Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2507 (ore 11,45)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mazzuconi. Ne ha facoltà.
MAZZUCONI (PD). Signora Presidente, vorrei affrontare tre semplici questioni in merito a tale decreto.
Prima questione: a quando la fine dell'emergenza? Il decreto sembra segnare la fine di un'emergenza. Il Presidente del Consiglio continua a dirci che è tutto risolto, va tutto bene, ma questo decreto conferma ancora una volta che in Campania l'emergenza non è finita. Esso introduce ancora una volta delle procedure diverse rispetto al resto della Nazione che sono legate all'emergenza. Quindi, la prima domanda di tipo politico è: ma è davvero finita questa emergenza? Davvero va tutto bene, come si ostina a dire il Presidente del Consiglio? Io credo di no. Un conto sono allora gli annunci televisivi, un conto poi gli atti conseguenti, anche se questo atto, per l'ennesima volta, risulta a mio parere inadeguato e per certi aspetti confuso.
La seconda questione che vorrei affrontare riguarda il tema della sicurezza e autorevolezza del sistema. In questo decreto si fanno sparire alcune localizzazioni di discariche. Non voglio entrare nel merito, può essere anche giusto, ma non è che ogni vota possiamo fare un elenco di discariche, poi l'elenco cambia e se ne introduce una nuova. Se fossi un cittadino della Campania mi chiederei: con quale criterio viene scelta una localizzazione nel mio Comune? Posso fidarmi di un sistema che continuamente cambia gli elenchi? Allora, la questione dell'autorevolezza nella scelta dei siti degli impianti è fondamentale. Poi ci lamentiamo che i cittadini, e magari i sindaci, scendono in piazza contro una localizzazione. Ma se le localizzazioni cambiano continuamente che fiducia può esserci nel sistema che porta a scegliere quelle localizzazioni e a decidere che proprio lì debbano essere realizzati gli impianti? Come potrà fidarsi il cittadino che quell'impianto sarà gestito in sicurezza? Entrerò poi nel merito di una questione tecnica che dimostra come questo sia davvero un problema consistente. Dunque, perché cambiare continuamente localizzazione? Perché continuare a redigere elenchi che poi mutano di volta in volta? Ebbene, gli elenchi mutano perché alcuni cittadini sono più furbi di altri e la loro protesta è più ascoltata di quella di altri. Ma questo è anche un problema di democrazia, oltre che di autorevolezza dell'intero sistema (non solo campano), che si pone quando si va a scegliere la localizzazione per un impianto che desti problemi ed allarmi nella popolazione. Chi effettua le scelte dovrebbe invece essere autorevole perché il cittadino possa credergli e fidarsi. Ma non è così, ed è dimostrato da questo ennesimo decreto-legge.
La terza questione, che mi pare questione politica fondamentale, riguarda la funzione degli enti locali. Questo decreto-legge, ancora una volta, descrive degli enti locali di cui non ci si può fidare, descrive una situazione di continua avversione agli enti locali. Io credo che una politica seria avrebbe dovuto accompagnare per mano gli enti locali verso un'assunzione di responsabilità e la risoluzione dei problemi. Se si continuerà a lasciare fuori l'ente locale, a considerarlo un elemento di contrasto ci troveremo a scontrarci ogni volta con l'ente locale, con i suoi rappresentanti e con i cittadini che abitano in quel territorio. Questo è un problema che va risolto. Tutto il Sud (mi si permetta), non solo la Campania, ha questo problema: enti locali che si ribellano a un sistema di gestione dei rifiuti che ogni volta viene gestito da altri, che siano commissari o soggetti terzi. Il rapporto con gli enti locali va ricostruito, altrimenti non si esce dall'emergenza e dalla confusione stabile in cui si trovano in questo momento alcune Regioni del Sud, non solo la Campania, perché oggi parliamo della Campania ma ciò vale anche per la Sicilia, la Calabria ed altre Regioni fortemente a rischio.
Passo ora ad analizzare alcune questioni specifiche contenute nel provvedimento in esame.
Prima questione: le competenze dei commissari. Non volete credere a questa minoranza brutta, sporca e cattiva. Bene, credete almeno alla relazione tecnica redatta dagli Uffici del Senato, in cui è sottolineato come le competenze dei commissari non siano ben definite, dunque non si capisce bene quali sono e come si intrecciano fra di loro.
