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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 490 del 20/01/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

490a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 20 GENNAIO 2011

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente NANIA

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Verso Nord: Misto-Verso Nord.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 9,38.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni e conseguente discussione

FAZIO, ministro della salute. La normativa comunitaria ha stabilito i valori massimi per la presenza di diossina nelle carni suine e bovine basandosi sul consumo medio dei cittadini europei ed in Italia il consumo di carne di maiale è inferiore alla media comunitaria. Inoltre, i criteri con cui sono stati fissati i valori massimi sono cento volte inferiori ai limiti che possono essere tossici per la salute e hanno lo scopo di minimizzare sempre più l'esposizione umana a tale sostanza. Per quanto riguarda il riscontro di derrate alimentari positive per la diossina provenienti dalla Germania, solo un ristrettissimo numero di campioni è risultato contaminato e per valori bassissimi; peraltro i due campioni di carne di pollame risultati contaminati provengono da allevamenti bloccati e non sono entrati nella catena alimentare. Per modificare il carico di diossina presente normalmente nell'uomo a causa dell'esposizione ai fattori ambientali andrebbero ingerite centinaia di chilogrammi di carni contaminate. Non essendovi quindi rischi per il consumatore italiano derivanti dalla presenza di diossina in alimenti prodotti in Germania, l'Italia non ha ritenuto di adottare provvedimenti diversi dal rafforzamento dei controlli, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di libera circolazione delle merci. L'Italia continua a battersi in sede europea per l'introduzione della tracciabilità dei prodotti alimentari, in particolare delle carni e dei prodotti caseari. L'ultima vicenda ha fornito tuttavia l'occasione per la messa a punto di un nuovo piano per la protezione dei consumatori basato su: maggiore trasparenza nelle attività di autocontrollo; obbligatorietà per i laboratori analisi di effettuare segnalazioni in caso di non conformità rispetto alla normativa vigente; netta separazione tra gli stabilimenti del settore alimentare e mangimistico da altri settori; registrazione informatizzata di tutte le imprese del settore alimentare; tracciabilità e aumento dei controlli sulla sicurezza dei mangimi; monitoraggio per la ricerca di contaminanti ambientali che hanno ripercussioni nella catena alimentare e nelle produzioni agricole in aree a rischio.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro della salute.

DIGILIO (FLI). L'esposizione del Ministro della salute non è soddisfacente perché non ci si aspettava una relazione programmatica sui controlli da effettuare in territorio nazionale, ma delle indicazioni sulle politiche che l'Italia intende adottare in sede europea. Esiste già un efficace sistema di controlli interni, assicurati dai Nuclei antisofisticazione e sanità dei Carabinieri, le cui risultanze andrebbero messe in rete. Quanto alla diossina, bisogna considerare che tale sostanza non proviene solo dai mangimi o dalle farine animali, ma anche dall'inquinamento, per questo è importante monitorare anche la localizzazione degli allevamenti e delle colture destinate a foraggio. Serve quindi una forte iniziativa presso l'Unione europea per introdurre, vincendo le resistenze delle lobby d'affari, la tracciabilità dei prodotti alimentari e difendere le produzioni e i consumatori italiani.

DI NARDO (IdV). Quando è in gioco la salute dei cittadini è necessaria la massima trasparenza: la richiesta delle opposizioni di un'informativa del Ministro sulla presenza nella carne e nelle uova di valori di diossina eccedenti i limiti non può essere letta in chiave di inutile allarmismo, considerato che l'Italia importa ogni anno dalla Germania centinaia di milioni di chili di carne di maiale per la produzione di prosciutti. E' bene che il Governo chiarisca quanto prima se la legge n. 283 del 1962, che consente di perseguire chi adultera i cibi, è decaduta a causa del decreto taglia-leggi o rimane in vigore. A causa della mancata tutela del territorio l'Italia ha aumentato nel corso degli anni la sua dipendenza dalle importazioni alimentari. In conseguenza dell'inquinamento provocato dall'industria siderurgica, poche settimane fa a Taranto sono stati abbattuti capi di bestiame contaminati da diossina: l'IdV vuole sapere che cosa stia facendo il Governo per affrontare questi problemi che hanno pesanti ricadute sociali nel Mezzogiorno. Ieri la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari: l'Esecutivo deve impegnarsi ora a dare attuazione al provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV).

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). E' motivo d'orgoglio il fatto che l'Italia vanti uno dei sistemi di controllo più avanzati sui prodotti alimentari. La serietà in materia di sicurezza alimentare è una garanzia anche per i produttori: basti ricordare che grazie alla severità delle misure assunte a seguito dello scandalo dell'etanolo l'industria enologica nazionale si è risollevata ed è oggi largamente apprezzata in tutto il mondo. La relazione del Ministro conferma che l'Italia è un Paese sicuro; occorrerà un lavoro politico per far recepire a livello europeo l'importanza del tema della sicurezza alimentare. (Applausi della senatrice Rizzotti).

ASTORE (Misto). Esprime apprezzamento per le iniziative assunte dal Ministro della salute a livello europeo. Il fatto che lo scandalo della diossina sia scoppiato in un Paese tradizionalmente rigoroso come la Germania deve far riflettere sulla necessità della prevenzione e sull'importanza della tracciabilità dei prodotti. Il sistema di controlli sui prodotti alimentari vigente nel Paese è certamente motivo d'orgoglio, occorre però lavorare per bonificare i territori inquinati, soprattutto nelle Regioni meridionali, e investire maggiori risorse nella tutela dell'ambiente. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

VALLARDI (LNP). L'esaustiva relazione del Ministro della salute ha rassicurato i cittadini preoccupati dallo scandalo, scoppiato in Germania, delle uova e della carne contaminate da diossina. Per quanto riguarda le uova (che peraltro l'Italia importa in misura modesta dalla Germania, a differenza della carne di maiale) dal 2004 vige un obbligo di tracciabilità del prodotto, grazie alla quale è stato possibile intervenire subito, dopo la diffusione dell'allarme sulla contaminazione da diossina. Ciò dimostra l'importanza di tale strumento: l'approvazione in via definitiva della legge sull'etichettatura, fortemente voluta dall'ex ministro Zaia, offre garanzie più ampie sul versante della prevenzione. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

MONGIELLO (PD). L'allarme suscitato dallo rilevazione di valori anomali di diossina in alimenti prodotti in Germania ha evidenziato la vulnerabilità del sistema dei controlli: non hanno l'etichettatura, ad esempio, i salumi prodotti con carne suina importata dalla Germania, da cui proviene anche un quinto del latte consumato in Italia. Molti consumatori, inoltre, non sono a conoscenza del fatto che dal 2004 vige un obbligo di tracciabilità per le uova e soprattutto non sono in grado di interpretare i dati sulla provenienza riportati dalle etichette. La legge sull'etichettatura, nata per iniziativa parlamentare e rallentata dalla presentazione di un progetto di iniziativa del Governo, deve costituire un primo passo verso l'adozione di una normativa europea per la sicurezza alimentare. Bene ha fatto il Ministro a insistere su questo punto, che riguarda anche il contrasto dei reati di contraffazione dei prodotti made in Italy. Per quanto riguarda la disputa sulla vigenza della legge sulle frodi alimentari, il PD preannuncia la presentazione di un emendamento ad hoc nell'ambito del decreto-legge milleproroghe. Con riferimento al sistema dei controlli, il lavoro encomiabile dei NAS non è sufficiente: agli interventi repressivi va affiancato un lavoro di prevenzione che tenga conto della distinzione tra gestione e valutazione del rischio. Occorre perciò istituire l'Agenzia per la sicurezza alimentare, un organo indipendente cui spetta valutare i rischi. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

SACCOMANNO (PdL). Ringrazia il Ministro che ha rassicurato i cittadini e ha illustrato in sette punti le azioni intraprese dal Governo. Condivide l'ottimo intervento svolto in sede di Consiglio dei Ministri europei, dove l'Italia ha sottolineato la necessità di una normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti alimentari. Esprime apprezzamento per il sistema italiano di controlli volto a garantire la sicurezza alimentare che ha la peculiarità di unire competenze sanitarie e veterinarie. La collaborazione tra Ministero della salute e Ministero dell'ambiente può rappresentare un fatto positivo anche per la bonifica dei siti inquinati di Taranto. (Applausi dal Gruppo PdL).

SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Rende atto al Governo e al ministro Fazio dell'efficacia dimostrata in questa occasione nell'effettuare prontamente i controlli e nel promuovere tutte le azioni necessarie per garantire la sicurezza alimentare, anche al fine di evitare ingiustificati e dannosi allarmismi presso l'opinione pubblica. Esprime altresì pieno apprezzamento per l'avvenuta approvazione presso l'altro ramo del Parlamento del provvedimento sulle etichettature: nonostante taluni rilievi critici mossi a livello europeo, esso appare pienamente coerente con la disciplina comunitaria e rinvia a decreti interministeriali che, filiera per filiera, dovranno essere prodotti, concordati e notificati all'Unione europea. A tal proposito, occorre peraltro ribadire che l'appartenenza all'Unione europea va interpretata non in chiave di obbligo per l'Italia di recepire passivamente quanto prodotto a livello comunitario, quanto piuttosto nell'ottica di essere parte attiva nella costruzione di una normativa che si muova nell'interesse di tutti i Paesi membri. (Applausi dal Gruppo PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolge un saluto agli studenti della scuola media statale «Ettore Majorana» di Roma, presenti in tribuna. (Applausi).

Sospende quindi la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 10,34, è ripresa alle ore 10,50.

Informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan e conseguente discussione

LA RUSSA, ministro della difesa. Esprime il più profondo cordoglio ai familiari del caporalmaggiore degli alpini Luca Sanna, ucciso due giorni fa in Afghanistan, e l'augurio per una pronta guarigione all'altro militare ferito, il caporale Luca Barisonzi, che è attualmente ricoverato in un ospedale in Germania, dove si sta discutendo sull'opportunità o meno di operarlo, dato che è stato colpito alla schiena con conseguente blocco dell'utilizzo degli arti. Il tragico evento è avvenuto nell'avamposto denominato Highlander, che si trova a Bala Mourghab, in una delle aree più complesse e operativamente importanti poste sotto la responsabilità del comando italiano di Herat: al suo interno sono presenti due squadre di circa dieci uomini ciascuna, una italiana e l'altra afgana. Secondo la ricostruzione fornita dai competenti comandi militari, l'attentato è stato accuratamente progettato ed eseguito da un soldato afgano operante nell'avamposto, il quale dopo aver fatto fuoco cogliendo di sorpresa i militari italiani si è dato alla fuga. Il Capo di Stato maggiore della difesa e l'autorità giudiziaria sono in procinto di disporre un'inchiesta su quella che è a tutti gli effetti un'azione terroristica. Sono ora allo studio le modalità per adeguare il livello di sicurezza degli avamposti italiani a un genere di minaccia del tutto nuova, atteso che è la prima volta che un sodato del contingente italiano viene volontariamente ucciso da una persona considerata amica e che in precedenza sono avvenuti solo due fatti simili. Lo studio di modalità operative più sicure era del resto già stato avviato poiché, nonostante le aree in cui insiste la presenza italiana siano più sicure di altre e malgrado gli attentati con ordigni e bombe improvvisate siano diminuiti, si è alzata la minaccia di conflitti a fuoco e di scambio con armi leggere: le condizioni di sicurezza e le modalità di impiego dei militari italiani devono pertanto essere rivisti e adeguati alle mutate situazioni di rischio. A scopo preventivo, sono in via di costante aumento gli interventi dell'intelligence. Nel ribadire la volontà del Governo di mantenere fede agli impegni assunti in sede internazionale per quanto riguarda la missione in Afghanistan, auspica che un evento luttuoso non venga utilizzato come occasione per polemiche di parte, che potranno essere condotte in qualsiasi altro momento. Il sacrificio di alcuni tra i migliori giovani del Paese, la dignità delle loro famiglie, il senso del dovere e la professionalità dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali impongono alla politica senso di responsabilità e concreta solidarietà. L'importante è che non si sviluppi una sorta di assuefazione a questi episodi luttuosi, che si spera l'impegno di tutti possa contribuire a ridurre e, se possibile, evitare completamente. (Applausi).

PRESIDENTE.

CONTINI (FLI). Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro della difesa.Esprime vivo cordoglio per la morte del militare Luca Sanna e affettuosa solidarietà al soldato rimasto gravemente ferito nell'attentato. Sollecita il Ministro di far sentire con maggiore incisività, nelle numerose occasioni di visita ufficiale, ma soprattutto in concomitanza di simili avvenimenti luttuosi che fatalmente indeboliscono il convincimento delle truppe sull'effettiva utilità del loro impegno, la vicinanza dello Stato ai soldati già presenti nelle aree del conflitto e ai militari che sono in attesa di partire per le missioni di pace. Nell'ultimo anno e mezzo si è registrato un forte mutamento delle necessità e delle difficoltà operative che il contingente deve quotidianamente affrontare in Afghanistan: occorre pertanto evitare di mettere in discussione, come irresponsabilmente è stato fatto in diverse occasioni anche da parte di alcuni membri della maggioranza e del Governo, la partecipazione dell'Italia alla missione internazionale. (Applausi del Gruppo FLI).

CAFORIO (IdV). Si associa alle espressioni di cordoglio ai familiari del caporalmaggiore Sanna ed ai sentimenti di affettuosa vicinanza al caporale Luca Barisonzi, gravemente ferito. L'Italia dei Valori è sempre stata chiara ed inflessibile sulla richiesta di ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan, essendo sempre più numerose le dimostrazioni, anche in concomitanza con simili tragiche fatalità, che il contingente italiano non è impegnato in operazioni di pace, ma si trova costretto ad agire in un teatro di aperto conflitto. Tale richiesta è stata ribadita in una mozione presentata nei due rami del Parlamento. Dal Ministro, spesso propenso ad assumere atteggiamenti militareschi (quando non addirittura dannunziani) e finora non pienamente in sintonia con i vertici delle Forze armate (come dimostrato dal susseguirsi di ricostruzioni contraddittorie sulla morte del caporal maggiore Miotto e dalle dichiarazioni polemiche dell'ex Capo di stato maggiore della difesa, generale Camporini) sarebbe utile avere informazioni più dettagliate sul livello di sicurezza assicurato ai militari operanti in Gulistan, sul grado di collaborazione con l'esercito afgano, sulle ragioni della permanenza e della collaborazione con un Governo corrotto ed antidemocratico, così come sugli sviluppi della missione italiana in vista del prossimo avvio del ritiro delle truppe statunitensi. (Applausi dal Gruppo IdV e PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto di istruzione superiore «Enrico Mattei» di Cerveteri, in provincia di Roma, presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Gli eventi luttuosi che purtroppo stanno costellando la partecipazione dei militari italiani a quella che continua ad essere una missione di pace mettono a dura prova il Paese, ma anche la forza d'animo degli uomini impegnati in Afghanistan. E' dunque necessario fare tutto quanto possibile per garantire loro gli standard massimi di sicurezza operativa, ma anche evitare polemiche e divisioni per mantenere vivo nei soldati italiani il senso del loro agire. La politica ha il dovere di esprimere non vuota solidarietà, ma atteggiamenti responsabili, all'altezza del coraggio e dello spirito di sacrificio dimostrati da coloro che in nome dell'Italia rischiano quotidianamente la propria vita. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

TORRI (LNP). Il Gruppo della Lega Nord si unisce al cordoglio dell'Assemblea per il nuovo lutto che ha colpito il contingente italiano in Afghanistan, rinnovando la solidarietà alla famiglia dell'alpino Luca Sanna e a tutti i militari italiani impegnati nella difficile missione. Il Ministro ha chiarito nella sua informativa che gli attentati si sono verificati con modalità diverse rispetto al passato e in circostanze anomale: si è trattato quindi di un attentato difficilmente sventabile o prevedibile, per cui non è lecito farne risalire la causa in una presunta carenza di mezzi o di dotazioni tecnologiche che, al contrario, il Governo ha sempre assicurato alle Forze armate in missione. In occasioni simili è quindi importante far sentire ai militari che si trovano ancora in Afghanistan il convinto sostegno del Paese. L'Italia deve continuare a rispettare gli impegni assunti in sede internazionale ed esigere dal Governo afgano la velocizzazione della fase di transizione che dovrà concludersi entro il 2014. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dai banchi del Governo).

TONINI (PD). Il Partito Democratico partecipa al dolore dei familiari del militare caduto in Afghanistan ed esprime forte solidarietà al soldato rimasto gravemente ferito nell'attentato. Ribadito che il contingente militare italiano in Afghanistan agisce nel rispetto dei limiti imposti dall'articolo 11 della Costituzione e rispondendo ad un preciso mandato delle Nazioni Unite, bisogna chiedersi se l'Italia stia assolvendo agli impegni assunti con serietà e adeguatezza. Il bilancio è positivo sul piano tecnico e professionale, quanto alla dotazione dei mezzi di sicurezza e alla motivazione delle truppe. Altrettanto condivisibile è la strategia adottata per l'Afghanistan, soprattutto dopo che la nuova amministrazione Obama ha affidato al generale Petraeus obiettivi chiari come il rafforzamento del controllo del territorio e, soprattutto, la rapida formazione delle forze afgane per consentire il progressivo avvicendamento da parte delle forze afgane nelle responsabilità per la sicurezza sul territorio. È invece assente la terza condizione: la presenza di un saldo fronte interno, sia a livello politico che di opinione pubblica, e la chiarezza di intenti da parte del Governo. Quest'ultima condizione è venuta a mancare soprattutto a seguito delle recenti esternazioni del Presidente del Consiglio, che ha sollevato dubbi sull'utilità della partecipazione italiana alla missione in Afghanistan: dubbi certamente legittimi, se posti nelle opportune sedi parlamentari in sede di rifinanziamento delle missioni internazionali, ma inammissibili se esternati in simili occasioni luttuose perché rischiano di trasmettere ai militari che restano nei teatri di guerra il senso dell'inanità del loro impegno e un profondo sconforto. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

RAMPONI (PdL). Si associa alle espressioni di cordoglio per la grave perdita e di solidarietà nei confronti del militare gravemente ferito; profonda gratitudine va infine rivolta a tutti i soldati che stanno prestando fede al loro impegno di solidarietà e di pacificazione in un'area martoriata. La relazione del Ministro è stata chiara ed esauriente e da essa emerge un nuovo tipo di rischio conseguente alla strategia adottata dall'Italia, quella di affiancare l'esercito afgano per addestrarlo con la prospettiva di lasciare il Paese: occorre razionalmente prendere atto che non esistono misure di prevenzione capaci di impedire il ripetersi di un evento come quello che ha portato alla morte del caporal maggiore Sanna ed al ferimento del caporale Barisonzi. Le Forze armate esistono per difendere lo Stato da eventuali minacce, tra le quali la più drammaticamente attuale è quella costituita dal terrorismo internazionale. A tale proposito, non si può dimenticare che prima della missione internazionale l'Afghanistan era sede della principale centrale terroristica del mondo. L'Italia deve continuare a partecipare alla missione in Afghanistan perché non sono venuti meno né gli impegni assunti in sede internazionale, né le ragioni che ne hanno giustificato l'avvio, né lo spirito umanitario che fin dall'inizio ha animato i militari italiani. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e PD).

Sulla necessità di una rivisitazione del Patto di stabilità interno e sulla speculazione finanziaria internazionale

STRADIOTTO (PD). Alcuni Comuni del Veneto hanno deciso di chiudere i municipi un giorno alla settimana per evidenziare i gravi problemi connessi all'attuale formulazione del Patto di stabilità interno, che danneggia ingiustamente i Comuni più virtuosi, i quali avranno difficoltà nell'erogazione dei servizi: segnala il caso del Comune di Santorso, in provincia di Vicenza.

PRESIDENTE. Auspica che il Governo possa risolvere tale problematica, che è concreta.

LANNUTTI (IdV). L'agenzia americana di rating Moody's è indagata da parte della procura della Repubblica di Trani per i reati di aggiotaggio e market abuse per aver diffuso notizie false che hanno fatto crollare il mercato dei titoli azionari italiani. Anche alla luce di tali vicende giudiziarie, è opportuno che la politica si interroghi sulla speculazione finanziaria internazionale. (Applausi della senatrice Carlino).

BONFRISCO (PdL). La grave situazione di difficoltà, evidenziata dal senatore Stradiotto, in cui versano diversi Comuni italiani è all'attenzione del Parlamento e del Governo che saprà trovare una soluzione, probabilmente in sede di conversione del cosiddetto decreto milleproroghe, senza metter mano all'impianto complessivo del Patto di stabilità interno. In Italia, dove la crisi finanziaria è stata meno dura che in altri Paesi, è necessario avviare una riflessione complessiva per aggiornare la legislazione finanziaria e bancaria, accompagnandola ad una nuova evoluzione basata sulla trasparenza. (Applausi del senatore Lannutti).

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 12,11.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,38).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni e conseguente discussione (ore 9,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il ministro della salute, professor Fazio.

FAZIO, ministro della salute. Ringrazio il Presidente e i senatori per l'invito ricevuto, che dà la possibilità al Governo di chiarire, anche in questa sede istituzionale, oltre che alla Camera, dove la questione è stata affrontata in sede di question time il 12 ultimo scorso, la motivazione per cui non vi è rischio per la salute del consumatore italiano per la presenza di diossina in uova e carne.

La normativa comunitaria stabilisce quali valori massimi di diossina siano ammessi negli alimenti. Questi valori massimi sono stabiliti, in base al consumo medio dei cittadini comunitari, in picogrammi per grammo di grasso e sono pari ad un picogrammo per grammo di grasso, per la carne suina, e a tre picogrammi, per le carni bovine. Teniamo presente che in Italia i consumi medi di carne suina sono inferiori rispetto alla media della comunitaria, quindi se i valori massimi fossero basati sul consumo italiano sarebbero evidentemente superiori.

I criteri con cui vengono stabiliti i valori massimi sono molto conservativi, in termini tossicologici, nel senso che il parametro di sicurezza è di circa 100 volte inferiore al limite che può indurre una tossicità nell'uomo, e hanno lo scopo di minimizzare sempre di più l'esposizione a queste sostanze.

Dai dati ufficiali relativi alle derrate alimentari provenienti dalla Germania risultate positive alla diossina sono risultati positivi, per presenza di diossina, solo 24 campioni di uova, su 110 analizzati, e 2 campioni di carne di pollame, su 43 analizzati. I due campioni di carne di pollame provengono però da allevamenti bloccati, dunque, non sono mai entrati nella catena alimentare.

Vorrei chiarire che i valori del campione di carne suina (l'unico risultato positivo) si attestano ad 1,51 picogrammi per grammo di grasso, quando il limite - come è stato già ricordato - è fissato in un picogrammo. Dunque, rispetto al limite fissato il valore risulta superiore di 0,51 picogrammi. Ricordo, per fornire un ordine di grandezza, che un picogrammo corrisponde ad un miliardesimo di milligrammo che, a sua volta, è un millesimo di grammo. Quindi è un miliardesimo di millesimo di grammo.

Un uomo che pesa 60 chili, nel corso della sua vita, secondo calcoli effettuati, ha un carico corporeo di diossina, dovuto a normali esposizioni ambientali, pari a 350.000 picogrammi complessivi. Quindi, è abbastanza intuitivo che per modificare in modo significativo questo carico corporeo un uomo dovrebbe ingerire centinaia di chilogrammi di carne suina contaminata che presenti livelli di diossina pari a quelli rinvenuti nell'unico suino risultato positivo nella bassa Sassonia.

