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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 498 del 09/02/2011


Mozioni

PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI - Il Senato,

premesso che:

l'intero bacino mediterraneo è investito da una crisi politica, sociale ed economica che sta sfociando in rivolte a carattere violento;

le ultime vicende internazionali evidenziano come Paesi sinora silenziosi, a causa della repressione delle opposizioni politiche e dei movimenti critici da parte dei Governi a democrazia ridotta, siano in forte instabilità;

in Algeria il 4 gennaio 2011 è esplosa la rabbia rispetto all'innalzamento improvviso dei prezzi dei generi di prima necessità e alla corruzione della classe dirigente;

la Tunisia è rimasta senza un Governo stabile a seguito dell'abbandono del Paese da parte del presidente Zine EI Abidine Ben Ali, fuggito sotto la spinta delle rivolte popolari per le condizioni socio-economiche insostenibili, il carovita e la corruzione dilagante nelle istituzioni poco attente ai problemi della popolazione;

il Governo di unità nazionale formatosi non è stabile, avendo registrato già diverse defezioni da parte dei Ministri incaricati; il Paese è in stato di emergenza, è in vigore il coprifuoco e, secondo i dati della delegazione dell'Alto Commissariato ONU per i diritti umani, le vittime della "rivoluzione del gelsomino" che ha portato alla deposizione e alla successiva fuga del presidente Ben Ali sono 129;

in Libano la costituzione del nuovo Governo è stata accompagnata da disordini e proteste di piazza, che hanno trovato il loro culmine il 25 gennaio 2011, il "giorno della collera", quando sono scesi in piazza i sunniti libanesi a sostegno del premier uscente Saad Hariri contro Najib Miqati, candidato del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, che ha avuto l'incarico dal presidente Michel Suleiman di formare il nuovo Governo e, nonostante gli inviti alla calma, nel paese la tensione è alta;

in Turchia vanno avanti dal novembre 2010 scontri tra polizia e studenti, i quali contestano al primo ministro Tayyip Erdogan la mancanza di dialogo con il mondo studentesco;

anche l'Albania è stata sconvolta da proteste violente: il 21 gennaio 2011 l'opposizione al primo ministro Berisha è scesa in piazza per chiedere elezioni anticipate, una protesta degenerata negli scontri tra dimostranti e Forze dell'ordine che ha lasciato a terra morti e feriti;

rilevato, in particolare, che:

le tensioni più intense stanno interessando l'Egitto;

il 25 gennaio 2011 25.000 manifestanti sono scesi in piazza nella capitale egiziana per chiedere riforme politiche e sociali, sul modello della "Rivoluzione del gelsomino" in Tunisia;

il leader dell'opposizione Muhammad al-Barade'i, tornato in Egitto, ha annunciato di avere la volontà di sostenere la protesta e di essere pronto a guidare la transizione dopo la caduta di Mubarak se il popolo gli darà il consenso, tuttavia il presidente Mubarak, ininterrottamente in carica dal 1981, non ha accolto la richiesta di dimissioni e ha promesso una transizione moderata soltanto alle prossime elezioni presidenziali previste per il mese di settembre 2011;

la manifestazione si è trasformata in scontro aperto con le Forze dell'ordine e ha già provocato centinaia di vittime e feriti;

il Governo americano, per bocca del Segretario di Stato Clinton e attraverso lo stesso presidente Barak Obama, ha fatto sapere di appoggiare "una ordinata transizione verso un governo che sia in linea con le aspirazioni del popolo egiziano", sollecitando Mubarak ad una rapida presa di posizione;

in una dichiarazione congiunta sulla crisi in Egitto datata 3 febbraio 2011 il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, il Presidente della Republica francese Sarkozy, il cancelliere tedesco Merkel, il premier britannico Cameron e il Presidente del Governo spagnolo Zapatero hanno espresso "estrema preoccupazione al deterioramento della situazione in Egitto" ed hanno chiesto che ''il processo di transizione cominci adesso'', ribadendo che "il popolo egiziano deve poter esercitare il proprio diritto a manifestare pacificamente, e beneficiare della protezione delle forze di sicurezza. Le aggressioni contro i giornalisti sono inaccettabili. Condanniamo tutti coloro che usano o incoraggiano la violenza, la quale non potrà che aggravare la crisi politica che attraversa l'Egitto'';

valutato che:

