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Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 487 del 18/01/2011


DELLA MONICA (PD). Signor Ministro, le sue prime comunicazioni furono accolte con uno spirito di apertura, con la speranza che davvero potesse cambiare il clima e soprattutto che un cambiamento di clima potesse favorire le necessarie realizzazioni di concreti interventi sul terreno della giustizia. Ora tutti in questa Aula sanno che il bilancio di questi anni è in rosso, che presenta un pesantissimo saldo negativo e che quindi amministrare giustizia in modo efficace nell'interesse dei cittadini e delle imprese è diventato ancora più difficile. C'è spesso un abisso, in questo caso una divaricazione, che - mi sia consentito - rasenta la schizofrenia, tra le comunicazioni del Ministro sulla giustizia e le asprezze sulla realtà quotidiana della giustizia ordinaria. Basta la descrizione in termini oggettivi delle condizioni in cui versano gli uffici giudiziari, cui non servono certamente soluzioni di emergenza che tengono insieme, com'è stato detto, con spago e chiodi, la struttura organizzativa degli uffici giudiziari.

Il Partito Democratico ha avanzato, e ripresenta oggi, proposte meditate sulla geografia delle sedi giudiziarie, sull'organizzazione, sull'informatizzazione e sulla destinazione di personale in mobilità, che, se accolte, sarebbero certamente capaci di far utilizzare al meglio le limitate risorse di cui l'amministrazione dispone e anche di recuperare soldi attualmente spesi male a dispetto della crisi economica del Paese, crisi di cui, signor Ministro, noi siamo profondamente consapevoli. Per questo le chiediamo di rispondere effettivamente a ciascuna delle nostre proposte.

Il sistema giustizia e la disfunzionalità che lo caratterizza continuano a rappresentare per l'Italia un pesante costo. La giustizia è al collasso e imprese e sviluppo ne risentono profondamente. Richiamo al riguardo non solo il Rapporto CENSIS del 2010, ma anche quello della Banca mondiale del 2011 che indica i Paesi in cui è attualmente vantaggioso investire, e che colloca ancora l'Italia all'80º posto su 183: scalata a metà classifica dal 156º posto, che non può certo consolare. Zambia, Mongolia, Ghana e Ruanda continuano a precederci. L'Italia infatti figura tra le pratiche pessime quanto a durata della procedura: 1.210 giorni necessari per recuperare un credito, con una stima di Confartigianato che calcola che i ritardi costino alle imprese circa 2,3 miliardi di euro. Una tassa occulta pari a 371 euro per azienda, che ricade su imprenditori, fornitori, clienti e consumatori, con una disomogeneità dei processi su tutto il territorio nazionale.

Una giustizia ritardata, signor Ministro, equivale a giustizia denegata, ed è anche un costo per lo Stato.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 17,25)

(Segue DELLA MONICA). Basti pensare che vengono destinati circa 250 milioni di euro per le richieste di indennizzo per violazione del termine di ragionevole durata del processo avanzate in base alla legge Pinto, importo che registra una crescita media annua del 40 per cento, con un aumento del contenzioso dai circa 5.000 ricorsi del 2003 agli oltre 34.000 del 2009.

Le cause che hanno determinato, e che tuttora determinano, una situazione di crescente giacenza di processi e di arretrato sono molteplici: dall'eccessiva litigiosità a procedure farraginose; da inutili formalismi ad un enorme numero di procedimenti, sia nel penale che nel civile, che non riesce ad essere smaltito; dalla carenza di organico alla cattiva dislocazione e organizzazione degli uffici; dall'eccessivo numero di avvocati in Italia ad una non sempre adeguata organizzazione di taluni uffici giudiziari.

L'eccessiva litigiosità è confermata dalle ricerche del CEPEJ del 2008 e del 2010, da cui risulta che l'Italia ha il maggior numero di controversie per abitante. In particolare, i magistrati italiani devono dare risposta ad un contenzioso civile che è il terzo in Europa ed è quasi il doppio rispetto a quello degli altri Paesi dell'Unione europea, mentre la produttività pro capite dei giudici italiani è ai primi posti in Europa, pari a circa il doppio di quella degli altri grandi Paesi e ai primissimi posti anche nel settore penale, malgrado la diversità dei sistemi europei e le problematiche relative alla loro comparabilità.

