CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, il Popolo della Libertà esprime schiettamente e sinceramente il suo apprezzamento per l'approccio culturale che ha generato questo decreto flussi: un approccio progressivo, adattativo, flessibile, dinamico, modulato, che ricorda complessivamente lo stesso approccio culturale che ha caratterizzato la reazione del Governo all'irrompere alluvionale della grande crisi. E tale approccio, come l'altro, ha dimostrato di saper conseguire successi perspicui. Verrebbe voglia di definirlo un approccio girondino, soprattutto perché segna e marca la differenza con i tanti giacobinismi che invece ogni volta si appalesano: il giacobinismo di chi troppe volte ha invocato frontiere spalancate, irruzioni illimitate di immigrati, e che magari oggi, invece, con un capovolto ma non per questo meno insidioso ideologismo giacobino, pretende rattrappimento, chiusura, serrature. Non è un caso che nel nostro Veneto proprio il segretario provinciale della CGIL di Treviso ed il responsabile veneziano della Caritas, che già militavano nel partito dell'illimitatezza, oggi invece militino, con un'inaspettata energia, nel partito della chiusura.
Ragioniamo invece con pacatezza e con serenità. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è ancora saldamente attestato all'8,6 per cento, il che non vuol dire soltanto, in comparazione esterna, 1,5 punti meglio della media europea, ma significa anche un 8,6 per cento frutto di un Paese divaricato, di un Paese spaccato, dove nelle principali Province industriali del Centro e del Nord il tasso di disoccupazione si colloca al 5 per cento (quel tasso cioè che gli studiosi hanno sino a poco tempo fa costantemente considerato fisiologico in una democrazia industriale matura). È pertanto evidente che, in presenza di una ripresa certo lenta, selettiva e discontinua, ma che comunque si appalesa sempre più nitidamente, non possiamo immaginare che non vi sia una programmazione di flussi di lavoratori immigrati nel nostro Paese.
Molto adeguatamente, il decreto concentra la sua attenzione alle professionalità funzionali, ai servizi di assistenza alle persone e alle famiglie. È altrettanto evidente che un'altra delle divisioni che attraversano il Paese è quella tra un sistema sociosanitario integrato largamente diffuso nel Nord del Paese, che funziona e consente il presidio domiciliare, e quell'altro pezzo di sanità, tutto malamente conchiuso intorno ad un'ospedalità tanto più arrogante quanto più inefficace. Ciò genera evidentemente ancora il bisogno di professionalità orientate al sostegno delle persone e delle famiglie, come il decreto prevede. Sotto questo profilo, non può non essere apprezzata la prudenza con la quale il decreto flussi si è mosso.
Nel momento in cui tale provvedimento privilegia i lavoratori provenienti da Paesi che abbiano rapporti di cooperazione con l'Italia; nel momento in cui privilegia lavoratori che siano stati previamente formati nel Paese di origine; nel momento in cui privilegia lavoratori la cui origine sia italiana; nel momento in cui privilegia professionalità riferite non tanto al mondo industriale quanto al mondo dei servizi, possiamo dunque parlare di pragmatismo, di un approccio girondino.
Il focus si sposta pertanto su un tema cruciale, quello delle politiche per l'integrazione. L'unico modo per non fare integrazione, ma invece sdrucciolare, signor Ministro, in un ideologismo davvero insidioso è proprio quello di invocare l'eretismo della cittadinanza anticipata, anziché serie, compiute, articolate ed impegnate politiche di integrazione.
E per tornare, signor Ministro, a una vecchia battuta che tanti anni fa facemmo insieme, la guerra all'immigrazione clandestina in Italia si vince, più e prima che con la Bossi-Fini, con la Biagi, nel senso che è evidente che dobbiamo inibire l'ingresso di manodopera extracomunitaria facendo salire il tasso di occupazione dei nostri cittadini e guardando, soprattutto, a quelle condizioni, giovanile e femminile, che sono ancora disallineate rispetto alle migliori esperienze europee. Ecco, quindi, che in questa direzione bisogna completare il percorso di flessibilizzazione delle opportunità di lavoro per evitare che si abbiano commistioni e contaminazioni improprie.
Infine, mi sia consentita un'ultima osservazione, signor Presidente, perché se da un lato c'era quell'ideologismo, quella tentazione giacobina del rattrappimento, dall'altra parte c'è anche quella del lassismo, quella di una sorta di egoismo datoriale che troppe volte indulge nel: «A noi servono, facciamoli arrivare». Credo che anche i puntuali rilievi del Ministro abbiano confermato come un'operazione trascurata in questa direzione potrebbe celare i pericoli di polluzione criminale particolarmente pericolosi.
In conclusione, da un lato, no al rattrappimento, dall'altro, no al lassismo. E credo che, se sono in gioco il bene collettivo della sicurezza e il bene individuale all'agio organizzativo, sia giusto che il Governo abbia preferito il primo.
Se mi è consentita una battuta un po' corriva, meglio una badante in meno che un delinquente in più. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).