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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 498 del 09/02/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

498a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 9 FEBBRAIO 2011

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Presidenza della vice presidente MAURO,

indi del vice presidente NANIA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 499 del 10 febbraio 2011
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-I Popolari d'Italia domani: Misto PID; Misto-Verso Nord: Misto-Verso Nord.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente MAURO

La seduta inizia alle ore 16,01.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 1° febbraio.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, rivolge un saluto alla senatrice Castiglione, subentrata al senatore Cuffaro (Applausi). Avverte che il ministro Maroni renderà l'informativa sulla regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari alle ore 17. Sospende quindi la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 16,06, è ripresa alle ore 17,02.

Presidenza del vice presidente NANIA

Sulla morte avvenuta a Roma di quattro bambini Rom

MARCENARO (PD). La tragedia dei quattro bambini uccisi da un incendio in un campo nomadi a Roma chiama all'assunzione di una comune responsabilità per porre fine alle condizioni degradanti e inumane di larga parte di questi insediamenti, attraverso una strategia nazionale che faccia da cornice alle iniziative da assumere a livello locale. Il documento conclusivo di indagine su Rom e Sinti approvato all'unanimità dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani rappresenta un contributo alla lotta al pregiudizio e all'ignoranza e merita di essere discusso in Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Fosson).

Informativa del Ministro dell'interno sulla regolarizzazione di lavoratori extracomunitari e sui flussi di ingresso e conseguente discussione

MARONI, ministro dell'interno. La logica della legge Bossi-Fini, che collega l'ingresso nel territorio nazionale alla disponibilità di un contratto di lavoro, è quella di governare i flussi migratori bilanciando il rigore nel contrasto dell'immigrazione clandestina con la fissazione di regole per l'immigrazione legale, che costituisce una risorsa per il Paese. Alla medesima logica è ispirata la legge n. 102 del 2009 che ha introdotto e disciplinato la procedura di emersione del lavoro irregolare per i cittadini extracomunitari impiegati come colf e badanti, dalla quale sono stati esclusi i cittadini in precedenza espulsi, condannati per determinate tipologie di reati o ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica. La procedura di regolarizzazione, che è in via di ultimazione, si è svolta mediante tecnologia informatica. Su 295126 domande pervenute, sono state definiti circa 250000 pratiche e sono stati rilasciati 196454 permessi di soggiorno. Per quanto riguarda la programmazione degli ingressi regolari, in attesa che sia approvato il documento 2009-2011 relativo alla politica dell'immigrazione, i flussi di ingresso sono stati determinati in via transitoria con decreti del Presidente del Consiglio. Mentre per l'anno 2009 la programmazione ha riguardato solo il lavoro stagionale, per il 2010, oltre ad una quota di 80000 ingressi per lavoro subordinato stagionale, è stata prevista in due decreti prima un'anticipazione di 6000 unità e poi una quota massima di 98080 unità per il lavoro non stagionale, con una riserva di 16.000 unità destinata alla conversione di permessi di soggiorno, all'ingresso di cittadini che abbiano svolto programmi di formazione nei Paesi d'origine ed a stranieri di origine italiana residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile. La ripartizione delle quote a livello territoriale viene effettuata dal Ministero del lavoro. L'adozione della tecnologia informatica per l'acquisizione e la gestione delle circa 400.000 domande pervenute ha reso più economica e spedita la procedura e non si sono finora verificati problemi. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolge un saluto agli studenti della scuola media statale «Marco Polo» di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, presenti in tribuna. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

PERDUCA (PD). Autorevoli associazioni, come la Caritas, sostengono che sono presenti in Italia almeno 600000 cittadini extracomunitari con un lavoro non regolare. Nonostante questo, nell'ultima legge comunitaria non è stato inserito il recepimento di due direttive assai rilevanti, riguardanti i rimpatri e il lavoro non regolare, il cui mancato rispetto farà scattare la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. Peraltro non si dà piena attuazione al tuttora vigente articolo 18 della legge Bossi-Fini, che riconosce al lavoratore irregolare e al datore di lavoro che impiega illegalmente la possibilità di far emergere la condizione di lavoro non regolarizzato e di ottenere il permesso di soggiorno. Sarebbe inoltre opportuno devolvere ai Comuni il rilascio dei permessi di soggiorno, così da rispettare i tempi di concessione, che attualmente nella maggior parte dei casi vengono superati. Risulta che l'Italia abbia erogato ben mezzo milione di euro (che si sommano ai due milioni finanziati dall'ONU) per un progetto di formazione di soli venti cittadini del Ghana destinati a lavorare in Italia nel comparto agroalimentare: invita l'Esecutivo ad una maggiore trasparenza e ad impegnare le risorse pubbliche in politiche di regolarizzazione più coerenti ed efficaci. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolge un saluto agli studenti dell'istituto comprensivo statale «Alessandro Manzoni» di Dervio, in provincia di Lecco, presenti in tribuna. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno

SAIA (FLI). E' apprezzabile che il Governo intenda accelerare le procedure di regolarizzazione ed incrementare la stipula di accordi internazionali con i Paesi d'origine dell'immigrazione, che dovrebbero però prevedere procedure più sicure di verifica dell'identità dei migranti. Occorrerebbe prestare maggiore attenzione ai rilievi formulati dai sindacati, secondo i quali non solo la quota individuata dai decreti sui flussi è troppo bassa rispetto alle esigenze reali del mondo economico, ma il sistema del cosiddetto click day avrebbe visto l'invio di molte domande da parte di extracomunitari irregolari già presenti nel territorio nazionale e non avrebbe posto tutti i candidati nelle medesime condizioni di accesso alla procedura. È giunto il momento di promuovere, al pari di altri Paesi europei come Francia e Gran Bretagna, l'elaborazione di un nuovo e più progredito modello di integrazione dal punto di vista sociale e culturale, capace di contribuire ad una maggiore sicurezza sul territorio. (Applausi dal Gruppo FLI).

CARLINO (IdV). Il decreto flussi è una misura propagandistica, che nasconde in realtà una sanatoria: non programma l'ingresso di nuovi lavoratori provenienti dall'estero, richiesti nominativamente da imprese e famiglie ma da queste mai prima sperimentati, bensì regolarizza lavoratori privi del permesso di soggiorno già presenti in Italia. Allo stesso modo, la possibilità riconosciuta all'immigrato in possesso del semplice permesso di soggiorno di assumere all'estero purché il suo reddito sia almeno doppio di quello del dipendente verrà utilizzata dagli immigrati che vivono in Italia per richiedere l'ingresso di parenti e amici in veste di colf o altro. Il Governo, anziché ricorrere a strade ipocrite e contorte per promuovere iniziative nella sostanza condivisibili, meglio farebbe a prevedere la possibilità di convertire il permesso di soggiorno da turistico a lavorativo entro quote predeterminate, magari privilegiando le esigenze delle famiglie con carichi assistenziali o prevedendo l'intervento di un soggetto terzo (istituzioni locali, sindacati, volontariato). Il decreto flussi, inoltre, andrebbe meglio collegato ad un'organica politica dell'integrazione sul territorio, posto che la normativa comunitaria che vieta discriminazioni nell'accesso ai servizi di welfare per i cittadini stranieri è sovente violata, specie nelle Regioni settentrionali, dove amministratori locali alla ricerca di un facile consenso tentano l'introduzione di limiti ed ostacoli assai discutibili. Chiede infine informazioni al Ministro in ordine all'annunciata volontà di intervenire con un decreto-legge sull'attuazione della direttiva europea del 2008 in tema di espulsioni. (Applausi dal Gruppo IdV).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Nel ringraziare il Ministro per i dati forniti e per la puntualità della relazione svolta, sottolinea l'opportunità di svolgere un'approfondita riflessione sul corretto funzionamento dei meccanismi legislativi che regolano l'ingresso e il soggiorno dei lavoratori stranieri sul territorio nazionale. L'elevatissimo numero di domande presentate ed accolte nell'ambito delle procedure di regolarizzazione svoltesi nel corso degli ultimi anni dimostra infatti che il sistema, a regime, non consente un incontro tra domanda ed offerta di lavoratori extracomunitari che sia rispondente alle reali esigenze economiche del Paese, rendendo così necessario il ricorso a posteriori a procedure che hanno, in modo più o meno esplicito, il carattere della sanatoria. Pur essendo apprezzabile il fatto che il ministro Maroni abbia convinto il proprio partito a mutare opinione circa la necessità di un maggiore ingresso di lavoratori stranieri nell'economia nazionale anche in questo periodo di crisi, resta comunque evidente il fallimento delle politiche attuate dal Governo per contrastare l'immigrazione clandestina, il cui obiettivo era meramente propagandistico. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-Io Sud-MRE e PD).

MAZZATORTA (LNP). Nel ringraziare il ministro Maroni per l'esauriente relazione svolta, osserva che la procedura relativa ai flussi di ingresso di lavoratori stranieri che ha avuto luogo nei giorni scorsi si è svolta in modo corretto e nel rispetto delle leggi vigenti; appaiono pertanto del tutto fuori luogo le parole di coloro che hanno definito tale procedura una lotteria o una sanatoria mascherata. Che non si tratti di una sanatoria è peraltro evidente, dal momento che non è possibile regolarizzare uno straniero entrato illegalmente attraverso la sua assunzione da parte di un datore di lavoro. Più in generale, stupisce il fatto che emergano sempre delle critiche molto pesanti quando un Governo di centrodestra adotta delle misure relative all'ingresso di lavoratori stranieri, mentre lo stesso non è accaduto quando è stato un Governo di centrosinistra ad adottare delle procedure di regolarizzazione, che peraltro hanno visto la presentazione di un numero di domande enormemente più elevato. Su una materia come questa sarebbe bene evitare i toni esasperati e i giudizi espressi sulla base di posizioni ideologiche o di parte; la Lega Nord è disponibile ad affrontare un sereno dibattito parlamentare su questo tema e gradirebbe conoscere qual è la posizione al riguardo del maggiore partito di opposizione, i cui esponenti hanno rilasciato spesso dichiarazioni contrastanti in materia di politiche sull'immigrazione. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

LIVI BACCI (PD). Nonostante la politica in tema di immigrazione dei Governi Berlusconi sia stata condizionata dalla Lega, gli ingressi regolari in Italia sono costantemente aumentati: bisognerebbe quindi prendere atto del fatto che si tratta di un fenomeno strutturale e adottare delle politiche adeguate. L'irregolarità è aumentata a causa della complicazione della legislazione sugli ingressi e delle normative sui rinnovi ed è alimentata dall'economia sommersa, sempre in cerca lavoro a buon mercato. La regolarizzazione del 2009 è stata necessaria ma parziale ed ingiusta perché ha discriminato tra lavoratori, avendo interessato solo colf e badanti. Il cosiddetto click day si è tradotto in una sorta di lotteria, nell'inadeguato meccanismo necessario a dar vita alla finzione di una gestione dei flussi che in realtà è stata regolarizzazione di una parte di coloro che sono già nel Paese. Quasi tutti i posti resi disponibili dai decreti flussi, ad esclusione delle quote riservate ai Paesi con cui l'Italia ha stretto accordi, sono riservati alle badanti: bisogna chiedersi se questa è l'unica categoria di cui il Governo intende incentivare l'ingresso nel Paese. Il reato di immigrazione clandestina non è solo una mostruosità etica e giuridica, ma è anche controproducente, perché impedisce il ritorno in Patria volontario, fortemente suggerito dall'Unione europea come soluzione prioritaria di fronte alle situazioni di irregolarità. Infine, la scarsa considerazione del diritto d'asilo operata con i respingimenti dimostra come il Governo consideri il fenomeno migratorio solo dal punto di vista sicuritario, senza una politica in grado di guardare oltre le contingenze. (Applausi dal Gruppo PD).

CASTRO (PdL). Il Popolo della Libertà apprezza l'approccio culturale, progressivo, flessibile e dinamico, che ha caratterizzato il decreto flussi adottato dal Governo. Il numero di ingressi previsti per quest'anno è condizionato anche dall'elevato tasso di disoccupazione ed è evidente che con la ripresa economica si immagina una programmazione di nuovi ingressi. Inoltre, il decreto si concentra su professioni funzionali ad assicurare l'assistenza alle persone e alle famiglie proprio per rispondere a esigenze presenti soprattutto in determinate aree del Paese. È altresì apprezzabile la prudenza del decreto flussi, che privilegia l'ingresso di lavoratori previamente formati nei Paesi di provenienza o di origine italiana, nonché provenienti da Stati con cui l'Italia ha stipulato accordi. È ora necessario focalizzare l'attenzione su politiche orientate all'integrazione e rendere il rapporto di lavoro più flessibile, perché l'immigrazione clandestina si contrasta anche aumentando l'occupazione della popolazione italiana. In conclusione, è assolutamente condivisibile la scelta del Governo, che ha deciso di privilegiare il bene collettivo della sicurezza. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Sulle relazioni Italia-Libia

PERDUCA (PD). Auspica che il Governo renda un'informativa al Parlamento sulle relazioni tra Italia e Libia, anche in vista della manifestazione contro il regime di Gheddafi che è prevista per i prossimi giorni. (Applausi della senatrice Poretti).

Per la calendarizzazione dei disegni di legge di riforma del diritto di famiglia

PORETTI (PD). Il consiglio comunale di Livorno ha approvato l'istituzione del certificato anagrafico di famiglia esteso anche alle unioni di fatto. Alla luce dell'evoluzione della società italiana è dunque opportuno che vengano calendarizzati in Parlamento i disegni di legge di riforma del diritto di famiglia. (Applausi del senatore Perduca).

Sulla morte avvenuta a Roma di quattro bambini Rom

CARLINO (IdV). Esprime solidarietà e cordoglio nei confronti della famiglia Rom per la grave tragedia di Roma. Le istituzioni hanno il dovere di ammettere le proprie responsabilità di fronte ad un evento frutto di degrado ed emarginazione indegni di un Paese civile. Bisogna dunque avviare una politica d'integrazione per evitare il ripetersi di tali tragedie.

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 10 febbraio.

La seduta termina alle ore 18,26.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).

Si dia lettura del processo verbale.

THALER AUSSERHOFER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° febbraio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come già comunicato ai Gruppi, il ministro dell'interno, onorevole Maroni, renderà l'informativa sulla regolarizzazione di lavoratori extracomunitari e sui flussi d'ingresso alle ore 17.

Colgo, intanto, l'occasione per porgere un saluto alla senatrice Castiglione, nuova componente di quest'Assemblea, cui diamo il nostro benvenuto.

Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 17.

(La seduta, sospesa alle ore 16,06, è ripresa alle ore 17,02).

Presidenza del vice presidente NANIA

Sulla morte avvenuta a Roma di quattro bambini rom

MARCENARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCENARO (PD). Signor Presidente, prendo la parola per ricordare oggi, giorno di lutto nella città di Roma, la tragedia che nei giorni scorsi ha visto la morte di quattro bambini rom. Si tratta di una vicenda che penso richieda a tutti noi un'assunzione di responsabilità.

Ho avuto occasione di dire nei giorni scorsi che chi, in una situazione come questa, non sente anche su di sé la responsabilità di quanto è avvenuto, a mio parere, non ha diritto di parola su questa vicenda. È una riflessione che dovrebbe portarci ad allontanare le contrapposizioni faziose e a tentare di costruire, su una questione così difficile e così delicata (così difficile ovunque, non solo in Italia), una base di confronto costruttivo e una capacità d'iniziativa politica positiva.

Qualche ora fa, la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato ha approvato, con voto unanime, il rapporto conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla condizione di rom e sinti in Italia, avviata nell'ottobre 2009. Si è trattato di un lungo lavoro, nel corso del quale abbiamo ascoltato tutti coloro - ci saranno sicuramente dei limiti - che avevano qualcosa da dirci, come rappresentanti delle comunità, esponenti degli enti locali, del Governo, in particolare del Ministero dell'interno, delle associazioni di volontariato, esperti, studiosi. Abbiamo concluso questo lavoro, che non pretende di superare le differenze politiche che esistono fra di noi, ma di offrire una base di conoscenza che permetta un confronto più avanzato.

La mia opinione è che scegliere di conoscere sia già, su tale questione, una scelta politica, perché questo è un campo nel quale l'ignoranza e il pregiudizio si alimentano reciprocamente. Avere il coraggio di guardare, di non girare la testa dall'altra parte quando si vede un bambino mendicante o quando si passa vicino a uno dei campi rom che sono stati luogo della tragedia dei giorni scorsi è una scelta politica, perché si incontrano e si vedono delle situazioni che richiedono a ciascuno di noi, a chiunque in particolare abbia responsabilità, di agire e di fare qualcosa.

Richiamo brevemente alcuni elementi. In primo luogo, i rom in Italia, contrariamente a quanto molti pensano, sono pochi, meno che in qualsiasi altro Paese europeo (e non parlo dei Paesi dell'Europa orientale, ma della Francia, della Spagna, della Germania, del Regno Unito): rappresentano lo 0,2 per cento circa della popolazione italiana, contro percentuali diverse negli altri Paesi. Circa la metà, secondo tutte le stime, è fatta di cittadini italiani come me e voi, non di stranieri. È un popolo di bambini: oltre il 40 per cento non ha più di 14 anni di età. Al tempo stesso, secondo un'indagine fatta su 4.900 abitanti dei campi di Roma dalla Croce rossa italiana, coloro che arrivano a sessant'anni o più sono il 2,8 per cento. Questo ci dice di un'aspettativa e di una speranza di vita che forse è di venti o trent'anni inferiore alla mia e alla vostra; ci dice, cioè, che vicino a noi vivono persone che campano così tanto meno di noi.

Si discute della questione dei campi. Lei sa, ministro Maroni, che i campi esistono praticamente solo in Italia. Naturalmente sono diversi gli uni dagli altri, ma in molti di questi si verificano quelle che si possono definire condizioni inumane e degradanti, condizioni nelle quali manca qualsiasi tipo di servizi: igienici, acqua, luce. Quando vediamo certe situazioni è come se si guardassimo una fotografia, ma per le persone che ci vivono, invece, è un lunghissimo film. Ci sono intere generazioni, nonni, padri e figli, che hanno conosciuto solo quella vita. Penso si tratti di un'emergenza che non riguarda solo Roma, ma tutta l'Italia.

Dare inizio ad un'operazione, graduale finché si vuole, ma che, a partire dalle situazioni più drammatiche, elimini questa realtà ed offra posizioni accettabili ed accettate attraverso il coinvolgimento e la partecipazione è una priorità. Come lei sa, ministro Maroni e colleghi, è impossibile pensare che un bambino possa andare a scuola quando vive in un posto in cui non c'è l'acqua per lavarsi, i servizi igienici, la luce e nessuna condizione di vivibilità.

Affrontare questo problema è quindi una priorità. Vincere e superare questa realtà, che ha fatto parlare di un popolo delle discariche, è una priorità. Ci sono poi tanti altri aspetti che vorrei ricordare. Ad esempio, in questi giorni sono tante le istituzioni e tanti gli enti locali, con maggioranze diverse, che lavorano per costruire esperienze e soluzioni positive: hanno bisogno di una strategia nazionale.

Quando si parla di un piano nazionale, non bisogna immaginare un piano centrale o soluzioni uniche, bensì un piano che sostenga, con una strategia coerente, le iniziative che oggi vedono impegnati enti locali, associazioni e tante forze positive che si muovono in questa direzione, in modo da consentire una piena utilizzazione delle risorse comunque disponibili.

Penso che il rapporto conclusivo di questa indagine conoscitiva della Commissione diritti umani, su cui vi è stato il voto unanime di tutti i Gruppi parlamentari, offra al Senato il terreno per una discussione. Molti oggi hanno chiesto se su questo documento era possibile aprire una discussione oltre i confini della nostra Commissione, coinvolgendo l'intero Senato. Penso che ciò sarebbe positivo, perché permetterebbe a ciascuno di noi di manifestare un segno di responsabilità, come avviene quando, di fronte ad una tragedia, si assiste a un'assunzione comune di responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Fosson).

Informativa del Ministro dell'interno sulla regolarizzazione di lavoratori extracomunitari e sui flussi di ingresso e conseguente discussione (ore 17,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sulla regolarizzazione di lavoratori extracomunitari e sui flussi di ingresso».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni.

MARONI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, nella seduta dell'Assemblea del 1° febbraio scorso è stato chiesto di fornire le informazioni di cui il Governo è in possesso sulla regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari e sulla programmazione dei flussi di ingresso. Per l'importanza e la delicatezza della questione, il Governo ha dato subito la propria disponibilità.

Mi accingo quindi ad illustrare i più recenti sviluppi del fenomeno dell'immigrazione nel nostro Paese alla luce dei due principi cardine della politica del Governo: l'emersione dal lavoro irregolare, che ha riguardato sia i cittadini italiani e comunitari che i cittadini extracomunitari, e la programmazione dei flussi di ingresso nel nostro Paese dei lavoratori extracomunitari, che si propone di corrispondere alle esigenze delle imprese e delle famiglie. Un governo dell'immigrazione equilibrato e rispondente alle esigenze reali deve realizzare un giusto bilanciamento tra il rigore nel contrasto all'immigrazione clandestina e la fissazione di regole di ingresso per l'immigrazione legale, che rappresenta, quando è regolare, una risorsa per il nostro Paese.

Questa è la logica della cosiddetta legge Bossi-Fini, per la quale l'ingresso per motivi di lavoro sul territorio nazionale dei cittadini immigrati deve essere collegato alla disponibilità di un regolare contratto di lavoro.

Alla medesima logica si è fatto riferimento per la procedura di emersione dal lavoro irregolare introdotta e disciplinata dall'articolo 1-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102. Con tale procedura, il Governo ha voluto venire incontro ai bisogni delle famiglie, permettendo l'emersione dei rapporti di lavoro irregolari instaurati tanto con cittadini italiani e comunitari, quanto con cittadini extracomunitari, anche privi del titolo di soggiorno, impiegati presso le famiglie nell'assistenza alle persone affette da patologie o disabilità e nel lavoro domestico.

Alla procedura di emersione non sono stati ammessi i cittadini extracomunitari in precedenza espulsi per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, per motivi di prevenzione del terrorismo, oppure perché appartenenti alle categorie delle persone ritenute pericolose per la sicurezza pubblica o indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. Inoltre, sono stati esclusi i cittadini extracomunitari che risultino segnalati ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato, o che risultino condannati, anche in via non definitiva o con sentenza di patteggiamento, per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, per i quali è obbligatorio o facoltativo l'arresto in flagranza di reato.

I datori di lavoro, nel periodo dal 1° al 30 settembre 2009, hanno avuto la possibilità dì presentare la dichiarazione di sussistenza del rapporto di lavoro allo sportello unico per l'immigrazione presso la prefettura competente. La procedura si è svolta esclusivamente ed interamente mediante l'impiego della tecnologia informatica, con l'acquisizione in via telematica della domanda e del parere della questura.

È stato inoltre assicurato l'invio telematico della comunicazione obbligatoria di assunzione all'INPS entro 24 ore dalla sottoscrizione del contratto di soggiorno. Se la procedura si conclude positivamente con l'accoglimento dell'istanza di emersione da parte dello sportello unico per l'immigrazione, la questura provvede al rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

I dati aggiornati che offrono un bilancio della procedura di emersione dei lavoratori extracomunitari, riferita alla citata norma del 2009, sono i seguenti. Entro i termini fissati dalla legge, sono pervenute al Ministero dell'interno 295.126 domande di emersione. Alla data del 7 febbraio scorso, ne sono state accolte 215.255, mentre si registrano 32.376 provvedimenti di rigetto e 2.671 rinunce, per un totale complessivo di 250.302 pratiche definite.

I permessi di soggiorno finora rilasciati ammontano a 196.454. La procedura è in via di ultimazione e si conta di pervenire, in tempi molto brevi, alla sua conclusione, anche grazie ai 650 lavoratori a tempo determinato impiegati presso gli sportelli unici per l'immigrazione e gli uffici immigrazione delle questure, per i quali il Governo ha prorogato i contratti di lavoro mediante una apposita previsione normativa inserita nel decreto-legge di fine anno sulla proroga dei termini.

Vengo ora all'altro aspetto dell'informativa, che riguarda la programmazione dei flussi.

La normativa prevede che la determinazione delle quote di ingresso degli stranieri da ammettere nel territorio dello Stato - per lavoro subordinato, stagionale o autonomo - sia fissata annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base dei criteri generali individuati nel documento programmatico triennale relativo alla politica dell'immigrazione.

In caso di mancata adozione del documento programmatico e del relativo decreto annuale, è possibile determinare i flussi di ingresso, in via transitoria, con decreto del Presidente del Consiglio, nel limite delle quote stabilite nell'ultimo decreto emanato.

In attesa dell'emanazione del documento programmatico 2009-2011, sono stati quindi determinati in via transitoria i flussi di ingresso, relativamente agli anni 2008, 2009 e 2010.

Per quanto riguarda l'anno 2008, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2008 si è prevista una quota complessiva massima di 150.000 unità per lavoro subordinato non stagionale, da soddisfare utilizzando le domande di nulla osta al lavoro valide ed ammissibili presentate ai sensi del precedente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2007 (relativo al decreto flussi 2007) e risultate in esubero rispetto alla quota complessiva d'ingressi autorizzata.

Sempre nella prospettiva di favorire i bisogni delle famiglie, tale decreto ha previsto la ripartizione della quota complessiva massima in una quota di 105.400 unità riservata al lavoro domestico e di assistenza alla persona, accanto ad una quota di 44.600 unità riservata ai cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto accordi bilaterali con l'Italia.

Le domande transitate sono risultate 451.613. Allo stato attuale ne sono state esaminate 122.118: sono stati rilasciati 60.927 nulla osta, mentre 61.191 domande sono state chiuse a seguito di rinuncia o rigetto. Questo per quanto riguarda l'anno 2008.

Per l'anno 2009, la programmazione transitoria ha riguardato solo il lavoro stagionale, in quanto la Presidenza del Consiglio dei ministri, d'intesa con le altre amministrazioni interessate, ha ritenuto di non autorizzare nuovi ingressi per lavoro subordinato, in considerazione dell'avvio della procedura di emersione cui ho fatto prima riferimento. In particolare, la programmazione è stata indirizzata a soddisfare le esigenze di alcuni settori specifici del mercato del lavoro stagionale e, precisamente, del settore agricolo e turistico-alberghiero.

A tal fine, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 marzo 2009 ha previsto per quell'anno una quota di 80.000 ingressi per lavoro subordinato stagionale relativi, in particolare, a lavoratori di Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Repubblica ex Jugoslava di Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina; a lavoratori dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria, in particolare Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto; a cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2006, 2007 e 2008.

A fronte della quota di 80.000 ingressi, sono state presentate, per il 2009, 106.824 domande, di cui 82.391 risultano già esaminate. Di queste ultime, 37.244 sono state chiuse per rigetto o rinuncia. Sono stati invece rilasciati 48.147 nulla osta.

Per quanto riguarda infine l'anno 2010, con due distinti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono stati definiti in via transitoria i flussi di ingresso dei lavoratori stagionali e non stagionali.

Il primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, del 1° aprile 2010, ha previsto, per l'anno scorso, una quota di 80.000 ingressi per lavoro subordinato stagionale. Anche in tal caso, il provvedimento ha riguardato: i lavoratori dei Paesi che ho prima citato, ossia Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Repubblica ex Jugoslava di Macedonia, Kosovo, Croazia, India, Ghana, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina; i lavoratori dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria; i lavoratori titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale nei tre anni precedenti.

