particolari condizioni ambientali.

Allo stesso modo, drammatica è la situazione nello scenario congolese e in quello sudanese, sul fronte Darfur.

A fronte della riduzione delle risorse destinate ad alcuni degli scenari appena elencati, a fronte di una oggettiva inferiorità negli standard di equipaggiamento delle nostre truppe rispetto alle forze di altri Paesi, si procede, invece al finanziamento di alcuni enti e associazioni "fantasma". E' il caso, ad esempio, del segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), a favore del quale il comma 11, sempre dell'articolo 2, autorizza la spesa di 300.000 euro per attività di cui, a causa della totale assenza di sufficienti informazioni, è impossibile verificarne l'efficacia e l'utilità. Oppure dei Comitato atlantico italiano, un ente che potrà contare su un finanziamento di 250.000 euro da destinare all'organizzazione di attività di studio, formazione ed informazione relativi all'Alleanza Atlantica ma che da ben sei anni risulta, diciamo, in stand by nello svolgimento di tali eventi. Al vuoto legislativo e alla politica dei tagli trasversali, lineari e indiscriminati posta in essere dal Governo e da noi fortemente contestata si aggiunge, quindi, un non ottimale utilizzo, se non addirittura uno spreco, delle risorse. Tutti elementi che dimostrano, a mio modesto parere, la totale incapacità dell'Esecutivo di individuare e progettare un modello ideale di Difesa.

In conclusione, colleghi, alla luce di quanto appena affermato e in una situazione di perenne incapacità da parte del Governo di progettare una strategia di uscita, concordata con le forze internazionali, sentiamo il dovere di chiedere a gran voce il ritiro delle truppe dalla guerra afgana. Fin quando questo non avverrà, lo preannuncio, il nostro voto sarà contrario.

Dichiarazione di voto del senatore Galioto sul disegno di legge n. 2537

Signor Presidente, colleghi in un contesto sociale internazionale così variegato, contraddittorio e sempre più esplosivo, riteniamo che la partecipazione alle missioni di pace sia importante e da sostenere con convinzione e determinazione. Del resto, la nostra posizione è sempre stata a favore del sostegno delle missioni in quelle aree "calde" in cui la stabilità sociale e politica è fortemente a rischio, con ripercussioni profonde sulle popolazioni locali e conseguentemente sulla politica internazionale.

In questa sede, mi sembra inoltre necessario rivolgere un apprezzamento alla professionalità e alle doti umane, davvero eccezionali, con le quali i nostri militari, ma anche tutto il personale civile, anch'esso indispensabile in missioni di questo tipo, si cimentano in quei teatri così difficili. Territori devastati che richiedono un forte e costante contributo per la promozione dei diritti della persona, della pace e, mi permetto anche di dire, della cultura. Di quella cultura che sarà propria delle giovani generazioni e che forse è lo strumento chiave per far sì che il mondo riesca a ritrovare le ragioni della pace rispetto a quelle della guerra.

In tale contesto è doveroso anche richiamare alla nostra attenzione la memoria di quanti, fra i nostri militari, in quei territori hanno perso la vita, nel compiere, con onore e con coraggio, il loro dovere e la loro missione.

Pertanto, noi esprimiamo un parere favorevole sulla necessità della cooperazione fra i popoli, forti della professionalità che i nostri uomini e le nostre donne hanno e dei valori che continueranno a portare nei vari teatri dove sono presenti, nei quali, la presenza di una missione militare di pace, è l'unica alternativa a una vita di soprusi, illegalità e sofferenze, perpretati in nome di chissà quale ideologia politico/religiosa.

Detto ciò, Signor Presidente, non posso esimermi dall'invitare il Governo, a valutare opportune azioni legislative affinché il Parlamento non sia continuamente impegnato ad approvare questi rifinanziamenti. Per tali attività internazionali è infatti possibile, e preferibile, prevedere un finanziamento annuale, visto che il continuo impegno di tempi e risorse parlamentari, che si sottraggono ad altri provvedimenti, non è certo di alcuna utilità al Paese e al funzionamento delle istituzioni.

Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Torri sul disegno di legge n. 2537

Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, il provvedimento al nostro esame oggi concerne la proroga fino al prossimo 30 giugno di una moltitudine di interventi militari ed umanitari all'estero, ma di fatto la parte del leone la fa la missione in Afghanistan, che assorbe da sola la metà dei fondi stanziati: 380 milioni di euro per 4.350 uomini.

La Lega Nord assicura il suo leale sostegno al Governo anche in questa circostanza, stringendosi una volta di più intorno ai militari che rappresentano il nostro Paese in contesti tanto difficili, esponendosi ai gravi pericoli che tutti conosciamo.

