D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Nella precedente Relazione il ministro Alfano aveva preannunciato intereventi memorabili in materia di giustizia, la cui mancata realizzazione è ora stata giustificata in modo infantile chiamando in causa tensioni politiche che sono peraltro maturate all'interno del centrodestra. Quest'anno il Ministro ha svolto un intervento di basso profilo, che risente delle vicende personali del Presidente del Consiglio e della pochezza della politica governativa in materia di giustizia. Nei primi due anni e mezzo della legislatura il Parlamento è stato costretto a occuparsi di norme aberranti in tema di processo breve e intercettazioni telefoniche. Ritenendo di essere perseguitato per motivi politici il Premier dà ragione all'ex Presidente del Brasile che ha negato l'estradizione di un terrorista con la motivazione che il sistema giudiziario italiano non offrirebbe sufficienti garanzie. E' vero che il Parlamento ha approvato norme condivise per aggredire i patrimoni mafiosi e ha riformato il rito civile, ma occorre anche procedere ad una riforma organizzativa delle circoscrizioni giudiziarie che sono eccessivamente polverizzate. Un altro intervento necessario per razionalizzare l'uso delle risorse è la riforma del sistema delle notifiche. Anziché puntare su un riforma costituzionale che dispiegherà effetti solo tra alcuni anni e invocare in modo ideologico la separazione delle carriere, per conseguire gli obiettivi della durata ragionevole del processo e della certezza del diritto bisognerebbe garantire l'unità della giurisdizione. In conclusione, invita il Presidente del Consiglio a presentarsi di fronte ai magistrati che lo stanno indagando per il rispetto dovuto alle istituzioni e per la serenità del Paese. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-Io Sud-MRE, FLI, Misto-MPA-AS e PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).