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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 496 del 02/02/2011


Ripresa della discussione (ore 12,25)

PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione delle dimissioni presentate dal senatore Nicola Rossi.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, il nostro voto sarà volto a respingere le richieste del senatore Nicola Rossi, e non per ragioni di cortesia: le nostre sono ragioni di merito ed istituzionali.

Noi crediamo che Nicola Rossi, senatore della Repubblica, sia utile alle istituzioni, al suo Gruppo e al Senato, comunque. Riteniamo di compiere un gesto che probabilmente gli dispiacerà, ma che consentirà a lui di rimeditare la decisione che ha assunto, che apprezziamo nella sua linearità (così rara, purtroppo, nei comportamenti pubblici), ma riteniamo che il suo sia un errore e che il suo allontanarsi da questa Aula e rinunciare alla carica di senatore non farebbe né migliore il Senato della Repubblica, né più interessanti e colti i nostri lavori, né più vicino all'esigenza dei cittadini il prodotto del nostro sforzo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, è un onore per me poter dire di essere collega del professor Nicola Rossi. Tanto è vero che quando Nicola Rossi interviene (purtroppo, raramente), con discorsi mai banali e liberi, nell'accezione più ampia del termine, mi ritrovo, come uno studente universitario, a prendere appunti. Pertanto, riteniamo che le sue dimissioni siano da respingere.

Qui si fanno le leggi. Il Senato è la fabbrica delle leggi, la più alta espressione della delega democratica, e non esiste fabbrica che rinunci ad uno dei suoi consulenti più esperti.

Invito, dunque, il collega Nicola Rossi a ripensarci, a ritirare le dimissioni anche perché le motivazioni non convincono: Nicola Rossi sarebbe qui con qualsiasi legge elettorale. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL, FLI, PD e IdV).

VIESPOLI (FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (FLI). Signor Presidente, noi voteremo contro le dimissioni del senatore Nicola Rossi. Vorrei cercare rapidamente di motivarne le ragioni, che sono sostanziali e non formali o di mera stima personale nei confronti del senatore Nicola Rossi.

Lo facciamo perché riteniamo che alcune delle motivazioni con cui il senatore Rossi ha presentato le dimissioni, che ho letto in particolare in un'intervista che egli ha rilasciato al quotidiano «Il Mattino», in cui ha dichiarato che non si riconosce più in una politica che penalizza le idee e i territori, facciano riflettere tutti.

Credo che le eventuali dimissioni testimonino un senso di impotenza e di incapacità, da parte di intelligenze come quella di Nicola Rossi, a dare un contributo per affrontare e sciogliere questo nodo. Ritengo allora che, proprio per questo motivo, Nicola Rossi debba ritirare le sue dimissioni: per continuare, aapunto a dare un contributo di idee, di intelligenza, di qualità. Lo dico non solo come rappresentante di un Gruppo, ma anche da meridionale, che prova riconoscenza nei confronti di Nicola Rossi - che pure ha una cultura, un'impostazione politica diversa - per ciò che egli ha fatto per ricostruire l'immagine del Mezzogiorno e favorire la riflessione sulle questioni meridionali, a tal punto da raccogliere - ed è molto bello quello che è accaduto poco fa - la valutazione positiva del collega della Lega Nord. È evidente che i senatori della Lega Nord hanno apprezzato questo taglio, questa impostazione, questa capacità.

Credo che il Senato non debba privarsi del suo contributo, e perciò voteremo con convinzione contro le dimissioni presentate da Nicola Rossi, anzi con l'auspicio che egli possa ritirarle, per la coralità dimostrata dal Senato stesso nel voler utilizzare la sua intelligenza e capacità. (Applausi dai Gruppi FLI, PdL e PD).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, il nostro Gruppo si pronuncia contro le dimissioni del collega Nicola Rossi, in nome di un principio essenziale, che è quello del contributo del libero intendimento individuale, che i senatori devono dare e che il nostro collega ha già dato in passato, anche con ruoli istituzionali di livello.