Lo stesso provvedimento ha consentito anche, come anticipazione della quota massima di ingresso di lavoratori extracomunitari non stagionali per l'anno 2010, l'ingresso per motivi di lavoro autonomo di 6.000 cittadini stranieri non comunitari residenti all'estero (4.000 per lavoro autonomo e 2.000 a favore di stranieri che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nel Paese di origine).

A fronte di questo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono state presentate 105.541 domande, delle quali 53.462 sono state finora esaminate. Sono stati rilasciati attualmente 34.153 nulla osta. Le domande chiuse per rigetto o rinuncia sono invece 19.309.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 novembre 2010 sono stati definiti quindi, in via transitoria, i flussi di ingresso dei lavoratori non stagionali nel territorio dello Stato, per l'anno 2010. La quota massima indicata nel decreto è pari a 98.080 unità, in aggiunta alla quota di 6.000 unità che era già stata fissata, in via di anticipazione, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2010.

Detta quota di 98.080 unità è ripartita come segue: 52.080 ingressi sono riservati ai cittadini di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione con l'Italia in materia di immigrazione. I Paesi in questione sono, con quote diverse che variano da 1.000 a 8.000, Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger e Gambia. 1.000 quote, infine, sono riservate ai cittadini di quei Paesi che concludono con l'Italia accordi per la regolamentazione dei flussi di ingresso e delle procedure di riammissione.

Inoltre, 30.000 ingressi, che concorrono al totale di 98.080, sono riservati ai cittadini extracomunitari, provenienti da Paesi diversi da quelli che ho elencato, da impiegare nel settore del lavoro domestico e di assistenza e cura alla persona.

Nel limite della quota massima, è prevista una riserva complessiva di 16.000 unità destinata: alla conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale (permessi di soggiorno per studio, per tirocinio e formazione, per lavoro stagionale, per soggiornanti di lungo periodo); alla conversione in permessi di soggiorno per lavoro autonomo (500 unità); all'ingresso di stranieri che abbiano svolto programmi di formazione nel Paese di origine (4.000 unità) e agli stranieri di origine italiana residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile che chiedono di essere inseriti in un apposito elenco istituito presso le rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nei Paesi indicati.

La ripartizione delle quote a livello territoriale viene effettuata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'interno concernenti le richieste di nulla osta al lavoro ricevute dagli sportelli unici dell'immigrazione sul territorio nazionale. In questo, si intende realizzare un effettivo collegamento tra la ripartizione delle quote ed il fabbisogno di manodopera a livello locale. Per le 16.000 quote riservate alle conversioni dei permessi di soggiorno ed alle altre categorie sopraindicate non si procede alla ripartizione territoriale, restando gestite a livello nazionale dal Ministero del lavoro, in funzione delle richieste che giungeranno agli sportelli unici dell'immigrazione.

Il decreto flussi 2010 ha previsto tre date di inizio (i cosiddetti click day) per l'inoltro, anche in questo caso sempre e solo telematico, delle domande di nulla osta al lavoro: il 31 gennaio, il 2 ed il 3 febbraio (date differenziate in base alla nazionalità dei lavoratori ed alla tipologia della richiesta). Tutta la procedura viene svolta con modalità informatiche, tramite apposito link disponibile sulla home page del Ministero dell'interno. In questo modo si sono evitate le code che si sono verificate negli anni passati in occasione di iniziative come questa. E' stato inoltre previsto un servizio di help desk per fornire assistenza agli utenti e ragguagli sia di natura tecnica che di natura giuridica. Per le associazioni ed i patronati accreditati rimarrà disponibile il numero verde già in uso.

L'adozione della tecnologia informatica ha comportato significativi benefici, in termini di maggiore economicità e speditezza della procedura, eliminando la necessità di acquisizione e di trattamento di documenti cartacei. Il richiedente, inoltre, può visionare on line lo stato di avanzamento delle proprie pratiche.

A seguito dei click day, sono pervenute al sistema informativo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno complessivamente 396.802 domande, di cui 326.425 da parte di cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto accordi con l'Italia, suddivise in 231.987 per lavoro domestico (di cui 28.189 badanti e 203.798 colf) e 94.438 per lavoro subordinato (click day del 31 gennaio); 63.147 domande nell'ambito della quota riferita al lavoro domestico, divise in 55.443 per colf e 7.704 per badanti (click day del 2 febbraio); le restanti 7.230 domande riguardano conversioni di permesso di soggiorno, lavoratori formati all'estero e lavoratori di origine italiana (click day del 3 febbraio).

Voglio precisare che il sistema di acquisizione e gestione delle domande ha efficacemente risposto all'ingentissimo numero di invii telematici affluiti sin dai primi secondi successivi all'avvio delle procedure. Sulla base della distribuzione a livello provinciale delle quote, che risulta già avviata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, gli sportelli unici per l'immigrazione hanno iniziato, a partire da ieri, l'istruttoria delle istanze pervenute, attraverso l'acquisizione, sempre in via informatica, del parere delle direzioni provinciali del lavoro, delle questure e dei centri per l'impiego.

La procedura quindi non ha avuto gli intoppi che pure qualcuno lamentava, temeva o ipotizzava. Questo si è verificato grazie al potenziamento delle strutture del sito del Ministero dell'interno, che ha consentito di gestire in modo efficace l'impatto di tutte le domande. È ora in atto la procedura in modo spedito e, anche grazie alla misura che ha consentito il rinnovo del contratto di lavoro per i 650 lavoratori, pensiamo di poterla concludere in tempi piuttosto rapidi. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente nelle tribune una delegazione di studenti della Scuola media statale «Marco Polo» di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. A loro va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa
del Ministro dell'interno
(ore 17,30)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per averci fornito i dati di ciò che il Governo auspica, da una parte, e di quelle che il Governo ritiene debbano essere le presenze legali nel nostro Paese, dall'altro. Il problema è che chi quotidianamente lavora sul territorio, come ad esempio la Caritas, dà dei numeri completamente diversi, e ci dice che sono almeno 600.000 i cittadini non italiani e non comunitari che sono in Italia con un impiego non regolare e non regolarizzato.

Quindi, sebbene accogliamo favorevolmente il fatto che più o meno 295.000 persone vedranno regolarizzata (magari perché arrivano oggi o domani in Italia) la loro presenza e la loro attività, ricordiamo che vi è oltre mezzo milione di persone che sono qui da noi, che lavorano, ma che non hanno alcun tipo di diritti, e quindi di doveri, e non possono essere quella risorsa che, invece - come ci è stato detto anche dal Ministero dell'interno - è fondamentale per la nostra economia.

Nei giorni scorsi, abbiamo votato in Aula, dopo che era stata lungamente trattenuta in Commissione, la legge comunitaria. Tuttavia, il testo varato non conteneva due direttive fondamentali: una relativa ai rimpatri e l'altra relativa al lavoro non regolare. La prima è stata adottata in Commissione e poi espunta nel corso dell'esame in Aula, grazie ad un emendamento della Lega, mentre la seconda non è stata neanche presa in considerazione in Commissione.

Tutto questo avremmo voluto avere il piacere di ascoltarlo all'interno dell'informativa del Ministro di oggi. Egli avrebbe dovuto spiegarci infatti per quale motivo, ancora una volta, l'Italia ha commesso un'infrazione nei confronti dell'Unione europea. La direttiva sui rimpatri, in particolare, scadeva alla vigilia di Natale dell'anno scorso e, per questo, Radicali italiani ha presentato una denuncia per illegalità nei confronti del Governo italiano, che ritiene di dover mantenere ancora una volta se stesso al di sopra del diritto internazionale.

È stata citata la legge Bossi-Fini, di cui non è stato modificato il famoso articolo 18, grazie al quale è possibile, sia per il lavoratore illegale sia per il datore di lavoro che impiega illegalmente, far emergere la condizione di lavoro non regolarizzato e quindi ottenere il permesso di soggiorno. Invece di insistere nel selezionare alcune tipologie di lavoratori (e poi magari parleremo anche di questo), nella speranza che ne arrivino altrettanti nel nostro Paese, perché non si passa invece alla piena applicazione dell'articolo 18? Ce lo chiedono gli immigrati irregolari, che sono pronti a scendere in piazza con manifestazioni non violente affinché si rispetti la legge della Repubblica italiana...

GRAMAZIO (PdL). La voglio vedere la non violenza!

PERDUCA (PD). La non violenza non l'hai vista perché chiaramente i nostri giornali parlano di ben altro.

GRAMAZIO (PdL). Quello che è successo in Campania insegna!

PERDUCA (PD). Le persone sono state deportate in Egitto, un Paese che - come sappiamo - neanche gli egiziani tollerano più che sia governato in quel modo. Quindi, facciamo i complimenti al nostro Governo, che ha scelto questo comportamento nei confronti di chi manifestava.

Chiediamo quindi che venga presa in considerazione la possibilità di applicare pienamente l'articolo 18, e anche di facilitare tutte quelle misure che avrebbero devoluto ai Comuni il compito di rilasciare il permesso di soggiorno, dato che, grazie ad un'altra iniziativa non violenta, negli anni scorsi, abbiamo potuto denunciare il fatto che nessun permesso di soggiorno viene concesso entro il tempo limite.

Noi chiediamo non di aprire le porte a chiunque, ma che si applichi la legge per far entrare all'interno del mercato del lavoro, e quindi della società e dell'economia italiana, queste persone, nel rispetto degli obblighi derivanti all'Italia dalla ratifica delle convenzioni internazionali.

Il Ministro ha parlato anche di questa nuova figura di coloro che partecipano a corsi di formazione in giro per il mondo. In Ghana, ho avuto la possibilità di incontrare i rappresentanti dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni, i quali hanno riferito che il Governo italiano ha finanziato per oltre mezzo milione un programma che interessa 20 persone, che probabilmente verranno dal Ghana in Italia. Questo mezzo milione si aggiunge al contributo di 2 milioni di dollari erogato direttamente dalle Nazioni Unite. Con 2 milioni e mezzo di dollari, quindi, faremo arrivare 20 persone per il comparto agroalimentare, probabilmente alla fine del prossimo mese di marzo.

Occorre sicuramente rendere quanto più possibile trasparente anche questo tipo di partecipazione ai progetti internazionali. Gli elettori della Lega, che sono gli unici a non essere rappresentati in questo Senato in calce a due disegni di legge che chiedono la regolarizzazione di qualsiasi tipo di presenza e di lavoro in Italia, dovranno iniziare a chiedere conto a chi li rappresenta al Governo, che decide di spendere i loro danari per non fare assolutamente niente e mantenere così uno stato di illegalità, quindi di potenziale criminalità, molto ampio. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in tribuna una delegazione di studenti dell'Istituto comprensivo statale «Alessandro Manzoni» della città di Dervio, in provincia di Lecco. A loro va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa
del Ministro dell'interno
(ore 17,37)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saia. Ne ha facoltà.

SAIA (FLI). Signor Presidente, chiedo al Ministro un momento di attenzione, perché vorrei soprattutto fare qualche domanda in modo che possa rispondermi già in questa sede, se c'è una replica, o fornirmi le risposte personalmente. In primo luogo, mi congratulo per i dati e, soprattutto, per l'impegno del Ministro relativamente al fatto che sia sui tempi per sburocratizzare celermente le domande...

PRESIDENTE. Signor Ministro, il senatore Saia sta interloquendo proprio con lei.

SAIA (FLI). La collega Boldi avrà sicuramente la possibilità di parlare con il Ministro in altri momenti visto che è dello stesso partito: avrà quindi molte altre occasioni, a differenza di noi.

Mi congratulo quindi per il fatto che ci sia la volontà di accorciare i tempi che, invece, nella precedente regolarizzazione del 2007, e poi nella sanatoria del 2009, sono stati molto più lunghi, per dare le risposte a questi lavoratori extracomunitari. Come anche mi congratulo per il fatto che ci sia un impegno ad aumentare gli accordi con i Paesi d'origine.

Su questo vorrei però soffermarmi, perché tra le tante critiche pervenute dai sindacati - dico tutti, anche quelli di ispirazione di centrodestra - ve ne sono alcune che credo sia giusto sottolineare: la prima è che in qualche caso si può immaginare che, velatamente, dietro agli operatori che attraverso il computer hanno fatto queste richieste, ci siano anche molti irregolari presenti nel nostro territorio, che fanno poi le domande per poter appunto accedere a questo tipo di regolarizzazione.

L'altra riguarda la "lotteria" del click day: meccanismo che sicuramente va perfezionato, ma che ha fatto fare un passo in avanti rispetto alle lunghe code che eravamo abituati a vedere negli anni passati nelle nostre città. Al riguardo, molti fattori hanno influito sulla possibilità di accedere e di essere tra i primi a fare la domanda: l'abilità informatica, la lunghezza dei cognomi, i server più potenti, e così via. I sindacati, però, ci dicono che il numero messo a disposizione dal Governo con questo decreto flussi rimane comunque ancora molto basso rispetto alle richieste del mondo economico.

Partendo dal presupposto che questa è una forza lavoro di cui il nostro Paese ha estremo bisogno, il Governo dovrebbe dare un'indicazione relativamente alla congruità del numero ovvero ad eventuali valutazioni per le quali sarebbe stato meglio che fosse più elevato.

Va benissimo che vi siano accordi in materia di immigrazione con i Paesi di origine, ma auspico che siano rafforzati maggiormente i controlli anche sulle identità, che sappiamo che è uno dei grossi problemi esistenti con gli extracomunitari irregolari, e che quindi siano accordi completi e non solo sui flussi lavorativi.

Inoltre, alla stregua dei numeri forniti, che in parte conoscevamo già in quanto erano stati dati alle agenzie, e che sono importanti anche per fare delle statistiche e vedere quali sono i Paesi di maggiore provenienza (abbiamo visto la Cina, lo Sri Lanka, e così via), abbiamo oltre 22.000 lavoratori provenienti dall'Egitto. Questo mi porta a fare anche un'altra riflessione, che sarebbe utile come invito a questo Governo. Abbiamo avuto il Ministro degli affari esteri che, nei giorni in cui in Egitto vi erano grandi disordini e grande clamore, è venuto in Aula a parlarci d'altro, di un altro Paese extracomunitario che c'interessava forse molto meno. Credo che questa debba essere anche l'occasione, Ministro, per affrontare il tema dell'integrazione degli extracomunitari dal punto di vista non solo lavorativo, ma anche culturale, e per fare, come Parlamento e come Governo, una riflessione per vedere se vi siano modifiche da apportare o accorgimenti da studiare in ordine alla Bossi-Fini, anche a fronte dell'esperienze del click day e della regolamentazione dei flussi.

Altri Paesi se le stanno ponendo, queste domande: lo abbiamo letto in questi giorni. Mi riferisco sia al dibattito in Francia sul multiculturalismo sia alle dichiarazioni di Cameron in Gran Bretagna sulla Cool Britannia, come la chiamava Blair. Sono momenti di riflessione rispetto a modelli di multiculturalismo o di melting pot come quello americano, che sono in crisi. Quindi, se ci vogliamo avvalere degli errori o comunque delle esperienze altrui, credo che queste siano ottime occasioni per poter immaginare una riflessione. Abbiamo inoltre anche un'area del Mediterraneo tormentato: dobbiamo provare ad immaginare che cosa ci si possa aspettare di fronte alla crisi, potente sul piano economico, che inevitabilmente andrà a riversarsi anche sui nostri territori, e chiederci se questi non siano tutti argomenti sui quali sia opportuno confrontarci e da approfondire con più calma.

Colgo l'occasione, onorevole Ministro, per sottolineare che questi modelli possono portare anche più sicurezza sul territorio, senza nulla togliere alla parte repressiva e - se vogliamo - anche preventiva in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Le ricordo, tra l'altro, che ci sono molte Regioni - in particolare nel Nord: in particolare il Veneto - che aspettano ancora addirittura l'indicazione (non dico la creazione, ma l'indicazione) circa la collocazione dei centri di espulsione.

In conclusione, se occorre dare risposte non solo sul piano culturale e dell'integrazione, e magari anche della cittadinanza, ma anche sul piano del controllo del territorio, e penso che le risposte migliori le possa dare solo il suo Ministero e che da esso quindi possano partire delle riflessioni a tutto tondo su questi temi. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, per iniziare credo sia anzitutto necessario sgombrare il campo da un'ipocrisia di fondo.

L'idea, contenuta nell'attuale legislazione, che una famiglia, o anche un'impresa, decida di far arrivare dall'estero una persona sconosciuta per affidarle persone care o macchinari costosi è semplicemente ridicola. E' ovvio che quei medesimi soggetti, invece, sono disposti ad attivarsi per mettere in regola una persona di cui hanno verificato l'affidabilità nel corso di un periodo prolungato di lavoro non dichiarato.

Insomma, come già dimostrato nel 2007, il cosiddetto decreto flussi è in realtà null'altro che una sanatoria mascherata: non serve infatti a programmare l'ingresso di nuovi lavoratori richiesti nominativamente da imprese e famiglie, ma soltanto a regolarizzare lavoratori già soggiornanti in Italia e privi di un permesso di soggiorno che li autorizzi al lavoro.

Ulteriore conseguenza di questa assurdità è che il lavoratore, se la domanda va a buon fine, è obbligato a tornare in patria di nascosto e a rifare i documenti, per poter poi rientrare in Italia ufficialmente con un permesso di lavoro.

Se tutto questo consente di salvare l'immagine propagandistica della fermezza contro i clandestini, comporta costi, ansie e disagi per tutti, compreso un apparato burocratico già affaticato, sovraccarico di pratiche inutili e, soprattutto, disegna un'ingiusta linea di confine, determinata dal caso, oltre che dalla benevolenza dei datori di lavoro, tra chi riesce a vincere alla lotteria del decreto flussi e chi rimane nella trappola del lavoro sommerso, con il rischio dell'espulsione e persino del carcere.

A tutto ciò, questa volta si aggiunge la reintroduzione surrettizia del cosiddetto ingresso sotto sponsor, già previsto dalla legge Turco-Napolitano e abrogato, sempre in nome della fermezza, con l'approvazione della Bossi-Fini. Si prevede infatti che possa fare domanda per un'assunzione dall'estero anche un immigrato in possesso del semplice permesso di soggiorno, purché il suo reddito sia almeno doppio di quello del dipendente. Come è ovvio (e come già notato dagli osservatori più attenti), questo imprevisto slancio di generosità serve a molti immigrati per richiedere l'ingresso di parenti e amici in veste di colf o, in altri casi, come dipendenti delle loro imprese (che sono ormai oltre 200.000 in Italia).

Siamo chiari: l'ingresso con sponsor era una previsione assolutamente sensata, perché è ovvio che è meglio far entrare chi ha parenti e amici in grado di accoglierlo e aiutarlo, piuttosto che degli immigrati isolati e senza appoggi. Tuttavia, sempre per meri motivi di propaganda, si ricorre a strade contorte e ipocrite per cercare di fare cose ragionevoli, perché anche il Governo della linea dura si è probabilmente reso conto di aver messo in piedi un sistema assurdo.

Non sarebbe meglio, signor Ministro una politica più trasparente? Non sarebbe meglio prevedere, magari, la possibilità di convertire il permesso di soggiorno da turistico a lavorativo, entro quote predeterminate e privilegiando le esigenze delle famiglie con carichi assistenziali, e reintrodurre lo sponsor, magari prevedendo l'intervento di un soggetto terzo (istituzione locale, sindacato, volontariato) che assicuri formazione linguistica e accompagnamento dei nuovi ingressi?

Ancora una volta, inoltre, il decreto flussi non è collegato ad un'organica politica dell'accoglienza e di integrazione sul territorio, contribuendo così a riaprire l'annosa polemica sull'accesso degli immigrati ai servizi di welfare, soprattutto nelle Regioni settentrionali, dove certi amministratori, sempre a caccia di facile consenso, hanno cercato di porre in essere tutta una serie di provvedimenti volti ad ostacolare l'accesso ai servizi ed a varie forme di sostegno sociale. Abbiamo potuto leggere giorni fa della vicenda assurda della scuola dell'infanzia di Fossalta di Piave, nella quale ancora una volta i cittadini si sono dimostrati più pragmatici e di buon senso rispetto a certi amministratori. Anche in questo campo si fa finta di ignorare che al di sopra della normativa nazionale esiste una normativa europea che vieta le discriminazioni nell'accesso ai servizi di welfare per i cittadini stranieri comunitari e per i titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo.

Sempre a proposito di normativa europea, qualche giorno fa, a margine di un incontro internazionale, lei ha dichiarato che porterà entro questo mese in Consiglio dei ministri un decreto-legge per far fronte agli effetti negativi dell'entrata in vigore della direttiva europea n. 115 del 2008, perché alcune procure la stanno interpretando come un «liberi tutti».

Ora, l'attuale normativa italiana sulle espulsioni prevede che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento dal territorio nazionale è sanzionata con la reclusione da uno a quattro anni. La procedura descritta dalla citata direttiva europea prevede invece che la volontaria inottemperanza all'ordine di allontanamento può determinare per lo straniero non un procedimento penale ma, al massimo, la sua sottoposizione ad una sanzione amministrativa, da scontare presso un CIE per un periodo non superiore a diciotto mesi.

Signor Ministro, a parte il fatto che è ovvio che il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale, quella direttiva è stata emanata nel dicembre 2008 e il Governo Berlusconi ha avuto a disposizione ben due anni per procedere al suo recepimento nell'ordinamento nazionale. Oggi lei ci viene a dire che ritiene che sussistano i presupposti di necessità ed urgenza per l'emanazione di un decreto-legge in materia, non al fine di recepire la direttiva ma per impedire alla magistratura di applicare la normativa comunitaria, cioè, tanto per cambiare, per impedire alla magistratura di fare il suo dovere. Ma questo, per il Governo di cui fa parte, non è certo, signor Ministro, una novità. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor Ministro, anche noi la ringraziamo per i dati che ci ha fornito e per la sua puntuale relazione sulla vicenda della procedura di emersione del lavoro irregolare (quella che, come lei ricordava, nasce dalla legge n. 102 del 2009) e sui criteri relativi alle modalità attraverso cui il Governo ha definito le quote e i decreti flussi.

Non intendo fare degli appunti o delle considerazioni specifiche che riguardino i click day e l'efficienza di questo sistema o i numeri relativi alla determinazione delle quote di ingresso o altri aspetti; penso però che, proprio in ragione dei dati che lei ci ha fornito, sia arrivato il momento di fare una riflessione sul funzionamento della disciplina che riguarda l'immigrazione nel suo complesso, cioè sia con riferimento alla legge Turco-Napolitano che con riferimento alle modifiche introdotte agli inizi della XIV legislatura.

Se infatti guardiamo ai dati relativi alle regolarizzazioni, a quelle che impropriamente sono state definite sanatorie, notiamo che nel 2002 (l'anno in cui fu approvata la legge cosiddetta Bossi-Fini) furono attuate le prime azioni volte all'emersione di lavoro extracomunitario irregolare, da cui risultò che i lavoratori irregolari ammontavano a circa 650.000 unità, anche se si trattava di soggetti che avevano titolo perché svolgevano un rapporto di lavoro. Quindi, vi era un presupposto che non legittimava una sanatoria indiscriminata, ma che consentiva l'emersione di lavoro nero extracomunitario e che certificava che il meccanismo di incontro fra la domanda e l'offerta di lavoro extracomunitario e il sistema di controlli, allora contenuti nella legge Turco-Napolitano soltanto, non avevano funzionato.

Se, infatti, in quel periodo il Ministero dell'interno, l'amministrazione dello Stato, ha censito 650.000 lavoratori irregolari che avevano titolo perché svolgevano comunque un rapporto di lavoro e quindi erano comunque integrati in un circuito virtuoso di legalità, significava che quel sistema di regolamentazione dell'immigrazione non funzionava.

Se guardiamo i dati del 2007, cui lei stesso, onorevole Ministro, ha accennato e che riguardano il maxidecreto flussi messo a punto all'epoca dal Governo Prodi, ci rendiamo conto che quel decreto flussi fu utilizzato come sanatoria mascherata, tanto è vero che attraverso quel decreto flussi sono state impropriamente regolarizzate circa 350.000 unità di lavoratori extracomunitari, cioè di soggetti che attraverso una procedura predeterminata per l'ingresso legale hanno trovato una loro sistemazione pur non essendo, se dobbiamo essere chiari fino in fondo, fisicamente fuori dal territorio nazionale e, quindi, soggetti alla disciplina che ne prevede l'ingresso attraverso la procedura prevista dalla legge Bossi-Fini.

Oggi, noi leggiamo che dai dati che riguardano la procedura di emersione del lavoro irregolare extracomunitario - parziali, perché, sbagliando, voi avete consentito solo ad alcune categorie di lavoratori extracomunitari irregolari di accedere alla procedura di emersione - risulta che sono state presentate quasi 300.000 domande di emersione, e che ne sono state accolte circa 215.000. Tutto questo sta a significare che nel giro di due anni il sistema ha prodotto una sacca di irregolarità forte, se la consideriamo con riferimento ai rapporti di lavoro, cioè persone extracomunitarie irregolari che si trovano in Italia non per delinquere, non per non fare nulla, ma che hanno ed avevano un rapporto di lavoro in nero, che volevano integrarsi, ai quali la legge non consentiva e non consente di mettersi nelle condizioni di lavorare in regola e, quindi, di fare il loro mestiere in serenità all'interno della comunità nazionale.

Questi dati sono confermati anche dalla programmazione dei flussi, dai dati relativi ai decreti flussi e alle domande presentate nel 2009 e nel 2010. Lei molto opportunamente ha fatto fare una correzione di rotta al suo partito in ordine alla proposta di bloccare gli ingressi, quasi che l'offerta e la domanda di lavoro extracomunitario fossero, in qualche modo, cristallizzate o sterilizzate dalla crisi economica. I dati che lei ci ha fornito dicono infatti l'esatto opposto, e noi prendiamo atto che su questo tema la Lega ha cambiato opinione.

Resta però il punto centrale della vicenda, che è il meccanismo d'ingresso dei cittadini extracomunitari, che giustamente premia coloro i quali provengono da Paesi che hanno accordi di cooperazione con il nostro Paese. Esso però non funziona e produce irregolarità, e non soltanto quella quota fisiologica di irregolarità che poi alimenta la popolazione carceraria. Su questo tema, signor Ministro, credo che il ministro Alfano dovrebbe venire a fornirci alcuni dati sulla popolazione carceraria extracomunitaria, con particolare riferimento alle norme che voi avete introdotto per prevedere l'espulsione immediata dei detenuti extracomunitari che debbano scontare una pena superiore ai due anni, se non ricordo male.

Vorremo capire se queste norme funzionano e come, perché non mi pare che i dati fornitici nella relazione del ministro Alfano sull'andamento della giustizia siano confortanti. Ci sembrano confermare, infatti, il fallimento di alcune politiche di contrasto all'immigrazione clandestina, fatte solo per spot da questa maggioranza e da questo Governo.

Credo, conclusivamente, che sarebbe il caso di interrogarci se il meccanismo della cosiddetta legge Bossi‑Fini sulla determinazione dell'incontro della domanda e dell'offerta di lavoro extracomunitario, cioè del mercato del lavoro extracomunitario, sia efficiente. I dati che riguardano diversi Governi - di destra, di sinistra, di centrodestra, di centrosinistra - vanno tutti in quella direzione: i dati riguardanti l'emersione di lavoro irregolare che hanno esattamente la stessa dimensione numerica per ogni anno che noi censiamo.

