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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 488 del 19/01/2011


Seguito della discussione della Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia (ore 9,09)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 e 3, nonché del primo capoverso del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2. Reiezione della parte motiva e del secondo capoverso del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2, nonché delle proposte di risoluzione nn. 4 e 5, per le parti non precluse

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri il Ministro ha svolto la relazione ed ha avuto luogo la conseguente discussione.

Inoltre, faccio presente che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore D'Alia e da altri senatori, n. 2, dal senatore Perduca e da altri senatori, n. 3, dal senatore Gasparri e da altri senatori, n. 4, dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulle proposte di risoluzione presentate.

*CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, credo che per esprimere il parere si debba tener conto della relazione in quanto molte volte le modalità e i tempi parlamentari portano a predisporre proposte di risoluzione che non tengono conto del contenuto della relazione. Dico ciò perché in tutte le proposte di risoluzione vi è un'indicazione specifica che riguarda i fondi destinati all'amministrazione della giustizia e la politica dei tagli, necessitata dalla crisi economica, e viene posta in evidenza la necessità di un serio processo di digitalizzazione e informatizzazione del sistema giudiziario.

Dobbiamo ricordare ciò che ieri ha riferito il Ministro: il processo civile telematico è attivo con valore legale per i decreti ingiuntivi in 25 tribunali, in 12 per l'esecuzione, in 8 per il settore fallimentare e in 5 per i pagamenti elettronici. Basti pensare che a dicembre 2008, a fronte di un investimento di 600.000 euro, non vi era alcuna di queste attività svolte in nessuno dei tribunali italiani. In questi due anni l'impegno si è decuplicato, essendo stato di 15 milioni di euro.

Vorrei poi ricordare che in 18 distretti di corte d'appello su 26, e in 127 tribunali su 165 è attivo il sistema web di gestione dei registri informatici per la cognizione ordinaria, così come intendo ricordare che la consultazione via Internet dei dati e documenti personali è stata realizzata in 157 tribunali su 165. Mi limito soltanto a citare alcuni degli esempi riportati nella relazione del Ministro, come ad esempio la consultazione evoluta da parte degli avvocati che è attiva in 10 corti di appello e 89 tribunali. Ciò per dimostrare che in questi due anni vi è stata un'accelerazione nel sistema di informatizzazione che ha portato a quella diminuzione che il Ministro ieri ha citato come primo dato e il senatore D'Ambrosio correttamente ha evidenziato che bisogna tener conto anche di quali sono le sopravvenienze.

Devo sottolineare che nella relazione del Ministro si dava atto che ben quattro fattori sono intervenuti a dare questo positivo risultato; un risultato che ha portato a una diminuzione della pendenza di 223.824 procedimenti e che tiene conto di un ulteriore dato: negli ultimi 10 anni l'aumento della pendenza era di 200.000 procedimenti annui. Quindi non solo non c'è stato per la prima volta l'aumento di 200.000 procedimenti, ma la diminuzione di oltre 223.000.

I fattori indicati dal Ministro sono la riforma del processo civile, l'informatizzazione degli uffici giudiziari, la modifica in tema di spesa di giustizia e in particolare - questa è parte della relazione - la disciplina del contributo unificato, che ha ridotto sensibilmente il numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative, determinando una diminuzione delle sopravvenienze e una capacità di solerte e proficuo lavoro dei magistrati. Questa è stata l'indicazione del Ministro sulla base dei dati raccolti.

Nel penale vi è stata una diminuzione della pendenza di circa 45.000 procedimenti.

Credo che tutti dovremmo fare lo sforzo di ragionare in termini di rapporto Governo-Parlamento sotto il profilo di individuare, in occasione delle Relazioni annuali del Ministro della giustizia, dei filoni d'intervento che possano trovare consenzienti e d'accordo maggioranza e opposizione. Poi ci si può dividere su singoli provvedimenti, su singoli aspetti, ma sulla questione generale credo che ciascuno di noi dovrebbe fare uno sforzo.

Ieri il senatore Lumia ha ricordato l'esempio del regime di cui all'articolo 41-bis. Come ricorderanno il senatore Li Gotti e il senatore D'Ambrosio qui presenti, dopo aver lavorato anch'io personalmente con il ministro Alfano e con l'ufficio legislativo a riformulare l'emendamento del senatore Vizzini tenendo conto di utili indicazioni che venivano dagli emendamenti dei senatori Lumia e D'Alia, rinunciammo come Governo a presentare la riformulazione dell'emendamento sul 41-bis, che, fatto proprio dal senatore Vizzini, fu sottoscritto dai senatori Lumia e D'Alia determinando un'approvazione all'unanimità. Pertanto il Governo, nonostante avesse contribuito all'elaborazione del provvedimento, ha rinunciato a presentarlo.

Ritengo che questa dovrebbe essere la tecnica, il modo, il comportamento del Governo, dei singoli parlamentari, delle forze politiche per raggiungere dei risultati che sono nell'interesse generale. Poi ci si può dividere su singole soluzioni; si possono interpretare diversamente gli interventi necessari. Però quando abbiamo un progetto, e viene indicata dal Ministro la realizzazione del progetto del best practice finanziato dal Fondo sociale europeo per 23 milioni di euro attraverso le Regioni con una programmazione per il 2007-2013 che riguarda 96 uffici giudiziari, queste sono cose che non possiamo negare, ma che tutti dovremmo cercare di valorizzare per individuare modelli o fondi necessari per poter arrivare alla copertura totale del 100 per cento.

Quindi, capisco che, di fronte all'impostazione generale, nelle due proposte di risoluzione del Partito Democratico e in quella n. 5 a prima firma del senatore Li Gotti dell'Italia dei Valori si afferma che non si approva la relazione del Ministro. Lo capisco anch'io, se il dato di fatto a cui ci si riferisce non tiene conto della realtà e si parla ancora della mancanza di fondi per la digitalizzazione e della necessaria copertura per gli ultimi sei mesi; non si tiene conto del fatto, però, che ieri il ministro Alfano ha dato atto di aver risolto il problema per l'intero 2011. Inoltre, si afferma che il piano carceri è stato un annuncio del quale poi non si è saputo più nulla (per l'esattezza, nelle proposte di risoluzione si scrive "non si conosce l'esito").

In realtà, nella relazione del Ministro si indicano procedimenti amministrativi e previsioni non illusorie, fondate su realtà specifiche e sull'indicazione puntuale delle previste scadenze temporali; si evidenziano i fondi reperiti, le indicazioni specifiche per le carceri e gli istituti che saranno realizzati, individuando le realizzazioni che non sono i 2.000 posti detenuti a cui si è fatto riferimento nella discussione. Il ministro Alfano ha indicato che nei due anni trascorsi sono stati realizzati 2.250 posti detenuti rispetto alla realizzazione di 2.000 posti detenuti nei dieci anni precedenti: quindi, quello che è stato fatto in dieci anni è stato realizzato in due.

Ragioniamo, dunque, sulla previsione e sulla relazione del Ministro in merito all'individuazione dei possibili rimedi che saranno apportati al sistema carcerario.