Onestà intellettuale e indipendenza di giudizio sono caratteri che dovrebbero superare il disincanto che immagino il collega abbia verso il suo ruolo attuale, questo senso di limitatezza dovuto alla convinzione di essere nominati invece che eletti. Bisogna dare per superato questo momento, che pure ha una sua potenza; è una questione su cui dovremmo ragionare criticamente sempre, non per prendere la decisione di andarcene, però, ma per prendere piuttosto ciascuno la decisione di esercitare le proprie indubbie capacità proprio per cambiare questo quadro che si considera critico. Se le persone che hanno la vocazione naturale all'indipendenza di giudizio se ne vanno, il rischio è che si inauguri una fase in cui si favorisce piuttosto il predominio del conformismo e della mancanza di iniziativa intellettuale.

È perciò con questa idea che il nostro Gruppo respinge le dimissioni del collega Nicola Rossi. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, il Popolo della Libertà conferma il voto contrario alle dimissioni del senatore Nicola Rossi, come già annunciato poc'anzi dal senatore Quagliariello, per la cortesia istituzionale, ricordata appunto dal nostro Capogruppo, per quel garbo istituzionale che ci è molto caro e - aggiungo - anche per qualche motivo sostanziale legato alle sue idee, professor Rossi, per le quali nutriamo profonda stima. Abbiamo infatti potuto condividere con lei tante delle sue idee, tante delle analisi che lei ha fatto, non solo in quest'Aula, ma anche e soprattutto in Commissione bilancio.

Lei ci mancherà in ciascuna di queste Aule, professor Rossi. Come ha ricordato il senatore Garavaglia, da componente della Commissione bilancio le dico che ci mancherà soprattutto in quella sede, per la sua straordinaria capacità non solo di analisi economica e politica ma anche - l'ha sempre avuta - di anteporre l'interesse generale del futuro del Paese al presente di questo Paese.

È proprio in nome di quel futuro che noi la invitiamo non a ripensarci, perché non ha bisogno di farlo - Nicola Rossi ha senz'altro meditato, come tutte le sue scelte, anche questa - ma a non far mancare il suo contributo anche fuori da quest'Aula a quella buona politica e a quelle buone istituzioni che ogni giorno ci sforziamo di rappresentare. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto contrario alle dimissioni del collega Rossi per le motivazioni che tutti i colleghi hanno in questa sede già espresso.

Proprio per evitare la retorica, che so che piace poco al collega Rossi, intervengo solo per testimoniare la stima di un impegno politico e parlamentare fatto di coerenza, di battaglie chiare e lineari, a volte anche poco gradite dalla sua stessa parte politica. Questo la dice tutta sul fatto che ha sempre esercitato con onore ed autonomia il mandato parlamentare, come forse pochi altri hanno fatto in detta legislatura.

Questa è la ragione per cui voteremo contro le sue dimissioni. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE, PD e FLI).

RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signor Presidente, le dimissioni presentate dal collega Rossi credo ci interpellino su un punto particolare che egli stesso ha ritenuto di mettere al centro degli argomenti! Come ha espresso in una intervista rilasciata ad un quotidiano.

Il senatore Rossi, nel motivare questa sua scelta, ha sottolineato questi concetti: «L'indipendenza di giudizio trova un limite nella legge elettorale. Mi sento nominato e per questo sento la mia indipendenza limitata. Non ho altra scelta che riprendermi la libertà riconsegnando la nomina».

Presidente e colleghi, forse, per rendere migliore il nostro dibattito, accanto a considerazioni importanti e molto apprezzabili, come quella del collega Garavaglia e anche di esponenti della maggioranza, occorre prendere sul serio l'argomentazione del collega Rossi. Andando in giro per il nostro Paese, ci sentiamo spesso ripetere che siamo parte di un Parlamento di nominati. Ciò è vero, anche se non interamente. È vero, perché la legge lo prevede. Non è interamente vero, perché ciascuno dei parlamentari immagina di dare un contributo alla formazione del consenso che poi si deposita nei partiti e nelle liste elettorali.

Va anche detto che non è del tutto vero che un meccanismo di collegi uninominali, quale che sia la legge elettorale, non contenga il rovescio di questa medaglia, Presidente, ossia che alla fine ci sia un elemento di scelta per il candidato ma prevalga la scelta per il partito, per l'opzione politica.