Un'altra questione è contenuta nel comma 3 dell'articolo 1 di cui ho già avuto modo di discutere in Commissione con il senatore Orsi e la signora Ministro, che ha dato in merito una serie di assicurazioni. Ebbene, il comma 3 dell'articolo 1 prevede l'inserimento di un nuovo codice per i rifiuti. E fin qui nulla di male: si potrebbe pensare che è una questione solo tecnica. Ma invece non è così. Viene quindi introdotto un nuovo codice che è quello riferito al compost fuori specifica. Ma non è attribuendo un codice valido a dei rifiuti che non hanno una qualifica merceologica che essi diventano accettabili. Abbiamo discusso se questo codice debba essere applicato alle ecoballe o meno. Personalmente, ritengo che non debba essere applicato alle ecoballe, ma esclusivamente agli scarti della lavorazione delle ecoballe.
Ebbene, nella documentazione predisposta dal Servizio studi del Senato (se non volete credere a me, credete almeno a questa) si legge: «La norma in esame sembra avere la finalità di "riqualificare" come FOS (CER 19.05.03) la produzione degli impianti STIR, dopo il declassamento a "frazione umida" (CER 19.05.01) (...) a causa della scadente qualità del materiale in uscita dagli impianti stessi al fine di destinarlo a copertura delle discariche» e a bonifica delle cave, discariche e quanto altro, aggiungo io.
È vero che è stata fatta una sperimentazione su questo tipo di rifiuto, però il decreto non dà alcuna garanzia che il cambio del codice dei rifiuti avvenga dopo che tutti i rifiuti siano stati sottoposti alla procedura di biostabilizzazione. Che cosa rischiamo di avere? Rischiamo che si applichi un semplice cambio di codice, che in tutto il Paese è un reato, signora Presidente, per poi disseminare questi rifiuti nelle discariche, dentro le cave, eccetera.
Non si possono fare operazioni come queste. Torno a ripetere, è la relazione tecnica degli Uffici del Senato...
PRESIDENTE. Senatrice Mazzuconi, la prego di concludere.
MAZZUCONI (PD). Sulla pericolosità dell'operazione insisterei con forza.
Ultima questione. Poiché si sostiene, nella relazione presentata alla Comunità europea... (Richiami del Presidente). Posso rubare ancora qualche minuto, con la promessa che non interverrò sugli emendamenti?
PRESIDENTE. Senatrice Mazzuconi, qualche minuto non è proprio possibile perché anche gli altri colleghi hanno diritto di intervenire e poiché il suo Gruppo ha segnalato cinque minuti: il tempo del dibattito è stato contingentato secondo queste indicazioni.
MAZZUCONI (PD). L'unico punto che vorrei sottolineare - e concludo - è che sia i rifiuti con cambio codice che le ecoballe verranno portati fuori Regione. Vorrei però che l'elenco non fosse quello che il presidente Caldoro ha presentato alla Comunità europea, perché la prima Regione che riceverà questi rifiuti è proprio la Calabria, una Regione già in situazione di emergenza. Occorre guardare chiaramente in quali impianti finiranno questi rifiuti nelle varie Regioni. Non tutte le Regioni, infatti, sono in grado di ricevere questa tipologia di rifiuti, a meno che non si vogliano provocare gravi danni ambientali. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coronella. Ne ha facoltà.
CORONELLA (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere il mio apprezzamento per questo intervento del Governo, a mio avviso più che mai opportuno, alla luce di quanto si è verificato sul territorio della Regione Campania.
Effettivamente ci troviamo di fronte all'ennesimo provvedimento in materia di rifiuti. Non voglio qui ripercorrere la fase tormentata e triste, oserei dire, che ha caratterizzato la problematica dei rifiuti in Campania - la data di nascita dell'atto di commissariamento è l'11 febbraio 1994, come è stato ricordato - né voglio richiamare le responsabilità per questa triste vicenda, perché sono state scritte già pagine e pagine, addirittura libri; desidero però far riferimento al decreto-legge n. 90 del 2008.