Le numerose e gravi patologie che affliggono la giustizia in Italia impongono di fissare delle priorità, di trovare soluzioni e rimedi ormai indifferibili che, aggiunti alle riforme sostanziali e processuali, possano ricondursi a linee strategiche, che il Governo inspiegabilmente rifiuta di adottare, facendo sospettare più che fondatamente che vi sia un interesse a non voler restituire efficienza alla giustizia. Finora il Governo, ad oltre due anni e mezzo dal suo insediamento, nonostante gli annunci e le molte promesse, non ha affrontato alcun problema, dimostrando di non disporre di una strategia e comunque di non voler dotare il comparto giustizia delle risorse ad esso necessarie. Ne è prova la legge di stabilità, che non prevede misure specifiche per l'amministrazione della giustizia. Manca una proposta anche parziale che faccia intravedere ai cittadini, così come al personale del comparto giustizia, che il Governo ha un concreto indirizzo politico per il miglioramento della sicurezza pubblica e per la risoluzione delle gravi inefficienze che ancora caratterizzano l'amministrazione della giustizia nel nostro Paese.

La legge di bilancio, per quanto concerne gli stanziamenti che insistono sullo stato di previsione del Ministero della giustizia, ha operato un taglio per il 2011 di oltre 231 milioni di euro, che si accentua per le previsioni concernenti il 2012 e il 2013: riduzione significativa suscettibile di determinare un forte decremento dello standard qualitativo dell'amministrazione della giustizia, se solo si considera che a tale missione sono ricondotti quattro programmi cruciali, come quelli dell'amministrazione penitenziaria, della giustizia civile e penale, della giustizia minorile e dell'edilizia giudiziaria penitenziaria e minorile.

Signor Ministro, la drammatica sequenza dei tagli imposti dal Governo alle risorse della giustizia (20 per cento nel 2009, 30 per cento nel 2010, 40 per cento nel 2011), secondo gli impegni presi dal Ministero della giustizia, avrebbe dovuto essere compensata dalla creazione del cosiddetto Fondo unico giustizia. In occasione dell'approvazione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133 del 6 agosto 2008, a fronte dei tagli subìti e delle drammatiche prospettive per il futuro, lei, signor Ministro, insieme al ministro Maroni, ha assicurato che i tagli dei rispettivi Ministeri sarebbero stati riassorbiti tramite la creazione di un fondo di cui all'articolo 61 del citato decreto-legge n. 112 del 2008, quantificato, in sede di dichiarazione fatta da voi Ministri, in oltre un miliardo di euro, in cui avrebbero dovuto confluire tutte le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati.

Il Governo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2010, sulla base delle entrate affluite all'esercizio 2009, ha determinato in 158 milioni di euro la quota delle risorse del Fondo unico giustizia. Nel frattempo, un decreto interministeriale ha provveduto alla ripartizione dei 158 milioni di euro disponibili; avendo il Ministero dell'economia per il 2009 rinunziato alla sua quota, 79 milioni di euro sono stati assegnati al Ministero della giustizia e altrettanti al Ministero dell'interno.

Peraltro, il decreto di ripartizione dei fondi dell'aprile 2010 non è stato approvato dalla Corte dei conti. Si è resa necessaria una rielaborazione, con la previsione del 49 per cento a testa per Giustizia e Interno e del 2 cento all'Economia. Ancora oggi - come ha affermato il capo dipartimento dell'organizzazione della giustizia nell'intervista rilasciata a «Il Sole 24 ORE» del 10 gennaio 2011 - Equitalia, che gestisce il FUG, sta aspettando che la Ragioneria dello Stato emetta l'ordine di accredito per incassare la sua quota di spettanza del Governo. Del miliardo di euro di cui parlarono i Ministri restano, quindi, solo 158 milioni di euro che ancora devono essere spesi. Resta una vicenda che molto racconta dell'inefficienza amministrativa e legislativa di questo Governo.

Signor Ministro, sto per preannunziare la presentazione di una risoluzione del Partito Democratico che affronta tutti i problemi, quali i tempi del processo, l'organico degli uffici giudiziari, l'organico del personale amministrativo, l'organizzazione, la magistratura ordinaria, l'informatizzazione, l'avvocatura, l'atteggiamento del Governo e della maggioranza, la giustizia civile, le controversie del lavoro, la media conciliazione, la corruzione, la criminalità organizzata, il carcere. Di fronte a tutti questi gravissimi problemi le sue dichiarazioni, Ministro, non ci hanno convinto. Non c'è nulla che consenta di comprendere che si è messo mano, con una buona politica, ai meccanismi processuali, all'organizzazione, ai numeri, alla qualificazione del personale. Non solo non sono state fatte grandi cose e non sono state messe in cantiere, ma non sono state neppure fatte piccole cose. Le sue iniziative, signor Ministro, hanno una ispirazione che riflette priorità che ci sembrano assai diverse dalla celerità e dall'efficacia del processo. Ed è proprio per questo, per la loro distanza e per la loro eccentricità rispetto alle questioni reali della giurisdizione penale, che alcuni progetti di legge, invece di porre riparo al disastro, sono finiti anch'essi in un pantano.

Signor Ministro, questo è ciò che intendevamo sottolineare, e lo faremo con una nostra risoluzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).