VIZZINI (PdL). Signor Presidente, sono abbastanza soddisfatto del fatto che il Ministro si sia preso tutto il tempo necessario per svolgere una relazione compiuta davanti al Parlamento. Quando, infatti, si opera nel mondo della giustizia e si cerca di far funzionare bene una macchina che certamente bene non ha funzionato nel passato difficilmente questi temi si leggono e vengono riferiti sui media, restando all'interno di un dibattito.
È giusto, quindi, che il Parlamento abbia avuto piena contezza di tutti gli sforzi che il Ministro della giustizia ha fatto per raggiungere obiettivi che sono significativi e che la gente, invece, riconosce e apprezza nel suo rapportarsi quotidiano con il mondo della giustizia. Mi riferisco, innanzitutto, alla riforma del processo civile, all'informatizzazione, a quella velocità che renderà le cause un fatto più umano e che già sta dando i primi risultati, che pure abbiamo visto, nell'ambito delle pendenze che vanno diminuendo nel settore dei processi civili.
Voglio però utilizzare il mio breve intervento per proseguire nelle considerazioni che già ebbi modo di fare lo scorso anno in questo stesso dibattito a proposito della parte penale e della parte antimafia della giustizia, sottolineando che l'antimafia della ragione, quella combattuta giorno per giorno, senza le emozioni dei grandi eventi disastrosi messi in atto dalla mafia, ha continuato i suoi passi avanti. Nell'anno che ci siamo lasciati alle spalle abbiamo costituito con l'azione del Governo e del Parlamento l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, abbiamo approvato con l'unanimità dei consensi un piano straordinario contro le mafie, che per la prima volta ha previsto una delega per scrivere il codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e di tutta la documentazione antimafia, e abbiamo anche approvato un altro provvedimento, questo di iniziativa parlamentare, che prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione. Continuiamo dunque lungo una strada difficile e complessa con una serie di cose che vanno sicuramente migliorate.
Quello dei beni confiscati è un problema del quale dovremo occuparci di nuovo e tra breve, poiché i beni confiscati vanno tolti ai mafiosi per restituirli alla società civile per una serie di scopi previsti dalla legge e ci vuole un attento compito di vigilanza sull'uso che di essi si fa. Credo che nel provvedimento che abbiamo in atto dobbiamo introdurre norme che sanzionino coloro che utilizzano malamente i beni confiscati o che li destinano ad altra utilità. Dobbiamo anche creare poteri sostitutivi per l'Agenzia, che le consentano di intervenire quando gli enti locali non riescono nel termine previsto ad affidare i beni confiscati, anche perché più piccolo è il centro più forte è la pressione della mafia sui sindaci nel loro difficile compito.
Dobbiamo inoltre fare ancora uno sforzo nel settore delle estorsioni. Credo sia arrivato il momento di varare un provvedimento che istituisca il reato di omessa denuncia dell'estorsione. Oggi lo Stato dispone di una formidabile squadra, composta da appartenenti alle forze dell'ordine e da magistrati, che riesce ad arrestare giorno dopo giorno i capi delle cosche e a fare sequestri incredibili. Tanto è veloce il ritmo delle catture che è accaduto a Palermo, nella mia città, la scorsa settimana che un mafioso condannato si è visto confiscare beni per 278 milioni di euro avendo l'età di 36 anni; questo la dice lunga su come le giovani generazioni, visto che c'è stata un'ondata incessante di arresti, si stanno facendo sotto.
Credo che nessun genio umano all'età di 36 anni possa avere accumulato, svolgendo attività lecite, 278 milioni di euro di patrimonio immobiliare e di aziende; questo avviene nella quinta città d'Italia. In tale direzione dobbiamo ancora andare avanti, premiando le professionalità, trovando le risorse che servono perché le forze dell'ordine possano compiere sempre maggior lavoro e con quell'ammodernamento tecnologico che il Ministro della giustizia sta portando avanti. Credo che dovremo operare su questo terreno, affrontando questo aspetto in Parlamento con le aperture che vi sono state sino a qui.
Non ho difficoltà a dire che l'intervento sul 41-bis nasce una notte, nelle Commissioni congiunte 1a e 2a, nell'ambito della discussione di un emendamento proposto dal sottoscritto, dal presidente Berselli, dal senatore Lumia e da altri, ovviamente con il consenso del Governo e con una collaborazione del Ministro e del Sottosegretario alla giustizia (della quale sono orgoglioso, non soltanto a titolo politico ma anche a titolo personale). Questo è proprio il segnale che il Ministro più volte ha cercato di dare. C'è una squadra di soggetti che si muovono per contrastare la criminalità organizzata e in questa squadra c'è lo Stato, quindi il potere legislativo e quello esecutivo. Dobbiamo avere il coraggio e la capacità di andarci a collocare in prima linea per arrivare al risultato che si può racchiudere in due semplici parole: poveri ed in galera. Poveri perché le ricchezze della mafia sono rubate alla gente. In galera, perché in terre come la Sicilia, la Calabria, la Campania e la Puglia debbono viverci i giovani siciliani, calabresi, campani e pugliesi, e i mafiosi, i camorristi, gli 'ndranghetisti e quant'altri debbono andarsene da quel territorio e finire nelle patrie galere a scontare le pene che derivano dal loro modo di essere; debbono lasciare a questi pezzi del Paese una possibilità di sviluppo economico perché con l'oppressione della mafia, che forse oggi in Sicilia non uccide più gli uomini, ma continua ad uccidere la libertà degli uomini, la libertà di impresa ed il futuro delle giovani generazioni, essi non possono progredire.
Noi riteniamo che il Governo debba andare avanti con il coraggio che ha avuto in questi mesi e che già nelle prossime settimane si possa arrivare ad altri provvedimenti, studiati insieme, con una maggioranza parlamentare che corrisponda alla volontà di tutte le forze politiche, perché vincere questa guerra che ci impegna da tempo immemorabile è una vittoria di civiltà, è una vittoria di progresso, è una vittoria di una democrazia ferita da mascalzoni e malviventi che ancora pensano di poter controllare, al posto dello Stato, pezzi del territorio del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Pistorio).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.