Non si può disconoscere l'impegno in ben tre interventi legislativi volto a pervenire a quella soluzione (che ricorderete) che ha portato alla possibilità di assunzione di circa 1.800 unità della Polizia penitenziaria. Qui va ancora il mio personale ringraziamento agli uomini della polizia penitenziaria: la realizzazione del precetto costituzionale di una pena che serve a redimere il condannato, a ridargli una speranza futura e a reinserirlo nella società si deve in gran parte al sacrificio e alle modalità di gestione della Polizia penitenziaria, in una difficile situazione di sovraffollamento a tutti nota.

Da ultimo, si afferma nelle proposte di risoluzione che occorre la semplificazione dei riti civili rispetto alla riforma del processo civile approvata. Ebbene, a pagina 22 della relazione il ministro Alfano specifica che in uno dei primi Consigli dei ministri di questo mese sarà presentato il provvedimento di riduzione a tre dei riti civili fondamentali. Ricordo - basta verificare le statistiche, che leggeremo tra qualche giorno anche nelle relazioni dei presidenti di corte d'appello - che l'intuizione rappresentata dalla semplificazione del rito ordinario, che sembrava una soluzione che non avrebbe avuto effetto, ha determinato una positiva incidenza sui tempi della giustizia.

Nella proposta di risoluzione n. 2, a prima firma del senatore Perduca, vi è una parte che il Governo condivide (il primo periodo del dispositivo), vale a dire quella in cui si chiede se il Governo intenda confermare gli impegni assunti con la risoluzione approvata nel 2009 e le due mozioni approvate nel 2010. Il Governo è impegnato su quella linea, così come su altre ipotesi. Certamente non possiamo condividere l'ipotesi di mettere allo studio un provvedimento di amnistia. Nella passata legislatura, quando fu approvato un indulto senza l'amnistia, vi è stato un errore. Oggi, però, il fatto di parlare di amnistia e la critica all'attenzione ai problemi della sicurezza di questo Governo non ci possono trovare consenzienti. Quindi, il dispositivo per una parte è accolto e per l'altra parte no.

Esprimo dunque parere contrario sulle proposte di risoluzione del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori, in considerazione del semplice fatto che, mentre nella motivazione avevo cercato di specificare che su alcune parti il Governo avrebbe potuto essere d'accordo a patto che si tenesse effettivamente conto della relazione del Ministro, nel momento in cui esse dicono di non approvare tale relazione, non posso esprimere parere favorevole.

Sulla proposta di risoluzione n. 3, di cui è primo firmatario il senatore Gasparri e che tiene conto, sia pure schematicamente, delle indicazioni contenute nella relazione del Ministro, esprimo invece parere favorevole.

Sulla proposta di risoluzione n. 1, di cui è primo firmatario il senatore D'Alia, è più problematico esprimere un parere favorevole, dal momento che prevede un dispositivo di undici pagine, anche se, tenendo conto di alcuni filoni di tale proposta di risoluzione, si potrebbe esprimere un parere favorevole nei limiti di cui dirò con riferimento ad alcuni aspetti, in accettazione dei quali si potrebbe esprimere un parere favorevole.

In particolare, sul primo punto del dispositivo relativo all'informatizzazione e alla distribuzione uniforme dei fondi, revisione delle circoscrizioni, notifiche di atti, di carceri e polizia penitenziaria, mi riporto con riferimento alla Polizia penitenziaria e alle carceri a quanto già detto. Sulla ripartizione dei fondi del Fondo unico giustizia rispetto ai quali si dice che sarebbe opportuno prevedere una maggiore somma da destinare all'amministrazione della giustizia, rilevo che mentre nella norma si prevedeva una somma pari ad terzo, un terzo e un terzo, da suddividere tra Ministero della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze, di fatto con l'ultimo provvedimento si è ridotto al 49 per cento la ripartizione per i Ministeri dell'interno e della giustizia e al solo 2 per cento per il Ministero dell'economia e delle finanze. Sulla informatizzazione ricordo quanto già indicato.

Con riferimento poi al settore civile e alla pluralità di riti e strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, il Ministro ha indicato nella relazione i tempi in cui realizzerà tale riduzione di riti. Quando nella proposta di risoluzione presentata dal senatore D'Alia ed altri si chiede che i sistemi della mediazione civile e commerciale entrino in vigore senza ritardi si evidenziano i benefici e il loro ulteriore allargamento, e ciò evidenzia una diversità di vedute.

Nella proposta di risoluzione del Partito Democratico, meno in quella dell'Italia dei Valori, pur dando atto che l'intervento sulla mediazione civile è un fatto positivo, si danno indicazioni volte a tener conto delle preoccupazioni degli avvocati, che vorrebbero rinviare. Da parte del Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia sulla mediazione civile si chiede invece di procedere al più presto, senza ritardi o modifiche, anzi allargando ulteriormente - cosa che condivido - la possibilità di un'effettiva incidenza della mediazione e conciliazione civile sul carico giudiziario.

Quando si parla dei meriti delle forze di polizia e della magistratura specializzata in materia di contrasto alle organizzazioni mafiose, non posso non essere d'accordo, però sarebbe ingeneroso non tener conto della produzione legislativa del Parlamento introdotta in questa legislatura, che ha voluto favorire proprio quella capacità di intervento da parte delle forze di polizia e della magistratura specializzata proprio creando le premesse attraverso una più forte legislazione antimafia. Vorrei ricordare che l'articolo 2 del disegno di legge sicurezza è stato approvato all'unanimità, sia al Senato che alla Camera, pur esistendo forti differenze e distinzioni con riferimento agli articoli 1 e 3. Ciò vuol dire che vi è stata una forte presa di coscienza da parte dell'intero Parlamento sul fatto di dover realizzare norme in materia di lotta alla mafia, norme che hanno portato non solo ad inasprire il 41-bis e a prevederne specificamente le condizioni, ma anche a emanare quella normativa in materia di sequestri dei beni dei mafiosi che si rivolge anche nei confronti degli eredi, determinando una delle conseguenze più positive nella lotta alla mafia.

Non abbiamo mai proposto una limitazione dell'indipendenza del pubblico ministero o la sua sottoposizione all'Esecutivo. È chiaro che devono essere studiate insieme - come scrivete nella vostra proposta di risoluzione - forme di bilanciamento di un potere che oggettivamente risulta sovradimensionato. Allo stesso modo, vanno studiate insieme le indicazioni contenute nella proposta di risoluzione n. 1 ma anche nella proposta di risoluzione n. 2 e in parte in quella dell'Italia dei Valori. Mi riferisco in particolare alla responsabilità del magistrato e al controllo del lavoro da esso svolto.

Possiamo essere d'accordo sulla necessità di apportare possibili miglioramenti alla riforma della professione forense e il Governo si impegna ad un costruttivo confronto con tutti i Gruppi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Per tale ragione, in merito alla proposta di risoluzione n. 1, il Governo è favorevole nei limiti che ho indicato. Per il resto, ci sono alcuni aspetti in cui si ridiscute della legge sulle intercettazioni e si tiene conto di emendamenti approvati. Il Governo non può non essere d'accordo con un provvedimento elaborato insieme al Parlamento ed approvato con alcuni emendamenti.

