Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (363 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 498 del 09/02/2011


LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:

il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, secondo notizie di stampa (si vedano gli articoli pubblicati, ad esempio, su "la Repubblica", "Il Fatto Quotidiano", "Il Riformista") è stato accusato di aver speso 86.680 euro dall'agosto 2009 al dicembre 2010 con la carta di credito Rai da lui stesso utilizzata anche in maniera "obliqua", addebitando gli importi all'azienda concessionaria di pubblico servizio, che si alimenta principalmente con il canone pagato dai cittadini;

come si apprende da un articolo pubblicato su "Il Riformista" il 3 gennaio 2011 «il direttore di testata si autocertifica le presenze, ma ci sarebbero non poche "discrepanze" proprio tra le sue presenze a Saxa Rubra e l'utilizzo della carta di credito (altrove). In particolare: il direttore del Tg1 risulterebbe a Roma dal 28 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010. Ma in quegli stessi giorni la carta di credito aziendale sarebbe stata utilizzata a Marrakech. A Pasqua, Minzolini sarebbe a Saxa e la carta a Dubai. Ad agosto il direttore sempre in Rai e la carta in crociera nel Mediterraneo: a Barcellona, Palma di Maiorca, Marsiglia, Genova»;

in merito alle spese per 86.680 euro con carta di credito Rai in uso a Minzolini dall'agosto 2009 al dicembre 2010 non ci sarebbe stata "alcuna violazione" - avrebbe affermato il direttore generale Mauro Masi essendo la carta di credito "una sorta di benefit compensativo". Concordato in sede di contrattualizzazione con Garimberti. Peccato che il presidente Rai lo smentisca con comunicazione protocollata: "Non ero in alcun modo a conoscenza che la carta di credito concessa al direttore del Tg1 fosse un benefit compensativo";

Mauro Masi si sarebbe «immolato - come si legge su un articolo del 2 febbraio 2011 de "Il Fatto Quotidiano" - per difendere il direttore del Tg1 che, in soli 14 mesi, aveva speso oltre 86 mila euro con la carta di credito aziendale per viaggi, pranzi, cene e ora rischia di pagare il conto economico e forse giudiziario al posto dell'illustre dipendente. La pratica di Minzolini giaceva da mesi a viale Mazzini, protetta da un'inutile indagine di un collaboratore di Masi e lontana dai comitati interni d'inchiesta. Il direttore generale ha risposto al consigliere Nino Rizzo Nervo di aver chiuso, da sé medesimo, il caso Minzolini perché "la carta è un benefit concesso in cambio dell'esclusiva ceduta all'ex cronista de La Stampa". Ma un benefit è diverso da spese di rappresentanza e missioni speciali (seppur eccessive) giustificate dal direttorissimo, il benefit va previsto nel contratto di assunzione (e non c'è) e va tassato con l'aliquota ordinaria. E quindi Masi ha dichiarato, senza volerlo, l'evasione fiscale del servizio pubblico e ora dovrà superare l'ostacolo del Consiglio di amministrazione (...) che, da un paio di mesi, è seguito da un magistrato della Corte dei conti, Luciano Calamaro. Chiamato in causa dal direttore generale, nel carteggio con Rizzo Nervo diffuso ai componenti del Cda, il presidente Paolo Garimberti ha smentito di conoscere i benefici di lusso previsti per Minzolini. Il direttore generale ha (di fatto) insabbiato le anomalie dell'ex notista politico: 129 giorni in trasferta (più di un inviato del telegiornale), 45 viaggi non motivati (spesso in mete esotiche), frequenti interviste ai dirigenti di Royal Caribbean e strani sconti in centri termali in seguito a un servizio del Tg1 sulla struttura alberghiera. Masi ha liquidato le spese con la carta di credito perché è un benefit con disponibilità di 5 mila e 200 euro al mese, un privilegio peraltro sconosciuto ai colleghi del Tg2 (Mario Orfeo) e del Tg3 (Bianca Berlinguer). E se la Berlinguer da anni è dipendente Rai, proprio e ancor di più di Minzolini, Orfeo ha lasciato la direzione de il Mattino per il telegiornale di Rai2. L'autogol di Masi è clamoroso: scopre l'evasione fiscale per coprire Minzolini e si assume le conseguenze, dicono gli esperti del Cda. La prima: un procedimento della Corte dei conti. La seconda: un'inchiesta giudiziaria. "Non hanno ancora abolito l'obbligatorietà dell'azione penale? - dice con ironia un consigliere - Quindi: anche se nessuno fa un esposto in Procura, i magistrati possono indagare comunque sui fatti denunciati dallo stesso Masi"»;

considerato che:

il direttore Augusto Minzolini, oltre a svolgere le proprie attività nei luoghi turistici esclusivi, come risulta dagli articoli di stampa, è stato accusato, inoltre, nei mesi scorsi, di offrire servizi sul Tg1 e Tg1 Economia con i profili di pubblicità occulta, in cambio di ospitalità sulle navi da crociera;

secondo "Il Fatto Quotidiano" del 7 dicembre 2010: «La strategia del globe trotter, tra l'altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all'anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento. E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c'è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell'ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare"». Il crollo degli ascolti e la pubblicità occulta potrebbero incidere sui bilanci, con mancati ricavi,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga compatibili con l'obbligo ad una corretta gestione aziendale previsto dal Contratto di sevizio con la Rai talune spese poco oculate, come quelle effettuate con carta di credito Rai da parte del direttore Minzolini che, per quanto risulta, oltre al totale asservimento alle posizioni espresse ai partiti della maggioranza, con una contestata intervista al premier, è accusato di pubblicità obliqua ad alcune aziende in cambio di ospitalità sulle navi da crociera reclamizzate nei servizi e nelle località esotiche più esclusive;

se ritenga altresì compatibile con l'obbligo di assicurare la completezza di informazione sancito anch'esso dal Contratto di servizio la linea editoriale del direttore del Tg1;

come siano spiegabili le contraddizioni tra le presenze di Augusto Minzolini a Saxa Rubra, da lui stesso certificate, e l'utilizzo della carta di credito altrove (anche all'estero), atteso che non risulta che il direttore del Tg1 possegga la dote dell'ubiquità;

se il Governo sia in grado di smentire l'uso disinvolto della carta di credito da parte di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che ha speso oltre 86.000 euro (pari a sette stipendi annui di lavoratori), in pranzi e cene, quanto meno in merito al profilo di peculato, e perfino di eventuale evasione fiscale, posto che eventuali benefit aziendali, rilevati improvvisamente dal direttore generale Masi come argine di difesa, e smentiti dal presidente Rai, sono assoggettati alle previste ritenute di legge;

se il Governo ritenga fondata la pesante accusa rivolta ai servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean, che si sarebbero prestati al sospetto di pubblicità occulta, dato che per ben sei volte, nei mesi scorsi, sembra che il telegiornale del direttore Minzolini abbia ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare";

quali misure urgenti di competenza il Governo ritenga di assumere, sia per arginare il crollo degli ascolti ed il fenomeno della pubblicità occulta, che potrebbero incidere sui bilanci con i mancati ricavi, sia per evitare che giornalisti d'assalto, assurti a quanto risulta all'interrogante per grazia ricevuta ed impegno alla fedeltà a coloro che li hanno designati ai vertici del Tg1, possano continuare indisturbati ad utilizzare il servizio pubblico e la carta di credito aziendale per finalità privatistico-clientelari, che non hanno nulla a che vedere con la corretta e trasparente gestione delle risorse economiche della Rai finanziate con il canone dei cittadini e con il servizio pubblico di informazione.

(4-04507)