Chiediamo, quindi, se non sia il caso di intervenire per modificare quelle parti della cosiddetta legge Bossi-Fini che non hanno prodotto alcun effetto positivo e che costringono lei a fare decreti flussi che sono delle sanatorie mascherate, e a dover intervenire, giustamente, con procedure di emersione di lavoro irregolare che riguardano parecchi lavoratori immigrati. Ciò non aiuta a capire, infatti, quale sia realmente l'esigenza del mercato del lavoro, quale sia realmente la domanda delle piccole, medie e grandi imprese, sia in termini quantitativi che qualitativi. In buona sostanza c'è bisogno di un nuovo meccanismo selettivo. Di questo credo che dovremmo parlare con serenità, senza che vi impicchiate, sempre e comunque, ideologicamente, a bandiere che ormai sono un po' logore. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, desidero innanzitutto ringraziare il Ministro per l'esauriente relazione che ha svolto in ordine sia all'azione dell'Esecutivo sul governo dei flussi migratori sia in ordine alla fase d'avvio delle domande di nulla osta al lavoro per i lavoratori extracomunitari non stagionali conclusasi pochi giorni fa.

Da parte nostra, abbiamo rilevato in questa Aula dei toni pacati, diversamente da quanto letto in questi giorni. Questo decreto flussi è stato definito in vari modi: «disperata lotteria », «roulette russa», «ipocrita lotteria», «sanatoria mascherata». Abbiamo sentito toni assolutamente esagerati e fuori luogo da parte di alcuni sindacati - mi riferisco alla CGIL - che hanno visto in questa procedura, appunto, una sorta di ipocrita lotteria. La realtà è che questa procedura, codificata dalla legge sull'immigrazione (la legge Turco-Napolitano del 1998 già prevedeva questo meccanismo), come ha ricordato il Ministro, si è già svolta nel 2007 in maniera assolutamente analoga. Allora arrivarono 750.000 domande, a differenza di quanto è avvenuto nel quadro della procedura attuale, che ha visto affluire circa 396.000 domande.

Quel sistema ha funzionato allora e ha funzionato perfettamente in questa occasione. Francamente, non abbiamo visto riportare, nelle rassegne dei giornali di allora, dichiarazioni analoghe a quelle di oggi, e definire la procedura «ipocrita lotteria» o «roulette russa». Questo fa capire che spesso sul fenomeno immigrazione c'è strumentalizzazione da parte di alcuni partiti di centrosinistra. (Commenti del senatore Perduca). Quando il Ministro dell'interno si chiama Giuliano Amato, questi ultimi dicono (se vuole le leggo anche il comunicato stampa del 2007): «Il sistema messo a punto dal ministro dell'interno Amato per il decreto flussi sta funzionando perfettamente». Se allora funzionava perfettamente, credo che abbia funzionato perfettamente anche oggi.

Non abbiamo sentito i toni esasperati che qualche direttore della Caritas ha voluto rivolgerci in questi giorni. Abbiamo letto le dichiarazioni di don Pistolato, direttore della Caritas di Venezia, che ha detto che il decreto flussi 2010 apre un conflitto etnico e umano insieme. In seguito, il capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori Donadi ha dichiarato che mettere la propria firma sotto quel decreto flussi è in questo momento inopportuno e sbagliato.

Anche in questo caso si esasperano i toni in modo che, francamente, ci pare assurdo. È una procedura che serve proprio a consentire ai datori di lavoro, alle imprese e alle famiglie di richiedere nominativamente l'ingresso di nuovi lavoratori stranieri. Dunque, siamo lontani da procedure di sanatoria: non sono domande di emersione del lavoro nero. Il decreto flussi serve per l'ingresso di nuovi lavoratori stranieri, richiesti - ripeto - nominativamente, e non è possibile sanare la posizione di uno straniero che sia entrato illegalmente nel nostro territorio attraverso la sua diretta assunzione ad opera di un datore di lavoro.

È stato poi detto dal collega D'Alia che occorre riflettere sul meccanismo di determinazione dei flussi. Su questo punto, francamente, siamo pronti a confrontarci, anche perché ancora oggi non comprendiamo - collega Livi Bacci, dopo ascolteremo le sue parole - quale sia la posizione del partito principale dell'opposizione. Abbiamo da un lato ascoltato la posizione dell'Italia dei Valori, che parla di un recupero del disegno di legge Amato-Ferrero, quindi della procedura dello sponsor e addirittura del permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro, e dall'altra parte abbiamo visto il documento del Partito Democratico approvato a Busto Arsizio nel novembre 2010 nel quale si parla di una politica migratoria selettiva e di una ammissibilità degli immigrati nel nostro territorio legata - leggo dal documento - a una valutazione delle caratteristiche degli immigrati, perché venire e, ancora più, restare in Italia è una opportunità e non un diritto.

Noi siamo attenti alla posizione del principale partito di opposizione e cerchiamo di capire se prevarrà una posizione massimalista, che consente gli ingressi senza nessuna regola e un minimo di rigore, oppure se prevarrà invece un ragionamento di meccanismo selettivo che possa anche superare quello del click day, che si basa su un ordine cronologico di arrivo delle richieste. Su questo punto avevamo proposto il permesso di soggiorno a punti, cercando di sviluppare quel sistema a punti che in altri Paesi (in Canada, in Australia, in Nuova Zelanda, ma anche in Danimarca e in Repubblica Ceca ultimamente) sta funzionando bene. Quindi, siamo pronti anche a un dibattito parlamentare su questo tema.

Termino il mio intervento, signor Ministro, ribadendo innanzitutto il nostro appoggio alla sua azione di governo e stigmatizzando quello che è avvenuto nella città di Brescia pochi giorni fa, dove un gruppo di immigrati, al grido "diritti per tutti", voleva invadere la prefettura e ha scatenato dei violenti tumulti, cercando di forzare anche il cordone che era stato creato dalle forze di polizia attorno alla prefettura. Questi immigrati si rifacevano alla famosa direttiva rimpatri, ma anche su questo tema ci vorrebbe un po' di coerenza.

Quest'ultima - mi ricordo - venne definita una direttiva della vergogna dalla sinistra, perché introduceva il termine di 18 mesi per il trattenimento nei CIE. Mi ricordo l'appello dei soliti Moni Ovadia e di tutti quegli intellettuali di sinistra che dicevano che quella direttiva era una vergogna, e nel Parlamento europeo molti deputati europei, anche radicali, votarono contro questa direttiva. Adesso quest'ultima è diventata la direttiva assolutamente principe da portare ad esempio di come la legislazione comunitaria debba prevalere sulla legislazione italiana.

Purtroppo non accadrà questo, e noi sosterremo qualsiasi iniziativa del Governo su questo tema. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Livi Bacci. Ne ha facoltà.

LIVI BACCI (PD). Signor Ministro, ho pochissimo tempo a disposizione, quindi sintetizzerò i nostri rilievi alla sua esposizione e alla politica del Governo in dieci punti.

Il primo punto, a mo' di premessa. Nel decennio trascorso - governato per 8 anni su 10 da Governi targati Berlusconi, ma con la Lega al volante in tema di immigrazione - lo stock di stranieri in regola con la legge è cresciuto al ritmo di un quarto di milione all'anno. Sarebbe l'ora che il Governo dicesse apertamente: ebbene sì, l'immigrazione è un fenomeno strutturale, non una contingenza congiunturale, e continuerà, numerosa, negli anni a venire. Dobbiamo fare i conti con politiche che prendano atto di questa realtà. Quelle esistenti vanno radicalmente riformate.

Secondo. L'irregolarità, nel nostro Paese, è alimentata da una legislazione degli ingressi impervia - che va riformata - che incentiva l'ingresso regolare con visti turistici di persone che poi ricercano irregolarmente lavoro. È alimentata anche da normative e gestione dei rinnovi che generano - per la loro inefficienza - ulteriore irregolarità. È nutrita da una vasta economia sommersa che richiede lavoro a buon mercato, e quindi al nero, e quindi fornito da immigrati irregolari.

Terzo. La regolarizzazione di 295.000 colf e badanti, di fine 2009, era dovuta, ma è stata parziale e ingiusta. Si è regolarizzata la moldava badante dei bambini, ma non il muratore albanese che ripara la casa dove i bambini vivono o il mungitore indiano che permette, a quei bambini, di bere il latte del mattino. Forse che l'utilità sociale di questi ultimi è diversa, minore o inesistente?

Quarto. Il Governo non ha - e non vuole avere - una politica migratoria. Una prova è di questi giorni: il disegno di legge n. 2494, recante «nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica», in esame presso le Commissioni di merito del Senato, abolisce le disposizioni che impongono al Governo di presentare al Parlamento un documento programmatico triennale (cito dal decreto legislativo n. 286 del 1998) «relativo alla politica dell'immigrazione» che «indica le azioni e gli interventi che lo Stato Italiano (...) si propone di svolgere in materia di immigrazione» nonché «le misure di carattere economico e sociale nei confronti degli stranieri soggiornanti». Troppa fatica, signor Ministro? Troppo impegnativo un documento programmatico, e per giunta triennale? Meglio il giorno dopo giorno?

Quinto. Il click day, che chiamerei il giorno del pulsante, è sicuramente il modo più semplice per far rientrare nella quota fissata una massa di postulanti multipla di tale quota. Ma è una lotteria (il senatore Mazzatorta l'ha detto), che affida gli ingressi al caso. È come se il Governo (qualsiasi Governo) dicesse: scusate, non so ragionare e quindi non so scegliere. E perciò vado a caso. La nostra politica, signor Ministro, continuerà ad essere paragonabile al gioco del lotto?

Sesto. Nel giorno del pulsante è andata in scena una clamorosa finzione. Esso è servito - per lo più - a regolarizzare chi è già nel Paese; è la rata 2011 di una sanatoria continua. È vero che si sono saltate due rate (nessun decreto flussi per il 2009 e per il 2010), ma il risultato era stato raggiunto con la sanatoria sostitutiva ed una tantum per colf e badanti di fine 2009. La nostra politica migratoria, signor Ministro, continuerà ad essere una sanatoria a rate?

Settimo. I decreti flussi disegnano un paradosso. Quasi tutti i posti disponibili non assorbiti dalle quote destinate a Paesi con i quali esistono accordi, sono riservati alle badanti. Così fu anche nel 2008. È questa l'unica categoria di migranti che intendiamo incentivare? Può lo sviluppo dell'Italia basarsi sull'apporto continuo di un esercito crescente di colf e badanti?

Ottavo. Signor Ministro, perché nell'attribuzione delle quote, si riservano 4.000 posti ai tunisini, tanti quanti quelli che si riservano ai marocchini, che hanno un numero quadruplo di residenti in Italia? Perché se ne riservano 8.000 agli egiziani, che hanno una comunità in Italia assai meno numerosa di quella dei filippini, cui si riservano 5.000 posti? In altre parole, non andrebbe rivista la logica della riserva geografica, rimasta quasi invariata nel decennio?

Nono. Il reato d'immigrazione clandestina - di cui si può macchiare un povero lavoratore regolare licenziato che tarda a trovare un altro lavoro - è una mostruosità etica, e forse anche giuridica. Ma è anche un clamoroso autogol, perché impedisce il ritorno in patria «volontario», che l'Unione europea saggiamente suggerisce come via prioritaria di fronte alle situazioni di irregolarità. Non crede, signor Ministro, che la normativa sia clamorosamente autolesionistica?

Decimo e ultimo punto. Non ci piacciono molte altre cose della politica migratoria del Governo, a cominciare dalla scarsa considerazione del diritto d'asilo operata con i respingimenti nel Mar Mediterraneo. Ma soprattutto, non ci piace, e ci preoccupa seriamente, la mancanza di una visione generale del fenomeno migratorio che vada oltre l'aspetto securitario e la gestione del giorno dopo giorno.

Infine, una considerazione ancora. Io spero che il ministro Maroni vorrà dire due parole, al termine di questo dibattito, anche sulla questione, tragica, dei rom morti nel rogo di Roma. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castro. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, il Popolo della Libertà esprime schiettamente e sinceramente il suo apprezzamento per l'approccio culturale che ha generato questo decreto flussi: un approccio progressivo, adattativo, flessibile, dinamico, modulato, che ricorda complessivamente lo stesso approccio culturale che ha caratterizzato la reazione del Governo all'irrompere alluvionale della grande crisi. E tale approccio, come l'altro, ha dimostrato di saper conseguire successi perspicui. Verrebbe voglia di definirlo un approccio girondino, soprattutto perché segna e marca la differenza con i tanti giacobinismi che invece ogni volta si appalesano: il giacobinismo di chi troppe volte ha invocato frontiere spalancate, irruzioni illimitate di immigrati, e che magari oggi, invece, con un capovolto ma non per questo meno insidioso ideologismo giacobino, pretende rattrappimento, chiusura, serrature. Non è un caso che nel nostro Veneto proprio il segretario provinciale della CGIL di Treviso ed il responsabile veneziano della Caritas, che già militavano nel partito dell'illimitatezza, oggi invece militino, con un'inaspettata energia, nel partito della chiusura.

Ragioniamo invece con pacatezza e con serenità. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è ancora saldamente attestato all'8,6 per cento, il che non vuol dire soltanto, in comparazione esterna, 1,5 punti meglio della media europea, ma significa anche un 8,6 per cento frutto di un Paese divaricato, di un Paese spaccato, dove nelle principali Province industriali del Centro e del Nord il tasso di disoccupazione si colloca al 5 per cento (quel tasso cioè che gli studiosi hanno sino a poco tempo fa costantemente considerato fisiologico in una democrazia industriale matura). È pertanto evidente che, in presenza di una ripresa certo lenta, selettiva e discontinua, ma che comunque si appalesa sempre più nitidamente, non possiamo immaginare che non vi sia una programmazione di flussi di lavoratori immigrati nel nostro Paese.

Molto adeguatamente, il decreto concentra la sua attenzione alle professionalità funzionali, ai servizi di assistenza alle persone e alle famiglie. È altrettanto evidente che un'altra delle divisioni che attraversano il Paese è quella tra un sistema sociosanitario integrato largamente diffuso nel Nord del Paese, che funziona e consente il presidio domiciliare, e quell'altro pezzo di sanità, tutto malamente conchiuso intorno ad un'ospedalità tanto più arrogante quanto più inefficace. Ciò genera evidentemente ancora il bisogno di professionalità orientate al sostegno delle persone e delle famiglie, come il decreto prevede. Sotto questo profilo, non può non essere apprezzata la prudenza con la quale il decreto flussi si è mosso.

Nel momento in cui tale provvedimento privilegia i lavoratori provenienti da Paesi che abbiano rapporti di cooperazione con l'Italia; nel momento in cui privilegia lavoratori che siano stati previamente formati nel Paese di origine; nel momento in cui privilegia lavoratori la cui origine sia italiana; nel momento in cui privilegia professionalità riferite non tanto al mondo industriale quanto al mondo dei servizi, possiamo dunque parlare di pragmatismo, di un approccio girondino.

Il focus si sposta pertanto su un tema cruciale, quello delle politiche per l'integrazione. L'unico modo per non fare integrazione, ma invece sdrucciolare, signor Ministro, in un ideologismo davvero insidioso è proprio quello di invocare l'eretismo della cittadinanza anticipata, anziché serie, compiute, articolate ed impegnate politiche di integrazione.

E per tornare, signor Ministro, a una vecchia battuta che tanti anni fa facemmo insieme, la guerra all'immigrazione clandestina in Italia si vince, più e prima che con la Bossi-Fini, con la Biagi, nel senso che è evidente che dobbiamo inibire l'ingresso di manodopera extracomunitaria facendo salire il tasso di occupazione dei nostri cittadini e guardando, soprattutto, a quelle condizioni, giovanile e femminile, che sono ancora disallineate rispetto alle migliori esperienze europee. Ecco, quindi, che in questa direzione bisogna completare il percorso di flessibilizzazione delle opportunità di lavoro per evitare che si abbiano commistioni e contaminazioni improprie.

Infine, mi sia consentita un'ultima osservazione, signor Presidente, perché se da un lato c'era quell'ideologismo, quella tentazione giacobina del rattrappimento, dall'altra parte c'è anche quella del lassismo, quella di una sorta di egoismo datoriale che troppe volte indulge nel: «A noi servono, facciamoli arrivare». Credo che anche i puntuali rilievi del Ministro abbiano confermato come un'operazione trascurata in questa direzione potrebbe celare i pericoli di polluzione criminale particolarmente pericolosi.

In conclusione, da un lato, no al rattrappimento, dall'altro, no al lassismo. E credo che, se sono in gioco il bene collettivo della sicurezza e il bene individuale all'agio organizzativo, sia giusto che il Governo abbia preferito il primo.

Se mi è consentita una battuta un po' corriva, meglio una badante in meno che un delinquente in più. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro dell'interno, onorevole Maroni, che ringrazio per la disponibilità e la puntualità del suo intervento.

Sulle relazioni Italia-Libia

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, sarebbe stato bello poter fare una replica nell'ambito della discussione appena conclusa. Vorrei però ora parlare del Trattato di amicizia Italia-Libia, che tra un mese vedrà un ulteriore passaggio senza che il Governo abbia deciso di riferire sul suo stato dell'arte. Il Trattato è importante, perché il 17 febbraio, a Tripoli, è stata indetta una manifestazione chiamata «Il giorno della collera».

Ebbene, visto che il ministro Frattini si è affrettato, all'indomani della prima manifestazione di piazza a Tunisi, a invocare il «modello Gheddafi» come il miglior modo possibile di gestire un Paese perché esso sia stabile e possa quindi candidarsi a dialogare nel migliore dei modi possibili con la parte settentrionale del Mediterraneo, non vorrei venissero utilizzate alcune delle dotazioni che sono state date alle Forze armate e alla polizia libiche per non far arrivare in Italia gli immigrati (costretti in campi di filtraggio o in veri e propri campi di tortura) anche in piazza il 17 febbraio contro chi manifesta contro il colonnello Gheddafi.

Ora, dal momento che siamo bloccati perché non si sa se vi sarà qualche spicciolo in più per accontentare chi sta seguendo da vicino il decreto cosiddetto milleproroghe, spererei che il Governo trovasse una mezz'ora per prendere in considerazione la richiesta, più volte portata avanti, anche con documenti formali - (ricordo, tra tutti, alcuni ordini del giorno a prima firma del senatore Marcenaro), di venire a comunicare in Aula a che punto sono le collaborazioni, e in quali campi, tra l'Italia e la Libia, visto che il motivo per cui abbiamo firmato un accordo con una dittatura era che volevamo togliere dalla nostra coscienza i pesi del regime fascista e del Regno d'Italia che avevano colonizzato quella parte del mondo. Si parla di amicizia fra i popoli. Ecco, pare che il popolo libico fra dieci giorni scenderà in piazza contro il colonnello. Vedremo se l'amicizia sarà nei confronti di chi silenzia il popolo o invece del popolo vero. (Applausi della senatrice Poretti).

Per la calendarizzazione dei disegni di legge di riforma del diritto di famiglia

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, mi è giunta notizia che il Consiglio comunale di Livorno ha approvato l'introduzione del certificato anagrafico di famiglia, vale a dire un certificato che possono richiedere persone che decidono di vivere insieme: poco importa se queste coppie siano etero o omosessuali. Fatto sta che questo certificato non ha un valore solo simbolico, perché può consentire di accedere, attraverso la sua esibizione, ad esempio, alle graduatorie per le abitazioni e ad altri servizi previsti dalla legge.

Subito sono state rese dichiarazioni sia a favore che contro; ricordo quella del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanardi, il quale ha subito affermato che in tal modo sono state umiliate le famiglie (quelle che sono sposate "per bene" e il cui matrimonio magari è stato anche celebrato in chiesa).

Credo che dal Consiglio comunale di Livorno sia arrivata invece una lezione al Parlamento, secondo cui siamo bloccati e il nostro Paese è davvero il fanalino di coda, a livello europeo, per quelle leggi che in qualche modo cercano di adeguare il diritto di famiglia alla società italiana. Siamo fanalino di coda rispetto all'Europa - per esempio - per le leggi che riconoscono le coppie di fatto, quelle sulle adozioni dei single e le leggi sul processo breve. L'Italia è, in sostanza, decisamente arretrata e ancora mantiene in vigore il diritto di famiglia degli anni Settanta, diritto davvero antesignano a quell'epoca di una riforma di cui si aveva bisogno, ma oggi decisamente inadeguato. La società italiana si organizza come può e chiede al Parlamento e alle leggi di vedersi riconoscere alcuni diritti. Il Parlamento, però, non riesce a fare delle riforme.

Credo che la notizia che ci arriva da un consiglio comunale come quello di Livorno dovrebbe farci interrogare, come membri del Parlamento e del Senato, sull'utilità di mettere all'ordine del giorno dell'Aula quanto è all'ordine del giorno delle famiglie e dei cittadini italiani, ossia la riforma del diritto di famiglia. Come radicali abbiamo presentato al riguardo molti disegni di legge, scorporati per singoli temi, ed anche più organici, come riforme complessive.

Con questo mio intervento, sollecito la Presidenza del Senato a mettere all'ordine del giorno dell'Aula quello che è all'ordine del giorno dei cittadini italiani. (Applausi del senatore Perduca).

Sulla morte avvenuta a Roma di quattro bambini rom

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, dopo l'intervento del collega Marcenaro all'inizio della seduta, desidero esprimere anch'io solidarietà e cordoglio alla famiglia rom che l'altro ieri ha subito la tragedia del rogo a Roma. La morte dei quattro bambini non è soltanto una assurda tragedia, ma è un gravissimo atto di accusa verso le istituzioni.

Di fronte a quanto è accaduto tutta la politica, al di là degli schieramenti, ha il dovere di fare mea culpa, perché è inconcepibile davvero che, nel terzo millennio, possano accadere fatti del genere in un Paese che si dice civile. In drammi del genere, purtroppo, sempre più spesso chi paga sono i bambini, la cui dignità viene calpestata ogni giorno dalle condizioni di abbandono, di degrado e di emarginazione nelle quali sono costretti a vivere.

Noi che cosa dobbiamo fare? È indispensabile che tutti ci mettiamo una mano sulla coscienza ed apriamo davvero delle serie politiche di integrazione che coinvolgano tutti gli enti locali e i rappresentanti delle comunità rom. Solo in tal modo credo si possa davvero prevenire il ripetersi di tristi ed inaccettabili tragedie.

Signor Presidente, la ringrazio e la esorto a fare davvero qualcosa di concreto per ovviare questo problema.

PRESIDENTE. Senatrice Carlino, la Presidenza ne prende atto.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 10 febbraio 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani giovedì 10 febbraio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,26).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Giovanardi, Mantovani, Palma, Pera e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coronella, De Toni e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Gruppi parlamentari, denominazione di componente

La senatrice Maria Giuseppa Castiglione ha comunicato di avere costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "I Popolari d'Italia domani".

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Giuseppe Astore ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Partecipazione Democratica".

Commissioni permanenti, composizione

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

12a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Maria Giuseppa Castiglione.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 4 e 7 febbraio 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:

dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) approvata nella seduta del 2 febbraio 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo di valutazione per verificare l'applicazione dell'acquis di Schengen (COM(2010)624 definitivo) (Doc. XVIII, n. 77).

dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), approvata nella seduta del 2 febbraio 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2004 (COM(2010)794 def) (Doc. XVIII, n. 78).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 8 febbraio 2011, ha nominato componente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi il senatore Gianpiero D'Alia, in sostituzione del senatore Salvatore Cuffaro, dimessosi dal Senato.

Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Ufficio di Presidenza

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha proceduto, nella seduta del 3 febbraio 2011, alla elezione del proprio Segretario, in sostituzione del deputato Maria Piera Pastore, dimissionaria. E' risultato eletto il deputato Marco Giovanni Reguzzoni.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro affari esteri

(Governo Berlusconi-IV)

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica Araba Siriana fatto a Roma l'11 settembre 2008 (2551)

(presentato in data 09/2/2011 )

C.3994 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Lannutti Elio, Mascitelli Alfonso, Carlino Giuliana

Nuove norme in materia di utilizzo dei defibrillatori samiatuomatici e automatici esterni sul territorio nazionale

(2549)

(presentato in data 03/2/2011 ) ;

senatore Pittoni Mario

Diposizioni concernenti interventi di indennizzo per i cittadini gli enti le imprese italiane per i beni, diritti ed interessi perduti nel territorio dell'ex Jugoslavia (2550)

(presentato in data 03/2/2011 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Dep. Schirru Amalia ed altri

Interpretazione autentica del comma 2 dell'articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili (2545)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

C.3720 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.3908)

(assegnato in data 04/02/2011 );

In sede referente

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Dep. Barbieri Emerenzio ed altri

Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo (2548)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2774 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 09/02/2011 ).

Indagini conoscitive, annunzio

In data 8 febbraio 2011, la 7a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sugli effetti connessi all'eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 7 e 7-bis della legge 22 dicembre 1999, n. 512 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica 28 maggio 2001, n. 284 concernente il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso (n. 329).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'11 marzo 2011. Le Commissioni 1a e 5a potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 1° marzo 2011.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 10 e 11 gennaio 2011, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Pontelatone (CE); San Marco Evangelista (CE); Sessa Aurunca (CE); Albizzate (VA); Jenne (Roma); San Nicola Arcella (CS); Tocco da Casauria (PE); Dronero (CU); Desio (MI); Casamassima (BA); Urgnano (BG); Bassignana (AL); Chioggia (VE); Cattolica (RN).

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettere in data 25 e 26 gennaio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa da parte del comune di Fabriano (AN) sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2007 per il restauro e valorizzazione presso il complesso monumentale di San Domenico, sede del Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 7a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 552);

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa rispettivamente, alla Regione siciliana, per i lavori di completamento della Chiesa di Gesù e Maria a Siracusa, sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2002 e alla Curia Generalizia Casa di Santa Brigida, sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2004. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 7a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 553).

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 3 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, la relazione tecnica sullo stato di attuazione del programma di promozione industriale, relativa al secondo semestre 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. XLIX, n. 5).

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 4 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 11 agosto 2003, n. 231, la relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni internazionali in corso, per il periodo gennaio-giugno 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. LXX, n. 6).

Il Sottosegretario di Stato al Ministero della salute, con lettera in data 12 gennaio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, della legge 4 luglio 2005, n. 123, la relazione sulla celiachia, relativa all'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CCX, n. 3).

Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 3 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 12, della legge 23 agosto 2004, n. 239, come modificato dall'articolo 28, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione sullo stato del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, relativa all'anno 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e 13a Commissione permanente (Doc. CCXXV, n. 2).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 2 febbraio 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 33 del 26 gennaio 2011 nei giudizi di legittimità, in materia di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare (decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. VII, n. 118).

Corte di cassazione, trasmissione di ordinanze su richieste di referendum

L'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di Cassazione, con lettera in data 3 febbraio 2011, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 13 e 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia dell'ordinanza, emessa dallo stesso Ufficio in data 1° febbraio 2011, con la quale ha disposto che il quesito referendario n. 6 abbia il seguente titolo: "Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legitimo impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale "e che sia così formulato. "Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonchè l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".

Detta ordinanza è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 9 febbraio 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi (COM (2011) 32 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 24 marzo 2011.

Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 17 marzo 2011.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

i signori Armando Vanotto e Fulvio Aurora, di Milano, e numerosi altri cittadini chiedono la sollecita approvazione del disegno di legge A.S. n. 2141, recante: "Disposizioni per la tutela e il riconoscimento di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto", attualmente all'esame della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Petizione n. 1281);

il signor Vincenzo Armenio, di Catania, chiede il riconoscimento, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi, del servizio lavorativo prestato dai magistrati onorari (Petizione n. 1282);

il signor Salvatore Giardiello, di Piedimonte Matese (Caserta), chiede iniziative legislative atte a promuovere la sperimentazione di progetti relativi all'impiego di energie rinnovabili non convenzionali (Petizione n. 1283).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Adamo, Baio, De Sena, Di Giovan Paolo, Sangalli e Vimercati hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01894 del senatore Ceccanti ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 2 al 9 febbraio 2011)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 110

ADAMO: sulla gestione dell'Istituto comprensivo S. Ambrogio di Milano (4-03610) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)

AMATI ed altri: sulla ratifica della Convenzione di Oslo contro le munizioni a grappolo (4-04279) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

BIONDELLI: sulle possibili criticità connesse alla riforma scolastica (4-03743) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)

CASELLI: su finanziamenti destinati alla cooperazione tra Italia e Argentina (4-02848) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

DIVINA: su un episodio di violazione di disposizioni in materia di pascolo di greggi in provincia di Padova (4-03683) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

ESPOSITO: sulla struttura di intelligence a supporto dell'Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea (4-03732) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

sul contrasto al fenomeno del bracconaggio sull'isola di Ischia (4-03856) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

FASANO: sull'emergenza idrica nel salernitano dovuta al maltempo di inizio novembre 2010 (4-04091) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

FERRANTE, DELLA SETA: sulla rimozione della bandiera di Legambiente dal cancello di una scuola di Sirmione (Brescia) (4-04028) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)

GIAMBRONE, BELISARIO: sulla riduzione degli insegnanti di sostegno (4-02727) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)

GIARETTA: sui progetti italiani di educazione allo sviluppo (4-04257) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

GRAMAZIO: su una nomina presso il Policlinico Umberto I di Roma (4-02976) (risp. FAZIO, ministro della salute)

sul comportamento di una dipendente dell'Istituto italiano di cultura di Amsterdam (4-04208) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

GRAMAZIO, CIARRAPICO: sulla copertura di un incarico presso l'Agenzia di sanità pubblica Laziosanità (4-02221) (risp. FAZIO, ministro della salute)

MOLINARI: sulla gestione dei progetti per la cooperazione allo sviluppo in Uganda (4-04181) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

NEGRI ed altri: su episodi di violazione dei diritti umani in Messico, in particolare nei confronti delle donne (4-04315) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

POLI BORTONE: sulla riduzione degli insegnanti di sostegno (4-02876) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)

sui mancati stanziamenti per gli eventi calamitosi che hanno interessato la Puglia (4-03899) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

SARO ed altri: sull'applicazione non uniforme da parte delle Regioni del prelievo supplementare nel settore del latte (4-03847) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

VALLARDI, MONTANI: sulle misure in favore dei giovani agricoltori (4-03760) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

ZANOLETTI: sull'acquisto dei farmaci online (4-02964) (risp. FAZIO, ministro della salute)

Mozioni

PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI - Il Senato,

premesso che:

l'intero bacino mediterraneo è investito da una crisi politica, sociale ed economica che sta sfociando in rivolte a carattere violento;

le ultime vicende internazionali evidenziano come Paesi sinora silenziosi, a causa della repressione delle opposizioni politiche e dei movimenti critici da parte dei Governi a democrazia ridotta, siano in forte instabilità;

in Algeria il 4 gennaio 2011 è esplosa la rabbia rispetto all'innalzamento improvviso dei prezzi dei generi di prima necessità e alla corruzione della classe dirigente;

la Tunisia è rimasta senza un Governo stabile a seguito dell'abbandono del Paese da parte del presidente Zine EI Abidine Ben Ali, fuggito sotto la spinta delle rivolte popolari per le condizioni socio-economiche insostenibili, il carovita e la corruzione dilagante nelle istituzioni poco attente ai problemi della popolazione;

il Governo di unità nazionale formatosi non è stabile, avendo registrato già diverse defezioni da parte dei Ministri incaricati; il Paese è in stato di emergenza, è in vigore il coprifuoco e, secondo i dati della delegazione dell'Alto Commissariato ONU per i diritti umani, le vittime della "rivoluzione del gelsomino" che ha portato alla deposizione e alla successiva fuga del presidente Ben Ali sono 129;

in Libano la costituzione del nuovo Governo è stata accompagnata da disordini e proteste di piazza, che hanno trovato il loro culmine il 25 gennaio 2011, il "giorno della collera", quando sono scesi in piazza i sunniti libanesi a sostegno del premier uscente Saad Hariri contro Najib Miqati, candidato del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, che ha avuto l'incarico dal presidente Michel Suleiman di formare il nuovo Governo e, nonostante gli inviti alla calma, nel paese la tensione è alta;

in Turchia vanno avanti dal novembre 2010 scontri tra polizia e studenti, i quali contestano al primo ministro Tayyip Erdogan la mancanza di dialogo con il mondo studentesco;

anche l'Albania è stata sconvolta da proteste violente: il 21 gennaio 2011 l'opposizione al primo ministro Berisha è scesa in piazza per chiedere elezioni anticipate, una protesta degenerata negli scontri tra dimostranti e Forze dell'ordine che ha lasciato a terra morti e feriti;

rilevato, in particolare, che:

le tensioni più intense stanno interessando l'Egitto;

il 25 gennaio 2011 25.000 manifestanti sono scesi in piazza nella capitale egiziana per chiedere riforme politiche e sociali, sul modello della "Rivoluzione del gelsomino" in Tunisia;

il leader dell'opposizione Muhammad al-Barade'i, tornato in Egitto, ha annunciato di avere la volontà di sostenere la protesta e di essere pronto a guidare la transizione dopo la caduta di Mubarak se il popolo gli darà il consenso, tuttavia il presidente Mubarak, ininterrottamente in carica dal 1981, non ha accolto la richiesta di dimissioni e ha promesso una transizione moderata soltanto alle prossime elezioni presidenziali previste per il mese di settembre 2011;

la manifestazione si è trasformata in scontro aperto con le Forze dell'ordine e ha già provocato centinaia di vittime e feriti;

il Governo americano, per bocca del Segretario di Stato Clinton e attraverso lo stesso presidente Barak Obama, ha fatto sapere di appoggiare "una ordinata transizione verso un governo che sia in linea con le aspirazioni del popolo egiziano", sollecitando Mubarak ad una rapida presa di posizione;

in una dichiarazione congiunta sulla crisi in Egitto datata 3 febbraio 2011 il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, il Presidente della Republica francese Sarkozy, il cancelliere tedesco Merkel, il premier britannico Cameron e il Presidente del Governo spagnolo Zapatero hanno espresso "estrema preoccupazione al deterioramento della situazione in Egitto" ed hanno chiesto che ''il processo di transizione cominci adesso'', ribadendo che "il popolo egiziano deve poter esercitare il proprio diritto a manifestare pacificamente, e beneficiare della protezione delle forze di sicurezza. Le aggressioni contro i giornalisti sono inaccettabili. Condanniamo tutti coloro che usano o incoraggiano la violenza, la quale non potrà che aggravare la crisi politica che attraversa l'Egitto'';

valutato che:

a due anni dalla nascita dell'Unione per il Mediterraneo (Upm) appare sempre più evidente che la politica mediterranea dell'Europa non è riuscita a rivelarsi incisiva;

non sono stati attuati i grandi progetti annunciati nel luglio 2008, come la decontaminazione del Mediterraneo, lo sviluppo delle autostrade del mare per agevolare gli scambi commerciali, un progetto comune di protezione civile per combattere le catastrofi naturali, il piano di sviluppo dell'energia solare, la costituzione di un progetto mediterraneo per il sostegno alle imprese e la creazione di un'università e di un programma "Erasmus" euromediterranei;

il fallimento del progetto è legato innanzitutto al condizionamento dello stesso ai risultati del processo di pace israelo-palestinese, ma anche alla carenza, da parte dell'Europa, nel sostenere concrete riforme capaci di correggere le grandi disparità socio-economiche nei Paesi del Mediterraneo e nell'avviare gli stessi verso una economia sostenibile;

stimato che:

queste vicende non possono non coinvolgere l'Italia, sia per la sua posizione centrale nel bacino del Mediterraneo, sia per le storiche relazioni di carattere politico e commerciale con i Paesi coinvolti e anche per l'intensa presenza di cittadini italiani nei Paesi in tensione;

desta particolare preoccupazione la sorte dei nostri connazionali, 14.000 persone ancora presenti in Egitto;

l'Italia è anche attiva, con massicci contingenti militari, nelle missioni di peace keeping che interessano diversi Paesi mediterranei, in particolar modo il Libano con la missione delle Nazioni Unite UNIFIL;

reputato, infine, che:

l'Italia ha perso la capacità di influenza e di guida esercitata negli anni nei confronti dei Paesi del Mediterraneo a causa di una sensibile riduzione degli investimenti pubblici nella cooperazione allo sviluppo in favore dei Paesi del Mediterraneo e del Medio oriente, nonché in conseguenza della politica di supporto unilaterale ed incondizionato rivolta esclusivamente al leader libico Gheddafi da parte del nostro Governo;

tale unilateralità rischia di indebolire i rapporti con gli altri Paesi e, soprattutto, con le organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano, a vario titolo, della tutela dei diritti fondamentali, i quali vengono costantemente violati dal Governo libico senza suscitare una presa di posizione da parte del Governo italiano ovvero l'interruzione degli ingenti aiuti economici che l'Italia versa annualmente a Tripoli,

impegna il Governo:

ad assumere immediate iniziative a tutela dell'incolumità dei connazionali presenti nei Paesi coinvolti da violenze e disordini e degli interessi economici del nostro Paese nella zona mediterranea;

a mettere in atto ogni iniziativa utile per fermare il crescere delle violenze e della repressione sanguinosa da parte dei Governi contestati nei confronti della popolazione civile, in particolar modo in Egitto;

ad intervenire con ogni strumento a disposizione al fine di assicurare che siano rispettati i diritti fondamentali dell'uomo sanciti dalle convezioni internazionali e le libertà democratiche, prestando particolare attenzione al diritto di espressione e di comunicazione, di riunione e di manifestazione pacifica, di libere e pacifiche elezioni;

a pianificare una strategia di lungo respiro che possa incidere sul tessuto sociale, economico e civile dei Paesi dell'area mediterranea e del Medio oriente, agevolando le riforme che possono migliorare la condizione di vita e aiutare la prosperità delle popolazioni sopraffatte dalla miseria e da regimi illiberali;

a rilanciare in sede europea l'Unione per il Mediterraneo, riformandone le politiche con maggiore attenzione alla realtà socio-economica dei Paesi coinvolti e individuando più incisivi strumenti di azione;

a considerare l'ipotesi di avviare tavoli ristretti, anticipando l'annunciata convocazione del Forum 5+5, con Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Algeria, Marocco, Tunisia, Libia e Mauritania, previsto soltanto per la prossima primavera;

a rifinanziare i fondi per la cooperazione allo sviluppo nei confronti dei Paesi del Mediterraneo e del Medio oriente che hanno subito ingenti tagli nelle ultime leggi finanziarie;

ad abbandonare la politica unilaterale di sostegno incondizionato al leader libico Gheddafi, al fine di poter tornare a rivestire il ruolo di guida che l'Italia ha esercitato negli anni verso le sponde mediterranee e a far sentire la nostra voce a tutela dei diritti fondamentali, senza compromissione alcuna.

(1-00370)

Interpellanze

LANNUTTI - Ai Ministri per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

in un articolo pubblicato in data 4 febbraio 2011 su "la Repubblica", Antonio Fraschilla tratteggia un quadro a tinte fosche per un «ente "padronale"», l'Automobile club d'Italia (ACI), «blindato, metà associazione e metà carrozzone di Stato, con amministratori rimasti sempre in sella a dispetto di tutto e dirigenti che incassano premi di produzione anche a fronte di perdite di bilancio a quattro zeri»;

l'ACI, «depositario di una storia sportiva a dir poco gloriosa, impresa con 3 mila persone a libro paga e 1 miliardo di euro all'anno di giro d'affari, (...) ha 106 sedi provinciali e gestisce in regime di monopolio business milionari: dal Gran Premio di Monza che da solo vale 60 milioni di euro, al Pra, il Pubblico registro automobilistico, che porta in cassa 220 milioni all'anno». Nonostante ciò «i conti sono in rosso e adesso i nodi di una gestione ad personam arrivano al pettine, con un buco nell'ultimo bilancio di 34 milioni di euro. (...) Nei giorni scorsi al prezzo simbolico di un euro l'Aci è stata costretta a cedere a Intesa Sanpaolo la controllata Banca Sara», istituto di credito nato nel 2002 alla Banca di Roma, passato poi nel 2004 all'Aci che contava di sfruttare la propria ramificazione territoriale per incrementarne i fatturati. «In realtà Banca Sara si è rivelata subito una zavorra e in pochi mesi si è svalutata per 34 milioni di euro. Per trovare un acquirente si è mosso il gotha della finanza vicina al premier Berlusconi: prima il suo socio Ennio Doris con Mediolanum e poi quella Banca Intesa di Corrado Passera che con Palazzo Chigi ha già portato a termine l'operazione Alitalia. Alla fine, il 23 dicembre scorso, Intesa ha rilevato al prezzo simbolico di un euro Banca Sara»;

inoltre, «per ripianare i conti, il presidente Enrico Gelpi, numero due della Federazione internazionale dell'auto, e il segretario generale Ascanio Rozera, deus ex machina dell'ente, hanno annunciato un piano di dismissione degli immobili. I sindacati sono preoccupati: "La svalutazione del patrimonio sta rendendo l'Aci sempre più fragile, a rischio sono centinaia di posti di lavoro", denuncia Daniele Nola della Funzione pubblica Cgil, mentre in alcuni sedi sull'orlo del crac i dipendenti iniziano a non ricevere più lo stipendio, come accade a Palermo»;

nonostante le preoccupazioni «lo spreco prosegue senza sosta e i vertici dell'ente continuano indisturbati a spendere milioni di euro in consulenze esterne e a versare mega gettoni ai consiglieri d'amministrazione seduti sulle poltrone di una miriade di controllate, la gran parte in perdita (...) Se fino al 2008, nonostante le spese per ripianare i deficit delle società controllate, l'Automobile club registrava un avanzo di 800 mila euro, da due anni è in rosso costante e le previsioni per questo 2011 non sono sicuramente migliori. Nel 2009 la perdita accertata è di 30 milioni di euro, che diventano 34 nel 2010 e per il 2011 si stima un buco da 16 milioni». Al riguardo il presidente Gelpi ha spiegato ai sindacati che la perdita sarebbe colpa della riduzione della domanda di auto, e quindi delle entrate del Pra, ma anche dei mancati utili delle controllate;

in realtà «nulla è stato fatto per ridurre il deficit delle Aci locali, molte delle quali sono sull'orlo del fallimento. In base agli ultimi rendiconti delle sezioni locali, su 106 ben 57 sono in perdita. Con record come quello dell'Aci Palermo, che segna un meno 6 milioni di euro e da quattro mesi non paga gli stipendi a 20 lavoratori di una controllata (Aci service): "Da cinque anni i cda che hanno guidato la sezione di Palermo hanno sperperato le risorse e accumulato debiti nei confronti dell'erario nel disinteresse di tutti", dice Marianna Flauto della Uil. In perdita, tra le altre, anche le sedi di Ancona (rosso da 2 milioni di euro segnato dal 2008), Cagliari (1 milione), Catanzaro (1 milione), Macerata (1 milione con tanto d'ipoteca sulla sede) Lecco (4 milioni, con 2 milioni da restituire alla sezione centrale), Padova (1,7 milioni), Roma (5 milioni) e Venezia (2 milioni). (...) Il Comitato esecutivo presieduto da Gelpi nella seduta dello scorso 18 ottobre ha approvato senza battere ciglio i bilanci di previsione degli Automobile club di Agrigento (che segna un rosso da 500 mila euro da rendiconto 2008), Ragusa (1 milione di deficit) e Reggio Calabria (300 mila euro di buco), limitandosi a invitare "gli organi di Palermo a porre ogni iniziativa necessaria al ripristino dell'equilibrio gestionale". Bocciati invece i bilanci di Caltanissetta e Bolzano e commissariate nel 2010 le sedi di Nuoro, Macerata, Oristano, Reggio Calabria, Salerno, Pistoia, Brescia, Venezia, Brescia e Padova. Non va meglio poi sul fronte delle controllate, che portano il giro d'affari dell'Aci a quasi un miliardo. Le principali sono Aci informatica che lavora solo per l'ente, Aci Vallelunga che gestisce l'autodromo omonimo, Aci sport che cura le manifestazioni sportive, Aci Progei che cura un patrimonio immobiliare che vale decine di milioni, l'agenzia di viaggi Ventura, la compagnia di assicurazioni Sara, e Aci Mondadori che si occupa delle pubblicazioni e delle iniziative collegate alla casa editrice del premier Silvio Berlusconi. A parte la società informatica, le altre sono quasi tutte in rosso perenne»;

prosegue il citato articolo: «Ma che le controllate siano in attivo o in perdita conta poco, perché vale la regola d'oro della capogruppo: e cioè che chi è in sella rimane amministratore a vita al di là dei risultati di gestione. Al vertice dell'Aci c'è da quattro mandati consecutivi il potentissimo segretario Ascanio Rozera, che guadagna 320 mila all'anno per avere il controllo quasi assoluto della macchina dirigenziale. È lui che impartisce trasferimenti e piazza suoi uomini nelle sedi di mezza Italia: a partire dal direttore Fabrizio Turci, che Rozera ha voluto alla direzione dell'Aci Milano, e che il mese scorso è appena entrato anche nella Sias, ente che gestisce l'autodromo di Monza con relativo ghiottissimo Gran premio. È Rozera che dà tre poltrone a Francesco Cervadoro, direttore Aci delle sedi di Catanzaro e Reggio Calabria, con altro incarico a Roma come responsabile "funzione progettuale". Ed è sempre il deus ex machina Rozera, dal '72 all'Aci, che avvia l'investimento di 6 milioni di euro per realizzare nel suo Comune di nascita, Sessa Aurunca (Caserta), il primo centro di guida sicura dell'Aci nel Sud Italia. Se Rozera è l'uomo forte, dal 2008 il presidente dell'Aci è Enrico Gelpi, comasco, numero due della Fia, che per la guida dell'Automobile club guadagna 270 mila euro all'anno. Al vertice ci sono poi i vicepresidenti, alcuni con doppia e tripla poltrona»;

un esempio viene da «Pasquale De Vita, storico presidente dell'Unione petrolifera italiana, ma che da oltre dieci anni amministra l'Aci di Roma e Aci informatica. Nel comitato esecutivo c'è poi Angelo Sticchi Damiani, che presiede l'Aci di Lecce e Aci consult. Sono loro gli uomini che da anni guidano il carrozzone, senza mai frenare le spese. Non a caso proprio in un comitato esecutivo recente, quello dello scorso 15 luglio, è stata presa la decisione di dare a quasi tutti i 100 dirigenti il premio di produzione, nonostante l'andamento negativo della spesa. Un premio caduto a pioggia perfino su chi, in un primo momento, gli stessi organi interni dell'Aci ritenevano di escludere: il Comitato di controllo aveva, ad esempio, espressamente detto che non era stato in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi gestionali per due dirigenti, perché questi non avevano avuto assegnato alcun obiettivo specifico. Bene, il Comitato esecutivo ha comunque deciso di premiarli con il massimo consentito, è cioè un bonus pari al 30 per cento della retribuzione base. Premi per tutti, quindi, anche se i dirigenti non hanno fatto nulla nemmeno per ridurre i tassi record d'assenteismo che si registrano all'Aci: dalla direzione centrale, che a ottobre ha fatto registrare un assenteismo del 19,40 per cento, al record delle sede di Agrigento che arriva al 30 per cento (...) i vertici hanno ritenuto necessario spendere 20 mila euro per piazzare gazebo ai concerti di Irene Grandi fatti in estate a Gardone Riviera e Verona e nonostante i problemi di bilancio nel comitato del 19 ottobre hanno autorizzato un prelievo dal fondo di riserva per coprire le spese impreviste della "Settimana delle conferenza della Fia" che si è svolta a Cernobbio: la spesa prevista per l'evento era di 370 mila euro, ma alla fine il costo è stato di 630 mila euro. (...) Non un euro in meno è stato speso poi in consulenze: scorrendo l'elenco degli incarichi esterni affidati nel 2010, spuntano pagamenti da 1.100 euro per 3 articoli sulla rivista giuridica online dell'Aci o per 18 mila euro solo per attività di supporto all'organizzazione di un premio di laurea. (...) Una sede ambitissima è quella di Milano, dalla quale si governa la Sias, la società che gestisce il Gran premio di Monza che da sola vale 50 milioni di euro. Sull'Aci Milano si è fiondata il ministro Michela Vittoria Brambilla, scatenando una guerra che ha portato ben tre procure, quelle di Monza, Milano e Roma, a indagare sul rinnovo del cda e l'acquisto sospetto di tessere associative. Tutto inizia l'estate scorsa quando per procedere al rinnovo delle cariche, la Brambilla invia come commissario Massimiliano Ermolli, figlio di quel Bruno da sempre manager fedelissimo di Berlusconi dai tempi di Fininvest. Ermolli junior decide subito di escludere una lista, che si chiamava "Per la trasparenza", guidata da Iacopo Bini Smaghi, cinquantenne ex manager dell'Altea (società del settore auto), che assicurava nel suo programma di far "fuori la politica dall'Aci milanese". Ermolli fa di più: da commissario si candida nell'altra lista rimasta in corsa, l'unica. (...) Il 22 luglio, sotto la supervisione del neo direttore, quel Turci fedelissimo di Rozera, viene eletto dai soci tesserati il consiglio direttivo, che indica presidente Carlo Edoardo Valli, già guida della Camera di commercio brianzola e imprenditore molto noto in Lombardia. Con lui al vertice dell'Aci salgono, tra gli altri, anche il compagno del ministro Brambilla, Eros Maggioni, e il figlio del ministro La Russa, Antonio junior. (...) Si scatena una guerra, con gli esclusi che presentano esposti alla procure di Milano e Monza, che subito avviano indagini ipotizzando il reato di truffa per l'acquisto anomalo di alcune tessere Aci nei giorni precedenti le elezioni, come ad esempio quelle vendute da una sezione a Lissone perfino a una signora ottantenne residente però a Introibo. Sempre a Lissone, poi, nei giorni precedenti il rinnovo del vertice dell'Aci milanese, fa incetta di tessere la Edilimpianti srl, azienda di Vedano che lavora nell'indotto del Gran premio di Monza gestito dalla Sias. Una circostanza che non sorprende, visti i legami tra l'Aci Milano e l'autodromo monzese. Non a caso uno dei primi atti varati dal comitato direttivo targato Pdl è stato quello di nominare il cda della Sias. Ne fanno parte adesso, tra gli altri, Michele Nappi (che è anche nel comitato dell'Aci milanese) Pier Fausto Giuliani (tesoriere dei Circoli della libertà della Brambilla) e Fabrizio Turci, il direttore della sezione lombarda. Il cerchio si chiude e i conflitti d'interesse crescono come funghi. Ma la guerra degli esclusi è tutt'altro che conclusa. Gli avvocati dello studio legale Nava per conto di Bini Smaghi hanno denunciato un presunto danno erariale commesso dai vertici dell'Aci Milano e dal ministro Brambilla per non aver rispettato le norme della Finanziaria Tremonti, che obbliga gli enti pubblici a ridurre a 3 i componenti degli organi direttivi. In particolare denunciano che a luglio si è proceduto alla nomina di un comitato a 9, con conseguente danno erariale e nullità degli atti, in primis la nomina del cda della Sias (...) lo stesso presidente Gelpi, in una lettera del 7 dicembre scorso, mette in dubbio la validità dei comitati direttivi a 9 componenti eletti dopo il varo della Finanziaria. Lo scontro continua e c'è chi giura che si sposterà a Roma: in scadenza questa volta è il comitato nazionale, con Rozera intenzionato a prendere il posto di Gelpi»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che l'uso clientelare dell'ACI abbia favorito la formazione dei disavanzi di bilancio passati da un avanzo di 800.000 euro ad un rosso costante;

se sia vero che i vertici ACI abbiano ritenuto necessario spendere 20.000 euro per piazzare gazebo ai concerti di Irene Grandi autorizzando un prelievo dal fondo di riserva per coprire le spese impreviste della "Settimana delle conferenza della Fia", con una spesa prevista pari a 370.000 euro, lievitata fino 630.000 euro;

se risponda al vero che, nell'elenco degli incarichi esterni affidati nel 2010, vi siano pagamenti da 1.100 euro per tre articoli sulla rivista giuridica on line dell'ACI e per 18.000 euro solo per attività di supporto all'organizzazione di un premio di laurea;

se nel consiglio di amministrazione della Sias, che gestisce il gran premio di Monza, siano stati nominati, tra gli altri, Michele Nappi Pier Fausto Giuliani e Fabrizio Turci;

se il Governo ritenga nella norma il mancato rispetto di disposizioni recate nella legge finanziaria da parte dei vertici dell'ACI milanese che nel luglio 2010 hanno proceduto alla nomina di un comitato a 9, con conseguente danno erariale e nullità degli atti;

se corrisponda al vero che siano stati proprio gli appetiti dei partiti di Governo, a cominciare dai ministri Michela Vittoria Brambilla ed Ignazio La Russa, ad indebolire il bilancio dell'ACI, che chiude i conti in passivo per gestioni ad personam arrivati a ben 34 milioni di euro nell'ultimo bilancio;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che le responsabilità di una pessima gestione dell'ACI, spesso di matrice clientelare, possano ricadere sulle spalle dei soci e degli automobilisti, costretti già a pagare, per un passaggio di proprietà di un bene mobile registrato, dai 400 agli 800 euro in media che a volte supera perfino il valore del bene acquistato;

se non ritenga che l'ACI, essendo un doppione del Pra e degli uffici della Motorizzazione civile, debba essere incorporato negli uffici del Ministero delle infrastrutture e trasporti, producendo così quelle economie di scala in grado di dimezzare gli elevatissimi costi dei passaggi di proprietà, che si contraddistinguono ancora una volta per i servizi gestiti in regime di monopolio, appaltati all'ACI, che risultano tra i più cari e i meno efficienti del mondo.

(2-00305)

Interrogazioni

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che i rapporti con la Sante Sede sono regolati dalla legge 25 marzo 1985, n. 121, che prevede la ratifica ed esecuzione dell'accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede;

considerato che il concordato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede non abroga esplicitamente il primo comma dell'articolo 6 del vecchio testo del 1929 che prevede che «l'Italia provvederà a mezzo degli accordi occorrenti con gli Enti interessati che alla Città del Vaticano sia assicurata un'adeguata quantità di acqua in proprietà»;

tenuto conto che l'aggettivo "adeguata" presta il fianco a valutazioni a geometria variabile che nulla dovrebbero avere a che fare con la certezza tipica di un regolamento di interessi bilaterale;

considerato che lo Stato si è visto costretto a rimborsare le società responsabili della gestione del servizio idrico in merito alle forniture del Vaticano e delle sue dipendenze che godono del regime di extraterritorialità e che i due testi dei Concordati nulla dicono in merito allo smaltimento delle acque reflue prodotte entro i confini dello Stato vaticano,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che giustificano l'assetto di simili prebende;

quali siano gli enti, diversi dalla Santa Sede, che si sono giovati nel tempo di questi benefici;

a quanto ammontino le risorse del bilancio dello Stato utilizzate per onorare i debiti nei confronti delle società responsabili della fornitura di acqua potabile e dello smaltimento dei reflui;

se il Governo intenda attivare i canali diplomatici per evitare che questa consuetudine continui a gravare sulla spesa pubblica;

se siano in atto campagne volte al risparmio del consumo idrico da parte della Santa Sede.