A loro va tutta la nostra solidarietà ed il nostro convinto apprezzamento per il coraggio e l'abnegazione dimostrata e la professionalità del loro operato.

Alle famiglie dei caduti rinnoviamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza, a quelle dei feriti l'augurio di un pronto e pieno ristabilimento.

Colleghi, la Lega Nord è senza dubbio tra le forze politiche che maggiormente ha insistito, in questi anni di intensificata presenza militare nazionale all'estero, sulla necessità che i nostri soldati fossero messi nella condizione di difendersi e proteggersi al meglio.

Apprezziamo, quindi, che per accrescere la sicurezza dei nostri ragazzi, il decreto che stiamo convertendo in legge stanzi cinque milioni di euro per sostenere le attività della nostra intelligence sui teatri in cui i nostri militari si trovano. Così come riteniamo utili le risorse messe a disposizione dei nostri comandanti per procedere all'esecuzione di quei Quick Impact Projects che tanto aiutano a creare un clima di maggior serenità intorno ai nostri contingenti.

Abbiamo altresì gradito il fatto che siano stati reperiti 30 milioni di euro per coprire le esigenze collegate alle patologie emerse negli ultimi tre anni causate nell'esposizione di particolari situazioni di rischio.

Dei motivi di rammarico, tuttavia, ci sono. E non vogliamo nasconderli.

Non condividiamo, ad esempio, la scelta che è stata fatta anche questa volta di utilizzare un provvedimento importante, che concerne un aspetto essenziale della politica estera del nostro Paese, per inserire una quantità di disposizioni non attinenti, che salvaguardano questo o quell'interesse particolare. Avremmo anche noi potuto unirci al coro, magari esigendo l'inserimento di una norma sul riallineamento delle carriere dei marescialli, che tanto ci preme e sulla quale tanto insistiamo dall'inizio di questa legislatura. Ma non lo abbiamo fatto, reputandolo semplicemente non corretto. Vorremmo che in futuro anche gli altri si attenessero a questa regola di elementare buon senso politico, assumendo un contegno più austero.

Pensiamo anche sia opportuno dilatare l'ambito temporale di queste proroghe, anche se ci rendiamo perfettamente conto che la scelta dell'orizzonte semestrale compiuta anche questa volta riflette le obiettive difficoltà di bilancio.

C'è un ulteriore aspetto del provvedimento che non ci trova concordi, ma non metteremo per questo a rischio l'approvazione del decreto, che voteremo così com'è per senso di responsabilità.

Vogliamo che si sappia però che non ci trova affatto concordi la scelta che è stata fatta di stanziare 2,5 milioni di euro per finanziare le celebrazioni dell'Unità d'Italia anche sui teatri di crisi: a fronte dei cinque attribuiti all'intelligence, che servono a generare maggior sicurezza per i nostri soldati, ci sembra infatti che non ci sia proporzione.

Sarebbe stato di certo più opportuno stanziare a questo punto, se erano effettivamente disponibili solo 7,5 milioni di euro, la sola attività informativa e di sicurezza a favore dei contingenti militari.

Abbiamo anche dubbi circa il fatto che afgani, libanesi e pakistani e così via possano riscontrare un qualche interesse ad assistere alle celebrazioni fuori sede della nostra unificazione nazionale. I nostri soldati crediamo siano comunque di fatto coscienti di una loro unità, visto che approdano ai rispettivi reparti di impiego da tutte le Regioni del nostro Paese, e penso che siano molto più interessati al miglioramento delle condizioni di sicurezza in cui sono chiamati ad operare che non alle varie celebrazioni del 150°.

In conclusione, signor Presidente, signor Sottosegretario, il Gruppo della Lega Nord chiede al Governo di prendere in esame nei futuri provvedimenti le criticità espresse e vota comunque a favore della conversione in legge del decreto di proroga delle nostre missioni militari internazionali.

Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Cantoni sul disegno di legge n. 2537

Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi e colleghe, ci apprestiamo a votare un provvedimento che, lo ricordo, è stato approvato sostanzialmente all'unanimità presso l'altro ramo del Parlamento. Il provvedimento in titolo, esaminato in maniera approfondita dalle Commissioni riunite Esteri e Difesa, da me presiedute insieme al presidente Dini, rivela la sua estrema importanza nel prorogare le autorizzazioni di spesa relative alla partecipazione italiana alle missioni internazionali. Prima di illustrare i motivi a sostegno di tale votazione, sento la necessità di ringraziare tutti i componenti delle Commissioni e di congratularmi con loro per l'ottimo clima di partecipazione e coinvolgimento che ha regnato durante le sedute.

