RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,38).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni e conseguente discussione (ore 9,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro della salute, professor Fazio.
FAZIO, ministro della salute. Ringrazio il Presidente e i senatori per l'invito ricevuto, che dà la possibilità al Governo di chiarire, anche in questa sede istituzionale, oltre che alla Camera, dove la questione è stata affrontata in sede di question time il 12 ultimo scorso, la motivazione per cui non vi è rischio per la salute del consumatore italiano per la presenza di diossina in uova e carne.
La normativa comunitaria stabilisce quali valori massimi di diossina siano ammessi negli alimenti. Questi valori massimi sono stabiliti, in base al consumo medio dei cittadini comunitari, in picogrammi per grammo di grasso e sono pari ad un picogrammo per grammo di grasso, per la carne suina, e a tre picogrammi, per le carni bovine. Teniamo presente che in Italia i consumi medi di carne suina sono inferiori rispetto alla media della comunitaria, quindi se i valori massimi fossero basati sul consumo italiano sarebbero evidentemente superiori.
I criteri con cui vengono stabiliti i valori massimi sono molto conservativi, in termini tossicologici, nel senso che il parametro di sicurezza è di circa 100 volte inferiore al limite che può indurre una tossicità nell'uomo, e hanno lo scopo di minimizzare sempre di più l'esposizione a queste sostanze.
Dai dati ufficiali relativi alle derrate alimentari provenienti dalla Germania risultate positive alla diossina sono risultati positivi, per presenza di diossina, solo 24 campioni di uova, su 110 analizzati, e 2 campioni di carne di pollame, su 43 analizzati. I due campioni di carne di pollame provengono però da allevamenti bloccati, dunque, non sono mai entrati nella catena alimentare.
Vorrei chiarire che i valori del campione di carne suina (l'unico risultato positivo) si attestano ad 1,51 picogrammi per grammo di grasso, quando il limite - come è stato già ricordato - è fissato in un picogrammo. Dunque, rispetto al limite fissato il valore risulta superiore di 0,51 picogrammi. Ricordo, per fornire un ordine di grandezza, che un picogrammo corrisponde ad un miliardesimo di milligrammo che, a sua volta, è un millesimo di grammo. Quindi è un miliardesimo di millesimo di grammo.
Un uomo che pesa 60 chili, nel corso della sua vita, secondo calcoli effettuati, ha un carico corporeo di diossina, dovuto a normali esposizioni ambientali, pari a 350.000 picogrammi complessivi. Quindi, è abbastanza intuitivo che per modificare in modo significativo questo carico corporeo un uomo dovrebbe ingerire centinaia di chilogrammi di carne suina contaminata che presenti livelli di diossina pari a quelli rinvenuti nell'unico suino risultato positivo nella bassa Sassonia.
L'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito, come dose settimanale accettabile, sempre entro i criteri di sicurezza, che l'assunzione di diossina attraverso una dieta debba assestarsi su un valore di 14 picogrammi per ogni chilo di peso corporeo dell'uomo. Quindi, in base ai parametri EFSA, un uomo di 60 chili può tollerare una dose settimanale assunta attraversa la dieta di 840 picogrammi di diossina, che equivale ad una assunzione di carni suine pari a 120 chili la settimana che abbiano concentrazione massima quale quella recentemente riscontrata nel campione tedesco. Questi, quindi, i numeri.
Vorrei inoltre ricordare che questi problemi si sono verificati altre volte in Europa. In particolare, in Irlanda vi fu una contaminazione delle carni da diossina nel 2008. In quell'occasione, i livelli risultarono 100 volte superiori rispetto a quelli attualmente riscontrati nella carne con provenienza tedesca e l'EFSA dichiarò che anche un consumo giornaliero a base di esclusiva carne suina altamente contaminata non avrebbe necessariamente determinato effetti avversi per la salute. Sottolineo il fatto che si trattava di un livello 100 volte superiore a quello attuale.
Allo stato si può concludere che non c'è alcun rischio per la salute del consumatore italiano connesso alle problematiche recentemente emerse in Germania. Pertanto, l'Italia, in accordo con i Paesi dell'Unione europea e con la Commissione europea, ha deciso di non adottare provvedimenti diversi dal rafforzare i controlli sui prodotti provenienti dalla Germania.
Quanto alla tracciabilità, vorrei brevemente accennare, per chiarire la questione, che il 7 dicembre ultimo scorso l'Italia è stata l'unica che ha espresso voto contrario nel corso della riunione del Consiglio dei ministri dell'Unione europea perché il testo proposto ai Ministri e che è stato oggetto di cosiddetta mediazione non prevede - e non la prevede tuttora - la tracciabilità delle carni suine e dei prodotti derivati dal latte. Se l'Italia avesse votato a favore di quel testo le possibilità di far passare, di fatto, il concetto che è stato definito l'altro ieri in Commissione agricoltura della Camera dei deputati sarebbero sostanzialmente pari a zero.
Noi, quindi, in questa maniera ci siamo rimessi in gioco perché in terza lettura davanti al Parlamento europeo il provvedimento comunitario, che verrà ora approvato formalmente con un passaggio tecnico senza i Ministri il 14 febbraio, non essendo stato approvato all'unanimità in prima lettura, sarà soggetto ad un quorum di approvazione maggiore. Ci auguriamo quindi di avere la possibilità, nel corso della seconda lettura, di introdurre ciò che a noi interessa, e cioè la piena tracciabilità delle carni, incluse quelle suine, e dei prodotti caseari.
Per quanto attiene il problema in generale dei controlli nel nostro Paese, abbiamo voluto cogliere questa occasione per mettere a punto una serie di azioni correttive sistematiche dei punti di debolezza, per evitare eventi futuri della stessa natura. Abbiamo costituito una vera e propria cabina di regia, e a tal fine abbiamo convocato, il 13 gennaio ultimo scorso, una riunione con i rappresentanti delle Regioni e Province autonome, dell'Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici e dei NAS, per esaminare la questione, anche alla luce di quanto emerso a Bruxelles, e definire un piano per la protezione dei consumatori, che ora vi illustrerò.
Il Piano si articola in sette punti. Il primo punto riguarda la maggiore trasparenza delle attività di autocontrollo. Poiché ci sono evidenze che dimostrano che l'esito di incidenti in sicurezza alimentare dipende anche da un processo di autocontrollo non trasparente, vogliamo adottare - e stiamo attrezzandoci per farlo - iniziative normative (mi riferisco ad una norma primaria, cioè un disegno di legge) per assicurare che i dati generati dall'autocontrollo siano a disposizione delle autorità sanitarie in maniera fruibile e trasparente, in un sistema informatizzato accessibile non solo al Ministero ma anche alle Regioni e alle ASL. Un'altra norma, che potrebbe essere inserita nel disegno di legge citato, dovrebbe rendere obbligatoria, per i laboratori che effettuano analisi per l'autocontrollo, la segnalazione alle autorità sanitarie competenti in caso di non conformità alla normativa vigente.
Il secondo punto è la definizione di una netta separazione tra stabilimenti del settore alimentare e mangimistico da altri settori. Vorrei ricordare che, ancora prima che avvenisse il caso Germania, l'Italia aveva chiesto una modifica dei regolamenti europei vigenti per garantire la separazione tra stabilimenti che lavorano prodotti non destinati ad entrare nella catena alimentare (ad esempio gli oli industriali) e stabilimenti alimentari e mangimistici. È noto che la ditta Harles & Jentsch produceva legalmente sia acidi grassi alimentari, sia acidi grassi destinati ad altre lavorazioni industriali, per cui poi si è verificato il noto problema.
Il terzo punto riguarda la registrazione informatizzata di tutte le imprese del settore alimentare. È intenzione di questo Governo, con le Regioni, di creare un sistema informatizzato centralizzato, alimentato su base regionale, per la registrazione di tutti gli operatori del settore alimentare, analogo al sistema Sintesi attualmente utilizzato per gli stabilimenti che lavorano prodotti di origine animale. Abbiamo tavoli tecnici attualmente al lavoro su questo progetto.
Il quarto punto è la tracciabilità dei mangimi. È in fase di approfondimento, con le Regioni e le Province autonome, un progetto nazionale che migliora la tracciabilità dei mangimi. Abbiamo sollecitato le Regioni e riteniamo di riuscire ad andare al più presto in Conferenza Stato-Regioni per approvare questo progetto.
Il quinto punto è un incremento del 50 per cento sui controlli della sicurezza dei mangimi. In particolare, nell'ambito del Piano nazionale dell'alimentazione animale, ho disposto un aumento del 50 per cento dei campioni per la ricerca di diossina nei mangimi.
Il sesto punto, che per noi ha grande rilevanza, attiene alla collaborazione con le Regioni per i siti di interesse nazionale. Posso annunciare che a breve sarà operativo (stiamo lavorando molto alacremente con le Regioni e le Province autonome a tal fine) un piano di monitoraggio per la ricerca dei contaminanti ambientali che hanno ripercussioni nella catena alimentare e nelle produzioni agricole in aree a rischio definite come siti di interesse nazionale, ai sensi della normativa ambientale. Questo potrebbe riguardare, per esempio, anche il noto problema di Taranto.
L'ultimo punto è il piano straordinario di controllo su alimenti provenienti dalla Germania. Abbiamo disposto un piano straordinario di campionamenti random, ossia casuali, sugli alimenti provenienti dalla Germania. Infatti, nel rispetto del Trattato della Comunità europea, i controlli su alimenti provenienti da altri Paesi comunitari non possono essere né discriminatori né ostativi alla libera circolazione delle merci. Nel caso in cui dai campionamenti random risulti una positività per la diossina, si dispongono dei controlli, questa volta a carico dell'operatore (mentre gli altri sono a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso il reperimento di finanziamenti ad hoc nell'ambito del fondo sanitario nazionale), sulle cinque partite successive alla stessa tipologia di prodotto e di provenienza, con attivazione immediata del sistema di allerta comunitario.
I prodotti interessati al campionamento straordinario sono in particolare i seguenti: uova e ovoprodotti, carni suine e di pollame, latte liquido e in polvere, prodotti a base di latte e prodotti a base di carne suina. Tale programma di controllo e campionamento casuale è affidato alle Regioni e Province autonome. Ad esso si aggiunge un programma mirato di prelevamento di campioni presso le strutture di commercializzazione di latte in polvere per la prima infanzia, imprese alimentari che avevano introdotto uova e prodotti d'uovo, nonché presso allevamenti che avevano introdotto suini dalla Germania nel corso del 2011.
Posso già riferirvi che i primi risultati ottenuti dalle analisi sul latte in polvere per l'infanzia hanno fornito tutti risultati regolamentari. Proprio ieri, 19 gennaio, il comando carabinieri del NAS ha comunicato il risultato delle analisi effettuate su un campione di ovoprodotto, anche esso regolamentare.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della salute.
È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.
DIGILIO (FLI). Signor Presidente, colleghi, l'informativa del Ministro non soddisfa molto le attese del mio Gruppo, perché non volevamo una relazione sulle modalità con cui viene misurata la quantità di diossina. Mi sarei aspettato una relazione con considerazioni concernenti la politica italiana in sede europea. Non è possibile che quando in Italia ci sono degli allarmi, anche falsi, il problema si espande a livello europeo e l'allarmismo diffuso porta a conseguenze sulla nostra economia, mentre ciò non accade quando si tratta della Germania o di qualche altro Paese. La questione della diossina, come lei, signor Ministro, ha sottolineato, non si è sviluppata soltanto in Irlanda: abbiamo avuto dei casi anche in Belgio, in Germania e in altri Stati, e l'abbiamo sempre saputo dopo un certo periodo. Il fenomeno recente si è verificato in Germania e le autorità sanitarie tedesche sapevano già a marzo ciò che era successo. Il fatto che però la notizia si sia diffusa soltanto a dicembre, dopo le feste natalizie, mi lascia francamente un po' perplesso.
L'impostazione che dovremmo dare non riguarda tanto la questione dei controlli interni alle nostre Regioni. Del resto, abbiamo già un monitoraggio nazionale svolto dai NAS, i quali puntualmente, ogni settimana o ogni 15 giorni, visitano ai nostri allevamenti; il problema quindi é di mettere in rete il risultato dei controlli effettuati dalle nostre forze dell'ordine.