In ciascuno di noi è ancora vivo il ricordo dei rifiuti in mezzo alle strade. L'intervento del Governo, con il decreto-legge n. 90, era ispirato ad un concetto che dominò il decreto stesso: lo Stato deve ritornare a fare lo Stato. Questo fu detto all'epoca, in occasione dell'adozione di tale decreto. Si chiedeva cioè un intervento che ponesse come precondizione un richiamo alla solidarietà istituzionale e a tutte le istituzioni affinché ciascuna facesse la propria parte.
Io mi sono veramente identificato in quelle parole, perché le responsabilità sono molteplici. Non aiuta nemmeno, per esempio, la duplice competenza in materia di rifiuti, la cosiddetta legislazione concorrente. Nel tempo poi ci sono stati diversi interventi, comprese alcune ordinanze della Protezione civile. Ricordo, per esempio, l'ordinanza n. 3100 del 2000, che ha - io dico - "drogato" la materia, che ha tolto competenze, che ha concentrato troppe competenze nelle mani di una sola persona, contribuendo così a creare, a mio avviso, quei conflitti istituzionali che sono alla base delle problematiche che hanno portato a questa fase.
Nessuno vorrebbe l'ennesimo decreto, l'ennesimo provvedimento del Governo, ma occorrerebbe che ciascun ente o istituzione facesse la propria parte.
Faccio alcuni esempi: tutti sanno che il ciclo integrato per la gestione dei rifiuti funziona facendo la raccolta differenziata, che quest'ultima la fanno i Comuni e poi ci sono gli impianti. Allora, a che serve dire che in un determinato Comune, governato magari da un sindaco di centrodestra, la raccolta differenziata va bene quando non è così, e la prova è che i rifiuti sono in mezzo alla strada? Oppure, che senso ha dire che in alcune zone di un certo rione si fa la raccolta per bene a differenza di altri rioni, per giustificare magari alcune inadempienze? Bisogna dire la verità: se un'amministrazione non fa il suo dovere, bisogna dirlo, perché è un problema che poi scoppia e che ci troviamo a gestire con tutte le emergenze del caso.
Voglio sottoporre un'altra questione, anche facendo appello all'intelligenza e alla correttezza dei colleghi. Spesso diciamo che a Napoli la gestione dei rifiuti non funziona perché c'è la malavita organizzata. Certo, ci sono state delle indagini giudiziarie che sono terminate con arresti, però bisogna fare attenzione, perché questo può diventare un alibi, come ci hanno detto i procuratori.
Faccio parte, insieme ai colleghi De Luca e D'Ambrosio, della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ovunque ci rechiamo per accertare profili di illiceità e di collusione tra la malavita organizzata e la politica i magistrati ci dicono che non hanno indizio non ci dicono nulla. Questo noi sentiamo quando andiamo in giro. Pertanto, bisogna fare attenzione, in quanto anche questo può diventare un alibi. Un alibi per chi? Per chi deve fare e non fa.
Per esempio, i due termovalorizzatori di Salerno e di Napoli dove sono? Perché non ci sono ancora? Chi li deve realizzare? Voglio richiamare e ringraziare il presidente della Provincia di Salerno. Dopo anni di immobilismo, di palleggiamento di responsabilità, il termovalorizzatore sarà realizzato purché il Comune di Salerno riceva 30 milioni di euro. Finalmente è partita la gara, e per il 30 gennaio è stato fissato il termine per le offerte. Quello di Napoli dove sta? Vorrei sapere perlomeno dove nell'immaginario si dovrebbe realizzare.
Quando dico questo, non mi voglio scagliare contro il Sindaco di Napoli o contro il Presidente della Provincia, però voglio sottolineare che se non ci sono gli impianti, il problema non si risolverà. Allora sarà il presidente Berlusconi o un altro Presidente del Consiglio che dovrà intervenire, sarà la Protezione civile, il Ministero dell'ambiente, ma questi rifiuti che vengono prodotti dai cittadini campani chi li deve smaltire? Il Presidente del Consiglio dice di chiamare il Presidente della Commissione europea.
Questo è il motivo per cui penso che lo spirito costruttivo del decreto-legge n. 90 del 2008 debba ispirare anche questo intervento. Ci vuole senso di responsabilità. Questa mattina ho ascoltato l'intervento di un collega e l'espressione «sobrietà istituzionale» mi è piaciuta; sobrietà istituzionale o - se volete - solidarietà, responsabilità istituzionale affinché ciascuno faccia la propria parte.
