LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
in un articolo pubblicato sul settimanale "L'espresso" il 27 gennaio 2011, Paolo Biondani e Gianfrancesco Turano ricostruiscono la bancarotta della Lm management, la società di Dario Mora detto Lele, seppellita da un buco di 18 milioni di euro;
si apprende che i sostituti procuratori Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci interrogano Dario Mora, detto Lele, iniziando con le sue generalità e titoli di studio. «L'agente di dive e tronisti, all'occorrenza accompagnatore di fanciulle economicamente disagiate verso l'Ostello della Gioventù di Arcore, rivela un curriculum in formato Bankitalia: laurea in economia e commercio all'Università di Bologna e laurea honoris causa in Scienze della comunicazione allo Iulm di Milano. Fusco, un veterano dei processi Parmalat e Bpl, incassa e rilancia dicendo che gli fa piacere parlare con una persona così qualificata, visto che il processo è per un reato finanziario»;
in realtà stando ad una verifica della rivista "il know-how economico di Lele non è passato dalle aule accademiche"; infatti, «l'Alma Mater di Bologna risponde "sconosciuto al battaglione". Mora non risulta né laureato, né iscritto, in base ad archivi che risalgono fino al 1933. La storia dello Iulm è più recente, ma l'università privata milanese dà la stessa risposta»;
come riporta l'articolo, «Anche per Lele i dilemmi si sprecano. Agente delle star o accompagnatore e sfruttatore di prostitute, compresa Ruby? Ex parrucchiere veneto pregiudicato per spaccio di cocaina o imprenditore laureato? Ricchissimo o poverissimo? Ai magistrati che indagano sulla Lm management interessa solo il terzo interrogativo. Mora ha già confessato di aver prelevato più di tre milioni di euro dalle casse della società fallita, usando lo stesso giro di fatture false del suo amico fotografo Fabrizio Corona (che, smentendolo, nega di averli mai intascati come ipotetico regalo amoroso). Ma non basta. Il curatore del fallimento, Salvatore Sanzo, ha scoperto che Lele usava il conto dell'azienda come un Bancomat personale, con prelievi accertati fino a 2,8 milioni e uno scoperto finale di un milione e 200 mila euro, mentre il fisco reclama tasse non pagate per altri 15 milioni. Di qui l'istanza di mettere all'asta non solo la Lm managament, ma tutti i beni della galassia Mora, in Italia e all'estero, comprese le proprietà personali e i patrimoni delle società ancora attive, formalmente intestate ai figli Mirko e Diana ma secondo l'accusa gestite da Lele»;
si apprende ancora che la Lm productions, che continua a gestire i personaggi della scuderia, rischia il fallimento. Andrea Carboni, figlio di Flavio (il faccendiere del crac Ambrosiano appena scarcerato per l'affare P3) è l'altro socio;
si legge: «Ma a rischio è soprattutto il tesoro dell'Immobiliare Diana, controllata dalla lussemburghese, Feva investments. Dagli atti del fallimento, come ha verificato "L'espresso", risulta che l'immobiliare Diana è proprietaria di sei appartamenti a Milano: gran parte del palazzo di viale Monza 9, dove Mora ha il suo quartier generale, una casa da 14 vani in via Battaglia (zona Loreto) e un'altra da 12 più box in via Meda. Negli ultimi anni, la Diana ha comprato e venduto altri quattro immobili: due case a Milano e due ville in Costa Smeralda. La più piccola è stata venduta nell'ottobre 2003 a Simona Ventura, quando la showgirl era ancora nella scuderia di Lele. Poi c'è un appartamento in via Settembrini a Milano. Mora lo compra da Umberto Smaila e lo rivende a fine 2007 a Luisa Corna, la più amata dalla Lega. E ora attenzione alle date: il fisco notifica le accuse più gravi tra il 2007 e l'inizio del 2008. È allora che si creano le premesse della bancarotta. E poco dopo la Diana srl vende i pezzi più pregiati. Lo stesso giorno, il 15 maggio 2008, cede l'intero primo piano del palazzo di viale Monza e la villa più grande di Porto Cervo (13 vani). La proprietà milanese viene ceduta alla Fpm Realty: una società lussemburghese che fa capo a Giovanni Semeraro, mister Aiazzone. Il mobiliere, a sua volta impelagato in una difficile situazione economica, è legato a un circuito d'affari che include il suo socio Giampiero Palenzona, fratello del vicepresidente di Unicredit, e un paio di comprimari nella stagione dei furbetti del quartierino, ramo Bpl Suisse, la banca svizzera dove Gianpiero Fiorani aveva la sua tesoreria occulta. Del resto, Mora aveva comprato quell'immobile proprio da Bpl Re, il braccio