L'importanza e le finalità di pace delle nostre missioni emersa in sede di discussione parlamentare riconferma con voce forte la valenza del contributo che l'Italia vuole assicurare nei teatri più instabili del mondo. Un contributo fondamentale, plasmato sul lodevole obiettivo di circoscrivere quelle aree suscettibili di propagare il terrorismo. Ma non solo. Un contributo rivolto a garantire, la pace e la ricostruzione istituzionale e sociale in quei Paesi che sono riusciti, grazie all'intervento costante della Comunità Internazionale, a debellare i germi dell'autodistruzione.

I colleghi già intervenuti in dibattito hanno condotto un'ottima analisi delle singole disposizioni del decreto-legge, il cui testo dunque non richiede ulteriori approfondimenti. II mio intervento, pertanto, sarà fondato su una visione onnicomprensiva delle varie problematiche. Affinché, mi auguro, si abbia la consapevolezza non solo della bontà dei singoli articoli, quanto, soprattutto, del perché l'Italia debba proseguire in modo così convinto a finanziare l'attività dei propri soldati, specialmente in quei campi di battaglia in cui le elevate perdite hanno fatto dubitare a molti dell'opportunità di proseguire ulteriormente. Gli impegni presi a livello internazionale devono essere onorati; non lo dico per una questione di credibilità o affidabilità rispetto agli altri Paesi. Lo dico, invece, perché riconosco che dietro la spessa cortina di tentennamenti e diffidenza c'è la tutela di intere popolazioni e dei loro diritti, contro le sopraffazioni dei più forti. Non è una questione di Stati; è piuttosto, una questione di uomini, donne e bambini della democrazia e dignità di queste popolazioni.

Dobbiamo essere fieri delle nostre Forze Armate e dei loro vertici. E dobbiamo ringraziarli. Perché ci hanno sempre dato prova di dedicarsi ai compiti loro affidati con abnegazione, costanza, determinazione e grande professionalità. Non possiamo disconoscere il loro indispensabile ruolo, in assenza del quale l'Italia non si sarebbe potuta fregiare del fatto di essere chiamata a far parte dei più alti consessi internazionali. Si aggiunga, poi, che urge coerenza fra le iniziative politico-diplomatiche e l'azione militare, ai fini di un impiego efficiente delle risorse accordate e questo è un altro motivo per cui il Parlamento deve ribadire il suo sostegno ai processi di pacificazione e di cooperazione allo sviluppo nonché alle missioni di lotta al terrorismo.

La piena legittimazione giuridica è, infatti, la base imprescindibile di un operato che poggia sul consenso delle popolazioni interessate, sul coordinamento con le Forze armate degli altri Stati partecipanti, sulla necessaria sinergia con le organizzazioni umanitarie presenti e, infine, un operato che poggia sul costante rispetto dei principi e dei valori fondamentali della carta dell'ONU e del diritto umanitario. La buona riuscita delle missioni non può dipendere dai cambiamenti d'umore della politica. È questo il campo in cui le contese partitiche devono necessariamente mettersi da parte per lasciare spazio all'acume e ai ragionevoli suggerimenti dei tecnici.

Fra le varie missioni, ve n'è una che, per gravità della situazione e per consistenza dell'aiuto economico, richiede un costante monitoraggio. Si tratta dell'Afghanistan. È il teatro che si pone sul piano maggiormente preoccupante. La strategia predisposta dal generale Petraeus e mirante a un disimpegno militare per il 2014 richiede infatti il raggiungimento di un adeguato livello di autosufficienza delle forze di polizia e di sicurezza locali. Tuttavia, le recrudescenze degli ultimi mesi fanno escludere che tale transizione possa avvenire in modo pacifico. Si pensi, ad esempio, all'inarrestabile propagazione delle cellule terroristiche dal confine meridionale dell'Afghanistan verso il Pakistan, circostanza che ha reso più frequenti gli attacchi di droni statunitensi contro le postazioni di Al Qaeda e che ha causato la chiusura della frontiera fra i due Paesi da parte di Islamabad.

La provincia di Herat, inoltre, affidata alla protezione delle forze militari italiane, è diventata più sicura dopo l'elezione di Ahmad Nuristani a governatore, ma nei distretti meridionali l'attenzione è sempre elevata. Non dimentichiamo, in questo contesto, il grande valore dei nostri soldati che hanno perso la vita a causa di spietati agguati. Non smetteremo mai di ringraziare i loro servigi e di essere orgogliosi del loro coraggio, e della loro professionalità.