Mi auguro che con questo decreto-legge si possa mettere la parola fine. Ero qui anche quando al Governo c'era Prodi e mi ricordo che tutti i provvedimenti e gli interventi si sintonizzavano con la legge regionale, ed è giusto. Se la Regione ha un governo regionale, se quel governo regionale si è dato una legge per regolamentarsi, per gestire questo problema, è giusto che ci sia una sorta di rapporto con quella legge. Il presidente Caldoro, il nuovo governo regionale questo deve fare: deve studiare, deve mettere in campo una capacità elaborativa, un nuovo piano per la gestione dei rifiuti. Questo va fatto ed io mi impegno, per quanto di mia competenza, a stimolare la parte politica cui appartengo ed il governo regionale attraverso interpellanze ed anche rapporti personali.
Concludo sottolineando che il Governo ha fatto bene a presentare questo provvedimento, che mi auguro venga approvato con un'ampia convergenza. Infatti, come ha giustamente evidenziato la collega Mazzuconi, il problema dei rifiuti non riguarda soltanto Napoli perché si presenterà in tutte le Regioni. Gli italiani, ed il genere umano in generale, dovranno confrontarsi nel prossimo futuro con i problemi legati alle acque, ai rifiuti e all'energia. Quindi, anche se mi auguro che ciò non succeda, presto dovremo occuparci anche delle altre Regioni. È evidente che la portata del problema diventa più ampia. Mi auguro, dunque, che tutte le Regioni mettano in campo un protagonismo attivo e che, insieme al Governo, avviino altre iniziative.
Infine, ho già chiesto al senatore D'Alia di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 1.4, riguardante la soppressione di una discarica in provincia di Caserta. Tutti i colleghi della Campania sanno quanta solidarietà è stata data dalla Provincia di Caserta e, dunque, invito a sostenere e ad approvare quell'emendamento affinché si crei un equilibrio territoriale. Ricordo che quella Provincia ha dato tanto; ancora oggi i rifiuti di Napoli vengono dirottati verso Caserta e Avellino. Ritengo che questo sia il minimo da fare. Chiedo, quindi, alla Presidenza di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 1.4, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori, che invito tutti i colleghi a sostenere. (Applausi del senatore Sarro).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO (Misto-ApI). Signora Presidente, per la verità, ascoltando il collega Coronella viene voglia di appallottolare il discorso preparato sulla base delle mie personali competenze e tentare di rispondere ai molti quesiti posti.
Il problema dei rifiuti è endemico non solo in Campania, ma - come è stato già evidenziato - anche in molte realtà del Sud e in futuro dovrà essere affrontato in altre Regioni del Paese. In Campania, però, tale questione ha avuto la sua ragion d'essere a causa di innumerevoli lacci e lacciuoli, nel momento in cui il Governo Prodi è riuscito, insieme al governo regionale, ad avviare - a mio avviso, anche bene - un piano rifiuti. Come spesso accade, prevalgono gli interessi dei singoli o dei portatori degli interessi di singoli e così quanto previsto non è stato effettivamente realizzato.
Ricordo l'emendamento 1.4, a prima firma del senatore D'Alia (testé citato dal senatore Coronella), relativo alla discarica di Caserta. Si è parlato di un vincolo di solidarietà: tale vincolo, però, viene meno se si impedisce l'apertura della discarica. Io sono dell'idea che non debba essere aperta, ma ritengo che, se si parla di vincolo di solidarietà, questo deve essere reale. Sottolineo che in Campania, due o tre anni fa, si poteva cominciare, ma poi così non è stato; oggi, quindi, dopo l'annunciato miracolo che non si è verificato, ci ritroviamo nella stessa situazione.
Allora, per sgombrare il campo dagli inutili e spesso dannosi tatticismi, preannuncio fin d'ora il voto favorevole sul provvedimento in esame. Non certamente come voto di fiducia all'operato del Governo, ma solo e soltanto come voto di speranza per i campani, e i napoletani in particolare. La speranza è che questo ennesimo provvedimento ci possa aiutare ad uscire da questa endemica emergenza.