Signor Ministro, tenga presente che quanto è successo in Germania è drammatico dal punto di vista economico, specialmente in Italia. Forse non è così in altri Paesi, perché noi abbiamo già messo in atto l'etichettatura dei prodotti. Purtroppo, le lobby degli affari sia tedesche che di altri Paesi non vogliono accettarle in Europa, ma non vedo perché non dovremmo continuare su questa strada. Ripeto, in Italia, per quanto ne so, il problema probabilmente l'abbiamo già risolto e non dobbiamo aspettare di mettere in rete i risultati delle Regioni o aspettare i finanziamenti. Abbiamo delle forze dell'ordine, i NAS, che stanno operando bene: le posso assicurare che fanno visite in tutti gli allevamenti, specialmente sulla questione dei mangimi, con cadenza settimanale o al massimo quindicinale; basta mettere in rete i risultati di tali controlli.
Un ulteriore problema deriva dal fatto che la diossina non proviene soltanto dai mangimi o dalle farine animali di vario tipo. Il problema della diossina è anche nell'ambiente. Noi dovremmo preoccuparci, ad esempio, di non far allevare gli animali lungo le autostrade o nei pressi di inceneritori o grandi aziende, così come dovremmo impedire che agli animali vengano dati i foraggi prodotti in quelle stesse aree. Lei sa benissimo, signor Ministro, che cosa significa la presenza di diossina nell'aria.
Per questo noi dovremmo cercare di portare un po' più di politica in Europa e dovremmo forse farci valere di più. Abbiamo approvato, ad esempio, la legge sulla rintracciabilità dei prodotti: credo che dovremmo spingere l'Europa a fare lo stesso, visto che ultimamente sta nicchiando su tali questioni.
Ecco perché, signor Ministro, dovremmo fare in modo che il Governo si impegni a tutelare maggiormente il prodotto italiano. Si tenga presente che, quand'è venuta fuori la vicenda dell'ipotetica presenza della diossina nel latte e nelle mozzarelle di bufala, il cosiddetto allarme rosso è scattato subito in Europa, nel giro di una settimana: se una vicenda analoga si fosse verificata in un altro Stato, ci sarebbero voluti almeno sette-dieci mesi perché scattasse il medesimo allarme.
Credo che sia necessario difenderci di più, per la tutela dei consumatori, nonché per la tutela e la commercializzazione dei prodotti italiani.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signor Ministro, lei ci ha portato dei dati: io voglio ricordare qui quelli in mio possesso.
Il Gruppo Italia dei Valori ed io personalmente abbiamo avanzato più di una settimana fa la richiesta che lei venisse a riferire in Parlamento sulla questione; le assicuro che non c'era affatto, come ho letto in qualche dichiarazione anche del suo collega, ministro Galan, la volontà di sollevare un inutile allarmismo.
Credo che il Ministro della salute abbia il compito di garantire i cittadini - e lei lo ha fatto questa mattina - per cui è doveroso che si attivi in tal senso e riferisca agli organi che rappresentano i cittadini, qualora si possa prefigurare una situazione di emergenza.
Era chiaro infatti - ed è chiaro - che lo scandalo della carne e delle uova alla diossina non era certamente un problema della sola Germania, e vorrei citare in proposito i dati della Coldiretti: «L'Italia è un forte importatore di carne di maiale dalla Germania, carne destinata soprattutto alla produzione di prosciutti (circa 13 milioni di pezzi all'anno), per un totale di 220 milioni di chili nei primi nove mesi del 2010, con un aumento del 12 per cento rispetto allo scorso anno».
Signor Ministro, lei prima ha parlato di valori: non è il valore, però, che a noi interessa, ma capire - com'è stato detto giustamente anche dal collega - come si comporta il Governo. Infatti, se per una mozzarella di bufala a Caserta è scattato in tutto il mondo un meccanismo che ha portato a casa 12.000 operatori del settore, che non lavorano più, chiediamo al Ministro di spiegare che cosa sta succedendo in Germania, perché 13 milioni di quei pezzi arrivano poi in Italia.
Ma allora, quale allarmismo abbiamo creato? Non penso che sia stato creato nessun allarmismo; al contrario, noi ribaltiamo questa accusa, perché non si tratta di fare allarmismo, ma di conoscere la verità. La trasparenza è infatti la migliore garanzia per evitare allarmismi inutili, informando in maniera esaustiva l'opinione pubblica, come ha fatto lei questa mattina, e riconoscendo il merito a chi opera nel settore alimentare in maniera onesta.
A tal proposito, ricordo che abbiamo presentato un'altra richiesta sulla nota vicenda della legge n. 283 del 1962, che permette di perseguire chi adultera i cibi. L'unica certezza che abbiamo riguardo a questa legge è che ci sono due interpretazioni antitetiche: quella del giudice di Torino, che cita una sentenza della Cassazione, che avrebbe già stabilito che la norma è decaduta dallo scorso dicembre; e quella del Governo, ribadita anche alla Camera, per cui, poiché nel titolo della legge ci sono le parole «Testo unico», la norma non sarebbe toccata dal decreto taglia leggi.
Non è la prima volta che questo decreto crea problemi simili. C'è dunque la necessità di fare chiarezza, ed una chiarezza massima: non sarebbe forse meglio ammettere l'errore e ricorrere ad una nota interpretativa, spiegando agli italiani il problema? Non è allarmismo questo: è chiarezza, è trasparenza. Questo è quanto chiediamo.
Tutto ciò va fatto subito, perché i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere se la loro salute è tutelata, non solo dall'attuale sistema dei controlli dei cibi, ma anche da una norma che punisca le frodi alimentari! La vicenda di cui discutiamo qui oggi, lo abbiamo detto, nasce in Germania ma è conseguenza di una situazione italiana: quella mancata tutela ambientale e del nostro settore agricolo nazionale che sta aumentando la nostra dipendenza dalle importazioni alimentari dall'estero e creando gravi conseguenze sociali, specialmente nel Meridione.
Mentre oggi noi discutiamo dei problemi provenienti dalla Germania, non possiamo dimenticare che è di poche settimane fa la notizia - e lo ricordava anche lei - dell'ennesimo abbattimento di massa di capi di bestiame contaminati da diossina nella zona di Taranto. Dal 2008 ad oggi sono più di 1.700 i capi di bestiame che sono stati uccisi nella zona di Taranto, dove l'industria siderurgica ha inquinato irrimediabilmente le zone di pascolo. L'abbattimento di questo elevato numero di capi di bestiame contaminati è dipeso proprio dal pericolo che le loro carni venissero immesse sul mercato alimentare.
Cosa sta facendo il Governo per queste drammatiche situazioni che si verificano non in Germania, non in Belgio, ma "a casa nostra", come amano sempre dire i colleghi della Lega? Cosa state facendo lei e il ministro Galan per sanare queste drammatiche situazioni e tutelare anzitutto la salute dei cittadini ed un'importantissima (forse l'unica vera) risorsa alimentare e naturale dell'Italia?
Finalmente ieri la Camera dei deputati ha approvato la legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari. C'è voluto questo ultimo scandalo: non si neghi che tanti di quelli che oggi festeggiano, ieri mettevano i bastoni tra le ruote a questa legge! Da anni l'Italia dei Valori chiedeva una legge sull'etichettatura trasparente, proprio al fine di non vanificare lo sforzo di quelle imprese alimentari che investono sulla qualità e di dare ai consumatori il diritto di scelta. L'Italia dei Valori si è fatta promotrice di una simile iniziativa anche al Parlamento europeo.
Certo, da sola l'etichettatura di origine non è una misura sufficiente, in quanto appare necessario intervenire soprattutto per garantire che gli agricoltori possano continuare a produrre qualità. Ma ora tocca al Governo impegnarsi perché almeno questo provvedimento abbia effettivamente una rapida ed efficace applicazione, attraverso l'emanazione degli appositi provvedimenti attuativi.
L'Italia dei Valori sarà, come sempre, vigile e pronta a segnalare se ciò non dovesse avvenire. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gustavino. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, ringrazio molto il signor Ministro per avere questa mattina svolto una relazione puntuale, che fa riflettere su almeno due questioni: la prima è che occorrerebbe essere un poco orgogliosi quando vi sono dati positivi. Il sistema dei controlli, per quanto riguarda la salute dei cittadini in relazione ai cibi assunti, in questo nostro Paese a me pare serio e più avanzato di quello di molti Paesi europei.
Io sono un convinto assertore del fatto che il futuro di questo Paese sia dentro l'Europa e sono convinto che la serietà, prima o poi, paghi. Vi è un'antica vicenda in questo Paese, ormai quasi dimenticata per fortuna, che mise in ginocchio totalmente un settore importante della nostra produzione agricola e che qualcuno ricorderà bene: fu il caso dell'etanolo. La serietà con la quale si lavorò per riprendersi da quella che fu una scellerata vicenda porta oggi la nostra industria enologica ad essere tra le più serie, tra le più seguite, tra le più apprezzate del mondo.
Io credo che la serietà paghi: la serietà con cui ci si applica ai controlli e, in questo caso, anche a spiegare. Davvero, infatti, io penso che si debba rassicurare, quando è giusto rassicurare, e che forse è anche giusto preoccuparsi, quando occorre preoccuparsi: ma in questo caso occorreva rassicurare. Questo stile, a mio avviso, paga.
Certamente, esiste il problema di far recepire all'interno dell'Unione europea queste buone cose. È un problema di peso politico, probabilmente, ed è un problema complesso; e alcuni colleghi hanno rilevato come vi siano aspetti riguardanti anche il nostro Paese. Però, penso che questa sia la via giusta. I dati relativi ai picogrammi che ci ha fornito sono utili per gli addetti ai lavori. Sono contento perché la questione va raccontata anche così. Quello che deve apparire fuori è che viviamo, da questo punto di vista, in un tempo e in un Paese sicuro. Secondo me, questo è un buon messaggio di cui essere seriamente orgogliosi. In questo momento, direi che basta così. (Applausi della senatrice Rizzotti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, ho chiesto di intervenire perché mi sembra che su queste vicende dobbiamo superare le diversità politiche e andare alquid della questione che riguarda la tutela della salute della nostra popolazione. Anch'io la ringrazio, signor Ministro, per il tono rassicurante con cui in questi giorni ha parlato alla comunità nazionale. Mi è sembrato che lei abbia sdrammatizzato il problema: come sa, quando si parla di diossina, di inquinamento ambientale e simili, l'opinione pubblica si allarma molto; non ha generato paura e credo che abbia anche fatto bene, in base alla relazione che ci ha presentato, ad adottare tutti quei provvedimenti e quelle azioni politiche verso la Comunità europea.
Credo che questo episodio - signor Ministro, vado al sodo della questione - ci debba far riflettere. Tenga conto che è successo in Germania, cioè in un Paese in cui la disciplina è proverbiale. Alcuni vizi di guadagno facile, una volta tutti latini, si trasferiscono oltre le Alpi e credo che l'industria di mangimi non sia l'unica interessata, ma questa voglia smodata di guadagno si allarga a danno della salute. Dobbiamo anche riflettere, signor Ministro, sull'inquinamento che oggi in Italia si registra in tante aree. Non sono tra coloro che sostengono che dal Nord sono venuti a mettere la diossina, benché sia vero, perché ci sono processi in atto, condanne, relazioni di ordine scientifico e tecnico di magistrati e di periti dei tribunali. Noi abbiamo in Italia alcune aree totalmente inquinate. Mi riferisco, ad esempio, al mio Molise: in questi giorni sta su tutte le cronache nazionali quanto sta accadendo nel basso Molise, con riferimento all'acqua e al percolato. Ci sono stati anche alcuni arresti di persone che tuttora reputo perbene, benché i documenti diano loro totalmente torto. Ci sono anche la Puglia e la Basilicata, per non parlare poi della Campania.
Signor Ministro, dobbiamo cogliere questa occasione per incrementare fortemente la prevenzione. Non possiamo fare a scaricabarile tra le Regioni. Le cito un episodio per farmi capire meglio. Dobbiamo stare, come sanità, attenti ai LEA. L'unico compito forte e globale, se vuole, rimasto oggi allo Stato è quello di tutelare i livelli essenziali di assistenza. Mi dica perché in tante Regioni e in tante aree a rischio del Meridione non c'è ancora il registro tumori, che è molto importante. Si generano allarmismi e spesso leggiamo sui giornali che ci sono tante morti, e magari si forniscono percentuali diverse o non corrispondenti al vero. Credo che certe industrie o certi modi di fare possano generare determinati atteggiamenti. Perché con la sua sensibilità, signor Ministro, non interviene su questi aspetti che riguardano l'interesse di tutti i cittadini e spesso l'interesse dei più deboli? Ieri siamo stati contenti per la misura sulla tracciabilità dei prodotti, che era da tempo attesa. In presenza del Presidente della Commissione agricoltura, dico che dobbiamo cominciare veramente a fare degli sbarramenti seri quando importiamo circa il 50 per cento di alcuni prodotti. Nel mio piccolo Molise ci illudevamo che il latte locale potesse servire per alcuni prodotti di eccellenza, ma poi abbiamo scoperto che anche per questi si è ricorso all'importazione dalla Germania. Ci vuole, quindi, collaborazione tra gli enti, le Regioni e lo Stato nell'interesse del cittadino.