Ultimamente, poi, altri fenomeni terroristici hanno coinvolto direttamente cittadini italiani, come il recente abbordaggio della petroliera Savina Caylyn, nel golfo di Aden. L'alta concentrazione di attacchi da parte di pirati somali rende sempre più urgente la predisposizione di sforzi unanimi per il contrasto del fenomeno. Ecco perché dobbiamo confermare con netta convinzione la partecipazione dell'Italia alle missioni Ocean Shield e Atalanta.

Ma il supporto italiano non si esaurisce qui. Parlare del'Iraq, del Libano, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, del Congo, del Darfur o della Georgia finirebbe per essere una mera elencazione se non venisse contestualizzata. Solo capendo le radici dei vari conflitti è possibile giustificare il sostegno italiano e la volontà odierna di riaffermarlo.

Eppure, in un mondo globalizzato, da un lato esiste un forte rischio di perdere di vista le sfaccettature locali dei conflitti. Dall'altro lato, la stessa globalizzazione ha prodotto un fenomeno opposto: con la rivoluzione di Internet e dei social network, anche dai luoghi più remoti è possibile conoscere ciò che avviene nel resto del mondo. Le tecnologie mediatiche di trasmissione dei dati e la velocità con cui si propaga l'informazione digitale hanno reso effettiva la diffusione in tempo reale di messaggi di libertà. Questa breccia apre nuovi metodi per conquistare la democrazia. Gli attuali tumulti che dall'Africa del Nord si stanno diffondendo fino all'Iran ne sono la più ovvia testimonianza. Possiamo considerarli una caduta del muro di Berlino nel Medio Oriente.

Il nostro obiettivo, allora, deve ritornare ad essere luminoso e chiaro: che la pace diventi un valore realmente ecumenico, da condividere e tutelare in ogni angolo del mondo. E non è paradossale che si guadagni la pace combattendo contro chi vuole

a tutti i costi impedirlo: è invece fisiologico, poiché non esiste altro metodo valido. Le opportune rimodulazioni delle forze in campo previste nel provvedimento che ci apprestiamo a votare sono la testimonianza lampante dell'opportunità di proseguire nel solco del percorso già tracciato. Difatti, pur nell'attuale congiuntura economica, è per noi un atto politicamente nobile riuscire ad onorare il nostro impegno finanziario e mantenere gli stanziamenti in linea con quelli del secondo semestre del 2010.

Mi auguro, pertanto, che, in armonia con le discussioni emerse alla Camera dei deputati anche qui in Senato sia possibile pervenire ad un assenso finale favorevole, nel rispetto della medesima compattezza e coerenza, vista l'importanza di tale votazione.

Per tutte queste ragioni, annuncio con molto piacere il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Ferrara, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Piccioni, Rizzotti, Vallardi, Viceconte e Zanoletti.

E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Maritati, per attività di rappresentanza del Senato.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, con lettera in data 11 febbraio 2011, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera o), della legge 4 agosto 2008, n. 132 - la relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle Regioni dell'Italia meridionale, approvato dalla Commissione stessa nella seduta del 9 febbraio 2011 (Doc. XXIII, n. 5).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Lannutti Elio

Modifiche agli articoli 53, 97, 115, 116 e 142 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di circolazione e guida dei ciclomotori e dei quadricicli (2559)

(presentato in data 15/2/2011);

senatore Costa Rosario Giorgio

Modifiche ed integrazioni alla legge 29 marzo 1985, n. 113, in materia di "Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti" (2560)

(presentato in data 16/2/2011);

senatori Armato Teresa, Andria Alfonso, Carloni Anna Maria, Chiaromonte Franca, De Luca Vincenzo, Incostante Maria Fortuna

Nuove disposizioni in materia di concessioni demaniali marittime a scopo turistico-balneare e ricreativo (2561)

(presentato in data 16/2/2011).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 10 febbraio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla II Commissione permanente (Giustizia) di quell'Assemblea nella seduta del 2 febbraio 2011, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la prevenzione e la repressione della tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime, che abroga la decisione quadro 2002/629/GAI (COM(2010)95 definitivo).

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 569).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 1, lettera f) e 2, del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante il regolamento concernente criteri e modalità di riconoscimento, a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche, di forme organizzative speciali (n. 331).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 17 aprile 2011. Le Commissioni 1a e 5a potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 28 marzo 2011.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici

Il Ministro della difesa, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del contrammiraglio (aus.) Pietro Vatteroni a Vice Presidente della Lega navale italiana (n. 108).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'8 marzo 2011.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, la relazione per l'anno 2009 sull'attività di gestione dei Fondi per il sostegno finanziario all'esportazione e all'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano gestiti da Simest SpA.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXV-bis, n. 3).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la relazione riguardante i risultati derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, aggiornata al 31 dicembre 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. LXVIII, n. 2).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 10 e 11 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-ter, comma 1, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le relazioni sui flussi finanziari intercorsi tra l'Italia e l'Unione europea, riferite al primo, al secondo e al terzo trimestre 2010 .