Voglio ricordare a tutti che il mio primo intervento in quest'Aula, presieduta anche allora dalla presidente Bonino, risalente al 9 luglio 2008 - ben due anni e mezzo fa - riguardava, ahimè, la stessa vicenda. Non potei fare a meno di ricordare allora che il Governo Berlusconi, pur non avendo avuto la capacità di varare un piano proprio, era riuscito ad attuare quello che il Governo Prodi aveva messo in campo e, come ho detto in premessa, soltanto i lacci, lacciuoli e veti incrociati non permisero a quel Governo di realizzare ciò che poi voi definiste un miracolo. Pur non volendo parafrasare le vicende giornalistiche riportate dal quotidiano «Il Mattino», sarebbe bene ricordare che il sindaco Iervolino, che talvolta viene tirata in ballo, parlava di un miracolo di immondizia o, detto in napoletano, 'na monnezza 'e miracolo.
Fu anche grazie a questo che nella mia Regione il dato elettorale fu quanto mai soddisfacente per le vostre liste ma oggi, se la situazione non fosse tragica, ci sarebbe solo da sorridere. Oltre al danno continuato, ci fu pure la beffa perché allora, come oggi, l'Unione europea, per tramite dei suoi ispettori, ci ha notificato che il problema non è stato risolto; anzi, ci hanno detto che dopo due anni la situazione non è molto diversa. I rifiuti sono ancora per strada, non c'è una rete integrata per la gestione della raccolta differenziata, non c'è un ciclo virtuoso. Insomma, non c'è niente, se non l'immondizia per le strade.
Allora, nel ricordare a me stesso un motto che mi è caro, che risale alle mie esperienze giovanili e che testualmente recita: «Non chiedo il dove, non chiedo il quando e non chiedo il perché», apostrofai la vostra inerzia nel non voler conoscere il dove, il quando e il perché si sarebbero smaltite le migliaia di tonnellate di rifiuti per strada e, fatto ancor più grave, le milioni di ecoballe che non si sa quando e dove si dovranno smaltire. Ancora oggi, a distanza di due anni e mezzo, sono ancora qui a chiedervelo, nella speranza che il Governo ci sappia dare un'indicazione, sia pure di massima. Dove le metterete, tenuto conto che nella provincia di Napoli in cui abito questi milioni di ecoballe finora hanno attratto solo i gabbiani? Io speravo che arrivasse anche il mare, invece sono arrivati solo i gabbiani: le ecoballe stanno ancora lì.
Potremmo anche darvi qualche consiglio, ipotizzando ad esempio la sostituzione del combustibile fossile con il combustibile rinnovabile proveniente dai nostri rifiuti, il cosiddetto CDR. In Italia si producono 35 milioni di tonnellate di rifiuti. Di questi, meno della metà vengono raccolti separatamente e bruciati nei forni inceneritori. Rimangono, quindi, circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati. Il costo per smaltire questa quantità è di circa 1.800 milioni di euro. Si potrebbe ipotizzare, senza per questo sostituirci ad esperti del settore, l'utilizzo di questi rifiuti. Sostituendo il carbonfossile, ne avremmo certamente un giovamento, e non solo economico.
Ci avete mortificato ricordandoci a ogni piè sospinto che detenevamo il controllo della Regione, quella Regione allora governata dal centrosinistra e da Antonio Bassolino, cui va sicuramente riconosciuto il coraggio di aver ammesso i propri errori pubblicamente nel corso del programma televisivo «Porta a Porta». Non sapete più con chi prendervela; ogni tanto tirate per la giacca il sindaco di Napoli, dimenticando volutamente che la questione dei rifiuti è ormai un fatto che attiene alle Province, le stesse da voi amministrate.
Oggi siamo qui a chiederci chi è che farà uguale atto di coraggio oppure se dovremo continuare a d aspettare le discese in campo di Berlusconi che, con cadenza quasi settimanale, ha inondato i giornali di spot pubblicitari sulla risoluzione del problema, risultato poi assimilabile soltanto a una bufala, argomento di cui in Campania siamo esperti.
Oggi, dopo quasi due anni, le cose sono cambiate. Molte Province sono nelle vostre mani. La Campania, seconda Regione per numero di abitanti, è nelle vostre mani. Nonostante ciò, si assiste al teatrino dei rimbalzi di responsabilità, alla guerra di potere e alla voglia tutta personale di fare affari con l'immondizia.