(3-01899)

CECCANTI, CHITI, ICHINO, FIORONI, DELLA MONICA, PINOTTI, SANNA, SANGALLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in vista del prossimo Consiglio dei ministri da varie dichiarazioni e indiscrezioni sembra che il preannunciato disegno di legge costituzionale di revisione dell'articolo 41 della Costituzione dovrebbe essere imperniato soprattutto sulla abrogazione del terzo comma di detto articolo;

il testo del terzo comma dell'articolo 41 e anche l'esame dei lavori preparatori in sede di Assemblea Costituente non sembrano motivare la necessità di abrogare detto comma per procedere a liberalizzazioni coerenti con un'economia sociale di mercato;

per di più la medesima conclusione sembra potersi agevolmente ricavare anche dall'esame della giurisprudenza costituzionale;

dal 1956 ad oggi, ovvero in quasi 55 anni di attività, il terzo comma dell'articolo 41 della Costituzione è stato utilizzato come parametro di costituzionalità in soli ventitre casi;

di questi, la maggioranza (dodici) è relativa a vicende che avrebbero riguardato casi che non sembrerebbero, almeno oggi, particolarmente fondamentali (27/1964 sui Comitati dei prezzi; 29/1983 e 66/1983 sugli sfratti; 304/1983 sulle tariffe telefoniche; 659/1988 sui prezzi; 1138/1988 su un conflitto pensionistico tra Bnl e INPS; 303/1989 sulla finita locazione; 93/1993 sulla fauna selvatica omeoterma e prelievo venatorio; 404/2001 sulle clausole anatocistiche; 436/2002 sulla clausola di interesse; 237/2003 su un diritto di proprietà su un immobile; 373/2003 sulla finita locazione); quand'anche si ritenessero importanti, ai fini del presente atto non risultano particolarmente rilevanti, atteso che si sono tutte concluse con ordinanze di inammissibilità da parte della Corte costituzionale;

dei restanti undici casi, l'ultima sentenza è stata pronunciata nel 1990, oltre venti anni fa, in un caso relativo a una concessione che rigettava l'istanza di autorizzazione al trasporto merci in conto terzi di un semi-rimorchio (548/1990, sentenza di rigetto), anch'essa quindi in sé non particolarmente rilevante, anche se le motivazioni della stessa sono significative in chiaro senso liberale, precisando, sulla base dell'intero art. 41, che "l'intervento legislativo non sia tale da condizionare le scelte imprenditoriali in grado così elevato da indurre sostanzialmente la funzionalizzazione dell'attività economica di cui si tratta, sacrificandone le opzioni di fondo o restringendone in rigidi confini lo spazio e l'oggetto delle stesse scelte organizzative";

due sentenze, la 45/1987 e la 46/1987, sono relative a conflitti Stato/Regioni di cui si rileva la cessata materia del contendere;

delle otto sentenze restanti, la maggioranza, cioè cinque, sono di rigetto su temi marginali: la 9/1959 nasceva da una controversia tra l'ente nazionale per la cellulosa e per la carta e una cartiera; la 91/1996 si riferiva alla riproduzione bovina; la 166/1976 all'Iva in Sicilia; la 221/1976 ai prezzi sullo zucchero, la 572/1988 su una legge umbra in materia di ferrovie;

quelle più rilevanti sono tre, di cui però due in senso "liberale" e una in senso "vincolistico": la 54/1962 (di accoglimento) rimuove una normativa pre-costituzionale che metteva vincoli sul commercio dell'essenza di bergamotto perché veniva violata la riserva di legge; la 78/1970 (di accoglimento) rimuove varie normative, per lo più pre-costituzionali, che ponevano vincoli all'iniziativa privata in materia di fiammiferi e apparecchi automatici di accensione; pertanto rispetto alla legislazione precedente l'articolo 41, terzo comma, è stato ritenuto più liberale; quella rilevante in senso vincolistico è relativa alle assunzioni obbligatorie delle categorie protette (622/1987, di rigetto), previste dalla legge 2 aprile 1968, n. 482, di cui però è difficilmente negabile la valenza civile; tali assunzioni sono comunque, com'è noto, puntualmente inquadrate dalla normativa vigente con ben precisi limiti;

il dato più rilevante è che nell'intera storia costituzionale della Repubblica in nessun caso si è mai avuta una sentenza di accoglimento che abbia interpretato l'articolo 41, terzo comma, della Costituzione nel senso di considerare incostituzionali, e quindi di rimuovere dall'ordinamento, normative ritenute troppo favorevoli alla libertà di iniziativa economica,

si chiede di sapere, alla luce delle considerazioni precedenti, quali motivazioni, che non siano meramente propagandistiche, spingano invece il Governo a ritenere necessaria la revisione costituzionale in oggetto.

(3-01900)

RUTELLI, BRUNO, MILANA, RUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

da anni ormai in Italia si discute di quote latte ed è arrivato il momento di trovare una soluzione definitiva;

il Paese ha una grande tradizione agricola; i prodotti italiani sono apprezzati sui mercati di tutto il mondo come leader della straordinaria realtà del made in Italy, grazie alla fatica, alla professionalità e al coraggio di centinaia di migliaia di agricoltori, che amano la loro terra e il loro lavoro;

l'agricoltura rappresenta un comparto di eccellenza, con tantissime aziende moderne, tecnologicamente avanzate e con una zootecnia ai più alti livelli mondiali;

il latte, il burro, il grana padano, il parmigiano reggiano sono prodotti tipici apprezzati sulle tavole di tutto il mondo: sono il simbolo di un'Italia capace di coniugare tradizione e innovazione, qualità e lungimiranza;

in particolare, la zootecnia conta alcune decine di migliaia di aziende soggette al regime, imposto dall'Unione europea, delle "quote latte". Senza ripercorrere le fasi salienti di una vicenda che ha certamente alcuni elementi di contraddizione, è necessario ora adottare decisioni risolutive e conclusive;

occorre rimarcare la scelta di legalità compiuta da molti imprenditori ben consigliati dalle associazioni di categoria del mondo agricolo: più di 15.300 hanno riconosciuto di aver rispettato la normativa e accettato, con notevoli sacrifici economici, di pagare la rateizzazione delle multe anche a prezzo dell'indebitamento delle proprie aziende. È stato un gesto di grande responsabilità, di attaccamento al Paese e di rispetto delle norme in vigore;

non tutti purtroppo si sono comportati così: potendo contare sul sostegno di alcune forze politiche, una minoranza di produttori è riuscita a trovare escamotage per aggirare la normativa;

poco più di 150 aziende hanno ottenuto, ad avviso degli interroganti ingiustamente, nel giugno 2010, una proroga di sei mesi rispetto alla rateizzazione dei pagamenti delle multe, mentre circa 560 aziende, deliberatamente, non hanno mai rispettato il regime delle "quote latte" e si ritrovano a fronteggiare multe molto elevate,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che tali aziende possano continuare a produrre nonostante non abbiano pagato le multe, o che debbano rispettare la legge come tutte le altre aziende;

se ritenga accettabile e corretto che il Paese sia chiamato a pagare una sanzione dell'Unione europea dell'ordine di diversi miliardi di euro, che è così posta a carico della fiscalità generale;

se si predisponga a sostenere ulteriori provvedimenti dilatori ad hoc, o maldestri tentativi di sanatoria che alcune forze politiche della maggioranza stanno già tentando di proporre;

se non ritenga, viceversa, indispensabile schierarsi dalla parte dei 40.000 agricoltori onesti, poiché non avrebbe senso stravolgere la legge e danneggiare l'intero sistema, privilegiando un gruppo di Cobas (l'1,4 per cento delle aziende e l'1 per cento della produzione) a scapito di tutti gli altri operatori.

(3-01902)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

scrive Vittorio Malagutti, in un articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" del 4 febbraio 2011: «"Che c'azzeccano le polizze con i giornali?", chiede in sostanza Diego Della Valle al presidente delle Generali, Cesare Geronzi. "Niente", sostiene l'imprenditore delle Tod's e vorrebbe che la compagnia di Trieste mettesse in vendita la sua quota del 3,7 per cento nella Rcs Mediagroup, la società quotata in Borsa che pubblica il Corriere della Sera. Ma la stessa domanda posta a Geronzi potrebbe essere rivolta anche ad Emanuele Erbetta, da pochi giorni amministratore delegato della Fondiaria assicurazioni del gruppo Ligresti, forte del 5,4 per cento di Rcs. E che dire del rapporto tra le automobili Fiat e i giornali targati Rcs? Perché anche Sergio Marchionne, il manager all'americana tutto concentrato sul prodotto, pare non voglia assolutamente privarsi della partecipazione (il 10,09 per cento) posseduta dal Lingotto nel gruppo editoriale. E il cinturato Pirelli? Marco Tronchetti Provera siede anche lui tra i grandi azionisti del Corriere con una quota del 5,3 per cento, ma è difficile individuare il nesso tra gli pneumatici e la carta stampata. Poi c'è Intesa, la più grande banca italiana con un altro 5 per cento del Corriere»;

come afferma il quotidiano, «Anche gli osservatori più attenti, però, faticano a trovare il rapporto che lega l'attività creditizia e l'editoria. Il più importante azionista del Corriere, con una quota del 14 per cento, si chiama Mediobanca, ma quantomeno l'istituto che fu di Enrico Cuccia è una banca d'affari che, per mestiere, tra le altre cose, compra e vende partecipazioni. E invece Fiat, Generali, Fondiaria, Pirelli, tutte società quotate in Borsa con migliaia di azionisti, sono impegnate in settori lontani mille miglia dalla carta stampata», pertanto «Puntare (...) su Rcs dovrebbe servire a garantirsi voce in capitolo nella gestione del giornale più importante d'Italia. Il fatto è, però, che Geronzi, Ligresti, Tronchetti, gli Agnelli con la Fiat, Giovani Bazoli e Corrado Passera con Intesa hanno pagato il biglietto d'ingresso nel club del Corriere con i soldi delle loro società quotate in Borsa. Soldi che appartengono anche ai piccoli azionisti, che invece hanno ben poco da guadagnare dai giochi di potere di banchieri e grandi manager. Peggio ancora se l'investimento in questione produce perdite. É il caso della Rcs, che è tornata all'utile (probabilmente striminzito) solo nel 2010 dopo la maxi perdita di 120 milioni registrata nel 2009. Per non parlare della quotazione del titolo, che dopo il crollo del 2009 fa molta fatica a riprendere la strada del rialzo.Così, adesso, i grandi soci del Corriere viaggiano tutti in perdita. Ci sono le passività già iscritte a bilancio con le svalutazioni degli anni scorsi. E poi ci sono le perdite potenziali, quelle che per il momento non sono emerse nei conti. Se la Fiat mettesse in vendita adesso le sue azioni nel gruppo editoriale perderebbe una ventina di milioni. Fondiaria è sotto di circa 6 milioni, mentre Pirelli e Intesa viaggiano in rosso di una dozzina di milioni. Certo, in teoria le quotazioni di Rcs nei prossimi mesi potrebbero risalire e quelle perdite trasformarsi in profitti. Semprechè Tronchetti, Ligresti e soci decidano di mettere in vendita le partecipazioni nel Corriere. Eventualità che al momento appare piuttosto remota. Proprio ieri il numero uno di Fondiaria, l'amministratore delegato Erbetta, ha illustrato i piani dell'azienda per il 2011. In rampa di lancio ci sono una serie di cessioni per incassare risorse utili a tappare le falle in bilancio. Erbetta ha però escluso che verrano vendute le partecipazioni in società quotate in Borsa, compresa, quindi, le azioni di Rcs. Il motivo è ovvio: semmai Ligresti volesse privarsi del suo personale strapuntino al Corriere, certamente farà di tutto per non vendere in perdita. Nel frattempo decine e decine di milioni di euro che, a maggior ragione in tempi di crisi, potevano andare a sostenere le attività principali di grandi aziende come Fiat o Pirelli restano bloccati in azioni Rcs che non rendono nulla. Anzi, producono perdite. Anche altri grandi soci del Corriere come l'imprenditore ospedaliero Giuseppe Rotelli, la famiglia Benetton e lo stesso Della Valle negli anni corsi hanno comprato titoli Rcs a prezzi molto più elevati di quelli correnti in Borsa. Rotelli, Benetton e Della Valle, però, hanno investito il denaro delle loro società personali e non hanno prelevato risorse da aziende quotate in Borsa. Insomma, perdono soldi in gran quantità, il solo Rotelli è sotto di oltre 100 milioni, ma almeno sono soldi loro»,

si chiede di sapere se risulti al Governo:

quali siano le ragioni che impediscono alle Generali di mettere in vendita la sua quota del 3,7 per cento nella Rcs Mediagroup, la società quotata in borsa che pubblica il "Corriere della Sera" e perché Emanuele Erbetta, da pochi giorni amministratore delegato della Fondiaria assicurazioni del gruppo Ligresti, non alinei il 5,4 per cento di Rcs;

per quale motivo Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, il manager "all'americana" tutto concentrato sul prodotto che ha messo a rischio migliaia di posti di lavoro, dividendo con le sue ristrutturazioni a giudizio dell'interrogante selvagge e prive di regole il sindacato, non dismetta la partecipazione, pari al 10,09 per cento posseduta dal Lingotto nel gruppo editoriale Rcs;

come mai il signor Marco Tronchetti Provera di Pirelli, che si è contraddistinto con una sciagurata gestione della Telecom Italia arrecando nocumento ad azionisti, risparmiatori e consumatori-utenti, non alieni le sue quote nella Rcs che equivalgono al 5,3 per cento;

quali siano le ragioni reali che inducono banca Intesa, la più grande banca italiana, che ha nel portafoglio azionario il 5 per cento del "Corriere" ad uscire dall'azionariato e dal patto di sindacato con Rcs;

quali siano le finalità reali del più importante azionista del "Corriere della Sera", con una quota del 14 per cento, qual è Mediobanca, ad accrescere la sua influenza sull'editoria;

che Intesa San Paolo, Mediobanca, Fiat, Generali, Fondiaria, Pirelli, tutte società quotate in borsa con migliaia di azionisti, impegnate in settori particolarmente lontani dalla carta stampata, abbiano assunto tali investimenti per questioni di potere e per influenzare, mediante le quote detenute dai soci delle loro società quotate in borsa, l'informazione per finalità di parte;

che il cosiddetto "salotto buono", che governa le più grandi aziende quotate tramite patti di sindacato ed accordi trasversali spesso occulti, abbia messo le mani sull'informazione per condizionarne e piegarne l'obiettività ai loro esclusivi interessi, volti ad imporre polizze più onerose, conti correnti e tassi tra i più alti d'Europa in veri e propri cartelli ed oligopoli che danneggiano i consumatori, perseguendo finalità che non coincidono con gli interessi delle famiglie, della concorrenza e del mercato e con quelli più generali del Paese.

(3-01903)

CARRARA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il programma di Governo prevede la revisione della legge n. 157 del 1992, meglio conosciuta come legge sulla caccia, al fine di adeguarla agli standard europei;

detta legge, di attuazione della direttiva 79/409/CEE, infatti, ha spesso dato origine a conflitti con la Commissione europea soprattutto per quanto riguarda la disciplina del regime delle deroghe ai divieti di caccia imposti per la tutela dell'ecosistema;

ad oggi, il legislatore non ha inteso promuovere una disciplina organica per tutto il territorio italiano;

considerato che in Parlamento giacciono numerosi progetti di revisione della citata legge, il cui iter è, però, fermo;

rilevato che nel nostro Paese è in corso da tempo un animato dibattito fra favorevoli e contrari all'attività venatoria,

l'interrogante chiede di sapere:

quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo per quanto riguarda l'effettiva volontà di tener fede all'impegno di procedere alla revisione della legge n. 157 del 1992 e, in caso positivo, quali siano i tempi previsti per la sua armonizzazione;

in particolare, se voglia attivarsi affinché sia sancita in un documento, sottoscritto dalle associazioni di categoria, la liceità dell'attività venatoria, così come disciplinata dalla legge, ed i diritti-doveri di chi la pratica.

(3-01905)

ADAMO, BASTICO, BAIO - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

da recenti notizie a mezzo stampa nonché da segnalazioni provenienti da alcuni cittadini si apprende che il Ministro dell'istruzione utilizzerebbe strumenti del Ministero, segnatamente l'Ufficio stampa, per intervenire direttamente nella polemica politica di questi giorni attraverso delle dichiarazioni;

suddette dichiarazioni, sotto forma di comunicati stampa recanti come intestazione "Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca", contengono esplicite prese di posizione, ad esempio sul cosiddetto Rubygate o sull'operato della magistratura;

all'interno di un comunicato datato 4 febbraio 2011, diffuso su carta intestata del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) e recante la denominazione "Dichiarazione del Ministro Mariastella Gelmini", il Ministro si premura di valutare la qualità e il tenore politico dei servizi di due importanti telegiornali nazionali, quali il Tg1 e il Tg3,

si chiede si sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano corretto e legittimo questo comportamento, sia dal punto di vista della distinzione tra ruoli istituzionali e ruoli politici che da quello del corretto utilizzo delle risorse e degli uffici pubblici;

se intendano adottare tutte le misure atte a porre termine ad una prassi tanto più discutibile in quanto riscontrabile nell'operato del MIUR, Ministero preposto a gestire un aspetto tanto delicato quale la formazione e l'istruzione di milioni di studenti.

(3-01906)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ZANDA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

dagli atti trasmessi dalla Procura della Repubblica di Milano alla Camera dei deputati il 14 e il 26 gennaio 2011, in sede di domanda di autorizzazione a procedere a perquisizioni domiciliari a carico del deputato Berlusconi ex articolo 68 della Costituzione, emerge un aspetto che, connesso al procedimento penale in questione, deve ritenersi significativo per la valutazione delle condotte del Presidente del Consiglio dei ministri anche sotto i profili della liceità e della compatibilità con l'ordinamento nazionale e comunitario in materia di reati finanziari e di riciclaggio dei proventi di attività criminose;

da tali atti risulta infatti, con obiettiva evidenza documentale, che il Presidente del Consiglio dei ministri ha in più occasioni erogato - direttamente o per il tramite di suoi collaboratori - ingenti somme di denaro, anche brevi manu in contante, a diverse persone coinvolte nella medesima inchiesta giudiziaria;

a prescindere dall'effettiva natura di tali pagamenti - tuttora oggetto di accertamento nell'ambito del procedimento penale per i reati di prostituzione minorile e concussione - è di tutta evidenza che essi siano avvenuti in violazione delle norme "anti-riciclaggio" che lo stesso Governo Berlusconi ha recentemente modificato, inasprendole, in recepimento delle direttive comunitarie in materia;

il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha infatti modificato la disciplina previgente, stabilendo che "è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro" e che "il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati" (art. 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, come modificato dal citato decreto-legge n. 78 del 2010);

lo stesso decreto-legge n. 78 del 2010 ha non soltanto elevato le sanzioni amministrative per le violazioni della disposizioni "anti-riciclaggio" in materia di utilizzo di denaro contante, ma anche introdotto ulteriori e più stringenti obblighi di segnalazione alle autorità competenti, in relazione a tali illeciti;

in particolare la nuova disciplina ha stabilito, in aggiunta al previsto obbligo di comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze, anche uno specifico obbligo di segnalazione alla Unità di informazione finanziaria (UIF) istituita presso la Banca d'Italia di tutte le "operazioni sospette di riciclaggio", precisando che "il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita", ed inoltre che "è un elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante (...) e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro (art. 41 del decreto legislativo n. 231 del 2007, come modificato dal decreto-legge n. 78 del 2010),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la notizia degli avvenuti pagamenti in violazione dei limiti di legge all'utilizzo di contante, contenuta negli atti giudiziari trasmessi dalla Procura di Milano alla Camera dei deputati, integri gli estremi per la comunicazione di notizia di infrazione al Ministero dell'economia e delle finanze, ai fini della contestazione della medesima infrazione al soggetto interessato e della conseguente irrogazione della sanzione amministrativa, ai sensi dell'articolo 51 del decreto legislativo n. 231 del 2007 e dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689;

se non ritenga che la frequenza, la mancata giustificazione formale e l'entità dei pagamenti accertati, ivi inclusi quelli avvenuti per bonifico bancario, per come documentati dagli atti giudiziari trasmessi al Parlamento, impongano le verifiche previste dall'ordinamento vigente per le operazioni sospette di riciclaggio, tra cui quelle a carico della UIF presso la Banca d'Italia;

infine, se non ritenga indispensabile accertare l'origine, la natura e il percorso dei flussi di denaro oggetto da ultimo dei pagamenti illeciti, al fine di escludere la provenienza da attività criminose ovvero l'accantonamento e l'utilizzo quali "fondi neri" per il finanziamento di attività riconducibili agli interessi patrimoniali del Presidente del Consiglio dei ministri, direttamente o per il tramite di persone o società ad esso legate.

(3-01901)

SBARBATI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il fenomeno legato all'installazione di grandi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, che poco o nulla hanno a che vedere con l'attività agricola, sta assumendo dimensioni allarmanti sia per il negativo impatto sul bene paesaggistico che per i riflessi negativi sulle attività agricole-produttive;

il sistema incentivante "in conto energia", che ha consentito il decollo accelerato della filiera fotovoltaica, sta producendo risultati opposti agli obiettivi prefissati a causa dell'incremento di fenomeni speculativi legati all'installazione di vere e proprie centrali elettriche fotovoltaiche in aree agricole, formate da distese di pannelli, disposti in file parallele, sopraelevati rispetto al piano della campagna, installate su terreni di fatto sottratti alla produzione agricola;

è in atto una vera e propria aggressione al territorio e al paesaggio con danni non quantificabili e probabilmente irreversibili dal punto di vista sia ambientale che economico e produttivo;

alla diminuzione progressiva di terreno destinato alla produzione agricola si aggiunge il dato preoccupante di una trasformazione strutturale del paesaggio, dell'ambiente, dell'ecosistema, dell'intero territorio che arreca danni alle imprese agricole e all'agriturismo;

la localizzazione spesso non adeguata e scarsamente controllata dei suddetti impianti, oltre ad incidere negativamente sulla produttività agricola, interrompe la continuità paesaggistica dei luoghi compromettendo il valore aggiunto dei prodotti agricoli che sono legati intimamente alla qualità del territorio;

nel nostro Paese, terra di conquista di multinazionali straniere, si è verificata un'opera selvaggia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che ha indotto alcune Regioni e enti locali ad adottare appositi provvedimenti di divieto di realizzare impianti fotovoltaici e altri impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili con moduli ubicati al suolo, qualora gli stessi non siano finalizzati alla produzione di energia per la conduzione dell'azienda agricola;

i recenti dati sul consumo di suolo nel territorio nazionale denunciano che negli ultimi 50 anni alla produzione agricola è stato sottratto un terzo del territorio con una perdita giornaliera attuale di 200.000 metri quadri di terreno;

il limite di un megawatt non sembra infatti contenere le spinte distorsive del sistema, per cui alcuni Paesi europei, come la Repubblica ceca, la Spagna, la Francia, hanno già adottato misure restrittive o veicolato gli impianti sui tanti capannoni inutilizzati o sulle aree industriali dismesse, oppure hanno chiesto ai proprietari dei terreni una variazione di destinazione d'uso (si veda il caso della Francia);

le difficoltà di quei Paesi che, fino a qualche tempo fa, erano i mercati più dinamici del solare, hanno dirottato gli investitori verso il nostro Paese, attratti non solo dalle condizioni geografiche-ambientali ma soprattutto dalle tariffe del conto energia che sono le più alte del mondo;

mentre però gli altri Paesi hanno tagliato queste tariffe anche in corso d'opera, quelle italiane sono state di fatto procrastinate, vista l'opportunità concessa di usufruire del vecchio conto anche agli impianti di sfruttamento delle fonti rinnovabili che avessero completato l'installazione entro il 31 dicembre 2010, se pure l'entrata in esercizio fosse avvenuta più tardi, ma comunque entro il 30 giugno 2011;

in questi ultimi tempi sono sorti in varie aree geografiche d'Italia numerosissimi parchi fotovoltaici, ma non su suoli marginali, bensì su splendide colline, suoli alluvionali, aree protette, come è avvenuto in provincia di Ancona in località San Marcello, contrada Melano, dove è sorto un impianto fotovoltaico con una capacità di 997 kw pur in presenza di altri due impianti realizzati nella stessa zona visibili ad occhio nudo;

tale realizzazione provoca un impatto complessivo evidente, inconciliabile peraltro anche con le caratteristiche dell'area collinare, che, va ricordato, è l'area di produzione del vitigno Lacrima di Morro d'Alba, che ha una complessità orografica e caratteristiche botanico-vegetazionali che hanno meritato un vincolo di paesaggio di interesse storico-ambientale posto dalla provincia;

tale impatto sul bacino visuale avrebbe richiesto una documentazione adeguata sia da parte della Energy Rha Srl che da parte del proprietario, nonché una valutazione severa della stessa da parte degli enti locali competenti al rilascio dell'autorizzazione;

il decreto legislativo n. 387 del 2003 all'art. 12, recita infatti "Gli impianti di produzione di energia elettrica di cui all'art. 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell'ubicazione si dovrà tener conto delle disposizioni in materia di sostegno al settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14";

essendo il fotovoltaico un'attività economica che vive solo grazie alle forme di incentivazione in conto energia, esso non può andare a detrimento di altre forme economiche anch'esse oggetto di aiuto da parte dello Stato e degli enti locali, così come nel caso di cui sopra, poiché nella stessa zona a fianco dell'enorme parco fotovoltaico in costruzione è ubicato un agriturismo sovvenzionato sia dalla Regione Marche che dalla Comunità europea, proprio per la tutela e la valorizzazione del territorio e sopratutto per il sostegno alle imprese giovanili;

si determinano così due interessi confliggenti, entrambi finanziati con i soldi della collettività;

il predetto impianto di San Marcello, per il quale è stata richiesta la concessione del permesso di costruire in variante, ai sensi del decreto legislativo n. 387 del 2003 che prevedeva l'autorizzazione unica per la quale il soggetto istituzionale delegato è la Provincia, nonché ai sensi del decreto ministeriale 6 agosto 2010 che ha abrogato l'art. 5, comma 7, del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, che riconduce tutto all'autorizzazione unica, e quindi restituisce la competenza alla Provincia, è stato invece autorizzato dal Comune di San Marcello che, alla luce della normativa vigente, sembra non averne titolo;

ciò ha comportato, a giudizio dell'interrogante anche per la frettolosità delle operazioni, l'elusione dell'assoggettamento del progetto presentato alle procedure di valutazione di impatto ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della legge regionale n. 7 del 2004, poiché l'impatto cumulativo ben visibile con un'esatta ricognizione mappale comporta il superamento di un megawatt di potenza installata;

dal 2003 purtroppo nessuno si è preoccupato di regolare l'uso delle zone classificate agricole per realizzare impianti da fonti rinnovabili; solo con il decreto ministeriale 10 settembre 2010 vengono indicati i criteri per individuare le zone agricole non idonee per detti impianti;

la Regione Marche recepisce il tutto solamente il 6 dicembre 2010, e ciò ha determinato un vuoto normativo incredibile, ancorché nel decreto legislativo n. 387 del 2003 ci fosse un richiamo importante alla legge n. 57 del 2001 che agli art. 7 e 8 elenca le attività agricole e le produzioni tradizionali da sostenere e favorire quali: insediamenti e permanenza dei giovani, attività agrituristica, prodotti agroalimentari di qualità e DOC, eccetera;

purtroppo nel momento di entrata in vigore delle leggi più recenti, la normativa transitoria lascia concludere i progetti già in corso, permettendo che prevalga l'interesse del singolo (a realizzare l'impianto) rispetto a quello collettivo, lasciando che gli impianti vengano realizzati anche in aree oramai definite non idonee dalla nuova normativa;

sullo stesso territorio della provincia di Ancona, a pochi chilometri da San Marcello, prima dell'abitato di Chiaravalle, località della bassa Vallesina, lungo la strada provinciale 2, insistono, in un tratto di meno di due chilometri ben quattro impianti fotovoltaici a terra, mentre un quinto è ubicato a ridosso del fiume Esino con un cartello in cui è scritto "Chiaravalle città del sole";

per ironia, peraltro, il Comune di Chiaravalle tramite la fondazione Chiaravalle-Montessori (Maria Montessori è nata qui) è proprietario del marchio "Slow-look", progetto turistico culturale che, ispirandosi al più celebre "slow food", si propone di far "gustare lentamente" al visitatore e al residente i luoghi circostanti;

l'Assessore all'agricoltura della Regione Marche, che per prima in settembre ha introdotto le linee guida per il fotovoltaico, ha riconosciuto con amarezza che purtroppo la normativa adottata interveniva "quando molti buoi erano già scappati dalla stalla" riferendosi alle autorizzazioni già concesse per i parchi fotovoltaici sui campi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano verificare, e in caso bloccare, l'autorizzazione alla costruzione dell'impianto fotovoltaico di San Marcello (Ancona), contrada Melano, in ragione di quanto sopra detto e del danno irreversibile che viene arrecato da tale impianto al bene territorio e alle attività agricole e non che su di esso insistono;

se non intendano intervenire su tutte le concessioni date nel momento del vuoto normativo e su quelle ancora da riconoscere, sia per fermare la speculazione, sia per evitare il rischio che installazioni progettate frettolosamente e altrettanto frettolosamente realizzate prima che scattino le tariffe del nuovo conto e le limitazioni delle linee guida non siano poi in grado di produrre il quantitativo di energia previsto, e di evitare altresì che i cittadini, che sulle bollette elettriche sopportano i relativi costi dei sussidi elargiti con denaro pubblico, al danno uniscono anche la beffa subita;

se non intendano, vista la pronuncia della Corte costituzionale, urgente provvedere ad integrare il quadro normativo e/o a modificarlo per fronteggiare la contraddizione che emerge dalla corretta applicazione delle disposizioni in materia, tenendo nella giusta considerazione la necessità e l'urgenza di assicurare velocemente un adeguato contemperamento dei diversi interessi in campo e contenere l'irreversibile trasformazione del paesaggio agrario, impedendo il consumo indiscriminato di suolo agricolo, fattore non rinnovabile di produzione, e salvaguardare altresì l'ambiente, il paesaggio, la biodiversità ed i beni culturali.

