Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 498 del 09/02/2011


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BIANCONI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il papilloma virus umano (HPV) rappresenta la causa principale dello sviluppo del cancro alla cervice uterina; il tipo di tumore che può generare al collo dell'utero è nel mondo la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno, con oltre 500.000 nuovi casi ogni anno, eppure questo tumore è l'unica forma di cancro di cui si conoscono esattamente le cause e come prevenirle. Eppure le infezioni da HPV sono purtroppo ancora molto diffuse, con un impatto clinico e sociale elevato;

in Italia si registrano circa 3.500 nuovi casi ogni anno e circa 1.500 decessi. Oltre al Pap test le donne oggi hanno a disposizione il vaccino e il test HPV: quest'ultimo, grazie alla tecnologia molecolare Hybrid Capture 2 (HC2), è in grado di rilevare la presenza del papilloma virus ad alto rischio con grande anticipo rispetto al Pap test, ed è indicato per tutte le donne oltre i 30 anni di età;

i test diagnostici hanno svolto un ruolo importantissimo nel diminuire il numero dei nuovi casi e anche l'indice di mortalità, tuttavia esiste una fascia di donne che ancora non accede ai test diagnostici e rappresenta soprattutto quella su cui tale malattia incide maggiormente;

attualmente sono in commercio dei vaccini, che si rivelano efficaci a proteggere in età adulta dal rischio di contrarre il cancro alla cervice uterina. I dati che ci provengono dagli Stati dove, da circa un decennio, è in uso tale vaccinazione, fanno ben sperare che questo tipo di pratica preventiva contro i più diffusi tipi di papilloma virus permetterà alle donne di domani di non essere più contagiate;

già a partire dal 2008 si era provveduto a stanziare un contributo alle Regioni e alle Province autonome per promuovere l'agevolazione e la diffusione della vaccinazione contro l'HPV, ma in molte realtà l'Assessorato regionale competente non ha prestato la giusta sensibilità ed attenzione alla diffusione. Per questo motivo le Aziende sanitarie locali ed i presidi sanitari, che pure, a seguito di questo contributo, hanno acquistato il vaccino, non sono state in grado di garantire la diffusione uniforme sul territorio della vaccinazione;

allo stato attuale il 56 per cento di mamme, con figlie tra gli 11 e 18 anni, dichiara di non aver ricevuto specifiche informazioni o di non aver sentito mai parlare della vaccinazione. Questi dati trovano riscontro da quanto confermato dall'Istituto superiore di sanità: che solo il 59 per cento delle adolescenti, nate nel 1997, si è sottoposto alla vaccinazione, risultato ben lontano da quello del 95 per cento che si intendeva raggiungere per questa prima coorte di giovani,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano promuovere per la ricerca scientifica e per garantire che tutte le Regioni e, quindi, le Asl si adoperino in modo uniforme nell'agevolare il test HPV per le donne e la vaccinazione gratuita per le adolescenti, attraverso una concreta azione di monitoraggio ed informazione, in considerazione che tutte le cittadine italiane hanno diritto a poter usufruire di tale importante strumento di prevenzione su tutto il territorio nazionale tramite informazioni chiare e complete;

se intendano predisporre un piano più efficace, anche coinvolgendo le scuole, per garantire un migliore risultato delle coperture vaccinali già disponibili, al fine di accrescere la percentuale delle adolescenti che arrivano a completare l'intero ciclo dei tre richiami previsti per una corretta vaccinazione.

(4-04503)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'interno, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa il 7 febbraio 2010, "è ripresa regolarmente intorno alle 7 la circolazione ferroviaria sulla linea Torino-Modane (Francia), bloccata all'alba per circa due ore per una manifestazione contro il nucleare. I manifestanti - hanno precisato fonti di Trenitalia - hanno bloccato la circolazione dei treni nei pressi delle stazioni di Condove - Chiusa di San Michele e di Bussoleno, subito dopo il passaggio di un treno che trasportava scorie nucleari dall'Italia verso la Francia. La manifestazione si è svolta senza incidenti e la Polizia ferroviaria, intervenuta sul posto, ha identificato alcuni dei manifestanti. Le scorie nucleari presenti sul convoglio contestato provenivano da Saluggia, paese di circa quattromila abitanti del Vercellese che è stato sede del reattore sperimentale "Avogadro RS-1", chiuso nel 1971, e che oggi è ancora il sito adibito allo stoccaggio di elementi di combustibile nucleare irraggiato. Una volta varcato il confine italo-francese, le scorie vengono inviate a centri speciali di trattamento, dove vengono messe in sicurezza e poi riportate in Italia. Questo programma di smaltimento dovrebbe esaurirsi entro il febbraio 2012";

secondo quanto viene denunciato dal circolo di Vallesusa di Legambiente, la vicenda sarebbe andata diversamente: "Verso le quattro del mattino - si legge in un comunicato dell'associazione - parte una prima carica a freddo e violenta sulle persone, circa una ventina, la carica continua… a questo punto le persone vengono perquisite, ad alcuni viene chiesto di togliersi le giacca e le scarpe... e alcuni vengono fotografati di fronte e di profilo - di fatto una vera e propria schedatura";

pertanto secondo questa versione le cariche sarebbero partite prima dell'arrivo del treno. Inoltre pare che il treno sia stato fermo tra Sant'Ambrogio e la stazione di Condovè per molto tempo;

a prescindere da come si siano svolti davvero i fatti in oggetto, quanto accaduto in Piemonte in occasione del passaggio di un treno carico di scorie nucleari proveniente da Saluggia e diretto in Francia, è una brutta premessa al nuovo corso atomico progettato dal Governo: mancanza di trasparenza e militarizzazione del territorio non sembrano un metodo praticabile per la gestione di rifiuti e impianti nucleari;

quanto accaduto conferma in particolare l'assoluta mancanza di trasparenza su tutta la filiera del ciclo dei rifiuti del nostro "vecchio" nucleare. È anche grave che in Piemonte non venga rispettata la legge regionale che prevede che i cittadini residenti nei territori attraversati dai convogli carichi di scorie vengano debitamente informati sui trasporti e sui piani di emergenza associati; soprattutto a Saluggia, dove al momento è custodito l'85 per cento dei rifiuti nucleari italiani;

la gestione delle scorie radioattive, per non parlare dei nuovi impianti che il Governo vorrebbe realizzare, non può avvenire tenendo all'oscuro le comunità locali. Il rispetto di basilari princìpi di condivisione, trasparenza e informazione quando si tratta di nucleare, è reso tanto più doveroso dalla sentenza n. 33 del 2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari",

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, e attraverso quale strumento normativo, recepire la sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2011 con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari;

se intendano fornire urgentemente tutti i dettagli sulla dinamica effettiva dell'episodio in oggetto, e in particolare sul fatto che sia o meno stato garantito in questo caso il diritto costituzionale a manifestare pacificamente e su quali direttive siano state fornite alle Forze dell'ordine.

(4-04504)

CARDIELLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Sezione distaccata di Eboli del Tribunale di Salerno ha la competenza territoriale su 34 comuni con un bacino di utenza di circa 250.000 abitanti, con un carico di lavoro stimato al 31 dicembre 2010 così ripartito: procedimenti penali 2.700, civili 30.000, esecuzioni immobiliari 800 ed esecuzioni mobiliari 3.000;

viene considerata la sezione più grande d'Italia come estensione e carico di lavoro, tanto che nell'ultima relazione, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, il dottor Vincenzo Pellegrino, Presidente di Sezione dell'Associazione nazionale magistrati (ANM) di Salerno, ha ribadito la necessità di istituire il Tribunale ordinario;

da circa due mesi, è vacante un posto da magistrato nel settore penale, e ciò crea notevoli disagi all'intero comparto;

va precisata, inoltre, la mancanza di due funzionari e di due assistenti di cancelleria,

si chiede di sapere quali utili interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per sopperire alle carenze di magistrati, funzionari e assistenti, nonché per regolarizzare lo svolgimento dei processi pendenti.

(4-04505)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

in base alla legge regionale 21 gennaio 2011, n. 5, recante "Disposizioni integrative della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna)", approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, il competente Assessorato regionale ha deciso una deroga di un mese, ovvero di tutto febbraio, per l'esercizio della caccia a determinate specie;

la possibilità di deroga, così prevede la legge, è rivolta alla caccia agli uccelli selvatici per un periodo non superiore ad un mese, nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, della sicurezza aerea, per prevenire danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna, ai fini della ricerca, dell'insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione, per consentire, in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo, la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità;

le deroghe, ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge, sono adottate dall'Assessore regionale all'ambiente, previa deliberazione della Giunta regionale, "con provvedimento motivato sulle ragioni che ne impongono l'applicazione, sentito l'Istituto regionale per la fauna selvatica (IRFS) ovvero, se non ancora istituito, un Comitato tecnico-scientifico composto da un esperto in materia di ambiente e fauna selvatica, un esperto in materia di coltivazioni agricole, un esperto in materia di salute pubblica. Il comitato tecnico-scientifico è istituito con deliberazione della Giunta regionale", su proposta dell'Assessore regionale all'ambiente, d'intesa con l'Assessore regionale all'agricoltura e l'Assessore regionale alla sanità;

è importante evidenziare che l'IRFS citato ad oggi non esiste e che quindi la decisione spetta solamente al Comitato tecnico-scientifico istituito con deliberazione della Giunta regionale;

inoltre la nuova legge, rispetto alla legge in vigore, prevede la possibilità di utilizzare per l'esercizio dell'attività venatoria fucili a canna rigata (le carabine, più efficaci a distanza di tiro) oltre a quelli ad anima liscia (a pallini);

è importante evidenziare che dopo aver già espresso il loro dissenso contro la decisione della Regione Sardegna, numerose associazioni ambientaliste e animaliste, tra le quali la Lac e la Lipu, hanno chiesto, in data 25 gennaio 2011, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, di esperire ricorso governativo davanti alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011, sollevando conflitto di attribuzione;

è importante sottolineare che la deroga decisa dalla Regione Sardegna pare del tutto arbitraria e immotivata: non è stato considerato alcun rimedio alternativo, non sono stati dimostrati i pretesi danni alle coltivazioni agricole, sono autorizzati prelievi venatori potenziali tutt'altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, viene palesemente ignorata la giurisprudenza della Corte di giustizia europea in materia. Inoltre la legge regionale sarda non prevede alcun parere tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra), in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale e con la giurisprudenza costituzionale;

su aspetti analoghi, la Commissione europea aveva già aperto una procedura di infrazione (n. 2004/4242) contro l'Italia nel dicembre 2009, che ha dato luogo alla causa C-508/09 in attesa di definizione,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, per evitare sia nuovi ricorsi alla Corte costituzionale e soprattutto nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea, esperire ricorso alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011.