In ogni caso, approvo la sua relazione e credo che dobbiamo andare avanti su detta strada. Questo è uno dei casi in cui, signor Ministro, tutto il Parlamento la pensa allo stesso modo. L'Italia è l'unico Stato in Europa nel quale ha alla Sanità il controllo dei prodotti alimentari - come mi è sembrato di capire - e questo ci ha dato gloria, serietà e rispetto da parte degli altri Paesi, ma soprattutto ci ha dato controllo sui prodotti dell'agricoltura. Mi sembra che in altri Stati - in Germania la competenza è addirittura dell'Agricoltura - avvengono fenomeni che da noi non possono succedere. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Ministro, a nome di tutto il Gruppo della Lega Nord, la ringrazio per la sua esposizione molto esaustiva, la quale ci tranquillizza in merito ad una vicenda che ha destato molta preoccupazione nei cittadini del nostro Paese. Mi riferisco alla vicenda delle uova alla diossina, questo triste fenomeno che - come tutti sappiamo - è avvenuto in Germania. Ricordo che dalla Germania il nostro Paese importa non solo uova ma anche carne ed altri prodotti alimentari, e in particolar modo grandi quantità di latte e formaggi.
Per quanto concerne le uova, devo dire che non abbiamo avuto problemi, dal momento che la loro produzione nel nostro Paese supera il fabbisogno. Per citare un dato, faccio presente che produciamo il 105 per cento del nostro fabbisogno, per cui non abbiamo importato rilevanti quantità di uova. Ciò però non avviene per quanto riguarda altri tipi di derrate alimentari. Mi riferisco in particolare modo alla carne di maiale, della quale importiamo rilevanti quantità. Fonti della Coldiretti riportano che importiamo oltre 220 milioni di chili di carne di maiale tra carne a pezzi e animali vivi. Dico questo per dare un'idea della quantità di carne che importiamo nel nostro Paese, e aggiungo purtroppo, dal momento che conosciamo molto bene le potenzialità della nostra agricoltura. Credo che potremmo produrne molta di più nel nostro Paese, ma questo chiaramente è un altro tipo di ragionamento.
Quando abbiamo saputo che il mangime prodotto nei mangimifici della Germania era contaminato, forte è stata la preoccupazione che ha colpito tutti i cittadini, anche perché i mass media hanno doverosamente, e giustamente, creato un certo allarme.
Per la questione delle uova contaminate, fortunatamente non abbiamo avuto problemi, perché nel nostro Paese dal 2004 è obbligatoria l'etichettatura che identifica in maniera certa ed analitica, come una specie di carta di identità, la provenienza delle uova e la data di produzione, fornendo anche altre indicazioni che informano in modo preciso e corretto sull'origine del prodotto. Questo ci fa capire oggi più che mai quanto sia importante per noi, per il nostro Paese, per tutti i cittadini e consumatori, quel felice provvedimento finalmente arrivato al nostro esame, dopo essere stato approvato questa settimana, esattamente nella giornata di martedì, alla Camera dei deputati, relativo all'etichettatura, di cui ho sentito tanto parlare, e ringrazio tutti i colleghi che mi hanno preceduto. L'etichettatura mette finalmente in luce positiva, per tutti i cittadini e i consumatori, la trasparenza, la genuinità ed il valore dei prodotti del nostro Paese, che sono di per se stessi una garanzia di qualità. Nel nostro Paese abbiamo riconosciuto tutti insieme il valore della dieta mediterranea, che abbiamo approvato come patrimonio immateriale dell'umanità. Chiaramente l'etichettatura non fa che esaltare le caratteristiche di cui ho finora parlato.
Devo aggiungere che siamo molti fieri del provvedimento dell'etichettatura, in quanto è partito proprio dal nostro ex Ministro dell'agricoltura, oggi presidente della Regione Veneto. Ricordo questo anche al senatore Di Nardo che ha prima citato il provvedimento in questione, sostenendo che la Lega non ha fatto molto. Possiamo dire che oggi questo rilevante provvedimento ha tanti padri ed è giusto riconoscere che un anno e mezzo fa l'allora ministro Luca Zaia lo ha proposto alla Camera dei deputati. Credo che l'etichettatura sia un valido aiuto per la salute di tutti i cittadini e che ci aiuterà a prevenire situazioni come quella di cui oggi stiamo parlando. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mongiello. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, l'allarme suscitato in Italia dallo scandalo delle uova alla diossina ci riporta alla triste realtà di come sia vulnerabile il sistema dei controlli. È necessario dotare gli alimenti di una vera e propria carta d'identità che ne riveli in qualunque momento la provenienza, gli ingredienti, il luogo di trasformazione.
Tali episodi evidenziano sempre più la necessità, signor Ministro, da parte del consumatore di essere costantemente informato sull'uso consapevole di tali prodotti e tutelato da eventuali inganni, come i prodotti di alcune industrie tedesche, che spero siano punite con pene severe e certe, poiché si tratta di fatti delittuosi.
Sappiamo che l'Italia è un forte importatore di maiali dalla Germania - lo ha evidenziato il collega Di Nardo - soprattutto di quelli destinati alla produzione di prosciutti. Ricordo a noi tutti che carne di maiale e salumi non contengono l'etichettatura con l'origine come le uova. Un litro di latte su cinque proviene dalla Germania e oltre alle uova anche il latte tedesco potrebbe essere stato contaminato a seguito dell'utilizzazione di mangimi alla diossina che ha portato alla chiusura di circa 4.700 allevamenti di polli e suini in Germania. Ci chiediamo quanti di questi prodotti stiano vagando per il mondo.
Non possiamo sempre rincorrere le emergenze sanitarie come quella, estremamente grave, accaduta in Germania. È necessaria la trasparenza dell'informazione. Le uova - lo ha ricordato il collega Vallardi - hanno un sistema di tracciabilità dal 2004, che consente di distinguere il Paese di provenienza e il metodo di allevamento. Ma io chiedo quanti di noi ne erano a conoscenza, quanti italiani sapevano come identificare le uova di provenienza italiana.
La legge sulla etichettatura qui evocata da tutti e votata definitivamente da Camera e Senato fa da apripista all'Unione europea. Ricordo al collega Vallardi che questa è stata una battaglia parlamentare che è nata in quest'Aula grazie al lavoro di tutti i colleghi del Senato. È stata votata all'unanimità da parte di quest'Aula; poi, improvvisamente, è stato incardinato alla Camera un provvedimento ministeriale che ci ha fatto perdere un anno e mezzo di tempo. Quindi - lo ricordo a noi tutti - avremmo potuto approvare questa legge in tempi molto rapidi e recare beneficio ai nostri prodotti e alla nostra agricoltura, anche se è necessario varare una normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti. Questa rende giustizia del lavoro e della fatica degli agricoltori e tutela la salute e la sicurezza dei consumatori.
Quando è in gioco, signor Ministro, la salute dei cittadini non si può perdere tempo e cedere alle pressioni delle grandi lobby interessate. Bene ha fatto il Parlamento a legiferare, e bene ha fatto il Governo - gliene do atto - a mantenere quella posizione in Europa, ma ora bisogna insistere affinché l'Unione europea possa varare una normativa sulla tracciabilità. A tale proposito, insieme a tutti i colleghi del Partito Democratico, abbiamo scritto ai parlamentari europei per sostenere in Europa la tracciabilità dei prodotti. Diversamente, il nostro lavoro si renderebbe vano. Ecco cosa significa maggior impegno del Parlamento e del Governo. Solo così si tutelano i prodotti alimentari e si può arginare un triste fenomeno che è tutto italiano, quello dell'agropirateria e del falso made in Italy, che conta un fatturato di 60 miliardi all'anno nella più totale illegalità. Ecco perché dobbiamo sostenere questa iniziativa in Europa. Voglio ricordare a tutti che è il made in Italy a fare gola e ad essere imitato, e non certamente quanto prodotto negli altri Paesi europei.
Solo nei primi mesi del 2010 i NAS hanno sequestrato alimenti fuorilegge per circa 10 milioni di euro, il 40 per cento in più rispetto al primo semestre del 2009. La repressione, caro Ministro, oltre ad intervenire solo a valle, cioè una volta che il danno si è determinato, è effettuata con mezzi sproporzionati per difetto alla vastità delle dimensioni del problema. Il lavoro dei NAS è encomiabile, e a loro va il nostro plauso, ma non può far fronte alle incognite, specie in tempi di globalizzazione.
Un accenno al tema dell'inasprimento delle pene. Ricordo subito che il ministro Calderoli ha cancellato una legge che puniva le adulterazioni alimentari. Sarebbe bene che il Ministero intervenisse in questa disputa e prendesse una posizione chiara, altrimenti noi del Partito Democratico presenteremo un emendamento ad hoc al decreto milleproroghe.
È paradossale che l'Italia ospiti sul suo territorio l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma, istituita nel 2002 a seguito di un'altra emergenza, quella della mucca pazza. E se il Governo precedente ha istituito l'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, con sede a Foggia, completamente finanziata, questo Governo si è affidato al solo ruolo, insostituibile, di repressione e controllo dei NAS e alle resistenze, è il caso di dirlo, da parte di alcuni organi ministeriali, che pongono un freno ai decreti attuativi, a differenza di ciò che hanno fatto altri Paesi europei.
Ministro, lei ha parlato questa mattina dell'organizzazione del suo Ministero a seguito di questa emergenza, però voglio ricordarle che un conto è la gestione del rischio - e bene ha fatto ad istituire la relativa task force - e un conto è la valutazione del rischio, che non spetta al Ministero della salute, ma dovrebbe spettare ad un organo indipendente, che deve garantire il carattere di terzietà alla stessa valutazione. Ecco perché non comprendo la posizione del Ministero. Questo è il momento di decidere, caro Ministro. Basta giocare con la salute dei cittadini. Bene i controlli e bene l'etichettatura. Ora è il momento dell'Agenzia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccomanno. Ne ha facoltà.
SACCOMANNO (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, desidero innanzitutto ringraziare il signor Ministro per aver ampiamente illustrato, in sette punti, quindi con una sintesi anche estremamente chiara, le azioni intraprese dal Governo in un momento di allerta internazionale che si è venuta a determinare per quanto accaduto in Germania. Il fatto che in Italia oggi abbiamo la certezza, riconosciuta anche dagli interventi dei colleghi, che tutto ciò non costituisca pericolo per i nostri consumatori è un merito che va ascritto anche alle azioni di questo Governo. C'è un momento di grande serenità che, con la chiarezza che gli è propria, il Ministro ha illustrato in questo nostro incontro.
Desidero esprimere apprezzamento per come sono stati tempestivamente previsti dei controlli straordinari, programmando peraltro anche misure a lungo termine, che vanno incontro alle problematiche, che non hanno creato allarme, sollecitate dall'opposizione e dalla maggioranza anche in questo dibattito, ma che indubbiamente richiedono dei momenti di attenzione cui il Governo ha corrisposto. Tra breve mi permetterò di sottolineare in che modo.
È indubbio che la tutela della produzione agroalimentare del nostro Paese è una bandiera del made in Italy, che viene sostenuta con un alto livello di sicurezza alimentare. Ricordava il collega Gustavino prima che l'organizzazione sanitaria italiana, che prevede, insieme, il controllo veterinario, il controllo della sicurezza alimentare e della nutrizione e il controllo dell'intero sistema sanitario, è vanto internazionale, visto che negli altri Paesi europei non c'è. Si tratta di un momento di forza importante che abbiamo potuto rilevare e constatare, non solo oggi, ma anche in altre emergenze apparse in ambito internazionale, come nel caso dell'aviaria, quando abbiamo avuto condizioni di sicurezza eccezionali. Quindi, apprezzamento per tutta questa tempestività e per un'organizzazione che certamente è importante motivo di orgoglio.
Voglio prendere lo spunto dalle osservazioni del collega Di Nardo per dire ancora una volta grazie perché il Governo e il mondo sanitario si uniscono alla tutela ambientale nei momenti in cui diventa sinergico l'obiettivo della tutela dei siti di interesse nazionale. In quelle aree fortemente antropizzate, dove naturalmente anche una serie di attività alimentari o zootecniche si svolgono con i pericoli sollevati e denunciati in quest'Aula, il Governo - che interviene sui siti di interesse nazionale, con una nuova politica, un nuovo impegno mirato - agisce nel senso chiesto da tutti per quanto riguarda la sicurezza: anche in quei luoghi, come l'area industriale di Taranto, diventata il simbolo negativo di una serie di problematiche connesse ai fenomeni antropici in quelle sedi. Voglio ricordare che proprio nell'area di Taranto si sono cimentati diversi Governi nazionali e regionali, ingaggiando una lotta che non ha raggiunto risultati ottimali. Probabilmente, questa sinergia tra Ministero dell'ambiente e Ministero della salute potrà creare una svolta importante anche in termini di sicurezza in quei siti.