(3-01904)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BIANCONI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il papilloma virus umano (HPV) rappresenta la causa principale dello sviluppo del cancro alla cervice uterina; il tipo di tumore che può generare al collo dell'utero è nel mondo la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno, con oltre 500.000 nuovi casi ogni anno, eppure questo tumore è l'unica forma di cancro di cui si conoscono esattamente le cause e come prevenirle. Eppure le infezioni da HPV sono purtroppo ancora molto diffuse, con un impatto clinico e sociale elevato;

in Italia si registrano circa 3.500 nuovi casi ogni anno e circa 1.500 decessi. Oltre al Pap test le donne oggi hanno a disposizione il vaccino e il test HPV: quest'ultimo, grazie alla tecnologia molecolare Hybrid Capture 2 (HC2), è in grado di rilevare la presenza del papilloma virus ad alto rischio con grande anticipo rispetto al Pap test, ed è indicato per tutte le donne oltre i 30 anni di età;

i test diagnostici hanno svolto un ruolo importantissimo nel diminuire il numero dei nuovi casi e anche l'indice di mortalità, tuttavia esiste una fascia di donne che ancora non accede ai test diagnostici e rappresenta soprattutto quella su cui tale malattia incide maggiormente;

attualmente sono in commercio dei vaccini, che si rivelano efficaci a proteggere in età adulta dal rischio di contrarre il cancro alla cervice uterina. I dati che ci provengono dagli Stati dove, da circa un decennio, è in uso tale vaccinazione, fanno ben sperare che questo tipo di pratica preventiva contro i più diffusi tipi di papilloma virus permetterà alle donne di domani di non essere più contagiate;

già a partire dal 2008 si era provveduto a stanziare un contributo alle Regioni e alle Province autonome per promuovere l'agevolazione e la diffusione della vaccinazione contro l'HPV, ma in molte realtà l'Assessorato regionale competente non ha prestato la giusta sensibilità ed attenzione alla diffusione. Per questo motivo le Aziende sanitarie locali ed i presidi sanitari, che pure, a seguito di questo contributo, hanno acquistato il vaccino, non sono state in grado di garantire la diffusione uniforme sul territorio della vaccinazione;

allo stato attuale il 56 per cento di mamme, con figlie tra gli 11 e 18 anni, dichiara di non aver ricevuto specifiche informazioni o di non aver sentito mai parlare della vaccinazione. Questi dati trovano riscontro da quanto confermato dall'Istituto superiore di sanità: che solo il 59 per cento delle adolescenti, nate nel 1997, si è sottoposto alla vaccinazione, risultato ben lontano da quello del 95 per cento che si intendeva raggiungere per questa prima coorte di giovani,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano promuovere per la ricerca scientifica e per garantire che tutte le Regioni e, quindi, le Asl si adoperino in modo uniforme nell'agevolare il test HPV per le donne e la vaccinazione gratuita per le adolescenti, attraverso una concreta azione di monitoraggio ed informazione, in considerazione che tutte le cittadine italiane hanno diritto a poter usufruire di tale importante strumento di prevenzione su tutto il territorio nazionale tramite informazioni chiare e complete;

se intendano predisporre un piano più efficace, anche coinvolgendo le scuole, per garantire un migliore risultato delle coperture vaccinali già disponibili, al fine di accrescere la percentuale delle adolescenti che arrivano a completare l'intero ciclo dei tre richiami previsti per una corretta vaccinazione.

(4-04503)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'interno, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa il 7 febbraio 2010, "è ripresa regolarmente intorno alle 7 la circolazione ferroviaria sulla linea Torino-Modane (Francia), bloccata all'alba per circa due ore per una manifestazione contro il nucleare. I manifestanti - hanno precisato fonti di Trenitalia - hanno bloccato la circolazione dei treni nei pressi delle stazioni di Condove - Chiusa di San Michele e di Bussoleno, subito dopo il passaggio di un treno che trasportava scorie nucleari dall'Italia verso la Francia. La manifestazione si è svolta senza incidenti e la Polizia ferroviaria, intervenuta sul posto, ha identificato alcuni dei manifestanti. Le scorie nucleari presenti sul convoglio contestato provenivano da Saluggia, paese di circa quattromila abitanti del Vercellese che è stato sede del reattore sperimentale "Avogadro RS-1", chiuso nel 1971, e che oggi è ancora il sito adibito allo stoccaggio di elementi di combustibile nucleare irraggiato. Una volta varcato il confine italo-francese, le scorie vengono inviate a centri speciali di trattamento, dove vengono messe in sicurezza e poi riportate in Italia. Questo programma di smaltimento dovrebbe esaurirsi entro il febbraio 2012";

secondo quanto viene denunciato dal circolo di Vallesusa di Legambiente, la vicenda sarebbe andata diversamente: "Verso le quattro del mattino - si legge in un comunicato dell'associazione - parte una prima carica a freddo e violenta sulle persone, circa una ventina, la carica continua… a questo punto le persone vengono perquisite, ad alcuni viene chiesto di togliersi le giacca e le scarpe... e alcuni vengono fotografati di fronte e di profilo - di fatto una vera e propria schedatura";

pertanto secondo questa versione le cariche sarebbero partite prima dell'arrivo del treno. Inoltre pare che il treno sia stato fermo tra Sant'Ambrogio e la stazione di Condovè per molto tempo;

a prescindere da come si siano svolti davvero i fatti in oggetto, quanto accaduto in Piemonte in occasione del passaggio di un treno carico di scorie nucleari proveniente da Saluggia e diretto in Francia, è una brutta premessa al nuovo corso atomico progettato dal Governo: mancanza di trasparenza e militarizzazione del territorio non sembrano un metodo praticabile per la gestione di rifiuti e impianti nucleari;

quanto accaduto conferma in particolare l'assoluta mancanza di trasparenza su tutta la filiera del ciclo dei rifiuti del nostro "vecchio" nucleare. È anche grave che in Piemonte non venga rispettata la legge regionale che prevede che i cittadini residenti nei territori attraversati dai convogli carichi di scorie vengano debitamente informati sui trasporti e sui piani di emergenza associati; soprattutto a Saluggia, dove al momento è custodito l'85 per cento dei rifiuti nucleari italiani;

la gestione delle scorie radioattive, per non parlare dei nuovi impianti che il Governo vorrebbe realizzare, non può avvenire tenendo all'oscuro le comunità locali. Il rispetto di basilari princìpi di condivisione, trasparenza e informazione quando si tratta di nucleare, è reso tanto più doveroso dalla sentenza n. 33 del 2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari",

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, e attraverso quale strumento normativo, recepire la sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2011 con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari;

se intendano fornire urgentemente tutti i dettagli sulla dinamica effettiva dell'episodio in oggetto, e in particolare sul fatto che sia o meno stato garantito in questo caso il diritto costituzionale a manifestare pacificamente e su quali direttive siano state fornite alle Forze dell'ordine.

(4-04504)

CARDIELLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Sezione distaccata di Eboli del Tribunale di Salerno ha la competenza territoriale su 34 comuni con un bacino di utenza di circa 250.000 abitanti, con un carico di lavoro stimato al 31 dicembre 2010 così ripartito: procedimenti penali 2.700, civili 30.000, esecuzioni immobiliari 800 ed esecuzioni mobiliari 3.000;

viene considerata la sezione più grande d'Italia come estensione e carico di lavoro, tanto che nell'ultima relazione, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, il dottor Vincenzo Pellegrino, Presidente di Sezione dell'Associazione nazionale magistrati (ANM) di Salerno, ha ribadito la necessità di istituire il Tribunale ordinario;

da circa due mesi, è vacante un posto da magistrato nel settore penale, e ciò crea notevoli disagi all'intero comparto;

va precisata, inoltre, la mancanza di due funzionari e di due assistenti di cancelleria,

si chiede di sapere quali utili interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per sopperire alle carenze di magistrati, funzionari e assistenti, nonché per regolarizzare lo svolgimento dei processi pendenti.

(4-04505)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

in base alla legge regionale 21 gennaio 2011, n. 5, recante "Disposizioni integrative della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna)", approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, il competente Assessorato regionale ha deciso una deroga di un mese, ovvero di tutto febbraio, per l'esercizio della caccia a determinate specie;

la possibilità di deroga, così prevede la legge, è rivolta alla caccia agli uccelli selvatici per un periodo non superiore ad un mese, nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, della sicurezza aerea, per prevenire danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna, ai fini della ricerca, dell'insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione, per consentire, in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo, la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità;

le deroghe, ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge, sono adottate dall'Assessore regionale all'ambiente, previa deliberazione della Giunta regionale, "con provvedimento motivato sulle ragioni che ne impongono l'applicazione, sentito l'Istituto regionale per la fauna selvatica (IRFS) ovvero, se non ancora istituito, un Comitato tecnico-scientifico composto da un esperto in materia di ambiente e fauna selvatica, un esperto in materia di coltivazioni agricole, un esperto in materia di salute pubblica. Il comitato tecnico-scientifico è istituito con deliberazione della Giunta regionale", su proposta dell'Assessore regionale all'ambiente, d'intesa con l'Assessore regionale all'agricoltura e l'Assessore regionale alla sanità;

è importante evidenziare che l'IRFS citato ad oggi non esiste e che quindi la decisione spetta solamente al Comitato tecnico-scientifico istituito con deliberazione della Giunta regionale;

inoltre la nuova legge, rispetto alla legge in vigore, prevede la possibilità di utilizzare per l'esercizio dell'attività venatoria fucili a canna rigata (le carabine, più efficaci a distanza di tiro) oltre a quelli ad anima liscia (a pallini);

è importante evidenziare che dopo aver già espresso il loro dissenso contro la decisione della Regione Sardegna, numerose associazioni ambientaliste e animaliste, tra le quali la Lac e la Lipu, hanno chiesto, in data 25 gennaio 2011, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, di esperire ricorso governativo davanti alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011, sollevando conflitto di attribuzione;

è importante sottolineare che la deroga decisa dalla Regione Sardegna pare del tutto arbitraria e immotivata: non è stato considerato alcun rimedio alternativo, non sono stati dimostrati i pretesi danni alle coltivazioni agricole, sono autorizzati prelievi venatori potenziali tutt'altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, viene palesemente ignorata la giurisprudenza della Corte di giustizia europea in materia. Inoltre la legge regionale sarda non prevede alcun parere tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra), in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale e con la giurisprudenza costituzionale;

su aspetti analoghi, la Commissione europea aveva già aperto una procedura di infrazione (n. 2004/4242) contro l'Italia nel dicembre 2009, che ha dato luogo alla causa C-508/09 in attesa di definizione,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, per evitare sia nuovi ricorsi alla Corte costituzionale e soprattutto nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea, esperire ricorso alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011.

(4-04506)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:

il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, secondo notizie di stampa (si vedano gli articoli pubblicati, ad esempio, su "la Repubblica", "Il Fatto Quotidiano", "Il Riformista") è stato accusato di aver speso 86.680 euro dall'agosto 2009 al dicembre 2010 con la carta di credito Rai da lui stesso utilizzata anche in maniera "obliqua", addebitando gli importi all'azienda concessionaria di pubblico servizio, che si alimenta principalmente con il canone pagato dai cittadini;

come si apprende da un articolo pubblicato su "Il Riformista" il 3 gennaio 2011 «il direttore di testata si autocertifica le presenze, ma ci sarebbero non poche "discrepanze" proprio tra le sue presenze a Saxa Rubra e l'utilizzo della carta di credito (altrove). In particolare: il direttore del Tg1 risulterebbe a Roma dal 28 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010. Ma in quegli stessi giorni la carta di credito aziendale sarebbe stata utilizzata a Marrakech. A Pasqua, Minzolini sarebbe a Saxa e la carta a Dubai. Ad agosto il direttore sempre in Rai e la carta in crociera nel Mediterraneo: a Barcellona, Palma di Maiorca, Marsiglia, Genova»;

in merito alle spese per 86.680 euro con carta di credito Rai in uso a Minzolini dall'agosto 2009 al dicembre 2010 non ci sarebbe stata "alcuna violazione" - avrebbe affermato il direttore generale Mauro Masi essendo la carta di credito "una sorta di benefit compensativo". Concordato in sede di contrattualizzazione con Garimberti. Peccato che il presidente Rai lo smentisca con comunicazione protocollata: "Non ero in alcun modo a conoscenza che la carta di credito concessa al direttore del Tg1 fosse un benefit compensativo";

Mauro Masi si sarebbe «immolato - come si legge su un articolo del 2 febbraio 2011 de "Il Fatto Quotidiano" - per difendere il direttore del Tg1 che, in soli 14 mesi, aveva speso oltre 86 mila euro con la carta di credito aziendale per viaggi, pranzi, cene e ora rischia di pagare il conto economico e forse giudiziario al posto dell'illustre dipendente. La pratica di Minzolini giaceva da mesi a viale Mazzini, protetta da un'inutile indagine di un collaboratore di Masi e lontana dai comitati interni d'inchiesta. Il direttore generale ha risposto al consigliere Nino Rizzo Nervo di aver chiuso, da sé medesimo, il caso Minzolini perché "la carta è un benefit concesso in cambio dell'esclusiva ceduta all'ex cronista de La Stampa". Ma un benefit è diverso da spese di rappresentanza e missioni speciali (seppur eccessive) giustificate dal direttorissimo, il benefit va previsto nel contratto di assunzione (e non c'è) e va tassato con l'aliquota ordinaria. E quindi Masi ha dichiarato, senza volerlo, l'evasione fiscale del servizio pubblico e ora dovrà superare l'ostacolo del Consiglio di amministrazione (...) che, da un paio di mesi, è seguito da un magistrato della Corte dei conti, Luciano Calamaro. Chiamato in causa dal direttore generale, nel carteggio con Rizzo Nervo diffuso ai componenti del Cda, il presidente Paolo Garimberti ha smentito di conoscere i benefici di lusso previsti per Minzolini. Il direttore generale ha (di fatto) insabbiato le anomalie dell'ex notista politico: 129 giorni in trasferta (più di un inviato del telegiornale), 45 viaggi non motivati (spesso in mete esotiche), frequenti interviste ai dirigenti di Royal Caribbean e strani sconti in centri termali in seguito a un servizio del Tg1 sulla struttura alberghiera. Masi ha liquidato le spese con la carta di credito perché è un benefit con disponibilità di 5 mila e 200 euro al mese, un privilegio peraltro sconosciuto ai colleghi del Tg2 (Mario Orfeo) e del Tg3 (Bianca Berlinguer). E se la Berlinguer da anni è dipendente Rai, proprio e ancor di più di Minzolini, Orfeo ha lasciato la direzione de il Mattino per il telegiornale di Rai2. L'autogol di Masi è clamoroso: scopre l'evasione fiscale per coprire Minzolini e si assume le conseguenze, dicono gli esperti del Cda. La prima: un procedimento della Corte dei conti. La seconda: un'inchiesta giudiziaria. "Non hanno ancora abolito l'obbligatorietà dell'azione penale? - dice con ironia un consigliere - Quindi: anche se nessuno fa un esposto in Procura, i magistrati possono indagare comunque sui fatti denunciati dallo stesso Masi"»;

considerato che:

il direttore Augusto Minzolini, oltre a svolgere le proprie attività nei luoghi turistici esclusivi, come risulta dagli articoli di stampa, è stato accusato, inoltre, nei mesi scorsi, di offrire servizi sul Tg1 e Tg1 Economia con i profili di pubblicità occulta, in cambio di ospitalità sulle navi da crociera;

secondo "Il Fatto Quotidiano" del 7 dicembre 2010: «La strategia del globe trotter, tra l'altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all'anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento. E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c'è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell'ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare"». Il crollo degli ascolti e la pubblicità occulta potrebbero incidere sui bilanci, con mancati ricavi,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga compatibili con l'obbligo ad una corretta gestione aziendale previsto dal Contratto di sevizio con la Rai talune spese poco oculate, come quelle effettuate con carta di credito Rai da parte del direttore Minzolini che, per quanto risulta, oltre al totale asservimento alle posizioni espresse ai partiti della maggioranza, con una contestata intervista al premier, è accusato di pubblicità obliqua ad alcune aziende in cambio di ospitalità sulle navi da crociera reclamizzate nei servizi e nelle località esotiche più esclusive;

se ritenga altresì compatibile con l'obbligo di assicurare la completezza di informazione sancito anch'esso dal Contratto di servizio la linea editoriale del direttore del Tg1;

come siano spiegabili le contraddizioni tra le presenze di Augusto Minzolini a Saxa Rubra, da lui stesso certificate, e l'utilizzo della carta di credito altrove (anche all'estero), atteso che non risulta che il direttore del Tg1 possegga la dote dell'ubiquità;

se il Governo sia in grado di smentire l'uso disinvolto della carta di credito da parte di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che ha speso oltre 86.000 euro (pari a sette stipendi annui di lavoratori), in pranzi e cene, quanto meno in merito al profilo di peculato, e perfino di eventuale evasione fiscale, posto che eventuali benefit aziendali, rilevati improvvisamente dal direttore generale Masi come argine di difesa, e smentiti dal presidente Rai, sono assoggettati alle previste ritenute di legge;

se il Governo ritenga fondata la pesante accusa rivolta ai servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean, che si sarebbero prestati al sospetto di pubblicità occulta, dato che per ben sei volte, nei mesi scorsi, sembra che il telegiornale del direttore Minzolini abbia ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie "Reporter d'alto mare";

quali misure urgenti di competenza il Governo ritenga di assumere, sia per arginare il crollo degli ascolti ed il fenomeno della pubblicità occulta, che potrebbero incidere sui bilanci con i mancati ricavi, sia per evitare che giornalisti d'assalto, assurti a quanto risulta all'interrogante per grazia ricevuta ed impegno alla fedeltà a coloro che li hanno designati ai vertici del Tg1, possano continuare indisturbati ad utilizzare il servizio pubblico e la carta di credito aziendale per finalità privatistico-clientelari, che non hanno nulla a che vedere con la corretta e trasparente gestione delle risorse economiche della Rai finanziate con il canone dei cittadini e con il servizio pubblico di informazione.

(4-04507)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 6 febbraio 2011, il giornalista Marco Lillo pubblica alcune conversazioni tra alcune ragazze coinvolte nello scandalo del cosiddetto Rubygate;

riferisce l'articolo: «"Con l'approvazione di Masi", alla fine Raffaella le ha fregate tutte. La figlia del fruttivendolo di Casalnuovo di Napoli, nata a Cercola 22 anni fa, è riuscita a comprarsi la casa e a ottenere il programma, come voleva. La partecipazione all'Isola dei famosi di Raffaella Fico, è uno dei tanti gialli all'italiana. Dopo il mini scandalo suscitato dal suo passaggio dal Bunga bunga alla prima serata della tv pubblica, tutti fanno finta di non sapere chi sia il responsabile. Eppure riguardo allo sponsor che le avrebbe permesso di diventare famosa, Nicole Minetti e Barbara Faggioli avevano le idee chiare in tempi non sospetti"». Come si legge nel citato articolo, «queste ultime anelavano a comprare un immobile da 800 mila euro con i soldi del Cavaliere ed erano preoccupate della concorrenza delle altre pretendenti. E così il 23 settembre del 2010 al telefono marcavano stretto le rivali. Barbara temeva proprio Raffaella Fico ma Nicole la rassicurava dicendo che alla Fico non interessavano le case, ma qualcosa di diverso» come programmi televisivi;

ed ancora: «Effettivamente Raffaella Fico in quel periodo era la protagonista delle candid camera super sexy della trasmissione sportiva Controcampo. Su youtube gira ancora un pezzo cult in cui la ragazza del Cavaliere esce in mutandine e reggiseno da un camerino del Milan Store e si diverte a fare l'offesa quando i clienti strabuzzano gli occhi di fronte alle sue forme. Il tono della ragazza sembra quello di una suora, nonostante la mise. Un tono indignato quasi come quello usato dalla ragazza in un'altra comparsata celebre. Alla Vita in diretta nel marzo del 2009 Alba Parietti osò rinfacciarle le sue dichiarazioni provocatorie ("mi offro per un milione di euro") e lei che era solo una ex partecipante del Grande Fratello 2008, minacciò di lasciare la trasmissione su due piedi. Mentre un Lamberto Sposini più imbarazzante del solito interveniva a difenderla, rimbrottava Alba Parietti e si piegava a chiedere scusa alla giovane offesa. Raffaella però non si accontentava di questo trattamento di riguardo nelle comparsate in Rai. Né le bastavano gli sguardi di ammirazione per le candid. Secondo Nicole Minetti, puntava a una trasmissione più importante»;

stando alle intercettazioni riportate dall'articolo la Minetti pensava di avere una strategia migliore della Fico perché se doveva farsi raccomandare in TV chiedeva ad altri, vantando amicizie come Rossella Carlo, presidente di Medusa Cinema;

considerato che:

dal citato articolo risulta che: «Raffaella Fico, già nel 2009, dopo il Grande Fratello 2008, acquista un appartamentino a Reggio Emilia in un moderno stabile a due passi dal tribunale. Nel 2009 viveva lì, come aveva raccontato proprio a Sposini alla Vita in diretta. Reggio Emilia è anche la città del suo manager, il cui nome figura sul citofono ma a un altro interno. Mentre sul cartellino di Raffaella Fico accanto al suo cognome c'è un tale V.T., originario del salernitano. Raffaella comunque è un ospite quasi fisso delle feste del Cavaliere. E gioca su due tavoli sia a Milano (è segnalata tre volte solo nel settembre del 2010 ad Arcore) che a Roma» suscitando l'invidia delle altre ragazze specialmente quando si sparge la notizia che questi le avrebbe regalato una casa;

al catasto Raffaella Fico però non risulta avere altre intestazioni oltre alla casa di Reggio Emilia;

«quando arriva il momento del casting dell'Isola dei famosi è lei (la Fico) a spuntarla sulle agguerrite concorrenti come la materana Imma Dininni. La vincitrice del reality "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset qualche anno fa, dopo avere incassato 200 mila euro di premio, era stata avvistata nelle feste di Silvio Berlusconi in Sardegna. Tre settimane fa, quando la produzione di Magnolia la esclude proprio perché il suo nome era uscito in relazione alle feste del Cavaliere, lei si infuria e contatta i giornalisti per raccontare tutto e poi ci ripensa. Quando il nome di Raffaella Fico esce nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi prende le distanze: "Il cast è stato approvato da Mauro Masi". Su L'espresso, Emiliano Fittipaldi nota però che è la sesta ragazza del Cavaliere su otto edizioni dell'Isola a essere convocata da Simona Ventura. Il produttore del reality Giorgio Gori però precisa: "Il nome della Fico non era uscito quando è stata selezionata". Gli ascolti comunque sono assicurati»;

considerato inoltre che:

si apprende da notizie di stampa (si veda l'articolo di Paolo Berizzi pubblicato su "La Repubblica" dell'8 febbraio 2010) che il direttore generale della Rai, Mauro Masi ha firmato un «contratto ad personam per la valletta lituana» Rasa Kulyte;

Rasa Kulyte è una delle ragazze che animano le serate nella residenza romana del premier e «quando nel 2010 le si prospetta un contratto in Rai, il curriculum della Kulyte, bionda, occhi azzurri, racconta pochino: la ragazza non parla una lettera di italiano, al suo attivo ha la fascia di miss Lituania e il terzo posto a Miss European Union 2006»;

si decide di inserire la valletta Rasa Kulyte nella trasmissione al "Lotto alle Otto", che segue in diretta l'estrazione delle ruote di Roma, Milano e Napoli, a fianco di Tiberio Timperi e il suo volto va in onda, assieme a Jasmine Gigli e Stefania Orlando, ogni sera dall'8 febbraio 2010 dalla sala dei Monopoli di Stato;

relativamente all'ingaggio della Kulyte, Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai racconta, nel citato articolo, come con il suo blitz il direttore generale ha scavalcato la direzione del settore competente per i contratti che aveva opposto un ripetuto rifiuto alle pretese esose della valletta: «"La storia è iniziata così. Masi chiede al settore risorse televisive di fare un contratto a questa ragazza. Lei chiede 1.500 euro a puntata. Una cifra che appare spropositata visto che il conduttore del programma, Timperi, guadagnava 400 euro. La direzione del settore competente respinge la richiesta e non fa nessun contratto". A quel punto inizia un'estenuante trattativa tra lo stesso direttore generale, Masi, e chi si deve occupare di formalizzare l'ingaggio di Rasa Kulyte. "Si scende a 1200 euro - ricorda Rizzo Nervo - ma la risposta è ancora: picche. Masi insiste e si arriva a 300 euro". La direzione risorse non cambia orientamento perché la cifra è ritenuta comunque sproporzionata rispetto al compenso del conduttore» e, di fronte all'ennesimo rifiuto dell'ufficio, Masi decide di firmare direttamente il contratto;

la vicenda della valletta lituana ricorda, in parte, quella della regista-attrice-imprenditrice bulgara Michelle Bonev, un'altra amica di Silvio Berlusconi premiata alla Mostra del Cinema di Venezia con un riconoscimento creato ad hoc dal Ministero per i beni e le attività culturali per il suo film Goodbye Mama. La pellicola è stata finanziata da Rai Cinema con 1 milione di euro. Anche in quel caso la richiesta di acquistare i diritti del film (dalla società della Bonev) era arrivata, nel 2009, da Masi,

si chiede di sapere:

se risulti, sulla base dell'attività di verifica del rispetto del Contratto di servizio con la RAI da parte del Ministro in indirizzo, che, nel casting dell'Isola dei famosi, siano state premiate con la partecipazione proprio le ragazze coinvolte nel cosiddetto Rubygate, ultima la signorina Raffaella Fico, che dopo aver vinto nel reality: "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset ed aver incassato 200.000 euro di premio, esclusa dalle produzioni della Magnolia, a quanto risulta dalle citate notizie di stampa avrebbe minacciato di raccontare chissà cosa, salvo poi ripensarci successivamente;

se sia vero che, quando il nome della Raffaella Fico è comparso nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi avrebbe preso le distanze, nonostante il cast fosse stato approvato dal direttore generale Mauro Masi;

se risponda al vero quanto riportato dalla stampa, ovvero che la signorina Fico sarebbe stata la sesta ragazza del premier ad essere ingaggiata nel citato programma della signora Simona Ventura;

quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che i programmi della Rai come "l'Isola dei famosi", vero e proprio refugium peccatorum, pagati prevalentemente con il canone, tra le tasse più odiate dai cittadini, possano essere occasioni di mercimonio a beneficio di attrici poco conosciute in cerca di notorietà con il benestare dei massimi dirigenti Rai, quali il direttore Mauro Masi, che sembrano garantire gli esclusivi interessi e desiderata dei loro protettori politici e del Governo;

se corrisponda al vero che il direttore Masi ha provveduto a firmare di suo pugno un contratto di ingaggio, nonostante il rifiuto della direzione del settore risorse televisive di sottoscriverlo dando parere negativo non una, ma ben tre volte e, in caso positivo, quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo.