(4-04506)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:

il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, secondo notizie di stampa (si vedano gli articoli pubblicati, ad esempio, su "la Repubblica", "Il Fatto Quotidiano", "Il Riformista") è stato accusato di aver speso 86.680 euro dall'agosto 2009 al dicembre 2010 con la carta di credito Rai da lui stesso utilizzata anche in maniera "obliqua", addebitando gli importi all'azienda concessionaria di pubblico servizio, che si alimenta principalmente con il canone pagato dai cittadini;

come si apprende da un articolo pubblicato su "Il Riformista" il 3 gennaio 2011 «il direttore di testata si autocertifica le presenze, ma ci sarebbero non poche "discrepanze" proprio tra le sue presenze a Saxa Rubra e l'utilizzo della carta di credito (altrove). In particolare: il direttore del Tg1 risulterebbe a Roma dal 28 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010. Ma in quegli stessi giorni la carta di credito aziendale sarebbe stata utilizzata a Marrakech. A Pasqua, Minzolini sarebbe a Saxa e la carta a Dubai. Ad agosto il direttore sempre in Rai e la carta in crociera nel Mediterraneo: a Barcellona, Palma di Maiorca, Marsiglia, Genova»;

in merito alle spese per 86.680 euro con carta di credito Rai in uso a Minzolini dall'agosto 2009 al dicembre 2010 non ci sarebbe stata "alcuna violazione" - avrebbe affermato il direttore generale Mauro Masi essendo la carta di credito "una sorta di benefit compensativo". Concordato in sede di contrattualizzazione con Garimberti. Peccato che il presidente Rai lo smentisca con comunicazione protocollata: "Non ero in alcun modo a conoscenza che la carta di credito concessa al direttore del Tg1 fosse un benefit compensativo";

Mauro Masi si sarebbe «immolato - come si legge su un articolo del 2 febbraio 2011 de "Il Fatto Quotidiano" - per difendere il direttore del Tg1 che, in soli 14 mesi, aveva speso oltre 86 mila euro con la carta di credito aziendale per viaggi, pranzi, cene e ora rischia di pagare il conto economico e forse giudiziario al posto dell'illustre dipendente. La pratica di Minzolini giaceva da mesi a viale Mazzini, protetta da un'inutile indagine di un collaboratore di Masi e lontana dai comitati interni d'inchiesta. Il direttore generale ha risposto al consigliere Nino Rizzo Nervo di aver chiuso, da sé medesimo, il caso Minzolini perché "la carta è un benefit concesso in cambio dell'esclusiva ceduta all'ex cronista de La Stampa". Ma un benefit è diverso da spese di rappresentanza e missioni speciali (seppur eccessive) giustificate dal direttorissimo, il benefit va previsto nel contratto di assunzione (e non c'è) e va tassato con l'aliquota ordinaria. E quindi Masi ha dichiarato, senza volerlo, l'evasione fiscale del servizio pubblico e ora dovrà superare l'ostacolo del Consiglio di amministrazione (...) che, da un paio di mesi, è seguito da un magistrato della Corte dei conti, Luciano Calamaro. Chiamato in causa dal direttore generale, nel carteggio con Rizzo Nervo diffuso ai componenti del Cda, il presidente Paolo Garimberti ha smentito di conoscere i benefici di lusso previsti per Minzolini. Il direttore generale ha (di fatto) insabbiato le anomalie dell'ex notista politico: 129 giorni in trasferta (più di un inviato del telegiornale), 45 viaggi non motivati (spesso in mete esotiche), frequenti interviste ai dirigenti di Royal Caribbean e strani sconti in centri termali in seguito a un servizio del Tg1 sulla struttura alberghiera. Masi ha liquidato le spese con la carta di credito perché è un benefit con disponibilità di 5 mila e 200 euro al mese, un privilegio peraltro sconosciuto ai colleghi del Tg2 (Mario Orfeo) e del Tg3 (Bianca Berlinguer). E se la Berlinguer da anni è dipendente Rai, proprio e ancor di più di Minzolini, Orfeo ha lasciato la direzione de il Mattino per il telegiornale di Rai2. L'autogol di Masi è clamoroso: scopre l'evasione fiscale per coprire Minzolini e si assume le conseguenze, dicono gli esperti del Cda. La prima: un procedimento della Corte dei conti. La seconda: un'inchiesta giudiziaria. "Non hanno ancora abolito l'obbligatorietà dell'azione penale? - dice con ironia un consigliere - Quindi: anche se nessuno fa un esposto in Procura, i magistrati possono indagare comunque sui fatti denunciati dallo stesso Masi"»;

considerato che:

il direttore Augusto Minzolini, oltre a svolgere le proprie attività nei luoghi turistici esclusivi, come risulta dagli articoli di stampa, è stato accusato, inoltre, nei mesi scorsi, di offrire servizi sul Tg1 e Tg1 Economia con i profili di pubblicità occulta, in cambio di ospitalità sulle navi da crociera;

secondo "Il Fatto Quotidiano" del 7 dicembre 2010: «La strategia del globe trotter, tra l'altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all'anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento. E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c'è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell'ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare"». Il crollo degli ascolti e la pubblicità occulta potrebbero incidere sui bilanci, con mancati ricavi,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga compatibili con l'obbligo ad una corretta gestione aziendale previsto dal Contratto di sevizio con la Rai talune spese poco oculate, come quelle effettuate con carta di credito Rai da parte del direttore Minzolini che, per quanto risulta, oltre al totale asservimento alle posizioni espresse ai partiti della maggioranza, con una contestata intervista al premier, è accusato di pubblicità obliqua ad alcune aziende in cambio di ospitalità sulle navi da crociera reclamizzate nei servizi e nelle località esotiche più esclusive;

se ritenga altresì compatibile con l'obbligo di assicurare la completezza di informazione sancito anch'esso dal Contratto di servizio la linea editoriale del direttore del Tg1;

come siano spiegabili le contraddizioni tra le presenze di Augusto Minzolini a Saxa Rubra, da lui stesso certificate, e l'utilizzo della carta di credito altrove (anche all'estero), atteso che non risulta che il direttore del Tg1 possegga la dote dell'ubiquità;

se il Governo sia in grado di smentire l'uso disinvolto della carta di credito da parte di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che ha speso oltre 86.000 euro (pari a sette stipendi annui di lavoratori), in pranzi e cene, quanto meno in merito al profilo di peculato, e perfino di eventuale evasione fiscale, posto che eventuali benefit aziendali, rilevati improvvisamente dal direttore generale Masi come argine di difesa, e smentiti dal presidente Rai, sono assoggettati alle previste ritenute di legge;

se il Governo ritenga fondata la pesante accusa rivolta ai servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean, che si sarebbero prestati al sospetto di pubblicità occulta, dato che per ben sei volte, nei mesi scorsi, sembra che il telegiornale del direttore Minzolini abbia ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare";

quali misure urgenti di competenza il Governo ritenga di assumere, sia per arginare il crollo degli ascolti ed il fenomeno della pubblicità occulta, che potrebbero incidere sui bilanci con i mancati ricavi, sia per evitare che giornalisti d'assalto, assurti a quanto risulta all'interrogante per grazia ricevuta ed impegno alla fedeltà a coloro che li hanno designati ai vertici del Tg1, possano continuare indisturbati ad utilizzare il servizio pubblico e la carta di credito aziendale per finalità privatistico-clientelari, che non hanno nulla a che vedere con la corretta e trasparente gestione delle risorse economiche della Rai finanziate con il canone dei cittadini e con il servizio pubblico di informazione.

(4-04507)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 6 febbraio 2011, il giornalista Marco Lillo pubblica alcune conversazioni tra alcune ragazze coinvolte nello scandalo del cosiddetto Rubygate;

riferisce l'articolo: «"Con l'approvazione di Masi", alla fine Raffaella le ha fregate tutte. La figlia del fruttivendolo di Casalnuovo di Napoli, nata a Cercola 22 anni fa, è riuscita a comprarsi la casa e a ottenere il programma, come voleva. La partecipazione all'Isola dei famosi di Raffaella Fico, è uno dei tanti gialli all'italiana. Dopo il mini scandalo suscitato dal suo passaggio dal Bunga bunga alla prima serata della tv pubblica, tutti fanno finta di non sapere chi sia il responsabile. Eppure riguardo allo sponsor che le avrebbe permesso di diventare famosa, Nicole Minetti e Barbara Faggioli avevano le idee chiare in tempi non sospetti"». Come si legge nel citato articolo, «queste ultime anelavano a comprare un immobile da 800 mila euro con i soldi del Cavaliere ed erano preoccupate della concorrenza delle altre pretendenti. E così il 23 settembre del 2010 al telefono marcavano stretto le rivali. Barbara temeva proprio Raffaella Fico ma Nicole la rassicurava dicendo che alla Fico non interessavano le case, ma qualcosa di diverso» come programmi televisivi;