Non accetto la critica rivolta alla questione del processo breve, a prescindere che non si tratta di un provvedimento di immediata discussione. Non l'accetto perché il sistema poteva essere corretto. Un fatto è sostenere che una determinata norma può essere corretta per raggiungere determinati risultati; altro fatto è sostenere che, con quella norma, si mandavano al macero determinati procedimenti. In quella occasione, in quest'Aula del Senato, avevo sostenuto che, se di quei processi penali che venivano ad essere eliminati, alla fine del triennio uno di essi arrivava, senza essere garantito da una corsia privilegiata contra personam, a sentenza definitiva, avrei perso la scommessa. È passato quasi più di un anno da quel momento e credo che pian piano quella scommessa può essere vinta.

Non è però questo il problema. La proposta di risoluzione presentata dai senatori D'Alia, Viespoli, Russo e Pistorio può essere accolta dal Governo nei termini indicati. Però dovremo valutare insieme possibili percorsi ed interventi che ci portino a realizzare, con lo spirito cui ho fatto riferimento in merito alla modifica del 41-bis, un sistema giudiziario che sia nell'interesse dei cittadini e a garanzia dei diritti costituzionalmente previsti.

Per quanto concerne la proposta di risoluzione n. 2, il parere è favorevole sulla prima parte del dispositivo, mentre è contrario sulla seconda parte, là dove si parla di avviare un percorso sull'amnistia.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione presentate.

SAIA (FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAIA (FLI). Signor Presidente, a noi di Futuro e Libertà quella di ieri del ministro Alfano sull'amministrazione della giustizia più che una relazione, come previsto dalla legge n. 150 del 2005, è sembrata una comunicazione, anche soprattutto in rapporto alla sintesi consuntiva del 2010 fatta dal Ministro e gli orientamenti e i programmi per il 2011. Ne è emerso un chiaro scompenso tra quello che c'è stato nell'anno appena trascorso, quello che, sempre nell'anno appena trascorso, non è stato fatto, e le previsioni su quello che nel 2011 dovremo aspettarci. Abbiamo difatti 28 pagine per il primo punto e poco più di un paio per ciò che ancora c'è da fare. Come dire che sulla giustizia s'è fatto quasi tutto, forse anche che la giustizia funziona bene, e che ci rimane ancora poco per ottimizzarne il funzionamento. Salvo poi, a pagina 29, se non contraddirsi, quanto meno andare in controtendenza rispetto all'impianto di tutta la relazione, riconoscendo il Ministro che una radicale riforma in tema di giustizia non ha visto neppure l'alba e aggiungendo - incredibile - che la colpa di tutto ciò è sostanzialmente da imputare - cito testualmente - «all'evoluzione del quadro politico nel secondo semestre nell'anno appena trascorso; le tensioni dell'ultima parte del 2010 hanno ritardato la presentazione in Parlamento di una serie di proposte di legge che continuano a perseguire gli obbiettivi dell'efficienza del sistema giudiziario...». In altri termini - mi rivolgo al Ministro, che non è presente - imputando proprio a Futuro e Libertà (o - diciamo noi - a chi ne ha causato la sua nascita), imputando al presidente Fini (o - diciamo noi - a chi lo ha cacciato per incompatibilità con i valori del PdL), che la traccia riformatrice della giustizia italiana, forse un po' strabica, continua a mantenere un'attenzione più per il Presidente del Consiglio che per l'interesse generale e preminente di tutti i cittadini.

Proprio ieri sera è stato ricordato al Ministro stesso in una trasmissione televisiva come persino nell'ultimo disegno di legge messo a punto dal ministro Carfagna sulla prostituzione non si vede più quell'inasprimento della pena previsto dall'articolo 600-bis del codice penale relativo al reato derivante dalla consumazione di rapporti sessuali con persona minorenne, come proprio lo stesso presidente Berlusconi all'inizio di dicembre aveva annunciato. Oppure è, invece, proprio per tutte queste contraddizioni, che la riforma della giustizia, come tutte le altre riforme previste dal programma di Governo, non ha visto se non enunciazioni di principio nei due voti di fiducia che abbiamo avuto a poca distanza tra loro? Le riforme non si fanno perché è sempre colpa degli altri? Stiamo, anzi ora state governando, da 8 anni su 10, e chi oggi come noi non è più in questa maggioranza ha affermato e continua ad affermare (contrariamente all'invito poco "invitante" del Ministro relativamente a chi ha colpa per la mancata attuazione delle riforme) che tutto ciò che era proposto al voto come previsto nel programma elettorale, che ci ha visto eletti insieme (quindi anche una riforma sulla giustizia), siamo disposti a sostenerlo e a votarlo. Basta che, oltre alle relazioni, o alle comunicazioni, come le definiamo noi, queste riforme arrivino in Aula.

Devo perciò ravvisare che la relazione del Ministro non è sicuramente improntata, come in altre occasioni invece era avvenuto anche per merito suo, ad una disponibilità al dialogo, all'apertura politica, all'allargamento e alla condivisione dei percorsi politici, riconoscendo, magari, errori di percorso del Governo nella ricerca di un effettivo ampliamento nel metodo e nella sostanza di ciò che questo Parlamento, assieme al Governo, può fare per dare risposte concrete al Paese. È un vero peccato, perché è l'ennesima occasione persa per ricucire degli strappi e, dietro a questo atteggiamento di autosufficienza, di autoreferenzialità che tocca, nella relazione di maggioranza del PdL, persino dei toni enfatici, intravediamo senza troppa fatica la solita volontà di alzare una cinta protettiva attorno ai perduranti e oramai asfissianti problemi personali del Presidente del Consiglio rispetto al tema giustizia. Anche sui fatti che in questi giorni vedono coinvolto il Premier, noi ieri mattina abbiamo evitato accuratamente di partecipare all'improvvisato dibattito sull'argomento, dibattito peraltro non previsto dalla Conferenza dei Capigruppo, che poche ore prima aveva stabilito il calendario, a dimostrazione di non voler cavalcare in chiave politica una vicenda che può solo risolversi e chiarirsi in sede giudiziaria, quando e se - lo speriamo ancora - il presidente Berlusconi deciderà di recarsi dal magistrato, portandoci così a capire se è lui che ha torto o se hanno torto i magistrati che lo hanno inquisito. E mi sembra che a quel dibattito noi di Futuro e Libertà abbiamo seguito la stessa linea del Gruppo della Lega Nord, poco incline in queste ore a rilasciare, come noi, dichiarazioni sull'argomento.

Affermare che la riforma della giustizia è stata ostacolata da tensioni politiche che noi avremmo causato, come - ripeto - segna con chiarezza la relazione del Ministro, ci sembra quindi un alibi non degno dello stesso ministro Alfano, che tutti noi stimiamo da sempre. Per smentire quest'affermazione basterebbe misurare il tempo che il Parlamento ha dovuto dedicare a leggi che non miravano affatto ad una riforma del sistema ma a fronteggiare situazioni circoscritte che non interessavano la collettività. È ciò che ci ha ricordato ieri anche la presidente Giulia Bongiorno. Prendendo atto del dato relativo alla riduzione delle pendenze civili, per esempio, anche se, posto che con sempre maggior frequenza esso dipende in realtà dall'abbandono delle azioni stesse, sarebbe utile per il lavoro che qui stiamo facendo verificarne la genesi: non si può infatti escludere che tale abbandono derivi da una crescente sfiducia del cittadino nei confronti della giustizia. A questo proposito, sempre la presidente Bongiorno ieri ci ha anche ricordato come siano significativi i dati diffusi dalla Banca Mondiale nel rapporto Doing Business 2011, nella parte dedicata alla giustizia civile e alle procedure per dare attuazione ai contratti. Secondo gli indicatori della Banca Mondiale, che tengono conto anche della lunghezza dei processi civili e dei relativi costi, l'Italia figura al 157° posto su 183 Paesi.