L'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito, come dose settimanale accettabile, sempre entro i criteri di sicurezza, che l'assunzione di diossina attraverso una dieta debba assestarsi su un valore di 14 picogrammi per ogni chilo di peso corporeo dell'uomo. Quindi, in base ai parametri EFSA, un uomo di 60 chili può tollerare una dose settimanale assunta attraversa la dieta di 840 picogrammi di diossina, che equivale ad una assunzione di carni suine pari a 120 chili la settimana che abbiano concentrazione massima quale quella recentemente riscontrata nel campione tedesco. Questi, quindi, i numeri.

Vorrei inoltre ricordare che questi problemi si sono verificati altre volte in Europa. In particolare, in Irlanda vi fu una contaminazione delle carni da diossina nel 2008. In quell'occasione, i livelli risultarono 100 volte superiori rispetto a quelli attualmente riscontrati nella carne con provenienza tedesca e l'EFSA dichiarò che anche un consumo giornaliero a base di esclusiva carne suina altamente contaminata non avrebbe necessariamente determinato effetti avversi per la salute. Sottolineo il fatto che si trattava di un livello 100 volte superiore a quello attuale.

Allo stato si può concludere che non c'è alcun rischio per la salute del consumatore italiano connesso alle problematiche recentemente emerse in Germania. Pertanto, l'Italia, in accordo con i Paesi dell'Unione europea e con la Commissione europea, ha deciso di non adottare provvedimenti diversi dal rafforzare i controlli sui prodotti provenienti dalla Germania.

Quanto alla tracciabilità, vorrei brevemente accennare, per chiarire la questione, che il 7 dicembre ultimo scorso l'Italia è stata l'unica che ha espresso voto contrario nel corso della riunione del Consiglio dei ministri dell'Unione europea perché il testo proposto ai Ministri e che è stato oggetto di cosiddetta mediazione non prevede - e non la prevede tuttora - la tracciabilità delle carni suine e dei prodotti derivati dal latte. Se l'Italia avesse votato a favore di quel testo le possibilità di far passare, di fatto, il concetto che è stato definito l'altro ieri in Commissione agricoltura della Camera dei deputati sarebbero sostanzialmente pari a zero.

Noi, quindi, in questa maniera ci siamo rimessi in gioco perché in terza lettura davanti al Parlamento europeo il provvedimento comunitario, che verrà ora approvato formalmente con un passaggio tecnico senza i Ministri il 14 febbraio, non essendo stato approvato all'unanimità in prima lettura, sarà soggetto ad un quorum di approvazione maggiore. Ci auguriamo quindi di avere la possibilità, nel corso della seconda lettura, di introdurre ciò che a noi interessa, e cioè la piena tracciabilità delle carni, incluse quelle suine, e dei prodotti caseari.

Per quanto attiene il problema in generale dei controlli nel nostro Paese, abbiamo voluto cogliere questa occasione per mettere a punto una serie di azioni correttive sistematiche dei punti di debolezza, per evitare eventi futuri della stessa natura. Abbiamo costituito una vera e propria cabina di regia, e a tal fine abbiamo convocato, il 13 gennaio ultimo scorso, una riunione con i rappresentanti delle Regioni e Province autonome, dell'Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici e dei NAS, per esaminare la questione, anche alla luce di quanto emerso a Bruxelles, e definire un piano per la protezione dei consumatori, che ora vi illustrerò.

Il Piano si articola in sette punti. Il primo punto riguarda la maggiore trasparenza delle attività di autocontrollo. Poiché ci sono evidenze che dimostrano che l'esito di incidenti in sicurezza alimentare dipende anche da un processo di autocontrollo non trasparente, vogliamo adottare - e stiamo attrezzandoci per farlo - iniziative normative (mi riferisco ad una norma primaria, cioè un disegno di legge) per assicurare che i dati generati dall'autocontrollo siano a disposizione delle autorità sanitarie in maniera fruibile e trasparente, in un sistema informatizzato accessibile non solo al Ministero ma anche alle Regioni e alle ASL. Un'altra norma, che potrebbe essere inserita nel disegno di legge citato, dovrebbe rendere obbligatoria, per i laboratori che effettuano analisi per l'autocontrollo, la segnalazione alle autorità sanitarie competenti in caso di non conformità alla normativa vigente.

Il secondo punto è la definizione di una netta separazione tra stabilimenti del settore alimentare e mangimistico da altri settori. Vorrei ricordare che, ancora prima che avvenisse il caso Germania, l'Italia aveva chiesto una modifica dei regolamenti europei vigenti per garantire la separazione tra stabilimenti che lavorano prodotti non destinati ad entrare nella catena alimentare (ad esempio gli oli industriali) e stabilimenti alimentari e mangimistici. È noto che la ditta Harles & Jentsch produceva legalmente sia acidi grassi alimentari, sia acidi grassi destinati ad altre lavorazioni industriali, per cui poi si è verificato il noto problema.

Il terzo punto riguarda la registrazione informatizzata di tutte le imprese del settore alimentare. È intenzione di questo Governo, con le Regioni, di creare un sistema informatizzato centralizzato, alimentato su base regionale, per la registrazione di tutti gli operatori del settore alimentare, analogo al sistema Sintesi attualmente utilizzato per gli stabilimenti che lavorano prodotti di origine animale. Abbiamo tavoli tecnici attualmente al lavoro su questo progetto.

Il quarto punto è la tracciabilità dei mangimi. È in fase di approfondimento, con le Regioni e le Province autonome, un progetto nazionale che migliora la tracciabilità dei mangimi. Abbiamo sollecitato le Regioni e riteniamo di riuscire ad andare al più presto in Conferenza Stato-Regioni per approvare questo progetto.

Il quinto punto è un incremento del 50 per cento sui controlli della sicurezza dei mangimi. In particolare, nell'ambito del Piano nazionale dell'alimentazione animale, ho disposto un aumento del 50 per cento dei campioni per la ricerca di diossina nei mangimi.

Il sesto punto, che per noi ha grande rilevanza, attiene alla collaborazione con le Regioni per i siti di interesse nazionale. Posso annunciare che a breve sarà operativo (stiamo lavorando molto alacremente con le Regioni e le Province autonome a tal fine) un piano di monitoraggio per la ricerca dei contaminanti ambientali che hanno ripercussioni nella catena alimentare e nelle produzioni agricole in aree a rischio definite come siti di interesse nazionale, ai sensi della normativa ambientale. Questo potrebbe riguardare, per esempio, anche il noto problema di Taranto.

L'ultimo punto è il piano straordinario di controllo su alimenti provenienti dalla Germania. Abbiamo disposto un piano straordinario di campionamenti random, ossia casuali, sugli alimenti provenienti dalla Germania. Infatti, nel rispetto del Trattato della Comunità europea, i controlli su alimenti provenienti da altri Paesi comunitari non possono essere né discriminatori né ostativi alla libera circolazione delle merci. Nel caso in cui dai campionamenti random risulti una positività per la diossina, si dispongono dei controlli, questa volta a carico dell'operatore (mentre gli altri sono a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso il reperimento di finanziamenti ad hoc nell'ambito del fondo sanitario nazionale), sulle cinque partite successive alla stessa tipologia di prodotto e di provenienza, con attivazione immediata del sistema di allerta comunitario.

I prodotti interessati al campionamento straordinario sono in particolare i seguenti: uova e ovoprodotti, carni suine e di pollame, latte liquido e in polvere, prodotti a base di latte e prodotti a base di carne suina. Tale programma di controllo e campionamento casuale è affidato alle Regioni e Province autonome. Ad esso si aggiunge un programma mirato di prelevamento di campioni presso le strutture di commercializzazione di latte in polvere per la prima infanzia, imprese alimentari che avevano introdotto uova e prodotti d'uovo, nonché presso allevamenti che avevano introdotto suini dalla Germania nel corso del 2011.

Posso già riferirvi che i primi risultati ottenuti dalle analisi sul latte in polvere per l'infanzia hanno fornito tutti risultati regolamentari. Proprio ieri, 19 gennaio, il comando carabinieri del NAS ha comunicato il risultato delle analisi effettuate su un campione di ovoprodotto, anche esso regolamentare.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della salute.

È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.

DIGILIO (FLI). Signor Presidente, colleghi, l'informativa del Ministro non soddisfa molto le attese del mio Gruppo, perché non volevamo una relazione sulle modalità con cui viene misurata la quantità di diossina. Mi sarei aspettato una relazione con considerazioni concernenti la politica italiana in sede europea. Non è possibile che quando in Italia ci sono degli allarmi, anche falsi, il problema si espande a livello europeo e l'allarmismo diffuso porta a conseguenze sulla nostra economia, mentre ciò non accade quando si tratta della Germania o di qualche altro Paese. La questione della diossina, come lei, signor Ministro, ha sottolineato, non si è sviluppata soltanto in Irlanda: abbiamo avuto dei casi anche in Belgio, in Germania e in altri Stati, e l'abbiamo sempre saputo dopo un certo periodo. Il fenomeno recente si è verificato in Germania e le autorità sanitarie tedesche sapevano già a marzo ciò che era successo. Il fatto che però la notizia si sia diffusa soltanto a dicembre, dopo le feste natalizie, mi lascia francamente un po' perplesso.

L'impostazione che dovremmo dare non riguarda tanto la questione dei controlli interni alle nostre Regioni. Del resto, abbiamo già un monitoraggio nazionale svolto dai NAS, i quali puntualmente, ogni settimana o ogni 15 giorni, visitano ai nostri allevamenti; il problema quindi é di mettere in rete il risultato dei controlli effettuati dalle nostre forze dell'ordine.

Signor Ministro, tenga presente che quanto è successo in Germania è drammatico dal punto di vista economico, specialmente in Italia. Forse non è così in altri Paesi, perché noi abbiamo già messo in atto l'etichettatura dei prodotti. Purtroppo, le lobby degli affari sia tedesche che di altri Paesi non vogliono accettarle in Europa, ma non vedo perché non dovremmo continuare su questa strada. Ripeto, in Italia, per quanto ne so, il problema probabilmente l'abbiamo già risolto e non dobbiamo aspettare di mettere in rete i risultati delle Regioni o aspettare i finanziamenti. Abbiamo delle forze dell'ordine, i NAS, che stanno operando bene: le posso assicurare che fanno visite in tutti gli allevamenti, specialmente sulla questione dei mangimi, con cadenza settimanale o al massimo quindicinale; basta mettere in rete i risultati di tali controlli.

Un ulteriore problema deriva dal fatto che la diossina non proviene soltanto dai mangimi o dalle farine animali di vario tipo. Il problema della diossina è anche nell'ambiente. Noi dovremmo preoccuparci, ad esempio, di non far allevare gli animali lungo le autostrade o nei pressi di inceneritori o grandi aziende, così come dovremmo impedire che agli animali vengano dati i foraggi prodotti in quelle stesse aree. Lei sa benissimo, signor Ministro, che cosa significa la presenza di diossina nell'aria.

Per questo noi dovremmo cercare di portare un po' più di politica in Europa e dovremmo forse farci valere di più. Abbiamo approvato, ad esempio, la legge sulla rintracciabilità dei prodotti: credo che dovremmo spingere l'Europa a fare lo stesso, visto che ultimamente sta nicchiando su tali questioni.

Ecco perché, signor Ministro, dovremmo fare in modo che il Governo si impegni a tutelare maggiormente il prodotto italiano. Si tenga presente che, quand'è venuta fuori la vicenda dell'ipotetica presenza della diossina nel latte e nelle mozzarelle di bufala, il cosiddetto allarme rosso è scattato subito in Europa, nel giro di una settimana: se una vicenda analoga si fosse verificata in un altro Stato, ci sarebbero voluti almeno sette-dieci mesi perché scattasse il medesimo allarme.

Credo che sia necessario difenderci di più, per la tutela dei consumatori, nonché per la tutela e la commercializzazione dei prodotti italiani.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signor Ministro, lei ci ha portato dei dati: io voglio ricordare qui quelli in mio possesso.

Il Gruppo Italia dei Valori ed io personalmente abbiamo avanzato più di una settimana fa la richiesta che lei venisse a riferire in Parlamento sulla questione; le assicuro che non c'era affatto, come ho letto in qualche dichiarazione anche del suo collega, ministro Galan, la volontà di sollevare un inutile allarmismo.

Credo che il Ministro della salute abbia il compito di garantire i cittadini - e lei lo ha fatto questa mattina - per cui è doveroso che si attivi in tal senso e riferisca agli organi che rappresentano i cittadini, qualora si possa prefigurare una situazione di emergenza.

Era chiaro infatti - ed è chiaro - che lo scandalo della carne e delle uova alla diossina non era certamente un problema della sola Germania, e vorrei citare in proposito i dati della Coldiretti: «L'Italia è un forte importatore di carne di maiale dalla Germania, carne destinata soprattutto alla produzione di prosciutti (circa 13 milioni di pezzi all'anno), per un totale di 220 milioni di chili nei primi nove mesi del 2010, con un aumento del 12 per cento rispetto allo scorso anno».

Signor Ministro, lei prima ha parlato di valori: non è il valore, però, che a noi interessa, ma capire - com'è stato detto giustamente anche dal collega - come si comporta il Governo. Infatti, se per una mozzarella di bufala a Caserta è scattato in tutto il mondo un meccanismo che ha portato a casa 12.000 operatori del settore, che non lavorano più, chiediamo al Ministro di spiegare che cosa sta succedendo in Germania, perché 13 milioni di quei pezzi arrivano poi in Italia.

Ma allora, quale allarmismo abbiamo creato? Non penso che sia stato creato nessun allarmismo; al contrario, noi ribaltiamo questa accusa, perché non si tratta di fare allarmismo, ma di conoscere la verità. La trasparenza è infatti la migliore garanzia per evitare allarmismi inutili, informando in maniera esaustiva l'opinione pubblica, come ha fatto lei questa mattina, e riconoscendo il merito a chi opera nel settore alimentare in maniera onesta.

A tal proposito, ricordo che abbiamo presentato un'altra richiesta sulla nota vicenda della legge n. 283 del 1962, che permette di perseguire chi adultera i cibi. L'unica certezza che abbiamo riguardo a questa legge è che ci sono due interpretazioni antitetiche: quella del giudice di Torino, che cita una sentenza della Cassazione, che avrebbe già stabilito che la norma è decaduta dallo scorso dicembre; e quella del Governo, ribadita anche alla Camera, per cui, poiché nel titolo della legge ci sono le parole «Testo unico», la norma non sarebbe toccata dal decreto taglia leggi.

Non è la prima volta che questo decreto crea problemi simili. C'è dunque la necessità di fare chiarezza, ed una chiarezza massima: non sarebbe forse meglio ammettere l'errore e ricorrere ad una nota interpretativa, spiegando agli italiani il problema? Non è allarmismo questo: è chiarezza, è trasparenza. Questo è quanto chiediamo.

Tutto ciò va fatto subito, perché i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere se la loro salute è tutelata, non solo dall'attuale sistema dei controlli dei cibi, ma anche da una norma che punisca le frodi alimentari! La vicenda di cui discutiamo qui oggi, lo abbiamo detto, nasce in Germania ma è conseguenza di una situazione italiana: quella mancata tutela ambientale e del nostro settore agricolo nazionale che sta aumentando la nostra dipendenza dalle importazioni alimentari dall'estero e creando gravi conseguenze sociali, specialmente nel Meridione.

Mentre oggi noi discutiamo dei problemi provenienti dalla Germania, non possiamo dimenticare che è di poche settimane fa la notizia - e lo ricordava anche lei - dell'ennesimo abbattimento di massa di capi di bestiame contaminati da diossina nella zona di Taranto. Dal 2008 ad oggi sono più di 1.700 i capi di bestiame che sono stati uccisi nella zona di Taranto, dove l'industria siderurgica ha inquinato irrimediabilmente le zone di pascolo. L'abbattimento di questo elevato numero di capi di bestiame contaminati è dipeso proprio dal pericolo che le loro carni venissero immesse sul mercato alimentare.

Cosa sta facendo il Governo per queste drammatiche situazioni che si verificano non in Germania, non in Belgio, ma "a casa nostra", come amano sempre dire i colleghi della Lega? Cosa state facendo lei e il ministro Galan per sanare queste drammatiche situazioni e tutelare anzitutto la salute dei cittadini ed un'importantissima (forse l'unica vera) risorsa alimentare e naturale dell'Italia?

Finalmente ieri la Camera dei deputati ha approvato la legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari. C'è voluto questo ultimo scandalo: non si neghi che tanti di quelli che oggi festeggiano, ieri mettevano i bastoni tra le ruote a questa legge! Da anni l'Italia dei Valori chiedeva una legge sull'etichettatura trasparente, proprio al fine di non vanificare lo sforzo di quelle imprese alimentari che investono sulla qualità e di dare ai consumatori il diritto di scelta. L'Italia dei Valori si è fatta promotrice di una simile iniziativa anche al Parlamento europeo.

Certo, da sola l'etichettatura di origine non è una misura sufficiente, in quanto appare necessario intervenire soprattutto per garantire che gli agricoltori possano continuare a produrre qualità. Ma ora tocca al Governo impegnarsi perché almeno questo provvedimento abbia effettivamente una rapida ed efficace applicazione, attraverso l'emanazione degli appositi provvedimenti attuativi.

L'Italia dei Valori sarà, come sempre, vigile e pronta a segnalare se ciò non dovesse avvenire. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gustavino. Ne ha facoltà.

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, ringrazio molto il signor Ministro per avere questa mattina svolto una relazione puntuale, che fa riflettere su almeno due questioni: la prima è che occorrerebbe essere un poco orgogliosi quando vi sono dati positivi. Il sistema dei controlli, per quanto riguarda la salute dei cittadini in relazione ai cibi assunti, in questo nostro Paese a me pare serio e più avanzato di quello di molti Paesi europei.

Io sono un convinto assertore del fatto che il futuro di questo Paese sia dentro l'Europa e sono convinto che la serietà, prima o poi, paghi. Vi è un'antica vicenda in questo Paese, ormai quasi dimenticata per fortuna, che mise in ginocchio totalmente un settore importante della nostra produzione agricola e che qualcuno ricorderà bene: fu il caso dell'etanolo. La serietà con la quale si lavorò per riprendersi da quella che fu una scellerata vicenda porta oggi la nostra industria enologica ad essere tra le più serie, tra le più seguite, tra le più apprezzate del mondo.

Io credo che la serietà paghi: la serietà con cui ci si applica ai controlli e, in questo caso, anche a spiegare. Davvero, infatti, io penso che si debba rassicurare, quando è giusto rassicurare, e che forse è anche giusto preoccuparsi, quando occorre preoccuparsi: ma in questo caso occorreva rassicurare. Questo stile, a mio avviso, paga.

Certamente, esiste il problema di far recepire all'interno dell'Unione europea queste buone cose. È un problema di peso politico, probabilmente, ed è un problema complesso; e alcuni colleghi hanno rilevato come vi siano aspetti riguardanti anche il nostro Paese. Però, penso che questa sia la via giusta. I dati relativi ai picogrammi che ci ha fornito sono utili per gli addetti ai lavori. Sono contento perché la questione va raccontata anche così. Quello che deve apparire fuori è che viviamo, da questo punto di vista, in un tempo e in un Paese sicuro. Secondo me, questo è un buon messaggio di cui essere seriamente orgogliosi. In questo momento, direi che basta così. (Applausi della senatrice Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.

ASTORE (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, ho chiesto di intervenire perché mi sembra che su queste vicende dobbiamo superare le diversità politiche e andare alquid della questione che riguarda la tutela della salute della nostra popolazione. Anch'io la ringrazio, signor Ministro, per il tono rassicurante con cui in questi giorni ha parlato alla comunità nazionale. Mi è sembrato che lei abbia sdrammatizzato il problema: come sa, quando si parla di diossina, di inquinamento ambientale e simili, l'opinione pubblica si allarma molto; non ha generato paura e credo che abbia anche fatto bene, in base alla relazione che ci ha presentato, ad adottare tutti quei provvedimenti e quelle azioni politiche verso la Comunità europea.

Credo che questo episodio - signor Ministro, vado al sodo della questione - ci debba far riflettere. Tenga conto che è successo in Germania, cioè in un Paese in cui la disciplina è proverbiale. Alcuni vizi di guadagno facile, una volta tutti latini, si trasferiscono oltre le Alpi e credo che l'industria di mangimi non sia l'unica interessata, ma questa voglia smodata di guadagno si allarga a danno della salute. Dobbiamo anche riflettere, signor Ministro, sull'inquinamento che oggi in Italia si registra in tante aree. Non sono tra coloro che sostengono che dal Nord sono venuti a mettere la diossina, benché sia vero, perché ci sono processi in atto, condanne, relazioni di ordine scientifico e tecnico di magistrati e di periti dei tribunali. Noi abbiamo in Italia alcune aree totalmente inquinate. Mi riferisco, ad esempio, al mio Molise: in questi giorni sta su tutte le cronache nazionali quanto sta accadendo nel basso Molise, con riferimento all'acqua e al percolato. Ci sono stati anche alcuni arresti di persone che tuttora reputo perbene, benché i documenti diano loro totalmente torto. Ci sono anche la Puglia e la Basilicata, per non parlare poi della Campania.

Signor Ministro, dobbiamo cogliere questa occasione per incrementare fortemente la prevenzione. Non possiamo fare a scaricabarile tra le Regioni. Le cito un episodio per farmi capire meglio. Dobbiamo stare, come sanità, attenti ai LEA. L'unico compito forte e globale, se vuole, rimasto oggi allo Stato è quello di tutelare i livelli essenziali di assistenza. Mi dica perché in tante Regioni e in tante aree a rischio del Meridione non c'è ancora il registro tumori, che è molto importante. Si generano allarmismi e spesso leggiamo sui giornali che ci sono tante morti, e magari si forniscono percentuali diverse o non corrispondenti al vero. Credo che certe industrie o certi modi di fare possano generare determinati atteggiamenti. Perché con la sua sensibilità, signor Ministro, non interviene su questi aspetti che riguardano l'interesse di tutti i cittadini e spesso l'interesse dei più deboli? Ieri siamo stati contenti per la misura sulla tracciabilità dei prodotti, che era da tempo attesa. In presenza del Presidente della Commissione agricoltura, dico che dobbiamo cominciare veramente a fare degli sbarramenti seri quando importiamo circa il 50 per cento di alcuni prodotti. Nel mio piccolo Molise ci illudevamo che il latte locale potesse servire per alcuni prodotti di eccellenza, ma poi abbiamo scoperto che anche per questi si è ricorso all'importazione dalla Germania. Ci vuole, quindi, collaborazione tra gli enti, le Regioni e lo Stato nell'interesse del cittadino.

In ogni caso, approvo la sua relazione e credo che dobbiamo andare avanti su detta strada. Questo è uno dei casi in cui, signor Ministro, tutto il Parlamento la pensa allo stesso modo. L'Italia è l'unico Stato in Europa nel quale ha alla Sanità il controllo dei prodotti alimentari - come mi è sembrato di capire - e questo ci ha dato gloria, serietà e rispetto da parte degli altri Paesi, ma soprattutto ci ha dato controllo sui prodotti dell'agricoltura. Mi sembra che in altri Stati - in Germania la competenza è addirittura dell'Agricoltura - avvengono fenomeni che da noi non possono succedere. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Ministro, a nome di tutto il Gruppo della Lega Nord, la ringrazio per la sua esposizione molto esaustiva, la quale ci tranquillizza in merito ad una vicenda che ha destato molta preoccupazione nei cittadini del nostro Paese. Mi riferisco alla vicenda delle uova alla diossina, questo triste fenomeno che - come tutti sappiamo - è avvenuto in Germania. Ricordo che dalla Germania il nostro Paese importa non solo uova ma anche carne ed altri prodotti alimentari, e in particolar modo grandi quantità di latte e formaggi.

