LUMIA (PD). Signor Presidente, colleghi signor Ministro, anche in questa relazione sono presenti toni trionfalistici: ancora una volta lei non è sfuggito allo stile un po' "tardo-berlusconiano". Signor Ministro, non ci è sfuggito però che il tono è un po' più dimesso. Possiamo dipingerlo in modo più colorito - appunto - «trionfalismo dimesso». Si avverte un certo cedimento nell'esprimere le sue convinzioni; lei sente, signor Ministro, che le cose non vanno, ma non riesce a cambiare lo spartito.
La realtà è nota: la giustizia è ancora in crisi, lontana dall'essere moderna, qualificata, efficiente; sono drammaticamente in crisi l'economia, lo Stato e, dentro di esso, il sistema giustizia.
Signor Ministro, alla fine lei ha fatto riferimento alle grandi riforme che effettivamente sono quelle che mancano e non sono certo quelle a cui alludete da alcuni anni a questa parte, cioè la separazione delle carriere, la cancellazione delle intercettazioni ed il venir meno dell'obbligatorietà dell'azione penale. Ci sono piccole e grandi cose che negli ultimi mesi ed anni abbiamo posto all'attenzione del Parlamento: il mio Gruppo in Commissione giustizia le ha più volte rappresentate. Signor Ministro, vi sono però anche grandi riforme. Sono convinto che il Paese non si possa più permettere mille parlamentari, sei Forze di polizia, e forse neanche tre gradi di giudizio come li conosciamo. Dovremmo avere - lo accenno - un solo grado sostanziale di giudizio, un secondo grado dove l'accusa o la difesa possono accedere solo per nuovi elementi non valutati in primo grado, una Cassazione che si pronuncia solo strettamente sulla legittimità formale del processo. Ministro, grandi riforme, un colpo d'ala!
Sul regime di cui all'articolo 41-bis vorrei sfatare un mito: è stato il Parlamento che ha voluto fare una scelta coraggiosa; siamo stati noi dell'opposizione a chiedere più rigore e più stabilità; c'è stato un concerto con alcuni esponenti della maggioranza. Vorrei sentire a questo proposito la testimonianza del presidente Vizzini, ma vorrei denunciare qui, Ministro, a lei, un'omissione che le appartiene della legge sul regime di cui al 41-bis. La legge recita che i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, cioè nelle isole minori (cosa non fatta, Ministro), comunque custoditi all'interno di sezioni speciali (e qui c'è la seconda omissione), gestiti e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria, che hanno enormi difficoltà.
Ministro, si dedichi anche agli organici, non ci dia quei numeri perché fra tre anni saremo punto e a capo con altri mille magistrati che mancheranno. In Sicilia la condizione è disperata; così in Calabria, dove la 'ndrangheta è l'organizzazione criminale più potente del mondo. Si dedichi a livello internazionale, Ministro, per fare le squadre investigative comuni nella lotta alla mafia e nella magistratura comune europea. Faccia in modo che il Fondo unico sulla giustizia non diventi una barzelletta, Ministro. Infatti in questa relazione non ha avuto il pudore di chiamarlo in causa per la questione dei beni confiscati.
In sostanza, Ministro, volti pagina, ritorni in Parlamento fra qualche giorno, ci presenti un altro rapporto, cambi spartito, abbandoni quello che le hanno preparato... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi del senatore Pistorio).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.