immobiliare della Popolare di Lodi. E nel 2007 Fiorani, dopo il carcere, ha passato un'estate da leone tra party con Mora e serate al Billionaire. La villa in Sardegna viene venduta alla bresciana Franciacorta gestioni. La proprietà è schermata dalla Fiduciaria Aletti, ma a gestirla sono manager legati sempre a Semeraro e allo stesso Mora, come Luigi Angelo Zavaglio, amministratore del Billionaire Beach. Insomma, i tesori della Diana srl finiscono in mani amiche. A queste coincidenze, l'inchiesta su Ruby ne aggiunge altre. Anche qui, occhio alle date. La Lm management fallisce l'11 giugno 2010. Nei mesi precedenti Mora aveva tentato l'impossibile per evitare il crac. Aveva bussato a tutte le porte, senza ottenere neppure una garanzia di pochi milioni. L'unica gli viene concessa da una società romena, controllata da affaristi italiani. Poi arrestati per false fidejussioni. La situazione si capovolge in coincidenza con il caso Ruby. La minorenne marocchina viene interrogata dai magistrati tra il 2 luglio e il 3 agosto 2010. E a fine mese Mora, con l'amico e co-indagato Emilio Fede, riesce finalmente a trattare un prestito con Silvio Berlusconi. Nelle intercettazioni si parla di tre versamenti con assegni circolari, per un totale di 1,2 milioni di euro. Mora ritira soldi il 30 agosto, il 27 settembre e il 14 ottobre da Giuseppe Spinelli, il tesoriere del premier, lo stesso incaricato anche di pagare almeno 14 ragazze delle notti di Arcore. Nelle stesse intercettazioni Fede e Mora parlano di un affare immobiliare "parallelo", che sembra spaventare Berlusconi. Visto che c'è di mezzo "il fallimento" e "il Lussemburgo", il premier vuole "una nuova società, con notaio, visure catastali" e "doppio passaggio". L'affare sembra chiudersi con la firma di Silvio ad Arcore il 26 ottobre, lo stesso giorno in cui "Il Fatto" pubblica le prime indiscrezioni su Ruby. Questa misteriosa operazione immobiliare, stando alle parole di Fede e Mora, varrebbe da "uno o mezzo" a "due" milioni. In totale, compresi i circolari, si supererebbe così quota 2,5 milioni. Scoppiato lo scandalo, Berlusconi ha ammesso "un prestito a un amico in difficoltà", ma non ha dato cifre"»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti, da un lato, a quanto ammonti la somma che è stata versata a Mora e, dall'altro, se, ed in caso affermativo per quale motivo, il Presidente del Consiglio dei ministri abbia consegnato delle somme di denaro, proprio mentre stava per scoppiare il caso Ruby;
se risulti veritiera l'affermazione, riportata nell'articolo citato da "L'espresso", dell'avvocato Luca Giulante, tesoriere lombardo del Pdl e difensore di Mora nel fallimento, il quale ritiene che Mora abbia ricevuto dal Presidente del Consiglio dei ministri solo 1,2 milioni di euro, che corrispondono alla somma dovuta da Mora alla società fallita;
se risulti che Mora abbia effettuato le vendite del suo patrimonio immobiliare a ridosso del fallimento per sottrarlo ai creditori e se si possano individuare eventuali complicità da parte degli istituti di credito;
come sia stato possibile effettuare prelievi bancari pari ad oltre 3 milioni di euro dalle casse della società fallita, usando lo stesso giro di fatture false di Fabrizio Corona;
se risulti che Lele Mora usasse il conto dell'azienda come un bancomat personale, con prelievi accertati fino a 2,8 milioni e uno scoperto finale di 1.200.000 euro, mentre il fisco esige tasse non pagate per altri 15 milioni;
se risulti il ruolo giocato dalle banche e finanziarie con sede nei paradisi fiscali come la Fpm Realty, società lussemburghese che fa capo a Giovanni Semeraro, impelagato in una difficile situazione economica, e legato a un circuito d'affari che include il suo socio Giampiero Palenzona, fratello del vicepresidente di Unicredit, e un paio di comprimari, ramo Bpl Suisse, la banca svizzera dove Gianpiero Fiorani aveva la sua tesoreria occulta che aveva avuto l'immobile tramite Bpl Re, braccio immobiliare di Fiorani della Popolare di Lodi;
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare, per evitare che l'intreccio tra "furbetti del quartierino", banchieri, finanzieri e potenziali bancarottieri, le cui proprietà e/o gestioni sono schermate (nel caso di specie dalla fiduciaria Aletti, con la bresciana Franciacorta gestione che acquista la villa in Sardegna, la cui gestione è però affidata a manager legati a Semeraro e allo stesso Mora, come Luigi Angelo Zavaglio, amministratore del Billionaire Beach) possa continuare.
