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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 498 del 09/02/2011


SAIA (FLI). Signor Presidente, chiedo al Ministro un momento di attenzione, perché vorrei soprattutto fare qualche domanda in modo che possa rispondermi già in questa sede, se c'è una replica, o fornirmi le risposte personalmente. In primo luogo, mi congratulo per i dati e, soprattutto, per l'impegno del Ministro relativamente al fatto che sia sui tempi per sburocratizzare celermente le domande...

PRESIDENTE. Signor Ministro, il senatore Saia sta interloquendo proprio con lei.

SAIA (FLI). La collega Boldi avrà sicuramente la possibilità di parlare con il Ministro in altri momenti visto che è dello stesso partito: avrà quindi molte altre occasioni, a differenza di noi.

Mi congratulo quindi per il fatto che ci sia la volontà di accorciare i tempi che, invece, nella precedente regolarizzazione del 2007, e poi nella sanatoria del 2009, sono stati molto più lunghi, per dare le risposte a questi lavoratori extracomunitari. Come anche mi congratulo per il fatto che ci sia un impegno ad aumentare gli accordi con i Paesi d'origine.

Su questo vorrei però soffermarmi, perché tra le tante critiche pervenute dai sindacati - dico tutti, anche quelli di ispirazione di centrodestra - ve ne sono alcune che credo sia giusto sottolineare: la prima è che in qualche caso si può immaginare che, velatamente, dietro agli operatori che attraverso il computer hanno fatto queste richieste, ci siano anche molti irregolari presenti nel nostro territorio, che fanno poi le domande per poter appunto accedere a questo tipo di regolarizzazione.

L'altra riguarda la "lotteria" del click day: meccanismo che sicuramente va perfezionato, ma che ha fatto fare un passo in avanti rispetto alle lunghe code che eravamo abituati a vedere negli anni passati nelle nostre città. Al riguardo, molti fattori hanno influito sulla possibilità di accedere e di essere tra i primi a fare la domanda: l'abilità informatica, la lunghezza dei cognomi, i server più potenti, e così via. I sindacati, però, ci dicono che il numero messo a disposizione dal Governo con questo decreto flussi rimane comunque ancora molto basso rispetto alle richieste del mondo economico.

Partendo dal presupposto che questa è una forza lavoro di cui il nostro Paese ha estremo bisogno, il Governo dovrebbe dare un'indicazione relativamente alla congruità del numero ovvero ad eventuali valutazioni per le quali sarebbe stato meglio che fosse più elevato.

Va benissimo che vi siano accordi in materia di immigrazione con i Paesi di origine, ma auspico che siano rafforzati maggiormente i controlli anche sulle identità, che sappiamo che è uno dei grossi problemi esistenti con gli extracomunitari irregolari, e che quindi siano accordi completi e non solo sui flussi lavorativi.

Inoltre, alla stregua dei numeri forniti, che in parte conoscevamo già in quanto erano stati dati alle agenzie, e che sono importanti anche per fare delle statistiche e vedere quali sono i Paesi di maggiore provenienza (abbiamo visto la Cina, lo Sri Lanka, e così via), abbiamo oltre 22.000 lavoratori provenienti dall'Egitto. Questo mi porta a fare anche un'altra riflessione, che sarebbe utile come invito a questo Governo. Abbiamo avuto il Ministro degli affari esteri che, nei giorni in cui in Egitto vi erano grandi disordini e grande clamore, è venuto in Aula a parlarci d'altro, di un altro Paese extracomunitario che c'interessava forse molto meno. Credo che questa debba essere anche l'occasione, Ministro, per affrontare il tema dell'integrazione degli extracomunitari dal punto di vista non solo lavorativo, ma anche culturale, e per fare, come Parlamento e come Governo, una riflessione per vedere se vi siano modifiche da apportare o accorgimenti da studiare in ordine alla Bossi-Fini, anche a fronte dell'esperienze del click day e della regolamentazione dei flussi.

Altri Paesi se le stanno ponendo, queste domande: lo abbiamo letto in questi giorni. Mi riferisco sia al dibattito in Francia sul multiculturalismo sia alle dichiarazioni di Cameron in Gran Bretagna sulla Cool Britannia, come la chiamava Blair. Sono momenti di riflessione rispetto a modelli di multiculturalismo o di melting pot come quello americano, che sono in crisi. Quindi, se ci vogliamo avvalere degli errori o comunque delle esperienze altrui, credo che queste siano ottime occasioni per poter immaginare una riflessione. Abbiamo inoltre anche un'area del Mediterraneo tormentato: dobbiamo provare ad immaginare che cosa ci si possa aspettare di fronte alla crisi, potente sul piano economico, che inevitabilmente andrà a riversarsi anche sui nostri territori, e chiederci se questi non siano tutti argomenti sui quali sia opportuno confrontarci e da approfondire con più calma.

Colgo l'occasione, onorevole Ministro, per sottolineare che questi modelli possono portare anche più sicurezza sul territorio, senza nulla togliere alla parte repressiva e - se vogliamo - anche preventiva in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Le ricordo, tra l'altro, che ci sono molte Regioni - in particolare nel Nord: in particolare il Veneto - che aspettano ancora addirittura l'indicazione (non dico la creazione, ma l'indicazione) circa la collocazione dei centri di espulsione.

In conclusione, se occorre dare risposte non solo sul piano culturale e dell'integrazione, e magari anche della cittadinanza, ma anche sul piano del controllo del territorio, e penso che le risposte migliori le possa dare solo il suo Ministero e che da esso quindi possano partire delle riflessioni a tutto tondo su questi temi. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.