(4-04508)

LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della giustizia - Premesso che:

in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" il 6 febbraio 2011, Massimo Sideri ricostruisce la scandalosa gestione degli arbitrati tra le ferrovie dello stato e le imprese dell'Alta velocità;

l'articolo prende spunto dalla vicenda giudiziaria sugli arbitrati tra Rfi (Rete ferroviaria italiana) e i general contractor dell'Alta velocità ferroviaria Torino-Napoli. «In azione c'è il pm Pietro Saviotti che dopo l'esposto dell'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha aperto l'inchiesta. La massa documentale prodotta dagli investigatori della Polizia e della Polizia Postale anche in seguito a perquisizioni e intercettazioni telematiche è talmente intricata che il magistrato sarebbe adesso alla ricerca di un super perito tecnologico. La complessità riguarderebbe infatti la valutazione dei cosiddetti "metadati"»;

più oltre si legge: «In particolare la questione riguarderebbe il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat dove a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni. L'ipotesi di reato di frode riguarderebbe non il percorso arbitrale ma le decisioni dei cosidetti Ctu, i consulenti tecnici di ufficio. A mettere sull'allerta Moretti sarebbero state le evoluzioni anche di altri arbitrati, in direzione univoca. Tra gli aspetti da chiarire c'è quello della nomina di un nuovo Ctu per la tratta Torino-Milano (il general contractor è il consorzio Cav To. Mi.) dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti. Trenitalia ha preferito non rilasciare dichiarazioni sul tema specifico. Ma è possibile che nell'entourage legale di Moretti si guardi alle evoluzioni del dossier per valutare come muoversi anche ed eventualmente negli altri filoni. Nel caso di arbitrato, infatti, la strada della giustizia civile è bloccata e le parti non possono che accettarne il verdetto. E dunque il penale è l'unica via di uscita. "Nessuno degli arbitrati è arrivato a conclusione - fa notare una fonte vicina al dossier - è tutto fermo da tre anni. Inoltre presto per legge non ci sarà più la possibilità di ricorrere a delle procedure arbitrali, soprattutto nei confronti di società riconducibili allo Stato". Lo stesso legislatore si è reso conto che queste procedure in casi del genere rischiano di portare il solito "Pantalone" a pagare. A riaccendere la mina è stata la Corte dei Conti che con la determinazione 124/2010 depositata da poche settimane ha riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi: solo per i progetti attuati fino ad oggi gli stessi sono passati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi. Una cifra che sottostima in realtà, riferendosi al 2006, tutta la partita degli arbitrati attivati nel frattempo. Nello stesso esercizio 2006 è partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna. Nel 2008, poi, ne sono comparsi altri tre: due della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano. L'ultima è la procedura arbitrale per la tratta Napoli-Roma dell'Iricav (capitanato da Ansaldo, Astaldi, Vianini Lavori e Società Italiane per Condotte d'Acqua). D'altra parte, come si evince anche dagli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici aveva già lanciato un alert sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere" della Tav e aveva già avviato un monitoraggio sulle "modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor". Peraltro la Corte ha sottolineato "la difficoltà di individuazione delle cause reali della lievitazione". Ma poco avanti ha anche definito "rilevanti e potenzialmente rischiosi" i contenziosi arbitrali. Ce n'è uno per ogni tratta. Non è roba da poco: si parla di "diversi miliardi" come riferisce la fonte vicina al dossier. Alla fine il conto complessivo della Tav, costi e arbitrati nello stesso calderone, potrebbe avvicinarsi ai 40 miliardi»,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che la Corte dei conti abbia riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi fino al 2006, che, solo per i progetti attuati fino ad oggi, sono lievitati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi di euro;

se risponda al vero che nel 2006 sarebbe partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna, nel 2008, e che ne sarebbero "spuntati" altri tre, due dei quali della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano;

se risulti vero che, come segnalato anche negli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici avrebbe lanciato un allarme sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere della Tav, con l'avvio di un monitoraggio sulle modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor;

se risponda al vero che il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat nasce a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori quando la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni di euro, e se l'evoluzione anche di altri arbitrati, in direzione univoca, non possa integrare reati penalmente rilevanti a carico degli stessi consulenti tecnici d'ufficio;

se la nomina di un nuovo consulente tecnico d'ufficio per la tratta Torino-Milano, dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti, non debba porre fondati sospetti, con eventuali ipotesi di reato di frode, che non riguarderebbe il percorso arbitrale, ma le decisioni dei consulenti;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, per evitare che da tali dilatazioni dei tempi di consegna delle opere pubbliche, con conseguente lievitazione dei costi, siano proprio le casse dello Stato a rimetterci, almeno per le aziende controllate, specie alla luce dei giudizi che non sembrano equi ed addirittura fraudolenti degli interessi pubblici.

(4-04509)

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nei giorni scorsi, la prima sezione penale della Corte di appello di Roma presieduta dal dottor Eugenio Mauro, giudici Maria Teresa Covatta e Alfredo Ruocco, ribaltando totalmente una precedente sentenza del Tribunale, ha condannato senza attenuanti l'inviato di "Striscia la Notizia" Valerio Staffelli, per "violenza privata" ai danni dall'ex direttore di Rai1 Fabrizio Del Noce;

tale sentenza di appello, che aveva come contesa giudiziaria l'ormai "storica" "microfonata" sferrata da Del Noce sul naso del tapiroforo nel novembre 2003, durante un movimentato servizio girato all'interno di un ristorante a Roma, ha completamente ribaltato le decisioni del primo grado, trasformando il dirigente della televisione pubblica da aggressore in parte lesa;

Del Noce attuale direttore di Rai Fiction, esasperato dall'inseguimento e dalle domande di Staffelli, aveva strappato il microfono all'inviato e in seguito, dopo averlo nascosto in un secchiello pieno di ghiaccio utilizzato per raffreddare le bevande, con uno scatto improvviso, a fronte di Staffelli che ne chiedeva la cortese restituzione glielo aveva "sbattuto" in faccia provocandogli dei traumi al naso;

in primo grado Del Noce era stato condannato per lesioni volontarie, ma il 4 febbraio 2011, la prima sezione penale della Corte d'appello di Roma ha stravolto il giudizio, tramutando quella condanna in "eccesso colposo di legittima difesa". Al dirigente Rai è stata anche dimezzata una multa, inizialmente ammontante a 800 euro. I giudici hanno invece considerato "violenza privata" il comportamento di Staffelli, che è stato condannato a 20 giorni di reclusione, convertiti in 760 euro di multa;

considerato che:

nella ricostruzione dei filmati mandati in onda più volte da "Striscia la Notizia" a commento della decisione della sentenza del 4 febbraio sul processo Staffelli-Del Noce, si può visionare la completa dinamica degli accadimenti avvenuti nel 2003 nel famoso ristorante romano "il Bolognese";

da questa ricostruzione, come si può agevolmente verificare dalle immagini registrate, l'inviato di "Striscia La Notizia" cerca di consegnare un Tapiro d'Oro all'allora direttore Rai Fabrizio Del Noce, rivolgendogli alcune domande, che, seppur incalzanti come consueto nel giornalismo d'inchiesta, non travalicano mai nell'aggressione fisica, e neppure comportano assenza di rispetto dell'intervistato che intendeva sottrarsi alle risposte;

in una prima fase, le immagini riproducono Del Noce che strappa il microfono a Staffelli e lo affoga dentro un secchiello di ghiaccio. Alle richieste insistenti di restituzione di uno strumento di lavoro per il tapiroforo, il direttore Del Noce, particolarmente alterato, prende dal secchiello il microfono e lo sbatte in viso a Staffelli, provocandogli serie lesioni facciali. All'uscita dal ristorante Del Noce si vanta affermando "Gliel'ho dato in testa". Anche Bruno Vespa, giornalista storico della Rai, ideatore della trasmissione "Porta a Porta" e buon amico di Del Noce, che si sarebbe trovato quella sera nel ristorante romano assieme alla consorte, pare sia stato esaminato dalla Corte di appello in qualità di testimone;

considerato che ad avviso dell'interrogante:

la decisione della prima sezione penale della Corte d'appello di Roma, che, accogliendo la tesi difensiva di Del Noce, ha ribaltato la sentenza di primo grado, potrebbe essere stata condizionata da eventuali influenze esterne;

c'è da dubitare che i giudici della Corte di appello di Roma, nell'emettere la sentenza di condanna per Staffelli e di quasi assoluzione per Del Noce, trasformando così l'aggredito in aggressore, abbiano effettivamente visionato il filmato integrale degli accadimenti girato da "Striscia la Notizia";

appare singolare che siffatti episodi di aggressione, così ampiamente e platealmente documentati nei filmati, possano essere "interpretati" dai giudici della prima sezione penale di Roma, trasformando così ad libitum gli aggrediti in aggressori da condannare,

si chiede di sapere quale sia la valutazione del Governo sulla vicenda e quali iniziative di competenza intenda assumere.

(4-04510)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

si apprende in un articolo pubblicato l'8 febbraio 2011, dal quotidiano "La Repubblica", che tutti gli alberi, anche quelli secolari che si trovano entro sei metri dalle strade extraurbane, sono fuorilegge. È l'innovativo principio giuridico di sicurezza stradale stabilito dalla Cassazione nella sentenza di condanna per omicidio colposo al capo cantoniere dell'Anas di Foligno, Bruno Bruni. Secondo la Corte suprema, l'uomo avrebbe dovuto provvedere a mettere in sicurezza predisponendo un idoneo guardrail nel tratto di strada dove si trovava la pianta, la statale centrale umbra orlata da una fila di alberi secolari, bellissimi da vedere, ma pericolosissimi per gli automobilisti. Se l'avesse fatto, Michela Crucianelli non si sarebbe schiantata a bordo della sua vettura contro uno di quei platani killer. E non sarebbe morta;

l'articolo 26 del regolamento che dà attuazione al codice della strada, entrato in vigore il 1° gennaio del 1993, aveva vietato la presenza di alberi entro una distanza minima di sei metri. Pareva, però, che quella norma non fosse retroattiva, ovvero che non fosse riferita agli alberi preesistenti, ma solo a quelli piantati da quel momento in poi. Però dopo ben 17 anni la Cassazione ha deciso che il divieto vale per tutto il patrimonio arboreo che orla le strade extraurbane, sia quello piantato prima del 1993, sia quello piantato successivamente. A questo punto la sentenza che ha condannato a un anno e sei mesi il cantoniere dell'Anas di Foligno costituirà un punto di riferimento per tutti i tribunali e le procure;

oggi il destino di migliaia di piante che costeggiano strade suggestive del nostro Paese sarà quello, se non ci sarà un concreto intervento da parte del Ministro in indirizzo, di essere tagliate. Di fatto scomparirebbero di colpo tutte quelle numerosissime, affascinanti e caratteristiche strade quali, come a titolo esplicativo: la Chiantigiana o l'Aretina, l'Appia antica o la Bolgherese, la Col di Tenda o la via degli ulivi da Assisi a Spello;

per quanto possa essere grave l'incidenza delle morti causate dalla presenza di alberature ai bordi delle strade è importante evidenziare che in Italia oltre il 70 per cento degli incidenti stradali avvengono in area urbana ed i decessi da incidenti stradali in area urbana sono circa 3.000 ogni anno (8,2 al giorno), mentre il numero dei feriti ammonta a oltre 150.000 all'anno (410 al giorno);

a tal proposito si sottolinea che un incidente stradale è sempre la risultate dell'interazione di tre fattori: uomo, veicolo ed ambiente. Per aumentare realmente il livello di sicurezza e diminuire il numero di incidenti, morti e feriti è necessario intervenire al massimo e in modo concertato su tutti e tre i fattori. Quindi anche con la messa in sicurezza di guardrail, alberi, ma anche pali della luce, non percepiti come pericolosi, ma strutturalmente più rischiosi di altre situazioni,

si chiede di conoscere:

quali iniziative urgenti di competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare in modo da predisporre un piano massiccio di messa in sicurezza delle strade, in particolare di quelle alberate, tutelando in questo modo un patrimonio che tutto il mondo invidia all'Italia, raccordandosi con l'ANAS, e gli altri gestori, per realizzare insieme un piano atto all'installazione dei guardrail che garantisca la sicurezza stradalidegli automobilisti e dei motociclisti;

quali iniziative urgenti intenda adottare per far sì che vengano rispettati i limiti di velocità, perché è del tutto evidente che la colpa degli incidenti non è degli alberi, ma, è sempre la risultante dell'interazione dell'alta velocità e dell'errore umano.

(4-04511)

PINZGER - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la direttiva 2000/60/CE prevede che gli Stati membri provvedano entro il 2010 ad individuare politiche dei prezzi dell'acqua finalizzate al risparmio idrico e ad un adeguato contributo al recupero dei costi dei servizi idrici dei vari settori, tra cui l'agricoltura;

da informazioni assunte dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si apprende che le Autorità di distretto stanno lavorando per definire il livello di tale adeguato contributo ed hanno già chiesto informazioni al Ministero ed all'Associazione nazionale bonifiche irrigazioni;

il problema è di un certo rilievo perché, da una parte l'uso virtuoso dell'acqua o la rinuncia a tale uso potranno ottenere un riconoscimento a livello di premio unico, dall'altra anche per l'irrigazione dovrà esserci un sistema di partecipazione ai costi, simile a quello previsto per l'uso potabile, perché dovrà anche essere considerato un costo per compensare l'impatto ambientale dell'uso dell'acqua. Verranno quindi messi in discussione sia il livello dei canoni sia gli introiti da parte dei consorzi quando questi siano troppo bassi;

va tenuto presente che, ad esclusione delle spese sostenute dalla Provincia di Bolzano, della Provincia di Trento e dalla Regione Valle d'Aosta, tutte le infrastrutture irrigue consortili e le loro manutenzioni straordinarie sono state realizzate senza alcun costo per gli agricoltori e che in futuro la tariffa dovrà prendere in considerazione anche queste spese;

le metodologie verranno predisposte dalle Autorità di distretto (per la provincia di Bolzano quella dell'Alto Adriatico) e c'è il rischio che queste non tengano in considerazione le esigenze dell'agricoltura e le specificità del Sudtirolo;

per il distretto del Sudtirolo, l'autorità di bacino dell'alto Adriatico sta lavorando sul tema "costi" , si presuppone, con principale attenzione alle problematiche venete,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito della ridefinizione dei costi dell'acqua, non intenda adoperarsi affinché si applichi in tutte le sedi il principio previsto dal regolamento stesso, il quale stabilisce che gli Stati membri possono tener conto delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero, nonché delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni in questione.

(4-04512)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nel 2010, 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Ai primi posti per il Pm10 Torino e Frosinone con 134 e 108 superamenti. Seguono Asti (98), Lucca (97), Ancona (96) e Napoli (35). Il dossier di Legambiente "Mal'aria di città 2011" evidenzia la cronicità dell'emergenza smog italiana;

sempre nel 2010, in ben 21 città i giorni fuori limite sono stati oltre 70, ovvero più del doppio ammesso dalla normativa. Maglia nera alla pianura Padana, dove si sono concentrati 30 dei 48 capoluoghi fuori legge. Questo è il bilancio del dossier "PM10 ti tengo d'occhio", il monitoraggio in tempo reale di Legambiente e www.lamiaaria.it, riportato nel suddetto rapporto;

è importante evidenziare che i livelli d'inquinamento, oltre ad essere elevati, sono sostanzialmente invariati rispetto agli anni precedenti, anche per gli ossidi di azoto e i microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno presente anche in città industriali, come Trieste e Taranto, o altre in cui il traffico è il principale responsabile dell'inquinamento come Padova, Milano e Torino. Una situazione confermata dai dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria;

le amministrazioni locali e il Governo centrale non hanno, di fatto, ancora messo in campo azioni efficaci contro l'avvelenamento e l'intasamento dei centri urbani. La principale fonte d'inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti, responsabili, ad esempio, del 50 per cento delle polveri sottili a Roma e dell'84 per cento degli ossidi di azoto a Napoli. I trasporti su strada emettono annualmente circa il 34,7 per cento del PM10, il 55,5 per cento del benzene, il 51,7 per cento degli ossidi di azoto, il 43,1 per cento del monossido di carbonio;

a sostegno di quanto affermato e solo come esempio esplicativo si riporta l'emblematica vicenda milanese. Milano ha esaurito il bonus di 35 giorni fuori legge previsto dalla normativa europea e nazionale. Elaborando i dati dell'Arpa, Legambiente Lombardia ha denunciato inoltre che "…dall'inizio del 2011 la concentrazione media di Pm10 a Milano è stata di 98 microgrammi per metrocubo: oltre il doppio rispetto alle indicazioni dell'Unione Europea che, nell'arco dei 12 mesi, impone un tasso di 40. dall'inizio dell'anno, dunque, i milanesi hanno respirato aria due volte e mezzo più inquinata del consentito. Una situazione così grave non si verificava dal 2006. Milano è malata cronica e grave e in campagna elettorale il Sindaco aveva promesso una città con 300.000 auto in meno: a fine mandato il risultato non c'è e, anzi, secondo il piano di governo del territorio appena approvato dovremo fare i conti con una crescita del traffico";

inoltre bisogna sottolineare che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per il superamento dei valori limite di concentrazione atmosferica del materiale particolato (Pm10), registrato a partire dal 1° gennaio 2005 in oltre 50 zone del territorio nazionale, ubicate in 15 tra regioni e province autonome. Il 29 gennaio 2009 l'Italia ha ricevuto formale lettera di messa in mora da parte della Commissione. Il successivo 7 maggio 2010, la Commissione ha proseguito la procedura emanando il parere motivato;

dato che l'Italia non ha dimostrato di avere in corso un efficace piano di risanamento, da un momento all'altro potrebbe essere emessa la sentenza di condanna e la conseguente sanzione. Il 26 gennaio 2009, l'Italia ha presentato una richiesta di deroga al rispetto dei valori limite per il Pm10, basata sui piani di risanamento adottati delle Regioni e dalle Province autonome, ma senza un piano nazionale;

le decisioni della Commissione europea, intervenute il 29 settembre 2009 e il 1° febbraio 2010, hanno accolto solo parzialmente la richiesta di deroga dell'Italia rilevando la necessità dell'ulteriore intervento di risanamento di livello nazionale prospettato nell'istanza. Restano fuori legge il 17 per cento del territorio e 30 milioni di abitanti;

a peggiorare ancora di più la situazione è la mancata emanazione, prima del Natale 2010, da parte del Governo, del più volte annunciato, dal Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto-legge in materia di lotta alle emissioni di Pm10 e di ossidi di azoto;

l'immediata operatività di questo decreto si renderebbe necessaria al fine di superare la situazione di elevato rischio ambientale e sanitario per la popolazione esposta. Nel decreto dovrebbero essere previste in via prioritaria le seguenti misure: l'adozione di misure di limitazione delle circolazione per i veicoli più inquinanti nei principali comuni delle 17 aree omogenee fuori legge poste in 15 regioni italiane, in particolare i divieti devono riguardare i camion e il divieto di circolazione per fasce orarie per tutti i veicoli diesel per trasporto merci (oltre 3,5) euro 0, euro 1 ed euro 2; analoghe misure di limitazione dovrebbero essere applicate anche per autobus e pulmann per il trasporto di persone e per le macchine agricole e di cantiere; la libera circolazione per coloro che applicassero opportuni filtri antiparticolati omologati, e agevolazioni e incentivi per chi applica i filtri che giungono sino al 50 per cento dell'intervento (per i privati) e al 100 per cento per il trasporto pubblico; l'istituzione di un fondo rotativo per interventi di risanamento ed efficientamento degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici, in quanto gli stessi sono molto inefficienti e quindi gli investimenti offrirebbero un ritorno finanziario nell'arco di pochi anni,

si chiede di conoscere quali siano i motivi che fino ad oggi hanno impedito l'emanazione del suddetto decreto-legge che se fosse, invece, immediatamente operativo permetterebbe non solo di metterci al riparo dall'ennesima brutta figura con l'Unione europea, ma eviterebbe sicuramente anche l'ennesima infrazione europea, e al tempo stesso sarebbe un primo, concreto, seppur ancora insufficiente, segnale per la lotta all'inquinamento atmosferico contribuendo ad affrontare una situazione di elevato rischio ambientale e sanitario che riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini del nostro inquinato Paese.

(4-04513)

BATTAGLIA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante;

tale Paolo Francesco Barbaccia Viscardi risulta essere aduso qualificarsi come "Principe Paolo Francesco Barbaccia Viscardi degli Hohenstaufen di Svevia, Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare ed Ospedaliero di Santa Maria di Gerusalemme Teutonico Dinastico di Svevia";

sul sito www.teutonici.com gestito dal predetto Ordine, viene riportata la notizia della nomina di "S.E. Duca Giuseppe Torcivia Cavaliere di Gran Croce di Giustizia dell'Ordine Teutonico Dinastico Gran Cancelliere Magistrale ad Ambasciatore Plenipotenziario presso lo Stato della Repubblica Italiana";

l'Ordine teutonico (Ordo Fratrum Domus Hospitalis Santae Mariae Teutonicorum in Jerusalem) (www.deutscher-orden.at www.ordineteutonicosicilia.it) - già ente sovrano- è oggi persona giuridica pubblica dell'ordinamento canonico ed è governato da un gran Maestro avente il rango ed i privilegi di Abate generale mitrato;

l'Ordine teutonico è presente in Italia, oltre che con la procura generale presso la Santa Sede e con il priorato di Lana, con due Baliati (uno per il Sud Tirolo-Alto Adige e l'altro per il resto dell'Italia, esclusa la Sicilia) ed una Commenda autonoma in Sicilia, articolazioni che, conformemente al codice di diritto canonico, alle costituzioni dell'ordine ed allo statuto apostolico che le disciplina, sono persone giuridiche pubbliche dell'ordinamento canonico;

il predetto Paolo Francesco Barbaccia Viscardi non godrebbe di riconoscimento alcuno da parte di Stati esteri, si chiede di sapere;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

se risponda al vero che il predetto abbia nominato un proprio ambasciatore presso la Repubblica Italiana e sulla base di quali presupposti si sia ritenuto di ricevere ed accettare la nomina;

in caso contrario, quali iniziative di competenza intenda avviare per tutelare la fede pubblica in relazione a tale notizia divulgata attraverso Internet.

(4-04514)

BELISARIO - Al Ministro della salute - Premesso che:

in data 16 dicembre 2010 il Governo e la Conferenza Stato-Regioni hanno firmato un accordo sul documento concernente «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», tra cui il cosiddetto "Piano di riordino dei punti nascita";

tale Piano prevede la chiusura dei reparti di maternità che effettuano meno di 500 parti ogni anno e la riorganizzazione di quelli che ne registrano meno di 1.000;

la chiusura riguarderebbe complessivamente 158 punti nascita su 559 nell'intero territorio nazionale;

considerato che:

mentre sarebbe contenuto l'impatto di tali disposizioni sulle regioni del Nord Italia (8 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Lombardia, nessuno in Piemonte e Veneto), sarebbero invece coinvolte in maniera più rilevante le regioni meridionali con 38 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Sicilia, 22 su 72 in Campania, 15 su 29 in Calabria;

in particolare per quanto concerne la Calabria, il decreto del Presidente della Giunta regionale 16 novembre 2010, n. 26, ha disposto che entro il 1° maggio 2011 (ma il termine originariamente previsto era il 10 dicembre 2010) siano disattivati i punti nascita ad oggi esistenti presso le case di cura "Cascini" di Belvedere Marittimo (Cosenza) e "Villa Michelino" di Lamezia Terme nonché presso i presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore (Cosenza), Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e Acri (Cosenza);

secondo il medesimo decreto, la scelta dei punti nascita da disattivare sarebbe stata effettuata "sulla base di quanto espressamente previsto dalle linee ministeriali e a seguito di valutazione del rischio clinico";

per quanto concerne l'ospedale di Acri, è vero che viene effettuata all'incirca la metà dei parti richiesti, risulta tuttavia molto più pericoloso cercare di raggiungere in tempi utili l'ospedale di Cosenza o quello di Rossano Calabro, a causa della condizione delle strade di collegamento della zona, spesso interessate da eventi meteorologici che le rendono impraticabili e anche seriamente minacciate da eventi franosi;

inoltre il presidio ospedaliero di Acri è stato classificato come "ospedale di montagna", riconoscimento di una specificità geografica che non può essere valido solo per alcune tipologie sanitarie ed essere disatteso per altre;

appaiono dunque palesemente insufficienti valutazioni basate unicamente sui numeri, senza tener conto delle effettive condizioni dei territori;

gli ospedali di Acri e San Giovanni in Fiore - ma anche quello di Soveria Mannelli (Catanzaro) e Serra San Bruno (Vibo Valentia) - saranno fortemente ridimensionati in generale con una drastica riduzione di posti letto (meno di 30) e con attività ridotta nei fine settimana;

Acri e San Giovanni in Fiore sono cittadine che superano i 20.000 abitanti ciascuna e, dunque, ridimensionare drasticamente (in pratica, chiudere) quegli ospedali significa lasciare decine di migliaia di persone senza assistenza e senza cura, violando così il principio costituzionale di cui all'articolo 32 (la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività);

anche in conseguenza di tale drastica riduzione dei servizi sanitari, intere e ampie zone di montagna, in forte crisi infrastrutturale, rischiano di essere di fatto abbandonate al loro destino con conseguente rischio di spopolamento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle citate misure adottate dal Presidente della Regione Calabria nella sua veste di commissario ad acta;

quali iniziative concrete si intendano porre in essere affinché si eviti l'abbandono di intere zone di montagna e delle aree interne calabresi, private del diritto alla salute;

che cosa intenda fare per garantire ai cittadini interessati il diritto alla salute, secondo il dettato dell'articolo 32 della Costituzione.