Vi è poi il tema delle risorse che ha visto il Ministro in estrema difficoltà, così come, nelle ultime settimane in particolare, nell'identica situazione si sono trovati il Ministro della cultura, il Ministro dell'interno e il Ministro dell'istruzione, in quella mannaia metodologica che noi da oltre un anno contestiamo, quando ancora non eravamo costituiti in Gruppo autonomo, cioè quella dei cosiddetti tagli lineari del ministro Tremonti. Sul piano generale noi insistiamo da almeno due manovre finanziarie ad individuare in ulteriori tagli - con un recupero quindi di risorse ulteriori - da fare nelle ancora ampie sacche di sperpero nella pubblica amministrazione e nel recupero dei cosiddetti fondi perduti la strategia per andare oltre il contenimento della spesa pubblica, passando così, con il recupero di risorse, alla fase dello sviluppo e del rilancio economico. Ma ricordiamo al Ministro - che oggi non c'è, ma ci rivolgiamo al Sottosegretario - che la giustizia, prima che fonte di costi per otto miliardi l'anno, produce molti e forse più euro con confische, prevenzione e repressione dei reati, nonché con la risoluzione delle controversie civili.

È giusto quindi che anche da quel Fondo unico giustizia, come chiediamo nella proposta di risoluzione presentata assieme agli amici del Polo della Nazione, si calcolino e si individuino ulteriori risorse per questo settore. Nella proposta di risoluzione puntualmente elenchiamo gli ambiti principali di intervento per una riforma seria, non dimenticando soprattutto lo stato emergenziale delle carceri italiane.

Al ministro Alfano chiediamo se non siano questi i veri motivi per cui le riforme, anche questa sua sulla giustizia, non si riescono a fare con l'attuale Governo, non certo per le turbolenze politiche che secondo il Ministro avremmo causato noi di Futuro e Libertà in questi mesi.

Per trovare i fondi per poter così tamponare l'anno in corso nell'ambito dell'informatizzazione dei tribunali, la sua fatica - glielo riconosciamo - è stata tanta. Ma come possiamo immaginare una programmazione pluriennale in questo settore che non dà né respiro né speranza per l'annunciata riforma? Riforma che noi non ravvisiamo più in questa relazione/comunicazione essere ancora centrale nei programmi di governo.

In conclusione, signor Sottosegretario, il nostro voto sarà contrario, prima ancora che per i tanti punti che non ci convincono di questa relazione - nonostante lo sforzo di questa mattina relativamente alla nostra proposta di risoluzione - soprattutto perché con chiarezza voi questa convergenza, se non in limine litis, non la state cercando, e questo voto favorevole non lo cercate e forse neppure lo volete. E nel ribadirle che noi siamo ancora pronti a fare una riforma seria non contro i giudici ma per gli interessi di tutti i cittadini, attenderemo che nel prosieguo della legislatura, se tale prosieguo ci sarà, i segnali siano ben più chiari da parte del Governo e condivisibili, per poter così sostenere i suoi provvedimenti. (Applausi dai Gruppi FLI, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE e Misto-MPA-AS e della senatrice Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, le nostre proposte di risoluzione sono state rapidamente integrate perché hanno indubbiamente tenuto conto della relazione del Ministro e dell'allegato, il documento più importante, del quale stiamo prendendo visione questa mattina.

Alcune valutazioni, però, si fanno indipendentemente dalla relazione, perché tutti noi siamo spettatori e conoscitori del sistema. Perché il nostro giudizio sulle comunicazioni del Ministro sullo stato della giustizia è negativo, trascorso un anno dalla precedente relazione? Per quello che il signor Ministro ha detto ieri, proprio in conclusione della sua relazione, ossia che, in verità, non ci sono state riforme strutturali. È vero che il signor Ministro si è molto attardato ad elencare i progressi dell'informatizzazione, ma quello è uno strumento della riforma strutturale, non è la riforma strutturale. La riforma strutturale annunciata e condivisa dal Ministro nel 2008 prevedeva la riorganizzazione degli uffici, strumento importante, e di quella non si è avuta più traccia. Nel 2008 il signor Ministro era d'accordo alla soluzione prospettata, materia di approfondimento, anche se già approfondita da almeno vent'anni e parzialmente sperimentata da alcuni uffici, come quelli di Bolzano, ossia l'istituzione dell'ufficio per il processo; il Ministro era d'accordo, poi non se ne è più parlato.

Una delle lacune più gravi che si avvertono - veramente tra le più gravi, e le conseguenze le conosceremo drammaticamente più avanti si andrà nel tempo - è che nel comparto giustizia non si assume dai primi anni Novanta e il personale amministrativo sta invecchiando: è arrivato a una media di età di 55 anni. Non c'è l'ingresso dei giovani. Ogni anno vanno in pensione 900 dipendenti e non c'è turn over. La crisi che si sta verificando è dovuta all'assenza del passaggio di conoscenze e di esperienze che prima caratterizzava gli uffici pubblici. Si impoveriscono, ed invecchiano naturalmente, le attuali forze del personale amministrativo e non possono trasferire, perché spesso vanno in pensione le fasce alte, le conoscenze e le esperienze ai giovani che un domani verranno. Ma si può assistere a questo depauperamento? L'ufficio per il processo, così come da noi disegnato e condiviso dal Ministro, andava invece nella direzione di implementare gli organici con l'assunzione di 2.800 cancellieri, con copertura finanziaria: se lo ricordi, signor Sottosegretario. Il dottor Birritteri, responsabile del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria (DOG) del Ministero, dichiarò alla Camera, in Commissione giustizia, che quel disegno di legge da noi presentato e da me coltivato aveva la copertura finanziaria e prevedeva la riqualificazione del personale e l'assunzione di 2.800 cancellieri. Non se ne è fatto nulla, è stato abbandonato.

Si assiste allora alla mancanza di visioni strategiche. Questa era la legislatura in cui si poteva fare il discorso della geografia giudiziaria: le legislature lunghe consentono di farlo; quelle brevi, come si comprende, no. In ogni caso, il problema legato alla geografia giudiziaria esiste e non può essere risolto solo sopprimendo, ma razionalizzando. Pensate che in Sicilia vi sono quattro corti d'appello, mentre il Lazio solo una. Probabilmente, ciò dimostra che l'attuale organizzazione manifesta carenze sul territorio. Il Veneto, ad esempio, ha una sola corte d'appello, mentre in Piemonte vi sono 17 tribunali. Vi è dunque una distribuzione anomala della geografia giudiziaria. È un problema questo che si doveva affrontare, ma il Ministro non lo ha voluto fare.

Si ha la sensazione che continuino a rimanere alcuni titoli di testa di questo film sulla giustizia. Pur essendo trascorsi due anni e otto mesi dall'inizio della legislatura, e accingendoci ormai ai titoli di coda, non si vede traccia di una riforma di struttura.