Sempre in termini di sicurezza, dopo la legge approvata definitivamente ieri alla Camera sulla tracciabilità alimentare, vorrei sottolineare che l'intervento del Governo nel Consiglio dei ministri dell'Unione europea è stato ottimale, perché ci consente di proporre, a tutela, anche qui, di quelle grandi importazioni di carni suine un momento di serenità importante. Abbiamo una nuova possibilità nel Consiglio dei ministri europeo, che richiederà naturalmente un'approvazione con i due terzi, che riconosce all'Italia un ruolo estremamente attivo e positivo nel processo che consentirà la tracciabilità delle carni suine e dei prodotti latteari. Anche questo corrisponde ad una esigenza che l'Aula quest'oggi ha rilevato e rinnovo l'elogio per quanto il Governo ha fatto e per quanto continuerà indubbiamente a fare in tale ambito.
Questa è una politica di chiarezza e di trasparenza, mi consento di dire al collega Digilio. A mio avviso, invece, si può rilevare, con un apprezzamento unanime, che il Governo in questo settore, in modo trasparente, si sente impegnato e sta realizzando un momento di forte attenzione che porta grandi garanzie in ambito europeo e che ci rasserena. Questo è un dato per il quale intendo ringraziare il Governo ed intendo, come tutti, naturalmente, sollecitare un prosieguo di questo percorso di attenzione e di attivismo importante dell'Italia nel settore, che ci caratterizza e che naturalmente crea anche l'orgoglio della nostra produzione nazionale agroalimentare. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Presidente della 9a Commissione, senatore Scarpa Bonazza Buora. Ne ha facoltà.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, visto che il mio intervento non era previsto. Sarò brevissimo. Ritengo doveroso, come Presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, aggiungere due parole per testimoniare - come è stato fatto da tutti i colleghi di tutti i Gruppi - al ministro Fazio e al Governo l'apprezzamento per la grande efficacia che si è registrata anche in questa occasione (e particolarmente in questa occasione) non solo nell'effettuazione dei controlli e nella predisposizione di tutto ciò che è necessario per garantire sicurezza alimentare, che è compito precipuo del Ministero della salute, ma anche per non ingenerare quell'allarmismo che abbiamo avuto in altre epoche. Sono in Parlamento da qualche anno e ricordo crisi di interi settori e comparti della nostra agricoltura determinate proprio da allarmismi creati ingiustificatamente, a volte anche da membri del Governo.
Bene, questa volta ciò non è accaduto. Questo è sicuramente un merito della serenità e della capacità, non solo politica ed organizzativa del nostro Ministro della salute, ma anche scientifica.
Voglio anch'io ricordare che il Senato nel suo complesso, con tutti i senatori di tutti i Gruppi, ha dato avvio ad una importante iniziativa legislativa che ha avuto successo, che è stata suggellata l'altro ieri da un voto positivo da parte della Camera dei deputati, e che adesso è affidata alla capacità negoziale del Ministro della salute da un lato e del Ministro dell'agricoltura dall'altro, nel consesso comunitario.
Abbiamo notato ieri qualche presa di posizione un po' distonica e preoccupata da parte del commissario europeo, che poteva forse attendere di leggere meglio la normativa. Ricordo infatti a me stesso che è una normativa che rinvia a decreti interministeriali, filiera per filiera, che dovranno essere prodotti, concordati e poi notificati all'Unione europea. La nostra è quindi una legge assolutamente coerente con la costruzione comunitaria e con la nostra appartenenza.
È però vera anche un'altra cosa, signor Ministro, di cui lei è testimone ogni volta che si reca ai Consigli dei ministri della salute dell'Unione europea, come del resto lo è il ministro Galan; siamo tutti europeisti, ma non intendiamo l'Europa come un Moloch che ci induce a recepire unicamente quanto viene da essa prodotto. Riteniamo, come soci fondatori dell'Europa, di dover essere parte attiva nella costruzione di una normativa europea per garantire maggiore sicurezza alimentare, valorizzazione della qualità di tutte le produzioni agricole, in particolare di un Paese come l'Italia, che è al primo posto in Europa per la produzione di valore aggiunto e, quindi, di qualità.
La norma che abbiamo prodotto tutti insieme l'altro giorno - ed è un successo straordinario per il Parlamento italiano - è anche un mandato autorevole che viene conferito al Governo, al Ministro della salute ed al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per poter combattere con successo in sede comunitaria, sapendo di avere l'appoggio di tutto il Parlamento e di tutto il popolo italiano.
Vi ringrazio quindi per quello che avete fatto e, ancor di più, per quello che farete. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro della salute, che ringrazio per la sua disponibilità e tempestività.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in tribuna una rappresentanza di studenti della Scuola media statale «Ettore Majorana» di Roma. A loro va l'applauso dell'Assemblea. (Applausi).
Prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10,34, è ripresa alle ore 10,50).
Informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan e conseguente discussione (ore 10,50)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole La Russa.
LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, così come ho fatto ieri alla Camera dei deputati, doverosamente riferisco oggi al Senato sul nuovo luttuoso evento che è occorso in Afghanistan, segnato dalla morte di un giovane alpino del contingente italiano impegnato nella missione ISAF e dal ferimento di un suo commilitone.
Chiedo all'Assemblea di unirsi a me e al Governo per rinnovare il più profondo cordoglio e la più sentita vicinanza ai familiari del primo caporalmaggiore Luca Sanna, che ho appena visto all'aeroporto di Ciampino, dove è arrivata la salma del militare, che stanno provando un immenso e indescrivibile dolore.
Con questi sentimenti riporto il pensiero e il messaggio di cordoglio del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, appresa con profonda commozione la notizia, ha espresso la sua solidale partecipazione al dolore dei congiunti del militare caduto in questa missione internazionale, tesa a riportare la pace e la stabilità in Afghanistan. Rinnovo l'affettuoso augurio al militare ferito espresso dallo stesso Presidente della Repubblica.
Signor Presidente, onorevoli senatori, l'evento in cui ha perso tragicamente la vita il caporalmaggiore Luca Sanna è avvenuto in un avamposto della Task Force North denominato Highlander che si trova a circa due chilometri e mezzo a Est di Bala Morghab, nella provincia di Badghis, assegnata all'8° Reggimento Alpini.
L'area è certamente una delle più complesse e operativamente importanti tra quelle sotto la responsabilità del comando italiano di Herat.
L'avamposto Highlander costituisce un punto avanzato per il controllo del territorio nell'area della cosiddetta Bolla di sicurezza di Bala Morghab che ha reso possibile il ritorno nei propri villaggi di circa 10.000 civili afgani. Nell'area sono presenti 12 basi italiane, di cui 11 veri e propri avamposti e una base centrale, alcune presidiate solo da italiani, altre congiuntamente con forze dell'esercito afgano e statunitense. Nell'intera area di Bala Morghab va segnalato che il numero complessivo di posizioni operative di vario tipo, anche temporanee, raggiunge il numero di 50, gran parte delle quali presidiate però da statunitensi e afgani.
L'avamposto è ubicato su un'altura di circa 480 metri posta all'imbocco della valle del fiume Morghab che collega la zona alla regione del Nord. Sul fondovalle scorre l'importante strada di comunicazione denominata Ring Road che in quel tratto - va segnalato - è però poco più che una pista sabbiosa.
Il sito Highlander ha una configurazione approssimativamente circolare, con un raggio di circa 75 metri, ed è una postazione circondata da un filo spinato, all'interno del quale vi sono diversi ricoveri, di cui uno destinato a dormitorio, più arretrato rispetto al fronte esposto (che è quello ad Est), e altri ripari più piccoli, di soli tre metri per tre, che sono punti copertina di osservazione. Il ricovero dedicato agli italiani è separato da quello riservato agli afgani (la distanza è di circa 50 metri, all'interno di questa circonferenza), che pure sono presenti nella stessa postazione.
In questi avamposti sono presenti due squadre di circa dieci uomini ciascuna, una italiana e una afgana. Al momento dell'evento, erano presenti nell'avamposto dieci italiani e otto afgani.
Nella parte arretrata del sito circolare, che è quella meno esposta ad eventuali attacchi, c'è un ingresso presidiato dagli afgani. Vi è poi un altro ingresso più piccolo, non proprio di fronte, ma un po' spostato sul lato destro, che immette su una stradicciola che porta alla vicina postazione della polizia afgana, la quale controlla l'accesso a questa strada che porta alla Ring Road. Davanti a questo accesso non c'è un soldato, perché il varco è vigilato indirettamente dalle sentinelle presenti nelle postazioni all'interno dell'area di 75 metri che ho descritto. Ho illustrato questo dettaglio perché è da lì che scapperà l'attentatore, il quale evidentemente conosceva bene il luogo.
Ciò premesso, passo a descrivere gli eventi, secondo la puntuale ricostruzione che mi è stata fornita ieri (però già nei primi momenti ho avuto coerenti indicazioni) dai competenti comandi militari. A tale proposito, sottolineo che i comandi militari, sia quelli in Afghanistan, sia quelli italiani, ci hanno fornito immediatamente gli elementi per una puntuale ricostruzione, che si è via via resa più dettagliata, ma che è rimasta assolutamente coerente con le prime informazioni. A loro va quindi il mio pieno elogio.
Il 18 gennaio, alle ore 15,30, tre alpini, tra i quali i due poi colpiti e il caporalmaggiore Matteo Rosa, rimasto illeso, si trovavano all'aperto, protetti sul lato Ovest dell'avamposto, in prossimità del locale dormitorio (erano quindi nella parte protetta dalla presenza di questo dormitorio). Trovandosi al riparo rispetto alla prevedibile provenienza della minaccia, e non essendo in servizio di guardia, stavano effettuando la manutenzione delle loro armi in dotazione, mediante l'utilizzo del compressore di uno dei due mezzi Lince presenti nell'area.
Poco distanti, il maresciallo Davide Severini, comandante della postazione, e il primo caporalmaggiore Davide Frangella stavano procedendo a interventi di manutenzione sulle apparecchiature di bordo dello stesso Lince. Il restante personale era, invece, di servizio nelle postazioni che sono rivolte in direzione Est, verso l'esterno dell'avamposto.
In questa fase, un soldato afgano (non quindi una persona che si limitava ad indossare la divisa, come è stato poi definitivamente accertato), provenendo dalla vicina postazione afgana all'interno dell'area, si è avvicinato a loro tenendo in mano il fucile e facendo cenno di volersi anch'egli servire del soffio d'aria compressa che in quel momento i due soldati italiani stavano utilizzando per la manutenzione. I due nostri militari si sono subito accorti però che l'afgano aveva inserito il caricatore nel fucile, cosa che non è normale se non si è di servizio, anche se non potevano sapere se l'afgano si fosse in quel momento allontanato dal servizio. Tuttavia, a voce e a gesti, gli hanno intimato di estrarre il caricatore dal fucile. L'afgano ha fatto cenno di volerlo fare, ha messo la mano sul caricatore, ma anziché toglierlo, nel frattempo si è avvicinato e ha cominciato a sparare, colpendo i due militari che in quel momento non potevano reagire, poiché avevano l'arma in manutenzione e non carica, visto che non si aspettavano un attacco proditorio. Approfittando della sorpresa, l'afgano, che evidentemente aveva preparato il piano nel dettaglio e aveva atteso il momento opportuno, si è diretto di corsa (si tratta di pochi metri) verso quell'uscita a cui facevo cenno prima, inutilmente inseguito dai colpi d'arma che, nel frattempo, sia i militari di guardia, quando si sono resi conto dell'accaduto dopo un attimo, sia gli stessi afgani hanno esploso dalla loro postazione.
Gli afgani hanno provato ad inseguirlo con un mezzo lungo quella stradicciola, ma, dopo essersi diretto ad Est, l'attentatore, il terrorista, ha deviato lasciandosi scivolare nella scarpata e riuscendo a eludere l'inseguimento: probabilmente era atteso o aveva previsto un modo per non farsi raggiungere. L'attentatore è stato comunque identificato come Gullab Ali Noor, nato nel Kunduz, distretto di Archi, villaggio di Sufi Zaman, in servizio da tre mesi e 45 giorni, destinato all'avamposto Highlander. Come dicevo prima, egli è riuscito comunque a fuggire nonostante la reazione degli stessi afgani e nostra.