Ma il punto che pone il senatore Nicola Rossi - a mio avviso, e spero di interpretare correttamente la sua volontà e opinione - assume rilievo per il fatto che il nostro Parlamento ha visto, in particolare negli ultimi tre anni e mezzo, le legislature rimanere appese per fatti formativi. Nel momento in cui le maggioranze si sono caratterizzate al Senato della Repubblica per numeri molto piccoli, è bastato che un paio di senatori spostassero la loro posizione, dalla maggioranza alle opposizioni o viceversa, per cambiare la sorte della legislatura. È chiaro che questo fa sì che i due articoli fondamentali della Costituzione assumano una natura diversa. Mi riferisco all'articolo 67, secondo cui ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato, e alla prima parte dell'articolo 68, quella secondo cui i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Infatti, un Parlamento fatto di persone che si sentono troppo condizionate dal livello della nomina politica, anziché da quello di una libera dialettica politica che esercitano nei loro partiti, nella coalizione di cui fanno parte e nella relazione con l'opinione pubblica, è un Parlamento che cambia di segno, di natura, di legittimità, di autorità e di autorevolezza.

Ecco perché reputo che questa sia forse la prima occasione in cui si discute di motivazioni - al di là di quelle di merito riguardanti il suo travaglio politico e personale, su cui non entro - che ci riguardano tutti come senatori, così come riguarderebbero un deputato. Il collega Rossi ci pone il tema per la prima volta con questa crudezza nell'Aula del Senato.

Presidente, il punto di fondo è: chi può presentare agli elettori le ragioni di un dissenso politico, misurandole con un consenso politico ed elettorale?

PRESIDENTE. Senatore Cardiello, dobbiamo ascoltare.

RUTELLI (Misto-ApI). Se è un'interruzione, la accetto.

PRESIDENTE. Non lo è: si tratta di un chiacchiericcio collaterale.

RUTELLI (Misto-ApI). È chiaro che la differenza tra l'espressione di un dissenso e la capacità di misurarsi con il consenso dei cittadini è il tema che interpella qualunque persona politica.

In quest'Aula ci sono alcune persone che hanno vissuto un dissenso politico - mi riferisco al sottoscritto o ai senatori di Futuro e Libertà per l'Italia - sapendo di aver contribuito alla formazione del consenso del partito attraverso il quale sono state elette in Parlamento, e altre che si pongono questo interrogativo: come posso io, che non progetto di candidarmi domani alle elezioni su una piattaforma diversa da quella che attualmente non condivido, presentarmi davanti alla mia coscienza, alla vita parlamentare e agli elettori con le mie opinioni e un grado decente di rappresentatività e credibilità?

Questo mi pare il punto politico che ci viene posto oggi; sarebbe sbagliato sottovalutarlo, colleghi. Da una parte, infatti, si discute nell'opinione pubblica sul fatto che in Parlamento c'è un commercio di voti, per convincimento o piuttosto per convenienza, ovvero che si spostano posizioni dalla maggioranza all'opposizione, o viceversa, non per una battaglia politica, ma per una convenienza; dall'altra ci troviamo di fronte a un parlamentare che intende rimettere il suo mandato perché si chiede quanto possa rappresentare i suoi elettori nel momento in cui vive un dissenso politico. Questo è un tema di primaria importanza e, vorrei ringraziare il senatore Nicola Rossi, nel dichiarare che respingeremo la sua richiesta di dimissioni e il mio apprezzamento per le motivazioni che egli ha portato, perché sono prova di sensibilità, di onestà politica e di civiltà politica, che si aggiungono ovviamente a quei caratteri di qualità professionale, scientifica e parlamentare che tutta l'Aula del Senato mi pare gli riconosca. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, PD e FLI ).

ROSSI Nicola (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSI Nicola (PD). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare in maniera non formale tutti coloro che hanno preso la parola per le tante attestazioni di stima espresse nei loro interventi.

Se mi consentite, colleghi, prendo davvero solo pochi minuti del vostro tempo per illustrarvi le motivazioni della mia lettera di dimissioni.

Nel corso di questa prima parte della legislatura, credo che i colleghi della maggioranza, in particolare quelli della Commissione bilancio, abbiano sperimentato la mia nettezza nel contrastare interventi di politica economica del Governo che ritenevo contrari all'interesse collettivo. In maniera non dissimile, i miei colleghi di partito hanno potuto registrare il mio dissenso rispetto a modalità di essere o di fare opposizione che ritenevo sterili, se non contrarie all'interesse generale.