ed ancora: «Effettivamente Raffaella Fico in quel periodo era la protagonista delle candid camera super sexy della trasmissione sportiva Controcampo. Su youtube gira ancora un pezzo cult in cui la ragazza del Cavaliere esce in mutandine e reggiseno da un camerino del Milan Store e si diverte a fare l'offesa quando i clienti strabuzzano gli occhi di fronte alle sue forme. Il tono della ragazza sembra quello di una suora, nonostante la mise. Un tono indignato quasi come quello usato dalla ragazza in un'altra comparsata celebre. Alla Vita in diretta nel marzo del 2009 Alba Parietti osò rinfacciarle le sue dichiarazioni provocatorie ("mi offro per un milione di euro") e lei che era solo una ex partecipante del Grande Fratello 2008, minacciò di lasciare la trasmissione su due piedi. Mentre un Lamberto Sposini più imbarazzante del solito interveniva a difenderla, rimbrottava Alba Parietti e si piegava a chiedere scusa alla giovane offesa. Raffaella però non si accontentava di questo trattamento di riguardo nelle comparsate in Rai. Né le bastavano gli sguardi di ammirazione per le candid. Secondo Nicole Minetti, puntava a una trasmissione più importante»;

stando alle intercettazioni riportate dall'articolo la Minetti pensava di avere una strategia migliore della Fico perché se doveva farsi raccomandare in TV chiedeva ad altri, vantando amicizie come Rossella Carlo, presidente di Medusa Cinema;

considerato che:

dal citato articolo risulta che: «Raffaella Fico, già nel 2009, dopo il Grande Fratello 2008, acquista un appartamentino a Reggio Emilia in un moderno stabile a due passi dal tribunale. Nel 2009 viveva lì, come aveva raccontato proprio a Sposini alla Vita in diretta. Reggio Emilia è anche la città del suo manager, il cui nome figura sul citofono ma a un altro interno. Mentre sul cartellino di Raffaella Fico accanto al suo cognome c'è un tale V.T., originario del salernitano. Raffaella comunque è un ospite quasi fisso delle feste del Cavaliere. E gioca su due tavoli sia a Milano (è segnalata tre volte solo nel settembre del 2010 ad Arcore) che a Roma» suscitando l'invidia delle altre ragazze specialmente quando si sparge la notizia che questi le avrebbe regalato una casa;

al catasto Raffaella Fico però non risulta avere altre intestazioni oltre alla casa di Reggio Emilia;

«quando arriva il momento del casting dell'Isola dei famosi è lei (la Fico) a spuntarla sulle agguerrite concorrenti come la materana Imma Dininni. La vincitrice del reality "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset qualche anno fa, dopo avere incassato 200 mila euro di premio, era stata avvistata nelle feste di Silvio Berlusconi in Sardegna. Tre settimane fa, quando la produzione di Magnolia la esclude proprio perché il suo nome era uscito in relazione alle feste del Cavaliere, lei si infuria e contatta i giornalisti per raccontare tutto e poi ci ripensa. Quando il nome di Raffaella Fico esce nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi prende le distanze: "Il cast è stato approvato da Mauro Masi". Su L'espresso, Emiliano Fittipaldi nota però che è la sesta ragazza del Cavaliere su otto edizioni dell'Isola a essere convocata da Simona Ventura. Il produttore del reality Giorgio Gori però precisa: "Il nome della Fico non era uscito quando è stata selezionata". Gli ascolti comunque sono assicurati»;

considerato inoltre che:

si apprende da notizie di stampa (si veda l'articolo di Paolo Berizzi pubblicato su "La Repubblica" dell'8 febbraio 2010) che il direttore generale della Rai, Mauro Masi ha firmato un «contratto ad personam per la valletta lituana» Rasa Kulyte;

Rasa Kulyte è una delle ragazze che animano le serate nella residenza romana del premier e «quando nel 2010 le si prospetta un contratto in Rai, il curriculum della Kulyte, bionda, occhi azzurri, racconta pochino: la ragazza non parla una lettera di italiano, al suo attivo ha la fascia di miss Lituania e il terzo posto a Miss European Union 2006»;

si decide di inserire la valletta Rasa Kulyte nella trasmissione al "Lotto alle Otto", che segue in diretta l'estrazione delle ruote di Roma, Milano e Napoli, a fianco di Tiberio Timperi e il suo volto va in onda, assieme a Jasmine Gigli e Stefania Orlando, ogni sera dall'8 febbraio 2010 dalla sala dei Monopoli di Stato;

relativamente all'ingaggio della Kulyte, Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai racconta, nel citato articolo, come con il suo blitz il direttore generale ha scavalcato la direzione del settore competente per i contratti che aveva opposto un ripetuto rifiuto alle pretese esose della valletta: «"La storia è iniziata così. Masi chiede al settore risorse televisive di fare un contratto a questa ragazza. Lei chiede 1.500 euro a puntata. Una cifra che appare spropositata visto che il conduttore del programma, Timperi, guadagnava 400 euro. La direzione del settore competente respinge la richiesta e non fa nessun contratto". A quel punto inizia un'estenuante trattativa tra lo stesso direttore generale, Masi, e chi si deve occupare di formalizzare l'ingaggio di Rasa Kulyte. "Si scende a 1200 euro - ricorda Rizzo Nervo - ma la risposta è ancora: picche. Masi insiste e si arriva a 300 euro". La direzione risorse non cambia orientamento perché la cifra è ritenuta comunque sproporzionata rispetto al compenso del conduttore» e, di fronte all'ennesimo rifiuto dell'ufficio, Masi decide di firmare direttamente il contratto;

la vicenda della valletta lituana ricorda, in parte, quella della regista-attrice-imprenditrice bulgara Michelle Bonev, un'altra amica di Silvio Berlusconi premiata alla Mostra del Cinema di Venezia con un riconoscimento creato ad hoc dal Ministero per i beni e le attività culturali per il suo film Goodbye Mama. La pellicola è stata finanziata da Rai Cinema con 1 milione di euro. Anche in quel caso la richiesta di acquistare i diritti del film (dalla società della Bonev) era arrivata, nel 2009, da Masi,

si chiede di sapere:

se risulti, sulla base dell'attività di verifica del rispetto del Contratto di servizio con la RAI da parte del Ministro in indirizzo, che, nel casting dell'Isola dei famosi, siano state premiate con la partecipazione proprio le ragazze coinvolte nel cosiddetto Rubygate, ultima la signorina Raffaella Fico, che dopo aver vinto nel reality: "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset ed aver incassato 200.000 euro di premio, esclusa dalle produzioni della Magnolia, a quanto risulta dalle citate notizie di stampa avrebbe minacciato di raccontare chissà cosa, salvo poi ripensarci successivamente;

se sia vero che, quando il nome della Raffaella Fico è comparso nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi avrebbe preso le distanze, nonostante il cast fosse stato approvato dal direttore generale Mauro Masi;

se risponda al vero quanto riportato dalla stampa, ovvero che la signorina Fico sarebbe stata la sesta ragazza del premier ad essere ingaggiata nel citato programma della signora Simona Ventura;

quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che i programmi della Rai come "l'Isola dei famosi", vero e proprio refugium peccatorum, pagati prevalentemente con il canone, tra le tasse più odiate dai cittadini, possano essere occasioni di mercimonio a beneficio di attrici poco conosciute in cerca di notorietà con il benestare dei massimi dirigenti Rai, quali il direttore Mauro Masi, che sembrano garantire gli esclusivi interessi e desiderata dei loro protettori politici e del Governo;

se corrisponda al vero che il direttore Masi ha provveduto a firmare di suo pugno un contratto di ingaggio, nonostante il rifiuto della direzione del settore risorse televisive di sottoscriverlo dando parere negativo non una, ma ben tre volte e, in caso positivo, quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo.

(4-04508)

LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della giustizia - Premesso che:

in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" il 6 febbraio 2011, Massimo Sideri ricostruisce la scandalosa gestione degli arbitrati tra le ferrovie dello stato e le imprese dell'Alta velocità;

l'articolo prende spunto dalla vicenda giudiziaria sugli arbitrati tra Rfi (Rete ferroviaria italiana) e i general contractor dell'Alta velocità ferroviaria Torino-Napoli. «In azione c'è il pm Pietro Saviotti che dopo l'esposto dell'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha aperto l'inchiesta. La massa documentale prodotta dagli investigatori della Polizia e della Polizia Postale anche in seguito a perquisizioni e intercettazioni telematiche è talmente intricata che il magistrato sarebbe adesso alla ricerca di un super perito tecnologico. La complessità riguarderebbe infatti la valutazione dei cosiddetti "metadati"»;

più oltre si legge: «In particolare la questione riguarderebbe il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat dove a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni. L'ipotesi di reato di frode riguarderebbe non il percorso arbitrale ma le decisioni dei cosidetti Ctu, i consulenti tecnici di ufficio. A mettere sull'allerta Moretti sarebbero state le evoluzioni anche di altri arbitrati, in direzione univoca. Tra gli aspetti da chiarire c'è quello della nomina di un nuovo Ctu per la tratta Torino-Milano (il general contractor è il consorzio Cav To. Mi.) dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti. Trenitalia ha preferito non rilasciare dichiarazioni sul tema specifico. Ma è possibile che nell'entourage legale di Moretti si guardi alle evoluzioni del dossier per valutare come muoversi anche ed eventualmente negli altri filoni. Nel caso di arbitrato, infatti, la strada della giustizia civile è bloccata e le parti non possono che accettarne il verdetto. E dunque il penale è l'unica via di uscita. "Nessuno degli arbitrati è arrivato a conclusione - fa notare una fonte vicina al dossier - è tutto fermo da tre anni. Inoltre presto per legge non ci sarà più la possibilità di ricorrere a delle procedure arbitrali, soprattutto nei confronti di società riconducibili allo Stato". Lo stesso legislatore si è reso conto che queste procedure in casi del genere rischiano di portare il solito "Pantalone" a pagare. A riaccendere la mina è stata la Corte dei Conti che con la determinazione 124/2010 depositata da poche settimane ha riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi: solo per i progetti attuati fino ad oggi gli stessi sono passati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi. Una cifra che sottostima in realtà, riferendosi al 2006, tutta la partita degli arbitrati attivati nel frattempo. Nello stesso esercizio 2006 è partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna. Nel 2008, poi, ne sono comparsi altri tre: due della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano. L'ultima è la procedura arbitrale per la tratta Napoli-Roma dell'Iricav (capitanato da Ansaldo, Astaldi, Vianini Lavori e Società Italiane per Condotte d'Acqua). D'altra parte, come si evince anche dagli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici aveva già lanciato un alert sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere" della Tav e aveva già avviato un monitoraggio sulle "modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor". Peraltro la Corte ha sottolineato "la difficoltà di individuazione delle cause reali della lievitazione". Ma poco avanti ha anche definito "rilevanti e potenzialmente rischiosi" i contenziosi arbitrali. Ce n'è uno per ogni tratta. Non è roba da poco: si parla di "diversi miliardi" come riferisce la fonte vicina al dossier. Alla fine il conto complessivo della Tav, costi e arbitrati nello stesso calderone, potrebbe avvicinarsi ai 40 miliardi»,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che la Corte dei conti abbia riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi fino al 2006, che, solo per i progetti attuati fino ad oggi, sono lievitati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi di euro;