Noi abbiamo avanzato delle proposte: sono tuttora valide, e stiamo insistendo moltissimo in questa direzione. Le idee esistono. Coltivatele, apritevi al dialogo ascoltando le nostre proposte: non facciamole morire in Commissione. La nostra proposta di risoluzione, per l'appunto, tende a sollecitare l'esame delle proposte da noi formulate nel corso del tempo.

Infine, vorrei esprimere un giudizio complessivo. Sono rimasto sconcertato per aver assistito ieri sera ad un dibattito televisivo in cui il Ministro della giustizia faceva l'avvocato. (Applausi dai Gruppi IdV, PD e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MREe del senatore Astore). Ma la sobrietà istituzionale dove è finita? Mi spiace che oggi non sia presente il Ministro. Non si può partecipare, in corso di indagine, ad una trasmissione televisiva per fare il difensore e l'accusatore dei magistrati. Ieri il Ministro ha parlato di illeciti della magistratura. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Serra). Può essere che ci siano, ma se effettivamente ci sono, poiché l'Ufficio ispettorato è alle sue dirette competenze e dipendenze, il Ministro o sta omettendo un atto d'ufficio non disponendo l'ispezione (proprio perché l'Ufficio è di sua diretta pertinenza), oppure deve tacere. Andando in televisione a fare il difensore e l'accusatore dei pubblici ministeri non adempie al suo delicato ufficio. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). La sobrietà istituzionale è un valore. Possibile che nessuno abbia detto al Ministro che non si fanno queste cose? Sarà giovane ma, sottosegretario Caliendo, lei che è un uomo d'esperienza sa che una cosa del genere non è mai accaduta in Italia.

Ricordo che Clemente Mastella (Commenti dei senatori Monti e Nessa) si dimise da Ministro per poter parlare dell'indagine che lo riguardava, e quando noi insistemmo pregandolo di non dimettersi disse: «Voglio parlare dell'indagine che mi riguarda e fin quando sono Ministro non lo posso fare». Ora invece abbiamo un Ministro che va nelle trasmissioni televisive a fare l'avvocato, accusando la magistratura ed altri.

Sobrietà! Anche lo stile e gli strumenti di intervento fanno parte di un bilancio, e questo bilancio è negativo, nei contenuti, nelle forme, nei risultati.

Votiamo quindi no alla relazione del Ministro della giustizia e, ovviamente, sì alla proposta di risoluzione dell'Italia dei Valori, così come a quella del Partito Democratico. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e dei senatori Astore e Serra. Congratulazioni).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, colleghi, per motivare il voto contrario alla proposta di risoluzione della maggioranza che approva la relazione del Ministro mi collego all'incipit del collega Li Gotti.

La frase finale del Guardasigilli ieri in quest'Aula attesta e dichiara la sua sconfitta. Mi riferisco all'ammissione che il 2010, l'anno in cui è stata annunciata la grande riforma strutturale della giustizia, è passato invano scandito, invece, da una serie di interventi tampone tutti finalizzati a gestire le emergenze che derivano al Ministro ed al relativo Governo dalle precarie condizioni politico-istituzionali del Capo del Governo. Se, infatti, dovessimo rintracciare il filo conduttore dell'iniziativa legislativa di questo Dicastero, troveremmo il tema del legittimo impedimento, il tema del processo breve, vedremmo l'opera attorno al lodo costituzionale e, dulcis in fundo, il grande tema delle intercettazioni: a leggere le cronache di questi giorni, si capisce la preoccupazione e l'impegno del Governo e della maggioranza attorno al tema delle intercettazioni!

Non c'è spazio, dunque, non c'è tempo, non c'è la condizione e la serenità politica per concretizzare l'idea di una grande riforma che affronti il nodo strutturale della giustizia, della relazione tra i poteri, degli equilibri tra i poteri dello Stato in una visione armonica ed aggiornata del disegno costituzionale. Fra l'altro, questa è la cifra tipica di un Governo caratterizzato da grandi annunci di riforme cui non seguono fatti concreti, trattandosi di un Governo precario che vive una condizione di manifesta forza parlamentare ma di debolezza politica intrinseca.

Inoltre, anche per le questioni più specifiche, signor Sottosegretario, ho apprezzato il tono, ho letto la volontà di allargare l'area di consenso in un momento così delicato politicamente proprio attorno al tema della giustizia. In tal senso, però, non sono censurabili alcune indicazioni, come quelle date dal collega Li Gotti, sulla opportunità che il Ministro non interferisca nei procedimenti giudiziari con posizioni di parte. Egli ha un ruolo di garanzia straordinario e deve mantenere questa sobrietà.

Ma anche attorno alle questioni più concrete, come il tema della durata irragionevole dei processi, non avete affrontato il problema con un provvedimento relativo alla procedura, all'organizzazione dei mezzi, bensì, con una soluzione sbrigativa, avete pensato al processo breve perché aveva finalità diverse.

Sul tema del sovraffollamento delle carceri, d'accordo che non vi sia l'amnistia, ma si potrebbe pensare a pene alternative, alla depenalizzazione. Anche su questi temi è lettera morta. Relativamente poi a una politica di investimenti carcerari caratterizzata da forme di finanziamento innovative e procedure velocizzate, è rimasta un mero annuncio.

Per non parlare poi delle carenze di organico della polizia penitenziaria o di quella ancor più grave della magistratura nelle aree più difficili del Paese. Le posso citare le carenze drammatiche di organico nella Regione Sicilia, dove il tema del contrasto alla criminalità organizzata, ma anche della normale amministrazione della giustizia, rappresenta un diritto fondamentale. Il Ministro, che dovrebbe ben conoscere le condizioni siciliane, non è intervenuto, come non è intervenuto su una questione minimale per ragioni di opportunismo politico. Mi riferisco alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, richiesta annunciata oggi quasi per necessità. Si tratta di un'opera di razionalizzazione che consentirebbe di impiegare meglio uomini e mezzi e invece, per non urtare suscettibilità campanilistiche, non si mette mano alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie.

Parliamo poi dei grandi vanti di questo Governo: l'enfasi attorno all'avvio di un processo di informatizzazione, certamente iniziato, la grande enfasi su una prima riduzione del numero dei processi arretrati; apprezzo che si sia invertita la tendenza ma certo ieri era sbilanciata, signor Sottosegretario.

Il Ministro ha sfuggito però i temi strutturali e fondamentali per concentrarsi su temi marginali sui quali poteva rivendicare qualche successo, facendo dimenticare carenze di iniziative e di riforma vera, nonché carenze specifiche su scelte che non vuol fare come quella sulle circoscrizioni giudiziarie.

Ricordo poi la grande enfasi nel rivendicare a questo Esecutivo i successi nella lotta alla mafia. È vero, ma è un merito che va molto condiviso, per la gran parte con i magistrati e le forze di polizia, quegli stessi magistrati che spesso sono coloro che ottengono questi risultati e poi vengono criticati pesantemente dall'Esecutivo quando qualche indagine intacca la serenità e l'equilibrio di questo Governo. Per rivendicare i meriti ed ascriverseli occorre considerare con equilibrio la propria parte e non dimenticare chi fa il proprio lavoro e rischia in prima linea sul terreno durissimo del contrasto alla criminalità organizzata.