Per quanto concerne le uova, devo dire che non abbiamo avuto problemi, dal momento che la loro produzione nel nostro Paese supera il fabbisogno. Per citare un dato, faccio presente che produciamo il 105 per cento del nostro fabbisogno, per cui non abbiamo importato rilevanti quantità di uova. Ciò però non avviene per quanto riguarda altri tipi di derrate alimentari. Mi riferisco in particolare modo alla carne di maiale, della quale importiamo rilevanti quantità. Fonti della Coldiretti riportano che importiamo oltre 220 milioni di chili di carne di maiale tra carne a pezzi e animali vivi. Dico questo per dare un'idea della quantità di carne che importiamo nel nostro Paese, e aggiungo purtroppo, dal momento che conosciamo molto bene le potenzialità della nostra agricoltura. Credo che potremmo produrne molta di più nel nostro Paese, ma questo chiaramente è un altro tipo di ragionamento.

Quando abbiamo saputo che il mangime prodotto nei mangimifici della Germania era contaminato, forte è stata la preoccupazione che ha colpito tutti i cittadini, anche perché i mass media hanno doverosamente, e giustamente, creato un certo allarme.

Per la questione delle uova contaminate, fortunatamente non abbiamo avuto problemi, perché nel nostro Paese dal 2004 è obbligatoria l'etichettatura che identifica in maniera certa ed analitica, come una specie di carta di identità, la provenienza delle uova e la data di produzione, fornendo anche altre indicazioni che informano in modo preciso e corretto sull'origine del prodotto. Questo ci fa capire oggi più che mai quanto sia importante per noi, per il nostro Paese, per tutti i cittadini e consumatori, quel felice provvedimento finalmente arrivato al nostro esame, dopo essere stato approvato questa settimana, esattamente nella giornata di martedì, alla Camera dei deputati, relativo all'etichettatura, di cui ho sentito tanto parlare, e ringrazio tutti i colleghi che mi hanno preceduto. L'etichettatura mette finalmente in luce positiva, per tutti i cittadini e i consumatori, la trasparenza, la genuinità ed il valore dei prodotti del nostro Paese, che sono di per se stessi una garanzia di qualità. Nel nostro Paese abbiamo riconosciuto tutti insieme il valore della dieta mediterranea, che abbiamo approvato come patrimonio immateriale dell'umanità. Chiaramente l'etichettatura non fa che esaltare le caratteristiche di cui ho finora parlato.

Devo aggiungere che siamo molti fieri del provvedimento dell'etichettatura, in quanto è partito proprio dal nostro ex Ministro dell'agricoltura, oggi presidente della Regione Veneto. Ricordo questo anche al senatore Di Nardo che ha prima citato il provvedimento in questione, sostenendo che la Lega non ha fatto molto. Possiamo dire che oggi questo rilevante provvedimento ha tanti padri ed è giusto riconoscere che un anno e mezzo fa l'allora ministro Luca Zaia lo ha proposto alla Camera dei deputati. Credo che l'etichettatura sia un valido aiuto per la salute di tutti i cittadini e che ci aiuterà a prevenire situazioni come quella di cui oggi stiamo parlando. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mongiello. Ne ha facoltà.

MONGIELLO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, l'allarme suscitato in Italia dallo scandalo delle uova alla diossina ci riporta alla triste realtà di come sia vulnerabile il sistema dei controlli. È necessario dotare gli alimenti di una vera e propria carta d'identità che ne riveli in qualunque momento la provenienza, gli ingredienti, il luogo di trasformazione.

Tali episodi evidenziano sempre più la necessità, signor Ministro, da parte del consumatore di essere costantemente informato sull'uso consapevole di tali prodotti e tutelato da eventuali inganni, come i prodotti di alcune industrie tedesche, che spero siano punite con pene severe e certe, poiché si tratta di fatti delittuosi.

Sappiamo che l'Italia è un forte importatore di maiali dalla Germania - lo ha evidenziato il collega Di Nardo - soprattutto di quelli destinati alla produzione di prosciutti. Ricordo a noi tutti che carne di maiale e salumi non contengono l'etichettatura con l'origine come le uova. Un litro di latte su cinque proviene dalla Germania e oltre alle uova anche il latte tedesco potrebbe essere stato contaminato a seguito dell'utilizzazione di mangimi alla diossina che ha portato alla chiusura di circa 4.700 allevamenti di polli e suini in Germania. Ci chiediamo quanti di questi prodotti stiano vagando per il mondo.

Non possiamo sempre rincorrere le emergenze sanitarie come quella, estremamente grave, accaduta in Germania. È necessaria la trasparenza dell'informazione. Le uova - lo ha ricordato il collega Vallardi - hanno un sistema di tracciabilità dal 2004, che consente di distinguere il Paese di provenienza e il metodo di allevamento. Ma io chiedo quanti di noi ne erano a conoscenza, quanti italiani sapevano come identificare le uova di provenienza italiana.

La legge sulla etichettatura qui evocata da tutti e votata definitivamente da Camera e Senato fa da apripista all'Unione europea. Ricordo al collega Vallardi che questa è stata una battaglia parlamentare che è nata in quest'Aula grazie al lavoro di tutti i colleghi del Senato. È stata votata all'unanimità da parte di quest'Aula; poi, improvvisamente, è stato incardinato alla Camera un provvedimento ministeriale che ci ha fatto perdere un anno e mezzo di tempo. Quindi - lo ricordo a noi tutti - avremmo potuto approvare questa legge in tempi molto rapidi e recare beneficio ai nostri prodotti e alla nostra agricoltura, anche se è necessario varare una normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti. Questa rende giustizia del lavoro e della fatica degli agricoltori e tutela la salute e la sicurezza dei consumatori.

Quando è in gioco, signor Ministro, la salute dei cittadini non si può perdere tempo e cedere alle pressioni delle grandi lobby interessate. Bene ha fatto il Parlamento a legiferare, e bene ha fatto il Governo - gliene do atto - a mantenere quella posizione in Europa, ma ora bisogna insistere affinché l'Unione europea possa varare una normativa sulla tracciabilità. A tale proposito, insieme a tutti i colleghi del Partito Democratico, abbiamo scritto ai parlamentari europei per sostenere in Europa la tracciabilità dei prodotti. Diversamente, il nostro lavoro si renderebbe vano. Ecco cosa significa maggior impegno del Parlamento e del Governo. Solo così si tutelano i prodotti alimentari e si può arginare un triste fenomeno che è tutto italiano, quello dell'agropirateria e del falso made in Italy, che conta un fatturato di 60 miliardi all'anno nella più totale illegalità. Ecco perché dobbiamo sostenere questa iniziativa in Europa. Voglio ricordare a tutti che è il made in Italy a fare gola e ad essere imitato, e non certamente quanto prodotto negli altri Paesi europei.

Solo nei primi mesi del 2010 i NAS hanno sequestrato alimenti fuorilegge per circa 10 milioni di euro, il 40 per cento in più rispetto al primo semestre del 2009. La repressione, caro Ministro, oltre ad intervenire solo a valle, cioè una volta che il danno si è determinato, è effettuata con mezzi sproporzionati per difetto alla vastità delle dimensioni del problema. Il lavoro dei NAS è encomiabile, e a loro va il nostro plauso, ma non può far fronte alle incognite, specie in tempi di globalizzazione.

Un accenno al tema dell'inasprimento delle pene. Ricordo subito che il ministro Calderoli ha cancellato una legge che puniva le adulterazioni alimentari. Sarebbe bene che il Ministero intervenisse in questa disputa e prendesse una posizione chiara, altrimenti noi del Partito Democratico presenteremo un emendamento ad hoc al decreto milleproroghe.

È paradossale che l'Italia ospiti sul suo territorio l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma, istituita nel 2002 a seguito di un'altra emergenza, quella della mucca pazza. E se il Governo precedente ha istituito l'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, con sede a Foggia, completamente finanziata, questo Governo si è affidato al solo ruolo, insostituibile, di repressione e controllo dei NAS e alle resistenze, è il caso di dirlo, da parte di alcuni organi ministeriali, che pongono un freno ai decreti attuativi, a differenza di ciò che hanno fatto altri Paesi europei.

Ministro, lei ha parlato questa mattina dell'organizzazione del suo Ministero a seguito di questa emergenza, però voglio ricordarle che un conto è la gestione del rischio - e bene ha fatto ad istituire la relativa task force - e un conto è la valutazione del rischio, che non spetta al Ministero della salute, ma dovrebbe spettare ad un organo indipendente, che deve garantire il carattere di terzietà alla stessa valutazione. Ecco perché non comprendo la posizione del Ministero. Questo è il momento di decidere, caro Ministro. Basta giocare con la salute dei cittadini. Bene i controlli e bene l'etichettatura. Ora è il momento dell'Agenzia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccomanno. Ne ha facoltà.

SACCOMANNO (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, desidero innanzitutto ringraziare il signor Ministro per aver ampiamente illustrato, in sette punti, quindi con una sintesi anche estremamente chiara, le azioni intraprese dal Governo in un momento di allerta internazionale che si è venuta a determinare per quanto accaduto in Germania. Il fatto che in Italia oggi abbiamo la certezza, riconosciuta anche dagli interventi dei colleghi, che tutto ciò non costituisca pericolo per i nostri consumatori è un merito che va ascritto anche alle azioni di questo Governo. C'è un momento di grande serenità che, con la chiarezza che gli è propria, il Ministro ha illustrato in questo nostro incontro.

Desidero esprimere apprezzamento per come sono stati tempestivamente previsti dei controlli straordinari, programmando peraltro anche misure a lungo termine, che vanno incontro alle problematiche, che non hanno creato allarme, sollecitate dall'opposizione e dalla maggioranza anche in questo dibattito, ma che indubbiamente richiedono dei momenti di attenzione cui il Governo ha corrisposto. Tra breve mi permetterò di sottolineare in che modo.

È indubbio che la tutela della produzione agroalimentare del nostro Paese è una bandiera del made in Italy, che viene sostenuta con un alto livello di sicurezza alimentare. Ricordava il collega Gustavino prima che l'organizzazione sanitaria italiana, che prevede, insieme, il controllo veterinario, il controllo della sicurezza alimentare e della nutrizione e il controllo dell'intero sistema sanitario, è vanto internazionale, visto che negli altri Paesi europei non c'è. Si tratta di un momento di forza importante che abbiamo potuto rilevare e constatare, non solo oggi, ma anche in altre emergenze apparse in ambito internazionale, come nel caso dell'aviaria, quando abbiamo avuto condizioni di sicurezza eccezionali. Quindi, apprezzamento per tutta questa tempestività e per un'organizzazione che certamente è importante motivo di orgoglio.

Voglio prendere lo spunto dalle osservazioni del collega Di Nardo per dire ancora una volta grazie perché il Governo e il mondo sanitario si uniscono alla tutela ambientale nei momenti in cui diventa sinergico l'obiettivo della tutela dei siti di interesse nazionale. In quelle aree fortemente antropizzate, dove naturalmente anche una serie di attività alimentari o zootecniche si svolgono con i pericoli sollevati e denunciati in quest'Aula, il Governo - che interviene sui siti di interesse nazionale, con una nuova politica, un nuovo impegno mirato - agisce nel senso chiesto da tutti per quanto riguarda la sicurezza: anche in quei luoghi, come l'area industriale di Taranto, diventata il simbolo negativo di una serie di problematiche connesse ai fenomeni antropici in quelle sedi. Voglio ricordare che proprio nell'area di Taranto si sono cimentati diversi Governi nazionali e regionali, ingaggiando una lotta che non ha raggiunto risultati ottimali. Probabilmente, questa sinergia tra Ministero dell'ambiente e Ministero della salute potrà creare una svolta importante anche in termini di sicurezza in quei siti.

Sempre in termini di sicurezza, dopo la legge approvata definitivamente ieri alla Camera sulla tracciabilità alimentare, vorrei sottolineare che l'intervento del Governo nel Consiglio dei ministri dell'Unione europea è stato ottimale, perché ci consente di proporre, a tutela, anche qui, di quelle grandi importazioni di carni suine un momento di serenità importante. Abbiamo una nuova possibilità nel Consiglio dei ministri europeo, che richiederà naturalmente un'approvazione con i due terzi, che riconosce all'Italia un ruolo estremamente attivo e positivo nel processo che consentirà la tracciabilità delle carni suine e dei prodotti latteari. Anche questo corrisponde ad una esigenza che l'Aula quest'oggi ha rilevato e rinnovo l'elogio per quanto il Governo ha fatto e per quanto continuerà indubbiamente a fare in tale ambito.

Questa è una politica di chiarezza e di trasparenza, mi consento di dire al collega Digilio. A mio avviso, invece, si può rilevare, con un apprezzamento unanime, che il Governo in questo settore, in modo trasparente, si sente impegnato e sta realizzando un momento di forte attenzione che porta grandi garanzie in ambito europeo e che ci rasserena. Questo è un dato per il quale intendo ringraziare il Governo ed intendo, come tutti, naturalmente, sollecitare un prosieguo di questo percorso di attenzione e di attivismo importante dell'Italia nel settore, che ci caratterizza e che naturalmente crea anche l'orgoglio della nostra produzione nazionale agroalimentare. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Presidente della 9a Commissione, senatore Scarpa Bonazza Buora. Ne ha facoltà.

SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, visto che il mio intervento non era previsto. Sarò brevissimo. Ritengo doveroso, come Presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, aggiungere due parole per testimoniare - come è stato fatto da tutti i colleghi di tutti i Gruppi - al ministro Fazio e al Governo l'apprezzamento per la grande efficacia che si è registrata anche in questa occasione (e particolarmente in questa occasione) non solo nell'effettuazione dei controlli e nella predisposizione di tutto ciò che è necessario per garantire sicurezza alimentare, che è compito precipuo del Ministero della salute, ma anche per non ingenerare quell'allarmismo che abbiamo avuto in altre epoche. Sono in Parlamento da qualche anno e ricordo crisi di interi settori e comparti della nostra agricoltura determinate proprio da allarmismi creati ingiustificatamente, a volte anche da membri del Governo.

Bene, questa volta ciò non è accaduto. Questo è sicuramente un merito della serenità e della capacità, non solo politica ed organizzativa del nostro Ministro della salute, ma anche scientifica.

Voglio anch'io ricordare che il Senato nel suo complesso, con tutti i senatori di tutti i Gruppi, ha dato avvio ad una importante iniziativa legislativa che ha avuto successo, che è stata suggellata l'altro ieri da un voto positivo da parte della Camera dei deputati, e che adesso è affidata alla capacità negoziale del Ministro della salute da un lato e del Ministro dell'agricoltura dall'altro, nel consesso comunitario.

Abbiamo notato ieri qualche presa di posizione un po' distonica e preoccupata da parte del commissario europeo, che poteva forse attendere di leggere meglio la normativa. Ricordo infatti a me stesso che è una normativa che rinvia a decreti interministeriali, filiera per filiera, che dovranno essere prodotti, concordati e poi notificati all'Unione europea. La nostra è quindi una legge assolutamente coerente con la costruzione comunitaria e con la nostra appartenenza.

È però vera anche un'altra cosa, signor Ministro, di cui lei è testimone ogni volta che si reca ai Consigli dei ministri della salute dell'Unione europea, come del resto lo è il ministro Galan; siamo tutti europeisti, ma non intendiamo l'Europa come un Moloch che ci induce a recepire unicamente quanto viene da essa prodotto. Riteniamo, come soci fondatori dell'Europa, di dover essere parte attiva nella costruzione di una normativa europea per garantire maggiore sicurezza alimentare, valorizzazione della qualità di tutte le produzioni agricole, in particolare di un Paese come l'Italia, che è al primo posto in Europa per la produzione di valore aggiunto e, quindi, di qualità.

La norma che abbiamo prodotto tutti insieme l'altro giorno - ed è un successo straordinario per il Parlamento italiano - è anche un mandato autorevole che viene conferito al Governo, al Ministro della salute ed al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per poter combattere con successo in sede comunitaria, sapendo di avere l'appoggio di tutto il Parlamento e di tutto il popolo italiano.

Vi ringrazio quindi per quello che avete fatto e, ancor di più, per quello che farete. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro della salute, che ringrazio per la sua disponibilità e tempestività.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in tribuna una rappresentanza di studenti della Scuola media statale «Ettore Majorana» di Roma. A loro va l'applauso dell'Assemblea. (Applausi).

Prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10,34, è ripresa alle ore 10,50).

Informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan e conseguente discussione (ore 10,50)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della difesa sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole La Russa.

LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, così come ho fatto ieri alla Camera dei deputati, doverosamente riferisco oggi al Senato sul nuovo luttuoso evento che è occorso in Afghanistan, segnato dalla morte di un giovane alpino del contingente italiano impegnato nella missione ISAF e dal ferimento di un suo commilitone.

Chiedo all'Assemblea di unirsi a me e al Governo per rinnovare il più profondo cordoglio e la più sentita vicinanza ai familiari del primo caporalmaggiore Luca Sanna, che ho appena visto all'aeroporto di Ciampino, dove è arrivata la salma del militare, che stanno provando un immenso e indescrivibile dolore.

Con questi sentimenti riporto il pensiero e il messaggio di cordoglio del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, appresa con profonda commozione la notizia, ha espresso la sua solidale partecipazione al dolore dei congiunti del militare caduto in questa missione internazionale, tesa a riportare la pace e la stabilità in Afghanistan. Rinnovo l'affettuoso augurio al militare ferito espresso dallo stesso Presidente della Repubblica.

Signor Presidente, onorevoli senatori, l'evento in cui ha perso tragicamente la vita il caporalmaggiore Luca Sanna è avvenuto in un avamposto della Task Force North denominato Highlander che si trova a circa due chilometri e mezzo a Est di Bala Morghab, nella provincia di Badghis, assegnata all'8° Reggimento Alpini.

L'area è certamente una delle più complesse e operativamente importanti tra quelle sotto la responsabilità del comando italiano di Herat.

L'avamposto Highlander costituisce un punto avanzato per il controllo del territorio nell'area della cosiddetta Bolla di sicurezza di Bala Morghab che ha reso possibile il ritorno nei propri villaggi di circa 10.000 civili afgani. Nell'area sono presenti 12 basi italiane, di cui 11 veri e propri avamposti e una base centrale, alcune presidiate solo da italiani, altre congiuntamente con forze dell'esercito afgano e statunitense. Nell'intera area di Bala Morghab va segnalato che il numero complessivo di posizioni operative di vario tipo, anche temporanee, raggiunge il numero di 50, gran parte delle quali presidiate però da statunitensi e afgani.

L'avamposto è ubicato su un'altura di circa 480 metri posta all'imbocco della valle del fiume Morghab che collega la zona alla regione del Nord. Sul fondovalle scorre l'importante strada di comunicazione denominata Ring Road che in quel tratto - va segnalato - è però poco più che una pista sabbiosa.

Il sito Highlander ha una configurazione approssimativamente circolare, con un raggio di circa 75 metri, ed è una postazione circondata da un filo spinato, all'interno del quale vi sono diversi ricoveri, di cui uno destinato a dormitorio, più arretrato rispetto al fronte esposto (che è quello ad Est), e altri ripari più piccoli, di soli tre metri per tre, che sono punti copertina di osservazione. Il ricovero dedicato agli italiani è separato da quello riservato agli afgani (la distanza è di circa 50 metri, all'interno di questa circonferenza), che pure sono presenti nella stessa postazione.

In questi avamposti sono presenti due squadre di circa dieci uomini ciascuna, una italiana e una afgana. Al momento dell'evento, erano presenti nell'avamposto dieci italiani e otto afgani.

Nella parte arretrata del sito circolare, che è quella meno esposta ad eventuali attacchi, c'è un ingresso presidiato dagli afgani. Vi è poi un altro ingresso più piccolo, non proprio di fronte, ma un po' spostato sul lato destro, che immette su una stradicciola che porta alla vicina postazione della polizia afgana, la quale controlla l'accesso a questa strada che porta alla Ring Road. Davanti a questo accesso non c'è un soldato, perché il varco è vigilato indirettamente dalle sentinelle presenti nelle postazioni all'interno dell'area di 75 metri che ho descritto. Ho illustrato questo dettaglio perché è da lì che scapperà l'attentatore, il quale evidentemente conosceva bene il luogo.

Ciò premesso, passo a descrivere gli eventi, secondo la puntuale ricostruzione che mi è stata fornita ieri (però già nei primi momenti ho avuto coerenti indicazioni) dai competenti comandi militari. A tale proposito, sottolineo che i comandi militari, sia quelli in Afghanistan, sia quelli italiani, ci hanno fornito immediatamente gli elementi per una puntuale ricostruzione, che si è via via resa più dettagliata, ma che è rimasta assolutamente coerente con le prime informazioni. A loro va quindi il mio pieno elogio.

Il 18 gennaio, alle ore 15,30, tre alpini, tra i quali i due poi colpiti e il caporalmaggiore Matteo Rosa, rimasto illeso, si trovavano all'aperto, protetti sul lato Ovest dell'avamposto, in prossimità del locale dormitorio (erano quindi nella parte protetta dalla presenza di questo dormitorio). Trovandosi al riparo rispetto alla prevedibile provenienza della minaccia, e non essendo in servizio di guardia, stavano effettuando la manutenzione delle loro armi in dotazione, mediante l'utilizzo del compressore di uno dei due mezzi Lince presenti nell'area.

Poco distanti, il maresciallo Davide Severini, comandante della postazione, e il primo caporalmaggiore Davide Frangella stavano procedendo a interventi di manutenzione sulle apparecchiature di bordo dello stesso Lince. Il restante personale era, invece, di servizio nelle postazioni che sono rivolte in direzione Est, verso l'esterno dell'avamposto.

In questa fase, un soldato afgano (non quindi una persona che si limitava ad indossare la divisa, come è stato poi definitivamente accertato), provenendo dalla vicina postazione afgana all'interno dell'area, si è avvicinato a loro tenendo in mano il fucile e facendo cenno di volersi anch'egli servire del soffio d'aria compressa che in quel momento i due soldati italiani stavano utilizzando per la manutenzione. I due nostri militari si sono subito accorti però che l'afgano aveva inserito il caricatore nel fucile, cosa che non è normale se non si è di servizio, anche se non potevano sapere se l'afgano si fosse in quel momento allontanato dal servizio. Tuttavia, a voce e a gesti, gli hanno intimato di estrarre il caricatore dal fucile. L'afgano ha fatto cenno di volerlo fare, ha messo la mano sul caricatore, ma anziché toglierlo, nel frattempo si è avvicinato e ha cominciato a sparare, colpendo i due militari che in quel momento non potevano reagire, poiché avevano l'arma in manutenzione e non carica, visto che non si aspettavano un attacco proditorio. Approfittando della sorpresa, l'afgano, che evidentemente aveva preparato il piano nel dettaglio e aveva atteso il momento opportuno, si è diretto di corsa (si tratta di pochi metri) verso quell'uscita a cui facevo cenno prima, inutilmente inseguito dai colpi d'arma che, nel frattempo, sia i militari di guardia, quando si sono resi conto dell'accaduto dopo un attimo, sia gli stessi afgani hanno esploso dalla loro postazione.

Gli afgani hanno provato ad inseguirlo con un mezzo lungo quella stradicciola, ma, dopo essersi diretto ad Est, l'attentatore, il terrorista, ha deviato lasciandosi scivolare nella scarpata e riuscendo a eludere l'inseguimento: probabilmente era atteso o aveva previsto un modo per non farsi raggiungere. L'attentatore è stato comunque identificato come Gullab Ali Noor, nato nel Kunduz, distretto di Archi, villaggio di Sufi Zaman, in servizio da tre mesi e 45 giorni, destinato all'avamposto Highlander. Come dicevo prima, egli è riuscito comunque a fuggire nonostante la reazione degli stessi afgani e nostra.