Veniva immediatamente richiesto e disposto l'intervento della squadra di reazione rapida della base di Bala Mourghab, al fine di rafforzare la necessaria cornice di sicurezza e facilitare l'intervento dei mezzi di soccorso. A scopo cautelativo veniva anche richiesto il supporto aereo, di cui però poi non vi è stata necessità. Alle 15,43, dalla vicina base Columbus, base principale dell'8° reggimento alpini a Bala Mourghab, partiva un'ambulanza con medico a bordo, e alle 15,46 l'elicottero Medevac statunitense. Alle 15,52, tale elicottero atterrava nell'avamposto; il medico militare verificava purtroppo che uno dei due alpini, il caporalmaggiore Luca Sanna, non dava più segni di vita. Si procedeva allora allo sgombero del caporale Luca Barisonzi che, alle ore 16,10, arrivava alla base avanzata Columbus con l'elicottero, dove veniva stabilizzato e ricoverato presso l'ospedale da campo. Nel frattempo si procedeva all'evacuazione, sempre via elicottero, della salma del militare Sanna. Alle 17,37, il ferito veniva trasportato all'ospedale Role 2 di Herat dopo uno scalo tecnico a Qal Y Naw. Questa notte, il ferito è arrivato all'ospedale di Ramstein, in Germania, dove non è stato ancora operato, perché si discute, purtroppo, sulla possibilità e sull'opportunità di effettuare un intervento, essendo stato colpito alla schiena, alla parte cervicale, con allo stato blocco dell'utilizzo degli arti. È in questo momento in fase di decisione se compiere l'intervento e come compierlo. Il neurochirurgo italiano ha insistito perché l'intervento venga svolto.
Il caporale Luca Barisonzi, nato a Voghera il 2 maggio 1990, è celibe ed era alla sua prima missione in Afghanistan, mentre il militare deceduto era alla sua terza missione in Afghanistan. Il caporale Barisonzi è quindi in Germania, assistito dai familiari, che hanno raggiunto la Germania con un aereo messo a disposizione dall'Aeronautica.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, va evidenziato che ci troviamo di fronte a un episodio singolare e particolare, quantomeno per il contingente italiano, anche se vi è un precedente che ha visto coinvolti alcuni nostri soldati, verificatosi il 19 dicembre 2009, quando, durante le fasi di caricamento di materiali logistici su un elicottero statunitense, un militare afgano faceva partire raffiche incontrollate di arma da fuoco, uccidendo un soldato americano e ferendo, per fortuna leggermente in quell'occasione, due nostri militari.
Per quanto riguarda la regione Ovest, di nostra responsabilità, c'è un altro episodio, che ha visto coinvolto però il contingente spagnolo, ancorché insistente nella medesima regione: il 29 agosto dell'anno scorso una recluta della polizia afgana esplodeva alcuni colpi di arma da fuoco, causando la morte di due ufficiali e di un interprete civile, tutti spagnoli, durante un'attività di mentoring a favore del personale della polizia afgana in località Qal Y Naw. Addirittura in quell'occasione scaturirono disordini perché l'attentatore era uno del posto e nella confusione, dopo che egli stesso era stato raggiunto da colpi di arma da fuoco di reazione da parte degli spagnoli, la popolazione aveva solidarizzato con chi credeva essere vittima e non invece carnefice.
Nel quadro della ricostruzione dell'evento in cui ha perso la vita Luca Sanna, che, ricordo, era nato ad Oristano il 4 novembre del 1978 ed effettivo all'8° reggimento alpini con sede a Cividale del Friuli e coniugato (straziante oggi il dolore della moglie) voglio aggiungere subito, come per la verità ho chiarito immediatamente prima ancora di riferire ieri alla Camera, che in questo episodio sarebbe un grave errore parlare di «fuoco amico».
In effetti, la dizione e il concetto di «fuoco amico» - o friendly fire, come lo si voglia definire - appartiene ai casi in cui chi viene attinto da colpi si trova erroneamente, per colpa sua o di chi spara, lungo la linea di fuoco che ha come obiettivo un nemico. In questo caso, invece, colui che ha sparato aveva l'intento di uccidere, per cui non c'entra proprio niente il «fuoco amico», ma si tratta di un vero e proprio attentato, oltretutto nella maniera più subdola e proditoria, usando la divisa di chi doveva essere invece un fratello, un amico, una di quelle persone per le quali gli italiani stanno combattendo, nell'intenzione di dare loro aiuto, conforto, solidarietà, libertà e democrazia.
Sono tuttora al vaglio, comunque, le esatte modalità dell'azione terroristica e aggiungo che, come sempre in questi casi, verrà disposta un'inchiesta dal Capo di stato maggiore della difesa, nonché, egualmente, dall'autorità giudiziaria.
L'evento ci fa riflettere in maniera particolare proprio perché, come abbiamo appena detto, l'azione è stata condotta da una persona che doveva essere un amico. Questo ci induce, al di là della valutazione etica e morale, a considerare che il livello di sicurezza va però adeguato anche a questa minaccia relativamente nuova, o che comunque per la prima volta ha prodotto un danno irreversibile così grave ai nostri soldati.
È una necessità che non è da ritenersi occasionale, essendo invece il frutto di una valutazione che per la verità avevamo già cominciato a fare dopo la mia visita sia a Bala Mourghab, sia nel mese successivo nel Gulistan. Al momento le due aree più pericolose della zona Ovest sono, appunto, quella di Bala Mourghab, con i suoi avamposti, e le tre basi che proteggono la valle del Gulistan. Nell'uno e nell'altro caso abbiamo potuto rilevare come vi sia per la zona Ovest, e dunque per noi, una frequenza nettamente più alta rispetto al passato di eventi minacciosi, di qualunque genere, anche di quelli piccolissimi.
Vero è che, nelle zone a Sud e Sud-Est - quelle inglesi, quelle americane, e quelle inglesi e americane - la condizione è di ancora maggiore pericolosità. Pensate che da noi la frequenza settimanale di eventi comunque minacciosi è pari a circa 40 (proprio in questo ultimo periodo il picco è arrivato a 40, esattamente come nella zona presidiata dai tedeschi), che è sette volte inferiore a quella che si registra nella zona presidiata dagli americani (quella a Sud, la zona di Helmand) e quattro-cinque volte inferiore alla zona Sud-Est.
Questo non ci consola, perché è vero che la pericolosità è inferiore ma, comunque, è una pericolosità per noi elevata e a fronte della quale bisogna comunque contrapporre tutte le contromisure possibili.
Quello che avevamo già rilevato è che sono diminuite in queste ultime settimane e in questi ultimi mesi le minacce attraverso gli IED, cioè gli attentati con le bombe e gli ordigni improvvisati, probabilmente, per una serie di circostanze concomitanti (i mezzi tecnologicamente più raffinati che impieghiamo, i dissuasori elettronici e qualche operazione perfettamente riuscita di neutralizzazione di coloro che li fabbricavano, anche se altri possono essere addestrati): statisticamente sono nettamente diminuite.
Nel contempo, però, si è alzata la minaccia del conflitto a fuoco e dello scambio di colpi con armi leggere, mentre non era ripresa fino adesso, quantitativamente, la minaccia attraverso attacchi suicidi che, invece, in qualche modo somiglia a quanto successo in questa occasione.
Non si tratta, quindi, di mettere in discussione la bontà delle ragioni che ci portano a proseguire la missione in Afghanistan, ma di adattare e, se volete, in qualche occasione di rivedere al meglio le condizioni e le modalità di impiego dei nostri militari a fronte delle mutevoli situazioni di rischio.
Quando parliamo della postazione dove abbiamo subito l'attacco, ci riferiamo ad una delle migliaia di postazioni di varia natura (alcune anche temporanee) che rappresentano i sensori e gli elementi avanzati del controllo del territorio. Non possiamo, quindi, immaginare di fare a meno di questi avamposti, ma dobbiamo porci il problema di come aumentare il livello di sicurezza.
Al riguardo, dopo avere riunito i vertici militari, avevo già segnalato la mia valutazione modesta, ma che avevo pregato di tenere in considerazione, in base alla quale due settimane di permanenza in questi avamposti risultavano un periodo troppo lungo per poter mantenere alta la concentrazione e l'attenzione. Mi è stato riferito che in inverno tale permanenza viene ridotta di qualche giorno, forse anche a una settimana, ma io ritengo che, anche se il trasporto comporta altri rischi, bisogna abbassare quel livello e accrescere il livello di sicurezza con tutte le proposte che si andranno a fare.
Ho ritenuto di dover parlare con il nostro capo dei Servizi, il generale Santini, perché ritengo che l'intelligence debba svolgere un ruolo importante in questo caso e ho ricevuto l'assicurazione che, in ossequio alle indicazioni da lui avute qualche settimana fa, sono effettivamente aumentati, quantitativamente oltre che qualitativamente, gli interventi della nostra intelligence.
Ieri, a seguito di un apposito appuntamento telefonico, ho avuto l'occasione di parlare con il generale Petraeus, al quale ho confermato l'assoluta volontà del Governo italiano e del Parlamento italiano, che si è ripetutamente espresso in questa direzione - sia la maggioranza che larga parte dell'opposizione - di tenere fede agli impegni internazionali e di non avere nessuna intenzione di compiere scelte unilaterali. Al contempo, gli ho confermato che anche la domanda che retoricamente si è posta il Presidente è una domanda che ci poniamo tutti, ogni giorno. La domanda è se vi sia un senso in questa nostra presenza. La risposta che ci diamo è che il senso c'è, ed è quello di voler mantenere vivo l'impegno - perché non farlo sarebbe un tradimento verso i soldati - di liberare l'Afghanistan e anche di mantenere forte la presenza per impedire che quel terreno diventi luogo di partenza di azioni terroristiche contro le nostre città e le nostre Nazioni.
Ho detto al generale Petraeus che ci aspettiamo, avendo anche incaricato il generale Pellegrino che con lui lavora come deputy nel Comando, che venga verificato se vi è qualche discrepanza sul livello di sicurezza delle nostre postazioni rispetto a quelle del Sud e che vengano equiparate al 100 per cento, anche se mi è stato detto che già viene fatto. Il generale Petraeus, che conosco personalmente, ha dato una risposta simbolica, ma per me molto puntuale - per questo lo ringrazio - andando subito, questa mattina, a visitare il nostro contingente, non solo per rinnovare il senso di gratitudine, di stima, di apprezzamento, ma proprio per far sentire che anche l'azione del nostro Governo produce immediatamente quel plus di attenzione che, in casi come questi, è sicuramente estremamente positivo anche per il morale dei nostri soldati che, voglio riferirvi, è incredibile.
Nelle occasioni in cui sono andato - ero accompagnato da tanti giornalisti di tutte le testate che possono testimoniarlo - erano loro che davano coraggio, entusiasmo e forza a noi: erano loro che ci sottolineavano la necessità di proseguire nella loro azione. Erano loro che ci chiedevano sempre maggiore vicinanza, solidarietà e mezzi; il loro morale ci ha testimoniato come - questo è il mio convincimento - quei ragazzi e quelle ragazze facciano parte della migliore gioventù italiana.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere ancora la più profonda riconoscenza e gratitudine ad ognuno dei nostri militari e, in particolare, a coloro che come Luca Sanna sono giunti all'estremo sacrificio per garantire la sicurezza e la difesa della Patria e per la pacifica convivenza della comunità internazionale vi rassegno il nostro impegno. Voglio, quindi, ribadire in maniera forte il nostro impegno a mantenere fede agli obblighi che ci siamo assunti a livello internazionale nella consapevolezza dell'importanza dell'azione multinazionale per contribuire alla stabilizzazione dell'Afghanistan. Quello che non potrei mai accettare, e che credo neanche voi potreste accettare, è che eventi come questi offrano lo spunto a polemiche non solo pretestuose ma, a volte, anche legittime, che però non vorrei arrivassero in momenti come questi. Non è più immaginabile: io mi rifiuto di dover aver bisogno di riaffermare, tutte le volte che abbiamo un lutto così drammatico, che quella missione ha ragione di essere. Discutiamone quando volete e in ogni momento, ma diventa stucchevole, perché credo che il modo migliore per onorare quello che fanno quei ragazzi e soprattutto chi perde la vita sia quello di proseguire la loro azione o di discuterla a prescindere dal loro sacrificio. Questo è quello che ci insegna anche la dignità delle loro famiglie, da cui si trae motivo vero e profondo d'insegnamento.