(4-04477)
COLLI, SERAFINI Giancarlo, POSSA, CARUSO, GAMBA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
viale Stefini a Milano è attraversato dalla tratta ferroviaria che dalla stazione centrale, passando per la stazione Garibaldi, porta a Malpensa meglio nota come la "bretella di Greco";
la bretella è percorsa giornalmente da numerosi convogli e tale traffico è destinato, nell'immediato futuro, ad aumentare una volta ultimati tutti i lavori previsti dal collegamento ferroviario;
la bretella, in corrispondenza di viale Stefini, corre a ridosso delle abitazioni creando notevole disagio a più di 200 famiglie giacché il passaggio dei treni provoca un insopportabile rumore, un consistente sollevamento di polveri nerastre e la preoccupante vibrazione delle strutture delle adiacenti abitazioni private;
le Ferrovie dello Stato, onde sopperire ai problemi posti dal passaggio dei treni lungo la bretella, ha provveduto ad installare barriere antirumore nei primi 150 metri di viale Sfefini ed in particolare da piazza Carbonari al cavalcavia automobilistico che incrocia via Cagliero, ma non già nel resto del viale che corre dal cavalcavia alla fine del corso;
l'assenza di strutture fonoassorbenti lungo parte del predetto viale sta causando evidenti disagi alla salute dei residenti che lamentano disturbi del sonno, respiratori e della congiuntiva oculare;
considerato peraltro che:
sembra che il progetto esecutivo dell'opera prevedesse originariamente la copertura antirumore per l'intera tratta ferroviaria in questione e non già solo per una sua parte;
il decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1998, n. 459, recante norme in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario prevede limiti definiti e rigorosi per il contenimento dei rumori riferendo altresì anche l'opportunità di opere di mitigazione sulla sorgente con l'adozione delle migliori tecnologie disponibili,
si chiede di sapere:
se e come i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, ritengano di intervenire presso Ferrovie dello Stato onde conoscere se il progetto esecutivo dell'opera in argomento abbia o meno originariamente previsto la copertura con barriere antirumore dell'intera tratta ferroviaria o solo di una sua parte e, nel caso, come intendano indurre l'ente ferroviario a completare le opere nel più breve tempo possibile;
se e come ritengano di intervenire sul medesimo ente ferroviario per conoscere se la mancata collocazione di pannelli fonoassorbenti in un tratto di viale Stefini corrisponda alla rigorosa applicazione della normativa di settore ed a tale fine se siano state fatte, preliminarmente, le rilevazioni acustiche nei termini di legge;
se e come ritengano di intervenire per conoscere se, in che modo ed in quale entità il passaggio dei treni nella tratta in questione provoca i disturbi alla salute lamentati dai residenti della zona;
se e come ritengano di intervenire per conoscere se sia stato rispettato il piano di zonizzazione acustica comunale che stabilisce limiti rigorosi e precisi di rumore per le zone residenziali.
(4-04478)
FLERES - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
l'Assessore alle attività produttive e l'Assessore all'economia della Regione Siciliana hanno firmato, lo scorso 12 gennaio 2011, una circolare che sancisce l'autonomia delle Camere di commercio siciliane;
gli enti camerali dell'isola, quindi, non dovrebbero più essere sottoposti alle norme regionali in tema di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica;
la finanziaria prevedeva invece che, a decorrere dall'anno 2011, gli istituti, le aziende, i consorzi, gli organismi e gli enti regionali sottoposti a tutela e vigilanza dell'amministrazione debbano concorrere al contenimento della spesa regionale;
le Camere di commercio, quindi, dovrebbero essere soggette al controllo della Regione tramite l'Assessorato alle attività produttive;
considerato che la citata circolare interassessoriale, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sarà sottoposta al vaglio della Giunta regionale;
rilevato che:
le Camere di commercio svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle aree produttive del territorio;
esse sono definite "enti autonomi di diritto pubblico" dalla legge nazionale n. 580 del 1993,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, siano a conoscenza di quanto sopra riportato;
se e in quali modi intendano intervenire al fine di chiarire il livello di autonomia di cui godono gli enti camerali con particolare riferimento a quelli presenti sull'isola siciliana;
se e in quali modi intendano intervenire al fine di verificare la legittimità della citata circolare.
(4-04479)
SARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
l'interrogante con l'atto di sindacato ispettivo 4-03564 del 2 agosto 2010 ha illustrato le difficoltà in cui versa l'istituto comprensivo con insegnamento bilingue italiano-sloveno con sede a San Pietro al Natisone (Udine);
in risposta a detto atto, lo scorso 19 gennaio 2011, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca puntualmente riferiva sullo stato dei lavori di rifacimento e sui finanziamenti necessari nonché sugli impegni assunti dall'Ufficio scolastico regionale per il Friuli-Venezia Giulia;
tuttavia, l'interrogante, pur apprezzando lo sforzo compiuto dal citato Ministro nell'acquisire tutte le informazioni riguardanti l'istituto di San Pietro al Natisone, nella risposta citata non ha potuto riscontrare alcun riferimento alla ventilata possibilità di promuovere un'azione straordinaria quale quella di procedere alla nomina di un commissario ad hoc che sia in grado di garantire tempi rapidi per la conclusione dei lavori e un adeguato uso delle risorse assegnate;
considerato che pochi giorni fa il Presidente della Repubblica, nel corso della visita ufficiale in Italia del Capo dello Stato sloveno, ha condiviso le preoccupazioni per i tempi di ristrutturazione della citata scuola bilingue di San Pietro al Natisone,
pur nel rispetto dell'impegno degli Uffici scolastici regionali competenti, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda individuare, tra i componenti le strutture di competenza, un commissario straordinario ad hoc al fine di procedere rapidamente alla conclusone dei lavori di recupero dell'edificio scolastico di San Pietro al Natisone salvaguardandone il ruolo di "cerniera" tra Italia e Slovenia.