Con questo decreto-legge ci è sembrato si volesse mettere un poco d'ordine nelle vostre faccende domestiche. Non lo condividiamo nella gran parte, ma se questo provvedimento serve a riaccendere la speranza, al di là delle posizioni politiche e delle critiche alla maggioranza, non possiamo non far prevalere, per il ragionevole dubbio che almeno qualcuna di queste disposizioni possa favorire o almeno alleggerire il peso che questa tragicommedia ha sulle sorti di Napoli - che poi viene strumentalizzata a livello nazionale ed anche all'estero - il nostro senso di responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Gustavino e Di Nardo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.
DIGILIO (FLI). Signora Presidente, finalmente riusciamo ad addentrarci nei meandri dei rifiuti di Napoli. Spero che poi affronteremo anche la questione nazionale, perché non possiamo parlare di Napoli se non parliamo anche della questione nazionale dei rifiuti, per motivi che adesso mi accingerò ad illustrare. Prima di tutto dobbiamo fare un ragionamento di ordine generale sulla questione rifiuti in Italia e in Europa. Quando si parla di ciclo integrato dei rifiuti, si intende il sistema volto a gestire l'intero processo dei rifiuti, dalla produzione alla sorte finale, e comprende la raccolta, il trasporto, il trattamento e, quindi, il riciclaggio e lo smaltimento attraverso una rete integrata di impianti.
Il sistema di gestione dei rifiuti è individuato da diversi processi e dalle loro interrelazioni che riguardano la raccolta, la separazione, il trattamento e lo smaltimento finale. I processi di impianti e le attività sono operazioni associate alla gestione dei rifiuti. Sul quadro europeo la gestione dei rifiuti in Italia fa riferimento ai programmi della Comunità europea, mentre nella legislazione dei Paesi membri risulta prioritaria l'azione della minimizzazione dei rifiuti secondo varie gerarchie dei lavori che prevedono sia la prevenzione che poi lo stesso riciclo.
La definizione di minimizzazione dei rifiuti, intesa come riduzione della loro quantità e nocività per l'ambiente, comprende sia la prevenzione, sia la riduzione alla fonte, sia il riutilizzo del prodotto e lo stesso riciclaggio. I principi riguardano la gerarchia degli interventi - il principio dell'autosufficienza e della prossimità in materia di smaltimento - e riguardano, sempre a livello europeo, la regola del chi inquina paga (dopo ritornerò brevemente sull'argomento). Gli effetti sono indesiderati: ci sono l'aumento della quantità dei rifiuti da destinare al recupero e al compostaggio e la necessità di creare nuove soluzioni per gestire i rifiuti. Fatto sta che l'Europa, o meglio molti Paesi d'Europa, hanno raggiunto un livello ottimale; in Italia la situazione rispetto a questi virtuosismi europei è, più o meno, secondo i dati delle riviste specializzate, al 50 per cento, poiché la metà dei nostri rifiuti finisce in discarica.
Il problema certamente non è affrontato dal decreto-legge n. 196 del 2010, recante disposizioni relative al subentro delle amministrazioni territoriali della Regione Campania nelle attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Le amministrazioni territoriali devono farsi carico e assumersi le proprie responsabilità, ma non è stata un'invenzione di questo Governo. Lo stesso sindaco di Napoli, in un'intervista a «la Repubblica» del 19 ottobre 2010, invocava questo tipo d'intervento. Il sindaco di Napoli non è di centrodestra, così come non è stato di centrodestra il governo della Regione Campania.
Se andiamo a vedere tutto ciò che è successo, ci rendiamo anche conto che da 20 anni si parla di rifiuti in Campania. Questi 20 anni sono trascorsi inutilmente, perché il problema non lo abbiamo risolto. Oltre a non risolvere il problema, molte volte attribuiamo delle responsabilità alle cosiddette ecomafie che, secondo un revanscismo che riguarda un fatto secessionistico, interessano soltanto la questione meridionale. Se però andiamo a fare uno screening di quanto successo in questi anni, certamente non possiamo attribuire responsabilità ai campani perché le loro discariche sono ormai piene, stracolme ed esaurite. Se facciamo uno screening di quanto è successo negli anni, possiamo verificare chi ha portato materiali non campani nelle discariche campane e quali sono gli scandali nazionali che molte volte qualcuno vuole attribuire alla Campania o allo stesso meridione in nome delle questioni dell'ecomafia. È troppo facile nascondersi dietro la malavita locale quando sappiamo molto bene che le maggiori questioni dell'ecomafia riguardano società come la «Golden Rubbish», la quale è stata coinvolta in una inchiesta. Ricordo le inchieste (coinvolgono tutte società italiane) «Replay», «Matassa», «Ecoterra», «Serenissima», «Laguna de Cerdos», «Parking Waste», «Storm Waste» e «Rewind». In sostanza, sono tutte questioni che riguardano i rifiuti del Nord che vengono trasportati al Sud.