L'altra cosa che credo nessuno di noi voglia e desideri è assistere ad un'assuefazione a questi eventi. Noi ci auguriamo che sia veramente l'ultimo, che il 2010 abbia lasciato questa coda e che non ci siano nel 2011 altri episodi luttuosi. In ogni caso, però, non dobbiamo sentirci nella condizione di doverci quasi assuefare. Il fatto che l'Italia, a differenza di altre Nazioni, rinnovi ogni volta, in maniera anche istituzionale, forte e condivisa, la propria vicinanza, il proprio dolore e la propria solidarietà alle famiglie e a tutte le Forze armate, è per me motivo di orgoglio.
Mi auguro non debbano più avvenire tali fatti, e con la stessa forza mi auguro che non ci sia mai assuefazione ad eventi del genere. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della difesa.
È iscritta a parlare la senatrice Contini. Ne ha facoltà.
CONTINI (FLI). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per aver oggi parlato del dolore nostro e di tutti gli italiani.
Sarei lieta se mi volesse guardare, per una volta sola in tre anni, dal momento che non ci conosciamo, e credo non avremo modo di farlo in futuro. Vorrei permettermi non solo di esprimere il dolore per la famiglia Sanna, ma anche di darle qualche consiglio dall'alto della mia inesperienza, senza alcun tipo di polemica o di critica, ma semmai con cordialità. Quando sono vicini a noi dei morti, non bisogna mai essere polemici.
Vorrei avanzarle alcune richieste mentre sta a Roma, e magari di evitare insieme ad altre persone delle istituzioni di andare spesso, per farsi notare, una o due ore in Afghanistan come in Iraq, e le spiego subito il motivo. Spesso e volentieri in quelle zone per i nostri soldati rappresenta un rilevante problema assicurare la sicurezza ai civili, come lei sa. Allora mi permetterei di consigliarle - è il pensiero di tutti i soldati - di stare vicino a loro al cento per cento. In questo momento i soldati che sono a Roma - non mi riferisco a quelli che si trovano in aree di crisi - hanno il morale piuttosto a terra, e da molto tempo. L'Afghanistan sta subendo cambiamenti, signor Ministro, da più di un anno e mezzo. Il cambiamento di cui lei ha giustamente parlato sta avvenendo da più di un anno e mezzo. L'ho fatto presente molte volte in Commissione e anche nei corridoi a persone che sono tecnicamente esperte, però non ho rilevato quel cambiamento che noi - oggi lei lo ha affermato - dovremmo iniziare a porre in essere.
Ha ragione - l'ho detto anch'io l'altro ieri in Commissione difesa - in merito all'attività "humint", e quindi all'intelligence. Da un anno e mezzo affermo che sta succedendo esattamente quanto è successo in Iraq, ed è avvenuto dopo tre anni. Avevo ragione nell'affermarlo, ma non bisogna arrivare dopo un anno e mezzo o due, ma subito.
Allora, se è al 100 per cento Ministro della difesa, deve stare vicino ai nostri soldati, vicino a quanto decidono e pensano. Devono sapere di averla vicino. Lei afferma di essere assolutamente vicino ai nostri uomini, che sono i suoi uomini, sono quelli che operano, ed ha ragione. Rappresenta ben altra cosa il fatto di sapere che lei dà tutto se stesso, soprattutto quando andrà a Santa Maria degli Angeli e guarderà negli occhi gli uomini che fanno gli onori a lei e a tutti noi che saremo lì presenti. Le chiedo di guardare negli occhi quegli uomini, e vedrà che il loro morale è diverso da quello che avevano tre anni fa. Stia loro vicino. Le rivolgo la richiesta di stare vicino ai nostri uomini.
Non vorrei sentire, come è accaduto nelle ultime volte in cui sono mancati nostri soldati, persone addirittura del Governo alimentare - come lei giustamente di nuovo ha detto - il dubbio. Quando si entra in una missione internazionale di ricostruzione, di pace, un Governo non si può mettere in dubbio ogni volta che accade qualcosa, ogni volta che cade un nostro soldato. Non si può mettere in dubbio mai, perché se un Governo, un Paese, hanno deciso di far parte della NATO, dell'Europa e di aderire ad una missione internazionale non si può - ripeto - mettere in dubbio tale adesione. E questa volta il dubbio non proviene dell'estrema sinistra, dai Verdi, che una volta esistevano, bensì dalla maggioranza. Questo non deve accadere, signor Ministro, e lei non deve permetterlo. Anzi, le chiedo la cortesia di far tacere quelli che parlano, perché lei deve fare un buon lavoro, che può fare solo con la tenacia e la forza dei nostri soldati che ci credono sul serio. Perché loro ci credono. Ecco perché partono: perché rimanere qui - le giuro - è difficile. Spesso me lo domando anch'io che cosa siamo tornati a fare. E quando si parte è perché spesso e volentieri - come ha detto l'altro ieri il generale Berto - non abbiamo televisione, caffè, e meno male, perché se avessimo televisioni e giornali non so come farebbero i nostri avamposti.
Quindi le chiedo, signor Ministro, gentilmente di essere vicino ai nostri uomini, a tutti gli avamposti e di essere anche conscio del fatto che ci vuole un Ministro della difesa al cento per cento impegnato sul campo con i suoi uomini che le sono accanto, uomini validi, capaci (il generale Petraeus lo sa bene).
Metta più intelligence, per favore, e quando muore uno dei nostri vorrei che almeno uno degli attentatori fosse preso. (Applausi dal Gruppo FLI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, innanzitutto esprimo il mio dolore e la vicinanza mia e di tutto il mio Gruppo alla famiglia del caporalmaggiore Luca Sanna e al giovanissimo Luca Barisonzi, che in queste ore lotta per la vita e che - come lei ci lasciato intendere - rischia di rimanere tetraplegico.
Signor Ministro, la posizione dell'Italia dei Valori è da sempre stata chiara. Abbiamo ribadito più e più volte il nostro convinto no alla permanenza delle truppe in Afghanistan. Nonostante questo, ci sentiamo comunque responsabili per quanto avvenuto l'altro ieri. Responsabili verso i genitori che hanno perso un figlio e che stanno vivendo il dramma più profondo; responsabili verso una giovane moglie che si troverà a percorrere un cammino di vita diverso da quello che aveva scelto; ma soprattutto responsabili verso quel giovane soldato che ha giurato fedeltà alla Patria e nel suo nome ha perso la vita.
Signor Ministro, nelle sue frequenti visite in Afghanistan ha mai spiegato ai nostri soldati che siamo in missione di guerra? Negli ultimi tre mesi il nostro contingente ha subito oltre 134 attacchi, di cui due con conseguenze mortali. Non ci sembrano questi i numeri di una missione di pace. Né, tanto meno, i 36 minuti di silenzio osservati dal 2001 ad oggi ci sembrano un lasso di tempo trascurabile.
Questa volta, signor Ministro, gliene diamo atto, nel fornire la ricostruzione dei fatti è stato più cauto e soprattutto rispettoso dei protocolli istituzionali che è tenuto ad osservare. Ma anche ieri, comunque, non sono mancate zone d'ombra nella ricostruzione dei fatti. Emerge chiaramente una difficoltà nella comunicazione tra il suo Dicastero, quindi il suo ufficio, e le Forze armate, ma anche tra lei e il suo capo.
Le vicende che hanno seguito la tragica morte del giovane alpino Matteo Miotto, il 31 dicembre scorso, ci lasciano ancora oggi senza parole. Sul decesso del militare italiano sono state date più versioni. Abbiamo assistito a comunicati tra loro contrastanti e questo è certamente poco dignitoso per il nostro Paese. È la conferma dell'incapacità di dirigere un Dicastero fondamentale come quello della difesa, come d'altronde è confermato dal fastidio dell'uscente Capo di stato maggiore della difesa.
LA RUSSA, ministro della difesa. Uscito.
CAFORIO (IdV). In occasione di varie interviste il generale, infatti, si è definito stupito dal fatto che lei non abbia mai cercato un confronto sulla vicenda, nonché contento dell'imminente collocamento a riposo. Tali affermazioni confermano come i problemi di comunicazione siano all'ordine del giorno e come questo recente, gravissimo episodio non sia altro che l'ultimo di una lunga serie. Ci auguriamo che lei sappia costruire col nuovo Capo di stato maggiore della difesa un rapporto migliore di quello che ha dato prova di aver instaurato con il generale Camporini.
Problemi di comunicazione, Ministro, emergono anche su un altro fronte. Sarebbe forse il caso che lei e il suo capo adottaste una linea di azione comune e che non lasciaste quindi i nostri soldati, come anche le loro famiglie, di fronte a un dubbio non certo trascurabile. Le vostre reazioni a seguito dell'attentato di ieri l'altro sono state molto diverse. Lei ha affermato, dopo gli ultimi fatti luttuosi, di non aver alcuna intenzione, cito testualmente, di «mettere in discussione la bontà delle ragioni che ci portano a proseguire la missione in Afghanistan». D'altronde lo ha confermato pochi minuti fa. Al contempo, il suo Presidente si poneva un interrogativo di non poco conto e di senso diametralmente opposto, domandandosi, cito sempre testualmente, «se serve davvero restare». Lei dice che il venir meno oggi a questo impegno sarebbe un tradimento per i nostri soldati. No, Ministro, non credo proprio. Credo che questo nostro comportamento tradisca la loro dedizione.
Sono controsensi che non ci stupiscono, come anche non ci sorprende il suo appoggio senza se e senza ma alla missione in Afghanistan. La sua posizione ormai sembra sempre più quella di un Ministro della guerra piuttosto che quella di un Ministro della difesa in tempo di pace. È ben nota la sua posizione guerrafondaia. Più volte l'abbiamo vista indossare la tuta mimetica e recarsi sul posto come un entusiasta giovane di leva in gita. Ha cercato persino di paragonarsi a D'Annunzio, quando, nel mese di novembre, salì su un elicottero e iniziò a lanciare sulla popolazione afgana dei volantini con messaggi di pace studiati da appositi focus group. Alla luce dell'ennesima disgrazia ci chiediamo se non sarebbe stato il caso di investire i soldi spesi per questa dubbia iniziativa in mezzi e sicurezza per i contingenti.
Importanti polemiche a parte, vorrei porle delle domande ben precise, alle quali spero possa e sappia dare una risposta. Qual è il livello di sicurezza in cui operano i nostri ragazzi nella regione del Gulistan? Qual è il grado di collaborazione tra i nostri soldati e il neo esercito afgano? Perché siamo in un territorio che non rappresenta più ormai un covo per il terrorismo internazionale? Perché continuiamo a sostenere un Governo colluso e dedito a traffici illeciti e lontano anni luce dalla democrazia? Come mai, mentre gli Stati Uniti, a partire da luglio, inizieranno a ritirare le truppe, noi non facciamo altro che incrementarle? Sono interrogativi importanti, che mi auguro trovino risposta prima di decidere di mettere in gioco la vita di tantissimi soldati italiani.
Abbiamo presentato, sia alla Camera che al Senato, una mozione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan.
Concludo con una riflessione. Quest'anno ricorre il 150º anniversario dell'Unità d'Italia. Non avremmo mai voluto festeggiarlo con il nostro Paese in guerra. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. È presente in tribuna una delegazione di studenti dell'Istituto statale di istruzione superiore «Enrico Mattei» di Cerveteri, in provincia di Roma. A loro va il saluto dell'Aula. (Applausi).
Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro della difesa
sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan (ore 11,33)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gustavino. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor Ministro, le sono molto grato per essere venuto qui questa mattina a raccontare cose difficili. Penso sia uno di quei momenti in cui le parole non riescono a trovare posto, il loro posto. È già complicato trovare il senso per le parole fuori da questi momenti, quando facciamo riferimento a questa stagione difficile in quel luogo lontano.
Quante volte usiamo a sproposito il termine «guerra», raccontando magari di altre vicende, come i morti sulle autostrade o perfino gli incidenti domestici. Penso che la pace - sono convinto che quella sia e resti una missione per la pace - comporti qualche volta anche i dati della guerra. Credo che sarebbe un infingimento non ragionare in questi termini, anche se a tutti noi farebbe piacere che non fosse mai necessario fare minuti di silenzio.
Lei ci ha raccontato cose militari e credo che non potesse fare diversamente, perché garantire la sicurezza di quelle operazioni è un dato militare. Mi sento profondamente imbarazzato e anche profondamente inadeguato per commentare questo, pensando che forse talvolta sarebbe meglio anche per me tacere. Ma poiché questa è la dinamica del dire, dico e penso che sia giusto, come qualcuno ricordava poc'anzi, fare tutto il possibile per tempo perché quel che si può evitare si eviti e perché ci sia il convincimento da parte di chi è lì che tutto quel che si deve fare si fa.