Noi lo abbiamo detto al Presidente del Consiglio quando ancora, a settembre, votammo la fiducia al suo Governo (poi non l'abbiamo più fatto), fidandoci di alcune prospettive di riforma che aveva annunciato: gli spiegammo però che sulla giustizia, se le prospettive d'intervento erano quelle annunciate attorno a modifiche anche costituzionali che potevano ledere l'indipendenza e l'autonomia della magistratura o che avessero un carattere punitivo nei confronti dei magistrati, ci avrebbe trovato duramente contrari, e glielo confermo.

Anche questo tentativo, evocato più volte, di mettere mano al disegno di legge costituzionale con interventi parcellizzati che abbiano come obiettivo vero quello di ridurre la capacità di controllo di legalità affidata alla magistratura è una scelta inaccettabile. Siamo disponibili - e l'abbiamo evidenziato nella nostra proposta di risoluzione - ad un confronto serio che affronti complessivamente la riscrittura di questo capitolo della Carta costituzionale e riveda complessivamente in modo aggiornato il sistema di relazione tra i poteri dentro il solco rigidissimo della separazione, in cui rimane fermo il principio dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura.

Per concludere, se il Ministro fosse meno impegnato a tamponare le emergenze (e lui da efficiente ed obbediente esecutore delle indicazioni collegiali o del leader del Governo deve ottemperare) e avesse più spazio per una vera iniziativa sulla riforma della giustizia, forse per la sua originaria sensibilità politica, ci potremmo anche ritrovare, perché conosciamo alcune sensibilità culturali ed istituzionali del Ministro. Però, siccome il tempo deve occuparlo in questa frenetica rincorsa tra Palazzo Grazioli e via Arenula, che bene o male sono abbastanza vicini, forse sarebbe utile che il Ministero, per come è concepita oggi la sua azione, direttamente si trasferisse a Palazzo Grazioli, così ci sarebbe una costanza di impegno a tutela del vero bene che il Governo protegge, che è un bene costituzionale: il Presidente del Consiglio dei ministri. Per l'intero tempo del suo impegno, il Governo oggi è concentrato su questa attività. Palazzo Grazioli ormai è una sede istituzionale; tranne le ore notturne non opportune, può essere una buona sede per il nuovo Ministero della giustizia. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA-AS e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE ).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor sottosegretario Caliendo, voglio ringraziarla per il lavoro che ha svolto e che svolge di approfondimento e di apprezzamento delle proposte di risoluzione del nuovo polo, ma devo dirle con altrettanta sincerità e franchezza che siamo rimasti molto delusi dalla relazione del Ministro della giustizia, soprattutto se la confrontiamo con quella dell'anno precedente, in cui il ministro Alfano aveva esordito dicendo (cito testualmente) che «il 2010 passerà alla storia come l'anno della compiuta riforma ordinaria e costituzionale del sistema giudiziario». In realtà, tutto ciò non è avvenuto e credo sia obiettivamente ingeneroso e forse anche infantile sostenere la tesi che le riforme che sono in Parlamento (mi riferisco a quelle ordinarie, che sono le uniche serie che si sarebbero dovute fare, che si dovevano fare e che si devono fare) non possono andare avanti per le cosiddette tensioni politiche. Mi sembra una giustificazione infantile e poco riguardosa per il dibattito politico su un tema così delicato, complesso ed importante come quello della giustizia, che riguarda milioni di cittadini italiani e innanzi tutto il sistema economico e sociale del nostro Paese.

Dunque, noi esprimiamo un giudizio negativo sulla relazione svolta dal ministro Alfano: a nostro avviso, si tratta di una relazione di basso profilo, intenzionalmente sotto tono per cercare di sgattaiolare in Parlamento rispetto alla triste contingenza di ciò che da giorni siamo costretti a leggere sui giornali; forse è di basso profilo anche la politica in materia di giustizia fatta dal Governo negli ultimi anni. Signor Sottosegretario, se dovessimo liquidare con una battuta questa relazione, potremmo definirla come la catechesi del cancelliere. (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore D'Alia, ma il dibattito non può andare avanti in queste condizioni. Chiedo ai colleghi senatori che rivolgono le spalle alla Presidenza di smettere di chiacchierare e possibilmente di allontanarsi dall'Aula se non intendono ascoltare l'intervento del senatore D'Alia.

Onorevoli colleghi, siamo fermi con i lavori aspettando che smettiate di parlare. Senatore D'Alia, prosegua pure il suo intervento.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). La ringrazio, signor Presidente.

Stavo dicendo che potremmo definire la relazione del ministro Alfano come la catechesi del cancelliere, perché leggere, anche in maniera demotivata, il compitino dell'ufficio statistica del Ministero della giustizia non credo sia un modo opportuno di affrontare il tema delle riforme, soprattutto dopo due anni e mezzo di legislatura e di Governo, cioè quando siamo al giro di boa, nel momento giusto per fare i bilanci, i consuntivi. Non si può più affermare faremo e diremo, perché bisognerebbe piuttosto cominciare a dire: abbiamo fatto, abbiamo detto, si stanno realizzando questi risultati, vogliamo fare queste cose in materia di politica giudiziaria. In realtà, se esaminiamo ciò di cui avete costretto il Parlamento ad occuparsi negli ultimi due anni e mezzo, possiamo notare che si tratta di alcune leggi che enunciano princìpi condivisibili, (ed il mio Gruppo parlamentare e il mio partito, l'Unione di Centro, il Polo della Nazione, non si sono mai sottratti ad un confronto di merito su tali questioni) ma quando siamo passati dall'esame dei princìpi alla scrittura delle norme da applicare ai casi concreti, ci siamo trovati di fronte a vere e proprie aberrazioni dal punto di vista giuridico. Cito due casi per tutti: quello che riguarda il cosiddetto processo breve, con l'introduzione di improbabili istituti di diritto di non so quale Paese come la prescrizione processuale, e quello della legge sulle intercettazioni.

Signor Sottosegretario, non ci meraviglia né ci amareggia più di tanto l'assenza oggi in quest'Aula del ministro Alfano per una semplice ragione: cosa dovrebbe dirci il Ministro della giustizia a fronte del fatto che il Presidente del Consiglio ritiene di essere un perseguitato politico sempre e comunque da parte della magistratura italiana? Mentre ieri siamo stati chiamati ad approvare una mozione che riguarda il caso Battisti, con cui censuriamo il comportamento dell'ex presidente brasiliano Lula, il quale ha negato l'estradizione ad un terrorista come Battisti affermando che nel nostro Paese non sono salvaguardati i diritti fondamentali della persona umana, a cominciare da quelli relativi ad un sistema carcerario o giuridico penale che abbia intenti persecutori e discriminatori. La prova provata di tutto ciò viene offerta dal Presidente del Consiglio con il suo rifiuto a presentarsi dinanzi ai magistrati per spiegare alcuni fatti molto gravi e rispetto ai quali il Paese ha bisogno di chiarezza. Perché mai dovremmo lamentarci se poi il Brasile nega l'estradizione, perché ritiene che in Italia i magistrati non facciano il loro dovere con imparzialità? Questo è il punto.