se risponda al vero che nel 2006 sarebbe partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna, nel 2008, e che ne sarebbero "spuntati" altri tre, due dei quali della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano;

se risulti vero che, come segnalato anche negli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici avrebbe lanciato un allarme sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere della Tav, con l'avvio di un monitoraggio sulle modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor;

se risponda al vero che il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat nasce a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori quando la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni di euro, e se l'evoluzione anche di altri arbitrati, in direzione univoca, non possa integrare reati penalmente rilevanti a carico degli stessi consulenti tecnici d'ufficio;

se la nomina di un nuovo consulente tecnico d'ufficio per la tratta Torino-Milano, dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti, non debba porre fondati sospetti, con eventuali ipotesi di reato di frode, che non riguarderebbe il percorso arbitrale, ma le decisioni dei consulenti;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, per evitare che da tali dilatazioni dei tempi di consegna delle opere pubbliche, con conseguente lievitazione dei costi, siano proprio le casse dello Stato a rimetterci, almeno per le aziende controllate, specie alla luce dei giudizi che non sembrano equi ed addirittura fraudolenti degli interessi pubblici.

(4-04509)

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nei giorni scorsi, la prima sezione penale della Corte di appello di Roma presieduta dal dottor Eugenio Mauro, giudici Maria Teresa Covatta e Alfredo Ruocco, ribaltando totalmente una precedente sentenza del Tribunale, ha condannato senza attenuanti l'inviato di "Striscia la Notizia" Valerio Staffelli, per "violenza privata" ai danni dall'ex direttore di Rai1 Fabrizio Del Noce;

tale sentenza di appello, che aveva come contesa giudiziaria l'ormai "storica" "microfonata" sferrata da Del Noce sul naso del tapiroforo nel novembre 2003, durante un movimentato servizio girato all'interno di un ristorante a Roma, ha completamente ribaltato le decisioni del primo grado, trasformando il dirigente della televisione pubblica da aggressore in parte lesa;

Del Noce attuale direttore di Rai Fiction, esasperato dall'inseguimento e dalle domande di Staffelli, aveva strappato il microfono all'inviato e in seguito, dopo averlo nascosto in un secchiello pieno di ghiaccio utilizzato per raffreddare le bevande, con uno scatto improvviso, a fronte di Staffelli che ne chiedeva la cortese restituzione glielo aveva "sbattuto" in faccia provocandogli dei traumi al naso;

in primo grado Del Noce era stato condannato per lesioni volontarie, ma il 4 febbraio 2011, la prima sezione penale della Corte d'appello di Roma ha stravolto il giudizio, tramutando quella condanna in "eccesso colposo di legittima difesa". Al dirigente Rai è stata anche dimezzata una multa, inizialmente ammontante a 800 euro. I giudici hanno invece considerato "violenza privata" il comportamento di Staffelli, che è stato condannato a 20 giorni di reclusione, convertiti in 760 euro di multa;

considerato che:

nella ricostruzione dei filmati mandati in onda più volte da "Striscia la Notizia" a commento della decisione della sentenza del 4 febbraio sul processo Staffelli-Del Noce, si può visionare la completa dinamica degli accadimenti avvenuti nel 2003 nel famoso ristorante romano "il Bolognese";

da questa ricostruzione, come si può agevolmente verificare dalle immagini registrate, l'inviato di "Striscia La Notizia" cerca di consegnare un Tapiro d'Oro all'allora direttore Rai Fabrizio Del Noce, rivolgendogli alcune domande, che, seppur incalzanti come consueto nel giornalismo d'inchiesta, non travalicano mai nell'aggressione fisica, e neppure comportano assenza di rispetto dell'intervistato che intendeva sottrarsi alle risposte;

in una prima fase, le immagini riproducono Del Noce che strappa il microfono a Staffelli e lo affoga dentro un secchiello di ghiaccio. Alle richieste insistenti di restituzione di uno strumento di lavoro per il tapiroforo, il direttore Del Noce, particolarmente alterato, prende dal secchiello il microfono e lo sbatte in viso a Staffelli, provocandogli serie lesioni facciali. All'uscita dal ristorante Del Noce si vanta affermando "Gliel'ho dato in testa". Anche Bruno Vespa, giornalista storico della Rai, ideatore della trasmissione "Porta a Porta" e buon amico di Del Noce, che si sarebbe trovato quella sera nel ristorante romano assieme alla consorte, pare sia stato esaminato dalla Corte di appello in qualità di testimone;

considerato che ad avviso dell'interrogante:

la decisione della prima sezione penale della Corte d'appello di Roma, che, accogliendo la tesi difensiva di Del Noce, ha ribaltato la sentenza di primo grado, potrebbe essere stata condizionata da eventuali influenze esterne;

c'è da dubitare che i giudici della Corte di appello di Roma, nell'emettere la sentenza di condanna per Staffelli e di quasi assoluzione per Del Noce, trasformando così l'aggredito in aggressore, abbiano effettivamente visionato il filmato integrale degli accadimenti girato da "Striscia la Notizia";

appare singolare che siffatti episodi di aggressione, così ampiamente e platealmente documentati nei filmati, possano essere "interpretati" dai giudici della prima sezione penale di Roma, trasformando così ad libitum gli aggrediti in aggressori da condannare,

si chiede di sapere quale sia la valutazione del Governo sulla vicenda e quali iniziative di competenza intenda assumere.

(4-04510)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

si apprende in un articolo pubblicato l'8 febbraio 2011, dal quotidiano "La Repubblica", che tutti gli alberi, anche quelli secolari che si trovano entro sei metri dalle strade extraurbane, sono fuorilegge. È l'innovativo principio giuridico di sicurezza stradale stabilito dalla Cassazione nella sentenza di condanna per omicidio colposo al capo cantoniere dell'Anas di Foligno, Bruno Bruni. Secondo la Corte suprema, l'uomo avrebbe dovuto provvedere a mettere in sicurezza predisponendo un idoneo guardrail nel tratto di strada dove si trovava la pianta, la statale centrale umbra orlata da una fila di alberi secolari, bellissimi da vedere, ma pericolosissimi per gli automobilisti. Se l'avesse fatto, Michela Crucianelli non si sarebbe schiantata a bordo della sua vettura contro uno di quei platani killer. E non sarebbe morta;

l'articolo 26 del regolamento che dà attuazione al codice della strada, entrato in vigore il 1° gennaio del 1993, aveva vietato la presenza di alberi entro una distanza minima di sei metri. Pareva, però, che quella norma non fosse retroattiva, ovvero che non fosse riferita agli alberi preesistenti, ma solo a quelli piantati da quel momento in poi. Però dopo ben 17 anni la Cassazione ha deciso che il divieto vale per tutto il patrimonio arboreo che orla le strade extraurbane, sia quello piantato prima del 1993, sia quello piantato successivamente. A questo punto la sentenza che ha condannato a un anno e sei mesi il cantoniere dell'Anas di Foligno costituirà un punto di riferimento per tutti i tribunali e le procure;

oggi il destino di migliaia di piante che costeggiano strade suggestive del nostro Paese sarà quello, se non ci sarà un concreto intervento da parte del Ministro in indirizzo, di essere tagliate. Di fatto scomparirebbero di colpo tutte quelle numerosissime, affascinanti e caratteristiche strade quali, come a titolo esplicativo: la Chiantigiana o l'Aretina, l'Appia antica o la Bolgherese, la Col di Tenda o la via degli ulivi da Assisi a Spello;

per quanto possa essere grave l'incidenza delle morti causate dalla presenza di alberature ai bordi delle strade è importante evidenziare che in Italia oltre il 70 per cento degli incidenti stradali avvengono in area urbana ed i decessi da incidenti stradali in area urbana sono circa 3.000 ogni anno (8,2 al giorno), mentre il numero dei feriti ammonta a oltre 150.000 all'anno (410 al giorno);

a tal proposito si sottolinea che un incidente stradale è sempre la risultate dell'interazione di tre fattori: uomo, veicolo ed ambiente. Per aumentare realmente il livello di sicurezza e diminuire il numero di incidenti, morti e feriti è necessario intervenire al massimo e in modo concertato su tutti e tre i fattori. Quindi anche con la messa in sicurezza di guardrail, alberi, ma anche pali della luce, non percepiti come pericolosi, ma strutturalmente più rischiosi di altre situazioni,

si chiede di conoscere:

quali iniziative urgenti di competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare in modo da predisporre un piano massiccio di messa in sicurezza delle strade, in particolare di quelle alberate, tutelando in questo modo un patrimonio che tutto il mondo invidia all'Italia, raccordandosi con l'ANAS, e gli altri gestori, per realizzare insieme un piano atto all'installazione dei guardrail che garantisca la sicurezza stradalidegli automobilisti e dei motociclisti;

quali iniziative urgenti intenda adottare per far sì che vengano rispettati i limiti di velocità, perché è del tutto evidente che la colpa degli incidenti non è degli alberi, ma, è sempre la risultante dell'interazione dell'alta velocità e dell'errore umano.