Anch'io sono convinto che ci siano eventi nella vita per cui - come per questo accadimento, la morte di Luca Sanna - anche le parole di cordoglio a volte sembrano così difficili, forse anche così retoriche, per quanto ci si provi a trovare una modalità al massimo della sincerità possibile. Quel che è accaduto a Luca Sanna, appunto, non può non riguardare le persone che restano, e che là restano, convinte come lei diceva che quel che fanno ha un senso. Penso allora che si possa discutere, anche avere opinioni differenti - come sarebbe possibile non averne? - ma è certo che in una vicenda di carattere internazionale nella quale siamo chiamati a svolgere un ruolo preciso, in quel tema, in quella cifra internazionale si possono soltanto assumere decisioni.
Non sono convinto che davvero farebbe bene insistere eccessivamente sulla divaricazione tra queste posizioni in questi momenti, come lei ricordava, perché ho la sensazione che questo sia il modo meno fruttuoso per dare il concreto segnale non di solidarietà ma di senso per chi resta. Le domande di senso ci accompagnano sempre. Figuriamoci se non accompagnano quelle persone che si vedono in prima linea, private di una intimità e di una consuetudine come è quella del lavoro con il compagno e con i commilitoni.
In questo senso e con questa riflessione davvero penso che dovremmo mostrare quella responsabilità che coincide anche con l'orgoglio di sapere che ci sono ragazzi che affrontano così coraggiosamente vicende così complesse che le parole non sanno spiegare. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il Gruppo parlamentare della Lega si unisce al cordoglio dell'Assemblea per questo nuovo lutto che colpisce i contingenti italiani in Afghanistan, rinnovando la solidarietà alla famiglia e alla giovane vedova dell'alpino Luca Sanna e in generale a tutti i militari del nostro Paese che sono impegnati in questa difficile missione in Afghanistan. Auguriamo altresì una pronta e speriamo completa guarigione all'alpino ferito, nonostante le parole e i dati che ci ha fornito prima il signor Ministro.
Ringraziamo il Ministro perché è venuto a riferire in maniera chiara e ci ha spiegato che gli attentati che si sono verificati hanno una metodologia diversa dal passato, il che ci deve far riflettere. L'attentato si è sicuramente svolto in circostanze anomale, anche perché il terrorista che ha agito aveva una divisa dei militari afgani.
Ad onor del vero, ho sentito i miei colleghi rivolgere anche delle critiche, ma vorrei ricordare a tutti che ho avuto il piacere e il privilegio di ascoltare due giorni fa la relazione di due nostri generali che hanno comandato e comandano nel quadro della missione ISAF la Regione Ovest afgana, il generale Veltri e il generale Berto, che in maniera molto chiara hanno delineato le condizioni in cui i militari operano e a quale tipo di rischi sono soggetti durante questa missione. Eravamo in pochi ad ascoltare, quando forse sarebbe stato importante essere di più, ma non dobbiamo dimenticare che hanno detto chiaramente quello che il nostro Governo ha dato fino ad oggi in maniera concreta e completa come mezzi. Il Governo non ha fatto mancare nulla, ha dato tutto quello che aveva sul territorio in termini di mezzi, mobilità, innovazione tecnologica, e vi sono Nazioni, anche più grandi di noi, che hanno avuto ed hanno difficoltà superiori alle nostre. Dobbiamo inoltre prendere atto che i rischi sono sicuramente alti, così come sono coscienti dei rischi che ci sono - ritengo di doverlo affermare - le ragazze e i ragazzi che hanno scelto di andare in Afghanistan, anche se questo non può esentarci dal pensare che dobbiamo mettere in campo per loro ulteriori metodi di difesa e di sicurezza.
Apprezziamo altresì le parole che il Ministro ha avuto nei confronti del comandante alleato nel teatro, al quale ha chiesto che vengano prese tutte le misure atte e opportune per poter dare ulteriore sicurezza, anche perché, se veniamo nel caso specifico all'attentato, dobbiamo ricordare - come in parte ha già fatto il Ministro - che purtroppo si sono già verificati attentati di questa tipologia. Ad esempio, all'inizio dell'anno scorso, nell'avamposto Chapman nella provincia di Khost, un miliziano islamista riuscì a farsi esplodere in una piccola base utilizzata dai servizi segreti americani, e rimasero purtroppo uccisi 7 agenti della CIA e un loro collega giordano. La stessa cosa avvenne anche agli inglesi, che vennero traditi e colpiti a sangue freddo dalle stesse persone che stavano conducendo in battaglia. La dinamica di queste vicende è perciò abbastanza complessa. Dobbiamo prendere atto che questo attentato rappresenta, rispetto agli altri, una novità. Si tratta di una particolare insidia, subdola per i nostri militari, perché toglie loro la sicurezza che pensavano o pensano di avere quando sono all'interno di queste basi.
Ho sentito il Presidente del Consiglio, subito dopo l'attentato, chiedere, facendo una riflessione a voce alta, perché dobbiamo restare in quei territori. Io lo dico in maniera serena: riteniamo che sia corretto restare lì ed essere leali nei confronti degli alleati, e che sia corretto far capire ulteriormente ai militari italiani la nostra grande vicinanza e la volontà di portare a termine in maniera concreta la missione.
È tuttavia estremamente importante capire che nei confronti del Governo di Kabul dobbiamo fare delle pressioni, che penso debbano essere messe in campo dal nostro Governo e dai Governi degli alleati. Il Governo afgano deve interagire in maniera concreta, pensando che molto presto, fra pochi anni, deve essere determinato a gestire tutto il territorio di quella Nazione, ed è importante che lo stesso presidente Karzai si decida e «si dia una mossa». Riteniamo infatti che egli debba definitivamente chiarire, non solo in ambito italiano, ma anche in sede NATO, se effettivamente il suo Governo ha queste capacità o se esse tarderanno ulteriormente a venire. Credo che il periodo 2011-2014, da noi prospettato per il graduale disimpegno e ritiro, diventi molto pericoloso se il Governo di Kabul non si organizza bene, come d'altra parte sta cercando di insegnargli il contingente italiano di Carabinieri che sta formando i loro militari in maniera corretta (e d'altronde Petraeus ha detto più volte che è orgoglioso del fatto che ci siano i militari italiani a fare la formazione).
Non vorrei mai sentire enunciare, come è accaduto in alcuni casi, che questo potrebbe diventare il Vietnam del nuovo millennio. Credo che dobbiamo portare a termine la missione in maniera corretta, e ritengo anche che dobbiamo chiedere agli alleati di fare molta attenzione con il sistema di intelligence: occorre assolutamente evitare che si verifichino reclutamenti e infiltrazioni di un certo tipo, che poi ricadono pesantemente in azioni contro di noi.
Purtroppo, lo dico con amarezza, il 2011 è cominciato molto male: il 3 gennaio siamo dovuti andare al funerale di un altro nostro militare e domani, a distanza di 15 giorni, saremo ancora coinvolti nello stesso scenario. Credo che in un momento come questo, a prescindere da quello che succede, dal chiacchiericcio che si è formato sul Governo italiano, che distrae molto da questioni importanti come questa, dovremmo fare una riflessione completa. Quando vado a questi funerali vedo che di colleghi parlamentari ce ne sono molto pochi: bisogna allora uscire dall'ipocrisia: è più interessante colpire il Ministro perché va - spesso o no - in Afghanistan, è più importante colpire il Governo perché ci sono dei problemi con i giudici, o è più importante che su alcune vicende vi sia chiarezza e solidarietà nei confronti dei nostri militari? Propendo per la seconda risposta, perché fino a prova contraria una vita umana vale molto di più del nostro seggio qui.
Signor Ministro, come Lega Nord siamo convinti che bisogna andare avanti. Chiaramente, la preghiamo di mettere in atto ulteriori accorgimenti per migliorare la sicurezza dei nostri militari, però, secondo il nostro giudizio, la missione va continuata. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, il Gruppo del Partito Democratico si associa al cordoglio di tutta l'Assemblea per la morte del caporalmaggiore Luca Sanna, si stringe attorno ai suoi familiari, che sono in questo momento in un dolore indicibile, ed esprime la più ferma e forte solidarietà per la lotta per la vita che sta conducendo l'altro militare, Luca Barisonzi, che come lei, signor Ministro, ci ha detto, versa purtroppo in condizioni molto gravi, e anche in quel caso immaginiamo l'angoscia dei suoi familiari.
Queste notizie ci ricordano, a scadenza purtroppo ravvicinata, che siamo in questo momento in un teatro di guerra. È una guerra a bassa intensità, come si dice in linguaggio tecnico, ed è certamente una guerra che per quanto riguarda la nostra presenza è pienamente dentro i limiti stabiliti dall'articolo 11 della Costituzione. Siamo infatti in Afghanistan su richiesta di un Governo legittimo e siamo lì, insieme ai nostri alleati, su preciso, chiaro, ripetuto e reiterato mandato delle Nazioni Unite. Il nostro problema di fronte a queste notizie è allora interrogarci per capire se stiamo facendo il nostro dovere con la serietà e la dignità necessarie, e perché questa risposta possa essere positiva mi sembra siano necessarie tre condizioni.
La prima è quella di aver messo in campo una forza armata adeguata sul piano tecnico-professionale, dell'adeguatezza e sicurezza dei mezzi e del morale dei soldati, degli uomini e delle donne che rischiano la vita tutti i giorni in quel difficile contesto. Per quanto è possibile capire in Parlamento, la risposta è positiva: abbiamo avuto anche ieri un incontro importante con due alti ufficiali che hanno comandato il nostro contingente nell'ultimo periodo di missione e abbiamo avuto notizie confortanti su tutti e tre i fronti, naturalmente sapendo che la situazione è e resta difficile.
La seconda condizione è che ci sia una strategia politica chiara per l'Afghanistan a livello di alleanza e di comunità internazionale. Il contesto in Afghanistan resta difficilissimo e presenta diversi aspetti critici. Tuttavia, non si può non rilevare come la nuova amministrazione Obama, dopo una fase di riflessione, di studio, di approfondimento e anche di avvicendamento di comandanti, ha affidato al generale Petraeus obiettivi chiari, che noi condividiamo: rafforzamento dell'intervento per aumentare il controllo del territorio e, soprattutto, una rapida, intensa formazione delle forze afgane per poter arrivare poi a un avvicendamento, a una progressiva consegna della responsabilità della sicurezza sul territorio alle forze afgane, a partire da quest'anno con l'obiettivo del 2014.
La terza condizione è la più importante, per certi versi la più delicata. Il fronte interno nel nostro Paese deve essere saldo perché dobbiamo essere degni, come Paese, dell'impegno e del sacrificio di questi nostri soldati. Ci deve essere un fronte interno saldo nell'opinione pubblica - e al momento vi è - e in Parlamento, dove, come lei stesso ricordava, onorevole Ministro, il consenso larghissimo alle nostre Forze armate non è mai mancato. È necessario poi che ci sia chiarezza nella posizione del Governo.
Ci permettiamo, signor Ministro, di muovere due osservazioni. In primo luogo, le chiediamo un maggiore impegno nel collegamento tra la politica e le Forze armate. Abbiamo letto di qualche smagliatura, che ci ha preoccupato, in occasione di alcune vicende recenti nei rapporti tra il Ministro e il Capo di Stato maggiore. Ci auguriamo che siano stati episodi male interpretati. In ogni caso, al riguardo le raccomandiamo di porre la massima attenzione.
Un altro aspetto è quello che riguarda il Presidente del Consiglio, che non è qui oggi, ma siamo certi che lei potrà riferirgli queste nostre preoccupazioni. Anche il comportamento del Presidente del Consiglio deve essere adeguato a questa circostanza, innanzitutto nell'esprimere dubbi e domande. Le domande e i dubbi che ha espresso ieri il Presidente del Consiglio sono domande e dubbi non solo legittimi, ma anche necessari. Vorremmo però che fossero posti nella sede giusta, che è quella della riflessione in Parlamento quando si devono rinnovare le missioni. Non è l'occasione giusta quella in cui cade un nostro soldato, perché si potrebbe insinuare il dubbio nei suoi commilitoni e nei suoi familiari che quella persona, quel soldato, quel nostro combattente è morto invano, e questo non deve succedere.
Infine, mi consenta, signor Ministro (non possiamo non dirlo), vorremmo che il comportamento del nostro Presidente del Consiglio fosse adeguato alla circostanza nella quale si trova il nostro Paese: ventiquattro ore al giorno, di giorno e di notte. Qualche settimana fa è stata pubblicata una riflessione di un ex ambasciatore, una personalità molto autorevole della nostra diplomazia che, criticando la debolezza della politica estera italiana, diceva: l'onore dell'Italia è affidato oggi, in gran parte, al valore delle nostre missioni all'estero. Questa mattina, su tutta la stampa internazionale non si parla del nostro soldato caduto o di Bala Murghab, ma si parla di "bunga bunga"; lo dico senza alcuna ironia, perché non sarebbe certo questa la circostanza opportuna. Corriamo il rischio che anche il sacrificio, l'impegno dei nostri soldati sia inane rispetto al danno che provocano all'immagine, alla forza e alla credibilità del nostro Paese altri episodi di cui la stampa oggi è piena. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.