Comprendo dunque profondamente il ministro Alfano, e sono umanamente solidale con lui nel momento in cui non viene in Aula e fa una relazioncina che ci sembra un po' - senza offesa - il conto della serva su piccoli interventi che sarebbero stati fatti nel campo del processo telematico anziché nel contenzioso civile, le cui cause pendenti diminuiscono da 5.800.000 a 5.700.000. Tutto ciò testimonia il fallimento di una politica di riforme tutta orientata a risolvere singole, specifiche questioni giudiziarie e processuali e non i problemi dei cittadini italiani. Per questo, noi valutiamo negativamente la relazione del Ministro, perché condensa una politica giudiziaria fallimentare, al di là di piccoli interventi e di specifiche questioni sulle quali non abbiamo alcuna difficoltà nel dare atto al Governo e alla maggioranza di aver aperto un confronto parlamentare, a cominciare dalla normativa antimafia, rispetto alla quale tutte le forze politiche di questo ramo del Parlamento, di maggioranza ed opposizione, hanno scritto alcune regole più efficaci che la magistratura e le forze dell'ordine ci hanno chiesto rispetto ad alcuni settori, a cominciare da quelli che riguardano le confische e l'aggressione ai patrimoni mafiosi e, perché no, anche con riferimento ad altre questioni che hanno riguardato l'abbreviazione del rito civile; resta però il fatto che, per come è stato costruito, non produrrà quegli effetti miracolosi da voi annunciati.

È come innestare in una Cinquecento il motore di una Ferrari: se non funziona la macchina non può funzionare il motore. Si semplifica una parte del rito civile, ma si mantiene la complessità e la molteplicità dei riti e si mantiene un sistema di organizzazione delle circoscrizioni giudiziarie così polverizzato sul territorio da non poter garantire non solo l'efficienza ma anche la cosiddetta moltiplicazione dei centri di spesa, al punto tale da rendere impossibile l'imparzialità dell'attività del magistrato, costretto ad avvalersi sul territorio di quelle scarse risorse umane e strumentali per gestire delle circoscrizioni giudiziarie piccole, che lo costringono anche un contatto quotidiano con chi usufruisce del servizio della giustizia: certamente non è il modo migliore per rendere in qualche modo "cieca" la giustizia.

Anche da questo punto di vista, lei sa bene che la moltiplicazione e l'insostenibilità del numero delle circoscrizioni giudiziarie nel nostro Paese determina un problema di disorganizzazione, di polverizzazione delle risorse e rende impossibile coprire gli organici, perché con questi chiari di luna e con risorse praticamente inesistenti - è un discorso che vale per tutti i settori, ivi compreso quello della giustizia - è evidente che crea una serie di difficoltà. Noi avevamo fatto, e facciamo, delle proposte, a cominciare da quella di riforma del sistema delle notifiche, un'operazione elementare. In Parlamento sono stati presentati alcuni disegni di legge che dormono ormai da due anni e mezzo, la cui approvazione risolverebbe tanti problemi che attengono all'impiego improprio di personale e carte e che sono tali da non consentire di utilizzare al meglio tali risorse.

Signor Sottosegretario, nella nostra proposta di risoluzione ho voluto fare alcuni esempi, che sono stati definiti puntualmente uno per uno e che lei ha colto, cosa di cui le sono grato. Mi consenta però di fare un'altra considerazione senza alcuno spirito di polemica e con grande serenità. Tra i cinque punti del settembre 2010 annunciati dal Governo c'è anche la riforma costituzionale della giustizia. Anche se mi sembra che la questione sia ormai da considerarsi nata morta, spero vivamente che non si voglia scherzare. Veramente il ministro Alfano ritiene che i problemi della giustizia si affrontino e si risolvano con una riforma costituzionale che, nella migliore delle ipotesi e se dovesse veramente vedere la luce, dopo un ampio e approfondito dibattito parlamentare, comincerà a produrre i suoi effetti fra tre anni? In questi tre anni cosa facciamo? Della riforma del processo penale che è pendente in Parlamento cosa facciamo? Della riforma della professione forense, che con grande difficoltà questa Aula ha licenziato, perché anche lì i pasticci non mancano, cosa facciamo? Quegli interventi strutturali, che si dovrebbero fare con legge ordinaria e che sono tanti, possiamo non farli perché vi sono una serie di questioni, di contraddizioni e di tempi parlamentari che se utilizzati sacrificherebbero altri provvedimenti che forse, in tema di giustizia, bisogna con urgenza portare avanti?

Sul tema della riforma costituzionale le vogliamo dire con grande chiarezza, signor Sottosegretario, che la riforma che dobbiamo fare è quella di applicare il principio dell'unità e dell'unicità della giurisdizione e degli organi di autogoverno. Non possiamo avere quattro magistrati che giudicano lo stesso fatto da un punto di vista giuridico diverso, perché tutto questo ha determinato in questo Paese l'irragionevole durata dei processi, il conflitto di giudicati e l'incertezza del diritto, altro che separazione delle carriere, altro che dibattiti inutili sul Pm che è vicino di stanza del Gip e, quindi, lo condiziona o meno! Su tali questioni abbandoniamo e abbandonate questi manifesti ideologici che non servono a niente e che hanno reso e continuano a rendere la giustizia un terreno di confronto e di scontro strumentale, ma non per risolvere le questioni cui i cittadini italiani sono particolarmente interessati. Su questo tema, mi consenta di dire che forse il Presidente del Consiglio dovrebbe andare dai magistrati - non mi riferisco alle questioni di merito che sono oggetto di altro apprezzamento - per dare anche un messaggio di serenità al nostro Paese e ai cittadini italiani; per dire che esercita serenamente le sue funzioni non solo perché gode giustamente del legittimo impedimento, come la Corte costituzionale lo ha definito, ma perché non è condizionabile dall'ultima ragazzina che entra a casa sua; per dire che è sereno perché la sua credibilità internazionale e di questo Paese, in un momento di crisi economica e sociale, non è messa in discussione. Abbia un atto di dignità e sussulto e, se non si vuole dimettersi, abbia il rispetto di queste istituzioni cui tutti noi siamo legati! (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE e PD).

Per questo diciamo no a questa relazione, che è ipocrita ed è il condensato di un modo negativo di immaginare il rapporto tra cittadino e giustizia. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE, FLI, Misto-MPA-AS e PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, era inevitabile che questo dibattito sullo stato della giustizia avesse questo tipo di risvolto. Figuriamoci se la sinistra garantista non approfittava per lanciare bordate e missili su delle vicende che non sono per niente definite e sono ancora a livello di indagine, di cui però la stampa ha fatto incetta. Per cui chi parla in un modo, poi professa in tutt'altra maniera. Noi non siamo così ingenerosi nel dare il giudizio sull'attività del Ministero parlando di riforme fallimentari. Probabilmente ogni cosa può essere vista con lenti diversi; ognuno ha occhiali diversi: noi usiamo occhiali di colore verde che vedono un po' più rosa, altri vedono un po' più nero.

Queste comunque sono le sfaccettature della vita. Se vogliamo essere onesti, l'unico dato che emerge è che l'accumulo di arretrato è arrivato ai livelli massimi fino al 2009 e solo nel 2010 abbiamo visto uno smaltimento di circa il 5 per cento di pratiche rimaste nei secoli nella storia inevase. Dovremmo quantomeno riconoscere che la giustizia ha avuto uno scatto d'orgoglio. È dipeso da cosa? Sarà dipeso un po' da tutto e anche da qualche piccola riforma portata a casa. (Applausi dal Gruppo LNP). Infatti, il Ministro stava dicendo che il nostro lavoro si è concentrato sul migliorare l'efficienza della macchina degli uffici per eliminare la lentezza burocratica della giustizia e questi sono gli unici due filoni da perseguire.