(4-04511)

PINZGER - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la direttiva 2000/60/CE prevede che gli Stati membri provvedano entro il 2010 ad individuare politiche dei prezzi dell'acqua finalizzate al risparmio idrico e ad un adeguato contributo al recupero dei costi dei servizi idrici dei vari settori, tra cui l'agricoltura;

da informazioni assunte dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si apprende che le Autorità di distretto stanno lavorando per definire il livello di tale adeguato contributo ed hanno già chiesto informazioni al Ministero ed all'Associazione nazionale bonifiche irrigazioni;

il problema è di un certo rilievo perché, da una parte l'uso virtuoso dell'acqua o la rinuncia a tale uso potranno ottenere un riconoscimento a livello di premio unico, dall'altra anche per l'irrigazione dovrà esserci un sistema di partecipazione ai costi, simile a quello previsto per l'uso potabile, perché dovrà anche essere considerato un costo per compensare l'impatto ambientale dell'uso dell'acqua. Verranno quindi messi in discussione sia il livello dei canoni sia gli introiti da parte dei consorzi quando questi siano troppo bassi;

va tenuto presente che, ad esclusione delle spese sostenute dalla Provincia di Bolzano, della Provincia di Trento e dalla Regione Valle d'Aosta, tutte le infrastrutture irrigue consortili e le loro manutenzioni straordinarie sono state realizzate senza alcun costo per gli agricoltori e che in futuro la tariffa dovrà prendere in considerazione anche queste spese;

le metodologie verranno predisposte dalle Autorità di distretto (per la provincia di Bolzano quella dell'Alto Adriatico) e c'è il rischio che queste non tengano in considerazione le esigenze dell'agricoltura e le specificità del Sudtirolo;

per il distretto del Sudtirolo, l'autorità di bacino dell'alto Adriatico sta lavorando sul tema "costi" , si presuppone, con principale attenzione alle problematiche venete,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito della ridefinizione dei costi dell'acqua, non intenda adoperarsi affinché si applichi in tutte le sedi il principio previsto dal regolamento stesso, il quale stabilisce che gli Stati membri possono tener conto delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero, nonché delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni in questione.

(4-04512)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nel 2010, 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Ai primi posti per il Pm10 Torino e Frosinone con 134 e 108 superamenti. Seguono Asti (98), Lucca (97), Ancona (96) e Napoli (35). Il dossier di Legambiente "Mal'aria di città 2011" evidenzia la cronicità dell'emergenza smog italiana;

sempre nel 2010, in ben 21 città i giorni fuori limite sono stati oltre 70, ovvero più del doppio ammesso dalla normativa. Maglia nera alla pianura Padana, dove si sono concentrati 30 dei 48 capoluoghi fuori legge. Questo è il bilancio del dossier "PM10 ti tengo d'occhio", il monitoraggio in tempo reale di Legambiente e www.lamiaaria.it, riportato nel suddetto rapporto;

è importante evidenziare che i livelli d'inquinamento, oltre ad essere elevati, sono sostanzialmente invariati rispetto agli anni precedenti, anche per gli ossidi di azoto e i microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno presente anche in città industriali, come Trieste e Taranto, o altre in cui il traffico è il principale responsabile dell'inquinamento come Padova, Milano e Torino. Una situazione confermata dai dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria;

le amministrazioni locali e il Governo centrale non hanno, di fatto, ancora messo in campo azioni efficaci contro l'avvelenamento e l'intasamento dei centri urbani. La principale fonte d'inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti, responsabili, ad esempio, del 50 per cento delle polveri sottili a Roma e dell'84 per cento degli ossidi di azoto a Napoli. I trasporti su strada emettono annualmente circa il 34,7 per cento del PM10, il 55,5 per cento del benzene, il 51,7 per cento degli ossidi di azoto, il 43,1 per cento del monossido di carbonio;

a sostegno di quanto affermato e solo come esempio esplicativo si riporta l'emblematica vicenda milanese. Milano ha esaurito il bonus di 35 giorni fuori legge previsto dalla normativa europea e nazionale. Elaborando i dati dell'Arpa, Legambiente Lombardia ha denunciato inoltre che "…dall'inizio del 2011 la concentrazione media di Pm10 a Milano è stata di 98 microgrammi per metrocubo: oltre il doppio rispetto alle indicazioni dell'Unione Europea che, nell'arco dei 12 mesi, impone un tasso di 40. dall'inizio dell'anno, dunque, i milanesi hanno respirato aria due volte e mezzo più inquinata del consentito. Una situazione così grave non si verificava dal 2006. Milano è malata cronica e grave e in campagna elettorale il Sindaco aveva promesso una città con 300.000 auto in meno: a fine mandato il risultato non c'è e, anzi, secondo il piano di governo del territorio appena approvato dovremo fare i conti con una crescita del traffico";

inoltre bisogna sottolineare che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per il superamento dei valori limite di concentrazione atmosferica del materiale particolato (Pm10), registrato a partire dal 1° gennaio 2005 in oltre 50 zone del territorio nazionale, ubicate in 15 tra regioni e province autonome. Il 29 gennaio 2009 l'Italia ha ricevuto formale lettera di messa in mora da parte della Commissione. Il successivo 7 maggio 2010, la Commissione ha proseguito la procedura emanando il parere motivato;

dato che l'Italia non ha dimostrato di avere in corso un efficace piano di risanamento, da un momento all'altro potrebbe essere emessa la sentenza di condanna e la conseguente sanzione. Il 26 gennaio 2009, l'Italia ha presentato una richiesta di deroga al rispetto dei valori limite per il Pm10, basata sui piani di risanamento adottati delle Regioni e dalle Province autonome, ma senza un piano nazionale;

le decisioni della Commissione europea, intervenute il 29 settembre 2009 e il 1° febbraio 2010, hanno accolto solo parzialmente la richiesta di deroga dell'Italia rilevando la necessità dell'ulteriore intervento di risanamento di livello nazionale prospettato nell'istanza. Restano fuori legge il 17 per cento del territorio e 30 milioni di abitanti;

a peggiorare ancora di più la situazione è la mancata emanazione, prima del Natale 2010, da parte del Governo, del più volte annunciato, dal Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto-legge in materia di lotta alle emissioni di Pm10 e di ossidi di azoto;

l'immediata operatività di questo decreto si renderebbe necessaria al fine di superare la situazione di elevato rischio ambientale e sanitario per la popolazione esposta. Nel decreto dovrebbero essere previste in via prioritaria le seguenti misure: l'adozione di misure di limitazione delle circolazione per i veicoli più inquinanti nei principali comuni delle 17 aree omogenee fuori legge poste in 15 regioni italiane, in particolare i divieti devono riguardare i camion e il divieto di circolazione per fasce orarie per tutti i veicoli diesel per trasporto merci (oltre 3,5) euro 0, euro 1 ed euro 2; analoghe misure di limitazione dovrebbero essere applicate anche per autobus e pulmann per il trasporto di persone e per le macchine agricole e di cantiere; la libera circolazione per coloro che applicassero opportuni filtri antiparticolati omologati, e agevolazioni e incentivi per chi applica i filtri che giungono sino al 50 per cento dell'intervento (per i privati) e al 100 per cento per il trasporto pubblico; l'istituzione di un fondo rotativo per interventi di risanamento ed efficientamento degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici, in quanto gli stessi sono molto inefficienti e quindi gli investimenti offrirebbero un ritorno finanziario nell'arco di pochi anni,

si chiede di conoscere quali siano i motivi che fino ad oggi hanno impedito l'emanazione del suddetto decreto-legge che se fosse, invece, immediatamente operativo permetterebbe non solo di metterci al riparo dall'ennesima brutta figura con l'Unione europea, ma eviterebbe sicuramente anche l'ennesima infrazione europea, e al tempo stesso sarebbe un primo, concreto, seppur ancora insufficiente, segnale per la lotta all'inquinamento atmosferico contribuendo ad affrontare una situazione di elevato rischio ambientale e sanitario che riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini del nostro inquinato Paese.

(4-04513)

BATTAGLIA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante;

tale Paolo Francesco Barbaccia Viscardi risulta essere aduso qualificarsi come "Principe Paolo Francesco Barbaccia Viscardi degli Hohenstaufen di Svevia, Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare ed Ospedaliero di Santa Maria di Gerusalemme Teutonico Dinastico di Svevia";

sul sito www.teutonici.com gestito dal predetto Ordine, viene riportata la notizia della nomina di "S.E. Duca Giuseppe Torcivia Cavaliere di Gran Croce di Giustizia dell'Ordine Teutonico Dinastico Gran Cancelliere Magistrale ad Ambasciatore Plenipotenziario presso lo Stato della Repubblica Italiana";

l'Ordine teutonico (Ordo Fratrum Domus Hospitalis Santae Mariae Teutonicorum in Jerusalem) (www.deutscher-orden.at www.ordineteutonicosicilia.it) - già ente sovrano- è oggi persona giuridica pubblica dell'ordinamento canonico ed è governato da un gran Maestro avente il rango ed i privilegi di Abate generale mitrato;

l'Ordine teutonico è presente in Italia, oltre che con la procura generale presso la Santa Sede e con il priorato di Lana, con due Baliati (uno per il Sud Tirolo-Alto Adige e l'altro per il resto dell'Italia, esclusa la Sicilia) ed una Commenda autonoma in Sicilia, articolazioni che, conformemente al codice di diritto canonico, alle costituzioni dell'ordine ed allo statuto apostolico che le disciplina, sono persone giuridiche pubbliche dell'ordinamento canonico;

il predetto Paolo Francesco Barbaccia Viscardi non godrebbe di riconoscimento alcuno da parte di Stati esteri, si chiede di sapere;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

se risponda al vero che il predetto abbia nominato un proprio ambasciatore presso la Repubblica Italiana e sulla base di quali presupposti si sia ritenuto di ricevere ed accettare la nomina;

in caso contrario, quali iniziative di competenza intenda avviare per tutelare la fede pubblica in relazione a tale notizia divulgata attraverso Internet.