(4-04480)
DIVINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lett b), del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 sono deducibili dal reddito "le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dai soggetti indicati all'art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104";
le istruzioni al modello Unico 2010, rigo RP27, chiariscono che le spese di assistenza specifica sostenute dai disabili sono quelle relative: all'assistenza infermieristica e riabilitativa; al personale in possesso della qualifica professionale di addetto all'assistenza di base o di operatore tecnico-assistenziale esclusivamente dedicato all'assistenza diretta della persona; al personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; al personale con la qualifica di educatore professionale; al personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale;
in merito quindi alla fattispecie illustrata si pone il problema di come considerare le prestazioni rese da una cooperativa sociale, onlus di diritto, a favore di soggetti diversamente abili aventi i requisiti di cui alla legge n. 104 del 1992. La Direzione regionale della Lombardia dell'Agenzia delle entrate in passato, con nota n. 904.117/2005, ha affermato che è consentita la deducibilità delle spese di assistenza specifica a favore di persone disabili anche quando siano rese da enti attraverso proprio personale specializzato;
tali prestazioni non vengono necessariamente rese direttamente e personalmente da un educatore professionale o da un soggetto in possesso di titolo analogo, anche se trovano comunque supervisione, organizzazione e coordinamento comunque in un educatore professionale o in personale qualificato. Infatti le équipe di tutti i servizi della cooperativa sono formate da un numero di educatori variabile in base al numero degli utenti secondo un rapporto numerico stabilito dalla Provincia. Ad ogni educatore sono affidati uno, due o più utenti, rispetto ai quali l'educatore ha il compito di programmare e svolgere l'attività educativa individualizzata e di assicurare una costante continuità relazionale ed educativa all'interno del servizio. Ogni servizio è gestito da un responsabile che ne è referente. Le competenze di tutto il personale della cooperativa sono costantemente valutate dalla direzione;
a parere dell'interrogante non è chiaro cosa debba intendersi per personale specializzato, considerato che la norma non parla di prestazioni specialistiche ma di prestazioni specifiche,
si chiede di sapere se siano deducibili, ex articolo 10, lett. b), del testo unico delle imposte sui redditi citato, le prestazioni socio-assistenziali ed educative svolte presso strutture residenziali, centri diurni e direttamente presso il domicilio della persona disabile dalle cooperative sociali onlus, sul presupposto che sono comunque prestazioni di assistenza a favore di soggetti ex lege n. 104 del 1992, rese, anche se in modo indiretto, da personale con i requisiti di educatore professionale o comunque da personale qualificato.
(4-04481)
ARMATO, CAROFIGLIO, CECCANTI, CHITI, CHIURAZZI, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, GARAVAGLIA Mariapia, MUSI, PASSONI, PINOTTI, STRADIOTTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nell'operazione "Hydra", portata a termine dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro venerdì 21 gennaio, risulta indagato per voto di scambio l'Assessore provinciale di Crotone, Gianluca Marino: nell'atto di accusa del GIP è riportato che quattro appartenenti alle cosche della 'ndrangheta di Crotone e di Isola Capo Rizzuto abbiano garantito appoggio elettorale all'esponente politico locale in occasione delle elezioni per l'amministrazione provinciale di Crotone;
nella stessa operazione sono stati arrestati numerosi esponenti della 'ndrangheta accusati di aver gestito il racket contro i commercianti locali, il traffico di droga e il voto di scambio;
dell'interessamento delle cosche per favorire l'assessore Marino sarebbe stato a conoscenza anche l'attuale Presidente della Provincia, Stano Zurlo, che non risulta indagato;
già nel mese di aprile 2008 numerosi esponenti dell'amministrazione provinciale in carica, Gianluca Bruno, attualmente vice presidente della Provincia di Crotone, Raffaele Martino, attualmente vice Presidente del Consiglio provinciale di Crotone, Maria Antonia Santa Maio, consigliere della Provincia di Crotone, avevano partecipato ad una cena con persone con numerosi precedenti penali e successivamente arrestate per riciclaggio, scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso, falso ed usurpazione di funzione pubblica;
le ultime elezioni provinciali sono state vinte dal centro-destra al ballottaggio per 2.351 voti di differenza, i Comuni di Isola Capo Rizzuto e Cutro hanno eletto 6 consiglieri provinciali su 14 della maggioranza e l'incremento maggiore di voti rispetto al primo turno è stato registrato proprio ad Isola Capo Rizzuto;
la nuova formulazione dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), comma 1, prevede che possa essere inviata una commissione d'accesso anche ai Consigli provinciali per accertare se ricorrano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;
su questo tema era già stata presentata un'interrogazione dell'on. Minniti ed altri (4-06593) alla quale il Ministero dell'interno nella persona del sottosegretario Davico aveva risposto come segue: "Qualora emergessero indici rivelatori, in modo univoco, di condizionamenti mafiosi nell'amministrazione, il ministero dell'interno non mancherà di attivare immediatamente gli strumenti posti dalla vigente normativa a presidio della legalità",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente chiedere al Prefetto di Crotone di inviare la commissione di accesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del testo unico degli enti locali, presso la Provincia di Crotone.
