GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor Ministro, le sono molto grato per essere venuto qui questa mattina a raccontare cose difficili. Penso sia uno di quei momenti in cui le parole non riescono a trovare posto, il loro posto. È già complicato trovare il senso per le parole fuori da questi momenti, quando facciamo riferimento a questa stagione difficile in quel luogo lontano.
Quante volte usiamo a sproposito il termine «guerra», raccontando magari di altre vicende, come i morti sulle autostrade o perfino gli incidenti domestici. Penso che la pace - sono convinto che quella sia e resti una missione per la pace - comporti qualche volta anche i dati della guerra. Credo che sarebbe un infingimento non ragionare in questi termini, anche se a tutti noi farebbe piacere che non fosse mai necessario fare minuti di silenzio.
Lei ci ha raccontato cose militari e credo che non potesse fare diversamente, perché garantire la sicurezza di quelle operazioni è un dato militare. Mi sento profondamente imbarazzato e anche profondamente inadeguato per commentare questo, pensando che forse talvolta sarebbe meglio anche per me tacere. Ma poiché questa è la dinamica del dire, dico e penso che sia giusto, come qualcuno ricordava poc'anzi, fare tutto il possibile per tempo perché quel che si può evitare si eviti e perché ci sia il convincimento da parte di chi è lì che tutto quel che si deve fare si fa.
Anch'io sono convinto che ci siano eventi nella vita per cui - come per questo accadimento, la morte di Luca Sanna - anche le parole di cordoglio a volte sembrano così difficili, forse anche così retoriche, per quanto ci si provi a trovare una modalità al massimo della sincerità possibile. Quel che è accaduto a Luca Sanna, appunto, non può non riguardare le persone che restano, e che là restano, convinte come lei diceva che quel che fanno ha un senso. Penso allora che si possa discutere, anche avere opinioni differenti - come sarebbe possibile non averne? - ma è certo che in una vicenda di carattere internazionale nella quale siamo chiamati a svolgere un ruolo preciso, in quel tema, in quella cifra internazionale si possono soltanto assumere decisioni.
Non sono convinto che davvero farebbe bene insistere eccessivamente sulla divaricazione tra queste posizioni in questi momenti, come lei ricordava, perché ho la sensazione che questo sia il modo meno fruttuoso per dare il concreto segnale non di solidarietà ma di senso per chi resta. Le domande di senso ci accompagnano sempre. Figuriamoci se non accompagnano quelle persone che si vedono in prima linea, private di una intimità e di una consuetudine come è quella del lavoro con il compagno e con i commilitoni.
In questo senso e con questa riflessione davvero penso che dovremmo mostrare quella responsabilità che coincide anche con l'orgoglio di sapere che ci sono ragazzi che affrontano così coraggiosamente vicende così complesse che le parole non sanno spiegare. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.