I docenti di diritto, in ogni facoltà di giurisprudenza, alle prime lezioni che impartiscono agli studenti insegnano subito che una giustizia lenta è sinonimo di non giustizia: una giustizia lenta e protratta nel tempo produce un danno irreparabile che non sarà mai sanabile. Pertanto, tutti gli sforzi che deve sostenere una amministrazione, un Ministero o un Dicastero, per forza di cose, devono essere indirizzati in questo verso.

Siamo sostanzialmente soddisfatti, e l'abbiamo già detto. Avevamo il timore che le pressioni esercitate a causa del sovraffollamento delle carceri portassero a reiterare in Aula la richiesta di un altro indulto. Ciò però non è avvenuto. Avremmo dovuto esprimere il nostro parere, magari metterci di traverso, e voi sapete bene come la pensiamo come Lega al riguardo. Al contrario, è stata trovata una soluzione estremamente intelligente, innovativa e dobbiamo dire anche estremamente umana. Consentire ai carcerati, che si trovano in una determinata condizione ed abbiano maturato certi meriti, di passare l'ultimo anno di detenzione agli arresti domiciliari piuttosto che in carcere, è non solo una misura umana ma allo stesso tempo non fa sconti a nessuno. Si sconterà, infatti, presso la propria abitazione, invece che presso un carcere mandamentale o circondariale, la propria pena.

Un'altra verità assoluta è che viviamo momenti di ristrettezza in ogni campo, dall'ambiente alla giustizia - ogni tanto parliamo di difesa - alla scuola e alla ricerca. Si recrimina che non vi siano risorse sufficienti. Conosciamo il periodo che stiamo attraversando e sappiamo che forse è uno fra i più difficili della storia del nostro Paese; forse sarebbe stato più facile scivolare nel baratro che rimanere fermi, come tutto sommato siamo riusciti a fare, nonostante tutto e con i tagli trasversali, che saranno pure quanto di più ingiusto sotto il profilo della selettività degli interventi, ma se non fosse stato compiuta alcuna operazione finanziaria non sarebbe stato rispettato il Patto di stabilità.

Non vi è dubbio che anche l'amministrazione della giustizia ha dovuto fare i conti con il momento difficile che stiamo attraversando. Abbiamo però documenti e carte alla mano che ci fanno rilevare che non sempre avere maggiori risorse significa maggiore efficienza. L'abbiamo dimostrato attraverso alcuni documenti quando si è parlato molto in quest'Aula di intercettazioni. Ricordo che la procura d'Italia che ha speso minori risorse in intercettazioni (ha speso un decimo rispetto alla media nazionale) è quella che ha ottenuto maggiori successi sotto il profilo della produttività e delle azioni. Il rapporto tra pratiche e costi delle intercettazioni evidenzia che la procura di Bolzano è stata la prima d'Italia. Se la vogliamo paragonare ad una procura identica come orografia, demografia ed indici di litigiosità - mi riferisco alla provincia di Trento - il parametro non regge, essendo sempre di 1 a 10, pur se con la medesima efficienza e funzionalità. Chi dirige gli uffici giudiziari ha un compito non solo giudicante ma anche di grande managerialità, ed è in tal modo che si ottengono risultati, i quali quindi non dipendono esclusivamente dalle risorse a disposizione.

Con soddisfazione, Sottosegretario, abbiamo rilevato i rapporti di collaborazione che avete tenuto con il Ministero dell'interno. Anche in questo caso - chi non vuole vederli non li deve guardare - per la prima volta abbiamo rilevato nel nostro Paese che la lotta alla criminalità organizzata ha dato effettivamente risultati concreti. Non parliamo del 100 per cento, ma possiamo affermare di essere arrivati attorno al 95 per cento. Il plafond di superlatitanti è oggi sostanzialmente sparuto. Mancano all'appello due soggetti che probabilmente finiranno per essere assicurati alla giustizia, come lo sono finiti gli altri 28 superlatitanti su 30 nel giro di due anni. Reputo questo un risultato da riconoscere all'amministrazione della giustizia, ai magistrati che hanno compiuto il loro lavoro, agli agenti di polizia, a tutte le strutture e anche ai due Ministeri che hanno dato un certo impulso e hanno tenuto la regia della situazione.

La somma di 18 miliardi di confische servirà a migliorare le dotazioni, ad avere più mezzi a disposizione per sconfiggere la criminalità organizzata. Non si tratta di un fatto da poco. Chi oggi lo definisce un fatto fallimentare dovrebbe fare un piccolo esame di coscienza e riconoscere che il dato oggettivo non è quello che istintivamente e ideologicamente si vorrebbe far passare.

Abbiamo altrettanto apprezzato una cosa apparentemente normale. Infatti, la realizzazione di progetti per istituti penitenziari è cosa normale, mentre non era per questo Paese normale essere in grado di realizzarli in house, cioè con gli uffici tecnici e le strutture che si hanno a disposizione. Finalmente si valorizzano le risorse interne perché ormai la pubblica amministrazione è sempre stata vista come fonte di consulenze ricchissime e di incarichi d'oro. Finalmente la facciamo lavorare utilizzando le risorse interne già pagate, con grande efficienza e risparmio per la nostra spesa pubblica.

Le rinnovo, signor Sottosegretario, l'esortazione rivolta ieri al Ministro: mai come oggi è il caso che proprio dai livelli politici arrivi anche un segnale all'ordine della magistratura. In quest'Aula ci sono tanti magistrati. Bisogna far capire una cosa banale: la giustizia è un servizio per i cittadini e i giudici non sono dei principi nel palazzo da doversi ossequiare e riverire, bensì servitori dello Stato. Essi svolgono un servizio e quelli con cui hanno a che fare - avvocati, operatori di giustizia, cittadini - sono coloro che, oltre a provvedere alla loro retribuzione attraverso il versamento delle tasse, consentono di svolgere la loro funzione. Perché stiamo assistendo ad un ribaltamento della situazione: c'è la casta intoccabile nella torre d'avorio e se anche è giusto il principio dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura non ci si ricorda che c'è un contesto, uno Stato, il quale esprime una classe politica che vorrebbe fare quattro regole e vederle rispettate e non stravolte da parte di una classe di magistrati che ormai si è arroccata e pensa di poter dettare legge per questo Paese.

In conclusione, signor Sottosegretario, dovremmo anche dire a tanti magistrati di mettere da parte quella pruderie di andare a vedere cosa accade nelle stanze da letto degli italiani. Ora lasciamo che le indagini facciano il proprio corso, ma non si era mai visto un capo d'imputazione di concussione quando il concusso ha obiettivamente dichiarato di non aver mai subito pressioni, sollecitazioni e minacce. Non s'è mai vista un'imputazione per sfruttamento della prostituzione quando la presunta vittima ha dichiarato di non aver mai avuto rapporti con il soggetto imputato. Signor Sottosegretario, bisogna riportare nel giusto binario chi oggi tende, spesso e volentieri, a deragliare. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dal Gruppo PD).