I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, nn. 5, 6 e 7).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190, la relazione sull'attuazione degli interventi volti a garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali, aggiornata al 31 marzo 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CCXXXI, n. 2).

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, ultimo comma, della legge 28 dicembre 1982, n. 948, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2009 dagli enti a carattere internazionalistico sottoposti alla vigilanza del Ministero degli affari esteri.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. CLXXII, n. 3).

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 10 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 11-bis, lettera g), del decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45, la relazione sulla situazione, i risultati raggiunti e le prospettive degli interventi a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione previsti dal citato articolo 2, relativi all'anno 2009 (Doc. CCXVII, n. 2).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 9 febbraio 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 41 del 7 febbraio 2011, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 4-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134 (Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010), aggiunto dalla legge di conversione 24 novembre 2009, n. 167. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 7a Commissione permanente (Doc. VII, n. 119).

Interrogazioni

MUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

sul numero del 27 gennaio 2011 del quotidiano "La Repubblica" è apparso un articolo che annunciava un finanziamento di 20 milioni di euro per "Geneticamente", un polo di ricerca privato sulle biotecnologie e contro gli organismi geneticamente modificati che avrà sede a Ladispoli;

su diversi quotidiani on line, di orientamento scientifico, sono apparsi commenti indignati riguardo a questa vicenda, da cui si evince che i fondi pubblici sono stati assegnati senza un preventivo parere di un commissione scientifica;

da più parti si denuncia la cronica mancanza di fondi destinati alla ricerca scientifica e pesanti tagli alla stessa,

si chiede di sapere se la notizia sia confermata, e sopratutto quale siano stati i criteri di attribuzione di questi fondi, i dati scientifici e le priorità.

(3-01919)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

è arrivata all'interrogante una segnalazione relativa ad una lettera che l'Università degli Studi Unicusano di Roma avrebbe inviato a tutti i docenti comunicando che, a decorrere dal mese di febbraio, tutti gli stipendi sarebbero stati pagati esclusivamente attraverso bonifico bancario sui conti correnti aperti dagli stessi presso l'Istituto Bancario Barclays;

all'interrogante risulta che in tale lettera si dichiari che l'iniziativa si rende necessaria e obbligatoria al fine di risparmiare sulle spese di gestione dell'università stessa;

la lettera, inoltre, avverte i professori che nessun'altra modalità di pagamento sarà possibile onde evitare costi aggiuntivi e inutili all'Università;

considerato che:

in base ad uno studio condotto dalla Commissione europea è emerso che le banche italiane sono le più care di tutta Europa, soprattutto per quanto riguarda i conti correnti per i quali l'Italia ha i costi di gestione in assoluto più elevati, superiori di due volte e mezzo rispetto alla media;

la Commissione europea, in particolare, ha sottolineato che gli elevati costi di gestione dei conti correnti offerti dalle banche italiane sono legati soprattutto a costi molto alti per le operazioni chiave. Le tariffe, inoltre, sono sotto la media in termini di trasparenza e hanno i punteggi più bassi in termini di semplicità; per avere maggiori dettagli sui prodotti già illustrati sui rispettivi siti Internet delle varie banche italiane, ha spiegato la Commissione, è stato indispensabile contattare direttamente oltre il 90 per cento delle banche prese in esame dallo studio;

risulta piuttosto difficile capire per il cliente, nello specifico, quali siano le spese che un determinato prodotto comporta e a quanto ammontino, ciò che di conseguenza rende difficile anche la comparazione tra i vari prodotti;

inoltre in Italia il costo di un mutuo è molto più alto rispetto alla media degli altri Paesi d'Europa;

milioni di italiani sono afflitti dalla crisi economica, ma soprattutto dal sistema bancario, un unico enorme sistema di usura legalizzata. La crisi economica, come ha dichiarato il ministro Tremonti, è partita dalle banche, che poi di fatto hanno goduto anche di miliardi di euro di aiuti di Stato, mentre i cittadini, i debitori, colpiti da tassi usurai, non hanno avuto alcun aiuto reale;

le pratiche che ad avviso dell'interrogante sono assimilabili a forme di usura seguite dalle banche negli ultimi cinque anni in danno di cittadini e imprese ammonta ad oltre 60 miliardi di euro. Nonostante la crisi e la moria delle imprese a causa dei sovente immotivati recessi dagli affidamenti creditizi, i maggiori gruppi bancari italiani, dopo avere implorato il Governo affinché fossero concessi interventi straordinari in favore delle banche per evitare il tracollo del sistema, hanno chiuso i rispettivi bilanci ognuno con utili pari a circa 600/700 milioni di euro netti,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se al Governo risulti che altre Università si siano adoperate per obbligare i propri dipendenti ad accendere conti correnti presso istituti bancari da queste indicate come unica condizione per ricevere lo stipendio;