RAMPONI (PdL). Signor Presidente, mi unisco alle espressioni di cordoglio e di dolore per la grave perdita che l'Italia ha subito, alle espressioni di solidarietà per il ferito, che versa in gravi condizioni, all'espressione di gratitudine nei confronti di questi due uomini per il modo in cui hanno tenuto fede al loro impegno. Erano convinti certamente di operare nel giusto, rappresentando con onore il nostro Paese e di portare un autentico aiuto al popolo afgano.
Signor Ministro, la sua esposizione è stata chiara, esauriente, precisa. Sento il dovere di dire che, quando lei ha visitato per la prima volta l'Afghanistan, ha subito chiarito che in quella zona è in corso una guerra, e quindi nessuno ha il diritto di dirle che deve rendersi conto che lì si è in guerra. Dalla sua esposizione, emerge - come lei ha detto - un nuovo e particolare tipo di rischio, che è conseguente alla strategia che abbiamo adottato, quella di lottare progressivamente fianco a fianco dell'esercito afgano, perché auspichiamo, tutti auspicano, che questo esercito sia in condizioni di assumere la responsabilità e quindi di liberare i nostri da un impegno grave, difficile, oneroso. Dal punto di vista tecnico, in base alla sua esposizione, non credo si possa fare alcuna osservazione. Accetto con piacere la sua doverosa affermazione che si terrà conto anche di questo tipo di rischio e di minaccia, ma francamente, ragionando con serenità, credo che non si possa arrivare ad impedire che un infiltrato imbracci improvvisamente l'arma e uccida i commilitoni. È un rischio che dobbiamo correre.
A proposito di rischio, anch'io desidero dire qualcosa sull'opportunità o meno di rimanere in Afghanistan. Preciso molto chiaramente che tutti, quando si verifica un fatto del genere, si chiedono se valga la pena rimanere in Afghanistan. E tranquillizzo tutti coloro che pensano di non dover esprimere queste preoccupazioni per non influenzare i militari: anche i militari, nel momento in cui perdono un loro commilitone, si pongono questa domanda. Esprimo anzi, a nome del Popolo della Libertà, la solidarietà alla famiglia delle Forze armate, che di tutte le strutture dello Stato è certamente quella più coesa, proprio perché è quella più impegnata in situazioni di rischio. La solidarietà che c'è nell'ambito delle Forze armate non ha riscontro in nessun altro ente. Ma i paragoni sono sempre antipatici: diciamo che vi è una grande coesione e serietà.
Allora, tutti ci chiediamo se vale veramente la pena, ma di fronte ad una morte ci si pone sempre questa domanda. Se poi lo si faccia ufficialmente o dialogando in privato, questo non ha alcuna importanza, perché effettivamente è la parola che si deve pronunciare, quando si dice se vale la «pena», perché è una pena terribile, come tutti avete dimostrato.
Vorrei fare due o tre considerazioni.
La prima è che uno Stato annovera tra le sue funzioni anche qualche doverosa funzione pericolosa, rischiosa. È per questo che ha le Forze armate e le forze dell'ordine. Uno Stato può trovarsi coinvolto in operazioni belliche, dal momento che la guerra e le operazioni belliche esistono, sono diffuse e sono il frutto della sublimazione dell'idiozia umana. Noi cominciamo a litigare nel condominio ed arriviamo a litigare fra Stati. Lo Stato ha un dovere, quello di proteggere i propri cittadini dalle minacce: da quelle portate dal terrorismo e dalla criminalità. È per questo che costituisce le forze dell'ordine e lo Forze armate; è per questo che combatte contro il terrorismo e la criminalità; ed è per questo che, purtroppo, a volte, perdiamo, come ha sottolineato il Ministro, i migliori della nostra gioventù.
La seconda considerazione è relativa a che cos'era l'Afghanistan prima che noi andassimo lì. Ricordo benissimo che nel momento dell'attacco alle due Torri nessuno di noi, di nessun partito, discusse il fatto che dovevamo partecipare allo sforzo per eliminare la più grande centrale terroristica che vi fosse al mondo, che era rappresentata dall'insediamento di Al Qaeda in Afghanistan, dalla quale erano partiti gli attacchi al cacciatorpediniere Cole, alle ambasciate di Dar es Salaam e di Nairobi, ed alle due Torri. Noi siamo lì perché l'Afghanistan rispose passivamente alle sollecitazioni ed alle risoluzioni delle Nazioni Unite e rappresentava una minaccia, come tuttora rappresenterebbe.
La terza considerazione che mi fa dire che è giusto che noi rimaniamo lì, al di là delle giuste considerazioni in termini di rapporti internazionali che ha appena svolto il collega del PD, è che a un certo punto, se abbiamo dei dubbi, leggiamo le lettere ed i rapporti che emergono da quanto dicevano coloro che hanno perduto la vita: sono le stesse cose che dicono i tantissimi che fortunatamente non l'hanno perduta. Voglio concludere ricordando quello che Sanna diceva al parroco del suo paese. Come ha riferito quest'ultimo, Sanna diceva sempre che lui non era partito per fare la guerra, ma per portare la pace. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e PD).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro della difesa, onorevole La Russa, che ringrazio per la tempestività e la disponibilità.
Sulla necessità di una rivisitazione del Patto di stabilità interno
e sulla speculazione finanziaria internazionale
STRADIOTTO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, a fine seduta colgo l'occasione per far presente all'Assemblea e ai colleghi un problema che sto evidenziando in questi giorni in relazione al Patto di stabilità interno, in modo tale che, quando tratteremo il decreto milleproroghe e gli appositi disegni di legge, potremo affrontare tale questione, ossia questo meccanismo assolutamente strano in conseguenza del quale alcuni Comuni virtuosi si trovano in difficoltà nell'erogare i servizi di cui necessita il loro territorio. Ci sono alcuni Comuni del Veneto che hanno deciso di chiudere i municipi un giorno alla settimana per evidenziare tale problematica.
Nel caso specifico, volevo segnalare la situazione del Comune di Santorso, in Provincia di Vicenza, che ha una spesa per il personale di appena il 27 per cento rispetto al resto della spesa corrente, e che ha una spesa corrente di 3 milioni di euro. In teoria, applicando le norme del Patto di stabilità, nell'anno in corso, tale Comune dovrebbe accantonare, ai fini dell'obiettivo del Patto di stabilità interno, più di un terzo della spesa corrente registrata nell'ultimo anno, quindi più di un milione di euro. È comprensibile che la cosa non sia assolutamente fattibile: non è possibile cavare sangue dal muro. Come sto spiegando, non si tratta di un Comune che chieda contributi straordinari, né niente di particolare, ma solo di poter utilizzare autonomamente le risorse che ha.
Credo che dobbiamo assolutamente dare risposta a questo tipo di esigenza, trovando delle norme che non vadano a ledere l'autonomia degli enti locali e che, allo stesso tempo, li carichino ovviamente della giusta responsabilità.
PRESIDENTE. Senatore Stradiotto, la ringrazio per questo suo intervento che pone un problema vero, serio ed autentico, che mi auguro il Governo riesca in qualche modo a risolvere, perché è davvero paradossale che vengano penalizzati i Comuni virtuosi.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo a fine seduta per portare all'attenzione dei colleghi un paio di questioni.
Innanzitutto, come si legge oggi sulla stampa economica, Goldman Sachs, la banca responsabile dei crack finanziari sistemici, ha ridotto purtroppo gli utili, per cui anche i dipendenti, ossia i poveri commessi, guadagneranno ognuno - con una riduzione del 13 per cento - qualcosa come 470.000 dollari, che non è cosa da poco! Si parla tanto dei guadagni della casta politica, mentre questi banchieri che hanno prodotto la crisi continuano a guadagnare e a fare utili con la speculazione.
La seconda questione su cui vorrei soffermarmi riguarda una delle tre agenzie di rating (le «tre sorelle» del rating sono Moody's, Standard & Poor's e Fitch) che danno tutti i giorni le pagelle agli Stati, ai Governi, alla loro solvibilità e con i loro rapporti influenzano anche le speculazioni di Borsa sui mercati, sulle azioni, sulle obbligazioni e sui titoli di Stato.
Il 6 maggio scorso l'agenzia Moody's, che ha al proprio interno tra i maggiori azionisti le principali banche americane, diffuse un report sull'Italia in cui si diceva che il nostro sistema bancario si avviava verso un crac che non era sostenibile dopo la vicenda della Grecia, salvo correggere poi il giorno dopo, dicendo di essersi sbagliata. Questo report fece perdere in borsa non ricordo bene se 20 o 30 miliardi di euro: il guaio intanto era fatto, e qualcuno che aveva speculato è riuscito a guadagnare. Ebbene, la notizia che volevo dare è che per la prima volta nel mondo l'agenzia Moody's è indagata da una procura della Repubblica, quella di Trani, che ha già ascoltato la CONSOB, l'ex presidente Romano Prodi e la Fitch. Nei prossimi giorni saranno sentiti anche il governatore della Banca d'Italia, il ministro dell'economia Tremonti, il ministro degli esteri Frattini, il ministro Sacconi, l'ABI e Corrado Passera.
Signor Presidente, su questi temi ho presentato personalmente più di un'interrogazione e ritengo che la classe politica si debba porre il problema delle devastazioni di questi speculatori di professione, che mettono in ginocchio tanta gente: 30 milioni di posti di lavoro, secondo i dati del FMI, distrutti dal 7 luglio 2007. (Applausi della senatrice Carlino).
BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, spesso si coglie proprio l'occasione della fine della seduta per fare delle dichiarazioni che, sono certa, sono poi tutte utili al prosieguo del nostro dibattito. I temi sollevati dai senatori Stradiotto e Lannutti sono entrambi di grande importanza.
Innanzitutto, da parlamentare veneto mi permetto di sottolineare che il tema di questi Comuni, e in special modo di alcuni Comuni veneti, che si sono venuti a trovare in questa particolarissima situazione è all'attenzione di tutti, dell'opposizione come della maggioranza e, sono certa, anche del Governo che probabilmente, nell'ambito della conversione in legge del decreto milleproroghe troverà il modo per sanare questa specifica e particolare situazione, senza mettere mano all'impianto complessivo del Patto di stabilità che, come tutti sappiamo, ci chiama ad assumere impegni che non dipendono solo da noi, ma che stanno nell'equilibrio della nuova governance economica europea.
Vorrei aggiungere alle parole di grande preoccupazione che ha appena espresso il senatore Lannutti una sola considerazione. Penso che nel nostro Paese, dove gli effetti della crisi finanziaria hanno prodotto un'onda d'urto inferiore rispetto a quella di altri Paesi, a distanza di molti anni dalle ultime leggi e testi bancari che regolano la vita delle nostre banche, delle nostre società finanziarie e dei vari istituti che a vario titolo, come anche i fondi d'investimento, operano su un fronte delicatissimo come quello del risparmio gestito, sia arrivato forse il momento di aprire una riflessione più ampia (a freddo rispetto alla crisi datata due anni fa, ma ancora sufficientemente a caldo per vederne tutti gli effetti negativi anche nel nostro sistema Paese) insieme al Governo, in un continuum tra Parlamento e Governo, su un tema di così rilevante importanza, perché si proceda per gradi, ma complessivamente e in modo unitario, a una riforma della legge bancaria italiana: dalle banche popolari alle fondazioni, ai fondi d'investimento, al risparmio gestito.
Una nuova legge bancaria che aggiorni, alla luce di quanto accaduto nel resto del mondo, ma anche nel nostro Paese in questi ultimi anni, e che ci consenta di accompagnare il sistema bancario e finanziario, così importante, gamba fondamentale del sistema economico e del sistema Paese, in un processo di modernizzazione e di evoluzione nella direzione della trasparenza, dell'efficienza e dei minori costi che devono poi ricadere sui risparmiatori, che sono la linfa vitale di questo Paese.
Se il nostro Paese ha potuto affrontare questa crisi, non dimentichiamolo mai, lo ha potuto fare in virtù di un risparmio privato elevatissimo, che gli consente di avere garanzie sufficienti per potere ogni mattina, quando si apre la Borsa, resistere alle intemperie dei mercati finanziari. Certamente, però, è arrivato il momento di affrontare una riflessione più importante e pensare a una nuova legge per le banche. (Applausi del senatore Lannutti).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 12,11).