(4-04482)
BUBBICO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI Paolo, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI - Al Ministro dello sviluppo economico -
(4-04483)
(Già 3-01022)
LANNUTTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
secondo un articolo pubblicato da "Il Fatto quotidiano" del 1° febbraio 2011, il prefetto Gian Valerio Lombardi, 66enne di origini napoletane, da quando è stato nominato (23 novembre 2005), avrebbe "assecondato le richieste governative";
si legge «È molto amico di Roberto Maroni e ha un ottimo rapporto con Silvio Berlusconi, tanto che due anni fa preparò il trasloco per raggiungere Roma come segretario generale della Presidenza del Consiglio. Poi l'incarico sfumò perché tra campi nomadi da radere al suolo e l'Expo 2015 da pianificare, la sua presenza era più utile a Milano. (...) Non senza conseguenze. A dicembre ha dovuto digerire la sentenza del tribunale lombardo che ha accolto il ricorso presentato da alcuni rom del campo milanese di via Triboniano, sgomberato su richiesta della sindachessa Letizia Moratti e dell'amico ministro dell'Interni. Il tribunale ha intimato prefetto e primo cittadino ad assegnare 25 case popolari alle famiglie rom, bloccate per motivi "di carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni". Oggi Lombardi si ritrova, suo malgrado, nelle carte dell'inchiesta del Rubygate». Come torna a documentare "Il Fatto Quotidiano", infatti, secondo le carte in mano ai pubblici ministeri di Milano, il prefetto si sarebbe «prodigato per il passaporto di Maria Esther Garcia Polanco», una delle giovani ospiti delle feste di Arcore. Alla fine il passaporto Marysthell non l'ha ottenuto, ma il nome di Lombardi in quelle carte sembra esserci finito e ora il Pd ne chiede le dimissioni;
in particolare con Marysthell Garcia Polanco, «la reginetta della "casa delle bambole" di via Olgettina 65, compagna del narcotrafficante Ramirez (condannato a otto anni)», Lombardi si dà del tu. «La invita a entrare con la macchina nella corte interna della prefettura e riesce a fissarle un appuntamento in appena un minuto: lei lo chiama a nome di Berlusconi il 6 dicembre alle 10.53, la segretaria di Lombardi ritelefona a Marysthell sempre alle 10.53 proponendole diversi orari. L'agenda del prefetto, in quei giorni, era vuota. La disponibilità colpisce positivamente la stessa Polanco che avvisa subito la madre. "Giovedì ho un appuntamento in cui ci daranno il passaporto italiano, in due settimane ce li daranno. (...) Ho chiamato il prefetto, quello che rilascia i passaporti - prosegue Marysthell euforica - senza di lui... sai non c'è più forte di lui... mi ha dato il suo numero... tu già sai chi".L'entusiasmo sfuma perché Lombardi, dopo averla incontrata una prima volta, avvia degli accertamenti sulla donna. E il 10 gennaio 2011 la chiama: "Nei documenti non c'è questa continuità (dieci anni, ndr), hai capito?? C'è stata una interruzione, importante purtroppo", dice il prefetto. La pratica comunque va avanti, tanto che il 18 gennaio Polanco torna da Lombardi". Con una mano firma gli sgomberi di famiglie in diritto di avere una casa, mentre con l'altra concede una corsia preferenziale a una persona perché raccomandata dal capo del governo. (...) Lombardi è già finito al centro di numerose polemiche per alcune dichiarazioni. Alla commissione parlamentare Antimafia in trasferta nel capoluogo lombardo, assicurò: "A Milano la mafia non esiste". Ferdinando Pomarici, capo uscente della Dda (direzione distrettuale antimafia), rispose dati alla mano: "Le inchieste in un anno sono triplicate, passate da dieci a 31". Expo 2015, con appalti ancora tutti da assegnare, è nel mirino della criminalità organizzata. Fu poi la volta delle irregolarità denunciate dai Radicali nella presentazione delle firme per il listino di Roberto Formigoni. "Sta montando un gran clamore, ma a detta di molti l'esclusione è infondata", dice all'amico Alfonso Marra, all'epoca presidente della corte d'Appello di Milano, poi costretto ad andare in pensione anticipata per lo scandalo della P3: il Csm per lui aveva pronto un trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale.Tra gli amici del prefetto c'è anche Saverio Moschillo, l'ex rappresentante inventatosi imprenditore con il marchio Richmond e finito nelle carte dell'inchiesta emiliana per evasione fiscale che ha portato all'arresto, tra gli altri, di quattro ufficiali delle fiamme gialle tra cui Massimiliano Parpiglia cui Moschillo, secondo gli inquirenti, regalò un Rolex da 17 mila euro. In casa Lombardi la passione per le pubbliche relazioni, in realtà, appartiene più al figlio Stefano, brillante e giovane avvocato ben inserito nella Milano che conta. Amico, fra gli altri, di Geronimo La Russa, Eleonora e Barbara Berlusconi, Martina Mondadori, Ginevra e Giulia Ligresti, Chiara Dell'Utri e Roberta Armani. È Stefano che trascina il padre agli eventi mondani meneghini, sempre che il prefetto riesca a ritagliarsi del tempo libero»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che il prefetto di Milano abbia invitato la signora Polanco ad entrare con la macchina nella corte interna della prefettura riuscendo a fissarle un appuntamento in brevissimo tempo, perché l'avrebbe chiamata a nome del Presidente del Consiglio dei ministri, e se tale comportamento non configuri una violazione di normative che non consentono tali privilegi;