se siano rispettati i profili di legittimità relativi all'obbligatorietà del professore universitario a prestare il proprio servizio come da contratto indipendentemente dall'avere il proprio conto corrente presso un istituto bancario piuttosto che un altro;

a quanto ammonti per il triennio 2011-2013 il contributo per le Università non statali;

considerato il potere dominante assunto dalle banche e il disagio di milioni di italiani loro clienti, quali iniziative idonee al ripristino della legalità il Governo intenda assumere.

(4-04587)

DE TONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

l'interrogante è venuto a conoscenza della situazione di estremo disagio e pericolosità esistente all'interno della casa circondariale di Brescia;

a fronte di una capienza regolamentare di 206 posti, risultano esser detenuti ben 542 individui dei quali 201 in attesa di giudizio;

tra i suddetti detenuti 313 sono stranieri: gli stati di provenienza maggiormente rappresentati sono il Marocco con 95 detenuti, l'Albania con 48, la Tunisia con 56, la Romania con 28;

come appreso dalla stampa, alcuni avvocati penalisti avrebbero presentato un esposto in procura, e la Presidente della Corte d'appello di Brescia avrebbe definito la situazione della casa circondariale in questione allarmante;

considerato che:

il carcere necessita di urgentissimi ed importanti interventi di ristrutturazione, che dovrebbero interessare tutte le strutture interne, quali le celle di detenzione, i corridoi, le sale adibite ai servizi interni, gli spazi di passaggio;

nelle pressoché perenni condizioni di sovraffollamento della struttura carceraria, si riescono ad operare esclusivamente piccole ristrutturazioni d'emergenza;

in celle da 15 metri quadrati sono raccolti sino a 6 detenuti, con servizi igienici che misurano poche decine di centimetri, pertanto non sono garantite condizioni di vivibilità né ai reclusi né agli operatori;

gli operatori della casa circondariale protestano da tempo affinché siano eliminate, o quanto meno limitate, le ormai davvero insostenibili difficoltà lavorative vissute quotidianamente, quali il dover sopportare turni in condizioni di notevole stress psicofisico che finisce, peraltro, per determinare l'aumento della percentuale di assenza degli operatori stessi dal servizio;

risulta all'interrogante che sia stato interrotto anche il servizio di prestito dei libri;

considerato che:

il livello del degrado raggiunto all'interno della casa circondariale di Brescia offende la dignità umana, e la mancanza di spazi adeguati determina condizioni di inciviltà della detenzione;

le incredibili carenze denunciate comportano il mancato rispetto delle norme riguardanti le misure detentive e, più in generale, anche di quelle sulla sicurezza sul lavoro, rappresentando la negazione dei più elementari diritti del personale previsti dalle vigenti normative in materia e dai contratti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato nelle premesse e nei considerata;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di riportare la legalità all'interno della casa circondariale di Brescia, con particolare riferimento ai casi di violazione dei più basilari diritti dei detenuti e delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro;

se le questioni evidenziate dall'interrogante - quali sovraffollamento, carenza di personale addetto alla sorveglianza, fatiscenza delle strutture - non siano pregiudizievoli del livello di sicurezza della struttura stessa.

(4-04588)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:

dalla lettura di un articolo pubblicato sul quotidiano "Terra" il 14 gennaio 2011 si apprende che il Vaticano utilizzerà la forza pubblica per cacciare dal parco dell'Acquafredda le prime quattro di dieci famiglie di contadini dalle abitazioni e dai terreni che coltivano da quattro generazioni circa 100 anni, con la conseguenza che gli stessi perderanno l'abitazione e la possibilità di coltivare la terra, per loro unica fonte di sostentamento;

tutta la tenuta dell'Acquafredda (a Roma, nel quartiere Aurelio-Boccea), di proprietà del Capitolo di San Pietro, è riserva naturale regionale dal 1997 ed ha destinazione e vocazione agricola;

il 25 gennaio scorso l'ufficiale giudiziario si è presentato in via Acquafredda 88 (poco dopo sono arrivati due agenti e un vice ispettore che esegue gli sfratti per il commissariato Aurelio) e ha informato gli sfrattati di una proroga fino al 15 febbraio 2011 facendo capire, alla presenza degli agenti, che il 15 avrebbe fatto eseguire lo sfratto con le buone o con le cattive;