Diversamente che nel primo caso, nel secondo il mio dissenso si è espresso molto raramente in modo pubblico, perché è mia convinzione che la disciplina di Gruppo sia in tempi normali funzionale al corretto funzionamento di questa istituzione.

Più in generale, tanto i primi, i colleghi della maggioranza, quanto i secondi, i miei colleghi di partito, hanno avuto più volte la pazienza di sopportare le mie preoccupate considerazioni sulle prospettive del Paese, in un momento che considero veramente di straordinaria delicatezza per il Paese stesso. Mi hanno visto sottolineare, ripetutamente e con forza, la distanza tra le scelte - tanto del Governo quanto dell'opposizione - e le politiche di impronta schiettamente liberale di cui questo Paese da 15 anni, ed ancor più in questo momento, avrebbe estremo bisogno, se possibile nei fatti, oltre che sulle colonne dei giornali.

Si dice - lo abbiamo letto negli ultimi anni - che la crescita mondiale sia ormai a tre velocità: il 6 per cento per le potenze emergenti, il 4 per cento per Stati Uniti, il 2 per cento per l'Europa. Se si guarda però all'Italia, purtroppo le velocità non sono tre, ma quattro, perché il nostro Paese, se va bene, cresce a ritmi prossimi all'1 per cento e non oltre.

A questi ritmi, come osservano gli storici dell'economia l'Italia, che nella seconda metà del '900 era passata dalla periferia al centro del mondo, ci metterà solo pochi lustri a ritornare dal centro alla periferia.

In questo contesto, ai parlamentari si richiederebbe, oltre al rigore personale che certamente li contraddistingue tutti, anche una piena e totale indipendenza di giudizio, in grado di evitare quella che a molti spesso appare, a seconda dei casi, come la miope rigidità o, se volete, la boriosa debolezza dei contrapposti schieramenti, e in grado di evitare che questo si traduca a sua volta, come spesso purtroppo accade, in un danno per la collettività e in un pregiudizio per l'interesse nazionale.

Questa indipendenza di giudizio - e qui mi riferisco solo ed esclusivamente a me stesso: non estendo questa argomentazione a nessun altro - trova un limite invalicabile nell'attuale legge elettorale, che priva i parlamentari della legittimità popolare senza la quale, e parlo nuovamente per me, non può esserci indipendenza di giudizio, con buona pace del dettato costituzionale.

Avendo vissuto nel 2001 l'esperienza del collegio uninominale, mi sento oggi - e parlo ancora una volta di me - nominato, e non vedo altro modo per riacquistare anche solo in parte la mia libertà di azione e di giudizio, se non quello di rinunciare alla nomina.

Credo di aver espresso con chiarezza, come mi è capitato di fare altre volte, la mia opinione e i miei intendimenti. Quale che sia dunque la decisione che l'Aula prenderà - com'è ovvio, in mia assenza, e di questo, signor Presidente, colleghi, mi scuso - vorrei molto sommessamente suggerire che il tema che vi ho qui sottoposto rimarrà certamente oggi irrisolto, ma non per questo mancherà di richiedere, in tempi io credo e mi auguro brevi, una soluzione.

Ringrazio lei, signor Presidente, e tutti i colleghi per l'attenzione che mi avete dedicato. (Applausi).

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, delle dimissioni presentate dal senatore Nicola Rossi.

I senatori favorevoli ad accogliere le dimissioni premeranno il tasto verde al centro della postazione di voto; i senatori contrari premeranno il tasto rosso a destra; i senatori che intendono astenersi premeranno il tasto bianco a sinistra.

Poiché si tratta di una votazione a scrutinio segreto, qualunque sia la scelta di voto effettuata, la luce che si accenderà sarà di colore neutro.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, sulle dimissioni presentate dal senatore Nicola Rossi:

Senatori presenti

264

Senatori votanti

263

Maggioranza

132

Favorevoli

62

Contrari

193

Astenuti

8

Il Senato non approva. (Applausi).

Autorizzo la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari a convocarsi fin d'ora al fine di procedere all'accertamento del candidato subentrante al senatore Cuffaro.

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, pur essendo io presente in Aula, il mio voto non è stato registrato. Desidero comunicare che il mio voto era contrario alle dimissioni del senatore Nicola Rossi.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.