se risulti veritiera la versione che la Polanco fornisce alla madre, di avere fissato un appuntamento in cui avrebbero ottenuto in due settimane il rilascio del passaporto italiano;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, sia per accertare la responsabilità dei fatti descritti che per restituire trasparenza ad un ufficio importante, come la Prefettura di Milano diretta dal dottor Gian Valerio Lombardi, finito nelle carte dell'inchiesta del "Rubygate" per essersi prodigato per il passaporto di Marysthell Garcia Polanco, con la quale lo stesso sembrerebbe avere rapporti confidenziali.
(4-04484)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
M. A., dirigente della E-stat, società del Gruppo Delta, ha ricevuto una lettera di licenziamento firmata il 23 dicembre 2010 dall'amministratore unico dell'azienda, Giuseppe Varisco;
il licenziamento sarebbe stato deciso poche ore dopo che M. A., in data 23 dicembre 2010, comunicava ufficialmente all'azienda di doversi assentare per qualche tempo per un intervento chirurgico per l'asportazione di un tumore osseo garantendo, compatibilmente con i tempi clinici, la disponibilità della propria reperibilità per ogni eventuale esigenza di lavoro;
nella lettera di licenziamento di M. A. di cui l'interrogante è venuto in possesso si afferma che la sua posizione lavorativa dirigenziale di responsabile della funzione marketing e commerciale prodotti è venuta meno e non ha più alcuna ragione di essere, come risulta anche nei fatti ormai da tempo, e viene soppressa ad ogni effetto. Nella stessa si precisa che le residue attività della Società datrice di lavoro non possono comunque giustificare la permanenza del suo rapporto di lavoro e che il rapporto di lavoro era da intendersi risolto con effetto immediato dal momento della ricezione della lettera;
la dottoressa M. A. era dipendente della E-stat dal 2003 ed era stata promossa dirigente nel 2008;
considerato che:
in un'intervista a "Il Resto del Carlino" la dottoressa M. A. riferisce che in data 1° dicembre 2010, su consiglio dell'amministratore di E-Stat Giuseppe Varisco, aveva chiesto un incontro con un dirigente con lo scopo di esprimergli la sua disponibilità a integrare le proprie funzioni con eventuali altre sulla base delle sue competenze professionali, nell'ambito dell'attività;
la settimana successiva comunicava di essere affetta da tumore osseo al dottor Varisco che le faceva gli auguri e la rassicurava anche sul fatto che ci sarebbe stato un periodo di stallo lavorativo in azienda probabilmente fino a maggio, data di scadenza del mandato dei commissari;
attualmente M. A. è ricoverata presso l'ospedale Rizzoli di Bologna, nel reparto di chirurgia oncologica vertebrale, dove è stata operata l'11 gennaio 2011 per un cordoma, un raro tumore osseo;
la dottoressa lamenta di essere l'unico dirigente del gruppo licenziato e che l'attuale dirigenza del gruppo ha fatto un atto di ritorsione nei suoi confronti in quanto si era interessata, ai fini del mantenimento del suo lavoro e di quello degli altri dipendenti, alla vendita del ramo d'azienda (E-stat), che era una società in attivo con un mercato di riferimento;
agli imprenditori interessati all'acquisto della E-stat la nuova dirigenza non ha mai permesso la prosecuzione della trattativa non rispondendo mai alle richieste di prezzo di vendita;
in particolare M. A. sospetta che la tempistica del licenziamento, dopo la comunicazione di una sua lunga assenza dal posto di lavoro causa "cancro", sia dovuta alla paura dei vertici che la malattia proseguisse oltre il termine del mandato dei commissari, termine entro cui, evidentemente, si intendeva portare a liquidazione le residue attività;
la direzione dell'E-stat non ha inteso lasciare dichiarazioni circa la richiesta di chiarimenti formulata per due volte da "Il Resto del Carlino" per avere spiegazioni in merito alla vicenda di M. A.;
considerato inoltre che:
il 5 maggio 2009, il gruppo Delta venne commissariato, i vertici arrestati e la gestione passò in mano ai tre commissari inviati da Banca d'Italia;
in più occasioni i dipendenti hanno denunciato come in questo anno e mezzo l'attività del gruppo è stata di fatto fermata, creando condizioni di forte precarietà operativa che, secondo le critiche poi rivelatesi realistiche, avrebbe portato al rapido dissolvimento della realtà economica creata e alla perdita dei posti di lavoro;
a giudizio dell'interrogante gli obiettivi dei commissari non sono stati, come invece doveva essere, la continuità aziendale e la salvaguardia del lavoro dei dipendenti visto che fino a poco tempo fa sembrava che si fossero fatti avanti diversi acquirenti, ma pare che i commissari non abbiano voluto o potuto accettare, optando per la liquidazione dell'intero gruppo Delta;