(4-04514)

BELISARIO - Al Ministro della salute - Premesso che:

in data 16 dicembre 2010 il Governo e la Conferenza Stato-Regioni hanno firmato un accordo sul documento concernente «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», tra cui il cosiddetto "Piano di riordino dei punti nascita";

tale Piano prevede la chiusura dei reparti di maternità che effettuano meno di 500 parti ogni anno e la riorganizzazione di quelli che ne registrano meno di 1.000;

la chiusura riguarderebbe complessivamente 158 punti nascita su 559 nell'intero territorio nazionale;

considerato che:

mentre sarebbe contenuto l'impatto di tali disposizioni sulle regioni del Nord Italia (8 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Lombardia, nessuno in Piemonte e Veneto), sarebbero invece coinvolte in maniera più rilevante le regioni meridionali con 38 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Sicilia, 22 su 72 in Campania, 15 su 29 in Calabria;

in particolare per quanto concerne la Calabria, il decreto del Presidente della Giunta regionale 16 novembre 2010, n. 26, ha disposto che entro il 1° maggio 2011 (ma il termine originariamente previsto era il 10 dicembre 2010) siano disattivati i punti nascita ad oggi esistenti presso le case di cura "Cascini" di Belvedere Marittimo (Cosenza) e "Villa Michelino" di Lamezia Terme nonché presso i presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore (Cosenza), Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e Acri (Cosenza);

secondo il medesimo decreto, la scelta dei punti nascita da disattivare sarebbe stata effettuata "sulla base di quanto espressamente previsto dalle linee ministeriali e a seguito di valutazione del rischio clinico";

per quanto concerne l'ospedale di Acri, è vero che viene effettuata all'incirca la metà dei parti richiesti, risulta tuttavia molto più pericoloso cercare di raggiungere in tempi utili l'ospedale di Cosenza o quello di Rossano Calabro, a causa della condizione delle strade di collegamento della zona, spesso interessate da eventi meteorologici che le rendono impraticabili e anche seriamente minacciate da eventi franosi;

inoltre il presidio ospedaliero di Acri è stato classificato come "ospedale di montagna", riconoscimento di una specificità geografica che non può essere valido solo per alcune tipologie sanitarie ed essere disatteso per altre;

appaiono dunque palesemente insufficienti valutazioni basate unicamente sui numeri, senza tener conto delle effettive condizioni dei territori;

gli ospedali di Acri e San Giovanni in Fiore - ma anche quello di Soveria Mannelli (Catanzaro) e Serra San Bruno (Vibo Valentia) - saranno fortemente ridimensionati in generale con una drastica riduzione di posti letto (meno di 30) e con attività ridotta nei fine settimana;

Acri e San Giovanni in Fiore sono cittadine che superano i 20.000 abitanti ciascuna e, dunque, ridimensionare drasticamente (in pratica, chiudere) quegli ospedali significa lasciare decine di migliaia di persone senza assistenza e senza cura, violando così il principio costituzionale di cui all'articolo 32 (la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività);

anche in conseguenza di tale drastica riduzione dei servizi sanitari, intere e ampie zone di montagna, in forte crisi infrastrutturale, rischiano di essere di fatto abbandonate al loro destino con conseguente rischio di spopolamento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle citate misure adottate dal Presidente della Regione Calabria nella sua veste di commissario ad acta;

quali iniziative concrete si intendano porre in essere affinché si eviti l'abbandono di intere zone di montagna e delle aree interne calabresi, private del diritto alla salute;

che cosa intenda fare per garantire ai cittadini interessati il diritto alla salute, secondo il dettato dell'articolo 32 della Costituzione.

(4-04515)

GUSTAVINO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:

si ha notizia che sempre più Sindaci ed Assessori di numerosi Comuni d'Italia si stanno attrezzando per far fronte all'impatto sociale ed ambientale dei "casinò di quartiere": non ultimo l'Assessore al commercio del Comune di Genova che ritiene "il proliferare delle sale scommesse e dei mini-casinò un'autentica vergogna, perché questi locali sono uno stimolo al degrado della persona e della collettività ed inoltre sono aperte senza alcun controllo da parte del Comune";

il proliferare delle sale da gioco sta producendo effetti difficilmente sostenibili per gli amministratori locali e per la popolazione residente nelle aree adiacenti: dall'aumento della micro-criminalità, anche di strada, oltre a usura, truffa e riciclaggio, alla rappresentazione tangibile della fragilità delle persone che distruggono la propria vita e quella della famiglia per rincorrere l'illusione della fortuna;

l'industria del "gioco" è in forte attivo in Italia, Paese che vede un proliferare del ricorso ad ogni genere di gioco d'azzardo che non ha pari negli altri Paesi europei;

i dati dimostrano che il ricorso al gioco d'azzardo è un fenomeno trasversale che coinvolge milioni di persone di ogni età e sesso ed è anche direttamente proporzionale alla crisi economica e dunque all'impoverimento della popolazione: una larga fetta di giocatori dichiara infatti di tentare la fortuna a seguito di perdita del posto di lavoro o per altre motivazioni connesse alla precaria situazione economica;

è anche allarmante il coinvolgimento dei minori che investono il reddito disponibile in giochi e scommesse, nonostante le norme penali che vietano ai giovani il gioco d'azzardo;

il gioco d'azzardo compulsivo è annoverato dagli esperti tra le "nuove dipendenze", ovvero tra i disturbi che implicano un coinvolgimento in un'abitudine ripetitiva e persistente tesa a modificare lo stato di coscienza dell'individuo e che a lungo termine comportano una compromissione significativa della sfera lavorativa, affettivo-relazionale e sociale del soggetto. Lo Stato gestisce il gioco d'azzardo ma non assiste chi perde il controllo: tale patologia infatti non rientra tra i livelli di assistenza;

la criminalità organizzata è particolarmente interessata e presente nel settore dei giochi, da quello legale a quello clandestino, poiché rappresenta un sistema sicuro, veloce ed efficace per accumulare fortune e per riciclare il denaro sporco derivante da affari illeciti;

considerato che:

il proliferare dell'industria del gioco legale è favorita dalle norme emanate dal Governo che, in particolare a partire dal 2008, ha promosso la liberalizzazione e l'ampliamento del mercato del gioco, utilizzando gli introiti come copertura finanziaria per specifici provvedimenti e come sistema per fare cassa: 350.000 le slot-machine installate in Italia, riduzione da 3.000 a 1.000 euro della sanzione per gli esercenti che permettono il gioco ai minori, abbassamento del prelievo fiscale sulle slot-machine da 13,5 a 12,1 per cento degli incassi, riclassificazione del poker da gioco d'azzardo a pratica sportiva;

l'Organizzazione mondiale della sanità riconosce nel gioco d'azzardo compulsivo una forma di morbilità che va contrastata con misure restrittive, pena l'insorgere di un'autentica malattia sociale;

le conseguenze sociali, individuali e collettive da una parte e il contrasto alla criminalità connessa al circuito del gioco dall'altra comporteranno a breve termine ingenti investimenti, sia carico dello Stato che degli enti locali,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adoperarsi al fine di rivedere in senso più restrittivo la normativa in materia con lo scopo di contenere il fenomeno del gioco d'azzardo introducendo forme di controllo più vincolanti sulle licenze, sulla gestione e sui titolari delle stesse, attivare campagne di sensibilizzazione su rischi connessi al gioco d'azzardo, inserire tale patologia nei livelli di assistenza, coinvolgere le amministrazioni locali nella gestione delle case da gioco e individuare altre voci per assicurare maggiori entrate per le casse dello Stato.

(4-04516)

AMATI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel 2007 è stato autorizzato il gioco del poker on line in forma di torneo, che non è considerato gioco d'azzardo, perché ha una struttura che valorizza la capacità tecnica del giocatore, ed è organizzato in modo tale da non permettere al giocatore di correre i rischi tipici dell'azzardo;

con l'approvazione della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria per il 2008), è stato previsto che il Ministro dell'economia e delle finanze adotti un regolamento per disciplinare le modalità del gioco, e si è ulteriormente esteso l'accesso al gioco on line, sia autorizzando altri tipi di gioco (tra i quali backgammon, black jack, eccetera) sia offrendo forme di poker non a torneo, e disponendo inoltre, in attesa del regolamento, la chiusura di tutti i circoli amatoriali che svolgevano l'attività dietro autorizzazione della questura, circoli nei quali, il poker veniva giocato dal vivo;

in questi giorni è stato lanciato un allarme dal Presidente del Comitato regionale Marche per le telecomunicazioni, relativo al fenomeno del gioco d'azzardo on line fra i minori;

da un'indagine condotta nelle scuole marchigiane, risulta che il 20 per cento dei minori abbia giocato a poker on line, gioco che crea dipendenza, e, grazie al web, agevola l'accesso dei minori ai quali basta dichiarare di essere maggiorenni per aggirare un divieto di utilizzo poco efficace;

secondo la denuncia del Corecom, inoltre, da alcune indagini svolte nelle scuole marchigiane, è emerso che bambini di scuola media inferiore abbiano perso diverse centinaia di euro proprio utilizzando il gioco d'azzardo via web,

si chiede di sapere:

in che modo si possa limitare efficacemente il gioco del poker on line per evitare che siano i minori a parteciparvi in grande numero;

quando sarà predisposto il regolamento per consentire la riapertura dei circoli amatoriali, favorendo così il gioco del poker dal vivo sicuramente praticato esclusivamente da adulti, e permettendo l'emersione del fenomeno del gioco d'azzardo tra i minori.