a due anni dalla nascita dell'Unione per il Mediterraneo (Upm) appare sempre più evidente che la politica mediterranea dell'Europa non è riuscita a rivelarsi incisiva;

non sono stati attuati i grandi progetti annunciati nel luglio 2008, come la decontaminazione del Mediterraneo, lo sviluppo delle autostrade del mare per agevolare gli scambi commerciali, un progetto comune di protezione civile per combattere le catastrofi naturali, il piano di sviluppo dell'energia solare, la costituzione di un progetto mediterraneo per il sostegno alle imprese e la creazione di un'università e di un programma "Erasmus" euromediterranei;

il fallimento del progetto è legato innanzitutto al condizionamento dello stesso ai risultati del processo di pace israelo-palestinese, ma anche alla carenza, da parte dell'Europa, nel sostenere concrete riforme capaci di correggere le grandi disparità socio-economiche nei Paesi del Mediterraneo e nell'avviare gli stessi verso una economia sostenibile;

stimato che:

queste vicende non possono non coinvolgere l'Italia, sia per la sua posizione centrale nel bacino del Mediterraneo, sia per le storiche relazioni di carattere politico e commerciale con i Paesi coinvolti e anche per l'intensa presenza di cittadini italiani nei Paesi in tensione;

desta particolare preoccupazione la sorte dei nostri connazionali, 14.000 persone ancora presenti in Egitto;

l'Italia è anche attiva, con massicci contingenti militari, nelle missioni di peace keeping che interessano diversi Paesi mediterranei, in particolar modo il Libano con la missione delle Nazioni Unite UNIFIL;

reputato, infine, che:

l'Italia ha perso la capacità di influenza e di guida esercitata negli anni nei confronti dei Paesi del Mediterraneo a causa di una sensibile riduzione degli investimenti pubblici nella cooperazione allo sviluppo in favore dei Paesi del Mediterraneo e del Medio oriente, nonché in conseguenza della politica di supporto unilaterale ed incondizionato rivolta esclusivamente al leader libico Gheddafi da parte del nostro Governo;

tale unilateralità rischia di indebolire i rapporti con gli altri Paesi e, soprattutto, con le organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano, a vario titolo, della tutela dei diritti fondamentali, i quali vengono costantemente violati dal Governo libico senza suscitare una presa di posizione da parte del Governo italiano ovvero l'interruzione degli ingenti aiuti economici che l'Italia versa annualmente a Tripoli,

impegna il Governo:

ad assumere immediate iniziative a tutela dell'incolumità dei connazionali presenti nei Paesi coinvolti da violenze e disordini e degli interessi economici del nostro Paese nella zona mediterranea;

a mettere in atto ogni iniziativa utile per fermare il crescere delle violenze e della repressione sanguinosa da parte dei Governi contestati nei confronti della popolazione civile, in particolar modo in Egitto;

ad intervenire con ogni strumento a disposizione al fine di assicurare che siano rispettati i diritti fondamentali dell'uomo sanciti dalle convezioni internazionali e le libertà democratiche, prestando particolare attenzione al diritto di espressione e di comunicazione, di riunione e di manifestazione pacifica, di libere e pacifiche elezioni;

a pianificare una strategia di lungo respiro che possa incidere sul tessuto sociale, economico e civile dei Paesi dell'area mediterranea e del Medio oriente, agevolando le riforme che possono migliorare la condizione di vita e aiutare la prosperità delle popolazioni sopraffatte dalla miseria e da regimi illiberali;

a rilanciare in sede europea l'Unione per il Mediterraneo, riformandone le politiche con maggiore attenzione alla realtà socio-economica dei Paesi coinvolti e individuando più incisivi strumenti di azione;

a considerare l'ipotesi di avviare tavoli ristretti, anticipando l'annunciata convocazione del Forum 5+5, con Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Algeria, Marocco, Tunisia, Libia e Mauritania, previsto soltanto per la prossima primavera;

a rifinanziare i fondi per la cooperazione allo sviluppo nei confronti dei Paesi del Mediterraneo e del Medio oriente che hanno subito ingenti tagli nelle ultime leggi finanziarie;

ad abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato al leader libico Gheddafi, al fine di poter tornare a rivestire il ruolo di guida che l'Italia ha esercitato negli anni verso le sponde mediterranee e a far sentire la nostra voce a tutela dei diritti fondamentali, senza compromissione alcuna.

(1-00370)