Non possiamo limitarci a fare un ragionamento sulle discariche esistenti o esaurite a Napoli, in Campania o nell'intero meridione. Dobbiamo fare un discorso a livello nazionale, e al riguardo posso portare come esempio lampante la mia Regione. Quando si rilasciano interviste sui giornali e si vogliono attribuire responsabilità all'attuale Governo, occorre vedere che cosa effettivamente accade. Ricordo che l'Unione europea ha compiuto i primi rilievi, ha comminato le prime multe e dato le prime avvisaglie già nel 2007, quando era in carica un Governo nazionale non di centrodestra.
Ho un'esperienza diretta nella mia Regione, dove a Melfi esiste un famoso inceneritore, denominato Fenice, che cogenera contestualmente 38.000 megawatt di energia elettrica. Si tratta di una quantità di energia che potrebbe soddisfare 15.000 abitanti di quella zona, energia che però viene poi immessa nella rete nazionale. Quindi, qual è il ragionamento inverso da fare? Sapete chi porta la maggior parte dei rifiuti nell'inceneritore in questione? Sono le industrie del Nord, perché la proprietà è della FIAT. Occorrerebbe applicare il principio secondo cui chi inquina paga. Sono questioni, quindi, che non ci appartengono, ma che affrontiamo anche per una certa solidarietà nazionale. Ben venga! Se fosse interrotto il trasporto di rifiuti della FIAT all'inceneritore di Melfi per 200 giorni, potremmo quasi esaurire l'intero ciclo dei rifiuti depositati in ecoballe in qualche luogo a Napoli, senza dire quali sono poi le conseguenze.
È troppo facile attribuire le responsabilità alle popolazioni meridionali in merito al problema dei rifiuti e dell'ecomafia, quando abbiamo dati certi e inchieste certe della magistratura e della Guardia di finanza in merito a questioni che non riguardano il territorio meridionale, il quale passivamente si è fatto carico delle questioni del Nord.
Non voglio fare differenziazioni tra Nord e Sud del Paese. Desidero, al contrario, che la questione sia affrontata in modo abbastanza serio e non con quel piglio di qualche forza politica che necessariamente vuole individuare responsabilità al Sud. Forse qualche responsabilità è del Sud, è della Campania. Come cittadini italiani abbiamo qualche responsabilità anche nella stessa Lucania, dove l'inceneritore Fenice è stato realizzato, sotto i Governi di centrosinistra, appositamente per smaltire anche i rifiuti ospedalieri di ospedali del Nord. Esistono al riguardo rapporti della Guardia di finanza e di commissioni mediche che evidenziano una situazione devastante sotto l'aspetto della salute. Sono stati rilevati in quella zona incrementi di tumori al colon del 18 per cento, di tumori al retto del 21 per cento, di tumori alla prostata dell'84 per cento. Questo è il prezzo che dobbiamo pagare per smaltire rifiuti anche degli altri, e lo paghiamo, ma si faccia in segno di quella unità d'Italia che tanti vanno auspicando in questa Nazione e con un minimo di serietà e correttezza nell'attribuire anche certe responsabilità.
La cosa vergognosa riguarda i riflessi internazionali della questione e le conseguenze sul turismo. Abbiamo infangato la cartolina di Napoli. Inoltre, ci sono questioni più interne riportate anche dalle televisioni internazionali. Mi riferisco al fatto che a Napoli nei giorni di Natale e di Santo Stefano le discariche e gli inceneritori sono stati chiusi perché i dipendenti dovevano festeggiare. È come se un medico abbandonasse il proprio malato a mezzanotte mentre sta operando perché ha terminato il suo turno di lavoro. (Applausi dei senatori Valditara e De Feo).