i contadini sono disperati, in un colpo solo perdono tutto, casa e lavoro, a nulla vale che l'area della tenuta è agricola, è in un parco da loro fortemente voluto, ma forse pagano proprio questa loro presa di posizione contro la speculazione edilizia tentata negli anni passati su queste terre proprio dal Vaticano;

a riguardo, come si legge nel citato articolo, il 17 maggio 1984 la III Sezione della Suprema Corte di cassazione penale condanna monsignor Masci, legale rappresentante del Capitolo di San Pietro in Vaticano, proprietario del terreno, a tre mesi di reclusione e 3 milioni di lire di multa per aver predisposto ed attuato una lottizzazione abusiva interessante 145 ettari mediante frazionamento catastale, con la vendita di lotti previa costituzione di un consorzio con finalità abitative, in una zona di Roma con destinazione agricola da piano regolatore generale;

alla fine del 1992, come è richiamato nel medesimo articolo, un noto costruttore romano, Domenico Bonifaci, consegna un assegno al cardinale Castillo Lara presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) da 10 miliardi di lire a titolo di anticipo per l'acquisto di tutta la tenuta (il prezzo pattuito era di 120 miliardi di lire), una cifra ad avviso dell'interrogante esorbitante per un'area agricola, e promette al cardinale anche 32 appartamenti in costruzione nella vicina zona di Val Cannuta. «L'operazione salta quando Bonifaci si ritrova coinvolto nel ciclone di Tangentopoli con altri noti "palazzinari" romani». Nell'articolo si legge che: «Nel 1993 il Capitolo di San Pietro aveva messo sotto sfratto altre 25 famiglie di agricoltori che vivevano nella Tenuta». Inoltre, «Nel 1996 viene emanata la legge che trasforma l'Acquafredda in un Parco regionale. Questo non la preserva però dalla creazione di discariche abusive al suo interno. Una di oltre duemila metri cubi di rifiuti speciali sparsi su una superficie di circa un ettaro, è stata sequestrata di recente dai carabinieri del Noe di Roma». Si trovava in un'area limitrofa alla zona oggetto degli sfratti di questi giorni;

grazie al presidio dei contadini questa porzione di agro romano si è salvata dalla speculazione;

da quanto si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato su "Liberazione" il 5 febbraio 2011, i contadini hanno aderito «"al progetto Mercato Interattivo (il primo mercato d'Europa: www.almercato.net) con vendita online e recapito gratuito per anziani over 70 e disabili. In più - a dimostrazione del valore sociale di queste terre e del suo lavoro - siamo noi contadini che curiamo i sentieri del percorso Roma Natura, che accompagniamo le scolaresche in gita a scoprire cosa cresce dalla terra a pochi passi dai loro quartieri, a far sì che a Roma nord non si perda la tradizione agricola"»;

si legge inoltre che i contadini hanno scritto al Papa per denunciare una storia che ha dell'incredibile: «Sua Santità, i contadini della tenuta di Acquafredda, in Roma, Le chiedono di intercedere presso il Capitolo di San Pietro, proprietario della tenuta, affinché non si abbia a perpetrare quella che secondo noi è una grande ingiustizia sia sotto il profilo umano che morale»;

l'area, circondata da una parte da nuove case e dall'altra dall'Holiday Inn e l'Aurelia Hospital con il centro commerciale Panorama a poche centinaia di metri e il Grande raccordo anulare a due minuti di automobile, lascia immaginare come potrebbe diventare questo terreno e del perché qualcuno "in alto" vuole rientrarne in possesso liberandosi dei contadini. Una «città tutta rendita del mattone come Roma» spiega il grande valore di queste aree;

considerato che:

a Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano: come diffuso anche dall'associazione degli inquilini "Adista", almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della città, appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio apostolico della sede apostolica guidata dal cardinale Attilio Nicora, sostenitore dell'8 per mille, che frutta alla Chiesa cattolica quasi 1.000 milioni di euro all'anno) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2.000 fra enti ecclesiastici controllati dalla Cei, istituti e congregazioni religiose, confraternite. Sul patrimonio immobiliare della Santa Sede oltre all'esenzione dal pagamento dell'Ici, che riguarda non la totalità ma buona parte degli edifici di proprietà ecclesiatica, c'è il 50 per cento di sconto dell'Ires, cioè l'imposta sul reddito derivante dai canoni di affitto;

