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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 490 del 20/01/2011


Sulla necessità di una rivisitazione del Patto di stabilità interno
e sulla speculazione finanziaria internazionale

STRADIOTTO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, a fine seduta colgo l'occasione per far presente all'Assemblea e ai colleghi un problema che sto evidenziando in questi giorni in relazione al Patto di stabilità interno, in modo tale che, quando tratteremo il decreto milleproroghe e gli appositi disegni di legge, potremo affrontare tale questione, ossia questo meccanismo assolutamente strano in conseguenza del quale alcuni Comuni virtuosi si trovano in difficoltà nell'erogare i servizi di cui necessita il loro territorio. Ci sono alcuni Comuni del Veneto che hanno deciso di chiudere i municipi un giorno alla settimana per evidenziare tale problematica.

Nel caso specifico, volevo segnalare la situazione del Comune di Santorso, in Provincia di Vicenza, che ha una spesa per il personale di appena il 27 per cento rispetto al resto della spesa corrente, e che ha una spesa corrente di 3 milioni di euro. In teoria, applicando le norme del Patto di stabilità, nell'anno in corso, tale Comune dovrebbe accantonare, ai fini dell'obiettivo del Patto di stabilità interno, più di un terzo della spesa corrente registrata nell'ultimo anno, quindi più di un milione di euro. È comprensibile che la cosa non sia assolutamente fattibile: non è possibile cavare sangue dal muro. Come sto spiegando, non si tratta di un Comune che chieda contributi straordinari, né niente di particolare, ma solo di poter utilizzare autonomamente le risorse che ha.

Credo che dobbiamo assolutamente dare risposta a questo tipo di esigenza, trovando delle norme che non vadano a ledere l'autonomia degli enti locali e che, allo stesso tempo, li carichino ovviamente della giusta responsabilità.

PRESIDENTE. Senatore Stradiotto, la ringrazio per questo suo intervento che pone un problema vero, serio ed autentico, che mi auguro il Governo riesca in qualche modo a risolvere, perché è davvero paradossale che vengano penalizzati i Comuni virtuosi.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo a fine seduta per portare all'attenzione dei colleghi un paio di questioni.

Innanzitutto, come si legge oggi sulla stampa economica, Goldman Sachs, la banca responsabile dei crack finanziari sistemici, ha ridotto purtroppo gli utili, per cui anche i dipendenti, ossia i poveri commessi, guadagneranno ognuno - con una riduzione del 13 per cento - qualcosa come 470.000 dollari, che non è cosa da poco! Si parla tanto dei guadagni della casta politica, mentre questi banchieri che hanno prodotto la crisi continuano a guadagnare e a fare utili con la speculazione.

La seconda questione su cui vorrei soffermarmi riguarda una delle tre agenzie di rating (le «tre sorelle» del rating sono Moody's, Standard & Poor's e Fitch) che danno tutti i giorni le pagelle agli Stati, ai Governi, alla loro solvibilità e con i loro rapporti influenzano anche le speculazioni di Borsa sui mercati, sulle azioni, sulle obbligazioni e sui titoli di Stato.

Il 6 maggio scorso l'agenzia Moody's, che ha al proprio interno tra i maggiori azionisti le principali banche americane, diffuse un report sull'Italia in cui si diceva che il nostro sistema bancario si avviava verso un crac che non era sostenibile dopo la vicenda della Grecia, salvo correggere poi il giorno dopo, dicendo di essersi sbagliata. Questo report fece perdere in borsa non ricordo bene se 20 o 30 miliardi di euro: il guaio intanto era fatto, e qualcuno che aveva speculato è riuscito a guadagnare. Ebbene, la notizia che volevo dare è che per la prima volta nel mondo l'agenzia Moody's è indagata da una procura della Repubblica, quella di Trani, che ha già ascoltato la CONSOB, l'ex presidente Romano Prodi e la Fitch. Nei prossimi giorni saranno sentiti anche il governatore della Banca d'Italia, il ministro dell'economia Tremonti, il ministro degli esteri Frattini, il ministro Sacconi, l'ABI e Corrado Passera.

Signor Presidente, su questi temi ho presentato personalmente più di un'interrogazione e ritengo che la classe politica si debba porre il problema delle devastazioni di questi speculatori di professione, che mettono in ginocchio tanta gente: 30 milioni di posti di lavoro, secondo i dati del FMI, distrutti dal 7 luglio 2007. (Applausi della senatrice Carlino).

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, spesso si coglie proprio l'occasione della fine della seduta per fare delle dichiarazioni che, sono certa, sono poi tutte utili al prosieguo del nostro dibattito. I temi sollevati dai senatori Stradiotto e Lannutti sono entrambi di grande importanza.

Innanzitutto, da parlamentare veneto mi permetto di sottolineare che il tema di questi Comuni, e in special modo di alcuni Comuni veneti, che si sono venuti a trovare in questa particolarissima situazione è all'attenzione di tutti, dell'opposizione come della maggioranza e, sono certa, anche del Governo che probabilmente, nell'ambito della conversione in legge del decreto milleproroghe troverà il modo per sanare questa specifica e particolare situazione, senza mettere mano all'impianto complessivo del Patto di stabilità che, come tutti sappiamo, ci chiama ad assumere impegni che non dipendono solo da noi, ma che stanno nell'equilibrio della nuova governance economica europea.

Vorrei aggiungere alle parole di grande preoccupazione che ha appena espresso il senatore Lannutti una sola considerazione. Penso che nel nostro Paese, dove gli effetti della crisi finanziaria hanno prodotto un'onda d'urto inferiore rispetto a quella di altri Paesi, a distanza di molti anni dalle ultime leggi e testi bancari che regolano la vita delle nostre banche, delle nostre società finanziarie e dei vari istituti che a vario titolo, come anche i fondi d'investimento, operano su un fronte delicatissimo come quello del risparmio gestito, sia arrivato forse il momento di aprire una riflessione più ampia (a freddo rispetto alla crisi datata due anni fa, ma ancora sufficientemente a caldo per vederne tutti gli effetti negativi anche nel nostro sistema Paese) insieme al Governo, in un continuum tra Parlamento e Governo, su un tema di così rilevante importanza, perché si proceda per gradi, ma complessivamente e in modo unitario, a una riforma della legge bancaria italiana: dalle banche popolari alle fondazioni, ai fondi d'investimento, al risparmio gestito.

Una nuova legge bancaria che aggiorni, alla luce di quanto accaduto nel resto del mondo, ma anche nel nostro Paese in questi ultimi anni, e che ci consenta di accompagnare il sistema bancario e finanziario, così importante, gamba fondamentale del sistema economico e del sistema Paese, in un processo di modernizzazione e di evoluzione nella direzione della trasparenza, dell'efficienza e dei minori costi che devono poi ricadere sui risparmiatori, che sono la linfa vitale di questo Paese.

Se il nostro Paese ha potuto affrontare questa crisi, non dimentichiamolo mai, lo ha potuto fare in virtù di un risparmio privato elevatissimo, che gli consente di avere garanzie sufficienti per potere ogni mattina, quando si apre la Borsa, resistere alle intemperie dei mercati finanziari. Certamente, però, è arrivato il momento di affrontare una riflessione più importante e pensare a una nuova legge per le banche. (Applausi del senatore Lannutti).