a giudizio dell'interrogante nella gestione della liquidazione di Delta i commissari hanno optato per interessi differenti da quelli che il loro mandato richiedeva. L'ipotesi che traspare è ovviamente quella di avere eliminato dal mercato un temibile concorrente piuttosto che averne potenziato le capacità operative;
ad oggi purtroppo un patrimonio stimato in circa 800 milioni di euro è andato disperso con centinaia di giovani lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro. Il tutto senza che nessuno riuscisse a mettere in campo un progetto di recupero di una attività che poteva ancora essere recuperata;
secondo dati aggiornati a fine novembre 242 dipendenti sono stati licenziati con il passaggio al fondo emergenziale dei bancari, con una indennità per due anni pari all'80 per cento dell'ultimo stipendio. I dipendenti residui sono circa 190;
stando a quanto riportato dalla stampa il progetto di salvataggio prevede l'acquisizione dell'attività e dei lavoratori in un "newco" formata dal consorzio delle banche creditrici e l'approvazione del piano chiuderebbe la gestione commissariale,
considerato infine che ad avviso dell'interrogante si potrebbero muovere rilievi critici sia alla nomina della Banca d'Italia dei commissari, che difettano dei requisiti di terzietà e indipendenza necessari per gestire funzioni delicate, sia all'operato dei medesimi commissari, probabilmente influenzato dai desiderata della Banca d'Italia stessa, la cui filosofia pone al centro gli esclusivi interessi dei banchieri, e come corollario gli eventuali diritti di lavoratori, consumatori e utenti,
si chiede di sapere:
se, alla luce dei fatti esposti in premessa e qualora quali fossero confermati, non risultino profili di illegittimità;
quali iniziative il Governo intenda adottare affinché sia rispettato il diritto al lavoro, come sancito dall'art. 4 della Costituzione, all'interno di un percorso che valorizzi la professionalità dei lavoratori;
quali iniziative urgenti intenda intraprendere nell'ambito delle proprie competenze per rafforzare i necessari profili di trasparenza in un settore delicato, come quello della vigilanza, delle nomine dei commissari e dei commissariamenti di banche in crisi, ad avviso dell'interrogante oggi pervaso dalla più totale delle omertà.
(4-04485)
SANCIU - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011 sono stati divulgati i dati relativi all'amministrazione della giustizia in Italia, dai quali risulta una persistente situazione di carenza degli organici degli Uffici giudiziari, un costante aumento delle sopravvenienze, impossibilità di smaltimento dei procedimenti civili e penali arretrati, e conseguente superamento dei tempi di ragionevole durata del processo previsti in ambito europeo;
con specifico riferimento alla Regione Sardegna la situazione si presenta con particolare evidenza in quanto il dato oggettivo della carenza di organico presso tutti gli uffici giudiziari, che raggiunge livelli prossimi al 30 per cento del personale previsto in pianta organica, si associa ad una geografia giudiziaria che non tiene conto degli assetti amministrativi dell'isola come risultanti dall'istituzione di nuove quattro Province operative dal 2005, determinando una marcata disomogeneità rispetto alle ulteriori strutture pubbliche che insistono sugli stessi territori provinciali e privando i cittadini di punti di riferimento sicuri circa l'attuazione e tutela dei propri diritti;
considerato che:
tale situazione, limitando una reale specializzazione dei magistrati e un'adeguata organizzazione dei servizi connessi all'amministrazione della giustizia, disattende ad un'assegnazione degli affari effettuata secondo criteri obiettivi e predeterminati così come stabilito dall'art. 25 della Costituzione, nonché la tendenziale attuazione dei valori di indipendenza interna, di inamovibilità ed imparzialità del giudice, che sono alla base della scelta del legislatore Costituente;
l'efficienza degli uffici è strettamente correlata alla corretta distribuzione nel territorio e all'adeguato dimensionamento degli organici;
il problema dell'adeguamento delle piante organiche degli uffici giudiziari non può essere disgiunta dall'esame delle questioni sottese alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie secondo caratteristiche uniformi dei territori di riferimento;
la condizione di evidente inefficienza degli uffici giudiziari di tutto il Paese si accompagna alle inaccettabili condizioni in cui versa l'amministrazione penitenziaria, caratterizzata dal sovraffollamento delle carceri, dall'impiego, spesso, di locali inadeguati ed insufficienti, da assistenza sanitaria carente e, non ultimo, in alcuni casi, da un non adeguato numero di agenti di polizia penitenziaria;
ravvisato altresì che:
l'organico del circondario del Tribunale di Tempio Pausania (Olbia- Tempio) appare gravemente sottodimensionato rispetto all'attività da porre in essere;
