LIVI BACCI (PD). Signor Ministro, ho pochissimo tempo a disposizione, quindi sintetizzerò i nostri rilievi alla sua esposizione e alla politica del Governo in dieci punti.
Il primo punto, a mo' di premessa. Nel decennio trascorso - governato per 8 anni su 10 da Governi targati Berlusconi, ma con la Lega al volante in tema di immigrazione - lo stock di stranieri in regola con la legge è cresciuto al ritmo di un quarto di milione all'anno. Sarebbe l'ora che il Governo dicesse apertamente: ebbene sì, l'immigrazione è un fenomeno strutturale, non una contingenza congiunturale, e continuerà, numerosa, negli anni a venire. Dobbiamo fare i conti con politiche che prendano atto di questa realtà. Quelle esistenti vanno radicalmente riformate.
Secondo. L'irregolarità, nel nostro Paese, è alimentata da una legislazione degli ingressi impervia - che va riformata - che incentiva l'ingresso regolare con visti turistici di persone che poi ricercano irregolarmente lavoro. È alimentata anche da normative e gestione dei rinnovi che generano - per la loro inefficienza - ulteriore irregolarità. È nutrita da una vasta economia sommersa che richiede lavoro a buon mercato, e quindi al nero, e quindi fornito da immigrati irregolari.
Terzo. La regolarizzazione di 295.000 colf e badanti, di fine 2009, era dovuta, ma è stata parziale e ingiusta. Si è regolarizzata la moldava badante dei bambini, ma non il muratore albanese che ripara la casa dove i bambini vivono o il mungitore indiano che permette, a quei bambini, di bere il latte del mattino. Forse che l'utilità sociale di questi ultimi è diversa, minore o inesistente?
Quarto. Il Governo non ha - e non vuole avere - una politica migratoria. Una prova è di questi giorni: il disegno di legge n. 2494, recante «nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica», in esame presso le Commissioni di merito del Senato, abolisce le disposizioni che impongono al Governo di presentare al Parlamento un documento programmatico triennale (cito dal decreto legislativo n. 286 del 1998) «relativo alla politica dell'immigrazione» che «indica le azioni e gli interventi che lo Stato Italiano (...) si propone di svolgere in materia di immigrazione» nonché «le misure di carattere economico e sociale nei confronti degli stranieri soggiornanti». Troppa fatica, signor Ministro? Troppo impegnativo un documento programmatico, e per giunta triennale? Meglio il giorno dopo giorno?
Quinto. Il click day, che chiamerei il giorno del pulsante, è sicuramente il modo più semplice per far rientrare nella quota fissata una massa di postulanti multipla di tale quota. Ma è una lotteria (il senatore Mazzatorta l'ha detto), che affida gli ingressi al caso. È come se il Governo (qualsiasi Governo) dicesse: scusate, non so ragionare e quindi non so scegliere. E perciò vado a caso. La nostra politica, signor Ministro, continuerà ad essere paragonabile al gioco del lotto?
Sesto. Nel giorno del pulsante è andata in scena una clamorosa finzione. Esso è servito - per lo più - a regolarizzare chi è già nel Paese; è la rata 2011 di una sanatoria continua. È vero che si sono saltate due rate (nessun decreto flussi per il 2009 e per il 2010), ma il risultato era stato raggiunto con la sanatoria sostitutiva ed una tantum per colf e badanti di fine 2009. La nostra politica migratoria, signor Ministro, continuerà ad essere una sanatoria a rate?
Settimo. I decreti flussi disegnano un paradosso. Quasi tutti i posti disponibili non assorbiti dalle quote destinate a Paesi con i quali esistono accordi, sono riservati alle badanti. Così fu anche nel 2008. È questa l'unica categoria di migranti che intendiamo incentivare? Può lo sviluppo dell'Italia basarsi sull'apporto continuo di un esercito crescente di colf e badanti?
Ottavo. Signor Ministro, perché nell'attribuzione delle quote, si riservano 4.000 posti ai tunisini, tanti quanti quelli che si riservano ai marocchini, che hanno un numero quadruplo di residenti in Italia? Perché se ne riservano 8.000 agli egiziani, che hanno una comunità in Italia assai meno numerosa di quella dei filippini, cui si riservano 5.000 posti? In altre parole, non andrebbe rivista la logica della riserva geografica, rimasta quasi invariata nel decennio?
Nono. Il reato d'immigrazione clandestina - di cui si può macchiare un povero lavoratore regolare licenziato che tarda a trovare un altro lavoro - è una mostruosità etica, e forse anche giuridica. Ma è anche un clamoroso autogol, perché impedisce il ritorno in patria «volontario», che l'Unione europea saggiamente suggerisce come via prioritaria di fronte alle situazioni di irregolarità. Non crede, signor Ministro, che la normativa sia clamorosamente autolesionistica?
Decimo e ultimo punto. Non ci piacciono molte altre cose della politica migratoria del Governo, a cominciare dalla scarsa considerazione del diritto d'asilo operata con i respingimenti nel Mar Mediterraneo. Ma soprattutto, non ci piace, e ci preoccupa seriamente, la mancanza di una visione generale del fenomeno migratorio che vada oltre l'aspetto securitario e la gestione del giorno dopo giorno.
Infine, una considerazione ancora. Io spero che il ministro Maroni vorrà dire due parole, al termine di questo dibattito, anche sulla questione, tragica, dei rom morti nel rogo di Roma. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castro. Ne ha facoltà.