(4-04515)

GUSTAVINO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:

si ha notizia che sempre più Sindaci ed Assessori di numerosi Comuni d'Italia si stanno attrezzando per far fronte all'impatto sociale ed ambientale dei "casinò di quartiere": non ultimo l'Assessore al commercio del Comune di Genova che ritiene "il proliferare delle sale scommesse e dei mini-casinò un'autentica vergogna, perché questi locali sono uno stimolo al degrado della persona e della collettività ed inoltre sono aperte senza alcun controllo da parte del Comune";

il proliferare delle sale da gioco sta producendo effetti difficilmente sostenibili per gli amministratori locali e per la popolazione residente nelle aree adiacenti: dall'aumento della micro-criminalità, anche di strada, oltre a usura, truffa e riciclaggio, alla rappresentazione tangibile della fragilità delle persone che distruggono la propria vita e quella della famiglia per rincorrere l'illusione della fortuna;

l'industria del "gioco" è in forte attivo in Italia, Paese che vede un proliferare del ricorso ad ogni genere di gioco d'azzardo che non ha pari negli altri Paesi europei;

i dati dimostrano che il ricorso al gioco d'azzardo è un fenomeno trasversale che coinvolge milioni di persone di ogni età e sesso ed è anche direttamente proporzionale alla crisi economica e dunque all'impoverimento della popolazione: una larga fetta di giocatori dichiara infatti di tentare la fortuna a seguito di perdita del posto di lavoro o per altre motivazioni connesse alla precaria situazione economica;

è anche allarmante il coinvolgimento dei minori che investono il reddito disponibile in giochi e scommesse, nonostante le norme penali che vietano ai giovani il gioco d'azzardo;

il gioco d'azzardo compulsivo è annoverato dagli esperti tra le "nuove dipendenze", ovvero tra i disturbi che implicano un coinvolgimento in un'abitudine ripetitiva e persistente tesa a modificare lo stato di coscienza dell'individuo e che a lungo termine comportano una compromissione significativa della sfera lavorativa, affettivo-relazionale e sociale del soggetto. Lo Stato gestisce il gioco d'azzardo ma non assiste chi perde il controllo: tale patologia infatti non rientra tra i livelli di assistenza;

la criminalità organizzata è particolarmente interessata e presente nel settore dei giochi, da quello legale a quello clandestino, poiché rappresenta un sistema sicuro, veloce ed efficace per accumulare fortune e per riciclare il denaro sporco derivante da affari illeciti;

considerato che:

il proliferare dell'industria del gioco legale è favorita dalle norme emanate dal Governo che, in particolare a partire dal 2008, ha promosso la liberalizzazione e l'ampliamento del mercato del gioco, utilizzando gli introiti come copertura finanziaria per specifici provvedimenti e come sistema per fare cassa: 350.000 le slot-machine installate in Italia, riduzione da 3.000 a 1.000 euro della sanzione per gli esercenti che permettono il gioco ai minori, abbassamento del prelievo fiscale sulle slot-machine da 13,5 a 12,1 per cento degli incassi, riclassificazione del poker da gioco d'azzardo a pratica sportiva;

l'Organizzazione mondiale della sanità riconosce nel gioco d'azzardo compulsivo una forma di morbilità che va contrastata con misure restrittive, pena l'insorgere di un'autentica malattia sociale;

le conseguenze sociali, individuali e collettive da una parte e il contrasto alla criminalità connessa al circuito del gioco dall'altra comporteranno a breve termine ingenti investimenti, sia carico dello Stato che degli enti locali,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adoperarsi al fine di rivedere in senso più restrittivo la normativa in materia con lo scopo di contenere il fenomeno del gioco d'azzardo introducendo forme di controllo più vincolanti sulle licenze, sulla gestione e sui titolari delle stesse, attivare campagne di sensibilizzazione su rischi connessi al gioco d'azzardo, inserire tale patologia nei livelli di assistenza, coinvolgere le amministrazioni locali nella gestione delle case da gioco e individuare altre voci per assicurare maggiori entrate per le casse dello Stato.

(4-04516)

AMATI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel 2007 è stato autorizzato il gioco del poker on line in forma di torneo, che non è considerato gioco d'azzardo, perché ha una struttura che valorizza la capacità tecnica del giocatore, ed è organizzato in modo tale da non permettere al giocatore di correre i rischi tipici dell'azzardo;

con l'approvazione della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria per il 2008), è stato previsto che il Ministro dell'economia e delle finanze adotti un regolamento per disciplinare le modalità del gioco, e si è ulteriormente esteso l'accesso al gioco on line, sia autorizzando altri tipi di gioco (tra i quali backgammon, black jack, eccetera) sia offrendo forme di poker non a torneo, e disponendo inoltre, in attesa del regolamento, la chiusura di tutti i circoli amatoriali che svolgevano l'attività dietro autorizzazione della questura, circoli nei quali, il poker veniva giocato dal vivo;

in questi giorni è stato lanciato un allarme dal Presidente del Comitato regionale Marche per le telecomunicazioni, relativo al fenomeno del gioco d'azzardo on line fra i minori;

da un'indagine condotta nelle scuole marchigiane, risulta che il 20 per cento dei minori abbia giocato a poker on line, gioco che crea dipendenza, e, grazie al web, agevola l'accesso dei minori ai quali basta dichiarare di essere maggiorenni per aggirare un divieto di utilizzo poco efficace;

secondo la denuncia del Corecom, inoltre, da alcune indagini svolte nelle scuole marchigiane, è emerso che bambini di scuola media inferiore abbiano perso diverse centinaia di euro proprio utilizzando il gioco d'azzardo via web,

si chiede di sapere:

in che modo si possa limitare efficacemente il gioco del poker on line per evitare che siano i minori a parteciparvi in grande numero;

quando sarà predisposto il regolamento per consentire la riapertura dei circoli amatoriali, favorendo così il gioco del poker dal vivo sicuramente praticato esclusivamente da adulti, e permettendo l'emersione del fenomeno del gioco d'azzardo tra i minori.

(4-04517)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in un articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso", il 7 febbraio 2011, Emiliano Fittipaldi riporta la storia e l'intervista di Alessio Liberati, giudice del Tar che «denuncia, con nomi e cognomi, i comitati d'affari del sistema giustizia»;

«Liberati fa il magistrato da dodici anni. Prima in terra di 'ndrangheta, a Locri, dove faceva il giudice penale, poi alla Corte d'appello di Catania, racconta nell'intervista. "Oggi lavoro al Tar Toscana, e da due anni sono impegnato nella politica sindacale interna. Ne ho viste di tutti i colori, ho denunciato fatti assai strani agli organi preposti, ma non mi hanno dato ascolto. Allora faccio quello che non ho mai fatto prima: parlare con un giornale"»;

Liberati «ha fondato l'Ami, una nuova associazione che coinvolge, tutti insieme, giudici, pm, magistrati amministrativi e contabili. Ora a "L'espresso" fa una lunga lista di nomi e cognomi, di storture e scorrettezze che, dice, "stanno minando la credibilità dei massimi organi della giustizia amministrativa. Consiglio di Stato in testa"»; si legge ancora: «La battaglia del magistrato inizia nel 2007, quando viene bocciato al concorso per passare dal Tar al Consiglio di Stato: "Ponevo dei dubbi sui titoli di uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, che a mio parere non aveva i requisiti per partecipare al bando. Più una serie di gravi errori procedurali. Ho fatto ricorso, e così è cominciato il mio inferno". Naturalmente si è pensato che avesse vestito i panni del Torquemada solo per ripicca, per vendetta. Ma lui replica così: "Pochi giorni fa è uscita la sentenza del Tar. Che su Giovagnoli non è entrata nel merito, ma ha dichiarato che il concorso è di fatto illegittimo". Il concorso "illegittimo", però, non è stato annullato, e Liberati ha avuto un risarcimento beffa: mille euro. "Ora la palla passa alla presidenza del Consiglio, che potrebbe intervenire facendo chiarezza sul più importante concorso della giustizia amministrativa. Ma da Palazzo Chigi tutto tace". Sarà una coincidenza, ma dopo il ricorso comincia per Liberati una lunga via Crucis. Da accusatore ad accusato. Azioni disciplinari e pressioni non si contano. Continua Liberati: "Il nostro organo di controllo ha disposto il monitoraggio di tutte le e-mail in cui denunciavo fatti gravi per verificare se siano lesive del prestigio della categoria. L'ex presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore ha aperto un procedimento disciplinare contro di me". I rimproveri, chiamiamoli così, sono tanti: "In primis mi dicono di aver diffuso un verbale non pubblico nel quale un mio collega poneva dubbi sul caso Giovagnoli. Poi sostengono che abbia diffamato e irriso Carmine Volpe, un magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena" (...) Liberati (...) racconta così: "Secondo Volpe, l'ernia gli era venuta perché alzava fascicoli troppo pesanti sul lavoro. L'invalidità inizialmente gli è stata negata, poi lui ha fatto ricorso al Tar che gli ha dato ragione. Io, in un dibattito pubblicato on line su una mailing list dedicata ai giudici amministrativi, mi sono "complimentato" con lui. Visto che avevo scoperto che nel frattempo aveva corso una frazione, tre chilometri, di una maratona di beneficenza". Chissà se si tratta dello stesso Carmine Volpe che qualche tempo fa ha fatto di meglio, chiudendo la mezza maratona Roma-Ostia, 21 chilometri, in un'ora e 44 minuti. "C'è stata anche un'interrogazione parlamentare, ma il governo non ha mai risposto. Il paradosso è che mentre io sono sotto inchiesta per aver denunciato i rischi della giurisdizione domestica (cause di giudici che possono essere decise da colleghi che lavorano nella porta a fianco), Volpe è entrato a far parte dello staff del ministro Raffaele Fitto ed è stato promosso presidente di sezione del Consiglio di Stato". La terza accusa, così come la racconta Liberati, suona paradossale. Il magistrato ha ricevuto una lettera anonima sulla sua scrivania che parlava, letteralmente, di sentenze truccate, giudici indagati, arbitrati usati come ricompensa e raccomandazioni: "I fatti erano specifici, e ho mandato la missiva al Consiglio di presidenza per eventuali accertamenti. Loro non hanno fatto nessuna istruttoria, ma hanno aperto una pratica disciplinare contro di me. Dicendo che, spedendola acriticamente, ho fatto implicitamente mie le accuse dell'anonimo". Torna l'accusa di fondo: la sua compagna è mossa dall'invidia perché ha perso il concorso». A ciò Liberati risponde: «Legittimo pensarlo, per carità. È vero, è andata male, anche se ero primo per titoli. Ma non ce l'ho con nessuno. Chiedo solo trasparenza e chiarezza per uno dei concorsi pubblici più importanti del Paese, per il massimo organo della giustizia amministrativa. Ricordo che sono consiglieri personalità come il ministro Franco Frattini, Antonio Catricalà, Nicolò Pollari»;

si legge ancora nell'articolo-intervista che inoltre Liberati racconta che «Qualche tempo fa due colleghi, Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Giulio Tremonti, e Salvatore Mezzacapo hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar a cui partecipavano le rispettive consorti. Sarebbe stato opportuno che i due si astenessero dalle pratiche, e invece hanno partecipato anche alla votazione con cui fu nominato presidente aggiunto del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, presidente della commissione di quel concorso. Le mogli concorrenti hanno vinto ...". Non si tratta di fatti e comportamenti difficili da accertare, eppure tutto tace. De Lise l'anno scorso è diventato presidente al posto di Salvatore. (...) Oltre le tre azioni disciplinari in corso, infatti, contro il giudice rompiscatole ne sono state aperte altre, però rimaste, per sua fortuna, solo sulla carta. Ecco com'è andata. "Notai che il nome e la corrispondente data di nascita del presidente di un'associazione dei magistrati di Palazzo Spada, Filoreto D'Agostino figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito Web. Ho chiesto così di verificare l'eventuale iscrizione di magistrati alle logge (come si sa, il vincolo di obbedienza che si deve ai "fratelli" è incompatibile con incarichi in magistratura). Anche in questo caso, fatti non difficili da accertare, ma non è successo niente, anzi hanno aperto un'istruttoria contro di me, dicendo che la lettera poteva essere lesiva dell'onore della categoria". Ancora: "Un'altra pratica è stata intentata contro il giudice Liberati quando lo accusarono di aver offeso Salvatore e De Lise su Internet. "Non so di cosa si trattasse, visto che lo stesso De Lise mi negò l'accesso agli atti. Certo, ho ricordato, nella solita mailing list per addetti ai lavori, che Salvatore è stato indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. E ho pubblicato le intercettazioni della cricca che riguardavano De Lise. Ma non ho offeso proprio nessuno". (...) Nel frattempo esplodeva l'inchiesta su Angelo Balducci e la Protezione civile, e spuntavano i nomi dell'ex presidente del Tar Lombardia Pier Maria Piacentini e dei giudici contabili Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ormai fedele al suo ruolo, Liberati ha aperto un ennesimo fronte, stavolta con altri magistrati: gli incarichi esterni ("Un consigliere prende in media 130 mila euro lordi l'anno, ma alcuni vi aggiungono lavori extra da decine di migliaia di euro che non sarebbero rimborsabili"), l'assenza di trasparenza, gli arretrati pazzeschi della giustizia amministrativa. E sempre con nomi e cognomi.»

Liberati si sente deluso: «"Sto pensando di andare a lavorare all'estero. Ma vada come vada, non potrò esimermi dal fornire alle procure competenti gli elementi che, per difendermi, ho raccolto sui rapporti tra magistrati amministrativi, comitati d'affari, politica e massoneria. Non è coraggio, è la mia coscienza che me lo impone"»,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, le denunce inoltrate dal dottor Alessio Liberati che ha documentato, anche con l'intervista a "L'Espresso", fatti e misfatti della giustizia amministrativa e di alcuni magistrati;

se risulti corrispondente al vero quanto riportato nel citato articolo ovvero che il Presidente di un'associazione di magistrati di palazzo Spada, Filoreto D'Agostino, sia lo stesso che figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito web, nonostante il divieto di iscrizione dei magistrati alle logge, il cui vincolo di obbedienza ai "fratelli muratori" è incompatibile con incarichi in magistratura;

se risulti che Salvatore De Lise sia lo stesso De Lise indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio, coinvolto nelle intercettazioni della "cricca" che riguardavano Angelo Balducci e la Protezione civile;

se risulti che i magistrati Vincenzo Fortunato e Salvatore Mezzacapo siano gli stessi che hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar dove concorrevano le rispettive consorti e se tale mancata astensione dal concorso non debba rappresentare fondata motivazione per invalidare ed annullare d'ufficio il concorso stesso;

se Carmine Volpe, il magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena, sia lo stesso Carmine Volpe che ha corso nella maratona Roma-Ostia e che è stato promosso Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, probabilmente premiato per questa performance di maratoneta dal ministro Raffaele Fitto, che lo avrebbe chiamato nel suo staff;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i magistrati che fanno il loro dovere, ma che non sono iscritti né alla massoneria, né alle confraternite o alle varie "cricche" di potere, vengono puniti perché lederebbero l'onore della categoria dei magistrati, quando al contrario a quanto risulta all'interrogante vengono premiati con i più alti incarichi direttivi coloro che brigano per spartirsi il potere pilotando i concorsi ed eventuali sentenze.

(4-04518)

PETERLINI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il Movimento indipendentista, che rappresenta le forze progressive ed è un settore importante della società basca, ha optato per l'uso esclusivo delle vie politiche e democratiche per il conseguimento degli obiettivi politici escludendo qualsiasi forma di violenza o coazione;

l'illegalità nello Stato spagnolo di questa forza politica, attraverso la legge sui partiti del 2002, ha rappresentato un duro colpo per i principi democratici e di partecipazione politica;

l'esclusione dalla attività istituzionale di questa forza politica ha ostacolato la ricerca di una soluzione al conflitto politico in atto. Con la Dichiarazione di Alsasua e Venezia, l'assunzione dei principi contenuti nel manifesto Zutik Euskal Herria e nell'Accordo di Gernika, la Sinistra indipendentista ha compiuto un passo definitivo per un ambito politico dove tutte le opzioni politiche possano esprimersi su un piano di parità di diritti e dove i loro progetti possano concretizzarsi. Un ambito politico che escluda qualsiasi forma di violenza nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi;

la Sinistra indipendentista ha deciso di costituire uno nuovo partito politico i cui principi rispettano totalmente quelli stabiliti dalla legge sui partiti del 2002, criticata da organismi internazionali come la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite o Amnesty International ma avallata dal Tribunale europeo dei diritti umani;

questa scelta vuole essere una dimostrazione della volontà della Sinistra indipendentista di affrontare sul terreno politico il processo di pace e democratico in Euskal Herria, una scelta che vuole essere allo stesso tempo un invito allo Stato spagnolo a fare altrettanto;

un rifiuto da parte delle autorità spagnole di legalizzare questa formazione politica rappresenterebbe un serio ostacolo per questo processo e sarebbe contrario agli standard democratici europei,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire presso il Governo spagnolo affinché garantisca la legalizzazione di questo nuovo partito politico, per favorire il processo di pace e in accordo ai principi democratici;

se non ritenga di dover fare un appello all'Unione europea perché si faccia garante del rispetto dei diritti democratici per questo nuovo partito politico. In questo modo anche l'Italia contribuirà al processo democratico, come d'altra parte hanno fatto una ventina di personalità internazionali, tra cui Desmond Tutu, Frederik W. De Klerk, Albert Reynolds, John Hume, Jonathan Powell, Raymond Kendal, che hanno sottoscritto un documento (Dichiarazione di Bruxelles) nel quale, oltre a dare il proprio sostegno al percorso intrapreso dalla Sinistra indipendentista hanno chiesto all'ETA un alt al fuoco "generale, permanente e verificabile" ed al Governo spagnolo di rispondere di conseguenza. L'ETA il 10 gennaio 2011 ha accolto questa esigenza mentre il Governo spagnolo continua a negare azioni che favoriscano la soluzione del contenzioso politico, non ultimo, manifestare la propria opposizione alla legalizzazione della Sinistra indipendentista.

(4-04519)

BIONDELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la ferrovia Domodossola-Milano è una delle principali linee ferroviarie italiane e internazionali nonché una delle più trafficate sia dal punto di vista passeggeri sia dal punto di vista del trasporto di merci;

essa rappresenta un punto nevralgico per le comunicazioni verso il capoluogo lombardo e, in senso contrario, un corridoio verso l'Europa grazie al nodo ferroviario di Briga-Glis da cui è possibile avere collegamenti diretti con Parigi (via Losanna), Ginevra e Bruxelles (via Basilea e Lussemburgo);

sulla linea si trova la stazione di Arona, snodo del traffico passeggeri su queste direttrici;

recentemente, sono giunte diverse segnalazioni di cittadini disabili che - a seguito di lavori di ristrutturazione del complesso ferroviario e cessione di spazi ai privati - sono rimasti privi dell'unico ascensore adibito all'accesso alla banchina posta al piano superiore rispetto al piano biglietterie;

per superare queste barriere architettoniche, senza accesso all'ascensore, è necessario compiere un tragitto molto più ampio ed è prevista, comunque, la presenza di operatori di Trenitalia e di volontari che accompagnino il disabile a prendere il treno;

in un caso un disabile non ha potuto raggiungere in nessun modo il binario e, nonostante il treno fosse stato preavvisato, come da regolamento della presenza un disabile con necessità di assistenza in partenza da Arona, egli ha dovuto rinunciare alla corsa;

tali disagi non sono tollerabili e sono lesivi della dignità della persona che vede fortemente compromessa la propria libertà individuale,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché le responsabilità e le negligenze che hanno portato alla richiamata situazione siano appurate;

se non ritenga importante segnalare a Trenitalia queste gravissime inadempienze e vigilare, con gli strumenti a sua disposizione, sugli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi pubblici.

(4-04520)

FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

da svariati mesi i cittadini anacapresi sopportano notevoli disservizi nello smistamento e nella distribuzione della posta in arrivo, comprese raccomandate e assicurate;

ormai la posta viene quasi sistematicamente consegnata in ritardo - talvolta è consegnata anche a settimane di distanza dall'arrivo presso gli uffici o, addirittura, non recapitata affatto - oppure (anche in caso di raccomandate) incautamente lasciata in giro in prossimità delle abitazioni, esposta alle intemperie che possono danneggiarla o distruggerla oppure a rischio di essere letta da persone diverse dal destinatario;

tale stato di cose non di rado ha provocato danni non lievi: per esempio, servizi telefonici o di erogazione di luce o gas sospesi per mancati pagamenti o bollette maggiorate con interessi di mora per ritardati pagamenti, notifiche di contenziosi giudiziari mai pervenute ai destinatari, divulgazione di atti riservati, eccetera;

inoltre, all'interrogante risulta che, non di rado, i cittadini hanno provveduto a ricercare personalmente la propria corrispondenza nei sacchi di posta accumulati presso l'ufficio postale;

le istituzioni locali sono finora rimaste sorde e inattive nonostante le lamentale dei cittadini anacapresi,

si chiede di conoscere:

se risulti che lo stato in cui versa l'ufficio postale di Anacapri (Napoli) sia riconducibile alla fattispecie di interruzione del pubblico servizio e, in caso affermativo, se risultino eventuali responsabilità o inadempienze;

se e quali misure intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di riportare alla normalità lo smistamento e la distribuzione della posta ad Anacapri.

(4-04521)

FIRRARELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel marzo 2005 l'Anas ha avviato i lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa con la realizzazione di 25 chilometri di nuova autostrada con un investimento pari a 723 milioni di euro;

detti lavori, riguardanti il tratto compreso tra la località di Passo Martino e il chilometro 130+400 della strada statale 114 "Orientale Sicula", eseguiti con affidamento a contraente generale, sono terminati nel dicembre 2009;

l'impresa esecutrice individuata è Pizzarotti & C. SpA;

considerato che il contraente generale Pizzarotti & C. SpA ha affidato l'esecuzione dei citati lavori a ATI Sics-Cfc;

preso atto che all'interrogante risulta che Pizzarotti SpA avrebbe compiuto una serie di inadempienze contrattuali nei confronti di ATI e non avrebbe corrisposto i pagamenti in base agli avanzamenti dei lavori;

rilevato che il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, recante "Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale" prevede all'articolo 9, comma 9, che "Il soggetto aggiudicatore verifica periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contraente generale verso i propri affidatari"; avendo facoltà, ove risulti l'inadempienza del contraente generale, di applicare una detrazione sui successivi pagamenti e procedere al pagamento diretto all'affidatario nonché di applicare le eventuali sanzioni",

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e in caso affermativo:

1) se risultino le verifiche effettuate da parte di Anas sul contraente generale o, in assenza, i motivi per i quali dette verifiche non sono state poste in essere;

2) se risultino i pagamenti effettuati dal contraente generale in favore dell'affidatario e se gli stessi siano rispondenti ai pagamenti effettuati da Anas;

3) se e in quali modi intenda intervenire al fine di facilitare la ricomposizione della controversia in atto tra contraente generale e affidatario dei lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa.

(4-04522)

PETERLINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

negli ultimi cinque anni lo studio di soluzioni efficaci per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti e per limitare l'impatto dell'uomo e delle sue attività sull'ambiente ha portato a diversi riconoscimenti internazionali;

nella provincia di Bolzano si è arrivati a brevettare un particolare procedimento di essiccazione delle mele, che ha portato alla produzione della cosiddetta "cartamela". Gli scarti di mela, infatti, vengono sottoposti ad un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccarne decadimento e fermentazione e lasciare inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta;

dal processo si ottiene così una farina bianca, che contiene il 65 per cento di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo. Un'applicazione interessante e che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati "rifiuto speciale", una classificazione che ne rende lo smaltimento particolarmente costoso;

il progetto di cartamela acquista un valore maggiore se si pensa che l'Alto Adige è uno dei maggiori produttori europei di mele. Cartamela, i cui diritti sono detenuti dalla Ecoapple Srl, ha già riscosso importanti successi, tanto da aver rapidamente conquistato sia l'amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano che la diocesi altoatesina;

all'esperienza della cartamela ha fatto seguito, più di recente, un secondo progetto, sempre basato sul riciclo dei torsoli di mela. Si tratta di "pellemela", una pelle vegetale estremamente poliedrica, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall'arredamento alla moda, dalle scarpe alle borse, con il vantaggio di non essere il risultato dell'uccisione di un animale;

da queste soluzioni a base di farina di mele, che già molte aziende altoatesine hanno sviluppato, possono scaturire vari effetti positivi. Oltre a tutelare l'ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo, garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano promuovere una campagna volta a portare a conoscenza ad un numero maggiore di aziende, che operano anche nel resto d'Italia, questa innovativa esperienza;

se non intendano far proprie, in via sperimentale, per le proprie strutture amministrative, le esperienze maturate nel settore della cartamela.

(4-04523)

DIVINA - Al Ministro della difesa - Premesso che:

l'interrogante è a conoscenza dell'esito della graduatoria per l'arruolamento di nuove leve volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) - IV blocco 2010, elenco pubblicato sul sito ufficiale del Ministero della difesa, da cui si evincono sia i candidati vincitori sia quelli idonei ma non vincitori di concorso;

il bando prevedeva il reclutamento complessivo su territorio nazionale di 1.800 unità;

nel Trentino sono risultati idonei 75 concorrenti di cui solo 5 vincitori;

alcuni candidati, pur raggiungendo un ottimo punteggio, 8 su 10, non sono passati, mentre altri, con punteggio, addirittura, 1 su 10, originari di altre regioni del Sud, sono stati confermati;

dai precedenti reclutamenti, risulterebbero, mediamente, essere state idonee 10 /12 unità trentine, circa il doppio di quelle confermate nel concorso 2010;

appare evidente una notevole riduzione (circa del 50 per cento) degli aspiranti VFP1 del Trentino, diminuendo così la probabilità di buona riuscita,

si chiede di sapere:

se, da parte del Ministro in indirizzo, possa essere valutata con attenzione la questione dei candidati idonei non vincitori, esclusi, pur avendo raggiunto ottimi punteggi alle prove (8 su 10), a cospetto di chi, invece, è risultato idoneo vincitore con un punteggio di appena 1 su 10;

se gli idonei non vincitori, che hanno, comunque, dimostrato requisiti e punteggi eccellenti, possano essere valutati e presi in considerazione per prossimi arruolamenti;

se, sempre a questi idonei non vincitori, che intenderanno candidarsi nuovamente possano essere concesse alcune facilitazioni come:

a) l'azzeramento o la riduzione delle spese per la presentazione della domanda;

b) l'esonero dalle prove di esame già superate nel precedente concorso.

(4-04524)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-01903, del senatore Lannutti, sulle quote azionarie del Gruppo editoriale Rcs detenute da alcuni azionisti di riferimento.