in più occasioni è stato chiesto un riesame della situazione della pianta organica del personale delle tre sedi del circondario al fine di renderla congrua al reale carico di lavoro esistente nelle singole sedi;
tale situazione comporta rinvii e ritardi di procedimenti già fissati con evidente disagio, e denegata giustizia, per coloro che attendono la definizione di un procedimento;
la Provincia di Olbia-Tempio vanta anche una drammatica situazione per quanto riguarda l'amministrazione carceraria ed in particolare il carcere della Rotonda di Tempio Pausania, ormai oggetto di continue e preoccupanti segnalazioni e che, nonostante l'intervento di ristrutturazione, non ha ricevuto il dovuto adeguamento degli organici della Polizia penitenziaria;
è urgente ed improcrastinabile il completamento della nuova struttura penitenziaria di Nuchis, che consentirebbe di far fronte al costante aumento della popolazione penitenziaria nel territorio,
si chiede di sapere:
quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per superare le situazioni evidenziate e se non ritenga opportuno intervenire con tempestività per operare un riordino della geografia giudiziaria in relazione al mutato quadro amministrativo delle province sarde;
quali iniziative ritenga appropriato attivare al fine di porre rimedio allo stato di grave inefficienza che caratterizza l'attuale amministrazione della giustizia nella Provincia di Olbia-Tempio, nonché per ripristinare adeguate condizioni infrastrutturali, logistiche e degli organici presso le diverse sedi del tribunale di Tempio Pausania e negli istituti penitenziari del territorio.
(4-04486)
DE ECCHER - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la comunità italiana dell'intera regione Trentino Alto-Adige ha subito le recenti ed impreviste notizie di un accordo non pienamente esplicitato tra esponenti del Governo nazionale ed il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano come un affronto grave e doloroso alla propria identità, alla propria storia e financo alla propria dignità collettiva;
la stampa locale, anche sulla base di ripetute e convergenti dichiarazioni da parte di esponenti della SudTiroler Volkspartei, ha sostanzialmente riferito di un impegno sottoscritto dal Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri, per la rimozione della statua dell'alpino a Brunico, del bassorilievo in piazza Tribunale a Bolzano e per la contemporanea sospensione dei lavori al Monumento della Vittoria in vista di un nuovo utilizzo a partire dalla cripta;
l'impressione che si sta purtroppo diffondendo è che per ragioni che la stessa tempistica sembra confinare in un ambito di interessi circoscritti, si sia scelto di svilire un principio generale di fondo che impone di comprendere unitariamente nella storia patria tutti i passaggi, le fasi, i regimi che si sono succeduti nel tempo al di là delle pur legittime valutazioni individuali o collettive;
considerato che ad avviso dell'interrogante:
definire "fascisti" i monumenti pur edificati durante il periodo storico del primo dopoguerra appare oggettivamente superficiale e riduttivo rispetto ad un tipo di specificazione e qualificazione di norma non impiegato;
del pari, per chiarire ulteriormente il ragionamento, se tale logica - alla base dell'eventuale accordo - fosse stata applicata anche in passato, l'Italia non si troverebbe a disporre, oggi, di quel prezioso patrimonio, unico al mondo, che si è potuto mantenere e trasmettere proprio per il riconoscimento ed il rispetto diffuso per i beni artistici e architettonici al di là del contesto storico di riferimento;
peraltro, nell'ottica della necessaria attenzione per tutte le diverse sensibilità, il monumento della Vittoria ed il bassorilievo tanto contestati insistono su una parte della città di Bolzano a popolazione quasi esclusivamente di lingua italiana il cui orientamento è emerso in modo inequivocabile anche in occasione del referendum sul mantenimento del nome originario della piazza;
la via della pacificazione, ove correttamente intesa non può prescindere dal reciproco riconoscimento e dall'accettazione da parte della comunità di lingua tedesca di un principio di appartenenza capace di interpretare in modo consapevole sia il livello dell'heimat che quello più ampio della nazione;
non possono certamente essere cedimenti di questa natura ad aprire la strada per un obiettivo di questo genere,
l'interrogante chiede di sapere:
se il documento di accordo, così come presentato dalla stampa, esista effettivamente ed eventualmente quale sia il suo esatto contenuto;
se vi sia da parte del Governo la consapevolezza e la convinzione dell'esistenza di alcuni principi di fondo, a partire dalla difesa degli interessi nazionali, soprattutto nella loro valenza spirituale, certamente non negoziabili;
se non risulti opportuno un tempestivo intervento chiarificatore in grado di superare l'attuale stato di smarrimento, incertezza e indecisione e recuperare una credibilità oggi, purtroppo, messa in discussione.
(4-04487)