come si legge sul sito dell'Unione inquilini dell'8 febbraio 2011 il Vaticano nel silenzio ha dato da tempo il via ad un'azione di sfratti su vasta scala, unicamente finalizzata ad ottimizzare i profitti, che non tiene conto delle situazioni concrete dei destinatari di tali sfratti e non offre loro soluzioni alternative: gli enti ecclesiastici e religiosi, ai quali spesso i beni sono stati donati con il vincolo dell'uso caritatevole, non hanno esitato a far eseguire sfratti conseguenti a fine locazione, per l'impossibilità degli inquilini di pagare canoni di affitto raddoppiati se non triplicati, a quanto risulta all'interrogante anche a danno di categorie tradizionalmente deboli quali malati terminali o nuclei con minori,

si chiede di sapere:

se il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, sia a conoscenza dei motivi per cui il Vaticano, con tanto accanimento, ha deciso di sfrattare i contadini del parco dell'Acquafredda per riavere nella propria disponibilità l'area che è ancora a destinazione agricola secondo il Piano regolatore di Roma e quindi non edificabile;

se non ritenga che, visti i precedenti storici, dietro detti sfratti non vi sia un chiaro intento speculativo sul parco al fine di trasformare questi oltre 100 ettari di campi in nuovi quartieri residenziali;

quali iniziative di specifica competenza intenda assumere il Governo per affrontare l'emergenza abitativa che si creerà in seguito ai numerosi ordini di sfratto esecutivo.

(4-04589)

PARDI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Direzione regionale toscana dell'Inail ha emanato, in attuazione dell'art. 11 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (come modificato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106), un avviso pubblico per incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso il finanziamento di progetti d'investimento, formazione, responsabilità sociale e adozione di nuovi modelli organizzativi;

gli incentivi, costituiti da un contributo in conto capitale (variabile dai 5.000 ai 100.000 euro) destinato a coprire dal 50 per cento al 75 per cento dei costi del progetto, vengono concessi con procedura valutativa a sportello ai sensi di quanto disposto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123;

per la Direzione regionale toscana lo stanziamento era pari a complessivi 4.414.537 euro;

le domande di ammissione dovevano essere inviate telematicamente tramite apposito sito Internet-sportello elettronico e il sistema avrebbe registrato le domande in ordine di arrivo;

si specificava tuttavia che la chiusura dello sportello elettronico (prevista per il 14 febbraio 2011) avrebbe potuto essere anticipata in caso di esaurimento dei fondi stanziati;

considerato che:

risulta all'interrogante che moltissime aziende avrebbero segnalato l'impossibilità di accedere all'apposito sito Internet e che già 25 minuti circa dopo la sua apertura lo stesso sportello elettronico risultasse chiuso a causa dell'esaurimento dei fondi stanziati;

poiché le condizioni di ammissibilità delle domande di finanziamento presentate avrebbero dovuto essere verificate nei 15 giorni successivi, in base alla documentazione cartacea che ciascun soggetto richiedente è tenuto a produrre, restano numerosi dubbi in ordine all'opportunità ed alla correttezza di procedere alla chiusura dello sportello elettronico calcolando l'esaurimento dei fondi sulla base delle sole domande,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra illustrato;

quali azioni concrete si intendano porre in essere al fine di approntare un sistema più efficiente per l'erogazione di detti fondi, al fine di dissolvere i dubbi che le imprese avanzano e contribuire a stabilire un clima di reciproco rispetto fra aziende ed istituzioni.

(4-04590)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

risulta all'interrogante che è in corso la fusione della società Alenia Aeronautica con Alenia Aermacchi, entrambe società del gruppo Finmeccanica di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze;

risulta inoltre che in data 14 febbraio 2011 siano stati trasferiti tutti i dipendenti di Alenia Aermacchi nella sede di Alenia Aeronautica di via Bona, a Roma;

pertanto di fatto è stata realizzata, dopo anni che se ne parlava, la fusione tra le due società di Finmeccanica,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno ed urgente conoscere i motivi per cui, nonostante la fusione tra le due società, ancora esistano due consigli di amministrazione e se ciò non contrasti palesemente con la politica di risparmio voluta dall'attuale presidente ed amministratore delegato di Finmeccanica;

per quali motivi, nonostante si sia verificata de facto la fusione tra le due società di Finmeccanica, si sia ritenuto opportuno nominare un vice presidente quando finora non esisteva tale carica nell'organigramma di Alenia Aermacchi;

se il Governo non ritenga doveroso verificare, attraverso una ispezione da parte del collegio dei revisori dei conti di Finmeccanica, quanto costi ad Alenia Aermacchi in termini di spese l'attuale Vice Presidente, che è anche Presidente di SuperJet;

se ritenga ammissibile che nelle società del gruppo di Finmeccanica vengano ancora nominate persone ai vertici delle stesse in prossimità della soglia della pensione.

(4-04591)

LEGNINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

(4-04592)

(Già 3-01885)