Veniva immediatamente richiesto e disposto l'intervento della squadra di reazione rapida della base di Bala Mourghab, al fine di rafforzare la necessaria cornice di sicurezza e facilitare l'intervento dei mezzi di soccorso. A scopo cautelativo veniva anche richiesto il supporto aereo, di cui però poi non vi è stata necessità. Alle 15,43, dalla vicina base Columbus, base principale dell'8° reggimento alpini a Bala Mourghab, partiva un'ambulanza con medico a bordo, e alle 15,46 l'elicottero Medevac statunitense. Alle 15,52, tale elicottero atterrava nell'avamposto; il medico militare verificava purtroppo che uno dei due alpini, il caporalmaggiore Luca Sanna, non dava più segni di vita. Si procedeva allora allo sgombero del caporale Luca Barisonzi che, alle ore 16,10, arrivava alla base avanzata Columbus con l'elicottero, dove veniva stabilizzato e ricoverato presso l'ospedale da campo. Nel frattempo si procedeva all'evacuazione, sempre via elicottero, della salma del militare Sanna. Alle 17,37, il ferito veniva trasportato all'ospedale Role 2 di Herat dopo uno scalo tecnico a Qal Y Naw. Questa notte, il ferito è arrivato all'ospedale di Ramstein, in Germania, dove non è stato ancora operato, perché si discute, purtroppo, sulla possibilità e sull'opportunità di effettuare un intervento, essendo stato colpito alla schiena, alla parte cervicale, con allo stato blocco dell'utilizzo degli arti. È in questo momento in fase di decisione se compiere l'intervento e come compierlo. Il neurochirurgo italiano ha insistito perché l'intervento venga svolto.

Il caporale Luca Barisonzi, nato a Voghera il 2 maggio 1990, è celibe ed era alla sua prima missione in Afghanistan, mentre il militare deceduto era alla sua terza missione in Afghanistan. Il caporale Barisonzi è quindi in Germania, assistito dai familiari, che hanno raggiunto la Germania con un aereo messo a disposizione dall'Aeronautica.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, va evidenziato che ci troviamo di fronte a un episodio singolare e particolare, quantomeno per il contingente italiano, anche se vi è un precedente che ha visto coinvolti alcuni nostri soldati, verificatosi il 19 dicembre 2009, quando, durante le fasi di caricamento di materiali logistici su un elicottero statunitense, un militare afgano faceva partire raffiche incontrollate di arma da fuoco, uccidendo un soldato americano e ferendo, per fortuna leggermente in quell'occasione, due nostri militari.

Per quanto riguarda la regione Ovest, di nostra responsabilità, c'è un altro episodio, che ha visto coinvolto però il contingente spagnolo, ancorché insistente nella medesima regione: il 29 agosto dell'anno scorso una recluta della polizia afgana esplodeva alcuni colpi di arma da fuoco, causando la morte di due ufficiali e di un interprete civile, tutti spagnoli, durante un'attività di mentoring a favore del personale della polizia afgana in località Qal Y Naw. Addirittura in quell'occasione scaturirono disordini perché l'attentatore era uno del posto e nella confusione, dopo che egli stesso era stato raggiunto da colpi di arma da fuoco di reazione da parte degli spagnoli, la popolazione aveva solidarizzato con chi credeva essere vittima e non invece carnefice.

Nel quadro della ricostruzione dell'evento in cui ha perso la vita Luca Sanna, che, ricordo, era nato ad Oristano il 4 novembre del 1978 ed effettivo all'8° reggimento alpini con sede a Cividale del Friuli e coniugato (straziante oggi il dolore della moglie) voglio aggiungere subito, come per la verità ho chiarito immediatamente prima ancora di riferire ieri alla Camera, che in questo episodio sarebbe un grave errore parlare di «fuoco amico».

In effetti, la dizione e il concetto di «fuoco amico» - o friendly fire, come lo si voglia definire - appartiene ai casi in cui chi viene attinto da colpi si trova erroneamente, per colpa sua o di chi spara, lungo la linea di fuoco che ha come obiettivo un nemico. In questo caso, invece, colui che ha sparato aveva l'intento di uccidere, per cui non c'entra proprio niente il «fuoco amico», ma si tratta di un vero e proprio attentato, oltretutto nella maniera più subdola e proditoria, usando la divisa di chi doveva essere invece un fratello, un amico, una di quelle persone per le quali gli italiani stanno combattendo, nell'intenzione di dare loro aiuto, conforto, solidarietà, libertà e democrazia.

Sono tuttora al vaglio, comunque, le esatte modalità dell'azione terroristica e aggiungo che, come sempre in questi casi, verrà disposta un'inchiesta dal Capo di stato maggiore della difesa, nonché, egualmente, dall'autorità giudiziaria.

L'evento ci fa riflettere in maniera particolare proprio perché, come abbiamo appena detto, l'azione è stata condotta da una persona che doveva essere un amico. Questo ci induce, al di là della valutazione etica e morale, a considerare che il livello di sicurezza va però adeguato anche a questa minaccia relativamente nuova, o che comunque per la prima volta ha prodotto un danno irreversibile così grave ai nostri soldati.

È una necessità che non è da ritenersi occasionale, essendo invece il frutto di una valutazione che per la verità avevamo già cominciato a fare dopo la mia visita sia a Bala Mourghab, sia nel mese successivo nel Gulistan. Al momento le due aree più pericolose della zona Ovest sono, appunto, quella di Bala Mourghab, con i suoi avamposti, e le tre basi che proteggono la valle del Gulistan. Nell'uno e nell'altro caso abbiamo potuto rilevare come vi sia per la zona Ovest, e dunque per noi, una frequenza nettamente più alta rispetto al passato di eventi minacciosi, di qualunque genere, anche di quelli piccolissimi.

Vero è che, nelle zone a Sud e Sud-Est - quelle inglesi, quelle americane, e quelle inglesi e americane - la condizione è di ancora maggiore pericolosità. Pensate che da noi la frequenza settimanale di eventi comunque minacciosi è pari a circa 40 (proprio in questo ultimo periodo il picco è arrivato a 40, esattamente come nella zona presidiata dai tedeschi), che è sette volte inferiore a quella che si registra nella zona presidiata dagli americani (quella a Sud, la zona di Helmand) e quattro-cinque volte inferiore alla zona Sud-Est.

Questo non ci consola, perché è vero che la pericolosità è inferiore ma, comunque, è una pericolosità per noi elevata e a fronte della quale bisogna comunque contrapporre tutte le contromisure possibili.

Quello che avevamo già rilevato è che sono diminuite in queste ultime settimane e in questi ultimi mesi le minacce attraverso gli IED, cioè gli attentati con le bombe e gli ordigni improvvisati, probabilmente, per una serie di circostanze concomitanti (i mezzi tecnologicamente più raffinati che impieghiamo, i dissuasori elettronici e qualche operazione perfettamente riuscita di neutralizzazione di coloro che li fabbricavano, anche se altri possono essere addestrati): statisticamente sono nettamente diminuite.

Nel contempo, però, si è alzata la minaccia del conflitto a fuoco e dello scambio di colpi con armi leggere, mentre non era ripresa fino adesso, quantitativamente, la minaccia attraverso attacchi suicidi che, invece, in qualche modo somiglia a quanto successo in questa occasione.

Non si tratta, quindi, di mettere in discussione la bontà delle ragioni che ci portano a proseguire la missione in Afghanistan, ma di adattare e, se volete, in qualche occasione di rivedere al meglio le condizioni e le modalità di impiego dei nostri militari a fronte delle mutevoli situazioni di rischio.

Quando parliamo della postazione dove abbiamo subito l'attacco, ci riferiamo ad una delle migliaia di postazioni di varia natura (alcune anche temporanee) che rappresentano i sensori e gli elementi avanzati del controllo del territorio. Non possiamo, quindi, immaginare di fare a meno di questi avamposti, ma dobbiamo porci il problema di come aumentare il livello di sicurezza.

Al riguardo, dopo avere riunito i vertici militari, avevo già segnalato la mia valutazione modesta, ma che avevo pregato di tenere in considerazione, in base alla quale due settimane di permanenza in questi avamposti risultavano un periodo troppo lungo per poter mantenere alta la concentrazione e l'attenzione. Mi è stato riferito che in inverno tale permanenza viene ridotta di qualche giorno, forse anche a una settimana, ma io ritengo che, anche se il trasporto comporta altri rischi, bisogna abbassare quel livello e accrescere il livello di sicurezza con tutte le proposte che si andranno a fare.

Ho ritenuto di dover parlare con il nostro capo dei Servizi, il generale Santini, perché ritengo che l'intelligence debba svolgere un ruolo importante in questo caso e ho ricevuto l'assicurazione che, in ossequio alle indicazioni da lui avute qualche settimana fa, sono effettivamente aumentati, quantitativamente oltre che qualitativamente, gli interventi della nostra intelligence.

Ieri, a seguito di un apposito appuntamento telefonico, ho avuto l'occasione di parlare con il generale Petraeus, al quale ho confermato l'assoluta volontà del Governo italiano e del Parlamento italiano, che si è ripetutamente espresso in questa direzione - sia la maggioranza che larga parte dell'opposizione - di tenere fede agli impegni internazionali e di non avere nessuna intenzione di compiere scelte unilaterali. Al contempo, gli ho confermato che anche la domanda che retoricamente si è posta il Presidente è una domanda che ci poniamo tutti, ogni giorno. La domanda è se vi sia un senso in questa nostra presenza. La risposta che ci diamo è che il senso c'è, ed è quello di voler mantenere vivo l'impegno - perché non farlo sarebbe un tradimento verso i soldati - di liberare l'Afghanistan e anche di mantenere forte la presenza per impedire che quel terreno diventi luogo di partenza di azioni terroristiche contro le nostre città e le nostre Nazioni.

Ho detto al generale Petraeus che ci aspettiamo, avendo anche incaricato il generale Pellegrino che con lui lavora come deputy nel Comando, che venga verificato se vi è qualche discrepanza sul livello di sicurezza delle nostre postazioni rispetto a quelle del Sud e che vengano equiparate al 100 per cento, anche se mi è stato detto che già viene fatto. Il generale Petraeus, che conosco personalmente, ha dato una risposta simbolica, ma per me molto puntuale - per questo lo ringrazio - andando subito, questa mattina, a visitare il nostro contingente, non solo per rinnovare il senso di gratitudine, di stima, di apprezzamento, ma proprio per far sentire che anche l'azione del nostro Governo produce immediatamente quel plus di attenzione che, in casi come questi, è sicuramente estremamente positivo anche per il morale dei nostri soldati che, voglio riferirvi, è incredibile.

Nelle occasioni in cui sono andato - ero accompagnato da tanti giornalisti di tutte le testate che possono testimoniarlo - erano loro che davano coraggio, entusiasmo e forza a noi: erano loro che ci sottolineavano la necessità di proseguire nella loro azione. Erano loro che ci chiedevano sempre maggiore vicinanza, solidarietà e mezzi; il loro morale ci ha testimoniato come - questo è il mio convincimento - quei ragazzi e quelle ragazze facciano parte della migliore gioventù italiana.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere ancora la più profonda riconoscenza e gratitudine ad ognuno dei nostri militari e, in particolare, a coloro che come Luca Sanna sono giunti all'estremo sacrificio per garantire la sicurezza e la difesa della Patria e per la pacifica convivenza della comunità internazionale vi rassegno il nostro impegno. Voglio, quindi, ribadire in maniera forte il nostro impegno a mantenere fede agli obblighi che ci siamo assunti a livello internazionale nella consapevolezza dell'importanza dell'azione multinazionale per contribuire alla stabilizzazione dell'Afghanistan. Quello che non potrei mai accettare, e che credo neanche voi potreste accettare, è che eventi come questi offrano lo spunto a polemiche non solo pretestuose ma, a volte, anche legittime, che però non vorrei arrivassero in momenti come questi. Non è più immaginabile: io mi rifiuto di dover aver bisogno di riaffermare, tutte le volte che abbiamo un lutto così drammatico, che quella missione ha ragione di essere. Discutiamone quando volete e in ogni momento, ma diventa stucchevole, perché credo che il modo migliore per onorare quello che fanno quei ragazzi e soprattutto chi perde la vita sia quello di proseguire la loro azione o di discuterla a prescindere dal loro sacrificio. Questo è quello che ci insegna anche la dignità delle loro famiglie, da cui si trae motivo vero e profondo d'insegnamento.

L'altra cosa che credo nessuno di noi voglia e desideri è assistere ad un'assuefazione a questi eventi. Noi ci auguriamo che sia veramente l'ultimo, che il 2010 abbia lasciato questa coda e che non ci siano nel 2011 altri episodi luttuosi. In ogni caso, però, non dobbiamo sentirci nella condizione di doverci quasi assuefare. Il fatto che l'Italia, a differenza di altre Nazioni, rinnovi ogni volta, in maniera anche istituzionale, forte e condivisa, la propria vicinanza, il proprio dolore e la propria solidarietà alle famiglie e a tutte le Forze armate, è per me motivo di orgoglio.

Mi auguro non debbano più avvenire tali fatti, e con la stessa forza mi auguro che non ci sia mai assuefazione ad eventi del genere. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della difesa.

È iscritta a parlare la senatrice Contini. Ne ha facoltà.

CONTINI (FLI). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per aver oggi parlato del dolore nostro e di tutti gli italiani.

Sarei lieta se mi volesse guardare, per una volta sola in tre anni, dal momento che non ci conosciamo, e credo non avremo modo di farlo in futuro. Vorrei permettermi non solo di esprimere il dolore per la famiglia Sanna, ma anche di darle qualche consiglio dall'alto della mia inesperienza, senza alcun tipo di polemica o di critica, ma semmai con cordialità. Quando sono vicini a noi dei morti, non bisogna mai essere polemici.

Vorrei avanzarle alcune richieste mentre sta a Roma, e magari di evitare insieme ad altre persone delle istituzioni di andare spesso, per farsi notare, una o due ore in Afghanistan come in Iraq, e le spiego subito il motivo. Spesso e volentieri in quelle zone per i nostri soldati rappresenta un rilevante problema assicurare la sicurezza ai civili, come lei sa. Allora mi permetterei di consigliarle - è il pensiero di tutti i soldati - di stare vicino a loro al cento per cento. In questo momento i soldati che sono a Roma - non mi riferisco a quelli che si trovano in aree di crisi - hanno il morale piuttosto a terra, e da molto tempo. L'Afghanistan sta subendo cambiamenti, signor Ministro, da più di un anno e mezzo. Il cambiamento di cui lei ha giustamente parlato sta avvenendo da più di un anno e mezzo. L'ho fatto presente molte volte in Commissione e anche nei corridoi a persone che sono tecnicamente esperte, però non ho rilevato quel cambiamento che noi - oggi lei lo ha affermato - dovremmo iniziare a porre in essere.

Ha ragione - l'ho detto anch'io l'altro ieri in Commissione difesa - in merito all'attività "humint", e quindi all'intelligence. Da un anno e mezzo affermo che sta succedendo esattamente quanto è successo in Iraq, ed è avvenuto dopo tre anni. Avevo ragione nell'affermarlo, ma non bisogna arrivare dopo un anno e mezzo o due, ma subito.

Allora, se è al 100 per cento Ministro della difesa, deve stare vicino ai nostri soldati, vicino a quanto decidono e pensano. Devono sapere di averla vicino. Lei afferma di essere assolutamente vicino ai nostri uomini, che sono i suoi uomini, sono quelli che operano, ed ha ragione. Rappresenta ben altra cosa il fatto di sapere che lei dà tutto se stesso, soprattutto quando andrà a Santa Maria degli Angeli e guarderà negli occhi gli uomini che fanno gli onori a lei e a tutti noi che saremo lì presenti. Le chiedo di guardare negli occhi quegli uomini, e vedrà che il loro morale è diverso da quello che avevano tre anni fa. Stia loro vicino. Le rivolgo la richiesta di stare vicino ai nostri uomini.

Non vorrei sentire, come è accaduto nelle ultime volte in cui sono mancati nostri soldati, persone addirittura del Governo alimentare - come lei giustamente di nuovo ha detto - il dubbio. Quando si entra in una missione internazionale di ricostruzione, di pace, un Governo non si può mettere in dubbio ogni volta che accade qualcosa, ogni volta che cade un nostro soldato. Non si può mettere in dubbio mai, perché se un Governo, un Paese, hanno deciso di far parte della NATO, dell'Europa e di aderire ad una missione internazionale non si può - ripeto - mettere in dubbio tale adesione. E questa volta il dubbio non proviene dell'estrema sinistra, dai Verdi, che una volta esistevano, bensì dalla maggioranza. Questo non deve accadere, signor Ministro, e lei non deve permetterlo. Anzi, le chiedo la cortesia di far tacere quelli che parlano, perché lei deve fare un buon lavoro, che può fare solo con la tenacia e la forza dei nostri soldati che ci credono sul serio. Perché loro ci credono. Ecco perché partono: perché rimanere qui - le giuro - è difficile. Spesso me lo domando anch'io che cosa siamo tornati a fare. E quando si parte è perché spesso e volentieri - come ha detto l'altro ieri il generale Berto - non abbiamo televisione, caffè, e meno male, perché se avessimo televisioni e giornali non so come farebbero i nostri avamposti.

Quindi le chiedo, signor Ministro, gentilmente di essere vicino ai nostri uomini, a tutti gli avamposti e di essere anche conscio del fatto che ci vuole un Ministro della difesa al cento per cento impegnato sul campo con i suoi uomini che le sono accanto, uomini validi, capaci (il generale Petraeus lo sa bene).

Metta più intelligence, per favore, e quando muore uno dei nostri vorrei che almeno uno degli attentatori fosse preso. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.

CAFORIO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, innanzitutto esprimo il mio dolore e la vicinanza mia e di tutto il mio Gruppo alla famiglia del caporalmaggiore Luca Sanna e al giovanissimo Luca Barisonzi, che in queste ore lotta per la vita e che - come lei ci lasciato intendere - rischia di rimanere tetraplegico.

Signor Ministro, la posizione dell'Italia dei Valori è da sempre stata chiara. Abbiamo ribadito più e più volte il nostro convinto no alla permanenza delle truppe in Afghanistan. Nonostante questo, ci sentiamo comunque responsabili per quanto avvenuto l'altro ieri. Responsabili verso i genitori che hanno perso un figlio e che stanno vivendo il dramma più profondo; responsabili verso una giovane moglie che si troverà a percorrere un cammino di vita diverso da quello che aveva scelto; ma soprattutto responsabili verso quel giovane soldato che ha giurato fedeltà alla Patria e nel suo nome ha perso la vita.

Signor Ministro, nelle sue frequenti visite in Afghanistan ha mai spiegato ai nostri soldati che siamo in missione di guerra? Negli ultimi tre mesi il nostro contingente ha subito oltre 134 attacchi, di cui due con conseguenze mortali. Non ci sembrano questi i numeri di una missione di pace. Né, tanto meno, i 36 minuti di silenzio osservati dal 2001 ad oggi ci sembrano un lasso di tempo trascurabile.

Questa volta, signor Ministro, gliene diamo atto, nel fornire la ricostruzione dei fatti è stato più cauto e soprattutto rispettoso dei protocolli istituzionali che è tenuto ad osservare. Ma anche ieri, comunque, non sono mancate zone d'ombra nella ricostruzione dei fatti. Emerge chiaramente una difficoltà nella comunicazione tra il suo Dicastero, quindi il suo ufficio, e le Forze armate, ma anche tra lei e il suo capo.

Le vicende che hanno seguito la tragica morte del giovane alpino Matteo Miotto, il 31 dicembre scorso, ci lasciano ancora oggi senza parole. Sul decesso del militare italiano sono state date più versioni. Abbiamo assistito a comunicati tra loro contrastanti e questo è certamente poco dignitoso per il nostro Paese. È la conferma dell'incapacità di dirigere un Dicastero fondamentale come quello della difesa, come d'altronde è confermato dal fastidio dell'uscente Capo di stato maggiore della difesa.

LA RUSSA, ministro della difesa. Uscito.

CAFORIO (IdV). In occasione di varie interviste il generale, infatti, si è definito stupito dal fatto che lei non abbia mai cercato un confronto sulla vicenda, nonché contento dell'imminente collocamento a riposo. Tali affermazioni confermano come i problemi di comunicazione siano all'ordine del giorno e come questo recente, gravissimo episodio non sia altro che l'ultimo di una lunga serie. Ci auguriamo che lei sappia costruire col nuovo Capo di stato maggiore della difesa un rapporto migliore di quello che ha dato prova di aver instaurato con il generale Camporini.

Problemi di comunicazione, Ministro, emergono anche su un altro fronte. Sarebbe forse il caso che lei e il suo capo adottaste una linea di azione comune e che non lasciaste quindi i nostri soldati, come anche le loro famiglie, di fronte a un dubbio non certo trascurabile. Le vostre reazioni a seguito dell'attentato di ieri l'altro sono state molto diverse. Lei ha affermato, dopo gli ultimi fatti luttuosi, di non aver alcuna intenzione, cito testualmente, di «mettere in discussione la bontà delle ragioni che ci portano a proseguire la missione in Afghanistan». D'altronde lo ha confermato pochi minuti fa. Al contempo, il suo Presidente si poneva un interrogativo di non poco conto e di senso diametralmente opposto, domandandosi, cito sempre testualmente, «se serve davvero restare». Lei dice che il venir meno oggi a questo impegno sarebbe un tradimento per i nostri soldati. No, Ministro, non credo proprio. Credo che questo nostro comportamento tradisca la loro dedizione.

Sono controsensi che non ci stupiscono, come anche non ci sorprende il suo appoggio senza se e senza ma alla missione in Afghanistan. La sua posizione ormai sembra sempre più quella di un Ministro della guerra piuttosto che quella di un Ministro della difesa in tempo di pace. È ben nota la sua posizione guerrafondaia. Più volte l'abbiamo vista indossare la tuta mimetica e recarsi sul posto come un entusiasta giovane di leva in gita. Ha cercato persino di paragonarsi a D'Annunzio, quando, nel mese di novembre, salì su un elicottero e iniziò a lanciare sulla popolazione afgana dei volantini con messaggi di pace studiati da appositi focus group. Alla luce dell'ennesima disgrazia ci chiediamo se non sarebbe stato il caso di investire i soldi spesi per questa dubbia iniziativa in mezzi e sicurezza per i contingenti.

Importanti polemiche a parte, vorrei porle delle domande ben precise, alle quali spero possa e sappia dare una risposta. Qual è il livello di sicurezza in cui operano i nostri ragazzi nella regione del Gulistan? Qual è il grado di collaborazione tra i nostri soldati e il neo esercito afgano? Perché siamo in un territorio che non rappresenta più ormai un covo per il terrorismo internazionale? Perché continuiamo a sostenere un Governo colluso e dedito a traffici illeciti e lontano anni luce dalla democrazia? Come mai, mentre gli Stati Uniti, a partire da luglio, inizieranno a ritirare le truppe, noi non facciamo altro che incrementarle? Sono interrogativi importanti, che mi auguro trovino risposta prima di decidere di mettere in gioco la vita di tantissimi soldati italiani.

Abbiamo presentato, sia alla Camera che al Senato, una mozione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan.