(4-04517)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in un articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso", il 7 febbraio 2011, Emiliano Fittipaldi riporta la storia e l'intervista di Alessio Liberati, giudice del Tar che «denuncia, con nomi e cognomi, i comitati d'affari del sistema giustizia»;

«Liberati fa il magistrato da dodici anni. Prima in terra di 'ndrangheta, a Locri, dove faceva il giudice penale, poi alla Corte d'appello di Catania, racconta nell'intervista. "Oggi lavoro al Tar Toscana, e da due anni sono impegnato nella politica sindacale interna. Ne ho viste di tutti i colori, ho denunciato fatti assai strani agli organi preposti, ma non mi hanno dato ascolto. Allora faccio quello che non ho mai fatto prima: parlare con un giornale"»;

Liberati «ha fondato l'Ami, una nuova associazione che coinvolge, tutti insieme, giudici, pm, magistrati amministrativi e contabili. Ora a "L'espresso" fa una lunga lista di nomi e cognomi, di storture e scorrettezze che, dice, "stanno minando la credibilità dei massimi organi della giustizia amministrativa. Consiglio di Stato in testa"»; si legge ancora: «La battaglia del magistrato inizia nel 2007, quando viene bocciato al concorso per passare dal Tar al Consiglio di Stato: "Ponevo dei dubbi sui titoli di uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, che a mio parere non aveva i requisiti per partecipare al bando. Più una serie di gravi errori procedurali. Ho fatto ricorso, e così è cominciato il mio inferno". Naturalmente si è pensato che avesse vestito i panni del Torquemada solo per ripicca, per vendetta. Ma lui replica così: "Pochi giorni fa è uscita la sentenza del Tar. Che su Giovagnoli non è entrata nel merito, ma ha dichiarato che il concorso è di fatto illegittimo". Il concorso "illegittimo", però, non è stato annullato, e Liberati ha avuto un risarcimento beffa: mille euro. "Ora la palla passa alla presidenza del Consiglio, che potrebbe intervenire facendo chiarezza sul più importante concorso della giustizia amministrativa. Ma da Palazzo Chigi tutto tace". Sarà una coincidenza, ma dopo il ricorso comincia per Liberati una lunga via Crucis. Da accusatore ad accusato. Azioni disciplinari e pressioni non si contano. Continua Liberati: "Il nostro organo di controllo ha disposto il monitoraggio di tutte le e-mail in cui denunciavo fatti gravi per verificare se siano lesive del prestigio della categoria. L'ex presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore ha aperto un procedimento disciplinare contro di me". I rimproveri, chiamiamoli così, sono tanti: "In primis mi dicono di aver diffuso un verbale non pubblico nel quale un mio collega poneva dubbi sul caso Giovagnoli. Poi sostengono che abbia diffamato e irriso Carmine Volpe, un magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena" (...) Liberati (...) racconta così: "Secondo Volpe, l'ernia gli era venuta perché alzava fascicoli troppo pesanti sul lavoro. L'invalidità inizialmente gli è stata negata, poi lui ha fatto ricorso al Tar che gli ha dato ragione. Io, in un dibattito pubblicato on line su una mailing list dedicata ai giudici amministrativi, mi sono "complimentato" con lui. Visto che avevo scoperto che nel frattempo aveva corso una frazione, tre chilometri, di una maratona di beneficenza". Chissà se si tratta dello stesso Carmine Volpe che qualche tempo fa ha fatto di meglio, chiudendo la mezza maratona Roma-Ostia, 21 chilometri, in un'ora e 44 minuti. "C'è stata anche un'interrogazione parlamentare, ma il governo non ha mai risposto. Il paradosso è che mentre io sono sotto inchiesta per aver denunciato i rischi della giurisdizione domestica (cause di giudici che possono essere decise da colleghi che lavorano nella porta a fianco), Volpe è entrato a far parte dello staff del ministro Raffaele Fitto ed è stato promosso presidente di sezione del Consiglio di Stato". La terza accusa, così come la racconta Liberati, suona paradossale. Il magistrato ha ricevuto una lettera anonima sulla sua scrivania che parlava, letteralmente, di sentenze truccate, giudici indagati, arbitrati usati come ricompensa e raccomandazioni: "I fatti erano specifici, e ho mandato la missiva al Consiglio di presidenza per eventuali accertamenti. Loro non hanno fatto nessuna istruttoria, ma hanno aperto una pratica disciplinare contro di me. Dicendo che, spedendola acriticamente, ho fatto implicitamente mie le accuse dell'anonimo". Torna l'accusa di fondo: la sua compagna è mossa dall'invidia perché ha perso il concorso». A ciò Liberati risponde: «Legittimo pensarlo, per carità. È vero, è andata male, anche se ero primo per titoli. Ma non ce l'ho con nessuno. Chiedo solo trasparenza e chiarezza per uno dei concorsi pubblici più importanti del Paese, per il massimo organo della giustizia amministrativa. Ricordo che sono consiglieri personalità come il ministro Franco Frattini, Antonio Catricalà, Nicolò Pollari»;

si legge ancora nell'articolo-intervista che inoltre Liberati racconta che «Qualche tempo fa due colleghi, Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Giulio Tremonti, e Salvatore Mezzacapo hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar a cui partecipavano le rispettive consorti. Sarebbe stato opportuno che i due si astenessero dalle pratiche, e invece hanno partecipato anche alla votazione con cui fu nominato presidente aggiunto del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, presidente della commissione di quel concorso. Le mogli concorrenti hanno vinto ...". Non si tratta di fatti e comportamenti difficili da accertare, eppure tutto tace. De Lise l'anno scorso è diventato presidente al posto di Salvatore. (...) Oltre le tre azioni disciplinari in corso, infatti, contro il giudice rompiscatole ne sono state aperte altre, però rimaste, per sua fortuna, solo sulla carta. Ecco com'è andata. "Notai che il nome e la corrispondente data di nascita del presidente di un'associazione dei magistrati di Palazzo Spada, Filoreto D'Agostino figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito Web. Ho chiesto così di verificare l'eventuale iscrizione di magistrati alle logge (come si sa, il vincolo di obbedienza che si deve ai "fratelli" è incompatibile con incarichi in magistratura). Anche in questo caso, fatti non difficili da accertare, ma non è successo niente, anzi hanno aperto un'istruttoria contro di me, dicendo che la lettera poteva essere lesiva dell'onore della categoria". Ancora: "Un'altra pratica è stata intentata contro il giudice Liberati quando lo accusarono di aver offeso Salvatore e De Lise su Internet. "Non so di cosa si trattasse, visto che lo stesso De Lise mi negò l'accesso agli atti. Certo, ho ricordato, nella solita mailing list per addetti ai lavori, che Salvatore è stato indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. E ho pubblicato le intercettazioni della cricca che riguardavano De Lise. Ma non ho offeso proprio nessuno". (...) Nel frattempo esplodeva l'inchiesta su Angelo Balducci e la Protezione civile, e spuntavano i nomi dell'ex presidente del Tar Lombardia Pier Maria Piacentini e dei giudici contabili Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ormai fedele al suo ruolo, Liberati ha aperto un ennesimo fronte, stavolta con altri magistrati: gli incarichi esterni ("Un consigliere prende in media 130 mila euro lordi l'anno, ma alcuni vi aggiungono lavori extra da decine di migliaia di euro che non sarebbero rimborsabili"), l'assenza di trasparenza, gli arretrati pazzeschi della giustizia amministrativa. E sempre con nomi e cognomi.»

Liberati si sente deluso: «"Sto pensando di andare a lavorare all'estero. Ma vada come vada, non potrò esimermi dal fornire alle procure competenti gli elementi che, per difendermi, ho raccolto sui rapporti tra magistrati amministrativi, comitati d'affari, politica e massoneria. Non è coraggio, è la mia coscienza che me lo impone"»,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, le denunce inoltrate dal dottor Alessio Liberati che ha documentato, anche con l'intervista a "L'Espresso", fatti e misfatti della giustizia amministrativa e di alcuni magistrati;

se risulti corrispondente al vero quanto riportato nel citato articolo ovvero che il Presidente di un'associazione di magistrati di palazzo Spada, Filoreto D'Agostino, sia lo stesso che figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito web, nonostante il divieto di iscrizione dei magistrati alle logge, il cui vincolo di obbedienza ai "fratelli muratori" è incompatibile con incarichi in magistratura;

se risulti che Salvatore De Lise sia lo stesso De Lise indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio, coinvolto nelle intercettazioni della "cricca" che riguardavano Angelo Balducci e la Protezione civile;

se risulti che i magistrati Vincenzo Fortunato e Salvatore Mezzacapo siano gli stessi che hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar dove concorrevano le rispettive consorti e se tale mancata astensione dal concorso non debba rappresentare fondata motivazione per invalidare ed annullare d'ufficio il concorso stesso;

se Carmine Volpe, il magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena, sia lo stesso Carmine Volpe che ha corso nella maratona Roma-Ostia e che è stato promosso Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, probabilmente premiato per questa performance di maratoneta dal ministro Raffaele Fitto, che lo avrebbe chiamato nel suo staff;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i magistrati che fanno il loro dovere, ma che non sono iscritti né alla massoneria, né alle confraternite o alle varie "cricche" di potere, vengono puniti perché lederebbero l'onore della categoria dei magistrati, quando al contrario a quanto risulta all'interrogante vengono premiati con i più alti incarichi direttivi coloro che brigano per spartirsi il potere pilotando i concorsi ed eventuali sentenze.

(4-04518)

PETERLINI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il Movimento indipendentista, che rappresenta le forze progressive ed è un settore importante della società basca, ha optato per l'uso esclusivo delle vie politiche e democratiche per il conseguimento degli obiettivi politici escludendo qualsiasi forma di violenza o coazione;

l'illegalità nello Stato spagnolo di questa forza politica, attraverso la legge sui partiti del 2002, ha rappresentato un duro colpo per i principi democratici e di partecipazione politica;

l'esclusione dalla attività istituzionale di questa forza politica ha ostacolato la ricerca di una soluzione al conflitto politico in atto. Con la Dichiarazione di Alsasua e Venezia, l'assunzione dei principi contenuti nel manifesto Zutik Euskal Herria e nell'Accordo di Gernika, la Sinistra indipendentista ha compiuto un passo definitivo per un ambito politico dove tutte le opzioni politiche possano esprimersi su un piano di parità di diritti e dove i loro progetti possano concretizzarsi. Un ambito politico che escluda qualsiasi forma di violenza nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi;

la Sinistra indipendentista ha deciso di costituire uno nuovo partito politico i cui principi rispettano totalmente quelli stabiliti dalla legge sui partiti del 2002, criticata da organismi internazionali come la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite o Amnesty International ma avallata dal Tribunale europeo dei diritti umani;

questa scelta vuole essere una dimostrazione della volontà della Sinistra indipendentista di affrontare sul terreno politico il processo di pace e democratico in Euskal Herria, una scelta che vuole essere allo stesso tempo un invito allo Stato spagnolo a fare altrettanto;

un rifiuto da parte delle autorità spagnole di legalizzare questa formazione politica rappresenterebbe un serio ostacolo per questo processo e sarebbe contrario agli standard democratici europei,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire presso il Governo spagnolo affinché garantisca la legalizzazione di questo nuovo partito politico, per favorire il processo di pace e in accordo ai principi democratici;

se non ritenga di dover fare un appello all'Unione europea perché si faccia garante del rispetto dei diritti democratici per questo nuovo partito politico. In questo modo anche l'Italia contribuirà al processo democratico, come d'altra parte hanno fatto una ventina di personalità internazionali, tra cui Desmond Tutu, Frederik W. De Klerk, Albert Reynolds, John Hume, Jonathan Powell, Raymond Kendal, che hanno sottoscritto un documento (Dichiarazione di Bruxelles) nel quale, oltre a dare il proprio sostegno al percorso intrapreso dalla Sinistra indipendentista hanno chiesto all'ETA un alt al fuoco "generale, permanente e verificabile" ed al Governo spagnolo di rispondere di conseguenza. L'ETA il 10 gennaio 2011 ha accolto questa esigenza mentre il Governo spagnolo continua a negare azioni che favoriscano la soluzione del contenzioso politico, non ultimo, manifestare la propria opposizione alla legalizzazione della Sinistra indipendentista.

