ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signor Presidente, ho sentito escludere, sia dal rappresentante del Governo che dalla relatrice, la possibilità di accogliere questo emendamento aggiuntivo perché configurerebbe una sorta di sanatoria. Immagino che si faccia riferimento alla lettera e) del testo dell'emendamento, ma i punti che tratta l'emendamento sono altri e diversi, e pregherei di prenderli in considerazione tutti.
Siamo di fronte a una delega per il recepimento della direttiva 2009/52/CE del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare. Una direttiva pesante, devo dire, rispetto ai datori di lavoro che consapevolmente assumono e fanno lavorare persone senza permesso di soggiorno, e quindi in condizioni, poi, di lavoro nero: si invitano gli Stati ad adottare misure minime uniformi, fatta salva la possibilità di mantenere misure più pesanti per gli Stati che le avessero in essere. Si prevedono poi formule per incoraggiare l'autodenuncia da parte dei lavoratori medesimi (per esempio, vi è il suggerimento di un permesso di soggiorno temporaneo, nell'ipotesi che il lavoratore si autodenunci, trascorso il cui termine questi sarebbe consapevole di dover essere rimpatriato), mettendo a carico del datore di lavoro anche le spese di rimpatrio sostenute dagli Stati.
Noi riteniamo che forse una delega non guidata da alcuni indirizzi possa essere troppo ampia. Probabilmente, la formulazione che ha dato adito a questa interpretazione non è quella migliore (lo dico nel caso la relatrice volesse proporre una riformulazione). Pensiamo che se c'è la possibilità per il lavoratore di autodenunciarsi, anche il datore di lavoro debba potersi autodenunciare, sanando così la sua posizione: è evidente che se sana la sua posizione sanerà anche quella dei lavoratori impiegati clandestinamente. Questa potrebbe essere configurata come una possibilità di cui usufruire una sola volta quando entra in funzione la direttiva, e non come uno strumento sempre a regime in tutte le occasioni. È evidente che, se e quando entrerà in vigore la legge italiana di recepimento, ci sarà un momento critico in ordine a questo punto, perché conosciamo tutti la situazione. In vista di tale momento critico, ci sembra allora opportuno cominciare a prevedere una possibilità di questo genere. Se non va bene tale formulazione, vi invito a suggerirne un'altra.
In più, sempre in tale emendamento, chiediamo di valutare la possibile estensione delle norme contro il lavoro nero extracomunitario anche al lavoro nero nazionale. È infatti del tutto evidente che non possiamo avere una legislazione molto rigorosa per i lavoratori stranieri e in qualche modo blanda per gli italiani.
Lo stesso dicasi per un'altra questione in merito alla quale vorremmo inserire specifici principi e criteri direttivi al Governo per l'esercizio della delega legislativa: parlo del fenomeno dell'intermediazione abusiva di manodopera. Infatti, la direttiva si occupa dei datori di lavoro e dei lavoratori, e sappiamo che in tale specifica fattispecie esiste un'intermediazione, se non un'organizzazione, per lo sfruttamento, o addirittura la tratta, degli esseri umani: quantomeno bisogna concentrarsi su misure contro l'intermediazione di manodopera senza permesso di soggiorno.
È una direttiva molto importante, e credo che uno sforzo comune per individuare alcuni paletti - ne ho indicati, esemplificando, alcuni - sia utile per non fare della comunitaria una specie di grande legge delega in bianco: se così fosse, sarebbe un passaggio inutile.
Spero, signor Presidente, che il Governo e la relatrice siano disponibili a rivedere il parere precedentemente espresso sul nostro emendamento. (Applausi dal Gruppo PD).