Concludo con una riflessione. Quest'anno ricorre il 150º anniversario dell'Unità d'Italia. Non avremmo mai voluto festeggiarlo con il nostro Paese in guerra. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in tribuna una delegazione di studenti dell'Istituto statale di istruzione superiore «Enrico Mattei» di Cerveteri, in provincia di Roma. A loro va il saluto dell'Aula. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro della difesa
sulla morte di un soldato del contingente militare italiano in Afghanistan
(ore 11,33)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gustavino. Ne ha facoltà.

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor Ministro, le sono molto grato per essere venuto qui questa mattina a raccontare cose difficili. Penso sia uno di quei momenti in cui le parole non riescono a trovare posto, il loro posto. È già complicato trovare il senso per le parole fuori da questi momenti, quando facciamo riferimento a questa stagione difficile in quel luogo lontano.

Quante volte usiamo a sproposito il termine «guerra», raccontando magari di altre vicende, come i morti sulle autostrade o perfino gli incidenti domestici. Penso che la pace - sono convinto che quella sia e resti una missione per la pace - comporti qualche volta anche i dati della guerra. Credo che sarebbe un infingimento non ragionare in questi termini, anche se a tutti noi farebbe piacere che non fosse mai necessario fare minuti di silenzio.

Lei ci ha raccontato cose militari e credo che non potesse fare diversamente, perché garantire la sicurezza di quelle operazioni è un dato militare. Mi sento profondamente imbarazzato e anche profondamente inadeguato per commentare questo, pensando che forse talvolta sarebbe meglio anche per me tacere. Ma poiché questa è la dinamica del dire, dico e penso che sia giusto, come qualcuno ricordava poc'anzi, fare tutto il possibile per tempo perché quel che si può evitare si eviti e perché ci sia il convincimento da parte di chi è lì che tutto quel che si deve fare si fa.

Anch'io sono convinto che ci siano eventi nella vita per cui - come per questo accadimento, la morte di Luca Sanna - anche le parole di cordoglio a volte sembrano così difficili, forse anche così retoriche, per quanto ci si provi a trovare una modalità al massimo della sincerità possibile. Quel che è accaduto a Luca Sanna, appunto, non può non riguardare le persone che restano, e che là restano, convinte come lei diceva che quel che fanno ha un senso. Penso allora che si possa discutere, anche avere opinioni differenti - come sarebbe possibile non averne? - ma è certo che in una vicenda di carattere internazionale nella quale siamo chiamati a svolgere un ruolo preciso, in quel tema, in quella cifra internazionale si possono soltanto assumere decisioni.

Non sono convinto che davvero farebbe bene insistere eccessivamente sulla divaricazione tra queste posizioni in questi momenti, come lei ricordava, perché ho la sensazione che questo sia il modo meno fruttuoso per dare il concreto segnale non di solidarietà ma di senso per chi resta. Le domande di senso ci accompagnano sempre. Figuriamoci se non accompagnano quelle persone che si vedono in prima linea, private di una intimità e di una consuetudine come è quella del lavoro con il compagno e con i commilitoni.

In questo senso e con questa riflessione davvero penso che dovremmo mostrare quella responsabilità che coincide anche con l'orgoglio di sapere che ci sono ragazzi che affrontano così coraggiosamente vicende così complesse che le parole non sanno spiegare. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il Gruppo parlamentare della Lega si unisce al cordoglio dell'Assemblea per questo nuovo lutto che colpisce i contingenti italiani in Afghanistan, rinnovando la solidarietà alla famiglia e alla giovane vedova dell'alpino Luca Sanna e in generale a tutti i militari del nostro Paese che sono impegnati in questa difficile missione in Afghanistan. Auguriamo altresì una pronta e speriamo completa guarigione all'alpino ferito, nonostante le parole e i dati che ci ha fornito prima il signor Ministro.

Ringraziamo il Ministro perché è venuto a riferire in maniera chiara e ci ha spiegato che gli attentati che si sono verificati hanno una metodologia diversa dal passato, il che ci deve far riflettere. L'attentato si è sicuramente svolto in circostanze anomale, anche perché il terrorista che ha agito aveva una divisa dei militari afgani.

Ad onor del vero, ho sentito i miei colleghi rivolgere anche delle critiche, ma vorrei ricordare a tutti che ho avuto il piacere e il privilegio di ascoltare due giorni fa la relazione di due nostri generali che hanno comandato e comandano nel quadro della missione ISAF la Regione Ovest afgana, il generale Veltri e il generale Berto, che in maniera molto chiara hanno delineato le condizioni in cui i militari operano e a quale tipo di rischi sono soggetti durante questa missione. Eravamo in pochi ad ascoltare, quando forse sarebbe stato importante essere di più, ma non dobbiamo dimenticare che hanno detto chiaramente quello che il nostro Governo ha dato fino ad oggi in maniera concreta e completa come mezzi. Il Governo non ha fatto mancare nulla, ha dato tutto quello che aveva sul territorio in termini di mezzi, mobilità, innovazione tecnologica, e vi sono Nazioni, anche più grandi di noi, che hanno avuto ed hanno difficoltà superiori alle nostre. Dobbiamo inoltre prendere atto che i rischi sono sicuramente alti, così come sono coscienti dei rischi che ci sono - ritengo di doverlo affermare - le ragazze e i ragazzi che hanno scelto di andare in Afghanistan, anche se questo non può esentarci dal pensare che dobbiamo mettere in campo per loro ulteriori metodi di difesa e di sicurezza.

Apprezziamo altresì le parole che il Ministro ha avuto nei confronti del comandante alleato nel teatro, al quale ha chiesto che vengano prese tutte le misure atte e opportune per poter dare ulteriore sicurezza, anche perché, se veniamo nel caso specifico all'attentato, dobbiamo ricordare - come in parte ha già fatto il Ministro - che purtroppo si sono già verificati attentati di questa tipologia. Ad esempio, all'inizio dell'anno scorso, nell'avamposto Chapman nella provincia di Khost, un miliziano islamista riuscì a farsi esplodere in una piccola base utilizzata dai servizi segreti americani, e rimasero purtroppo uccisi 7 agenti della CIA e un loro collega giordano. La stessa cosa avvenne anche agli inglesi, che vennero traditi e colpiti a sangue freddo dalle stesse persone che stavano conducendo in battaglia. La dinamica di queste vicende è perciò abbastanza complessa. Dobbiamo prendere atto che questo attentato rappresenta, rispetto agli altri, una novità. Si tratta di una particolare insidia, subdola per i nostri militari, perché toglie loro la sicurezza che pensavano o pensano di avere quando sono all'interno di queste basi.

Ho sentito il Presidente del Consiglio, subito dopo l'attentato, chiedere, facendo una riflessione a voce alta, perché dobbiamo restare in quei territori. Io lo dico in maniera serena: riteniamo che sia corretto restare lì ed essere leali nei confronti degli alleati, e che sia corretto far capire ulteriormente ai militari italiani la nostra grande vicinanza e la volontà di portare a termine in maniera concreta la missione.

È tuttavia estremamente importante capire che nei confronti del Governo di Kabul dobbiamo fare delle pressioni, che penso debbano essere messe in campo dal nostro Governo e dai Governi degli alleati. Il Governo afgano deve interagire in maniera concreta, pensando che molto presto, fra pochi anni, deve essere determinato a gestire tutto il territorio di quella Nazione, ed è importante che lo stesso presidente Karzai si decida e «si dia una mossa». Riteniamo infatti che egli debba definitivamente chiarire, non solo in ambito italiano, ma anche in sede NATO, se effettivamente il suo Governo ha queste capacità o se esse tarderanno ulteriormente a venire. Credo che il periodo 2011-2014, da noi prospettato per il graduale disimpegno e ritiro, diventi molto pericoloso se il Governo di Kabul non si organizza bene, come d'altra parte sta cercando di insegnargli il contingente italiano di Carabinieri che sta formando i loro militari in maniera corretta (e d'altronde Petraeus ha detto più volte che è orgoglioso del fatto che ci siano i militari italiani a fare la formazione).

Non vorrei mai sentire enunciare, come è accaduto in alcuni casi, che questo potrebbe diventare il Vietnam del nuovo millennio. Credo che dobbiamo portare a termine la missione in maniera corretta, e ritengo anche che dobbiamo chiedere agli alleati di fare molta attenzione con il sistema di intelligence: occorre assolutamente evitare che si verifichino reclutamenti e infiltrazioni di un certo tipo, che poi ricadono pesantemente in azioni contro di noi.

Purtroppo, lo dico con amarezza, il 2011 è cominciato molto male: il 3 gennaio siamo dovuti andare al funerale di un altro nostro militare e domani, a distanza di 15 giorni, saremo ancora coinvolti nello stesso scenario. Credo che in un momento come questo, a prescindere da quello che succede, dal chiacchiericcio che si è formato sul Governo italiano, che distrae molto da questioni importanti come questa, dovremmo fare una riflessione completa. Quando vado a questi funerali vedo che di colleghi parlamentari ce ne sono molto pochi: bisogna allora uscire dall'ipocrisia: è più interessante colpire il Ministro perché va - spesso o no - in Afghanistan, è più importante colpire il Governo perché ci sono dei problemi con i giudici, o è più importante che su alcune vicende vi sia chiarezza e solidarietà nei confronti dei nostri militari? Propendo per la seconda risposta, perché fino a prova contraria una vita umana vale molto di più del nostro seggio qui.

Signor Ministro, come Lega Nord siamo convinti che bisogna andare avanti. Chiaramente, la preghiamo di mettere in atto ulteriori accorgimenti per migliorare la sicurezza dei nostri militari, però, secondo il nostro giudizio, la missione va continuata. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, il Gruppo del Partito Democratico si associa al cordoglio di tutta l'Assemblea per la morte del caporalmaggiore Luca Sanna, si stringe attorno ai suoi familiari, che sono in questo momento in un dolore indicibile, ed esprime la più ferma e forte solidarietà per la lotta per la vita che sta conducendo l'altro militare, Luca Barisonzi, che come lei, signor Ministro, ci ha detto, versa purtroppo in condizioni molto gravi, e anche in quel caso immaginiamo l'angoscia dei suoi familiari.

Queste notizie ci ricordano, a scadenza purtroppo ravvicinata, che siamo in questo momento in un teatro di guerra. È una guerra a bassa intensità, come si dice in linguaggio tecnico, ed è certamente una guerra che per quanto riguarda la nostra presenza è pienamente dentro i limiti stabiliti dall'articolo 11 della Costituzione. Siamo infatti in Afghanistan su richiesta di un Governo legittimo e siamo lì, insieme ai nostri alleati, su preciso, chiaro, ripetuto e reiterato mandato delle Nazioni Unite. Il nostro problema di fronte a queste notizie è allora interrogarci per capire se stiamo facendo il nostro dovere con la serietà e la dignità necessarie, e perché questa risposta possa essere positiva mi sembra siano necessarie tre condizioni.

La prima è quella di aver messo in campo una forza armata adeguata sul piano tecnico-professionale, dell'adeguatezza e sicurezza dei mezzi e del morale dei soldati, degli uomini e delle donne che rischiano la vita tutti i giorni in quel difficile contesto. Per quanto è possibile capire in Parlamento, la risposta è positiva: abbiamo avuto anche ieri un incontro importante con due alti ufficiali che hanno comandato il nostro contingente nell'ultimo periodo di missione e abbiamo avuto notizie confortanti su tutti e tre i fronti, naturalmente sapendo che la situazione è e resta difficile.

La seconda condizione è che ci sia una strategia politica chiara per l'Afghanistan a livello di alleanza e di comunità internazionale. Il contesto in Afghanistan resta difficilissimo e presenta diversi aspetti critici. Tuttavia, non si può non rilevare come la nuova amministrazione Obama, dopo una fase di riflessione, di studio, di approfondimento e anche di avvicendamento di comandanti, ha affidato al generale Petraeus obiettivi chiari, che noi condividiamo: rafforzamento dell'intervento per aumentare il controllo del territorio e, soprattutto, una rapida, intensa formazione delle forze afgane per poter arrivare poi a un avvicendamento, a una progressiva consegna della responsabilità della sicurezza sul territorio alle forze afgane, a partire da quest'anno con l'obiettivo del 2014.

La terza condizione è la più importante, per certi versi la più delicata. Il fronte interno nel nostro Paese deve essere saldo perché dobbiamo essere degni, come Paese, dell'impegno e del sacrificio di questi nostri soldati. Ci deve essere un fronte interno saldo nell'opinione pubblica - e al momento vi è - e in Parlamento, dove, come lei stesso ricordava, onorevole Ministro, il consenso larghissimo alle nostre Forze armate non è mai mancato. È necessario poi che ci sia chiarezza nella posizione del Governo.

Ci permettiamo, signor Ministro, di muovere due osservazioni. In primo luogo, le chiediamo un maggiore impegno nel collegamento tra la politica e le Forze armate. Abbiamo letto di qualche smagliatura, che ci ha preoccupato, in occasione di alcune vicende recenti nei rapporti tra il Ministro e il Capo di Stato maggiore. Ci auguriamo che siano stati episodi male interpretati. In ogni caso, al riguardo le raccomandiamo di porre la massima attenzione.

Un altro aspetto è quello che riguarda il Presidente del Consiglio, che non è qui oggi, ma siamo certi che lei potrà riferirgli queste nostre preoccupazioni. Anche il comportamento del Presidente del Consiglio deve essere adeguato a questa circostanza, innanzitutto nell'esprimere dubbi e domande. Le domande e i dubbi che ha espresso ieri il Presidente del Consiglio sono domande e dubbi non solo legittimi, ma anche necessari. Vorremmo però che fossero posti nella sede giusta, che è quella della riflessione in Parlamento quando si devono rinnovare le missioni. Non è l'occasione giusta quella in cui cade un nostro soldato, perché si potrebbe insinuare il dubbio nei suoi commilitoni e nei suoi familiari che quella persona, quel soldato, quel nostro combattente è morto invano, e questo non deve succedere.

Infine, mi consenta, signor Ministro (non possiamo non dirlo), vorremmo che il comportamento del nostro Presidente del Consiglio fosse adeguato alla circostanza nella quale si trova il nostro Paese: ventiquattro ore al giorno, di giorno e di notte. Qualche settimana fa è stata pubblicata una riflessione di un ex ambasciatore, una personalità molto autorevole della nostra diplomazia che, criticando la debolezza della politica estera italiana, diceva: l'onore dell'Italia è affidato oggi, in gran parte, al valore delle nostre missioni all'estero. Questa mattina, su tutta la stampa internazionale non si parla del nostro soldato caduto o di Bala Murghab, ma si parla di "bunga bunga"; lo dico senza alcuna ironia, perché non sarebbe certo questa la circostanza opportuna. Corriamo il rischio che anche il sacrificio, l'impegno dei nostri soldati sia inane rispetto al danno che provocano all'immagine, alla forza e alla credibilità del nostro Paese altri episodi di cui la stampa oggi è piena. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.

RAMPONI (PdL). Signor Presidente, mi unisco alle espressioni di cordoglio e di dolore per la grave perdita che l'Italia ha subito, alle espressioni di solidarietà per il ferito, che versa in gravi condizioni, all'espressione di gratitudine nei confronti di questi due uomini per il modo in cui hanno tenuto fede al loro impegno. Erano convinti certamente di operare nel giusto, rappresentando con onore il nostro Paese e di portare un autentico aiuto al popolo afgano.

Signor Ministro, la sua esposizione è stata chiara, esauriente, precisa. Sento il dovere di dire che, quando lei ha visitato per la prima volta l'Afghanistan, ha subito chiarito che in quella zona è in corso una guerra, e quindi nessuno ha il diritto di dirle che deve rendersi conto che lì si è in guerra. Dalla sua esposizione, emerge - come lei ha detto - un nuovo e particolare tipo di rischio, che è conseguente alla strategia che abbiamo adottato, quella di lottare progressivamente fianco a fianco dell'esercito afgano, perché auspichiamo, tutti auspicano, che questo esercito sia in condizioni di assumere la responsabilità e quindi di liberare i nostri da un impegno grave, difficile, oneroso. Dal punto di vista tecnico, in base alla sua esposizione, non credo si possa fare alcuna osservazione. Accetto con piacere la sua doverosa affermazione che si terrà conto anche di questo tipo di rischio e di minaccia, ma francamente, ragionando con serenità, credo che non si possa arrivare ad impedire che un infiltrato imbracci improvvisamente l'arma e uccida i commilitoni. È un rischio che dobbiamo correre.

A proposito di rischio, anch'io desidero dire qualcosa sull'opportunità o meno di rimanere in Afghanistan. Preciso molto chiaramente che tutti, quando si verifica un fatto del genere, si chiedono se valga la pena rimanere in Afghanistan. E tranquillizzo tutti coloro che pensano di non dover esprimere queste preoccupazioni per non influenzare i militari: anche i militari, nel momento in cui perdono un loro commilitone, si pongono questa domanda. Esprimo anzi, a nome del Popolo della Libertà, la solidarietà alla famiglia delle Forze armate, che di tutte le strutture dello Stato è certamente quella più coesa, proprio perché è quella più impegnata in situazioni di rischio. La solidarietà che c'è nell'ambito delle Forze armate non ha riscontro in nessun altro ente. Ma i paragoni sono sempre antipatici: diciamo che vi è una grande coesione e serietà.

Allora, tutti ci chiediamo se vale veramente la pena, ma di fronte ad una morte ci si pone sempre questa domanda. Se poi lo si faccia ufficialmente o dialogando in privato, questo non ha alcuna importanza, perché effettivamente è la parola che si deve pronunciare, quando si dice se vale la «pena», perché è una pena terribile, come tutti avete dimostrato.

Vorrei fare due o tre considerazioni.

La prima è che uno Stato annovera tra le sue funzioni anche qualche doverosa funzione pericolosa, rischiosa. È per questo che ha le Forze armate e le forze dell'ordine. Uno Stato può trovarsi coinvolto in operazioni belliche, dal momento che la guerra e le operazioni belliche esistono, sono diffuse e sono il frutto della sublimazione dell'idiozia umana. Noi cominciamo a litigare nel condominio ed arriviamo a litigare fra Stati. Lo Stato ha un dovere, quello di proteggere i propri cittadini dalle minacce: da quelle portate dal terrorismo e dalla criminalità. È per questo che costituisce le forze dell'ordine e lo Forze armate; è per questo che combatte contro il terrorismo e la criminalità; ed è per questo che, purtroppo, a volte, perdiamo, come ha sottolineato il Ministro, i migliori della nostra gioventù.

La seconda considerazione è relativa a che cos'era l'Afghanistan prima che noi andassimo lì. Ricordo benissimo che nel momento dell'attacco alle due Torri nessuno di noi, di nessun partito, discusse il fatto che dovevamo partecipare allo sforzo per eliminare la più grande centrale terroristica che vi fosse al mondo, che era rappresentata dall'insediamento di Al Qaeda in Afghanistan, dalla quale erano partiti gli attacchi al cacciatorpediniere Cole, alle ambasciate di Dar es Salaam e di Nairobi, ed alle due Torri. Noi siamo lì perché l'Afghanistan rispose passivamente alle sollecitazioni ed alle risoluzioni delle Nazioni Unite e rappresentava una minaccia, come tuttora rappresenterebbe.

La terza considerazione che mi fa dire che è giusto che noi rimaniamo lì, al di là delle giuste considerazioni in termini di rapporti internazionali che ha appena svolto il collega del PD, è che a un certo punto, se abbiamo dei dubbi, leggiamo le lettere ed i rapporti che emergono da quanto dicevano coloro che hanno perduto la vita: sono le stesse cose che dicono i tantissimi che fortunatamente non l'hanno perduta. Voglio concludere ricordando quello che Sanna diceva al parroco del suo paese. Come ha riferito quest'ultimo, Sanna diceva sempre che lui non era partito per fare la guerra, ma per portare la pace. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro della difesa, onorevole La Russa, che ringrazio per la tempestività e la disponibilità.

Sulla necessità di una rivisitazione del Patto di stabilità interno
e sulla speculazione finanziaria internazionale

STRADIOTTO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, a fine seduta colgo l'occasione per far presente all'Assemblea e ai colleghi un problema che sto evidenziando in questi giorni in relazione al Patto di stabilità interno, in modo tale che, quando tratteremo il decreto milleproroghe e gli appositi disegni di legge, potremo affrontare tale questione, ossia questo meccanismo assolutamente strano in conseguenza del quale alcuni Comuni virtuosi si trovano in difficoltà nell'erogare i servizi di cui necessita il loro territorio. Ci sono alcuni Comuni del Veneto che hanno deciso di chiudere i municipi un giorno alla settimana per evidenziare tale problematica.

Nel caso specifico, volevo segnalare la situazione del Comune di Santorso, in Provincia di Vicenza, che ha una spesa per il personale di appena il 27 per cento rispetto al resto della spesa corrente, e che ha una spesa corrente di 3 milioni di euro. In teoria, applicando le norme del Patto di stabilità, nell'anno in corso, tale Comune dovrebbe accantonare, ai fini dell'obiettivo del Patto di stabilità interno, più di un terzo della spesa corrente registrata nell'ultimo anno, quindi più di un milione di euro. È comprensibile che la cosa non sia assolutamente fattibile: non è possibile cavare sangue dal muro. Come sto spiegando, non si tratta di un Comune che chieda contributi straordinari, né niente di particolare, ma solo di poter utilizzare autonomamente le risorse che ha.

Credo che dobbiamo assolutamente dare risposta a questo tipo di esigenza, trovando delle norme che non vadano a ledere l'autonomia degli enti locali e che, allo stesso tempo, li carichino ovviamente della giusta responsabilità.

PRESIDENTE. Senatore Stradiotto, la ringrazio per questo suo intervento che pone un problema vero, serio ed autentico, che mi auguro il Governo riesca in qualche modo a risolvere, perché è davvero paradossale che vengano penalizzati i Comuni virtuosi.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo a fine seduta per portare all'attenzione dei colleghi un paio di questioni.

Innanzitutto, come si legge oggi sulla stampa economica, Goldman Sachs, la banca responsabile dei crack finanziari sistemici, ha ridotto purtroppo gli utili, per cui anche i dipendenti, ossia i poveri commessi, guadagneranno ognuno - con una riduzione del 13 per cento - qualcosa come 470.000 dollari, che non è cosa da poco! Si parla tanto dei guadagni della casta politica, mentre questi banchieri che hanno prodotto la crisi continuano a guadagnare e a fare utili con la speculazione.

La seconda questione su cui vorrei soffermarmi riguarda una delle tre agenzie di rating (le «tre sorelle» del rating sono Moody's, Standard & Poor's e Fitch) che danno tutti i giorni le pagelle agli Stati, ai Governi, alla loro solvibilità e con i loro rapporti influenzano anche le speculazioni di Borsa sui mercati, sulle azioni, sulle obbligazioni e sui titoli di Stato.

Il 6 maggio scorso l'agenzia Moody's, che ha al proprio interno tra i maggiori azionisti le principali banche americane, diffuse un report sull'Italia in cui si diceva che il nostro sistema bancario si avviava verso un crac che non era sostenibile dopo la vicenda della Grecia, salvo correggere poi il giorno dopo, dicendo di essersi sbagliata. Questo report fece perdere in borsa non ricordo bene se 20 o 30 miliardi di euro: il guaio intanto era fatto, e qualcuno che aveva speculato è riuscito a guadagnare. Ebbene, la notizia che volevo dare è che per la prima volta nel mondo l'agenzia Moody's è indagata da una procura della Repubblica, quella di Trani, che ha già ascoltato la CONSOB, l'ex presidente Romano Prodi e la Fitch. Nei prossimi giorni saranno sentiti anche il governatore della Banca d'Italia, il ministro dell'economia Tremonti, il ministro degli esteri Frattini, il ministro Sacconi, l'ABI e Corrado Passera.