(4-04519)

BIONDELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la ferrovia Domodossola-Milano è una delle principali linee ferroviarie italiane e internazionali nonché una delle più trafficate sia dal punto di vista passeggeri sia dal punto di vista del trasporto di merci;

essa rappresenta un punto nevralgico per le comunicazioni verso il capoluogo lombardo e, in senso contrario, un corridoio verso l'Europa grazie al nodo ferroviario di Briga-Glis da cui è possibile avere collegamenti diretti con Parigi (via Losanna), Ginevra e Bruxelles (via Basilea e Lussemburgo);

sulla linea si trova la stazione di Arona, snodo del traffico passeggeri su queste direttrici;

recentemente, sono giunte diverse segnalazioni di cittadini disabili che - a seguito di lavori di ristrutturazione del complesso ferroviario e cessione di spazi ai privati - sono rimasti privi dell'unico ascensore adibito all'accesso alla banchina posta al piano superiore rispetto al piano biglietterie;

per superare queste barriere architettoniche, senza accesso all'ascensore, è necessario compiere un tragitto molto più ampio ed è prevista, comunque, la presenza di operatori di Trenitalia e di volontari che accompagnino il disabile a prendere il treno;

in un caso un disabile non ha potuto raggiungere in nessun modo il binario e, nonostante il treno fosse stato preavvisato, come da regolamento della presenza un disabile con necessità di assistenza in partenza da Arona, egli ha dovuto rinunciare alla corsa;

tali disagi non sono tollerabili e sono lesivi della dignità della persona che vede fortemente compromessa la propria libertà individuale,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché le responsabilità e le negligenze che hanno portato alla richiamata situazione siano appurate;

se non ritenga importante segnalare a Trenitalia queste gravissime inadempienze e vigilare, con gli strumenti a sua disposizione, sugli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi pubblici.

(4-04520)

FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

da svariati mesi i cittadini anacapresi sopportano notevoli disservizi nello smistamento e nella distribuzione della posta in arrivo, comprese raccomandate e assicurate;

ormai la posta viene quasi sistematicamente consegnata in ritardo - talvolta è consegnata anche a settimane di distanza dall'arrivo presso gli uffici o, addirittura, non recapitata affatto - oppure (anche in caso di raccomandate) incautamente lasciata in giro in prossimità delle abitazioni, esposta alle intemperie che possono danneggiarla o distruggerla oppure a rischio di essere letta da persone diverse dal destinatario;

tale stato di cose non di rado ha provocato danni non lievi: per esempio, servizi telefonici o di erogazione di luce o gas sospesi per mancati pagamenti o bollette maggiorate con interessi di mora per ritardati pagamenti, notifiche di contenziosi giudiziari mai pervenute ai destinatari, divulgazione di atti riservati, eccetera;

inoltre, all'interrogante risulta che, non di rado, i cittadini hanno provveduto a ricercare personalmente la propria corrispondenza nei sacchi di posta accumulati presso l'ufficio postale;

le istituzioni locali sono finora rimaste sorde e inattive nonostante le lamentale dei cittadini anacapresi,

si chiede di conoscere:

se risulti che lo stato in cui versa l'ufficio postale di Anacapri (Napoli) sia riconducibile alla fattispecie di interruzione del pubblico servizio e, in caso affermativo, se risultino eventuali responsabilità o inadempienze;

se e quali misure intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di riportare alla normalità lo smistamento e la distribuzione della posta ad Anacapri.

(4-04521)

FIRRARELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel marzo 2005 l'Anas ha avviato i lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa con la realizzazione di 25 chilometri di nuova autostrada con un investimento pari a 723 milioni di euro;

detti lavori, riguardanti il tratto compreso tra la località di Passo Martino e il chilometro 130+400 della strada statale 114 "Orientale Sicula", eseguiti con affidamento a contraente generale, sono terminati nel dicembre 2009;

l'impresa esecutrice individuata è Pizzarotti & C. SpA;

considerato che il contraente generale Pizzarotti & C. SpA ha affidato l'esecuzione dei citati lavori a ATI Sics-Cfc;

preso atto che all'interrogante risulta che Pizzarotti SpA avrebbe compiuto una serie di inadempienze contrattuali nei confronti di ATI e non avrebbe corrisposto i pagamenti in base agli avanzamenti dei lavori;

rilevato che il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, recante "Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale" prevede all'articolo 9, comma 9, che "Il soggetto aggiudicatore verifica periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contraente generale verso i propri affidatari"; avendo facoltà, ove risulti l'inadempienza del contraente generale, di applicare una detrazione sui successivi pagamenti e procedere al pagamento diretto all'affidatario nonché di applicare le eventuali sanzioni",

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e in caso affermativo:

1) se risultino le verifiche effettuate da parte di Anas sul contraente generale o, in assenza, i motivi per i quali dette verifiche non sono state poste in essere;

2) se risultino i pagamenti effettuati dal contraente generale in favore dell'affidatario e se gli stessi siano rispondenti ai pagamenti effettuati da Anas;

3) se e in quali modi intenda intervenire al fine di facilitare la ricomposizione della controversia in atto tra contraente generale e affidatario dei lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa.

(4-04522)

PETERLINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

negli ultimi cinque anni lo studio di soluzioni efficaci per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti e per limitare l'impatto dell'uomo e delle sue attività sull'ambiente ha portato a diversi riconoscimenti internazionali;

nella provincia di Bolzano si è arrivati a brevettare un particolare procedimento di essiccazione delle mele, che ha portato alla produzione della cosiddetta "cartamela". Gli scarti di mela, infatti, vengono sottoposti ad un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccarne decadimento e fermentazione e lasciare inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta;

dal processo si ottiene così una farina bianca, che contiene il 65 per cento di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo. Un'applicazione interessante e che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati "rifiuto speciale", una classificazione che ne rende lo smaltimento particolarmente costoso;

il progetto di cartamela acquista un valore maggiore se si pensa che l'Alto Adige è uno dei maggiori produttori europei di mele. Cartamela, i cui diritti sono detenuti dalla Ecoapple Srl, ha già riscosso importanti successi, tanto da aver rapidamente conquistato sia l'amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano che la diocesi altoatesina;

all'esperienza della cartamela ha fatto seguito, più di recente, un secondo progetto, sempre basato sul riciclo dei torsoli di mela. Si tratta di "pellemela", una pelle vegetale estremamente poliedrica, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall'arredamento alla moda, dalle scarpe alle borse, con il vantaggio di non essere il risultato dell'uccisione di un animale;

da queste soluzioni a base di farina di mele, che già molte aziende altoatesine hanno sviluppato, possono scaturire vari effetti positivi. Oltre a tutelare l'ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo, garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano promuovere una campagna volta a portare a conoscenza ad un numero maggiore di aziende, che operano anche nel resto d'Italia, questa innovativa esperienza;

se non intendano far proprie, in via sperimentale, per le proprie strutture amministrative, le esperienze maturate nel settore della cartamela.

(4-04523)

DIVINA - Al Ministro della difesa - Premesso che:

l'interrogante è a conoscenza dell'esito della graduatoria per l'arruolamento di nuove leve volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) - IV blocco 2010, elenco pubblicato sul sito ufficiale del Ministero della difesa, da cui si evincono sia i candidati vincitori sia quelli idonei ma non vincitori di concorso;

il bando prevedeva il reclutamento complessivo su territorio nazionale di 1.800 unità;

nel Trentino sono risultati idonei 75 concorrenti di cui solo 5 vincitori;

alcuni candidati, pur raggiungendo un ottimo punteggio, 8 su 10, non sono passati, mentre altri, con punteggio, addirittura, 1 su 10, originari di altre regioni del Sud, sono stati confermati;

dai precedenti reclutamenti, risulterebbero, mediamente, essere state idonee 10 /12 unità trentine, circa il doppio di quelle confermate nel concorso 2010;

appare evidente una notevole riduzione (circa del 50 per cento) degli aspiranti VFP1 del Trentino, diminuendo così la probabilità di buona riuscita,

si chiede di sapere:

se, da parte del Ministro in indirizzo, possa essere valutata con attenzione la questione dei candidati idonei non vincitori, esclusi, pur avendo raggiunto ottimi punteggi alle prove (8 su 10), a cospetto di chi, invece, è risultato idoneo vincitore con un punteggio di appena 1 su 10;

se gli idonei non vincitori, che hanno, comunque, dimostrato requisiti e punteggi eccellenti, possano essere valutati e presi in considerazione per prossimi arruolamenti;

se, sempre a questi idonei non vincitori, che intenderanno candidarsi nuovamente possano essere concesse alcune facilitazioni come:

a) l'azzeramento o la riduzione delle spese per la presentazione della domanda;

b) l'esonero dalle prove di esame già superate nel precedente concorso.

(4-04524)