TONINI (PD). Signor Presidente, il Gruppo del Partito Democratico si associa al cordoglio di tutta l'Assemblea per la morte del caporalmaggiore Luca Sanna, si stringe attorno ai suoi familiari, che sono in questo momento in un dolore indicibile, ed esprime la più ferma e forte solidarietà per la lotta per la vita che sta conducendo l'altro militare, Luca Barisonzi, che come lei, signor Ministro, ci ha detto, versa purtroppo in condizioni molto gravi, e anche in quel caso immaginiamo l'angoscia dei suoi familiari.
Queste notizie ci ricordano, a scadenza purtroppo ravvicinata, che siamo in questo momento in un teatro di guerra. È una guerra a bassa intensità, come si dice in linguaggio tecnico, ed è certamente una guerra che per quanto riguarda la nostra presenza è pienamente dentro i limiti stabiliti dall'articolo 11 della Costituzione. Siamo infatti in Afghanistan su richiesta di un Governo legittimo e siamo lì, insieme ai nostri alleati, su preciso, chiaro, ripetuto e reiterato mandato delle Nazioni Unite. Il nostro problema di fronte a queste notizie è allora interrogarci per capire se stiamo facendo il nostro dovere con la serietà e la dignità necessarie, e perché questa risposta possa essere positiva mi sembra siano necessarie tre condizioni.
La prima è quella di aver messo in campo una forza armata adeguata sul piano tecnico-professionale, dell'adeguatezza e sicurezza dei mezzi e del morale dei soldati, degli uomini e delle donne che rischiano la vita tutti i giorni in quel difficile contesto. Per quanto è possibile capire in Parlamento, la risposta è positiva: abbiamo avuto anche ieri un incontro importante con due alti ufficiali che hanno comandato il nostro contingente nell'ultimo periodo di missione e abbiamo avuto notizie confortanti su tutti e tre i fronti, naturalmente sapendo che la situazione è e resta difficile.
La seconda condizione è che ci sia una strategia politica chiara per l'Afghanistan a livello di alleanza e di comunità internazionale. Il contesto in Afghanistan resta difficilissimo e presenta diversi aspetti critici. Tuttavia, non si può non rilevare come la nuova amministrazione Obama, dopo una fase di riflessione, di studio, di approfondimento e anche di avvicendamento di comandanti, ha affidato al generale Petraeus obiettivi chiari, che noi condividiamo: rafforzamento dell'intervento per aumentare il controllo del territorio e, soprattutto, una rapida, intensa formazione delle forze afgane per poter arrivare poi a un avvicendamento, a una progressiva consegna della responsabilità della sicurezza sul territorio alle forze afgane, a partire da quest'anno con l'obiettivo del 2014.
La terza condizione è la più importante, per certi versi la più delicata. Il fronte interno nel nostro Paese deve essere saldo perché dobbiamo essere degni, come Paese, dell'impegno e del sacrificio di questi nostri soldati. Ci deve essere un fronte interno saldo nell'opinione pubblica - e al momento vi è - e in Parlamento, dove, come lei stesso ricordava, onorevole Ministro, il consenso larghissimo alle nostre Forze armate non è mai mancato. È necessario poi che ci sia chiarezza nella posizione del Governo.
Ci permettiamo, signor Ministro, di muovere due osservazioni. In primo luogo, le chiediamo un maggiore impegno nel collegamento tra la politica e le Forze armate. Abbiamo letto di qualche smagliatura, che ci ha preoccupato, in occasione di alcune vicende recenti nei rapporti tra il Ministro e il Capo di Stato maggiore. Ci auguriamo che siano stati episodi male interpretati. In ogni caso, al riguardo le raccomandiamo di porre la massima attenzione.
Un altro aspetto è quello che riguarda il Presidente del Consiglio, che non è qui oggi, ma siamo certi che lei potrà riferirgli queste nostre preoccupazioni. Anche il comportamento del Presidente del Consiglio deve essere adeguato a questa circostanza, innanzitutto nell'esprimere dubbi e domande. Le domande e i dubbi che ha espresso ieri il Presidente del Consiglio sono domande e dubbi non solo legittimi, ma anche necessari. Vorremmo però che fossero posti nella sede giusta, che è quella della riflessione in Parlamento quando si devono rinnovare le missioni. Non è l'occasione giusta quella in cui cade un nostro soldato, perché si potrebbe insinuare il dubbio nei suoi commilitoni e nei suoi familiari che quella persona, quel soldato, quel nostro combattente è morto invano, e questo non deve succedere.
Infine, mi consenta, signor Ministro (non possiamo non dirlo), vorremmo che il comportamento del nostro Presidente del Consiglio fosse adeguato alla circostanza nella quale si trova il nostro Paese: ventiquattro ore al giorno, di giorno e di notte. Qualche settimana fa è stata pubblicata una riflessione di un ex ambasciatore, una personalità molto autorevole della nostra diplomazia che, criticando la debolezza della politica estera italiana, diceva: l'onore dell'Italia è affidato oggi, in gran parte, al valore delle nostre missioni all'estero. Questa mattina, su tutta la stampa internazionale non si parla del nostro soldato caduto o di Bala Murghab, ma si parla di "bunga bunga"; lo dico senza alcuna ironia, perché non sarebbe certo questa la circostanza opportuna. Corriamo il rischio che anche il sacrificio, l'impegno dei nostri soldati sia inane rispetto al danno che provocano all'immagine, alla forza e alla credibilità del nostro Paese altri episodi di cui la stampa oggi è piena. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.