Signor Presidente, su questi temi ho presentato personalmente più di un'interrogazione e ritengo che la classe politica si debba porre il problema delle devastazioni di questi speculatori di professione, che mettono in ginocchio tanta gente: 30 milioni di posti di lavoro, secondo i dati del FMI, distrutti dal 7 luglio 2007. (Applausi della senatrice Carlino).

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, spesso si coglie proprio l'occasione della fine della seduta per fare delle dichiarazioni che, sono certa, sono poi tutte utili al prosieguo del nostro dibattito. I temi sollevati dai senatori Stradiotto e Lannutti sono entrambi di grande importanza.

Innanzitutto, da parlamentare veneto mi permetto di sottolineare che il tema di questi Comuni, e in special modo di alcuni Comuni veneti, che si sono venuti a trovare in questa particolarissima situazione è all'attenzione di tutti, dell'opposizione come della maggioranza e, sono certa, anche del Governo che probabilmente, nell'ambito della conversione in legge del decreto milleproroghe troverà il modo per sanare questa specifica e particolare situazione, senza mettere mano all'impianto complessivo del Patto di stabilità che, come tutti sappiamo, ci chiama ad assumere impegni che non dipendono solo da noi, ma che stanno nell'equilibrio della nuova governance economica europea.

Vorrei aggiungere alle parole di grande preoccupazione che ha appena espresso il senatore Lannutti una sola considerazione. Penso che nel nostro Paese, dove gli effetti della crisi finanziaria hanno prodotto un'onda d'urto inferiore rispetto a quella di altri Paesi, a distanza di molti anni dalle ultime leggi e testi bancari che regolano la vita delle nostre banche, delle nostre società finanziarie e dei vari istituti che a vario titolo, come anche i fondi d'investimento, operano su un fronte delicatissimo come quello del risparmio gestito, sia arrivato forse il momento di aprire una riflessione più ampia (a freddo rispetto alla crisi datata due anni fa, ma ancora sufficientemente a caldo per vederne tutti gli effetti negativi anche nel nostro sistema Paese) insieme al Governo, in un continuum tra Parlamento e Governo, su un tema di così rilevante importanza, perché si proceda per gradi, ma complessivamente e in modo unitario, a una riforma della legge bancaria italiana: dalle banche popolari alle fondazioni, ai fondi d'investimento, al risparmio gestito.

Una nuova legge bancaria che aggiorni, alla luce di quanto accaduto nel resto del mondo, ma anche nel nostro Paese in questi ultimi anni, e che ci consenta di accompagnare il sistema bancario e finanziario, così importante, gamba fondamentale del sistema economico e del sistema Paese, in un processo di modernizzazione e di evoluzione nella direzione della trasparenza, dell'efficienza e dei minori costi che devono poi ricadere sui risparmiatori, che sono la linfa vitale di questo Paese.

Se il nostro Paese ha potuto affrontare questa crisi, non dimentichiamolo mai, lo ha potuto fare in virtù di un risparmio privato elevatissimo, che gli consente di avere garanzie sufficienti per potere ogni mattina, quando si apre la Borsa, resistere alle intemperie dei mercati finanziari. Certamente, però, è arrivato il momento di affrontare una riflessione più importante e pensare a una nuova legge per le banche. (Applausi del senatore Lannutti).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 12,11).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Davico, Divina, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Viceconte e Viespoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Finocchiaro, par partecipare a degli incontri internazionali; Esposito, per attività della 4a Commissione permanente; Saro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

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Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

2a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Franco Bruno.

8a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Maurizio Fistarol.

13a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Franco Bruno ed entra a farne parte il senatore Maurizio Fistarol.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Ugo Fraddosio, di La Spezia, espone la comune necessità che venga sollecitamente affrontato il problema del dissesto idrogeologico del territorio nazionale (Petizione n. 1262);

il signor Renato Lelli, di Raiano (L'Aquila), chiede una serie di provvedimenti atti ad assicurare una organica revisione del diritto di famiglia, con particolare riguardo alle problematiche connesse alla separazione dei coniugi e all'affidamento e alla tutela dei minori (Petizione n. 1263);

il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede provvedimenti atti ad assicurare la trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni (Petizione n. 1264);

il signor Elvio Gallo, di Messina, e la signora Maria Cristina Bonatti, di Castiglione della Pescaia (Grosseto), chiedono:

provvedimenti atti a tutelare i diritti del fanciullo, anche alla luce del fenomeno sociale dei "figli di padre ignoto" (Petizione n. 1265);

provvedimenti atti a tutelare la figura genitoriale del padre (Petizione n. 1266).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 12 al 19 gennaio 2011)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 107

BIANCHI: sulla società Sviluppo Italia Calabria (4-04082) (risp. SAGLIA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

DE ECCHER: su presunte irregolarità nell'attività dell'associazione Trentini nel Mondo (4-04025) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

DELLA SETA ed altri: sulla legittimità di una delibera della Regione Molise circa la mancata costituzione dell'ente come parte civile in processi a carico di propri amministratori (4-03032) (risp. FITTO, ministro per i rapporti con le Regioni)

FERRANTE: sul Fondo bombole per metano (4-04156) (risp. SAGLIA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

GALPERTI: sulle prospettive dello stabilimento Iveco Fiat di Brescia (4-03931) (risp. SAGLIA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

Mozioni

LAURO, FAZZONE, COSTA, BALDINI, GRAMAZIO, SARRO, CALIGIURI, COMPAGNA - Il Senato,

premesso che:

nonostante gli ultimi dati sull'andamento della produzione industriale indichino una ripresa dell'attività produttiva (con un aumento pari al 5,4 per cento) nel novembre 2010, il quadro dell'economia italiana per l'anno in corso resta quello di persistente stagnazione economica e di un crescente distacco dalle grandi economie europee e da quella americana. Nello stesso mese la produzione industriale nell'area dell'euro è cresciuta del 7,4 per cento e nell'Unione europea a 27 Paesi membri del 7,8 per cento. Se si guarda alle previsioni per l'anno in corso, il quadro non cambia: mentre l'economia italiana avanza secondo le migliori attese a un ritmo dell'1 per cento, quella della Germania si espande al 2,1 per cento, quella francese all'1,7 per cento, quella dell'area dell'euro alla stessa percentuale (1,7 per cento) e quella americana al 2,4 per cento. Si approfondisce pertanto il divario con i nostri maggiori partner e, aspetto ancora più grave, si evidenzia che nel 2009 il reddito pro capite è arretrato (con una riduzione pari al 2,3 per cento) per il secondo anno consecutivo, collocandosi al 6 per cento al di sotto della media dell'area dell'euro;

nel complesso, due soli fattori fanno attualmente da traino, gli investimenti fissi e le esportazioni, ma si contrappongono loro il debole andamento dei consumi privati, il più forte incremento delle importazioni rispetto alle esportazioni, segnale di una crescente delocalizzazione produttiva e di carenza di competitività in diversi comparti, e l'effetto della manovra finanziaria varata a dicembre, che dovrebbe sottrarre almeno mezzo punto percentuale alla crescita;

gli investimenti fissi stanno conoscendo un grande rialzo (pari al 2,4 per cento), ma si tratta semplicemente di un recupero parziale dopo il crollo del 23 per cento nel biennio della recessione economica. La vivace ripresa delle esportazioni (6,9 per cento) è, invece, un elemento incoraggiante, ma come sottolinea la Confindustria, è dovuto ad un'esigua frazione di imprese (1,5 per cento) e riflette ampiamente lo stato di necessità in cui si trovano per sfuggire alla stagnazione del mercato interno;

a questi ritmi di espansione economica ci vorranno almeno tre anni perché il PIL ritorni ai livelli pre crisi, con la conseguente prospettiva di un lento assorbimento della disoccupazione, attualmente sulle punte più alte (8,7 per cento). Il quadro della disoccupazione appare, invero, allarmante, considerato che è fortemente concentrata nelle regioni del Mezzogiorno e tocca soprattutto i giovani, che invece dovrebbero rappresentare il capitale umano su cui puntare per risollevare le sorti dell'economia nel medio periodo;

su queste grigie prospettive della crescita economica pesa come un macigno la necessità di ridurre il grave squilibrio esistente nella finanza pubblica. L'alto debito pubblico accumulato (118,5 per cento del PIL) e l'attuale crisi europea del debito sovrano rendono oggi più arduo rispetto al passato finanziare il persistente disavanzo pubblico, e ciò senza considerare le difficoltà di rispettare l'impegno verso l'Unione monetaria europea ad abbassare il rapporto debito/PIL verso il lontano traguardo del 60 per cento. Se si considera anche questo impegno, ai ritmi di crescita attuali, si renderà necessario adottare dal 2014, anno dopo anno, manovre finanziarie di decurtazione del debito nell'ordine di 48 miliardi, pari a circa il 2,8 per cento del PIL. L'entità di queste manovre potrebbe essere anche più profonda, se continuerà l'ascesa dei tassi d'interesse già in atto, che tende a portarli verso i livelli medi degli anni precrisi. In prospettiva, infatti, i tassi non potranno che aumentare, aggravando la spesa per interessi (4,9 per cento PIL atteso nel 2011 contro il 4,7 per cento nel 2010), in quanto i livelli attuali si giustificavano solo per contrastare la recessione, oggi superata. Naturalmente a questi rincari si aggiungerà lo spread sui tassi sui Bund tedeschi, che varia a seconda del mutare del rischio del debito italiano, qual è percepito dai mercati finanziari;

emerge chiaramente che negli anni avvenire la spesa pubblica in disavanzo non può svolgere un ruolo di traino della crescita verso ritmi sostenuti. In altri termini, non vi sono spazi per ricorrere al deficit pubblico come strumento per rilanciare la domanda interna ed accelerare la crescita. Ma questa constatazione non significa che il bilancio pubblico non possa avere un ruolo nel sollecitare l'economia, né che non lo possano avere appropriate politiche governative rivolte verso l'economia. Anzi, dover far crescere il PIL più di quanto cresca il debito significa in definitiva fare in modo che il bilancio pubblico in fase di risanamento abbia un effetto moltiplicatore sulla crescita del reddito di gran lunga più elevato che nel passato. In altri termini, occorre ottenere più crescita per ogni euro di denaro pubblico speso o prelevato;

per questo scopo il Governo dispone, in particolare, di tre strumenti preziosi: migliorare la qualità della spesa pubblica, contenere il peso del fisco sugli investimenti e sull'imprenditoria, e riformare il sistema economico in funzione di una sua maggiore competitività. Attraverso questi tre canali è possibile conciliare il rigore di bilancio con una più rapida espansione economica, perché i due termini non sono affatto inconciliabili, anche se il 90 per cento della spesa pubblica sembra avere un carattere obbligatorio. Sono infatti conciliabili se si interviene efficacemente sulle remore strutturali alla crescita e si orientano meglio le risorse pubbliche,

considerato che:

per utilizzare bene queste tre leve, bisogna in primo luogo stabilire chiaramente pochi obiettivi principali da perseguire. Nell'ultima manovra finanziaria è evidente che si mira a contenere il deficit pubblico, ma non si persegue alcuna significativa strategia di sostegno alla crescita. Anzi, si osserva che si riduce la quota di risorse pubbliche destinata agli investimenti pubblici, che invece dovrebbero essere espansi. Inoltre, si sviluppa una politica difensiva consistente nel sussidiare i posti di lavoro esistenti attraverso la cassa integrazione, ma non di attacco per generare nuova occupazione. Un'accelerazione della crescita richiede invece di concentrare gli sforzi su pochi traguardi strategici, quali: accelerare gli investimenti privati e quelli pubblici funzionali ai primi; generare maggiori opportunità di lavoro per le giovani generazioni in settori competitivi, sia del secondario, che del terziario avanzato; puntare su un diffuso potenziamento della ricerca e dell'innovazione; sostenere con economie esterne la competitività delle imprese sui mercati esteri ed interni. Questi obiettivi si possono declinare anche nelle forme in cui il Consiglio europeo ha specificato i traguardi per il programma di sviluppo Europa 2020, dopo lo scarso successo dell'Agenda di Lisbona. L'Europa ha fissato le seguenti mete: un tasso di occupazione del 75 per cento, a fronte del 57,2 per cento attuale dell'Italia; destinare il 3 per cento del PIL alla ricerca e all'innovazione, a fronte del 1,2 per cento attuale; raggiungere il traguardo del 20/20/20 in campo energetico; portare al 40 per cento la percentuale dei giovani con un'istruzione a livello terziario; ridurre la quota di popolazione a rischio di povertà;

spetta al Paese dare attuazione a questi obiettivi, presentando entro il mese di novembre di ciascun anno un programma nazionale di riforme. Questa occasione va colta fin d'ora formulando un succinto programma di interventi per la crescita, che sia al tempo stesso coerente con il rigido vincolo di disponibilità di risorse nel bilancio pubblico;

le aree sulle quali intervenire prioritariamente sono: espandere la quota di risorse destinate agli investimenti pubblici per quei progetti che sono in funzione di sostegno alla competitività del settore privato; bilanciare il carico fiscale tra investimenti, consumi ed export; convertire una parte del patrimonio pubblico improduttivo in nuove infrastrutture per la crescita attraverso la privatizzazione; lanciare un grande prestito nazionale, con una parziale garanzia pubblica, per realizzare un paio di grandi progetti d'investimento su importanti filiere industriali e con alta intensità d'innovazione; un salto di qualità per un'effettiva semplificazione delle procedure amministrative per le imprese, attraverso un ridimensionamento delle autorizzazioni preventive e un rafforzamento delle penali in caso di violazione delle norme di sicurezza e tutela ambientale; un salto di efficienza di sistema, in particolare nei servizi sanitari attraverso la fissazione di incrementi di produttiva a parità di spesa; riformare i servizi pubblici locali e la gestione di infrastrutture essenziali (acqua, telecomunicazioni, trasporti, reti); riformare il settore dell'energia per abbassare il costo dell'approvvigionamento energetico per imprese e famiglie; snellimento delle procedure di diritto commerciale per accorciare i tempi della giustizia in materia di economia; creazione di poli di eccellenza produttiva, derivanti dal collegamento tra imprese e centri di ricerca; sostenere la presenza sui mercati internazionali delle piccole e medie imprese, la loro aggregazione in reti o filiere, anche internazionali, e la loro capitalizzazione. In essenza, la strategia consiste in tre motti: investimenti, soprattutto in campi innovativi; occupazione di qualità, specialmente in aree innovative; maggiore efficienza nell'operare del sistema economico. Il tutto senza incrementare la spesa pubblica, ma riorientandola a supporto di investimenti, competitività e riforme. L'entità dell'impatto della manovra dovrebbe essere su base annua almeno di 1-2 punti percentuali di PIL, per compensare in buona misura l'effetto depressivo sulla domanda derivante dalla manovra di riduzione del debito pubblico;

valutato che:

la quota di spesa pubblica destinata agli investimenti può essere espansa attraverso la compressione della spesa corrente e il riorientamento dei risparmi ottenuti. Questo risultato può raggiungersi intervenendo sulle voci dei consumi intermedi, ossia l'acquisto di beni e servizi in diversi comparti, tra i quali quelli per i servizi sanitari ed i servizi locali, e anche dello sfrondamento di spese assistenziali (ad esempio, i forestali in Calabria) e delle indebite pensioni d'invalidità. Si tratta di fare applicare obiettivi di incremento della produttività per singola unità di risorsa impiegata. I risparmi ottenuti andrebbero rivolti a sostenere investimenti nelle zone in cui il tessuto produttivo ha maggior bisogno di infrastrutture materiali e immateriali per poter comprimere i costi e guadagnare competitività. Pertanto andrebbero escluse da questi fondi quelle infrastrutture che non sono strettamente funzionali alle esigenze delle imprese per la loro competitività. Il risultato finale è ridurre l'area dell'occupazione poco produttiva ed allargare quella impiegata in investimenti a maggior produttività;

l'intervento descritto dal lato della spesa si coniuga con un altro intervento dal lato del prelievo fiscale per accrescere la redditività dei nuovi investimenti delle imprese. Considerato che questi sono attualmente in una fase di ripresa congiunturale dopo il recente crollo, si tratta di trasformare questo rimbalzo in una tendenza di lunga durata; ciò aumentando la redditività del nuovo capitale investito attraverso l'applicazione di sostanziosi crediti di imposta, ma condizionati a un mix equilibrato tra i nuovi mezzi propri investiti e nuovo indebitamento. In particolare, va stimolata in questo processo la ricapitalizzazione delle società, abbassando il rapporto fra indebitamento e capitale (debt/equity ratio). Anche per gli incrementi delle esportazioni va previsto un trattamento fiscale o contributivo di favore, in quanto si è dimostrato che le imprese esportatrici sono più innovatrici e a più alta produttività rispetto alle altre. Per questa via, si farebbe perno sui due fattori di traino attuali, che sono export e investimenti, allo scopo di prolungarne la spinta negli anni. Più cautela va adottata nel reflazionare i consumi interni, perché comportano una considerevole intensità di importazioni (ad esempio, elettronica) e si risolverebbero in un sostegno ai produttori esteri più che a quelli interni. A guadagnarci sarebbero soprattutto i commercianti, mentre il Paese rimarrebbe in una situazione di deficit con l'estero, che attualmente ammonta a circa l'1 per cento del PIL;

per finanziare un grande piano di investimenti è opportuno rilanciare il processo di privatizzazione almeno per un importo di 40 miliardi di euro. Si tratta non di disperdere i proventi della vendita di una parte del patrimonio pubblico per coprire disavanzi, mentre la scelta ottimale sarebbe di utilizzarli per abbassare la consistenza del debito pubblico. Ma si vuole trasformare una quota del patrimonio poco utilizzato in nuovo capitale fisico al servizio della crescita. Quindi dovrebbe essere destinato a infrastrutture che elevano il potenziale produttivo del Paese e sono suscettibili di produrre un rendimento economico e non soltanto sociale. L'effetto ultimo sarebbe di innalzare il potenziale di crescita ed ottenere una riduzione del rapporto debito/PIL;

nella stessa direzione va la proposta di lanciare un prestito nazionale per attuare grandi piani d'investimento. Questa è la strada percorsa attualmente dalla Francia di Sarkozy, che prevede un cofinanziamento paritario tra pubblico e privato per sostenere le grandi filiere industriali, ad esempio aeronautica, spazio, auto. Nel caso italiano non è possibile accumulare altro debito pubblico, ma è percorribile la strada di un grande prestito privato, con una modesta garanzia pubblica. Il meccanismo sarebbe in breve un'estensione dello strumento finanziario messo a punto dalla Cassa depositi e prestiti, consistente nel fornire prestiti alle banche per girarne le risorse alle piccole e medie imprese durante l'ultima crisi (plafond 8 miliardi per le imprese). Nel nuovo contesto, si applicherebbe a tutte le imprese a fronte di un programma prestabilito di investimenti privati in grandi progetti. Occorre nel contempo individuare tre o quattro crinali di innovazione tecnologica su cui catalizzare gli sforzi di imprese e centri di ricerca, e quindi concentrarvi le risorse prese a prestito. In questo quadro si inserisce anche la promozione e il finanziamento di poli di eccellenza in ricerca e sviluppo, in funzione della produzione per il mercato, sul modello francese. In altri termini, poli in cui si attua il collegamento tra centri di ricerca e imprese;

la semplificazione delle procedure per le attività economiche è un campo in cui si è fatto molto ma si è ottenuto poco, a causa della frammentazione delle competenze tra diverse autorità e del loro interesse ad esercitare in ogni caso un potere di veto, che ne giustifichi l'esistenza e perfino l'espansione. Occorre pertanto fare un salto di approccio, per ridurre al minimo tutte le autorizzazioni preventive per le imprese e contemporaneamente rendere proibitivamente severe le sanzioni in caso di non osservanza degli obiettivi da tutelare, in modo da avere un effetto di deterrenza per gli imprenditori e le loro attività. L'impresa beneficerà pertanto di un forte contenimento degli oneri della burocrazia e sarà maggiormente responsabilizzata a non violare le norme dalla severità e certezza delle pene;

la scarsa efficienza del sistema economico ed amministrativo è una delle grandi remore allo sviluppo di cui il Paese soffre. Pensare di risolverlo è illusorio, ma è realistico operare per ridurre le inefficienze. Un'area d'inefficienza particolarmente costosa per la finanza pubblica è il sistema sanitario. Eccesso di personale, scarsa qualificazione professionale, costi eccessivi di gestione nel Mezzogiorno, casi di malasanità e frodi. Un modo di affrontare queste disfunzioni consiste nell'applicare rigidi vincoli sulle risorse da impegnare e precise mete in termini di guadagni di produttività da raggiungere anno dopo anno. Per uno stesso euro speso occorre ottenere più servizi ed assistenza. Il vincolo rigido sulle risorse dovrebbe forzare le ASL a riorganizzarsi, depoliticizzarsi e ottenere più prestazioni dal personale. Miglioramenti andrebbero altresì ricercati nel servizi postali, di telecomunicazioni, trasporto, gestione della viabilità. Nei servizi pubblici locali si annidano sacche di scarsa efficienza, i cui effetti si riflettono in carenze di servizi ed eccessi di costi a carico del bilancio degli enti territoriali. La via dell'introduzione di una limitata concorrenza nella gestione dei servizi è stata tentata in misura modesta, con miglioramenti limitati. L'alternativa oggi sta o nel percorrere fino in fondo la strada dell'assegnazione della gestione attraverso procedure concorrenziali, insieme alla verifica ex post di efficienza del gestore privato, oppure nello stabilire obiettivi di guadagni di produttività che consentano di ottenere lo stesso servizio a minore costo. In quei territori in cui si resiste ad aprire la gestione del servizio al privato, è indubbio che il miglioramento potrà derivare dalla rigidità del vincolo delle risorse assegnate a parità di servizio reso;

il settore dell'energia è quello in cui è stata portata avanti la liberalizzazione più che in altri Paesi europei, ma in cui i benefici della concorrenza in termini di minori costi di approvvigionamento per imprese e famiglie tardano a manifestarsi in misura consistente. La ragione di fondo sta nel fatto che i vecchi monopolisti (ENI, Enel e Terna, in specie) conservano di fatto un tale potere di mercato da poter generare legalmente extra profitti da porre a carico dell'intero Paese. Ai loro comportamenti si accodano, con atteggiamenti di fatto collusivi, altri operatori privati che, pur non essendo altrettanto efficienti, riescono a stare sul mercato partecipando al surplus che il produttore dominante riesce ad estrarre dal consumatore. Il mercato dell'energia elettrica, nonostante i progressi compiuti nella direzione della concorrenza, serve attualmente a fornire una copertura per giustificare la formazione di questi extraprofitti. Il gestore di rete ne asseconda la formazione in maniera legale, scaricando sui consumatori in bolletta le sue inefficienze o i ritardi nel potenziamento della rete. L'autorità è in gran parte consapevole di questo stato di cose, ma si muove con troppa cautela per non pestare i piedi, malgrado qualche grida sulla rete gas. Nessun Governo, di qualsiasi parte politica, è mai intervenuto pesantemente, perché ha trovato più conveniente partecipare alla distribuzione di questi profitti, trattandoli di fatto come una tassa occulta su tutti gli italiani. Al tempo stesso usa queste imprese come strumenti nel gioco internazionale tra poteri economici. Non potendo smantellare queste posizioni, unica via è porre un tetto sui prezzi, lasciando al mercato possibilità di svolgere un ruolo al di sotto di questo limite di prezzo. È la strada percorsa con successo dalla Spagna e anche in forme più complesse dalla Francia. Lo sviluppo del nucleare è invece solo un palliativo, che risponde più all'esigenza di assicurare una minore insicurezza nel medio periodo dal lato dell'approvvigionamento energetico, che a ottenere un significativo abbassamento dei prezzi;

le piccole e medie imprese rappresentano ancora l'asse portante della nostra economia, ma anche un punto di debolezza. Per rafforzarne il ruolo in un'ottica di competitività sarebbe necessario stimolarle e sostenerle nell'accedere ai mercati esteri, nel partecipare a processi di aggregazioni in reti o in filiere produttive, specialmente transnazionali, e nel potenziare la base di capitale proprio. I progressi fatti in questi campi negli ultimi anni sono ancora modesti, mentre meccanismi molto più efficaci potrebbero essere messi in atto, senza grande impegno di risorse finanziarie. Una delle remore che scoraggiano gli investitori in Italia è la lunghezza delle procedure di giustizia per difendere i propri diritti nelle attività commerciali, nei rapporti di dare ed avere. Sperare in un miglioramento nella gestione della giustizia è illusorio, perché le procedure e la bassa produttività dei magistrati non lasciano ben sperare. Una soluzione potrebbe consistere nel porre termini stretti inderogabili per la lunghezza dei procedimenti e dei giudizi, come pure per i procedimenti esecutivi, quali le escussioni, le liquidazioni e i fallimenti;

oltre alle misure accennate, altre sono possibili per generare nuovi introiti fiscali da destinare a investimenti, occupazione e competitività. Ad esempio, la revisione generale degli estimi catastali, fermi da più di 10 anni, l'inasprimento dell'IVA su prodotti voluttuari (ad esempio i SUV), l'aumento delle tariffe, ma tutte queste misure conducono a un incremento del prelievo fiscale, che va contro i principi a cui si ispira il Governo e porta la pressione fiscale, già elevata, su livelli poco accetti dalla società civile e dalle imprese. Non resta quindi che lavorare sulla composizione delle spese e delle entrate, nonché sulle riforme di struttura per accentuare il moltiplicatore del reddito;

anche per favorire l'occupazione dei giovani, si potrebbe prevedere un'esenzione dai contributi sociali per i primi 2-3 anni di lavoro specificamente per posti di lavoro nei settori manifatturiero e artigianato (non nei servizi, dove è più facile trovare lavoro). Una misura simile è già stata attuata in forma più limitata,

impegna il Governo a sostenere ogni iniziativa che consenta al Paese di uscire dallo stallo attuale e dall'acquiescenza alla stagnazione, per fargli riacquistare competitività e assicurargli un rinnovato sviluppo.

(1-00368)

Interrogazioni

SBARBATI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in Italia sono migliaia gli appartenenti delle Forze dell'ordine impiegati per proteggere le circa 600 personalità sotto tutela, anche se cifre aggiornate dall'Ufficio centrale interforze della sicurezza personale non sono disponibili;

è impossibile fare un censimento delle auto blu blindate;

la spesa annua stimata per garantire la sicurezza attraverso le scorte è all'incirca di 100 milioni di euro;

all'on. Vittorio Sgarbi è stata notificata nei giorni scorsi la decisione della Prefettura di Trapani di revoca della scorta concessagli nell'agosto 2009;

l'on. Sgarbi, critico d'arte, esteta, estimatore e strenuo difensore del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese, da anni è impegnato in azioni di denuncia contro speculazioni di ogni genere, interessi illegali nel settore ambientale, mafie;

l'on. Sgarbi ha spesso descritto e criticato pubblicamente comportamenti criminosi e devastanti per il territorio e per i beni culturali, che lo hanno esposto a minacce e intimidazioni da parte di gruppi organizzati, pervenutegli sia con telefonate anonime che con avvertimenti in plastici linguaggi mafiosi;

l'on. Vittorio Sgarbi ha dichiarato di voler lasciare l'incarico di Sindaco di Salemi per non correre rischi, viste le forti minacce già subite;

questa legittima decisione dell'on. Sgarbi, giustificata dal timore per la sua incolumità, porterà al commissariamento del Comune siciliano di Salemi (Trapani);

la gestione commissariale, le nuove elezioni, la discontinuità nell'azione amministrativa avranno un duro impatto economico e sociale e soprattutto non avranno un importo inferiore al costo per il mantenimento della scorta,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere la decisione della Prefettura di Trapani e confermare la scorta all'on. Sgarbi, consentendogli così di onorare il suo mandato di Sindaco e di proseguire in sicurezza la sua attività amministrativa della comunità di Salemi con forte impegno per la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico in una realtà in cui certamente c'è bisogno di decisioni autorevoli, frutto di competenza disinteressata a tutela dell'interesse generale del Paese.

(3-01865)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CARRARA, AMATO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che i nuclei operativi antibracconaggio (NOA) sono stati istituiti all'inizio degli anni '90 al fine di prevenire il fenomeno del bracconaggio su tutto il territorio nazionale; detti NOA sono costituiti da agenti, sottufficiali ed ufficiali del Corpo forestale dello Stato e rispondono alla I Divisione del Corpo stesso. Sono quindi alle dirette dipendenze del Comandante della Forestale che ne ordina annualmente gli spostamenti con i compiti di cui sopra;

considerato che:

il primo firmatario del presente atto nelle interrogazioni 4-03418 (pubblicata l'8 luglio 2010) e 4-03817 (pubblicata il 12 ottobre 2010) richiedeva chiarimenti circa le procedure relative all'attività di prevenzione dei fenomeni di bracconaggio svolte dai NOA e alle loro missioni in Italia (in particolare, nelle valli bresciane) e al servizio di vigilanza venatoria svolto dal Corpo forestale dello Stato;

in particolare, nei citati atti si chiedeva di sapere se fossero state riscontrate situazioni illegittime o non in linea con quanto previsto dalle normative vigenti nell'esercizio di dette funzioni di vigilanza del Corpo e dei NOA;

preso atto che in data 20 dicembre 2010 il Ministro in indirizzo rispondendo all'interrogazione 4-03418 evidenzia «l'impossibilità di effettuare accertamenti adeguati, considerando che quanto rappresentato, oltre ad essere generico e privo di riferimenti (sia di tempo che di luogo) sarebbe avvenuto "genericamente" nella provincia di Brescia» e che sarebbe inoltre «opportuno identificare con maggior precisione i presunti atti irregolari commessi dal personale del Corpo, nonché che «Dall'interrogazione risulta, poi, che i comportamenti lamentati sarebbero stati segnalati "all'autorità preposte" ma, anche in questo caso, non sono state indicate né le autorità adite né le risultanze cui tali autorità sarebbero pervenute, necessarie per attivare le relative procedure di tipo giudiziario e disciplinare. In virtù di quanto rappresentato non si può asserire che il personale suddetto abbia commesso alcuna violazione»;

rilevato che agli interroganti risulta che:

tra il 29 settembre e il 28 ottobre 2010 sono state effettuate in Lombardia e, in particolare, nelle valli bresciane diverse perquisizioni (alcune delle quali perfino in abitazioni private e in assenza della persona nei confronti della quale si stava indagando) e siano state effettuate numerose contravvenzioni da parte del NOA, molte delle quali ai cacciatori;

l'operato dei NOA, a parere degli interroganti e secondo quanto disposto dalle normative vigenti, dovrebbe essere rivolto alla prevenzione dei fenomeni di bracconaggio e non già alla repressione dell'attività di una categoria, quella dei cacciatori, che invece condanna il bracconiere senza attenuanti;

rilevato, inoltre che:

per far fronte alle carenze riscontrate nel precedente atto di sindacato ispettivo 4-03418 gli interroganti precisano le risultanze a loro conoscenza: anche nel 2010, nel periodo che va dal 29 settembre al 28 ottobre, due turni avvicendati di circa 30 unità, di cui un ufficiale, provenienti da tutta Italia in forma volontaria e ben retribuita, confluiscono nelle valli bresciane alloggiando in un noto hotel del passo del Maniva, facendo invece capo logisticamente alla caserma della Guardia forestale di Bovegno. Detti volontari, oltre ad avere il regolare stipendio, godono di indennità di missione e di numerose ore di straordinario che effettuano nel corso del loro "oneroso" compito;

nel corso di un sopralluogo il primo firmatario del presente atto ha visto e letto alcuni verbali di contravvenzione elevati dai NOA (documentazione acquisita agli atti del Senato), alcuni risalenti al passato, ed uno elevato nel 2010; in detti verbali, in particolare, si rilevava il possesso illegale di 8 esemplari vivi di specie "passeriformi", in maniera generica (come noto tra le specie numerose di passeriformi ve ne sono alcune che è possibile cacciare e alcune no e pertanto sarebbe necessaria la preparazione e la conoscenza della materia da parte dei verbalizzanti);

rilevato, infine, che agli interroganti risulterebbe che:

il Corpo forestale dello Stato di Brescia è stato integrato con 20 agenti, dei quali circa la metà avrebbe già chiesto ed ottenuto il trasferimento ad altra sede;

i mezzi del Corpo possono circolare in maniera limitata per carenza di risorse da destinare all'acquisto di carburante;

si chiede di sapere:

quali siano i costi del personale NOA impegnati sul territorio nazionale nelle rispettive sedi e in caso di missione;

se il Ministro in indirizzo ritenga che i benefici derivanti dall'attività svolta dagli agenti NOA sia sufficiente a giustificarne i costi;

se ritenga che l'attività di prevenzione del "bracconaggio" possa essere adeguatamente garantita dagli agenti del Corpo che operano sul territorio e dagli altri corpi di vigilanza preposti, compresi quelli volontari;

quale sia la formazione giuridico-scientifica dei componenti dei nuclei NOA e, in particolare, chi sia preposto a tale formazione;

se risulti che esponenti delle associazioni animaliste, ambientaliste e/o anticaccia come, ad esempio, la Lega anti vivisezione (LAV), facciano parte del corpo docente degli agenti CFS e NOA e, in caso affermativo, a quale titolo; e se la LAV stessa abbia una convenzione con il CFS per quanto riguarda il maltrattamento ed il trasporto degli animali;

quanti siano gli agenti in servizio presso la sede del Corpo forestale dello Stato di Brescia e se e quante richieste di trasferimento risultino essere state avanzate e con quali esiti;

se corrisponda al vero che l'utilizzo dei mezzi del Corpo sia soggetto a limitazioni in alcuni casi per carenza di carburante;

se e in che modo ritenga di intervenire al fine di ottimizzare meglio le risorse economiche destinate al Corpo;

quali eventuali procedure di tipo disciplinare siano state adottate o saranno adottate nei confronti degli agenti del CFS che abbiano avuto un comportamento difforme rispetto alla prassi consolidata in atto.

(4-04404)

PEDICA - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel mese di gennaio 2011 gli ex dipendenti Alitalia, in cassa integrazione CAI, hanno ricevuto uno stipendio mensile di soli 10 euro per quanto concerne la quota di FTA (Fondo naviganti integrativo CIG);

tale esigua somma è dovuta al fatto che durante tutto l'anno i dipendenti ricevono la CIGS in due versamenti distinti, uno base di circa 900 euro e uno del Fondo integrativo per il raggiungimento dell'80 per cento dello stipendio, come previsto dall'accordo sindacale relativo al passaggio da Alitalia a CAI per i cassaintegrati del gruppo;

questi due versamenti sono sottoposti mensilmente alla detrazione Irpef, ognuno per il proprio ammontare, tuttavia a fine anno vengono accorpati e si deve pagare di nuovo l'Irpef in base al totale della cifra raggiunta;

se in media ogni versamento ha una ritenuta Irpef del 23 per cento, a fine anno succede che, se il cumulo dei due versamenti supera il limite relativo all'aliquota del 23 per cento e raggiunge, ad esempio, il livello che fa scattare l'aliquota del 33 per cento, i dipendenti cassaintegrati CAI devono scontare, in un'unica soluzione, la differenza dovuta del 10 per cento sul capitale lordo;

il meccanismo sopra descritto provoca un vero e proprio salasso sullo stipendio di gennaio, che viene azzerato o quasi, senza considerare i casi in cui addirittura sia previsto un secondo recupero nel mese di febbraio, nel caso la cifra dovuta come ritenuta di saldo superi l'importo mensile dello stipendio di gennaio, e ciò, a detta dei dipendenti, è diffusissimo;

rilevato che:

l'art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, stabilisce che il sostituto d'imposta ha l'obbligo nei confronti del personale, compresi anche i pensionati e i cassaintegrati, di recuperare e versare in unica soluzione i debiti di imposta emersi in sede di conguaglio di fine anno, e tale adempimento costituisce il presupposto della esattezza e della definitività dell'imposta come trattenuta nella certificazione fiscale (CUD);

in base al medesimo art. 23 inoltre, il debito d'imposta risultante dal conguaglio fiscale di fine anno - da completare entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello cui si riferiscono i redditi - deve essere recuperato mediante ritenuta dell'intero ammontare sulla rata di pagamento del mese in cui il conguaglio stesso viene eseguito (febbraio);

in caso di incapienza, il contribuente può richiedere che l'eventuale "parte eccedente" sia trattenuta sulle successive rate di pensione con l'applicazione dell'interesse dello 0,50 per cento mensile; quindi qualunque rateizzazione va condivisa e autorizzata dall'Agenzia delle entrate;

nel caso in cui si sia titolari di più trattamenti, il recupero del debito per conguaglio fiscale sarà effettuato sulla partita "principale" e, a seguire, sulla secondaria;

quando il personale cassaintegrato CAI affrontò in sede di contrattazione il problema del recupero fiscale, l'azienda affermò che lo scorso anno l'Agenzia delle entrate aveva autorizzato due tranches di addebito con la salvaguardia della CIGS di base, ma che per l'anno corrente non era stata fatta tale richiesta all'Agenzia, con il rischio che avrebbero prelevato a capienza su CIGS oltre che su FTA;

l'azienda, davanti alla preoccupazione dei lavoratori, assicurò che avrebbe accelerato i tempi in maniera da poter comunque chiudere entro febbraio, avendo possibilità di addebitare sia gennaio che febbraio, salvaguardando altresì l'importo della CIGS base in ambedue i casi;

valutato che:

molti cassaintegrati ex Alitalia sono monoreddito e molte mamme, separate e uniche affidatarie, anch'esse monoreddito, si trovano di fronte ad una situazione insostenibile, a causa dell'azzeramento dello stipendio di gennaio;

a detta degli stessi lavoratori, sarebbe preferibile che la quota di plusvalenza dell'Irpef fosse diluita nei 12 mesi, in modo da poter garantire ai lavoratori una retribuzione media mensile su cui contare, senza imprevisti salassi;

tale soluzione non dovrebbe essere impossibile, avendo ormai l'azienda dati su cui basarsi per questa eventuale trattenuta mensile, visto che la CIGS è stata attivata da ormai 2 anni,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario attivarsi presso la società CAI SpA, anche tramite la convocazione di un tavolo di trattative, al fine di agevolare l'individuazione di una soluzione che non lasci le famiglie dei cassaintegrati senza uno stipendio mensile ogni anno.

(4-04405)

FLERES - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la stampa locale riporta, ormai quotidianamente, i casi sempre più numerosi di "malagestione" presenti nel Comune di Paternò (Catania);

in questi ultimi giorni le cronache narrano le vicende riguardanti le "case popolari" poiché il Comune avrebbe richiesto ai locatari, per la maggior parte morosi, la regolarizzazione del canone di locazione per importi, a seconda del periodo non saldato, variabili tra i 5.000 e gli 11.000 euro;

il Comune, nella necessità di fare cassa, starebbe pensando a formule di rateizzazione delle somme richieste ma, al contempo, starebbe valutando anche l'eventuale possibilità di procedere alla vendita degli immobili;

la periferia di Paternò, poi, è ormai in preda al degrado e invasa da cumuli di spazzatura anche ai bordi delle strade senza che l'amministrazione comunale sia in grado di mettere a punto un sistema di raccolta dei rifiuti tale da bonificare il territorio;

l'amministrazione comunale ha perfino dismesso i servizi sociali destinati agli anziani - sono ben 400 - chiudendo ben due centri loro dedicati e licenziando il personale che vi operava;

anche 30 persone diversamente abili, a seguito della chiusura del centro diurno, sono state private della necessaria assistenza;

il Comune di Paternò, in conclusione, sarebbe nell'impossibilità di reperire i fondi indispensabili per gestire i diversi servizi utili alla collettività,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gestione del Comune di Paternò e quali siano le conseguenti determinazioni.

(4-04406)

FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:

il quotidiano "la Repubblica" del 15 gennaio 2011 riporta la notizia secondo la quale una donna ultrasessantenne sarebbe stata ricoverata all'ospedale civico di Palermo per tre giorni seduta su una sedia, prima del passaggio in barella;

detto caso non sarebbe l'unico poiché nei cinque ospedali pubblici non vi sarebbe un solo posto letto disponibile;

da giorni tutti i reparti di medicina sarebbero in tilt e i pazienti sarebbero costretti a restare in barella nelle astanterie;

i sindacati dei medici avrebbero puntato l'indice contro la riforma sanitaria varata recentemente dalla Regione Siciliana;

detta riforma ha previsto il taglio dei posti letto del 20 per cento nell'ottica di ridurre il deficit sanitario,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione della sanità siciliana e in caso affermativo:

se e in quali modi intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di verificare l'efficacia e l'efficienza della riforma sanitaria varata dalla Regione Siciliana;

se e in quali modi intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di garantire un'adeguata assistenza sanitaria a tutti i cittadini siciliani.

(4-04407)

FLERES - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la tratta viaria più pericolosa presente nel territorio di Acireale (Catania), secondo uno studio della Polizia municipale riguardante le strade più a rischio incidenti, sarebbe la strada statale 114 nella parte che, per alcuni chilometri, collega il bivio di Capomulini alla frazione di Mangano;

detta arteria sarebbe stata teatro, nel 2010, di ben 25 incidenti, alcuni anche mortali, con una percentuale del 7,2 per cento;

fra le arterie più pericolose figurano, poi, tutte le altre più importanti vie di collegamento della provincia di Catania,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della pericolosità delle strutture viarie presenti nella provincia di Catania, con particolare riferimento alla strada statale 114, e in caso affermativo, se e in quali modi intenda intervenire al fine di ristabilire adeguate misure di sicurezza per gli automobilisti.

(4-04408)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

Malagrotta, la discarica della capitale e di parte della provincia di Roma, che secondo alcuni è la più grande d'Europa con 240 ettari e 40 metri di altezza dove vengono scaricati ogni giorno tra le 4.500 e le 5.000 tonnellate di rifiuti, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica, è sita nel territorio comunale di Roma, a nord-ovest, non lontano da Fiumicino, a 6 chilometri in linea d'aria da San Pietro;

a Malagrotta finisce l'80 per cento dei rifiuti di Roma (più quelli del Vaticano, di Fiumicino e di Ciampino) e, ogni giorno, come già detto, i camion della nettezza urbana scaricano fra le 4.000 500 e le 5.000 tonnellate di rifiuti di ogni genere;

a Malagrotta, che è di proprietà dell'imprenditore Manlio Cerroni di Pisoniano, arrivano anche i rifiuti speciali degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino;

tra il 2003 ed il 2004 la produzione di rifiuti nella provincia di Roma e il conseguente conferimento in discarica è aumentato del 6 per cento: questa percentuale grava quasi interamente su Malagrotta, poiché gli altri tre impianti di smaltimento dei rifiuti della provincia, ovvero Albano Laziale, Bracciano e Guidonia, di cui peraltro uno in chiusura (Albano), non hanno un peso fondamentale nello smaltimento. Nel 2004, così, la discarica di Malagrotta avrebbe raggiunto la saturazione, tuttavia l'amministrazione regionale provvide ad ampliare il terreno della discarica;

la discarica di Malagrotta avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2007 in forza della normativa europea che vieta di conferire in discarica rifiuti allo stato grezzo ma, nell'accondiscendenza delle amministrazioni che si sono succedute, continua ad operare per mancanza di un piano alternativo, ed il suo proprietario continua ad incassare ingenti somme, così come dal gassificatore di Malagrotta, dalla discarica e dall'inceneritore di Albano, oltre che dalla discarica di Bracciano, tanto da essere il monopolista della spazzatura nel Lazio;

un'analisi condotta dall'Arpa, Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, a seguito di rilevamenti durati 4 mesi, riporta dati inquietanti sullo stato di inquinamento delle acque e dei terreni circostanti l'area della discarica. Nelle falde acquifere della zona, infatti, i livelli di numerose sostanze tossiche (ovvero ferro, nichel, manganese, arsenico e benzene) sono oltre il limite consentito dalla legge. Inoltre, si è registrata anche la presenza di N-butylbenzensolfonamide;

l'Arpa annuncia che urgono misure di messa in sicurezza, anche perché, proprio a pochi passi da lì sono presenti coltivazioni e pascoli. Il rischio che si corre, se non si interverrà tempestivamente, è che i veleni arrivino a contaminare anche il Tevere;

per quanto risulta all'interrogante da notizie diffuse in rete, Paul Connett, docente di chimica ambientale presso l'Università St. Lawrence di New York, in un'intervista ha definito la discarica di Malagrotta «Un ridicolo monumento alla pigrizia e alla stupidità umana, al cattivo governo». Connett, un'autorità internazionale in tema di rifiuti e inceneritori, di quella discarica ha detto ancora che «non dovrebbe esistere» e che Cerroni stava «peggiorando le cose con la costruzione di un inceneritore-gassificatore». Ha aggiunto il professore che «Invece di spendere tanti soldi per finanziare questo inceneritore, arricchendo ulteriormente il sig. Cerroni Roma dovrebbe con urgenza andare verso la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città e non soltanto in alcune zone»;

Connett, come era prevedibile, non è stato ascoltato e Cerroni nel 2008 costruiva nella stessa area il gassificatore senza che si procedesse ad uno studio di sicurezza integrato zona in questione, nonostante sia un "sito classificato a rischio d'incidente rilevante soggetto ai vincoli del decreto-legge 334/99 (Seveso II)", e senza rispettare il vincolo della consultazione della popolazione che impone lo stesso decreto;

come sottolinea un articolo de "La Stampa" del 5 gennaio 2011: "se l'avvocato Manlio Cerroni, 86 anni, titolare del capitale sociale della discarica, decidesse domattina di chiudere i cancelli di Malagrotta, in una settimana Roma surclasserebbe Napoli. Non succederà. Nel 2007, il comune ha versato a Cerroni 72 euro per ogni tonnellata di rifiuti entrata in discarica. Lui dice che è un prezzo di favore perché ama la capitale. Vero, però il mercato è tutto suo. Dai rifiuti ricava metano. Con i contributi statali ha costruito un impianto con cui produce energia elettrica, e la rivende";

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, a Roma su 1.765.958 tonnellate di rifiuti prodotti nel 2008 si è differenziato il 17,4 per cento. La regione Lazio ha una raccolta differenziata al 12,9 per cento su una produzione di rifiuti nel 2008 di 3,34 milioni di tonnellate gran parte delle quali smaltite in discarica;

l'ISPRA, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dichiara che "In termini assoluti il Lazio si conferma la regione che smaltisce in discarica la quantità maggiore di rifiuti, oltre 2,8 milioni di tonnellate (...). La sola provincia di Roma smaltisce in discarica 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti, quasi 1,5 milioni dei quali nel comune di Roma", cioè a Malagrotta, nella discarica di Cerroni;

un articolo de "la Repubblica" del 23 giugno 2010 riporta le parole del sindaco Gianni Alemanno, in occasione della sua audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti del giorno prima: "Il gassificatore di Malagrotta (...) e il gassificatore di Albano, quando realizzato, non sono sufficienti (...) a creare un'alternativa alla discarica. (...) Credo che sia necessaria un'ulteriore proroga nel 2011";

l'annuncio dell'ennesima proroga riaccende la rabbia degli abitanti di Malagrotta, da anni in attesa della chiusura della discarica;

nel dicembre 2010 è stata firmata dal Presidente della Regione Lazio l'ordinanza per prorogare lo smaltimento dei rifiuti romani nella discarica di Malagrotta per cui è stata incaricata la società Giovi Srl di avviare, entro sei mesi, il sistema integrato per il trattamento totale dei rifiuti provenienti dai comuni di Roma, Ciampino e Fiumicino, presso gli impianti di Malagrotta, di Rocca Cencia e via Salaria, sempre ovviamente nel rispetto delle quote consentite;

la decisione scatena le polemiche perché dietro la deroga si celerebbe la volontà di continuare ad arricchire un monopolista dei rifiuti senza cercare una soluzione del problema, sacrificando la salute dei cittadini con l'utilizzo massiccio degli inceneritori;

si apprende da recenti notizie di stampa (si veda il "Corriere - Roma" del 12 gennaio 2011) che: «Dopo la proroga all'attività della discarica più grande d'Europa - la quinta da quando nel 2007 la Ue ha chiesto all'Italia di chiuderla - ora arriva una specie di "fase 2" nella gestione dell'emergenza rifiuti romana (...) la soluzione del problema rifiuti è "la costruzione di un sistema che proroghi Malagrotta per tre anni, perché non è possibile diversamente". (...) In sintesi il progetto (...) è questo: costruire un nuovo gassificatore di piccole dimensioni che consenta la tritovagliatura dell'immondizia, in sostanza una sorta di pre-trattamento che consentirebbe al Cdr (combustibile da rifiuti) di essere bruciato a Malagrotta. Quanto alla localizzazione del nuovo impianto, in primis c'è da attendere la sentenza del Consiglio di Stato sull'ipotesi Albano. E semmai, in caso di bocciatura, si cercherà un accordo con un comune disponibile»,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine mettere in sicurezza la discarica di Malagrotta, anche alla luce della smisurata concentrazione territoriale data dal posizionamento in un'area così limitata della più grande discarica d'Europa, di una raffineria, di un impianto di smaltimento di rifiuti tossici ospedalieri e anche di un gassificatore, prima che la contaminazione diventi fatalmente evidente e si palesi in tutte le sue drammatiche conseguenze per la salute pubblica;

se non ritenga che la gestione di Malagrotta, con le sue innumerevoli proroghe in favore del monopolista Cerroni in spregio della normativa comunitaria, non sia espressione di forti interessi economici, invece di una corretta e moderna politica di gestione dei rifiuti, a danno della salute dei cittadini della zona visto che l'area è fortemente inquinata, come dimostrano le analisi delle falde acquifere;

quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri in indirizzo al fine di acquisire elementi in relazione al livello di inquinamento nell'area che potrebbe causare gravi danni alla salute della popolazione;

se il Governo sia a conoscenza di interessi particolari a mantenere lo status quo della gestione del ciclo dei rifiuti conferiti a Malagrotta invece di individuare un piano alternativo;

se non intenda adottare le opportune iniziative affinché il Comune di Roma persegua gli obiettivi della raccolta differenziata, in particolare quella domiciliare, necessaria per il riuso dei materiali e l'utilizzo di tutti gli impianti autorizzati e realizzati al fine di permettere la chiusura della discarica di Malagrotta.

(4-04409)

BAIO, CECCANTI, BOSONE, ADAMO, ARMATO, BASSOLI, DEL VECCHIO, FERRANTE, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, ICHINO, INCOSTANTE, MAGISTRELLI, MARITATI, MAZZUCONI, PERDUCA, PERTOLDI, ROSSI Paolo, VIMERCATI, VITA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 31 dicembre 2010 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto decreto flussi 2010, ovvero il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 novembre 2010, concernente la "Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari non stagionali nel territorio dello Stato, per l'anno 2010" ai sensi dell'art. 3 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modifiche e integrazioni;

la finalità di tale decreto è quella di regolarizzare oltre 98.000 extracomunitari che dovrebbero poter entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale, mediante apposita richiesta dei datori di lavoro da presentare esclusivamente per via telematica;

si tratterebbe, in particolare, di 98.080 nuovi lavoratrici e lavoratori extracomunitari non stagionali, dei quali 30.000 colf e badanti senza vincoli di provenienze, oltre 16.000 ingressi particolari e 52.080 lavoratori provenienti da Paesi con i quali l'Italia ha sottoscritto accordi in materia di contrasto all'immigrazione clandestina;

gli utenti interessati hanno la possibilità di presentare le domande di ingresso solo attraverso una procedura telematica da effettuare esclusivamente sul portale informatico del Ministero in indirizzo;

i moduli per l'invio telematico sono disponibili dal 17 gennaio 2011 sul sito del Ministero, e attraverso tale portale, come già accaduto negli anni passati, i datori di lavoro dovrebbero presentare le relative domande;

in particolare, i datori di lavoro devono inviare la suddetta domanda il 31 gennaio 2011 per i lavoratori delle nazionalità privilegiate (ai sensi dell'art. 2 del decreto), il 2 febbraio 2011 per i lavoratori domestici e di assistenza alla persona (art. 3), il 3 febbraio 2011 per tutti i restanti settori (ai sensi degli artt. 4, 5 e 6 del decreto citato);

risulterebbe che il sistema informatico del Ministero per la gestione delle pratiche relative al decreto flussi non funzioni e non consenta l'accesso alla modulistica per l'invio telematico delle domande;

questo malfunzionamento del portale ministeriale contribuirebbe a determinare gravi disagi e discriminazioni per gli utenti, i quali hanno solo tre giorni per presentare le richieste di ingresso, pertanto solo i più fortunati in ordine di iscrizione potranno essere regolarizzati;

a causa di tale malfunzionamento, risulterebbe che anche i diversi operatori, come la CISL, la CGIL e la UIL, impegnati a garantire un supporto all'utenza sulle modalità della presentazione delle richieste, abbiano riscontrato serie problematicità per accedere al portale del Ministero e siano preoccupati di non riuscire a garantire il corretto invio delle domande,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi disagi riscontrati da famiglie, datori di lavoro, patronati e organizzazioni sindacali nell'accedere al portale e dell'impossibilità di inserire le domande a causa del funzionamento intermittente dello stesso;

quali iniziative urgenti ritenga di dover predisporre al fine di garantire al più presto il corretto funzionamento del portale informatico per garantire il buon esito delle procedure per l'ingresso dei lavoratori extracomunitari in Italia;

quali misure immediate intenda adottare per riparare al disservizio e ai gravi disagi causati e per assicurare il servizio agli utenti interessati e agli operatori che assistono gli utenti stessi;

se non ritenga opportuno attuare iniziative di competenza al fine di sospendere l'intera procedura, prorogando i termini per i "click day", fino a quando non sarà ripristinata l'operatività del portale, al fine di non pregiudicare la corretta applicazione del decreto di cui in premessa.

(4-04410)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 20 luglio 2010 il quotidiano "la Repubblica" pubblicava un articolo dal titolo "Fondi neri, una telefonata incastra Finmeccanica";

si legge testualmente nell'articolo: «"Lo staff italiano è cotto. Qualcuno ha già disegnato il nuovo mondo... Mi sento come Thor, ma non posso chiamare il mio Odino, perché è un rischio". C'è una telefonata, agli atti dell'inchiesta della Procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica, che aiuta a capire perché Lorenzo Cola e l'affare "Digint" tolgono il sonno al presidente Pier Francesco Guarguaglini. E le ragioni del poderoso sforzo di comunicazione con cui l'azienda prova ormai da undici giorni a far dimenticare il nome di quel "consulente" e ventriloquo del Sismi arrestato l'8 luglio con l'accusa di aver riciclato 7 milioni e mezzo di euro della provvista nera versata dalla Banda Mokbel per acquisire il 51 per cento della "Digint", società partecipata da Finmeccanica. La telefonata porta la data del 26 maggio scorso, un mercoledì. Sono le 9.35 del mattino e Lorenzo Cola - che evidentemente ignora di essere ascoltato dai carabinieri del Ros - compone dal suo telefono cellulare americano l'utenza di un numero in Virginia. Chi risponde è un amico, un certo "Lloyd". I due parlano in inglese. Annotano i carabinieri: "La conversazione si apre con la partita dell'Inter (quattro giorni prima si è giocata la finale di Champion's league). Lorenzo dice di non aver risposto ai telefoni per due giorni prima della partita, anche quando "l'altro Lorenzo" lo ha cercato". L'"altro Lorenzo" è Borgogni, direttore centrale della comunicazione di Finmeccanica. L'ombra di Guarguaglini. La circostanza che cerchi Cola non è casuale. Sono infatti giorni terribili per Finmeccanica. L'azienda è ormai certa che la Procura di Roma indaghi sui fondi neri (le prime notizie appariranno sui quotidiani del 28 maggio) e non è un caso che si pensi di fare uno squillo all'uomo del Presidente. Che, del resto, appare molto informato. Liquidata l'Inter, infatti, all'amico Lloyd come scrivono i carabinieri nell'informativa del 25 giugno al Procuratore Giancarlo Capaldo e al sostituto Giovanni Bombardieri. Cola spiega di "avere moltissime novità". E gliele riassume così: "Lo staff italiano è cotto. In Italia c'è una grossa crisi e qualcuno ha già disegnato il nuovo mondo". Naturalmente, nel disegno del "nuovo mondo" ci sono anche i futuri assetti di Finmeccanica. Dice Cola: "Gli altri sono completamente persi, mi seguono come pulcini. L'unica cosa buona è che sto lavorando molto, molto bene per "Giordo". Sono sicuro, al 99 per cento, che entro il 10 giugno sarà nominato "Ceo" di Alenia". Cola non è un indovino. Ma, evidentemente, per sapere in anticipo quel che accadrà in Alenia, non deve essere neanche "uno dei tanti consulenti" come continua a ripetere l'azienda dal giorno in cui è finito a Regina Coeli. (...) Del resto, Cola, quel che sa di Finmeccanica, lo sa da Finmeccanica. A Lloyd, spiega quali istruzioni gli sono arrivate dall'azienda ora che le acque stanno per farsi davvero agitate. "Mi hanno detto: "Non vogliamo scocciarti, ma per una volta devi vedere la partita da lontano. Perché se usi i tuoi strumenti di difesa, saremo in disputa fino all'ultimo minuto". Insomma, il messaggio di piazza Montegrappa è chiaro. Cola deve togliersi di mezzo e levarsi dalla testa l'idea di provare a difendersi, quando la Procura gli sarà addosso, con argomenti che possano trascinare in un angolo i vertici dell'azienda. Deve, almeno per un po', starsene in tribuna a "vedere la partita". Meglio se "lontano", negli Stati Uniti. Cola, che non è un fesso, del suggerimento si è fatto un'idea. Dice a Lloyd: "Prima devono trovare un modo per neutralizzarmi e poi andranno direttamente sul lavoro". Prima, insomma, devono mettere a tacere lui, sprofondarlo nel silenzio, e poi occuparsi della grana della Procura, direttamente e con le mani libere. Certo, lui un desiderio lo avrebbe. Attingendo a piene mani nella cultura di cui sono figli i tatuaggi "neri" di cui si è riempito il corpo, non trova di meglio che confidare all'amico di sentirsi come il vichingo "dio del tuono in lotta con i giganti". Come "Thor", dice. Peccato, aggiunge, di non poter chiamare suo "padre", Odino. "Se chiamo il mio Odino, è un rischio". Chi possa essere l'Odino di Cola-Thor, lo dice, senza tanti giri di parole, una qualificata fonte investigativa: "E chi volete che sia? Chi è Dio in Finmeccanica? Il Presidente". Un'ipotesi investigativa, certo, che tuttavia non deve essere poi così peregrina se, ancora ieri, Guarguaglini, dall'Inghilterra, rivendicava come, "in questa inchiesta", "non ci sia una sola intercettazione" con la sua voce. Il 26 maggio Cola è sincero. A Lloyd, oltre a raccontare della tempesta perfetta in cui è precipitato, annuncia quello che si prepara a fare davvero. "Sto aspettando il secondo figlio e poi ti raggiungerò per due, tre mesi. Mia moglie sta bene. Perché cerco di risparmiarle qualsiasi problema. La faccio vivere in una "bella storia" dove nulla accade". Nella storia di Cola, al contrario, di cose ne accadono molte. E molte che non controlla, evidentemente. Come gli ascolti dei carabinieri che convincono la Procura a mettergli le manette il pomeriggio dell'8 luglio quando sta per salire su un volo per gli Usa via Parigi. Raccontano oggi, che in quei frangenti sia stato molto cortese. Che sia entrato in carcere tutt'altro che sconvolto. E qui, come sappiamo, ha cominciato a raccontare una storia che aveva avuto tempo per mandare a mente. "L'operazione Digint è mia. E tutto è regolare"»;

in data 24 giugno 2010 il Consiglio di amministrazione di Finmeccanica nomina Giuseppe Giordo nuovo amministratore delegato di Alenia aeronautica,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo in merito al fatto che Cola stava "lavorando", come si apprende dalla stampa, per la nomina di Giuseppe Giordo ad amministratore delegato di Alenia aeronautica;

se intenda approfondire i legami tra Cola e Giordo;

se la nomina di Giuseppe Giordo ad amministratore delegato di Alenia aeronautica sia stata preventivamente concordata con il Ministero dell'economia e delle finanze e, in caso negativo, quali siano i motivi;

quali siano i motivi della repentina nomina di Giordo ad amministratore delegato di Alenia aeronautica in piena indagine giudiziaria sui presunti fondi neri di Finmeccanica da parte della magistratura.

(4-04411)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il 29 dicembre 2010 è stato inviato alla Commissione europea un nuovo Ricorso contro il progetto Snam del Gasdotto appenninico Brindisi-Minerbio, sottoscritto dal Comune de L'Aquila (delibera n. 455 del 15 dicembre 2010) e dal Comune di Città di Castello (delibera n. 192 del 28 dicembre 2010) al Gruppo d'intervento giuridico;

in particolare gli amministratori e i comitati contrari alla realizzazione del gasdotto lamentano che il progetto, suddiviso in cinque tronconi pur essendo un unico progetto funzionale, non è stato sottoposto a un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA), né alla procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), come previsto dalle Normative comunitarie. Inoltre denunciano il rischio di distruzione ambientale dovuta alla grande valenza naturalistico-ambientale del territorio attraversato dal metanodotto, ai pericoli legati all'attraversamento di territori a vincolo idrogeologico e soprattutto il fatto che, come si evince da catalogo parametrico dei terremoti italiani 2004 (CPTI04) redatto dal gruppo di lavoro CPTI 2004 dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e dal DataBase macrosismico Italiano 2008 (DBMI08), il gasdotto e la centrale di compressione di Sulmona si verrebbero a trovare in un territorio ad elevata pericolosità sismica, sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori di magnitudo;

il gasdotto, infatti, segue la faglia del terremoto abruzzese del 2009 ed entra poi in Umbria, sulla faglia del terremoto del settembre 1997;

il ricorso insiste sul fatto che il percorso attuale tocca i parchi nazionali della Maiella, dei monti Sibillini e del Gran Sasso, ove troviamo oltre ai lupi anche gli orsi e, oltre al parco naturale regionale del Velino - Sirente, 21 fra siti d'interesse comunitario e zone a protezione speciale, dal lago di Capaciotti ai boschi di Pietralunga. Luoghi come Macchia Buia o Alpe di Luna che rischiano di essere falciati, come un prato, dal grande "tubo";

insieme alle amministrazioni, sono oltre un migliaio i cittadini di varie parti d'Italia (soprattutto Abruzzo, Umbria e Marche) che per le stesse ragioni, preoccupati da progetti distruttivi per i loro territori, presentati senza il pubblico coinvolgimento, hanno inoltrato analoghi ricorsi in sede comunitaria;

precedentemente, in data 25 giugno 2010, associazioni, comitati, enti locali, associazioni ambientaliste e non si sono già rivolti alla Commissione europea denunciando la palese violazione delle normative comunitarie;

la Commissione europea ha già aperto una procedura di accertamenti;

considerato che:

il metanodotto contestato prende il via nel gennaio 2005 quando la Snam Rete Gas SpA presenta, attraverso una serie di VIA parziali, un progetto per la realizzazione di un gasdotto denominato Rete Adriatica, suddiviso in cinque lotti funzionali: Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione di Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino e Sestino-Minerbio;

si tratterebbe di 687 chilometri di conduttura percorsi in gran parte sul crinale dell'Appennino, ultima zona quasi intatta d'Italia, che porterà nel nord dell'Italia il gas che arriva dall'Algeria e dalla Libia;

questo tubo ha un diametro di 1,2 metri e va messo in una trincea cinque metri sotto terra, ma ha bisogno di una servitù di 20 metri per parte, insomma di una fetta di territorio di 40 metri. Pertanto serviranno, in molte zone montane, anche strade che permettano l'accesso delle ruspe e degli escavatori necessari ai lavori di sbancamento e alla messa in posa della conduttura;

in particolare il tracciato lungo il quale dovrebbe essere costruito il gasdotto va da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna), sviluppandosi lungo i seguenti lotti funzionali: Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino; Sestino-Minerbio, attraversando così Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna. Il tracciato, inoltre, interessa - direttamente o indirettamente - numerose aree naturali protette, tra cui i parchi nazionali della Maiella, dei monti Sibillini e del Gran Sasso, il parco regionale del Velino-Sirente, nonché le seguenti aree aventi le caratteristiche di siti d'interesse comunitario (Sic) e zone a protezione speciale (Zps): area delle Gravine (codice IT913007), valle Ofanto-Lago di Capaciotti (codice IT9120011), valle del Cervaro-bosco dell'Incoronata (codice IT9110032), sorgenti ed alta valle del fiume Fortore (codice IT8020010), bosco di Castelvetere in Valfortore (codice IT802006), bosco di Castelpagano (codice IT2020005), sella di Vinchiatauro (codice IT222296), la Gallinola-monte Miletto-monti del Matese (codice IT222287), Maiella (codice IT7140203), Maiella sud-ovest (codice IT7110204), monte Genzana (codice IT7110100), Parco nazionale della Maiella (Z.p.s., codice IT7140129), Fiumi-Giardino-Saggitario-Aterno-sorgenti del Pescara (codice IT7110097), Velino-Silente (codice IT1100130), fiume Topino (codice IT5210024), boschi bacino di Gubbio (codice IT5210010), Boschi di Pietralunga (codice IT5210004), valli e ripristini ambientali di Argenta, Medicina e Molinella (codice IT4050022), valli di Medicina e Molinella (codice IT4050017), biotopi e ripristini ambientali di Budrio e Minerbio (codice IT4050023), Valle Benni (codice IT4050006);

in data 7 ottobre 2010 la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha espresso parere favorevole riguardo alla compatibilità ambientale di un solo troncone progettuale, il tratto di metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione di Sulmona;

la Commissione pone come condizione che si ottemperi a numerose prescrizioni che appaiono contraddittorie rispetto alla stessa espressione del parere favorevole visto che gli stessi funzionari del Ministero scrivono: "Il metanodotto in progetto Sulmona-Foligno DN 1200 (48") e la centrale di Compressione di Sulmona si trovano in un territorio ad elevata pericolosità sismica, sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori di magnitudo";

pertanto si evidenzia un'evidente fattore di rischio inibitore per un'opera come questa, insieme anche ai rischi connessi all'attraversamento di territori a vincolo idrogeologico (il 47 per cento circa di questa tratta, pari a 80 chilometri circa su 168) e il taglio di boschi (una fascia di oltre 18 metri) per 34 chilometri circa, sempre solamente su questa tratta;

oltretutto gli stessi funzionari parlano di "grande valenza naturalistica-ambientale del territorio attraversato dal metanodotto" mettendo dunque in evidenza l'errata scelta di un percorso che va ad intaccare gli ultimi lembi del territorio italiano rimasti integri, preziosi per la salvaguardia della biodiversità intesa nel suo complesso, per la valenza del paesaggio ed un'economia legata al turismo rurale, in forte espansione in questi ultimi anni e infine intaccando territori preziosi per la raccolta del tartufo;

inoltre, risulta all'interrogante che il Comune de L'Aquila ha saputo in ritardo di detto progetto perché la richiesta è arrivata in sede il giorno 8 aprile 2009, due giorni dopo il grande sisma, quando ancora era nel pieno dell'emergenza terremoto. L'amministrazione avrebbe dovuto dare una risposta scritta entro 30 giorni, altrimenti il silenzio sarebbe stato interpretato come assenso, ma in quei giorni il Comune nemmeno aveva una sede;

dopo un paio di mesi, tamponata l'emergenza, il Presidente della Provincia de L'Aquila ha firmato il ricorso alla Comunità europea ed adesso anche il Comune ha preso la stessa decisione, così come la Provincia di Pesaro, quella di Perugia, i Comuni di Gubbio, Città di Castello e tante associazioni ambientaliste come Wwf e Italia nostra;

considerato inoltre che:

la direttiva n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE e la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia CE, sezione II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) sanciscono l'obbligo di una VIA di tipo complessivo, che tenga conto dell'effetto cumulativo dei progetti frazionati;

la direttiva n. 42/2001/CE disciplina l'obbligo di applicazione della procedura VAS e la direttiva n. 92/43/CEE la salvaguardia degli habitat naturali;

per quanto risulta all'interrogante, il progetto iniziale prevedeva il raddoppio sulla costa adriatica, come avvenuto per l'altro gasdotto sulla costa tirrenica, e successivamente la Snam ha annunciato di avere riscontrato "insuperabili criticità" su quel percorso e ha deciso di deviare il grande tubo sull'Appennino,

si chiede di sapere:

quali siano le "insuperabili criticità" che hanno indotto la Snam a rivedere il progetto iniziale che prevedeva il raddoppio del gasdotto sulla costa adriatica;

quali siano le reali motivazioni che hanno fatto sì che il tracciato sia stato dirottato lungo la dorsale appenninica dove incontra criticità, non esistenti sul versante adriatico, quali la presenza di aree di particolare e delicata importanza come tre parchi nazionali, un parco naturale regionale, 21 siti di importanza comunitaria e zone a rischio sismico;

quali siano le ragioni per cui si vuole far passare il "tubo" sul crinale appenninico, così delicato, e non sulla costa adriatica, dove già esiste un altro gasdotto;

se il Governo non ritenga che il notevole tasso di sismicità della dorsale appenninica sia il reale elemento di criticità, che viene sottovalutato dal progetto;

quali provvedimenti intenda adottare il Governo riguardo all'impatto del progetto sulle aree tutelate da vincolo paesaggistico;

se non ritenga che la prassi amministrativa seguita sino ad ora sia in palese violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali che impongono la valutazione complessiva degli interventi proposti e quali iniziative di conseguenza intenda adottare;

se non ritenga che il tracciato del gasdotto andrebbe ad aggiungere rischi in un'area a maggiore (e devastante) attività sismica nazionale;

se non ritenga contraddittorio il parere della Commissione tecnica perché ha evidenziato i punti critici del tracciato del metanodotto, ma si è comunque espressa positivamente con condizioni imposte alla Snam che difficilmente potranno essere rispettate per la complessità e la delicatezza dei territori attraversati ed inoltre con altrettanta difficoltà se ne dovrà verificare l'osservanza.

(4-04412)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-01668, della senatrice Fioroni ed altri, su iniziative per sostenere la crescita economica del Paese.